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josie '86
Monday, May 29, 2006 12:41 PM
Giustissimo, Sybella!!!
Dovremmo essere cattolici praticanti cm i Polakki, invece di essere solo cattolici osservanti e criticatori del Papa!!!
euge65
Monday, May 29, 2006 8:52 PM
Eh cià


I Polakki in quanto a fede e costanza ci danno una pista!!!!!!!
diciamocelo francamente quanti di noi esclusi i frequantatori del forum, si sarebbero beccati tutta la pioggia di venerdì durante la Messa?????!!!!!
stupor-mundi
Monday, May 29, 2006 10:23 PM
Re: Telegramma

Scritto da: Sybella 29/05/2006 12.36
Ecco il telegramma inviato ieri sera, al suo rientro, dal Papa al presidente Napolitano: 'Al rientro dal viaggio apostolico che mi ha condotto nella patria dell'indimenticabile pontefice Giovanni Paolo II mentre desidero rendere grazie a Dio per l'opportunità che mi ha concesso di incontrare le autorità e la gente di una nazione europea consapevolmente fiera delle proprie radici cristiane rinnovo di cuore a Lei signor presidente e al diletto popolo italiano il mio beneaugurante saluto'.

...difatti, l'abbiamo detto più volte in questi giorni, qui sul Forum, che in materia di fede - e di fede consapevole - dovremmo prendere esempio dalla Polonia, e dall'accoglienza che la gente ha riservato a Benedetto!!!
Sybella

[Modificato da Sybella 29/05/2006 12.38]




Carissima Sybella,
hai proprio colto nel segno! Credo che il messaggio sia rivolto all'Italia. Nazione che più di ogni altra dovrebbe essere orgoliosa delle proprie radici cristiane. Mentre ora pare quasi provarne vergogna. Dobbiamo tutto al cristianesimo: cultura, arte, musica, letteratura (da Dante in giù). Eppure, no, vogliamo venire meno alla nostra vocazione: ma un albero cui si tagliano le radici secca!
josie '86
Tuesday, May 30, 2006 6:06 PM
Notizia ultima ora dall'Agr
[C]30 maggio 12.19[/C]

[G][DIM]15pt[=DIM]VATICANO: PAPA BENEDETTO XVI APRIRA' CONVEGNO ECCLESIALE DIOCESANO[/DIM][/G]

[C][DIM]10pt[=DIM]CITTA' DEL VATICANO-Papa Benedetto XVI, al rientro dalla sua visita pastorale in Polonia, aprirà ufficialmente i lavori del Convegno ecclesiale diocesano che si terrà a partire da lunedì 5 giugno nella Basilica di San Giovanni in Laterano con tema: "La gioia della fede e l'educazione delle nuove generazioni". In una nota il Vaticano informa che "il discorso del Papa darà l'avvio a una tre giorni di intensa riflessione in vista dell'elaborazione del programma pastorale del prossimo anno". (Agr)[/DIM][/C]

Ciao a tutti
Ratzigirl
Tuesday, May 30, 2006 11:23 PM
Appuntamenti liturgici
DOMENICA PROSSIMA MESSA IN PIAZZA SAN PIETRO PER PENTECOSTE
Sabato incontra 300.000 rappresentanti di movimenti ecclesiali


Il prossimo 4 giugno, domenica di Pentecoste, il Papa celebrerà messa sul sagrato della basilica di San Pietro. Il giorno precedente, sabato, Benedetto XVI incontrerà i rappresentanti dei movimenti ecclesiali riuniti a Roma. Sono previste 300.000 persone.


Sybella
Wednesday, May 31, 2006 12:16 AM
Venerdì 2 giugno
Alle ore 11:40 il 2 giugno il Papa accoglierà in udienza nell'Aula delle Benedizioni i Media della Conferenza Episcopale Italiana.
La diretta su CTV.
Sihaya.b16247
Wednesday, May 31, 2006 12:36 AM
Re: Venerdì 2 giugno

Scritto da: Sybella 31/05/2006 0.16
Alle ore 11:40 il 2 giugno il Papa accoglierà in udienza nell'Aula delle Benedizioni i Media della Conferenza Episcopale Italiana.
La diretta su CTV.



GRAZIE!!!
josie '86
Wednesday, May 31, 2006 10:26 AM
Ultimi aggiornamenti sul Convegno Ecclesiale del 5 giugno

[DIM]15pt[=DIM][G]BENEDETTO XVI APRIRA' IL CONVEGNO ECCLESIALE DELLA DIOCESI DI ROMA, IL 5 GIUGNO IN SAN GIOVANNI IN LATERANO. CON NOI, MONS. PARMEGGIANI[/G][/DIM]

[DIM]11pt[=DIM][C](30 maggio 2006-RV) Benedetto XVI aprirà lunedì prossimo i lavori del Convegno ecclesiale della diocesi di Roma, evento che si terrà dal 5 all'8 giugno nella Basilica di San Giovanni in Laterano, sul tema "La gioia della fede e l'educazione delle nuove generazioni". Al convegno parteciperanno parroci, sacerdoti, religiose, ma sono invitati anche i fedeli laici e i giovani delle parrocchie, associazioni e movimenti della Chiesa di Roma. Il discorso del Papa aprirà l'evento lunedì 5 giugno alle 19:30, dando l'avvio a una tre giorni di riflessione in vista dell'elaborazione del programma pastorale del prossimo anno. "Al centro dell'attenzione-informa una nota del Vicariato di Roma-saranno le nuove generazioni, alle quali la Chiesa di Roma dedicherà una speciale attenzione in continuità con il tema della famiglia affrontato negli anni scorsi". Il Convegno sarà chiuso giovedì 8 nella Basilica Lateranense alle 19:30 con le relazioni di sintesi e l'intervento del cardinale vicario Camillo Ruini, che traccerà le linee programmatiche per l'anno pastorale 2006-2007. [/C][/DIM]


[DIM]9pt[=DIM][G]da Radio Vaticana[/G][/DIM]

[DIM]13pt[=DIM][FONT]Comic Sans MS[=FONT]Ciao a tutti da josie '86[/FONT][/DIM]
Ratzigirl
Wednesday, May 31, 2006 11:21 AM
Preparazione incontro con i Movimenti Ecclesiali
Così sarà l’incontro dei Movimenti con Benedetto XVI

Si rivivrà il suggestivo rito del fuoco del sacramento della Confermazione



L’incontro dei nuovi Movimenti ecclesiali con Benedetto XVI, che si svolgerà questo sabato, servirà a rivivere il suggestivo rito del fuoco del sacramento della Confermazione e diventerà una testimonianza per la Chiesa universale della vita di queste Comunità.

L’atto propriamente detto inizierà in piazza San Pietro in Vaticano alle 15.45 con il saluto del Vescovo Josef Clemens, Sgretario del Pontificio Consiglio per i Laici, e la presentazione dei Mvimenti e delle Cmunità presenti.

A seguire, si rivivranno attraverso un video alcuni momenti della Pentecoste del 1998, quando Giovanni Paolo II incontrò per la prima volta tutte queste realtà ecclesiali.

Ci saranno poi testimonianze e riflessioni sugli impegni sorti dal secondo Congresso di Movimenti ecclesiali e nuove Comunità svoltosi dal 31 maggio al 2 giugno a Rocca di Papa sul tema “La bellezza di essere cristiani e la gioia di comunicarlo”.

Saranno esposti da Salvatore Martinez, Coordinatore nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo in Italia, e da Maria Luigia Corona, cofondatrice della Comunità Missionaria di Villaregia.

Dopo la lettura dei testi del Cardinale Joseph Ratzinger e la presentazione di un video di Benedetto XVI, una coppia guiderà il terzo mistero glorioso del Rosario, la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli e la sua Chiesa.

Il Papa arriverà alle 17.30, e dopo l’accoglienza e il saluto dell’Arcivescovo Stanislaw Rylko, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, inizierà la recita dei Vespri.

E’ prevista la lettura da parte di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, di un messaggio indirizzato al Papa dai Movimenti. Kiko Argüello, iniziatore del Cammino Neocatecumenale, Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, e il sacerdote Julián Carrón, Presidente della fraternità di Comunione e Liberazione, commenteranno due salmi e il cantico dell’Apocalisse.

Dopo l’omelia del Papa, si procederà alla memoria liturgica del Sacramento della Confermazione, caratterizzata dal rito del fuoco, dall'invocazione dello Spirito Santo e dalla professione di fede.

Alla fine, i Movimenti ringrazieranno il Papa con le parole di Luis Fernando Figari, fondatore del Movimento di Vita Cristiana, e di Patti Gallagher Mansfield, del Rinnovamento Carismatico Cattolico.

Ratzigirl
Thursday, June 01, 2006 12:55 AM
UDIENZA GENERALE 31 MAGGIO 2006

Cari fratelli e sorelle,
desidero quest’oggi ripercorrere, insieme con voi, le tappe del viaggio apostolico che ho potuto compiere nei giorni scorsi in Polonia. Ringrazio l’Episcopato polacco, in particolare gli Arcivescovi Metropoliti di Varsavia e di Cracovia, per lo zelo e la cura con cui hanno preparato questa visita. Rinnovo l’espressione della mia riconoscenza al Presidente della Repubblica e alle diverse Autorità del Paese, come pure a tutti coloro che hanno cooperato alla riuscita di questo evento. Soprattutto voglio dire un grande "grazie" ai cattolici e all’intero popolo polacco, che ho sentito stringersi a me in un abbraccio ricco di calore umano e spirituale. E molti di voi lo hanno visto in televisione. Esso era una vera espressione della cattolicità, dell’amore alla Chiesa, che si esprime nell’amore per il Successore di Pietro.

Dopo l’arrivo all’aeroporto di Varsavia, è stata la Cattedrale di questa importante metropoli il luogo del mio primo appuntamento riservato ai sacerdoti nel giorno stesso in cui ricorreva il 50° di Ordinazione presbiterale del Cardinale Józef Glemp, Pastore di quella Arcidiocesi. Così il mio pellegrinaggio è iniziato nel segno del sacerdozio ed è poi proseguito con una testimonianza di sollecitudine ecumenica, resa nella chiesa luterana della Santissima Trinità. Nell’occasione, unito con i rappresentanti delle diverse Chiese e Comunità ecclesiali che vivono in Polonia, ho ribadito il fermo proposito di considerare l’impegno per la ricostituzione della piena e visibile unità tra i cristiani una vera priorità del mio ministero. Vi è stata poi la solenne Eucaristia in Piazza Pilsudski, gremita di gente, nel centro di Varsavia. Questo luogo, dove abbiamo celebrato solennemente e con gioia l’Eucaristia, ha acquistato ormai un valore simbolico, avendo ospitato eventi storici come le Sante Messe celebrate da Giovanni Paolo II e quella per i funerali del Cardinale Primate Stefan Wyszy½ski, nonché alcune affollatissime celebrazioni di suffragio nei giorni dopo la morte del mio venerato Predecessore.

