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josie '86
Monday, June 26, 2006 2:59 PM
Dal sito di Radio Vaticana

[DIM]15pt[=DIM][G]La Chiesa avrà 155 nuovi Beati, in gran parte martiri spagnoli uccisi durante la guerra civile. Riconosciute le virtù eroiche di 7 Servi di Dio, tra cui don Antonio Rosmini[/G][/DIM]

[C][DIM]10pt[=DIM](26 giugno 2006- RV)Benedetto XVI ha ricevuto stamani in udienza privata il cardinale Josè Saraiva Martins, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Nel corso dell'udienza, il Papa ha autorizzato la congregazione a promulgarei decreti riguardanti la beatificazione di 5 Venerabili di cui è stato riconosciuto un miracolo e di 149 martiri, uccisi in odio alla fede, durante la guerra civile spagnola. Viene riconosciuto inoltre il martirio del missionario italiano Francesco Spoto, morto nella Repubblica democratica del Congo nel 1964. Riconosciute anche le virtù eroiche di 7 Servi di Dio, tra cui spicca il nome di don Antonio Rosmini, esponente di spicco del pensiero cattolico nel XIX secolo e fondatore dell'Istituto della Carità e delle Suore della Provvidenza.[/DIM][/C]
Ratzigirl
Monday, June 26, 2006 8:58 PM
Imcontro con il presidente delle Filippine

Papa con Arroyo parla di pena morte

Discusse anche le prospettive del dialogo con i musulmani



Papa Benedetto XVI ha incontrato oggi a Palazzo Apostolico, in Vaticano, la presidente della Repubblica delle Filippine, Gloria Macapagan-Arroyo. Temi principali del colloquio sono stati la legge per l'abolizione della pena di morte, il progetto di riforma della Costituzione filippina e il dialogo tra maggioranza cattolica e minoranza musulmana nel paese asiatico. In particolare, il presidente Arroyo ha illustrato al Papa la nuova legge che abolisce la pena di morte, firmata proprio sabato scorso.


euge65
Monday, June 26, 2006 10:30 PM
Concordo.........



Carissimo cardinal Tonini concordo in pieno con Lei. Magari si ritornasse alla vera Liturgia che non vuol dire tornare indietro nel tempo ma, restituire dignità e decoro alla Liturgia stessa che purtroppo da ormai molto forse troppo tempo viene erroneamente concepita quasi come un musicall ......... Vorrei anche esprimere un mio personalissimo parere..... l'errore madornale commesso è stato proprio questo cioè pensare che si potessero riempire le chiese introducendo rock, chitarre e cose simili......... beh chi vi scrive si è allontanata dalla chiesa anche per questi motivi. E' giusto che la Chiesa riacquisti la dignità perduta!!!!!!!!
Paparatzifan
Monday, June 26, 2006 11:26 PM
Caro...
... Tonini: ti posso dire una cosa?
TI VOGLIO BENE!!!! SMACK
Ratzigirl
Tuesday, June 27, 2006 12:14 AM
Nuovi martiri
Benedetto XVI riconosce 149 martiri della persecuzione religiosa spagnola assassinati tra il 1936 e il 1937

Benedetto XVI ha autorizzato questo lunedì la promulgazione dei decreti con cui si riconosce il martirio di 148 religiose e religiosi e di una laica assassinati in Spagna tra il 1936 e il 1937, in piena persecuzione religiosa.

I futuri santi sono:

- Buenaventura García Paredes, spagnolo, sacerdote professo dell'Ordine dei Frati Predicatori (1866-1936); Miguel Léibar Garay, spagnolo, sacerdote professo della Società di Maria (1885-1936), e quaranta compagni assassinati nel 1936.

- Simón Reynés Solivellas, spagnolo (1901-1936), e cinque compagni della Congregazione dei Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria e della Congregazione delle Suore Francescane Figlie della Misericordia, insieme a Prudencia Canyelles i Ginestá, spagnola, laica, assassinati nel 1936.

- Celestino José Alonso Villar, spagnolo (1862-1936), e 9 compagni dell’Ordine dei Frati Predicatori, assassinati nel 1936.

- Ángel María Prat Hostench, spagnolo (1896-1936), e 16 compagni dell’Ordine dei Frati della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, uccisi nel 1936.

- Enrique Sáiz Aparicio, spagnolo (1889-1936), e 62 compagni, della Società Salesiana di San Giovanni Bosco, uccisi nel 1936 e nel 1937.

- Mariano de San José Altolaguirre y Altolaguirre (al secolo Santiago) (1857-1936), spagnolo, e 9 compagni dell’Ordine della Santissima Trinità, uccisi nel 1936 e nel 1937.

Monsignor Antonio Montero, Arcivescovo emerito di Mérida-Badajoz, ha pubblicato nel 1961 nella Biblioteca di Autori Cristiani una “Storia della persecuzione religiosa in Spagna, 1936-1939”, la prima grande opera sul tema, in cui si calcolava che i rappresentanti della Chiesa assassinati in quella persecuzione furono 6.832. Di questi, 4.184 erano sacerdoti diocesani, inclusi seminaristi, 2.365 erano religiosi e 283 religiose.

Questo lunedì la casa editrice Edibesa ha pubblicato il libro “ El hábito y la cruz ”, in cui l’autore Gregorio Rodríguez Fernández stabilisce, sulla base delle nuove fonti documentarie raccolte in questi anni, che in totale sono state assassinate 296 religiose di 62 congregazioni. Di queste, 80 sono già state beatificate tra il marzo 1987 e l’ottobre 2005.

Secondo quanto ha annunciato la Santa Sede, sarà beatificata anche María del Monte Carmelo del Bambino Gesù González Ramos García Prieto (al secolo María Carmela), spagnola, fondatrice della Congregazione delle Terziarie Francescane dei Sacri Cuori di Gesù e Maria (1834-1899). Il Papa ha approvato la pubblicazione di un decreto che riconosce un miracolo attribuito alla sua intercessione.

Per quanto riguarda gli Spagnoli, la Santa Sede ha riconosciuto infine con un decreto le virtù eroiche della religiosa Isabel Lete Landa (al secolo Regina), religiosa professa della Congregazione delle Suore Mercedarie della Carità, nata il 7 settembre 1913 a Osintxu-Bergara e morta il 13 ottobre 1941 ad Eibar.
josie '86
Tuesday, June 27, 2006 10:38 AM
Re: Caro...
[QUOTE][DIM]7pt[=DIM]Scritto da: Paparatzifan 26/06/2006 23.26
[DIM]11pt[=DIM]... Tonini: ti posso dire una cosa?
[DIM]15pt[=DIM]TI VOGLIO BENE!!!! SMACK [/DIM] [/DIM][/DIM][/QUOTE]

[G][DIM]15pt[=DIM]Anch'io ti voglio tanto bene!!![/DIM][/G]
Discipula
Wednesday, June 28, 2006 3:36 PM
Il Papa e il caldo

Per il secondo mercoledì consecutivo, anche oggi, Papa Benedetto XVI ha deciso di 'accorciarè la catechesi dell'udienza generale, per le alte temperature. «Dato il grande caldo - ha detto il Papa - vorrei soffermarmi solo su un aspetto della mia riflessione. Troverete poi l'intera catechesi sull'Osservatore Romano».
Papa Ratzinger si è soffermato oggi sulla figura di Giacomo «il Minore». «Il libro degli Atti - ha spiegato davanti ad oltre 40mila fedeli - sottolinea il ruolo preminente svolto nella Chiesa di Gerusalemme». È per questo che, ha ricordato ancora il pontefice, «i giudeo-cristiani lo considerarano loro principale punto di riferimento». «San Giacomo - ha concluso il Papa - resta
un sempre attuale maestro di vita per ciascuno di noi».
Discipula
Wednesday, June 28, 2006 3:38 PM
Ed eccola qui...
... la catechesi odierna sulla figura dell'apostolo Giacomo detto "il minore".


Cari fratelli e sorelle,

accanto alla figura di Giacomo “il Maggiore”, figlio di Zebedeo, del quale abbiamo parlato mercoledì scorso, nei Vangeli compare un altro Giacomo, che viene detto “il Minore”. Anch’egli fa parte delle liste dei dodici Apostoli scelti personalmente da Gesù, e viene sempre specificato come “figlio di Alfeo” (cfr Mt 10,3; Mc 3,18; Lc 5; At 1,13). E’ stato spesso identificato con un altro Giacomo, detto “il Piccolo” (cfr Mc 15,40), figlio di una Maria (cfr ibid.) che potrebbe essere la “Maria di Cleofa” presente, secondo il Quarto Vangelo, ai piedi della Croce insieme alla Madre di Gesù (cfr Gv 19,25). Anche lui era originario di Nazaret e probabile parente di Gesù (cfr Mt 13,55; Mc 6,3), del quale alla maniera semitica viene detto “fratello” (cfr Mc 6,3; Gal 1,19). Di quest'ultimo Giacomo, il libro degli Atti sottolinea il ruolo preminente svolto nella Chiesa di Gerusalemme. Nel Concilio apostolico là celebrato dopo la morte di Giacomo il Maggiore, affermò insieme con gli altri che i pagani potevano essere accolti nella Chiesa senza doversi prima sottoporre alla circoncisione (cfr At 15,13). San Paolo, che gli attribuisce una specifica apparizione del Risorto (cfr 1 Cor 15,7), nell’occasione della sua andata a Gerusalemme lo nomina addirittura prima di Cefa-Pietro, qualificandolo “colonna” di quella Chiesa al pari di lui (cfr Gal 2,9). In seguito, i giudeo-cristiani lo considerarono loro principale punto di riferimento. A lui viene pure attribuita la Lettera che porta il nome di Giacomo ed è compresa nel canone neotestamentario. Egli non vi si presenta come “fratello del Signore”, ma come “servo di Dio e del Signore Gesù Cristo” (Gc 1,1).

