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euge65
Sunday, August 13, 2006 4:51 PM
ulteriore messaggio di Papa Benedetto sul Medio Oriente
benedetto XVI: la PACE
PREVALGA SULLE ARMI
(AGI) - Castelgandolfo, 13 ago. - L'auspicio che dopo la risoluzione dell'Onu in Medio Oriente "finalmente prevalga la pace sulla violenza e la forza delle armi" e' stato formulato da Benedetto XVI prima della preghiera dell'Angelus, che ha recitato oggi con i fedeli riuniti nel cortile della residenza estiva di Castelgandolfo. E' questo, ha spiegato, "l'augurio di tutti. Gli ultimi sviluppi - ha aggiunto - fanno sperare che cessino gli scontri e che sia prontamente ed efficacemente assicurata l'assistenza umanitaria alle popolazioni. Per questo invochiamo con insistente fiducia Maria, sempre pronta dalla Gloria celeste, nella quale dopodomani la contempleremo Assunta, a intercedere per i suoi figli e a soccorrerne le necessita'".
Proprio in questi giorni, il Pontefice ha inviato il card. Roger Etchegaray in Libano, dove celebrera' la messa di Ferragosto con il patriarca maronita Sfeir, mentre il nunzio apostolico Antonio Franco celebrera' a Nazareth con il patriarca Sabbah. Una decisione presa da Papa Ratzinger per manifestare la propria vicinanza e solidarieta' alle popolazioni colpite dalla guerra. "Il clima delle ferie - ha detto oggi - non ci fa dimenticare il grave conflitto in atto in Medio Oriente". (AGI)
131208 AGO 06
emma3
Sunday, August 13, 2006 10:18 PM
Il pontefice fa il punto su Medioriente, famiglia e rapporti
con l'Islam "che inorridisce alla freddezza religiosa dell'Occidente

Benedetto XVI parla alle tv tedesche


"Le donne avranno spazio nella Chiesa"
"Il cristianesimo non è solo un cumulo di proibizioni"
"Spero di andare in Terrasanta in tempo di pace"


CITTA' DEL VATICANO - Benedetto XVI parla alle televisioni tedesche di Chiesa e progresso, dei rapporti con l'Islam e del conflitto in Medioriente. "Il Cristianesimo non è un cumulo di proibizioni", afferma papa Ratzinger, che prefigura un nuovo ruolo per le donne nella Chiesa. E sul Medioriente: "Vorrei andare in Terrasanta, ma visitarla in tempo di pace".

In una lunga intervista concessa alla televisione tedesca e alla Radio Vaticana alcuni giorni fa, e andata in onda questa sera, il ponteficie affronta i temi del momento, anche in vista del suo prossimo viaggio in Germania, dal 9 al 14 settembre. Non è mancato nelle parole di Ratzinger il richiamo al suo predecessore. "'L'intero pontificato di Giovanni Paolo II ha attirato l'attenzione degli uomini e li ha riuniti. Ma ciò che è accaduto in occasione della sua morte rimane qualcosa di storicamente del tutto speciale - ha detto Benedetto XVI - Per quanto le cose siano fissate io vorrei cercare di conservare e di realizzare anche qualcosa di propriamente personale".

Collegialità nella Chiesa e spazio alle donne. Concistori più frequenti, Sinodi più incisivi e maggior spazio alle donne. Benedetto XVI vuole più collegialità nella Chiesa Cattolica e intende valorizzare al massimo il ruolo delle donne, la cui esclusione dal sacerdozio non deve precludere altri ruoli. "Noi riteniamo - ricorda - che la nostra fede e la costituzione del Collegio degli Apostoli ci impegnino e non ci permettano di conferire l'ordinazione sacerdotale alle donne. Ma - tiene a chiarire il Papa teologo - non bisogna neppure pensare che nella Chiesa l'unica possibilità di avere un qualche ruolo di rilievo sia di essere sacerdote".

Secondo il Papa, dunque, "anche nel tempo moderno le donne devono, e noi con loro cercare sempre di nuovo il loro giusto posto". Con grande franchezza e apertura, Benedetto XVI descrive poi nell'intervista le sue prime iniziative verso una diversa gestione della Chiesa, a cominciare dal nuovo stile da lui impresso alle "visite ad limina" che i vescovi compiono periodicamente in Vaticano.

Nella visione di Ratzinger, "il Papa non è affatto un monarca assoluto", e la Santa Sede, di conseguenza, deve diventare sempre più "un'istanza unificatrice, che crei anche l'indipendenza dalle forze politiche e garantisca che le cristianità non si identifichino troppo con le nazionalità".

Quanto al suo pontificato e al "mestiere di Papa" di cui spesso parla, il Pontefice ha notato che "Io non sono un uomo a cui vengano in mente continuamente delle barzellette. Ma saper vedere anche l'aspetto divertente della vita e la sua dimensione gioiosa e non prendere tutto così tragicamente, questo lo considero molto importante, e direi che è anche necessario per il mio ministero".

"Non solo proibizioni". Sulla famiglia e sul matrimonio, ha ribadito il Pontefice, "si è sentito dire tanto su ciò che non è permesso, che ora bisogna dire: Ma noi abbiamo un'idea positiva da proporre: l'uomo e la donna sono fatti l'uno per l'altra, esiste - per così dire - una scala: sessualità, eros, agape, che sono le dimensioni dell'amore, e così si forma dapprima il matrimonio come incontro colmo di felicità di uomo e donna, e poi la famiglia, che garantisce la continuità fra le generazioni, in cui si realizza la riconciliazione delle generazioni e in cui si possono incontrare anche le culture".

In un altro passo dell'intervista, comunque, il Papa ha ricordato che "nella gioventù c'è molta generosità, ma di fronte al rischio di impegnarsi per una vita intera, sia nel matrimonio, sia nel sacerdozio, si prova paura" Per quanto riguarda ancora l'aborto, poi, "esso - secondo Benedetto XVI - non rientra nel sesto, ma nel quinto comandamento: 'Non uccidere!. E questo dovremmo presupporlo come ovvio. "Ma ciò diventa più chiaro - ha concluso - se prima è stato detto il positivo".

L'Islam e l'Occidente. Secondo Benedetto XVI "nel mondo occidentale oggi viviamo un'ondata di nuovo drastico illuminismo o laicismo", e le altre culture, in particolare l'Islam - anche se il Papa non lo ha citato espressamente -, "sono inorridite per la freddezza che riscontrano in Occidente nei confronti di Dio". Il Pontefice lo ha affermato nella lunga intervista in lingua tedesca rilasciata a tre testate televisive e alla Radio Vaticana. "Credere è diventato più difficile - ha sottolineato Ratzinger -, poiché il mondo in cui ci troviamo è fatto completamente da noi stessi e in esso Dio, per così dire, non compare più direttamente".

"D'altra parte - ha aggiunto il Papa - l'Occidente oggi viene toccato fortemente da altre culture, in cui l'elemento religioso originario è molto forte, e che sono inorridite per la freddezza che riscontrano in Occidente nei confronti di Dio". "E questa presenza del sacro in altre culture - secondo il Pontefice -, anche se velata in molte maniere, tocca nuovamente il mondo occidentale, tocca noi, che ci troviamo al crocevia di tante culture".

L'appello per la pace. Il Papa ha lanciato un vero e proprio appello per una "durevole" pace in Medio Oriente. Ricordando che la Chiesa non vuole "alcun potere politico", la sollecitazione di Ratzinger è che "vengano mobilitate tutte le forze che riconoscono che la guerra è la peggiore soluzione per tutti. Non porta nulla di buono per nessuno, neppure per gli apparenti vincitori".

"Vorrei andare nella Terra Santa, e spero di poterla visitare in tempo di pace", ha detto poi il Papa nel parlare dei suoi prossimi viaggi. Oltre al viaggio previsto per il prossimo anno in Brasile per l'incontro del Consiglio Episcopale Latino Americano (Celam) e la promessa agli austriaci di visitare il santuario mariano di Mariazell, il Pontefice ha espresso quindi il desiderio di andare presto a Gerusalemme.

(13 agosto 2006) da repubblica.it
ratzi.lella
Sunday, August 13, 2006 11:04 PM
ho appena visto l'intervista integrale
su sat 2000!!!
devo fare i miei piu' grandi, sinceri, affettuosissimi complimenti al "mio" papa per il grande insegnamento che ancora oggi e' riuscito a darmi: si puo' essere grandi uomini, la personalita' piu' potente della terra, la sapienza fatta persona, ma restare sempre grandiosamente umili!!
grazie, papa benedetto!!!

ecco il testo dell'intervista:

L'intervista del papa. Ecco la Chiesa di Benedetto XVI
di Matteo Spicuglia/ 13/08/2006


La trascrizione integrale dell’intervista concessa dal papa alle emittenti Bayerischer Rundfunk (ARD), ZDF, Deutsche Welle e Radio Vaticana. Il testo integrale nella traduzione italiana ...

L’invito a riscoprire un Dio dal volto umano, la scelta di non essere apostolo della morale ma testimone della fede, la decisione di convocare con regolarità il Concistoro e ascoltare i vescovi per concretizzare la collegialità. È un papa che non si sottrae ad alcuna domanda, quello intervistato il 5 agosto scorso a Castel Gandolfo dal direttore dei programmi del ZDF Thomas Bellut, dal direttore televisivo del Bayerischer Rundfunk (ARD) Gerhard Fuchs, dal direttore del Deutsche Welle Christoph Lanz e dal capo di redazione della Sezione di lingua tedesca della Radio Vaticana padre Eberhard von Gemmingen, S.I.

Nei giorni scorsi, l’attesa di conoscere i contenuti di una conversazione durata oltre mezzora; oggi, la messa in onda di un’intervista che sicuramente farà discutere e che fissa alcuni punti programmatici degni di attenzione.

Benedetto XVI ha detto la sua su molti argomenti, partendo dal significato del suo viaggio in Baviera previsto a settembre, per affrontare poi i nodi più controversi, almeno nell’opinione pubblica, sul ruolo della Chiesa nella società contemporanea. La morale sessuale, l’omosessualità, l’Aids e la contraccezione, ma anche il tema dell’ecumenismo, della famiglia e della crisi religiosa dell’Europa, senza dimenticare aspetti più legati alla vita da papa, dalla fatica del ruolo ai prossimi viaggi in programma.



Traduzione italiana ufficiale della trascrizione del testo originale in lingua tedesca dell’intervista di papa Benedetto XVI a Bayerischer Rundfunk (ARD), ZDF, Deutsche Welle e Radio Vaticana
La conversazione è stata registrata a Castel Gandolfo il 5 agosto 2006 e trasmesso oggi 13 agosto 2006. Hanno posto le domande al Santo Padre il direttore dei programmi del ZDF Thomas Bellut, il direttore televisivo del Bayerischer Rundfunk (ARD) Gerhard Fuchs, il direttore del Deutsche Welle Christoph Lanz e il capo di redazione della Sezione di lingua tedesca della Radio Vaticana padre Eberhard von Gemmingen, S.I.


Santo Padre, a settembre Lei visiterà la Germania, o più precisamente, naturalmente, la Baviera. "Il papa ha nostalgia della sua patria", così hanno riferito i suoi collaboratori nel corso della preparazione. Quali temi vorrà in particolare toccare durante la visita, e il concetto di "patria" fa parte dei valori che Lei vuole specialmente proporre?

Benedetto XVI: "Certamente. Il motivo della visita era proprio che io volevo vedere ancora una volta i luoghi, le persone presso cui sono cresciuto, che mi hanno segnato e hanno formato la mia vita; volevo ringraziare queste persone. E naturalmente volevo anche esprimere un messaggio che vada aldilà della mia terra, come è coerente con il mio ministero. I temi me li sono lasciati indicare molto semplicemente dalle ricorrenze liturgiche. Il tema fondamentale è che noi dobbiamo riscoprire Dio e non un Dio qualsiasi, ma il Dio con un volto umano, poiché quando vediamo Gesù Cristo vediamo Dio. E a partire da questo dobbiamo trovare le vie per incontrarci a vicenda nella famiglia, fra le generazioni e poi anche fra le culture e i popoli, e le vie per la riconciliazione e la convivenza pacifica in questo mondo. Le vie che conducono verso il futuro non le troviamo se non riceviamo, per così dire, la luce dall’alto. Non ho quindi scelto dei temi molto specifici, ma è la liturgia che mi guida a esprimere il messaggio fondamentale della fede, che naturalmente si inserisce nell’attualità di oggi, in cui vogliamo anzitutto cercare la collaborazione dei popoli, e le vie possibili verso la riconciliazione e la pace".





Come papa, Lei è responsabile per la Chiesa nel mondo intero. Ma naturalmente la sua visita fa rivolgere l’attenzione anche alla situazione dei cattolici in Germania. Ora, tutti gli osservatori concordano che l’atmosfera è buona, anche grazie alla Sua elezione. Ma naturalmente i problemi antichi sono rimasti, solo per fare alcuni esempi: sempre meno praticanti, sempre meno battesimi, in genere sempre meno influsso sulla vita sociale. Come vede Lei la situazione attuale della Chiesa cattolica in Germania?

Benedetto XVI: "Io direi anzitutto che la Germania appartiene all’Occidente, anche se con una sua coloritura caratteristica, e nel mondo occidentale oggi viviamo un’ondata di nuovo drastico illuminismo o laicismo, comunque lo si voglia chiamare. Credere è diventato più difficile, poiché il mondo in cui ci troviamo è fatto completamente da noi stessi e in esso Dio, per così dire, non compare più direttamente. Non si beve alla fonte, ma da ciò che, già imbottigliato, ci viene offerto. Gli uomini si sono ricostruiti il mondo loro stessi, e trovare Lui dietro a questo mondo è diventato difficile. Questo non è specifico della Germania, ma è qualcosa che si verifica in tutto il mondo, in particolare in quello occidentale. D’altra parte l’Occidente oggi viene toccato fortemente da altre culture, in cui l’elemento religioso originario è molto forte, e che sono inorridite per la freddezza che riscontrano in Occidente nei confronti di Dio. E questa presenza del sacro in altre culture, anche se velata in molte maniere, tocca nuovamente il mondo occidentale, tocca noi, che ci troviamo al crocevia di tante culture. E anche dal profondo dell’uomo in Occidente e in Germania sale sempre nuovamente la domanda di qualcosa ‘di più grande’. Lo vediamo nella gioventù, nella quale c’è la ricerca di un ‘più’: in certo modo il fenomeno religione - come si dice - ritorna, anche se si tratta di un movimento di ricerca spesso piuttosto indeterminato. Ma con tutto ciò la Chiesa è di nuovo presente, la fede si offre come risposta. E io penso che proprio questa visita, come già quella a Colonia, sia una opportunità perché si veda che credere è bello, che la gioia di una grande comunità universale significa un sostegno, che dietro di essa c’è qualcosa di importante e che quindi insieme ai nuovi movimenti di ricerca vi sono anche nuovi sbocchi alla fede, che ci conducono gli uni verso gli altri e che sono anche positivi per la società nel suo insieme".


Santo Padre, proprio un anno fa Lei era a Colonia con i giovani, e credo che Lei abbia anche sperimentato che la gioventù è straordinariamente pronta ad accogliere, e che Lei personalmente è stato accolto molto bene. In questo prossimo viaggio Lei porta forse anche un messaggio speciale per i giovani?

Benedetto XVI: "Io direi anzitutto: sono molto felice che vi siano giovani che vogliono stare insieme, che vogliono stare insieme nella fede, e che vogliono fare qualcosa di buono. La disponibilità al bene è molto forte nella gioventù, basti pensare alle molte forme di volontariato. L’impegno per offrire in prima persona un proprio contributo di fronte ai bisogni di questo mondo, è una cosa grande. Un primo impulso può essere quindi di incoraggiare in questo: Andate avanti! Cercate le occasioni per fare il bene! Il mondo ha bisogno di questa volontà, ha bisogno di questo impegno! E poi forse una parola particolare sarebbe questa: il coraggio di decisioni definitive! Nella gioventù c’è molta generosità, ma di fronte al rischio di impegnarsi per una vita intera, sia nel matrimonio, sia nel sacerdozio, si prova paura. Il mondo è in movimento in modo drammatico. Continuamente. Posso già fin d’ora disporre della mia vita intera con tutti i suoi imprevedibili eventi futuri? Con una decisione definitiva non è forse che lego io stesso la mia libertà e che tolgo qualcosa alla mia flessibilità? Risvegliare il coraggio di osare decisioni definitive, che in realtà sono le sole che rendono possibile la crescita, il cammino in avanti e il raggiungimento di qualcosa di grande nella vita, le sole che non distruggono la libertà, ma le offrono la giusta direzione nello spazio; rischiare questo, questo salto - per così dire - nel definitivo, e con ciò accogliere pienamente la vita, questo è qualcosa che sarei lieto di poter comunicare".

Santo Padre, una domanda sulla situazione della politica estera. La speranza della pace in Medio Oriente, nelle settimane scorse, è di nuovo diminuita notevolmente. Quali possibilità Lei vede per la Santa Sede in rapporto alla situazione attuale? Quale influsso positivo Lei può esercitare sulla situazione, sugli sviluppi nel Medio Oriente?

Benedetto XVI: "Naturalmente non abbiamo alcuna possibilità politica, e noi non vogliamo alcun potere politico. Ma noi vogliamo appellarci ai cristiani e a tutti coloro che si sentono in qualche modo uniti alla Santa Sede ed interpellati da essa, affinché vengano mobilitate tutte le forze che riconoscono che la guerra è la peggiore soluzione per tutti. Non porta nulla di buono per nessuno, neppure per gli apparenti vincitori. Noi lo sappiamo molto bene in Europa, in seguito alle due guerre mondiali. Ciò di cui tutti hanno bisogno è la pace. E vi è una forte comunità cristiana nel Libano, vi sono cristiani fra gli arabi, vi sono cristiani in Israele, e cristiani di tutto il mondo si impegnano per questi paesi cari a tutti noi. Vi sono forze morali che sono pronte a far comprendere che l’unica soluzione è l’imparare a vivere insieme. Queste forze noi vogliamo mobilitare. Tocca ai politici di trovare poi le strade affinché questo possa avvenire il più presto possibile e soprattutto in modo durevole".





