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euge65
Monday, November 13, 2006 6:26 PM
Re: Re: Re: straordinario discorso del papa ai vescovi svizzeri
[QUOTE][DIM]7pt[=DIM]Scritto da: Sybella 12/11/2006 14.54


Come sempre, Benedetto è enorme nella profondità dei discorsi (non dimentichiamo che questa meraviglia è stata pronunciata 'a braccio'...), nell'intelligenza e nell'umiltà!!! [/DIM][/QUOTE]


GIA' ALTRO CHE I DISCORSI PREPARATI DALLE PRESUNTE MENTI ECCELSE CURIALI!!!!!!!!!!!!!!! I DISCORSI A BRACCIO DI BENEDETTO NON HANNO EGUALI PERCHE' LA PERSONA DA CUI PROVENGONO NON HA EGUALI!!!!!!!!!!!!!
BENEDETTO SEI IMMENSO!!!!!!!!!!!
euge65
Monday, November 13, 2006 7:37 PM
Dal sito di La7
Città del Vaticano 13/11/2006 12:34
NORDCOREA, BENEDETTO XVI: VATICANO INCORAGGIA DENUCLEARIZZAZIONE

Città del Vaticano, 13 nov. (Apcom) - Papa Benedetto XVI è preoccupato per la questione nucleare nella Corea del Nord. "La Santa sede incoraggia i negoziati bilaterali o multilaterali, convinta che la soluzione dev'essere ricercata nei mezzi pacifici e nel rispetto degli impegni presi da tutte le parti per portare la denuclearizzazione della penisola coreana". E' questo l'appello che Papa Ratzinger ha rivolto questa mattina al nuovo ambasciatore del Giappone presso la Santa sede Kagefumi Ueno, ricevuto in Vaticano in occasione della presentazione delle lettere credenziali. "In questa prospettiva - ha proseguito il Pontefice al neodiplomatico giapponese - auspico vivamente che la comunità internazionale persegua e intensifichi i propri aiuti umanitari alle popolazioni più vulnerabili, specialmente nella Corea del Nord, affinché una eventuale interruzione non provochi gravi conseguenze ai civili". Nel discorso rivolto all'ambasciatore straordinario e plenipotenziario del Giappone, Kagefumi Ueno, Benedetto XVI ha sottolineato che "un autentico dialogo tra le religioni e le culture non può che favorire una via comune, fraterna e solidale per avere uno sviluppo integrale dell'uomo". In tal senso, "collaborazione interreligiosa e interculturale hanno numerosi campi d'azione possibile", per favorire "una società giusta, la pace nel mondo e la lotta contro la povertà", ha ribadito il Papa. Il pontefice non ha mancato di esprimere il proprio saluto all'imperatore Akihito, ricordando le ottime relazioni di "rispetto e simpatia" che intercorrono tra Giappone e Vaticano e ha infine incoraggiato il popolo giapponese a proseguire sulla strada del "rispetto della dignità e della persona umana" e a promuovere la pace e la solidarietà tra i popoli. "La ricerca della pace tra Nazioni - ha concluso Ratzinger - deve essere una priorità nelle relazioni internazionali. La crisi che conosce il mondo non può trovare soluzioni definitive tramite la violenza".
ratzi.lella
Monday, November 13, 2006 7:40 PM
PAPA/ RADUNA CAPI DICASTERO SU AFFAIRE MILINGO E LEFEBVRIANI
Giovedì udienza con tutti i ministri vaticani

Città del Vaticano, 13 nov. (Apcom) - Udienza con tutti i capi dicastero giovedì mattina, 16 novembre, in Vaticano. Papa Benedetto XVI ha chiamato a raccolta i suoi 'ministri' per discutere sulle questioni più scottanti della Chiesa. In cima all'elenco dei temi - riferiscono fonti vaticane - c'è anche l'affaire Milingo, scomunicato 'latae sententiae' a settembre per l'ordinazione di quattro preti sposati negli Stati Uniti. "Questo summit rientra nel modo di pensare di Benedetto XVI che, quando deve affrontare i temi scottanti, non decide da solo, ma preferisce una maggiore collegialità", fanno notare le fonti.

L'udienza si terrà nella mattinata di giovedì, intorno alle 11, e oltre alla questione di Milingo vedrà all'ordine del giorno anche la questione degli scismatici lefebvriani. Su questo piano il Papa ha tra le mani un Motu Proprio che potrebbe uscire a breve e che consentirebbe di ricucire con i seguaci di monsignor Marcel Lefebvre.

complimenti a papa benedetto che concretizza il concetto di collegialita' con i fatti e non solo a parole
euge65
Monday, November 13, 2006 7:43 PM
Re:
[QUOTE][DIM]7pt[=DIM]Scritto da: ratzi.lella 13/11/2006 19.40
[G][DIM]19pt[=DIM]PAPA/ RADUNA CAPI DICASTERO SU AFFAIRE MILINGO E LEFEBVRIANI[/DIM][/G]
[C][G]Giovedì udienza con tutti i ministri vaticani[/G][/C]

Città del Vaticano, 13 nov. (Apcom) - Udienza con tutti i capi dicastero giovedì mattina, 16 novembre, in Vaticano. Papa Benedetto XVI ha chiamato a raccolta i suoi 'ministri' per discutere sulle questioni più scottanti della Chiesa. In cima all'elenco dei temi - riferiscono fonti vaticane - c'è anche l'affaire Milingo, scomunicato 'latae sententiae' a settembre per l'ordinazione di quattro preti sposati negli Stati Uniti. [S][G][DIM]20pt[=DIM]"Questo summit rientra nel modo di pensare di Benedetto XVI che, quando deve affrontare i temi scottanti, non decide da solo, ma preferisce una maggiore collegialità", fanno notare le fonti.[/DIM][/G][/S]

L'udienza si terrà nella mattinata di giovedì, intorno alle 11, e oltre alla questione di Milingo vedrà all'ordine del giorno anche la questione degli scismatici lefebvriani. [S][G]Su questo piano il Papa ha tra le mani un Motu Proprio che potrebbe uscire a breve e che consentirebbe di ricucire con i seguaci di monsignor Marcel Lefebvre.[/G][/S]

complimenti a papa benedetto che concretizza il concetto di collegialita' con i fatti e non solo a parole
[/DIM][/QUOTE]

GRANDE RATZI E' ORA CHE ANCHE GLI ALTRI SI SPREMANO LE MENINGI E SI PRENDANO LA LORO PARTE DI RESPONSABILITA'!!!!!!!!!
Paparatzifan
Monday, November 13, 2006 10:27 PM
Re:

Scritto da: ratzi.lella 13/11/2006 19.40
PAPA/ RADUNA CAPI DICASTERO SU AFFAIRE MILINGO E LEFEBVRIANI
Giovedì udienza con tutti i ministri vaticani



Papa, come sei grande!!!!!!
ratzi.lella
Tuesday, November 14, 2006 7:36 AM
sulla riunione di giovedi'...
Il Papa: un summit sui preti sposati

di Andrea Tornielli

Il Papa vuole consultare i suoi «ministri» sul caso Milingo e per riflettere sui preti sposati. La conferma è arrivata ieri sera, con un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede, tema all’ordine del giorno della riunione dei capi dicastero prevista dopodomani. Le agenzie di stampa sostenevano che si sarebbe parlato di Milingo ma anche dei tradizionalisti lefebvriani. Questo secondo argomento, però, è stato escluso dalla nota vaticana, che per la prima volta rende pubblico il programma di lavoro del «consiglio dei ministri» del Papa. Benedetto XVI, si legge nel comunicato, «ha convocato per giovedì 16 novembre una riunione dei capi dicastero della Curia romana per esaminare la situazione creatasi in seguito alla disobbedienza di monsignor Emmanuel Milingo e per compiere una riflessione sulle domande di dispensa dall’obbligo del celibato e sulle domande di riammissione al ministero sacerdotale presentate da parte di sacerdoti sposati nel corso degli anni più recenti. Non sono previsti altri argomenti all’ordine del giorno».
Che cosa significa? La formulazione sembra lasciar intendere che a partire dalla provocazione di Milingo – il quale si è messo di recente alla testa di un’organizzazione di preti e pastori protestanti sposati e ordinando cinque nuovi vescovi è incorso nella scomunica – si voglia prendere in esame con rinnovata attenzione il problema dei preti con famiglia a carico.
Le domande di dispensa dal sacerdozio che arrivano in Vaticano sono circa 300 l’anno. Ma gli abbandoni, spesso non segnalati dai vescovi, sono molti di più. Tanti preti, infatti, non rivolgono una regolare domanda alla Santa Sede. In continua crescita, però, sono anche le domande di riammissione (circa 1.200 l’anno) da parte di sacerdoti «pentiti», spesso anziani. Di fronte a questa situazione, Benedetto XVI vuole vederci chiaro. Va chiarito, in ogni caso, che il Papa consulta molto i collaboratori e chiede pareri ai capi dicastero, ma non è detto che da queste consultazioni debbano scaturire decisioni concrete o immediate o anche soltanto decisioni in merito.
Altra cosa ancora, rispetto all’ordine del giorno della riunione, è il tema dell’ordinazione di uomini già sposati di provata fede, i cosiddetti «viri probati», alla quale si è accennato nel Sinodo dell’ottobre 2005. In quella occasione, il relatore, il cardinale Angelo Scola, disse che non era ragionevole pensare a questa soluzione. Getta acqua sul fuoco anche il cardinale Walter Kasper, presidente del consiglio per l’unità dei cristiani: «Nessuno in Vaticano vuole l’abolizione del celibato sacerdotale. Certamente discutere è una questione positiva, ma lo facciamo da anni e non credo affatto che questo Papa voglia abolire il celibato. Non c’è nemmeno la maggioranza fra i vescovi su questo punto».

(da "il giornale" del 14 novembre 2006)


Ratzinger, uno spiraglio per i preti sposati
Giovedì vertice con i capidicastero: da anni il problema non veniva affrontato
di Marco Tosatti

CITTÀ DEL VATICANO. Il Papa e i «capidicastero» - in pratica il Consiglio dei Ministri della Chiesa - giovedì prossimo compiranno una riflessione comune sul caso Milingo, sulle domande di dispensa dal celibato (dei sacerdoti che vogliono sposarsi) e «sulle domande di riammissione al ministero sacerdotale presentate da parte di sacerdoti sposati nel corso degli anni più recenti». E' quest'ultima frase quella destinata a suscitare maggiore interesse; sembra - in mancanza di chiarimenti ulteriori - che la Santa Sede possa, giovedì, discutere al massimo livello se sia il caso di riammettere all'esercizio del ministero i preti di rito latino che negli anni passati hanno chiesto la dispensa per contrarre matrimonio. Anche solo il fatto di discutere su questo problema, alla presenza e con la partecipazione del Pontefice, costituisce un fatto inedito per il «Consiglio dei Ministri» del Papa; e sembra, per la prima volta in molti anni, che il Vaticano possa aprirsi all'ascolto delle associazioni di sacerdoti sposati che chiedono di tornare a dare il loro aiuto alla Chiesa.

L'annuncio è giunto ieri sera, poco prima delle 21; un'ora certamente inusuale per i tempi del Vaticano, dove la Sala Stampa chiude alle 14 di ogni giorno, e il sipario dell'ufficiosità cala prima dell'ora di cena. Uno scarno comunicato: «Il Santo Padre ha convocato per giovedì 16 novembre una riunione dei Capi Dicastero della Curia Romana per esaminare la situazione creatasi in seguito alla disobbedienza di monsignor Emmanuel Milingo e per compiere una riflessione sulle domande di dispensa dall’obbligo del celibato e sulle domande di riammissione al ministero sacerdotale presentate da parte di sacerdoti sposati nel corso degli anni più recenti. Non sono previsti altri argomenti all’ordine del giorno».

Il messaggio era in realtà una risposta alle indiscrezioni di agenzie di stampa che elencavano, nell'agenda di giovedì prossimo, oltre al «caso Milingo» e al tema di «viri probati», cioè laici di età matura, anche se sposati, da utilizzare in compiti ministeriali, secondo alcuni, anche lo spinoso capitolo dei rapporti con i seguaci di monsignor Lefebvre, e della possibilità di concedere in maniera molto più libera la possibilità di celebrare la messa secondo il vecchio rito, quello di San Pio V. I vescovi francesi, appoggiati da alcuni esponenti di rilievo del Vaticano, e anche dell'entourage papale, si oppongono alla «liberalizzazione» della messa. Il Papa sta preparando un «motu proprio» a quello scopo; così da mettere le basi per risolvere lo scisma lefebvriano. Il tema è delicato, e spinoso; e per questa ragione si è deciso, al massimo livello, di contrastare le indiscrezioni delle agenzie con un comunicato ufficiale, affermando che non se ne parlerà affatto giovedì prossimo. D'altronde il Papa aveva già chiesto un parere collegiale in proposito nel febbraio scorso.

La precisazione però corre il rischio di aprire una breccia più ampia di quella che intendeva chiudere. Sarebbe clamoroso infatti che per combattere la possibilità di uno scisma con a capo monsignor Emmanuel Milingo, scomunicato qualche settimana fa, e che sta organizzando un convegno mondiale dei preti sposati a New York dall'8 al 10 dicembre, la Santa Sede capovolgesse la sua politica di sempre, che vuole i preti (latini) sposati impediti ad esercitare il ministero. Quanti sono attualmente i preti sposati nel mondo? Secondo alcune stime, oltre centomila. Solo negli USA sono ventimila, cinquemila circa in Italia, tremila in Canada. In base a una valutazione di qualche tempo fa del Vaticano i preti regolarmente dispensati dal celibato sono circa settantamila a cui bisogna però aggiungere quelli che hanno abbandonato il loro stato senza chiedere la dispensa.