Nel programma non poteva mancare la visita ai Santuari che hanno segnato la vita del sacerdote e vescovo Karol Wojty»a; soprattutto tre: quelli di Cz"stochowa, di Kalwaria Zebrzidowska e della Divina Misericordia. Non potrò dimenticare la sosta nel celebre Santuario mariano di Jasna Góra. Su quel Chiaro Monte, cuore della Nazione polacca, come in un ideale cenacolo, numerosissimi fedeli e specialmente religiosi, religiose, seminaristi e rappresentanti dei Movimenti ecclesiali si sono raccolti attorno al Successore di Pietro per mettersi, insieme con me, in ascolto di Maria. Traendo spunto dalla stupenda meditazione mariana che Giovanni Paolo II ha donato alla Chiesa nell’Enciclica Redemptoris Mater, ho voluto riproporre la fede come atteggiamento fondamentale dello spirito - che non è una cosa solo intellettuale o sentimentale -, la fede vera coinvolge l’intera persona: pensieri, affetti, intenzioni, relazioni, corporeità, attività, lavoro quotidiano. Alla Vergine Addolorata, visitando poi il meraviglioso Santuario di Kalwaria Zebrzydowska poco distante da Cracovia, ho chiesto di sostenere la fede della Comunità ecclesiale nei momenti di difficoltà e di prova; la successiva tappa nel Santuario della Divina Misericordia, a ºagiewniki, mi ha dato modo di sottolineare che solo la Divina Misericordia illumina il mistero dell’uomo. Nel convento vicino a questo Santuario, contemplando le piaghe luminose di Cristo risorto, Suor Faustina Kowalska ricevette un messaggio di fiducia per l’umanità, il messaggio della Misericordia Divina, di cui Giovanni Paolo II si è fatto eco ed interprete, e che è realmente un messaggio centrale proprio per il nostro tempo: la Misericordia come forza di Dio, come limite divino contro il male del mondo.

Altri simbolici "santuari" ho voluto visitare: mi riferisco a Wadowice, località diventata famosa perché là Karol Wojty»a è nato ed è stato battezzato. Visitarla mi ha offerto l’opportunità di ringraziare il Signore per il dono di questo infaticabile servitore del Vangelo. Le radici della sua fede robusta, della sua umanità così sensibile e aperta, del suo amore per la bellezza e la verità, della sua devozione alla Madonna, del suo amore per la Chiesa e soprattutto della sua vocazione alla santità sono in questa cittadina dove egli ha ricevuto la prima educazione e formazione. Altro luogo caro a Giovanni Paolo II è la Cattedrale di Wawel, a Cracovia, luogo simbolo per la Nazione polacca: nella cripta di quella Cattedrale Karol Wojty»a celebrò la sua Prima Messa.

Un’altra bellissima esperienza è stata l’incontro con i giovani, che ha avuto luogo a Cracovia, nel grande Parco di B»onie. Ai giovani venuti in grande numero ho consegnato simbolicamente la "Fiamma della misericordia", perché siano nel mondo araldi dell’Amore e della Misericordia divina. Con loro ho meditato sulla parola evangelica della casa costruita sulla roccia (cfr Mt 7,24-27), letta anche oggi, all’inizio di questa udienza. Sulla Parola di Dio mi sono soffermato a riflettere anche domenica mattina, solennità dell’Ascensione, nel corso della Celebrazione conclusiva della mia visita. E’ stato un incontro liturgico animato da una straordinaria partecipazione di fedeli, nello stesso Parco in cui la sera prima si era svolto l’appuntamento con i giovani. Ho colto l’occasione per rinnovare in mezzo al popolo polacco l’annuncio stupendo della verità cristiana sull’uomo, creato e redento in Cristo; quella verità che tante volte Giovanni Paolo II ha proclamato con vigore per spronare tutti ad essere forti nella fede, nella speranza e nell’amore. Rimanete saldi nella fede! E’ questa la consegna che ho lasciato ai figli dell’amata Polonia, incoraggiandoli a perseverare nella fedeltà a Cristo e alla Chiesa, perché non manchi all’Europa e al mondo l’apporto della loro testimonianza evangelica. Tutti i cristiani devono sentirsi impegnati a rendere questa testimonianza, per evitare che l’umanità del terzo millennio possa conoscere ancora orrori simili a quelli tragicamente evocati dal campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau.

Proprio in quel luogo tristemente noto in tutto il mondo ho voluto sostare prima di far ritorno a Roma. Nel campo di Auschwitz-Birkenau, come in altri simili campi, Hitler fece sterminare oltre sei milioni di ebrei. Ad Auschwitz-Birkenau morirono anche circa 150.000 polacchi e decine di migliaia di uomini e donne di altre nazionalità. Di fronte all’orrore di Auschwitz non c’è altra risposta che la Croce di Cristo: l’Amore sceso fino in fondo all’abisso del male, per salvare l’uomo alla radice, dove la sua libertà può ribellarsi a Dio. Non dimentichi l’odierna umanità Auschwitz e le altre "fabbriche di morte" nelle quali il regime nazista ha tentato di eliminare Dio per prendere il suo posto! Non ceda alla tentazione dell’odio razziale, che è all’origine delle peggiori forme di antisemitismo! Tornino gli uomini a riconoscere che Dio è Padre di tutti e tutti ci chiama in Cristo a costruire insieme un mondo di giustizia, di verità e di pace! Questo vogliamo chiedere al Signore per intercessione di Maria che quest’oggi, concludendo il mese di maggio, contempliamo solerte e amorevole nel visitare la sua anziana parente Elisabetta.


Ratzigirl
Saturday, June 03, 2006 2:19 AM
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE - 02.06.2006
Cari fratelli e sorelle!

1. La Giornata Missionaria Mondiale, che celebreremo domenica 22 ottobre p.v., offre l’opportunità di riflettere quest’anno sul tema: "La carità, anima della missione". La missione se non è orientata dalla carità, se non scaturisce cioè da un profondo atto di amore divino, rischia di ridursi a mera attività filantropica e sociale. L'amore che Dio nutre per ogni persona costituisce, infatti, il cuore dell’esperienza e dell’annunzio del Vangelo, e quanti l’accolgono ne diventano a loro volta testimoni. L’amore di Dio che dà vita al mondo è l’amore che ci è stato donato in Gesù, Parola di salvezza, icona perfetta della misericordia del Padre celeste. Il messaggio salvifico si potrebbe ben sintetizzare allora nelle parole dell’evangelista Giovanni: "In questo si è manifestato l'amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui" (1 Gv 4,9). Il mandato di diffondere l’annunzio di questo amore fu affidato da Gesù agli Apostoli dopo la sua risurrezione, e gli Apostoli, interiormente trasformati il giorno della Pentecoste dalla potenza dello Spirito Santo, iniziarono a rendere testimonianza al Signore morto e risorto. Da allora, la Chiesa continua questa stessa missione, che costituisce per tutti i credenti un impegno irrinunciabile e permanente.

2. Ogni comunità cristiana è chiamata, dunque, a far conoscere Dio che è Amore. Su questo mistero fondamentale della nostra fede ho voluto soffermarmi a riflettere nell’Enciclica "Deus caritas est". Del suo amore Dio permea l’intera creazione e la storia umana. All’origine l’uomo uscì dalle mani del Creatore come frutto di un’iniziativa d’amore. Il peccato offuscò poi in lui l'impronta divina. Ingannati dal maligno, i progenitori Adamo ed Eva vennero meno al rapporto di fiducia con il loro Signore, cedendo alla tentazione del maligno che instillò in loro il sospetto che Egli fosse un rivale e volesse limitarne la libertà. Così all’amore gratuito divino essi preferirono se stessi, persuasi di affermare in tal modo il loro libero arbitrio. La conseguenza fu che finirono per perdere l’originale felicità ed assaporarono l’amarezza della tristezza del peccato e della morte. Iddio però non li abbandonò e promise ad essi ed ai loro discendenti la salvezza, preannunciando l’invio del suo Figlio unigenito, Gesù, che avrebbe rivelato, nella pienezza dei tempi, il suo amore di Padre, un amore capace di riscattare ogni umana creatura dalla schiavitù del male e della morte. In Cristo, pertanto, ci è stata comunicata la vita immortale, la stessa vita della Trinità. Grazie a Cristo, buon Pastore che non abbandona la pecorella smarrita, è data la possibilità agli uomini di ogni tempo di entrare nella comunione con Dio, Padre misericordioso pronto a riaccogliere in casa il figliol prodigo. Segno sorprendente di questo amore è la Croce. Nella morte in croce di Cristo - ho scritto nell’Enciclica Deus caritas est - "si compie quel volgersi di Dio contro se stesso nel quale egli si dona per rialzare l'uomo e salvarlo - amore, questo, nella sua forma più radicale. E’ lì che questa verità può essere contemplata. E partendo da lì deve ora definirsi che cosa sia l'amore. A partire da questo sguardo il cristiano trova la strada del suo vivere e del suo amare" (n. 12).

3. Alla vigilia della sua passione Gesù lasciò come testamento ai discepoli, raccolti nel Cenacolo per celebrare la Pasqua, il "comandamento nuovo dell’amore – mandatum novum": "Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri" (Gv 15,17). L’amore fraterno che il Signore chiede ai suoi "amici" ha la sua sorgente nell’amore paterno di Dio. Osserva l’apostolo Giovanni: "Chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio" (1 Gv 4,7). Dunque, per amare secondo Dio occorre vivere in Lui e di Lui: è Dio la prima "casa" dell'uomo e solo chi in Lui dimora arde di un fuoco di divina carità in grado di "incendiare" il mondo. Non è forse questa la missione della Chiesa in ogni tempo? Non è allora difficile comprendere che l’autentica sollecitudine missionaria, primario impegno della Comunità ecclesiale, è legata alla fedeltà all’amore divino, e questo vale per ogni singolo cristiano, per ogni comunità locale, per le Chiese particolari e per l’intero Popolo di Dio. Proprio dalla consapevolezza di questa comune missione prende vigore la generosa disponibilità dei discepoli di Cristo a realizzare opere di promozione umana e spirituale che testimoniano, come scriveva l’amato Giovanni Paolo II nell’Enciclica Redemptoris missio, "l'anima di tutta l’attività missionaria: l’amore che è e resta il movente della missione, ed è anche l'unico criterio secondo cui tutto deve essere fatto o non fatto, cambiato o non cambiato. E’ il principio che deve dirigere ogni azione e il fine a cui essa deve tendere. Quando si agisce con riguardo alla carità o ispirati dalla carità, nulla è disdicevole e tutto è buono" (n. 60). Essere missionari significa allora amare Dio con tutto se stessi sino a dare, se necessario, anche la vita per Lui. Quanti sacerdoti, religiosi, religiose e laici, pure in questi nostri tempi, Gli hanno reso la suprema testimonianza di amore con il martirio! Essere missionari è chinarsi, come il buon Samaritano, sulle necessità di tutti, specialmente dei più poveri e bisognosi, perché chi ama con il cuore di Cristo non cerca il proprio interesse, ma unicamente la gloria del Padre e il bene del prossimo. Sta qui il segreto della fecondità apostolica dell’azione missionaria, che travalica le frontiere e le culture, raggiunge i popoli e si diffonde fino agli estremi confini del mondo.

4. Cari fratelli e sorelle, la Giornata Missionaria Mondiale sia utile occasione per comprendere sempre meglio che la testimonianza dell’amore, anima della missione, concerne tutti. Servire il Vangelo non va infatti considerata un’avventura solitaria, ma impegno condiviso di ogni comunità. Accanto a coloro che sono in prima linea sulle frontiere dell’evangelizzazione - e penso qui con riconoscenza ai missionari e alle missionarie - molti altri, bambini, giovani e adulti con la preghiera e la loro cooperazione in diversi modi contribuiscono alla diffusione del Regno di Dio sulla terra. L’auspicio è che questa compartecipazione cresca sempre più grazie all’apporto di tutti. Colgo volentieri questa circostanza per manifestare la mia gratitudine alla Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli ed alle Pontificie Opere Missionarie [PP.OO.MM.], che con dedizione coordinano gli sforzi dispiegati in ogni parte del mondo a sostegno dell’azione di quanti sono in prima linea alle frontiere missionarie. La Vergine Maria, che con la sua presenza presso la Croce e la sua preghiera nel Cenacolo ha collaborato attivamente agli inizi della missione ecclesiale, sostenga la loro azione ed aiuti i credenti in Cristo ad essere sempre più capaci di vero amore, perché in un mondo spiritualmente assetato diventino sorgente di acqua viva. Questo auspicio formulo di cuore, mentre invio a tutti la mia Benedizione.