Tra gli studiosi si dibatte la questione dell’identificazione di questi due personaggi dallo stesso nome, Giacomo figlio di Alfeo e Giacomo “fratello del Signore”. Le tradizioni evangeliche non ci hanno conservato alcun racconto né sull’uno né sull’altro in riferimento al periodo della vita terrena di Gesù. Gli Atti degli Apostoli, invece, ci mostrano che un “Giacomo” ha svolto un ruolo molto importante, come abbiamo già accennato, dopo la risurrezione di Gesù, all’interno della Chiesa primitiva (cfr At 12,17; 15,13-21; 21,18). L’atto più rilevante da lui compiuto fu l’intervento nella questione del difficile rapporto tra i cristiani di origine ebraica e quelli di origine pagana: in esso egli contribuì insieme a Pietro a superare, o meglio, a integrare l'originaria dimensione giudaica del cristianesimo con l'esigenza di non imporre ai pagani convertiti l’obbligo di sottostare a tutte le norme della legge di Mosè. Il libro degli Atti ci ha conservato la soluzione di compromesso, proposta proprio da Giacomo e accettata da tutti gli Apostoli presenti, secondo cui ai pagani che avessero creduto in Gesù Cristo si doveva soltanto chiedere di astenersi dall’usanza idolatrica di mangiare la carne degli animali offerti in sacrificio agli dèi, e dall’“impudicizia”, termine che probabilmente alludeva alle unioni matrimoniali non consentite. In pratica, si trattava di aderire solo a poche proibizioni, ritenute piuttosto importanti, della legislazione mosaica.

In questo modo, si ottennero due risultati significativi e complementari, entrambi validi tuttora: da una parte, si riconobbe il rapporto inscindibile che collega il cristianesimo alla religione ebraica come a sua matrice perennemente viva e valida; dall’altra, si concesse ai cristiani di origine pagana di conservare la propria identità sociologica, che essi avrebbero perduto se fossero stati costretti a osservare i cosiddetti “precetti cerimoniali” mosaici: questi ormai non dovevano più considerarsi obbliganti per i pagani convertiti. In sostanza, si dava inizio a una prassi di reciproca stima e rispetto, che, nonostante incresciose incomprensioni posteriori, mirava per natura sua a salvaguardare quanto era caratteristico di ciascuna delle due parti.

La più antica informazione sulla morte di questo Giacomo ci è offerta dallo storico ebreo Flavio Giuseppe. Nelle sue Antichità Giudaiche (20,201s), redatte a Roma verso la fine del I° secolo, egli ci racconta che la fine di Giacomo fu decisa con iniziativa illegittima dal Sommo Sacerdote Anano, figlio dell’Annas attestato nei Vangeli, il quale approfittò dell'intervallo tra la deposizione di un Procuratore romano (Festo) e l'arrivo del successore (Albino) per decretare la sua lapidazione nell’anno 62.

Al nome di questo Giacomo, oltre all’apocrifo Protovangelo di Giacomo, che esalta la santità e la verginità di Maria Madre di Gesù, è particolarmente legata la Lettera che reca il suo nome. Nel canone del Nuovo Testamento essa occupa il primo posto tra le cosiddette ‘Lettere cattoliche’, destinate cioè non a una sola Chiesa particolare – come Roma, Efeso, ecc. -, ma a molte Chiese. Si tratta di uno scritto assai importante, che insiste molto sulla necessità di non ridurre la propria fede a una pura dichiarazione verbale o astratta, ma di esprimerla concretamente in opere di bene. Tra l'altro, egli ci invita alla costanza nelle prove gioiosamente accettate e alla preghiera fiduciosa per ottenere da Dio il dono della sapienza, grazie alla quale giungiamo a comprendere che i veri valori della vita non stanno nelle ricchezze transitorie, ma piuttosto nel saper condividere le proprie sostanze con i poveri e i bisognosi (cfr Gc 1,27).

Così la lettera di san Giacomo ci mostra un cristianesimo molto concreto e pratico. La fede deve realizzarsi nella vita, soprattutto nell’amore del prossimo e particolarmente nell’impegno per i poveri. E’ su questo sfondo che dev’essere letta anche la frase famosa: “Come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta” (Gc 2,26). A volte questa dichiarazione di Giacomo è stata contrapposta alle affermazioni di Paolo, secondo cui noi veniamo resi giusti da Dio non in virtù delle nostre opere, ma grazie alla nostra fede (cfr Gal 2,16; Rm 3,28). Tuttavia, le due frasi, apparentemente contraddittorie con le loro prospettive diverse, in realtà, se bene interpretate, si completano. San Paolo si oppone all’orgoglio dell’uomo che pensa di non aver bisogno dell’amore di Dio che ci previene, si oppone all’orgoglio dell’autogiustificazione senza la grazia semplicemente donata e non meritata. San Giacomo parla invece delle opere come frutto normale della fede: “L’albero buono produce frutti buoni”, dice il Signore (Mt 7,17). E san Giacomo lo ripete e lo dice a noi.

Da ultimo, la lettera di Giacomo ci esorta ad abbandonarci alle mani di Dio in tutto ciò che facciamo, pronunciando sempre le parole: “Se il Signore vorrà” (Gc 4,15). Così egli ci insegna a non presumere di pianificare la nostra vita in maniera autonoma e interessata, ma a fare spazio all’imperscrutabile volontà di Dio, che conosce il vero bene per noi. In questo modo san Giacomo resta un sempre attuale maestro di vita per ciascuno di noi.


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Saluti:

Je salue cordialement les pèlerins francophones, en particulier les jeunes du Collège Saint-François-de-Sales de Dijon, et le groupe d’étudiants de Montpellier. Que votre pèlerinage à Rome ouvre vos cœurs au mystère de l’Église, pour que vous en soyez vous-mêmes des pierres vivantes!

I am pleased to greet the English-speaking pilgrims present at this Audience, particularly those from the Philippines and the United States of America. On this eve of the Solemnity of the Saints Peter and Paul, I pray that all of you may be filled with the same zeal for Christ that inspired the two Holy Apostles. May God bless you during your stay in the Eternal City.

Einen herzlichen und frohen Gruß richte ich an dieser Stelle an alle Pilger und Besucher deutscher Sprache, heute besonders an die Teilnehmer der Diözesanwallfahrt Trier und an die Kirchenchöre aus Oberösterreich. Gottes Gnade stärke euren Glauben und lasse ihn allzeit reiche Frucht bringen in Werken der Liebe. Der Herr segne euch und eure Familien!

Saludo cordialmente a los visitantes de lengua española, en especial a los formadores y alumnos de varios Seminarios españoles, a las parroquias, grupos escolares y asociaciones, así como a los peregrinos de Puerto Rico y de otros Países latinoamericanos. Os animo a vivir con esperanza firme manifestando vuestra fe en el Señor con obras de caridad, para testimoniar en el mundo la belleza del amor de Dios ¡Gracias por vuestra visita!

A todos peregrinos de língua portuguesa saúdo com votos de felicidades, especialmente os grupos de portugueses aqui presentes, e o numeroso grupo de brasileiros. Que Deus vos abençoe e vos proteja!

Saluto in lingua lituana:

Nuoširdžiai sveikinu piligrimus iš Lietuvos. Tegul Viešpats nuolat apšviecia jusu širdis, kad drasiai ir džiugiai liudytumete Kristaus Evangelija. Garbe Jezui Kristui!

Traduzione italiana del saluto in lingua lituana:

Saluto cordialmente i pellegrini provenienti dalla Lituania. Il Signore illumini costantemente i vostri cuori perché testimoniate con coraggio e gioia il Vangelo di Cristo. Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua polacca:

Pozdrawiam pielgrzymów polskich. Jutro bedziemy obchodzili uroczystosc swietych Apostolów Piotra i Pawla. Z Rzymem zlaczylo ich gloszenie Ewangelii, swiadectwo wiary i meczenska smierc. Niech nawiedzenie ich grobów umocni wasza wiez z Chrystusem i Kosciolem. Niech bedzie pochwalony Jezus Chrystus.

Traduzione italiana del saluto in lingua polacca:

Saluto i pellegrini Polacchi qui presenti. Domani, festeggeremo la Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. Questi due grandi Apostoli sono collegati tra loro dallo zelo nell’annuncio del Vangelo, dalla testimonianza di fede e dalla morte nel martirio. Che la visita ai loro sepolcri rafforzi la vostra comunione con Cristo e con la Chiesa. Sia lodato Gesù Cristo.

