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ratzi.lella
Friday, October 20, 2006 1:52 PM
messaggio di fine ramadan
Cristiani e Musulmani:
in dialogo fiducioso per affrontare insieme le sfide del nostro mondo


Cari amici musulmani,

1. E’ per me motivo di grande gioia inviarvi questo messaggio per la prima volta in qualità di Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, e di presentarvi gli auguri più calorosi di questo Consiglio in occasione della festa che conclude il mese di digiuno del Ramadan. Vi auguro pace, tranquillità e gioia nei vostri cuori, nelle vostre case e nei vostri rispettivi paesi. Questi auguri fanno eco a quelli che Sua Santità, il Papa Benedetto XVI in persona, all’inizio del Ramadan, ha formulato ai diplomatici dei paesi a maggioranza musulmana accreditati presso la Santa Sede, ad altri paesi membri e osservatori dell’Organizzazione della Conferenza Islamica e a rappresentanti delle comunità musulmane in Italia.

2. E’ bello poter condividere con voi questo momento significativo nell’ambito dei nostri rapporti di dialogo. Le circostanze particolari che abbiamo appena affrontato insieme, mostrano anch’esse che, se il cammino di un dialogo autentico può essere talvolta arduo, esso diventa più che mai necessario.

3. Il mese del Ramadan che avete appena vissuto è stato anche ugualmente un tempo di preghiera e di riflessione sulla difficile situazione che sta vivendo il nostro mondo. Pur vedendo ciò che è buono e ringraziando il Signore, è impossibile non constatare i gravi problemi che gravano sulla nostra epoca: l’ingiustizia, la povertà, le tensioni e i conflitti all’interno dei paesi, ma anche tra di loro. La violenza e il terrorismo costituiscono una piaga particolarmente dolorosa. Quante vite umane distrutte, donne rese vedove, bambini che perdono i genitori e si ritrovano orfani… Quanti sono gli uomini e le donne che vengono feriti nel corpo e nel cuore, o colpiti da un handicap… Quanta distruzione, in pochi minuti, di ciò che è stato costruito durante gli anni, spesso al prezzo di molti sacrifici e di enormi spese!

4. Come cristiani e musulmani, non siamo forse i primi chiamati a offrire il nostro contributo specifico alla soluzione di questa grave situazione e di questi complessi problemi? E’ in gioco probabilmente la credibilità delle religioni, ma anche quella dei capi religiosi e di tutti i credenti. Se non teniamo il nostro posto come credenti, molti si interrogheranno sull’utilità delle religioni e sulla nostra coerenza in quanto uomini e donne che si prostrano davanti a Dio.

Le nostre due religioni attribuiscono molta importanza e molto spazio all’amore, alla compassione e alla solidarietà. E’ in questa occasione che desidero condividere con voi il messaggio della prima enciclica di Sua Santità il Papa Benedetto XVI, Deus caritas est (« Dio è amore »), che fa eco alla «definizione» più caratteristica di Dio nella Sacra Scrittura dei cristiani: «Dio è amore» (1 Gv 4, 8). L’amore autentico per Dio è inseparabile dall’amore per gli altri: «Se uno dicesse: "Io amo Dio", e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (1 Gv 4, 20). Ricordando questo, l’enciclica sottolinea l’importanza della carità fraterna nella missione della Chiesa: l’amore, per essere credibile, deve essere concreto. E’ necessario che sia un aiuto offerto a tutti, partendo dai più svantaggiati. L’amore vero deve mettersi al servizio della vita di tutti i giorni, ma anche della ricerca di soluzioni giuste e pacifiche ai gravi problemi che colpiscono il nostro mondo.

5. I credenti che si impegnano nell’aiuto alle persone bisognose e nella ricerca di soluzioni a tali problemi, lo fanno prima di tutto per amore di Dio, «per il volto di Dio». Il Salmo 27 (26) recita: «Cerco il tuo volto, Signore, il tuo volto io cerco…» (v.9). Il digiuno che avete vissuto durante tutto questo mese, oltre ad un’attenzione maggiore alla preghiera, vi ha reso ugualmente ancora più sensibili ai bisogni degli altri, soprattutto a chi ha fame, indicando una generosità ancora più grande nei confronti delle persone che si trovano nella necessità.

6. Le difficoltà quotidiane e i gravi problemi del mondo sollecitano la nostra attenzione e la nostra azione. Chiediamo a Dio, nella preghiera, di aiutarci ad affrontarli con coraggio e determinazione. Laddove possiamo operare insieme, non lavoriamo separati. Il mondo, e noi con lui, ha bisogno di Cristiani e di Musulmani che si rispettano, si stimano e offrono la testimonianza di amarsi e di operare insieme per la gloria di Dio e per il bene di tutti gli uomini.

7. Con sentimenti di sincera amicizia vi saluto e affido queste considerazioni alla vostra riflessione. Chiedo a Dio Onnipotente che tali sentimenti contribuiscano a promuovere, dovunque, rapporti di più grande comprensione e di più ampia cooperazione tra cristiani e musulmani; sarà questo un importante contributo per ristabilire e rafforzare la pace all’interno delle nazioni e tra i popoli, secondo l’auspicio profondo di tutti i credenti e di tutti gli uomini di buona volontà.

Cardinale Paul Poupard
Presidente

Arcivescovo Pier Luigi Celata
Segretario


e ora la conferenza stampa:

PAPA-ISLAM/VATICANO:EPISODIO RATISBONA CHIUSO,PROSEGUIRE DIALOGO
Poupard: Ora confrontarsi su rapporto tra ragione e religioni

Città del Vaticano, 20 ott. (Apcom) - "Oramai l'episodio di Regensburg è stato inquadrato, l'incomprensione è stata chiarita. Ora occorre andare avanti con più coraggio di prima, ce n'è bisogno" . Lo ha detto il segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, monsignor Pier Luigi Celata, durante la conferenza stampa in Vaticano per la presentazione del Messaggio ai musulmani per la fine del Ramadan.

Monsignor Celata ha riferito di aver recentemente incontrato alcuni esponenti del mondo islamico sia in Turchia che in Palestina. "Il riferimento al discorso di Ratisbona era d'obbligo - ha detto il segretario del dicastero vaticano - ma, chiarendo, hanno capito che è stata una presentazione non corretta anche da parte di mass media. Dopo aver discusso con loro - ha aggiunto monsignor Celata - c'è stata da parte di tutti una reazione positiva, anche con i musulmani in Palestina, di iniziare e proseguire i rapporti di dialogo in modo sistematico".

"Facendo poi visita al Supremo giudice della corte islamica in Palestina - ha proseguito il vescovo - ho trovato da parte sua una posizione più agguerrita sul discorso del Papa a Ratisbona, ma dopo aver dialogato con lui, si è detto soddisfatto e desideroso di proseguire nel dialogo".

Anche il cardinale Poupard, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, ha chiarito che "dopo la lettera aperta degli intellettuali musulmani al Papa si è dato avvio ad uno scambio di vedute e una riflessione sul rapporto tra ragione e religione". "È importante - ha concluso Poupard - scambiare insieme pareri su questa tematica e fare delle riflessioni su questa tematica fondamentale".

In merito alla conferenza stampa di presentazione del Messaggio ai musulmani sulla fine del Ramadan, la prima su questo tema, Poupard ha spiegato: "Ho preso questa iniziativa perché mi sembrava oppurtuno in questo momento attuale".

In Vaticano era presente anche il Segretario generale del Centro islamico culturale d'Italia Abdellah Reduane.


e' veramente triste che la santa sede sia stata costretta a spiegare parola per parola il testo del messaggio...fossi nei vaticanisti proverei un po' di...lasciamo perdere
euge65
Friday, October 20, 2006 5:21 PM
CON PIU' CORAGGIO!!!!!!!!!!!




MA DOV'E' IL CORAGGIO QUESTO SCONOSCIUTO???????????????

PENSO CHE QUI L'UNICO AD AVERE CORAGGIO E' UNO SOLO E SAPETE DI CHI PARLO!!!!!!!!!! PER QUANTO RIGUARDA IL CONTORNO CHE LO CIRCONDA HO TANTO LA STRANA SENZAZIONE CHE IL CORAGGIO NON ESISTE!!!!!!!!!!!!!!!
josie '86
Friday, October 20, 2006 8:56 PM
Da Zenit

[DIM]15pt[=DIM][G]Messaggio vaticano ai musulmani: l’autentico dialogo è più necessario che mai

Inviato in occasione della fine del Ramadan[/G]
[/DIM]

[C][DIM]13pt[=DIM][FONT]Verdana[=FONT]CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 20 ottobre 2006 (ZENIT.org).- La Santa Sede ha inviato un messaggio ai musulmani del mondo, in occasione della fine del Ramadan, per assicurare che il dialogo è “più che mai necessario”.

Il messaggio, inviato dal Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, il Cardinale Paul Poupard, e presentato questo venerdì, aveva suscitato molte aspettative dopo le polemiche sorte intorno al discorso pronunciato da Benedetto XVI il 12 settembre a Ratisbona (Germania).

Il testo, che in questa occasione ha per tema “Cristiani e Musulmani: in dialogo fiducioso per affrontare insieme le sfide del nostro mondo”, è pubblicato tutti gli anni dal Consiglio vaticano.

In questa occasione, tuttavia, è stato presentato alla stampa dallo stesso Cardinal Poupard e dal Segretario del Dicastero, l’Arcivescovo Pier Luigi Celata.

Il documento inizia constatando “le circostanze particolari che abbiamo appena affrontato insieme” e considera che “mostrano anch’esse che, se il cammino di un dialogo autentico può essere talvolta arduo, esso diventa più che mai necessario”.

Il Cardinal Poupard si fa eco degli auguri per l’inizio del Ramadan che Benedetto XVI ha presentato ai diplomatici dei Paesi a maggioranza musulmana accreditati presso la Santa Sede e ai rappresentanti delle comunità musulmane d’Italia, nel corso dell'incontro in Vaticano del 25 settembre, a conferma del suo impegno a favore del dialogo con i credenti nell’islam.

Secondo il porporato francese, “pur vedendo ciò che è buono e ringraziando il Signore, è impossibile non constatare i gravi problemi che gravano sulla nostra epoca: l’ingiustizia, la povertà, le tensioni e i conflitti all’interno dei paesi, ma anche tra di loro”.

“La violenza e il terrorismo costituiscono una piaga particolarmente dolorosa – ha denunciato –. Quante vite umane distrutte, donne rese vedove, bambini che perdono i genitori e si ritrovano orfani… Quanti sono gli uomini e le donne che vengono feriti nel corpo e nel cuore, o colpiti da un handicap… Quanta distruzione, in pochi minuti, di ciò che è stato costruito durante gli anni, spesso al prezzo di molti sacrifici e di enormi spese!”.

Come cristiani e musulmani, ha chiesto, “non siamo forse i primi chiamati a offrire il nostro contributo specifico alla soluzione di questa grave situazione e di questi complessi problemi?”.

“E’ in gioco probabilmente la credibilità delle religioni, ma anche quella dei capi religiosi e di tutti i credenti. Se non teniamo il nostro posto come credenti, molti si interrogheranno sull’utilità delle religioni e sulla nostra coerenza in quanto uomini e donne che si prostrano davanti a Dio”.

“L’amore autentico per Dio è inseparabile dall’amore per gli altri”, ha affermato citando la prima enciclica del Papa, la “Deus caritas est”.

“L’amore vero deve mettersi al servizio della vita di tutti i giorni, ma anche della ricerca di soluzioni giuste e pacifiche ai gravi problemi che colpiscono il nostro mondo”, ha sottolineato.

“Il mondo, e noi con lui, ha bisogno di Cristiani e di Musulmani che si rispettano, si stimano e offrono la testimonianza di amarsi e di operare insieme per la gloria di Dio e per il bene di tutti gli uomini”, ha concluso.

[/FONT][/DIM][/C]
josie '86
Friday, October 20, 2006 9:48 PM
Sempre da Zenit.org

[DIM]15pt[=DIM][G]La Santa Sede convoca giovani delle varie religioni ad Assisi

Vent’anni dopo la prima Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace[/G]
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[FONT]Verdana[=FONT][DIM]13pt[=DIM]CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 20 ottobre 2006 (ZENIT.org).- La Santa Sede è convinta che la pace nel mondo dipenda in parte dall’autentico dialogo interreligioso, e con questo spirito ha convocato giovani di varie religioni ad un incontro che si svolgerà ad Assisi.

L’incontro avrà luogo dal 4 al 7 novembre prossimo, nel ventesimo anniversario della prima Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace convocata da Giovanni Paolo II nella città di San Francesco con la partecipazione dei rappresentanti delle religioni.

L'iniziativa è stata presentata questo venerdì alla stampa dal Cardinale Paul Poupard, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, in occasione della pubblicazione del messaggio scritto ai musulmani per la fine del Ramadan.

All’incontro di Assisi parteciperanno cento giovani, cinquanta cristiani e altrettanti appartenenti ad altre religioni, dei vari continenti.

Oltre al Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, partecipano all’organizzazione di questa iniziativa il Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, i frati del Sacro Convento di Assisi e questa diocesi.

Secondo quanto ha rivelato ai giornalisti il Cardinal Poupard, l’evento cerca di essere “una riflessione ed uno scambio di idee, nella speranza che questo incontro aiuti i giovani ad essere strumenti di dialogo, di pace e di speranza per il mondo”.

