Print   Search   Utenti   Join     Share : FaceboolTwitter
Pages: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, ..., 27, 28, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 35, 36, [37], 38, 39, 40, 41, 42, 43, 44, 45, 46, 47, ..., 161, 162, 163, 164, 165, 166, 167, 168, 169, 170
-danich-
Thursday, December 07, 2006 3:27 PM
IL PAPA NOMINA IL NUOVO VESCOVO DI MONREALE



L'Arcivescovo e Abate di Monreale
Christi Gregi Deserviens
S.E. Rev.ma Mons. Salvatore Di Cristina



Arcivescovo e Abate di Monreale
Abate di Santa Maria del Bosco





Nato a Palermo da Salvatore e Provvidenza Elia il 16 marzo 1937.

Ordinato presitero il 2.7.1960.

Eletto Vescovo della Chiesa titolare di Bilta e Vescovo Ausiliare di Palermo il 23.12.2000.

Ordinato Vescovo il 26.1.2001 nella Cattedrale di Palermo.


Ha compiuto i suoi studi nel Seminario Arcivescovile di Palermo in vista dell'ordinazione presbiterale, conferitagli nel 1960 dall’Em.mo Card. Ernesto Ruffini, e successivamente a Roma presso l’Istituto Patristico dell’Università Lateranense, dove ha conseguito il Dottorato in Teologia e Scienze Patristiche.



Ha prestato servizio pastorale come collaboratore in diverse parrocchie, tra cui la parrocchia di Sant’Ippolito (come cappellano) e quella di Aspra-Bagheria (come vicario parrocchiale); è stato per diversi anni educatore nel Seminario con diverse funzioni (di vice-rettore, pro-rettore, insegnante di materie letterarie e, recentemente, anche come padre spirituale).


È stato docente di Patrologia nel già Istituto Filosofico-Teologico per la Sicilia Occidentale, oggi Facoltà Teologica di Sicilia, di cui nel sessennio 1990-1996 è stato anche preside e presso la quale insegna; ha dato inizio e diretto per circa dieci anni la diocesana Scuola di Teologia di Base; dal 1994 al 2004 è stato consultore della Congregazione Romana per l'Educazione Cattolica. Attualmente è membro della Commissione Scuola e Università della Conferenza Episcopale Italiana.

A livello regionale, è stato membro della Commissione Presbiterale Siciliana; ha svolto il compito di moderatore del III Convegno delle Chiese di Sicilia; fa attualmente parte della Segreteria Pastorale della Conferenza Episcopale Siciliana, ricoprendo la carica di Segretario e Amministratore della stessa.


Dal febbraio 1998, in seguito alla nomina del nuovo Arcivescovo di Palermo, il Cardinale Salvatore De Giorgi, è stato Vicario Generale dell'Arcidiocesi di Palermo.



Il 23.12.2000 è stato eletto alla Chiesa Titolare di Bilta e nominato Ausiliare di Palermo.



Dal 2 ottobre 2006, a causa della prematura scomparsa di S.E. Mons. Cataldo Naro, Arcivescovo di Monreale è stato nominato dal Santo Padre Amministratore Apostolico dell’Arcidiocesi di Monreale.



Il 2 dicembre 2006, il Santo Padre Benedetto XVI, lo ha elevato alla dignità di Arcivescovo e Abate dell’Arcidiocesi di Monreale e Abate di Santa Maria del Bosco.





ratzi.lella
Thursday, December 07, 2006 4:33 PM
qualche anticipazione lavorativa...
Papa: Dedicato Alla Persona Umana Il Messaggio Per La Pace Del 2007

Citta' del Vaticano, 6 dic . - (Adnkronos) - Il messaggio del Papa per la Giornata mondiale della pace avra' per titolo: Persona umana: cuore della pace''. Il testo sara' presentato in Vaticano martedi' prossimo dal cardinale Renato Martino, Presidente del Pontificio consiglio per la pace, e da mons.Giampaolo Crepaldi, segretario dello stesso dicastero vaticano. La Giornata della pace si celebra ogni anno il 1° gennaio.
(Fpe/Zn/Adnkronos)



BENEDETTO XVI IL 17 GIUGNO AD ASSISI: MONS. SORRENTINO, «RICORDERÀ S. FRANCESCO NELLA SUA VERITÀ»

“Il Papa viene ad Assisi per ripercorrere i luoghi francescani”: mons. Domenico Sorrentino, arcivescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, spiega il senso della visita di Benedetto XVI nella terra del poverello, il prossimo 17 giugno, annunciata oggi. “Il suo viaggio – continua il presule – sarà tutto incentrato sulla figura del Santo di Assisi, in occasione dell’Anno della Conversione che ho indetto dall’ottobre 2006 all’ottobre 2007, in occasione dell’VIII centenario della conversione di san Francesco”.

“Non dobbiamo dimenticare, infatti – aggiunge mons. Sorrentino -, le parole che il Papa ha rivolto, il 31 agosto scorso, ai sacerdoti della diocesi di Albano, ricordando che san Francesco di Assisi ‘non era solo un ambientalista o un pacifista’, ma ‘era soprattutto un uomo convertito’ : lo ha proposto, quindi, come modello che non va relativizzato solo ad alcuni aspetti, come l’amore per la pace e per la natura, ma che va riletto nella sua verità più profonda”.

In quell'occasione Benedetto XVI aveva espresso apprezzamento per l'iniziativa di mons. Sorrentino di indire l’Anno della conversione. Durante la sua visita il Papa andrà nel convento di S. Damiano, nelle basiliche di S. Chiara, di S. Francesco e di S. Rufino. Nella basilica di S. Maria degli Angeli ci sarà un incontro con i giovani della diocesi.

(da toscanaoggi)



Il papa a Colle Oppio: una visita alla mensa Caritas
di Stefano Caredda

Il 4 gennaio Benedetto XVI visiterà la mensa sociale della Caritas di Roma, nei pressi del Colosseo, e incontrerà gli ospiti della struttura che ogni giorno prepara oltre settecento pasti per poveri e senza fissa dimora. L'anticipazione di Korazym.org


ROMA – Una visita alla mensa della Caritas, nel luogo che ogni giorno accoglie e sostiene centinaia di emarginati, poveri e senza fissa dimora. Una visita nei primi giorni dell'anno, nel mezzo delle festività natalizie, fra il Capodanno e la solennità dell'Epifania, per dimostrare la vicinanza del papa agli ospiti della struttura e a tutti quegli operatori e volontari che ogni giorno testimoniano la carità negli atti concreti alla persona. Sulla linea di quanto lo stesso Benedetto XVI ha scritto in uno dei documenti più importanti del suo pontificato, l'enciclica Deus Caritas Est.

La visita del papa non è ancora stata ufficialmente annunciata, ma i preparativi sono a buon punto e a dover essere definiti sono ormai solo i dettagli organizzativi. Secondo quanto Korazym.org ha appreso, Benedetto XVI giungerà a Colle Oppio, cinquecento metri alle spalle del Colosseo, giovedì 4 gennaio 2007, a metà mattinata. Ad accoglierlo ci sarà con grande probabilità il cardinale Camillo Ruini, suo vicario per la diocesi di Roma, insieme con il direttore della Caritas romana mons. Guerino Di Tora. Con loro, gli operatori e i tanti volontari che giornalmente o settimanalmente prestano servizio in via delle Sette Sale e nelle altre mense sociali della Caritas (da quella della stazione Termini - ora in via Marsala - a quelle di Primavalle e di Ostia) e ovviamente gli ospiti della struttura, che distribuisce tutti i giorni fra le ore 11.30 e le 14.00 oltre settecento pasti. Secondo quanto si legge sul sito internet della Caritas diocesana, il servizio accoglie tutte le persone non abbienti della città: residenti, non residenti e stranieri, con l'obiettivo di dare un pasto in un contesto di promozione umana, creando un luogo dove si stabiliscano delle relazioni di ascolto, di accoglienza, di cortesia e di rispetto. Benedetto XVI, dunque, ascolterà i saluti che gli saranno rivolti e incontrerà operatori, volontari e ospiti della mensa: una visita breve e un discorso, prima di fare ritorno in Vaticano.
Non è la prima volta che alla mensa di colle Oppio giunge un papa. Successe già nel gennaio 1992, quando ai piedi del Colosseo arrivò Giovanni Paolo II: ad accoglierlo – a quel tempo – era stato l’allora direttore don Luigi Di Liegro, che papa Wojtyla definì "profeta dei poveri".

(da www.korazym.org/default.asp)

[Modificato da ratzi.lella 07/12/2006 16.35]

ratzi.lella
Friday, December 08, 2006 1:01 PM
l'angelus di oggi con una riflessione dell'agenzia asca
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS , 08.12.2006

Alle ore 12 di oggi, Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Quest’oggi celebriamo una delle feste della Beata Vergine più belle e popolari: l’Immacolata Concezione. Maria non solo non ha commesso alcun peccato, ma è stata preservata persino da quella comune eredità del genere umano che è la colpa originale. E ciò a motivo della missione alla quale da sempre Dio l’ha destinata: essere la Madre del Redentore. Tutto questo è contenuto nella verità di fede dell’"Immacolata Concezione". Il fondamento biblico di questo dogma si trova nelle parole che l’Angelo rivolse alla fanciulla di Nazaret: "Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te" (Lc 1,28). "Piena di grazia" – nell’originale greco kecharitoméne – è il nome più bello di Maria, nome che Le ha dato Dio stesso, per indicare che è da sempre e per sempre l’amata, l’eletta, la prescelta per accogliere il dono più prezioso, Gesù, "l’amore incarnato di Dio" (Enc. Deus caritas est, 12).

Possiamo domandarci: perché, tra tutte le donne, Dio ha scelto proprio Maria di Nazaret? La risposta è nascosta nel mistero insondabile della divina volontà. Tuttavia c’è una ragione che il Vangelo pone in evidenza: la sua umiltà. Lo sottolinea bene Dante Alighieri nell’ultimo Canto del Paradiso: "Vergine Madre, figlia del tuo Figlio, / umile ed alta più che creatura, / termine fisso d’eterno consiglio" (Par. XXXIII, 1-3). La Vergine stessa nel "Magnificat", il suo cantico di lode, questo dice: "L’anima mia magnifica il Signore… perché ha guardato l’umiltà della sua serva" (Lc 1,46.48). Sì, Dio è stato attratto dall’umiltà di Maria, che ha trovato grazia ai suoi occhi (cfr Lc 1,30). E’ diventata così la Madre di Dio, immagine e modello della Chiesa, eletta tra i popoli per ricevere la benedizione del Signore e diffonderla sull’intera famiglia umana. Questa "benedizione" non è altro che Gesù Cristo stesso. E’ Lui la Fonte della grazia, di cui Maria è stata colmata fin dal primo istante della sua esistenza. Ha accolto con fede Gesù e con amore l’ha donato al mondo. Questa è anche la nostra vocazione e la nostra missione, la vocazione e la missione della Chiesa: accogliere Cristo nella nostra vita e donarlo al mondo, "perché il mondo si salvi per mezzo di Lui" (Gv 3,17).

Cari fratelli e sorelle, l’odierna festa dell’Immacolata illumina come un faro il tempo dell’Avvento, che è tempo di vigilante e fiduciosa attesa del Salvatore. Mentre avanziamo incontro a Dio che viene, guardiamo a Maria che "brilla come segno di sicura speranza e di consolazione per il popolo di Dio in cammino" (Lumen gentium, 68). Con questa consapevolezza vi invito a unirvi a me quando, nel pomeriggio, rinnoverò in Piazza di Spagna il tradizionale atto di omaggio a questa dolce Madre per grazia e della grazia. A Lei ci rivolgiamo ora con la preghiera che richiama l’annuncio dell’Angelo.


DOPO L’ANGELUS

Sono lieto di salutare i membri della Pontificia Accademia dell’Immacolata, guidati dal Presidente, Cardinale Andrea Maria Deskur. Assicuro la mia preghiera e formulo i migliori auguri per l’attività dell’Accademia e per il benemerito servizio che svolge.

In questa festa, tradizionalmente dedicata dall’Azione Cattolica Italiana al rinnovo dell’adesione, rivolgo un cordiale saluto alla Presidenza Nazionale e agli educatori dell’Azione Cattolica Ragazzi, riuniti a Roma per il convegno annuale, e lo estendo a tutte le associazioni diocesane e parrocchiali d’Italia. Incoraggio l’Azione Cattolica a sviluppare sempre più l’impegno formativo, affinché i suoi soci crescano in santità di vita e comunione ecclesiale e siano testimoni credibili di Gesù risorto, speranza dell’umanità. La Vergine Immacolata benedica l’Azione Cattolica e la sostenga nel generoso proposito di servire la Chiesa e la sua missione evangelizzatrice.

(dal sito del vaticano)


PAPA: PER RICORDARE L'IMMACOLATA RINNOVA SUO FEELING CON DANTE

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 8 dic - Il feeling esistente tra Papa Benedetto e la poesia di Dante Alighieri ha trovato oggi una nuova conferma. Parlando dalla finestra del suo studio ai fedeli in Piazza san Pietro convenuti per la recita dell'Angelus nella festivita' dell'Immacolata, Benedetto XVI ha offerto una sua lettura del perche' Dio tra tutte le donne del mondo e della storia abbia scelto proprio Maria di Nazaret quale madre di Gesu'. Dopo aver premesso che si tratta di un ''mistero insondabile della divina volonta''', il pontefice ha aggiunto che il Vangelo rivela tuttavia con tutta evidenza una ragione: l'umilta' di Maria. E qui e' scattata la citazione del canto trentatre del Paradiso dove Dante scrive le celeberrime parole: ''Vergine Madre, figlia del tuo Figlio/umile ed alta piu' che creatura,/ termine fisso d'eterno consiglio'' . E benedetto rafforza questa intuizione dantesca rifacendosi anche a un altro celebre cantico del vangelo, il Magnificat dove la Vergine stessa ricorda che Dio ''ha guardato l'umilta' della sua serva''. Dio - conclude il papa - e' stato attratto dall'umilta' di Maria e per questo e' dicventata la Madre di Dio, eletta tra i popoli per ricevere la benedizione del Signore. E questa benedizione - spiega Ratzinger - non e' altro che Gesu' Cristo. Maria ''ha accolto con fede Gesu' e con amore lo ha donato al mondo. Questa e' anche la nostra vocazione e la nostra missione, la vocazione e la missione della Chiesa''. Invitando poi fedeli a unirsi a lui quando oggi pomeriggio rinnovera' il tradizionale atto di omaggio in Piazza di Spagna alla Madonna, Benedetto XVI ha chiamato la Madonna ''dolce Madre per grazia e della grazia''. Il papa ha spiegato, infine, il fondamento biblico dell'Immacolata ''una delle feste piu' belle e popolari'' della Madonna.



[Modificato da ratzi.lella 08/12/2006 13.04]

stupor-mundi
Friday, December 08, 2006 5:45 PM
Omaggio del Santo Padre alla Vergine in Piazza di Spagna
Il testo del saluto non è ancora on line...ma, per chi ha seguito in diretta, ancora una volta grandissimo Benedetto che consacra l'Italia e l'Europa alle Vergine affinchè non vengano meno le radici cristiane che le hanno rese grandi! E ancora una volta cita l'immenso Dante
GRANDISSIMO PAPINO
TERESA BENEDETTA
Friday, December 08, 2006 6:37 PM
Come al solito, korazym.org e piu affidabile - per avere disponibile il testo subito - che il sito vaticano:

Le parole del Santo Padre
in piazza di Spagna
per il tradizionale omaggio
alla statua dell’Immacolata,
8 dicembre 2006



O Maria, Vergine Immacolata,

anche quest’anno, ci ritroviamo con amore filiale ai piedi di questa tua immagine per rinnovarTi l’omaggio della comunità cristiana e della città di Roma. Qui sostiamo in preghiera, seguendo la tradizione inaugurata dai Papi precedenti, nel giorno solenne in cui la liturgia celebra la tua Immacolata Concezione, mistero che è fonte di gioia e di speranza per tutti i redenti. Ti salutiamo e Ti invochiamo con le parole dell’Angelo: "piena di grazia" (Lc 1,28), il nome più bello, con il quale Dio stesso Ti ha chiamata sin dall’eternità.

"Piena di grazia" Tu sei, Maria, colma dell’amore divino dal primo istante della tua esistenza, provvidenzialmente predestinata ad essere la Madre del Redentore, ed intimamente associata a Lui nel mistero della salvezza. Nella tua Immacolata Concezione rifulge la vocazione dei discepoli di Cristo, chiamati a diventare, con la sua grazia, santi e immacolati nell’amore (cfr Ef 1,4). In Te brilla la dignità di ogni essere umano, che è sempre prezioso agli occhi del Creatore. Chi a Te volge lo sguardo, o Madre Tutta Santa, non perde la serenità, per quanto dure possano essere le prove della vita. Anche se triste è l’esperienza del peccato, che deturpa la dignità di figli di Dio, chi a Te ricorre riscopre la bellezza della verità e dell’amore, e ritrova il cammino che conduce alla casa del Padre.

"Piena di grazia" Tu sei, Maria, che accogliendo con il tuo "sì" i progetti del Creatore, ci hai aperto la strada della salvezza. Alla tua scuola, insegnaci a pronunciare anche noi il nostro "sì" alla volontà del Signore. Un "sì" che si unisce al tuo "sì" senza riserve e senza ombre, di cui il Padre celeste ha voluto aver bisogno per generare l’Uomo nuovo, il Cristo, unico Salvatore del mondo e della storia. Dacci il coraggio di dire "no" agli inganni del potere, del denaro, del piacere; ai guadagni disonesti, alla corruzione e all’ipocrisia, all’egoismo e alla violenza. "No" al Maligno, principe ingannatore di questo mondo. "Sì" a Cristo, che distrugge la potenza del male con l’onnipotenza dell’amore. Noi sappiamo che solo cuori convertiti all’Amore, che è Dio, possono costruire un futuro migliore per tutti.

"Piena di grazia" Tu sei, Maria! Il tuo nome è per tutte le generazioni pegno di sicura speranza. Sì! Perché, come scrive il sommo poeta Dante, per noi mortali Tu "sei di speranza fontana vivace" (Par., XXXIII, 12). A questa fonte, alla sorgente del tuo Cuore immacolato, ancora una volta veniamo pellegrini fiduciosi ad attingere fede e consolazione, gioia e amore, sicurezza e pace.

Vergine "piena di grazia", mostraTi Madre tenera e premurosa per gli abitanti di questa tua città, perché l’autentico spirito evangelico ne animi ed orienti i comportamenti; mostraTi Madre e vigile custode per l’Italia e per l’Europa, affinché dalle antiche radici cristiane sappiano i popoli trarre nuova linfa per costruire il loro presente e il loro futuro; mostraTi Madre provvida e misericordiosa per il mondo intero, perché, nel rispetto dell’umana dignità e nel ripudio di ogni forma di violenza e di sfruttamento, vengano poste basi salde per la civiltà dell’amore. MostraTi Madre specialmente per quanti ne hanno maggiormente bisogno: per gli indifesi, per gli emarginati e gli esclusi, per le vittime di una società che troppo spesso sacrifica l’uomo ad altri scopi e interessi.