Come vescovo di Roma Lei è successore di San Pietro. Il ministero di Pietro come può mostrarsi in modo appropriato ai tempi d’oggi? E come vede Lei il rapporto di tensione ed equilibrio fra il primato del papa da una parte e la collegialità dei vescovi dall’altra?

Benedetto XVI: "Un rapporto di tensione ed equilibrio naturalmente c’è, deve anche esserci. Molteplicità e unità devono sempre nuovamente trovare il loro rapporto reciproco e questo rapporto, nelle mutevoli situazioni del mondo, deve essere ristabilito. Oggi abbiamo una nuova polifonia delle culture, in cui l’Europa non è più la sola determinante, ma le comunità cristiane dei diversi continenti stanno acquistando il loro proprio peso, il loro proprio colore. Dobbiamo imparare sempre nuovamente questa sinergia. Per questo abbiamo sviluppato diversi strumenti. Le cosiddette "visite ad limina" dei vescovi, che ci sono sempre state, vengono ora valorizzate molto di più, per parlare veramente con tutte le istanze della Santa Sede e anche con me. Io parlo personalmente con ogni singolo vescovo. Ho già potuto parlare con quasi tutti i vescovi dell’Africa e con molti di quelli dell’Asia. Adesso verranno quelli dell’Europa Centrale, della Germania, della Svizzera e in questi incontri, in cui appunto Centro e Periferia si incontrano in uno scambio franco, cresce il corretto rapporto reciproco in una tensione equilibrata. Abbiamo anche altri strumenti, come il Sinodo, il Concistoro, che io ora terrò regolarmente e che vorrei sviluppare, in cui anche senza un grande ordine del giorno si possono discutere insieme i problemi attuali e cercare delle soluzioni. Sappiamo da una parte che il papa non è affatto un monarca assoluto, ma che, nell’ascolto collettivo di Cristo, deve - per così dire - personificare la totalità. Ma la consapevolezza che occorre un’istanza unificatrice, che crei anche l’indipendenza dalle forze politiche e garantisca che le cristianità non si identifichino troppo con le nazionalità, questa consapevolezza appunto, che vi è bisogno di una tale istanza superiore e più ampia, che crea unità nella integrazione dinamica del tutto, e d’altra parte accoglie, accetta e promuove la molteplicità, questa consapevolezza è molto forte. Perciò credo che, in questo senso, vi sia veramente un’adesione intima al ministero petrino nella volontà di svilupparlo ulteriormente, in modo che risponda sia alla volontà del Signore, sia ai bisogni dei tempi".

La Germania come terra della Riforma è naturalmente segnata in modo particolare dai rapporti fra le diverse confessioni. I rapporti ecumenici sono una realtà sensibile, che ogni tanto può trovarsi in difficoltà. Quali possibilità vede di migliorare il rapporto con la Chiesa evangelica, o quali difficoltà vede su questa strada?

Benedetto XVI: "Forse è importante dire anzitutto che la Chiesa evangelica presenta una notevole varietà. In Germania abbiamo, se non sbaglio, tre comunità maggiori: Luterani, Riformati, Unione Prussiana. Inoltre oggi si formano anche numerose Chiese libere (Freikirchen) e, all’interno delle Chiese classiche, movimenti come la ‘Chiesa confessante’ e così via. Si tratta quindi anche di un insieme a molte voci, con il quale, rispettando la molteplicità delle voci, dobbiamo nella ricerca dell’unità entrare in dialogo e stabilire una collaborazione. La prima cosa da fare è che in questa società ci preoccupiamo tutti insieme di rendere chiari i grandi orientamenti etici, di trovarli noi stessi e tradurli, e così garantire la coesione etica della società, senza la quale essa non può realizzare il fine della politica, che è la giustizia per tutti, una buona convivenza, la pace. In questo senso si realizzano già molte cose: di fronte alle grandi sfide morali già ci troviamo ormai veramente uniti a causa del comune fondamento cristiano. Naturalmente poi si tratta di testimoniare Dio in un mondo che ha difficoltà a trovarLo, come abbiamo già detto: di rendere visibile il Dio col volto umano di Gesù Cristo, offrendo così agli uomini l’accesso a quelle fonti, senza le quali la morale si isterilisce e perde i suoi riferimenti. Si tratta anche di donare la gioia, perché non siamo isolati in questo mondo. Solo così nasce la gioia davanti alla grandezza dell’uomo, che non è un prodotto mal riuscito dell’evoluzione, ma immagine di Dio. Ci dobbiamo muovere su questi due piani - su quello dei grandi riferimenti etici e su quello che mostra - a partire dall’interno di tali riferimenti e orientandosi verso di essi - la presenza di Dio, di un Dio concreto. Se facciamo questo, e se poi soprattutto i singoli raggruppamenti cercano di non vivere la fede in modo particolaristico, ma sempre a partire dai suoi fondamenti più profondi, allora, anche se forse non arriveremo così presto a delle manifestazioni esterne di unità, matureremo però verso un’unità interiore, che se Dio vuole un giorno porterà anche a forme esterne di unità".

Tema: la famiglia. Circa un mese fa Lei era a Valencia per l’Incontro mondiale delle famiglie. Chi ha ascoltato con attenzione - come abbiamo cercato di fare alla Radio Vaticana - ha notato che Lei non ha mai pronunciato la parola "matrimoni omosessuali", non ha mai parlato di aborto, né di contraccezione. Osservatori attenti si sono detti: interessante! Evidentemente la sua intenzione è di annunciare la fede e non di girare il mondo come "apostolo della morale". Può dirci il Suo commento?

Benedetto XVI: "Naturalmente sì. Anzitutto bisogna dire che io avevo in tutto due volte venti minuti di tempo per parlare. E se uno ha così poco tempo non può subito cominciare con il dire ‘No’. Bisogna sapere prima che cosa veramente vogliamo, non è vero? E il cristianesimo, il cattolicesimo, non è un cumulo di proibizioni, ma una opzione positiva. Ed è molto importante che lo si veda nuovamente, poiché questa consapevolezza oggi è quasi completamente scomparsa. Si è sentito dire tanto su ciò che non è permesso, che ora bisogna dire: Ma noi abbiamo un’idea positiva da proporre: l’uomo e la donna sono fatti l’uno per l’altra, esiste - per così dire - una scala: sessualità, eros, agape, che sono le dimensioni dell’amore, e così si forma dapprima il matrimonio come incontro colmo di felicità di uomo e donna, e poi la famiglia, che garantisce la continuità fra le generazioni, in cui si realizza la riconciliazione delle generazioni e in cui si possono incontrare anche le culture. Anzitutto, dunque, è importante mettere in rilievo ciò che vogliamo. In secondo luogo, si può poi anche vedere, perché certe cose non le vogliamo. E io credo che occorra riconoscere che non è un’invenzione cattolica che l’uomo e la donna siano fatti l’uno per l’altra, affinché l’umanità continui a vivere: lo sanno in fondo tutte le culture. Per quanto riguarda l’aborto, esso non rientra nel sesto, ma nel quinto comandamento: ‘Non uccidere!’. E questo dovremmo presupporlo come ovvio, ribadendo sempre di nuovo: la persona umana inizia nel seno materno e rimane persona umana fino al suo ultimo respiro. Perciò deve sempre essere rispettata come persona umana. Ma ciò diventa più chiaro se prima è stato detto il positivo".

Santo Padre, la mia domanda si collega in certo modo a quella precedente. In tutto il mondo i credenti attendono dalla Chiesa cattolica risposte ai problemi globali più urgenti, come l’AIDS e la sovrappopolazione. Perché la Chiesa cattolica insiste tanto sulla morale anteponendola ai tentativi di soluzione concreta per questi problemi cruciali dell’umanità, ad esempio nel continente africano?

Benedetto XVI: "Già, questo è il problema: insistiamo veramente tanto sulla morale? Io direi - me ne sono convinto sempre più anche nel dialogo con i vescovi africani - che la questione fondamentale, se vogliamo fare dei passi avanti in questo campo, si chiama educazione, formazione. Il progresso può essere progresso vero solo se serve alla persona umana e se la persona umana stessa cresce; se non cresce solo il suo potere tecnico, ma anche la sua capacità morale. E penso che il vero problema della nostra situazione storica sia lo squilibrio fra la crescita incredibilmente rapida del nostro potere tecnico e quella della nostra capacità morale, che non è cresciuta in modo proporzionale. Perciò la formazione della persona umana è le vera ricetta, la chiave di tutto direi, e questa è anche la nostra via. E questa formazione ha - per dirla in breve - due dimensioni. Anzitutto naturalmente dobbiamo imparare: acquisire sapere, capacità, know-how come si suol dire. In questa direzione l’Europa, e l’America negli ultimi decenni, hanno fatto molto, ed è una cosa importante. Ma se si diffonde solo know-how, se si insegna solo come si costruiscono e usano le macchine, e come si impiegano i mezzi di contraccezione, allora non bisogna poi meravigliarsi che alla fine ci si ritrovi con le guerre e con le epidemie di AIDS. Noi abbiamo bisogno di due dimensioni: ci vuole allo stesso tempo la formazione del cuore - se così posso esprimermi - con cui la persona umana acquisisce dei riferimenti e impara così anche ad usare correttamente la tecnica, che pure ci vuole. Ed è questo che cerchiamo di fare. In tutta l’Africa e anche in molti paesi dell’Asia abbiamo una grande rete di scuole di ogni grado, dove anzitutto si può imparare, acquisire vera conoscenza, capacità professionale, e con ciò raggiungere autonomia e libertà. Ma in queste scuole noi cerchiamo appunto non solo di comunicare know-how, ma di formare persone umane, che vogliano riconciliarsi, che sappiano che dobbiamo costruire e non distruggere, e che abbiano i riferimenti necessari per saper convivere. In gran parte dell’Africa le relazioni fra musulmani e cristiani sono esemplari. I vescovi hanno formato comitati comuni insieme con i musulmani per vedere come creare pace nelle situazioni di conflitto. E questa rete delle scuole, dell’apprendimento e della formazione umana, che è molto importante, viene completata da una rete di ospedali e di centri di assistenza, che raggiunge capillarmente anche i villaggi più remoti. E in molti luoghi, dopo tutte le distruzioni della guerra, la Chiesa è rimasta l’ultimo potere intatto - non potere, ma realtà! Una realtà dove si cura, dove si cura anche l’AIDS, e dove, d’altra parte, si offre un’educazione che aiuta a stabilire i giusti rapporti con gli altri. Perciò credo che dovrebbe venire corretta l’immagine secondo cui seminiamo attorno a noi solo dei rigidi ‘No’. Proprio in Africa si opera molto, perché le diverse dimensioni della formazione si possano integrare e così diventi possibile il superamento della violenza e anche delle epidemie, fra cui bisogna contare anche la malaria e la tubercolosi".

Santo Padre, il cristianesimo si è diffuso in tutto il mondo a partire dall’Europa. Ora, molti che si occupano dell’argomento dicono che il futuro della Chiesa si trova negli altri continenti. È vero? O in altre parole, che futuro ha il cristianesimo in Europa, dove sembra che esso si stia riducendo a faccenda privata di una minoranza?

Benedetto XVI: "Anzitutto io vorrei introdurre qualche sfumatura. In verità, come sappiamo, il cristianesimo è sorto nel Vicino Oriente. E per lungo tempo il suo sviluppo principale è rimasto là e si è diffuso in Asia molto di più di quanto noi oggi pensiamo dopo i cambiamenti portati dall’Islam. D’altra parte, proprio per questo motivo il suo asse si è spostato sensibilmente verso l’Occidente e l’Europa, e l’Europa - ne siamo fieri e ce ne rallegriamo - ha ulteriormente sviluppato il cristianesimo nelle sue grandi dimensioni anche intellettuali e culturali. Ma credo che sia importante ricordarci dei cristiani d’Oriente, poiché al momento vi è il pericolo che essi, che sono stati sempre ancora una minoranza importante, adesso emigrino. E vi è il grande pericolo che proprio questi luoghi d’origine del cristianesimo rimangano privi di cristiani. Penso che dobbiamo aiutare molto perché essi possano restare. Ma ora veniamo alla Sua domanda. L’Europa è diventata certamente il centro del cristianesimo e del suo impegno missionario. Oggi gli altri continenti, le altre culture, entrano con peso uguale nel concerto della storia del mondo. Così cresce il numero delle voci della Chiesa, e questo è bene. È bene che si possano esprimere i diversi temperamenti, i doni propri dell’Africa, dell’Asia e dell’America, in particolare anche dell’America Latina. Tutti naturalmente sono toccati non solo dalla parola del cristianesimo, ma anche dal messaggio secolaristico di questo mondo, che porta anche negli altri continenti la prova dirompente che noi abbiamo subito in noi stessi. Tutti i vescovi delle altre parti del mondo dicono: noi abbiamo ancora bisogno dell’Europa, anche se l’Europa ora è solo una parte di un tutto più grande. Noi abbiamo tuttora una responsabilità al riguardo. Le nostre esperienze, la scienza teologica che è stata qui sviluppata, tutta la nostra esperienza liturgica, le nostre tradizioni, anche le esperienze ecumeniche che abbiamo accumulato: tutto ciò è molto importante anche per gli altri continenti. Perciò bisogna che noi oggi non capitoliamo dicendo: ‘Ecco, siamo solo una minoranza, cerchiamo almeno di conservare il nostro piccolo numero!’. Dobbiamo invece conservare vivo il nostro dinamismo, aprire rapporti di scambio, cosicché di là vengano anche forze nuove per noi. Oggi vi sono sacerdoti indiani ed africani in Europa, anche in Canada, dove molti sacerdoti africani lavorano; è interessante. Vi è questo dare e ricevere vicendevole. Ma anche se in futuro dovremo essere piuttosto coloro che ricevono, dovremmo tuttavia rimanere sempre capaci di dare e sviluppare in tal senso il necessario coraggio e dinamismo".





È un argomento che è stato già in parte toccato, Santo Padre. Le società moderne nelle decisioni importanti riguardo alla politica e alla scienza non si orientano secondo i valori cristiani e la Chiesa - lo sappiamo dalle inchieste - viene considerata perlopiù solo come una voce ammonitrice o addirittura frenante. La Chiesa non dovrebbe uscire da questa posizione difensiva e assumere un atteggiamento più positivo riguardo al futuro e alla sua costruzione?

Benedetto XVI: "Direi che in ogni caso abbiamo il nostro compito di mettere meglio in rilievo ciò che noi vogliamo di positivo. E questo dobbiamo anzitutto farlo nel dialogo con le culture e con le religioni, poiché il continente africano, l’anima africana e anche l’anima asiatica restano sconcertate di fronte alla freddezza della nostra razionalità. È importante dimostrare che da noi non c’è solo questo. E reciprocamente è importante che il nostro mondo laicista si renda conto che proprio la fede cristiana non è un impedimento, ma invece un ponte per il dialogo con gli altri mondi. Non è giusto pensare che la cultura puramente razionale, grazie alla sua tolleranza, abbia un approccio più facile alle altre religioni. Ad essa manca in gran parte ‘l’organo religioso’ e con ciò il punto di aggancio a partire dal quale e con il quale gli altri vogliono entrare in relazione. Perciò dobbiamo, possiamo mostrare che proprio per la nuova interculturalità, nella quale viviamo, la pura razionalità sganciata da Dio non è sufficiente, ma occorre una razionalità più ampia, che vede Dio in armonia con la ragione, dobbiamo mostrare che la fede cristiana che si è sviluppata in Europa è anche un mezzo per far confluire ragione e cultura e per tenerle insieme in un’unità comprensiva anche dell’agire. In questo senso credo che abbiamo un grande compito, di mostrare cioè che questa Parola, che noi possediamo, non appartiene - per così dire - ai ciarpami della storia, ma è necessaria proprio oggi".

Santo Padre, parliamo dei suoi viaggi. Lei è in Vaticano, forse Le costa essere un po’ lontano dalla gente e separato dal mondo, anche qui nel bellissimo ambiente di Castel Gandolfo. Ma Lei fra poco avrà 80 anni. Lei pensa, con l’aiuto di Dio, di poter fare ancora molti viaggi? Ha un’idea di quali vorrebbe fare? In Terra Santa, in Brasile? Lo sa già?

Benedetto XVI: "A dire il vero non sono così solo. Naturalmente ci sono - per così dire - le mura che rendono difficile l’accesso, ma c’è una ‘famiglia pontificia’, ogni giorno molte visite, in particolare quando sono a Roma. Vengono i vescovi, altre persone, ci sono Visite di Stato, di personalità che però vogliono parlare con me anche personalmente e non solo di questioni politiche. In questo senso c’è una molteplicità di incontri che grazie a Dio mi vengono donati continuamente. Ed è anche importante che la sede del Successore di Pietro sia un luogo di incontro - non è vero? Dal tempo di Giovanni XXIII, poi, il pendolo si è spostato anche nell’altra direzione: sono i papi che hanno cominciato a fare visite. Devo dire che io non mi sento molto forte tanto da mettere in agenda ancora molti grandi viaggi, ma dove questi permettono di rivolgere un messaggio, dove rispondono a un vero desiderio, lì vorrei andare, con il ‘dosaggio’ che mi è possibile. Qualcosa è già previsto: il prossimo anno in Brasile c’è l’incontro del CELAM, il Consiglio Episcopale Latino Americano, e penso che lì la mia presenza sia un passo importante, considerate, da una parte, la vicenda drammatica che l’America del Sud sta vivendo e, dall’altra parte, tutta la forza di speranza che allo stesso tempo è operante in quella regione. Poi vorrei andare nella Terra Santa, e spero di poterla visitare in tempo di pace, e per il resto vedremo che cosa mi riserva la Provvidenza".

Mi permetta di insistere. Gli austriaci parlano anche loro tedesco e La aspettano a Mariazell.

Benedetto XVI: "Sì, è stato concordato. Io l’ho promesso semplicemente, in modo un po’ imprudente. È un posto che mi è piaciuto tanto che ho detto: Sì, tornerò dalla Magna Mater Austriae. Naturalmente questa è diventata subito una promessa, che io manterrò, e la manterrò volentieri".

Insisto ancora. Io La ammiro ogni mercoledì, quando tiene l’udienza generale. Vengono 50.000 persone. Deve essere stancante, molto stancante. Lei riesce a resistere?

Benedetto XVI: "Sì, il Buon Dio mi darà la forza necessaria. E quando si vede l’accoglienza cordiale, naturalmente si rimane incoraggiati".