Saluto in lingua slovacca:

S láskou vítam pútnikov z farností Vinodol, Lipany, Sverepec, ako aj starostov zo Zvolena a okolia. Drahí bratia a sestry, modlite sa za vašich novoknazov, vysvätenych v tomto mesiaci. Rád žehnám vás i vaše rodiny. Pochválený bud Ježiš Kristus!

Traduzione italiana del saluto in lingua slovacca:

Con affetto do un benvenuto ai pellegrini provenienti dalle parrocchie di Vinodol, Lipany, Sverepec, come pure ai sindaci di Zvolen e dintorni. Cari fratelli e sorelle, pregate per i vostri sacerdoti novelli, ordinati in questo mese. Volentieri benedico voi e le vostre famiglie. Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua ungherese:

Isten hozott Benneteket, kedves magyar zarándokok, különösen titeket, akik Kaposvárról jöttetek! Szent Péter és Pál ünnepének vigiliáján megemlékezünk e két apostolfejedelem vértanúságáról. Az o közbenjárásukra szeretettel adom Rátok apostoli áldásomat. Dicsértessék a Jézus Krisztus!

Traduzione italiana del saluto in lingua ungherese:

Un saluto cordiale ai pellegrini ungheresi, e specialmente a coloro che sono arrivati da Kaposvár. Alla vigilia della festa di S. Pietro e Paolo ricordiamo il martirio di questi due per noi tanto cari principi degli apostoli. Chiedendo la loro intercessione Vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica. Sia lodato Gesù Cristo !

* * *

Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i partecipanti ai Capitoli Generali della Società del Verbo Divino e delle Suore Francescane Immacolatine, ed auspico che le rispettive assemblee capitolari siano un’occasione di profondo rinnovamento spirituale e di vitalità apostolica. Saluto poi i rappresentanti dall’Apostolato della Preghiera convenuti in occasione del 50° anniversario di promulgazione dell’enciclica “Haurietis aquas”: l’unione al Cuore di Gesù sia per tutti sorgente di santità e di efficace azione apostolica. Saluto, inoltre, quanti prendono parte all’Incontro promosso dalla Famiglia Orionina, in occasione della “Festa del Papa”, che quest’anno ha come tema “Tanti cuori attorno al Papa, evangelizzatore della vita”. Cari amici, vi ringrazio per la vostra presenza e per l’amore che volete manifestare verso il Successore di Pietro con questa vostra iniziativa. Continuate a seguire fedelmente il vostro Fondatore e testimoniate il Vangelo della vita mediante ogni vostra Istituzione ed attività, al servizio specialmente delle persone deboli e sofferenti, ricordando – come diceva don Orione – che “nel più misero dei fratelli brilla l’immagine di Dio”.

Il mio pensiero va poi, come di consueto, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Siamo ormai entrati nell’estate, tempo di ferie e di riposo. Cari giovani, profittatene per utili esperienze sociali e religiose; e voi, cari sposi novelli, per approfondire la vostra missione nella Chiesa e nella società. A voi, cari malati, non manchi anche in questo periodo estivo la vicinanza dei vostri familiari.


josie '86
Thursday, June 29, 2006 2:23 PM
Grazie, Discipula!!!
[G]Da RaiNews24[/G]


[G][DIM]15pt[=DIM]Medio riente. Appello di Benedetto XVI: liberate le persone rapite. Solo il negoziato può assicurare la pace[/DIM][/G]

[IMG]http://img128.imageshack.us/img128/7167/papa200606298it.jpg[/IMG]


[DIM]8pt[=DIM][C]Città del Vaticano, 29 giugno 2006[/C][/DIM]

[C][DIM]10pt[=DIM]Accorato appello del Papa, oggi, per il Medio Oriente: "Seguo con apprensione quanto avviene in Terra Santa - ha detto Benedetto XVI al termine dell'Angelus - e prego perchè ogni persona rapita sia restituita ai suoi familiari". "Faccio appello ai responsabili israeliani e palestinesi - ha proseguito - affinchè con il generoso contributo della comunità internazionale ricerchino responsabilmente quel negoziato nel conflitto che solo può assicurare la vera pace a cui aspirano i loro popoli".

Benedetto XVI ha celebrato oggi la festività dei santi Pietro e Paolo: "Il loro martirio viene considerato come l'atto di nascita della Chiesa di Roma", ha detto Papa Ratzinger oggi all'Angelus.

Il Papa ha celebrato messa nella Basilica di San Pietro, scusandosi con i fedeli per un leggero ritardo. Inizialmente accaldato e sudato, Benedetto XVI, ha in seguito presieduto la solenne celebrazione, spiegato il significato dell'imposizione del pallio degli arcivescovi metropoliti. Benedetto XVI ha precisato che "il Pallio, antica insegna liturgica, esprime la speciale comunione di questi Pastori con il Successore di Pietro".

Il Papa, infine, è tornato ancora una volta a salutare e ringraziare la delegazione della Chiesa ortodossa di Costantinopoli presente a Roma per la celebrazione. "C'è poi un altro motivo che rende ancor più grande oggi la nostra gioia - ha scandito il Pontefice - è la presenza a Roma, in occasione della solennità dei Santi Pietro e Paolo, di una speciale delegazione inviata dal Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I. Ai membri di questa delegazione - ha aggiunto - ripeto con affetto il mio benvenuto e ringrazio di cuore il Patriarca per aver reso ancor più manifesto, con questo gesto, il legame di fraternità esistente tra le nostre Chiese".

"Con l'aiuto di Maria - ha concluso il Papa - e seguendo le orme di san ietro e di san Paolo possano la Chiesa che è in Roma e tutto il Popolo di Dio offrire al mondo testimonianza di unità e di coraggiosa dedizione al Vangelo di Cristo". [/DIM][/C]

Discipula
Thursday, June 29, 2006 4:42 PM
Il papa: il primato di Pietro, la sofferenza della Chiesa
Dal sito www.korazym.org

di Mattia Bianchi/ 29/06/2006

Il testo integrale dell'omelia di Benedetto XVI durante la Santa Messa nella Basilica di San Pietro, per la solennità dei Santi Pietro e Paolo. La riflessione sull'origine e il significato del ministero petrino.



Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa" (Mt 16, 18). Che cosa dice propriamente il Signore a Pietro con queste parole? Quale promessa gli fa con esse e quale incarico gli affida? E che cosa dice a noi – al Vescovo di Roma, che siede sulla cattedra di Pietro, e alla Chiesa di oggi? Se vogliamo comprendere il significato delle parole di Gesù, è utile ricordarsi che i Vangeli ci raccontano di tre situazioni diverse in cui il Signore, ogni volta in un modo particolare, trasmette a Pietro il compito che gli sarà proprio. Si tratta sempre dello stesso compito, ma dalla diversità delle situazioni e delle immagini usate diventa più chiaro per noi che cosa in esso interessava ed interessa al Signore.

Nel Vangelo di san Matteo che abbiamo ascoltato poco fa, Pietro rende la propria confessione a Gesù riconoscendolo come Messia e Figlio di Dio. In base a ciò gli viene conferito il suo particolare compito mediante tre immagini: quella della roccia che diventa pietra di fondamento o pietra angolare, quella delle chiavi e quella del legare e sciogliere. In questo momento non intendo interpretare ancora una volta queste tre immagini che la Chiesa, nel corso dei secoli, ha spiegato sempre di nuovo; vorrei piuttosto richiamare l'attenzione sul luogo geografico e sul contesto cronologico di queste parole. La promessa avviene presso le fonti del Giordano, alla frontiera della terra giudaica, sul confine verso il mondo pagano. Il momento della promessa segna una svolta decisiva nel cammino di Gesù: ora il Signore s'incammina verso Gerusalemme e, per la prima volta, dice ai discepoli che questo cammino verso la Città Santa è il cammino verso la Croce: "Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno" (Mt 16, 21). Ambedue le cose vanno insieme e determinano il luogo interiore del Primato, anzi della Chiesa in genere: continuamente il Signore è in cammino verso la Croce, verso la bassezza del servo di Dio sofferente e ucciso, ma al contempo è sempre anche in cammino verso la vastità del mondo, nella quale Egli ci precede come Risorto, perché nel mondo rifulga la luce della sua parola e la presenza del suo amore; è in cammino perché mediante Lui, il Cristo crocifisso e risorto, arrivi nel mondo Dio stesso. In questo senso Pietro, nella sua Prima Lettera, si qualifica "testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi" (5, 1). Per la Chiesa il Venerdì Santo e la Pasqua esistono sempre insieme; essa è sempre sia il grano di senapa sia l'albero fra i cui rami gli uccelli del cielo si annidano. La Chiesa – ed in essa Cristo – soffre anche oggi. In essa Cristo viene sempre di nuovo schernito e colpito; sempre di nuovo si cerca di spingerlo fuori del mondo. Sempre di nuovo la piccola barca della Chiesa è squassata dal vento delle ideologie, che con le loro acque penetrano in essa e sembrano condannarla all'affondamento. E tuttavia, proprio nella Chiesa sofferente Cristo è vittorioso. Nonostante tutto, la fede in Lui riprende forza sempre di nuovo. Anche oggi il Signore comanda alle acque e si dimostra Signore degli elementi. Egli resta nella sua barca, nella navicella della Chiesa. Così anche nel ministero di Pietro si rivela, da una parte, la debolezza di ciò che è proprio dell'uomo, ma insieme anche la forza di Dio: proprio nella debolezza degli uomini il Signore manifesta la sua forza; dimostra che è Lui stesso a costruire, mediante uomini deboli, la sua Chiesa.

