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Ratzigirl
Friday, June 17, 2005 8:50 PM
Udienza privata


Quest'oggi Papa Ratzinger ha ricevuto in udienza privata il Presidente slovacco Ivan Gasparovic e la sua consorte. Qui lo vediamo durante i consueti scambi di regali.

RATZGIRL
Saturday, June 18, 2005 1:08 AM
Che bello avere un'udienza privata da Papa Ratzi!
Ratzigirl
Saturday, June 18, 2005 3:36 PM
Due mesi!!!
Domani saranno due mesi che abbiamo ricevuto il grande dono da Dio di avere Joseph Ratzinger come pastore^__^



Se volete mandate un'email all'indirizzo del Santo Padre:

benedettoxvi@vatican.va
Ratzigirl
Saturday, June 18, 2005 4:13 PM
Udienza odierna
Questa mattina,il Papa ha ricevuto in udienza privata il presidente dello Stato di El Salvador Antonio Saca.



.....allo scambio dei doni...



Insieme al presidente Saca.

Ratzigirl
Sunday, June 19, 2005 4:20 AM
19 aprile - 19 giugno


Sono 2 mesi esatti che dura il pontificato di Benedetto XVI perciò :


AUGURI SANTO PADRE!!!

Ad multos annos!!!


RATZGIRL
Sunday, June 19, 2005 11:15 AM
AUGURI!
AUGURI PAPA RATZINGER!Che il tuo sia un lungo e sereno pontificato.Che la tua immensa dolcezza ci accompagni e ci protegga durante un lungo tratto del nostro cammino terreno.
Benedetto sia Colui che viene nel nome del Signore!
Ratzigirl
Sunday, June 19, 2005 12:38 PM
Angelus 19 giusno 2005
# PRIMA DELL’ANGELUS




Cari Fratelli e Sorelle!

Si celebra domani, 20 giugno, la Giornata Mondiale del Rifugiato, promossa dalle Nazioni Unite per tenere viva l’attenzione sui problemi di coloro che debbono abbandonare forzatamente la Patria. Il tema di quest’anno - "Il coraggio di essere rifugiato" – pone l’accento sulla forza d’animo richiesta a chi deve lasciare tutto, a volte perfino la famiglia, per scampare a gravi difficoltà e pericoli. La Comunità cristiana si sente vicina a quanti vivono questa dolorosa condizione; si sforza di sostenerli e in diversi modi manifesta loro il suo interessamento e il suo amore che si traduce in concreti gesti di solidarietà, perché chiunque si trova lontano dal proprio Paese senta la Chiesa come una patria dove nessuno è straniero.

L’attenzione amorevole dei cristiani verso chi è in difficoltà e il loro impegno per una società più solidale si alimentano continuamente con la partecipazione attiva e consapevole all’Eucaristia. Chi si nutre con fede di Cristo alla mensa eucaristica assimila il suo stesso stile di vita, che è lo stile del servizio attento specialmente alle persone più deboli e svantaggiate. La carità operosa, infatti, è un criterio che comprova l’autenticità delle nostre celebrazioni liturgiche (cfr Lett. ap. Mane nobiscum Domine, 28). L’Anno dell’Eucaristia, che stiamo vivendo, aiuti le comunità diocesane e parrocchiali a ravvivare questa capacità di andare incontro alle tante povertà del nostro mondo.

Quest’oggi vogliamo affidare, in particolare, gli uomini, le donne e i bambini che vivono la condizione di rifugiati alla materna protezione di Maria Santissima, che, insieme allo sposo san Giuseppe e al piccolo Gesù, conobbe l’amarezza dell’esilio, quando l’assurda persecuzione del re Erode costrinse la santa Famiglia a fuggire in Egitto (Mt 2,13-23). Preghiamo la Vergine Santissima perché questi nostri fratelli e sorelle incontrino sulla loro strada accoglienza e comprensione.

[00767-01.02] [Testo originale: Italiano]

# DOPO L’ANGELUS

Si conclude oggi, a Varsavia, il Congresso Eucaristico della Polonia. Durante la solenne concelebrazione sono stati iscritti nell'albo dei Beati tre figli di quella nobile Nazione: Ladislao Findysz, Bronislao Markiewicz e Ignazio Klopotowski. Auspico che questo significativo evento ecclesiale contribuisca a rafforzare lo spirito di riconciliazione fraterna, fondamento necessario per l'edificazione della comunione di quanti partecipano all'unica mensa di Cristo. Così il Redentore rimarrà sempre nelle nostre famiglie, come è detto nel tema del Congresso: "Rimani, Signore, nelle nostre famiglie - Pozostan Panie w naszych rodzinach".

Niech Bóg wam blogoslawi! [Dio vi benedica].

Je salue les pèlerins de langue française, présents ce matin à l’Angélus, notamment les membres de la communauté des paroisses de Schleithal-Trimbach, invitant tous les fidèles, à la suite de la Vierge Marie, à être des témoins de l’Évangile.

Saluto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i gruppi parrocchiali provenienti da Trieste, Modena, Pogliano Milanese, Montopoli in Val d’Arno, Civitanova Marche Alta, Andria, Ceglie Messapica, Guagnano, Battipaglia, Marsico Vetere, Serrastretta, Cuturella di Cropani, Spezzano Piccolo. Saluto inoltre il gruppo dell’OFTAL di Brescia, il Centro Volontari della Sofferenza dalle diocesi di Napoli e di Firenze e l’associazione "Easy-Rider".

Auguro a tutti una buona domenica.

[Modificato da Ratzigirl 19/06/2005 15.31]

Ratzigirl
Monday, June 20, 2005 3:10 PM
Visita privata del presidente della Zambia.
Il Papa ha ricevuto oggi in undienza privata, il Signor Levy Patrick Mwanawasa, Presidente della Repubblica di Zambia, con la Consorte e Seguito. Ecco qui le foto dell'incontro:





Ratzigirl
Tuesday, June 21, 2005 2:23 PM
Il programma per Colonia!!!
VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI A KÖLN (GERMANIA) IN OCCASIONE DELLA XX GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ (18-21 AGOSTO 2005) -


Viaggio Apostolico di Sua Santità Benedetto XVI a Köln (Germania) in occasione della XX Giornata Mondiale della Gioventù, che si svolgerà dal 18 al 21 agosto 2005, nell’ordine seguente:

18.08 Roma - Köln (2h; aereo)

19.08 Köln - Bonn (30'; macchina)

Bonn - Köln (30'; macchina)

20.08 Köln

21.08 Köln - Roma (2h; aereo)

La partenza dell’Aereo Papale dall'aeroporto di Ciampino (Roma) è prevista alle ore 10.00, ora di Roma (ore 08.00, UTC) di giovedì 18 agosto 2005.

L’arrivo all’aeroporto internazionale di Köln/Bonn (Germania) è previsto alle ore 12.00, ora locale (= ora di Roma; ore 10.00 UTC) di giovedì 18 agosto 2005.

La partenza dell’Aereo Papale dall’aeroporto internazionale di Köln/Bonn (Germania) è prevista alle ore 19.15, ora locale (= ora di Roma; ore 17.15, UTC) di domenica 21 agosto 2005.

L’arrivo all'aeroporto di Ciampino (Roma) è previsto alle ore 21.15, ora di Roma (= ora di Germania; ore 19.15, UTC) di domenica 21 agosto 2005.



Ratzigirl
Tuesday, June 21, 2005 9:38 PM
ATTENZIONE!!!
Non prendete appuntamenti!!!! VIETATO!!! VIETATO!!



Venerdì 24 giugno ore 10.55 In diretta dal Palazzo del Quirinale: Visita del Santo Padre BENEDETTO XVI !!!!


Credo, ma non sono sicura, potete vederlo anche su Rai Uno, perchè lo cura il centro Rai, poi è disponibile PER I POSSESSORI DI SKY SU CANALE 819 , e inoltre sul pc andando sulla pagina del CENTRO TELEVISIVO VATICANO !!!!
RATZGIRL
Wednesday, June 22, 2005 10:36 AM
Speriamo che lo trasmettano su Rai1,voglio vederlo!
Ratzigirl
Wednesday, June 22, 2005 10:05 PM
Udienza generale mercoledì 22 Giugno
CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

1. Ecco davanti a noi il Salmo 123, un canto di ringraziamento intonato da tutta la comunità orante che eleva a Dio la lode per il dono della liberazione. Il Salmista proclama in apertura questo invito: «Lo dica Israele!» (v. 1), stimolando così tutto il popolo a innalzare un grazie vivo e sincero al Dio salvatore. Se il Signore non si fosse schierato dalla parte delle vittime, esse con le loro forze limitate sarebbero state impotenti a liberarsi e gli avversari, simili a mostri, le avrebbero dilaniate e stritolate.