Santo Padre, Lei ha appena detto di aver fatto una promessa un po’ imprudente. Vuol dire che nonostante il Suo ministero, nonostante i molti vincoli protocollari, Lei non si lascia portar via la sua spontaneità?

Benedetto XVI: "In ogni caso, io ci provo. Poiché, per quanto le cose siano fissate, io vorrei cercare di conservare e di realizzare anche qualcosa di propriamente personale".

Santo Padre, le donne sono molto attive in diverse funzioni nella Chiesa cattolica. Il loro contributo non dovrebbe diventare più chiaramente visibile, anche in posti di più alta responsabilità nella Chiesa?

Benedetto XVI: "Su questo argomento naturalmente si riflette molto. Come Lei sa, noi riteniamo che la nostra fede, la costituzione del Collegio degli Apostoli ci impegnino e non ci permettano di conferire l’ordinazione sacerdotale alle donne. Ma non bisogna neppure pensare che nella Chiesa l’unica possibilità di avere un qualche ruolo di rilievo sia di essere sacerdote. Nella storia della Chiesa vi sono moltissimi compiti e funzioni. A cominciare dalle sorelle dei Padri della Chiesa, per giungere al medioevo, quando grandi donne hanno svolto un ruolo molto determinante, e fino all’epoca moderna. Pensiamo a Ildegarda di Bingen, che protestava con forza nei confronti di vescovi e del Papa; a Caterina da Siena e a Brigida di Svezia. Così anche nel tempo moderno le donne devono - e noi con loro - cercare sempre di nuovo il loro giusto posto. Oggi, esse sono ben presenti nei Dicasteri della Santa Sede. Ma c’è un problema giuridico: quello della giurisdizione, cioè il fatto che secondo il Diritto Canonico il potere di prendere decisioni giuridicamente vincolanti è legato all’Ordine sacro. Da questo punto di vista vi sono quindi dei limiti. Ma io credo che le stesse donne, con il loro slancio e la loro forza, con la loro - per così dire - preponderanza, con la loro ‘potenza spirituale’, sapranno farsi il loro spazio. E noi dovremmo cercare di metterci in ascolto di Dio, per non essere noi ad opporci a Lui, ma anzi ci rallegriamo che l’elemento femminile ottenga nella Chiesa il posto operativo che gli conviene, a cominciare dalla Madre di Dio e da Maria Maddalena".

Santo Padre, nei tempi più recenti si parla di un nuovo fascino del cattolicesimo. Quale è dunque la vitalità e la capacità di futuro di questa istituzione d’altra parte antichissima?

Benedetto XVI: "Direi che già l’intero pontificato di Giovanni Paolo II ha attirato l’attenzione degli uomini e li ha riuniti. Ciò che è accaduto in occasione della sua morte rimane qualcosa di storicamente del tutto speciale: come centinaia di migliaia di persone accorrevano disciplinatamente verso Piazza San Pietro, stavano in piedi per ore, e mentre avrebbero dovuto crollare, invece resistevano mosse da una spinta interiore. E poi lo abbiamo rivissuto in occasione della inaugurazione del mio pontificato e poi a Colonia. È molto bello che l’esperienza della comunità diventi allo stesso tempo un’esperienza di fede; che si sperimenti la comunione non solamente in un luogo qualunque, ma che essa diventi più viva proprio là dove sono i luoghi della fede, facendo risplendere nella sua forza luminosa anche la cattolicità. Ovviamente ciò deve perdurare anche nella vita quotidiana. Le due cose devono andare insieme. Da una parte i grandi momenti, in cui si sperimenta che è bello partecipare, che il Signore è presente e che noi formiamo una grande comunità riconciliata aldilà di tutti i confini. Ma poi, naturalmente, bisogna attingere da questo lo slancio per resistere durante i faticosi pellegrinaggi attraverso il quotidiano, affrontandoli a partire da questi punti luminosi ed invitando così anche altri a inserirsi nella comunità in cammino. Ma vorrei cogliere questa occasione per dire: io mi sento arrossire per tutto ciò che viene fatto in preparazione della mia visita, per tutto quello che la gente sta facendo. La mia casa è stata dipinta a nuovo, una scuola professionale ne ha rifatto il recinto. Il professore di religione evangelico ha collaborato per il mio recinto. E questi sono solo piccoli particolari, ma sono il segno del moltissimo che viene fatto. Io trovo tutto ciò straordinario, e non lo riferisco a me stesso, ma lo considero come segno di una volontà di appartenere a questa comunità di fede e di servirsi tutti l’un l’altro. Dimostrare questa solidarietà e lasciarci ispirare in questo dal Signore: è qualcosa che mi tocca e per questo vorrei anche ringraziare di tutto cuore".

Santo Padre, Lei ha parlato dell’esperienza della comunità. Lei verrà ora in Germania già per la seconda volta dopo la Sua elezione. Con la Giornata Mondiale della Gioventù, e forse anche per altro verso con i campionati mondiali di calcio, l’atmosfera è in certo senso cambiata. Si ha l’impressione che i tedeschi siano diventati più aperti al mondo, più tolleranti, più gioiosi. Che cosa si augura Lei ancora da noi tedeschi?

Benedetto XVI: "Direi che naturalmente già con la fine della seconda guerra mondiale è cominciata una trasformazione interiore della società tedesca, anche della mentalità tedesca, che tale trasformazione è stata ancora rafforzata dalla riunificazione. Noi ci siamo inseriti molto più profondamente nella società mondiale e ovviamente stiamo in certa misura sotto l’influsso della sua mentalità. E così appaiono anche aspetti del carattere tedesco che prima non ci si aspettava. E forse siamo stati dipinti un po’ troppo come sempre tutti disciplinati e riservati, cosa che ha anche un certo fondamento. Ma sono contento se ora emerge di più e si rende visibile a tutti che i tedeschi non sono solo riservati, puntuali e disciplinati, ma sono anche spontanei, allegri, ospitali. Questo è molto bello. Ed allora il mio augurio che queste virtù si sviluppino ulteriormente, ricevendo ancora slancio e durevolezza dalla fede cristiana".

Santo Padre, il Suo Predecessore ha dichiarato beati e santi un grandissimo numero di cristiani. Alcuni pensano, perfino un po’ troppi. Qui la mia domanda: le beatificazioni e le canonizzazioni sono di vantaggio per la Chiesa solo se queste persone possono essere considerate come veri modelli. La Germania produce relativamente pochi santi e beati in confronto ad altri paesi. Si può fare qualcosa perché questa dimensione pastorale si sviluppi, e perché il bisogno di beatificazioni e canonizzazioni dia un vero frutto pastorale?

Benedetto XVI: "All’inizio avevo anch’io un poco l’idea che la grande quantità delle beatificazioni quasi ci schiacciasse e che forse bisognava scegliere di più: delle figure che entrassero più chiaramente nella nostra coscienza. Nel frattempo ho decentralizzato le beatificazioni, per rendere ogni volta più visibili queste figure nei luoghi specifici a cui esse appartengono. Forse un santo del Guatemala interessa meno noi in Germania e viceversa uno di Altötting forse non trova tanto interesse a Los Angeles e così via. In questo senso credo che questa decentralizzazione, che corrisponde anche alla collegialità dell’episcopato, alle sue strutture collegiali, sia una cosa opportuna proprio in questo punto. I diversi Paesi hanno le loro proprie figure che lì possono svolgere la loro efficacia. Ho anche osservato che queste beatificazioni nei diversi luoghi toccano innumerevoli persone e che la gente dice: ‘Finalmente, questo è uno di noi!’ e va a lui e ne viene ispirata. Il beato appartiene a loro, e noi siamo contenti che lì ce ne siano molti. E se gradualmente, con lo sviluppo della società mondiale, anche noi li conosceremo meglio, sarà bello. Ma anzitutto è importante che anche in questo campo vi sia la molteplicità. E in questo senso è importante che anche noi in Germania impariamo a conoscere le nostre proprie figure e a rallegrarci di esse. Parallelamente ci sono poi le canonizzazioni delle figure più grandi, che sono di rilievo per la Chiesa intera. Io direi che le singole Conferenze Episcopali dovrebbero scegliere, dovrebbero vedere chi è adatto per noi, chi ci dice veramente qualcosa, e poi dovrebbero rendere visibili queste figure più significative, imprimendole nella coscienza mediante la catechesi, la predicazione; forse si potrebbero anche presentare con un film. Potrei immaginarmi dei film molto belli. Io naturalmente conosco bene solo i Padri della Chiesa: fare un film su Agostino, anche uno su Gregorio di Nazianzo e la sua figura molto particolare (il suo fuggire ripetutamente perché ne aveva abbastanza, e così via) e dimostrare che non ci sono sempre solo le brutte situazioni attorno a cui girano tanti nostri film, ma ci sono figure meravigliose della storia, che non sono affatto noiose, ma sono molto attuali. Insomma bisogna cercare di non caricare eccessivamente la gente, ma di rendere visibili per molti le figure che sono attuali e che ci ispirano".

Storie in cui ci sia anche humour? Nel 1989 a Monaco Le è stata data l’onorificenza del Karl Valentin Orden. Quale ruolo hanno nella vita di un papa lo humour e le leggerezza dell’essere?

Benedetto XVI: (ride) "Io non sono un uomo a cui vengano in mente continuamente delle barzellette. Ma saper vedere anche l’aspetto divertente della vita e la sua dimensione gioiosa e non prendere tutto così tragicamente, questo lo considero molto importante, e direi che è anche necessario per il mio ministero. Un qualche scrittore aveva detto che gli angeli possono volare, perché non si prendono troppo sul serio. E noi forse potremmo anche volare un po’ di più, se non ci dessimo così tanta importanza".

Quando si svolge un compito importante come il Suo, Santo Padre, si viene naturalmente anche molto osservati. Gli altri parlano di Lei. E leggendo sono rimasto colpito da ciò che dicono molti osservatori, che papa Benedetto è una personalità diversa dal cardinal Ratzinger. Come Lei vede se stesso, se posso permettermi questa domanda?

Benedetto XVI: "Io sono stato già sezionato diverse volte: il professore del primo periodo e quello del periodo intermedio, il primo cardinale e quello successivo. Adesso si aggiunge un altro sezionamento. Naturalmente le circostanze e la situazione e anche gli uomini influiscono, perché si rivestono responsabilità diverse. Ma - diciamo così - la mia personalità fondamentale e anche la mia visione fondamentale sono cresciute, ma in tutto ciò che è essenziale sono rimaste identiche. Sono contento se ora vengono percepiti anche aspetti che prima non venivano così notati".

Si può dire, che il suo compito le piace, che non è un peso per Lei?

Benedetto XVI: "Questo sarebbe un po’ troppo, perché in realtà è faticoso, ma in ogni caso cerco di trovare anche in questo la gioia".

Conclusione. Anche in nome dei miei colleghi La ringrazio molto sinceramente per questo colloquio, per questa "prima mondiale". Noi siamo lieti per la sua prossima visita in Germania, in Baviera. Arrivederci.

Fonte: Sala Stampa della Santa Sede.

(Articolo su Korazym.org)
euge65
Tuesday, August 15, 2006 9:00 PM
MESSAGGIO DEL PAPA ALL'ANGELUS!!!!!!!!!
BENEDETTO XVI: AFFIDIAMO A MARIA, REGINA DELLA PACE, LE ANSIE DI UN MONDO STRAZIATO DALLA VIOLENZA

15/08/2006

Nel giorno dell’Assunta, questa festa mariana tra le più “più antiche e suggestive”, che “la tradizione cristiana ha collocato nel cuore dell’estate”, Benedetto XVI ha affidato a Maria, “segno certo della nostra speranza”, le “ansie dell’umanità per ogni luogo del mondo straziato dalla violenza”. Nella riflessione prima dell’Angelus, a Castel Gandolfo, Benedetto XVI ha ricordato la Terra Santa, l’Iraq e lo Sri Lanka. Ma ha ricordato in particolare il Libano e Israele dove in contemporanea si stanno svolgendo messe al santuario di Harissa, sul Monte Libano e alla basilica dell’Annunciazione a Nazareth.

“Ci uniamo – ha spiegato il papa - ai nostri fratelli e sorelle che in queste stesse ore sono raccolti nel Santuario di Nostra Signora del Libano ad Harissa per una Celebrazione eucaristica presieduta dal card. Roger Etchegaray, che si è recato in Libano come mio inviato speciale, per portare conforto e concreta solidarietà a tutte le vittime del conflitto e pregare per la grande intenzione della pace. Siamo in comunione anche con i Pastori e i fedeli della Chiesa in Terra Santa, che sono riuniti nella Basilica dell’Annunciazione a Nazareth, attorno al rappresentante pontificio in Israele e Palestina, l’arcivescovo Antonio Franco, per pregare per le stesse intenzioni”.

E pensando a tutte le tensioni di guerra, etniche e religiose sofferte in queste situazioni, ha aggiunto: “Ottenga Maria per tutti sentimenti di comprensione, volontà di intesa e desiderio di concordia!”.

“Maria – ha continuato Benedetto XVI - ci incoraggia a non perderci di fiducia dinanzi alle difficoltà e agli inevitabili problemi di tutti i giorni. Ci assicura il suo aiuto e ci ricorda che l’essenziale è cercare e pensare "alle cose di lassù, non a quelle della terra" (cfr Col 3,2). Presi dalle occupazioni quotidiane rischiamo infatti di ritenere che sia qui, in questo mondo nel quale siamo solo di passaggio, lo scopo ultimo dell’umana esistenza. Invece è il Paradiso la vera meta del nostro pellegrinaggio terreno. Quanto diverse sarebbero le nostre giornate se ad animarle fosse questa prospettiva! Così è stato per i santi. Le loro esistenze testimoniano che quando si vive con il cuore costantemente rivolto al cielo, le realtà terrene sono vissute nel loro giusto valore perché ad illuminarle è la verità eterna dell’amore divino”.
Sihaya.b16247
Wednesday, August 16, 2006 1:58 PM
SANTA MESSA NELLA SOLENNITÀ DELL’ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA 15 Agosto 2006



OMELIA DEL SANTO PADRE

Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari Fratelli e Sorelle!

Nel Magnificat – il grande canto della Madonna ora ascoltato nel Vangelo – troviamo una parola sorprendente. Maria dice: "D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata". La Madre del Signore profetizza le lodi mariane della Chiesa per tutto il futuro, la devozione mariana del Popolo di Dio fino alla fine dei tempi. Lodando Maria la Chiesa non ha inventato qualcosa "accanto" alla Scrittura: ha risposto a questa profezia fatta da Maria in quell’ora di grazia.

E queste parole di Maria non erano solo parole personali, forse arbitrarie. Elisabetta aveva, come dice San Luca, gridato piena di Spirito Santo : "Beata Colei che ha creduto". E Maria, pure piena di Spirito Santo, continua e completa quello che ha detto Elisabetta, affermando: "Beata mi diranno tutte le generazioni". E’ una vera profezia, ispirata dallo Spirito Santo, e la Chiesa, venerando Maria, risponde a un comando dello Spirito Santo, fa ciò che deve fare. Noi non lodiamo Dio sufficientemente tacendo sui suoi santi, soprattutto su "la Santa" che è divenuta la sua dimora in terra, Maria. La luce semplice e multiforme di Dio ci appare proprio nella sua varietà e ricchezza solo nel volto dei santi, che sono il vero specchio della sua luce. E proprio vedendo il volto di Maria possiamo vedere più che in altri modi la bellezza di Dio, la sua bontà, la sua misericordia. Possiamo realmente percepire la luce divina in questo volto.

"Tutte le generazioni mi chiameranno beata". Noi possiamo lodare Maria, venerare Maria, perché è "beata", è beata per sempre. E questo è il contenuto di questa Festa. Beata è perché unita a Dio, vive con Dio e in Dio. Il Signore, nella vigilia della sua Passione, congedandosi dai suoi, ha detto: "Io vado a prepararvi, nella grande casa del Padre, una dimora. E ci sono molte dimore nella casa del Padre". Maria dicendo: "Sono la tua serva, sia fatta la tua volontà" ha preparato qui in terra la dimora per Dio; con corpo e anima ne è divenuta la dimora e così ha aperto la terra al cielo.

San Luca, nel Vangelo ora ascoltato, con diversi accenni fa capire che Maria è la vera Arca dell'Alleanza, che il mistero del Tempio – l’inabitazione di Dio qui in terra – è adempiuto in Maria. In Maria realmente abita Dio, diventa presente qui in terra. Maria diventa la sua tenda. Quello che desiderano tutte le culture – che cioè Dio abiti tra di noi – si realizza qui. Sant’Agostino dice: "Prima di concepire il Signore nel corpo, lo aveva già concepito nell’anima". Aveva dato al Signore lo spazio della sua anima e così è divenuta realmente il vero Tempio dove Dio si è incarnato, è divenuto presente su questa terra. E così, essendo la dimora di Dio in terra, in lei è già preparata la sua dimora eterna, è già preparata questa dimora per sempre. E questo è tutto il contenuto del dogma dell’Assunzione di Maria alla gloria del cielo in corpo e anima, espresso qui in queste parole. Maria è "beata" perché è divenuta – totalmente, con corpo e anima e per sempre – la dimora del Signore. Se questo è vero, Maria non solamente, non semplicemente ci invita all’ammirazione, alla venerazione, ma ci guida, mostra la strada della vita a noi, ci mostra come noi possiamo divenire beati, trovare la strada della felicità.

