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emma3
Friday, October 06, 2006 9:50 PM
Diecimila romagnoli pellegrini domani dal Papa

Le diocesi della Romagna incontrano domani Benedetto XVI nel pellegrinaggio a Roma in occasione del ventesimo anniversario dalla storica visita che Giovanni Paolo II fece nel maggio 1986 in Romagna.
Quasi diecimila, infatti, sono i romagnoli che partiranno con centinaia di pullman, due treni speciali e altri mezzi per recarsi prima nell'Aula Paolo VI, dove vi sarà l'incontro con Benedetto XVI, poi alla tomba di Giovanni Paolo II e infine alla messa in San Pietro che sarà presieduta dal card. Pio Laghi, romagnolo, originario di Castiglione di Forlì e faentino d'adozione. Lo affiancheranno i vescovi delle diocesi di Ravenna-Cervia, Giuseppe Verrucchi, di Cesena-Sarsina, Antonio Lanfranchi, di Faenza-Modigliana, Claudio Stagni, di Rimini, Mariano de Nicolò, di Imola, Tommaso Ghirelli, e di Forlì-Bertinoro, Lino Pizzi.
Altri cardinali di origine romagnola sono Ersilio Tonini, arcivescovo emerito di Ravenna-Cervia, e Achille Silvestrini, prefetto emerito della Congregazione per le Chiese orientali.
L'incontro con Benedetto XVI sarà anche un momento di particolare unità fra le diocesi romagnole e, come ha detto il vescovo di Forlì-Bertinoro, mons. Lino Pizzi, di "adesione al magistero della Chiesa e segno di vicinanza al Papa in questi giorni di attacchi indegni e pretestuosi".
Paparatzifan
Friday, October 06, 2006 10:41 PM
Re: informazione

Scritto da: ratzi.lella 06/10/2006 15.42
grazie francesca
mi puoi dire su che canale sky trasmettono radio vaticana?
grazie


Radio Maria trasmette pure le notizie in differita dalla Radio Vaticana alle 19.30.
euge65
Friday, October 06, 2006 10:43 PM
Re: Re: informazione
[QUOTE][DIM]7pt[=DIM]Scritto da: Paparatzifan 06/10/2006 22.41

[DIM]11pt[=DIM]Radio Maria trasmette pure le notizie in differita dalla Radio Vaticana alle 19.30.[/DIM][/DIM][/QUOTE]

GRAZIE GLORIA
Paparatzifan
Friday, October 06, 2006 10:47 PM
Re: TEMA DEL PROSSIMO SINODO DEI VESCOVI

Scritto da: euge65 06/10/2006 21.37
TEMA DELLA XII ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DEL SINODO DEI VESCOVI (5 - 26 OTTOBRE 2008) , 06.10.2006

TEMA DELLA XII ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DEL SINODO DEI VESCOVI (5 - 26 OTTOBRE 2008)

latino
Verbum Domini in vita et missione Ecclesiae

italiano
La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa



Ma, scusate, sarà nel 2007 o nel 2008? Io ho sentito la Radio Vaticana che aveva detto il 2008.
Sybella
Friday, October 06, 2006 10:48 PM
Re: Re: TEMA DEL PROSSIMO SINODO DEI VESCOVI

Scritto da: Paparatzifan 06/10/2006 22.47

Ma, scusate, sarà nel 2007 o nel 2008? Io ho sentito la Radio Vaticana che aveva detto il 2008.



A sentire la Sala Stampa Vaticana, si parla del 2008...

[Modificato da Sybella 06/10/2006 22.49]

Ratzigirl
Saturday, October 07, 2006 12:56 AM
80 Giornata Mondiale Missionaria

Domenica 22 ottobre si celebrerà l’ 80 Giornata Mondiale Missionaria per ricordare al mondo e alla Chiesa Universale, uomini e donne che dedicano la propria vita a dare vita agli altri. Il messaggio che Papa Benedetto XVI ha donato alla Chiesa per tale occasione ha come titolo: “La carità, anima delle missioni”.


“ La Giornata Missionaria è occasione privilegiata perché il fuoco della missione non si affievolisca e non si spenga nella nostra società ammalata di opulenza e consumismo. Queste giornate di sostegno (ricordo, preghiera e offerta) che stiamo celebrando in questo mese di ottobre, vanno sempre continuate nelle nostre comunità perché possano stimolare a riflettere sulla necessità e il dovere che ogni cristiano ha di testimoniare il Vangelo. Vorrei che insieme continuassimo a renderci conto che Dio, nel suo progetto di salvezza per l'umanità di oggi, ha incluso anche ciascuno di noi. Dobbiamo moltiplicare le occasioni per approfondire e confermare la responsabilità che ha, verso il Vangelo, ogni battezzato e risvegliare così la propria responsabilità missionaria. Nel ricordare che la Chiesa ha bisogno di uomini e di donne, che siano disposti a consacrarsi totalmente alla grande causa del Vangelo, Benedetto XVI, nel suo Messaggio, fa memoria di tutti i martiri missionari, che hanno dato la loro vita per la fede e per l’umanità: “…quanti sacerdoti, religiosi, religiose e laici…hanno reso la suprema testimonianza di amore con il martirio. Essere missionari è chinarsi, come il buon Samaritano, sulle necessità di tutti, specialmente dei più poveri e bisognosi, perché chi ama con il cuore di Cristo non cerca il proprio interesse, ma unicamente la gloria del Padre e il bene del prossimo”. Certamente questo stile e questa testimonianza non sono facili, ma la gente con cui condividiamo la nostra vita ha bisogno di vedere in noi un po’ del cuore e del volto di quel Gesù che ha portato su di sé il peccato del mondo e che si é messo sempre dalla parte dei poveri. Benedetto XVI ha ricordato: “...La missione se non è orientata dalla carità, se non scaturisce cioè da un profondo atto di amore divino, rischia di ridursi a mera attività filantropica e sociale”. In questo mese della Missione chiediamo al Signore di rinnovare in noi l’adesione all’Amore e l’impegno di continuare con fedeltà e coraggio ad annunciare Gesù Cristo con la nostra vita, più che con le parole.
stupor-mundi
Saturday, October 07, 2006 7:21 PM
Re: omelia di Benedetto XVI

Scritto da: Francesca.Pisa 06/10/2006 14.13

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA CON I MEMBRI DELLA COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE , 06.10.2006

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA CON I MEMBRI DELLA COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE

Alle 7.30 di questa mattina, nella Cappella Redemptoris Mater del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto la Concelebrazione Eucaristica con i Membri della Commissione Teologica Internazionale.

Pubblichiamo di seguito l’omelia che il Papa ha pronunciato nel corso della Celebrazione:


OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari Fratelli e Sorelle,

non ho preparato una vera omelia, solo qualche spunto per fare la meditazione. La missione di san Bruno, il santo di oggi, appare con chiarezza, è – possiamo dire - interpretata nell'orazione di questo giorno che, pur alquanto variata nel testo italiano, ci ricorda che la sua missione fu silenzio e contemplazione.

Ma silenzio e contemplazione hanno uno scopo: servono per conservare, nella dispersione della vita quotidiana, una permanente unione con Dio. Questo è lo scopo: che nella nostra anima sia sempre presente l'unione con Dio e trasformi tutto il nostro essere.

Silenzio e contemplazione - caratteristica di san Bruno - servono per poter trovare nella dispersione di ogni giorno questa profonda, continua, unione con Dio. Silenzio e contemplazione: la bella vocazione del teologo è parlare. Questa è la sua missione: nella loquacità del nostro tempo, e di altri tempi, nell’inflazione delle parole, rendere presenti le parole essenziali. Nelle parole rendere presente la Parola, la Parola che viene da Dio, la Parola che è Dio.