MostraTi Madre di tutti, o Maria, e donaci Cristo, la speranza del mondo! "Monstra Te esse Matrem", o Vergine Immacolata, piena di grazia. Amen!

[Modificato da TERESA BENEDETTA 08/12/2006 19.28]

ratzi.lella
Saturday, December 09, 2006 5:22 PM
"La laicità e le laicità"
UDIENZA AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO NAZIONALE PROMOSSO DALL’UNIONE GIURISTI CATTOLICI ITALIANI , 09.12.2006

Alle 12.30 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza, nell’Aula delle Benedizioni, i partecipanti al 56° Convegno Nazionale promosso dall’Unione Giuristi Cattolici Italiani sul tema: "La laicità e le laicità".

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha loro rivolto:

Cari fratelli e sorelle,

benvenuti a quest’incontro che ha luogo nel contesto del vostro Congresso nazionale di studio dedicato al tema: "La laicità e le laicità". Rivolgo a ciascuno di Voi il mio cordiale saluto, a cominciare dal Presidente della vostra benemerita Associazione, il Prof. Francesco D’Agostino. A lui sono grato anche per essersi fatto interprete dei vostri comuni sentimenti e per avermi brevemente illustrato le finalità della vostra azione sociale ed apostolica. Il Convegno affronta un tema, quello della laicità, che è di grande interesse, perché mette in rilievo come nel mondo di oggi la laicità sia intesa in varie maniere: non c’è una sola laicità, ma diverse, o, meglio, ci sono molteplici maniere di intendere e di vivere la laicità, maniere talora opposte e persino contraddittorie tra loro. L'aver dedicato questi giorni allo studio della laicità e dei modi differenti di intenderla e di attuarla, vi ha portato nel vivo del dibattito in corso, un dibattito che risulta quanto mai utile per i cultori del diritto.

Per comprendere l’autentico significato della laicità e spiegarne le odierne accezioni, occorre tener conto dello sviluppo storico che il concetto ha avuto. La laicità, nata come indicazione della condizione del semplice fedele cristiano, non appartenente né al clero né allo stato religioso, durante il Medioevo ha rivestito il significato di opposizione tra i poteri civili e le gerarchie ecclesiastiche, e nei tempi moderni ha assunto quello di esclusione della religione e dei suoi simboli dalla vita pubblica mediante il loro confinamento nell'ambito del privato e della coscienza individuale. È avvenuto così che al termine di laicità sia stata attribuita un’accezione ideologica opposta a quella che aveva all’origine.

In realtà, oggi la laicità viene comunemente intesa come esclusione della religione dai vari ambiti della società e come suo confino nell’ambito della coscienza individuale. La laicità si esprimerebbe nella totale separazione tra lo Stato e la Chiesa, non avendo quest’ultima titolo alcuno ad intervenire su tematiche relative alla vita e al comportamento dei cittadini; la laicità comporterebbe addirittura l’esclusione dei simboli religiosi dai luoghi pubblici destinati allo svolgimento delle funzioni proprie della comunità politica: da uffici, scuole, tribunali, ospedali, carceri, ecc. In base a queste molteplici maniere di concepire la laicità si parla oggi di pensiero laico, di morale laica, di scienza laica, di politica laica. In effetti, alla base di tale concezione c'è una visione a-religiosa della vita, del pensiero e della morale: una visione, cioè, in cui non c'è posto per Dio, per un Mistero che trascenda la pura ragione, per una legge morale di valore assoluto, vigente in ogni tempo e in ogni situazione. Soltanto se ci si rende conto di ciò, sì può misurare il peso dei problemi sottesi a un termine come laicità, che sembra essere diventato quasi l’emblema qualificante della post-modernità, in particolare della moderna democrazia.

È compito, allora, di tutti i credenti, in particolare dei credenti in Cristo, contribuire ad elaborare un concetto di laicità che, da una parte, riconosca a Dio e alla sua legge morale, a Cristo e alla sua Chiesa il posto che ad essi spetta nella vita umana, individuale e sociale, e, dall'altra, affermi e rispetti la «legittima autonomia delle realtà terrene», intendendo con tale espressione, come ribadisce il Concilio Vaticano II, che «le cose create e le stesse società hanno leggi e valori propri, che l'uomo gradatamente deve scoprire, usare e ordinare» (Gaudium et spes, 36). Tale autonomia è un'«esigenza legittima, che non solo è postulata dagli uomini del nostro tempo, ma anche è conforme al volere del Creatore. Infatti, è dalla stessa loro condizione di creature che le cose tutte ricevono la propria consistenza, verità, bontà, le loro leggi proprie e il loro ordine; e tutto ciò l’uomo è tenuto a rispettare, riconoscendo le esigenze di metodo proprie di ogni singola scienza o arte» (ibid.). Se, invece, con l'espressione «autonomia delle realtà temporali» si volesse intendere che «le cose create non dipendono da Dio, e che l'uomo può disporne senza riferirle al Creatore», allora la falsità di tale opinione non potrebbe sfuggire a chiunque creda in Dio e alla sua trascendente presenza nel mondo creato (cfr ibid.).

Questa affermazione conciliare costituisce la base dottrinale di quella «sana laicità» che implica l’effettiva autonomia delle realtà terrene, non certo dall'ordine morale, ma dalla sfera ecclesiastica. Non può essere pertanto la Chiesa a indicare quale ordinamento politico e sociale sia da preferirsi, ma è il popolo che deve decidere liberamente i modi migliori e più adatti di organizzare la vita politica. Ogni intervento diretto della Chiesa in tale campo sarebbe un'indebita ingerenza. D’altra parte, la «sana laicità» comporta che lo Stato non consideri la religione come un semplice sentimento individuale, che si potrebbe confinare al solo ambito privato. Al contrario, la religione, essendo anche organizzata in strutture visibili, come avviene per la Chiesa, va riconosciuta come presenza comunitaria pubblica. Questo comporta inoltre che a ogni Confessione religiosa (purché non in contrasto con l'ordine morale e non pericolosa per l'ordine pubblico) sia garantito il libero esercizio delle attività di culto - spirituali, culturali, educative e caritative - della comunità dei credenti. Alla luce di queste considerazioni, non è certo espressione di laicità, ma sua degenerazione in laicismo, l'ostilità a ogni forma di rilevanza politica e culturale della religione; alla presenza, in particolare, di ogni simbolo religioso nelle istituzioni pubbliche. Come pure non è segno di sana laicità il rifiuto alla comunità cristiana, e a coloro che legittimamente la rappresentano, del diritto di pronunziarsi sui problemi morali che oggi interpellano la coscienza di tutti gli esseri umani, in particolare dei legislatori e dei giuristi. Non si tratta, infatti, di indebita ingerenza della Chiesa nell'attività legislativa, propria ed esclusiva dello Stato, ma dell'affermazione e della difesa dei grandi valori che danno senso alla vita della persona e ne salvaguardano la dignità. Questi valori, prima di essere cristiani, sono umani, tali perciò da non lasciare indifferente e silenziosa la Chiesa, la quale ha il dovere di proclamare con fermezza la verità sull'uomo e sul suo destino.

Cari giuristi, viviamo in un periodo storico esaltante per i progressi che l'umanità ha compiuto in molti campi del diritto, della cultura, della comunicazione, della scienza e della tecnologia. In questo stesso tempo, però, da parte di alcuni c'è il tentativo di escludere Dio da ogni ambito della vita, presentandolo come antagonista dell'uomo. Sta a noi cristiani mostrare che Dio invece è amore e vuole il bene e la felicità di tutti gli uomini. E’ nostro compito far comprendere che la legge morale da Lui dataci, e che si manifesta a noi con la voce della coscienza, ha lo scopo, non di opprimerci, ma di liberarci dal male e di renderci felici. Si tratta di mostrare che senza Dio l'uomo è perduto e che l'esclusione della religione dalla vita sociale, in particolare la marginalizzazione del cristianesimo, mina le basi stesse della convivenza umana. Prima di essere di ordine sociale e politico, queste basi infatti sono di ordine morale.

Nel ringraziarvi ancora una volta, cari amici, per l’odierna vostra visita, invoco la materna protezione di Maria su Voi e sulla vostra Associazione. Con tali sentimenti, a tutti imparto di cuore una speciale Benedizione Apostolica, che volentieri estendo alle vostre famiglie e alle persone a Voi care.

[Modificato da ratzi.lella 09/12/2006 17.25]

euge65
Saturday, December 09, 2006 7:51 PM
Re: "La laicità e le laicità"
[QUOTE][DIM]7pt[=DIM]Scritto da: ratzi.lella 09/12/2006 17.22
[G][DIM]19pt[=DIM]UDIENZA AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO NAZIONALE PROMOSSO DALL’UNIONE GIURISTI CATTOLICI ITALIANI , 09.12.2006 [/DIM][/G]

Alle 12.30 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza, nell’Aula delle Benedizioni, i partecipanti al 56° [S][G]Convegno Nazionale promosso dall’Unione Giuristi Cattolici Italiani sul tema: "La laicità e le laicità".[/G][/S]

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha loro rivolto:

Cari fratelli e sorelle,

benvenuti a quest’incontro che ha luogo nel contesto del vostro Congresso nazionale di studio dedicato al tema: "La laicità e le laicità". Rivolgo a ciascuno di Voi il mio cordiale saluto, a cominciare dal Presidente della vostra benemerita Associazione, il Prof. Francesco D’Agostino. A lui sono grato anche per essersi fatto interprete dei vostri comuni sentimenti e per avermi brevemente illustrato le finalità della vostra azione sociale ed apostolica. Il Convegno affronta un tema, quello della laicità, che è di grande interesse, perché mette in rilievo come nel mondo di oggi la laicità sia intesa in varie maniere: non c’è una sola laicità, ma diverse, o, meglio, ci sono molteplici maniere di intendere e di vivere la laicità, maniere talora opposte e persino contraddittorie tra loro. L'aver dedicato questi giorni allo studio della laicità e dei modi differenti di intenderla e di attuarla, vi ha portato nel vivo del dibattito in corso, un dibattito che risulta quanto mai utile per i cultori del diritto.

Per comprendere l’autentico significato della laicità e spiegarne le odierne accezioni, occorre tener conto dello sviluppo storico che il concetto ha avuto. [S][G]La laicità, nata come indicazione della condizione del semplice fedele cristiano, non appartenente né al clero né allo stato religioso, durante il Medioevo ha rivestito il significato di opposizione tra i poteri civili e le gerarchie ecclesiastiche, e nei tempi moderni ha assunto quello di esclusione della religione e dei suoi simboli dalla vita pubblica mediante il loro confinamento nell'ambito del privato e della coscienza individuale. È avvenuto così che al termine di laicità sia stata attribuita un’accezione ideologica opposta a quella che aveva all’origine.[/G][/S]

In realtà, oggi la laicità viene comunemente intesa come esclusione della religione dai vari ambiti della società e come suo confino nell’ambito della coscienza individuale. La laicità si esprimerebbe nella totale separazione tra lo Stato e la Chiesa, non avendo quest’ultima titolo alcuno ad intervenire su tematiche relative alla vita e al comportamento dei cittadini; la laicità comporterebbe addirittura l’esclusione dei simboli religiosi dai luoghi pubblici destinati allo svolgimento delle funzioni proprie della comunità politica: da uffici, scuole, tribunali, ospedali, carceri, ecc. In base a queste molteplici maniere di concepire la laicità si parla oggi di pensiero laico, di morale laica, di scienza laica, di politica laica. [S][G]In effetti, alla base di tale concezione c'è una visione a-religiosa della vita, del pensiero e della morale: una visione, cioè, in cui non c'è posto per Dio, per un Mistero che trascenda la pura ragione, per una legge morale di valore assoluto, vigente in ogni tempo e in ogni situazione. Soltanto se ci si rende conto di ciò, sì può misurare il peso dei problemi sottesi a un termine come laicità, che sembra essere diventato quasi l’emblema qualificante della post-modernità, in particolare della moderna democrazia.[/G][/S]

È compito, allora, di tutti i credenti, in particolare dei credenti in Cristo, contribuire ad elaborare un concetto di laicità che, da una parte, riconosca a Dio e alla sua legge morale, a Cristo e alla sua Chiesa il posto che ad essi spetta nella vita umana, individuale e sociale, e, dall'altra, affermi e rispetti la «legittima autonomia delle realtà terrene», intendendo con tale espressione, come ribadisce il Concilio Vaticano II, che «le cose create e le stesse società hanno leggi e valori propri, che l'uomo gradatamente deve scoprire, usare e ordinare» (Gaudium et spes, 36). Tale autonomia è un'«esigenza legittima, che non solo è postulata dagli uomini del nostro tempo, ma anche è conforme al volere del Creatore. Infatti, è dalla stessa loro condizione di creature che le cose tutte ricevono la propria consistenza, verità, bontà, le loro leggi proprie e il loro ordine; e tutto ciò l’uomo è tenuto a rispettare, riconoscendo le esigenze di metodo proprie di ogni singola scienza o arte» (ibid.). Se, invece, con l'espressione «autonomia delle realtà temporali» si volesse intendere che «le cose create non dipendono da Dio, e che l'uomo può disporne senza riferirle al Creatore», allora la falsità di tale opinione non potrebbe sfuggire a chiunque creda in Dio e alla sua trascendente presenza nel mondo creato (cfr ibid.).

Questa affermazione conciliare costituisce la base dottrinale di quella «sana laicità» che implica l’effettiva autonomia delle realtà terrene, non certo dall'ordine morale, ma dalla sfera ecclesiastica. Non può essere pertanto la Chiesa a indicare quale ordinamento politico e sociale sia da preferirsi, ma è il popolo che deve decidere liberamente i modi migliori e più adatti di organizzare la vita politica. Ogni intervento diretto della Chiesa in tale campo sarebbe un'indebita ingerenza. [S][G][DIM]14pt[=DIM]D’altra parte, la «sana laicità» comporta che lo Stato non consideri la religione come un semplice sentimento individuale, che si potrebbe confinare al solo ambito privato. Al contrario, la religione, essendo anche organizzata in strutture visibili, come avviene per la Chiesa, va riconosciuta come presenza comunitaria pubblica.[/DIM][/G][/S] Questo comporta inoltre che a ogni Confessione religiosa (purché non in contrasto con l'ordine morale e non pericolosa per l'ordine pubblico) sia garantito il libero esercizio delle attività di culto - spirituali, culturali, educative e caritative - della comunità dei credenti. [S][G][DIM]15pt[=DIM]Alla luce di queste considerazioni, non è certo espressione di laicità, ma sua degenerazione in laicismo, l'ostilità a ogni forma di rilevanza politica e culturale della religione; alla presenza, in particolare, di ogni simbolo religioso nelle istituzioni pubbliche.[/DIM][/G][/S] Come pure non è segno di sana laicità il rifiuto alla comunità cristiana, e a coloro che legittimamente la rappresentano, del diritto di pronunziarsi sui problemi morali che oggi interpellano la coscienza di tutti gli esseri umani, in particolare dei legislatori e dei giuristi. Non si tratta, infatti, di indebita ingerenza della Chiesa nell'attività legislativa, propria ed esclusiva dello Stato, ma dell'affermazione e della difesa dei grandi valori che danno senso alla vita della persona e ne salvaguardano la dignità. Questi valori, prima di essere cristiani, sono umani, tali perciò da non lasciare indifferente e silenziosa la Chiesa, la quale ha il dovere di proclamare con fermezza la verità sull'uomo e sul suo destino.

Cari giuristi, viviamo in un periodo storico esaltante per i progressi che l'umanità ha compiuto in molti campi del diritto, della cultura, della comunicazione, della scienza e della tecnologia. In questo stesso tempo, però, da parte di alcuni c'è il tentativo di escludere Dio da ogni ambito della vita, presentandolo come antagonista dell'uomo. Sta a noi cristiani mostrare che Dio invece è amore e vuole il bene e la felicità di tutti gli uomini. E’ nostro compito far comprendere che la legge morale da Lui dataci, e che si manifesta a noi con la voce della coscienza, ha lo scopo, non di opprimerci, ma di liberarci dal male e di renderci felici. Si tratta di mostrare che senza Dio l'uomo è perduto e che l'esclusione della religione dalla vita sociale, in particolare la marginalizzazione del cristianesimo, mina le basi stesse della convivenza umana. Prima di essere di ordine sociale e politico, queste basi infatti sono di ordine morale.

Nel ringraziarvi ancora una volta, cari amici, per l’odierna vostra visita, invoco la materna protezione di Maria su Voi e sulla vostra Associazione. Con tali sentimenti, a tutti imparto di cuore una speciale Benedizione Apostolica, che volentieri estendo alle vostre famiglie e alle persone a Voi care.

<p><font class='xsmall'>[<i>Modificato da ratzi.lella 09/12/2006 17.25</i>]</font></p>[/DIM][/QUOTE]


stupor-mundi
Saturday, December 09, 2006 9:11 PM
Re: Re: "La laicità e le laicità"

Scritto da: euge65 09/12/2006 19.51




Gratia agimus tibi Domine quia eum dedisti nobis!!!
Paparatzifan
Saturday, December 09, 2006 9:17 PM
Re: "La laicità e le laicità"

Scritto da: ratzi.lella 09/12/2006 17.22
UDIENZA AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO NAZIONALE PROMOSSO DALL’UNIONE GIURISTI CATTOLICI ITALIANI , 09.12.2006

[Modificato da ratzi.lella 09/12/2006 17.25]



I difensori della cultura della morte dei valori non avranno pace durante questo pontificato!!!
Gridate, se volete, ma sappiate che Benedetto non vi lascerà mai in "pacs"!!!!
emma3
Sunday, December 10, 2006 7:20 PM
Le parole del Santo Padre all'Angelus Domini nella II Domenica di Avvento, 10 dicembre 2006


Cari fratelli e sorelle!

Questa mattina ho avuto la gioia di dedicare una nuova chiesa parrocchiale, intitolata a Maria Stella della Evangelizzazione, nel quartiere del Torrino Nord di Roma. È un avvenimento che, pur riguardando di per sé quel quartiere, acquista un significato simbolico all’interno del tempo liturgico dell’Avvento, mentre ci prepariamo a celebrare il Natale del Signore. In questi giorni la liturgia ci ricorda costantemente che "Dio viene" a visitare il suo popolo, per dimorare in mezzo agli uomini e formare con loro una comunione di amore e di vita, cioè una famiglia. Il Vangelo di Giovanni esprime così il mistero dell’Incarnazione: "Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi"; letteralmente: "pose la sua tenda in mezzo a noi" (Gv 1,14). La costruzione di una chiesa fra le case di un paese o di un quartiere d’una città non evoca forse questo grande dono e mistero?