Benedetto XVI ha inviato un Messaggio il 2 settembre 2006 in cui fa riferimento a questo incontro e afferma: “Di questo dialogo abbiamo più che mai bisogno, specialmente guardando alle nuove generazioni”.[/DIM][/FONT]
Sybella
Saturday, October 21, 2006 1:29 PM
Confermato...
Il 20 novembre prossimo alle ore 11 il Papa riceverà la visita del Presidente Napolitano.
euge65
Saturday, October 21, 2006 1:44 PM
Re: Confermato...
[QUOTE][DIM]7pt[=DIM]Scritto da: Sybella 21/10/2006 13.29
Il 20 novembre prossimo alle ore 11 il Papa riceverà la [G]visita del Presidente Napolitano.[/G][/DIM][/QUOTE]


SARA' INTERESSANTE VEDERE E SOPRATTUTTO SENTIRE COSA DIRA' NAPOLITANO!!!!!!!!!SPERO CHE NON DICA BAGGIANATE A LIVELLO DI PRODI!!!!!!!!!!!

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Ratzigirl
Saturday, October 21, 2006 7:06 PM
Signori Cardinali,

Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,

Illustri Signori e gentili Signore,

Carissimi studenti!

Mi è particolarmente gradito poter condividere con voi l'inizio dell'Anno Accademico, che coincide con la solenne inaugurazione della nuova Biblioteca e di questa Aula Magna. Ringrazio il Gran Cancelliere, il Signor Cardinale Camillo Ruini, per le parole di benvenuto che così gentilmente ha voluto rivolgermi a nome di tutta la comunità accademica. Saluto il Rettore Magnifico, Mons. Rino Fisichella, e lo ringrazio di quanto ha detto dando inizio a questo solenne atto accademico. Saluto i Cardinali, gli Arcivescovi e Vescovi, le Autorità accademiche e tutti i Professori, come anche quanti operano all’interno dell’Università. Saluto poi con speciale affetto tutti gli studenti, perchè l'Università è creata per loro.

Ricordo con piacere la mia ultima visita al Laterano e, come se il tempo non fosse passato, vorrei ricollegarmi al tema allora in oggetto, quasi lo avessimo interrotto solo per qualche istante. Un contesto come quello accademico invita in modo del tutto peculiare ad entrare di nuovo nel tema della crisi di cultura e di identità, che questi decenni pongono non senza drammaticità sotto i nostri occhi. L'Università è uno dei luoghi più qualificati per tentare di trovare le strade opportune per uscire da questa situazione. Nell’Università, infatti, si custodisce la ricchezza della tradizione che permane viva nei secoli - e proprio la Biblioteca è uno strumento essenziale per custodire la ricchezza della tradizione ; in essa può essere illustrata la fecondità della verità quando viene accolta nella sua autenticità con animo semplice ed aperto. Nell’Università si formano le nuove generazioni, che attendono una proposta seria, impegnativa e capace di rispondere in nuovi contesti alla perenne domanda sul senso della propria esistenza. Questa attesa non dev’essere delusa. Il contesto contemporaneo sembra dare il primato a un’intelligenza artificiale che diventa sempre più succube della tecnica sperimentale e dimentica in questo modo che ogni scienza deve pur sempre salvaguardare l’uomo e promuovere la sua tensione verso il bene autentico. Sopravvalutare il "fare" oscurando l’"essere" non aiuta a ricomporre l’equilibrio fondamentale di cui ognuno ha bisogno per dare alla propria esistenza un solido fondamento e una valida finalità.

Ogni uomo, infatti, è chiamato a dare senso al proprio agire soprattutto quando questo si pone nell’orizzonte di una scoperta scientifica che inficia l’essenza stessa della vita personale. Lasciarsi prendere dal gusto della scoperta senza salvaguardare i criteri che vengono da una visione più profonda farebbe cadere facilmente nel dramma di cui parlava il mito antico: il giovane Icaro, preso dal gusto del volo verso la libertà assoluta e incurante dei richiami del vecchio padre Dedalo, si avvicina sempre di più al sole, dimenticando che le ali con cui si è alzato verso il cielo sono di cera. La caduta rovinosa e la morte sono lo scotto che egli paga a questa sua illusione. La favola antica ha una sua lezione di valore perenne. Nella vita vi sono altre illusioni a cui non ci si può affidare, senza rischiare conseguenze disastrose per la propria ed altrui esistenza.

Il docente universitario ha il compito non solo di indagare la verità e di suscitarne perenne stupore, ma anche di promuoverne la conoscenza in ogni sfaccettatura e di difenderla da interpretazioni riduttive e distorte. Porre al centro il tema della verità non è un atto meramente speculativo, ristretto a una piccola cerchia di pensatori; al contrario, è una questione vitale per dare profonda identità alla vita personale e suscitare la responsabilità nelle relazioni sociali (cfr Ef 4,25). Di fatto, se si lascia cadere la domanda sulla verità e la concreta possibilità per ogni persona di poterla raggiungere, la vita finisce per essere ridotta ad un ventaglio di ipotesi, prive di riferimenti certi. Come diceva il famoso umanista Erasmo: "Le opinioni sono fonte di felicità a buon prezzo! Apprendere la vera essenza delle cose, anche se si tratta di cose di minima importanza, costa una grande fatica" (Elogio della follia, XL VII). E’ questa fatica che l’Università deve impegnarsi a compiere; essa passa attraverso lo studio e la ricerca, in spirito di paziente perseveranza. Questa fatica, comunque, abilita ad entrare progressivamente nel cuore delle questioni e apre alla passione per la verità e alla gioia per averla trovata. Permangono con la loro carica di attualità le parole del santo Vescovo Anselmo di Aosta: "Che io ti cerchi desiderando, che ti desideri cercando, che ti trovi amando, che ti ami ritrovandoti" (Proslogion, l). Lo spazio del silenzio e della contemplazione, che sono lo scenario indispensabile su cui collocare gli interrogativi che la mente suscita, possa trovare tra queste mura persone attente che ne sappiano valutare l’importanza, l’efficacia e le conseguenze per il vivere personale e sociale.

Dio è la verità ultima a cui ogni ragione naturalmente tende, sollecitata dal desiderio di compiere fino in fondo il percorso assegnatole. Dio non è una parola vuota né un’ipotesi astratta; al contrario, è il fondamento su cui costruire la propria vita. Vivere nel mondo "veluti si Deus daretur" comporta l’assunzione di una responsabilità che sa farsi carico di indagare ogni percorso fattibile pur di avvicinarsi il più possibile a Lui, che è il fine verso cui tutto tende (cfr 1 Cor 15,24). Il credente sa che questo Dio ha un volto e che, una volta per sempre, con Gesù Cristo si è fatto vicino ad ogni uomo. Lo ha ricordato con acutezza il Concilio Vaticano II: "Con l'incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo. Ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con mente d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, Egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile, fuorché nel peccato" (Gaudium et spes, 22). Conoscere Lui è conoscere la verità piena, grazie alla quale si trova la libertà: "Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi" (Gv 8,32).

Prima di concludere, desidero esprimere vivo apprezzamento per la realizzazione del nuovo complesso edilizio che ben completa le strutture universitarie, rendendole sempre più atte allo studio, alla ricerca e all’animazione della vita dell’intera comunità. Avete voluto dedicare alla mia povera persona questa Aula Magna. Vi ringrazio per il pensiero; mi auguro che possa essere un centro fecondo di attività scientifica attraverso cui l’Università del Laterano possa farsi strumento di un fruttuoso dialogo tra le diverse realtà religiose e culturali, nella comune ricerca di percorsi che favoriscano il bene e il rispetto di tutti.

Con questi sentimenti, mentre chiedo al Signore di effondere in questo luogo l’abbondanza dei suoi lumi, affido il cammino di questo Anno accademico alla protezione della Vergine Santissima, e a tutti imparto la propiziatrice Benedizione Apostolica.


stupor-mundi
Saturday, October 21, 2006 10:31 PM
Re: Re: Confermato...

Scritto da: euge65 21/10/2006 13.44



SARA' INTERESSANTE VEDERE E SOPRATTUTTO SENTIRE COSA DIRA' NAPOLITANO!!!!!!!!!SPERO CHE NON DICA BAGGIANATE A LIVELLO DI PRODI!!!!!!!!!!!

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Oggi Napolitano ha dichiarato che lo stato laico è alla base della nostra costituzione....oggi è stato confermato che verrà ricevuto da Benedetto XVI il 20 novembre prossimo...coincidenze....?
Sihaya.b16247
Sunday, October 22, 2006 1:10 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS , 22.10.2006
Cari fratelli e sorelle!

Celebriamo oggi l’ottantesima Giornata Missionaria Mondiale. Essa fu istituita dal Papa Pio XI, che diede un forte impulso alle missioni ad gentes, e nel Giubileo del 1925 promosse una grandiosa esposizione diventata poi l’attuale Collezione Etnologico-missionaria dei Musei Vaticani. Quest’anno, nel consueto Messaggio per tale ricorrenza, ho proposto come tema "La carità, anima della missione". In effetti, la missione, se non è animata dall’amore, si riduce ad attività filantropica e sociale. Per i cristiani, invece, valgono le parole dell’apostolo Paolo: "L’amore del Cristo ci spinge" (2 Cor 5,14). La carità che mosse il Padre a mandare il suo Figlio nel mondo, e il Figlio ad offrirsi per noi fino alla morte di croce, quella stessa carità è stata riversata dallo Spirito Santo nel cuore dei credenti. Ogni battezzato, come tralcio unito alla vite, può così cooperare alla missione di Gesù, che si riassume in questo: recare ad ogni persona la buona notizia che "Dio è amore" e, proprio per questo, vuole salvare il mondo.

La missione parte dal cuore: quando ci si ferma a pregare davanti al Crocifisso, con lo sguardo rivolto a quel costato trafitto, non si può non sperimentare dentro di sé la gioia di sapersi amati e il desiderio di amare e di farsi strumenti di misericordia e di riconciliazione. Così accadde, proprio 800 anni or sono, al giovane Francesco di Assisi, nella chiesetta di San Damiano, che era allora diroccata. Dall’alto della Croce, custodita ora nella Basilica di Santa Chiara, Francesco sentì Gesù dirgli: "Va’, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina". Quella "casa" era prima di tutto la sua stessa vita, da "riparare" mediante una vera conversione; era la Chiesa, non quella fatta di mattoni, ma di persone vive, bisognosa sempre di purificazione; era anche l’umanità tutta, nella quale Dio ama abitare. La missione parte sempre da un cuore trasformato dall’amore di Dio, come testimoniano innumerevoli storie di santi e di martiri, che con modalità differenti hanno speso la vita al servizio del Vangelo.

La missione è dunque un cantiere nel quale c’è posto per tutti: per chi si impegna a realizzare nella propria famiglia il Regno di Dio; per chi vive con spirito cristiano il lavoro professionale; per chi si consacra totalmente al Signore; per chi segue Gesù Buon Pastore nel ministero ordinato al Popolo di Dio; per chi, in modo specifico, parte per annunciare Cristo a quanti ancora non lo conoscono. Ci aiuti Maria Santissima a vivere con rinnovato slancio, ciascuno nella situazione in cui la Provvidenza lo ha posto, la gioia e il coraggio della missione.


DOPO L’ANGELUS

Sono lieto di inviare un cordiale saluto ai musulmani del mondo intero che, in questi giorni, celebrano la conclusione del mese di digiuno del Ramadan. A tutti rivolgo l'augurio di serenità e di pace!

Contrastano drammaticamente con questo clima gioioso le notizie che provengono dall’Iraq sulla gravissima situazione di insicurezza e sulle efferate violenze a cui sono esposti moltissimi innocenti solo perché sciiti, sunniti o cristiani.

Percepisco la viva preoccupazione che attraversa la comunità cristiana e desidero assicurare che sono vicino ad essa, come pure a tutte le vittime, e per tutti chiedo forza e consolazione. Vi invito, inoltre, ad unirvi alla mia supplica all’Onnipotente affinché doni la fede e il coraggio necessari ai responsabili religiosi e ai leaders politici, locali e del mondo intero, per sostenere quel popolo sulla strada della ricostruzione della Patria, nella ricerca di equilibri condivisi, nel rispetto reciproco, nella consapevolezza che la molteplicità delle sue componenti è parte integrante della sua ricchezza.

Saluto cordialmente i pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli provenienti dalle parrocchie di San Giuseppe al Lagaccio in Genova, Santa Maria della Stella in Nola, Santa Famiglia in Matera, San Francesco di Paola in Lamezia Terme e Santa Maria Assunta in Grumo Appula. A tutti auguro una buona domenica.

euge65
Sunday, October 22, 2006 2:59 PM
L'IMPORTANZA DELL'ESSERE PER BENEDETTO XVI
BENEDETTO XVI: L'OCCIDENTE HA DIMENTICATO L'ESSERE

21/10/2006

Benedetto XVI è tornato a denunciare la drammatica crisi di identità e di cultura che sta vivendo l’Occidente e ad ammonire che una scienza senza Dio farà precipitare l'uomo come Icaro. Intervenendo oggi all'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università Lateranense, la "sua" università, come ha detto appena arrivato, e della nuova biblioteca Pio IX, Benedetto XVI, alla presenza del card. Camillo Ruini e del rettore mons. Fisichella, ha ripetuto l'avvertimento che era stato al centro del suo intervento di giovedì scorso a Verona: “Il contesto contemporaneo - ha detto il Papa - sembra dare il primato a un’intelligenza artificiale che diventa sempre più succube della tecnica sperimentale e dimentica in questo modo che ogni scienza deve pur sempre salvaguardare l’uomo e promuovere la sua tensione verso il bene autentico. Sopravvalutare il 'fare' oscurando l’'essere' non aiuta a ricomporre l’equilibrio fondamentale di cui ognuno ha bisogno per dare alla propria esistenza un solido fondamento e una valida finalità”.