Anche se si è pensato a qualche evento storico particolare, come la fine dell’esilio babilonese, è più probabile che il Salmo voglia essere un inno inteso a ringraziare il Signore per gli scampati pericoli e ad implorare da Lui la liberazione da ogni male.

2. Dopo l’accenno iniziale a certi «uomini» che assalivano i fedeli ed erano capaci di «inghiottirli vivi» (cfr vv. 2-3), due sono i momenti del canto. Nella prima parte dominano le acque dilaganti, simbolo per la Bibbia del caos devastatore, del male e della morte: «Le acque ci avrebbero travolti; un torrente ci avrebbe sommersi, ci avrebbero travolti acque impetuose» (vv. 4-5) L’orante prova ora la sensazione di trovarsi su una spiaggia, miracolosamente salvato dalla furia impetuosa del mare.

La vita dell’uomo è circondata dall’agguato dei malvagi che non solo attentano alla sua esistenza ma vogliono distruggere anche tutti i valori umani. Il Signore si erge, però, a tutela del giusto e lo salva, come si canta nel Salmo 17: «Stese la mano dall’alto e mi prese, mi sollevò dalle grandi acque, mi liberò da nemici potenti, da coloro che mi odiavano… Il Signore fu mio sostegno; mi portò al largo, mi liberò perché mi vuol bene» (vv. 17-20).

3. Nella seconda parte del nostro canto di ringraziamento si passa dall’immagine marina a una scena di caccia, tipica di molti Salmi di supplica (cfr Sal 123,6-8). Ecco, infatti, l’evocazione di una belva che stringe tra le sue fauci una preda, o di una rete di cacciatori che cattura un uccello. Ma la benedizione espressa dal Salmo ci fa comprendere che il destino dei fedeli, che era un destino di morte, è stato radicalmente mutato da un intervento salvifico: «Sia benedetto il Signore, che non ci ha lasciato in preda ai loro denti. Noi siamo stati liberati come un uccello dal laccio dei cacciatori: il laccio si è spezzato e noi siamo scampati» (vv. 6-7).

La preghiera diviene qui un respiro di sollievo che sale dal profondo dell’anima: anche quando cadono tutte le speranze umane, può apparire la potenza liberatrice divina. Il Salmo si può, quindi, concludere con una professione di fede, entrata da secoli nella liturgia cristiana come premessa ideale di ogni nostra preghiera: «Adiutorium nostrum in nomine Domini, qui fecit caelum et terram - Il nostro aiuto è nel nome del Signore; Egli ha fatto il cielo e la terra» (v. 8). In particolare l’Onnipotente si schiera dalla parte delle vittime e dei perseguitati «che gridano giorno e notte verso di lui» e «farà loro giustizia prontamente» (cfr Lc 18,7-8).

4. Sant’Agostino dà di questo Salmo un commento articolato. In un primo tempo, egli osserva che questo Salmo è adeguatamente cantato dalle «membra di Cristo che hanno conseguito la felicità». Quindi, in particolare, «lo hanno cantato i santi martiri, i quali, usciti da questo mondo, sono con Cristo nella gioia, pronti a riprendere incorrotti quegli stessi corpi che prima erano corruttibili. In vita subirono tormenti nel corpo, ma nell’eternità questi tormenti si cambieranno in ornamenti di giustizia».

Però, in un secondo tempo, il Vescovo di Ippona ci dice che anche noi possiamo cantare questo Salmo nella speranza. Egli dichiara: «Siamo anche noi animati da sicura speranza e canteremo nell’esultanza. Non sono infatti estranei a noi i cantori di questo Salmo... Pertanto, cantiamo tutti in unità di cuore: tanto i santi che posseggono già la corona quanto noi che con l’affetto ci uniamo nella speranza alla loro corona. Insieme desideriamo quella vita che quaggiù non abbiamo ma che non potremo mai avere se prima non l’abbiamo desiderata».

Sant’Agostino ritorna allora alla prima prospettiva e spiega: «Ripensano i santi alle sofferenze che hanno incontrate, e dal luogo di beatitudine e di tranquillità dove ora si trovano guardano al cammino percorso per arrivarvi; e, siccome sarebbe stato difficile conseguire la liberazione se non fosse intervenuta a soccorrerli la mano del Liberatore, pieni di gioia esclamano: ‘Se il Signore non fosse stato con noi’. Così inizia il loro canto. Non hanno detto nemmeno da che cosa siano scampati, tanto grande è la loro esultanza»





Rivolgo un cordiale pensiero ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i componenti del Consiglio speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, riuniti in questi giorni presso la Segreteria Generale del Sinodo. Confermando quanto aveva deciso il mio venerato Predecessore il 13 novembre dello scorso anno, desidero annunciare la mia intenzione di convocare la Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi. Nutro grande fiducia che tale Assise segni un ulteriore impulso nel continente africano all’evangelizzazione, al consolidamento e alla crescita della Chiesa e alla promozione della riconciliazione e della pace.

Saluto, ora, i sacerdoti, i diaconi e i seminaristi di Teramo-Alatri, accompagnati dal loro Arcivescovo Mons. Vincenzo D’Addario, come pure i sacerdoti novelli dell’Arcidiocesi di Milano. Cari fratelli, mentre prego il Signore di sostenervi nel vostro ministero, vi invito a diffondere intorno a voi la gioia che scaturisce dalla corrispondenza generosa alla divina chiamata.

Saluto, inoltre, le Suore della Carità, le Suore di San Francesco di Sales e le Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret, che celebrano in questi giorni i rispettivi Capitoli generali. Care Sorelle, restate sempre in ascolto dello Spirito e proseguirete fedelmente il cammino apostolico intrapreso dai vostri Fondatori e Fondatrici. La Vergine Santa renda fruttuoso ogni vostro sforzo spirituale. Il Papa vi accompagna con la preghiera.

Un pensiero speciale rivolgo poi a voi, cari militari, che siete presenti così numerosi, augurando a ciascuno di aderire sempre più a Cristo e al suo Vangelo.

Saluto, infine, i giovani, i malati e gli sposi novelli. Auguro a tutti di trovare nell’amicizia con Gesù la forza e l’entusiasmo necessari per essere suoi testimoni dappertutto.


Ratzigirl
Thursday, June 23, 2005 12:19 PM
UDIENZA AI PARTECIPANTI ALLA RIUNIONE DELLE OPERE IN AIUTO ALLE CHIESE ORIENTALI
Opere in Aiuto alle Chiese Orientali (R.O.A.C.O.) e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Beatitudine,

Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,

Cari Membri e Amici della R.O.A.C.O.!

E’ per me un piacere accogliere quest’oggi tutti voi, convenuti a Roma per l’annuale assemblea della R.O.A.C.O. (Riunione Opere Aiuto Chiese Orientali). A ciascuno porgo un cordiale benvenuto. Saluto il Cardinale Ignace Moussa Daoud, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, con il Segretario, Mons. Antonio Maria Vegliò, e i Collaboratori del Dicastero. Uno speciale saluto rivolgo all’Arcivescovo Maggiore di Lviv, il Cardinale Lubomyr Husar, e a tutti coloro che prendono parte alla R.O.A.C.O. a motivo dell’attenzione riservata ai loro territori, comunità ed istituzioni.

Fin dagli inizi dell’annuncio cristiano, le comunità cristiane bisognose e povere hanno conosciuto forme di sostegno da parte di quelle più fortunate. Nel tempo presente, segnato non di rado da spinte all’individualismo, appare ancor più necessario che i cristiani offrano la testimonianza di una solidarietà che varchi ogni frontiera, per costruire un mondo all’interno del quale tutti si sentano accolti e rispettati. Coloro che portano a compimento questa missione in modo personale o comunitario diventano diffusori di amore autentico, amore che libera il cuore e reca ovunque quella gioia "che nessuno potrà togliere" perché viene dal Signore. Vorrei ringraziarvi, cari amici della R.O.A.C.O., per quanto voi state facendo a favore di fratelli in difficoltà e in particolare per gli sforzi che affrontate al fine di rendere tangibile la carità che lega i cristiani di tradizione latina e quelli di tradizione orientale. Intensificare tali vincoli è rendere un servizio preziosissimo alla Chiesa universale. Continuate, pertanto, in questo ammirevole impegno ed anzi allargate ancora di più le prospettive della vostra azione.

In questi giorni avete esaminato particolarmente la situazione della Chiesa greco-cattolica in Ucraina, il cui sviluppo continuo, dopo il triste inverno del regime comunista, è motivo di gioia e di speranza, anche perché l’antica e nobile eredità spirituale, di cui la comunità greco-cattolica è custode costituisce un vero tesoro per il progresso dell’intero Popolo ucraino. Vi dico pertanto: sostenete il suo cammino ecclesiale e favorite tutto ciò che giova alla riconciliazione e alla fraternità tra i cristiani dell’amata Ucraina.