Ratzigirl
Saturday, June 03, 2006 2:24 AM
UDIENZA AI SUPERIORI E AGLI ALUNNI DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA ECCLESIASTICA- 02.06.2006

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signor Presidente e cari Alunni

della Pontificia Accademia Ecclesiastica!

Sono lieto di incontrarvi quest’oggi e di rivolgere a ciascuno di voi e all’intera vostra comunità il mio cordiale saluto; saluto che, in primo luogo, va al vostro Presidente, Monsignor Justo Mullor García. Lo ringrazio per essersi fatto poc’anzi gentile interprete dei vostri devoti e filiali sentimenti. La vostra visita mi offre l’opportunità di esprimervi l’attenzione con cui seguo la vostra Accademia: in essa vi preparate con impegno e dedizione a quel particolare modo di esercitare il ministero sacerdotale che è il servizio alla Santa Sede. E’ un servizio importante, perché mira a far giungere alle Chiese particolari e alle Nazioni di tutto il mondo la testimonianza della sollecitudine del Successore di Pietro.

Cari Alunni, per un’adeguata preparazione alla missione che vi attende, voi siete chiamati anzitutto ad essere una comunità di preghiera, nella quale il rapporto con Dio sia costante, fedele, intenso e divenga per ognuno la linfa animatrice dell’intera esistenza. L’Eucaristia che celebrate quotidianamente sia il centro vitale, la sorgente e la radice di ogni vostra attività in questi anni e in futuro, quando svolgerete il ministero sacerdotale al servizio della Santa Sede nei vari Paesi. La vostra azione, infatti, sarà efficace nella misura in cui vi sforzerete di essere testimoni di Cristo, Verità che illumina e orienta il cammino dei popoli. Fatevi dunque portatori del suo Vangelo di amore, capace di rinnovare i cuori e di rendere pienamente umana la convivenza all’interno di ogni società. Soltanto se sarete fedeli alla vostra vocazione potrete rendere un valido servizio alla Sede Apostolica.

Oltre che scuola di preghiera, la vostra Accademia vuole continuare ad essere una palestra di autentica formazione umana e teologica. Il ministero pastorale a cui vi state preparando esige un’accurata formazione con specifiche competenze. Oggi più che mai è indispensabile una solida cultura, che preveda, accanto alla necessaria formazione teologica, un approfondimento della dottrina perenne della Chiesa e delle linee direttrici dell’attività della Santa Sede a livello ecclesiale ed internazionale. Fate tesoro delle possibilità didattiche che vi vengono offerte in questo tempo di studi, e proseguite in avvenire ad aggiornarvi costantemente mediante un personale e serio impegno di studio.

La vostra Accademia conta ormai tre secoli di storia e, nel solco del suo passato, deve continuare ad essere un luogo di comunione. La possibilità di risiedere a Roma, dove si avverte in modo unico la cattolicità della Chiesa, e il fatto che voi proveniate da vari continenti costituiscono una preziosa opportunità per alimentare lo spirito di unità e di comunione. In futuro avrete modo di entrare a contatto con popolazioni diverse per lingua e civiltà; eserciterete il ministero sacerdotale in Chiese particolari spesso culturalmente differenti da quella da cui provenite. Dovrete allora essere in grado di comprendere, amare, sostenere ed incoraggiare ogni comunità cristiana per essere dappertutto i fedeli servitori del carisma di Pietro, che è carisma di unità e di coesione per l’intera compagine ecclesiale. Ecco perché siete giustamente stimolati a trascorrere con spirito di vera fraternità sacerdotale il vostro soggiorno in Accademia, in modo da maturare il senso pastorale della comunione e dell’unità. Aprite, pertanto, sempre più gli orizzonti della vostra mente e del vostro cuore all’universalità della Chiesa, sì da superare ogni tentazione di particolarismi ed individualismi.

Nel vostro itinerario formativo non manchi, infine, una filiale e genuina devozione alla Vergine Maria. Sia Lei ad aiutarvi a crescere nell’amore per Cristo e per la Chiesa e a tendere sempre alla santità, suprema ed irrinunciabile aspirazione della nostra esistenza cristiana e sacerdotale. Con questi sentimenti e auspici, invoco su di voi l’abbondanza dei doni dello Spirito Santo, mentre con affetto imparto a ciascuno di voi e alle persone a voi care, una speciale Benedizione Apostolica.


Ratzigirl
Saturday, June 03, 2006 12:57 PM
A S.PIETRO COMINCIA LA 'CARICA' DEI MOVIMENTI

Via Conciliazione bloccata, arrivano i primi pellegrini


Città del Vaticano, 3 Giugno 2006


Piazza San Pietro si è 'svegliata' presto questa mattina. Tutto pronto per l'atteso appuntamento dei movimenti con il Papa che comincerà questo pomeriggio alle 16, anche se Benedetto XVI raggiungerà il sagrato intorno alle 17.30. Ma fin da questa mattina presto, diverse centinaia di pellegrini, giovani, adulti, famiglie intere, gruppi parrocchiali, hanno cominciato ad affluire verso la piazza vaticana. Complice anche la bella giornata di sole.

Tutta via della Conciliazione è stata bloccata al traffico, così come le diverse traverse laterali. I volontari della Protezione Civile sono lungo le vie fin dalle 7 di stamattina, per distribuire acqua e assistenza ai pellegrini. Regolano il traffico e indirizzano il flusso dei fedeli.

I 'cancelli' di piazza San Pietro si apriranno alle 14, ma già i primi pellegrini si sono posizionati vicino alle transenne per conquistare una buona posizione. Per il mega raduno di oggi pomeriggio sono attesi oltre 350mila fedeli, esponenti di movimenti ecclesiali e nuove comunità di tutto il mondo. Si tratta del primo meeting di questo genere sotto il segno di Papa Benedetto XVI che ha definito i movimenti la "struttura viva, la bellezza e la speranza della Chiesa".

Nella piazza vaticana saranno rappresentati tutti: Comunione e Liberazione, il Cammino Neocatecumenale, i Focolarini, Sant'Egidio, il Sermig di Torino guidato da Ernesto Olivero, Rinnovamento nello Spirito. Ma ci saranno anche le nuove comunità, come gli Incontri Matrimoniali Mondiali, Legio Mariae e i Points Coeur.

Al megaraduno, per la prima volta, parteciperanno anche delegazioni ecumeniche: rappresentanti del Consiglio mondiale delle Chiese, esponenti delle Chiese ortodosse, del Patriarcato ortodosso di Mosca, della Chiesa apostolica armena, anglicani, luterani-evangelici e della comunità di Taizè.

Ratzigirl
Saturday, June 03, 2006 1:03 PM
BLAIR DAL PAPA, PRIMA UDIENZA PRIVATA PER PREMIER

Giunto in Vaticano intorno alle 11 con la consorte e seguito



Città del Vaticano, 3 giugno 2006

Il primo ministro, Tony Blair è giunto in Vaticano per un'udienza privata con il Papa. Il premier, accompagnato dalla moglie Cherie Blair, di religione cattolica, e dal seguito, è giunto nel Palazzo Apostolico intorno alle 11. Si tratta del primo incontro (se si eccettua quello alla messa di intronizzazione di Joseph Ratzinger nell'aprile 2005) tra i due.

Secondo fonti di Downing Street, Blair insisterà con il pontefice sulla necessità che i leader religiosi moderati lottino uniti contro l'estremismo e il terrorismo. L'arcivescovato di Westminster Unito ha riferito d'altronde ad Apcom che il primo ministro britannico dovrebbe invitare Benedetto XVI a recarsi nel Regno Unito, oltre ad affrontare con il Papa la questione della convivenza interreligiosa nella società contemporanea, della lotta alla povertà nel mondo, i dossier Iraq e Medio Oriente.
emma3
Saturday, June 03, 2006 11:42 PM
Benedetto XVI accoglie i rappresentanti di 123 movimenti ecclesiali
Il raduno voluto per la celebrazione della Pentecoste


Papa ecologista: "Rispettate le natura"

Quattrocentomila in piazza San Pietro
"La droga è una grande illusione". "L'egoismo genera violenza"
Allestiti sei ospedali da campo, mobilitata la Protezione civile





ROMA - E' un Papa ambientalista quello che parla in piazza San Pietro a quattrocentomila giovani (ma non solo) radunati in piazza San Pietro per la veglia di Pentecoste: "Un massiccio strato di sporco copre la creazione di Dio. Non bisogna abusare del mondo. Dobbiamo considerare la creazione come un dono affidatoci non per la distruzione, ma perché diventi giardino di Dio e così giardino dell'uomo. Di fronte alle molteplici forme di abuso della terra che oggi vediamo - ha aggiunto Benedetto XVI - udiamo quasi il gemito della creazione. E la creazione e la storia aspettano uomini e donne che realmente siano figli di Dio e si comportino di conseguenza".

Un bagno di folla per il Papa: la piazza e via della Conciliazione sono gremite all'inverosimile dal coloratissimo popolo dei papa-boys. Il grande afflusso digente davanti alla basilica ha costretto la Protezione civile a mobilitarsi. Distribuite centinaia di bottigliette d'acqua; allestiti sei ospedali da campo per assistere i pellegrini vittime della stanchezza: i previdenti si sono portati i sedili portatili, gli altri hanno usato come sedie scatole di fortuna.

Dinanzi ad una platea così folta di giovani, Papa Ratzinger ha voluto fare un accenno anche ad uno dei problemi che affligge in modo particolare la popolazione non ancora adulta: "Quando della vita ci si vuole soltanto impadronire, essa si rende sempre più vuota, più povera; facilmente si finisce per rifugiarsi nella droga, nella grande illusione". A meno di una settimana dal forte appello rivolto "come un padre" ai ragazzi di Cracovia, Benedetto XVI è tornato a parlare della droga, fotografando il vuoto esistenziale che porta ad essa, quando "emerge il dubbio se vivere, in fin dei conti, sia veramente un bene".

"La tentazione di avere dalla vita tutto ciò che essa può offrire, godersela pienamente e non perdere nulla di ciò che di prezioso essa può offrire". Ma alla fine il rischio è di diventare come il protagonista della parabola del figliol prodigo che "si ritrovò custode di porci, addirittura invidiando quegli animali: così vuota era diventata questa sua vita, così vana. E vana si rivelava anche la sua libertà. Non avviene forse anche oggi così? Ricordate: l'egoismo genera la violenza"

In piazza, ad ascoltare il pontefice, c'erano 123 tra movimenti, associazioni ed esperienze ecclesiali di base. Oltre ai più noti focolarini, catecumenali, Sant'Egidio, le sigle vanno dalla Alleanza internazionale dei cavalieri cattolici (IACK) alla Vie montante international (VMI). Venivano da Europa, Asia, Africa, Americhe e Oceania.