Sentiamo ancora una volta la parola di Elisabetta, completata nel Magnificat di Maria: "Beata Colei che ha creduto". Il primo e fondamentale atto per diventare dimora di Dio e per trovare così la felicità definitiva è credere, è la fede, la fede in Dio, in quel Dio che si è mostrato in Gesù Cristo e si fa sentire nella parola divina della Sacra Scrittura. Credere non è aggiungere una opinione ad altre. E la convinzione, la fede che Dio c’è non è una informazione come altre. Di molte informazioni, a noi non fa niente se sono vere o false, non cambiano la nostra vita. Ma se Dio non c’è, la vita è vuota, il futuro è vuoto. E se Dio c’è, tutto è cambiato, la vita è luce, il nostro avvenire è luce e abbiamo l’orientamento per come vivere. Perciò credere costituisce l’orientamento fondamentale della nostra vita. Credere, dire: "Sì, credo che Tu sei Dio, credo che nel Figlio incarnato sei Tu presente tra di noi", orienta la mia vita, mi spinge ad attaccarmi a Dio, ad unirmi con Dio e così a trovare il luogo dove vivere, e il modo come vivere. E credere non è solo un tipo di pensiero, un’idea; è, come già accennato, un agire, è una forma di vivere. Credere vuol dire seguire la traccia indicataci dalla Parola di Dio. Maria, oltre questo atto fondamentale della fede, che è un atto esistenziale, una presa di posizione per tutta la vita, aggiunge un’altra parola: "La sua misericordia si stende su quelli che lo temono". Parla, con tutta la Scrittura, del "timor di Dio". Questa è forse una parola che noi conosciamo poco o non amiamo molto. Ma "timor di Dio" non è angoscia, è tutt’altra cosa. Come figli, non abbiamo angoscia del Padre, ma abbiamo il timor di Dio, la preoccupazione di non distruggere l’amore sul quale è collocata la nostra vita. Timor di Dio è quel senso di responsabilità che noi dobbiamo avere, responsabilità per la porzione del mondo che ci è affidata nella nostra vita. Responsabilità di amministrare bene questa parte del mondo e della storia che siamo noi e così servire all’edificazione giusta del mondo, servire alla vittoria del bene e della pace.

"Ti chiameranno beata tutte le generazioni": questo vuol dire che il futuro, l’avvenire, appartiene a Dio, è nelle mani di Dio, che Dio vince. E non vince il drago, così forte, del quale parla oggi la prima Lettura, il drago che è la rappresentazione di tutti i poteri della violenza del mondo. Sembrano invincibili, ma Maria ci dice che non sono invincibili. La Donna - così ci mostrano la Prima Lettura e il Vangelo – è più forte perché Dio è più forte. Certo in confronto con il drago, così armato, questa Donna che è Maria, che è la Chiesa, appare indifesa, vulnerabile. E realmente Dio è vulnerabile nel mondo, perché è l’Amore e l’amore è vulnerabile. E tuttavia Lui ha il futuro in mano; vince l’amore e non l’odio, vince alla fine la pace.

Questa è la grande consolazione contenuta nel dogma dell’Assunzione di Maria in corpo e anima alla gloria del cielo. Ringraziamo il Signore per questa consolazione, ma vediamo anche questa consolazione come un impegno per noi di stare dalla parte del bene, della pace. E preghiamo Maria, la Regina della Pace, perché aiuti per la vittoria della pace, oggi: "Regina della Pace, prega per noi". Amen!


Sihaya.b16247
Wednesday, August 16, 2006 2:14 PM
L’UDIENZA GENERALE , 16.08.2006
Cari fratelli e sorelle,

il nostro consueto appuntamento settimanale del mercoledì si svolge quest’oggi nel clima della solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria. Vorrei pertanto invitarvi a volgere lo sguardo, ancora una volta, alla nostra Madre celeste, che ieri la liturgia ci ha fatto contemplare trionfante con Cristo in Cielo. Questa festa è stata sempre molto sentita dal popolo cristiano, fin dai primi secoli del cristianesimo; essa, com’è noto, celebra la glorificazione anche corporale di quella creatura che Dio si è scelto come Madre e che Gesù sulla Croce ha dato per Madre a tutta l’umanità. L’Assunzione evoca un mistero che interessa ciascuno di noi perché, come afferma il Concilio Vaticano II, Maria "brilla quaggiù come segno di sicura speranza e consolazione per il popolo di Dio che è in cammino" (Lumen gentium, 68). Si è però talmente presi dalle vicende di ogni giorno da dimenticare talora questa consolante realtà spirituale, che costituisce un’importante verità di fede.

Come far sì allora che questo segno luminoso di speranza sia percepito sempre più dall’odierna società? C’è oggi chi vive come se non dovesse mai morire o come se tutto dovesse finire con la morte; alcuni si comportano ritenendo che l’uomo sia l’unico artefice del proprio destino, come se Dio non esistesse, giungendo qualche volta persino a negare che ci sia spazio per Lui nel nostro mondo. I grandi successi della tecnica e della scienza, che hanno notevolmente migliorato la condizione dell’umanità, lasciano però senza soluzione i quesiti più profondi dell’animo umano. Solo l’apertura al mistero di Dio, che è Amore, può colmare la sete di verità e di felicità del nostro cuore; solo la prospettiva dell’eternità può dare valore autentico agli eventi storici e soprattutto al mistero della fragilità umana, della sofferenza e della morte

Contemplando Maria nella gloria celeste, comprendiamo che anche per noi la terra non è la patria definitiva e che, se viviamo costantemente rivolti ai beni eterni, un giorno condivideremo la sua stessa gloria. Per questo, pur tra le mille difficoltà quotidiane non dobbiamo perdere la serenità e la pace. Il segno luminoso dell’Assunta in cielo rifulge ancor più quando sembrano accumularsi all’orizzonte ombre tristi di dolore e di violenza. Ne siamo certi: dall’alto Maria segue i nostri passi con dolce trepidazione, ci rasserena nell’ora del buio e della tempesta, ci rassicura con la sua mano materna. Sorretti da questa consapevolezza, proseguiamo fiduciosi nel nostro cammino di impegno cristiano là dove la Provvidenza ci conduce.

Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare alle Piccole Suore della Sacra Famiglia e alle Missionarie Figlie del Calvario, che stanno celebrando in questi giorni i rispettivi Capitoli generali, alle Figlie della Croce di Sant’Andrea e alle Suore della Santa Croce.

Estendo il mio saluto a tutti giovani presenti, come pure ai malati e agli sposi novelli. Carissimi, la luce di Cristo, che abbiamo contemplato ieri riflessa in Maria Santissima Assunta in Cielo, illumini sempre la vostra vita e la renda feconda di bene.

Vorrei concludere questo nostro incontro con un ricordo particolare per Frère Roger Schutz, fondatore di Taizé, assassinato il 16 agosto dello scorso anno durante la preghiera della sera. La sua testimonianza di fede cristiana e di dialogo ecumenico è stata un prezioso insegnamento per intere generazioni di giovani. Chiediamo al Signore che il sacrificio della sua vita contribuisca a consolidare l’impegno di pace e di solidarietà di quanti hanno a cuore il futuro dell’umanità.


ratzi.lella
Wednesday, August 16, 2006 5:11 PM
grazie degli aggiornamenti
noto con piacere che finalmente padre lombardi ha preso in mano le redini della situazione e aggiorna il sito, e le foto, in un battibaleno!!!
euge65
Wednesday, August 16, 2006 5:56 PM
dall'udienza del 16/08
PAPA/ RICORDA FRERE ROGER, SIA ESEMPIO DI PACE E SOLIDARIETA'
Fondatore Comunità Taizè assassinato un anno fa da squilibrata
16-08-2006 11:23
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Città del Vaticano, 16 ago. (Apcom) - Benedetto XVI ha ricordato quest'oggi - durante l'udienza generale tenuta a Castel Gandolfo - il fondatore della Comunità di Taizè, Frere Roger, assassinato esattamente un anno fa da una squilibrata durante la preghiera della sera.

"La sua testimonianza di fede cristiana e di dialogo ecumenico - ha sottolineato il Papa - è stato un prezioso insegnamento per intere generazioni di giovani". "Speriamo che il suo esempio - ha concluso il pontefice - contribuisca ad un impegno di pace e di solidarietà e di quanti hanno a cuore il futuro dell'umanità".

stupor-mundi
Saturday, August 19, 2006 4:42 PM
APPELLO DEL SANTO PADRE PER LA LIBERAZIONE DEL SACERDOTE CATTOLICO RAPITO IN IRAQ

Con un telegramma a firma del Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato, il Santo Padre Benedetto XVI esprime la Sua vicinanza alla Chiesa cattolica caldea e chiede la liberazione del sacerdote P. Saad Syrop Hanna, rapito a Baghdad lo scorso 15 agosto, subito dopo la celebrazione per la solennità dell’Assunta.
Questo il testo del telegramma inviato a Sua Beatitudine Emmanuel III Delly, Patriarca di Babilonia dei Caldei:

HIS BEATITUDE EMMANUEL III DELLY
PATRIARCH OF BABYLON OF THE CHALDEANS
BAGHDAD

DEEPLY SADDENED BY NEWS OF THE ABDUCTION OF FATHER SAAD SYROP HANNA, THE HOLY FATHER WISHES ME TO ASSURE YOUR BEATITUDE AND ALL THE PASTORS AND FAITHFUL OF THE BELOVED CHALDEAN CHURCH OF HIS SPIRITUAL CLOSENESS AND PRAYERFUL SOLIDARITY. HIS HOLINESS MAKES A HEARTFELT APPEAL TO THE ABDUCTORS TO RELEASE THE YOUNG PRIEST AT ONCE, SO THAT HE CAN RETURN TO THE SERVICE OF GOD, THE CHRISTIAN COMMUNITY AND HIS COUNTRYMEN. THE HOLY FATHER’S THOUGHTS ALSO GO TO ALL THE VICTIMS OF ABDUCTION IN YOUR COUNTRY AND HE PRAYS THAT THIS DREADFUL SCOURGE, AS WELL AS THE "TERRIBLE DAILY BLOODSHED WHICH DELAYS THE DAWN OF RECONCILIATION AND REBUILDING" (ANGELUS OF 15 AUGUST 2006) WILL FINALLY COME TO AN END. HIS HOLINESS ENCOURAGES THE MEMBERS OF THE CATHOLIC COMMUNITY TO CONTINUE TO WORK TOGETHER WITH ALL RELIGIOUS BELIEVERS AND PEOPLE OF GOOD WILL TOWARDS A FUTURE OF HARMONIOUS AND RESPECTFUL COEXISTENCE FOR THE BELOVED NATION OF IRAQ.

CARDINAL ANGELO SODANO
SECRETARY OF STATE

[Modificato da stupor-mundi 19/08/2006 16.44]

euge65
Saturday, August 19, 2006 5:33 PM
Programma ufficiale viaggio in Baviera
VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI A MÜNCHEN, ALTÖTTING E REGENSBURG (9-14 SETTEMBRE 2006) - PROGRAMMA , 19.08.2006

VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI A MÜNCHEN, ALTÖTTING E REGENSBURG (9-14 SETTEMBRE 2006) - PROGRAMMA

I T A L I A

Sabato 9 settembre 2006

Ciampino (Roma)

13.45
Partenza dall’aeroporto di Roma/Ciampino per München

G E R M A N I A

München

15.30
Arrivo all’aeroporto internazionale Franz Joseph Strauss di München.

15.30
CERIMONIA DI BENVENUTO nell’aeroporto internazionale Franz Joseph Strauss di München. Discorso del Santo Padre.

16.15
Trasferimento in auto dall’aeroporto internazionale Franz Joseph Strauss al Seminario Georgianum di München.

17.00
Arrivo al Seminario Georgianum nella Piazza Prof. Huber di München. Cambio con auto panoramica.

17.10
Trasferimento in auto panoramica dal Seminario Georgianum alla Marienplatz di München.

17.30
PREGHIERA ALLA MARIENSÄULE (Colonna della Madonna) nella Marienplatz di München. Preghiera e saluto del Santo Padre.

18.15
Trasferimento in auto panoramica dalla Marienplatz alla Residenz (Residenza Reale) nella Piazza Max-Joseph di München.

18.30
VISITA DI CORTESIA AL PRESIDENTE FEDERALE nella Residenza Reale nella Piazza Max-Joseph di München.

19.15
INCONTRO CON IL CANCELLIERE FEDERALE nella Residenza Reale nella Piazza Max-Joseph di München.

19.45
INCONTRO CON IL MINISTRO PRESIDENTE DELLA BAVIERA nella Residenza Reale nella Piazza Max-Joseph di München.

20.15
Trasferimento in auto panoramica dalla Residenza Reale al Palazzo Arcivescovile di München.

20.30
Arrivo al Palazzo Arcivescovile di München.


Domenica 10 settembre 2006

08.45
Trasferimento in auto dal Palazzo Arcivescovile alla Neue Messe di München.

09.30
Arrivo alla spianata della Neue Messe di München. Cambio con auto panoramica e giro tra i fedeli.

09.45
Arrivo alla Sagrestia allestita nella Neue Messe di München.

10.00
SANTA MESSA nella spianata della Neue Messe di München. Omelia del Santo Padre.


RECITA DELL’ANGELUS DOMINI nella spianata della Neue Messe di München. Parole del Santo Padre.

12.15
Ritorno alla Sagrestia allestita nella Neue Messe di München.

12.30
Trasferimento in auto dalla Neue Messe al Palazzo Arcivescovile di München.

13.00
Arrivo al Palazzo Arcivescovile di München.


Pranzo con il Seguito Papale ed i Cardinali ospiti.

17.15
Trasferimento in auto panoramica dal Palazzo Arcivescovile alla Cattedrale di München.

17.30
CELEBRAZIONE DEI VESPRI nella Cattedrale di München. Omelia del Santo Padre.

19.00
Trasferimento in auto panoramica dalla Cattedrale al Palazzo Arcivescovile di München.

19.15
Arrivo al Palazzo Arcivescovile di München.


Lunedì 11 settembre 2006

07.50
Congedo dal Palazzo Arcivescovile di München.

08.00
Trasferimento in auto dal Palazzo Arcivescovile all’eliporto della Bayern Kaserne di München.

08.15
Arrivo all’eliporto della Bayern Kaserne di München.

08.20
Partenza in elicottero da München per Altötting.

Altötting

09.20
Arrivo all’eliporto di Altötting.

09.30
Trasferimento in auto panoramica dall’eliporto al Santuario di Altötting.

09.45
VISITA ALLA GNADENKAPELLE del Santuario di Altötting.

10.00
Trasferimento in auto panoramica dal Santuario alla Sagrestia allestita ad Altötting.

10.15
Arrivo alla Sagrestia allestita nella Casa parrocchiale di Altötting.

10.30
SANTA MESSA nella piazza del Santuario di Altötting. Omelia del Santo Padre.

12.30
Processione del Santissimo, accompagnato dalla Statua della Madonna, dalla piazza del Santuario alla nuova Anbetungskapelle (Cappella dell’Adorazione), annessa alla Chiesa parrocchiale dei Santi Filippo e Giacomo di Altötting.

12.45
Inaugurazione della Anbetungskapelle (Cappella dell’Adorazione) di Altötting.

13.15
Trasferimento a piedi dalla Sagrestia nei pressi della Anbetungskapelle (Cappella dell’Adorazione) al Convento di Santa Maddalena di Altötting.

13.30
Arrivo al Convento di Santa Maddalena di Altötting.

16.30
Trasferimento in auto panoramica dal Convento di Santa Maddalena alla Basilica di Altötting.

17.00
VESPRI MARIANI CON RELIGIOSI E SEMINARISTI della Baviera nella Basilica di Sant’Anna di Altötting. Omelia del Santo Padre.

18.15
Trasferimento in auto dalla Basilica di Sant’Anna di Altötting a Marktl am Inn.

Marktl am Inn

18.45
Arrivo a Marktl am Inn.


VISITA ALLA CHIESA PARROCCHIALE DI S. OSWALD di Marktl am Inn.

19.00
Trasferimento in auto panoramica dalla Chiesa parrocchiale all’eliporto di Marktl am Inn.

19.15
Arrivo all’eliporto di Marktl am Inn.

19.20
Partenza in elicottero da Marktl am Inn per Regensburg.

Regensburg

20.20
Arrivo all’eliporto della Nibelungenkaserne di Regensburg.

20.30
Trasferimento in auto panoramica dalla Nibelungenkaserne al Seminario Maggiore di S. Wolfgang di Regensburg.

20.45
Arrivo al Seminario Maggiore di S. Wolfgang di Regensburg.


Martedì 12 settembre 2006

09.15
Trasferimento in auto dal Seminario Maggiore di S. Wolfgang all’Islinger Feld di Regensburg.

09.30
Arrivo alla spianata dell’Islinger Feld. Cambio con auto panoramica e giro tra i fedeli.

09.45
Arrivo alla Sagrestia allestita sul retro dell’altare nella spianata dell’Islinger Feld di Regensburg.

10.00
SANTA MESSA nella spianata dell’Islinger Feld di Regensburg. Omelia del Santo Padre.

12.15
Ritorno nella Sagrestia allestita sul retro dell’altare nella spianata dell’Islinger Feld di Regensburg.

12.30
Trasferimento in auto dall’Islinger Feld al Seminario Maggiore di S. Wolfgang di Regensburg.

12.45
Arrivo al Seminario Maggiore di S. Wolfgang di Regensburg.


Pranzo con il Seguito Papale nel Seminario Maggiore di S. Wolfgang di Regensburg.

16.45
Trasferimento in auto panoramica dal Seminario Maggiore di S. Wolfgang all’Università di Regensburg.

17.00
INCONTRO CON RAPPRESENTANTI DELLA SCIENZA nell’Aula Magna dell’Università di Regensburg. Discorso del Santo Padre.

18.00
Trasferimento in auto panoramica dall’Università al Duomo di Regensburg.

18.15
Arrivo al Duomo di Regensburg. Processione dalla Chiesa di S. Ulrich al Duomo di Regensburg.

18.30
CELEBRAZIONE ECUMENICA DEI VESPRI nel Duomo di Regensburg. Omelia del Santo Padre.

19.30
Trasferimento in auto panoramica dal Duomo al Seminario Maggiore di S. Wolfgang di Regensburg.

19.45
Arrivo al Seminario Maggiore di S. Wolfgang di Regensburg.


Mercoledì 13 settembre 2006

Programma privato del Santo Padre.