Il 24 settembre scorso, ordinando vescovi quattro sacerdoti sposati, tutti appartenenti all'associazione da lui fondata «Married priest now», Milingo ha destabilizzato la situazione, e il problema, «in sonno» da anni. E ha proseguito in quest'opera, chiedendo per lettera sia al Papa che alla conferenza episcopale americana di reinserire a pieno titolo preti e vescovi sposati, craendo una «Prelatura» personale sul tipo di quella dell'Opus Dei.

(da "la stampa" del 14 novembre 2006)


grandi aperture del papa, introduzione del principio di collegialita'...e qualcuno parla ancora di papa di transizione o oscurantista...ma va la'...

[Modificato da ratzi.lella 14/11/2006 9.41]

josie '86
Tuesday, November 14, 2006 11:07 AM
Re:
[QUOTE][DIM]7pt[=DIM]Scritto da: ratzi.lella 13/11/2006 19.40
[G][DIM]19pt[=DIM]PAPA/ RADUNA CAPI DICASTERO SU AFFAIRE MILINGO E LEFEBVRIANI[/DIM][/G]
[C][G]Giovedì udienza con tutti i ministri vaticani[/G][/C]

Città del Vaticano, 13 nov. (Apcom) - Udienza con tutti i capi dicastero giovedì mattina, 16 novembre, in Vaticano. Papa Benedetto XVI ha chiamato a raccolta i suoi 'ministri' per discutere sulle questioni più scottanti della Chiesa. In cima all'elenco dei temi - riferiscono fonti vaticane - c'è anche l'affaire Milingo, scomunicato 'latae sententiae' a settembre per l'ordinazione di quattro preti sposati negli Stati Uniti. [S][G][DIM]20pt[=DIM]"Questo summit rientra nel modo di pensare di Benedetto XVI che, quando deve affrontare i temi scottanti, non decide da solo, ma preferisce una maggiore collegialità", fanno notare le fonti.[/DIM][/G][/S]

L'udienza si terrà nella mattinata di giovedì, intorno alle 11, e oltre alla questione di Milingo vedrà all'ordine del giorno anche la questione degli scismatici lefebvriani. [S][G]Su questo piano il Papa ha tra le mani un Motu Proprio che potrebbe uscire a breve e che consentirebbe di ricucire con i seguaci di monsignor Marcel Lefebvre.[/G][/S]

complimenti a papa benedetto che concretizza il concetto di collegialita' con i fatti e non solo a parole
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Da molto tempo io mi chiedo se Ratzi non sia il Papa adatto per far riunire tutti i cristiani ...Se questa mia ipotesi diventasse vera, ne sarei molto contenta Vedo che è un Papa molto aperto al dialogo e non vedo perchè non debba fare un passo avanti verso questa unanime unione cristiana. Purtroppo alcuni hanno lo speck sugli occhi e vedono fantasmi inesistenti...
ratzi.lella
Tuesday, November 14, 2006 12:25 PM
hai ragione josie


intanto va segnalato l'ennesimo, pessimo, articolo di "repubblica":

Lo "scisma Milingo" spaventa la Curia
Vertice con il Papa sul gruppo di preti sposati dal cardinale scomunicato

Presto risolto il caso dei lefebvriani Apertura sul sacerdozio dei "viri probati"
Sempre più probabile la frattura definitiva tra la Chiesa e l´ex esorcista africano


di ORAZIO LA ROCCA

CITTÀ DEL VATICANO - Un Consiglio dei "ministri" vaticani convocato da papa Ratzinger per discutere del caso Milingo, l´arcivescovo esorcista scomunicato lo scorso settembre per aver presieduto a Washington una illecita ordinazione vescovile di 4 sacerdoti sposati. Ma anche per un consulto sul ripristino del latino della Messa e la chiusura della scomunica ai lefebvriani, e sull´eventuale apertura ai viri probati, cioè quegli uomini sposati di spiccate qualità umane e religiose candidati al sacerdozio. Una vicenda che inquieta non poco i vertici della Chiesa. L´appuntamento è per la mattina di giovedì prossimo, quando nel palazzo apostolico intorno al Papa si riunirà la Consulta dei capi dicasteri, 21 alti prelati - quasi tutti cardinali - , 9 prefetti di congregazioni e 11 presidenti di pontifici consigli. Top secret - ovviamente - sugli argomenti al vaglio del «governo» papalino, anche se, l´ordine del giorno è ugualmente filtrato dai sacri palazzi. Un ordine del giorno indubbiamente variegato e, in apparenza, contrastante che però non ha trovato conferme ufficiali da parte delle autorità vaticane. Non è comunque azzardato immaginare che papa Ratzinger voglia sondare gli umori della Curia, specialmente per il caso Milingo e il ripristino del latino, una eventualità - tanto cara a Benedetto XVI - ma che troverebbe l´opposizione di molti ambienti ecclesiastici. I vescovi francesi nei giorni scorsi hanno già detto di no. Analoghe riserve circolano riservatamente anche in Vaticano dove contro il latino sarebbe pronto a schierarsi circa l´80 per cento dei cardinali e vescovi della Curia pontificia.
«È normale che il Santo Padre convochi di tanto in tanto la Consulta dei capi dicasteri», spiega il cardinale Pio Laghi, presidente emerito della Congregazione per l´Educazione cattolica. «E´ una prassi che serve al Papa - aggiunge il porporato - per ascoltare i pareri dei suoi più stretti collaboratori su problemi che riguardano la Chiesa». Non sembra «sorpreso» anche un altro cardinale, Giovanni Cheli, presidente emerito del Pontificio consiglio dei Migranti, a suo tempo grande amico di monsignor Milingo, fino almeno alla sua "fuga" di settembre negli Usa a fianco di Maria Sungo sposata con rito Moon. «Sono deluso - confessa il cardinale - credo che monsignor Milingo abbia intrapreso una strada senza ritorno. Lui ora dice di voler aiutare i preti sposati, ma non è così che si fa. Anzi, in questo modo sta facendo solo danni a sé stesso e ai preti sposati. Gli ho scritto una lettera dicendogli queste cose. Mi auguro che si ricreda. La Chiesa è sempre pronta a perdonarlo. A patto che si penta. Ma non credo che lo farà».

(da "la repubblica" del 14 novembre 2006)

punto primo: come si evince da una semplice lettura del comunicato della sala stampa, non si discutera' dello scisma di lefebvre!!! altri giornali evidenziano il fatto, ma non "la repubblica" che scrive inesattezze solo per farci sapere che la maggiorparte dei prelati e' contrario alla reintroduzione del latino.
ora, evidentemente, non si capisce bene il concetto.
ribadiamolo: la possibilita' di celebrare messa in latino non abolira' la messa conciliare in italiano, francese, tedesco...e' cosi' difficile da capire? qui si tratta di liberalizzare, non di vietare!!!
punto secondo: non penso proprio che il papa sia spaventato da milingo...discutere di un problema e' un'apertura non un arroccamento...

repubblica

[Modificato da ratzi.lella 14/11/2006 12.27]

Discipula
Tuesday, November 14, 2006 12:51 PM
Re: hai ragione josie

Scritto da: ratzi.lella 14/11/2006 12.25


intanto va segnalato l'ennesimo, pessimo, articolo di "repubblica":

Lo "scisma Milingo" spaventa la Curia
Vertice con il Papa sul gruppo di preti sposati dal cardinale scomunicato

(CUT .....)

punto secondo: non penso proprio che il papa sia spaventato da milingo...discutere di un problema e' un'apertura non un arroccamento...

repubblica

[Modificato da ratzi.lella 14/11/2006 12.27]




Cara Lella, ti immagini se a convocare un simile "vertice" fosse stato a suo tempo Giovanni Paolo II? Tutta la stampa avrebbe (giustamente) osannato senza riserve la grande libertà di pensiero, la profonda capacità di ascolto, la sensibilità umana, il desiderio di dialogo dimostrati da Karol il Grande.
Invece, trattandosi di Papa Benedetto, la cosa non viene affatto giudicata interessante, ma liquidata come un caso di "paura" nei confronti di Milingo.
Purtroppo, come ormai abbiamo capito, non sono i fatti, i gesti, le parole che vengono soppesate ma solo la persona da cui provengono, con relativi pregiudizi.
Mi associo al tuo commento con doppio, anzi triplo

[Modificato da Discipula 14/11/2006 12.52]

josie '86
Tuesday, November 14, 2006 1:20 PM
Re: Re: hai ragione josie
[QUOTE][DIM]7pt[=DIM]Scritto da: Discipula 14/11/2006 12.51


Cara Lella, ti immagini se a convocare un simile "vertice" fosse stato a suo tempo Giovanni Paolo II? Tutta la stampa avrebbe (giustamente) osannato senza riserve la grande libertà di pensiero, la profonda capacità di ascolto, la sensibilità umana, il desiderio di dialogo dimostrati da Karol il Grande.
Invece, trattandosi di Papa Benedetto, la cosa non viene affatto giudicata interessante, ma liquidata come un caso di "paura" nei confronti di Milingo.
Purtroppo, come ormai abbiamo capito, non sono i fatti, i gesti, le parole che vengono soppesate ma solo la persona da cui provengono, con relativi pregiudizi.
Mi associo al tuo commento con doppio, anzi triplo <p><font class='xsmall'>[<i>Modificato da Discipula 14/11/2006 12.52</i>]</font></p>[/DIM][/QUOTE]

Letto il vostro scontento mi associo anch'io al vostro Ormai la storia è sempre quella...Come dice la Mondaini: "Che barba! Che noia! Ma io son stufa, eh?!" A quanto pare questo La Rocca, è un collega di Politi, eh? : <p><font class='xsmall'>[<i>Modificato da josie '86 14/11/2006&nbsp;13.20</i>]</font></p>
josie '86
Tuesday, November 14, 2006 3:50 PM
Da Radio Vaticana

[DIM]15pt[=DIM][G]Messaggio del Papa per la Giornata del migrante: siano rispettati la dignità e i diritti degli immigrati e in particolare delle famiglie in esilio
[/G]
[/DIM]

[DIM]11pt[=DIM][FONT]Verdana[=FONT](14 novembre 2006 - RV) Viaggi, o molto spesso fughe, accompagnati dal bisogno di migliorare la propria condizione, che si rivelano poi “trappole di morte”. E’ l’epilogo estremo ma frequente per molte famiglie di immigrati, che ripongono nell’esilio l’idea di un nuovo futuro senza tuttavia un’adeguata rete di protezione, che garantisca loro anzitutto il più elementare dei diritti, quello alla sopravvivenza. Alla “Famiglia migrante” è dedicata la prossima Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che verrà celebrata il 14 gennaio 2007. Benedetto XVI ha scritto come di consueto un Messaggio per sottolineare esigenze umane e spirituali e nel contempo denunciare le violazioni che compongono il complesso fenomeno dell’immigrazione. Messaggio che è stato presentato stamattina in Sala Stampa vaticana dai vertici del competente dicastero vaticano. Il servizio di Alessandro De Carolis:

**********
E’ un dramma antico a fornire un’immagine di speranza ad un’emergenza moderna, quella dell’immigrazione: la fuga della Famiglia di Nazareth in Egitto. Benedetto XVI apre il suo Messaggio per la 93.ma Giornata mondiale del migrante e del Rifugiato con la convinzione che Giuseppe, Maria e Gesù, costretti all’esilio, siano – scrive – “il modello, l’esempio e il sostegno di tutti gli emigranti e pellegrini di ogni età e di ogni Paese, di tutti i profughi di qualsiasi condizione che, incalzati dalla persecuzione o dal bisogno, si vedono costretti ad abbandonare la patria, i cari parenti, i vicini, i dolci amici, e a recarsi in terra straniera”. Rottura dei legami familiari, abusi da parte di organizzazioni che lucrano sul traffico di persone, integrazione complicata nei Paesi d’approdo. Sono i rischi tipici di chi sceglie o è costretto a calarsi nei panni di un emigrante. Un fronte vastissimo che la Chiesa batte da sempre lungo tutta la sua ampiezza con l’arma della solidarietà.


Il segretario del Pontificio Consiglio per la Pastrorale dei Migranti, l’arcivescovo Agostino Marchetto, ha fornito in conferenza stampa alcune cifre che fanno percepire le dimensioni generali del fenomeno ma anche la filigrana delle singole tragedie che lo compongono. Sono 20 milioni le persone - nove delle quali rifugiati dallo status riconosciuto – oggetto di aiuto da parte dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite. Quattro milioni, invece, sono i palestinesi assistiti dalla specifica agenzia ONU, mentre 6 milioni sono gli sfollati che da più di cinque anni resistono nei campi di accoglienza in nazioni del sud del mondo. Con grande realismo, mons. Marchetto ha delineato la situazione-tipo di una famiglia di questi campi, dove malnutrizione, carenze e frustrazioni psico-affettive sono all’ordine del giorno:


“Sostenere una famiglia in tali condizioni è difficile, evidentemente, con grande e grave impatto sui diversi suoi componenti, ed influenza negativa nei suoi rapporti interni (…) Inoltre - ed è ancora più grave - il coinvolgimento dei figli e delle donne nello sfruttamento sessuale sembra diventare un meccanismo di sopravvivenza. Il Santo Padre menziona questo dramma nel suo Messaggio, al par. 4. I capi famiglia quindi si sentono inermi e frustrati, per non poter provvedere ai bisogni basilari dei propri cari. Non è infrequente dunque che una figlia rimanga incinta solo per ottenere qualche prodotto igienico o cibo per sfamarsi. Tutto ciò – è evidente - colpisce negativamente la vita familiare stessa, per cui le strutture sociali risultano indebolite e le persone perdono i propri valori, la propria ‘umanità’ e dignità, mentre quello che invece i rifugiati desiderano è andare oltre l’assistenza ricevuta. Essi vogliono cioè lavorare e contribuire al benessere della società che li ospita, anche per integrarvisi”.