Benedetto XVI ha messo in guardia dal “lasciarsi prendere dal gusto della scoperta senza salvaguardare i criteri che vengono da una visione più profonda” portando in esempio il mito antico di Icaro, che "preso dal gusto del volo verso la libertà assoluta e incurante dei richiami del vecchio padre Dedalo", pagò con lo scotto della vita la sua "illusione". “Nella vita - ha aggiunto Benedetto XVI - vi sono altre illusioni a cui non ci si può affidare, senza rischiare conseguenze disastrose per la propria ed altrui esistenza”.

Secondo Benedetto XVI, “l'Università è uno dei luoghi più qualificati per tentare di trovare le strade opportune per uscire da questa situazione. Nell’Università, infatti, si custodisce la ricchezza della tradizione che permane viva nei secoli; in essa può essere illustrata la fecondità della verità quando viene accolta nella sua autenticità con animo semplice ed aperto. Nell’Università si formano le nuove generazioni, che attendono una proposta seria, impegnativa e capace di rispondere alla perenne domanda sul senso della propria esistenza. Questa attesa non dev’essere delusa”.

Per questo, rivolgendosi agli accademici, il papa ha sottolineato che “il docente universitario ha il compito non solo di indagare la verità e di suscitarne perenne stupore, ma anche di promuoverne la conoscenza in ogni sfaccettatura e di difenderla da interpretazioni riduttive e distorte. Porre al centro il tema della verità non è un atto meramente speculativo, ristretto a una piccola cerchia di pensatori; al contrario, è una questione vitale per dare profonda identità alla vita personale e suscitare la responsabilità nelle relazioni sociali (cfr Ef 4,25)”. “Di fatto, se si lascia cadere la domanda sulla verità e la concreta possibilità per ogni persona di poterla raggiungere, la vita finisce per essere ridotta ad un ventaglio di ipotesi, prive di riferimenti certi”.

“Apprendere la vera essenza delle cose - ha continuato Benedetto XVI rifacendosi al famoso umanista Erasmo - abilita ad entrare progressivamente nel cuore delle questioni e apre alla passione per la verità e alla gioia per averla trovata”.

Il papa ha concluso spiegando che per il credente conoscere la verità, cioè Dio, vuol dire anche trovare la libertà: “Dio è la verità ultima a cui ogni ragione naturalmente tende, sollecitata dal desiderio di compiere fino in fondo il percorso assegnatole. Dio non è una parola vuota né un’ipotesi astratta; al contrario, è il fondamento su cui costruire la propria vita”. “Il credente – infine - sa che questo Dio ha un volto e che, una volta per sempre, con Gesù Cristo si è fatto vicino ad ogni uomo. Conoscere Lui è conoscere la verità piena, grazie alla quale si trova la libertà”.
stupor-mundi
Sunday, October 22, 2006 7:29 PM
Re: LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS , 22.10.2006

Scritto da: Sihaya.b16247 22/10/2006 13.10
Cari fratelli e sorelle!
.....


DOPO L’ANGELUS

Sono lieto di inviare un cordiale saluto ai musulmani del mondo intero che, in questi giorni, celebrano la conclusione del mese di digiuno del Ramadan. A tutti rivolgo l'augurio di serenità e di pace!

Contrastano drammaticamente con questo clima gioioso le notizie che provengono dall’Iraq sulla gravissima situazione di insicurezza e sulle efferate violenze a cui sono esposti moltissimi innocenti solo perché sciiti, sunniti o cristiani.

Percepisco la viva preoccupazione che attraversa la comunità cristiana e desidero assicurare che sono vicino ad essa, come pure a tutte le vittime, e per tutti chiedo forza e consolazione. Vi invito, inoltre, ad unirvi alla mia supplica all’Onnipotente affinché doni la fede e il coraggio necessari ai responsabili religiosi e ai leaders politici, locali e del mondo intero, per sostenere quel popolo sulla strada della ricostruzione della Patria, nella ricerca di equilibri condivisi, nel rispetto reciproco, nella consapevolezza che la molteplicità delle sue componenti è parte integrante della sua ricchezza.





Piccola chiosa personale alle parole del Papa, quando mai si è visto un qualche imam islamico fare gli auguri ai cristiani per il Natale o la Pasqua, oppure rammaricarsi per qualche conflitto ovvero, condannare qualche omicidio di cristiani innocenti (come l'ultimo, orribile di padre Iskander, decapitato e con le braccio amputate dal corpo, in Irak)!!!MAI!

AVANTI, ISLAMICI MODERATI, SE CI SIETE BATTETE UN COLPO!!!
IL FATTO E' CHE L'ISLAM MODERATO NON ESISTE, E' SEMPLICEMENTE L'INVENZIONE DEL SOLITO OCCIDENTE BUONISTA!!

LE PAROLE DEL PONTEFICE DIMOSTRANO LA ABISSALE INCOLMABILE SUPERIORITA' MORALE DEL CRISTIANESIMO RISPETTO ALL'ISLAM.
TERESA BENEDETTA
Monday, October 23, 2006 4:01 AM
Cara stupor-mundi ...

Quando 38 'studiosi' musulmani (imam e mufti compresi) avevano scritto una 'lettera aperta' a Benedetto - per mostrare che c'e un Ismam 'moderato' e 'ragionevole' - la lettera disse che condannano l'assassinio di Suor Leonella a Mogadishu. Va bene, ma ho domandato in un commento nella sezione inglese se hanno fatto questa condanna subito dopo, o anche se hanno fatto, che hanno mai detto tutti o alcuni di questi signori sulle tragiche vicende in Iraq (dalle uccisioni per decapitazione degli ostaggi 'bianchi' registrato sul video e dissemanate da Al-Jazeerah, fino ai massacri di altri misulmani che allora capitano quotidianamente in quel paese), sui terroristi paletiniani, sulle tragedie di Bali, Madrid, Londra, le citta egiziano, ecc?

Se vuoi leggere un commentario eccelentissimo in inglese su quella lettera aperta, vai a
freeforumzone.leonardo.it/viewmessaggi.aspx?f=65482&idd...
Ti sorprendera che questi studiosi nemmeno non definiscono la 'ragione' come noi - e allora, come si puo 'ragionare'????

Forse non l'ho visto, ma c'e stato gia qualche commentario su questa lettera aperta da qualcun giornalista autorevole? Dove sono i due Allam, per esempio? Amche il nostro Padre Samir non si e fatto vivo dopo questa lettera aperta.

Mi sono chiesto che farebbe Benedetto con questa lettera - risponderebbe punto per punto, o in qualsiasi modo, diretto o indiretto, o direbbe soltanto, "Grazie, ho letto" e gia...

[Modificato da TERESA BENEDETTA 23/10/2006 4.25]

euge65
Monday, October 23, 2006 9:02 PM
dal sito della Santa Sede
INCONTRO DEL SANTO PADRE CON GLI STUDENTI DELLE PONTIFICIE UNIVERSITÀ DI ROMA PER L’APERTURA DELL’ANNO ACCADEMICO , 23.10.2006

INCONTRO DEL SANTO PADRE CON GLI STUDENTI DELLE PONTIFICIE UNIVERSITÀ DI ROMA PER L’APERTURA DELL’ANNO ACCADEMICO

Alle 18.30 di questo pomeriggio, al termine della Concelebrazione Eucaristica presieduta dall’Em.mo Card. Zenon Grocholewski, Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica (dei Seminari e degli Istituti di Studi), il Santo Padre Benedetto XVI scende nella Basilica Vaticana per incontrare gli Studenti delle Pontificie Università di Roma in occasione dell’apertura dell’Anno Accademico.

euge65
Monday, October 23, 2006 9:05 PM
Re: Re: LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS , 22.10.2006
[QUOTE][DIM]7pt[=DIM]Scritto da: stupor-mundi 22/10/2006 19.29


[DIM]15pt[=DIM]Piccola chiosa personale alle parole del Papa, quando mai si è visto un qualche imam islamico fare gli auguri ai cristiani per il Natale o la Pasqua, oppure rammaricarsi per qualche conflitto ovvero, condannare qualche omicidio di cristiani innocenti (come l'ultimo, orribile di padre Iskander, decapitato e con le braccio amputate dal corpo, in Irak)!!!MAI!

AVANTI, ISLAMICI MODERATI, SE CI SIETE BATTETE UN COLPO!!!
IL FATTO E' CHE L'ISLAM MODERATO NON ESISTE, E' SEMPLICEMENTE L'INVENZIONE DEL SOLITO OCCIDENTE BUONISTA!!

LE PAROLE DEL PONTEFICE DIMOSTRANO LA ABISSALE INCOLMABILE SUPERIORITA' MORALE DEL CRISTIANESIMO RISPETTO ALL'ISLAM.[/DIM][/DIM][/QUOTE]

MA TU CREDI CHE ESISTA UN'ISLAM MODERATO???????????? IO HO QUALCHE RAGIONEVOLE DUBBIO!!!!!!!!! PER QUANTO RIGUARDA LA TUA DEFINIZIONE DELL'OCCIDENTE PIU' CHE BUONISTA LO DEFINIREI SENZA CORAGGIO E' UN PO' DIVERSO NON TROVI???????????
Francesca.Pisa
Monday, October 23, 2006 11:53 PM
le parole di Benedetto di stasera


Papa: la verità come risposta alla ricerca fine a se stessa

di Simona Santi/ 23/10/2006

"Chi cerca la verità di Dio deve far nascere le sue parole dalla contemplazione e dal silenzio". E' quanto ha detto il papa ai docenti e agli studenti dei Pontifici Atenei, incontrati nella Basilica di San Pietro.

Chi cerca la verità di Dio deve far nascere le sue parole dalla contemplazione e dal silenzio, per evitare di cadere nella ricerca fine a sè stessa dell'opinione pubblica e nell'inflazione dei discorsi che pervade il mondo. E' quanto ha detto il papa ai docenti e agli studenti dei Pontifici Atenei, incontrati nella Basilica di San Pietro, al termine della solenne messa celebrata per l'inizio del nuovo anno accademico e presieduta dal cardinale Zenon Grocholewski, prefetto della Congregazione per l'Educazione cattolica. Benedetto XVI ha espresso a tutti i collaboratori del dicastero vaticano "riconoscenza per il prezioso servizio che rendono alla Chiesa in un ambito tanto importante per la formazione delle nuove generazioni".

"Il vostro apostolato - ha detto rivolgendosi agli studenti - sarà domani ricco e fruttuoso nella misura in cui, in questi anni, vi preparate studiando con serietà e soprattutto alimentate il vostro personale rapporto con Lui, tendendo alla santità ed avendo come unico scopo della vostra esistenza la realizzazione del Regno di Dio".

Nelle Pontificie Università si respira "l'universalità e l'unità della Chiesa cattolica", ha detto Benedetto XVI facendo riferimento al fatto che molti studenti e docenti vengono da tutto il mondo. "Una comunità tanto più bella - ha aggiunto il pontefice - perché si rivolge prevalentemente a giovani, dando loro l'opportunità di entrare in contatto con istituzioni di alto valore teologico e culturale, ed offrendo loro, al tempo stesso, la possibilità di arricchenti esperienze ecclesiali e pastorali". Ma "accanto alla crescita culturale", Benedetto XVI ha invitato a non trascurare "la vita spirituale": occorre, ha concluso, "un'equilibrata maturazione umana e una profonda formazione ascetica e religiosa".

Il discorso del papa

Signor Cardinale,
Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Cari fratelli e sorelle!

Sono lieto di incontrarvi al termine della Santa Messa e di potervi così porgere i miei auguri per il nuovo Anno accademico. Saluto in primo luogo il Signor Cardinale Zenon Grocholewski, Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica, che ha presieduto la Concelebrazione eucaristica e lo ringrazio cordialmente per le parole che mi ha indirizzato a nome vostro. Saluto il Segretario e gli altri collaboratori del Dicastero per l’Educazione Cattolica, rinnovando a tutti l’espressione della mia riconoscenza per il prezioso servizio che rendono alla Chiesa in un ambito tanto importante per la formazione delle nuove generazioni. Il mio saluto si estende ai Rettori, ai Docenti e agli alunni di ogni Pontificia Università e Ateneo qui presenti e a quanti sono idealmente uniti a noi nella preghiera.

Come ogni anno, anche questa sera si è data appuntamento la comunità accademica ecclesiastica romana formata da circa quindicimila persone e caratterizzata da un’ampia molteplicità di provenienze. Dalle Chiese di ogni parte del mondo, in particolare dalle Diocesi di recente costituzione e dai territori missionari, vengono a Roma seminaristi e diaconi per frequentare gli Atenei pontifici, come pure presbiteri, diaconi, religiosi e religiose e non pochi laici per ultimare gli studi superiori di licenza e di dottorato, o per partecipare ad altri corsi di specializzazione e di aggiornamento. Essi trovano qui professori e formatori che a loro volta sono di diverse nazionalità e differenti culture. Tale varietà, però, non produce dispersione perché, come esprime nella forma più alta anche l’odierna celebrazione liturgica, tutti gli Atenei, le Facoltà e i Collegi tendono ad una superiore unità, obbedendo a comuni criteri di formazione, principalmente a quello della fedeltà al Magistero. Pertanto, all’inizio di un nuovo anno, rendiamo lode al Signore per questa singolare comunità di docenti e studenti, che manifesta in modo eloquente l’universalità e l’unità della Chiesa cattolica. Una comunità tanto più bella perché si rivolge prevalentemente a giovani, dando loro l’opportunità di entrare in contatto con istituzioni di alto valore teologico e culturale, ed offrendo loro, al tempo stesso, la possibilità di arricchenti esperienze ecclesiali e pastorali.