La chiesa-edificio è segno concreto della Chiesa-comunità, formata dalle "pietre vive" che sono i credenti, immagine tanto cara agli Apostoli. San Pietro (1 Pt 2,4-5) e san Paolo (Ef 2,20-22) mettono in risalto come la "pietra angolare" di questo tempio spirituale sia Cristo e che, stretti a Lui e ben compatti, anche noi siamo chiamati a partecipare all’edificazione di questo tempio. Se dunque è Dio che prende l’iniziativa di venire ad abitare in mezzo agli uomini, ed è sempre Lui l’artefice principale di questo progetto, è vero anche che Egli non vuole realizzarlo senza la nostra attiva collaborazione. Pertanto, prepararsi al Natale significa impegnarsi a costruire la "dimora di Dio con gli uomini". Nessuno è escluso; ciascuno può e deve contribuire a far sì che questa casa della comunione sia più spaziosa e bella. Alla fine dei tempi, essa sarà completata e sarà la "Gerusalemme celeste": "Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra - si legge nel Libro dell’Apocalisse - … Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo … Ecco la dimora di Dio con gli uomini!" (Ap 21,1-3). L’Avvento ci invita a volgere lo sguardo verso la "Gerusalemme celeste", che è il fine ultimo del nostro pellegrinaggio terreno. Al tempo stesso, ci esorta ad impegnarci con la preghiera, la conversione e le buone opere, ad accogliere Gesù nella nostra vita, per costruire insieme a Lui questo edificio spirituale del quale ognuno di noi - le nostre famiglie e le nostre comunità - è pietra preziosa.

Tra tutte le pietre che formano la Gerusalemme celeste, sicuramente la più splendente e pregiata, perché di tutte più vicina a Cristo pietra angolare, è Maria Santissima. Per sua intercessione, preghiamo affinché questo Avvento sia per tutta la Chiesa un tempo di edificazione spirituale e così si affretti la venuta del Regno di Dio.


emma3
Sunday, December 10, 2006 7:27 PM
visita alla parrocchia di Santa Maria Stella della Evangelizzazione, al Torrino, un quartiere della periferia Nord di Roma.

Nella parrocchia del Torrino, il papa è stato accolto dal cardinale Camillo Ruini e dal vescovo ausiliare di zona Paolo Schiavon. Prima di entrare in chiesa ha salutato un gruppo di 150 ragazzi della Gioventù ardente mariana che questa notte ha vegliato in preghiera, in attesa dell'incontro con il pontefice.



"Carissimi - ha detto loro - vi esorto a proseguire nella vostra opera di formazione per la missione, fedeli a quelli che voi amate definire i 'tre amori bianchi': l'Eucaristia, Maria Santissima e il Successore dell'Apostolo Pietro. Volentieri - ha concluso il papa - benedico voi, i vostri intenti di evangelizzazione e la vostra nuova sede diocesana".

L'omelia del papa

Cari fratelli e sorelle della Parrocchia di "Santa Maria, Stella dell’Evangelizzazione"!

Sono lieto di essere tra voi per la dedicazione di questa nuova bella chiesa parrocchiale: la prima che, da quando ho assunto l’ufficio di Vescovo di Roma, dedico al Signore. La solenne liturgia della dedicazione di una chiesa è momento di intensa e comune gioia spirituale per tutto il popolo di Dio che vive nel territorio: a questa vostra gioia mi unisco con tutto il cuore. Saluto con affetto il Cardinale Vicario di Roma Camillo Ruini, il Vescovo Ausiliare del Settore Sud, Mons. Paolino Schiavon, e l’Ausiliare Mons. Ernesto Mandara, Segretario dell’Opera Romana per la Preservazione della Fede e per la Provvista di Nuove Chiese in Roma. A loro e a quanti, a vario titolo, hanno contribuito alla realizzazione di questo nuovo centro parrocchiale va il mio sentito ringraziamento. Questa parrocchia viene inaugurata durante il periodo di Avvento che, ormai da sedici anni, la Diocesi di Roma dedica alla sensibilizzazione e alla raccolta di fondi per la realizzazione delle nuove chiese nelle periferie della città. Essa si va ad aggiungere agli oltre cinquanta complessi parrocchiali già realizzati in questi anni grazie allo sforzo economico del Vicariato, al contributo di tanti fedeli e all’attenzione delle autorità civili. Chiedo a tutti i fedeli e cittadini di buona volontà di proseguire in questo impegno con generosità, affinché i quartieri che ancora ne sono privi possano avere al più presto la sede della loro parrocchia. Soprattutto nel nostro contesto sociale largamente secolarizzato, la parrocchia è un faro che irradia la luce della fede e viene incontro così ai desideri più profondi e veri del cuore dell’uomo, dando significato e speranza alla vita delle persone e delle famiglie.

Saluto il vostro Parroco, i sacerdoti suoi collaboratori, i membri del Consiglio Pastorale Parrocchiale e gli altri laici impegnati nelle varie attività pastorali. Saluto con affetto ciascuno di voi. La vostra comunità è viva e giovane! Giovane per la sua fondazione, avvenuta nel 1989, e ancor più per l’effettivo inizio delle sue attività. Giovane perché in questo quartiere del Torrino Nord è giovane la grande maggioranza delle famiglie e sono quindi numerosi i bambini e i ragazzi. Alla vostra comunità, pertanto, compete l’arduo e affascinante compito di educare i propri figli alla vita e alla gioia della fede. Confido che insieme, in spirito di sincera comunione, vi impegnerete nella preparazione ai sacramenti dell’iniziazione cristiana e aiuterete i vostri ragazzi, che d’ora in poi potranno trovare qui locali accoglienti e strutture adeguate, a crescere nell’amore e nella fedeltà al Signore.

Cari fratelli e sorelle, stiamo dedicando una Chiesa – un edificio in cui Dio e l'uomo vogliono incontrarsi; una casa che ci riunisce, in cui si è attratti verso Dio, ed essere insieme con Dio ci unisce reciprocamente. Le tre letture di questa liturgia solenne vogliono mostrarci sotto aspetti molto diversi il significato di un edificio sacro come casa di Dio e come casa degli uomini. Tre grandi temi, in queste tre letture che abbiamo sentito, ci stanno davanti: la Parola di Dio che raccoglie gli uomini, nella prima lettura; la città di Dio che, al contempo, appare come sposa, nella seconda ed infine la confessione di Gesù Cristo come Figlio di Dio incarnato, espressa per primo da Pietro, che ha posto così l'inizio di quella Chiesa viva che si manifesta nell'edificio materiale di ogni chiesa. Ascoltiamo ora un po' più da vicino che cosa ci dicono le tre letture.

C'è innanzitutto il racconto della riedificazione del popolo di Israele, della città santa Gerusalemme e del tempio dopo il ritorno dall'esilio. Dopo il grande ottimismo del rimpatrio, il popolo – arrivato - si vede davanti a un paese deserto. Come riedificarlo? La ricostruzione esterna, così necessaria, non può progredire, se prima non viene ricostituito il popolo stesso come popolo – se non diventa operante un criterio comune di giustizia che unisca tutti e regoli la vita e l’attività di ciascuno, e così sia garante di una libertà condivisa. Il popolo ritornato ha bisogno, per così dire, di una "costituzione", di una legge fondamentale per la sua vita. E sa che questa costituzione, se deve essere giusta e duratura, se in definitiva deve portare alla giustizia, non può essere frutto di una sua autonoma invenzione. La vera giustizia non può essere inventata dall'uomo: essa deve piuttosto essere scoperta. Deve, in altre parole, venire da Dio, che è la giustizia. La Parola di Dio, quindi, riedifica la città. Ciò che la lettura ci racconta, è un richiamare alla mente l'evento del Sinai. Un rendere presente l’avvenimento del Sinai: la santa Parola di Dio, che indica agli uomini la via della giustizia, viene solennemente letta e spiegata. Così essa si rende presente come una forza che, dal di dentro, edifica nuovamente il Paese. Questo avviene nel giorno di capodanno. La Parola di Dio inaugura un nuovo anno, inaugura una nuova ora della storia. Sempre la Parola di Dio è forza di rinnovamento che dà senso ed ordine al nostro tempo. Alla fine della lettura sta la gioia: gli uomini vengono invitati al banchetto solenne; vengono esortati a far dono a coloro che nulla hanno e ad unire così tutti nella comunione della gioia che si basa sulla Parola di Dio. L’ultima parola di questa lettura è la bella espressione: la gioia del Signore è la nostra forza. Credo che non sia difficile vedere come queste parole dell'Antico Testamento siano per noi ora una realtà. L'edificio della chiesa esiste perché la Parola di Dio possa essere ascoltata, spiegata e compresa in mezzo a noi; esiste, perché la Parola di Dio operi fra noi come forza che crea giustizia ed amore. Esiste, in particolare, perché in esso possa cominciare la festa a cui Dio vuol far partecipare l'umanità non solo alla fine dei tempi ma già ora. Esiste, perché venga destata in noi la conoscenza del giusto e del bene, e non c’è altra fonte per conoscere e dar forza a questa conoscenza del giusto e del bene se non la parola di Dio. L’edificio esiste, quindi, perché noi impariamo a vivere la gioia del Signore che è la nostra forza. E preghiamo il Signore di renderci lieti della sua Parola; di renderci lieti che non viviamo nell’oscurità, ma che c’è questa luce di una Parola che viene da Dio; preghiamo il Signore di renderci lieti della fede, perché questa gioia rinnovi noi stessi e il mondo!

La lettura della Parola di Dio, il rinnovamento della rivelazione del Sinai dopo l'esilio, servì, quindi, allora alla comunione con Dio e fra gli uomini. Questa comunione si espresse nella riedificazione del tempio, della città e delle sue mura. Parola di Dio e edificazione della città, nel Libro di Neemia, sono in stretta relazione: da una parte, senza la Parola di Dio non c'è né città né comunità; dall'altra parte, la Parola di Dio non resta solo discorso, ma conduce ad edificare, è una Parola che costruisce. I testi seguenti nel libro di Neemia sulla costruzione delle mura della città appaiono, ad una prima lettura nei loro particolari, molto concreti e persino prosaici. Tuttavia costituiscono un tema veramente spirituale e teologico. Una parola profetica di quell'epoca dice che Dio stesso fa da muro di fuoco intorno a Gerusalemme (cfr Zc 2,8s). Dio stesso è la difesa vivente della città, non solo in quel tempo, ma sempre. Così il racconto anticotestamentario ci introduce nella visione dell'Apocalisse che abbiamo ascoltato come seconda lettura. Vorrei mettere in luce solo due aspetti di questa visione. La città è sposa. Non è semplicemente un edificio di pietra. Tutto ciò che, in grandiose immagini, si dice sulla città rimanda a qualcosa di vivo: alla Chiesa di pietre vive, in cui già ora si forma la città futura. Rimanda al popolo nuovo che, nella frazione del pane, diventa un solo corpo con Cristo (cfr 1 Cor 10,16s). Come l'uomo e la donna nel loro amore diventano "una carne sola", così Cristo e l'umanità raccolta nella Chiesa diventano mediante l'amore di Cristo "un solo spirito" (cfr 1 Cor 6,17; Ef 5,29ss). Paolo chiama Cristo il nuovo, l'ultimo Adamo: l'uomo definitivo. E lo chiama "spirito datore di vita" (1 Cor 15,45). Con Lui diventiamo una cosa sola; insieme con Lui, la Chiesa diventa spirito datore di vita. La Città santa, in cui non esiste più un tempio perché è inabitata da Dio, è l'immagine di questa comunità che si forma a partire da Cristo. L'altro aspetto che vorrei menzionare sono i dodici basamenti della città, sopra i quali sono i nomi dei dodici Apostoli. I basamenti della città non sono pietre materiali, ma esseri umani – sono gli Apostoli con la testimonianza della loro fede. Gli Apostoli rimangono i fondamenti portanti della nuova città, della Chiesa, mediante il ministero della successione apostolica: mediante i Vescovi. Le candeline che accendiamo sulle pareti della chiesa nei luoghi dove saranno fatte le unzioni richiamano, appunto, gli Apostoli: la loro fede è la vera luce che illumina la Chiesa. E al contempo è il fondamento sul quale essa poggia. La fede degli Apostoli non è una cosa antiquata. Poiché è verità, è fondamento, su cui stiamo, è luce, per la quale vediamo.

Veniamo al Vangelo. Quante volte l'abbiamo ascoltato! La professione di fede di Pietro è il fondamento incrollabile della Chiesa. Con Pietro diciamo oggi noi qui a Gesù: "Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivente". La Parola di Dio non è soltanto parola. In Gesù Cristo essa è presente in mezzo a noi come Persona. Questo è lo scopo più profondo dell'esistenza di questo edificio sacro: la chiesa esiste perché in essa incontriamo Cristo, il Figlio del Dio vivente. Dio ha un volto. Dio ha un nome. In Cristo, Dio si è fatto carne e si dona a noi nel mistero della santissima Eucaristia. La Parola è carne. Si dona a noi sotto le apparenze del pane e diventa così veramente il Pane di cui viviamo. Noi uomini viviamo della Verità. Questa Verità è Persona: essa ci parla e noi parliamo ad essa. La chiesa è il luogo d'incontro con il Figlio del Dio vivente e così è il luogo d'incontro tra di noi. È questa la gioia che Dio ci dà: che Egli si è fatto uno di noi, che noi possiamo quasi toccarlo e che Egli vive con noi. La gioia di Dio realmente è la nostra forza.

Così il Vangelo finalmente ci introduce nell'ora che stiamo oggi vivendo. Ci conduce verso Maria, che qui onoriamo come Stella dell'Evangelizzazione. Nell'ora decisiva della storia umana, Maria ha offerto a Dio se stessa, il suo corpo e la sua anima, come dimora. In lei e da lei il Figlio di Dio ha assunto la carne. Per mezzo di lei la Parola si è fatta carne (cfr Gv 1,14). Così Maria ci dice che cosa è l'Avvento: andare incontro al Signore che ci viene incontro. AspettarLo, ascoltarLo, guardarLo. Maria ci dice, per quale scopo esistono gli edifici delle chiese: esistono perché dentro di noi si faccia spazio alla Parola di Dio; perché dentro di noi e per mezzo di noi la Parola possa anche oggi farsi carne. Così la salutiamo come Stella dell'Evangelizzazione: Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi, affinché viviamo il Vangelo. Aiutaci a non nascondere la luce del Vangelo sotto il moggio della nostra poca fede. Aiutaci ad essere, in virtù del Vangelo, luce per il mondo, perché gli uomini possano vedere il bene e rendere gloria al Padre che è nei cieli (cfr Mt 5,14ss). Amen!

da www.korazym.org


[Modificato da emma3 10/12/2006 19.31]

ratzi.lella
Monday, December 11, 2006 10:09 AM
sulla visita di ieri...
Benedetto XVI: "Già aperte a Roma 50 nuove chiese". E adesso un nuovo piano
L´annuncio del Papa al Torrino "Parrocchie in ogni quartiere"
Ilary Totti perquisita, poi fa benedire il figlio
di PAOLO G. BRERA

La prima volta di papa Benedetto XVI al Torrino se la ricorderanno a lungo: per anni hanno officiato messa in un garage, ma per l´inaugurazione di Santa Maria Stella della Evangelizzazione hanno avuto, ieri mattina, l´abbraccio del Papa e il privilegio di assistere alla sua prima cerimonia di consacrazione di una nuova chiesa. Durante l´omelia - ascoltata in prima fila da una bellissima Ilary Blasi, vestita con una blusa bianca e accompagnata dal piccolo Cristian - papa Ratzinger ha rilanciato il grande piano di edificazione di nuove chiese nella capitale, annunciato da Giovanni Paolo II e realizzato in questi anni dal cardinale Ruini.
«Questa parrocchia - ha detto il Papa, atteso tutta notte da centocinquanta giovani della Gioventù ardente mariana - viene inaugurata durante il periodo di Avvento, che ormai da sedici anni la diocesi di Roma dedica alla raccolta di fondi per la realizzazione delle nuove chiese nelle periferie della città. Si va ad aggiungere agli oltre cinquanta complessi parrocchiali già realizzati in questi anni grazie allo sforzo economico del vicariato e al contributo di tanti fedeli». Ed è proprio «a tutti i fedeli e cittadini di buona volontà» che il Papa chiede «di proseguire in questo impegno con generosità, affinché i quartieri che ancora ne sono privi possano avere al più presto la sede della loro parrocchia».
Nel 2004 il Campidoglio e la Regione hanno stretto un accordo con il vicariato appoggiando in pieno il piano di realizzazione di luoghi di culto nei quartieri periferici. Il modo in cui è stato attuato e i risultati ottenuti creano un beneficio di ritorno anche alla città laica: ne sono esempi la chiesa progettata da Richard Meyer a Tor Tre Teste, un capolavoro che conquista turisti da tutto il mondo; e la chiesa del Santo Volto di Gesù alla Magliana, alla cui realizzazione hanno collaborato alcuni dei più grandi artisti italiani come Carla Accardi e Marco Tirelli, Eliseo Mattiacci e Giuseppe Uncini.
Nella seconda fila di banchi della nuova chiesa del Torrino, ad ascoltare le parole del Papa c´era anche la moglie di Francesco Totti, Ilary Blasi, con il piccolo Cristian: Benedetto XVI lo ha preso in braccio e lo ha baciato, offrendogli la sua benedizione. Per assistere alla cerimonia, Ilary aveva accettato di essere perquisita da una poliziotta che le ha passato il metal detector sulla borsa e poi, non soddisfatta, le ha chiesto di aprirla e ne ha personalmente verificato il contenuto. Oltretutto Ilary e Francesco Totti, che abitano proprio a due passi, sono tra i più generosi benefattori della nuova chiesa.
Nei primi banchi c´erano anche l´amministratore delegato di Eur Spa Mauro Miccio, la presidente e l´ex presidente del XII municipio, Patrizia Prestipino e Paolo Pollak. Al termine della cerimonia, durante la quale il Papa ha benedetto l´altare con le reliquie di San Bernardo di Chiaravalle, Benedetto XVI ha visitato la parrocchia con l´oratorio e i campi da calcetto.

(da "la repubblica" dell'11 dicembre 2006)
ratzi.lella
Monday, December 11, 2006 2:44 PM
novita'...
PAPA/ CAMBIA NOME A BASILICHE PATRIARCALI, DIVENTANO 'PAPALI'
Le 4 Basiliche Maggiori Romane hanno un altare detto 'papale'

Città del Vaticano, 11 dic. (Apcom) - Nuova denominazione per le quattro Basiliche Maggiori Romane (San Pietro, San Giovanni, Santa Maria Maggiore e San Paolo fuori le Mura) che da Patriarcali si chiamano ora 'Papali'. Lo ha deciso Papa Benedetto XVI. Ad annunciarlo è stato il cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, Arciprete della Basilica di San Paolo fuori le Mura, durante la conferenza stampa in Vaticano sui lavori che hanno riportato alla luce il sarcofago di San Paolo.