Per favorire l’integrazione, dunque, Benedetto XVI incoraggia la ratifica della Convenzione internazionale del 2003, che tutela i diritti dei lavoratori migranti, e l’adozione, da parte dei singoli governi, di “interventi legislativi, giuridici e sociali”. In loro assenza, le famiglie oppresse dalle difficoltà dell’integrazione mettono in atto, rileva il Pontefice, “meccanismi di difesa” che ne impediscono uno “sviluppo armonico”. “Occorre incoraggiare chi è interiormente distrutto a recuperare la fiducia in se stesso”, scandisce Benedetto XVI. “Bisogna poi impegnarsi perché siano garantiti i diritti e la dignità delle famiglie e venga assicurato ad esse un alloggio consono alle loro esigenze”. Viceversa, aggiunge, “ai rifugiati va chiesto di coltivare un atteggiamento aperto e positivo verso la società che li accoglie”. Tutti campi pastorali – compreso quello degli studenti esteri – che Benedetto XVI consegna all’attenzione delle Chiese locali, sulla scorta della frase di S. Paolo: “Caritas Christi urget nos”, la carità di Cristo ci spinge. Così ne ha parlato il presidente del dicastero vaticano, il cardinale Renato Raffaele Martino:


“La società civile e le comunità cristiane sono perciò interpellate dai complessi problemi e difficoltà, ma anche dai valori e dalle risorse di questa nuova realtà sociale. Ciò comporta lo sviluppo di relazioni che si traducono, da una parte, in aiuti per l’inserimento nella società e, dall’altra, in occasioni di crescita personale, sociale ed ecclesiale, per i cristiani, basata sull’osservanza delle leggi, l’incontro delle culture, delle religioni e sul reciproco rispetto dei valori, con base sui diritti umani. Sotto questo profilo, il Diritto Internazionale deve mirare a tutelare l’unità familiare e a combattere il fenomeno oggi sempre più diffuso dei “ricongiungimenti di fatto” (riunioni di famiglie nella irregolarità), dovuti soprattutto alle difficoltà incontrate nel raggiungere i requisiti per la riunificazione legale e per il lungo iter burocratico legato alla sua concessione”[/FONT][/DIM]
josie '86
Tuesday, November 14, 2006 4:10 PM
Da Il Tempo

[DIM]15pt[=DIM][G]LA MINACCIA ATOMICA Benedetto XVI: «La Corea del Nord va denuclearizzata con i negoziati»[/G][/DIM]

[DIM]11pt[=DIM][FONT]Verdana[=FONT]UNA penisola coreana «denuclearizzata» è garanzia di pace. Per questo il Papa incoraggia «negoziati bilaterali o multilaterali», chiede l'impegno di tutte le parti. Le crisi internazionali, ammonisce inoltre, non potranno mai trovare una «soluzione definitiva attraverso la violenza» ma si risolvono soltanto «con mezzi pacifici nel rispetto degli impegni presi». Benedetto XVI ha ricevuto il nuovo ambasciatore giapponese, Kagefumi ( ) Ueno, e ha colto l'occasione per esprimere la propria preoccupazione sugli esperimenti nucleari effettuati dalla Corea del Nord.
[/FONT]
[/DIM]
josie '86
Wednesday, November 15, 2006 12:53 PM
Udienza del 15/11/2006

[DIM]11pt[=DIM][FONT]Verdana[=FONT]Cari fratelli e sorelle,

anche oggi, come già nelle due catechesi precedenti, torniamo a san Paolo e al suo pensiero. Siamo davanti ad un gigante non solo sul piano dell'apostolato concreto, ma anche su quello della dottrina teologica, straordinariamente profonda e stimolante. Dopo aver meditato la volta scorsa su quanto Paolo ha scritto circa il posto centrale che Gesù Cristo occupa nella nostra vita di fede, vediamo oggi ciò che egli dice sullo Spirito Santo e sulla sua presenza in noi, poiché anche qui l’Apostolo ha da insegnarci qualcosa di grande importanza.

Conosciamo quanto san Luca ci dice dello Spirito Santo negli Atti degli Apostoli, descrivendo l’evento della Pentecoste. Lo Spirito pentecostale reca con sé una spinta vigorosa ad assumere l’impegno della missione per testimoniare il Vangelo sulle strade del mondo. Di fatto, il Libro degli Atti narra tutta una serie di missioni compiute dagli Apostoli, prima in Samaria, poi sulla fascia costiera della Palestina, poi verso la Siria. Soprattutto vengono raccontati i tre grandi viaggi missionari compiuti da Paolo, come ho già ricordato in un precedente incontro del mercoledì. San Paolo però nelle sue Lettere ci parla dello Spirito anche sotto un’altra angolatura. Egli non si ferma ad illustrare soltanto la dimensione dinamica e operativa della terza Persona della Santissima Trinità, ma ne analizza anche la presenza nella vita del cristiano, la cui identità ne resta contrassegnata. Detto in altre parole, Paolo riflette sullo Spirito esponendone l’influsso non solo sull'agire del cristiano, ma anche sull’essere di lui. Infatti è lui a dire che lo Spirito di Dio abita in noi (cfr Rm 8,9; 1 Cor 3,16) e che “Dio ha inviato lo Spirito del suo Figlio nei nostri cuori” (Gal 4,6). Per Paolo dunque lo Spirito ci connota fin nelle nostre più intime profondità personali. A questo proposito, ecco alcune sue parole di rilevante significato: «La legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte... Voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: Abbà, Padre!» (Rm 8, 2.15), perché figli, possiamo dire “Padre” a Dio. Si vede bene dunque che il cristiano, ancor prima di agire, possiede già un’interiorità ricca e feconda, a lui donata nei sacramenti del Battesimo e della Cresima, un’interiotità che lo stabilisce in un oggettivo e originale rapporto di filiazione nei confronti di Dio. Ecco la nostra grande dignità: quella di non essere soltanto immagine, ma figli di Dio. E questo è un invito a vivere questa nostra figliolanza, ad essere sempre più consapevoli che siamo figli adottivi nella grande famiglia di Dio. E’ un invito a trasformare questo dono oggettivo in una realtà soggettiva, determinante per il nostro pensare, per il nostro agire, per il nostro essere. Dio ci considera suoi figli, avendoci elevati a una dignità simile, anche se non uguale, a quella di Gesù stesso, l'unico vero Figlio in senso pieno. In lui ci viene donata, o restituita, la condizione filiale e la libertà fiduciosa in rapporto al Padre.

Scopriamo così che per il cristiano lo Spirito non è più soltanto lo «Spirito di Dio», come si dice normalmente nell'Antico Testamento e si continua a ripetere nel linguaggio cristiano (cfr Gn 41,38; Es 31,3; 1 Cor 2,11.12; Fil 3,3; ecc.). E non è neppure soltanto uno «Spirito Santo» genericamente inteso, secondo il modo di esprimersi dell’Antico Testamento (cfr Is 63,10.11; Sal 51,13), e dello stesso Giudaismo nei suoi scritti (Qumràn, rabbinismo). Alla specificità della fede cristiana, infatti, appartiene la confessione di un’originale condivisione di questo Spirito da parte del Signore risorto, il quale è diventato Lui stesso «Spirito vivificante» (1 Cor 15, 45). Proprio per questo san Paolo parla direttamente dello «Spirito di Cristo» (Rm 8,9), dello «Spirito del Figlio» (Gal 4,6) o dello «Spirito di Gesù Cristo» (Fil 1,19). E’ come se volesse dire che non solo Dio Padre è visibile nel Figlio (cfr Gv 14,9), ma che pure lo Spirito di Dio si esprime nella vita e nell’azione del Signore crocifisso e risorto!

Paolo ci insegna anche un’altra cosa importante: egli dice che non esiste vera preghiera senza la presenza dello Spirito in noi. Scrive infatti: «Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare – quanto è vero che non sappiamo come parlare con Dio! - ; ma lo Spirito stesso intercede per noi con insistenza, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio» (Rm 8,26-27). È come dire che lo Spirito Santo, cioè lo Spirito del Padre e del Figlio, è ormai come l'anima della nostra anima, la parte più segreta del nostro essere, da dove sale incessantemente verso Dio un moto di preghiera, di cui non possiamo nemmeno precisare i termini. Lo Spirito, infatti, sempre desto in noi, supplisce alle nostre carenze e offre al Padre la nostra adorazione, insieme con le nostre aspirazioni più profonde. Naturalmente ciò richiede un livello di grande comunione vitale con lo Spirito. E’ un invito ad essere sempre più sensibili, più attenti a questa presenza dello Spirito in noi, a trasformarla in preghiera, a sentire questa presenza e ad imparare così a pregare, a parlare col Padre da figli nello Spirito Santo.

C'è anche un altro aspetto tipico dello Spirito insegnatoci da san Paolo: è la sua connessione con l’amore. Così infatti scrive l'Apostolo: «La speranza non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,5). Nella mia Lettera enciclica “Deus caritas est” citavo una frase molto eloquente di sant’Agostino: «Se vedi la carità, vedi la Trinità» (n. 19), e continuavo spiegando: «Lo Spirito, infatti, è quella potenza interiore che armonizza il cuore [dei credenti] col cuore di Cristo e li muove ad amare i fratelli come li ha amati lui» (ibid.). Lo Spirito ci immette nel ritmo stesso della vita divina, che è vita di amore, facendoci personalmente partecipi dei rapporti intercorrenti tra il Padre e il Figlio. Non è senza significato che Paolo, quando enumera le varie componenti della fruttificazione dello Spirito, ponga al primo posto l'amore: «Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, ecc.» (Gal 5,22). E, poiché per definizione l'amore unisce, ciò significa anzitutto che lo Spirito è creatore di comunione all'interno della comunità cristiana, come diciamo all'inizio della Santa Messa con un’espressione paolina: «... la comunione dello Spirito Santo [cioè quella che è operata da lui] sia con tutti voi» (2 Cor 13,13). D'altra parte, però, è anche vero che lo Spirito ci stimola a intrecciare rapporti di carità con tutti gli uomini. Sicché, quando noi amiamo diamo spazio allo Spirito, gli permettiamo di esprimersi in pienezza. Si comprende così perché Paolo accosti nella stessa pagina della Lettera ai Romani le due esortazioni: «Siate ferventi nello Spirito» e: «Non rendete a nessuno male per male» (Rm 12,11.17).

Da ultimo, lo Spirito secondo san Paolo è una caparra generosa dataci da Dio stesso come anticipo e insieme come garanzia della nostra eredità futura (cfr 2 Cor 1,22; 5,5; Ef 1,13-14). Impariamo così da Paolo che l’azione dello Spirito orienta la nostra vita verso i grandi valori dell’amore, della gioia, della comunione e della speranza. Spetta a noi farne ogni giorno l'esperienza assecondando gli interiori suggerimenti dello Spirito, aiutati nel discernimento dalla guida illuminante dell’Apostolo.

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josie '86
Wednesday, November 15, 2006 3:30 PM
Da Il Tempo

[DIM]15pt[=DIM][G]Il messaggio di Ratzinger al convegno del festival Tertio Millennio [/G][/DIM]


[DIM]11pt[=DIM][FONT]Verdana[=FONT]IL CINEMA come strumento di dialogo per favorire la pace. È questo il messaggio che il Papa ha fatto pervenire all'Università Gregoriana in occasione del convegno sul Festival del cinema spirituale giunto alla sua decima edizione. Benedetto XVI esprime il suo «apprezzamento per questa opportuna iniziativa» e si augura che essa «susciti il dialogo rinnovato e fecondo tra fede e cultura per favorire la solidarietà e la pace». Anche il cardinale Paul Poupard, presidente del Pontificio consiglio per la cultura e il dialogo interreligioso, ha espresso l’auspicio che il cinema sia «sempre di più una cattedra di vera responsabilità per educare le persone, soprattutto le giovani generazioni» e allontani la «ribalta del fatuo e dell'effimero». Il Festival Tertio Millennio si è aperto con il film pluripremiato «Children of Leningradsky» di Hanna POlak. «Dopo aver incontrato i bambini senzatetto della metropolitana di Mosca, per i cinque giorni successivi non sono riuscita nè a mangiare nè a dormire. Non potevo accettare che questi piccoli fossero curati da nessuno, abbandonati alla certezza del dolore», ha detto la regista polacca. Dalla caduta dell'Unione Sovietica più di un milione di bambini sono diventati senzatetto: nella sola Mosca si stima che siano oltre trentamila a vivere in strada. [/FONT][/DIM]
Ratzigirl
Thursday, November 16, 2006 7:19 PM
Milingo: Papa presiede riunione per discutere il caso


Benedetto XVI ha presieduto questa mattina la riunione dei Capi Dicastero della Curia Romana convocata per esaminare la situazione creatasi in seguito alla disobbedienza di mons.Emmanuel Milingo e per compiere una riflessione sulle domande di dispensa dall’obbligo del celibato e sulle domande di riammissione al ministero sacerdotale presentate da parte di sacerdoti sposati nel corso degli anni più recenti.

Non erano previsti altri argomenti all’ordine del giorno. La riunione convocata dal Papa in Vaticano ha preceduto di pochi giorni il grande raduno di preti sposati organizzato a New York da Milingo per lanciare il nuovo movimento internazionale ‘Married Priests Now’, che l’ex arcivescovo di Lusaka ha proclamato ‘Prelatura personale’ dopo la consacrazione illecita (e secondo il Vaticano anche invalida) di quattro nuovi vescovi sposati incorsi con lui nella scomunica da parte della Santa Sede. L’organismo ha ottenuto negli Usa “la registrazione civile ed è in attesa del riconoscimento come ente non-profit per operare e agire in difesa dei diritti civili ed ecclesiali delle famiglie dei sacerdoti sposati”.