Durante i vostri lavori vi siete soffermati inoltre sulla formazione dei sacerdoti, seminaristi e religiosi appartenenti alle varie Chiese Orientali Cattoliche, impegnati negli studi a Roma e nei Paesi d’origine. La presenza accanto alla Sede di Pietro di circa cinquecento studenti orientali delle Chiese cattoliche costituisce un’opportunità da valorizzare. Al tempo stesso, voi avvertite giustamente che occorre qualificare con massima cura le istituzioni formative operanti nelle stesse Chiese Orientali: accanto al sostegno materiale va pertanto incentivata l’azione formativa che, da una parte, approfondisca la genuina tradizione locale, tenendo in debito conto l’organico progresso delle Chiese Orientali (cfr O.E., 6) e, dall’altra, conduca a compimento l’autentico aggiornamento prospettato dal Concilio Vaticano II, che si chiuse proprio quarant’anni or sono. Cari Membri della R.O.A.C.O., Gerusalemme e la Terra Santa, verso cui tutti i cristiani hanno un debito indimenticabile (cfr Rm 15,27), godono sempre della vostra lodevole premura. Alcuni segnali positivi, che ci giungono in questi ultimi mesi, rendono più salda la speranza che non tardi ad avvicinarsi il giorno della riconciliazione tra le varie comunità operanti in Terra Santa; e per questo non cessiamo di pregare con fiducia.

Concludendo, vorrei rinnovarvi l’espressione della mia gratitudine per l’apprezzato lavoro che svolgete. Vi accompagnino, nella quotidiana attività, la costante assistenza divina e la materna protezione della Vergine Maria, Madre della Chiesa. Mentre assicuro uno speciale ricordo nella preghiera, di cuore imparto a tutti la Benedizione Apostolica, che estendo volentieri agli Organismi ecclesiali che rappresentate ed alle vostre famiglie.

Sihaya.b16247
Thursday, June 23, 2005 4:24 PM
Luglio: niente udienze???
Ho controllato la programmazione di sat 2000: ma a luglio non ci sono le udienze del mercoledì???

Sonia
Sihaya.b16247
Thursday, June 23, 2005 4:26 PM
Re: Luglio: niente udienze???
Come non detto!
Ho sbagliato a vedere il giorno!!

Sonia


Scritto da: Sihaya.b16247 23/06/2005 16.24
Ho controllato la programmazione di sat 2000: ma a luglio non ci sono le udienze del mercoledì???

Sonia

RATZGIRL
Thursday, June 23, 2005 6:18 PM
Vacanze del Papa
A luglio il Papa va qualche giorno(una settimana,credo)in vacanza in Valle d'Aosta,e la domenica celebrerà li' la Messa.
Ratzigirl
Thursday, June 23, 2005 7:24 PM
Attenzione!!!



Ricordo a tutti che domani Venerdì 24 GIUGNO, ore 10.30 Il Papa sarà ospite del Quirinale, quindi, sintonizzatevi su Rai Uno, o su telepace (canale 819 satellite) o su internet!!!

Evento da non perdere!!!!

[Modificato da RATZGIRL 23/06/2005 20.51]

Sihaya.b16247
Friday, June 24, 2005 1:02 AM
Quirinale
Domani puntualissimi con videoregistratore a tutto spiano!!!

Saluti! Sonia

RATZGIRL
Friday, June 24, 2005 1:26 AM
OK!
Io ci sarò al 100%,non vedo l'ora...

[Modificato da RATZGIRL 24/06/2005 1.26]

Ratzigirl
Friday, June 24, 2005 3:02 AM
Visita al Quirinale passo per passo
Il Papa in Quirinale




Quando Papa Pio XII abbandono' la residenza pontificia del Quirinale il 20 settembre del 1870 chiuse il portone del palazzo con le chiavi che porto' con se'. Ci volle un fabbro che scassinasse la serratura di fronte ad un notaio che redigeva l'atto ufficiale della presa di possesso.



Da quel giorno il Quirinale 'passo' di mano' e ogni volta che un Pontefice risale il colle per rendere omaggio al Presidente della Repubblica e' un evento, un pezzo di storia che si intreccia con le pagine che fin qui hanno descritto il rapporto tra Stato e Chiesa.



La visita di Papa Benedetto XVI e' la prima visita ufficiale all'estero del pontificato di Ratzinger. Non esistono circostanze generali particolarmente significative che diano alla visita di Benedetto XVI un sapore unico, tranne per l'appunto il desiderio, comune ad entrambi le parti, di sottolineare l'eccellente stato delle relazioni e la profonda armonia dei rapporti.





Il protocollo segue le linee dettate da ottant'anni di cerimoniale: il Santo Padre lascera' il Vaticano alle 10,45, e sara' accolto immediatamente giunto in territorio italiano (dall'altra parte del colonnato del Bernini) da Gianfranco Fini e Gianni Letta.



A Piazza Venezia il saluto della citta' di Roma, impersonificata dal sindaco Walter Veltroni. Poi la salita di via IV Novembre e via 24 maggio: le auto del corteo pontificio verranno scortate, con un gesto riservato esclusivamente agli ospiti graditissimi, dai corazzieri a cavallo.



Nel Cortile d'Onore gli inni nazionali, poi i colloqui ufficiali inframmezzati da una visita al palazzo: Cappella Paolina, Salone dei Corazzieri, Salone delle Feste. Qui i discorsi ufficiali. Logicamente, per l'Italia sara' presente il Presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Il colloquio privato avra' luogo nello Studio alla Vetrata.



Il rientro del Papa al Vaticano e' previsto per le 13.
Ratzigirl
Friday, June 24, 2005 1:34 PM
Il Papa Al Quirinale (praticamente la sua ex residenza...)


DISCORSO DEL SANTO PADRE


Signor Presidente!

Ho la gioia di ricambiare, oggi, la visita cordialissima che Lei, nella Sua qualità di Capo dello Stato italiano, ha voluto rendermi il 3 maggio scorso in occasione del nuovo servizio pastorale a cui il Signore mi ha chiamato. Desidero, perciò, anzitutto ringraziarLa e, in Lei, ringraziare il Popolo italiano per l'accoglienza calorosa che mi ha riservato fin dal primo giorno del mio servizio pastorale come Vescovo di Roma e Pastore della Chiesa universale. Da parte mia, assicuro anzitutto la cittadinanza romana, e poi anche l’intera Nazione italiana, del mio impegno a lavorare con tutte le forze per il bene religioso e civile di coloro che il Signore ha affidato alle mie cure pastorali. L'annuncio del Vangelo, che in comunione con i Vescovi italiani sono chiamato a portare a Roma e all'Italia, è a servizio non solo della crescita del Popolo italiano nella fede e nella vita cristiana, ma anche del suo progresso sulle vie della concordia e della pace. Cristo è il Salvatore di tutto l'uomo, del suo spirito e del suo corpo, del suo destino spirituale ed eterno e della sua vita temporale e terrestre. Così, quando il suo messaggio viene accolto, la comunità civile si fa anche più responsabile, più attenta alle esigenze del bene comune e più solidale con le persone povere, abbandonate ed emarginate. Scorrendo la storia italiana, si resta impressionati dalle innumerevoli opere di carità a cui la Chiesa, con grandi sacrifici, ha dato vita per il sollievo di ogni genere di sofferenza. Su questa stessa via la Chiesa intende oggi proseguire il suo cammino, senza mire di potere e senza chiedere privilegi o posizioni di vantaggio sociale o economico. L'esempio di Gesù Cristo, che "passò beneficando e risanando tutti" (At 10,3), resta per essa la norma suprema di condotta in mezzo ai popoli.

Le relazioni tra la Chiesa e lo Stato italiano sono fondate sul principio enunciato dal Concilio Vaticano II, secondo cui "la comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l'una dall'altra nel proprio campo. Tutte e due anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e sociale delle stesse persone umane" (Gaudium et spes, 76). E’ principio, questo, già presente nei Patti Lateranensi e poi confermato negli Accordi di modifica del Concordato. Legittima è dunque una sana laicità dello Stato in virtù della quale le realtà temporali si reggono secondo le norme loro proprie, senza tuttavia escludere quei riferimenti etici che trovano il loro fondamento ultimo nella religione. L’autonomia della sfera temporale non esclude un’intima armonia con le esigenze superiori e complesse derivanti da una visione integrale dell’uomo e del suo eterno destino.