"I movimenti sono nati proprio dalla sete della vita vera; sono scuole di libertà vera". Dovete portare la vostra testimonianza proprio "dove non scorre più la vera fonte della vita, dove soltanto ci si appropria della vita invece di donarla, dove è poi in pericolo anche la vita degli altri; dove si è disposti a escludere la vita inerme non ancora nata, perché sembra togliere spazio alla propria vita. La vera libertà si dimostra nella responsabilità, in un modo di agire che assume su di sè la corresponsabilità per il mondo, per se stessi e per gli altri".

Con Benedetto XVI si è replicato il grande raduno dei movimenti del 30 maggio 1998 con Papa Wojtyla, che in qualche modo sancì l'abbraccio della Chiesa ufficiale alle esperienze di base nate dal Concilio, e la riconciliazione tra i carismi e l'istituzione.

"In questo mondo - ha aggiunto il Papa prima di iniziare la Veglia - così pieno di libertà fittizie che distruggono l'ambiente e l'uomo, vogliamo, con la forza dello Spirito Santo, imparare insieme la libertà vera, costruire scuole di libertà, dimostrare agli altri con la vita che siamo liberi e quanto è bello essere veramente liberi nella vera libertà dei figli di Dio".

(3 giugno 2006) www.repubblica.it
(vtr)
Sunday, June 04, 2006 2:09 AM
Pentecoste in Vaticano
Tra i gruppi più numerosi era presente il Regnum Chirsti con la scritta: il Regnum Christi ama il Papa.
Prosit!!! Una bella dimostrazione di grande amore per il Papa!!!

[Modificato da (vtr) 04/06/2006 2.09]

Ratzigirl
Sunday, June 04, 2006 3:08 AM
VEGLIA DI PENTECOSTE - PARTECIPAZIONE DEI MOVIMENTI ECCLESIALI E DELLE NUOVE COMUNITÀ-03.06.2006
Cari fratelli e sorelle!

Siete venuti veramente numerosi questa sera in Piazza san Pietro per partecipare alla Veglia di Pentecoste. Appartenenti a diversi popoli e culture, voi qui rappresentate tutti i membri dei Movimenti ecclesiali e delle nuove Comunità, spiritualmente raccolti attorno al Successore di Pietro, per proclamare la gioia di credere in Gesù Cristo, e rinnovare l'impegno di essergli fedeli discepoli in questo nostro tempo. Vi ringrazio per la vostra partecipazione e a ciascuno di voi rivolgo il mio cordiale saluto. Il mio pensiero affettuoso va, in primo luogo, ai Signori Cardinali, ai venerati Fratelli nell'episcopato e nel sacerdozio, ai religiosi e alle religiose. Saluto i responsabili delle vostre numerose realtà ecclesiali che mostrano quanto viva sia l'azione dello Spirito nel Popolo di Dio. Saluto chi ha preparato questo evento straordinario, e in particolare quanti lavorano nel Pontificio Consiglio per i Laici con il Segretario, Mons. Josef Clemens, e il Presidente, Mons. Stanislaw Rylko, al quale sono grato anche per le cordiali espressioni che mi ha rivolto all'inizio della Liturgia dei Vespri. Riaffiora con commozione alla nostra memoria l'analogo incontro che ebbe luogo in questa stessa Piazza, il 30 maggio del 1998, con l'amato Giovanni Paolo II. Grande evangelizzatore della nostra epoca, egli vi ha accompagnato e guidato durante l'intero suo Pontificato; più volte egli ha definito "provvidenziali" le vostre associazioni e comunità soprattutto perché lo Spirito santificatore si serve di esse per risvegliare la fede nei cuori di tanti cristiani e far loro riscoprire la vocazione ricevuta con il Battesimo, aiutandoli ad essere testimoni di speranza, ripieni di quel fuoco di amore che è dono appunto dello Spirito Santo.

Ora noi ci chiediamo: Chi o che cosa è lo Spirito Santo? Come possiamo riconoscerlo? In che modo noi andiamo a Lui ed Egli viene a noi? Che cosa opera? Una prima risposta ce la dà il grande inno pentecostale della Chiesa, col quale abbiamo iniziato i Vespri: "Veni, Creator Spiritus… – Vieni, Spirito Creatore…". L'inno accenna qui ai primi versetti della Bibbia che esprimono con il ricorso ad immagini la creazione dell'universo. Là si dice innanzitutto che sopra il caos, sulle acque dell'abisso, aleggiava lo Spirito di Dio. Il mondo in cui viviamo è opera dello Spirito Creatore. La Pentecoste non è solo l'origine della Chiesa e perciò, in modo speciale, la sua festa; la Pentecoste è anche una festa della creazione. Il mondo non esiste da sé; proviene dallo Spirito creativo di Dio, dalla Parola creativa di Dio. E per questo rispecchia anche la sapienza di Dio. Essa, nella sua ampiezza e nella logica onnicomprensiva delle sue leggi lascia intravedere qualcosa dello Spirito Creatore di Dio. Essa ci chiama al timore riverenziale. Proprio chi, come cristiano, crede nello Spirito Creatore, prende coscienza del fatto che non possiamo usare ed abusare del mondo e della materia come di semplice materiale del nostro fare e volere; che dobbiamo considerare la creazione come un dono affidatoci non per la distruzione, ma perché diventi il giardino di Dio e così un giardino dell'uomo. Di fronte alle molteplici forme di abuso della terra che oggi vediamo, udiamo quasi il gemito della creazione di cui parla san Paolo (Rm 8, 22); cominciamo a comprendere le parole dell'Apostolo, che cioè la creazione attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio, per essere resa libera e raggiungere il suo splendore. Cari amici, noi vogliamo essere tali figli di Dio che la creazione attende, e possiamo esserlo, perché nel battesimo il Signore ci ha resi tali. Sì, la creazione e la storia – esse ci attendono, aspettano uomini e donne che realmente siano figli di Dio e si comportino di conseguenza. Se guardiamo la storia, vediamo come intorno ai monasteri la creazione ha potuto prosperare, come con il ridestarsi dello Spirito di Dio nei cuori degli uomini è tornato il fulgore dello Spirito Creatore anche sulla terra – uno splendore che dalla barbarie dell'umana smania di potere era stato oscurato e a volte addirittura quasi spento. E di nuovo, intorno a Francesco di Assisi avviene la stessa cosa – avviene dovunque lo Spirito di Dio arriva nelle anime, questo Spirito che il nostro inno qualifica come luce, amore e vigore. Abbiamo così trovato una prima risposta alla domanda che cosa sia lo Spirito Santo, che cosa operi e come possiamo riconoscerlo. Egli ci viene incontro attraverso la creazione. Tuttavia, la creazione buona di Dio, nel corso della storia degli uomini, è stata ricoperta con uno strato massiccio di sporco che rende, se non impossibile, comunque difficile riconoscere in essa il riflesso del Creatore – anche se di fronte a un tramonto al mare, durante un'escursione in montagna o davanti ad un fiore sbocciato si risveglia in noi sempre di nuovo, quasi spontaneamente, la consapevolezza dell'esistenza del Creatore.

Ma lo Spirito Creatore ci viene in aiuto. Egli è entrato nella storia e così ci parla in modo nuovo. In Gesù Cristo Dio stesso si è fatto uomo e ci ha concesso, per così dire, di gettare uno sguardo nell'intimità di Dio stesso. E lì vediamo una cosa del tutto inaspettata: in Dio esiste un Io e un Tu. Il Dio misterioso e lontano non è un'infinita solitudine, Egli è un evento di amore. Se dallo sguardo sulla creazione pensiamo di poter intravedere lo Spirito Creatore, Dio stesso, quasi come matematica creativa, come potere che plasma le leggi del mondo e il loro ordine e poi, però, anche come bellezza – adesso veniamo a sapere: lo Spirito Creatore ha un cuore. Egli è Amore. Esiste il Figlio che parla col Padre. Ed ambedue sono una cosa sola nello Spirito che è, per così dire, l'atmosfera del donare e dell'amare che fa di loro un unico Dio. Questa unità di amore, che è Dio, è un'unità molto più sublime di quanto potrebbe essere l'unità di un'ultima particella indivisibile. Proprio il Dio trino è il solo unico Dio.

Per mezzo di Gesù gettiamo, per così dire, uno sguardo nell'intimità di Dio. Giovanni, nel suo Vangelo, lo ha espresso così: "Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato" (Gv 1, 18). Ma Gesù non ci ha soltanto lasciato guardare nell'intimità di Dio; con Lui Dio è anche come uscito dalla sua intimità e ci è venuto incontro. Questo avviene innanzitutto nella sua vita, passione, morte e risurrezione; nella sua parola. Ma Gesù non si accontenta di venirci incontro. Egli vuole di più. Vuole unificazione. È questo il significato delle immagini del banchetto e delle nozze. Noi non dobbiamo soltanto sapere qualcosa di Lui, ma mediante Lui stesso dobbiamo essere attratti in Dio. Per questo Egli deve morire e risuscitare. Perché ora non si trova più in un determinato luogo, ma ormai il suo Spirito, lo Spirito Santo, emana da Lui ed entra nei nostri cuori congiungendoci così con Gesù stesso e con il Padre – con il Dio Uno e Trino.

La Pentecoste è questo: Gesù, e mediante Lui Dio stesso, viene a noi e ci attira dentro di sé. "Egli manda lo Spirito Santo" – così si esprime la Scrittura. Quale ne è l'effetto? Vorrei innanzitutto rilevare due aspetti: lo Spirito Santo, attraverso il quale Dio viene a noi, ci porta vita e libertà. Guardiamo ambedue le cose un po' più da vicino. "Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza", dice Gesù nel Vangelo di Giovanni (10, 10). Vita e libertà – sono le cose a cui tutti noi aneliamo. Ma che cosa è questo – dove e come troviamo la "vita"? Io penso che, spontaneamente, la stragrande maggioranza degli uomini ha lo stesso concetto di vita del figliol prodigo nel Vangelo. Egli si era fatto liquidare la sua parte di patrimonio, e ora si sentiva libero, voleva finalmente vivere senza più il peso dei doveri di casa, voleva soltanto vivere. Avere dalla vita tutto ciò che essa può offrire. Godersela pienamente – vivere, solo vivere, abbeverarsi all'abbondanza della vita e non perdere nulla di ciò che di prezioso essa può offrire. Alla fine si ritrovò custode di porci, addirittura invidiando quegli animali – così vuota era diventata questa sua vita, così vana. E vana si rivelava anche la sua libertà. Non avviene forse anche oggi così? Quando della vita ci si vuole soltanto impadronire, essa si rende sempre più vuota, più povera; facilmente si finisce per rifugiarsi nella droga, nella grande illusione. Ed emerge il dubbio se vivere, in fin dei conti, sia veramente un bene. No, in questo modo noi non troviamo la vita. La parola di Gesù sulla vita in abbondanza si trova nel discorso del buon Pastore. È una parola che si pone in un doppio contesto. Sul pastore, Gesù ci dice che egli dà la sua vita. "Nessuno mi toglie la vita, ma la offro da me stesso" (cfr Gv 10, 18). La vita la si trova soltanto donandola; non la si trova volendo impossessarsene. È questo che dobbiamo imparare da Cristo; e questo ci insegna lo Spirito Santo, che è puro dono, che è il donarsi di Dio. Più uno dà la sua vita per gli altri, per il bene stesso, più abbondantemente scorre il fiume della vita. In secondo luogo, il Signore ci dice che la vita sboccia nell'andare insieme col Pastore che conosce il pascolo – i luoghi dove scaturiscono le fonti della vita. La vita la troviamo nella comunione con Colui che è la vita in persona – nella comunione con il Dio vivente, una comunione nella quale ci introduce lo Spirito Santo, chiamato nell'inno dei Vespri "fons vivus", fonte vivente. Il pascolo, dove scorrono le fonti della vita, è la Parola di Dio come la troviamo nella Scrittura, nella fede della Chiesa. Il pascolo è Dio stesso che, nella comunione della fede, impariamo a conoscere mediante la potenza dello Spirito Santo. Cari amici, i Movimenti sono nati proprio dalla sete della vita vera; sono Movimenti per la vita sotto ogni aspetto. Dove non scorre più la vera fonte della vita, dove soltanto ci si appropria della vita invece di donarla, là è poi in pericolo anche la vita degli altri; là si è disposti a escludere la vita inerme non ancora nata, perché sembra togliere spazio alla propria vita. Se vogliamo proteggere la vita, allora dobbiamo soprattutto ritrovare la fonte della vita; allora la vita stessa deve riemergere in tutta la sua bellezza e sublimità; allora dobbiamo lasciarci vivificare dallo Spirito Santo, la fonte creativa della vita.