La condizione dei vescovi e dei sacerdoti sposati “non è una materia che può rientrare nella recente scomunica inflitta dal Vaticano”, ha affermato da parte sua Milingo in una lettera diffusa nei giorni scorsi, ricordando di aver chiesto al Papa di “inserire immediatamente e gradualmente i sacerdoti e i vescovi sposati nella Chiesa”. “Noi — ha spiegato l’arcivescovo scomunicato — proveniamo dalla Chiesa Cattolica nella quale i sacerdoti sposati sono considerati stranieri, non desiderati e falliti per non aver rispettato il celibato. Ma come si può credere — si è domandato l’arcivescovo scomunicato — che una normale chiesa considerata madre possa essere indifferente alla miserabile situazione dei membri della chiesa in prima linea, i preti? Noi — ha assicurato Milingo — rispettiamo e riveriamo la Chiesa. Con la nostra azione rivolta a riabilitare i preti sposati abbiamo intrapreso uno dei più grandi passi per ripristinare il buon nome alla Chiesa. Abbiamo compreso che il celibato non è più legato necessariamente al sacerdozio: la famiglia intera del prete sposato è sacerdotale”.
ratzi.lella
Thursday, November 16, 2006 8:39 PM
riunione di oggi...
PAPA RIAFFERMA CELIBATO PRETI

Summit in Vaticano, si pensa a documento ufficiale su tema

Città del Vaticano, 16 nov. (Apcom) - E' iniziato alle dieci in punto e si è concluso dopo oltre due ore e mezza. Al termine, un breve intervento del Papa e l'idea della stesura di un documento sulla questione del celibato sacerdotale. Si è svolto su una linea di "riflessione comune" il summit di questa mattina indetto da Papa Ratzinger che, per la terza volta nella storia del suo pontificato, ha convocato i capi dicastero, i suoi 'ministri', per discutere e riflettere sul tema del celibato sacerdotale, sulla dispensa e le domande di riammissione al ministero sacerdotale presentate dai sacerdoti sposati.

Dal vertice è emersa la volontà di "riaffermare valore della scelta del celibato sacerdotale secondo la tradizione cattolica - riferisce una nota della sala stampa della Santa Sede diffusa nel pomeriggio - ed è stata ribadita l'esigenza di una solida formazione umana e cristiana, sia per i seminaristi che per i sacerdoti già ordinati". È immediata la risposta di monsignor Emmanuel Milingo, incorso di recente nella scomunica 'latae sententiae' per aver ordinato vescovi quattro preti sposati e per aver fondato l'associazione di preti sposati negli Stati Uniti, 'Married priests now': "A me interessa dare libertà ai seminaristi in modo che possano scegliere se essere celibi o sposarsi", commenta l'ex arcivescovo di Lusaka contattato telefonicamente da Apcom. "Auspico che non si insista solo sul celibato", prosegue. "E' sbagliato che i sacerdoti che si sposano non possano più svolgere le funzioni sacerdotali".

IL SUMMIT: CELIBATO, RIAMMISSIONE E DISPENSA

"I partecipanti alla riunione - spiega ancora il comunicato del Vaticano - hanno avuto una informazione accurata sulle richieste di dispensa dall'obbligo del celibato presentate negli ultimi anni e sulla possibilità di riammissione all'esercizio del ministero di sacerdoti che al presente si trovano nelle condizioni previste dalla Chiesa".

"Abbiamo discusso solamente del celibato sacerdotale - riferisce ad Apcom uno dei capi dicastero che ha preso parte alla riunione - e non di altre questioni (come quella dei lefebvriani, ndr). Abbiamo rafforzato la nostra posizione - prosegue - cioè di non abolire il celibato sacerdotale. La Chiesa ha la sua dottrina e noi vogliamo seguirla". Al termine del summit "è intervenuto anche il Papa che ha espresso il suo pensiero in un breve intervento dopo aver ascoltato i nostri pareri e dicendosi d'accordo su quanto emerso dall'incontro", prosegue la fonte. Mentre sulla questione di Milingo, "il suo caso è semplice - riferisce la fonte - secondo il diritto canonico è fuori dalla Chiesa ed è stato scomunicato perché non può stare in comunione col Papa. Ma non si parla di scisma".

Al termine del summit "è stata suggerita l'idea di stilare una relazione sul tema" del celibato sacerdotale, dei casi di ammissione e di dispensa. "Il lavoro - spiegano fonti vaticane - sarà effettuato dalla Congregazione per il Clero". Nessuna indicazione sui tempi e le modalità della stesura del documento. All'incontro di stamane era assente il cardinale Claudio Hummes, da poco nominato da Benedetto XVI nuovo prefetto per la Congregazione per il Clero, proprio il dicastero che questa mattina aveva un ruolo centrale nell'incontro. Il porporato si trova ancora in Brasile.

ratzi.lella
Friday, November 17, 2006 7:25 AM
politi e' tornato...
per attaccare e deridere, a suo modo, il papa!!!


Incontro in Vaticano con i capi dei dicasteri

Papa Ratzinger a Milingo "Il celibato non si discute"
di Marco Politi

CITTA´ DEL VATICANO - Milingo spaventa il Vaticano e lo costringe a riaprire il dossier dei preti sposati. Per quasi tre ore papa Ratzinger ha condotto ieri mattina una riunione straordinaria dei cardinali capi dei dicasteri curiali. Tre i punti all´ordine del giorno. 1. Il caso Milingo; 2. la dispensa ai sacerdoti che vogliono lasciare la tonaca; 3. la riammissione dei preti sposati. Paradossalmente mancava il nuovo prefetto della congregazione per il Clero, il cardinale brasiliano Hummes, nominato da poco. Forte è il timore in Vaticano che Milingo possa creare in Africa un movimento scismatico, agitando il problema del clero sposato. I vescovi dello Zambia hanno già comunicato ufficialmente che qualora Milingo o un aderente al suo movimento dovesse venire a celebrare messa nel paese, la partecipazione dei fedeli al rito non sarebbe valida. Sotto sotto il Vaticano spera che gli Stati Uniti non rinnovino a Milingo il visto di soggiorno, che dovrebbe scadere entro l´anno: privato del palcoscenico statunitense (così ragionano in Curia) l´influenza mediatica dell´arcivescovo ribelle dovrebbe essere ridotta. Il comunicato diffuso dal Vaticano dopo la riunione dei cardinali con il Papa è laconico: «E´ stato riaffermato il valore della scelta del celibato sacerdotale secondo la tradizione cattolica ed è stata ribadita l´esigenza di una solida formazione umana e cristiana sia per i seminaristi che per i sacerdoti già ordinati".
Netta la posizione di Milingo: «Vado avanti per la mia strada. Non mi sento affatto fuori dalla Chiesa, ma al suo servizio».
In realtà i cardinali hanno esaminato due relazioni sulla questione della dispensa e sul problema di chi vuole rientrare, pur avendo stretto un matrimonio. Sui due temi si aprirà un´istruttoria. Più interessante il dossier dei preti sposati, che chiedono di essere riammessi. Su trentamila, usciti negli ultimi decenni, ben novemila domandano di tornare. Attualmente ogni vescovo decide per conto proprio. In futuro il Vaticano potrebbe emanare linee guida per la riammissione. Con tre criteri: ritorno alla disciplina cattolica, fine del rapporti coniugali per i più vari motivi, vita autonoma degli eventuali figli.

(da "la repubblica" del 17 novembre 2006)

il papa ha paura di milingo? strano...ieri non e' stato nemmeno menzionato
josie '86
Friday, November 17, 2006 11:24 AM
Re: politi e' tornato...
[QUOTE][DIM]7pt[=DIM]Scritto da: ratzi.lella 17/11/2006 7.25

CITTA´ DEL VATICANO - Milingo spaventa il Vaticano e lo costringe a riaprire il dossier dei preti sposati. [/DIM][/QUOTE]

[G]L'incorreggibile Politi...Non gli è bastata la figuraccia che ha fatto con Rosso Malpelo di Avvenire parlando del discorso di Ratisbona??? Certa gente ha proprio la coccia dura [/G]
ratzi.lella
Friday, November 17, 2006 6:03 PM
dettagli sul viaggio in turchia...
PAPA/ DAL 28 IN TURCHIA, ECCO IL PROGRAMMA DEL VIAGGIO - scheda -
Cinque Cardinali con Ratzinger ad Ankara, Istanul, Efeso

Città del Vaticano, 17 nov. (Apcom) - Sarà il quinto viaggio internazionale di Benedetto XVI ma il primo in uno Stato a maggioranza musulmana. Il più delicato e il più difficile per l'intrecciarsi di tre aspetti: il dialogo ecumenico (la visita al Patriarcato ortodosso di Bartolomeo I), il dialogo con l'Islam (il Gran Mufti turco fu il primo a criticare il discorso del Papa a Ratisbona), il rapporto con la comunità cattolica. Benedetto XVI si recherà in Turchia dal 28 novembre al primo dicembre e per cinque giorni intensi lo vedranno fare tappa ad Ankara, Istanbul ed Efeso.

Papa Ratzinger sarà accompagnato da 5 cardinali: il Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, il cardinale Roger Etchegaray, per i suoi profondi contatti ecumenici, il cardinale Paul Poupard, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l'Unità dei Cristiani (per l'aspetto ecumenico) e il cardinale Moussa Daoud, per le chiese orientali.

Ankara per i rapporti istituzionali e ufficiali, Istanbul per la dimensione ecumenica e l'incontro con il Patriarca Bartolomeo I, Efeso, dove c'è la casa di Maria, santuario visitato ogni anno da oltre 3 milioni di pellegrini, sia cattolici che musulmani. Un luogo, dunque, significativo anche per l'Islam, venerato in maggior parte proprio da fedeli musulmani. Queste le tappe e il significato di ciascuna di esse per il viaggio del pontefice.

28 NOVEMBRE: ANKARA E INCONTRI CON PRESIDENTE TURCO E GRAN MUFTI

Il Papa arriverà ad Ankara il 28 novembre. All'aeroporto non è prevista alcuna cerimonia di benvenuto. La prima tappa sarà al Mausoleo di Ataturk, il padre della Patria. Qui il pontefice depositerà una corona di fiori e firmerà il libro d'oro, dove il Papa potrebbe lasciare anche una frase. E questo sarebbe il primo messaggio di Benedetto XVI in terra turca. Successivamente Benedetto XVI si recherà al Palazzo presidenziale per un incontro privato con il presidente turco, Ahmet Necdet Sezer. Non sono previsti discorsi ufficiali, mentre il Papa sarà accompagnato dal cardinale Bertone, dal Sostituto alla Segreteria di Stato Leonardo Sandri, e dal Nunzio in Turchia, Antonio Lucibello. Sarà invece uno dei tre vicepremier, in nome del Governo, a recarsi alla Nunziatura per incontrare il Papa. Il momento più importante della giornata sarà la visita di Ratzinger alla Diyanet, la sede del dipartimento degli Affari religiosi per un incontro con il presidente, Alì Bardokoglu. Dopo il colloquio privato di circa mezz'ora, ci saranno due discorsi indipendenti l'uno dall'altro. Questo sarà il primo discorso ufficiale del pontefice in terra turca. La giornata si chiuderà con l'incontro, in Nunziatura, del Corpo diplomatico (circa una novantina di persone), introdotto da un discorso del decano. Al termine, ci sarà il secondo discorso del Papa. Sempre alla Nunziatura di Ankara il Papa trascorrerà la notte.

29 NOVEMBRE: TRASFERIMENTO A EFESO, VISITA A BARTOLOMEO I

La mattina del secondo giorno, il Papa volerà a Izmir (Smirne) e poi a Efeso, che dista una ventina di km. Qui il Papa terrà una messa all'aperto, dove sono attesi un migliaio di fedeli. Benedetto XVI pranzerà al Convento dei cappuccini, mentre nel pomeriggio si recherà a Istanbul, nella sede del Patriarcato ecumenico, al Fanar. Qui si terrà una 'dossologia', una liturgia di canti e letture; seguirà l'incontro privato con Bartolomeo I. Benedetto XVI alloggerà nella 'casa Roncalli', l'antica residenza del Nunzio Roncalli.

30 NOVEMBRE: DICHIARAZIONE CONGIUNTA CON PATRIARCA ORTODOSSO

La giornata comincerà con una messa privata del Papa nella casa Roncalli. Poi il trasferimento al Fanar per la celebrazione della divina liturgia, in occasione della Festa di Sant'Andrea (Patrono degli ortodossi), presso la cattedrale di San Giorgio nel Patriarcato. La celebrazione, che durerà circa due ore, si chiuderà con un discorso del Patriarca Bartolomeo I e uno da parte del pontefice. È prevista anche una benedizione di entrambi dal balcone del Patriarcato, per concludere la celebrazione con la firma e la lettura della dichiarazione congiunta. Dopo il pranzo nella sede del Patriarcato, il Papa farà tappa al Museo di Santa Sofia (prima cattedrale e poi moschea); successivamente si recherà al Patriarcato armeno apostolico per incontrare Mesrop II, mentre nella sede della Rappresentanza pontificia (dove alloggerà il Papa a Istanbul), il Papa riceverà la visita del Metropolita siro-ortodosso e del Gran Rabbino. La giornata si chiuderà con la cena con i vescovi della Conferenza episcopale turca (composta da 3 vescovi latini, uno armeno con un coadiutore, un caldeo e uno siro-cattolico).

1 DICEMBRE: MESSA CON COMUNITA' CATTOLICA

Ultima giornata dedicata alla comunità cattolica. Il Papa presiederà una solenne messa nella cattedrale latina dello Spirito Santo di Istanbul, vicino alla casa Roncalli. Alla celebrazione prenderanno parte Bartolomeo I, Mesrop II, oltre ad alcuni rappresentanti della chiesa protestante. Per consentire un'ampia partecipazione, il sindaco della zona ha già predisposto l'allestimento di un maxischermo all'interno della Cattedrale, uno nel cortile e uno nella Chiesa di Sant'Antonio, adiacente alla Cattedrale. Successivamente il Papa si trasferirà all'aeroporto di Istanbul per fare rientro nel primo pomeriggio a Roma.