Ma come potremmo, essendo parte di questo mondo con tutte le sue parole, rendere presente la Parola nelle parole, se non mediante un processo di purificazione del nostro pensare, che soprattutto deve essere anche un processo di purificazione delle nostre parole? Come potremmo aprire il mondo, e prima noi stessi, alla Parola senza entrare nel silenzio di Dio, dal quale procede la sua Parola? Per la purificazione delle nostre parole, e quindi per la purificazione delle parole del mondo, abbiamo bisogno di quel silenzio che diventa contemplazione, che ci fa entrare nel silenzio di Dio e così arrivare al punto dove nasce la Parola, la Parola redentrice.

San Tommaso d'Aquino, con una lunga tradizione, dice che nella teologia Dio non è l'oggetto del quale parliamo. Questa è la nostra concezione normale. In realtà, Dio non è l'oggetto; Dio è il soggetto della teologia. Chi parla nella teologia, il soggetto parlante, dovrebbe essere Dio stesso. E il nostro parlare e pensare dovrebbe solo servire perché possa essere ascoltato, possa trovare spazio nel mondo, il parlare di Dio, la Parola di Dio. E così, di nuovo, ci troviamo invitati a questo cammino della rinuncia a parole nostre; a questo cammino della purificazione, perché le nostre parole siano solo strumento mediante il quale Dio possa parlare, e così Dio sia realmente non oggetto, ma soggetto della teologia.

In questo contesto mi viene in mente una bellissima parola della Prima Lettera di San Pietro, nel primo capitolo, versetto 22. In latino suona così: «Castificantes animas nostras in oboedentia veritatis». L'obbedienza alla verità dovrebbe "castificare" la nostra anima, e così guidare alla retta parola e alla retta azione. In altri termini, parlare per trovare applausi, parlare orientandosi a quanto gli uomini vogliono sentire, parlare in obbedienza alla dittatura delle opinione comuni, è considerato come una specie di prostituzione della parola e dell'anima. La "castità" a cui allude l’apostolo Pietro è non sottomettersi a questi standard, non cercare gli applausi, ma cercare l'obbedienza alla verità. E penso che questa sia la virtù fondamentale del teologo, questa disciplina anche dura dell'obbedienza alla verità che ci fa collaboratori della verità, bocca della verità, perché non parliamo noi in questo fiume di parole di oggi, ma realmente purificati e resi casti dall'obbedienza alla verità, la verità parli in noi. E possiamo così essere veramente portatori della verità.

Questo mi fa pensare a sant'Ignazio di Antiochia e ad una sua bella espressione: "Chi ha capito le parole del Signore capisce il suo silenzio, perché il Signore va conosciuto nel suo silenzio". L'analisi delle parole di Gesù arriva fino a un certo punto, ma rimane nel nostro pensare. Solo quando arriviamo a quel silenzio del Signore, nel suo essere col Padre dal quale vengono le parole, possiamo anche realmente cominciare a capire la profondità di queste parole. Le parole di Gesù sono nate nel suo silenzio sul Monte, come dice la Scrittura, nel suo essere col Padre. Da questo silenzio della comunione col Padre, dell'essere immerso nel Padre, nascono le parole e solo arrivando a questo punto, e partendo da questo punto, arriviamo alla vera profondità della Parola e possiamo essere noi autentici interpreti della Parola. Il Signore ci invita, parlando, di salire con Lui sul Monte, e nel suo silenzio, imparare così, di nuovo, il vero senso delle parole.

Dicendo questo siamo arrivati alle due letture di oggi. Giobbe aveva gridato a Dio, aveva anche fatto la lotta con Dio davanti alle evidenti ingiustizie con le quali lo trattava. Adesso è confrontato con la grandezza di Dio. E capisce che davanti alla vera grandezza di Dio tutto il nostro parlare è solo povertà e non arriva nemmeno da lontano alla grandezza del suo essere e così dice: "Due volte ho parlato, non continuerò". Silenzio davanti alla grandezza di Dio, perché le parole nostre diventano troppo piccole. Questo mi fa pensare alle ultime settimane della vita di san Tommaso. In queste ultime settimane non ha più scritto, non ha più parlato. I suoi amici gli chiedono: Maestro, perché non parli più, perché non scrivi? E lui dice: Davanti a quanto ho visto adesso tutte le mie parole mi appaiono come paglia. Il grande conoscitore di san Tommaso, il Padre Jean-Pierre Torrel, ci dice di non intendere male queste parole. La paglia non è niente. La paglia porta il grano e questo è il grande valore della paglia. Porta il grano. E anche la paglia delle parole rimane valida come portatrice del grano. Ma questo è anche per noi, direi, una relativizzazione del nostro lavoro e insieme una valorizzazione del nostro lavoro. E’ anche un’indicazione, perché il modo di lavorare, la nostra paglia, porti realmente il grano della Parola di Dio.

Il Vangelo finisce con le parole: «Chi ascolta voi, ascolta me». Che ammonizione, che esame di coscienza queste parole! È vero che chi ascolta me, ascolta realmente il Signore? Preghiamo e lavoriamo perché sia sempre più vero che chi ascolta noi ascolta Cristo. Amen!



Benedetto dimmi, come fai ad essere così immenso?????!!!!
LadyRatzinger
Saturday, October 07, 2006 7:46 PM
Re: Re: omelia di Benedetto XVI

Scritto da: stupor-mundi 07/10/2006 19.21

Benedetto dimmi, come fai ad essere così immenso?????!!!!



Eheheheh!!!Me lo chiedo sempre anch'io!!
euge65
Sunday, October 08, 2006 9:16 PM
Dalla Santa Sede
Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:


PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

In questa domenica, il Vangelo ci presenta le parole di Gesù sul matrimonio. A chi gli domandava se fosse lecito al marito ripudiare la propria moglie, come prevedeva un precetto della legge mosaica (cfr Dt 24,1), Egli rispose che quella era una concessione fatta da Mosè a motivo della "durezza del cuore", mentre la verità sul matrimonio risaliva "all’inizio della creazione", quando "Dio – come sta scritto nel Libro della Genesi – li creò maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola" (Mc 10,6-7; cfr Gn 1,27; 2,24). E Gesù aggiunse: "Sicché non sono più due, ma una carne sola. L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto" (Mc 10,8-9). E’ questo il progetto originario di Dio, come ha ricordato anche il Concilio Vaticano II nella Costituzione Gaudium et spes: "L’intima comunione di vita e di amore coniugale, fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie, è stabilita dal patto coniugale… Dio stesso è l’autore del matrimonio" (n. 48).

Il mio pensiero va a tutti gli sposi cristiani: ringrazio con loro il Signore per il dono del Sacramento del matrimonio, e li esorto a mantenersi fedeli alla loro vocazione in ogni stagione della vita, "nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia", come hanno promesso nel rito sacramentale. Consapevoli della grazia ricevuta, possano i coniugi cristiani costruire una famiglia aperta alla vita e capace di affrontare unita le molte e complesse sfide di questo nostro tempo. C’è oggi particolarmente bisogno della loro testimonianza. C’è bisogno di famiglie che non si lascino travolgere da moderne correnti culturali ispirate all’edonismo e al relativismo, e siano pronte piuttosto a compiere con generosa dedizione la loro missione nella Chiesa e nella società.