07.30
Santa Messa, prima colazione e tempo privato nel Seminario Maggiore di S. Wolfgang di Regensburg.

11.00
BENEDIZIONE DEL NUOVO ORGANO DELLA ALTE KAPELLE di Regensburg. Preghiera e saluto del Santo Padre.

11.45
Visita alla casa di Mons. Georg Ratzinger a Regensburg. Pranzo e riposo.

15.00
Trasferimento in auto dalla casa di Mons. Georg Ratzinger al Cimitero di Ziegetzdorf.

Ziegetzdorf

15.30
Visita al Cimitero di Ziegetzdorf e all’attigua Chiesa di S. Giuseppe.

Pentling

16.30
Tempo privato nella Casa di Pentling. Cena.

19.30
Trasferimento in auto da Pentling al Seminario Maggiore di S. Wolfgang di Regensburg.

Regensburg

20.00
Arrivo al Seminario Maggiore di S. Wolfgang di Regensburg.


Giovedì 14 settembre 2006

07.30
Santa Messa in privato nel Seminario Maggiore di S. Wolfgang di Regensburg.

09.00
Congedo dal Seminario Maggiore di S. Wolfgang di Regensburg.

09.15
Trasferimento in auto dal Seminario Maggiore di S. Wolfgang all’eliporto della Nibelungenkaserne di Regensburg.

09.30
Arrivo all’eliporto della Nibelungenkaserne di Regensburg.

09.40
Partenza in elicottero da Regensburg per Freising.

Freising

10.30
Arrivo all’eliporto della Von Stein Kaserne di Freising.


Trasferimento in auto panoramica dall’eliporto della Von Stein Kaserne alla Cattedrale di Freising.

10.40
Arrivo alla Cattedrale di Freising.

10.45
INCONTRO CON SACERDOTI E DIACONI PERMANENTI della Baviera nella Cattedrale di S. Maria e S. Corbiniano di Freising. Discorso del Santo Padre.

11.45
Trasferimento in auto dalla Cattedrale di Freising all’aeroporto internazionale Franz Joseph Strauss di München.

München

12.15
Arrivo all’aeroporto internazionale Franz Joseph Strauss di München.


CERIMONIA DI CONGEDO all’aeroporto internazionale Franz Joseph Strauss di München. Discorso del Santo Padre.

12.45
Partenza dall’aeroporto internazionale di München per Roma.

I T A L I A

Ciampino (Roma)

14.30
Arrivo all’aeroporto di Roma/Ciampino.

stupor-mundi
Sunday, August 20, 2006 2:44 PM
Bernardo di Chiaravalle: chi era costui?
Durante l'angelus di oggi, il papa ha rievocato la figura di Bernardo di Chiaravalle di cui oggi ricorre la memoria liturgica.
Chi era costui? Conosciamolo meglio....

E’ impossibile non unirsi a tutti coloro che hanno scritto e commentato la figura di San Bernardo di Chiaravalle. Questo figlio di nobili borgognoni è l’ultimo dei “padri” del monachesimo benedettino, e con lui la vocazione monastica giunge ad uno dei punti più alti della storia. Nato intorno al 1090 presso Digione, nel castello paterno, figlio di nobili cavalieri, ebbe una educazione tipicamente feudale, ed incarna in sé quello spirito che fu dei monaci e dei cavalieri medievali, fatto di preghiera e combattimento, ascetismo e disciplina, una disciplina spirituale che somiglia molto a quella cavalleresca. Da piccolo entra nella scuola dei Canonici di Châtillon, una delle più importanti della Borgogna, dove studia gli scrittori latini e i padri della Chiesa. Dopo la morte della madre, a cui egli era molto legato, nel 1107, entrò in una crisi che gli fece sentire lontano quel mondo di “donne cavalier armi ed amori” che era proprio della sua famiglia, e forte invece il desiderio di cercare e trovare Dio nella pace e nella quiete del monastero, lontano dal fragore e dalla violenza del mondo. Così a ventidue anni, nel 1112 si reca a Citeaux, nel monastero diretto da Stefano Harding, assieme a trenta compagni. Questo arrivo segnerà una svolta non solo per il monastero, ma nella storia della Chiesa e dell’ Europa occidentale. Anche se differenti nel temperamento, Bernardo fece propria l’idea che aveva ispirato San Roberto di Moleste, Alberico e Stefano. Questi si erano allontanati da Moleste nel 1098 per recarsi in un luogo solitario a 20 chilometri da Digione, in un luogo chiamato Cistercium, per seguire uno stile di vita più semplice e più rigoroso, recuperando lo spirito e la lettera dell’antica regola benedettina, ormai inficiati dalla grande potenza temporale acquisita dai monasteri clunicensi. Il luogo originale, in cui Bernardo condivise i primi anni di una rigorosa vocazione, stava però stretto a Bernardo, che, in cerca di solitudine, ma anche di luoghi aperti e ameni per essere a più stretto contatto con Dio, lasciò Citeaux. Il nuovo luogo sarà ancor più distante dal consesso civile, e si chiamerà Clairvaux , in italiano Chiaravalle. Qui divenne abate e qui rimase fino alla morte, avvenuta nel 1156, nonostante numerosi viaggi, dispute ( celeberrima quella con Abelardo), la predicazione della seconda crociata e l’amministrazione spirituale di un ordine, che alla sua morte contava più di 300 monasteri.

Possiamo dire che i quattro padri dell’ordine cistercense fondarono una vera e propria scuola di spiritualità, di cui San Bernardo costituisce il maestro indiscusso ed il punto di riferimento per le future generazioni di monaci. La sua devozione per la vergine Maria e per il Bambin Gesù rimane una caratteristica della sua spiritualità. La tradizione di chiudere la giornata di preghiera con il Salve Regina deriva proprio da una sua idea. Egli prediligeva per la preghiera luoghi aperti ed ameni, valli luminose ed vicine ai corsi d’acqua. Da qui l’abitudine, tutta cistercense, di fondare monasteri nelle valli. Ben tre città in Italia ci ricordano quindi, con il nome Chiaravalle, la loro fondazione per opera dei monaci di San Bernardo. Umiltà, amore verso Dio con un cammino di unione del cuore, duro lavoro nei campi e profonda devozione mariana sono alcuni dei tratti della spiritualità di San Bernardo. Spirito che si riversa anche nelle strutture architettoniche dei monasteri e delle chiese abbaziali, prive o quasi di decorazioni e tutte slanciate verso l’alto. La sua riforma spirituale quindi segna il passaggio nell’arte dal romanico al gotico. Egli, come tutta la spiritualità monastica, vede la vita spirituale come un cammino fatto di gradi di perfezione, per essere sempre più uniti all’amore di Dio. Amore che si riversa poi sul prossimo, in quanto si ha la piena consapevolezza di essere tutti peccatori. Egli fu anche scrittore molto prolifico: trattati, lettere, prediche, poemi, un “corpus” di scritti che occupa un posto molto rilevante nella storia medievale, e che lo pone come il terzo “padre” medievale, dopo S. Gregorio Magno e S. Benedetto da Norcia. Tra le opere più importanti si possono ricordare "De gradibus humilitatis et superbiae", "De gratia et libero arbitrio", "De diligendo Deo". Egli fu quindi quel faro di luce spirituale che avrebbe illuminato tutta l’Europa occidentale del XII secolo. Fu infatti capace di recuperare in maniera originale e geniale tutto il pensiero cristiano precedente a lui, pur in una prospettiva monastica e benedettina. Egli, a differenza dei clunicensi, non vede infatti l’uomo semplicemente come un peccatore, ma come una creatura buona, capace cioè di recuperare sempre la dimensione d’amore verso Dio e verso il prossimo. L’uomo, con il peccato ha deformato questa immagine, ma proprio attraverso l’ Incarnazione del Figlio di Dio e la disponibilità di Maria Santissima, Dio può riformare l’uomo a sua immagine. L’uomo è chiamato a prendere parte a questa opera, con la conversione e l’ascesa dell’anima verso Dio, descritta nel trattato De diligendo Deo. L’Incarnazione quindi occupa un posto centrale nella spiritualità cistercense. Questa esperienza chiama l’uomo alla sequela di Cristo, fatta nell’oscurità della fede, si attua nella carità.

Ma San Bernardo non fu solo un mistico chiuso in un monastero, lontano dal mondo e tutto teso alla ricerca spirituale di comunione con Dio. Egli, spirito indomito e combattente, vero cavaliere dello Spirito, partecipò attivamente anche alle turbolente vicende della Chiesa e dell’Europa occidentale del suo tempo. Infatti predicò, su ordine di papa Eugenio III, la seconda Crociata, quella di Luigi VII, Riccardo Cuor di Leone e Federico Barbarossa (1148-1151), aiutò papa Innocenzo II, fuggito a Cluny dopo l’elezione dell’antipapa Anacleto. Al Concilio di Etampes, grazie al suo intervento, il re Luigi VI riconobbe Innocenzo come il legittimo papa. Intervenne anche al famoso Concilio di Troyes (1128) che segna la fondazione dell’Ordine dei Cavalieri del Tempio (Templari), un mito ancor oggi intramontabile. Per la prima volta infatti i due ordini, bellatores e oratores , cioè cavalieri e monaci, distinti nella società feudale, vengono fusi in uno solo, con lo scopo di difendere i pellegrini in Terra Santa e i luoghi della vita di Cristo. Fu anche impegnato nella disputa con Abelardo e con i nuovi maestri di filosofia che ai suoi occhi pretendevano di spiegare la fede con la ragione, ed alla fine ne ottenne la condanna al concilio di Sains (1140). Erano due personalità forti, i due, ed esprimevano, ognuno nella sua ottica, due modi di vedere il ruolo della fede e della ragione che sono ancor oggi presenti in terra di Francia.

In effetti San Bernardo rivolse parole di esortazione e di rimprovero, di incoraggiamento e di aiuto, di luce spirituale e di fede a tutte le categorie della società del suo tempo, divenendo un punto di riferimento per la sua epoca. Senza di lui il XII e la civiltà feudale che egli rappresenta forse non sarebbe stata gli stessi. Ma fondamentalmente egli fu prima di tutto un uomo di preghiera in un tempo di guerre, crociate, odi e violenze private. Mi ha colpito molto una frase che introduce iil suo
“De diligendo Deo”, quando all’inizio dice:



“In Dio voglio vivere e in Dio morire: per me preghiere e non domande.”

(Domino vivere et in Domino mori. Orationes a me et non quaestiones)



Sihaya.b16247
Sunday, August 20, 2006 10:46 PM
Re: Bernardo di Chiaravalle: chi era costui?
Grazie!!!
TERESA BENEDETTA
Monday, August 21, 2006 1:31 AM
LO CHE IL PAPA HA DETTO SUL BERNARDO DI CHIARAVALLE
Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia al balcone del Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo e recita l’Angelus insieme ai fedeli e ai pellegrini presenti.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana
:

Cari fratelli e sorelle,

oggi il calendario cita fra i santi del giorno San Bernardo di Chiaravalle, grande Dottore della Chiesa, vissuto tra l’XI e il XII secolo (1091-1153). Il suo esempio e i suoi insegnamenti si rivelano quanto mai utili anche in questo nostro tempo.

Ritiratosi dal mondo dopo un periodo di forte travaglio interiore, venne eletto abate del monastero cistercense di Chiaravalle all’età di 25 anni, restandone alla guida per 38 anni, sino alla morte.

La dedizione al silenzio e alla contemplazione non gli impedì di svolgere un’intensa attività apostolica. Esemplare fu anche per l’impegno con cui lottò per dominare il suo temperamento impetuoso, come pure per l’umiltà con cui seppe riconoscere i propri limiti e manchevolezze.

La ricchezza e il pregio della sua teologia non stanno tanto nell’aver percorso vie nuove, quanto piuttosto nell’essere riuscito a proporre le verità della fede con uno stile così chiaro ed incisivo da affascinare l’ascoltatore e da disporne l’animo al raccoglimento e alla preghiera.

Si avverte in ogni suo scritto l’eco di una ricca esperienza interiore, che egli riusciva a comunicare agli altri con sorprendente capacità suasiva.

Per lui la forza più grande della vita spirituale è l’amore. Dio, che è Amore, crea l’uomo per amore e per amore lo riscatta; la salvezza di tutti gli esseri umani, mortalmente feriti dalla colpa originale e gravati dai peccati personali, consiste nell’aderire fermamente alla divina carità, rivelataci pienamente in Cristo crocifisso e risorto.

Nel suo amore Dio risana la nostra volontà e la nostra intelligenza innalzandole al più alto grado di unione con Lui, cioè alla santità e all’unione mistica. Di questo San Bernardo tratta, tra l’altro, nel breve ma sostanzioso Liber de diligendo Deo.

C’è poi un altro suo scritto che vorrei segnalare, il De consideratione, indirizzato al Papa Eugenio III. Qui il tema dominante è l’importanza del raccoglimento interiore, elemento essenziale della pietà.

Occorre guardarsi, osserva il santo, dai pericoli di una attività eccessiva, qualunque sia la condizione e l’ufficio che si ricopre, perché le molte occupazioni conducono spesso alla "durezza del cuore", "non sono altro che sofferenza dello spirito, smarrimento dell’intelligenza, dispersione della grazia" (II, 3).

L’ammonimento vale per ogni genere di occupazioni, fossero pure quelle inerenti al governo della Chiesa. La parola che, a questo riguardo, Bernardo rivolge al Pontefice, già suo discepolo a Chiaravalle, è provocatoria: "Ecco - egli scrive - dove ti possono trascinare queste maledette occupazioni, se continui a perderti in esse… nulla lasciando di te a te stesso" (ibid.).

Quanto utile è anche per noi questo richiamo al primato della preghiera e della contemplazione! Ci aiuti a concretizzarlo nella nostra esistenza San Bernardo, che seppe armonizzare l’aspirazione del monaco alla solitudine e alla quiete del chiostro con l’urgenza di missioni importanti e complesse al servizio della Chiesa.

Affidiamo questo desiderio all’intercessione della Madonna, che egli sin da fanciullo amò con tenera e filiale devozione sì da meritare il titolo di "Dottore mariano". InvochiamoLa perché ottenga il dono della pace vera e duratura per il mondo intero.

San Bernardo in un suo celebre discorso paragona Maria alla stella a cui i naviganti guardano per non smarrire la rotta: "Nell’ondeggiare delle vicende di questo mondo, più che camminare per terra hai l’impressione di essere sballottato tra i marosi e le tempeste; non distogliere gli occhi dal fulgore di questa stella, se non vuoi essere inghiottito dalle onde… Guarda la stella, invoca Maria… Seguendo Lei non sbagli strada… Se Lei ti protegge non hai paura, se Lei ti guida non ti affatichi, se Lei ti è propizia giungi alla meta" (Hom. super Missus est, II, 17).

ratzi.lella
Monday, August 21, 2006 6:26 PM
GRANDE NOTIZIA
Indonesia,no condanna per cattolici
La conferma arriva dalla nunziatura

(ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 21 AGO - Non sara' eseguita la condanna a morte ai tre detenuti cattolici a Palu nelle isole Sulawesi, in Indonesia. La conferma arriva da monsignor Rugambwa Novatus, sacerdote della nunziatura apostolica a Giacarta. I tre cattolici, Tibo, da Silva e Riwu, condannati in relazione ai sanguinosi scontri interreligiosi avvenuti nel 2000 a Poso, dopo il rimando del 12 agosto, dovevano essere giustiziati ieri. Per loro era intervenuto il Papa che chiedeva un atto di clemenza.


sono molto felice per questa decisione: i miei complimenti alla comunita' di sant'egidio che ha sollevato il problema e, ovviamente, al nostro grande papa benedetto
euge65
Monday, August 21, 2006 6:56 PM
Re: GRANDE NOTIZIA
[QUOTE][DIM]7pt[=DIM]Scritto da: ratzi.lella 21/08/2006 18.26
[S][G][DIM]20pt[=DIM]Indonesia,no condanna per cattolici[/DIM][/G][/S]
[G][C][DIM]13pt[=DIM]La conferma arriva dalla nunziatura[/DIM][/C][/G]

(ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 21 AGO - Non sara' eseguita la condanna a morte ai tre detenuti cattolici a Palu nelle isole Sulawesi, in Indonesia. La conferma arriva da monsignor Rugambwa Novatus, sacerdote della nunziatura apostolica a Giacarta. I tre cattolici, Tibo, da Silva e Riwu, condannati in relazione ai sanguinosi scontri interreligiosi avvenuti nel 2000 a Poso, dopo il rimando del 12 agosto, dovevano essere giustiziati ieri. [S][G][DIM]20pt[=DIM]Per loro era intervenuto il Papa che chiedeva un atto di clemenza.[/DIM][/G][/S]


sono molto felice per questa decisione: i miei complimenti alla comunita' di sant'egidio che ha sollevato il problema e, ovviamente, al nostro grande papa benedetto
[/DIM][/QUOTE]


BENEDETTO SEI GRANDE TI VOGLIAMO BENE!!!!!!!!
(Benedictus)
Monday, August 21, 2006 7:07 PM
Ho trovato questo articolo contro la Rodotà...
Picchiare su Ratzinger si può

La polemica di Fausto Carioti su Libero


Prendiamo un musulmano arabo perfettamente integrato nel nostro Paese. Uno rispettato, che col suo lavoro ha raggiunto posizioni eccellenti. Una persona ammodo, di quelle che farebbe piacere avere come vicino di casa. Uno -per chi ha presente il modello- tipo lo studioso Khaled Fouad Allam, sociologo eletto da poco deputato. Reso l'idea del personaggio? Speriamo di sì.


Ora immaginiamo che su qualunque giornale, o in bocca al leghista di turno, appaia -buttata lì con aria ammiccante- una battuta che lo dipinge in questo modo: "Ogni volta che lo vedo, con quella faccia da arabo, ho l'impressione che stia per tirare fuori il coltello e sgozzarmi davanti alle relecamere". Frase razzista, vero? Ci indigneremmo anche da queste parti, e figuriamoci gli strilli che si alzerebbero dai vestali del politicamente corretto: un personaggio esemplare marchiato come assassino solo per via della sua religione. Bene.

Adesso prendiamo il Corriere della Sera di ieri. Pagina 23, rubrica di Maria Laura Rodotà. Titolo: "Padre Georg, sex symbol consapevole". Padre Georg, per chi non lo sapesse, è il segretario personale di papa Ratzinger. La Rodotà, che conosce l'arte dell'ironia raffinata, avendola appresa nei salotti di siistra, lo presenta così: "Quando vedo il bellissimo tedesco con l'aria più da tenente colonnello che da prete mi viene subito l'ansia di venire smistata su un vagone per Treblinka".

Ora, a parte il tentativo, infelice nei modi e nel risultato, di strappare un sorriso al lettore ironizzando sull'Olocausto e sui nazisti (dalle parti di chi scrive l'ultima battuta scema sugli ebrei nei campi di concentramento è stata sentita in terza elementare, e la fece il più stupido della classe. Da allora, fino a ieri, più niente). A parte questo, si diceva, la rubrichina della Rodoà stabilisce un precedente importante; non è vero che è ormai vietato ironizzare sulla razza delle persone, sulla loro religione, sul loro aspetto. In certi casi si può.