PAPA/ IN TURCHIA DISCORSI IN ITALIANO E RISPETTO PREGHIERE ISLAM
Visita a Santa Sofia di giovedì anzichè venerdì. Sicurezza come per Bush

Città del Vaticano, 17 nov. (Apcom) - Il viaggio del Papa in Turchia (28 novembre - primo dicembre) è avvolto da alcune curiosità. La prima: la visita al Museo di Santa Sofia (prima cattedrale e poi moschea) era inizialmente prevista per venerdì, giornata dedicata alla preghiera per i musulmani. Per questo, la visita al museo è stata anticipata a giovedì 30 novembre. La seconda curiosità riguarda la lingua in cui il pontefice terrà i discorsi. Saranno in francese, inglese e in italiano, mentre per le due messe previste (quella a Efeso e quella nelal Chiesa latina di Istanbul) l'omelia dovrebbe essere in italiano.

Per quanto riguarda la sicurezza, già da settimane l'apparato è stato allertato. Oltre 10mila poliziotti controllano già da tempo l'intera zona che verrà percorsa dal Papa, per la bonifica. Benedetto XVI non si muoverà né con l'elicottero né con la papamobile, mentre le strade verranno bloccate. L'apparato di sicurezza sarà pari a quello già sperimentato per le visite dei capi di Stato, non da ultimo il presidente americano George Bush.

In Turchia abitano circa 75 milioni di persone. Di queste il 97,2% sono musulmani, il 2% non religiosi e lo 0,8% 'altri', cioè cristiani, tra cui 70mila sono di rito armeno-apostolico, 20mila di rito latino e circa 1.500 di rito greco-ortodosso.

La visita del Papa è sotto i riflettori di tutto il mondo. Al momento della sua elezione al Soglio di Pietro, il maggior quotidiano turco titolò: "E' stato eletto un Papa nemico dei turchi".


da che pulpito...
ratzi.lella
Friday, November 17, 2006 6:12 PM
dialogo ecumenico ad una svolta?
UDIENZA AI PARTECIPANTI ALLA PLENARIA DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELL’UNITÀ DEI CRISTIANI

A fine mattinata, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza i partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani ed ha loro rivolto il discorso che riportiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signor Cardinale,

Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,

Cari Fratelli e Sorelle!

"Grazia e pace a voi da Dio, Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo" (Rm 1,7). Con questo augurio di san Paolo ai Romani mi rivolgo a voi, che dedicate la vostra intelligenza, il vostro amore e il vostro zelo alla promozione della piena comunione di tutti i cristiani, secondo la volontà del Signore stesso che per quella unità ha pregato alla vigilia della sua passione, morte e resurrezione. Ringrazio innanzitutto il vostro Presidente, il Signor Cardinale Walter Kasper, per il suo saluto e per il denso resoconto del lavoro della vostra Plenaria, e ringrazio voi tutti che avete portato a questo incontro la vostra esperienza e la vostra speranza, impegnandovi ad individuare risposte adeguate a una situazione in cambiamento. Proprio su questo si concentra il tema da voi scelto e studiato: «La situazione ecumenica in cambiamento». Viviamo in un periodo di grandi cambiamenti in quasi tutti i settori della vita; non c’è quindi da stupirsi se questo incide anche sulla vita della Chiesa e sulle relazioni fra i cristiani.

Va tuttavia detto in partenza che, pur in presenza di mutamenti di situazioni, di sensibilità, di problematiche, lo scopo del movimento ecumenico rimane immutato: l’unità visibile della Chiesa. Com’è noto, il Concilio Vaticano II considerò come uno dei suoi principali intenti il ristabilimento della piena unità fra tutti i cristiani (cfr Unitatis redintegratio, 1). E’, questo, anche il mio intento. Mi valgo volentieri di questa occasione per ripetere e confermare, con rinnovata convinzione, quanto ho affermato all’inizio del mio ministero sulla Cattedra di Pietro: "L’attuale suo [di Pietro] successore – ho detto allora - si assume come impegno primario quello di lavorare senza risparmio di energie alla ricostituzione della piena e visibile unità di tutti i seguaci di Cristo. Questa è la sua ambizione, questo il suo impellente dovere". Ed ho aggiunto: "L’attuale successore di Pietro si lascia interpellare in prima persona da questa domanda ed è disposto a fare quanto è in suo potere per promuovere la fondamentale causa dell’ecumenismo" (Insegnamenti, vol. I, 2005, p. 11).

In verità, dal Concilio Vaticano II ad oggi molti passi sono stati fatti verso la piena comunione. Ho davanti agli occhi l’immagine dell’Aula del Concilio, dove gli Osservatori delegati delle altre Chiese e Comunità ecclesiali stavano attenti, ma silenziosi. Questa immagine ha fatto posto nei decenni successivi alla realtà di una Chiesa in dialogo con tutte le Chiese e Comunità ecclesiali di Oriente e di Occidente. Il silenzio si è trasformato in parola di comunione. Un enorme lavoro è stato compiuto a livello universale e a livello locale. La fraternità fra tutti i cristiani è stata riscoperta e ristabilita come condizione di dialogo, di cooperazione, di preghiera comune, di solidarietà. E’ quanto il mio Predecessore, Papa Giovanni Paolo II di felice memoria, ha messo in rilievo nell’Enciclica sull’impegno ecumenico, dove ha esplicitamente affermato, tra l’altro, che "frutto prezioso delle relazioni tra i cristiani e del dialogo teologico che essi intrattengono è la crescita di comunione. Le une e l’altro hanno reso consapevoli i cristiani degli elementi di fede che essi hanno in comune" (Enc. Ut unum sint, 49). Quell’Enciclica poneva in rilievo i positivi frutti delle relazioni ecumeniche tra i cristiani sia d’Oriente che d’Occidente. Come non ricordare, in questo contesto, l’esperienza di comunione vissuta con i rappresentanti delle altre Chiese e Comunità ecclesiali venuti da ogni continente per prendere parte ai funerali dell’indimenticabile Papa Giovanni Paolo II ed anche all’inaugurazione del mio pontificato? La condivisione del dolore e della gioia è segno visibile della nuova situazione creata tra i cristiani. Ne sia benedetto Iddio! Anche la mia imminente visita a Sua Santità Bartolomeo I e al Patriarcato Ecumenico sarà un ulteriore segno di considerazione per le Chiese ortodosse, ed agirà come stimolo – così confidiamo - per affrettare il passo verso il ristabilimento della piena comunione.

Realisticamente, tuttavia, dobbiamo riconoscere che molto cammino resta ancora da fare. Dal Concilio Vaticano II la situazione, sotto molti aspetti, è cambiata. I rapidi rivolgimenti nel mondo hanno avuto le loro ripercussioni anche sull’ecumenismo. Molte delle venerate Chiese d’Oriente, al tempo del Concilio, vivevano in condizioni di oppressione ad opera di regimi dittatoriali. Oggi esse hanno ricuperato la libertà e sono impegnate in un ampio processo di riorganizzazione e di rivitalizzazione. Siamo ad esse vicini con i nostri sentimenti e la nostra preghiera. La parte orientale e quella occidentale dell’Europa si stanno riavvicinando; questo stimola le Chiese a coordinare i loro sforzi per la salvaguardia della tradizione cristiana e per l’annuncio del Vangelo alle nuove generazioni. Una tale collaborazione è resa particolarmente urgente dalla situazione di avanzata secolarizzazione soprattutto del mondo occidentale. Fortunatamente, dopo un periodo di molteplici difficoltà, il dialogo teologico fra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse ha preso nuovo slancio. La Commissione Mista Internazionale di dialogo ha potuto positivamente incontrarsi a Belgrado, ospitata generosamente dalla Chiesa ortodossa di Serbia. Nutriamo grandi speranze per il futuro cammino che sarà fatto nel rispetto delle legittime varietà teologiche, liturgiche e disciplinari, per il raggiungimento di una sempre più piena comunione di fede e di amore in cui sia possibile un sempre più profondo scambio tra le ricchezze spirituali di ogni Chiesa.

Anche con le Comunità ecclesiali d’Occidente, abbiamo vari dialoghi bilaterali, aperti ed amichevoli, che registrano progressi nella reciproca conoscenza, nel superamento di pregiudizi, nella conferma di alcune convergenze, e nella stessa identificazione più precisa delle vere divergenze. Vorrei soprattutto menzionare la "Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione" raggiunta nel dialogo con la Federazione Luterana Mondiale, e il fatto che a questa Dichiarazione il Consiglio Mondiale Metodista, da parte sua, ha dato il proprio assenso. Sono nel frattempo emerse varie importanti problematiche che richiedono un approfondimento e un accordo. Permane innanzitutto la difficoltà di trovare una comune concezione sul rapporto fra il Vangelo e la Chiesa e, in relazione a ciò, sul mistero della Chiesa e della sua unità e sulla questione del ministero nella Chiesa. Nuove difficoltà sono poi apparse in campo etico, con la conseguenza che le differenti posizioni assunte dalle Confessioni cristiane sulle attuali problematiche ne hanno ridotto l’incidenza orientativa nei confronti dell’opinione pubblica. C’è bisogno, proprio da questo punto di vista, di un approfondito dialogo sull’antropologia cristiana oltre che sull’interpretazione del Vangelo e sulla sua concreta applicazione.

Ciò che, comunque, va innanzitutto promosso, è l’ecumenismo dell’amore, che discende direttamente dal comandamento nuovo lasciato da Gesù ai suoi discepoli. L’amore accompagnato da gesti coerenti crea fiducia, fa aprire i cuori e gli occhi. Il dialogo della carità per sua natura promuove e illumina il dialogo della verità: è infatti nella piena verità che si avrà l’incontro definitivo a cui conduce lo Spirito di Cristo. Non sono certamente il relativismo o il facile e falso irenismo che risolvono la ricerca ecumenica. Essi anzi la travisano e la disorientano. Va poi intensificata la formazione ecumenica partendo dai fondamenti della fede cristiana, cioè dall’annuncio dell’amore di Dio che si è rivelato nel volto di Gesù Cristo e contemporamente in Cristo ha svelato l’uomo all’uomo e gli ha fatto comprendere la sua altissima vocazione (cfr Gaudium et spes, 22). A queste due essenziali dimensioni dà sostegno la cooperazione pratica tra i cristiani, che "esprime vivamente quella unità che già vige tra di essi e pone in più piena luce il volto di Cristo servo" (Unitatis redintegratio, 12).

A conclusione di queste mie parole voglio ribadire l’importanza del tutto speciale dell’ecumenismo spirituale. Giustamente, pertanto, il Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani si impegna in esso, facendo leva sulla preghiera, sulla carità, sulla conversione del cuore per un rinnovamento personale e comunitario. Vi esorto a proseguire su questa strada, che già tanti frutti ha dato ed altri ancora ne darà. Per parte mia, vi assicuro il sostegno della mia preghiera mentre, a conferma della mia fiducia e del mio affetto, a tutti imparto una speciale Benedizione Apostolica.

josie '86
Saturday, November 18, 2006 11:10 AM
Da Corriere.com

[DIM]15pt[=DIM][G]Il Papa riceve il presidente tedesco
Prima l'udienza, poi il concerto del Philharmonia Quartett[/G][/DIM]


[FONT]Verdana[=FONT][DIM]12pt[=DIM]CITTà DEL VATICANO - Non solo l'incontro in mattinata fra i due capi di Stato, secondo i crismi dell'ufficialità, ma anche, nel pomeriggio, un concerto di musica da camera, offerto in onore di Benedetto XVI dal presidente federale di Germania, Horst Koehler, ospite del Papa in Vaticano. Avrà due momenti la visita di Koehler a Palazzo Apostolico, in programma oggi: alle 11 è prevista l'udienza, con il colloquio a tu per tu, nella residenza pontificia; alle 18, invece, il Pontefice e il capo di Stato tedesco saranno insieme ai posti d'onore nella Sala Clementina per il concerto del Philharmonia Quartett Berlin, voluto da Koehler come speciale omaggio a papa Ratzinger.
Non è la prima volta che Benedetto XVI e Koehler si incontrano: il presidente federale aveva guidato la delegazione tedesca a Roma in occasione dell'insediamento del Papa tedesco e lo aveva poi nuovamente incontrato in Germania sia durante il viaggio papale dell'agosto 2005 per la Gmg di Colonia che quello del settembre scorso in Baviera.
[/DIM][/FONT]

ratzi.lella
Saturday, November 18, 2006 1:59 PM
sempre sull'udienza al presidente tedesco che...
personalmente mi sta molto simpatico :

PAPA/ RICEVE PRESIDENTE TEDESCO, 35 MINUTI DI COLLOQUIO PRIVATO
Pontefice lo accoglie con "Sono contento di vederla"

Città del Vaticano, 18 nov. (Apcom) - Un colloquio privato piuttosto lungo, di 35 minuti, quello tra Papa Benedetto XVI e il presidente tedesco Horst Koehler, ricevuto questa mattina per la prima visita ufficiale in Vaticano del capo di Stato della Repubblica federale tedesca.

"Benvenuto presidente. Sono contento di vederla, è bello che lei sia qua", ha detto il pontefice, accogliendo il presidente nella Sala del Tronetto. "Fa sempre bel tempo qui quando arrivano i tedeschi", ha risposto sorridendo Koehler. Un incontro "caloroso" e "cordiale" quello di stamattina, a quanto riferito da chi ha avuto modo di prendere parte all'udienza.

Dopo i saluti, le porte della Biblioteca privata del Papa si chiudono ed inizia il colloquio 'a tu per tu'. Nella stanza solo il Papa e Koehler. Non serve, ovviamente, l'interprete. Iniziano a parlare della visita dei vescovi tedeschi che si conclude proprio in questi giorni. Successivamente, è il momento della moglie del presidente, Eva, che per circa 10 minuti è a colloquio con il Papa.

Terminato il faccia a faccia, si riaprono le porte della Biblioteca e il presidente tedesco presenta al pontefice il seguito, composto da 15 persone in tutto, tra le quali il sottosegretario di Stato, Gert Haller, l'ambasciatore tedesco presso la Santa Sede, Hans-Henning Horstmann, e il direttore generale per gli Affari Esteri, Wolf Kischlat.