Nell’Esortazione apostolica Familiaris consortio, il servo di Dio Giovanni Paolo II ha scritto che "il sacramento del matrimonio costituisce i coniugi e i genitori cristiani testimoni di Cristo «fino agli estremi confini della terra», veri e propri «missionari» dell’amore e della vita" (cfr n. 54). Questa missione è diretta sia all’interno della famiglia – specialmente nel servizio reciproco e nell’educazione dei figli –, sia all’esterno: la comunità domestica, infatti, è chiamata ad essere segno dell’amore di Dio verso tutti. E’ missione, questa, che la famiglia cristiana può portare a compimento solo se sorretta dalla grazia divina. Per questo è necessario pregare senza mai stancarsi e perseverare nel quotidiano sforzo di mantenere gli impegni assunti il giorno del matrimonio. Su tutte le famiglie, specialmente su quelle in difficoltà, invoco la materna protezione della Madonna e del suo sposo Giuseppe. Maria, Regina della famiglia, prega per noi!

-danich-
Monday, October 09, 2006 2:37 PM
dal Corriere

Benedetto XVI: Kathami rinvia visita a Papa


TEHERAN - Fonti diplomatiche iraniane riferiscono che la visita dell'ex presidente dell'Iran Mohammad Khatami a papa Benedetto XVI, prevista per il 26 ottobre, e' stata rinviata "a dicembre o a gennaio". Il rinvio, precisano da Teheran, non ha motivi particolari, ma fonti ben informate fanno risalire la decisione di rimandare la visita a questioni interne iraniane. (Agr)





euge65
Monday, October 09, 2006 8:44 PM
LETTERA DI BENEDETTO A SEPE
VATICANO
VATICANO - Lettera del Santo Padre Benedetto XVI al Card. Crescenzio Sepe, suo Inviato Speciale al Congresso Missionario Asiatico di Chang Mai (Thailandia)

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato una Lettera al Card. Crescenzio Sepe, Arcivescovo Metropolita di Napoli, Suo Inviato Speciale alla celebrazione dell’Asian Mission Congress, che avrà luogo a Chang Mai (Thailandia) dal 19 al 22 ottobre 2006. La nomina del Card. Sepe ad Inviato Speciale del Santo Padre era stata resa nota il 19 agosto scorso. La Missione che accompagnerà il Card. Sepe è composta da padre Livio Maggi, PIME, Superiore regionale del Pontificio Istituto Missioni Estere in Thailandia ed in Cambogia nonché Parroco di "Our Lady of Lourdes Church" Lam Pang, nella diocesi di Chang Mai, ed Economo della medesima diocesi; dal rev. don John Baptist Somkiart Trinikorn, del clero dell’arcidiocesi di Bangkok, Rettore del "Pastoral Training Center" Baan Phu Waan, della medesima arcidiocesi.
Nella lettera in latino inviata al Card. Sepe, che porta la data del 20 settembre, il Santo Padre afferma di accogliere in questo modo la richiesta formulata dal Card. Kitbunchu, Arcivescovo di Bangkok, di avere un Cardinale quale rappresentate del Papa al Congresso Missionario Asiatico. Il Card. Sepe in qualità di Inviato Speciale presiederà quindi le celebrazioni liturgiche, prenderà la parola e sarà testimone del particolare amore del Santo Padre per quella diletta parte della Chiesa cattolica che si trova in Asia, oltre a portare il saluto di Benedetto XVI ai membri delle altre confessioni religiose.
Il Congresso Missionario Asiatico è organizzato dall’Ufficio per l’Evangelizzazione della FABC (Federation of Asian Bishops’ Conferences) con il sostegno della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e delle Pontificie Opere Missionarie e l’attiva collaborazione della Chiesa tailandese. Il tema scelto per il Congresso è “The story of Jesus in Asia: a celebration of faith and life”. (S.L.) (Agenzia Fides 9/10/2006 - righe 21, parole 290)
Sybella
Monday, October 09, 2006 9:13 PM
Da oggi...
...è disponibile on-line, sul sito della Santa Sede, la versione integrale della lectio magistralis tenuta da Benedetto XVI il 12 settembre scorso a Regensburg: sono presenti infatti, per un'ulteriore completezza della comprensione, tutte le note che il Papa si era riservato di aggiungere.

[Modificato da Sybella 09/10/2006 21.13]

euge65
Monday, October 09, 2006 9:21 PM
Re: Da oggi...
[QUOTE][DIM]7pt[=DIM]Scritto da: Sybella 09/10/2006 21.13
...è disponibile on-line, sul sito della Santa Sede, la versione integrale della [C]lectio magistralis[/C] tenuta da Benedetto XVI il 12 settembre scorso a Regensburg: sono presenti infatti, per un'ulteriore completezza della comprensione, tutte [G]le note [/G]che il Papa si era riservato di aggiungere.<p><font class='xsmall'>[<i>Modificato da Sybella 09/10/2006 21.13</i>]</font></p>[/DIM][/QUOTE]


PER CHI ANCORA NON AVESSE AVUTO LA BONTA' DI LEGGERLA E DI SFORZARSI A CAPIRLA!!!!!!!!!!!!!!!

LEGGETE GENTE LEGGETE E MEDITATE!!!!!!!!!
Francesca.Pisa
Monday, October 09, 2006 11:13 PM
ora e' piu' chiara.......!!!!!!!!!!!!!

CHISSA' FORSE AIUTATI DALLE NOTE SARA' PIU' FACILE.....!!!!!
ANCORA UNA VOLTA (L'ENNESIMA!) BASTA E BASTAVA SOLO LEGGERE NOTE O NON NOTE...............


DA NOTARE UNA MODIFICA AL TESTO ORIGINALE: LA' DOVE SI LEGGEVA
"..... Senza soffermarmi sui particolari, come la differenza di trattamento tra coloro che possiedono il "Libro" e gli "increduli", egli, in modo srprendentemente brusco che ci stupisce, si rivolge al suo interlocutore......"
ORA SI LEGGE:
"....Senza soffermarmi sui particolari, come la differenza di trattamento tra coloro che possiedono il "Libro" e gli "increduli", egli, in modo srprendentemente brusco,brusco al punto da essere per noi inccettabile, si rivolge al suo interlocutore......"
DA NOTARE LA NOTA N°3 ALLA FINE DELLA FAMOSISSIMA FRASE
"Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava".
NOTA N°3: Controversia VII 2c: Khoury, pp. 142-143; Förstel, vol. I, VII. Dialog 1.5, pp. 240-241. Questa citazione, nel mondo musulmano, è stata presa purtroppo come espressione della mia posizione personale, suscitando così una comprensibile indignazione. Spero che il lettore del mio testo possa capire immediatamente che questa frase non esprime la mia valutazione personale di fronte al Corano, verso il quale ho il rispetto che è dovuto al libro sacro di una grande religione. Citando il testo dell'imperatore Manuele II intendevo unicamente evidenziare il rapporto essenziale tra fede e ragione. In questo punto sono d'accordo con Manuele II, senza però far mia la sua polemica.
E LA NOTA N°5 ALLA FINE DELLA FRASE
...." L'affermazione decisiva in questa argomentazione contro la conversione mediante la violenza è: non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio."
NOTA N°5: Solamente per questa affermazione ho citato il dialogo tra Manuele e il suo interlocutore persiano. È in quest'affermazione che emerge il tema delle mie successive riflessioni.