Il porporato ha sottolineato che "il Papa ha deciso di cambiare il nome perché tutte e quattro le basiliche hanno un altare detto 'papale', così chiamato perché consacrato dai Papi e a loro riservato: qui vi celebra solamente il Papa con l'Arciprete".

il papa ha rinunciato al titolo di "patriarca d'occidente" e, quindi, la decisione di mutare la denominazione delle quattro basiliche mi pare piu' che coerente con questa linea...


una grande notizia:

VATICANO/DOMANI COMMISSIONE ECCLESIA DEI DISCUTE MESSA IN LATINO
Presente anche il card. Ricard, preoccupati vescovi francesi

Città del Vaticano, 11 dic. (Apcom) - La Commissione Ecclesia Dei si riunirà domani in una prima sessione plenaria per discutere della questione della liberalizzazione della messa in latino. E' quanto riferisce l'agenzia francofona I.Media, che precisa che anche il cardinale Jean-Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux e presidente della Conferenza episcopale francese è giunto a Roma per partecipare alla riunione.

Durante l'ultima riunione plenaria, che si è tenuta dal 4 al 9 novembre, i vescovi francesi avevano espresso preoccupazione per il progetto di liberalizzare la messa in latino. I vescovi francesi, in un messaggio indirizzato al Papa, hanno espresso "la loro comunione" con Benedetto XVI, e la loro volontà "di aprire alla riconciliazione nella verità e nella carità", ma anche "il loro attaccamento alla liturgia voluta dal Concilio Vaticano II".


Papa/ "Si stringono i tempi per la riconciliazione con i Lefebvriani

Benedetto XVI stringe i tempi per la riconciliazione con i seguaci di mons. Marcel Lefebvre. La Commissione "Ecclesia Dei", istituita a questo scopo da Giovanni Paolo II, si riunirà infatti domani in una prima sessione plenaria per discutere della questione della liberalizzazione della messa in latino. E' quanto riferisce l'agenzia cattolica francese "I.Media", che precisa che anche il cardinale Jean-Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux e presidente della Conferenza episcopale francese è giunto a Roma per partecipare alla riunione.

Durante la loro riunione, dal 4 al 9 novembre, i vescovi francesi avevano espresso preoccupazione per il progetto di liberalizzare la messa in latino e "il loro attaccamento alla liturgia voluta dal Concilio Vaticano II", pur ribadendo in un messaggio indirizzato al Pontefice "la loro comunione" con Benedetto XVI, e la loro volontà "di aprire alla riconciliazione nella verità e nella carità".

(da affari italiani)



VATICANO/AD ARCIVESCOVO GRECO IN REGALO ANELLI CATENA S.PAOLO
Cerimonia giovedì pomeriggio, consegna di Lanza di Montezemolo

Città del Vaticano, 11 dic. (Apcom) - Giovedì pomeriggio, in occasione della sua visita a Roma e dal Papa, verrà consegnato all'arcivescovo ortodosso di Atene e di tutta la Grecia, Christodoulos, due anelli della Catena con cui tradizionalmente si ritiene avesse incatenato San Paolo. Gli anelli, posti in una preziosa teca, verranno consegnati dal cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo al Primate della Chiesa ortodossa durante una celebrazione giovedì pomeriggio. "Sarà il prezioso ricordo di San Paolo", ha detto il porporato, durante la conferenza stampa di presentazione questa mattina in Vaticano, dei lavori che hanno riportato alla luce il sarcofago di San Paolo.

L'arcivescovo ortodosso greco aveva chiesto a Giovanni Paolo II di poter avere una reliquia originale di San Paolo, ma non fu possibile perché la tomba non è stata mai aperta. Papa Wojtyla offrì dunque di regalare due anelli della catena di San Paolo.

Christodoulos farà visita a Benedetto XVI e alla Chiesa di Roma dal 13 al 16 dicembre 2006. In particolare, il Primate della Chiesa ortodossa di Grecia avrà un'udienza privata con il pontefice il 14 dicembre. L'Arcivescovo era stato a Roma già per i funerali di Giovanni Paolo II, ma è la prima volta che il Primate della Chiesa Ortodossa di Grecia si reca in visita ufficiale da Benedetto XVI. L'Università Lateranense conferirà a Christodoulos una Laurea Honoris Causa.

non sminuiamo: non e' solo la prima volta che il primate greco si reca da papa ratzinger, ma e' la prima volta in assoluto che egli (tenendo conto anche dei predecessori, ovviamente) si reca in visita ad un pontefice!!!

[Modificato da ratzi.lella 11/12/2006 14.52]

Discipula
Tuesday, December 12, 2006 3:25 PM
Presentazione del messaggio per la Pace
Il papa: la persona umana, cuore della pace

di Mattia Bianchi/ 12/12/2006


Il testo integrale del messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale della pace, che sarà celebrata il 1 gennaio 2007 sul tema "La persona umana, cuore della pace".


LA PERSONA UMANA, CUORE DELLA PACE

1. All'inizio del nuovo anno, vorrei far giungere ai Governanti e ai Responsabili delle Nazioni, come anche a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, il mio augurio di pace. Lo rivolgo, in particolare, a quanti sono nel dolore e nella sofferenza, a chi vive minacciato dalla violenza e dalla forza delle armi o, calpestato nella sua dignità, attende il proprio riscatto umano e sociale. Lo rivolgo ai bambini, che con la loro innocenza arricchiscono l'umanità di bontà e di speranza e, con il loro dolore, ci stimolano a farci tutti operatori di giustizia e di pace. Proprio pensando ai bambini, specialmente a quelli il cui futuro è compromesso dallo sfruttamento e dalla cattiveria di adulti senza scrupoli, ho voluto che in occasione della Giornata Mondiale della Pace la comune attenzione si concentrasse sul tema: Persona umana, cuore della pace. Sono infatti convinto che rispettando la persona si promuove la pace, e costruendo la pace si pongono le premesse per un autentico umanesimo integrale. È così che si prepara un futuro sereno per le nuove generazioni.

La persona umana e la pace: dono e compito

2. Afferma la Sacra Scrittura: « Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò » (Gn 1,27). Perché creato ad immagine di Dio, l'individuo umano ha la dignità di persona; non è soltanto qualche cosa, ma qualcuno, capace di conoscersi, di possedersi, di liberamente donarsi e di entrare in comunione con altre persone. Al tempo stesso, egli è chiamato, per grazia, ad un'alleanza con il suo Creatore, a offrirgli una risposta di fede e di amore che nessun altro può dare al posto suo.1 In questa mirabile prospettiva, si comprende il compito affidato all'essere umano di maturare se stesso nella capacità d'amore e di far progredire il mondo, rinnovandolo nella giustizia e nella pace. Con un'efficace sintesi sant'Agostino insegna: « Dio, che ci ha creati senza di noi, non ha voluto salvarci senza di noi ».2 È pertanto doveroso per tutti gli esseri umani coltivare la consapevolezza del duplice aspetto di dono e di compito.

3. Anche la pace è insieme un dono e un compito. Se è vero che la pace tra gli individui ed i popoli — la capacità di vivere gli uni accanto agli altri tessendo rapporti di giustizia e di solidarietà — rappresenta un impegno che non conosce sosta, è anche vero, lo è anzi di più, che la pace è dono di Dio. La pace è, infatti, una caratteristica dell'agire divino, che si manifesta sia nella creazione di un universo ordinato e armonioso come anche nella redenzione dell'umanità bisognosa di essere recuperata dal disordine del peccato. Creazione e redenzione offrono dunque la chiave di lettura che introduce alla comprensione del senso della nostra esistenza sulla terra. Il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II, rivolgendosi all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 5 ottobre 1995, ebbe a dire che noi « non viviamo in un mondo irrazionale o privo di senso [...] vi è una logica morale che illumina l'esistenza umana e rende possibile il dialogo tra gli uomini e tra i popoli ».3 La trascendente “grammatica”, vale a dire l'insieme di regole dell'agire individuale e del reciproco rapportarsi delle persone secondo giustizia e solidarietà, è iscritta nelle coscienze, nelle quali si rispecchia il progetto sapiente di Dio. Come recentemente ho voluto riaffermare, « noi crediamo che all'origine c'è il Verbo eterno, la Ragione e non l'Irrazionalità ».4 La pace è quindi anche un compito che impegna ciascuno ad una risposta personale coerente col piano divino. Il criterio cui deve ispirarsi tale risposta non può che essere il rispetto della “grammatica” scritta nel cuore dell'uomo dal divino suo Creatore.

In tale prospettiva, le norme del diritto naturale non vanno considerate come direttive che si impongono dall'esterno, quasi coartando la libertà dell'uomo. Al contrario, esse vanno accolte come una chiamata a realizzare fedelmente l'universale progetto divino iscritto nella natura dell'essere umano. Guidati da tali norme, i popoli — all'interno delle rispettive culture — possono così avvicinarsi al mistero più grande, che è il mistero di Dio. Il riconoscimento e il rispetto della legge naturale pertanto costituiscono anche oggi la grande base per il dialogo tra i credenti delle diverse religioni e tra i credenti e gli stessi non credenti. È questo un grande punto di incontro e, quindi, un fondamentale presupposto per un'autentica pace.

Il diritto alla vita e alla libertà religiosa

4. Il dovere del rispetto per la dignità di ogni essere umano, nella cui natura si rispecchia l'immagine del Creatore, comporta come conseguenza che della persona non si possa disporre a piacimento. Chi gode di maggiore potere politico, tecnologico, economico, non può avvalersene per violare i diritti degli altri meno fortunati. È infatti sul rispetto dei diritti di tutti che si fonda la pace. Consapevole di ciò, la Chiesa si fa paladina dei diritti fondamentali di ogni persona. In particolare, essa rivendica il rispetto della vita e della libertà religiosa di ciascuno. Il rispetto del diritto alla vita in ogni sua fase stabilisce un punto fermo di decisiva importanza: la vita è un dono di cui il soggetto non ha la completa disponibilità. Ugualmente, l'affermazione del diritto alla libertà religiosa pone l'essere umano in rapporto con un Principio trascendente che lo sottrae all'arbitrio dell'uomo. Il diritto alla vita e alla libera espressione della propria fede in Dio non è in potere dell'uomo. La pace ha bisogno che si stabilisca un chiaro confine tra ciò che è disponibile e ciò che non lo è: saranno così evitate intromissioni inaccettabili in quel patrimonio di valori che è proprio dell'uomo in quanto tale.

5. Per quanto concerne il diritto alla vita, è doveroso denunciare lo scempio che di essa si fa nella nostra società: accanto alle vittime dei conflitti armati, del terrorismo e di svariate forme di violenza, ci sono le morti silenziose provocate dalla fame, dall'aborto, dalla sperimentazione sugli embrioni e dall'eutanasia. Come non vedere in tutto questo un attentato alla pace? L'aborto e la sperimentazione sugli embrioni costituiscono la diretta negazione dell'atteggiamento di accoglienza verso l'altro che è indispensabile per instaurare durevoli rapporti di pace. Per quanto riguarda poi la libera espressione della propria fede, un altro preoccupante sintomo di mancanza di pace nel mondo è rappresentato dalle difficoltà che tanto i cristiani quanto i seguaci di altre religioni incontrano spesso nel professare pubblicamente e liberamente le proprie convinzioni religiose. Parlando in particolare dei cristiani, debbo rilevare con dolore che essi non soltanto sono a volte impediti; in alcuni Stati vengono addirittura perseguitati, ed anche di recente si sono dovuti registrare tragici episodi di efferata violenza. Vi sono regimi che impongono a tutti un'unica religione, mentre regimi indifferenti alimentano non una persecuzione violenta, ma un sistematico dileggio culturale nei confronti delle credenze religiose. In ogni caso, non viene rispettato un diritto umano fondamentale, con gravi ripercussioni sulla convivenza pacifica. Ciò non può che promuovere una mentalità e una cultura negative per la pace.

L'uguaglianza di natura di tutte le persone

6. All'origine di non poche tensioni che minacciano la pace sono sicuramente le tante ingiuste disuguaglianze ancora tragicamente presenti nel mondo. Tra esse particolarmente insidiose sono, da una parte, le disuguaglianze nell'accesso a beni essenziali, come il cibo, l'acqua, la casa, la salute; dall'altra, le persistenti disuguaglianze tra uomo e donna nell'esercizio dei diritti umani fondamentali. Costituisce un elemento di primaria importanza per la costruzione della pace il riconoscimento dell'essenziale uguaglianza tra le persone umane, che scaturisce dalla loro comune trascendente dignità. L'uguaglianza a questo livello è quindi un bene di tutti inscritto in quella “grammatica” naturale, desumibile dal progetto divino della creazione; un bene che non può essere disatteso o vilipeso senza provocare pesanti ripercussioni da cui è messa a rischio la pace. Le gravissime carenze di cui soffrono molte popolazioni, specialmente del Continente africano, sono all'origine di violente rivendicazioni e costituiscono pertanto una tremenda ferita inferta alla pace.

7. Anche la non sufficiente considerazione per la condizione femminile introduce fattori di instabilità nell'assetto sociale. Penso allo sfruttamento di donne trattate come oggetti e alle tante forme di mancanza di rispetto per la loro dignità; penso anche — in contesto diverso — alle visioni antropologiche persistenti in alcune culture, che riservano alla donna una collocazione ancora fortemente sottomessa all'arbitrio dell'uomo, con conseguenze lesive per la sua dignità di persona e per l'esercizio delle stesse libertà fondamentali. Non ci si può illudere che la pace sia assicurata finché non siano superate anche queste forme di discriminazione, che ledono la dignità personale, inscritta dal Creatore in ogni essere umano.5

L'« ecologia della pace »

8. Scrive Giovanni Paolo II nella Lettera enciclica Centesimus annus: « Non solo la terra è stata data da Dio all'uomo, che deve usarla rispettando l'intenzione originaria di bene, secondo la quale gli è stata donata; ma l'uomo è stato donato a se stesso da Dio e deve, perciò, rispettare la struttura naturale e morale, di cui è stato dotato ».6 È rispondendo a questa consegna, a lui affidata dal Creatore, che l'uomo, insieme ai suoi simili, può dar vita a un mondo di pace. Accanto all'ecologia della natura c'è dunque un'ecologia che potremmo dire “umana”, la quale a sua volta richiede un”‘ecologia sociale”. E ciò comporta che l'umanità, se ha a cuore la pace, debba tenere sempre più presenti le connessioni esistenti tra l'ecologia naturale, ossia il rispetto della natura, e l'ecologia umana. L'esperienza dimostra che ogni atteggiamento irrispettoso verso l'ambiente reca danni alla convivenza umana, e viceversa. Sempre più chiaramente emerge un nesso inscindibile tra la pace con il creato e la pace tra gli uomini. L'una e l'altra presuppongono la pace con Dio. La poesia-preghiera di San Francesco, nota anche come « Cantico di Frate Sole », costituisce un mirabile esempio — sempre attuale — di questa multiforme ecologia della pace.

9. Ci aiuta a comprendere quanto sia stretto questo nesso tra l'una ecologia e l'altra il problema ogni giorno più grave dei rifornimenti energetici. In questi anni nuove Nazioni sono entrate con slancio nella produzione industriale, incrementando i bisogni energetici. Ciò sta provocando una corsa alle risorse disponibili che non ha confronti con situazioni precedenti. Nel frattempo, in alcune regioni del pianeta si vivono ancora condizioni di grande arretratezza, in cui lo sviluppo è praticamente inceppato anche a motivo del rialzo dei prezzi dell'energia. Che ne sarà di quelle popolazioni? Quale genere di sviluppo o di non-sviluppo sarà loro imposto dalla scarsità di rifornimenti energetici? Quali ingiustizie e antagonismi provocherà la corsa alle fonti di energia? E come reagiranno gli esclusi da questa corsa? Sono domande che pongono in evidenza come il rispetto della natura sia strettamente legato alla necessità di tessere tra gli uomini e tra le Nazioni rapporti attenti alla dignità della persona e capaci di soddisfare ai suoi autentici bisogni. La distruzione dell'ambiente, un suo uso improprio o egoistico e l'accaparramento violento delle risorse della terra generano lacerazioni, conflitti e guerre, proprio perché sono frutto di un concetto disumano di sviluppo. Uno sviluppo infatti che si limitasse all'aspetto tecnico-economico, trascurando la dimensione morale-religiosa, non sarebbe uno sviluppo umano integrale e finirebbe, in quanto unilaterale, per incentivare le capacità distruttive dell'uomo.

Visioni riduttive dell'uomo

10. Urge pertanto, pur nel quadro delle attuali difficoltà e tensioni internazionali, impegnarsi per dar vita ad un'ecologia umana che favorisca la crescita dell'« albero della pace ». Per tentare una simile impresa è necessario lasciarsi guidare da una visione della persona non viziata da pregiudizi ideologici e culturali o da interessi politici ed economici, che incitino all'odio e alla violenza. È comprensibile che le visioni dell'uomo varino nelle diverse culture. Ciò che invece non si può ammettere è che vengano coltivate concezioni antropologiche che rechino in se stesse il germe della contrapposizione e della violenza. Ugualmente inaccettabili sono concezioni di Dio che stimolino all'insofferenza verso i propri simili e al ricorso alla violenza nei loro confronti. È questo un punto da ribadire con chiarezza: una guerra in nome di Dio non è mai accettabile! Quando una certa concezione di Dio è all'origine di fatti criminosi, è segno che tale concezione si è già trasformata in ideologia.

11. Oggi, però, la pace non è messa in questione solo dal conflitto tra le visioni riduttive dell'uomo, ossia tra le ideologie. Lo è anche dall'indifferenza per ciò che costituisce la vera natura dell'uomo. Molti contemporanei negano, infatti, l'esistenza di una specifica natura umana e rendono così possibili le più stravaganti interpretazioni dei costitutivi essenziali dell'essere umano. Anche qui è necessaria la chiarezza: una visione « debole » della persona, che lasci spazio ad ogni anche eccentrica concezione, solo apparentemente favorisce la pace. In realtà impedisce il dialogo autentico ed apre la strada all'intervento di imposizioni autoritarie, finendo così per lasciare la persona stessa indifesa e, conseguentemente, facile preda dell'oppressione e della violenza.