Rivolgiamoci ora al Vangelo di san Luca che ci racconta come il Signore, durante l'Ultima Cena, conferisce nuovamente un compito speciale a Pietro (cfr Lc 22, 31-33). Questa volta le parole di Gesù rivolte a Simone si trovano immediatamente dopo l'istituzione della Santissima Eucaristia. Il Signore si è appena donato ai suoi, sotto le specie del pane e del vino. Possiamo vedere nell'istituzione dell'Eucaristia il vero e proprio atto fondativo della Chiesa. Attraverso l'Eucaristia il Signore dona ai suoi non solo se stesso, ma anche la realtà di una nuova comunione tra di loro che si prolunga nei tempi "finché Egli venga" (cfr 1Cor 11, 26). Mediante l'Eucaristia i discepoli diventano la sua casa vivente che, lungo la storia, cresce come il nuovo e vivente tempio di Dio in questo mondo. E così Gesù, subito dopo l'istituzione del Sacramento, parla di ciò che l'essere discepoli, il "ministero", significa nella nuova comunità: dice che esso è un impegno di servizio, così come Egli stesso si trova in mezzo a loro come Colui che serve. E allora si rivolge a Pietro. Dice che Satana ha chiesto di poter vagliare i discepoli come il grano. Questo evoca il passo del Libro di Giobbe, in cui Satana chiede a Dio la facoltà di colpire Giobbe. Il diavolo – il calunniatore di Dio e degli uomini – vuole con ciò provare che non esiste una vera religiosità, ma che nell'uomo tutto mira sempre e soltanto all'utilità. Nel caso di Giobbe, Dio concede a Satana la libertà richiesta proprio per poter con ciò difendere la sua creatura, l'uomo, e se stesso. E così avviene anche con i discepoli di Gesù – in tutti i tempi. A noi tante volte sembra che Dio lasci a Satana troppa libertà; che gli conceda la facoltà di scuoterci in modo troppo terribile; e che questo superi le nostre forze e ci opprima troppo. Sempre di nuovo grideremo a Dio: Ahimè, guarda la miseria dei tuoi discepoli, deh, proteggici! Infatti Gesù continua: "Io ho pregato, che non venga meno la tua fede" (Lc 22, 32). La preghiera di Gesù è il limite posto al potere del maligno. Il pregare di Gesù è la protezione della Chiesa. Possiamo rifugiarci sotto questa protezione, aggrapparci ad essa e di essa essere sicuri. Ma – come ci dice il Vangelo – Gesù prega in modo particolare per Pietro: "…perché non venga meno la tua fede". Questa preghiera di Gesù è insieme promessa e compito. La preghiera di Gesù tutela la fede di Pietro; quella fede che egli ha confessato a Cesarea di Filippo: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente" (Mt 16, 16). Ecco: non lasciare mai che questa fede diventi muta, rinfrancarla sempre di nuovo, proprio anche di fronte alla croce e a tutte le contraddizioni del mondo: questo è il compito di Pietro. Perciò appunto il Signore non prega soltanto per la fede personale di Pietro, ma per la sua fede come servizio agli altri. È proprio questo che Egli intende dire con le parole: "E tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli" (Lc 22, 32).

"Tu, una volta ravveduto" – questa parola è insieme profezia e promessa. Essa profetizza la debolezza di Simone che, di fronte ad una serva ed un servo, negherà di conoscere Gesù. Attraverso questa caduta Pietro – e con lui la Chiesa di tutti i tempi – deve imparare che la propria forza da sola non è sufficiente per edificare e guidare la Chiesa del Signore. Nessuno ci riesce soltanto da sé. Per quanto Pietro sembri capace e bravo – già nel primo momento della prova fallisce. "Tu, una volta ravveduto" – il Signore, che gli predice la caduta, gli promette anche la conversione: "Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro…" (Lc 22, 61). Lo sguardo di Gesù opera la trasformazione e diventa la salvezza di Pietro: Egli, "uscito, pianse amaramente" (22, 62). Vogliamo sempre di nuovo implorare questo sguardo salvatore di Gesù: per tutti coloro che, nella Chiesa, portano una responsabilità; per tutti coloro che soffrono delle confusioni di questo tempo; per i grandi e per i piccoli: Signore, guardaci sempre di nuovo e così tiraci su da tutte le nostre cadute e prendici nelle tue mani buone.

Il Signore affida a Pietro il compito per i fratelli attraverso la promessa della sua preghiera. L'incarico di Pietro è ancorato alla preghiera di Gesù. È questo che gli dà la sicurezza del suo perseverare attraverso tutte le miserie umane. E il Signore gli affida questo incarico nel contesto della Cena, in connessione con il dono della Santissima Eucaristia. La Chiesa, nel suo intimo, è comunità eucaristica e così comunione nel Corpo del Signore. Il compito di Pietro è di presiedere a questa comunione universale; di mantenerla presente nel mondo come unità anche visibile. Egli, insieme con tutta la Chiesa di Roma, deve – come dice sant'Ignazio di Antiochia – presiedere alla carità: presiedere alla comunità di quell'amore che proviene da Cristo e, sempre di nuovo, oltrepassa i limiti del privato per portare l'amore di Cristo fino ai confini della terra.

Il terzo riferimento al Primato si trova nel Vangelo di san Giovanni (21, 15-19). Il Signore è risorto, e come Risorto affida a Pietro il suo gregge. Anche qui si compenetrano a vicenda la Croce e la Risurrezione. Gesù predice a Pietro che il suo cammino andrà verso la croce. In questa Basilica eretta sopra la tomba di Pietro – una tomba di poveri – vediamo che il Signore proprio così, attraverso la Croce, vince sempre. Il suo potere non è un potere secondo le modalità di questo mondo. È il potere del bene – della verità e dell'amore, che è più forte della morte. Sì, è vera la sua promessa: i poteri della morte, le porte degli inferi non prevarranno contro la Chiesa che Egli ha edificato su Pietro (cfr Mt 16, 18) e che Egli, proprio in questo modo, continua ad edificare personalmente.

In questa solennità dei santi Apostoli Pietro e Paolo mi rivolgo in modo speciale a voi, cari Metropoliti, venuti da numerosi Paesi del mondo per ricevere il Pallio dal Successore di Pietro. Vi saluto cordialmente insieme a quanti vi hanno accompagnato. Saluto inoltre con particolare gioia la Delegazione del Patriarcato Ecumenico presieduta da Sua Eminenza Joannis Zizioulas, Metropolita di Pergamo, Presidente della Commissione Mista Internazionale per il dialogo teologico tra cattolici e ortodossi. Sono grato al Patriarca Bartolomeo I e al Santo Sinodo per questo segno di fraternità, che rende manifesto il desiderio e l'impegno di progredire più speditamente sulla via dell'unità piena che Cristo ha invocato per tutti i suoi discepoli. Noi sentiamo di condividere l'ardente desiderio espresso un giorno dal Patriarca Atenagora e dal Papa Paolo VI: di bere insieme allo stesso Calice e di mangiare insieme il Pane che è il Signore stesso. Imploriamo nuovamente, in questa occasione, che tale dono ci sia concesso presto. E ringraziamo il Signore di trovarci uniti nella confessione che Pietro a Cesarea di Filippo fece per tutti i discepoli: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". Questa confessione vogliamo insieme portare nel mondo di oggi. Ci aiuti il Signore ad essere, proprio in quest'ora della nostra storia, veri testimoni delle sue sofferenze e partecipi della gloria che deve manifestarsi (1Pt 5, 1). Amen!







Ratzigirl
Thursday, June 29, 2006 6:34 PM
Angelis solennità dei Santi Pietro e Paolo

PRIMA DELL’ANGELUS


Cari fratelli e sorelle!

Quest’oggi onoriamo solennemente i santi Pietro e Paolo, "apostoli di Cristo, colonne e fondamento della città di Dio", come canta l’odierna liturgia. Il loro martirio viene considerato come il vero e proprio atto di nascita della Chiesa di Roma. I due Apostoli resero la loro testimonianza suprema a poca distanza di tempo e di spazio l’uno dall’altro: qui, a Roma, fu crocifisso san Pietro e successivamente venne decapitato san Paolo. Il loro sangue si fuse così quasi in un’unica testimonianza a Cristo, che spinse sant’Ireneo, Vescovo di Lione, a metà del secondo secolo, a parlare della "Chiesa fondata e costituita a Roma dai due gloriosissimi apostoli Pietro e Paolo" (Contro le eresie 3, 3, 2). Poco tempo dopo, dall’Africa settentrionale, Tertulliano esclamava: "Questa Chiesa di Roma, quanto è beata! Furono gli Apostoli stessi a versare a lei, col loro sangue, la dottrina tutta quanta" (La prescrizione contro gli eretici, 36). Proprio per questo il Vescovo di Roma, Successore dell’apostolo Pietro, svolge un peculiare ministero a servizio dell’unità dottrinale e pastorale del Popolo di Dio sparso in tutto il mondo.