Vorrei ribadire anche in questa occasione, come ho avuto modo di fare in vari incontri con sacerdoti e seminaristi, l’importanza prioritaria della vita spirituale e la necessità di curare, accanto alla crescita culturale, un’equilibrata maturazione umana e una profonda formazione ascetica e religiosa. Chi vuole essere amico di Gesù e diventare suo autentico discepolo - sia egli seminarista, sacerdote, religioso, religiosa o laico - non può non coltivare un’intima amicizia con Lui nella meditazione e nella preghiera. L’approfondimento delle verità cristiane e lo studio della teologia o di altra disciplina religiosa presuppongono un’educazione al silenzio e alla contemplazione, perché occorre diventare capaci di ascoltare con il cuore Dio che parla. Il pensiero ha sempre bisogno di purificazione per poter entrare nella dimensione in cui Dio pronuncia la sua Parola creatrice e redentrice, il suo Verbo “uscito dal silenzio”, per usare la bella espressione di sant’Ignazio di Antiochia (Lettera ai Magnesii, VIII, 2). Solo se provengono dal silenzio della contemplazione le nostre parole possono avere qualche valore e utilità, e non ricadere nell’inflazione dei discorsi del mondo, che ricercano il consenso dell’opinione comune. Chi studia in un Istituto ecclesiastico deve pertanto disporsi all’obbedienza alla verità e quindi coltivare una speciale ascesi del pensiero e della parola. Tale ascesi si basa sulla familiarità amorosa con la Parola di Dio e direi prima ancora con quel “silenzio” da cui la Parola prende origine nel dialogo d’amore tra il Padre e il Figlio nello Spirito Santo. A tale dialogo anche noi abbiamo accesso mediante la santa umanità di Cristo. Perciò, cari amici, come fecero i discepoli del Signore, domandate a Lui: Maestro “insegnaci a pregare” (Lc 11,1), ed anche: insegnaci a pensare, a scrivere e a parlare, perché queste cose sono tra loro strettamente connesse.

Sono questi i suggerimenti che rivolgo a ognuno di voi, cari fratelli e sorelle, all’inizio di questo nuovo anno accademico. Li accompagno volentieri con l’assicurazione di un particolare ricordo nella preghiera, perché lo Spirito Santo illumini i vostri cuori e vi conduca ad una chiara conoscenza di Cristo, capace di trasformare la vostra esistenza, perché Lui solo ha parole di vita eterna (cfr Gv 6, 68). Il vostro apostolato sarà domani ricco e fruttuoso nella misura in cui, in questi anni, vi preparate studiando con serietà, e soprattutto alimentate il vostro personale rapporto con Lui, tendendo alla santità ed avendo come unico scopo della vostra esistenza la realizzazione del Regno di Dio. Affido questi miei auspici alla materna intercessione di Maria Santissima, Sede della Sapienza: sia Lei ad accompagnarvi lungo questo nuovo anno di studio e ad esaudire ogni vostra attesa e speranza. Con affetto imparto a ciascuno di voi e alle vostre Comunità di studi, come anche ai vostri cari, una speciale Benedizione Apostolica.

Sempre a fianco di Benedetto XVI.
Francesca



euge65
Tuesday, October 24, 2006 11:09 PM
Nuovo Sinodo dei vescovi con Benedetto XVI
COMUNICATO: QUARTA RIUNIONE DELL’XI CONSIGLIO ORDINARIO DELLA SEGRETERIA GENERALE DEL SINODO DEI VESCOVI (10-11 OTTOBRE 2006)

Il giorno 6 ottobre 2006 è stata resa pubblica la decisione del Santo Padre Benedetto XVI di indire la XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, stabilendone il tema e la data di celebrazione. L’assise si svolgerà dal 5 al 26 ottobre del 2008 e i lavori saranno incentrati sull’argomento La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa, che il Romano Pontefice, Presidente del Sinodo dei Vescovi, ha deliberato dopo aver accolto il risultato di un’ampia consultazione in seno all’intero Ordo Episcoporum.

In merito alla futura dodicesima assemblea, annunciato il tema, è compito istituzionale del Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi procedere alla stesura dei Lineamenta come documento iniziale di riflessione e consultazione per la Chiesa universale.

Questi sono stati i punti posti all’ordine del giorno della quarta riunione del Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, che ha avuto luogo nella sede della Segreteria nei giorni 10 - 11 del corrente mese di ottobre.

A tale incontro, guidato dal Segretario Generale, Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Nikola Eterovic, hanno partecipato: Sua Em.za Rev.ma il Card. Francis Arinze, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti (Vaticano); Sua Em.za Rev.ma il Card. Juan Luis Cipriani Thorne, Arcivescovo di Lima (Perù); Sua Em.za Rev.ma il Card. Cormac Murphy-O'Connor, Arcivescovo di Westminster (Inghilterra), Presidente della Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles; Sua Em.za Rev.ma il Card. Angelo Scola, Patriarca di Venezia (Italia); Sua Em.za Rev.ma il Card. Telesphore Placidus Toppo, Arcivescovo di Ranchi (India); Sua Em.za Rev.ma il Card. Marc Ouellet, P.S.S., Arcivescovo di Québec (Canada); Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Joseph Zen Ze-kiun, S.D.B., Vescovo di Xianggang [Hong Kong] (Cina); Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Laurent Monsengwo Pasinya, Arcivescovo di Kisangani, Presidente della Conferenza Episcopale (Repubblica Democratica del Congo); Sua Ecc.za Rev.ma Mons. John Olorunfemi Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja, Presidente della Conferenza Episcopale (Nigeria), Presidente del Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (S.C.E.A.M.); Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Donald William Wuerl, Arcivescovo di Washington (Stati Uniti d’America); Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Djura Džudžar, Vescovo Titolare di Acrasso, Esarca Apostolico per i Cattolici di Rito Bizantino residenti in Serbia e Montenegro; e Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Luis Antonio G. Tagle, Vescovo di Imus (Filippine).

Non hanno potuto intervenire ai lavori Sua Em.za Rev.ma il Card. Jorge Mario Bergoglio, S.I., Arcivescovo di Buenos Aires (Argentina); Sua Em.za Rev.ma il Card. George Pell, Arcivescovo di Sydney (Australia); e Sua Em.za Rev.ma il Card. Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani (Vaticano).

Da parte della Segreteria Generale erano presenti i Rev.mi Monsignori Fortunato Frezza, Sotto Segretario, John Abruzzese, Etienne Brocard e Daniel Estivill, insieme ai Reverendi Zvonimir Seršic e Ambrogio Ivan Samus.

Dopo il saluto e l’introduzione dell’Eccellentissimo Segretario Generale è stato presentato lo status quaestionis riguardante il tema della Parola di Dio nella Chiesa di oggi, al quale hanno replicato i presenti con varie e puntuali precisazioni, corrispondenti alla loro riflessione in merito e alla loro esperienza diretta nelle Chiese particolari. Così sono affiorati i diversi aspetti dell’argomento legati alla Parola di Dio nella liturgia, nella predicazione, nella catechesi, nella teologia, nella spiritualità, nella lectio divina, nella lettura privata, nell’inculturazione, nell’ecumenismo. Nella discussione è stato posto in grande evidenza il richiamo alla Costituzione Dogmatica del Concilio Vaticano II sulla Divina Rivelazione Dei Verbum, documento di riferimento obbligato soprattutto nella fase preparatoria del Sinodo, dato che tale Costituzione resta in parte ancora da attuare.

È stata pure sottolineata l’importanza del Catechismo della Chiesa Cattolica, che ha recepito e ulteriormente sviluppato le indicazioni della Dei Verbum.

Di seguito ad un primo confronto su questo vitale argomento, si sono formati due gruppi di studio, rispettivamente per l’inglese e per l’italiano, allo scopo di approfondire la materia all’ordine del giorno ed elaborare uno schema generale dei Lineamenta. Al termine dei lavori di gruppo si è raggiunto un buon risultato con la redazione di due progetti di schema, che presentavano tra loro ampie e positive convergenze, sulle quali il Consiglio in seduta plenaria ha continuato a riflettere e discutere, proponendo poi utili suggerimenti per l’ultima stesura di sintesi.

Nella prossima quinta riunione, fissata nei giorni 24-25 gennaio 2007, il Consiglio Ordinario procederà all’esame e all’approvazione del testo definitivo dei Lineamenta, che nelle diverse Chiese particolari inaugurerà la preparazione immediata del popolo di Dio, dei Pastori e soprattutto dei futuri Membri dell’Assemblea Sinodale riguardante il tema della Parola di Dio nella vita della Chiesa e nella sua missione di evangelizzazione e di promozione umana nel mondo odierno.

[01508-01.02]





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AVVISO AI GIORNALISTI: VISITA GUIDATA ALLA MOSTRA "PETROS ENI"

Francesca.Pisa
Wednesday, October 25, 2006 3:47 PM
la catechesi di oggi


Papa: l'esempio di san Paolo, la salvezza è per tutti

di Mattia Bianchi/ 25/10/2006

Concluse le catechesi sulle figure degli apostoli, Benedetto XVI sposta la sua attenzione sugli "altri personaggi importanti che hanno speso la loro vita per il Signore e la Chiesa". Come san Paolo, definito "il tredicesimo apostolo",

CITTA' DEL VATICANO - Nuovo appuntamento in piazza San Pietro per l'udienza generale del mercoledì. Concluse le catechesi sulle figure degli apostoli, Benedetto XVI ha spostato la sua attenzione sugli "altri personaggi importanti che hanno speso la loro vita per il Signore e la Chiesa". Come san Paolo, definito "il tredicesimo apostolo", esempio concreto che "la salvezza è offerta a tutti gli uomini senza eccezione".

Paolo, ricorda il papa, "era un giudeo della diaspora" ed aveva sentito parlare di "una fede che metteva al centro non la legge ma la persona di Gesù a cui veniva ricollegata la remissione dei peccati. Questo - ha sottolineato - era per lui inaccettabile e perciò si sentì in dovere di perseguitare i seguaci di Cristo. Ma sulla strada di Damasco venne ghermito da Cristo". E da quel momento, il santo si definì "apostolo per vocazione o per volontà di Dio".

La sua testimonianza, spiega Benedetto XVI, fa capire che "ciò che conta è porre al centro la persona di Gesù cosicché la nostra identità sia segnata dall'incontro con Cristo. Alla luce di Cristo ogni altro valore deve essere recuperato e purificato da eventuali scorie". "Il Signore - ha pregato il pontefice - ci aiuti a mettere in pratica l'esortazione di Paolo: 'Fatevi miei imitatori come io sono imitatore di Cristò".

Al termine dell'udienza, il papa ha incontrato i familiari di di Alessandra Lisi, la ragazza morta nell'incidente della metropolitana di Roma della scorsa settimana. Ad accompagnare la madre, Angela Maria, il padre, Antonio, il fratello Luca e la cognata, c'era anche il sindaco di Roma, Walter Veltroni, che ha commentato: "Per la famiglia Lisi, l'incontro è stato molto importante. È stata un'udienza breve, ma il papa ha avuto parole molto belle, molto affettuose e molto calde, sia per la famiglia che per il ricordo di Alessandra".

Il testo integrale della catechesi

Cari fratelli e sorelle,
abbiamo concluso le nostre riflessioni sui dodici Apostoli chiamati direttamente da Gesù durante la sua vita terrena. Oggi iniziamo ad avvicinare le figure di altri personaggi importanti della Chiesa primitiva. Anch’essi hanno speso la loro vita per il Signore, per il Vangelo e per la Chiesa. Si tratta di uomini e anche di donne, che, come scrive Luca nel Libro degli Atti, «hanno votato la loro vita al nome del Signore nostro Gesù Cristo» (15,26).

Il primo di questi, chiamato dal Signore stesso, dal Risorto, ad essere anch’egli un vero Apostolo, è senza dubbio Paolo di Tarso. Egli brilla come stella di prima grandezza nella storia della Chiesa, e non solo di quella delle origini. San Giovanni Crisostomo lo esalta come personaggio superiore addirittura a molti angeli e arcangeli (cfr Panegirico 7,3). Dante Alighieri nella Divina Commedia, ispirandosi al racconto di Luca negli Atti (cfr 9,15), lo definisce semplicemente «vaso di elezione» (Inf. 2,28), che significa: strumento prescelto da Dio. Altri lo hanno chiamato il "tredicesimo Apostolo" – e realmente egli insiste molto di essere un vero Apostolo, essendo stato chiamato dal Risorto -, o addirittura "il primo dopo l'Unico". Certo, dopo Gesù, egli è il personaggio delle origini su cui siamo maggiormente informati. Infatti, possediamo non solo il racconto che ne fa Luca negli Atti degli Apostoli, ma anche un gruppo di Lettere che provengono direttamente dalla sua mano e che senza intermediari ce ne rivelano la personalità e il pensiero. Luca ci informa che il suo nome originario era Saulo (cfr At 7,58; 8,1 ecc.), anzi in ebraico Saul (cfr At 9,14.17; 22,7.13; 26,14), come il re Saul (cfr At 13,21), ed era un giudeo della diaspora, essendo la città di Tarso situata tra l’Anatolia e la Siria. Ben presto era andato a Gerusalemme per studiare a fondo la Legge mosaica ai piedi del grande Rabbì Gamaliele (cfr At 22,3). Aveva imparato anche un mestiere manuale e ruvido, la lavorazione di tende (cfr At 18,3), che in seguito gli avrebbe permesso di provvedere personalmente al proprio sostentamento senza gravare sulle Chiese (cfr At 20,34; 1 Cor 4,12; 2 Cor 12,13-14).