Mi è caro assicurare a Lei, Signor Presidente, e a tutto il Popolo italiano che la Chiesa desidera mantenere e promuovere un cordiale spirito di collaborazione e di intesa a servizio della crescita spirituale e morale del Paese, a cui è legata da vincoli particolarissimi, che sarebbe gravemente dannoso, non solo per essa, ma anche per l'Italia, tentare di indebolire e spezzare. La cultura italiana è una cultura intimamente permeata di valori cristiani, come appare dagli splendidi capolavori che la Nazione ha prodotto in tutti i campi del pensiero e dell'arte. Il mio augurio è che il Popolo italiano, non solo non rinneghi l'eredità cristiana che fa parte della sua storia, ma la custodisca gelosamente e la porti a produrre ancora frutti degni del passato. Ho fiducia che l'Italia, sotto la guida saggia ed esemplare di coloro che sono chiamati a governarla continui a svolgere nel mondo la missione civilizzatrice nella quale si è tanto distinta nel corso dei secoli. In virtù della sua storia e della sua cultura, l’Italia può recare un contributo validissimo in particolare all’Europa, aiutandola a riscoprire quelle radici cristiane che le hanno permesso di essere grande nel passato e che possono ancora oggi favorire l’unità profonda del Continente.

Come Ella, Signor Presidente, può ben comprendere, non poche preoccupazioni accompagnano questo inizio del mio servizio pastorale sulla Cattedra di Pietro. Tra di esse vorrei segnalarne alcune che, per il loro carattere universalmente umano, non possono non interessare anche chi ha la responsabilità della cosa pubblica. Intendo alludere al problema della tutela della famiglia fondata sul matrimonio, quale è riconosciuta anche nella Costituzione italiana (art. 29), al problema della difesa della vita umana dal suo concepimento fino al suo termine naturale e infine al problema dell’educazione e conseguentemente della scuola, palestra indispensabile per la formazione delle nuove generazioni. La Chiesa, abituata com’è a scrutare la volontà di Dio iscritta nella natura stessa della creatura umana, vede nella famiglia un valore importantissimo che deve essere difeso da ogni attacco mirante a minarne la solidità e a metterne in questione la stessa esistenza. Nella vita umana, poi, la Chiesa riconosce un bene primario, presupposto di tutti gli altri beni, e chiede perciò che sia rispettata tanto nel suo inizio quanto nel suo termine, pur sottolineando la doverosità di adeguate cure palliative che rendano la morte più umana. Quanto alla scuola, poi, la sua funzione si connette alla famiglia come naturale espansione del compito formativo di quest’ultima. A questo proposito, ferma restando la competenza dello Stato a dettare le norme generali dell’istruzione, non posso non esprimere l’auspicio che venga rispettato concretamente il diritto dei genitori ad una libera scelta educativa, senza dover sopportare per questo l’onere aggiuntivo di ulteriori gravami. Confido che i legislatori italiani, nella loro saggezza, sappiano dare ai problemi ora ricordati soluzioni "umane", rispettose cioè dei valori inviolabili che sono in essi implicati.

Esprimendo, da ultimo, l’augurio di un continuo progresso della Nazione sulla via del benessere spirituale e materiale, mi associo a Lei, Signor Presidente, nell’esortare tutti i cittadini e tutte le componenti della società a vivere ed operare sempre in spirito di autentica concordia, in un contesto di dialogo aperto e di mutua fiducia, nell’impegno di servire e promuovere il bene comune e la dignità di ogni persona. Mi è caro concludere, Signor Presidente, ricordando la stima e l'affetto che il Popolo italiano nutre per la Sua persona, come pure la piena fiducia che esso ha nell'assolvimento dei doveri che la Sua altissima carica Le impone. A questa stima affettuosa e a questa fiducia ho la gioia di associarmi, mentre affido Lei e la Consorte Signora Franca, come anche i Responsabili della vita della Nazione e l’intero Popolo italiano, alla protezione della Vergine Maria, così intensamente venerata negli innumerevoli santuari a Lei dedicati. Con questi sentimenti, su tutti invoco la benedizione di Dio, apportatrice di ogni desiderato bene.

Ratzigirl
Friday, June 24, 2005 1:54 PM
Nuovo appuntamento
La laica "Repubblica" dà un mano al papa e predica la storia sacra

Il 28 giugno Benedetto XVI pubblicherà la versione breve del nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica. Sarà a domande e risposte, secondo tradizione. Con questo catechismo più facile, pensato alla portata di tutti, il papa pensa di lanciare una campagna mondiale di nuova alfabetizzazione della dottrina cristiana, dopo lo sbandamento della seconda metà del Novecento .

Ma non c'è solo il catechismo, tra gli oggetti smarriti del dopoconcilio. C'è anche la "storia sacra", la Bibbia raccontata ai fedeli fin da bambini. Sull'ultimo volume degli annali di "Il Regno", quello relativo al 2004, il biblista Piero Stefani denuncia il terribile vuoto provocato dall'abbandono di questo modo di presentare al popolo cristiano l'Antico e il Nuovo Testamento in chiave fortemente unitaria, tutta incentrata su Cristo.

Catechismo e "storia sacra" furono per tre secoli e mezzo gli assi strategici della Controriforma voluta dal Concilio di Trento. Della ripresa della "storia sacra" come strumento catechetico non c'è traccia evidente, nella Chiesa d'oggi.

Ebbene, il curioso è che a colmare (un pochino) questa lacuna è arrivata... "la Repubblica". Sì, il capofila dei grandi giornali italiani progressisti e laici.

In edicola, al costo aggiuntivo di 9,90 euro, "la Repubblica" ha messo in vendita in giugno un bel volume di grande formato col titolo: "La Bibbia e la vita di Gesù raccontate ai più piccoli".

E dentro c'è proprio quello che costituiva la "storia sacra" di una volta. Un unico, ininterrotto racconto che dalla creazione del mondo e da Adamo ed Eva arriva a Gesù e alla nascita della Chiesa negli Atti degli Apostoli, fino all'arrivo di Pietro e di Paolo a Roma.

Il volume è illustrato da Tony Wolf ed è redatto da Stelio Martelli. L'editore è Giunti. In copertina ci sono Adamo ed Eva, l'arca di Noè e Gesù adorato dai Magi.



ATTENZIONE: TALE EVENTO SARA' DISPONIBILE SUL CANALE 819 DI SKY TV , E SUL SITO DELLA SANTA SEDE( Clicca QUA)
Ratzigirl
Saturday, June 25, 2005 12:41 PM
Presentato il tema della XXXIX giornata della Pace




PRESENTAZIONE DEL TEMA


Il Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la 39ª Giornata Mondiale della Pace, che si celebrerà il 1° gennaio 2006, sarà dedicato al seguente tema: Nella verità la pace. La Costituzione conciliare Gaudium et spes afferma che l’umanità non riuscirà ad «edificare un mondo veramente più umano per tutti gli uomini su tutta la terra, se tutti non si volgeranno con animo rinnovato alla verità della pace» (n. 77). La pace possiede, infatti, una sua intrinseca ed invincibile verità, corrispondendo essa, come tutti sperimentano, ad un anelito e ad una speranza che vivono indistruttibili nel cuore degli uomini. Tale sua verità deriva dal fatto che essa è «il frutto dell’ordine immesso nella società umana dal suo Fondatore e che deve essere attuato dagli uomini assetati di una giustizia sempre più perfetta» (n. 78).

La pace è vera perché risponde al desiderio iscritto dal Creatore nel cuore di ogni uomo. La natura umana ha delle esigenze profonde: i diritti dell’uomo chiedono di essere attuati, il «diritto naturale delle genti e i suoi principi universali» (cfr n. 79) esigono di essere rispettati, la giustizia intesa come dare a ciascuno il suo domanda di essere posta in atto. Quando l’agire umano non rispetta l’ordine delle cose, quella grammatica naturale di cui parlò il Papa Giovanni Paolo II di fronte all’Assemblea delle Nazioni Unite il 5 ottobre 1995, quando coarta la vita umana impedendone lo sviluppo, quando impone sacrifici intollerabili ai popoli, la pace non c’è, perché non si ha alcun rispetto per la verità delle cose.

La pace è la tranquillitas ordinis, vale a dire la situazione che permette il pieno dispiegamento della verità dell’uomo. La sete che l’uomo ha della verità come pienezza dell’essere si traduce in un desiderio di pace, di non-disordine, della pace vera o della verità della pace.
La pace vera è anche pacifica. Essa riconcilia, fa uscire dal proprio isolamento. La verità illumina, fa intravedere la strada delle autentiche relazioni umane, permette di correggere gli errori, di riconciliarsi con se stessi e con gli altri, di essere trasparenti nelle contrattazioni e fedeli alla parola data.

Ratzigirl
Sunday, June 26, 2005 2:24 PM
Recita dell'Angelus 26 giugno 2005



Cari fratelli e sorelle!