In questo contesto si coglie meglio anche il significato del rito che abbiamo rinnovato questa mattina, durante la Santa Messa nella Basilica di San Pietro, cioè la consegna ad alcuni Arcivescovi Metropoliti del Pallio, antica insegna liturgica, che esprime la speciale comunione di questi Pastori con il Successore di Pietro. A questi venerati Fratelli Arcivescovi e a quanti li hanno accompagnati va il mio saluto, mentre invito tutti voi, cari fratelli e sorelle, a pregare per loro e per le Chiese ad essi affidate. C’è poi un altro motivo che rende ancor più grande oggi la nostra gioia: è la presenza a Roma, in occasione della solennità dei Santi Pietro e Paolo, di una speciale Delegazione inviata dal Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I. Ai membri di questa Delegazione ripeto con affetto il mio benvenuto e ringrazio di cuore il Patriarca per aver reso ancor più manifesto, con questo gesto, il legame di fraternità esistente tra le nostre Chiese.

Ottenga ai cristiani il dono della piena unità Maria, la Regina degli Apostoli, che invochiamo con fiducia. Con il suo aiuto e seguendo le orme di san Pietro e di san Paolo possano la Chiesa che è in Roma e tutto il Popolo di Dio offrire al mondo testimonianza di unità e di coraggiosa dedizione al Vangelo di Cristo.


DOPO L’ANGELUS

Seguo con apprensione quanto avviene in Terra Santa e prego perché ogni persona rapita sia prontamente restituita ai suoi cari. Faccio appello ai Responsabili israeliani e palestinesi affinché, con il generoso contributo della comunità internazionale, ricerchino responsabilmente quel regolamento negoziato del conflitto che solo può assicurare la pace a cui aspirano i loro popoli.

josie '86
Friday, June 30, 2006 1:44 PM
Da Adnkronos

[G][DIM]15pt[=DIM]VATICANO: DAL 18 SETTEMBRE APERTI GLI ARCHIVI SEGRETI PONTIFICATO PIO XI[/DIM][/G]

[DIM]10pt[=DIM][C]Città del Vaticano, 30 giu.- (Adnkronos)- Benedetto XVI ha deciso l'apertura degli archivi segreti della Santa Sede per il periodo inerente al pontificato di Pio XI. La notizia, anticipata nei giorni scorsi, ha ricevuto questa mattina una conferma ufficiale attraverso un comunicato firmato da padre Sergio Pagano, prefetto dell'Archivio Segreto vaticano, e da padre Marcel Chappin, Responsabile dell'archivio storico della Segreteria di Stato. "Benedetto XVI ha deciso che dal prossimo 18 settembre - si legge nel comunicato diffuso oggi - con la ripresa dell'attività dell'Archivio Segreto Vaticano e degli altri Archivi della Santa Sede dopo le ferie estive, sia resa accessibile ai Ricercatori tutta la documentazione relativa al Pontificato di Pio XI (6 febbraio 1922 - 10 febbraio 1939)".[/C][/DIM]
josie '86
Friday, June 30, 2006 1:48 PM
Da Zenit

[DIM]15pt[=DIM][G]Benedetto XVI ai polacchi: non dimenticate gli “eroi” che a Poznan sfidarono il regime stalinista

In un messaggio inviato per il 50° anniversario di quegli avvenimenti[/G][/DIM]

[C][DIM]10pt[=DIM]CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 30 giugno 2006 (ZENIT.org).- Il Papa ha inviato questo mercoledì un messaggio per le celebrazioni in Polonia del 50° anniversario della rivolta operaia di Poznan, prima insurrezione antistalinista in un Paese del blocco sovietico di quel tempo.

Il 28 giugno del 1956, infatti, 100.000 operai protestarono contro la diminuzione dei salari, dopo che la burocrazia aveva rifiutato ogni trattativa, scendendo per le strade della città. La rivolta fu repressa nel sangue dal regime: 58 dimostranti furono uccisi, 700 gli arrestati.

Secondo quanto riferito dalla “Radio Vaticana”, alla cerimonia commemorativa, che si è svolta nel Palazzo del municipio di Poznan, hanno partecipato i Presidenti di Polonia, Germania, Ungheria, Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca. Il messaggio del Papa è stato letto dall'Arcivescovo Stanislaw Gadecki, Metropolita di Poznan.

Nella lettera, Benedetto XVI ricorda che la protesta pacifica della città polacca “contro il terrore e la menzogna” del sistema stalinista si trasformò “spontaneamente” in una insurrezione generale quando le forze dell’esercito e della polizia iniziarono a sparare contro i dimostranti.

Il Papa afferma che “il sangue versato sulle strade di Poznan non solo dagli operai, ma anche dalle donne, dagli studenti e dai bambini, non è stato vano. Anzi è stata la semina della libertà il cui frutto è stato anni dopo la caduta del sistema stalinista e la piena sovranità alla Nazione”.

Benedetto XVI auspica infine che “la memoria degli eroi dell’Insurrezione di Poznan ispiri tutti i polacchi a costruire” la società “sugli eterni valori cristiani, sulla verità e un’autentica giustizia”.[/DIM][/C]
Discipula
Friday, June 30, 2006 2:26 PM
Re: Da Adnkronos

Scritto da: josie '86 30/06/2006 13.44

VATICANO: DAL 18 SETTEMBRE APERTI GLI ARCHIVI SEGRETI PONTIFICATO PIO XI

Città del Vaticano, 30 giu.- (Adnkronos)- Benedetto XVI ha deciso l'apertura degli archivi segreti della Santa Sede per il periodo inerente al pontificato di Pio XI. La notizia, anticipata nei giorni scorsi, ha ricevuto questa mattina una conferma ufficiale attraverso un comunicato firmato da padre Sergio Pagano, prefetto dell'Archivio Segreto vaticano, e da padre Marcel Chappin, Responsabile dell'archivio storico della Segreteria di Stato. "Benedetto XVI ha deciso che dal prossimo 18 settembre - si legge nel comunicato diffuso oggi - con la ripresa dell'attività dell'Archivio Segreto Vaticano e degli altri Archivi della Santa Sede dopo le ferie estive, sia resa accessibile ai Ricercatori tutta la documentazione relativa al Pontificato di Pio XI (6 febbraio 1922 - 10 febbraio 1939)".



E poi dicono che questo Papa, il "Grande Inquisitore", starebbe occultando i "misfatti" passati della Chiesa ...

ma tanto questa gente non si convince nemmeno di fronte all'evidenza del contrario
Sybella
Friday, June 30, 2006 2:46 PM
Re: Re:

Scritto da: Discipula 30/06/2006 14.26


E poi dicono che questo Papa, il "Grande Inquisitore", starebbe occultando i "misfatti" passati della Chiesa ...




...e invece...alla faccia dei detrattori...MASSIMA TRASPARENZA...Non il 'Grande Inquisitore', dunque, e pazienza se è una definizione che alla stampa sembra continuare a piacere (o a far comodo), ma semplicemente...UN GRANDE!!!!
Ratzigirl
Friday, June 30, 2006 7:25 PM
Re: Da Adnkronos

Scritto da: josie '86 30/06/2006 13.44

VATICANO: DAL 18 SETTEMBRE APERTI GLI ARCHIVI SEGRETI PONTIFICATO PIO XI

Città del Vaticano, 30 giu.- (Adnkronos)- Benedetto XVI ha deciso l'apertura degli archivi segreti della Santa Sede per il periodo inerente al pontificato di Pio XI. La notizia, anticipata nei giorni scorsi, ha ricevuto questa mattina una conferma ufficiale attraverso un comunicato firmato da padre Sergio Pagano, prefetto dell'Archivio Segreto vaticano, e da padre Marcel Chappin, Responsabile dell'archivio storico della Segreteria di Stato. "Benedetto XVI ha deciso che dal prossimo 18 settembre - si legge nel comunicato diffuso oggi - con la ripresa dell'attività dell'Archivio Segreto Vaticano e degli altri Archivi della Santa Sede dopo le ferie estive, sia resa accessibile ai Ricercatori tutta la documentazione relativa al Pontificato di Pio XI (6 febbraio 1922 - 10 febbraio 1939)".