Fu decisivo per lui conoscere la comunità di coloro che si professavano discepoli di Gesù. Da loro era venuto a sapere di una nuova fede, - un nuovo "cammino", come si diceva - che poneva al proprio centro non tanto la Legge di Dio, quanto piuttosto la persona di Gesù, crocifisso e risorto, a cui veniva ormai collegata la remissione dei peccati. Come giudeo zelante, egli riteneva questo messaggio inaccettabile, anzi scandaloso, e si sentì perciò in dovere di perseguitare i seguaci di Cristo anche fuori di Gerusalemme. Fu proprio sulla strada di Damasco, agli inizi degli anni ’30, che Saulo, secondo le sue parole, venne «ghermito da Cristo» (Fil 3,12). Mentre Luca racconta il fatto con dovizia di dettagli, - di come la luce del Risorto lo ha toccato e ha cambiato fondamentalmente tutta la sua vita – egli nelle sue Lettere va diritto all’essenziale e parla non solo di visione (cfr 1 Cor 9,1), ma di illuminazione (cfr 2 Cor 4,6) e soprattutto di rivelazione e di vocazione nell’incontro con il Risorto (cfr Gal 1,15-16). Infatti, si definirà esplicitamente «apostolo per vocazione» (cfr Rm 1,1; 1 Cor 1,1) o «apostolo per volontà di Dio» (2 Cor 1,1; Ef 1,1; Col 1,1), come a sottolineare che la sua conversione era non il risultato di uno sviluppo di pensieri, di riflessioni, ma il frutto di un intervento divino, di un’imprevedibile grazia divina. Da allora in poi, tutto ciò che prima costituiva per lui un valore divenne paradossalmente, secondo le sue parole, perdita e spazzatura (cfr Fil 3,7-10). E da quel momento tutte le sue energie furono poste al servizio esclusivo di Gesù Cristo e del suo Vangelo. Ormai la sua l'esistenza sarà quella di un Apostolo desideroso di «farsi tutto a tutti» (1 Cor 9,22) senza riserve.

Di qui deriva per noi una lezione molto importante: ciò che conta è porre al centro della propria vita Gesù Cristo, sicché la nostra identità sia contrassegnata essenzialmente dall’incontro, dalla comunione con Cristo e con la sua Parola. Alla sua luce ogni altro valore viene recuperato e insieme purificato da eventuali scorie. Un’altra fondamentale lezione offerta da Paolo è il respiro universale che caratterizza il suo apostolato. Sentendo acuto il problema dell'accesso dei Gentili, cioè dei pagani, a Dio, che in Gesù Cristo crocifisso e risorto offre la salvezza a tutti gli uomini senza eccezioni, dedicò se stesso a rendere noto questo Vangelo, letteralmente «buona notizia», cioè annuncio di grazia destinato a riconciliare l'uomo con Dio, con se stesso e con gli altri. Dal primo momento egli aveva capito che questa è una realtà che non concerneva solo i giudei o un certo gruppo di uomini, ma che aveva un valore universale e concerneva tutti, perché Dio è il Dio di tutti. Punto di partenza per i suoi viaggi fu la Chiesa di Antiochia di Siria, dove per la prima volta il Vangelo venne annunciato ai Greci e dove venne anche coniato il nome di «cristiani» (cfr At 11, 20.26), cioè di credenti Cristo. Di là egli puntò prima su Cipro e poi a più riprese sulle regioni dell'Asia Minore (Pisidia, Licaonia, Galazia), poi su quelle dell’Europa (Macedonia, Grecia). Più rilevanti furono le città di Efeso, Filippi, Tessalonica, Corinto, senza tuttavia dimenticare Beréa, Atene e Mileto.

Nell’apostolato di Paolo non mancarono difficoltà, che egli affrontò con coraggio per amore di Cristo. Egli stesso ricorda di aver agito «nelle fatiche… nelle prigionie… nelle percosse… spesso in pericolo di morte...: tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto naufragio...; viaggi innumerevoli, pericoli dai fiumi, pericoli di briganti, pericoli dai miei connazionali, pericoli dai pagani, pericoli nella città, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da falsi fratelli; fatica e travaglio, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità; e oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese» (2 Cor 11,23-28). Da un passaggio della Lettera ai Romani (cfr 15, 24.28) traspare il suo proposito di spingersi fino alla Spagna, alle estremità dell'Occidente, per annunciare il Vangelo dappertutto, fino ai confini della terra allora conosciuta. Come non ammirare un uomo così? Come non ringraziare il Signore per averci dato un Apostolo di questa statura? E’ chiaro che non gli sarebbe stato possibile affrontare situazioni tanto difficili e a volte disperate, se non ci fosse stata una ragione di valore assoluto, di fronte alla quale nessun limite poteva ritenersi invalicabile. Per Paolo, questa ragione, lo sappiamo, è Gesù Cristo, di cui egli scrive: «L'amore di Cristo ci spinge... perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro» (2 Cor 5,14-15), per noi, per tutti.

Di fatto, l’Apostolo renderà la suprema testimonianza del sangue sotto l'imperatore Nerone qui a Roma, dove conserviamo e veneriamo le sue spoglie mortali. Così scrisse di lui Clemente Romano, mio predecessore su questa Sede Apostolica negli ultimi anni del secolo I°: «Per la gelosia e la discordia Paolo fu obbligato a mostrarci come si consegue il premio della pazienza... Dopo aver predicato la giustizia a tutto il mondo, e dopo essere giunto fino agli estremi confini dell'Occidente, sostenne il martirio davanti ai governanti; così partì da questo mondo e raggiunse il luogo santo, divenuto con ciò il più grande modello di perseveranza» (Ai Corinzi 5). Il Signore ci aiuti a mettere in pratica l’esortazione lasciataci dall’Apostolo nelle sue Lettere: «Fatevi miei imitatori, come io lo sono di Cristo»

Sempre a fianco di Benedetto XVI.
Francesca



Ratzigirl
Thursday, October 26, 2006 7:40 PM
Il Papa crea l’eparchia caldea dell’Oceania e nomina il suo primo Vescovo


Monsignor Djibrail Kassab lascerà Bassora (Iraq)




Benedetto XVI ha eretto l’eparchia caldea dell’Oceania con il titolo di “San Tommaso Apostolo di Sydney dei Caldei” ed ha nominato monsignor Djibrail Kassab primo Vescovo della nuova circoscrizione, trasferendolo dalla sede di Bassora (Iraq) e mantenendolo come Arcivescovo “ad personam” (un titolo onorifico personale).

Originario dell’Arcieparchia irachena di Mosul – è nato a Telkef il 4 agosto 1938 –, monsignor Kassab ha studiato Filosofia e Teologia al Seminario Patriarcale Caldeo di Mosul, sottolineano i dati biografici diffusi sabato dalla Santa Sede rendendo nota l’erezione della nuova eparchia.

E’ stato ordinato sacerdote a Baghdad il 19 gennaio 1961. Fino al 1966 ha insegnato Filosofia al Seminario Maggiore; per un certo periodo è stato anche rettore del Seminario Minore. Nel 1966 gli è stata affidata la parrocchia del Sacro Cuore – nella capitale irachena –, “che ha retto ininterrottamente e con grande zelo e dedizione fino alla sua elezione ad Arcivescovo di Bassora”, segnala la Santa Sede.

Questa nomina ha avuto luogo nel 1995. Pochi mesi dopo, nel maggio 1966, ha ricevuto la consacrazione episcopale.

Il numero totale dei fedeli di rito caldeo in Oceania si aggira sui 29.000. La nuova giurisdizione di monsignor Kassab comprende le comunità caldee di Australia e Nuova Zelanda.

In Australia ci sono circa 26.000 fedeli: 14.000 a Melbourne, che, assistiti da tre sacerdoti, hanno tre chiese, sale di catechesi e una scuola; a Sydney i fedeli caldei sono circa 12.000, con tre sacerdoti, una chiesa e tre missioni nei sobborghi della città.

La Nuova Zelanda ha più di 3.000 fedeli caldei, affidati alle cure di un sacerdote e organizzati in tre centri: Auckland, con una chiesa e un presbitero, Wellington e Hamilton.

Il Presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici dell’Australia (ACBC, acronimo in inglese), l’Arcivescovo Philip Wilson, ha accolto con calore – a nome dell’episcopato e della Chiesa in Australia – la creazione dell’eparchia caldea d’Oceania il giorno stesso in cui è stata resa nota la sua erezione, ed ha espresso il desiderio di dare il benvenuto a monsignor Kassab

“E’ importante che i cattolici che appartengono alla Chiesa caldea abbiano l’opportunità di celebrare la fede e il culto secondo i propri riti e le proprie norme, e la creazione di un’eparchia caldea aiuterà a promuovere questo punto”, ha detto l’Arcivescovo Wilson.

Un’eparchia nel rito caldeo corrisponde ad una diocesi nel rito latino. La Chiesa caldea appartiene a quelle di rito orientale della Chiesa cattolica. Attualmente, come in passato, la presenza più consistente è in Medio Oriente, soprattutto in Iraq.

Altre Chiese orientali, come quella ucraina, quella maronita e quella melchita, sono presenti in Australia quasi da un secolo e ciascuna ha un proprio Vescovo.

Queste Chiese orientali sono in comunione con la Chiesa cattolica romana, ma mantengono liturgie diverse, in base alla loro tradizione, così come alcune differenze quanto al diritto canonico.

Nel mondo, secondo dati del dicastero missionario, i fedeli caldei sono circa un milione: la metà si trova in Iraq – dove c’è la sede del Patriarcato, guidato da Sua Beatitudine monsignor Emmanuel III Delly, Patriarca di Babilonia dei Caldei.

Quello caldeo è uno dei cinque riti principali nel cristianesimo orientale, insieme all’alessandrino (copto ed etiope), all’antiocheno (siro e maronita), all’armeno e al bizantino.
euge65
Thursday, October 26, 2006 8:59 PM
DA " TOSCANA OGGI "
BENEDETTO XVI AGLI ORDINARI MILITARI: SERVIRE LA FORMAZIONE DELLE COSCIENZE

26/10/2006

“La Chiesa è per sua natura missionaria e il suo primo compito è l’evangelizzazione, che mira ad annunciare e testimoniare Cristo e a promuovere in ogni ambiente e cultura il suo Vangelo di pace e amore. Anche nel mondo militare la Chiesa è chiamata ad essere ‘sale’, ‘luce’ e ‘lievito’, affinché le mentalità e le strutture siano sempre più pienamente orientate alla costruzione della pace, cioè di quell’‘ordine disegnato e voluto dall’amore di Dio’, in cui le persone e i popoli possono svilupparsi integralmente e vedere riconosciuti i propri diritti fondamentali”. Lo ha detto, stamattina, Benedetto XVI, ricevendo i partecipanti al V Convegno internazionale degli Ordinariati militari. Il magistero della Chiesa sulla pace, ha aggiunto, “è andato sviluppandosi nell’ultimo secolo in una sorta di ‘crescendo’” e “questo insistente richiamo alla pace ha influito sulla cultura occidentale promuovendo l’ideale che le forze armate siano ‘a servizio esclusivo di difesa e di sicurezza e della libertà dei popoli’”. Dall’interno del mondo militare, la “Chiesa – ha concluso - continuerà ad offrire il proprio servizio alla formazione delle coscienze, certa che la Parola di Dio, generosamente seminata e coraggiosamente accompagnata dal servizio della carità e della verità, produce frutto a suo tempo”.
ratzi.lella
Friday, October 27, 2006 8:54 PM
lascia Castrillon Hoyos
Castrillon Hoyos è capo del clero e presidente della "Ecclesia Dei"

Lascia il cardinale "dei lefebvriani" Ratzinger accetta le sue dimissioni
il personaggio

CITTÀ DEL VATICANO - Papa Ratzinger avrebbe accettato le dimissioni del cardinale Dario Castrillon Hoyos (77 anni), prefetto della Congregazione per il Clero e presidente della Pontificia commissione «Ecclesia Dei», l´organismo che tratta la questione dello scisma dei lefebvriani. Hoyos nel 2004 aveva presentato le dimissioni in applicazione del Codice di diritto canonico che obbliga i cardinali a lasciare l´incarico dopo i 75 anni. Sembra che Castrillon Hoyos presiederà l´«Ecclesia Dei» fino a dicembre, quando il Papa liberalizzerà con un motu proprio l´uso del latino nella Messa per favorire il rientro dei lefebvriani nella Chiesa.
(o. l. r.)