Ci prepariamo a celebrare con grande solennità la festa dei santi Apostoli Pietro e Paolo, che a Roma sigillarono nel sangue l’annunzio del Vangelo. Il 29 giugno presiederò alle 9 e 30 la Santa Messa nella Basilica Vaticana: sarà questa un’occasione significativa per sottolineare l’unità e la cattolicità della Chiesa. Alla celebrazione assisterà, come in passato, una speciale Delegazione inviata dal Patriarca Ecumenico di Costantinopoli. Invito i fedeli di Roma, che venerano i santi Apostoli Pietro e Paolo come loro speciali patroni, i pellegrini e l’intero Popolo di Dio a invocarne la celeste protezione sulla Chiesa e sui suoi Pastori.

La fine di giugno segna per i Paesi dell’emisfero nord del pianeta l’inizio della stagione estiva e per tanta gente comincia il tempo delle ferie. Mentre auguro a tutti di poter vivere serenamente qualche giorno di meritato riposo e di distensione, vorrei rivolgere un appello alla prudenza a coloro che si mettono in cammino per raggiungere i vari luoghi di villeggiatura. Ogni giorno, purtroppo, specialmente nei fine settimana, si registrano sulle strade incidenti con tante vite umane tragicamente stroncate, e più di metà delle vittime sono in età giovanile. Negli ultimi anni molto si è fatto per prevenire tali tragici eventi, ma si può e si deve fare di più con il contributo e l’impegno di tutti. Occorre combattere la distrazione e la superficialità, che in un attimo possono rovinare il futuro proprio e altrui. La vita è preziosa ed unica: va rispettata e protetta sempre, anche con un corretto e prudente comportamento sulle strade.

La Vergine Maria, che ci accompagna nel quotidiano cammino della vita, vegli su chi viaggia e ottenga misericordia per le vittime della strada. A Lei, celeste Regina degli Apostoli, nell’imminenza della festa dei santi Apostoli Pietro e Paolo affidiamo la Chiesa e la sua azione missionaria nel mondo intero.






Ratzigirl
Monday, June 27, 2005 7:28 PM
Aggiurnamenti televisivi
Gli aggiornamenti papali per la giornata di Martedì 28 e mercoledì 29 sono stati spostati a Questa pagina!!!
Ratzigirl
Tuesday, June 28, 2005 1:03 PM
Presentazione del compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica


Carissimi Fratelli e amici,

1. «Possa Egli davvero illuminare gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi » (Ef 1,18).

E’ questo l’auspicio che san Paolo innalza al Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, nel brano della lettera agli Efesini appena proclamata.

Non ringrazieremo mai abbastanza Dio, nostro Padre, per questo immenso tesoro di speranza e di gloria, che Egli nel Suo Figlio Gesù ci ha regalato. Nostro impegno costante è di lasciarci continuamente illuminare da Lui per conoscere sempre più profondamente questo Suo misterioso dono.

Il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, che oggi ho la grande gioia di presentare alla Chiesa e al mondo, in questa Celebrazione orante, può e deve costituire uno strumento privilegiato per farci crescere nella conoscenza e nell’accoglienza gioiosa di tale dono divino.

2. Esso vede la luce dopo la pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, avvenuta nel 1992. Da allora era divenuta sempre più diffusa e insistente l’esigenza di un catechismo in sintesi, breve, che contenesse tutti e soli gli elementi essenziali e fondamentali della fede e della morale cattolica, formulati in una maniera semplice, accessibile a tutti, chiara e sintetica. Ed è proprio venendo incontro a tale esigenza, che in questo ultimo ventennio sono stati effettuati, in diverse lingue e paesi, numerosi tentativi, più o meno riusciti, di sintesi del suddetto Catechismo, che hanno presentato vari problemi, riguardo non solo alla fedeltà e al rispetto della sua struttura e dei suoi contenuti, ma anche alla completezza e all’integrità della dottrina cattolica.

Si avvertiva pertanto sempre più la necessità di un testo autorevole, sicuro, completo circa gli aspetti essenziali della fede della Chiesa, in piena armonia col citato Catechismo, approvato dal Papa e destinato a tutta la Chiesa.

3. Di tale diffusa esigenza si erano fatti interpreti in particolare, nell’ottobre 2002, i partecipanti al Congresso Catechistico internazionale, i quali avevano presentato un’esplicita richiesta in tal senso al servo di Dio Giovanni Paolo II.

Sono trascorsi poco più di due anni da quando il mio Venerato Predecessore aveva deciso, nel febbraio 2003, la preparazione di tale Compendio, riconoscendolo corrispondente al bene non solo della Chiesa universale e delle Chiese particolari, ma anche del mondo d’oggi, assetato di verità. Sono stati due anni d’intenso e proficuo lavoro, che ha visto il coinvolgimento anche di tutti i Cardinali e i Presidenti delle Conferenze Episcopali, i quali, interpellati su uno degli ultimi progetti del Compendio, hanno espresso, a larghissima maggioranza, una valutazione molto positiva.

4. Oggi, in questa vigilia della Solennità dei SS. Pietro e Paolo, a quarant’anni dalla conclusione del Concilio Ecumenico Vaticano II, provo grande gioia nel consegnare questo Compendio, da me approvato, non solo a tutti i membri della Chiesa, qui significativamente rappresentati, nelle varie componenti, da tutti Voi che partecipate a questo solenne incontro. Ma, attraverso di Voi - Venerati Fratelli Cardinali, Vescovi, sacerdoti, catechisti e fedeli laici - desidero consegnare idealmente questo Compendio anche ad ogni persona di buona volontà, che desideri conoscere le insondabili ricchezze del mistero salvifico di Gesù Cristo.

Non si tratta certamente di un nuovo Catechismo, ma del Compendio che rispecchia fedelmente il Catechismo della Chiesa Cattolica, il quale rimane pertanto sia la fonte, da cui attingere per comprendere meglio il Compendio stesso, sia il modello, a cui guardare incessantemente per ritrovare l’esposizione armoniosa e autentica della fede e della morale cattolica, e sia il punto di riferimento, che deve stimolare l’annuncio della fede e l’elaborazione dei catechismi locali. Il Catechismo della Chiesa Cattolica mantiene, pertanto, intatta tutta la sua autorevolezza e importanza, e potrà trovare, in tale sintesi, un prezioso incoraggiamento ad essere meglio conosciuto e utilizzato come fondamentale strumento di educazione alla fede.





5. Questo Compendio è un rinnovato annuncio del Vangelo oggi. Anche per mezzo di questo testo autorevole e sicuro, la "fede che abbiamo ricevuto dalla Chiesa – come anche afferma S. Ireneo, di cui oggi celebriamo la memoria liturgica – la conserviamo con cura, perché sotto l’azione dello Spirito di Dio, essa, come un deposito di grande valore, chiuso in un vaso prezioso, continuamente ringiovanisce e fa ringiovanire anche il vaso che lo contiene".1

E’ la fede della Chiesa in Cristo Gesù, che il Compendio presenta. Seguendo la struttura quadripartita del Catechismo della Chiesa Cattolica, esso presenta, infatti, Cristo professato quale Figlio Unigenito del Padre, come perfetto Rivelatore della verità di Dio e come definitivo Salvatore del mondo; Cristo celebrato nei sacramenti, come fonte e sostegno della vita della Chiesa; Cristo ascoltato e seguito nell’obbedienza ai suoi comandamenti, come sorgente di esistenza nuova nella carità e nella concordia; Cristo imitato nella preghiera, come modello e maestro del nostro atteggiamento orante nei confronti del Padre.

6. Tale fede viene esposta, nel Compendio, in forma dialogica. Si intende in tal modo "riproporre – come ho scritto nell’introduzione al Compendio - un dialogo ideale tra il maestro e il discepolo, mediante una sequenza incalzante di interrogativi, che coinvolgono il lettore invitandolo a proseguire nella scoperta dei sempre nuovi aspetti della verità della sua fede. Il genere dialogico, inoltre, concorre anche ad abbreviare notevolmente il testo, riducendolo all'essenziale. Ciò potrebbe favorire l'assimilazione e l'eventuale memorizzazione dei contenuti". La brevità delle risposte favorisce la sintesi essenziale e la chiarezza della comunicazione.

7. Nel testo sono anche inserite delle immagini all’inizio della rispettiva parte o sezione. Questa scelta è finalizzata a illustrare il contenuto dottrinale del Compendio: le immagini, infatti "proclamano lo stesso messaggio che la Sacra Scrittura trasmette attraverso la parola, e aiutano a risvegliare e a nutrire la fede dei credenti" (Compendio, n. 240).

Immagine e parola s'illuminano così a vicenda. L’arte «parla» sempre, almeno implicitamente, del divino, della bellezza infinita di Dio, riflessa nell’Icona per eccellenza: Cristo Signore, Immagine del Dio invisibile.