Sempre a fianco di Benedetto XVI.
Francesca

ratzi.lella
Tuesday, October 10, 2006 10:14 AM
lectio magistralis
ciao a tutti
il papa ha fatto benissimo a precisare il suo pensiero.
spero che nessuno si permetta di dire che la curia ha corretto il pensiero di ratzi quando egli stesso, il 12 settembre, disse che la stesura della lectio era da considerarsi provvisoria e che era necessario apporre le note al testo.
la versione definitiva nulla aggiunge e nulla toglie al bellissimo discorso del papa. speriamo che ora certi intellettuali poco avveduti meditino sulla malefatte...
-danich-
Tuesday, October 10, 2006 11:19 AM
a proposito
Il Papa sbianchetta la frase anti-islam di CATERINA MANIACI

Ratzinger corregge il discorso di Ratisbona e aggiunge una nota: comprendo l'indignazione musulmana


ROMA Due "ritocchi", ma certo significativi, e una nota finale, per dimostrare tutta la buona volontà di Papa Benedetto XVI verso il mondo musulmano, che si è sentito "insultato" dal suo discorso del 12 settembre scorso a Ratisbona e che i fondamentalisti hanno preso a pretesto - l'ennesimo - per scatenare manifestazioni di piazza e polemiche feroci, fino a minacciare di morte il Pontefice.

Modifiche che chiariscono ulteriormente il suo pensiero sui rapporti con l'islam e il senso di quelle parole. Sullo sfondo, soprattutto, c'è il viaggio in Turchia e ogni possibile sforzo, da parte del Vaticano, per evitare che sia strumentalizzato, o peggio usato per dare sfogo a nuove violenze. Ecco di cosa si tratta.

Nel passaggio, dedicato al molto discusso dialogo tra Manuele II Paleologo e un dotto persiano, due sono le modifiche, lievi ma significative, intervenute tra i due testi. La prima riguarda le parole che l'imperatore bizantino riserva al profeta dell'islam: «Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava».

La citazione è preceduta da un avvertimento del Papa: all'università di Ratisbona Benedetto XVI aveva commentato sottolineando che l'osservazione di Manuele II Paleologo è pronunciata «in un modo sorprendentemente brusco, brusco al punto che ci stupisce».

Nel testo, diffuso ieri ufficialmente dalla Sala Stampa e disponibile, insieme alla prima "versione", nel sito www.vatican.va, si legge che l'imperatore bizantino si espresse «in modo sorprendentemente brusco, brusco al punto da essere per noi inaccettabile».

La seconda modifica riguarda la sura 2, 256 del Corano («Nessuna costrizione nelle cose di fede»). In Baviera Benedetto XVI aveva sottolineato che si tratta «probabilmente una delle sure del periodo iniziale, dicono gli esperti, in cui Maometto stesso era ancora senza potere e minacciato».
Nel testo pubblicato ieri si precisa che a sostenere questa tesi sono «una parte degli esperti». Da sottolineare, poi, l'importante nota numero 3 al testo, che fa riferimento alla stessa frase "incriminata".

Il Papa sostiene, fra le altre cose, che, «questa citazione, nel mondo musulmano, è stata presa purtroppo come espressione della mia posizione personale, suscitando così una comprensibile indignazione» e dichiara di avere per il Corano «il rispetto dovuto al libro sacro di una grande religione». Poi ripete che, citando il testo di Manuele II, ha voluto unicamente «evidenziare il rapporto essenziale fra fede e ragione», un punto-chiave e irrinunciabile, tanto che papa Ratzinger sostiene: «In questo punto sono d'accordo con Manuele II, senza però fare mia la sua polemica».

La Santa Sede, insomma, intende sgombrare il campo da ogni equivoco ed eliminare ogni appiglio per future polemiche e altro. Un ulteriore segnale, in tal senso, va letto nell'iniziativa di diffondere in arabo le catechesi del Papa sul sito della rivista Oasis www.cisro.org, fondata dal patriarca di Venezia Angelo Scola. Grazie al contributo di "Aiuto alla Chiesa che soffre" ogni lunedì sarà inserita la catechesi pronunciata dal Papa il mercoledì precedente.

E a proposito del viaggio in Turchia, ci sarà un'altra importante e spinosa questione che Benedetto XVI affronterà: quella degli armeni, o meglio del genocidio degli armeni, mai voluto ammettere ufficialmente da ogni governo turco, dal 1915 in poi. Il Papa, infatti, incontrerà il patriarca armeno apostolico Mesrop II il 30 novembre. Durante questo incontro probabilmente non userà il termine "genocidio", appunto per evitare uno scontro diplomatico con le autorità turche.

Ma è altrattanto probabile che il Papa non rinuncerà ad un forte richiamo alla necessità che ad ogni popolo sia riconosciuta la propria storia, quindi anche al popolo armeno. Potrebbe bastare per scatenare nuovi attacchi e per lanciare accuse senza senso, ma che di questi tempi si diffondono con rapidità e successo. Anche in Occidente.



josie '86
Tuesday, October 10, 2006 2:45 PM
Re: lectio magistralis
[QUOTE][DIM]7pt[=DIM]Scritto da: ratzi.lella 10/10/2006 10.14
ciao a tutti
il papa ha fatto benissimo a precisare il suo pensiero.
spero che nessuno si permetta di dire che la curia ha corretto il pensiero di ratzi quando egli stesso, il 12 settembre, disse che la stesura della lectio era da considerarsi provvisoria e che era necessario apporre le note al testo.
la versione definitiva nulla aggiunge e nulla toglie al bellissimo discorso del papa. speriamo che ora certi intellettuali poco avveduti meditino sulla malefatte...[/DIM][/QUOTE]

Giusto! E adesso guai a chi mette in giro certe eresie!
josie '86
Tuesday, October 10, 2006 3:32 PM
Da LeggOnline

[DIM]15pt[=DIM][G]PAPA: DOMENICA LE SUE PRIME QUATTRO CANONIZZAZIONI[/G][/DIM]

[DIM]11pt[=DIM][FONT]Verdana[=FONT]Citta' del Vaticano, 10 ott. - (Adnkronos) - Domenica prossima Benedetto XVI procedera' alle sue prime quattro canonizzazioni in Piazza San Pietro. La notizia e' stata oggi confermata da un comunicato della Sala stampa vaticana. Saliranno al gradino piu' alto degli altari i beati [G]Rafael Gui'zar y Valencia[/G], vescovo che opero' in Messico negli anni difficili della rivoluzione; [G]Filippo Smaldone[/G], presbitero, fondatore dell'Istituto delle Suore Salesiane dei Sacri Cuori; [G]Rosa Venerini[/G], vergine, fondatrice della Congregazione delle Maestre Pie Venerini; [G]The'odore Gue'rin[/G] (Anne-The're'se), vergine, fondatrice della Congregazione delle Suore della Provvidenza di Santa Maria ''ad Nemus'' (Saint Mary of the Woods).[/FONT][/DIM]


Eli66
Tuesday, October 10, 2006 4:49 PM
Re: a proposito

Scritto da: -danich- 10/10/2006 11.19
Il Papa sbianchetta la frase anti-islam di CATERINA MANIACI

Ratzinger corregge il discorso di Ratisbona e aggiunge una nota: comprendo l'indignazione musulmana


ROMA Due "ritocchi", ma certo significativi, e una nota finale, per dimostrare tutta la buona volontà di Papa Benedetto XVI verso il mondo musulmano, che si è sentito "insultato" dal suo discorso del 12 settembre scorso a Ratisbona e che i fondamentalisti hanno preso a pretesto - l'ennesimo - per scatenare manifestazioni di piazza e polemiche feroci, fino a minacciare di morte il Pontefice.

Modifiche che chiariscono ulteriormente il suo pensiero sui rapporti con l'islam e il senso di quelle parole. Sullo sfondo, soprattutto, c'è il viaggio in Turchia e ogni possibile sforzo, da parte del Vaticano, per evitare che sia strumentalizzato, o peggio usato per dare sfogo a nuove violenze. Ecco di cosa si tratta.