(da "la repubblica" del 27 ottobre 2006)
ratzi.lella
Saturday, October 28, 2006 1:11 PM
pedofilia dei preti
mai un discorso cosi' duro da parte di un papa:

Benedetto XVI: "Gravi gli abusi sessuali
sui minori da parte dei preti"


CITTA' DEL VATICANO - Gli abusi sessuali sui minori commessi dai preti costituiscono un crimine particolarmente grave che danneggia la credibilità della Chiesa. E' quanto si legge nel messaggio rivolto da Benedetto XVI ai vescovi irlandesi in visita ad limina apostolorum ricevuti oggi in Vaticano.

"Nell'esercizio del vostro ministero pastorale - ha detto il Papa - avete dovuto rispondere di recente i casi di abusi sessuali sui minori". Tali casi "sono particolarmente tragici - ha affermato il Pontefice - quando colui che abusa e un prete". E' dunque importante, ha affermato Ratzinger, "stabilire cosa sia avvenuto realmente nel passato, e prendere ogni provvedimento affinché casi del genere non avvengano di nuovo", è poi necessario assicurarsi che i principi di giustizia siano pienamente rispettati quindi aiutare le vittime "e tutti coloro che sono stati colpiti da questo grave crimine".

Dopo aver elencato le sue raccomandazioni e le corrette modalità per affrontare efficacemente il problema, papa Ratzinger ha aggiunto che solo "in questo modo la Chiesa in Irlanda potrà crescere più forte ed essere ancora più capace di dare testimonianza della forza redentrice della croce di Cristo". "Il pregevole lavoro e l'abnegazione della grande maggioranza dei sacerdoti e religiosi d'Irlanda - ha concluso - non devono essere oscurati dalle trasgressioni di alcuni dei loro fratelli. Sono certo che la gente lo capisca e continui a guardare al suo clero con affetto e stima".




ancora dubbi?

LadyRatzinger
Saturday, October 28, 2006 2:39 PM
Re: pedofilia dei preti

Scritto da: ratzi.lella 28/10/2006 13.11
mai un discorso cosi' duro da parte di un papa:

Benedetto XVI: "Gravi gli abusi sessuali
sui minori da parte dei preti"


CITTA' DEL VATICANO - Gli abusi sessuali sui minori commessi dai preti costituiscono un crimine particolarmente grave che danneggia la credibilità della Chiesa. E' quanto si legge nel messaggio rivolto da Benedetto XVI ai vescovi irlandesi in visita ad limina apostolorum ricevuti oggi in Vaticano.

"Nell'esercizio del vostro ministero pastorale - ha detto il Papa - avete dovuto rispondere di recente i casi di abusi sessuali sui minori". Tali casi "sono particolarmente tragici - ha affermato il Pontefice - quando colui che abusa e un prete". E' dunque importante, ha affermato Ratzinger, "stabilire cosa sia avvenuto realmente nel passato, e prendere ogni provvedimento affinché casi del genere non avvengano di nuovo", è poi necessario assicurarsi che i principi di giustizia siano pienamente rispettati quindi aiutare le vittime "e tutti coloro che sono stati colpiti da questo grave crimine".

Dopo aver elencato le sue raccomandazioni e le corrette modalità per affrontare efficacemente il problema, papa Ratzinger ha aggiunto che solo "in questo modo la Chiesa in Irlanda potrà crescere più forte ed essere ancora più capace di dare testimonianza della forza redentrice della croce di Cristo". "Il pregevole lavoro e l'abnegazione della grande maggioranza dei sacerdoti e religiosi d'Irlanda - ha concluso - non devono essere oscurati dalle trasgressioni di alcuni dei loro fratelli. Sono certo che la gente lo capisca e continui a guardare al suo clero con affetto e stima".




ancora dubbi?




Tiè!!!Alla faccia di tutti quei bischeri che lo accusano ingiustamente!!!Grande Benny!!!!!!!:Sm1:

[Modificato da LadyRatzinger 28/10/2006 14.41]

Discipula
Saturday, October 28, 2006 3:50 PM
Re: pedofilia dei preti

Scritto da: ratzi.lella 28/10/2006 13.11
mai un discorso cosi' duro da parte di un papa:

Benedetto XVI: "Gravi gli abusi sessuali
sui minori da parte dei preti"


CITTA' DEL VATICANO - Gli abusi sessuali sui minori commessi dai preti costituiscono un crimine particolarmente grave che danneggia la credibilità della Chiesa. E' quanto si legge nel messaggio rivolto da Benedetto XVI ai vescovi irlandesi in visita ad limina apostolorum ricevuti oggi in Vaticano.

"Nell'esercizio del vostro ministero pastorale - ha detto il Papa - avete dovuto rispondere di recente i casi di abusi sessuali sui minori". Tali casi "sono particolarmente tragici - ha affermato il Pontefice - quando colui che abusa e un prete". E' dunque importante, ha affermato Ratzinger, "stabilire cosa sia avvenuto realmente nel passato, e prendere ogni provvedimento affinché casi del genere non avvengano di nuovo", è poi necessario assicurarsi che i principi di giustizia siano pienamente rispettati quindi aiutare le vittime "e tutti coloro che sono stati colpiti da questo grave crimine".

Dopo aver elencato le sue raccomandazioni e le corrette modalità per affrontare efficacemente il problema, papa Ratzinger ha aggiunto che solo "in questo modo la Chiesa in Irlanda potrà crescere più forte ed essere ancora più capace di dare testimonianza della forza redentrice della croce di Cristo". "Il pregevole lavoro e l'abnegazione della grande maggioranza dei sacerdoti e religiosi d'Irlanda - ha concluso - non devono essere oscurati dalle trasgressioni di alcuni dei loro fratelli. Sono certo che la gente lo capisca e continui a guardare al suo clero con affetto e stima".




ancora dubbi?




E questo sarebbe il Papa che fa ostruzionismo per coprire gli abusi ...
ratzi.lella
Saturday, October 28, 2006 5:02 PM
bella domanda discipula...
proprio un bel quesito
in attesa della traduzione del testo, altri particolari:

Abusi sessuali "agiscono in profondità", dice Papa Benedetto

CITTA' DEL VATICANO (Reuters) - Papa Benedetto XVI ha detto oggi che le ferite provocate dagli abusi sessuali, definiti "crimini terribili", nella Chiesa irlandese "agiscono in profondità", e ha istruito i vescovi irlandesi a fare il necessario per prevenire nuovi abusi e ricostruire la fiducia.

"Nell'esercizio del vostro ministero pastorale, avete dovuto rispondere in anni recenti ai molti casi strazianti di abusi sessuali su minori", ha detto il Papa ai vescovi iralandesi riuniti in Vaticano.

"Le ferite provocate da tali atti agiscono in profondità, ed è un compito urgente ricostruire la fiducia e la fede là dove esse sono state danneggiate".

Sebbene il Pontefice si stesse rivolgendo ai vescovi d'Irlanda, che ha conosciuto uno dei peggiori scandali su abusi sessuali della Chiesa cattolica, le sue parole risuoneranno anche in altre parti del mondo e negli Usa.

La vicenda del prete cattolico pedofilo scoppiata a Boston nel 2002 ha coinvolto infatti quasi tutte le diocesi del paese, con molti sacerdoti sotto processo e risarcimenti multi-milionari dovuti alle vittime.

Le inchieste in Usa hanno anche dimostrato che i vescovi hanno ripetutamente trasferito preti accusati di abusi su minori in altre parocchie, invece che denunciarli alle autorità.

"E' importante stabilire la verità su ciò che è accaduto in passato, ed prendere tutte le misure necessarie a evitare che ciò accada ancora", ha detto il Papa, secondo il testo del discorso diffuso dal Vaticano.

Nel caso dell'Irlanda, la rivelazione negli anni 90 di abusi sessuali sistematici su giovani parrocchiani da parte di sacerdoti ha scardinato la silenziosa obbedienza della maggior parte degli irlandesi verso la Chiesa.


Papa: Crimini Enormi Abusi Sessuali Sui Minori

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 28 ott - Benedetto XVI ha definito oggi gli abusi sessuali sui minori ''crimini enormi'', ancor piu' gravi se vengono perpetrati da sacerdoti . Parlando ai vescovi dell'Irlanda, ricevuti in Vaticano al termine della visita ''ad limina'', il papa ha incoraggiato i vescovi e la Chiesa irlandese a testimoniare la bellezza del Vangelo per dimostrare che il cattolicesimo non e' da considerare un ''cumulo di proibizioni''. ''Anche se e' necessario parlare ad alta voce contro i mali che ci minacciano - ha detto il papa ai vescovi - dobbiamo correggere l'idea che il cattolicesimo sia un mero cumulo di proibizioni''. Ha posto percio' l'accento sull'importanza di formare il cuore della gente, anche utilizzando la rete delle scuole cattoliche. Papa Ratzinger ha ribadito che ''devono essere evitate presentazioni superficiali dell'insegnamento cattolico perche' solo la pienezza della fede puo' comunicare il potere liberante del Vangelo''. Soffermatosi poi sulla vicenda degli abusi sessuali sui minori che negli ultimi anni ha colpito in particolare anche la Chiesa d'Irlanda, il papa ha precisato che ''questi abusi sono ancora piu' tragici quando chi abusa appartiene al clero. Le ferite riportate da tali atti sono profonde ed e' percio' urgente ricostruire la fiducia dove e' stata danneggiata''. Occorre affrontare con efficacia il problema stabilendo ''la verita' di quanto successo in passato affinche' si possano adottare quelle misure necessario per impedire che tali atti si ripetano''. Il papa Benedetto ha posto pure l'accento sulla necessita' di ''assicurare che i principi di giustizia siano pienamente rispettati e soprattutto che vengano aiutate le vittime e quanti sono stati feriti da tali crimini enormi''. Allo stesso tempo egli ha espresso l'auspicio che ''il buon lavoro della stragrande maggioranza dei preti e religiosi d'Irlanda non venga oscurato dalle trasgressione di alcuni dei loro confratelli''.
TERESA BENEDETTA
Saturday, October 28, 2006 6:39 PM
BENEDETTO: 'LA MIA PERSONALE ANGOSCIA E ORRORE..."
Nella sezione inglese ieri, abbiamo riportato anche quest'articolo dall' Irish Times di 10/26/06 - dove Il Papa quasi ripete il suo famossissimo grido contro la 'sporcizia' dentro la Chiesa nella Via Crucis di 2005:
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Pope tells bishop of 'horror'
at sex abuse in Ferns

Patsy McGarry
Religious Affairs Correspondent
and Martin Wall in Rome



Pope Benedict, in the strongest language he has ever used in relation to clerical child sex abuse, has expressed his own "personal anguish and horror" at what happened in the Ferns diocese [of Ireland] over a 40-year period from the early 1960s onwards.

He said the "incomprehensible behaviour" of some clergy in Ferns had "devastated human lives and profoundly betrayed the trust of children, young people, their families, parish communities and the entire diocesan family".

Pope Benedict's comments were made public last night by the director of the diocese of Ferns communications office, Fr John Carroll. The pope was speaking during a private audience at the Vatican for the new Bishop of Ferns, Most Rev Denis Brennan, who is accompanying the other Irish Catholic bishops on an ad limina visit to Rome.

The 271-page report of the Ferns inquiry, chaired by retired Supreme Court judge Frank Murphy, was published a year ago. It identified more than 100 allegations of child sexual abuse made between 1962 and 2002 against 26 priests operating under the aegis of the diocese.

It severely criticised the way complaints against priests had been handled by the church authorities, particularly by the former bishops of Ferns, Donal Herlihy and Brendan Comiskey.

Yesterday was the first time Pope Benedict had commented on the Ferns inquiry report.

According to the statement issued by the Ferns diocese yesterday, the pope "expressed to Bishop Brennan his deep sorrow and distress at the suffering endured by the victims of child sexual abuse involving some priests of the diocese of Ferns.

"He asked Bishop Brennan to assure those who have been sexually abused by priests, of his concern for them and his deep regret at the harm and suffering they have experienced. His prayer at this time is for healing and peace of all those who have suffered."

The statement added that "Pope Benedict also asked Bishop Brennan to convey to all the faithful of the diocese of Ferns his care and solicitude for them, as supreme pastor of the universal church.

"The Holy Father expressed prayerful solidarity with the lay-faithful, religious and priests of Ferns in the sufferings they have endured and in the deep pain caused by the scandal of sexual abuse of the young, by some of those entrusted with the sacred ministry."

The Irish bishops are coming to the end of their two-week ad limina visit to Rome. Such visits to the Vatican by bishops' conferences take place every five years.

Due to the illness of Pope John Paul, however, it is seven years since the last such visit.
Paparatzifan
Sunday, October 29, 2006 10:46 PM
L'Angelus di oggi...
Cari fratelli e sorelle,

nel Vangelo di questa Domenica (Mc 10,46-52) leggiamo che, mentre il Signore passa per le vie di Gerico, un cieco di nome Bartimeo si rivolge verso di Lui gridando forte: "Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!". Questa preghiera tocca il cuore di Cristo, che si ferma, lo fa chiamare e lo guarisce. Il momento decisivo è stato l’incontro personale, diretto, tra il Signore e quell’uomo sofferente. Si trovano l’uno di fronte all’altro: Dio con la sua volontà di guarire e l’uomo con il suo desiderio di essere guarito. Due libertà, due volontà convergenti: "Che vuoi che io ti faccia?", gli chiede il Signore. "Che io riabbia la vista!", risponde il cieco. "Va’, la tua fede ti ha salvato". Con queste parole si compie il miracolo. Gioia di Dio, gioia dell’uomo. E Bartimeo, venuto alla luce – narra il Vangelo – "prese a seguirlo per la strada": diventa cioè un suo discepolo e sale col Maestro a Gerusalemme, per partecipare con Lui al grande mistero della salvezza. Questo racconto, nell’essenzialità dei suoi passaggi, evoca l’itinerario del catecumeno verso il sacramento del Battesimo, che nella Chiesa antica era chiamato anche "Illuminazione".