Questo mostra come il nostro sia veramente il PAPA DELLE APERTURE!!!! ( quando lo dicevamo noi....!!!)
Francesca.Pisa
Friday, June 30, 2006 7:34 PM
Ecco dimostrato quanto Benedetto XVI sia una persona limpida!!!!
Da questa decisione che ha preso Benedetto XVI si vede che persona chiara e limpida sia, lui non ha assolutamente niente da nascondere e' una persona che non vuole che nella chiesa ci siano segreti o cose nascoste o che in alcun modo si alimentino ombre,zone buie, che potrebbero dare un'idea negativa della chiesa e di cio' che essa fa e rappresenta, ama troppo la sua chiesa perche' di questa ne possa uscire un'immagine distorta e sbagliata, se in passato e' capitato che abbia preso delle posizioni dure e decise evidentemente erano posizioni da intraprendere proprio per salvaguardare il bene di questa stessa chiesa, Ratzinger e' una persona dolce,affabile, buona, umile, mai aggressiva, ma questo non vuol dire che non sia una persona forte e che quando e' convinto che le sue idee e azioni siano quelle giuste non combatta in nome di queste, lo abbiamo visto con la nomina di Bertone, nomina per la quale deve aver tirato fuori tutta la sua forza di volonta' e come sempre ha vinto, come si dice il bene vince sempre!!!!!!!!
Sempre a fianco di Benedetto XVI.
Francesca
ratzi.lella
Friday, June 30, 2006 8:38 PM
un grande papa!!!
non promette, non parla a vanvera, non fa il "grande" (ma lo è piu' di tutti!!!), ma AGISCE!!!
peccato che i tg non abbiano dedicato una parola all'apertura degli archivi
euge65
Friday, June 30, 2006 9:34 PM
carissime.......



vi QUOTO ENTRAMBE!!!!!!!!!!!!!!


JOSEPH SEI INSUPERABILE!!!!!!!
Ratzigirl
Saturday, July 01, 2006 1:28 AM
Re: un grande papa!!!

Scritto da: ratzi.lella 30/06/2006 20.38
non promette, non parla a vanvera, non fa il "grande" (ma lo è piu' di tutti!!!), ma AGISCE!!!
peccato che i tg non abbiano dedicato una parola all'apertura degli archivi



Ormai non mi affido più ai tg...vado avanti per la mia strada, Joseph va avanti per la sua e sono sicura che dalla "buona semina" presto o tardi i frutti si dovranno vedere(e poi se non ne parlano giusto per rimaner fermi sulle proprie convinzioni...bhè, allora meglio non preoccuparsi troppo di costoro,non meritano...)
Sybella
Saturday, July 01, 2006 12:45 PM
Concistoro
Oggi si è tenuto, alla presenza del Papa, il concistoro pubblico per decidere della canonizzazione di alcuni Beati, tra cui Filippo Smaldone.
La cerimonia di canonizzazione si terrà domenica 15 ottobre.

[Modificato da Sybella 01/07/2006 12.47]

Ratzigirl
Sunday, July 02, 2006 4:17 PM
Angelus del 02 Luglio 2005

PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle,

sabato e domenica prossimi si svolgerà in Spagna, nella città di Valencia, il V Incontro Mondiale delle Famiglie. Il primo raduno si tenne a Roma nel 1994, in occasione dell’Anno Internazionale della Famiglia, promosso dalle Nazioni Unite. In quella circostanza, l’amato Giovanni Paolo II scrisse una lunga e appassionata meditazione sulla famiglia, che indirizzò in forma di "Lettera" alle famiglie del mondo intero. A quel primo grande raduno di famiglie ne seguirono altri: quello di Rio de Janeiro nel 1997; di Roma nel 2000 per il Giubileo delle Famiglie; di Manila nel 2004, dove però egli non poté recarsi di persona, ma inviò un suo messaggio audiovisivo. E’ importante che anche alle famiglie di oggi giunga il memorabile appello che Giovanni Paolo II lanciò 25 anni fa nell’Esortazione apostolica Familiaris consortio: "Famiglia, diventa ciò che sei!" (cfr n. 17).

Tema del prossimo Incontro di Valencia è la trasmissione della fede nella famiglia. A tale impegno si ispira il motto della mia visita apostolica a quella Città: "Famiglia: vivi e trasmetti la fede!". In tante comunità oggi secolarizzate la prima urgenza per i credenti in Cristo è proprio quella di rinnovare la fede degli adulti, affinché siano in grado di comunicarla alle nuove generazioni. D’altra parte, il cammino di iniziazione cristiana dei bambini e dei fanciulli può diventare utile occasione per i genitori per riavvicinarsi alla Chiesa ed approfondire sempre più la bellezza e la verità del Vangelo. La famiglia, insomma, è un organismo vivente, nel quale si realizza una reciproca circolazione di doni. L’importante è che non manchi mai la Parola di Dio, che tiene viva la fiamma della fede. Con un gesto quanto mai significativo, durante il rito del Battesimo, il padre o il padrino accende una candela al grande Cero pasquale, simbolo di Cristo risorto, e quindi, rivolgendosi ai familiari, il celebrante dice: "Abbiate cura che il vostro bambino, illuminato da Cristo, viva sempre come figlio della luce". Quel gesto, nel quale c’è tutto il senso della trasmissione della fede nella famiglia, per essere autentico, dev’essere preceduto e accompagnato dall’impegno dei genitori di approfondire la conoscenza della propria fede, ravvivandone la fiamma con la preghiera e l’assidua pratica dei Sacramenti della Confessione e dell’Eucaristia.

Preghiamo la Vergine Maria per la buona riuscita del prossimo grande Incontro di Valencia, e per tutte le famiglie del mondo, affinché siano autentiche comunità di amore e di vita, nelle quali la fiamma della fede si tramandi di generazione in generazione.



DOPO L’ANGELUS

Seguo con crescente preoccupazione gli avvenimenti in Iraq e Terra Santa. Di fronte, da una parte, alla cieca violenza che fa stragi atroci e, dall'altra, alla minaccia dell'aggravamento della crisi fattasi da qualche giorno ancor più drammatica c'è bisogno di giustizia, di serio e credibile impegno di pace: che, purtroppo, non si vedono. Per questo invito tutti a unirsi in una preghiera fiduciosa e perseverante: il Signore illumini i cuori e nessuno si sottragga al dovere di costruire una convivenza pacifica, nel riconoscimento che ogni uomo, a qualsiasi popolo appartenga, è fratello.

Si svolge a Mosca, dal 3 al 5 luglio, un importante Summit dei Leader religiosi, organizzato dal Consiglio Interreligioso della Russia. Su invito del Patriarca di Mosca, la Chiesa Cattolica vi prende parte con una propria Delegazione. Desidero far giungere a Sua Santità Alessio II ed a tutti i Partecipanti il mio saluto cordiale. La significativa riunione di tanti esponenti delle religioni del mondo sta ad indicare il comune desiderio di promuovere il dialogo fra le civiltà e la ricerca di un ordine mondiale più giusto e pacifico. Auspico che, grazie al sincero impegno di tutti, si possano trovare ambiti di effettiva collaborazione, nel rispetto e nella comprensione reciproca, per far fronte alle sfide attuali. Per i cristiani, si tratta di imparare a conoscersi sempre più profondamente e a stimarsi a vicenda, alla luce della dignità dell'uomo e del suo eterno destino. Mentre assicuro la mia preghiera affinché Dio renda fruttuosi i lavori del Summit, su tutti invoco le abbondanti benedizioni del Cielo.


josie '86
Monday, July 03, 2006 10:58 AM
Re: Concistoro
[QUOTE][DIM]7pt[=DIM]Scritto da: Sybella 01/07/2006 12.45

La [G]cerimonia di canonizzazione [/G]si terrà domenica 15 ottobre.

<p><font class='xsmall'>[<i>Modificato da Sybella 01/07/2006 12.47</i>]</font></p>[/DIM][/QUOTE]

E quel giorno, forse, ci sarò anch'io!!! <p><font class='xsmall'>[<i>Modificato da josie '86 03/07/2006&nbsp;11.24</i>]</font></p>
josie '86
Monday, July 03, 2006 3:26 PM
Dall'Agenzia Fides
[DIM]15pt[=DIM][G]VATICANO - Papa Benedetto XVI all’Angelus invita a pregare “per la buona riuscita del prossimo grande Incontro di Valencia, e per tutte le famiglie del mondo”. Nuovo appello per l’Iraq e la Terra Santa[/G][/DIM]