Il tema della libertà è già stato accennato poco fa. Nella partenza del figliol prodigo si collegano appunto i temi della vita e della libertà. Egli vuole la vita, e per questo vuol essere totalmente libero. Essere libero significa, in questa visione, poter fare tutto quello che si vuole; non dover accettare alcun criterio al di fuori e al di sopra di me stesso. Seguire soltanto il mio desiderio e la mia volontà. Chi vive così, ben presto si scontrerà con l'altro che vuole vivere nella stessa maniera. La conseguenza necessaria di questo concetto egoistico di libertà è la violenza, la distruzione vicendevole della libertà e della vita. La Sacra Scrittura invece collega il concetto di libertà con quello di figliolanza: "E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre!»" (Rm 8, 15). Che cosa significa ciò? San Paolo vi presuppone il sistema sociale del mondo antico, nel quale esistevano gli schiavi, ai quali non apparteneva nulla e che perciò non potevano essere interessati ad un retto svolgimento delle cose. Corrispettivamente c'erano i figli i quali erano anche gli eredi e che per questo si preoccupavano della conservazione e della buona amministrazione della loro proprietà o della conservazione dello Stato. Poiché erano liberi, avevano anche una responsabilità. Prescindendo dal sottofondo sociologico di quel tempo, vale sempre il principio: libertà e responsabilità vanno insieme. La vera libertà si dimostra nella responsabilità, in un modo di agire che assume su di sé la corresponsabilità per il mondo, per se stessi e per gli altri. Libero è il figlio, cui appartiene la cosa e che perciò non permette che sia distrutta. Tutte le responsabilità mondane, delle quali abbiamo parlato, sono però responsabilità parziali, per un ambito determinato, uno Stato determinato, ecc. Lo Spirito Santo invece ci rende figli e figlie di Dio. Egli ci coinvolge nella stessa responsabilità di Dio per il suo mondo, per l'umanità intera. Ci insegna a guardare il mondo, l'altro e noi stessi con gli occhi di Dio. Noi facciamo il bene non come schiavi che non sono liberi di fare diversamente, ma lo facciamo perché portiamo personalmente la responsabilità per l'intero; perché amiamo la verità e il bene, perché amiamo Dio stesso e quindi anche le sue creature. È questa la libertà vera, alla quale lo Spirito Santo vuole condurci. I Movimenti ecclesiali vogliono e devono essere scuole di libertà, di questa libertà vera. Lì vogliamo imparare questa vera libertà, non quella da schiavi che mira a tagliare per se stessa una fetta della torta di tutti, anche se poi questa manca all'altro. Noi desideriamo la libertà vera e grande, quella degli eredi, la libertà dei figli di Dio. In questo mondo, così pieno di libertà fittizie che distruggono l'ambiente e l'uomo, vogliamo, con la forza dello Spirito Santo, imparare insieme la libertà vera; costruire scuole di libertà; dimostrare agli altri con la vita che siamo liberi e quanto è bello essere veramente liberi nella vera libertà dei figli di Dio.

Lo Spirito Santo, dando vita e libertà, dona anche unità. Sono tre doni, questi, inseparabili tra di loro. Ho già parlato troppo a lungo; permettetemi però di dire ancora una parola sull'unità. Per comprenderla può esserci utile una frase che, in un primo momento, sembra piuttosto allontanarci da essa. A Nicodemo che, nella sua ricerca della verità, viene di notte con le sue domande da Gesù, Egli dice: "Lo Spirito soffia dove vuole" (Gv 3, 8). Ma la volontà dello Spirito non è arbitrio. È la volontà della verità e del bene. Perciò non soffia da qualunque parte, girando una volta di qua e una volta di là; il suo soffio non ci disperde ma ci raduna, perché la verità unisce e l'amore unisce. Lo Spirito Santo è lo Spirito di Gesù Cristo, lo Spirito che unisce il Padre col Figlio nell'Amore che nell'unico Dio dona ed accoglie. Egli ci unisce talmente che san Paolo poteva dire una volta: "Voi siete uno in Cristo Gesù" (Gal 3, 28). Lo Spirito Santo, col suo soffio, ci spinge verso Cristo. Lo Spirito Santo opera corporalmente; non opera soltanto soggettivamente, "spiritualmente". Ai discepoli che lo ritenevano solo uno "spirito", il Cristo risorto disse: "Sono proprio io! Toccatemi e guardate; un semplice spirito – un fantasma – non ha carne e ossa come vedete che io ho" (cfr Lc 24, 39). Questo vale per il Cristo risorto in ogni epoca della storia. Egli non è un fantasma, non è semplicemente uno spirito, un pensiero, un'idea soltanto. Egli è rimasto l'Incarnato – Colui che ha assunto la nostra carne – e continua sempre ad edificare il suo Corpo, fa di noi il suo Corpo. Lo Spirito soffia dove vuole, e la sua volontà è l'unità fatta corpo, l'unità che incontra il mondo e lo trasforma.

Nella Lettera agli Efesini san Paolo ci dice che questo Corpo di Cristo, che è la Chiesa, ha delle giunture (cfr 4,16), e le nomina anche: sono apostoli, profeti, evangelisti, pastori e maestri (cfr 4, 12). Lo Spirito nei suoi doni è multiforme – lo vediamo. Se guardiamo la storia, se guardiamo questa assemblea qui in Piazza san Pietro – allora ci accorgiamo come Egli susciti sempre nuovi doni; vediamo quanto diversi siano gli organi che Egli crea, e come, sempre di nuovo, Egli operi corporalmente. Ma in Lui molteplicità e unità vanno insieme. Egli soffia dove vuole. Lo fa in modo inaspettato, in luoghi inaspettati e in forme prima non immaginate. E con quale multiformità e corporeità lo fa! Ed è anche proprio qui che la multiformità e l'unità sono inseparabili tra di loro. Egli vuole la vostra multiformità, e vi vuole per l'unico corpo, nell'unione con gli ordini durevoli – le giunture – della Chiesa, con i successori degli apostoli e con il successore di san Pietro. Non ci toglie la fatica di imparare il modo di rapportarci vicendevolmente; ma ci dimostra anche che Egli opera in vista dell'unico corpo e nell'unità dell'unico corpo. È proprio solo così che l'unità ottiene la sua forza e la sua bellezza. Prendete parte all'edificazione dell'unico corpo! I pastori staranno attenti a non spegnere lo Spirito (cfr 1 Ts 5, 19) e voi non cesserete di portare i vostri doni alla comunità intera. Ancora una volta: lo Spirito Santo soffia dove vuole. Ma la sua volontà è l'unità. Egli ci conduce verso Cristo; nel suo Corpo. "Dal Cristo – ci dice san Paolo – tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l'energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità" (Ef 4, 16).

Lo Spirito Santo vuole l'unità, vuole la totalità. Perciò la sua presenza si dimostra soprattutto anche nello slancio missionario. Chi ha incontrato qualcosa di vero, di bello e di buono nella propria vita – l'unico vero tesoro, la perla preziosa! -, corre a condividerlo ovunque, in famiglia e nel lavoro, in tutti gli ambiti della propria esistenza. Lo fa senza alcun timore, perché sa di aver ricevuto l’adozione a figlio; senza nessuna presunzione, perché tutto è dono; senza scoraggiamento, perché lo Spirito di Dio precede la sua azione nel "cuore" degli uomini e come seme nelle più diverse culture e religioni. Lo fa senza confini, perché è portatore di una buona notizia che è per tutti gli uomini, per tutti i popoli. Cari amici, vi chiedo di essere, ancora di più, molto di più, collaboratori nel ministero apostolico universale del Papa, aprendo le porte a Cristo. Questo è il miglior servizio della Chiesa agli uomini e in modo tutto particolare ai poveri, affinché la vita della persona, un ordine più giusto nella società e la convivenza pacifica tra le nazioni trovino in Cristo la "pietra angolare" su cui costruire l'autentica civiltà, la civiltà dell'amore. Lo Spirito Santo dà ai credenti una visione superiore del mondo, della vita, della storia e li fa custodi della speranza che non delude.

Preghiamo dunque Dio Padre, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, nella grazia dello Spirito Santo, affinché la celebrazione della solennità di Pentecoste sia come fuoco ardente e vento impetuoso per la vita cristiana e per la missione di tutta la Chiesa. Depongo le intenzioni dei vostri Movimenti e Comunità nel cuore della Santissima Vergine Maria, presente nel Cenacolo insieme agli Apostoli; sia Lei ad impetrarne la concreta attuazione. Su tutti invoco l'effusione dei doni dello Spirito, perché anche in questo nostro tempo possa aversi l'esperienza di una rinnovata Pentecoste.


Ratzigirl
Sunday, June 04, 2006 1:02 PM
Solennità di Pentecoste 4 Giugno 2006
OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle!

Il giorno di Pentecoste lo Spirito Santo scese con potenza sugli Apostoli; ebbe così inizio la missione della Chiesa nel mondo. Gesù stesso aveva preparato gli Undici a questa missione apparendo loro più volte dopo la sua risurrezione (cfr At 1,3). Prima dell’ascensione al Cielo, ordinò di "non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre" (cfr At 1,4-5); chiese cioè che restassero insieme per prepararsi a ricevere il dono dello Spirito Santo. Ed essi si riunirono in preghiera con Maria nel Cenacolo nell’attesa dell’evento promesso (cfr At 1,14).

Restare insieme fu la condizione posta da Gesù per accogliere il dono dello Spirito Santo; presupposto della loro concordia fu una prolungata preghiera. Troviamo in tal modo delineata una formidabile lezione per ogni comunità cristiana. Si pensa talora che l’efficacia missionaria dipenda principalmente da un’attenta programmazione e dalla successiva intelligente messa in opera mediante un impegno concreto. Certo, il Signore chiede la nostra collaborazione, ma prima di qualsiasi nostra risposta è necessaria la sua iniziativa: è il suo Spirito il vero protagonista della Chiesa. Le radici del nostro essere e del nostro agire stanno nel silenzio sapiente e provvido di Dio.

Le immagini che usa san Luca per indicare l’irrompere dello Spirito Santo - il vento e il fuoco - ricordano il Sinai, dove Dio si era rivelato al popolo di Israele e gli aveva concesso la sua alleanza (cfr Es 19,3ss). La festa del Sinai, che Israele celebrava cinquanta giorni dopo la Pasqua, era la festa del Patto. Parlando di lingue di fuoco (cfr At 2,3), san Luca vuole rappresentare la Pentecoste come un nuovo Sinai, come la festa del nuovo Patto, in cui l’Alleanza con Israele è estesa a tutti i popoli della Terra. La Chiesa è cattolica e missionaria fin dal suo nascere. L’universalità della salvezza viene significativamente evidenziata dall’elenco delle numerose etnie a cui appartengono coloro che ascoltano il primo annuncio degli Apostoli (cfr At 2,9-11).