Ad esempio, sappiamo che se è Roberto Calderoli a chiamare "bingo bongo" un generico immigrato di colore, o a definire "signora abbronzata" una giornalista palesitenese, se è Mirko Tremaglia a chiamare "culattoni" gli omosessuali, se è Silvio Berlusconi a dare del "kapò" a un eurodeputato tedesco dai modi discutibili, siamo davanti a una vera emergenza democratica, che impone di chiamare a raccolta le forze migliori del Paese. Se è un vignettista danese che disegna Maometto con la bomba avvolta nel turbante siamo davanti a un incosciente che rischia di scatenare la rivolta delle masse arabe: non si gioca così con la sensibilità religiosa latrui, specie con quella dei musulmani, incazzosi come sono.

Se invece è una giornalista progressista dotata di cotanto cognome che giocherellando affianca il segretario di Benedetto XVI a un boia nazista solo per via della sua nazionalità, dei suoi lineamenti e chissà, forse anche a causa della sua vicinanza con un papa che a sinistra proprio non riescono a digerire (il "papa in nero" raccontato dalle cronache del Manifesto), allora si può fare, nessuno sente il bisogno di alzare il sopracciglio. A conti fatti, dunque, la vicenda è istruttiva, perché introduce un emendamento imoportante alle regole che il giornalista politicamente corretto è tenuto a rispettare.

Sotto la norma che recita: "E' assolutamente vietato qualsiasi tipo di ironia basato su stereotipi razzisti riferiti al colore della pelle e alla religioe delle persone", ieri è stato aggiunto un nuovo paragrafo: "E' fatto salvo il diritto dei giornalisti di sinistra di usare ogni tipo di stereotipo, compreso quello più abusato, nei confronti dei personaggi bianchi di fede cattolica, specie se sacerdoti". La buona stampa democratica è pregata di tenerne conto.
euge65
Tuesday, August 22, 2006 10:10 PM
Domani l'udienza nell'aula Paolo VI
Domani, alle 10, Benedetto XVI presiederà l'udienza generale in Aula Paolo VI








(22 agosto 2006 - RV) Benedetto XVI sarà domattina a Roma per tenere l’udienza generale. L’incontro con i fedeli per la catechesi del mercoledì si svolgerà in Aula Paolo VI, con inizio alle ore 10. La radiocronaca dell’avvenimento curata dalla nostra emittente inizierà alle 9.50, con commento in lingua italiana.


Francesca.Pisa
Wednesday, August 23, 2006 2:39 PM
Udienza Generale del 23 agosto 2006
Udienza generale di Benedetto XVI di stamani.
Da Asia News:

Papa: l’Apocalisse, conforto per i cristiani perseguitati in Asia e nel mondo

Spiegando i simboli del libro dell’evangelista Giovanni, Benedetto XVI sottolinea il paradosso cristiano della vittoria di Cristo, della Donna, della Chiesa sulle sofferenze e persecuzioni. Presenti all’udienza anche pellegrini da Taiwan e Giappone.


Città del Vaticano - La sofferenza non è “l’ultima parola” nella storia del mondo e della Chiesa, ma un “punto di passaggio verso la felicità e, anzi, essa stessa [la sofferenza] è già misteriosamente intrisa” di “gioia” e di “speranza”: lo ha detto Benedetto XVI agli oltre 7 mila pellegrini radunati in aula Paolo VI per l’udienza settimanale, spiegando loro i capisaldi del libro dell’Apocalisse di san Giovanni, discostandosi spesso dal discorso preparato, con aggiunte a braccio.
Il papa ha affermato che a differenza del modo di intendere solito, l’Apocalisse non parla di “una catastrofe incombente”, o di “enigmi da risolvere”, ma raccontando delle persecuzioni che i cristiani subiscono nella storia, vuole infondere la certezza della “vittoria dell’Agnello, sgozzato eppure ritto in piedi” , divenendo un conforto per i cristiani, soprattutto per quelli dell’Asia. Il riferimento all’Asia e alle persecuzioni contro i cristiani, è anzitutto letterario: l’Apocalisse , dice il pontefice, “va compreso sullo sfondo della drammatica esperienza delle sette Chiese d’Asia (Efeso, Smirne, Pergamo, Tiàtira, Sardi, Filadelfia, Laodicéa), che sul finire del I° secolo dovettero affrontare difficoltà non lievi nella loro testimonianza a Cristo. Ad esse Giovanni si rivolge mostrando viva sensibilità pastorale nei confronti dei cristiani perseguitati, che egli esorta a rimanere saldi nella fede e a non identificarsi con il mondo pagano”. Ma parlando poi di uno dei simboli dell’Apocalisse (il libro che nessuno può aprire e che spinge l’apostolo al pianto , Apoc. 5, 4), egli aggiunge: “Probabilmente questo pianto esprime lo sconcerto delle Chiese asiatiche per il silenzio di Dio di fronte alle persecuzioni a cui erano esposte in quel momento. E’ uno sconcerto nel quale può ben riflettersi il nostro sbigottimento di fronte alle gravi difficoltà, incomprensioni e ostilità che pure oggi la Chiesa soffre in varie parti del mondo. Sono sofferenze che la Chiesa certo non si merita, così come Gesù stesso non meritò il suo supplizio”.

Il “senso della storia umana”, “il destino della storia – a detto il papa aggiungendo a braccio – è nelle mani” di Gesù Cristo, che l’Apocalisse mostra come “l’Agnello sgozzato, indifeso, ferito, morto, ma in piedi, vivo, partecipe del potere divino del Padre”. “Gesù, benché ucciso con un atto di violenza, invece di stramazzare a terra sta paradossalmente ben fermo sui suoi piedi, perché con la risurrezione ha definitivamente vinto la morte”.

Il senso della vittoria sulle persecuzioni è riaffermato da Benedetto XVI spiegando il simbolo della “Donna che partorisce un Figlio maschio, e quella complementare del Drago ormai precipitato dai cieli. Questi, pur attivo nella persecuzione della Donna e degli altri suoi figli, è ormai vinto in radice e la sua sconfitta alla fine si manifesterà immancabilmente”. Anche qui il papa ha parlato a lungo a braccio, spiegando che la Donna è Maria, ma anche la Chiesa “che partorisce con grande dolore in ogni tempo, indifesa, debole. Mentre è perseguitata dal Dragone è protetta dalle consolazioni di Dio. È questa Donna che vince alla fine, non il drago”. “La Donna – a continuato a braccio il pontefice – che è perseguitata, alla fine appare come la Sposa, la nuova Gerusalemme, dove non vi sono più lacrime e tutto è luce, perché la sua luce è l’Agnello”.

“Per questo motivo – ha continuato Benedetto XVI - l’Apocalisse di Giovanni, benché pervasa da continui riferimenti a sofferenze e tribolazioni - la faccia oscura della realtà -, è altrettanto permeata da frequenti canti di lode, che rappresentano quasi la faccia luminosa della storia… Siamo qui di fronte al tipico paradosso cristiano, secondo cui la sofferenza non è mai percepita come l’ultima parola, ma è vista come punto di passaggio verso la felicità e, anzi, essa stessa è già misteriosamente intrisa della gioia che scaturisce dalla speranza”.

Il papa ha concluso la sua riflessione spiegando le ultime parole con cui “il Veggente di Patmos” conclude il suo libro, l’invocazione “Vieni, Signore Gesù”, “palpitante di trepida attesa”. Aggiungendo anche qui a braccio, il papa ha detto che tale attesa ha tre dimensioni: quella della “vittoria definitiva del Signore che viene e trasforma il mondo”; quella “eucaristica, di adesso, in cui Egli anticipa la sua venuta definitiva”; quella escatologica, in cui la Chiesa dice: “Sei già venuto, è una gioia per noi, ma vieni in modo completo”. E quasi esprimendo l’impazienza di questa attesa, Benedetto XVI ha concluso con una preghiera: “Vieni Signore Gesù, vieni e trasforma il mondo, e vinca la tua Pace. Amen”.

Alla fine dell’udienza il papa ha salutato tutti i pellegrini in diverse lingue. Parlando in inglese ha anche salutato un gruppo di sacerdoti di Taiwan e i membri del St Mary’s Hospital di Luodong (Taiwan), oltre a giovani dell’università Nanzan di Nagoya (Giappone).

Un'udienza bellissima un po' ha letto un po' ha parlato divinamente a braccio, bellissima in assoluto una delle piu' belle del Pontificato.

Sempre a fianco di Benedetto XVI
Francesca



Francesca.Pisa
Wednesday, August 23, 2006 2:52 PM
testo dell'udienza di oggi
Eccovi il testo della bellissima udienza di oggi di Benedetto XVI:

Cari fratelli e sorelle,

nell’ultima catechesi eravamo arrivati alla meditazione sulla figura dell’apostolo Giovanni. Avevamo dapprima cercato di vedere quanto si può sapere della sua vita. Poi, in una seconda catechesi, avevamo meditato il contenuto centrale del suo Vangelo, delle sue Lettere: la carità, l’amore. E oggi siamo ancora impegnati con la figura di Giovanni, questa volta per considerare il Veggente dell’Apocalisse. E facciamo subito un’osservazione: mentre né il Quarto Vangelo né le Lettere attribuite all’Apostolo recano mai il suo nome, l’Apocalisse fa riferimento al nome di Giovanni ben quattro volte (cfr 1,1.4.9; 22,8). E’ evidente che l’Autore, da una parte, non aveva alcun motivo per tacere il proprio nome e, dall’altra, sapeva che i suoi primi lettori potevano identificarlo con precisione. Sappiamo peraltro che, già nel III° secolo, gli studiosi discutevano sulla vera identità anagrafica del Giovanni dell’Apocalisse. Ad ogni buon fine, lo potremmo anche chiamare “il Veggente di Patmos”, perché la sua figura è legata al nome di questa isola del Mar Egeo, dove, secondo la sua stessa testimonianza autobiografica, egli si trovava come deportato “a causa della parola di Dio e della testimonianza di Gesù” (Ap 1,9). Proprio a Patmos, “rapito in estasi nel giorno del Signore” (Ap 1,10), Giovanni ebbe delle visioni grandiose e udì messaggi straordinari, che influiranno non poco sulla storia della Chiesa e sull’intera cultura cristiana. Per esempio, dal titolo del suo libro – Apocalisse, Rivelazione – furono introdotte nel nostro linguaggio le parole “apocalisse, apocalittico”, che evocano, anche se in modo improprio, l’idea di una catastrofe incombente.

Il libro va compreso sullo sfondo della drammatica esperienza delle sette Chiese d’Asia (Efeso, Smirne, Pergamo, Tiàtira, Sardi, Filadelfia, Laodicéa), che sul finire del I° secolo dovettero affrontare difficoltà non lievi – persecuzioni e tensioni anche interne – nella loro testimonianza a Cristo. Ad esse Giovanni si rivolge mostrando viva sensibilità pastorale nei confronti dei cristiani perseguitati, che egli esorta a rimanere saldi nella fede e a non identificarsi con il mondo pagano, così forte. Il suo oggetto è costituito in definitiva dal disvelamento, a partire dalla morte e risurrezione di Cristo, del senso della storia umana. La prima e fondamentale visione di Giovanni, infatti, riguarda la figura dell’Agnello, che è sgozzato eppure sta ritto in piedi (cfr Ap 5,6), collocato in mezzo al trono dove già è assiso Dio stesso. Con ciò, Giovanni vuol dirci innanzitutto due cose: la prima è che Gesù, benché ucciso con un atto di violenza, invece di stramazzare a terra sta paradossalmente ben fermo sui suoi piedi, perché con la risurrezione ha definitivamente vinto la morte; l'altra è che lo stesso Gesù, proprio in quanto morto e risorto, è ormai pienamente partecipe del potere regale e salvifico del Padre. Questa è la visione fondamentale. Gesù, il Figlio di Dio, in questa terra è un Agnello indifeso, ferito, morto. E tuttavia sta dritto, sta in piedi, sta davanti al trono di Dio ed è partecipe del potere divino. Egli ha nelle sue mani la storia del mondo. E così il Veggente vuol dirci: abbiate fiducia in Gesù, non abbiate paura dei poteri contrastanti, della persecuzione! L’Agnello ferito e morto vince! Seguite l’Agnello Gesù, affidatevi a Gesù, prendete la sua strada! Anche se in questo mondo è solo un Agnello che appare debole, è Lui il vincitore!

Una delle principali visioni dell’Apocalisse ha per oggetto questo Agnello nell’atto di aprire un libro, prima chiuso con sette sigilli che nessuno era in grado di sciogliere. Giovanni è addirittura presentato nell’atto di piangere, perché non si trovava nessuno degno di aprire il libro e di leggerlo (cfr Ap 5,4). La storia rimane indecifrabile, incomprensibile. Nessuno può leggerla. Forse questo pianto di Giovanni davanti al mistero della storia così oscuro esprime lo sconcerto delle Chiese asiatiche per il silenzio di Dio di fronte alle persecuzioni a cui erano esposte in quel momento. E’ uno sconcerto nel quale può ben riflettersi il nostro sbigottimento di fronte alle gravi difficoltà, incomprensioni e ostilità che pure oggi la Chiesa soffre in varie parti del mondo. Sono sofferenze che la Chiesa certo non si merita, così come Gesù stesso non meritò il suo supplizio. Esse però rivelano sia la malvagità dell'uomo, quando si abbandona alle suggestioni del male, sia la superiore conduzione degli avvenimenti da parte di Dio. Ebbene, solo l’Agnello immolato è in grado di aprire il libro sigillato e di riverlarne il contenuto, di dare senso a questa storia apparentemente così spesso assurda. Egli solo può trarne indicazioni e ammaestramenti per la vita dei cristiani, ai quali la sua vittoria sulla morte reca l’annuncio e la garanzia della vittoria che anch’essi senza dubbio otterranno. A offrire questo conforto mira tutto il linguaggio fortemente immaginoso di cui Giovanni si serve.

Al centro delle visioni che l’Apocalisse espone ci sono anche quelle molto significative della Donna che partorisce un Figlio maschio, e quella complementare del Drago ormai precipitato dai cieli, ma ancora molto potente. Questa Donna rappresenta Maria, la Madre del Redentore, ma rappresenta allo stesso tempo tutta la Chiesa, il Popolo di Dio di tutti i tempi, la Chiesa che in tutti i tempi, con grande dolore, partorisce Cristo sempre di nuovo. Ed è sempre minacciata dal potere del Drago. Appare indifesa, debole. Ma mentre è minacciata, perseguitata dal Drago è anche protetta dalla consolazione di Dio. E questa Donna alla fine vince. Non vince il Drago. Ecco la grande profezia di questo libro, che ci da fiducia! La Donna che soffre nella storia, la Chiesa che è perseguitata alla fine appare come Sposa splendida, figura della nuova Gerusalemme dove non ci sono più lacrime ne pianto, immagine del mondo trasformato, del nuovo mondo la cui luce è Dio stesso, la cui lampada è l’Agnello.

Per questo motivo l’Apocalisse di Giovanni, benché pervasa da continui riferimenti a sofferenze, tribolazioni e pianto - la faccia oscura della storia -, è altrettanto permeata da frequenti canti di lode, che rappresentano quasi la faccia luminosa della storia. Così, per esempio, vi si legge di una folla immensa, che canta quasi gridando: “Alleluia! Ha preso possesso del suo Regno il Signore, il nostro Dio, l'Onnipotente. Rallegriamoci ed esultiamo, rendiamo a lui gloria, perché son giunte le nozze dell’Agnello, e la sua sposa è pronta” (Ap 19,6-7). Siamo qui di fronte al tipico paradosso cristiano, secondo cui la sofferenza non è mai percepita come l’ultima parola, ma è vista come punto di passaggio verso la felicità e, anzi, essa stessa è già misteriosamente intrisa della gioia che scaturisce dalla speranza. Proprio per questo Giovanni, il Veggente di Patmos, può chiudere il suo libro con un’ultima aspirazione, palpitante di trepida attesa. Egli invoca la venuta definitiva del Signore: “Vieni, Signore Gesù!” (Ap 22,20). E’ una delle preghiere centrali della cristianità nascente, tradotta anche da san Paolo nella forma aramaica: “Marana tha”. E questa preghiera “Signore nostro, vieni!” (1 Cor 16,22) ha diverse dimensioni. Naturalmente è anzitutto attesa della vittoria definitiva del Signore, della nuova Gerusalemme, del Signore che viene e trasforma il mondo. Ma, nello stesso tempo, è anche preghiera eucaristica: “Vieni Gesù, adesso!”. E Gesù viene, anticipa questo suo arrivo definitivo. Così con gioia diciamo nello stesso tempo: “Vieni adesso e vieni in modo definitivo!”. Questa preghiera ha anche un terzo significato: “Sei già venuto, Signore! Siamo sicuri della tua presenza tra di noi. E’ una nostra esperienza gioiosa. Ma vieni in modo definitivo!”. E così, con san Paolo, con il Veggente di Patmos, con la critianità nascente, preghiamo anche noi: “Vieni, Gesù! Vieni e trasforma il mondo! Vieni già oggi e vinca la pace!”. Amen!


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Saluti:

Je salue cordialement les pèlerins francophones présents ce matin, en particulier le groupe de jeunes pèlerins cyclistes. Que le Christ, vainqueur du mal et de la mort, soutienne votre foi et ravive votre espérance, afin que vous soyez des témoins joyeux de l’Évangile au milieu des difficultés de ce monde!

I am happy to greet all the English-speaking visitors present at today’s Audience, including the pilgrims from Taiwan, Japan and the United States of America. May your visit to Rome renew your faith in the Church, the bride of Christ, and may the Lord’s definitive victory over all evil fill you with hope and courage. I invoke upon you God’s blessings of joy and peace.