Diritti umani e Organizzazioni internazionali

12. Una pace vera e stabile presuppone il rispetto dei diritti dell'uomo. Se però questi diritti si fondano su una concezione debole della persona, come non ne risulteranno anch'essi indeboliti? Si rende qui evidente la profonda insufficienza di una concezione relativistica della persona, quando si tratta di giustificarne e difenderne i diritti. L'aporia in tal caso è palese: i diritti vengono proposti come assoluti, ma il fondamento che per essi si adduce è solo relativo. C'è da meravigliarsi se, di fronte alle esigenze “scomode” poste dall'uno o dall'altro diritto, possa insorgere qualcuno a contestarlo o a deciderne l'accantonamento? Solo se radicati in oggettive istanze della natura donata all'uomo dal Creatore, i diritti a lui attribuiti possono essere affermati senza timore di smentita. Va da sé, peraltro, che i diritti dell'uomo implicano a suo carico dei doveri. Bene sentenziava, al riguardo, il mahatma Gandhi: « Il Gange dei diritti discende dall'Himalaia dei doveri ». È solo facendo chiarezza su questi presupposti di fondo che i diritti umani, oggi sottoposti a continui attacchi, possono essere adeguatamente difesi. Senza tale chiarezza, si finisce per utilizzare la stessa espressione, ‘diritti umani’ appunto, sottintendendo soggetti assai diversi fra loro: per alcuni, la persona umana contraddistinta da dignità permanente e da diritti validi sempre, dovunque e per chiunque; per altri, una persona dalla dignità cangiante e dai diritti sempre negoziabili: nei contenuti, nel tempo e nello spazio.

13. Alla tutela dei diritti umani fanno costante riferimento gli Organismi internazionali e, in particolare, l'Organizzazione delle Nazioni Unite, che con la Dichiarazione Universale del 1948 si è prefissata, quale compito fondamentale, la promozione dei diritti dell'uomo. A tale Dichiarazione si guarda come ad una sorta di impegno morale assunto dall'umanità intera. Ciò ha una sua profonda verità soprattutto se i diritti descritti nella Dichiarazione sono considerati come aventi fondamento non semplicemente nella decisione dell'assemblea che li ha approvati, ma nella natura stessa dell'uomo e nella sua inalienabile dignità di persona creata da Dio. È importante, pertanto, che gli Organismi internazionali non perdano di vista il fondamento naturale dei diritti dell'uomo. Ciò li sottrarrà al rischio, purtroppo sempre latente, di scivolare verso una loro interpretazione solo positivistica. Se ciò accadesse, gli Organismi internazionali risulterebbero carenti dell'autorevolezza necessaria per svolgere il ruolo di difensori dei diritti fondamentali della persona e dei popoli, principale giustificazione del loro stesso esistere ed operare.

Diritto internazionale umanitario e diritto interno degli Stati

14. A partire dalla consapevolezza che esistono diritti umani inalienabili connessi con la comune natura degli uomini, è stato elaborato un diritto internazionale umanitario, alla cui osservanza gli Stati sono impegnati anche in caso di guerra. Ciò purtroppo non ha trovato coerente attuazione, a prescindere dal passato, in alcune situazioni di guerra verificatesi di recente. Così, ad esempio, è avvenuto nel conflitto che mesi fa ha avuto per teatro il Libano del Sud, dove l'obbligo di proteggere e aiutare le vittime innocenti e di non coinvolgere la popolazione civile è stato in gran parte disatteso. La dolorosa vicenda del Libano e la nuova configurazione dei conflitti, soprattutto da quando la minaccia terroristica ha posto in atto inedite modalità di violenza, richiedono che la comunità internazionale ribadisca il diritto internazionale umanitario e lo applichi a tutte le odierne situazioni di conflitto armato, comprese quelle non previste dal diritto internazionale in vigore. Inoltre, la piaga del terrorismo postula un'approfondita riflessione sui limiti etici che sono inerenti all'utilizzo degli strumenti odierni di tutela della sicurezza nazionale. Sempre più spesso, in effetti, i conflitti non vengono dichiarati, soprattutto quando li scatenano gruppi terroristici decisi a raggiungere con qualunque mezzo i loro scopi. Dinanzi agli sconvolgenti scenari di questi ultimi anni, gli Stati non possono non avvertire la necessità di darsi delle regole più chiare, capaci di contrastare efficacemente la drammatica deriva a cui stiamo assistendo. La guerra rappresenta sempre un insuccesso per la comunità internazionale ed una grave perdita di umanità. Quando, nonostante tutto, ad essa si arriva, occorre almeno salvaguardare i principi essenziali di umanità e i valori fondanti di ogni civile convivenza, stabilendo norme di comportamento che ne limitino il più possibile i danni e tendano ad alleviare le sofferenze dei civili e di tutte le vittime dei conflitti.7

15. Altro elemento che suscita grande inquietudine è la volontà, manifestata di recente da alcuni Stati, di dotarsi di armi nucleari. Ne è risultato ulteriormente accentuato il diffuso clima di incertezza e di paura per una possibile catastrofe atomica. Ciò riporta gli animi indietro nel tempo, alle ansie logoranti del periodo della cosiddetta « guerra fredda ». Dopo di allora si sperava che il pericolo atomico fosse definitivamente scongiurato e che l'umanità potesse finalmente tirare un durevole sospiro di sollievo. Quanto appare attuale, a questo proposito, il monito del Concilio Ecumenico Vaticano II: « Ogni azione bellica che indiscriminatamente mira alla distruzione di intere città o di vaste regioni con i loro abitanti è un crimine contro Dio e contro l'uomo, che deve essere condannato con fermezza e senza esitazione ».8 Purtroppo ombre minacciose continuano ad addensarsi all'orizzonte dell'umanità. La via per assicurare un futuro di pace per tutti è rappresentata non solo da accordi internazionali per la non proliferazione delle armi nucleari, ma anche dall'impegno di perseguire con determinazione la loro diminuzione e il loro definitivo smantellamento. Niente si lasci di intentato per arrivare, con la trattativa, al conseguimento di tali obiettivi! È in gioco il destino dell'intera famiglia umana!

La Chiesa a tutela della trascendenza della persona umana

16. Desidero, infine, rivolgere un pressante appello al Popolo di Dio, perché ogni cristiano si senta impegnato ad essere infaticabile operatore di pace e strenuo difensore della dignità della persona umana e dei suoi inalienabili diritti. Grato al Signore per averlo chiamato ad appartenere alla sua Chiesa che, nel mondo, è « segno e tutela della trascendenza della persona umana »,9 il cristiano non si stancherà di implorare da Lui il fondamentale bene della pace che tanta rilevanza ha nella vita di ciascuno. Egli inoltre sentirà la fierezza di servire con generosa dedizione la causa della pace, andando incontro ai fratelli, specialmente a coloro che, oltre a patire povertà e privazioni, sono anche privi di tale prezioso bene. Gesù ci ha rivelato che « Dio è amore » (1 Gv 4,8) e che la vocazione più grande di ogni persona è l'amore. In Cristo noi possiamo trovare le ragioni supreme per farci fermi paladini della dignità umana e coraggiosi costruttori di pace.

17. Non venga quindi mai meno il contributo di ogni credente alla promozione di un vero umanesimo integrale, secondo gli insegnamenti delle Lettere encicliche Populorum progressio e Sollicitudo rei socialis, delle quali ci apprestiamo a celebrare proprio quest'anno il 40o e il 20o anniversario. Alla Regina della Pace, Madre di Gesù Cristo « nostra pace » (Ef 2,14), affido la mia insistente preghiera per l'intera umanità all'inizio dell'anno 2007, a cui guardiamo — pur tra pericoli e problemi — con cuore colmo di speranza. Sia Maria a mostrarci nel Figlio suo la Via della pace, ed illumini i nostri occhi, perché sappiano riconoscere il suo Volto nel volto di ogni persona umana, cuore della pace!

Dal Vaticano, 8 Dicembre 2006.







1Cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 357.
2Sermo 169, 11, 13: PL 38, 923.
3N. 3.
4Omelia all'Islinger Feld di Regensburg (12 settembre 2006).
5Cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla collaborazione dell'uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo (31 maggio 2004), nn. 15-16.
6N. 38.
7A tale riguardo, il Catechismo della Chiesa Cattolica ha dettato criteri molto severi e precisi: cfr nn. 2307-2317.
8Cost. past. Gaudium et spes, 80.
9Conc. Ecum. Vat. II, ibid. n. 76.


fonte: www.korazym.org

[Modificato da Discipula 12/12/2006 15.27]

[Modificato da Discipula 12/12/2006 15.27]

Caterina63
Tuesday, December 12, 2006 6:59 PM
LA PERSONA UMANA CUORE DELLA PACE

MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ
BENEDETTO XVI
PER LA CELEBRAZIONE DELLA
GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

1° GENNAIO 2007



LA PERSONA UMANA, CUORE DELLA PACE



1. All'inizio del nuovo anno, vorrei far giungere ai Governanti e ai Responsabili delle Nazioni, come anche a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, il mio augurio di pace. Lo rivolgo, in particolare, a quanti sono nel dolore e nella sofferenza, a chi vive minacciato dalla violenza e dalla forza delle armi o, calpestato nella sua dignità, attende il proprio riscatto umano e sociale. Lo rivolgo ai bambini, che con la loro innocenza arricchiscono l'umanità di bontà e di speranza e, con il loro dolore, ci stimolano a farci tutti operatori di giustizia e di pace. Proprio pensando ai bambini, specialmente a quelli il cui futuro è compromesso dallo sfruttamento e dalla cattiveria di adulti senza scrupoli, ho voluto che in occasione della Giornata Mondiale della Pace la comune attenzione si concentrasse sul tema: Persona umana, cuore della pace. Sono infatti convinto che rispettando la persona si promuove la pace, e costruendo la pace si pongono le premesse per un autentico umanesimo integrale. È così che si prepara un futuro sereno per le nuove generazioni.

La persona umana e la pace: dono e compito

2. Afferma la Sacra Scrittura: « Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò » (Gn 1,27). Perché creato ad immagine di Dio, l'individuo umano ha la dignità di persona; non è soltanto qualche cosa, ma qualcuno, capace di conoscersi, di possedersi, di liberamente donarsi e di entrare in comunione con altre persone. Al tempo stesso, egli è chiamato, per grazia, ad un'alleanza con il suo Creatore, a offrirgli una risposta di fede e di amore che nessun altro può dare al posto suo(1). In questa mirabile prospettiva, si comprende il compito affidato all'essere umano di maturare se stesso nella capacità d'amore e di far progredire il mondo, rinnovandolo nella giustizia e nella pace. Con un'efficace sintesi sant'Agostino insegna: « Dio, che ci ha creati senza di noi, non ha voluto salvarci senza di noi »(2). È pertanto doveroso per tutti gli esseri umani coltivare la consapevolezza del duplice aspetto di dono e di compito.

3. Anche la pace è insieme un dono e un compito. Se è vero che la pace tra gli individui ed i popoli — la capacità di vivere gli uni accanto agli altri tessendo rapporti di giustizia e di solidarietà — rappresenta un impegno che non conosce sosta, è anche vero, lo è anzi di più, che la pace è dono di Dio. La pace è, infatti, una caratteristica dell'agire divino, che si manifesta sia nella creazione di un universo ordinato e armonioso come anche nella redenzione dell'umanità bisognosa di essere recuperata dal disordine del peccato. Creazione e redenzione offrono dunque la chiave di lettura che introduce alla comprensione del senso della nostra esistenza sulla terra. Il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II, rivolgendosi all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 5 ottobre 1995, ebbe a dire che noi « non viviamo in un mondo irrazionale o privo di senso [...] vi è una logica morale che illumina l'esistenza umana e rende possibile il dialogo tra gli uomini e tra i popoli »(3). La trascendente “grammatica”, vale a dire l'insieme di regole dell'agire individuale e del reciproco rapportarsi delle persone secondo giustizia e solidarietà, è iscritta nelle coscienze, nelle quali si rispecchia il progetto sapiente di Dio. Come recentemente ho voluto riaffermare, « noi crediamo che all'origine c'è il Verbo eterno, la Ragione e non l'Irrazionalità »(4). La pace è quindi anche un compito che impegna ciascuno ad una risposta personale coerente col piano divino. Il criterio cui deve ispirarsi tale risposta non può che essere il rispetto della “grammatica” scritta nel cuore dell'uomo dal divino suo Creatore.

In tale prospettiva, le norme del diritto naturale non vanno considerate come direttive che si impongono dall'esterno, quasi coartando la libertà dell'uomo. Al contrario, esse vanno accolte come una chiamata a realizzare fedelmente l'universale progetto divino iscritto nella natura dell'essere umano. Guidati da tali norme, i popoli — all'interno delle rispettive culture — possono così avvicinarsi al mistero più grande, che è il mistero di Dio. Il riconoscimento e il rispetto della legge naturale pertanto costituiscono anche oggi la grande base per il dialogo tra i credenti delle diverse religioni e tra i credenti e gli stessi non credenti. È questo un grande punto di incontro e, quindi, un fondamentale presupposto per un'autentica pace.

Il diritto alla vita e alla libertà religiosa

4. Il dovere del rispetto per la dignità di ogni essere umano, nella cui natura si rispecchia l'immagine del Creatore, comporta come conseguenza che della persona non si possa disporre a piacimento. Chi gode di maggiore potere politico, tecnologico, economico, non può avvalersene per violare i diritti degli altri meno fortunati. È infatti sul rispetto dei diritti di tutti che si fonda la pace. Consapevole di ciò, la Chiesa si fa paladina dei diritti fondamentali di ogni persona. In particolare, essa rivendica il rispetto della vita e della libertà religiosa di ciascuno. Il rispetto del diritto alla vita in ogni sua fase stabilisce un punto fermo di decisiva importanza: la vita è un dono di cui il soggetto non ha la completa disponibilità. Ugualmente, l'affermazione del diritto alla libertà religiosa pone l'essere umano in rapporto con un Principio trascendente che lo sottrae all'arbitrio dell'uomo. Il diritto alla vita e alla libera espressione della propria fede in Dio non è in potere dell'uomo. La pace ha bisogno che si stabilisca un chiaro confine tra ciò che è disponibile e ciò che non lo è: saranno così evitate intromissioni inaccettabili in quel patrimonio di valori che è proprio dell'uomo in quanto tale.

5. Per quanto concerne il diritto alla vita, è doveroso denunciare lo scempio che di essa si fa nella nostra società: accanto alle vittime dei conflitti armati, del terrorismo e di svariate forme di violenza, ci sono le morti silenziose provocate dalla fame, dall'aborto, dalla sperimentazione sugli embrioni e dall'eutanasia. Come non vedere in tutto questo un attentato alla pace?

L'aborto e la sperimentazione sugli embrioni costituiscono la diretta negazione dell'atteggiamento di accoglienza verso l'altro che è indispensabile per instaurare durevoli rapporti di pace. Per quanto riguarda poi la libera espressione della propria fede, un altro preoccupante sintomo di mancanza di pace nel mondo è rappresentato dalle difficoltà che tanto i cristiani quanto i seguaci di altre religioni incontrano spesso nel professare pubblicamente e liberamente le proprie convinzioni religiose. Parlando in particolare dei cristiani, debbo rilevare con dolore che essi non soltanto sono a volte impediti; in alcuni Stati vengono addirittura perseguitati, ed anche di recente si sono dovuti registrare tragici episodi di efferata violenza. Vi sono regimi che impongono a tutti un'unica religione, mentre regimi indifferenti alimentano non una persecuzione violenta, ma un sistematico dileggio culturale nei confronti delle credenze religiose. In ogni caso, non viene rispettato un diritto umano fondamentale, con gravi ripercussioni sulla convivenza pacifica. Ciò non può che promuovere una mentalità e una cultura negative per la pace.

L'uguaglianza di natura di tutte le persone

6. All'origine di non poche tensioni che minacciano la pace sono sicuramente le tante ingiuste disuguaglianze ancora tragicamente presenti nel mondo. Tra esse particolarmente insidiose sono, da una parte, le disuguaglianze nell'accesso a beni essenziali, come il cibo, l'acqua, la casa, la salute; dall'altra, le persistenti disuguaglianze tra uomo e donna nell'esercizio dei diritti umani fondamentali.

Costituisce un elemento di primaria importanza per la costruzione della pace il riconoscimento dell'essenziale uguaglianza tra le persone umane, che scaturisce dalla loro comune trascendente dignità. L'uguaglianza a questo livello è quindi un bene di tutti inscritto in quella “grammatica” naturale, desumibile dal progetto divino della creazione; un bene che non può essere disatteso o vilipeso senza provocare pesanti ripercussioni da cui è messa a rischio la pace. Le gravissime carenze di cui soffrono molte popolazioni, specialmente del Continente africano, sono all'origine di violente rivendicazioni e costituiscono pertanto una tremenda ferita inferta alla pace.

7. Anche la non sufficiente considerazione per la condizione femminile introduce fattori di instabilità nell'assetto sociale. Penso allo sfruttamento di donne trattate come oggetti e alle tante forme di mancanza di rispetto per la loro dignità; penso anche — in contesto diverso — alle visioni antropologiche persistenti in alcune culture, che riservano alla donna una collocazione ancora fortemente sottomessa all'arbitrio dell'uomo, con conseguenze lesive per la sua dignità di persona e per l'esercizio delle stesse libertà fondamentali. Non ci si può illudere che la pace sia assicurata finché non siano superate anche queste forme di discriminazione, che ledono la dignità personale, inscritta dal Creatore in ogni essere umano(5).

L'« ecologia della pace »

8. Scrive Giovanni Paolo II nella Lettera enciclica Centesimus annus: « Non solo la terra è stata data da Dio all'uomo, che deve usarla rispettando l'intenzione originaria di bene, secondo la quale gli è stata donata; ma l'uomo è stato donato a se stesso da Dio e deve, perciò, rispettare la struttura naturale e morale, di cui è stato dotato »(6). È rispondendo a questa consegna, a lui affidata dal Creatore, che l'uomo, insieme ai suoi simili, può dar vita a un mondo di pace. Accanto all'ecologia della natura c'è dunque un'ecologia che potremmo dire “umana”, la quale a sua volta richiede un”‘ecologia sociale”. E ciò comporta che l'umanità, se ha a cuore la pace, debba tenere sempre più presenti le connessioni esistenti tra l'ecologia naturale, ossia il rispetto della natura, e l'ecologia umana. L'esperienza dimostra che ogni atteggiamento irrispettoso verso l'ambiente reca danni alla convivenza umana, e viceversa. Sempre più chiaramente emerge un nesso inscindibile tra la pace con il creato e la pace tra gli uomini. L'una e l'altra presuppongono la pace con Dio. La poesia-preghiera di San Francesco, nota anche come « Cantico di Frate Sole », costituisce un mirabile esempio — sempre attuale — di questa multiforme ecologia della pace.

9. Ci aiuta a comprendere quanto sia stretto questo nesso tra l'una ecologia e l'altra il problema ogni giorno più grave dei rifornimenti energetici. In questi anni nuove Nazioni sono entrate con slancio nella produzione industriale, incrementando i bisogni energetici. Ciò sta provocando una corsa alle risorse disponibili che non ha confronti con situazioni precedenti. Nel frattempo, in alcune regioni del pianeta si vivono ancora condizioni di grande arretratezza, in cui lo sviluppo è praticamente inceppato anche a motivo del rialzo dei prezzi dell'energia. Che ne sarà di quelle popolazioni? Quale genere di sviluppo o di non-sviluppo sarà loro imposto dalla scarsità di rifornimenti energetici? Quali ingiustizie e antagonismi provocherà la corsa alle fonti di energia? E come reagiranno gli esclusi da questa corsa? Sono domande che pongono in evidenza come il rispetto della natura sia strettamente legato alla necessità di tessere tra gli uomini e tra le Nazioni rapporti attenti alla dignità della persona e capaci di soddisfare ai suoi autentici bisogni. La distruzione dell'ambiente, un suo uso improprio o egoistico e l'accaparramento violento delle risorse della terra generano lacerazioni, conflitti e guerre, proprio perché sono frutto di un concetto disumano di sviluppo. Uno sviluppo infatti che si limitasse all'aspetto tecnico-economico, trascurando la dimensione morale-religiosa, non sarebbe uno sviluppo umano integrale e finirebbe, in quanto unilaterale, per incentivare le capacità distruttive dell'uomo.