Il Popolo di Dio, che aveva trovato al Sinai la sua prima configurazione, viene quest’oggi ampliato fino a non conoscere più alcuna frontiera né di razza, né di cultura, né di spazio né di tempo. A differenza di quanto era avvenuto con la torre di Babele (cfr Gn 11,1-9), quando gli uomini, intenzionati a costruire con le loro mani una via verso il cielo, avevano finito per distruggere la loro stessa capacità di comprendersi reciprocamente, nella Pentecoste lo Spirito, con il dono delle lingue, mostra che la sua presenza unisce e trasforma la confusione in comunione. L’orgoglio e l’egoismo dell’uomo creano sempre divisioni, innalzano muri d’indifferenza, di odio e di violenza. Lo Spirito Santo, al contrario, rende i cuori capaci di comprendere le lingue di tutti, perché ristabilisce il ponte dell’autentica comunicazione fra la Terra e il Cielo. Lo Spirito Santo è l’Amore.

Ma come entrare nel mistero dello Spirito Santo, come comprendere il segreto dell’Amore? La pagina evangelica ci conduce oggi nel Cenacolo dove, terminata l’ultima Cena, un senso di smarrimento rende tristi gli Apostoli. La ragione è che le parole di Gesù suscitano interrogativi inquietanti: Egli parla dell’odio del mondo verso di Lui e verso i suoi, parla di una sua misteriosa dipartita e ci sono molte altre cose ancora da dire, ma per il momento gli Apostoli non sono in grado di portarne il peso (cfr Gv 16,12). Per confortarli spiega il significato del suo distacco: se ne andrà, ma tornerà; nel frattempo non li abbandonerà, non li lascerà orfani. Manderà il Consolatore, lo Spirito del Padre, e sarà lo Spirito a far conoscere che l’opera di Cristo è opera di amore: amore di Lui che si è offerto, amore del Padre che lo ha dato.

Questo è il mistero della Pentecoste: lo Spirito Santo illumina lo spirito umano e, rivelando Cristo crocifisso e risorto, indica la via per diventare più simili a Lui, essere cioè "espressione e strumento dell’amore che da Lui promana" (Deus caritas est, 33). Raccolta con Maria, come al suo nascere, la Chiesa quest’oggi prega: "Veni Sancte Spiritus! - Vieni, Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore!". Amen.


Ratzigirl
Sunday, June 04, 2006 1:04 PM
REGINA CAELI 4 Giugno 2006
PRIMA DEL REGINA CAELI

Cari fratelli e sorelle!

L’odierna solennità di Pentecoste ci invita a tornare alle origini della Chiesa, che, come afferma il Concilio Vaticano II, "è stata manifestata dall’effusione dello Spirito" (Lumen gentium, 2). Nella Pentecoste la Chiesa si manifestò una, santa, cattolica e apostolica; si manifestò missionaria, con il dono di parlare tutte le lingue del mondo, perché a tutti i popoli è destinata la Buona Novella dell’amore di Dio. "Lo Spirito – insegna ancora il Concilio – guida la Chiesa verso la verità tutta intera, la unifica nella comunione e nel servizio, la provvede di diversi doni gerarchici e carismatici, coi quali la dirige e la abbellisce dei suoi frutti" (ivi, 4). Tra le realtà suscitate dallo Spirito nella Chiesa vi sono i Movimenti e le Comunità ecclesiali, che ieri ho avuto la gioia di incontrare in questa Piazza, in un grande raduno mondiale. Tutta la Chiesa, come amava dire il Papa Giovanni Paolo II, è un unico grande movimento animato dallo Spirito Santo, un fiume che attraversa la storia per irrigarla con la grazia di Dio e renderla feconda di vita, di bontà, di bellezza, di giustizia, di pace.
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Saluto infine i pellegrini di lingua italiana, in particolare quanti hanno ricevuto o si preparano a ricevere quest’anno la santa Cresima. Un pensiero speciale rivolgo alle numerose associazioni di volontariato che si incontrano quest’oggi in occasione della prima Giornata nazionale del Malato Oncologico: assicuro la mia preghiera ed esprimo apprezzamento per il sostegno ai malati e per la solidarietà nell’affrontare insieme – malati, familiari e volontari – i momenti difficili.


josie '86
Monday, June 05, 2006 12:07 PM
Segnalazione di appuntamenti papali
A piazza S.Pietro mi è stato dato un volantino cn 1 degli appuntamenti papali di giugno. Ecco il contenuto.

[DIM]13pt[=DIM]VEGLIA DI PREGHIERA PER IL PAPA E PER IL SUO PONTIFICATO[/DIM]

[DIM]15pt[=DIM]PIAZZA S.PIETRO-VENERDI' 16 GIUGNO 2006

DALLE ORE 21 ALLE ORE 22[/DIM]


[DIM]14pt[=DIM]Presiede S.E. Mons. Angelo Comastri[/DIM]

[DIM]11pt[=DIM]Promossa dal Movimento dell'Amore Familiare[/DIM]

[DIM]13pt[=DIM]Info: [/DIM][URL=http://www.amorefamiliare.it]www.amorefamiliare.it[/URL]


Nn so se la trasmetteranno in TV. Ciao a tutti
Ratzigirl
Tuesday, June 06, 2006 7:43 PM
Papa incontrera'Zapatero a Valencia

L'8 luglio a margine Incontro mondiale delle famiglie




Il Papa incontrera' il premier Zapatero l'8 luglio nella sede dell'arcivescovado di Valencia, a margine dell'Incontro mondiale delle famiglie. Lo annunciano fonti dell'organizzazione dell'Incontro. Si trattera' del primo incontro di Benedetto XVI con Zapatero. Il premier spagnolo avrebbe preferito una tappa del Papa a Madrid, ma il Vaticano ha rifiutato, in un momento delicato delle relazioni dopo il declassamento dell'insegnamento della religione a scuola e la legalizzazione del matrimonio gay.

(vtr)
Tuesday, June 06, 2006 7:54 PM
Re: Papa incontrera'Zapatero a Valencia

Scritto da: Ratzigirl 06/06/2006 19.43

L'8 luglio a margine Incontro mondiale delle famiglie





Sarebbe il caso che il Papa si porti all'incontro il rito di esorcismo: forse così "El Zapa" potrà pentirsi di quanto male sta facendo alla società.

[Modificato da (vtr) 06/06/2006 19.55]

Sihaya.b16247
Tuesday, June 06, 2006 8:40 PM
DISCORSO DEL SANTO PADRE ALL’APERTURA DEL CONVEGNO ECCLESIALE DELLA DIOCESI DI ROMA
5 giugno 2006

DISCORSO DEL SANTO PADRE ALL’APERTURA DEL CONVEGNO ECCLESIALE DELLA DIOCESI DI ROMA

Alle ore 19.30 di questa sera* il Santo Padre Benedetto XVI si è recato nella Basilica di San Giovanni in Laterano per aprire i lavori del Convegno Ecclesiale della Diocesi di Roma che si tiene, dal 5 all’8 giugno, in Basilica sul tema: "La gioia della fede e l’educazione delle nuove generazioni".

Introdotto dall’indirizzo di omaggio del Cardinale Vicario Camillo Ruini, il Santo Padre ha pronunciato il discorso che riportiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle,

sono lieto di essere nuovamente con voi per introdurre con una mia riflessione questo nostro Convegno Diocesano, dedicato a una tematica di grande bellezza e primaria importanza pastorale: la gioia che proviene dalla fede e il suo rapporto con l’educazione delle nuove generazioni. Riprendiamo così e sviluppiamo ulteriormente, in un’ottica che riguarda più direttamente i giovani, il discorso iniziato un anno fa, in occasione del precedente Convegno Diocesano, nel quale ci siamo occupati del ruolo della famiglia e della comunità cristiana nella formazione della persona e nella trasmissione della fede. Saluto con affetto ciascuno di voi, Vescovi, sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose, laici, impegnati a testimoniare la nostra fede. In particolare, saluto voi giovani che intendete unire al vostro personale itinerario formativo l’assunzione di una responsabilità ecclesiale e missionaria nei confronti di altri ragazzi e giovani. Ringrazio di cuore il Cardinale Vicario per le parole che mi ha rivolto a nome di tutti voi.

Con questo Convegno, e con l’anno pastorale che si ispirerà ai suoi contenuti, la Diocesi di Roma prosegue in quell’itinerario di lungo periodo che ha iniziato, ormai dieci anni fa, con la Missione cittadina voluta dal mio amato Predecessore Giovanni Paolo II. Lo scopo infatti è sempre il medesimo: ravvivare la fede nelle nostre comunità e cercare di risvegliarla, o suscitarla, in tutte le persone e le famiglie di questa grande città, dove la fede è stata predicata e la Chiesa è stata impiantata già dalla prima generazione cristiana, e in particolare dagli Apostoli Pietro e Paolo. Negli ultimi tre anni la vostra attenzione si è concentrata soprattutto sulla famiglia, per consolidare con la verità del Vangelo questa fondamentale realtà umana, oggi purtroppo pesantemente insidiata e minacciata, e per aiutarla ad adempiere la sua insostituibile missione nella Chiesa e nella società. Mettendo ora in primo piano l’educazione alla fede delle nuove generazioni, non abbandoniamo certo l’impegno per la famiglia, alla quale appartiene la primaria responsabilità educativa. Veniamo incontro piuttosto ad una preoccupazione diffusa in tante famiglie credenti, che nel contesto sociale e culturale di oggi temono di non riuscire a trasmettere la preziosa eredità della fede ai propri figli.

In realtà, scoprire la bellezza e la gioia della fede è un cammino che ogni nuova generazione deve percorrere in proprio, perché nella fede viene messo in gioco quanto abbiamo di più nostro e di più intimo, il nostro cuore, la nostra intelligenza, la nostra libertà, in un rapporto profondamente personale con il Signore che opera dentro di noi. Ma la fede è, altrettanto radicalmente, atto ed atteggiamento comunitario, è il "noi crediamo" della Chiesa. La gioia della fede è dunque una gioia che va condivisa: come afferma l’apostolo Giovanni, "quello che abbiamo veduto e udito (il Verbo della vita), noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi… Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta" (1Gv 1,3-4). Perciò educare le nuove generazioni alla fede è un compito grande e fondamentale che coinvolge l’intera comunità cristiana. Cari fratelli e sorelle, voi toccate con mano come questo compito sia diventato oggi per vari aspetti particolarmente difficile, ma proprio per questo ancora più importante e quanto mai urgente. È possibile individuare infatti due linee di fondo dell’attuale cultura secolarizzata, tra loro chiaramente interdipendenti, che spingono in direzione contraria all’annuncio cristiano e non possono non avere un’incidenza su coloro che stanno maturando i propri orientamenti e scelte di vita. Una di esse è quell’agnosticismo che scaturisce dalla riduzione dell’intelligenza umana a semplice ragione calcolatrice e funzionale e che tende a soffocare il senso religioso iscritto nel profondo della nostra natura. L’altra è quel processo di relativizzazione e di sradicamento che corrode i legami più sacri e gli affetti più degni dell’uomo, col risultato di rendere fragili le persone, precarie e instabili le nostre reciproche relazioni.