La fede è un cammino di illuminazione: parte dall’umiltà di riconoscersi bisognosi di salvezza e giunge all’incontro personale con Cristo, che chiama a seguirlo sulla via dell’amore. Su questo modello sono impostati nella Chiesa gli itinerari di iniziazione cristiana, che preparano ai sacramenti del Battesimo, della Confermazione (o Cresima) e dell’Eucaristia. Nei luoghi di antica evangelizzazione, dove è diffuso il Battesimo dei bambini, vengono proposte ai giovani e agli adulti esperienze di catechesi e di spiritualità che permettono di percorrere un cammino di riscoperta della fede in modo maturo e consapevole, per assumere poi un coerente impegno di testimonianza. Quanto è importante il lavoro che i Pastori e i catechisti compiono in questo campo! La riscoperta del valore del proprio Battesimo è alla base dell’impegno missionario di ogni cristiano, perché vediamo nel Vangelo che chi si lascia affascinare da Cristo non può fare a meno di testimoniare la gioia di seguire le sue orme. In questo mese di ottobre, particolarmente dedicato alla missione, comprendiamo ancor più che, proprio in forza del Battesimo, possediamo una connaturale vocazione missionaria.

Invochiamo l’intercessione della Vergine Maria, affinché si moltiplichino i missionari del Vangelo. Intimamente unito al Signore, possa ogni battezzato sentire di essere chiamato ad annunciare a tutti l’amore di Dio, con la testimonianza della propria vita.

[Dopo l’Angelus, il Papa ha salutato i presenti in varie lingue. Queste le sue parole in italiano:]

Da più parti mi giungono richieste di intervento in favore di persone che, in diversi Paesi del mondo, sono vittime di sequestri. Mentre ribadisco la più ferma condanna di questo crimine, assicuro il mio ricordo nella preghiera per tutte le vittime e per i loro familiari e amici. In particolare, mi unisco al pressante appello recentemente rivoltomi dall’Arcivescovo e dalla comunità di Sassari in favore del Signor Giovanni Battista Pinna, rapito il 14 settembre scorso, perché sia presto restituito ai suoi cari.

Saluto ora i giovani delegati delle Regioni italiane, riuniti in questi giorni a Roma per l’attuazione del progetto triennale della Chiesa italiana denominato "Agorà dei giovani". Cari amici, benedico il vostro cammino e vi attendo numerosi al grande incontro dei giovani italiani in programma per l’1 e 2 settembre 2007 a Loreto. Presso quell’amato Santuario mariano vivremo insieme un momento di grazia, nella gioia della fede e nella prospettiva della missione, anche in preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù di Sydney nel 2008.

Saluto infine i pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli provenienti da Brescia, Como, Commessaggio, Montalto Uffugo e Montale, come pure il Corpo Musicale "Santa Cecilia" di Valbrona e le Corali di Bronzolo e di Conselve. Saluto altresì i partecipanti al raduno dell’Associazione Motociclisti Forze di Polizia. A tutti auguro una buona domenica.
Ratzigirl
Monday, October 30, 2006 12:33 AM
Il Papa incontrerà giovani di tutta Italia al Santuario mariano di Loreto nel 2007

Lo conferma dopo la recita dell’Angelus domenicale

Benedetto XVI ha annunciato la sua partecipazione all’incontro dei giovani cattolici italiani nella città di Loreto, nel settembre prossimo.

Dopo aver recitato l’Angelus questa domenica – davanti ai fedeli riuniti in piazza San Pietro in Vaticano –, il Papa ha rivolto un saluto speciale ai “giovani delegati delle Regioni italiane, riuniti in questi giorni a Roma per l’attuazione del progetto triennale della Chiesa italiana denominato ‘Agorà dei giovani’”.

“Cari amici – ha detto loro –, benedico il vostro cammino e vi attendo numerosi al grande incontro dei giovani italiani in programma per l’1 e 2 settembre 2007 a Loreto”.

“Presso quell’amato Santuario mariano vivremo insieme un momento di grazia, nella gioia della fede e nella prospettiva della missione, anche in preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù di Sydney nel 2008”, ha aggiunto.

E’ stato nel marzo scorso che il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana ha approvato la proposta di un percorso nazionale di particolare attenzione per il mondo giovanile: l’“Agorà dei giovani italiani” (http://www.agoradeigiovani.it/).

L’iniziativa è volta a favorire la realizzazione di questo itinerario promuovendo un nuovo impulso della pastorale giovanile e il maggior coinvolgimento delle nuove generazioni nella missione della Chiesa e nel cammino della Chiesa specificamente in Italia.

Il primo anno pastorale (2006-2007), dedicato all’“ascolto del mondo giovanile”, si orienta all’incontro nazionale di Loreto.

Il secondo, quello della “dimensione interpersonale dell’evangelizzazione”, avrà il suo momento centrale nella Giornata Mondiale della Gioventù (http://www.wyd2008.org/) – a cui ha fatto riferimento il Santo Padre –, perché dà ai giovani la possibilità di approfondire il mandato missionario in un contesto culturale e sociale molto vivo.

L’anno pastorale 2008-2009 verrà dedicato alla “dimensione culturale e sociale dell’evangelizzazione”, per affrontare le questioni di una testimonianza cristiana, personale e comunitaria, esercitata negli orizzonti delle grandi questioni culturali e sociali.

Tutto questo itinerario si concluderà con un evento che verrà vissuto simultaneamente in ogni diocesi italiana.
LadyRatzinger
Monday, October 30, 2006 2:10 PM
Re:

Scritto da: Ratzigirl 30/10/2006 0.33
Il Papa incontrerà giovani di tutta Italia al Santuario mariano di Loreto nel 2007

Lo conferma dopo la recita dell’Angelus domenicale

Benedetto XVI ha annunciato la sua partecipazione all’incontro dei giovani cattolici italiani nella città di Loreto, nel settembre prossimo.

Dopo aver recitato l’Angelus questa domenica – davanti ai fedeli riuniti in piazza San Pietro in Vaticano –, il Papa ha rivolto un saluto speciale ai “giovani delegati delle Regioni italiane, riuniti in questi giorni a Roma per l’attuazione del progetto triennale della Chiesa italiana denominato ‘Agorà dei giovani’”.

“Cari amici – ha detto loro –, benedico il vostro cammino e vi attendo numerosi al grande incontro dei giovani italiani in programma per l’1 e 2 settembre 2007 a Loreto”.

“Presso quell’amato Santuario mariano vivremo insieme un momento di grazia, nella gioia della fede e nella prospettiva della missione, anche in preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù di Sydney nel 2008”, ha aggiunto.

E’ stato nel marzo scorso che il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana ha approvato la proposta di un percorso nazionale di particolare attenzione per il mondo giovanile: l’“Agorà dei giovani italiani” (http://www.agoradeigiovani.it/).

L’iniziativa è volta a favorire la realizzazione di questo itinerario promuovendo un nuovo impulso della pastorale giovanile e il maggior coinvolgimento delle nuove generazioni nella missione della Chiesa e nel cammino della Chiesa specificamente in Italia.

Il primo anno pastorale (2006-2007), dedicato all’“ascolto del mondo giovanile”, si orienta all’incontro nazionale di Loreto.

Il secondo, quello della “dimensione interpersonale dell’evangelizzazione”, avrà il suo momento centrale nella Giornata Mondiale della Gioventù (http://www.wyd2008.org/) – a cui ha fatto riferimento il Santo Padre –, perché dà ai giovani la possibilità di approfondire il mandato missionario in un contesto culturale e sociale molto vivo.

L’anno pastorale 2008-2009 verrà dedicato alla “dimensione culturale e sociale dell’evangelizzazione”, per affrontare le questioni di una testimonianza cristiana, personale e comunitaria, esercitata negli orizzonti delle grandi questioni culturali e sociali.

Tutto questo itinerario si concluderà con un evento che verrà vissuto simultaneamente in ogni diocesi italiana.



Che bello!!Io molto probabilmente ci andrò!
Ratzigirl
Tuesday, October 31, 2006 12:07 AM
Il lavoro svolto quest'oggi,.....
VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM" DEI PRESULI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DI GRECIA

Venerati Fratelli nell’Episcopato,

giungendo voi da una terra molto amata dall’Apostolo delle Genti, mi è caro salutarvi con le sue stesse parole: "Ringrazio cordialmente Dio per voi, a motivo della grazia che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni" (1 Cor 1,4-5). Sono lieto di accogliervi come Successore di Pietro, l’Apostolo a cui Cristo affidò in modo particolare la responsabilità di promuovere l’unità della Chiesa, la Sposa per la quale Egli versò il proprio sangue sulla croce. La visita ad limina che state compiendo costituisce un adempimento di particolare rilievo nell’approfondimento della comunione che, per grazia di Dio, esiste tra noi. È un dono di Dio di cui siamo consapevoli e di cui ci proponiamo di essere gelosi custodi.

Negli incontri che ho avuto con ciascuno di voi ho potuto percepire la comune preoccupazione per il rapido evolversi della configurazione delle vostre comunità. Le vicende politiche e sociali, che si sono avute nell’area in cui sorgono le Chiese a voi affidate, hanno creato problemi pastorali che richiedono tempestive soluzioni. In particolare, l’afflusso notevole di cattolici provenienti dalle Nazioni circostanti pone a voi e al vostro clero nuove esigenze di servizio ministeriale a cui non è facile provvedere. Comprendo quindi le vostre ansie apostoliche nei confronti di un gregge notevolmente accresciuto e interiormente variegato a motivo della presenza di fedeli aventi lingue e riti differenti. Penso che lo sviluppo di un dialogo costruttivo con gli altri Episcopati sia quanto mai opportuno proprio alla luce della nuova situazione. Dal confronto emergeranno sicuramente provvide decisioni sotto il profilo del reperimento sia dei ministri sacri necessari sia delle risorse su cui contare. Ovviamente il rispetto delle specifiche identità sarà da tenere presente, ma senza sacrificare per questo la vita e i programmi delle Chiese che Cristo vi ha affidato. Siete voi i Pastori del Popolo di Dio in terra greca: non si tratta semplicemente di una titolarità onorifica, ma di una vera responsabilità con precisi compiti.

A questo proposito, vi esorto cordialmente a perseverare nei vostri sforzi per incentivare la pastorale vocazionale: occorre, da una parte, coltivare con cura i germi di vocazione che Dio continua a porre nel cuore di ragazzi e ragazze anche in questo nostro tempo; dall’altra, si dovranno invitare le comunità cristiane a pregare con più intensità "il Padrone della messe" affinché susciti nuovi ministri e nuove persone consacrate per il conveniente disimpegno dei diversi compiti richiesti dal Corpo mistico di Cristo. Auspico comunque che, con generosa dedizione da parte di tutti, si possa, anche nella presente situazione, venire incontro ai bisogni spirituali dei tanti immigrati che hanno trovato nel vostro Paese accoglienza dignitosa e cordiale. È questo lo stile proprio della vostra gente, che da sempre ha saputo aprirsi ad un contatto costruttivo con i popoli circostanti. Grazie anche a questa innata prerogativa, voi saprete sicuramente individuare il giusto approccio nel dialogo con gli altri Episcopati cattolici dei diversi riti, così da organizzare adeguati uffici pastorali per una fruttuosa testimonianza evangelica nella vostra terra.

La Provvidenza vi ha posto a stretto contatto con i nostri fratelli ortodossi che, numericamente, sono la maggioranza dei vostri concittadini. Grande è in tutti il desiderio di partecipare insieme all’unico altare sul quale si offre sotto i veli del Sacramento l’unico Sacrificio di Cristo! Vogliamo intensificare la preghiera perché si affretti il giorno benedetto in cui ci sarà dato di spezzare insieme il Pane e di bere insieme allo stesso Calice in cui è posto il prezzo della nostra salvezza. In tale contesto, auspico che si aprano sempre maggiori prospettive di un dialogo costruttivo tra la Chiesa Ortodossa di Grecia e la Chiesa cattolica e si moltiplichino le iniziative comuni di ordine spirituale, culturale e pratico. Mi è grato, altresì, indirizzare un pensiero beneaugurante a Sua Beatitudine l’Arcivescovo Christodoulos di Atene e di tutta la Grecia, chiedendo al Signore di sostenerne la lungimiranza e la prudenza nel compimento dell’impegnativo servizio affidatogli dal Signore. In lui intendo salutare con vivo affetto il Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa di Grecia e tutti i fedeli a cui essa amorevolmente serve con apostolica dedizione. Sono certo che voi, venerati Fratelli, offrirete la vostra efficace collaborazione al Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani e ai Membri del Collegio Episcopale della Chiesa Ortodossa di Grecia per favorire ulteriori progressi sulla strada della sospirata unità piena.