Nel passaggio, dedicato al molto discusso dialogo tra Manuele II Paleologo e un dotto persiano, due sono le modifiche, lievi ma significative, intervenute tra i due testi. La prima riguarda le parole che l'imperatore bizantino riserva al profeta dell'islam: «Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava».

La citazione è preceduta da un avvertimento del Papa: all'università di Ratisbona Benedetto XVI aveva commentato sottolineando che l'osservazione di Manuele II Paleologo è pronunciata «in un modo sorprendentemente brusco, brusco al punto che ci stupisce».

Nel testo, diffuso ieri ufficialmente dalla Sala Stampa e disponibile, insieme alla prima "versione", nel sito www.vatican.va, si legge che l'imperatore bizantino si espresse «in modo sorprendentemente brusco, brusco al punto da essere per noi inaccettabile».

La seconda modifica riguarda la sura 2, 256 del Corano («Nessuna costrizione nelle cose di fede»). In Baviera Benedetto XVI aveva sottolineato che si tratta «probabilmente una delle sure del periodo iniziale, dicono gli esperti, in cui Maometto stesso era ancora senza potere e minacciato».
Nel testo pubblicato ieri si precisa che a sostenere questa tesi sono «una parte degli esperti». Da sottolineare, poi, l'importante nota numero 3 al testo, che fa riferimento alla stessa frase "incriminata".

Il Papa sostiene, fra le altre cose, che, «questa citazione, nel mondo musulmano, è stata presa purtroppo come espressione della mia posizione personale, suscitando così una comprensibile indignazione» e dichiara di avere per il Corano «il rispetto dovuto al libro sacro di una grande religione». Poi ripete che, citando il testo di Manuele II, ha voluto unicamente «evidenziare il rapporto essenziale fra fede e ragione», un punto-chiave e irrinunciabile, tanto che papa Ratzinger sostiene: «In questo punto sono d'accordo con Manuele II, senza però fare mia la sua polemica».

La Santa Sede, insomma, intende sgombrare il campo da ogni equivoco ed eliminare ogni appiglio per future polemiche e altro. Un ulteriore segnale, in tal senso, va letto nell'iniziativa di diffondere in arabo le catechesi del Papa sul sito della rivista Oasis www.cisro.org, fondata dal patriarca di Venezia Angelo Scola. Grazie al contributo di "Aiuto alla Chiesa che soffre" ogni lunedì sarà inserita la catechesi pronunciata dal Papa il mercoledì precedente.

E a proposito del viaggio in Turchia, ci sarà un'altra importante e spinosa questione che Benedetto XVI affronterà: quella degli armeni, o meglio del genocidio degli armeni, mai voluto ammettere ufficialmente da ogni governo turco, dal 1915 in poi. Il Papa, infatti, incontrerà il patriarca armeno apostolico Mesrop II il 30 novembre. Durante questo incontro probabilmente non userà il termine "genocidio", appunto per evitare uno scontro diplomatico con le autorità turche.

Ma è altrattanto probabile che il Papa non rinuncerà ad un forte richiamo alla necessità che ad ogni popolo sia riconosciuta la propria storia, quindi anche al popolo armeno. Potrebbe bastare per scatenare nuovi attacchi e per lanciare accuse senza senso, ma che di questi tempi si diffondono con rapidità e successo. Anche in Occidente.







E già siamo alle solite! Non mi piace affatto questo titolo! Il Papa non sbianchetta un bel niente perchè era tutto chiaro , è stato tutto chiaro sin da principio o pittosto sono i giornalisti che vorrebbero sbianchettarsi la coscienza???? E poi verso la fine dell'articolo , la paventata ipotesi del fatto che il Papa non dovrebbe parlare di genocidio degli armeni per non scatenare nuovi attacchi.....siamo al più becero politically correct!!!!Ma vete sentito oggi in tutti i tg la faccenda della scuola araba???!!!! Meditate gente , meditate ...abbiamo perso ogni dignità....
Un salutone a tutti voi
-danich-
Tuesday, October 10, 2006 5:34 PM
Re: Re: a proposito

Scritto da: Eli66 10/10/2006 16.49



E già siamo alle solite! Non mi piace affatto questo titolo! Il Papa non sbianchetta un bel niente perchè era tutto chiaro , è stato tutto chiaro sin da principio o pittosto sono i giornalisti che vorrebbero sbianchettarsi la coscienza???? E poi verso la fine dell'articolo , la paventata ipotesi del fatto che il Papa non dovrebbe parlare di genocidio degli armeni per non scatenare nuovi attacchi.....siamo al più becero politically correct!!!!Ma vete sentito oggi in tutti i tg la faccenda della scuola araba???!!!! Meditate gente , meditate ...abbiamo perso ogni dignità....
Un salutone a tutti voi





infatti... i soliti giornalisti combinaguai che cercano di attirare l'attenzione con titoli provocatori...




josie '86
Tuesday, October 10, 2006 7:19 PM
Re: Re: Re: a proposito
[QUOTE][DIM]7pt[=DIM]Scritto da: -danich- 10/10/2006 17.34




infatti... i soliti giornalisti combinaguai che cercano di attirare l'attenzione con titoli provocatori...




[/DIM][/QUOTE]

[DIM]14pt[=DIM][FONT]Comic Sans MS[=FONT]Il Papa fa una cosa e loro ne capiscono un'altra...Comincio seriamente a pensare che abbiano bisogno di un bel ripasso di italiano e di tedesco... [/FONT][/DIM]
Ratzigirl
Tuesday, October 10, 2006 8:26 PM
Dolore del Papa per le vittime del tifone “Milenyo” nelle Filippine

Benedetto XVI ha espresso la sua “profonda tristezza” per la perdita di vite umane e la devastazione nelle Filippine causate dal tifone “Milenyo”.

La Conferenza dei Vescovi Cattolici delle Filippine (CBCP) ha diffuso una nota giovedì trasmettendo le parole di vicinanza del Papa.

L’organismo sottolinea che il numero delle vittime del tifone che si è abbattuto sul Paese la settimana scorsa è di circa duecento, anche se le squadre di soccorso stanno ritrovando altri corpi in zone distanti in cui il disastro naturale ha provocato inondazioni e smottamenti. I venti hanno superato i 180 chilometri orari.

In una lettera – datata il 3 ottobre – del Segretario di Stato vaticano, il Cardinale Tarcisio Bertone, indirizzata al Cardinale Gaudencio Rosales, Arcivescovo di Manila, il Santo Padre ha fatto giungere le sue parole di consolazione, le preghiere e la Benedizione Apostolica per tutte le vittime.

“Avendo appreso con profonda tristezza dei gravi danni provocati dal tifone Xangsane/Milenyo nelle Filippine, il Santo Padre offre fervide preghiere per i defunti, per quanti sono ancora dispersi e per coloro che hanno perso la propria casa”, si legge nel messaggio.

Il Papa, afferma il Cardinal Bertone, confida che gli aiuti “siano rapidi e generosi” e che la normalità venga presto ristabilita.

Anche la zona di Luzón è stata colpita da “Milenyo”: 43 milioni di persone sono rimaste senza energia elettrica tra i tre e i cinque giorni.

Si stima che questo sia stato il peggior tifone abbattutosi su Manila nell’ultimo decennio. Ha provocato 1,33 milioni di sfollati, distrutto centinaia di case e migliaia di ettari coltivabili a Bicol e nel Tagalog Meridionale.

Per i sopravvissuti l’agonia non è terminata, avverte la CBCP: molti di loro non hanno cibo né vestiario, e alcuni non possono nemmeno avvalersi di centri di evacuazione.