[C][DIM]10pt[=DIM]Città del Vaticano (Agenzia Fides) - “E’ importante che anche alle famiglie di oggi giunga il memorabile appello che Giovanni Paolo II lanciò 25 anni fa nell’Esortazione apostolica Familiaris consortio: Famiglia, diventa ciò che sei!”. L’appello di Giovanni Paolo II è stato ripetuto domenica 2 luglio da Benedetto XVI prima della recita dell’Angelus. Nel suo discorso il Papa ha ricordato la celebrazione del V Incontro Mondiale delle Famiglie, a Valencia, in Spagna. Il primo raduno delle famiglie si tenne a Roma nel 1994, in occasione dell’Anno Internazionale della Famiglia, e in quella circostanza, “l’amato Giovanni Paolo II scrisse una lunga e appassionata meditazione sulla famiglia, che indirizzò in forma di "Lettera" alle famiglie del mondo intero”.
Il tema del prossimo Incontro di Valencia è la trasmissione della fede nella famiglia. “A tale impegno - ha detto il Papa - si ispira il motto della mia visita apostolica a quella Città: "Famiglia: vivi e trasmetti la fede!".” Quindi il Santo Padre ha ricordato come oggi “la prima urgenza per i credenti in Cristo è proprio quella di rinnovare la fede degli adulti, affinché siano in grado di comunicarla alle nuove generazioni” e il cammino di iniziazione cristiana dei propri figli “può diventare utile occasione per i genitori per riavvicinarsi alla Chiesa ed approfondire sempre più la bellezza e la verità del Vangelo”. Nel rito del Battesimo, il padre o il padrino accende una candela al Cero pasquale, simbolo di Cristo risorto, e quindi, rivolgendosi ai familiari, il celebrante dice: "Abbiate cura che il vostro bambino, illuminato da Cristo, viva sempre come figlio della luce". “Quel gesto, nel quale c’è tutto il senso della trasmissione della fede nella famiglia, per essere autentico - ha sottolineato ancora il Papa -, dev’essere preceduto e accompagnato dall’impegno dei genitori di approfondire la conoscenza della propria fede, ravvivandone la fiamma con la preghiera e l’assidua pratica dei Sacramenti della Confessione e dell’Eucaristia”. Quindi ha invitato i presenti a pregare la Vergine Maria “per la buona riuscita del prossimo grande Incontro di Valencia, e per tutte le famiglie del mondo, affinché siano autentiche comunità di amore e di vita, nelle quali la fiamma della fede si tramandi di generazione in generazione”.
Dopo la preghiera dell’Angelus, il Santo Padre ha lanciato un nuovo appello per la pace in Medio Oriente: “Seguo con crescente preoccupazione gli avvenimenti in Iraq e Terra Santa. Di fronte, da una parte, alla cieca violenza che fa stragi atroci e, dall'altra, alla minaccia dell'aggravamento della crisi fattasi da qualche giorno ancor più drammatica c'è bisogno di giustizia, di serio e credibile impegno di pace: che, purtroppo, non si vedono. Per questo invito tutti a unirsi in una preghiera fiduciosa e perseverante: il Signore illumini i cuori e nessuno si sottragga al dovere di costruire una convivenza pacifica, nel riconoscimento che ogni uomo, a qualsiasi popolo appartenga, è fratello.” Quindi Papa Benedetto XVI ha ricordato il Summit dei Leader religiosi, organizzato dal Consiglio Interreligioso della Russia, che si svolge a Mosca dal 3 al 5 luglio, a cui partecipa una Delegazione della Chiesa Cattolica: “La significativa riunione di tanti esponenti delle religioni del mondo sta ad indicare il comune desiderio di promuovere il dialogo fra le civiltà e la ricerca di un ordine mondiale più giusto e pacifico. Auspico che, grazie al sincero impegno di tutti, si possano trovare ambiti di effettiva collaborazione, nel rispetto e nella comprensione reciproca, per far fronte alle sfide attuali”. (S.L.) (Agenzia Fides 3/7/2006) [/DIM][/C]<p><font class='xsmall'>[<i>Modificato da josie '86 03/07/2006&nbsp;15.27</i>]</font></p>
Ratzigirl
Tuesday, July 04, 2006 2:16 PM
Vacanze periferiche...

DIOCESI AOSTA LO ATTENDE CON GIOIA, ARRIVO L'11 MATTINA

In volo con Air Vallè, rientro il 28 e poi a Castel Gandolfo

"La Diocesi di Aosta annuncia con gioia l'arrivo imminente di Sua Santità Benedetto XVI, che sarà in Valle d'Aosta dall'11 al 28 luglio". In una nota, la Diocesi guidata da monsignor Giuseppe Anfossi specifica che il Papa giungerà ad Aosta martedì 11 luglio con volo DO 383 Air Vallè e che l'arrivo è previsto all'aeroporto Corrado Gex di Aosta intorno alle 11.25.

Al suo arrivo, Papa Ratzinger sarà accolto dal vescovo Anfossi, dal parroco di Saint Christophe e dalle autorità civili e militari della Regione. "Tutti i fedeli - prosegue la nota - sono invitati a recarsi numerosi all'aeroporto per accogliere il Papa ed esprimere la gioa di averlo in mezzo a noi".

Ad attendere il pontefice a Les Combes di Introd ci saranno invece il Sindaco e gli abitanti del luogo, i parroci della zona, oltre al parroco di Arvier.

Le vacanze del Papa saranno interrotte per l'angelus di domenica 16 e 23 luglio. Il ritorno a Roma è invece previsto per venerdì 28 luglio con volo DO 384 Air Vallè. La partenza da Aosta è fissata per le 17.30. In serata il Papa si trasferirà a Castel Gandolfo, residenza estiva dove rimarrà per tutto il mese di agosto.
josie '86
Wednesday, July 05, 2006 1:07 PM
Da AsiaNews

5 Luglio 2006
ISRAELE-VATICANO
[G][DIM]15pt[=DIM]Rabbino capo al Papa: ci aiuti a fermare la sfilata gay a Gerusalemme [/DIM][/G]

[G]Gerusalemme (AsiaNews)[/G] – [DIM]10pt[=DIM][C]“Ci aiuti a contrastare la sfilata mondiale gay” (World Pride Parade), programmata per il mese prossimo a Gerusalemme, che “viola ed umilia” la Città Santa. E’ l’insolita richiesta avanzata a Benedetto XVI dal rabbino capo sefardita di Israele, Shlomo Amar, in una lettera,della quale dà notizia oggi il quotidiano Yedioth Ahronoth. Lo stesso giornale, in un articolo, riporta i dati di un sondaggio reso noto durante una discussione sulla vicenda nella Commissione interni della Knesset (il Parlamento), secondo il quale sono contrari alla Parata il 63% degli ebrei “laici”, l’81% degli ebrei “conservatori”, il 99% dei nazionalisti religiosi, il 100% degli ortodossi e il 92% degli arabi musulmani e cristiani.

“Noi – scrive il rabbino – siamo colpiti dall’udire dei progetti per tenere la World Pride Parade nella Città Santa”. “La città alla quale tutto il mondo guarda per la sua santità e la sua gloria. Sta per essere attaccata da gente cattiva che vorrebbe violare il suo onore ed umiliare la sua grandezza, con atti che la Torah disprezza, così come tutte le altre religioni. Non c’è bisogno di ragionare sui loro progetti e azioni malvagie che gettano a terra la dignità umana”. Al Papa il rabbino chiede di “opporsi a questa terribile prospettiva, nella speranza che la protesta dei capi religiosi, guidi le anime confuse che ingannano e fanno male a se stesse gravemente e dissuada la gente cattiva dal corrompere l’umanità”.

Amar esprime la sua preoccupazione sulla “cattiva influenza” della comunità gay sui bambini e sui giovani che potrebbero essere corrotti.

Dal canto suo, il rabbino capo aschenazita, Yona Metzger, da Mosca, dove partecipa all’incontro interreligioso promosso dal Patriarcato ortodosso, chiede di “cancellare la Parata nella Città Santa di Gerusalemme”. “Come tutti sanno – sostiene Metzger – Gerusalemme è la culla nella quale sono nate le tre religioni monoteiste. Dobbiamo essere uniti per preservare la sua storica santità ed i valori di purezza e moralità che la caratterizzano”.[/C][/DIM]
josie '86
Wednesday, July 05, 2006 1:09 PM
Da Cani Sciolti

[DIM]15pt[=DIM][G]Chiesa spagnola contro Zapatero: Le sue leggi sono contro natura[/G][/DIM]

[DIM]8pt[=DIM][C]Mercoledì, 05 luglio [/C][/DIM]

[DIM]10pt[=DIM][C]Monsignor Ricardo Blazquez Perez, vescovo di Bilbao e presidente della Conferenza episcopale spagnola, si scaglia contro le scelte del Governo Zapatero. "Sono leggi contro natura" e "continuiamo ad essere preoccupati di alcune iniziative legislative". A pochi giorni dalla visita di Papa Benedetto XVI in Spagna, il presidente dei vescovi affida a "Famiglia Cristiana" le proprie aspettative sulla visita del pontefice.


Le legislazioni sui pacs, sul matrimonio gay e sul divorzio express "sono fonti di grande tristezza e di preoccupazione. Siamo convinti - osserva il prelate - che il matrimonio sia una comunità di vita tra persone di sesso diverso in vista della trasmissione della vita".

L'incontro del Papa a Valencia rischia di riaccendere lo scontro con il Governo? "Zapetero vedrà il Papa e forse parteciperà anche alla messa di Benedetto XVI di domenica 9 luglio. Certamente - ribatte il presidente dei vescovi - c'è disparità completa di visione delle cose tra il Governo spagnolo e la Santa Sede e la Conferenza episcopale. Ma io credo non si rinnoverà lo scontro. La Chiesa dirà quello che pensa - prosegue - e Zapatero ascolterà dalle labbra del Papa sicuramente qalcosa su quanto è stato approvato dal Parlamento spagnolo". [/C][/DIM]


josie '86
Wednesday, July 05, 2006 1:12 PM
Udienza Generale del 05/07/2006

[C][DIM]11pt[=DIM]Cari fratelli e sorelle,

dedichiamo l'incontro di oggi al ricordo di un altro membro molto importante del collegio apostolico: Giovanni, figlio di Zebedeo e fratello di Giacomo. Il suo nome, tipicamente ebraico, significa “il Signore ha fatto grazia”. Stava riassettando le reti sulla sponda del lago di Tiberìade, quando Gesù lo chiamò insieme con il fratello (cfr Mt 4,21; Mc 1,19). Giovanni fa sempre parte del gruppo ristretto, che Gesù prende con sé in determinate occasioni. E’ insieme a Pietro e a Giacomo quando Gesù, a Cafarnao, entra in casa di Pietro per guarirgli la suocera (cfr Mc 1,29); con gli altri due segue il Maestro nella casa dell'archisinagògo Giàiro, la cui figlia sarà richiamata in vita (cfr Mc 5,37); lo segue quando sale sul monte per essere trasfigurato (cfr Mc 9,2); gli è accanto sul Monte degli Olivi quando davanti all’imponenza del Tempio di Gerusalemme pronuncia il discorso sulla fine della città e del mondo (cfr Mc 13,3); e, finalmente, gli è vicino quando nell'Orto del Getsémani si ritira in disparte per pregare il Padre prima della Passione (cfr Mc 14,33). Poco prima della Pasqua, quando Gesù sceglie due discepoli per mandarli a preparare la sala per la Cena, a lui ed a Pietro affida tale compito (cfr Lc 22,8).