Mit herzlicher Freude heiße ich alle deutschsprachigen Teilnehmer an dieser Audienz willkommen. Besonders grüße ich heute die Pilgergruppe aus Hals/Passau mit ihrer italienischen Partnergemeinde Scurcola Marsicana. Der Ausblick auf das himmlische Jerusalem, den uns die Offenbarung des Johannes gewährt, gibt uns Trost, Hoffnung und Zuversicht auf dem oft schwierigen und steinigen Weg durch die Geschichte und durch unser Leben. Den Herrn erwarten wir gläubigen Herzens und wie wissen, dass er auch inmitten seiner Verborgenheit heute schon da und mit uns auf dem Weg ist. Deswegen bitten wir mit der alten Kirche mit einem Gebet, das wir bei Paulus aramäisch, in der Offenbarung griechisch finden: „Komm, Herr Jesus!" (Offb 22, 20). Wir bitten ihn darum, dass er einmal endgültig kommt und die Welt verwandelt. Wir bitten ihn aber darum, dass er auch heute kommt und die Welt erneuert und dem Frieden zum Sieg verhilft. Ihnen allen mein apostolischer Segen!

Saludo cordialmente a los visitantes de lengua española, en especial a las Religiosas Siervas de María Ministras de los Enfermos, a los fieles de distintas parroquias y asociaciones de España, así como a los demás peregrinos de Latinoamérica. Que vuestra peregrinación a las tumbas de los Apóstoles Pedro y Pablo os confirme en la fe y en la caridad, y os ayude a superar con esperanza las dificultades y contrariedades sufridas por dar testimonio de Cristo. ¡Que Dios os bendiga!

Envio uma particular saudação aos peregrinos de língua portuguesa aqui reunidos, mormente o numeroso grupo de Portugal e os visitantes do Brasil. Faço votos por que esta passagem por Roma “para ver a Pedro” reforce a própria fé na Igreja fundada por Cristo, e anime a um maior compromisso de oração e de ação pela difusão do seu reino neste mundo.

Saluto in lingua polacca:

Pozdrawiam obecnych tu Polaków. „Teraz nastalo zbawienie, potega i królowanie Boga naszego...” (Ap 12, 10). Te slowa z Apokalipsy towarzysza nam dzisiaj. Jest to wyznanie wiary meczenników, które od czasów apostolskich Kosciól wiernie przechowuje. Nawiedzenie grobów sw. Piotra i sw. Pawla niech ozywia w was te wiare w zwyciestwo Chrystusa. Niech wam Bóg blogoslawi!

Traduzione italiana del saluto in lingua polacca:

Saluto i polacchi qui presenti. “Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio...” (Ap 12, 10). Queste parole dall’Apocalisse ci accompagnano oggi. E’ una confessione della fede dei martiri che dai tempi apostolici la Chiesa conserva fedelmente. La visita alle tombe di S. Pietro e di S. Paolo ravvivi in voi questa fede nella vittoria di Cristo. Dio vi benedica!

Saluto in lingua lituana:

Nuoširdžiai sveikinu lietuvius maldininkus! Pavesdamas Marijos, Dievo ir musu Motinos globai jums ir jusu šeimoms teikiu Apaštalini Palaiminima. Garbe Jezui Kristui!

Traduzione italiana del saluto in lingua lituana:

Saluto di cuore i pellegrini lituani! Affidandovi alla Madre di Dio e Madre nostra, imparto la Benedizione Apostolica a voi e alle vostre famiglie. Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua slovacca:

S láskou pozdravujem pútnikov zo Slovenska. Bratia a sestry, vcera sme si v liturgii pripomenuli Pannu Máriu Královnú. S dôverou sa obracajme na túto našu láskavú Matku v našich potrebách. Rád vás žehnám. Pochválený bud Ježiš Kristus!

Traduzione italiana del saluto in lingua slovacca:

Saluto con affetto i pellegrini slovacchi. Fratelli e sorelle, ieri abbiamo ricordato nella liturgia Maria Regina. Rivolgiamoci con fiducia a questa nostra buona Madre nelle nostre necessità. Volentieri vi benedico. Sia lodato Gesù Cristo!

***

Saluto ora i pellegrini italiani. In particolare, le Religiose di Maria santissima Consolatrice, che prendono parte al Capitolo Generale della loro Congregazione. Proseguite con ardente spirito missionario, care Sorelle, nel servire i fratelli testimoniando dappertutto il Vangelo della misericordia. Saluto, inoltre, i Seminaristi di Bergamo e di Verona, come pure i membri della scuola di formazione del Corpo Forestale dello Stato. A ciascuno auguro che questa sosta presso le Tombe degli Apostoli sia occasione propizia per un profondo rinnovamento spirituale.

Rivolgo infine, come di consueto, un cordiale saluto ai malati, agli sposi novelli e ai giovani, specialmente a quelli dell’azione Cattolica della diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, accompagnati dal Vescovo Mons. Mario Paciello. Cari amici, ieri la liturgia ci ha invitato ad invocare la Santa Madre di Dio come nostra Regina. Vi invito a porre voi stessi e ogni vostro progetto sotto la materna protezione di Colei che ha donato al mondo il Salvatore.



euge65
Wednesday, August 23, 2006 3:15 PM
Re: testo dell'udienza di oggi
[QUOTE][DIM]7pt[=DIM]Scritto da: Francesca.Pisa 23/08/2006 14.52
Eccovi il testo della bellissima udienza di oggi di Benedetto XVI:

Cari fratelli e sorelle,

nell’ultima catechesi eravamo arrivati alla meditazione sulla figura dell’apostolo Giovanni. Avevamo dapprima cercato di vedere quanto si può sapere della sua vita. Poi, in una seconda catechesi, avevamo meditato il contenuto centrale del suo Vangelo, delle sue Lettere: la carità, l’amore. E oggi siamo ancora impegnati con la figura di Giovanni, questa volta per considerare il Veggente dell’Apocalisse. E facciamo subito un’osservazione: mentre né il Quarto Vangelo né le Lettere attribuite all’Apostolo recano mai il suo nome, l’Apocalisse fa riferimento al nome di Giovanni ben quattro volte (cfr 1,1.4.9; 22,8). E’ evidente che l’Autore, da una parte, non aveva alcun motivo per tacere il proprio nome e, dall’altra, sapeva che i suoi primi lettori potevano identificarlo con precisione. Sappiamo peraltro che, già nel III° secolo, gli studiosi discutevano sulla vera identità anagrafica del Giovanni dell’Apocalisse. Ad ogni buon fine, lo potremmo anche chiamare “il Veggente di Patmos”, perché la sua figura è legata al nome di questa isola del Mar Egeo, dove, secondo la sua stessa testimonianza autobiografica, egli si trovava come deportato “a causa della parola di Dio e della testimonianza di Gesù” (Ap 1,9). Proprio a Patmos, “rapito in estasi nel giorno del Signore” (Ap 1,10), Giovanni ebbe delle visioni grandiose e udì messaggi straordinari, che influiranno non poco sulla storia della Chiesa e sull’intera cultura cristiana. Per esempio, dal titolo del suo libro – Apocalisse, Rivelazione – furono introdotte nel nostro linguaggio le parole “apocalisse, apocalittico”, che evocano, anche se in modo improprio, l’idea di una catastrofe incombente.

Il libro va compreso sullo sfondo della drammatica esperienza delle sette Chiese d’Asia (Efeso, Smirne, Pergamo, Tiàtira, Sardi, Filadelfia, Laodicéa), che sul finire del I° secolo dovettero affrontare difficoltà non lievi – persecuzioni e tensioni anche interne – nella loro testimonianza a Cristo. Ad esse Giovanni si rivolge mostrando viva sensibilità pastorale nei confronti dei cristiani perseguitati, che egli esorta a rimanere saldi nella fede e a non identificarsi con il mondo pagano, così forte. Il suo oggetto è costituito in definitiva dal disvelamento, a partire dalla morte e risurrezione di Cristo, del senso della storia umana. La prima e fondamentale visione di Giovanni, infatti, riguarda la figura dell’Agnello, che è sgozzato eppure sta ritto in piedi (cfr Ap 5,6), collocato in mezzo al trono dove già è assiso Dio stesso. Con ciò, Giovanni vuol dirci innanzitutto due cose: la prima è che Gesù, benché ucciso con un atto di violenza, invece di stramazzare a terra sta paradossalmente ben fermo sui suoi piedi, perché con la risurrezione ha definitivamente vinto la morte; l'altra è che lo stesso Gesù, proprio in quanto morto e risorto, è ormai pienamente partecipe del potere regale e salvifico del Padre. Questa è la visione fondamentale. Gesù, il Figlio di Dio, in questa terra è un Agnello indifeso, ferito, morto. E tuttavia sta dritto, sta in piedi, sta davanti al trono di Dio ed è partecipe del potere divino. Egli ha nelle sue mani la storia del mondo. E così il Veggente vuol dirci: abbiate fiducia in Gesù, non abbiate paura dei poteri contrastanti, della persecuzione! L’Agnello ferito e morto vince! Seguite l’Agnello Gesù, affidatevi a Gesù, prendete la sua strada! Anche se in questo mondo è solo un Agnello che appare debole, è Lui il vincitore!

Una delle principali visioni dell’Apocalisse ha per oggetto questo Agnello nell’atto di aprire un libro, prima chiuso con sette sigilli che nessuno era in grado di sciogliere. Giovanni è addirittura presentato nell’atto di piangere, perché non si trovava nessuno degno di aprire il libro e di leggerlo (cfr Ap 5,4). La storia rimane indecifrabile, incomprensibile. Nessuno può leggerla. Forse questo pianto di Giovanni davanti al mistero della storia così oscuro esprime lo sconcerto delle Chiese asiatiche per il silenzio di Dio di fronte alle persecuzioni a cui erano esposte in quel momento. E’ uno sconcerto nel quale può ben riflettersi il nostro sbigottimento di fronte alle gravi difficoltà, incomprensioni e ostilità che pure oggi la Chiesa soffre in varie parti del mondo. Sono sofferenze che la Chiesa certo non si merita, così come Gesù stesso non meritò il suo supplizio. Esse però rivelano sia la malvagità dell'uomo, quando si abbandona alle suggestioni del male, sia la superiore conduzione degli avvenimenti da parte di Dio. Ebbene, solo l’Agnello immolato è in grado di aprire il libro sigillato e di riverlarne il contenuto, di dare senso a questa storia apparentemente così spesso assurda. Egli solo può trarne indicazioni e ammaestramenti per la vita dei cristiani, ai quali la sua vittoria sulla morte reca l’annuncio e la garanzia della vittoria che anch’essi senza dubbio otterranno. A offrire questo conforto mira tutto il linguaggio fortemente immaginoso di cui Giovanni si serve.

Al centro delle visioni che l’Apocalisse espone ci sono anche quelle molto significative della Donna che partorisce un Figlio maschio, e quella complementare del Drago ormai precipitato dai cieli, ma ancora molto potente. Questa Donna rappresenta Maria, la Madre del Redentore, ma rappresenta allo stesso tempo tutta la Chiesa, il Popolo di Dio di tutti i tempi, la Chiesa che in tutti i tempi, con grande dolore, partorisce Cristo sempre di nuovo. Ed è sempre minacciata dal potere del Drago. Appare indifesa, debole. Ma mentre è minacciata, perseguitata dal Drago è anche protetta dalla consolazione di Dio. E questa Donna alla fine vince. Non vince il Drago. Ecco la grande profezia di questo libro, che ci da fiducia! La Donna che soffre nella storia, la Chiesa che è perseguitata alla fine appare come Sposa splendida, figura della nuova Gerusalemme dove non ci sono più lacrime ne pianto, immagine del mondo trasformato, del nuovo mondo la cui luce è Dio stesso, la cui lampada è l’Agnello.

Per questo motivo l’Apocalisse di Giovanni, benché pervasa da continui riferimenti a sofferenze, tribolazioni e pianto - la faccia oscura della storia -, è altrettanto permeata da frequenti canti di lode, che rappresentano quasi la faccia luminosa della storia. Così, per esempio, vi si legge di una folla immensa, che canta quasi gridando: “Alleluia! Ha preso possesso del suo Regno il Signore, il nostro Dio, l'Onnipotente. Rallegriamoci ed esultiamo, rendiamo a lui gloria, perché son giunte le nozze dell’Agnello, e la sua sposa è pronta” (Ap 19,6-7). Siamo qui di fronte al tipico paradosso cristiano, secondo cui la sofferenza non è mai percepita come l’ultima parola, ma è vista come punto di passaggio verso la felicità e, anzi, essa stessa è già misteriosamente intrisa della gioia che scaturisce dalla speranza. Proprio per questo Giovanni, il Veggente di Patmos, può chiudere il suo libro con un’ultima aspirazione, palpitante di trepida attesa. Egli invoca la venuta definitiva del Signore: “Vieni, Signore Gesù!” (Ap 22,20). E’ una delle preghiere centrali della cristianità nascente, tradotta anche da san Paolo nella forma aramaica: “Marana tha”. E questa preghiera “Signore nostro, vieni!” (1 Cor 16,22) ha diverse dimensioni. Naturalmente è anzitutto attesa della vittoria definitiva del Signore, della nuova Gerusalemme, del Signore che viene e trasforma il mondo. Ma, nello stesso tempo, è anche preghiera eucaristica: “Vieni Gesù, adesso!”. E Gesù viene, anticipa questo suo arrivo definitivo. Così con gioia diciamo nello stesso tempo: “Vieni adesso e vieni in modo definitivo!”. Questa preghiera ha anche un terzo significato: “Sei già venuto, Signore! Siamo sicuri della tua presenza tra di noi. E’ una nostra esperienza gioiosa. Ma vieni in modo definitivo!”. E così, con san Paolo, con il Veggente di Patmos, con la critianità nascente, preghiamo anche noi: “Vieni, Gesù! Vieni e trasforma il mondo! Vieni già oggi e vinca la pace!”. Amen!


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Saluti:

Je salue cordialement les pèlerins francophones présents ce matin, en particulier le groupe de jeunes pèlerins cyclistes. Que le Christ, vainqueur du mal et de la mort, soutienne votre foi et ravive votre espérance, afin que vous soyez des témoins joyeux de l’Évangile au milieu des difficultés de ce monde!

I am happy to greet all the English-speaking visitors present at today’s Audience, including the pilgrims from Taiwan, Japan and the United States of America. May your visit to Rome renew your faith in the Church, the bride of Christ, and may the Lord’s definitive victory over all evil fill you with hope and courage. I invoke upon you God’s blessings of joy and peace.

Mit herzlicher Freude heiße ich alle deutschsprachigen Teilnehmer an dieser Audienz willkommen. Besonders grüße ich heute die Pilgergruppe aus Hals/Passau mit ihrer italienischen Partnergemeinde Scurcola Marsicana. Der Ausblick auf das himmlische Jerusalem, den uns die Offenbarung des Johannes gewährt, gibt uns Trost, Hoffnung und Zuversicht auf dem oft schwierigen und steinigen Weg durch die Geschichte und durch unser Leben. Den Herrn erwarten wir gläubigen Herzens und wie wissen, dass er auch inmitten seiner Verborgenheit heute schon da und mit uns auf dem Weg ist. Deswegen bitten wir mit der alten Kirche mit einem Gebet, das wir bei Paulus aramäisch, in der Offenbarung griechisch finden: „Komm, Herr Jesus!" (Offb 22, 20). Wir bitten ihn darum, dass er einmal endgültig kommt und die Welt verwandelt. Wir bitten ihn aber darum, dass er auch heute kommt und die Welt erneuert und dem Frieden zum Sieg verhilft. Ihnen allen mein apostolischer Segen!

Saludo cordialmente a los visitantes de lengua española, en especial a las Religiosas Siervas de María Ministras de los Enfermos, a los fieles de distintas parroquias y asociaciones de España, así como a los demás peregrinos de Latinoamérica. Que vuestra peregrinación a las tumbas de los Apóstoles Pedro y Pablo os confirme en la fe y en la caridad, y os ayude a superar con esperanza las dificultades y contrariedades sufridas por dar testimonio de Cristo. ¡Que Dios os bendiga!

Envio uma particular saudação aos peregrinos de língua portuguesa aqui reunidos, mormente o numeroso grupo de Portugal e os visitantes do Brasil. Faço votos por que esta passagem por Roma “para ver a Pedro” reforce a própria fé na Igreja fundada por Cristo, e anime a um maior compromisso de oração e de ação pela difusão do seu reino neste mundo.

Saluto in lingua polacca:

Pozdrawiam obecnych tu Polaków. „Teraz nastalo zbawienie, potega i królowanie Boga naszego...” (Ap 12, 10). Te slowa z Apokalipsy towarzysza nam dzisiaj. Jest to wyznanie wiary meczenników, które od czasów apostolskich Kosciól wiernie przechowuje. Nawiedzenie grobów sw. Piotra i sw. Pawla niech ozywia w was te wiare w zwyciestwo Chrystusa. Niech wam Bóg blogoslawi!

Traduzione italiana del saluto in lingua polacca:

Saluto i polacchi qui presenti. “Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio...” (Ap 12, 10). Queste parole dall’Apocalisse ci accompagnano oggi. E’ una confessione della fede dei martiri che dai tempi apostolici la Chiesa conserva fedelmente. La visita alle tombe di S. Pietro e di S. Paolo ravvivi in voi questa fede nella vittoria di Cristo. Dio vi benedica!

Saluto in lingua lituana:

Nuoširdžiai sveikinu lietuvius maldininkus! Pavesdamas Marijos, Dievo ir musu Motinos globai jums ir jusu šeimoms teikiu Apaštalini Palaiminima. Garbe Jezui Kristui!

Traduzione italiana del saluto in lingua lituana:

Saluto di cuore i pellegrini lituani! Affidandovi alla Madre di Dio e Madre nostra, imparto la Benedizione Apostolica a voi e alle vostre famiglie. Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua slovacca:

S láskou pozdravujem pútnikov zo Slovenska. Bratia a sestry, vcera sme si v liturgii pripomenuli Pannu Máriu Královnú. S dôverou sa obracajme na túto našu láskavú Matku v našich potrebách. Rád vás žehnám. Pochválený bud Ježiš Kristus!

Traduzione italiana del saluto in lingua slovacca:

Saluto con affetto i pellegrini slovacchi. Fratelli e sorelle, ieri abbiamo ricordato nella liturgia Maria Regina. Rivolgiamoci con fiducia a questa nostra buona Madre nelle nostre necessità. Volentieri vi benedico. Sia lodato Gesù Cristo!