Il Segretariato nazionale di Azione Sociale – Giustizia e Pace (NASSA) della CBCP ha lanciato un appello a tutto il Paese chiedendo il sostegno congiunto nei compiti di assistenza alle vittime e di ricostruzione dopo il passaggio del tifone.
josie '86
Wednesday, October 11, 2006 9:38 AM
Da Il Giornale
[DIM]15pt[=DIM][G]Torna la messa in latino Pronto il decreto del Papa [/G][/DIM]

[C]Andrea Tornielli

da Roma[/C]

[DIM]11pt[=DIM][FONT]Verdana[=FONT]Il testo è pronto, manca soltanto la firma del Papa. Benedetto XVI potrebbe pubblicare già entro la fine del 2006 un «Motu proprio» con il quale si liberalizza l'uso del messale preconciliare permettendo così a gruppi di fedeli di chiedere la celebrazione dell'antica messa senza andare incontro a risposte negative, talvolta neanche motivate, da parte dei singoli vescovi. Il documento «riabiliterà» la Messa detta di San Pio V, celebrata nella Chiesa cattolica latina fino al 1969 e mai dichiarata decaduta, definendola un rito universale «straordinario», a fianco del rito romano ordinario che è quello post-conciliare. In questo modo, la vecchia messa tornerà ad avere piena cittadinanza, così come ce l'hanno altri riti cattolici, quali ad esempio quelli bizantino, mozarabico o siro-antiocheno. E i vescovi non si potranno più rifiutare di concederla, come spesso oggi accade.
È noto da tempo il pensiero di Papa Ratzinger al riguardo: in materia liturgica si è verificata una vera e propria rottura con il passato e la riforma seguita al Vaticano II non soltanto è andata ben oltre la lettera del Concilio stesso, ma è stata ed è tutt'oggi applicata male in molti Paesi, dove esistono numerosi abusi liturgici che finiscono per ridurre la Messa ad uno show. Così, si tollera ormai quasi di tutto sull'altare, ma si chiudono le porte a quei fedeli che, anche a causa di questi abusi, sono rimasti attaccati o hanno riscoperto l'antico rito. «Purtroppo da noi – aveva affermato qualche anno fa il cardinale Ratzinger nel libro intervista Il Sale della terra – c'è una tolleranza quasi illimitata per le modifiche spettacolari e avventurose, mentre praticamente non ce n'è per l'antica liturgia. Così siamo sicuramente su una strada sbagliata». Il futuro Benedetto XVI aveva anche aggiunto: «Personalmente ritengo che si dovrebbe essere più generosi – aveva affermato Ratzinger – nel consentire l'antico rito a coloro che lo desiderano. Non si vede proprio che cosa debba esserci di pericoloso o inaccettabile. Una comunità mette in questione se stessa, quando considera improvvisamente proibito quello che fino a poco tempo prima le appariva sacro e quando ne fa sentire riprovevole il desiderio. Perché le si dovrebbe credere ancora? Non vieterà forse domani, ciò che oggi prescrive?».
Dopo aver consultato i cardinali della curia romana e aver posto la questione anche al concistoro dello scorso febbraio, affermando che la teologia della Messa tridentina non può essere definita «riduttiva», Benedetto XVI ha incaricato il cardinale Darío Castrillón Hoyos, Prefetto del clero e presidente della Pontificia commissione «Ecclesia Dei», di procedere. È stata quindi elaborata una prima bozza di testo, che il Papa ha poi girato alla Congregazione del culto divino. Qui il cammino del decreto, a causa di alcune resistenze interne al dicastero, è stato reso più difficile: si è pensato di porre un tetto minimo di fedeli richiedenti fissato inizialmente in 100 e poi abbassato a 30, e sono stati eliminati dalla bozza tutti i riferimenti agli abusi liturgici. Il testo è quindi ritornato al Pontefice e all'«Ecclesia Dei». Oltre a Castrillón, della stesura del testo si è occupato il cardinale Julián Herranz, presidente del Pontificio consiglio per l'interpretazione dei testi legislativi.
Il «Motu proprio» per liberalizzare il nuovo messale, iniziativa che incontra notevoli resistenze dentro e fuori la Curia romana, dovrebbe facilitare anche il raggiungimento della piena comunione con i lefebvriani della Fraternità San Pio X, che si sono sempre battuti per questo. Ovviamente, se il Papa firmerà come sembra intenzionato a fare, ciò non significa che dall'oggi al domani il semplice fedele si ritroverà in parrocchia la messa celebrata alla vecchia maniera. Sarà necessario infatti armonizzare le istanze dei fedeli tradizionalisti con quelle degli altri parrocchiani.[/FONT][/DIM]

[G][Non so come la prenderemo noi questa cosa, ma certo è che il Papa è il Papa! Non mi dispiacerebbe la Messa in latino...Rafforzerà in me la conoscenza di questa lingua! ][/G]

<p><font class='xsmall'>[<i>Modificato da josie '86 11/10/2006&nbsp;9.43</i>]</font></p>
josie '86
Wednesday, October 11, 2006 12:10 PM
Da AsiaNews

[DIM]15pt[=DIM][G]La scelta del dialogo non nasconda l’identità cristiana[/G][/DIM]

[FONT]Verdana[=FONT][DIM]11pt[=DIM]Città del Vaticano (AsiaNews) – Dialogo sì, ma senza nascondere la propria fede, perché, ricorda il Papa, evidenziare “le linee maestre e irrinunciabili” della fede è per il cristiano “un dovere” da eseguire con la stessa “ferma costanza” con la quale va proseguita la “via dell'indulgenza e del dialogo” intrapresa dal Concilio. Avendo presente che quando si parla di identità cristiana, ciò comporta “la forza, la chiarezza e il coraggio della provocazione che sono propri della fede”. “Il dovere” di manifestare la propria identità e la pacifica coesistenza di persone di diverse categorie sociali unite dalla stessa fede sono stati i temi dei quali Benedetto XVI ha parlato oggi alle 35mila persone presenti in piazza San Pietro per l’udienza generale.

Proseguendo nella illustrazione delle figure degli apostoli, il Papa ha parlato oggi di Simone il Cananeo e Giuda Taddeo. Provenienti da realtà sociali del tutto diverse essi sono “segno evidente che Gesù chiama i suoi discepoli e collaboratori dagli strati sociali e religiosi più diversi, senza alcuna preclusione. A Lui interessano le persone, non le categorie sociali o le etichette! E la cosa bella è che nel gruppo dei suoi seguaci, tutti, benché diversi, coesistevano insieme, superando le immaginabili difficoltà: era Gesù stesso, infatti, il motivo di coesione, nel quale tutti si ritrovavano uniti. Questo costituisce chiaramente una lezione per noi, spesso inclini a sottolineare le differenze e magari le contrapposizioni, dimenticando che in Gesù Cristo ci è data la forza per comporre le nostre conflittualità”.

Ricordando poi l’attribuzione a Giuda Taddeo di una lettera nella quale duramente vengono criticati “coloro che prendono pretesto dalla grazia di Dio per scusare la propria dissolutezza e per traviare altri fratelli con insegnamenti inaccettabili, introducendo divisioni all'interno della Chiesa”, Benedetto XVI ha rilevato che oggi non si usa più un linguaggio “così polemico” per “dire con molta chiarezza sia ciò che rimane distintivo del cristianesimo, sia ciò che è incompatibile con esso. La via dell'indulgenza e del dialogo, che il Concilio Vaticano II ha felicemente intrapreso, va sicuramente proseguita con ferma costanza. Essa tuttavia non deve far dimenticare il dovere di ripensare e di evidenziare sempre con altrettanta forza le linee maestre e irrinunciabili della nostra identità cristiana. D'altra parte, occorre avere ben presente che questa nostra identità non si gioca su di un piano semplicemente culturale né ad un livello superficiale, ma richiede la forza, la chiarezza e il coraggio della provocazione che sono propri della fede”.