Visioni riduttive dell'uomo

10. Urge pertanto, pur nel quadro delle attuali difficoltà e tensioni internazionali, impegnarsi per dar vita ad un'ecologia umana che favorisca la crescita dell'« albero della pace ». Per tentare una simile impresa è necessario lasciarsi guidare da una visione della persona non viziata da pregiudizi ideologici e culturali o da interessi politici ed economici, che incitino all'odio e alla violenza. È comprensibile che le visioni dell'uomo varino nelle diverse culture. Ciò che invece non si può ammettere è che vengano coltivate concezioni antropologiche che rechino in se stesse il germe della contrapposizione e della violenza. Ugualmente inaccettabili sono concezioni di Dio che stimolino all'insofferenza verso i propri simili e al ricorso alla violenza nei loro confronti. È questo un punto da ribadire con chiarezza: una guerra in nome di Dio non è mai accettabile! Quando una certa concezione di Dio è all'origine di fatti criminosi, è segno che tale concezione si è già trasformata in ideologia.

11. Oggi, però, la pace non è messa in questione solo dal conflitto tra le visioni riduttive dell'uomo, ossia tra le ideologie. Lo è anche dall'indifferenza per ciò che costituisce la vera natura dell'uomo. Molti contemporanei negano, infatti, l'esistenza di una specifica natura umana e rendono così possibili le più stravaganti interpretazioni dei costitutivi essenziali dell'essere umano. Anche qui è necessaria la chiarezza: una visione « debole » della persona, che lasci spazio ad ogni anche eccentrica concezione, solo apparentemente favorisce la pace. In realtà impedisce il dialogo autentico ed apre la strada all'intervento di imposizioni autoritarie, finendo così per lasciare la persona stessa indifesa e, conseguentemente, facile preda dell'oppressione e della violenza.

Diritti umani e Organizzazioni internazionali

12. Una pace vera e stabile presuppone il rispetto dei diritti dell'uomo. Se però questi diritti si fondano su una concezione debole della persona, come non ne risulteranno anch'essi indeboliti? Si rende qui evidente la profonda insufficienza di una concezione relativistica della persona, quando si tratta di giustificarne e difenderne i diritti. L'aporia in tal caso è palese: i diritti vengono proposti come assoluti, ma il fondamento che per essi si adduce è solo relativo. C'è da meravigliarsi se, di fronte alle esigenze “scomode” poste dall'uno o dall'altro diritto, possa insorgere qualcuno a contestarlo o a deciderne l'accantonamento? Solo se radicati in oggettive istanze della natura donata all'uomo dal Creatore, i diritti a lui attribuiti possono essere affermati senza timore di smentita. Va da sé, peraltro, che i diritti dell'uomo implicano a suo carico dei doveri. Bene sentenziava, al riguardo, il mahatma Gandhi: « Il Gange dei diritti discende dall'Himalaia dei doveri ». È solo facendo chiarezza su questi presupposti di fondo che i diritti umani, oggi sottoposti a continui attacchi, possono essere adeguatamente difesi. Senza tale chiarezza, si finisce per utilizzare la stessa espressione, ‘diritti umani’ appunto, sottintendendo soggetti assai diversi fra loro: per alcuni, la persona umana contraddistinta da dignità permanente e da diritti validi sempre, dovunque e per chiunque; per altri, una persona dalla dignità cangiante e dai diritti sempre negoziabili: nei contenuti, nel tempo e nello spazio.

13. Alla tutela dei diritti umani fanno costante riferimento gli Organismi internazionali e, in particolare, l'Organizzazione delle Nazioni Unite, che con la Dichiarazione Universale del 1948 si è prefissata, quale compito fondamentale, la promozione dei diritti dell'uomo. A tale Dichiarazione si guarda come ad una sorta di impegno morale assunto dall'umanità intera. Ciò ha una sua profonda verità soprattutto se i diritti descritti nella Dichiarazione sono considerati come aventi fondamento non semplicemente nella decisione dell'assemblea che li ha approvati, ma nella natura stessa dell'uomo e nella sua inalienabile dignità di persona creata da Dio. È importante, pertanto, che gli Organismi internazionali non perdano di vista il fondamento naturale dei diritti dell'uomo. Ciò li sottrarrà al rischio, purtroppo sempre latente, di scivolare verso una loro interpretazione solo positivistica. Se ciò accadesse, gli Organismi internazionali risulterebbero carenti dell'autorevolezza necessaria per svolgere il ruolo di difensori dei diritti fondamentali della persona e dei popoli, principale giustificazione del loro stesso esistere ed operare.

Diritto internazionale umanitario e diritto interno degli Stati

14. A partire dalla consapevolezza che esistono diritti umani inalienabili connessi con la comune natura degli uomini, è stato elaborato un diritto internazionale umanitario, alla cui osservanza gli Stati sono impegnati anche in caso di guerra. Ciò purtroppo non ha trovato coerente attuazione, a prescindere dal passato, in alcune situazioni di guerra verificatesi di recente. Così, ad esempio, è avvenuto nel conflitto che mesi fa ha avuto per teatro il Libano del Sud, dove l'obbligo di proteggere e aiutare le vittime innocenti e di non coinvolgere la popolazione civile è stato in gran parte disatteso. La dolorosa vicenda del Libano e la nuova configurazione dei conflitti, soprattutto da quando la minaccia terroristica ha posto in atto inedite modalità di violenza, richiedono che la comunità internazionale ribadisca il diritto internazionale umanitario e lo applichi a tutte le odierne situazioni di conflitto armato, comprese quelle non previste dal diritto internazionale in vigore. Inoltre, la piaga del terrorismo postula un'approfondita riflessione sui limiti etici che sono inerenti all'utilizzo degli strumenti odierni di tutela della sicurezza nazionale. Sempre più spesso, in effetti, i conflitti non vengono dichiarati, soprattutto quando li scatenano gruppi terroristici decisi a raggiungere con qualunque mezzo i loro scopi. Dinanzi agli sconvolgenti scenari di questi ultimi anni, gli Stati non possono non avvertire la necessità di darsi delle regole più chiare, capaci di contrastare efficacemente la drammatica deriva a cui stiamo assistendo. La guerra rappresenta sempre un insuccesso per la comunità internazionale ed una grave perdita di umanità. Quando, nonostante tutto, ad essa si arriva, occorre almeno salvaguardare i principi essenziali di umanità e i valori fondanti di ogni civile convivenza, stabilendo norme di comportamento che ne limitino il più possibile i danni e tendano ad alleviare le sofferenze dei civili e di tutte le vittime dei conflitti(7).

15. Altro elemento che suscita grande inquietudine è la volontà, manifestata di recente da alcuni Stati, di dotarsi di armi nucleari. Ne è risultato ulteriormente accentuato il diffuso clima di incertezza e di paura per una possibile catastrofe atomica. Ciò riporta gli animi indietro nel tempo, alle ansie logoranti del periodo della cosiddetta « guerra fredda ». Dopo di allora si sperava che il pericolo atomico fosse definitivamente scongiurato e che l'umanità potesse finalmente tirare un durevole sospiro di sollievo. Quanto appare attuale, a questo proposito, il monito del Concilio Ecumenico Vaticano II: « Ogni azione bellica che indiscriminatamente mira alla distruzione di intere città o di vaste regioni con i loro abitanti è un crimine contro Dio e contro l'uomo, che deve essere condannato con fermezza e senza esitazione »(8). Purtroppo ombre minacciose continuano ad addensarsi all'orizzonte dell'umanità. La via per assicurare un futuro di pace per tutti è rappresentata non solo da accordi internazionali per la non proliferazione delle armi nucleari, ma anche dall'impegno di perseguire con determinazione la loro diminuzione e il loro definitivo smantellamento. Niente si lasci di intentato per arrivare, con la trattativa, al conseguimento di tali obiettivi! È in gioco il destino dell'intera famiglia umana!

La Chiesa a tutela della trascendenza della persona umana

16. Desidero, infine, rivolgere un pressante appello al Popolo di Dio, perché ogni cristiano si senta impegnato ad essere infaticabile operatore di pace e strenuo difensore della dignità della persona umana e dei suoi inalienabili diritti. Grato al Signore per averlo chiamato ad appartenere alla sua Chiesa che, nel mondo, è « segno e tutela della trascendenza della persona umana »(9), il cristiano non si stancherà di implorare da Lui il fondamentale bene della pace che tanta rilevanza ha nella vita di ciascuno. Egli inoltre sentirà la fierezza di servire con generosa dedizione la causa della pace, andando incontro ai fratelli, specialmente a coloro che, oltre a patire povertà e privazioni, sono anche privi di tale prezioso bene. Gesù ci ha rivelato che « Dio è amore » (1 Gv 4,8) e che la vocazione più grande di ogni persona è l'amore. In Cristo noi possiamo trovare le ragioni supreme per farci fermi paladini della dignità umana e coraggiosi costruttori di pace.

17. Non venga quindi mai meno il contributo di ogni credente alla promozione di un vero umanesimo integrale, secondo gli insegnamenti delle Lettere encicliche Populorum progressio e Sollicitudo rei socialis, delle quali ci apprestiamo a celebrare proprio quest'anno il 40o e il 20o anniversario. Alla Regina della Pace, Madre di Gesù Cristo « nostra pace » (Ef 2,14), affido la mia insistente preghiera per l'intera umanità all'inizio dell'anno 2007, a cui guardiamo — pur tra pericoli e problemi — con cuore colmo di speranza. Sia Maria a mostrarci nel Figlio suo la Via della pace, ed illumini i nostri occhi, perché sappiano riconoscere il suo Volto nel volto di ogni persona umana, cuore della pace!

Dal Vaticano, 8 Dicembre 2006.

BENEDICTUS PP. XVI


--------------------------------------------------------------------------------

(1) Cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 357.

(2) Sermo 169, 11, 13: PL 38, 923.

(3) N. 3.

(4) Omelia all'Islinger Feld di Regensburg (12 settembre 2006).

(5) Cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla collaborazione dell'uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo (31 maggio 2004), nn. 15-16.

(6) N. 38.

(7) A tale riguardo, il Catechismo della Chiesa Cattolica ha dettato criteri molto severi e precisi: cfr nn. 2307-2317.

(8) Cost. past. Gaudium et spes, 80.

(9) Conc. Ecum. Vat. II, ibid. n. 76.

*********

Per le altre lingue:

www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/messages/peace/inde...









Ratzigirl
Wednesday, December 13, 2006 11:05 PM
Benedetto XVI incoraggia la promozione di cure palliative per i malati terminali

Nel suo Messaggio per la XV Giornata Mondiale del Malato

Nel suo Messaggio per la XV Giornata Mondiale del Malato, Benedetto XVI ha lanciato un appello per promuovere le cure palliative per i malati terminali.

La Chiesa desidera sostenere i malatti incurabili e terminali facendo appello in favore di giuste politiche sociali in grado di aiutare a eliminare le cause di molte malattie ed esortando a una assistenza maggiore per le persone morenti e per coloro per i quali non esiste nessun alcun rimedio medico”, afferma il Pontefice.

Occorre promuovere delle politiche capaci di creare le condizioni affinché gli esserei umani siano in grado persino di sopportare mallatie incurabili e morire in maniera dignitosa”, aggiunge nel Messaggio scritto in vista della Giornata che si celebrerà l’11 febbraio 2007 a Seul (Corea).

“E’ necessario sottolineare ancora una volta la necessità di maggiori centri di cure palliative che forniscono cure integrali, offrendo ai malati l’assistenza umana e l’accompagnamento spirituale di cui hanno bisogno”.

Secondo il Vescovo di Roma, “si tratta di un diritto proprio di ciascun essere umano, che tutti noi dobbiamo impegnarci a difendere”.

Il Papa incoraggia quindi “gli sforzi di coloro che operano quotidianamente per assicurare che i malati incurabili e terminali, insieme alle loro famiglie, ricevano una cura adeguata e amorevole”.

Nel Messaggio si dirige poi alle persone che soffronto di malattie terminali e incurabili.

Vi incoraggio a contemplare le sofferenze di Cristo crocifisso, e, in unione con lui, a rivolgervi al Padre con piena fiducia nel fatto che tutta la vita, e le vostre vite in particolare, si trovano nelle sue mani”, esorta.

Riponete la vostra fiducia nel fatto che le vostre sofferenze, unite con quelle di Cristo, si dimostreranno feconde per i bisogni della Chiesa e del mondo”, aggiunge.
Ratzigirl
Wednesday, December 13, 2006 11:07 PM
Udienza generale mercoledì 13 Dicembre 2006

SALUTO AI PELLEGRINI NELLA BASILICA VATICANA


Cari fratelli e sorelle!

Vi ringrazio per la vostra presenza e sono lieto di rivolgere a ciascuno di voi il mio cordiale benvenuto. Saluto anzitutto i fedeli delle Diocesi della Calabria, qui convenuti con i loro Vescovi in occasione della Visita ad Limina Apostolorum. Cari amici, la Chiesa che vive in Calabria e qui rappresentata nelle sue vive componenti – Vescovi, sacerdoti, persone consacrate e fedeli laici – ha un ruolo fondamentale da continuare a svolgere nella società calabrese. Mi riferisco innanzitutto alla sua missione evangelizzatrice, quanto mai urgente anche in questo nostro tempo per affrontare le attuali sfide culturali, sociali e religiose. Non stancatevi, pertanto, di attingere con coraggio dal Vangelo la luce e la forza per promuovere un’autentica rinascita morale, sociale ed economica della vostra Regione. Siate testimoni gioiosi di Cristo e infaticabili costruttori del suo Regno di giustizia e di amore. Esprimo, infine, già da ora, viva gratitudine alla Calabria per il dono dell’albero natalizio, albero grande e bello, che proprio oggi è stato collocato in Piazza S. Pietro. L’ho visto dalla mia finestra.

Saluto, poi, i numerosi studenti ed in particolare quelli provenienti dall’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie. In questo tempo di Avvento, Maria ci accompagna verso l’incontro con Gesù, nel mistero del suo Natale. A Lei che ieri abbiamo venerato con il titolo di Vergine di Guadalupe, Patrona del Continente americano, affido tutti voi, cari ragazzi. L’invito che a Cana rivolse ai servi: "Fate quello che vi dirà Gesù" (Gv 2,5) vi spinga ad aprire il cuore alla parola di Cristo e a farla fruttificare nella vostra vita. Vi benedico tutti con affetto.


CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA


Cari fratelli e sorelle,

dopo aver parlato a lungo del grande apostolo Paolo, prendiamo oggi in considerazione i suoi due collaboratori più stretti: Timoteo e Tito. Ad essi sono indirizzate tre Lettere tradizionalmente attribuite a Paolo, delle quali due destinate a Timoteo e una a Tito.

Timoteo è un nome greco e significa «che onora Dio». Mentre Luca negli Atti lo menziona sei volte, Paolo nelle sue lettere fa riferimento a lui ben diciassette volte (in più lo si trova una volta nella Lettera agli Ebrei). Se ne deduce che agli occhi di Paolo egli godeva di grande considerazione, anche se Luca non ritiene di raccontarci tutto ciò che lo riguarda. L'Apostolo infatti lo incaricò di missioni importanti e vide in lui quasi un alter ego, come risulta dal grande elogio che ne traccia nella Lettera ai Filippesi: «Io non ho nessuno d'animo tanto uguale (isópsychon) come lui, che sappia occuparsi così di cuore delle cose vostre » (2,20).

Timoteo era nato a Listra (circa 200 km a nord-ovest di Tarso) da madre giudea e padre pagano (cfr At 16,1). Il fatto che la madre avesse contratto un matrimonio misto e non avesse fatto circoncidere il figlio lascia pensare che Timoteo sia cresciuto in una famiglia non strettamente osservante, anche se è detto che conosceva le Scritture fin dall’infanzia (cfr 2 Tm 3,15). Ci è stato trasmesso il nome della madre, Eunice, ed anche quello della nonna, Loide (cfr 2 Tm 1,5). Quando Paolo passò per Listra all'inizio del secondo viaggio missionario, scelse Timoteo come compagno, poiché «egli era assai stimato dai fratelli di Listra e di Iconio» (At 16,2), ma lo fece circoncidere «per riguardo ai Giudei che si trovavano in quelle regioni» (At 16,3). Insieme con Paolo e Sila, Timoteo attraversò l'Asia Minore fino a Troade, da dove passò in Macedonia. Siamo inoltre informati che a Filippi, dove Paolo e Sila furono coinvolti nell'accusa di disturbatori dell’ordine pubblico e vennero imprigionati per essersi opposti allo sfruttamento di una giovane ragazza come indovina da parte di alcuni individui senza scrupoli (cfr At 16,16-40), Timoteo fu risparmiato. Quando poi Paolo fu costretto a proseguire fino ad Atene, Timoteo lo raggiunse in quella città e da lì venne inviato alla giovane Chiesa di Tessalonica per avere notizie e per confermarla nella fede (cfr 1 Ts 3,1-2). Si ricongiunse poi con l'Apostolo a Corinto, portandogli buone notizie sui Tessalonicesi e collaborando con lui nell’evangelizzazione di quella città (cfr 2 Cor 1,19).