Le immagini sacre, con la loro bellezza, sono anch’esse annuncio evangelico ed esprimono lo splendore della verità cattolica, mostrando la suprema armonia tra il buono e il bello, tra la via veritatis e la via pulchritudinis. Mentre testimoniano la secolare e feconda tradizione dell’arte cristiana, sollecitano tutti, credenti e non, alla scoperta e alla contemplazione del fascino inesauribile del mistero della Redenzione, dando sempre nuovo impulso al vivace processo della sua inculturazione nel tempo.

Le stesse immagini si ritrovano nelle varie traduzioni del Compendio. Sarà questo anche un modo per identificare facilmente e riconoscere tale testo nella varietà delle lingue: l’unica fede viene professata da ciascun fedele nella molteplicità dei contesti ecclesiali e culturali.





8. Il testo alla fine comprende anche un’Appendice, costituita da alcune preghiere comuni per la Chiesa universale e da alcune formule catechistiche della fede cattolica.

La scelta opportuna di aggiungere alla fine del Compendio alcune preghiere invita a ritrovare nella Chiesa un comune modo di pregare, non solo a livello personale, ma anche a livello comunitario.

In ognuna delle traduzioni, la maggior parte delle preghiere saranno presentate anche nella lingua latina. Il loro apprendimento, anche in questa lingua, faciliterà il pregare insieme da parte dei fedeli cristiani appartenenti a lingue diverse, specialmente quando si incontreranno insieme per particolari circostanze. Come già dissi, nel 1997, in occasione della presentazione al mio Venerato Predecessore dell’edizione tipica latina del Catechismo della Chiesa Cattolica, "proprio nella molteplicità delle lingue e delle culture, il latino, per tanti secoli veicolo e strumento della cultura cristiana, garantisce non solo la continuità con le nostre radici, ma rimane quanto mai rilevante per rinsaldare i legami dell'unità della fede nella comunione della Chiesa".

9. Ringrazio di vero cuore tutti coloro che hanno lavorato alla realizzazione di questa importante opera, in particolare i Cardinali membri della speciale Commissione, i redattori, gli esperti: tutti hanno collaborato con grande dedizione e competenza. Il Signore Dio, che vede ogni cosa, li ricompensi e li benedica nella Sua infinita benevolenza.

Questo Compendio, frutto della loro fatica ma soprattutto dono che Dio fa alla Chiesa in questo terzo millennio, dia nuovo slancio all’evangelizzazione e alla catechesi, da cui dipendono "non solo l’estensione geografica e l’aumento numerico, ma anche, e più ancora, la crescita interiore della Chiesa, la sua corrispondenza al disegno divino" (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 7).

Maria Ss.ma e i Santi Apostoli Pietro e Paolo sostengano con la loro intercessione questo auspicio per il bene della Chiesa e dell’umanità.

E a tutti Voi imparto di cuore la mia Benedizione Apostolica.




[Modificato da Ratzigirl 28/06/2005 15.21]

Ratzigirl
Tuesday, June 28, 2005 2:35 PM
Domani Anniversario Papale
Come ci ricordava Samantha domani, 29 giugno ricorrerà l'anniversario della consacrazione sacerdotale di Joseph Ratzinger, al secolo Benedetto XVI!!!

Mandategli tante e-mail all'indirizzo benedettoxvi@vatican.va!

Per vedere il post di Samantha clicca QUA
Ratzigirl
Wednesday, June 29, 2005 2:21 PM
Tanti cuori attorno al Papa


Discorso del Santo Padre in occasione dell'evento

Cari fratelli e sorelle!

Con grande piacere vi incontro, alla vigilia della solennità dei santi Apostoli Pietro e Paolo, e vi saluto tutti cordialmente. Saluto, in primo luogo, i Signori Cardinali, i Vescovi, i sacerdoti, le autorità e le varie personalità presenti, tra le quali il Rabbino Elio Toaff. Saluto in particolare Don Flavio Peloso, Superiore Generale dei Figli della Divina Provvidenza, e Suor Maria Irene Bazzotto, Madre Generale delle Piccole Suore Missionarie della Carità, insieme ai rappresentanti dell’Istituto Secolare e del Movimento Laicale Orionino, che insieme formano la Famiglia orionina, promotrice di questa manifestazione voluta in anni lontani dallo stesso Fondatore, san Luigi Orione, il quale affermava: "La festa di san Pietro è la festa del Papa" (Lettere II, 488). Saluto, poi, il Signor Ernesto Olivero, Fondatore del SERMIG-Arsenale della Pace, il Dottor Guido Bertolaso, Capo del Dipartimento della Protezione Civile Italiana, e quanti, anche attraverso la televisione, si uniscono a questa testimonianza di devozione filiale verso il Pastore della Chiesa di Roma chiamato a "presiedere alla carità" (S. Ignazio di Antiochia, Lettera ai Romani 1,1).

Cari amici, questa sera avete dato vita ad una singolare "festa del Papa" per portare, come diceva don Orione, "tanti cuori attorno al cuore del Papa" e rinnovare così il vostro atto di fede e di amore verso colui che la Divina Provvidenza ha voluto quale Vicario di Cristo sulla terra. Insieme al saluto di Don Flavio Peloso, che ringrazio cordialmente, ho poc’anzi ascoltato con viva attenzione le parole di san Luigi Orione. Egli parla con vibrante affetto della persona del Papa, riconoscendone il ruolo non solo in seno alla Chiesa ma anche al servizio dell’intera famiglia umana.

"Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa" (Mt 16,18). Così Gesù si rivolge a Pietro dopo la sua professione di fede. E’ lo stesso discepolo che poi lo rinnegherà. Perché allora viene definito "roccia"? Non certo per la sua personale solidità. "Roccia" è piuttosto nomen officii: cioè titolo non di merito, ma di servizio, che definisce una chiamata e un incarico di origine divina, cui nessuno è abilitato semplicemente in virtù del proprio carattere. Pietro, che titubante affonda nelle acque del Lago di Tiberiade, diventa la roccia su cui il divin Maestro poggia la sua Chiesa. E’ questa la fede che voi volete riaffermare rinnovando la vostra adesione al Successore di Pietro. Sono certo che anche questa gioiosa e multiforme manifestazione artistica e spirituale, che vi ha visto confluire da varie nazioni del mondo, vi aiuterà a crescere nell’amore e nella fedeltà alla Chiesa e nella docile obbedienza ai suoi Pastori, seguendo gli insegnamenti e l’esempio del vostro santo Fondatore. Il Papa vi è grato per le vostre preghiere e per il vostro affetto e vi esprime apprezzamento per le tante imprese di bene che in Italia e nel mondo andate svolgendo con spirito ecclesiale. "Opere di carità ci vogliono – affermava san Luigi Orione – esse sono la migliore apologia della fede cattolica" (Scritti 4, 280). Esse infatti traducono, e in qualche modo rivelano, nella storia umana, la grazia della salvezza, della quale la Chiesa è sacramento.

Questa sera avete voluto mettere al centro dell’attenzione un particolare aspetto del ministero del Successore di Pietro, quello di essere "messaggero di pace". E’ un compito specifico che si riallaccia alla consegna di Gesù ai suoi Apostoli nel Cenacolo: "Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi" (Gv 14,27). L’impegno della Chiesa per la pace è innanzitutto di natura spirituale. Consiste nell’indicare presente Gesù, il Risorto, Principe della pace, e nell’educare alla fede, dalle cui sorgenti scaturiscono feconde energie di pace e di riconciliazione. Dobbiamo rendere grazie a Dio per i pensieri e le opere di pace che le Comunità cristiane, gli Istituti religiosi e le Associazioni di volontariato sviluppano con tanta vitalità in ogni parte del mondo. Come non profittare della vostra presenza per rendere omaggio ai tanti silenziosi "costruttori di pace" che, attraverso la loro testimonianza e il loro sacrificio, si adoperano per promuovere il dialogo fra gli uomini, per superare ogni forma di conflitto e di divisione, per fare della nostra terra una patria di pace e di fraternità per tutti gli uomini? "Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio" (Mt 5,9). Quanto attuale e necessaria è questa beatitudine! Continuate, cari amici, ciascuno nel proprio campo e secondo le proprie possibilità, ad offrire la vostra collaborazione per la salvaguardia della dignità di ogni uomo, per la difesa della vita umana e al servizio di una decisa azione di autentica pace in ogni ambito sociale. Rivolgo questo invito specialmente a voi, cari giovani, che vedo numerosi. Amava ripetere l’amato mio predecessore Giovanni Paolo II, del quale proprio oggi inizia il processo di beatificazione, che voi giovani siete la speranza e il futuro della Chiesa e dell’umanità. Nel cuore di ciascuno cresca pertanto sempre più la volontà di dar vita a un mondo di vera e stabile pace.