“Si vede bene - ha concluso il Papa - che l'autore di queste righe vive in pienezza la propria fede, alla quale appartengono realtà grandi come l'integrità morale e la gioia, la fiducia e infine la lode, essendo il tutto motivato soltanto dalla bontà del nostro unico Dio e dalla misericordia del nostro Signore Gesù Cristo. Perciò, tanto Simone il Cananeo quanto Giuda Taddeo ci aiutino a riscoprire sempre di nuovo e a vivere instancabilmente la bellezza della fede cristiana, sapendone dare testimonianza forte e insieme serena”.[/DIM][/FONT]
Francesca.Pisa
Wednesday, October 11, 2006 12:35 PM
In nomine Ratzinger
In nomine Ratzinger

Papa Benedetto XVI vuole ripristinare la messa in latino in tutte le chiese cattoliche del mondo. Oscurantismo o doveroso ritorno alle origini?

di: Van der Blogger
Ritorno al passato

Sfogliando il corriere on line ho appreso una notizia che mi ha lasciato basito: Benedictum XVI vuole ripristinare la messa in latino in tutte le chiese cattoliche del mondo.

Ho fatto un po' di ricerca ed ho scoperto che non è una trovata di Papa Ratzinger, ma fior fior di intellettuali cattolici e laici appoggia la messa nella lingua che fu dell'Impero Romano. Antonio Socci ne ha scritto un articolo dove è chiarissimo che, quando Paolo VI istituì la messa in volgare, quella era stato un colpo di mano della minoranza progressista in seno ai cattolici.

Tra le motivazioni principali viene snocciolato il discorso della tradizione millenaria, a beneficio del quale si è pronti a sacrificare la comprensione a chi sta seduto sulle panche.

Paradossalmente però un'altra motivazione data è quella secondo cui, così facendo, si rafforzerebbe l'intera cristianità, visto che da quando la messa è celebrata in volgare, c'è stato un indebolimento in termini di fedeli.

Questa cosa proprio non la capisco, spiegatemela voi. Sarà che non sono proprio il primo paladino della dottrina e dei dogmi cattolici, sarà che non condivido tante di quelle cose... sarà che a mio modestissimo parere la Bibbia parla un altra lingua su tanti punti rispetto alla Santa Romana Chiesa. Saranno tutte queste cose ma la messa in latino mi pare una cosa davvero scriteriata... mancherebbe solo abolire la stampa della Bibbia nelle lingue volgari e permetterla solo in latino... addio Lutero.

Ovviamente la mia mente malpensante mi fa odore di oscurantismo, ma mi auguro così non sia.
Ma comunque continuio a non capire... Onestamente mi innervosirei da matti ad ascoltare qualcosa che non capisco... Immagino le benedizioni a sentire un omelia in cinese o in indiano...

Ma comunque, forse anche per questo non sono cattolico.

Ah dimenticavo... la notizia, riportata dal Corriere, è stata data dal Times, che sul suo sito internet ha dato spazio persino alla celeberrima inchiesta dell Iene tra Parlamentari e droga...

Ma questa è un'altra storia, una storia fatta di ipocrisia e perbenismo. Chissà se, come dice Capezzone, un cano-poliziotto entrando a Montecitorio impazzirebbe... a questo punto credo che la risposta sia si. Ma è un altra storia...

Potete dire la vostra a riguardo...........

Io dico che In nomine Ratzinger vengono sempre e solo cose stupende!!!!!!!!!!!!! Quindi.......
.............GRAZIE BENEDETTO!!!!!!!!!!!!!!!!



Sempre a fianco di Benedetto XVI.
Francesca

Francesca.Pisa
Wednesday, October 11, 2006 2:01 PM
CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

oggi prendiamo in considerazione due dei dodici Apostoli: Simone il Cananeo e Giuda Taddeo (da non confondere con Giuda Iscariota). Li consideriamo insieme, non solo perché nelle liste dei Dodici sono sempre riportati l'uno accanto all'altro (cfr Mt 10,4; Mc 3,18; Lc 6,15; At 1,13), ma anche perché le notizie che li riguardano non sono molte, a parte il fatto che il Canone neotestamentario conserva una lettera attribuita a Giuda Taddeo.

Simone riceve un epiteto che varia nelle quattro liste: mentre Matteo e Marco lo qualificano "cananeo", Luca invece lo definisce "zelota". In realtà, le due qualifiche si equivalgono, poiché significano la stessa cosa: nella lingua ebraica, infatti, il verbo qanà’ significa "essere geloso, appassionato" e può essere detto sia di Dio, in quanto è geloso del popolo da lui scelto (cfr Es 20,5), sia di uomini che ardono di zelo nel servire il Dio unico con piena dedizione, come Elia (cfr 1 Re 19,10). E’ ben possibile, dunque, che questo Simone, se non appartenne propriamente al movimento nazionalista degli Zeloti, fosse almeno caratterizzato da un ardente zelo per l’identità giudaica, quindi per Dio, per il suo popolo e per la Legge divina. Se le cose stanno così, Simone si pone agli antipodi di Matteo, che al contrario, in quanto pubblicano, proveniva da un’attività considerata del tutto impura. Segno evidente che Gesù chiama i suoi discepoli e collaboratori dagli strati sociali e religiosi più diversi, senza alcuna preclusione. A Lui interessano le persone, non le categorie sociali o le etichette! E la cosa bella è che nel gruppo dei suoi seguaci, tutti, benché diversi, coesistevano insieme, superando le immaginabili difficoltà: era Gesù stesso, infatti, il motivo di coesione, nel quale tutti si ritrovavano uniti. Questo costituisce chiaramente una lezione per noi, spesso inclini a sottolineare le differenze e magari le contrapposizioni, dimenticando che in Gesù Cristo ci è data la forza per comporre le nostre conflittualità. Teniamo anche presente che il gruppo dei Dodici è la prefigurazione della Chiesa, nella quale devono avere spazio tutti i carismi, i popoli, le razze, tutte le qualità umane, che trovano la loro composizione e la loro unità nella comunione con Gesù.

Per quanto riguarda poi Giuda Taddeo, egli è così denominato dalla tradizione, unendo insieme due nomi diversi: infatti, mentre Matteo e Marco lo chiamano semplicemente "Taddeo" (Mt 10,3; Mc 3,18), Luca lo chiama "Giuda di Giacomo" (Lc 6,16; At 1,13). Il soprannome Taddeo è di derivazione incerta e viene spiegato o come proveniente dall’aramaico taddà’, che vuol dire "petto" e quindi significherebbe "magnanimo", oppure come abbreviazione di un nome greco come "Teodòro, Teòdoto". Di lui si tramandano poche cose. Solo Giovanni segnala una sua richiesta fatta a Gesù durante l'Ultima Cena. Dice Taddeo al Signore: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?»". E’ una questione di grande attualità, che anche noi poniamo al Signore: perché il Risorto non si è manifestato in tutta la sua gloria ai suoi avversari per mostrare che il vincitore è Dio? Perché si è manifestato solo ai suoi Discepoli? La risposta di Gesù è misteriosa e profonda. Il Signore dice: "Se uno mi ama osserverà la mia parola, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui" (Gv 14,22-23). Questo vuol dire che il Risorto dev’essere visto, percepito anche con il cuore, in modo che Dio possa prendere dimora in noi. Il Signore non appare come una cosa. Egli vuole entrare nella nostra vita e perciò la sua manifestazione è una manifestazione che implica e presuppone il cuore aperto. Solo così vediamo il Risorto.