Nei colloqui avuti con voi ho pure raccolto i vostri desideri di vedere definito, da parte dello Stato, il diritto di avere uno statuto giuridico appropriato e riconosciuto. Sulla questione è in atto – come ben sapete - un dialogo che non vede come protagonista primaria la Sede Apostolica. Si tratta infatti di materia interna, alla quale tuttavia la Santa Sede è molto attenta, perché desiderosa di una adeguata soluzione dei problemi in gioco, in base non soltanto alla legislazione locale vigente e alle direttive europee, ma anche al diritto internazionale e alla prassi ormai consolidata di rapporti bilaterali cordiali e fruttuosi. Oltre al dialogo, occorre in tale campo la perseveranza. Non è necessario aggiungere che la Chiesa Cattolica non cerca alcun privilegio, ma chiede soltanto di veder riconosciuta la propria identità e missione, così da poter efficacemente recare il proprio contributo al benessere integrale del nobile Popolo greco, di cui voi siete parte integrante. Con pazienza e nel rispetto delle legittime procedure, sarà possibile giungere, grazie all’impegno di tutti, all’auspicata intesa.

Venerati Fratelli, con viva partecipazione ho appreso dalle vostre labbra del disagio di numerose comunità per gli spostamenti interni dei fedeli. Molti di loro si trovano in una situazione di dispersione nel territorio, con la conseguenza di gravi difficoltà nei rapporti con i rispettivi Pastori. Anche alla luce di questi fenomeni si rivela tutta l’importanza dell’unità affettiva ed effettiva di voi Vescovi, mediante un coordinamento interno sempre più efficace. L'analisi fatta insieme dei comuni problemi porta a soluzioni condivise e ad un percorso ecclesiale, in cui ciascuno è chiamato ad offrire il proprio apporto ai bisogni dell'altro, al fine di costruire insieme il Regno di Dio. Compito del ministro di Dio, infatti, è di fare quanto è nelle sue possibilità perché i doni dati da Dio a ciascuno giovino all'edificazione di tutti, rendendo così gloria all'unico Signore.

Carissimi, lo Spirito di Cristo vi ha posti nella Chiesa come Pastori e maestri. Non temete le difficoltà, ma in ogni cosa rendete grazie a Dio, cooperando con Lui per la salvezza delle anime. Siate certi che la Provvidenza non vi abbandonerà nei vostri sforzi. Tornati alle vostre rispettive sedi, recate il mio saluto cordiale ai vostri sacerdoti, ai religiosi e a tutti i fedeli, assicurandoli della mia fervente preghiera e del mio costante affetto. Mentre invoco su ciascuno la celeste intercessione di Maria, Regina degli Apostoli, imparto a voi ed a quanti sono affidati alle vostre sollecitudini pastorali una speciale Benedizione, auspicio delle abbondanti consolazioni del Signore.


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Dolore del Papa per l’incidente aereo in Nigeria

Il bilancio parla di 99 morti; fra le vittime anche il leader dei musulmani sunniti del Paese

Benedetto XVI ha manifestato pubblicamente il suo dolore per l’incidente aereo che ha avuto luogo questa domenica nell’Aeroporto della capitale, Abuja, in cui hanno perso la vita 99 persone.

Tra le vittime ci sono il sultano della città di Sokoto, Muhammadu Maccido, leader spirituale di 70 milioni di musulmani sunniti della Nigeria, così come alcuni funzionari e personalità della politica nigeriana.

In un telegramma inviato a nome del Papa dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, all’Arcivescovo di Abuja, monsignor John Olorunfemi Onaiyekan, il Pontefice afferma: “Profondamente rattristato per le notizie relative al tragico disastro aereo in Nigeria, che include tra le vittime il sultano di Sokoto, Sua Santità desidera porgere le sue sentite condoglianze alle famiglie di tutti coloro che piangono i loro cari”.

“Offrendo fervide preghiere per tutti i defunti, chiede a Dio di dare coraggio e forza a tutti coloro che soffrono”, aggiunge. Il Pontefice conclude poi il messaggio invocando “su di loro le abbondanti benedizioni di Dio onnipotente”.

L’aereo, un Boeing 737-200 della compagnia nigeriana ADC, è precipitato alcuni minuti dopo il decollo da Abuja con 106 persone a bordo; i sopravvissuti sono sette.

[Modificato da Ratzigirl 31/10/2006 0.09]

ratzi.lella
Tuesday, October 31, 2006 7:45 AM
Il papa in visita alla Gregoriana

di Alessandro Renzo

Benedetto XVI compirà nella mattinata di venerdì 3 novembre una visita alla Pontificia Università Gregoriana, erede e continuatrice del Collegio Romano fondato da Sant’Ignazio di Loyola nel 1551, ancora oggi affidata alla Compagnia di Gesù

Il Santo Padre partirà in auto alle ore 10.20 dal Cortile di San Damaso del Palazzo apostolico in Vaticano, per arrivare dieci minuti dopo a Piazza della Pilotta, all’ingresso della Pontificia Università Gregoriana. Benedetto XVI viene accolto dal gran cancelliere card. Zenon Grocholewski, dal vice gran cancelliere e preposito generale dei gesuiti padre Peter-Hans Kolvenbach, dal rettore magnifico padre Gianfranco Ghirlanda e dal delegato del preposito generale padre Iñigo Echarte. Quindi, il Santo Padre farà il suo ingresso nell’Università, raggiungendo la cappella per l’adorazione del Santissimo Sacramento, alla presenza delle otto suore della Comunità dei Gesuiti.

Dopo il momento di preghiera nella cappella, il Santo Padre si trasferirà nel Quadriportico, dove incontrerà la comunità dei docenti, degli studenti, dei benefattori della Gregoriana e gli invitati, in totale circa 600 persone. Rivolgeranno un saluto al Santo Padre, il rettore magnifico padre Gianfranco Ghirlanda, il rappresentante dei studenti padre Bryan Lobo e il segretario generale sig. Luigi Allena. Dopo il discorso del Santo Padre, sarà il momento della presentazione dei doni e del "baciamano" di circa settanta rappresentanti dell’università.

Terminato l’incontro nel Quadriportico, il Santo Padre scenderà nei locali del Centro Convegni "Matteo Ricci", dove incontrerà circa 90 membri della comunità religiosa dei gesuiti. Terminato l’incontro, nelle sale attigue seguiranno foto di gruppo con circa 40 benefattori americani e foto di gruppo con circa 70 benefattori tedeschi.

Verso le ore 12.30 il Santo Padre risalerà all’ingresso dell’università, mentre lo saluteranno i membri del Coro del Pontificio Collegio Germanico-Ungarico. Il Santo Padre si congederà dalle autorità che l’hanno accolto all’arrivo e ripartirà per il Vaticano, dove il suo arrivo è previsto verso le ore 12.45.

La Pontificia Università Gregoriana



La Pontificia Università Gregoriana, erede e continuatrice del Collegio Romano fondato da Sant’Ignazio di Loyola nel 1551, si colloca all’alba del terzo millennio all’incrocio tra Chiesa e Società, tra fede e cultura. Proseguendo la sua tradizione centenaria ripetutamente ribadita dai papi, vuole essere al servizio delle Chiese d’ogni parte del mondo e si caratterizza per il suo essere università ecclesiastica pontificia, affidata alla Compagnia di Gesù. Basata nello spirito ignaziano, ha la finalità di formare persone provenienti da tutte le culture perché sappiano trovare Dio là dove vivranno in futuro e, secondo la propria vocazione, portino il mondo a Dio.

Come università, la Gregoriana cerca l’eccellenza nell’insegnamento, nella riflessione personale e nella ricerca. Conscia della interrelazione delle scienze e della continua evoluzione del sapere, favorisce l'interdisciplinarietà con metodo di ricerca. Come università ecclesiastica, coltiva oltre alle scienze teologiche, canoniche e filosofiche, altre scienze umane per approfondire sempre di più il Mistero di Dio che rivela se stesso e il suo disegno di salvezza nella realtà dell’uomo, della storia e della Chiesa. Come università ecclesiastica pontificia affronta con fedeltà al magistero della Chiesa, rigore scientifico e decisione le nuove sfide che provengono da un mondo sempre in cambiamento e minacciato dalla non-credenza e dall'ingiustizia. Collabora strettamente con il ministero petrino coltivando l'unità della fede nel rispetto delle diverse culture. Come università affidata alla Compagnia di Gesù e quindi animata dallo spirito ignaziano, è caratterizzata per la sua disponibilità al servizio della Santa Sede. La sua pedagogia, fondata sulla relazione personale e professionale tra docente e studente, insiste più nell'assimilazione del sapere che nella molteplicità delle conoscenze. Assume e trasmette, con fedeltà creativa, il senso sociale della fede che opera pace, verità e giustizia; il dialogo con il mondo della cultura e della scienza; l'incontro con le altre confessioni cristiane e le altre religioni; il valore e la dignità di ogni persona e del creato. Come università al servizio di tutte le chiese del mondo prende a cuore la necessaria incarnazione del messaggio evangelico. Anima ed incoraggia tutti i membri della comunità universitaria perchè, attenti e fedeli al magistero della Chiesa e alle circostanze particolari delle Chiese locali, s'impegnino a vivere la solidarietà di figli al cospetto dell'unico Padre.

Breve storia della Pontificia Università Gregoriana

Nel 1551 S. Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, fondò in un palazzo romano (ora scomparso) situato alle falde del Campidoglio, nella "Via Capitolina" (oggi Piazza d'Aracoeli) la prima scuola dei padri gesuiti con annessa la prima biblioteca e fu chiamata Collegio Romano. La riuscita fu ottima, tanto che a seguito del continuo aumento del numero degli studenti si dovette procedere ad un cambio di sede.

Nel 1584, infatti Papa Gregorio XIII inaugurò la nuova sede del Collegio Romano in un palazzo sito in Roma nell'omonima piazza tutt'ora esistente, e da tale papa che fu detto "Fondatore e Protettore"prese il nome di "Gregoriana".

Nel 1773, in seguito alla soppressione della Compagnia di Gesù, il Collegio fu affidato alla custodia del clero secolare romano, per essere riconsegnato poi alla rifondata Compagnia il 17 maggio 1824 dal Papa Leone XII.

Nel 1873 il Collegio Romano subì un'altro trasferimento, questa volta la nuova sede fu individuata in Palazzo Borromeo, sempre a Roma in via del Seminario, oggi sede del Collegio Bellarmino, e fu in questo anno che il Papa Pio IX con Rescritto del 4 dicembre 1873, permise al Collegio di assumere il titolo di "Pontificia Università del Collegio Romano"; inoltre conferì al Rettore del Collegio il diritto di sottoscriversi "Rettore della Pontificia Università Gregoriana".

Studenti illustri della Pontificia Università Gregoriana

Vari papi hanno studiato alla Gregoriana: Alessandro Ludovisi, futuro papa Gregorio XV; Maffeo Barberini, futuro papa Urbano VIII; Giovan Battista Pamphili, futuro papa Innocenzo X; Emilio Altieri, futuro papa Clemente X; Antonio Pignatelli, futuro papa Innocenzo XII; GianFrancesco Albani, futuro papa Clemente XI; Michelangelo Conti, futuro papa Innocenzo XIII; Lorenzo Corsini, futuro papa Clemente XII; Gioacchino Pecci, futuro papa Leone XIII; Giacomo della Chiesa, futuro papa Benedetto XV; Achille Ratti, futuro papa Pio XI; Eugenio Pacelli, futuro papa Pio XII; Giovanni Battista Montini, futuro papa Paolo VI; Albino Luciani Palombi, futuro papa Giovanni Paolo I.

Tra i suoi studenti la Pontificia Università Gregoriana annovera anche venti santi e trentanove beati, tra i quali: Roberto Bellarmino, che ne fu professore e rettore; Luigi Gonzaga, Massimiliano Kolbe.

Il Centro Convegni "Matteo Ricci"

Il Centro Convegni "Matteo Ricci" è composto da una sala convegni con tre cabine per il servizio di traduzione simultanea e una di regia tecnica audio-video, una sala da 100 posti, una grande sala espositiva e da una serie di aule multifunzionali; il sistema di pareti mobili permette infatti di aumentare o diminuire la capienza degli spazi secondo le esigenze, pur mantenendo un perfetto isolamento acustico. Inoltre tutte le sale possono essere collegate con un sistema audio-video a circuito chiuso. In alcune aree del centro convegni, dotato di cablaggio strutturato, è disponibile anche la tecnologia wireless.

Oltre ai servizi e ad uno spazio di appoggio per il servizio catering, un ampio atrio con un guardaroba accoglie i partecipanti alle conferenze, una saletta riservata è utilizzabile per ospiti di riguardo e due uffici, per segreteria e sala stampa, sono a disposizione degli organizzatori degli eventi. Due ampie sale infine possono essere utilizzate come spazi sociali per coffee break e lunch nelle pause dei convegni.

Il Centro Convegni "Matteo Ricci", ideato secondo criteri di competitiva efficienza e multifunzionalità, vuole essere un elegante spazio di dialogo culturale, unico per dimensioni nel centro di Roma.


I lavori di ristrutturazione del piano sottostante il Quadriportico, quasi tutta l’area di Palazzo Centrale, della Pontificia Università Gregoriana sono iniziati nell’ottobre 2004 ed hanno trasformato la famosa Tipografia Poliglotta della Pontificia Università Gregoriana, attiva in questa sede fino al 1997, in un moderno complesso di sale ed aule multifunzionali. Questi lavori hanno coinciso con i lavori esterni di rifacimento e pedonalizzazione della piazza antistante l’Università, ad opera del Comune di Roma, il cui aspetto finale certamente contribuisce al prestigio del Centro Convegni.

(da www.korazym.org/default.asp)

[Modificato da ratzi.lella 31/10/2006 7.46]

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