Proprio in questa situazione tutti noi abbiamo bisogno, e specialmente i nostri ragazzi, adolescenti e giovani hanno bisogno, di vivere la fede come gioia, di assaporare quella serenità profonda che nasce dall’incontro con il Signore. Ho scritto nell’Enciclica Deus caritas est: "Abbiamo creduto all’amore di Dio – così il cristiano può esprimere la scelta fondamentale della sua vita. All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva" (n. 1). La fonte della gioia cristiana è questa certezza di essere amati da Dio, amati personalmente dal nostro Creatore, da Colui che tiene nelle sue mani l’universo intero e che ama ciascuno di noi e tutta la grande famiglia umana con un amore appassionato e fedele, un amore più grande delle nostre infedeltà e peccati, un amore che perdona. Questo amore "è talmente grande da rivolgere Dio contro se stesso", come appare in maniera definitiva nel mistero della Croce: "Dio ama tanto l’uomo che, facendosi uomo Egli stesso, lo segue fin nella morte e in questo modo riconcilia giustizia e amore" (Deus caritas est, 10).

Cari fratelli e sorelle, questa certezza e questa gioia di essere amati da Dio deve essere resa in qualche modo palpabile e concreta per ciascuno di noi, e soprattutto per le giovani generazioni che stanno entrando nel mondo della fede. In altre parole: Gesù ha detto di essere la "via" che conduce al Padre, oltre che la "verità" e la "vita" (cfr Gv 14,5-7). La domanda è dunque: come possono i nostri ragazzi e i nostri giovani trovare in Lui, praticamente ed esistenzialmente, questa via di salvezza e di gioia? È proprio questa la grande missione per la quale esiste la Chiesa, come famiglia di Dio e compagnia di amici nella quale veniamo inseriti con il Battesimo già da piccoli bambini e nella quale deve crescere la nostra fede e la gioia e la certezza di essere amati dal Signore. È indispensabile quindi – ed è il compito affidato alle famiglie cristiane, ai sacerdoti, ai catechisti, agli educatori, ai giovani stessi nei confronti dei loro coetanei, alle nostre parrocchie, associazioni e movimenti, finalmente all’intera comunità diocesana – che le nuove generazioni possano fare esperienza della Chiesa come di una compagnia di amici davvero affidabile, vicina in tutti i momenti e le circostanze della vita, siano esse liete e gratificanti oppure ardue e oscure, una compagnia che non ci abbandonerà mai nemmeno nella morte, perché porta in sé la promessa dell’eternità. A voi, cari ragazzi e giovani di Roma, vorrei chiedere di fidarvi a vostra volta della Chiesa, di volerle bene e di avere fiducia in lei, perché in essa è presente il Signore e perché essa non cerca altro che il vostro vero bene.

Colui che sa di essere amato è a sua volta sollecitato ad amare. Proprio così il Signore, che ci ha amati per primo, ci domanda di mettere a nostra volta al centro della nostra vita l’amore per Lui e per gli uomini che Egli ha amato. Specialmente gli adolescenti e i giovani, che avvertono prepotente dentro di sé il richiamo dell’amore, hanno bisogno di essere liberati dal pregiudizio diffuso che il cristianesimo, con i suoi comandamenti e i suoi divieti, ponga troppi ostacoli alla gioia dell’amore, in particolare impedisca di gustare pienamente quella felicità che l’uomo e la donna trovano nel loro reciproco amore. Al contrario, la fede e l’etica cristiana non vogliono soffocare ma rendere sano, forte e davvero libero l’amore: proprio questo è il senso dei dieci Comandamenti, che non sono una serie di "no", ma un grande "sì" all’amore e alla vita. L’amore umano infatti ha bisogno di essere purificato, di maturare e anche di andare al di là di se stesso, per poter diventare pienamente umano, per essere principio di una gioia vera e duratura, per rispondere quindi a quella domanda di eternità che porta dentro di sé e alla quale non può rinunciare senza tradire se stesso. È questo il motivo sostanziale per il quale l’amore tra l’uomo e la donna si realizza pienamente solo nel matrimonio.

In tutta l’opera educativa, nella formazione dell’uomo e del cristiano, non dobbiamo dunque, per paura o per imbarazzo, lasciare da parte la grande questione dell’amore: se lo facessimo presenteremmo un cristianesimo disincarnato, che non può interessare seriamente il giovane che si apre alla vita. Dobbiamo anche, però, introdurre alla dimensione integrale dell’amore cristiano, dove amore per Dio e amore per l’uomo sono indissolubilmente uniti e dove l’amore del prossimo è un impegno quanto mai concreto. Il cristiano non si accontenta di parole, e nemmeno di ideologie ingannatrici, ma va incontro alle necessità del fratello mettendo in gioco davvero se stesso, senza accontentarsi di qualche sporadica buona azione. Proporre ai ragazzi e ai giovani esperienze pratiche di servizio al prossimo più bisognoso fa dunque parte di un’autentica e piena educazione alla fede. Insieme al bisogno di amare, il desiderio della verità appartiene alla natura stessa dell’uomo. Perciò, nell’educazione delle nuove generazioni, la questione della verità non può certo essere evitata: deve anzi occupare uno spazio centrale. Ponendo la domanda intorno alla verità allarghiamo infatti l’orizzonte della nostra razionalità, iniziamo a liberare la ragione da quei limiti troppo angusti entro i quali essa viene confinata quando si considera razionale soltanto ciò che può essere oggetto di esperimento e di calcolo. E proprio qui avviene l’incontro della ragione con la fede: nella fede accogliamo infatti il dono che Dio fa di se stesso rivelandosi a noi, creature fatte a sua immagine; accogliamo e accettiamo quella Verità che la nostra mente non può comprendere fino in fondo e non può possedere, ma che proprio per questo dilata l’orizzonte della nostra conoscenza e ci permette di giungere al Mistero in cui siamo immersi e di ritrovare in Dio il senso definitivo della nostra esistenza.

Cari amici, sappiamo bene che non è facile acconsentire a questo superamento dei limiti della nostra ragione. Perciò la fede, che è un atto umano molto personale, rimane una scelta della nostra libertà, che può anche essere rifiutata. Qui però viene alla luce una seconda dimensione della fede, quella di affidarsi ad una persona: non ad una persona qualsiasi ma a Gesù Cristo, e al Padre che lo ha inviato. Credere vuol dire stabilire un personalissimo legame con il nostro Creatore e Redentore, in virtù dello Spirito Santo che opera nei nostri cuori, e fare di questo legame il fondamento di tutta la vita. Gesù Cristo, infatti, "è la Verità fatta Persona, che attira a sé il mondo… Ogni altra verità è un frammento della Verità che Egli è ed a Lui rimanda" (Discorso alla Congregazione per la Dottrina della Fede, 10 febbraio 2006). Così Egli riempie il nostro cuore, lo dilata e lo colma di gioia, spinge la nostra intelligenza verso orizzonti inesplorati, offre alla nostra libertà il suo decisivo punto di riferimento, risollevandola dalle angustie dell’egoismo e rendendola capace di amore autentico.

Nell’educazione delle nuove generazioni non dobbiamo dunque avere alcun timore di porre la verità della fede a confronto con le autentiche conquiste della conoscenza umana. I progressi della scienza sono oggi molto rapidi e non di rado vengono presentati come contrapposti alle affermazioni della fede, provocando confusione e rendendo più difficile l’accoglienza della verità cristiana. Ma Gesù Cristo è e rimane il Signore di tutta la creazione e di tutta la storia: "Tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e in vista di Lui… e tutte sussistono in Lui" (Col 1,16.17). Perciò il dialogo tra fede e ragione, se condotto con sincerità e rigore, offre la possibilità di percepire, in modo più efficace e convincente, la ragionevolezza della fede in Dio – non in un Dio qualsiasi ma in quel Dio che si è rivelato in Gesù Cristo – e altresì di mostrare che nello stesso Gesù Cristo si trova il compimento di ogni autentica aspirazione umana. Cari giovani di Roma, inoltratevi dunque con fiducia e coraggio sulla via della ricerca del vero. E voi, cari sacerdoti ed educatori, non esitate a promuovere una vera e propria "pastorale dell’intelligenza", e più ampiamente della persona, che prenda sul serio le domande dei giovani – sia quelle esistenziali sia quelle che nascono dal confronto con le forme di razionalità oggi diffuse – per aiutarli a trovare delle valide e pertinenti risposte cristiane, e finalmente a far propria quella risposta decisiva che è Cristo Signore.

Abbiamo parlato della fede come incontro con Colui che è Verità e Amore. Abbiamo anche visto che si tratta di un incontro al tempo stesso comunitario e personale, che deve avere luogo in tutte le dimensioni della nostra vita, attraverso l’esercizio dell’intelligenza, le scelte della libertà, il servizio dell’amore. Esiste però uno spazio privilegiato nel quale questo incontro si realizza nella maniera più diretta, si rafforza e si approfondisce, e diventa così davvero in grado di permeare e caratterizzare l’intera esistenza: questo spazio è la preghiera. Cari giovani, molti di voi erano certamente presenti alla Giornata Mondiale della Gioventù, a Colonia. Là, insieme, abbiamo pregato il Signore, lo abbiamo adorato presente nell’Eucaristia, abbiamo offerto il suo santo Sacrificio. Abbiamo meditato su quel decisivo atto di amore con il quale Gesù nell’ultima Cena anticipa la propria morte, l’accetta nel suo intimo e la trasforma in azione di amore, in quella rivoluzione che, unica, è veramente capace di rinnovare il mondo e di liberare l’uomo, vincendo la potenza del peccato e della morte. Chiedo a voi giovani e a tutti voi che siete qui, cari fratelli e sorelle, chiedo a tutta l’amata Chiesa di Roma, in particolare alle anime consacrate, specialmente dei Monasteri di clausura, di essere assidui nella preghiera, spiritualmente uniti a Maria nostra Madre, di adorare Cristo vivo nell’Eucaristia, di innamorarvi sempre più di Lui, che è il nostro fratello e amico vero, lo sposo della Chiesa, il Dio fedele e misericordioso che ci ha amati per primo. Così voi giovani sarete pronti e disponibili ad accogliere la sua chiamata, se Egli vi vorrà totalmente per sé, nel sacerdozio o nella vita consacrata.

Nella misura in cui ci nutriamo di Cristo e siamo innamorati di Lui, avvertiamo anche dentro di noi lo stimolo a portare altri verso di Lui: la gioia della fede infatti non possiamo tenerla per noi, dobbiamo trasmetterla. Questo bisogno diventa ancora più forte e urgente in presenza di quella strana dimenticanza di Dio che esiste oggi in vaste parti del mondo, e in certa misura anche qui a Roma. Da questa dimenticanza nasce molto rumore effimero, molte inutili contese, ma anche una grande insoddisfazione e un senso di vuoto. Perciò, cari fratelli e sorelle, nel nostro umile servizio di testimoni e missionari del Dio vivo dobbiamo essere portatori di quella speranza che nasce dalla certezza della fede: aiuteremo così i nostri fratelli e concittadini a ritrovare il senso e la gioia della propria vita. So che lavorate con impegno nei cari ambiti della pastorale: me ne rallegro e rendo con voi grazie al Signore. In particolare nel mio primo anno di Pontificato ho già potuto sperimentare e apprezzare la vivacità della presenza cristiana tra i giovani e gli universitari di Roma, come tra i bambini della Prima Comunione. Vi chiedo di continuare con fiducia, rendendo sempre più profondo il vostro legame con il Signore e così più efficace il vostro apostolato. Non trascurate, in questo impegno, alcuna dimensione della vita, perché Cristo è venuto per salvare tutto l’uomo, nell’intimo delle coscienze come nelle espressioni della cultura e nei rapporti sociali.