Il presidente Kohler ha offerto al Papa tedesco un regalo d'eccezione: un concerto in suo onore realizzato dalla Philharmonia Quartett Berlin che si esibirà nella Sala Clementina questo pomeriggio alle 18. Il Papa ha ricambiato con un medaglione d'onore racchiuso in un elegante cofanetto.

Questo pomeriggio, dopo un breve saluto, Koehler lascerà spazio alle note di Mozart, nella splendida cornice della sala affrescata del Palazzo Apostolico. Un omaggio prezioso per un raffinato conoscitore della musica classica quale è il pontefice. Quartetto per archi in sol maggiore di Wolfgang Amadeus Mozart, la Fuga e Capriccio dell'opera 81 di Felix Mendelssohn Bartholdy, la Serenata italiana in sol maggiore di Hugo Wolff: questi i brani pensati da una delle più prestigiose formazioni europee di musica da camera. Il concerto terminerà con un discorso del Papa.

Il Philharmonia Quartett Berlin (Daniel Stabrawa primo violino, Christian Stadelmann secondo violino, Neithard Resa viola e Jan Diesselhorst violoncello) fin dalla sua fondazione nel 1985 ha acquisito grande prestigio internazionale nei teatri di Londra, Parigi, negli Stati Uniti, in Giappone, in America Latina oltre che in Germania, tanto da fissare nuovi criteri di riferimento nel modo di proporre il quartetto d'archi ed essere chiamato dai media "top-flight ensemble". Attualmente il complesso è in una tournee mondiale, con alcune tappe in Italia. Mercoledì 29 novembre si esibirà anche all'Auditorium di Roma, nella Sala Santa Cecilia.

il concerto verra' trasmesso in diretta da telepace e sat 2000 a partire dalle 18


nota della santa sede:

COMUNICATO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE

Nella mattinata di oggi, sabato 18 novembre 2006, il Presidente della Repubblica Federale di Germania, S.E. il Sig. Dott. Horst Köhler, è stato ricevuto in Udienza da Sua Santità Benedetto XVI e, successivamente, si è incontrato con Sua Eminenza il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato.

I cordiali colloqui hanno permesso, fra l'altro, uno scambio di opinioni su temi attinenti alla situazione internazionale, con particolare riferimento al Medio Oriente. Inoltre, è stata sottolineata la necessità di promuovere un rapporto di parità e uno spirito di solidarietà a livello internazionale, in special modo nei confronti del Continente africano. Infine, non è mancato il richiamo all'importanza di un impegno per l'educazione della gioventù e per il dialogo tra le religioni.

[Modificato da ratzi.lella 18/11/2006 14.05]

josie '86
Monday, November 20, 2006 1:50 PM
Da Asianews
[DIM]15pt[=DIM][G]VATICANO
[FONT]Verdana[=FONT]Papa: la libertà religiosa, diritto ad un tempo individuale e collettivo
[/G][/DIM]

[DIM]12pt[=DIM][FONT]Verdana[=FONT][DIM]12pt[=DIM]Città del Vaticano (AsiaNews) – La libertà religiosa non è solo il diritto individuale di ogni persona a professare e manifestare la propria fede, ma anche quello collettivo di famiglie, gruppi e della stessa Chiesa e impegna il potere civile a “creare condizioni propizie allo sviluppo della vita religiosa, cosicché i cittadini siano realmente in grado di esercitare i loro diritti attinenti la religione e adempiere i rispettivi doveri”. Il cordiale incontro avvenuto stamattina in Vaticano tra il Papa ed il presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napoletano, ha dato occasione a Benedetto XVI di ribadire il concetto di libertà religiosa e di riaffermare il rispetto ad essa dovuta da parte degli Stati, come avviene in Italia e altri Paesi.

Nel suo discorso, il Papa ha anche affermato che la Chiesa “non è e non intende essere un agente politico”, ma “ha un interesse profondo per il bene della comunità politica” e che spetta ai laici cattolici affermare nella società i principi ai quali si ispirano.

Benedetto XVI è partito dalla considerazione che “Chiesa e Stato, pur pienamente distinti, sono entrambi chiamati, secondo la loro rispettiva missione e con i propri fini e mezzi, a servire l’uomo, che è allo stesso tempo destinatario e partecipe della missione salvifica della Chiesa e cittadino dello Stato. E’ nell’uomo che queste due società si incontrano e collaborano per meglio promuoverne il bene integrale. Questa sollecitudine della comunità civile nei riguardi del bene dei cittadini – ha aggiunto - non si può limitare ad alcune dimensioni della persona, quali la salute fisica, il benessere economico, la

formazione intellettuale o le relazioni sociali. L’uomo si presenta di fronte allo Stato anche con la sua dimensione religiosa, che ‘consiste anzitutto in atti interni volontari e liberi, con i quali l'essere umano si dirige immediatamente verso Dio’ (Dignitatis humanae, 3). Tali atti ‘non possono essere né comandati, né proibiti’ dall’autorità umana, la quale, al contrario, è tenuta a rispettare e promuovere questa dimensione”.

“Sarebbe però riduttivo – ha proseguito il Papa - ritenere che sia sufficientemente garantito il diritto di libertà religiosa, quando non si fa violenza o non si interviene sulle convinzioni personali o ci si limita a rispettare la manifestazione della fede che avviene nell’ambito del luogo di culto. Non si può infatti dimenticare che ‘la stessa natura sociale dell'essere umano esige che egli esprima esternamente gli atti interni di religione, comunichi con altri in materia religiosa e professi la propria religione in modo comunitario’ (ibid.). La libertà religiosa è pertanto un diritto non solo del singolo, ma altresì della famiglia, dei gruppi religiosi e della stessa Chiesa (cfr Dignitatis humanae, 4-5.13) e l’esercizio di questo diritto ha un influsso sui molteplici ambiti e situazioni in cui il credente viene a trovarsi e ad operare. Un adeguato rispetto del diritto alla libertà religiosa implica, dunque, l’impegno del potere civile a ‘creare condizioni propizie allo sviluppo della vita religiosa, cosicché i cittadini siano realmente in grado di esercitare i loro diritti attinenti la religione e adempiere i rispettivi doveri, e la società goda dei beni di giustizia e di pace che provengono dalla fedeltà degli uomini verso Dio e verso la sua santa volontà’ (Dignitatis humanae, 6)”.

La libertà, che la Chiesa e i cristiani rivendicano, peraltro, “non pregiudica gli interessi dello Stato o di altri gruppi sociali e non mira ad una supremazia autoritaria” ma è piuttosto la condizione affinché, “si possa espletare quel prezioso servizio che la Chiesa offre all’Italia e ad ogni Paese in cui essa è presente”. Tale servizio consiste principalmente nel “dare risposte positive e convincenti alle attese e agli interrogativi della nostra gente” offrendo “la luce della fede, la forza della speranza e il calore della carità”. Ciò si esprime anche nei riguardi dell’ambito civile e politico. “Infatti, se è vero che per la sua natura e missione ‘la Chiesa non è e non intende essere un agente politico’, tuttavia essa ‘ha un interesse profondo per il bene della comunità politica’”. Questo apporto viene principalmente dai laici, i quali, “agendo con piena responsabilità e facendo uso del diritto di partecipazione alla vita pubblica che hanno alla pari di tutti i cittadini, si impegnano con gli altri membri della società a costruire un giusto ordine nella società. Nella loro azione, peraltro, essi poggiano sui valori e principi antropologici ed etici radicati nella natura dell'essere umano, riconoscibili anche attraverso il retto uso della ragione. Così, quando s’impegnano con la parola e con l’azione a fronteggiare le grandi sfide attuali, rappresentate dalle guerre e dal terrorismo, dalla fame e dalla sete, dalla estrema povertà di tanti esseri umani, da alcune terribili epidemie, ma anche dalla tutela della vita umana in tutte le sue fasi, dal concepimento alla morte naturale, e dalla promozione della famiglia, fondata sul matrimonio e prima responsabile dell’educazione, non agiscono per un loro interesse peculiare o in nome di principi percepibili unicamente da chi professa un determinato credo religioso: lo fanno, invece, nel contesto e secondo le regole della convivenza democratica, per il bene di tutta la società e in nome di valori che ogni persona di retto sentire può condividere”.

[/DIM][/FONT]


Da [G]"La voce d'Italia"[/G]

[G][DIM]15pt[=DIM]Napolitano in visita al papa[/DIM][/G]

[G]La prima volta di un Presidente ex Pci[/G]

[FONT]Verdana[=FONT]Roma, 20 nov. - Arrivo ore 10,30. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è arrivato nel cortile di San Damaso per la 13ma visita ufficiale di un capo di Stato italiano in Vaticano. La scorta presidenziale ha lasciato il corteo, partito dal Quirinale, in Piazza Pio XII. Le auto del Presidente e del seguito sono state scortate da un mezzo Corpo della Gendarmeria vaticana, che le ha accompagnate fino al Cortile di San Damaso.

[G]Squilli di trombe ed inno di Mameli[/G] - L´arrivo del corteo presidenziale è stato accompagnato da squilli regolamentari della Banda Pontificia, mentre la Guardia Svizzera ha rendeva gli onori militari. Poi l´esecuzione dell´Inno di Mameli. Napolitano ha al suo fianco la moglie Clio, e il ministro degli Esteri Massimo D´Alema ha con sè la consorte, Linda Giuva. Fanno parte della piccola delegazione italiana, l´ambasciatore presso la Santa [/FONT]Sede, Giuseppe Balboni Acqua, il segretario generale della Presidenza, Donato Marra, il consigliere diplomatico del Quirinale Roberto Nigido. In tutto la delegazione è formata da 24 persone, più tre componenti del seguito tecnico.

[G]Scambio dei doni[/G] - Durante il colloquio tra Napolitano ed il pontefice si terrà anche uno scambio di doni. Il papa Benedetto XVI donerà al Presidente un mosaico raffigurante un vaso di frutta, da un dipinto del Mantovani ed opera dello studio del Mosaico Vaticano. Napolitano, a sua volta, donerà a Benedetto XVI un bassorilievo d´argento.[/FONT][/DIM]

Da [G]ToscanaOggi[/G]

[DIM]15pt[=DIM][G]VISITA IN VATICANO; BENEDETTO XVI: GRATITUDINE AGLI ITALIANI; NAPOLITANO: RECIPROCA COLLABORAZIONE[/G]
[/DIM]

[DIM]12pt[=DIM][FONT]Verdana[=FONT]20/11/2006
“Gratitudine” agli italiani, che “fin dalla mia elezione mi dimostrano quasi quotidianamente, con calore ed entusiasmo, i loro sentimenti di accoglienza, di attenzione e di sostegno spirituale nell’adempimento della mia missione”. È iniziato con una conferma dei sentimenti già espressi durante la visita al Quirinale, che il Papa ha effettuato il 24 giugno del 2005, il discorso di Benedetto XVI al presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, per la prima volta in Vaticano da quando è stato eletto.

“In questa sentita vicinanza al Papa – ha proseguito il Santo Padre - trova una significativa espressione quel particolare legame di fede e di storia, che da secoli lega l’Italia al Successore dell’apostolo Pietro, il quale ha in questo Paese, non senza disposizione della Divina Provvidenza, la sua sede”. Per assicurare alla Santa Sede “l’assoluta e visibile indipendenza” e “garantirLe una sovranità indiscutibile pur nel campo internazionale”, ha ricordato il Papa citando il Trattato Lateranense con cui “si è costituito lo Stato della Città del Vaticano”, “la Repubblica italiana offre a diversi livelli e con diverse modalità un prezioso e diuturno contributo allo svolgimento della mia missione di Pastore della Chiesa universale”. Di qui il grazie del Pontefice “a tutte le istanze dello Stato, per la loro fattiva collaborazione a vantaggio del ministero petrino e dell’opera della Santa Sede”.

“Chiesa e Stato, pur pienamente distinti, sono entrambi chiamati, secondo la loro rispettiva missione e con i propri fini e mezzi, a servire l’uomo, che è allo stesso tempo destinatario e partecipe della missione salvifica della Chiesa e cittadino dello Stato”. Lo ha detto il Papa, precisando che “è nell’uomo che queste due società si incontrano e collaborano per meglio promuoverne il bene integrale”.

Riferendosi all’incontro di oggi, il Santo Padre ha affermato che esso “non è solo la felice conferma di una ormai pluridecennale tradizione di reciproche visite, scambiate fra il Successore di Pietro e la più alta Carica dello Stato italiano, ma riveste un importante significato, perché consente una particolare sosta di riflessione sulle ragioni profonde degli incontri che avvengono fra i rappresentanti della Chiesa e quelli dello Stato”. Secondo il Papa, tali “ragioni profonde” sono “chiaramente esposte” dal Concilio, e in particolare dalla “Gaudium et spes”, quando definisce quella tra Chiesa e Stato “una sana collaborazione, secondo modalità adatte alle circostanze di luogo e di tempo”. Una “visione”, questa, “condivisa anche dallo Stato italiano”, all’articolo 7 della Costituzione, per cui “lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani” e ribadisce poi che “i loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi”. Sottolineando che “questa impostazione delle relazioni fra la Chiesa e lo Stato” ha ispirato anche l’Accordo che apporta modificazioni al Concordato Lateranense, firmato dalla Santa Sede e dall’Italia il 18 febbraio 1984, il Papa ha auspicato che “questa collaborazione possa continuare a svilupparsi concretamente”.

“Santità, è con intensa emozione personale che Le rendo omaggio, in questa solenne occasione, a nome dello Stato e del popolo italiano”: si è aperto con queste parole il discorso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano durante la visita ufficiale di questa mattina a Papa Benedetto XVI in Vaticano. Napolitano ha espresso la “consapevolezza profonda dell'alta missione universale della Chiesa cattolica e del prezioso servizio che essa offre alla Nazione”. Ha poi richiamato le “parole di sapienza e di fede” del Papa su molteplici temi, come pure gli “appelli” e “denunce” perché cessino guerre e violenze nel mondo. “In Italia, - ha poi aggiunto - l'armonia dei rapporti tra Stato e Chiesa è stata e resta garantita dal principio laico di distinzione sancito nel dettato costituzionale” ricordando l'impegno alla "reciproca collaborazione per la promozione dell'uomo e per il bene del Paese".