Affido questi auspici all’intercessione di san Luigi Orione e soprattutto della Vergine Maria, Regina della pace. Sia Lei a benedire e confortare gli sforzi generosi di quanti si dedicano senza risparmio all’edificazione della pace sui saldi pilastri della verità, della giustizia, della libertà e dell’amore. Accompagno questi voti con l’assicurazione di uno speciale ricordo nella preghiera, mentre di cuore imparto a tutti la Benedizione Apostolica.
Ratzigirl
Wednesday, June 29, 2005 2:23 PM
Omelia in occasione dell'imposizione del Pallio agli arcivescovi metropoliti.
La festa dei santi Apostoli Pietro e Paolo è insieme una grata memoria dei grandi testimoni di Gesù Cristo e una solenne confessione in favore della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica. È anzitutto una festa della cattolicità. Il segno della Pentecoste – la nuova comunità che parla in tutte le lingue e unisce tutti i popoli in un unico popolo, in una famiglia di Dio – è diventato realtà. La nostra assemblea liturgica, nella quale sono riuniti Vescovi provenienti da tutte le parti del mondo, persone di molteplici culture e nazioni, è un’immagine della famiglia della Chiesa distribuita su tutta la terra. Stranieri sono diventati amici; al di là di tutti i confini, ci riconosciamo fratelli. Con ciò è portata a compimento la missione di san Paolo, che sapeva di "essere liturgo di Gesù Cristo tra i pagani… oblazione gradita, santificata dallo Spirito Santo" (Rm 15,16). Lo scopo della missione è un’umanità divenuta essa stessa una glorificazione vivente di Dio, il culto vero che Dio s'aspetta: è questo il senso più profondo di cattolicità – una cattolicità che già ci è stata donata e verso la quale tuttavia dobbiamo sempre di nuovo incamminarci. Cattolicità non esprime solo una dimensione orizzontale, il raduno di molte persone nell’unità; esprime anche una dimensione verticale: solo rivolgendo lo sguardo a Dio, solo aprendoci a Lui noi possiamo diventare veramente una cosa sola. Come Paolo, così anche Pietro venne a Roma, nella città che era il luogo di convergenza di tutti i popoli e che proprio per questo poteva diventare prima di ogni altra espressione dell’universalità del Vangelo. Intraprendendo il viaggio da Gerusalemme a Roma, egli sicuramente si sapeva guidato dalle voci dei profeti, dalla fede e dalla preghiera d’Israele. Fa parte infatti anche dell’annuncio dell’Antica Alleanza la missione verso tutto il mondo: il popolo di Israele era destinato ad essere luce per le genti. Il grande salmo della Passione, il salmo 21, il cui primo versetto "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" Gesù ha pronunciato sulla croce, terminava con la visione: "Torneranno al Signore tutti i confini della terra, si prostreranno davanti a Lui tutte le famiglie dei popoli" (Sal 21,28). Quando Pietro e Paolo vennero a Roma il Signore, che aveva iniziato quel salmo sulla croce, era risuscitato; questa vittoria di Dio doveva ora essere annunciata a tutti i popoli, compiendo così la promessa con la quale il salmo si concludeva.

Cattolicità significa universalità – molteplicità che diventa unità; unità che rimane tuttavia molteplicità. Dalla parola di Paolo sulla universalità della Chiesa abbiamo già visto che fa parte di questa unità la capacità dei popoli di superare se stessi, per guardare verso l’unico Dio. Il vero fondatore della teologia cattolica, sant'Ireneo di Lione, ha espresso questo legame tra cattolicità e unità in modo molto bello: "Questa dottrina e questa fede la Chiesa disseminata in tutto il mondo custodisce diligentemente formando quasi un'unica famiglia: la stessa fede con una sola anima e un solo cuore, la stessa predicazione, insegnamento, tradizione come avesse una sola bocca. Diverse sono le lingue secondo le regioni, ma unica e medesima è la forza della tradizione. Le Chiese di Germania non hanno una fede o tradizione diversa, come neppure quelle di Spagna, di Gallia, di Egitto, di Libia, dell'Oriente, del centro della terra; come il sole creatura di Dio è uno solo e identico in tutto il mondo, così la luce della vera predicazione splende dovunque e illumina tutti gli uomini che vogliono venire alla cognizione della verità" (Adv. haer. I 10,2). L'unità degli uomini nella loro molteplicità è diventata possibile perché Dio, questo unico Dio del cielo e della terra, si è mostrato a noi; perché la verità essenziale sulla nostra vita, sul nostro "di dove?" e "verso dove?", è diventata visibile quando Egli si è mostrato a noi e in Gesù Cristo ci ha fatto vedere il suo volto, se stesso. Questa verità sull’essenza del nostro essere, sul nostro vivere e sul nostro morire, verità che da Dio si è resa visibile, ci unisce e ci fa diventare fratelli. Cattolicità e unità vanno insieme. E l’unità ha un contenuto: la fede che gli Apostoli ci hanno trasmesso da parte di Cristo.

Sono contento che ieri – nella festa di sant'Ireneo e nella vigilia della solennità dei santi Pietro e Paolo – ho potuto consegnare alla Chiesa una nuova guida per la trasmissione della fede, che ci aiuta a meglio conoscere e poi anche a meglio vivere la fede che ci unisce: il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica. Quello che nel grande Catechismo, mediante le testimonianze dei santi di tutti i secoli e con le riflessioni maturate nella teologia, è presentato in maniera dettagliata, è qui ricapitolato nei suoi contenuti essenziali, che sono poi da tradurre nel linguaggio quotidiano e da concretizzare sempre di nuovo. Il libro è strutturato come colloquio in domande e risposte; quattordici immagini associate ai vari campi della fede invitano alla contemplazione e alla meditazione. Riassumono per così dire in modo visibile ciò che la parola sviluppa nel dettaglio. All’inizio c’è un’icona di Cristo del VI secolo, che si trova sul monte Athos e rappresenta Cristo nella sua dignità di Signore della terra, ma insieme come araldo del Vangelo, che porta in mano. "Io sono colui che sono" – questo misterioso nome di Dio proposto nell’Antica Alleanza – è riportato lì come suo nome proprio: tutto ciò che esiste viene da Lui; Egli è la fonte originaria di ogni essere. E perché è unico, è anche sempre presente, è sempre vicino a noi e allo stesso tempo sempre ci precede: come "indicatore" sulla via della nostra vita, anzi essendo Egli stesso la via. Non si può leggere questo libro come si legge un romanzo. Bisogna meditarlo con calma nelle sue singole parti e permettere che il suo contenuto, mediante le immagini, penetri nell’anima. Spero che sia accolto in questo modo e possa diventare una buona guida nella trasmissione della fede.

Abbiamo detto che cattolicità della Chiesa e unità della Chiesa vanno insieme. Il fatto che entrambe le dimensioni si rendano visibili a noi nelle figure dei santi Apostoli, ci indica già la caratteristica successiva della Chiesa: essa è apostolica. Che cosa significa? Il Signore ha istituito dodici Apostoli, così come dodici erano i figli di Giacobbe, indicandoli con ciò come capostipiti del popolo di Dio che, diventato ormai universale, da allora in poi comprende tutti i popoli. San Marco ci dice che Gesù chiamò gli Apostoli perché "stessero con lui e anche per mandarli" (Mc 3,14). Sembra quasi una contraddizione. Noi diremmo: o stanno con lui o sono mandati e si mettono in cammino. C'è una parola sugli angeli del santo Papa Gregorio Magno che ci aiuta a sciogliere la contraddizione. Egli dice che gli angeli sono sempre mandati e allo stesso tempo sempre davanti a Dio: "Ovunque sono mandati, ovunque vanno, camminano sempre nel seno di Dio" (Omelia 34,13). L'Apocalisse ha qualificato i Vescovi come "angeli" della loro Chiesa, e possiamo quindi fare questa applicazione: gli Apostoli e i loro successori dovrebbero stare sempre con il loro Signore e proprio così – ovunque vadano – essere sempre in comunione con Lui e vivere di questa comunione.

La Chiesa è apostolica, perché confessa la fede degli Apostoli e cerca di viverla. Vi è una unicità che caratterizza i Dodici chiamati dal Signore, ma esiste allo stesso tempo una continuità nella missione apostolica. San Pietro nella sua prima lettera si è qualificato come "co-presbitero" con i presbiteri ai quali scrive (5,1). E con ciò ha espresso il principio della successione apostolica: lo stesso ministero che egli aveva ricevuto dal Signore ora continua nella Chiesa grazie all'ordinazione sacerdotale. La Parola di Dio non è soltanto scritta ma, grazie ai testimoni che il Signore nel sacramento ha inserito nel ministero apostolico, resta parola vivente. Così ora mi rivolgo a Voi, cari confratelli Vescovi. vi saluto con affetto, insieme con i vostri familiari e con i pellegrini delle rispettive Diocesi. Voi state per ricevere il pallio dalle mani del Successore di Pietro. L'abbiamo fatto benedire, come da Pietro stesso, ponendolo accanto alla sua tomba. Ora esso è espressione della nostra comune responsabilità davanti all’"arci-pastore" Gesù Cristo, del quale parla Pietro (1 Pt 5,4). Il pallio è espressione della nostra missione apostolica. È espressione della nostra comunione, che nel ministero petrino ha la sua garanzia visibile. Con l'unità, così come con l'apostolicità, è collegato il servizio petrino, che riunisce visibilmente la Chiesa di tutte le parti e di tutti i tempi, difendendo in tal modo ciascuno di noi dallo scivolare in false autonomie, che troppo facilmente si trasformano in interne particolarizzazioni della Chiesa e possono compromettere così la sua indipendenza interna. Con questo non vogliamo dimenticare che il senso di tutte le funzioni e ministeri è in fondo che "arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo", perché cresca il corpo di Cristo "in modo da edificare se stesso nella carità" (Ef 4,13.16).