Ritroviamo Timoteo a Efeso durante il terzo viaggio missionario di Paolo. Da lì probabilmente l’Apostolo scrisse a Filemone e ai Filippesi, e in entrambe le lettere Timoteo risulta co-mittente (cfr Fm 1; Fil 1,1). Da Efeso Paolo lo inviò in Macedonia insieme a un certo Erasto (cfr At 19,22) e poi anche a Corinto con l'incarico di recarvi una lettera, nella quale raccomandava ai Corinzi di fargli buona accoglienza (cfr 1 Cor 4,17; 16,10-11). Lo ritroviamo ancora come co-mittente della Seconda Lettera ai Corinzi, e quando da Corinto Paolo scrive la Lettera ai Romani vi unisce, insieme a quelli degli altri, i saluti di Timoteo (cfr Rm 16,21). Da Corinto il discepolo ripartì per raggiungere Troade sulla sponda asiatica del Mar Egeo e là attendere l'Apostolo diretto verso Gerusalemme a conclusione del terzo viaggio missionario (cfr At 20,4). Da quel momento sulla biografia di Timoteo le fonti antiche non ci riservano che un accenno nella Lettera agli Ebrei, dove si legge: «Sappiate che il nostro fratello Timoteo è stato messo in libertà; se arriva presto, vi vedrò insieme con lui» (13,23). In conclusione, possiamo dire che la figura di Timoteo campeggia come quella di un pastore di grande rilievo. Secondo la posteriore Storia ecclesiastica di Eusebio, Timoteo fu il primo Vescovo di Efeso (cfr 3,4). Alcune sue reliquie si trovano dal 1239 in Italia nella Cattedrale di Termoli nel Molise, provenienti da Costantinopoli

Quanto poi alla figura di Tito, il cui nome è di origine latina, sappiamo che di nascita era greco, cioè pagano (cfr Gal 2,3). Paolo lo condusse con sé a Gerusalemme per il cosiddetto Concilio apostolico, nel quale fu solennemente accettata la predicazione ai pagani del Vangelo libero dai condizionamenti della legge mosaica. Nella Lettera a lui indirizzata, l'Apostolo lo elogia definendolo «mio vero figlio nella fede comune» (Tt 1,4). Dopo la partenza di Timoteo da Corinto, Paolo vi inviò Tito con il compito di ricondurre quella indocile comunità all’obbedienza. Tito riportò la pace tra la Chiesa di Corinto e l’Apostolo, che ad essa scrisse in questi termini: «Dio che consola gli afflitti ci ha consolati con la venuta di Tito, e non solo con la sua venuta, ma con la consolazione che ha ricevuto da voi. Egli infatti ci ha annunziato il vostro desiderio, il vostro dolore, il vostro affetto per me... A questa nostra consolazione si è aggiunta una gioia ben più grande per la letizia di Tito, poiché il suo spirito è stato rinfrancato da tutti voi» (2 Cor 7,6-7.13). A Corinto Tito fu poi ancora rimandato da Paolo - che lo qualifica come «mio compagno e collaboratore» (2 Cor 8,23) - per organizzarvi la conclusione delle collette a favore dei cristiani di Gerusalemme (cfr 2 Cor 8,6). Ulteriori notizie provenienti dalle Lettere Pastorali lo qualificano come Vescovo di Creta (cfr Tt 1,5), da dove su invito di Paolo raggiunse l'Apostolo a Nicopoli in Epiro (cfr Tt 3,12). In seguito andò anche in Dalmazia (cfr 2 Tm 4,10). Siamo sprovvisti di altre informazioni sugli spostamenti successivi di Tito e sulla sua morte.

Concludendo, se consideriamo unitariamente le due figure di Timoteo e di Tito, ci rendiamo conto di alcuni dati molto significativi. Il più importante è che Paolo si avvalse di collaboratori nello svolgimento delle sue missioni. Egli resta certamente l'Apostolo per antonomasia, fondatore e pastore di molte Chiese. Appare tuttavia chiaro che egli non faceva tutto da solo, ma si appoggiava a persone fidate che condividevano le sue fatiche e le sue responsabilità. Un’altra osservazione riguarda la disponibilità di questi collaboratori. Le fonti concernenti Timoteo e Tito mettono bene in luce la loro prontezza nell’assumere incombenze varie, consistenti spesso nel rappresentare Paolo anche in occasioni non facili. In una parola, essi ci insegnano a servire il Vangelo con generosità, sapendo che ciò comporta anche un servizio alla Chiesa stessa. Raccogliamo infine la raccomandazione che l'apostolo Paolo fa a Tito nella lettera a lui indirizzata: «Voglio che tu insista su queste cose, perché coloro che credono in Dio si sforzino di essere i primi nelle opere buone. Ciò è bello e utile per gli uomini» (Tt 3,8). Mediante il nostro impegno concreto dobbiamo e possiamo scoprire la verità di queste parole, e proprio in questo tempo di Avvento essere anche noi ricchi di opere buone e così aprire le porte del mondo a Cristo, il nostro Salvatore.
Sybella
Thursday, December 14, 2006 11:02 AM
Celebrazioni di gennaio 2007
Ecco le celebrazioni presiedute da Papa Benedetto nella prima settimana del nuovo anno:

1° gennaio 2007

SOLENNITÀ DI MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO - GIORNATA MONDIALE DELLA PACE
Basilica Vaticana, ore 10

6 gennaio 2007

SOLENNITÀ DELLA EPIFANIA DEL SIGNORE
Basilica Vaticana, ore 10

7 gennaio 2007

FESTA DEL BATTESIMO DEL SIGNORE
Cappella Sistina, ore 10 (Battesimi)

Discipula
Thursday, December 14, 2006 3:33 PM
Incontro con gli universitari

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Giovedì 14 dicembre alle ore 17, nella Basilica di San Pietro, avrà luogo il tradizionale incontro natalizio degli universitari romani con il Santo Padre. Dopo la Concelebrazione Eucaristica presieduta dal Cardinale Camillo Ruini, Vicario generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, Papa Benedetto XVI scenderà nella Basilica Vaticana per incontrare la comunità degli Atenei romani. L'incontro conclude la “V Convention europea” degli studenti universitari, iniziata domenica 10 dicembre sul tema: “La carità intellettuale, via per una nuova cooperazione tra Europa e Asia”. Insieme alle delegazioni universitarie europee hanno preso parte ai lavori studenti provenienti dalla Cina, dall'India e dalle Filippine.
L'animazione liturgica della Santa Messa sarà eseguita dal Coro e Orchestra interuniversitario, formato da 500 coristi e da 65 orchestrali, provenienti dai Conservatori e Istituti di Musica pareggiati d'Italia. Durante la Celebrazione Eucaristica, la delegazione universitaria della Bulgaria consegnerà l'Icona della Sedes Sapientiae alla delegazione universitaria dell'Albania, nazione nella quale l'Icona proseguirà il suo pellegrinaggio nelle città universitarie. Prenderanno parte all'incontro circa 10.000 studenti, insieme ai docenti e al personale tecnico-amministrativo degli Atenei di Roma.

(S.L.) (Agenzia Fides 14/12/2006; righe 15, parole 191)

Discipula
Thursday, December 14, 2006 3:38 PM
Papa: ''Fedeltà e astinenza per evitare l'Aids''

Benedetto XVI e Christodoulos: ''Scienziati rispettino sacralità della persona''
Il Pontefice è tornato a parlare della situazione del Medio Oriente: ''Ripetutamente mi sono espresso per la cessazione delle violenze in Libano, in Terra Santa e in Iraq''




Città del Vaticano, 14 dic. (Adnkronos/Ign) - ''E' di vitale importanza comunicare il messaggio che la fedeltà nel matrimonio e l'astinenza al di fuori di esso sono la via migliore per evitare l'infezione e per fermare la diffusione dell'Aids. I valori che promanano da un'autentica comprensione del matrimonio e della vita familiare costituiscono il solo sicuro fondamento per una società stabile''. Così il Pontefice si espresso incontrando il nuovo ambasciatore del Lesotho Makase Nyaphisi, durante la cerimonia di consegna delle credenziali in Vaticano. ''La piaga dell'Aids - ha affermato Ratzinger - che affligge milioni di persone nel continente africano, ha portato indicibili sofferenze alla popolazione del suo Paese. Voglio assicurare l'impegno della Chiesa Cattolica per fare quanto possibile nel portare aiuto a coloro che sono afflitti da questa crudele malattia''. Il Papa è tornato poi a parlare della situazione del Medio Oriente ricevendo il nuovo ambasciatore della Siria presso la Santa Sede Makram Obeid. ''Ripetutamente mi sono espresso - ha detto il Papa - per la cessazione delle violenze in Libano, in Terra Santa e in Iraq. Il mondo assiste con dolore al ciclo di morte e distruzione, che causa la sofferenza di civili innocenti'' che, trasformati in obiettivi, sono ''rapiti o assassinati''. In merito alle strade da perseguire per la soluzione dei conflitti il Pontefice ha sottolineato: ''Come molti osservatori imparziali, credo che le soluzioni sono possibili all'interno della cornice del diritto internazionale''. Nel discorso rivolto ai nuovi ambasciatori di Danimarca, Kyrgyzstan, Mozambico, Uganda, Siria e Lesotho, al termine della presentazione delle lettere credenziali di ciascuno, il Papa ha invitato i responsabili dei governi delle nazioni ad impegnarsi in favore dei principi del bene comune, della pace e della giustizia e non per dare benefici a piccoli gruppi. ''E' in effetti un dovere dei responsabili della società - ha affermato Benedetto XVI - di non far creare in un Paese o in una regione delle situazioni di insoddisfazione grave sul piano politico, economico o sociale, che possono lasciar pensare alle persone che esse sono messe ai margini della società''. Tali ingiustizie, ha osservato il Pontefice, non possono che essere all'origine di disordini e ''generare una sorta di escalation della violenza''. Ancora, il Papa ha sottolineato l'importanza, in questo quadro, di combattere la corruzione. In mattinata Benedetto XVI ha avuto un incontro di circa 30 minuti con il Primate ortodosso greco Christodoulos. I due leader religiosi hanno firmato una dichiarazione ecumenica comune. ''Noi vogliamo rendere omaggio - si legge nel testo - ai progressi impressionanti realizzati in tutti i campi delle scienze, in particolare in quelli che riguardano l'uomo'', invitiamo ''tuttavia le autorità e gli scienziati al rispetto del carattere sacro della persona umana e della sua dignità, perché la sua vita è un dono divino''. Ratzinger e Christodoulos esprimono inoltre la loro inquietudine osservando come ''le scienze pratichino delle sperimentazioni sull'essere umano, che non rispettano né la dignità nè l'integrità della persona in tutte le fasi della sua esistenza, dal concepimento alla fine naturale''. Particolare attenzione nel testo viene data all'Europa alla quale si chiede ''una prova di sensibilità per proteggere più efficacemente i diritti fondamentali dell'uomo. Auspichiamo - si legge nel documento - una feconda collaborazione per far riscoprire ai nostri contemporanei le radici cristiane dell'Europa che hanno forgiato le diverse nazioni''. Allargando lo sguardo alla situazione mondiale i due capi religiosi ''invitano i Paesi ricchi ad una più grande attenzione a quelli poveri'' e non fanno mancare un riferimento ''allo sfruttamento abusivo del Creato''. In ragione di queste ''convinzioni comuni'' Benedetto XVI e Christodoulos ribadiscono ''il desiderio di collaborare allo sviluppo della società, in una cooperazione costruttiva per il servizio dei popoli e dell'uomo''. In un passaggio i due leader religiosi si impegnano a ''percorrere insieme l'arduo cammino del dialogo nella verità in vista del ristabilimento della piena comunione della fede nel legame dell'amore''. ''Poiché - prosegue il testo - a dispetto delle difficoltà constatate, questa via è una delle vie essenziali di cui noi disponiamo per ristabilire l'unità tanto desiderata del corpo ecclesiale'' e allo stesso tempo ''per rafforzare la credibilità del messaggio cristiano in un periodo di cambiamenti nelle società'' ma anche ''di grandi ricerche spirituali''.


ratzi.lella
Thursday, December 14, 2006 8:16 PM
storico incontro
Storico incontro tra Benedetto XVI e l’arcivescovo ortodosso di Atene e di tutta la Grecia Christodoulos

(14 dicembre 2006 - RV) Storico incontro, stamane in Vaticano, tra Benedetto XVI e l’arcivescovo ortodosso di Atene e di tutta la Grecia, per la prima volta in visita ufficiale al Papa e alla Chiesa di Roma. In una Dichiarazione comune il Pontefice e l’arcivescovo Christodoulos hanno sottoscritto la necessità di perseverare nel cammino di un dialogo teologico costruttivo per ristabilire la piena unità dei cristiani.



Verso l'unità. Faccia a faccia tra il papa e il capo della Chiesa ortodossa greca
di Mattia Bianchi



Comunione di intenti sul fronte del relativismo e dei diritti umani, ma anche una testimonianza di unità spirituale. È stata questa la cifra dell’incontro tra Benedetto XVI e l'arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, Christodoulos.

Comunione di intenti sul fronte del relativismo e dei diritti umani, ma anche una testimonianza di unità spirituale. È stata questa la cifra dell’incontro tra Benedetto XVI e l'arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, Christodoulos, massimo esponente della Chiesa ortodossa del Paese. Un evento ecumenico di massima importanza, perché è la prima volta che un primate greco compie una visita ufficiale in Vaticano. Da parte sua, il papa comincia i raccogliere i frutti di una nuova stagione di dialogo con gli Ortodossi, a pochi giorni dall’incontro con il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I.



Al centro dell’udienza di oggi, parole e gesti solenni, con un incontro privato durato mezzora, lo scambio di discorsi e la firma di una dichiarazione comune. Benedetto XVI ha rimarcato la necessità di ''intraprendere delle azioni pastorali comuni'' in ogni Paese europeo per affrontare le sfide che ogni giorno ha davanti il cristianesimo, a cominciare dalla “secolarizzazione crescente, relativismo e nichilismo''. Fenomeni, continua il papa, che conducono a leggi contrarie alla ''dignità inalienabile delle persone'' e che ''mettono in pericolo istituzioni'' fondamentali come il matrimonio. È la dimensione spirituale dell’Europa quella che sta a cuore a Benedetto XVI, perché l’Unione “non può essere solo una realtà esclusivamente economica”: in questo senso, “i cattolici e gli ortodossi sono chiamati a offrire il proprio contributo culturale e soprattutto spirituale”, specie su terreni come quello della dignità umana, della libertà religiosa e del rispetto delle minoranze, “senza per questo arrivare ad una omogeneità culturale che rischierebbe di far perdere ''una grande ricchezza culturale''.

Nell’incontro, sono poi emersi gli aspetti teologici del confronto tra cattolici e ortodossi, con la speranza di Christodoulos che vengano superati “gli ostacoli dogmatici che ostacolano il cammino dell'unità nella fede”. “Intensificheremo le nostre preghiere e rafforzeremo la nostra volontà di vivere attraverso il consenso la piena unità”, ha detto l’arcivescovo di Atene, secondo il quale l’obiettivo finale del dialogo rimane quello di celebrare insieme l'eucaristia. “E proprio per raggiungere l'obiettivo della piena comunione - ha affermato ancora Christodoulos - noi auspichiamo che la Commissione teologica mista internazionale, incaricata del dialogo fra Chiesa ortodossa e Chiesa cattolica romana, abbia successo”.



Speranze e auspici espressi anche nella dichiarazione comune, firmata a fine mattinata, insieme ad un richiamo su molti altri temi. "Vogliamo rendere omaggio – si legge nel testo di Benedetto XVI e Christodoulos - ai progressi impressionanti realizzati in tutti gli ambiti della scienza, sopratutto in quelli che riguardano l'uomo, invitando i responsabili e gli scienziati al rispetto del carattere sacro della persona umana e della sua dignità, perché la sua vita è un dono divino". Da qui, la preoccupazione per le "sperimentazioni sull'essere umano, che non rispettano né la dignità ne l'integrità della persona umana in tutte le fasi della sua esistenza, dal concepimento alla sua fine naturale".

Per il papa e l’arcivescovo "è necessario non sfruttare in maniera abusiva la creazione, che è l'opera di Dio: chiediamo - affermano - un impegno per una gestione ragionevole e rispettosa della creazione". "Chiediamo inoltre - prosegue la dichiarazione congiunta - di proteggere più efficacemente, nei nostri paesi, in Europa e a livello internazionale, i diritti fondamentali dell'uomo, fondata sulla dignità della persona creata a immagine di Dio". A riguardo, "le religioni hanno un ruolo da giocare per assicurare il raggiungimento della pace nel mondo e che esse non debbano in nessun modo essere dei focolai di intolleranza e violenza". "Come capi religiosi cristiani, esortiamo tutti i capi religiosi a - scrivono - a perseguire e rafforzare il dialogo interreligioso e a lavorare per creare una società della pace e di fraternità tra le persone e i popoli: è questa una delle missioni delle religioni. E' in questo senso - conclude la dichiarazione - che i cristiani lavorano e vogliono continuare a lavorare nel mondo, con tutti gli uomini e le donne di buona volontà, con uno spirito di solidarietà e fraternità".

La visita di Christodoulos si era aperta, ieri sera, con una cena offerta dal card. Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani, nella Casa di Santa Marta, in Vaticano, per proseguire con altri momenti significativi. Nel pomeriggio, nella basilica di San Paolo fuori le Mura primate greco ortodosso, Christodoulos ha ricevuto in dono una parte delle catene con cui, secondo la tradizione, fu imprigionato san Paolo, fondatore della Chiesa di Grecia. "Riceviamo questo frammento delle catene dell'apostolo Paolo come una reliquia molto preziosa", ha detto l'arcivescovo. "La Grecia è fiera di avere l'apostolo Paolo come padre spirituale e dottore, di essere stata iniziata da lui alla verità del Vangelo, e non soltanto lei ma l'Europa intera". Il primate greco ha poi espresso l'auspicio che gli anelli della catena, sin qui regolarmente portati in processione all'interno della basilica romana e nel quartiere di San Paolo, "siano il legame infrangibile che unisce l'Oriente e l'Occidente".

E in questa prospettiva, assumono un significato particolare gli altri momenti del viaggio. Domani, Christodoulos visiterà la chiesa di San Teodoro Megalomartire, attribuita all'uso liturgico della comunità greca-ortodossa di Roma, e la Basilica di San Clemente per la preghiera sulla tomba di San Cirillo. Alle 10.45, tappa alla Basilica di San Giovanni in Laterano, seguita da una visita alla Pontificia Università Lateranense, per la cerimonia di conferimento di un dottorato "honoris causa" in diritto civile e canonico. Nel pomeriggio sarà la volta della visita della Basilica di Santa Maria Maggiore, seguita dal pellegrinaggio alle catacombe di Priscilla. Sabato 16 dicembre, inoltre, ultimo incontro al Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani.

(da www.korazym.org/default.asp)



[Modificato da ratzi.lella 14/12/2006 20.19]

Ratzigirl
Thursday, December 14, 2006 8:28 PM
Il Papa "addolorato" prega per le vittime del tifone Durian
Telegramma di cordoglio di Benedetto XVI al Nunzio apostolico, mons. Filoni.
Continua a salire il bilancio dei morti, almeno 350.


?"Profondamente addolorato" per la tragedia del tifone nelle Filippine orientali, Benedetto XVI "assicura la sua vicinanza nella preghiera a tutti i colpiti".

Così il Papa esprime il suo cordoglio per le vittime del tifone Durian in un telegramma inviato al Nunzio apostolico nel Paese, mons. Fernando Filoni, a firma del Segretario di Stato, card. Tarcisio Bertone. Intanto il bilancio dei morti sembra aver superato le 350 vittime.

Nel messaggio, il Papa "raccomanda i deceduti all'amorevole misericordia dell'Onnipotente e sulle loro famiglie addolorate invoca la benedizione divina della forza e della consolazione".