Ha inoltre aggiunto: “Crediamo profondamente nell'importanza di questa collaborazione, guardando alla tradizione di vicinanza, aiuto e solidarietà verso i bisognosi e i sofferenti che è propria della Chiesa”. Da ultimo ha citato l’impegno a trovare “soluzioni valide” per problemi quali “il sostegno alla famiglia, la tutela della vita, la libertà dell'educazione, che suscitano l'attenzione e le preoccupazioni della Chiesa e del suo Pastore”.

Il presidente Napolitano, alla sua prima visita al Papa da quanto è stato eletto capo dello Stato è entrato nella città Leonina attraverso l'Arco delle campane. Accompagnato dalla moglie Clio, è stato accolto nel cortile di San Damaso dal prefetto della Casa pontificia, James Harvey, e dai gentiluomini di Sua Santità; a fare da sfondo all’ingresso del presidente, l’inno di Mameli. Al termine dell'incontro con Benedetto XVI e col cardinale [G]Tarcisio Bertone[/G] verrà visitata dalla delegazione italiana, di cui farà parte anche il ministro degli Esteri [G]Massimo D'Alema[/G].
[/FONT][/DIM]<p><font class='xsmall'>[<i>Modificato da josie '86 20/11/2006&nbsp;14.01</i>]</font></p>
ratzi.lella
Monday, November 20, 2006 8:21 PM
rapporti cattolico-anglicani
PAPA/ DA DOMANI ARCIVESCOVO CANTERBURY A ROMA,IL 23 DA BENEDETTO
Giovedì preghiera, poi udienza in Vaticano e pranzo insieme

Città del Vaticano, 20 nov. (Apcom) - Comincerà domani la visita ufficiale dell'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, Primate della Chiesa anglicana, da Papa Benedetto XVI. L'arcivescovo, accompagnato dalla delegazione, arriverà all'aeroporto di Fiumicino nella tarda mattinata. Nel pomeriggio, alle 17.30, presso il Pontificio Ateneo Sant'Anselmo, Rowan Williams terrà una conferenza sul tema 'San Benedetto e il futuro dell'Europa', per poi presiedere la Celebrazione dei Vespri.

Ma sarà l'udienza privata con Papa Ratzinger "il fulcro della visita" dell'arcivescovo di Canterbury, che avviene proprio in coincidenza con il 40esimo anniversario dell'incontro tra Papa Paolo VI e l'arcivescovo Michael Ramsey, nel 1966. L'incontro, il primo fra il pontefice e il capo degli anglicani, si terrà nella mattina del 23 novembre, anche se i due si sono incontrati brevemente nel 2005 per la messa di intronizzazione di Papa Ratzinger al Soglio di Pietro.

La mattina del 22 novembre è previsto un incontro con il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l'Unità dei Cristiani, che accoglierà il Primate nella sede del dicastero vaticano. Alle 17, Williams visiterà il Pontificio Istituto Orientale, al termine del quale prenderà parte ad un Servizio di Preghiera nella Chiesa di San Bartolomeo all'Isola Tiberina.

La giornata centrale sarà il 23 novembre: tre i momenti che scandiranno l'incontro tra il Papa e il Primate. Alle 9,30 i due pregheranno insieme nella Basilica di San Pietro; successivamente Williams incontrerà, alle 11, il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, a cui seguirà (alle 11.30) l'udienza privata con Benedetto XVI, a cui seguirà un momento di preghiera insieme nella Cappella Redemptoris Mater per la Celebrazione dell'Ora Media. Infine, Rowan Williams pranzerà dal Papa in Vaticano. Nel pomeriggio, alle 18, il Primate terrà una conferenza sul tema 'Laicità, libertà e fede' presso la Pontificia Accademia delle Scienze. In serata, l'Ambasciata britannica presso la Santa Sede ospiterà l'arcivescovo di Canterbury, la delegazione e numerosi rappresentanti del Vaticano, tra cui alcuni cardinali e arcivescovi, per una cena. Ci sarà anche il ministro degli Esteri vaticano, monsignor Dominique Mamberti.

Venerdì l'arcivescovo di Canterbury incontrerà i vertici della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, per poi visitare la mostra commemorativa del 40esimo di fondazione del Centro Anglicano a Roma e presiedere la celebrazione per i fedeli anglicani. Sabato invece, è in programma un incontro con la Congregazione per la Dottrina della Fede e successivamente la visita alle Catacombe di Priscilla. La visita di Williams si concluderà domenica con una messa per i fedeli anglicani nella Basilica di Santa Sabina all'Aventino.
euge65
Monday, November 20, 2006 9:23 PM
Commento dal sito di LA7
Roma 20/11/2006 09:10
OGGI PRIMO INCONTRO UFFICIALE TRA BENEDETTO XVI E NAPOLITANO

Roma, 20 nov. (Apcom) - Oggi alle 10.30 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si recherà in visita ufficiale in Vaticano dove incontrerà Papa Benedetto XVI. E' la prima stretta di mano ufficiale, il primo colloquio privato a quattr'occhi, il primo atto di un rapporto tutto da costruire tra un nuovo Capo dello Stato, l'unico ex comunista, in sessant'anni di storia repubblicana, a salire al Colle, e un nuovo Papa. Con Napolitano, oltre alla delegazione italiana con il ministro degli Esteri Massimo D'Alema, ci sarà anche la signora Clio. Il 'dialogo a distanza' tra Napolitano e Benedetto XVI è stato avviato subito, fin dal giorno dopo l'elezione del presidente, l'11 maggio scorso, salutata dal Papa con un messaggio di augurio e di "incoraggiamento". Nelle prime parole del Papa per Napolitano è immediato il riferimento agli "autentici valori umani e cristiani che costituiscono il mirabile patrimonio del popolo italiano". Un accenno che il Capo dello Stato ha accolto spiegando, nella sua risposta, che questi valori "sono patrimonio del popolo italiano, ben sapendo quale sia stato il profondo rapporto storico tra la cristianità e il farsi dell'Europa". Ma Napolitano ha anche messo un paletto altrettanto chiaro: "Ne traggo la convinzione che debba laicamente riconoscersi la dimensione sociale e pubblica del fatto religioso, e svilupparsi concretamente la collaborazione, in Italia, tra Stato e Chiesa cattolica in molteplici campi in nome del bene comune".
ratzi.lella
Tuesday, November 21, 2006 5:55 PM
nuovo documento
Lo rivela il cardinale Lozano, presidente del Pontificio Consiglio per la salute

Un documento di 200 pagine allo studio dei dicasteri della Sanità

Il Papa chiede un dossier sul preservativo come strumento di prevenzione per l'Aids
Oggi il rapporto Oms sulla diffusione del virus: 40 milioni di contagiati

ROMA - Il Papa è preoccupato per il diffondersi dell'Aids. Per questo, rivela il cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale della salute, ha chiesto un documento sul tema in generale e sull'uso del preservativo, in particolare. Il dossier, di quasi 200 pagine, contiene ''posizioni esaustive con tanti interventi scientifici. Si va da quelli più rigorosi e restrittivi fino a quelli più comprensivi e aperti. Ora tutto è nelle mani della Congregazione per la Dottrina della fede che sta studiando il dossier'', spiega Barragan.

E aggiunge: "Certamente questo è un punto che preoccupa il Papa tanto che quando gli ho presentato il nostro dicastero, lui mi ha chiesto di portare avanti un dialogo con la Congregazione per la dottrina della fede sul tema perchè il nostro pontificio consiglio non ha un compito dottrinale ma pastorale".

Quindi: "Seguendo il desiderio del Papa abbiamo fatto un accurato studio dal punto di vista scientifico e teologico. Ora stanno studiando il dossier e speriamo che il Papa possa dire cosa è più conveniente su questo tema".

Pur trattandosi ancora di una fase preliminare, di acquisizione di informazioni, il gesto di Ratzinger è da considerarsi una novità rispetto alle indicazioni venute fino ad oggi dalla Chiesa cattolica sull'uso del preservativo quale metodo di prevenzione dell'Aids.

La richiesta di Benedetto XVI arriva nel giorno di pubblicazione del rapporto dell'Organizzazione mondiale della sanità sulla diffusione del virus dell'Hiv: 40 milioni di persone contagiate nel mondo, di queste la maggior parte nell'Africa sub-sahariana: ben 24,7 milioni (pari al 63%). Non solo, negli ultimi 12 mesi sono state registrate 4,3 milioni di nuove infezioni, e 2,9 milioni di decessi.

(da "repubblica")

e questo e' un papa di transizione? ma non fatemi ridere!!!
persino il sito di "repubblica" ammette che il semplice fatto di richiedere uno studio approfondito sul tema non ha precedenti nella storia della chiesa...
josie '86
Wednesday, November 22, 2006 12:19 PM
Da Quotidiano.net

[DIM]15pt[=DIM][G]Il Papa condanna l'omicidio Gemayel:
"Forze oscure minacciano il paese"[/G][/DIM]


[DIM]12pt[=DIM][FONT]Verdana[=FONT]LIBANO SENZA PACE Città del Vaticano, 22 novembre 2006 - "Ho appreso con profondo dolore la notizia dell'attentato del ministro libanese Pierre Gemayel. Nel condannare fermamente tale brutale attentato, assicuro la mia preghiera e la mia vicinanza spirituale alla famiglia della vittima e a tutto il popolo libanese". Lo ha detto Papa Benedetto XVI concludendo questa mattina l'udienza generale in piazza San Pietro, durante i saluti in lingua italiana.

Benedetto XVI all'udienza generale ha denunciato ''forze oscure che cercano di distruggere il paese'' invitando ''tutti i libanesi a non farsi vincere dall'odio ma a rinsaldare giustizia e riconciliazione'' e a ''lavorare assieme per costruire assieme un futuro di pace''.

"Invito i responsabili dei Paesi che hanno a cuore questo Paese - ha concluso il Pontefice - a contribuire a una risoluzione globale e negoziata delle diverse situazioni di ingiustizia che la segnano ormai da troppi anni".
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[FONT]Verdana[=FONT][DIM]12pt[=DIM][G]Gli incontri con Benedetto XVI continuano a registrare presenze record. Anche oggi, nonostante la pioggia, circa [S]50 mila fedeli[/S] sono in piazza San Pietro per l'udienza generale, dove Papa Ratzinger è stato accolto con applausi e manifestazioni di affetto, sotto una distesa variopinta di ombrelli.[/G]
Il Pontefice era sulla jeep bianca scoperta, senza alcuna protezione, e la sua figura si stagliava in modo suggestivo tra la folla che invece cercava di proteggersi dall'acqua. [/DIM][/FONT]

$anna67$
Wednesday, November 22, 2006 6:10 PM
Dossier Preservativo!
Bè son contenta di questa apertura nel valutare l'opportunità di usare il profilattico in alcuni casi che diventano gravi e insostenibili...pero' secondo me non se ne farà nulla se ci fosse un si da parte di Papa Ratzinger sarebbe proprio una svolta epocale mah son perplessa .....speriamo....
Ratzigirl
Wednesday, November 22, 2006 6:35 PM
Il Primate anglicano Rowan Williams domani in Vaticano da Benedetto XVI

Il Primate della Comunione Anglicana, l’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams (nella foto), ha iniziato ieri un’attesa visita ufficiale a Roma di sei giorni, il cui momento centrale è l’incontro domani in Vaticano con Benedetto XVI. L’evento si svolge nell’occasione del 40.mo anniversario dell’incontro tra Paolo VI e l’arcivescovo Michael Ramsey nel 1966, che permise l’avvio del dialogo tra cattolici e anglicani, dopo oltre 4 secoli di separazione. La giornata di domani inizia con la preghiera del Primate anglicano nella Basilica di San Pietro alle 9.30. Alle 11.00, il colloquio con il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, seguìto alle 11.30 dall’incontro con Benedetto XVI. Alle 12.15 il Papa e il Primate anglicano si raccoglieranno in preghiera nella Cappella Redemptoris Mater per la celebrazione dell’Ora Media.

Stamani, dopo una breve cerimonia nella Cappella Sistina, sono iniziati i colloqui con il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani. Attualmente il dialogo ecumenico sta registrando sviluppi positivi e nuove difficoltà. L’anno scorso è stato pubblicato un importante testo comune sulla figura di Maria, in cui si afferma che i dogmi dell’Immacolata Concezione e dell’Assunzione, visti in un contesto scritturale, possono essere considerati in una luce nuova anche dagli anglicani. D’altra parte difficoltà nel dialogo sono sorte sui temi della sessualità umana e dell’ordinazione delle donne all’episcopato. Problemi sussistono anche per le divisioni interne alla stessa Comunione anglicana, che rendono complesso per la Chiesa cattolica il riferimento nei colloqui ad un unico partner. Da sottolineare che il 14 novembre scorso i vescovi inglesi cattolici e anglicani, riuniti in uno storico incontro a Leeds, hanno firmato una dichiarazione congiunta in cui riconoscono l’importanza di lavorare insieme, al di là delle differenti posizioni, per dare una testimonianza cristiana comune ad una società che sta dimenticando le sue radici cristiane.