A Giuda Taddeo è stata attribuita la paternità di una delle Lettere del Nuovo Testamento che vengono dette 'cattoliche' in quanto indirizzate non ad una determinata Chiesa locale, ma ad una cerchia molto ampia di destinatari. Essa infatti è diretta "agli eletti che vivono nell'amore di Dio Padre e sono stati preservati per Gesù Cristo" (v. 1). Preoccupazione centrale di questo scritto è di mettere in guardia i cristiani da tutti coloro che prendono pretesto dalla grazia di Dio per scusare la propria dissolutezza e per traviare altri fratelli con insegnamenti inaccettabili, introducendo divisioni all'interno della Chiesa "sotto la spinta dei loro sogni" (v. 8), così definisce Giuda queste loro dottrine e idee speciali. Egli li paragona addirittura agli angeli decaduti, e con termini forti dice che "si sono incamminati per la strada di Caino" (v .11). Inoltre li bolla senza reticenze "come nuvole senza pioggia portate via dai venti o alberi di fine stagione senza frutti, due volte morti, sradicati; come onde selvagge del mare, che schiumano le loro brutture; come astri erranti, ai quali è riservata la caligine della tenebra in eterno" (vv. 12-13).

Oggi noi non siamo forse più abituati a usare un linguaggio così polemico, che tuttavia ci dice una cosa importante. In mezzo a tutte le tentazioni che ci sono, con tutte le correnti della vita moderna, dobbiamo conservare l’identità della nostra fede. Certo, la via dell'indulgenza e del dialogo, che il Concilio Vaticano II ha felicemente intrapreso, va sicuramente proseguita con ferma costanza. Ma questa via del dialogo, così necessaria, non deve far dimenticare il dovere di ripensare e di evidenziare sempre con altrettanta forza le linee maestre e irrinunciabili della nostra identità cristiana. D'altra parte, occorre avere ben presente che questa nostra identità richiede forza, chiarezza e coraggio davanti alle contraddizioni del mondo in cui viviamo. Perciò il testo epistolare continua così: "Ma voi, carissimi – parla a tutti noi -, costruite il vostro edificio spirituale sopra la vostra santissima fede, pregate mediante lo Spirito Santo, conservatevi nell'amore di Dio, attendendo la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo per la vita eterna; convincete quelli che sono vacillanti..." (vv. 20-22). La Lettera si conclude con queste bellissime parole: "A colui che può preservarvi da ogni caduta e farvi comparire davanti alla sua gloria senza difetti e nella letizia, all'unico Dio, nostro salvatore, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore: gloria, maestà, forza e potenza prima di ogni tempo, ora e sempre. Amen" (vv. 24-25).

Si vede bene che l'autore di queste righe vive in pienezza la propria fede, alla quale appartengono realtà grandi come l'integrità morale e la gioia, la fiducia e infine la lode, essendo il tutto motivato soltanto dalla bontà del nostro unico Dio e dalla misericordia del nostro Signore Gesù Cristo. Perciò, tanto Simone il Cananeo quanto Giuda Taddeo ci aiutino a riscoprire sempre di nuovo e a vivere instancabilmente la bellezza della fede cristiana, sapendone dare testimonianza forte e insieme serena.


Sempre a fianco di Benedetto XVIì
Francesca
josie '86
Wednesday, October 11, 2006 7:13 PM
Grazie, Francy!!! ^___^

[G][S][C]Dall'Agr[/C][/S][/G]

[DIM]15pt[=DIM][G]Papa: venerdi' udienza per il Dalai Lama [/G][/DIM]

[DIM]11pt[=DIM][FONT]Verdana[=FONT]CITTA' DEL VATICANO - Benedetto XVI ricevera' venerdi' mattina il Dalai Lama in Vaticano. La massima autorita' spirituale del Buddismo si trovera' in Italia da domani a sabato per alcuni incontri, tra cui quelli con il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, e con il presidente del Senato, Franco Marini. Tenzin Gyatzo, premio Nobel per la pace nel 1989, ricevera' anche la Laurea Honoris Causa in Biologia dall'Universita' Roma Tre. (Agr) [/FONT][/DIM]
Francesca.Pisa
Thursday, October 12, 2006 10:04 AM
benedetta statua Edith Stein

Al termine dell'udienza generale di mercoledì 11 ottobre 2006, il Papa si è soffermato in via delle Fondamenta per benedire la statua in marmo di santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), collocata nella nicchia esterna dell'abside della Basilica Vaticana. Alla celebrazione erano presenti il Cardinale Joachim Meisner, Arcivescovo di Colonia, che guidava un pellegrinaggio di 200 persone; il nuovo Ambasciatore presso la Santa Sede, S.E. Hans-Henning Horstmann; ed un geuppo di Rabbini guidati dal Rettore dell"Abraham Geiger Kolleg" di Berlino. Beatificata a Colonia da Giovanni Paolo II il primo maggio 1987 e canonizzata l'11 ottobre 1998; proclamata sempre da Papa Woytjla compatrona d'Europa (1 ottobre 1999), santa Teresa Benedetta della Croce è stata onorata da Benedetto XVI durante il suo recente viaggio apostolico in Germania. Nata il 12 ottobre 1891, Edith Stein venne uccisa in una camera a gas di Auschwitz assieme alla sorella Rosa il 9 agosto 1942.


Sempre a fianco di Benedetto XVI.
Francesca
ratzi.lella
Thursday, October 12, 2006 10:22 AM
oscurantismo?
prima di tutto non si ritorna in toto alla messa in latino. i due messali, quello preconciliare e quello conciliare, coesisteranno con pari dignita'!
qui non si tratta di abolire la messa in italiano (o in tedesco, francese, inglese...) ma di dare ai fedeli che lo desiderano la possibilita' di presenziare ad una messa con l'antico rituale.
al momento, per celebrare la messa tridentina, occorre l'autorizzazione vescovile che spesso non viene concessa (a torto). con il motu proprio (LIBERA INIZIATIVA DEL PAPA, RICORDIAMOLO) ratzi concedera' l'indulto generalizzato per cui non sara' piu' necessario chiedere l'autorizzazione al vescovo.
la messa verra' quindi liberalizzata salvo il divieto specifico e motivato del vescovo.
altro che oscurantismo...siamo di fronte ad un atto di mera liberta'!!!
josie '86
Thursday, October 12, 2006 10:24 AM
Re: oscurantismo?
[QUOTE][DIM]7pt[=DIM]Scritto da: ratzi.lella 12/10/2006 10.22
prima di tutto non si ritorna in toto alla messa in latino. i due messali, quello preconciliare e quello conciliare, coesisteranno con pari dignita'!
qui non si tratta di abolire la messa in italiano (o in tedesco, francese, inglese...) ma di dare ai fedeli che lo desiderano la possibilita' di presenziare ad una messa con l'antico rituale.
al momento, per celebrare la messa tridentina, occorre l'autorizzazione vescovile che spesso non viene concessa (a torto). con il motu proprio (LIBERA INIZIATIVA DEL PAPA, RICORDIAMOLO) ratzi concedera' l'indulto generalizzato per cui non sara' piu' necessario chiedere l'autorizzazione al vescovo.
la messa verra' quindi liberalizzata salvo il divieto specifico e motivato del vescovo.
altro che oscurantismo...siamo di fronte ad un atto di mera liberta'!!! [/DIM][/QUOTE]

Ah, questi giornalisti...
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