In questa prospettiva saluto di cuore e con gratitudine la delegazione della Chiesa ortodossa di Costantinopoli, che è inviata dal Patriarca ecumenico Bartolomeo I, al quale rivolgo un cordiale pensiero. Guidata dal Metropolita Ioannis, è venuta a questa nostra festa e partecipa alla nostra celebrazione. Anche se ancora non concordiamo nella questione dell'interpretazione e della portata del ministero petrino, stiamo però insieme nella successione apostolica, siamo profondamente uniti gli uni con gli altri per il ministero vescovile e per il sacramento del sacerdozio e confessiamo insieme la fede degli Apostoli come ci è donata nella Scrittura e come è interpretata nei grandi Concili. In quest'ora del mondo piena di scetticismo e di dubbi, ma anche ricca di desiderio di Dio, riconosciamo nuovamente la nostra missione comune di testimoniare insieme Cristo Signore e, sulla base di quell'unità che già ci è donata, di aiutare il mondo perché creda. E supplichiamo il Signore con tutto il cuore perché ci guidi all'unità piena in modo che lo splendore della verità, che sola può creare l'unità, diventi di nuovo visibile nel mondo.

Il Vangelo di questo giorno ci parla della confessione di san Pietro da cui ha avuto inizio la Chiesa: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente" (Mt 16,16). Avendo parlato oggi della Chiesa una, cattolica e apostolica, ma non ancora della Chiesa santa, vogliamo ricordare in questo momento un'altra confessione di Pietro pronunciata nel nome dei Dodici nell'ora del grande abbandono: "Noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio" (Gv 6,69). Che cosa significa? Gesù, nella grande preghiera sacerdotale, dice di santificarsi per i discepoli, alludendo al sacrificio della sua morte (Gv 17,19). Con questo Gesù esprime implicitamente la sua funzione di vero Sommo Sacerdote che realizza il mistero del "Giorno della Riconciliazione", non più soltanto nei riti sostitutivi, ma nella concretezza del proprio corpo e sangue. La parola "il Santo di Dio" nell'Antico Testamento indicava Aronne come Sommo Sacerdote che aveva il compito di compiere la santificazione d'Israele (Sal 105,16; vgl. Sir 45,6). La confessione di Pietro in favore di Cristo, che egli dichiara il Santo di Dio, sta nel contesto del discorso eucaristico, nel quale Gesù annuncia il grande Giorno della Riconciliazione mediante l'offerta di se stesso in sacrificio: "Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo" (Gv 6,51). Così, sullo sfondo di questa confessione, sta il mistero sacerdotale di Gesù, il suo sacrificio per tutti noi. La Chiesa non è santa da se stessa; consiste infatti di peccatori – lo sappiamo e lo vediamo tutti. Piuttosto, essa viene sempre di nuovo santificata dall’amore purificatore di Cristo. Dio non solo ha parlato: ci ha amato molto realisticamente, amato fino alla morte del proprio Figlio. E’ proprio da qui che ci si mostra tutta la grandezza della rivelazione che ha come iscritto nel cuore di Dio stesso le ferite. Allora ciascuno di noi può dire personalmente con san Paolo: "Io vivo nella fede del Figlio di Dio che mi ha amato e ha dato se stesso per me" (Gal 2,20). Preghiamo il Signore perché la verità di questa parola si imprima profondamente, con la sua gioia e la sua responsabilità, nel nostro cuore; preghiamo perché irradiandosi dalla Celebrazione eucaristica, essa diventi sempre di più la forza che plasma la nostra vita.

Ratzigirl
Wednesday, June 29, 2005 2:45 PM
Angelus del 29 giugno 2005
Oggi la Chiesa celebra la solenne memoria dei santi Apostoli Pietro e Paolo. È in festa specialmente Roma, dove questi due insigni testimoni di Cristo hanno subito il martirio e dove si venerano le loro reliquie. Il ricordo dei santi Patroni mi fa sentire particolarmente vicino a voi, cari fedeli della Diocesi di Roma. La Provvidenza divina mi ha chiamato ad essere il vostro Pastore: vi ringrazio per l’affetto con cui mi avete accolto e vi domando di pregare affinché i santi Pietro e Paolo mi ottengano la grazia di compiere con fedeltà il ministero pastorale affidatomi. Quale Vescovo di Roma, il Papa svolge un servizio unico e indispensabile alla Chiesa universale: è il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità dei Vescovi e di tutti i fedeli.

Segno liturgico della comunione che unisce la Sede di Pietro e il suo Successore ai Metropoliti e, per loro tramite, agli altri Vescovi del mondo è il pallio, che questa mattina, durante la Celebrazione eucaristica nella Basilica di San Pietro, ho imposto ad oltre trenta Pastori provenienti da varie Comunità. A questi cari Fratelli e a quanti fanno loro corona rinnovo il mio fraterno saluto. Un saluto cordiale rivolgo con affetto anche alla Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli venuta per questa speciale circostanza. Come non ricordare quest’oggi che il primato della Chiesa che è in Roma e del suo Vescovo è un primato di servizio alla comunione cattolica. A partire poi dal duplice evento del martirio di Pietro e di Paolo, tutte le Chiese incominciarono a guardare a quella di Roma come al punto di riferimento centrale per l’unità dottrinale e pastorale. Afferma il Concilio Vaticano II: "Nella comunione ecclesiastica, vi sono legittimamente le Chiese particolari, con proprie tradizioni, rimanendo però integro il primato della Cattedra di Pietro, la quale presiede alla comunione universale della carità (cfr S. Ignatius M., Ad Rom., Preaf.: Funk, I, 252), tutela le varietà legittime, e insieme veglia affinché ciò che è particolare, non solo non nuoccia all’unità, ma piuttosto la serva" (Cost. Lumen gentium, 13).

La Vergine Maria ci ottenga che il ministero petrino del Vescovo di Roma non sia visto come pietra d’inciampo ma come sostegno nel cammino sulla via dell’unità, e ci aiuti a giungere quanto prima a realizzare l’anelito di Cristo: "ut unum sint". Intercedano per noi i santi Apostoli Pietro e Paolo.

DOPO L’ANGELUS

Je salue avec joie les pèlerins francophones présents ce matin sur la place Saint-Pierre, particulièrement les pèlerins venus des diocèses de Paris et de Tours à l’occasion de la remise du pallium à leur Archevêque. À tous, je souhaite un bon séjour à Rome.

I extend a special greeting to the English-speaking pilgrims present here today, and I pray that on this Solemnity of the Apostles Peter and Paul your time here in Rome will bring you ever closer to our Lord Jesus Christ. Upon all of you, I invoke the abundant blessings of Almighty God.

Einen herzlichen Gruß richte ich an alle Pilger und Besucher deutscher Sprache. Die heiligen Apostel Petrus und Paulus stehen vor Gottes Thron. Ihrer Fürbitte vertraue ich euch alle und meinen Hirtendienst an. Euch allen eine gute Zeit in Rom!

Saludo cordialmente a los fieles de lengua española en esta solemnidad de San Pedro y San Pablo, que trasmitieron con fidelidad y fortaleza el mensaje salvador de Cristo, hasta derramar su sangre por él en Roma. A todos mi Bendición.

Saúdo cordialmente aos peregrinos de língua portuguesa que porventura aqui se encontrem. Peço a todos que se unam em preces aos Apóstolos Pedro e Paulo para que, por sua intercessão, Deus proteja a sua Igreja.

Witam wszystkich Polaków. Dziekuje za Wasza obecnosc w Wiecznym Miescie w dniu swietych Piotra i Pawla. Dziekuje tez za modlitwe. Niech Wam Bóg blogoslawi.

Saluto ora i pellegrini italiani. In particolare il folto gruppo dell’Opera Don Orione che ha voluto rinnovare con questo pellegrinaggio alla Tomba di Pietro la sua fedeltà al Papa. Saluto poi i Ciclo-Amatori di San Zeno Naviglio e i fedeli che li accompagnano.

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