Ieri pomeriggio l’arcivescovo Rowan Williams, subito dopo il suo arrivo a Roma, ha tenuto una lezione al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo su San Benedetto e il futuro dell’Europa. Il Primate anglicano ha indicato la regola di San Benedetto come modello per la società moderna, che ha bisogno di riscoprire il valore del tempo, dell’autorità e della partecipazione, se vuole dare significato all’esistenza senza essere sopraffatta da un materialismo disumano e ossessivo.
ratzi.lella
Thursday, November 23, 2006 8:14 AM
l'incontro di oggi...
L'arcivescovo di Canterbury e il papa. Il giorno dell'incontro
di Mattia Bianchi

Importante tappa ecumenica in Vaticano con l'incontro tra Benedetto XVI e la guida spirituale degli anglicani, Rowan Williams. L'arcivescovo di Canterbury è in Italia da martedì. Ieri sera, preghiera presso la Comunità di Sant'Egidio.



CITTA' DEL VATICANO - È il giorno del dialogo nelle relazioni tra Cattolici e Anglicani. L’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, incontrerà stamani Benedetto XVI, in un’udienza privata organizzata da tempo che si pone come un segnale di disponibilità al confronto, nonostante le difficoltà. Del resto, la ricorrenza è di per sé suggestiva: proprio 40 anni fa, con l’incontro tra Michael Ramsey e Paolo VI, per la prima volta un papa e un arcivescovo di Canterbury tornavano a dialogare. Ed è proprio da quell’incontro che sono nati alcuni frutti promettenti, come la commissione teologica mista (l'ultimo documento, dedicato alla Madonna, è stato elaborato nel 2005) e la disponibilità a confrontarsi in modo franco sulle rispettive differenze.

Uno stile che ha rischiato di arenarsi di recente sul terreno delle scelte etiche, come l’introduzione dell’ordinazione sacerdotale per le donne o la consacrazione di vescovi dichiaratamente omosessuali (questioni che hanno creato divisione anche all'interno della Comunione anglicana). Il valore dell’unità continua tuttavia ad essere ricercato, nella consapevolezza che la testimonianza cristiana ha bisogno di essere riaffermata con forza, specie in contesti in cui rischia di diventare minoritaria. Non a caso, le due confessioni starebbero preparando un documento comune per la prima metà del 2007, che riassume i punti di fede e di dottrina che cattolici e anglicani hanno in comune, indicando inoltre strade concrete per testimoniare insieme tali punti.

“L’incontro è per noi un momento storico”, ha spiegato all’agenzia Apcom l'ambasciatore della Gran Bretagna presso la Santa Sede, Francio Campbell, evidenziando che “questo arcivescovo di Canterbury e questo Papa hanno molte cose in comune: sono entrambi teologi accademici e ciascuno di loro probabilmente conoscerà i lavori dell'altro”.
Ma "ci sono anche altri aspetti in comune – osserva ancora Campbell - come quello della fede e libertà, dell'Europa e del secolarismo”. Le differenze non mancano, ammette l’ambasciatore, “ma non vanno ad intaccare la relazione e l'amicizia fra le due Chiese e i rispettivi capi. E questo si vede molto chiaramente dal fatto che Rowan Williams è qui a Roma per cinque giorni, per visitare molte basiliche e ricevere un'accoglienza calorosa dal Papa e dal Vaticano".

L’arcivescovo, infatti, è arrivato in Italia martedì, per tenere una lezione al Pontificio ateneo Sant'Anselmo sul tema "San Benedetto e il futuro dell’Europa" e partecipare, ieri sera, ad una funzione promossa dalla comunità di Sant'Egidio in ricordo del martirio di sette membri dell'"Ordine melanesiano anglicano. Stamani, dopo un momento di raccoglimento in San Pietro alle 9,30, l’incontro con il pontefice con cui è prevista una preghiera nella cappella Redemptoris Mater. Nel pomeriggio, invece, è in programma una lezione alla Accademia Pontificia delle scienze sociali su "Laicità, libertà e fede", a cui seguiranno, domani, una conferenza stampa conclusiva e una funzione a Santa Maria sopra Minerva, con il primate cattolico di Inghilterra e Galles, card. Cormac Murphy-O'Connor e il cardinale Walter Kasper. La delegazione anglicana è formata da esponenti di spicco della Chiesa anglicana, come l'arcivescovo Peter Carnley copresidente della commissione per il dialogo interreligioso "Arcic", il vescovo David Beetge, copresidente della commissione "Iarccum" e il vescovo John Flack, rappresentante dell'arcivescovo presso la Santa Sede.



Cattolici e anglicani. Il dialogo va avanti, nonostante tutto
di Mattia Bianchi

La polemica di questi giorni sull'eutanasia passiva per i neonati prematuri con gravi malformazioni rappresenta sicuramente un ostacolo; eppure non mancano segnali importanti sul versante del dialogo tra cattolici e anglicani. La prossima settimana, infatti, l’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams sarà a Roma per incontrare Benedetto XVI, mentre oggi a Leeds comincia un incontro che può essere definito senza dubbio “storico”. Per la prima volta dallo strappo di Enrico VIII (1534), infatti, i vescovi anglicani che siedono nella "Camera dei Vescovi" nel Sinodo generale, incontreranno i membri della Conferenza episcopale cattolica di Inghilterra e Galles. Si tratta di un’occasione di confronto, per commemorare i quarant'anni dell’incontro tra Paolo VI e l’allora arcivescovo di Canterbury, Michael Ramsey, come frutto del Concilio Vaticano II.

Evento che sarà evocato anche nell’udienza dal papa, in programma giovedì prossimo (23 novembre), l’appuntamento più significativo del viaggio di Williams che durerà diversi giorni. Il leader spirituale della chiesa anglicana sarà in Italia già il 21 novembre, per tenere una lezione al Pontificio ateneo Sant'Anselmo sul tema "San Benedetto e il futuro dell’Europa" e partecipare, il giorno successivo, ad una funzione promossa dalla comunità di Sant'Egidio in ricordo del martirio di sette membri dell'"Ordine melanesiano anglicano. Giovedì mattina, incontro con Benedetto XVI, mentre nel pomeriggio è in programma una lezione alla Accademia Pontificia delle scienze sociali su "Laicità, libertà e fede", a cui seguiranno, venerdì 24, una conferenza stampa conclusiva e una funzione a Santa Maria sopra Minerva, con il primate cattolico di Inghilterra e Galles, card. Cormac Murphy-O'Connor e il cardinale Walter Kasper. La delegazione anglicana è formata da esponenti di spicco della Chiesa anglicana, come l'arcivescovo Peter Carnley copresidente della commissione per il dialogo interreligioso "Arcic", il vescovo David Beetge, copresidente della commissione "Iarccum" e il vescovo John Flack, rappresentante dell'arcivescovo presso la Santa Sede.

L’incontro tra il papa e l’arcivescovo Williams si annuncia come un ulteriore segno di unità, dopo i gesti significativi dei mesi scorsi, quando la guida degli anglicani volle partecipare alla solenne celebrazione di inizio del pontificato. Rapporti bilaterali che nel corso degli ultimi 40 anni hanno registrato alti e bassi, con il disgelo seguito all’incontro del 1966 (l’arcivecsovo Ramsey si commosse di fronte al dono dell’anello di papa Montini) e i passi in avanti sul piano del confronto teologico, ma anche le difficoltà legate alle scelte controverse della chiesa anglicana, dall’ordinazione delle donne e di vescovi omosessuali ai temi della bioetica.

LE TAPPE DEL DIALOGO. Il frutto principale dell’incontro del 1966 fu l’istituzione di una commissione mista internazionale (Arcic), nata con l’obiettivo di approfondire le relazioni, attraverso la discussione delle differenze in campo teologico. Nel 1981, l’organismo presentò un documento finale che rappresenta tuttora una pietra miliare, specie riguardo le dichiarazioni sull'eucaristia, sul ministero dei sacerdoti e sull'autorità del papa. Altro passo in avanti, fu il pronunciamento della conferenza di Lambeth (massimo organo pastorale degli anglicani) che nel 1988 considerò la dottrina cattolica sull'eucaristia e sul ministero, sostanzialmente in armonia con la fede degli anglicani. Sul tavolo, rimanevano ancora motivi di disaccordo sul rapporto fra Scrittura, Tradizione e l'esercizio dell'autorità di magistero; la collegialità, conciliarità e ruolo dei laici nel processo decisionale; ministero petrino del primato universale in relazione a Scrittura e Tradizione. Nonostante tutto, dopo 11 anni di studio, dalla seconda tornata della commissione mista anglicano-cattolica del 1999 uscirono delle conclusioni molto interessanti che smussarono ancora di più le differenze. Un cammino in discesa, insomma, che fu tuttavia interrotto dalle posizioni in campo etico e morale, con la riforma del sacerdozio femminile e la consacrazione di vescovi dichiaratamente omosessuali. Il dialogo tuttavia non si è fermato e da parte anglicana non è mancata la volontà di rafforzare i legami con Roma.

Sull’onda delle polemiche sui vescovi gay (anche tra gli stessi anglicani), per esempio, l’arcivescovo di Canterbury ha chiesto che il cardinale Walter Kasper dicesse la sua su un documento, il Windsor Report, elaborato nel 2004 da una commissione creata ad hoc. Osservazioni che sicuramente ebbero un peso nella stesura finale del testo che fece presente alla Chiesa episcopaliana la necessità "di rinviare l'elezione ed il consenso alla consacrazione di qualsivoglia candidato all'episcopato che vive un'unione con lo stesso sesso fino a quando non emergerà una qualche forma di nuovo consenso all'interno della Comunione anglicana".

Sul piano teologico, le discussioni formali condotte dalle due chiese nell'ambito della commissione internazionale per i rapporti tra anglicani e cattolici sono continuate a livello informale sotto l'auspicio del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei Cristiani e nel maggio del 2005, l’Arcic ha pubblicato il documento "Maria: grazia e speranza in Cristo". Una riflessione sul posto della Madonna nella dottrina e nella vita della Chiesa, senza sottrarsi ai nodi dei dogmi cattolici dell'Immacolata Concezione (1854) e dell'Assunzione di Maria (1950). Con una conclusione: quando Maria è chiaramente vista in relazione a Cristo e alla Chiesa, senza per questo diminuire, ma sottolineando l'unico ruolo salvifico di Cristo, la devozione a lei non costituisce un ostacolo per le relazioni cattoliche-anglicane.

“Da uno sguardo retrospettivo – spiega mons. Donald Bolen, segretario del Pontificio Consiglio per l'Unità dei Cristiani - appare evidente che nel 2005 le relazioni cattoliche-anglicane hanno registrato sviluppi positivi e nuove difficoltà. A fronte di queste ultime, il dialogo teologico ha perseverato nei suoi intenti e ci ha dato un importante testo su Maria, che merita di essere oggetto di studio e di riflessione; d'altra parte, gli stretti rapporti e lo spirito di amicizia in Cristo ci permettono di continuare a ricercare i modi di avanzare nelle nostre relazioni. Nella preghiera, la Chiesa cattolica nutre la sincera speranza, che la Comunione anglicana possa resistere alle attuali tensioni, rafforzi i legami d'unità tra le sue Province - un'unità fondata sulle Scritture e sulla fede apostolica - e che sia possibile continuare a progredire nella nostra comune ricerca di quell'unità che Cristo desidera per noi”. L’incontro della prossima settimana tra l’arcivescovo Williams e il papa sarà il primo banco di prova.

(da www.korazym.org/default.asp)


Il pontefice ha espresso dolore per l´attentato a Gemayel e ha invitato al dialogo

La condanna del Papa "Forze oscure minacciano"
Il vescovo di Biblos: parla di Siria e Iran

CITTÀ DEL VATICANO - Durissima condanna del Papa nei confronti dei mandanti dell´assassinio di Pierre Gemayel. Benedetto XVI ha stigmatizzato il «brutale attentato» al termine dell´udienza generale a piazza San Pietro. «Condanno fermamente l´attentato», ha dichiarato, esprimendo il suo dolore e la sua «vicinanza spirituale all´amato popolo libanese». Riferendosi esplicitamente a chi ha ispirato l´omicidio, il pontefice ha denunciato «forze oscure» che minacciano il Paese mediorientale. Ciò nonostante Ratzinger ha esortato le popolazioni del Libano a non lasciarsi dominare dall´odio, puntando invece sulla giustizia e la riconciliazione e «lavorando insieme per un futuro di pace».
Benedetto XVI è rimasto molto scosso dalla notizia dagli eventi. Sia perché è stato colpito un leader cristiano sia perché il Libano resta per il pontefice - nonostante conflitti e attentati - un esperimento di convivenza fra comunità religiose diverse in un Medio Oriente dove l´estendersi dell´onda dell´Islam integralista costringe molti cristiani alla fuga. Perciò Benedetto XVI si era tanto impegnato l´estate scorsa per bloccare la guerra esplosa tra Hezbollah e Israele ed aveva salutato con estremo favore l´impegno del governo Prodi per portare truppe europee di pacificazione sul confine israelo-libanese. Adesso in Vaticano è diffuso il timore che la situazione possa precipitare nel caos. All´udienza il Papa si è poi appellato a «coloro che hanno a cuore le sorti della regione» perché affrontino le «situazioni di ingiustizia» che - ha detto - perdurano da troppi anni.
Benedetto XVI si è espresso in favore di un negoziato globale, che metta finalmente termine al conflitto israelo-palestinese e porti ad una pace stabile fra Israele e i Paesi arabi. Dietro le quinte il Papa appoggia ogni iniziativa - come il progetto appena partito da Spagna, Francia e Italia - che porti la comunità internazionale a prendere in mano direttamente la situazione e ad organizzare una grande conferenza di pace con tutti i protagonisti che contano.
Là dove Benedetto XVI non ha specificato, alludendo a «forze oscure» rovinose, interviene il vescovo di Biblos monsignor Bechara Rai. Dice il prelato che «il Papa, quando ha detto che ci sono presenze oscure che cercano di distruggere il Libano, si riferiva sicuramente a tutti gli agenti della Siria e dell´Iran». Aggiunge il dignitario cristiano: «Noi abbiamo sempre sofferto di queste presenze negative. Sono le forze che ci fanno la guerra da trent´anni».

(da "la repubblica" del 23 novembre 2006)

[Modificato da ratzi.lella 23/11/2006 8.49]

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