Questa sua posizione di spicco nel gruppo dei Dodici rende in qualche modo comprensibile l’iniziativa presa un giorno dalla madre: ella si avvicinò a Gesù per chiedergli che i due figli, Giovanni appunto e Giacomo, potessero sedere uno alla sua destra e uno alla sua sinistra nel Regno (cfr Mt 20,20-21). Come sappiamo, Gesù rispose facendo a sua volta una domanda: chiese se essi fossero disposti a bere il calice che egli stesso stava per bere (cfr Mt 20,22). L’intenzione che stava dietro a quelle parole era di aprire gli occhi dei due discepoli, di introdurli alla conoscenza del mistero della sua persona e di adombrare loro la futura chiamata ad essergli testimoni fino alla prova suprema del sangue. Poco dopo infatti Gesù precisò di non essere venuto per essere servito ma per servire e dare la propria vita in riscatto per la moltitudine (cfr Mt 20,28). Nei giorni successivi alla risurrezione, ritroviamo “i figli di Zebedeo” impegnati con Pietro ed alcuni altri discepoli in una notte infruttuosa, a cui segue per intervento del Risorto la pesca miracolosa: sarà “il discepolo che Gesù amava” a riconoscere per primo “il Signore” e a indicarlo a Pietro (cfr Gv 21,1-13).

All'interno della Chiesa di Gerusalemme, Giovanni occupò un posto di rilievo nella conduzione del primo raggruppamento di cristiani. Paolo infatti lo annovera tra quelli che chiama le “colonne” di quella comunità (cfr Gal 2,9). In realtà, Luca negli Atti lo presenta insieme con Pietro mentre vanno a pregare nel Tempio (cfr At 3,1-4.11) o compaiono davanti al Sinedrio a testimoniare la propria fede in Gesù Cristo (cfr At 4,13.19). Insieme con Pietro viene inviato dalla Chiesa di Gerusalemme a confermare coloro che in Samaria hanno accolto il Vangelo, pregando su di loro perché ricevano lo Spirito Santo (cfr At 8,14-15). In particolare, va ricordato ciò che afferma, insieme con Pietro, davanti al Sinedrio che li sta processando: “Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato” (At 4,20). Proprio questa franchezza nel confessare la propria fede resta un esempio e un monito per tutti noi ad essere sempre pronti a dichiarare con decisione la nostra incrollabile adesione a Cristo, anteponendo la fede a ogni calcolo o umano interesse.

Secondo la tradizione, Giovanni è “il discepolo prediletto”, che nel Quarto Vangelo poggia il capo sul petto del Maestro durante l'Ultima Cena (cfr Gv 13,21), si trova ai piedi della Croce insieme alla Madre di Gesù (cfr Gv 19, 25) ed è infine testimone sia della Tomba vuota che della stessa presenza del Risorto (cfr Gv 20,2; 21,7). Sappiamo che questa identificazione è oggi discussa dagli studiosi, alcuni dei quali vedono in lui semplicemente il prototipo del discepolo di Gesù. Lasciando agli esegeti di dirimere la questione, ci contentiamo qui di raccogliere una lezione importante per la nostra vita: il Signore desidera fare di ciascuno di noi un discepolo che vive una personale amicizia con Lui. Per realizzare questo non basta seguirlo e ascoltarlo esteriormente; bisogna anche vivere con Lui e come Lui. Ciò è possibile soltanto nel contesto di un rapporto di grande familiarità, pervaso dal calore di una totale fiducia. E’ ciò che avviene tra amici; per questo Gesù ebbe a dire un giorno: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici ... Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi” (Gv 15,13.15).

Negli apocrifi Atti di Giovanni l'Apostolo viene presentato non come fondatore di Chiese e neppure alla guida di comunità già costituite, ma in continua itineranza come comunicatore della fede nell'incontro con “anime capaci di sperare e di essere salvate” (18,10; 23,8). Tutto è mosso dal paradossale intento di far vedere l'invisibile. E infatti dalla Chiesa orientale egli è chiamato semplicemente “il Teologo”, cioè colui che è capace di parlare in termini accessibili delle cose divine, svelando un arcano accesso a Dio mediante l'adesione a Gesù.

Il culto di Giovanni apostolo si affermò a partire dalla città di Efeso, dove, secondo un’antica tradizione, avrebbe a lungo operato, morendovi infine in età straordinariamente avanzata, sotto l'imperatore Traiano. Ad Efeso l'imperatore Giustiniano, nel secolo VI, fece costruire in suo onore una grande basilica, di cui restano tuttora imponenti rovine. Proprio in Oriente egli godette e gode tuttora di grande venerazione. Nell’iconografia bizantina viene spesso raffigurato molto anziano – secondo la tradizione morì sotto l’imperatore Traiano - e in atto di intensa contemplazione, quasi nell’atteggiamento di chi invita al silenzio.

In effetti, senza adeguato raccoglimento non è possibile avvicinarsi al mistero supremo di Dio e alla sua rivelazione. Ciò spiega perché, anni fa, il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Atenagora, colui che il Papa Paolo VI abbracciò in un memorabile incontro, ebbe ad affermare: “Giovanni è all'origine della nostra più alta spiritualità. Come lui, i ‘silenziosi’ conoscono quel misterioso scambio dei cuori, invocano la presenza di Giovanni e il loro cuore si infiamma” (O. Clément, Dialoghi con Atenagora, Torino 1972, p. 159). Il Signore ci aiuti a metterci alla scuola di Giovanni per imparare la grande lezione dell’amore così da sentirci amati da Cristo “fino alla fine” (Gv 13,1) e spendere la nostra vita per Lui.[/DIM][/C]

Ratzigirl
Wednesday, July 05, 2006 4:06 PM
Cambi di programma

A VALENCIA LA PRIMA TAPPA SUL LUOGO DELL'INCIDENTE

Cambiamento di programma, pontefice pregherà per le vittime

Benedetto XVI farà tappa sul luogo dell'incidente di Valencia, sabato mattina, subito dopo il suo arrivo in Spagna per chiudere i lavori del V Incontro Mondiale delle Famiglie. Un omaggio e una preghiera per le vittime - oltre 40 - della tragedia ferroviaria avvenuta lunedì. E' quanto si apprende da fonti spagnole.

Sarà quello il primo gesto del pontefice ad inizio della trasferta lampo in Spagna che si chiuderà con una messa domenica mattina. Subito dopo l'arrivo all'aeroporto di Valencia, infatti, Benedetto XVI si recherà sul luogo esatto dell'incidente, tra le stazioni di Plaza de Espagna e di Jesus, nel quartiere centrale di Patraix, prima di visitare la cattedrale della città per l'incontro con l'episcopato spagnolo.

Già appena appresa la notizia del disastro ferroviario, il Papa aveva inviato un telegramma di cordoglio, assicurando vicinanza e sostegno alle famiglie delle vittime.

josie '86
Thursday, July 06, 2006 10:33 AM
Da korazym.org

[DIM]15pt[=DIM][G]Il Santo Volto di Manoppello. A settembre la visita del papa [/G][/DIM]

[DIM]9pt[=DIM][C]di Marco Fabi/ 06/07/2006 [/C][/DIM]

[C][DIM]11pt[=DIM]Benedetto XVI il primo settembre volerà in elicottero a Manoppello, il santuario abruzzese ai piedi della Majella in cui è conservata la reliquia della 'Veronica', il velo su cui sarebbe rimasto impresso il volto di Cristo. Sarà una trasferta brevissima, di appena un paio d'ore, e di carattere privato. Giusto il tempo per incontrare il clero locale, i frati, un gruppo di giovani e visitare il santuario. La data della visita, secondo quanto si apprende da autorevoli fonti, inizialmente era stata fissata per il sabato 2 settembre, poi è stata anticipata di un giorno per ragioni organizzative. La visita verra' annunciata ufficialmente a breve. Ad accogliere il pontefice sarà il teologo monsignor Bruno Forte, arcivescovo della diocesi di Chieti, già collaboratore dell'allora cardinale Joseph Ratzinger alla Congregazione della Dottrina della Fede.[/DIM][/C]


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