Il Pontefice, prosegue il telegramma, "prega allo stesso modo per gli operatori dei soccorsi e tutti quelli impegnati nel fornire assistenza alle famiglie sfollate, incoraggiandoli a perseverare nei loro sforzi di portare aiuto e sostegno".

Il tifone che ha colpito il Paese è di categoria 5, la massima; al suo passaggio si è pure risvegliato il vulcano Mayon, 320 km a sud di Manila, che ha eruttato un mare di detriti, fango e pietre.

Queste hanno coperto 2 villaggi della zona, ma ne hanno colpiti almeno altri 5. Al momento le vittime accertate sembrano essere 350, ma i soccorritori sono pessimisti.
Ratzigirl
Thursday, December 14, 2006 8:30 PM
DOMANI IL PAPA RICEVE IL PATRIARCA COPTO DI ALESSANDRIA
Delegazione vescovi copti in udienza in Vaticano


Papa Benedetto XVI riceverà domani mattina in udienza una delegazione della Chiesa copta cattolica d'Egitto. Saranno presenti tutti i vescovi per esprimere 'comunione' al Pontefice. Per l'occasione sarà presentato al Papa il nuovo Patriarca copto di Alessandria, Antonius Naguib, che è stato eletto al posto di Stephanos II Ghattas, alcuni mesi fa.
(APCOM)
Ratzigirl
Thursday, December 14, 2006 11:12 PM
Il Papa esorta l’Uganda a progredire rimanendo fedele alle sue radici

Per la presentazione delle lettere credenziali dell’Ambasciatore del Paese

“L’Uganda può compiere progressi verso un autentico sviluppo integrale rimanendo fedele alle sue radici”, ha affermato Benedetto XVI questo giovedì ricevendo il nuovo ambasciatore straordinario e plenipotenziario del Paese, la principessa Elizabeth Bagaya, in occasione della presentazione delle sue lettere credenziali.

Il Paese africano, situato nel cuore della regione dei Grandi Laghi, “condivide molte caratteristiche presenti nella cultura Africana”, ha ricordato il Papa, citando “alcuni di questi splendidi valori: il rispetto che dovrebbe essere dato a ogni vita umana dal concepimento alla morte naturale, il ruolo della famiglia come pietra angolare della società e un senso del sacro ispiratore”.

Il Pontefice ha affermato di aver “seguito da vicino le sfide che affronta il continente africano”, alcune delle quali si sono presentate con vari gradi di urgenza in Uganda.

Questi eventi, purtroppo, “derivano spesso dall’orgoglio umano e dalla violenza”, ha constatato.

Di fronte a questa difficile situazione, il Governo ugandese deve affrontare “il pressante dovere di rispondere con decisione alle necessità di tutti coloro che soffrono i tragici effetti della prolungata violenza nel nord” del Paese, ad opera dei ribelli dell’“Esercito di Resistenza del Signore” (LRA, dalle iniziali in inglese).

La comunità internazionale, dal canto suo, “deve dare la giusta attenzione alla grave crisi umanitaria che colpisce più di un milione di persone nella regione”, ha denunciato.

Ed ha poi sottolineato che “molti Ugandesi e alcune organizzazioni internazionali lavorano con impegno, spesso mettendo a rischio la propria vita, per assistere gli sfollati e gli emarginati”.

Il Papa ha quindi osservato che l’Uganda “deve continuare a lottare per una combinazione bilanciata del vecchio e del nuovo, promuovendo sempre il rispetto per la famiglia e per la comunità più ampia, il progresso materiale e l’arricchimento culturale, la libertà individuale e la solidarietà nazionale”.

Una delle chiavi per assicurare il successo di una democrazia risiede nella partecipazione e nell’incoraggiamento di un sincero e fruttuoso dialogo, ha osservato.

Anche se lo scambio reciproco di opinioni e idee “non è sempre facile”, “il buon governo richiede che quanti hanno opinioni differenti siano ascoltati, rispettati e coinvolti nel processo decisionale”.

“E’ solo in un’atmosfera simile di comprensione e cooperazione che un progresso vero e duraturo può essere realizzato e sostenuto”, ha rimarcato.

In questo contesto, il Pontefice spera che “quanti hanno l’autorità faranno tutto ciò che è in loro potere per assicurare che la Chiesa resti un partner importante in questo scambio di idee assegnandole le garanzie giuridiche che riconoscono la sua libertà nello svolgere la missione divina che le è stata affidata”.

Il desiderio della Chiesa cattolica, infatti, è “promuovere la speranza e il coraggio con la proclamazione della Buona Novella a tutto il popolo di Dio”, così come è “sinceramente impegnata nell’assistere tutti gli sforzi per promuovere la pace”.

A questo proposito, Benedetto XVI ha auspicato che il Secondo Summit della Conferenza Internazionale sulla Regione dei Grandi Laghi, che inizia questo giovedì, “susciterà speranze per un futuro di sicurezza basato sul dialogo e sulla cooperazione”.

Il Papa ha quindi definito “incoraggiante” sapere del progresso che l’Uganda sta compiendo nella promozione dello sviluppo a lungo termine attraverso la riduzione della povertà e l’estensione delle possibilità educative.

“L’alta percentuale di giovani nella vostra popolazione dà vitalità e rinnovata speranza alla Nazione”, ha osservato.

Sottolineato la cooperazione tra la Chiesa e la società civile, che ha portato “molte benedizioni in Uganda”, soprattutto nei settori dell’istruzione, dell’assistenza sanitaria e della lotta contro l’HIV/AIDS, il Papa ha concluso auspicando “che il popolo dell’Uganda continuerà a trarre crescenti benefici da questo sostegno”.
euge65
Sunday, December 17, 2006 12:55 PM
le Parole dell'Angelus domenica 17/12/06
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS


PRIMA DELL’ANGELUS


DOPO L’ANGELUS

Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:


PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Nell’odierna terza Domenica di Avvento la liturgia ci invita alla gioia dello spirito. Lo fa con la celebre antifona che riprende un’esortazione dell’apostolo Paolo: "Gaudete in Domino", "Rallegratevi nel Signore sempre … il Signore è vicino" (cfr Fil 4,4.5). Anche la prima Lettura biblica della Messa è un invito alla gioia. Il profeta Sofonìa, alla fine del VII secolo a.C., si rivolge alla città di Gerusalemme e alla sua popolazione con queste parole: "Gioisci, figlia di Sion, esulta, Israele, / e rallégrati con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme! / … Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente" (Sof 3,14.17). Dio stesso viene rappresentato con analoghi sentimenti: "Esulterà di gioia per te, ti rinnoverà con il suo amore, / si rallegrerà per te con grida di gioia, come nei giorni di festa" (Sof 3,17-18a). Questa promessa si è pienamente realizzata nel mistero del Natale, che celebreremo tra una settimana, e che chiede di rinnovarsi nell’"oggi" della nostra vita e della storia.

La gioia che la liturgia risveglia nei cuori dei cristiani, non è riservata a loro soli: è un annuncio profetico destinato all’umanità intera, in modo particolare ai più poveri, in questo caso ai più poveri di gioia! Pensiamo ai nostri fratelli e sorelle che, specialmente in Medio Oriente, in alcune zone dell’Africa ed in altre parti del mondo vivono il dramma della guerra: quale gioia possono vivere? Come sarà il loro Natale? Pensiamo a tanti ammalati e persone sole che, oltre ad essere provati nel fisico, lo sono anche nell’animo, perché non di rado si sentono abbandonati: come condividere con loro la gioia senza mancare di rispetto alla loro sofferenza? Ma pensiamo anche a coloro – specialmente ai giovani – che hanno smarrito il senso della vera gioia, e la cercano invano là dove è impossibile trovarla: nell’esasperata corsa verso l’autoaffermazione e il successo, nei falsi divertimenti, nel consumismo, nei momenti di ebbrezza, nei paradisi artificiali della droga e di ogni forma di alienazione. Non possiamo non mettere a confronto la liturgia di oggi e il suo "Rallegratevi!" con queste drammatiche realtà. Come ai tempi del profeta Sofonìa, è proprio a chi è nella prova, ai "feriti della vita ed orfani della gioia" che si rivolge in modo privilegiato la Parola del Signore. L’invito alla gioia non è un messaggio alienante, né uno sterile palliativo, ma, al contrario, é profezia di salvezza, appello ad un riscatto che parte dal rinnovamento interiore.

Per trasformare il mondo, Dio ha scelto un’umile fanciulla di un villaggio della Galilea, Maria di Nazaret, e l’ha interpellata con questo saluto: "Rallégrati, piena di grazia, il Signore è con te". In quelle parole sta il segreto dell’autentico Natale. Dio le ripete alla Chiesa, a ciascuno di noi: Rallegratevi, il Signore è vicino! Con l’aiuto di Maria, offriamo noi stessi, con umiltà e coraggio, perché il mondo accolga Cristo, che è la sorgente della vera gioia.

[01858-01.01] [Testo originale: Italiano]


DOPO L’ANGELUS

Il mio pensiero va oggi alle centinaia di migliaia di profughi irakeni in Siria, costretti a lasciare il loro Paese a causa della drammatica situazione che vi si sta vivendo. In loro favore si sta già impegnando a fondo la Caritas della Siria; mi rivolgo tuttavia alla sensibilità dei privati, delle Organizzazioni internazionali e dei Governi, perché si facciano ulteriori sforzi per venire incontro ai loro più urgenti bisogni. Elevo al Signore la mia preghiera, perché dia conforto a questi fratelli e sorelle e muova a generosità il cuore di tanti.

Bienvenue à vous, chers pèlerins francophones réunis ce matin pour la prière de l’Angelus. Puissiez-vous marcher dans la joie à la rencontre du Seigneur qui vient, vous laissant renouveler par l’amour de Dieu, pour répondre toujours plus généreusement aux besoins de vos frères. Avec la Bénédiction apostolique.

I am happy to greet all the English-speaking pilgrims and visitors present for today’s Angelus. As we celebrate the Third Sunday of Advent we are called to purify our hearts and to open them with joy to Christ our Lord and Saviour. He comes to us in our humanity, offering us a share in his divinity. May your stay in Rome renew your faith in the Lord, and may he grant you all a blessed Sunday!

In adventlicher Freude grüße ich die Pilger und Besucher deutscher Sprache. „Der Herr ist nahe!" ruft uns die Liturgie des heutigen Sonntags Gaudete zu. Christus beschenkt uns um so mehr mit seiner Nähe, je freier wir uns ihm zuwenden und das Licht des Friedens und der Güte Gottes in unserer Umgebung verbreiten. Der Herr stärke euer Zeugnis vor den Menschen mit der Kraft seines Heiligen Geistes! Euch allen einen gesegneten dritten Adventssonntag!

Saludo cordialmente a los fieles de lengua espanola, de modo especial a los representantes de la emisora católica de radio y televisión "El Sembrador", venidos de California. Anunciad a todos que ya llega la plenitud de los tiempos, pues un nino nos nacerá en Belén y será llamado Dios todopoderoso, y en él serán bendecidos todos los pueblos de la tierra!

„Radujcie sie zawsze w Panu, raz jeszcze powtarzam: radujcie sie. Pan jest blisko!". Slowami dzisiejszej Niedzieli „Gaudete" pozdrawiam wszystkich Polaków. Z radoscia czekamy na Chrystusa. To On nas zbawia. Przychodzi do nas w swoim Slowie, sakramentach i w drugim czlowieku. Zna i kocha kazdego z nas. Otwórzmy Mu nasze serca. Niech Ten, na którego czekamy nam blogoslawi.

["Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. Il Signore è vicino!" Saluto tutti i Polacchi con le parole dell’odierna Domenica "Gaudete". Con gioia aspettiamo il Cristo. È Lui che ci porta salvezza. Viene a noi nella sua parola, nei sacramenti, nel prossimo. Conosce e ama ognuno di noi. Apriamogli i nostri cuori. Colui che aspettiamo ci benedica tutti.]

Pozdravljam romarje iz Slovenije, med njimi še posebej pevce iz Borovnice! Vesel sem, da vas je v tem adventnem casu želja srecati Gospoda privedla v Rim. Naj vas spremlja moj blagoslov!

[Saluto i pellegrini della Slovenia, specialmente i membri del coro di Borovnica! Sono contento che in questo tempo di Avvento il desiderio di incontrare il Signore vi abbia portato a Roma. Vi accompagni la mia Benedizione!]

Rivolgo un saluto speciale ai bambini e ai ragazzi di Roma, venuti con i familiari e gli educatori per la benedizione delle statuette di Gesù Bambino, che porranno nei presepi delle loro case, delle scuole e degli oratori. Ringrazio il Centro Oratori Romani che ha organizzato questo significativo pellegrinaggio e benedico di cuore tutti i "Bambinelli". Cari ragazzi, davanti al presepe, pregate Gesù anche per le intenzioni del Papa! Vi ringrazio e vi auguro un buon Natale!

Saluto tutti i pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli della parrocchia di Santa Francesca Cabrini in Roma, i lavoratori delle aziende del Gruppo Telecom Italia, la società "Pallacanestro Cantù" che ricorda i 70 anni di attività, il personale dell’Ospedale San Giuseppe e Melorio di Santa Maria Capua Vetere, il corteo storico-folcloristico organizzato dall’Accademia "Nuova Ellade Italia" e l’associazione culturale "Per una speranza in più", di Verona. A tutti auguro una buona domenica e una fruttuosa preparazione al santo Natale.

[01859-XX.01] [Testo originale: Plurilingue]

[B0661-XX.01]


--------------------------------------------------------------------------------
ratzi.lella
Sunday, December 17, 2006 1:10 PM
ciao euge
trovo che il testo dell'omelia che ha preceduto l'angelus sia uno dei piu' belli che il papa abbia pronunciato

"La gioia che la liturgia risveglia nei cuori dei cristiani, non è riservata a loro soli: è un annuncio profetico destinato all’umanità intera, in modo particolare ai più poveri, in questo caso ai più poveri di gioia!"

[Modificato da ratzi.lella 17/12/2006 13.16]

euge65
Sunday, December 17, 2006 6:12 PM
Re: ciao euge
[QUOTE][DIM]7pt[=DIM]Scritto da: ratzi.lella 17/12/2006 13.10
trovo che il testo dell'omelia che ha preceduto l'angelus sia uno dei piu' belli che il papa abbia pronunciato

[C][G]"La gioia che la liturgia risveglia nei cuori dei cristiani, non è riservata a loro soli: è un annuncio profetico destinato all’umanità intera, in modo particolare ai più poveri, in questo caso ai più poveri di gioia!"[/G][/C]

<p><font class='xsmall'>[<i>Modificato da ratzi.lella 17/12/2006 13.16</i>]</font></p>[/DIM][/QUOTE]

HAI RAGIONE LELLA!!!!!!!!MA CHISSA' QUANTI AVRANNO APPREZZATO NEL PROFONDO QUESTE PAROLE????????????!!!!!!!!!!!
stupor-mundi
Sunday, December 17, 2006 9:16 PM
Re: Re: ciao euge

Scritto da: euge65 17/12/2006 18.12


HAI RAGIONE LELLA!!!!!!!!MA CHISSA' QUANTI AVRANNO APPREZZATO NEL PROFONDO QUESTE PAROLE????????????!!!!!!!!!!!



Ti quoto! Ma noi, intanto, gaudeamus!
ratzi.lella
Sunday, December 17, 2006 9:42 PM
anticipazione...
PAPA/ NUNZIO APOSTOLICO IN ITALIA DIVENTERA' VESCOVO PALERMO
La nomina di monsignor Romeo non ancora ufficializzata

Città del Vaticano, 17 dic. (Apcom) - L'arcivescovo Paolo Romeo, attualmente nunzio apostolico presso lo Stato italiano, diventerà vescovo di Palermo. E' quanto si apprende in ambienti vaticani. La nomina, non ancora ufficiale, verrà annunciata nei prossimi giorni. L'attuale arcivescovo, cardinale Salvatore De Giorgi, è nato nel 1930.

e' chiaro che noi riportiamo ogni indiscrezione, ma penso proprio che la segreteria di stato deva scovare la talpa chiacchierona e mandarla a scavare fosse...
Ratzigirl
Monday, December 18, 2006 6:59 PM
Benedetto XVI visiterà Assisi nel giugno prossimo

Avrà risonanza in tutta la Chiesa e nel mondo il viaggio pastorale, nel giugno prossimo, di Benedetto XVI ad Assisi, patria di San Francesco.

Lo si apprende dalle parole dell’Arcivescovo locale, monsignor Domenico Sorrentino, nella lettera – datata 8 dicembre – in cui “con grande gioia” annuncia che domenica 17 giugno 2007 il Papa si recherà in visita alla città e alla comunità diocesana.

Diamo lode al Signore e ringraziamo di cuore il Santo Padre, che manifesta così il Suo affetto per noi e la Sua speciale attenzione per la missione di Assisi, la Città del Poverello, nella Chiesa e nel mondo”, ha riconosciuto il presule.

L’annunciata visita di Benedetto XVI si inserisce in un anno speciale, perché tra ottobre 2006 e ottobre 2007 si svolge l’“Anno della Conversione”, ispirato all’VIII centenario della Conversione di San Francesco.

“Più volte, in questi mesi, il Santo Padre ha parlato di S. Francesco, sottolineando appunto la pro¬spettiva della sua conversione a Cristo, come chiave di lettura della sua vita, del suo messaggio, della sua attualità”, ha ricordato monsignor Sorrentino.

La presenza e l’insegnamento del Papa ad Assisi “ci daranno luce e fin d’ora l’attesa di questo evento ci è di sprone a vivere con entusiasmo il nostro programma spirituale e pastorale, in sintonia con l’intera Chiesa italiana impegnata, specialmente dopo il Convegno di Verona, a testimoniare il Crocifisso Risorto come speranza per il mondo”, ha sottolineato.

Benedetto XVI arriverà ad Assisi alle 8.50 del 17 giugno in elicottero; verrà accolto da monsignor Sorrentino e da altre autorità religiose e civili, sottolinea il programma diffuso dall’Arcidiocesi.


In seguito si dirigerà in automobile a San Damiano e poi a Santa Chiara per un breve momento di preghiera in privato.

Celebrerà la Santa Messa alle 10.30 nella basilica inferiore di San Francesco, pronuncerà l’omelia e dirigerà la recita dell’Angelus.

Nel Sacro Convento, alle 13.00, pranzerà con i Vescovi dell’Umbria, con la comunità religiosa e i suoi accompagnatori. Saluterà anche le monache clarisse cappuccine tedesche.

Nel pomeriggio, nella cattedrale di San Rufino, celebrerà un incontro con il clero e i religiosi.

Il programma della giornata si concluderà a Santa Maria degli Angeli con la visita in privato alla Porziuncola alle 17.30 e l’incontro con i giovani sulla piazza antistante la basilica.
Questa è la versione 'lo-fi' dell Comunità Per visualizzare la versione completa click here
Tutti gli orari sono GMT+01:00. Adesso sono le 8:58 PM.
Copyright © 2000-2012 FreeForumZone snc - www.freeforumzone.com