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Saluto ora i pellegrini italiani. In particolare, le Religiose di Maria santissima Consolatrice, che prendono parte al Capitolo Generale della loro Congregazione. Proseguite con ardente spirito missionario, care Sorelle, nel servire i fratelli testimoniando dappertutto il Vangelo della misericordia. Saluto, inoltre, i Seminaristi di Bergamo e di Verona, come pure i membri della scuola di formazione del Corpo Forestale dello Stato. A ciascuno auguro che questa sosta presso le Tombe degli Apostoli sia occasione propizia per un profondo rinnovamento spirituale.

Rivolgo infine, come di consueto, un cordiale saluto ai malati, agli sposi novelli e ai giovani, specialmente a quelli dell’azione Cattolica della diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, accompagnati dal Vescovo Mons. Mario Paciello. Cari amici, ieri la liturgia ci ha invitato ad invocare la Santa Madre di Dio come nostra Regina. Vi invito a porre voi stessi e ogni vostro progetto sotto la materna protezione di Colei che ha donato al mondo il Salvatore.



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L'UNICA COSA BELLA IN UNO SCHIFO DILAGANTE!!!!!!!!
ratzi.lella
Wednesday, August 23, 2006 4:49 PM
bellissima catechesi
resto sempre incantata nell'ascoltare papa benedetto: e' il professore che avrei voluto avere, quello che prepara le lezioni a casa e poi fa la parafrasi in classe, che collega gli argomenti e li rende sempre attuali.
in giro ci sono pochi professori, pochi uomini e donne, cosi' bravi a tradurre in immagini comprensibili concetti ostici, cosi' incredibili nel trasmettere ai discepoli l'amore per la materia che si insegna.
grazie papa ratzi
euge65
Thursday, August 24, 2006 6:59 PM
APOCALISSE
BENEDETTO XVI: APOCALISSE CONFORTO PER I CRISTIANI PERSEGUITATI

23/08/2006

La sofferenza non è “l’ultima parola” nella storia del mondo e della Chiesa, ma un “punto di passaggio verso la felicità e, anzi, essa stessa è già misteriosamente intrisa” di “gioia” e di “speranza”: lo ha detto oggi Benedetto XVI agli oltre 7 mila pellegrini radunati nell’aula Paolo VI, in Vaticano, per l’udienza settimanale, spiegando loro, nella catechesi che sta dedicando all’apostolo Giovanni e ai suoi scritti, i capisaldi del libro dell’Apocalisse.

Il papa, discostandosi spesso dal discorso preparato, con aggiunte a braccio, ha affermato che a differenza del modo di intendere solito, l’Apocalisse non parla di “una catastrofe incombente”, o di “enigmi da risolvere”, ma raccontando delle persecuzioni che i cristiani subiscono nella storia, vuole infondere la certezza della “vittoria dell’Agnello, sgozzato eppure ritto in piedi” , divenendo un conforto per i cristiani, soprattutto per quelli dell’Asia. Il riferimento all’Asia e alle persecuzioni contro i cristiani, ha sottolineato il Papa, “va compreso sullo sfondo della drammatica esperienza delle sette Chiese d’Asia (Efeso, Smirne, Pergamo, Tiàtira, Sardi, Filadelfia, Laodicéa), che sul finire del I° secolo dovettero affrontare difficoltà non lievi nella loro testimonianza a Cristo”. Parlando poi di uno dei simboli dell’Apocalisse (il libro che nessuno può aprire e che spinge l’apostolo al pianto, Apocalisse, 5, 4), ha aggiunto: “Probabilmente questo pianto esprime lo sconcerto delle Chiese asiatiche per il silenzio di Dio di fronte alle persecuzioni a cui erano esposte in quel momento. E’ uno sconcerto nel quale può ben riflettersi il nostro sbigottimento di fronte alle gravi difficoltà, incomprensioni e ostilità che pure oggi la Chiesa soffre in varie parti del mondo. Sono sofferenze che la Chiesa certo non si merita, così come Gesù stesso non meritò il suo supplizio”.

Il “senso della storia umana”, “il destino della storia – a detto il papa aggiungendo a braccio – è nelle mani” di Gesù Cristo, che l’Apocalisse mostra come “l’Agnello sgozzato, indifeso, ferito, morto, ma in piedi, vivo, partecipe del potere divino del Padre”. “Gesù, benché ucciso con un atto di violenza, invece di stramazzare a terra sta paradossalmente ben fermo sui suoi piedi, perché con la risurrezione ha definitivamente vinto la morte”.

Spiegando poi il simbolo della “Donna che partorisce un Figlio maschio”, Benedetto XVI ha osservato che la Donna è Maria, ma anche la Chiesa “che partorisce con grande dolore in ogni tempo, indifesa, debole. Mentre è perseguitata dal Dragone è protetta dalle consolazioni di Dio. È questa Donna che vince alla fine, non il drago”. “La Donna – a continuato a braccio il pontefice – che è perseguitata, alla fine appare come la Sposa, la nuova Gerusalemme, dove non vi sono più lacrime e tutto è luce, perché la sua luce è l’Agnello”.

“Per questo motivo – ha continuato Benedetto XVI - l’Apocalisse di Giovanni, benché pervasa da continui riferimenti a sofferenze e tribolazioni - la faccia oscura della realtà -, è altrettanto permeata da frequenti canti di lode, che rappresentano quasi la faccia luminosa della storia… Siamo qui di fronte al tipico paradosso cristiano, secondo cui la sofferenza non è mai percepita come l’ultima parola, ma è vista come punto di passaggio verso la felicità e, anzi, essa stessa è già misteriosamente intrisa della gioia che scaturisce dalla speranza”.
ratzi.lella
Saturday, August 26, 2006 2:08 PM
il papa e il cancelliere...
PAPA/ MERKEL: LUNEDI' IN UDIENZA FOCUS SU DIALOGO INTERRELIGIOSO

Faccia a faccia di venti minuti per la 'prima' della Cancelliera

Città del Vaticano, 26 ago. (Apcom) - Il dialogo interreligioso: sarà questo il tema al centro del colloquio privato fra il cancelliere tedesco Angela Merkel e Papa Benedetto XVI. Lunedì mattina, alle 11, il Papa riceverà la Merkel nella Residenza estiva di Castel Gandolfo per una "udienza privata".

In una intervista al canale tedesco N24, la cancelliera, protestante, ha dichiarato di voler discutere con Papa Ratzinger del dialogo interreligioso e del ruolo delle religioni nel contesto internazionale.

Durerà 20 minuti il faccia a faccia tra i due. L'udienza - apprende Apcom da fonti diplomatiche - non riguarderà "solamente i dettagli della visita del Papa in Germania", programmata dal 9 al 14 settembre. È prevedibile, dunque, che oltre al tema del dialogo interreligioso, il pontefice e la Merkel affrontino anche questioni di politica internazionale, come la delicata situazione in Medio Oriente e il conflitto israelo-libanese. D'altronde, in numerose occasioni il Papa ha mostrato preoccupazione per lo sviluppo del conflitto e vorrà informarsi anche sul ruolo della Germania per la risoluzione del conflitto.

Quello di lunedì sarà il primo incontro tra Papa Ratzinger e Angela Merkel, nella veste di cancelliere. In effetti, i due si erano già incontrati in agosto dello scorso anno, a Colonia, durante il viaggio di Benedetto XVI in Germania. Allora Merkel era "solo" presidente dell'Unione cristiano-democratica. "E' una grande gioia vedere un Papa tedesco in terra tedesca", aveva riferito in quell'occasione la leader conservatrice.

L'udienza di lunedì mattina avviene a pochi giorni dal viaggio che Benedetto XVI compirà in Baviera dal 9 al 14 settembre. A Monaco, il pontefice incontrerà nuovamente il capo di governo tedesco. Nel tardo pomeriggio del 9 settembre, infatti, è prevista la visita ufficiale di Papa Ratzinger al presidente Horst Koehler, al cancelliere Angela Merkel e al governatore della Baviera Edmund Stoiber (Csu), presso la Residenza presidenziale.
pepperlfan
Saturday, August 26, 2006 5:12 PM
Re: APOCALISSE

Scritto da: euge65 24/08/2006 18.59
BENEDETTO XVI: APOCALISSE CONFORTO PER I CRISTIANI PERSEGUITATI

23/08/2006

La sofferenza non è “l’ultima parola” nella storia del mondo e della Chiesa, ma un “punto di passaggio verso la felicità e, anzi, essa stessa è già misteriosamente intrisa” di “gioia” e di “speranza”: lo ha detto oggi Benedetto XVI agli oltre 7 mila pellegrini radunati nell’aula Paolo VI, in Vaticano, per l’udienza settimanale, spiegando loro, nella catechesi che sta dedicando all’apostolo Giovanni e ai suoi scritti, i capisaldi del libro dell’Apocalisse.

Il papa, discostandosi spesso dal discorso preparato, con aggiunte a braccio, ha affermato che a differenza del modo di intendere solito, l’Apocalisse non parla di “una catastrofe incombente”, o di “enigmi da risolvere”, ma raccontando delle persecuzioni che i cristiani subiscono nella storia, vuole infondere la certezza della “vittoria dell’Agnello, sgozzato eppure ritto in piedi” , divenendo un conforto per i cristiani, soprattutto per quelli dell’Asia. Il riferimento all’Asia e alle persecuzioni contro i cristiani, ha sottolineato il Papa, “va compreso sullo sfondo della drammatica esperienza delle sette Chiese d’Asia (Efeso, Smirne, Pergamo, Tiàtira, Sardi, Filadelfia, Laodicéa), che sul finire del I° secolo dovettero affrontare difficoltà non lievi nella loro testimonianza a Cristo”. Parlando poi di uno dei simboli dell’Apocalisse (il libro che nessuno può aprire e che spinge l’apostolo al pianto, Apocalisse, 5, 4), ha aggiunto: “Probabilmente questo pianto esprime lo sconcerto delle Chiese asiatiche per il silenzio di Dio di fronte alle persecuzioni a cui erano esposte in quel momento. E’ uno sconcerto nel quale può ben riflettersi il nostro sbigottimento di fronte alle gravi difficoltà, incomprensioni e ostilità che pure oggi la Chiesa soffre in varie parti del mondo. Sono sofferenze che la Chiesa certo non si merita, così come Gesù stesso non meritò il suo supplizio”.

Il “senso della storia umana”, “il destino della storia – a detto il papa aggiungendo a braccio – è nelle mani” di Gesù Cristo, che l’Apocalisse mostra come “l’Agnello sgozzato, indifeso, ferito, morto, ma in piedi, vivo, partecipe del potere divino del Padre”. “Gesù, benché ucciso con un atto di violenza, invece di stramazzare a terra sta paradossalmente ben fermo sui suoi piedi, perché con la risurrezione ha definitivamente vinto la morte”.

Spiegando poi il simbolo della “Donna che partorisce un Figlio maschio”, Benedetto XVI ha osservato che la Donna è Maria, ma anche la Chiesa “che partorisce con grande dolore in ogni tempo, indifesa, debole. Mentre è perseguitata dal Dragone è protetta dalle consolazioni di Dio. È questa Donna che vince alla fine, non il drago”. “La Donna – a continuato a braccio il pontefice – che è perseguitata, alla fine appare come la Sposa, la nuova Gerusalemme, dove non vi sono più lacrime e tutto è luce, perché la sua luce è l’Agnello”.

“Per questo motivo – ha continuato Benedetto XVI - l’Apocalisse di Giovanni, benché pervasa da continui riferimenti a sofferenze e tribolazioni - la faccia oscura della realtà -, è altrettanto permeata da frequenti canti di lode, che rappresentano quasi la faccia luminosa della storia… Siamo qui di fronte al tipico paradosso cristiano, secondo cui la sofferenza non è mai percepita come l’ultima parola, ma è vista come punto di passaggio verso la felicità e, anzi, essa stessa è già misteriosamente intrisa della gioia che scaturisce dalla speranza”.



Quando il Papa parla è impossibile non ascoltarlo, anche perchè spiega in maniera così semplice ed esaustiva allo stesso tempo... starei giorni e giorni a sentirlo parlare con quella vocina così dolce e sicura!!!
LadyRatzinger
Saturday, August 26, 2006 6:52 PM
Facile???
Oddio secondo me il nostro Papino( ) non usa mica un linguaggio così semplice per spiegare le cose!!Per capire quello ke dice mi ci vuole mezz'ora!! (è anke vero ke sono la persona più tonta di questo mondo )
Ratzigirl
Saturday, August 26, 2006 7:02 PM
Re: Facile???

Scritto da: LadyRatzinger 26/08/2006 18.52
Oddio secondo me il nostro Papino( ) non usa mica un linguaggio così semplice per spiegare le cose!!Per capire quello ke dice mi ci vuole mezz'ora!! (è anke vero ke sono la persona più tonta di questo mondo )



...bhè,è vero che parla un po'da teologo, ma devo ammettere che, nonostante la mia quasi ignoranza iniziale, ho saputo capirlo subito, fin dalla prima omelia sul sargato di San Pietro.
e poi, ricordo benissimo che sa anche farsi capire dai bambini(come nell'incontro con i comunicandi, nell'ottobre scorso)
ratzi.lella
Sunday, August 27, 2006 6:02 AM
il papa
usa un linguaggio assolutamente comprensibile e ricco di immagini e suggestioni.
magari tutti sapessimo parlare cosi'...
buongiorno a tutti
Ratzigirl
Sunday, August 27, 2006 12:59 PM
Angelus 27 Agosto 2006
Cari fratelli e sorelle,

ricordiamo oggi santa Monica e domani ricorderemo il figlio sant’Agostino: le loro testimonianze possono essere di grande conforto ed aiuto per tante famiglie anche del nostro tempo. Monica, nata a Tagaste nell’attuale Tunisia da una famiglia cristiana, visse in modo esemplare la sua missione di sposa e di madre, aiutando il marito Patrizio a scoprire la bellezza della fede in Cristo e la forza dell’amore evangelico, capace di vincere il male col bene. Dopo la morte di lui, avvenuta precocemente, Monica si dedicò con coraggio alla cura dei tre figli, tra i quali Agostino che inizialmente la fece soffrire con il suo temperamento piuttosto ribelle. Come dirà poi lo stesso Agostino, sua madre lo generò due volte; la seconda richiese un lungo travaglio spirituale, fatto di preghiera e di lacrime, ma coronato alla fine dalla gioia di vederlo non solo abbracciare la fede e ricevere il Battesimo, ma anche dedicarsi interamente al servizio di Cristo. Quante difficoltà anche oggi nei rapporti familiari e quante mamme sono angustiate perché i figli s’avviano su strade sbagliate! Monica, donna saggia e solida nella fede, le invita a non scoraggiarsi, ma a perseverare nella missione di spose e di madri, mantenendo ferma la fiducia in Dio e aggrappandosi con perseveranza alla preghiera.

Quanto ad Agostino, tutta la sua esistenza fu un’appassionata ricerca della verità. Alla fine, non senza un lungo tormento interiore, scoprì in Cristo il senso ultimo e pieno della propria vita e dell’intera storia umana. Nell’adolescenza, attratto dalla bellezza terrena, "si gettò" su di essa – come egli stesso confida (cfr Confess. 10,27-38) – in maniera egoistica e possessiva con comportamenti che crearono non poco dolore alla sua pia madre. Ma attraverso un percorso faticoso, grazie anche alle preghiere di lei, Agostino si aprì sempre più alla pienezza della verità e dell’amore, fino alla conversione, avvenuta a Milano sotto la guida del vescovo sant’Ambrogio. Egli rimarrà così modello del cammino verso Dio, suprema Verità e sommo Bene. "Tardi ti ho amato – egli scrive nel noto libro delle Confessioni –, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ecco: tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo ... Eri con me e io non ero con te … Mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia sordità. Mi hai abbagliato, mi hai folgorato, e hai finalmente guarito la mia cecità" (ibid.). Ottenga sant’Agostino il dono di un sincero e profondo incontro con Cristo a tutti quei giovani che, assetati di felicità, la cercano percorrendo sentieri sbagliati e si perdono in vicoli ciechi.

Santa Monica e sant’Agostino ci invitano a rivolgerci con fiducia a Maria, sede della Sapienza. A Lei affidiamo i genitori cristiani, perché come Monica, accompagnino con l’esempio e con la preghiera il cammino dei figli. Alla Vergine Madre di Dio raccomandiamo la gioventù affinché, come Agostino, tenda sempre verso la pienezza della Verità e dell’Amore, che è Cristo: Egli solo può saziare i desideri profondi del cuore umano.




DOPO L’ANGELUS

Il prossimo 1° settembre la Chiesa in Italia celebrerà la 1ª Giornata per la salvaguardia del creato, grande dono di Dio esposto a seri rischi da scelte e stili di vita che possono degradarlo. Il degrado ambientale rende insostenibile particolarmente l’esistenza dei poveri della terra. In dialogo con i cristiani delle diverse confessioni occorre impegnarsi ad avere cura del creato, senza dilapidarne le risorse e condividendole in maniera solidale. In questa occasione, sono lieto di accogliere stamani la rappresentanza del pellegrinaggio, promosso dalle ACLI, che ha percorso l’antica Via Francigena dal Monginevro a Roma sensibilizzando al rispetto dell’ambiente.
ratzi.lella
Sunday, August 27, 2006 2:42 PM
anche oggi
il papa ha guidano un bellissimo angelus.
ho apprezzato molto l'appello "ecologista", ma anche l'incoraggiamento alle mamme sull'esempio di santa monica.
il papa conosce bene sant'agostino (e la madre) perche' la teologia del vescovo di ippona ha costituito l'argomento della sua tesi.
Francesca.Pisa
Monday, August 28, 2006 2:12 PM
La Merkel a Castelgandolfo
Stamani Benedetto XVI ha ricevuto in udienza il cancelliere tedesco, il picchietto d'onore delle guardie svizzere ha ricevuto l'auto con a bordo Angela Merkel il colloqui e' durato oltre 40 minuti molto cordiale, il seguito tedesco era ridotto al minimo sei persone in tutto, lo scambio dei doni: spartiti musicali per Sua Santita' e rosari e medaglie pontifice per il cancelliere tedesco e il seguito.
Una nota stamani Benedetto era al top della forma stupendo, bello, i suoi occhi erano pieni di gioia quasi brillavano non so che aveva ma era bellissimo.

Sempre a fianco di Benedetto XVI.
Francesca.
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