Cari fratelli e sorelle, vi affido con animo amico queste riflessioni, come contributo al vostro lavoro nelle serate del Convegno e poi durante il prossimo anno pastorale. Il mio affetto e la mia benedizione vi accompagnano oggi e per il futuro. Grazie per la vostra attenzione.

* ieri, 5 giugno
Ratzigirl
Wednesday, June 07, 2006 10:06 PM
Udienza Generale 07 Giugno 2006
Cari fratelli e sorelle,

riprendiamo le catechesi settimanali che abbiamo iniziato in questa primavera. Nell’ultima di quindici giorni fa, avevo parlato di Pietro come del primo degli Apostoli; vogliamo oggi tornare ancora una volta su questa grande e importante figura della Chiesa. L'evangelista Giovanni, raccontando del primo incontro di Gesù con Simone, fratello di Andrea, registra un fatto singolare: Gesù, "fissando lo sguardo su di lui, disse: Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Kefa (che vuol dire Pietro)" (Gv 1,42). Gesù non era solito cambiare il nome ai suoi discepoli. Se si eccettua l'appellativo di "figli del tuono", rivolto in una precisa circostanza ai figli di Zebedeo (cfr Mc 3,17) e non più usato in seguito, Egli non ha mai attribuito un nuovo nome ad un suo discepolo. Lo ha fatto invece con Simone, chiamandolo Kefa, nome che fu poi tradotto in greco Petros, in latino Petrus. E fu tradotto proprio perché non era solo un nome; era un "mandato" che Petrus riceveva in quel modo dal Signore. Il nuovo nome Petrus ritornerà più volte nei Vangeli e finirà per soppiantare il nome originario Simone.

Il dato acquista particolare rilievo se si tiene conto che, nell'Antico Testamento, il cambiamento del nome preludeva in genere all'affidamento di una missione (cfr Gn 17,5; 32,28 ss. ecc.). Di fatto, la volontà di Cristo di attribuire a Pietro uno speciale rilievo all'interno del Collegio apostolico risulta da numerosi indizi: a Cafarnao il Maestro va ad alloggiare nella casa di Pietro (Mc 1,29); quando la folla gli si accalca intorno sulla riva del lago di Genesaret, tra le due barche lì ormeggiate, Gesù sceglie quella di Simone (Lc 5,3); quando in circostanze particolari Gesù si fa accompagnare da tre discepoli soltanto, Pietro è sempre ricordato come primo del gruppo: così nella risurrezione della figlia di Giairo (cfr Mc 5,37; Lc 8,51), nella Trasfigurazione (cfr Mc 9,2; Mt 17,1; Lc 9,28), e infine durante l'agonia nell'Orto del Getsemani (cfr Mc 14,33; Mt 16,37). E ancora: a Pietro si rivolgono gli esattori della tassa per il Tempio ed il Maestro paga per sé e per lui soltanto (cfr Mt 17, 24-27); a Pietro per primo Egli lava i piedi nell'ultima Cena (cfr Gv 13,6) ed è per lui soltanto che prega affinché non venga meno nella fede e possa confermare poi in essa gli altri discepoli (cfr Lc 22, 30-31).

Pietro stesso è, del resto, consapevole di questa sua posizione particolare: è lui che spesso, a nome anche degli altri, parla chiedendo la spiegazione di una parabola difficile (Mt 15,15), o il senso esatto di un precetto (Mt 18,21) o la promessa formale di una ricompensa (Mt 19,27). In particolare, è lui che risolve l'imbarazzo di certe situazioni intervenendo a nome di tutti. Così quando Gesù, addolorato per l'incomprensione della folla dopo il discorso sul "pane di vita", domanda: "Volete andarvene anche voi?", la risposta di Pietro è perentoria: "Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna" (cfr Gv 6, 67-69). Ugualmente decisa è la professione di fede che, ancora a nome dei Dodici, egli fa nei pressi di Cesarea di Filippo. A Gesù che chiede: "Voi chi dite che io sia?", Pietro risponde: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente" (Mt 16, 15-16). Di rimando Gesù pronuncia allora la dichiarazione solenne che definisce, una volta per tutte, il ruolo di Pietro nella Chiesa: "E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa... A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli" (Mt 16, 18-19). Le tre metafore a cui Gesù ricorre sono in se stesse molto chiare: Pietro sarà il fondamento roccioso su cui poggerà l'edificio della Chiesa; egli avrà le chiavi del Regno dei cieli per aprire o chiudere a chi gli sembrerà giusto; infine, egli potrà legare o sciogliere nel senso che potrà stabilire o proibire ciò che riterrà necessario per la vita della Chiesa, che è e resta di Cristo. E’ sempre Chiesa di Cristo e non di Pietro. E' così descritto con immagini di plastica evidenza quello che la riflessione successiva qualificherà con il termine di "primato di giurisdizione".

Questa posizione di preminenza che Gesù ha inteso conferire a Pietro si riscontra anche dopo la risurrezione: Gesù incarica le donne di portarne l'annunzio a Pietro, distintamente dagli altri Apostoli (cfr Mc 16,7); da lui e da Giovanni corre la Maddalena per informare della pietra ribaltata dall'ingresso del sepolcro (cfr Gv 20,2) e Giovanni cederà a lui il passo quando i due arriveranno davanti alla tomba vuota (cfr Gv 20,4-6); sarà poi Pietro, tra gli Apostoli, il primo testimone di un'apparizione del Risorto (cfr Lc 24,34; 1 Cor 15,5). Questo suo ruolo, sottolineato con decisione (cfr Gv 20,3-10), segna la continuità fra la preminenza avuta nel gruppo apostolico e la preminenza che continuerà ad avere nella comunità nata con gli eventi pasquali, come attesta il Libro degli Atti (cfr 1,15-26; 2,14-40; 3,12-26; 4,8-12; 5,1-11.29; 8,14-17; 10; ecc.). Il suo comportamento è considerato così decisivo, da essere al centro di osservazioni ed anche di critiche (cfr At 11,1-18; Gal 2,11-14). Al cosiddetto Concilio di Gerusalemme Pietro svolge una funzione direttiva (cfr At 15 e Gal 2,1-10), e proprio per questo suo essere il testimone della fede autentica Paolo stesso riconoscerà in lui una certa qualità di "primo" (cfr 1 Cor 15,5; Gal 1,18; 2,7s.; ecc.). Il fatto, poi, che diversi dei testi chiave riferiti a Pietro possano essere ricondotti al contesto dell'Ultima Cena, in cui Cristo conferisce a Pietro il ministero di confermare i fratelli (cfr Lc 22,31 s.), mostra come la Chiesa che nasce dal memoriale pasquale celebrato nell'Eucaristia abbia nel ministero affidato a Pietro uno dei suoi elementi costitutivi.

Questa contestualizzazione del Primato di Pietro nell’Ultima Cena, nel momento istitutivo dell’Eucaristia, Pasqua del Signore, indica anche il senso ultimo di questo Primato: Pietro, per tutti i tempi, dev’essere il custode della comunione con Cristo; deve guidare alla comunione con Cristo; deve preoccuparsi che la rete non si rompa e possa così perdurare la comunione universale. Solo insieme possiamo essere con Cristo, che è il Signore di tutti. Responsabilità di Pietro è di garantire così la comunione con Cristo con la carità di Cristo, guidando alla realizzazione di questa carità nella vita di ogni giorno. Preghiamo che il Primato di Pietro, affidato a povere persone umane, possa sempre essere esercitato in questo senso originario voluto dal Signore e possa così essere sempre più riconosciuto nel suo vero significato dai fratelli ancora non in piena comunione con noi.

Discipula
Thursday, June 08, 2006 11:41 AM
Confidenze di Benedetto XVI nel ricevere la cittadinanza onoraria di Altötting

Il cuore mariano della Baviera

CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 7 giugno 2006 (ZENIT.org).-

Benedetto XVI ha ricevuto questo mercoledì il titolo di cittadino onorario di Altötting (Germania), località conosciuta come il “cuore” mariano della Baviera, sua terra natale, e si è abbandonato ad alcune confidenze.

La breve cerimonia ha avuto luogo questo mercoledì al termine dell’Udienza generale in Piazza San Pietro, durante una udienza privata concessa dal Papa al Sindaco di Altötting, Herbert Hofauer, e al suo seguito. Il Consiglio cittadino, che ha voluto omaggiare il Papa simbolicamente anche delle chiavi della città, aveva deciso l’assegnazione di questo titolo onorario il 7 dicembre 2005.

In questa località tedesca, posta ad una decina di chilometri da Marktl am Inn – il paesino dove è nato Joseph Ratzinger – si trova un Santuario che era originariamente una Cappella, edificata intorno all’anno 700, che la leggenda vuole ospitasse il fonte battesimale usato dal Vescovo Rupertus von Salzburg per battezzare il primo Duca bavarese di fede cattolica.

Intorno al 1330 arrivò in città una statua raffigurante la “Madonna col Bambino” che venne subito posta in questa Cappella; nel 1489 ci furono poi due apparizioni della Madonna. Il primo Pellegrinaggio ad Altötting iniziò proprio in quell’anno, in seguito ai racconti di due guarigioni miracolose. Da allora il flusso dei pellegrini non si è più arrestato.

Nel Santuario è venerata una miracolosa effigie, detta della “Madonna Nera”, che consiste in una statua realizzata in legno di tiglio. Anneritasi col tempo e il fumo delle candele, la statua è stata scolpita attorno al 1300 da un artista, originario forse dell’Alto Reno.

Nell’incontrarsi con la delegazione tedesca nell’Aula Paolo VI, secondo quanto informato da “Radio Vaticana”, il Papa ha ricordato un episodio accadutogli in gioventù quando sia lui che suo fratello tornarono “sani e salvi” dalla Seconda Guerra Mondiale.

Suo padre, allora 68enne, “percorse a piedi il lungo tragitto che separa Traunstein da Altötting per rendere grazie alla Madre di Dio” per aver tenuto in vita i suoi due figli.

Nel corso dell’incontro, Benedetto XVI ha quindi aggiunto che fu indimenticabile il pellegrinaggio a questo Santuario realizzato da Giovanni Paolo II nel 1980, quando il Cardinale Joseph Ratzinger era Arcivescovo di Monaco-Frisinga, poiché in esso il Papa polacco poté “sentire il cuore cattolico della Baviera”.

”Alcuni anni fa – ha rivelato poi – ho potuto accompagnare un pellegrinaggio a piedi, che procedeva da Ratisbona (Regensburg) e in quella occasione compresi profondamente il significato di un pellegrinaggio di questo tipo”.

“Non si tratta solamente di ‘camminare con i piedi’, ma anche di ‘camminare con il cuore’, non è un percorso esteriore, quanto interiore”, ha aggiunto.

Nonostante, “le fatiche e gli sforzi di questo cammino, alla fine vi è veramente la grande gioia di arrivare alla Madre delle Grazie, di incontrarsi con lei nel silenzio del Santuario”, ha sottolineato il Vescovo di Roma.

“Altötting custodisce un patrimonio di secoli, che in questo modo rimane sempre vivo”, ha riconosciuto, essendo questo un “luogo antico e nuovo di incontro con la Madre del Signore e, pertanto, di rinnovamento della nostra vita”.

“Con questo titolo di cittadino onorario – ha poi confessato Benedetto XVI – ora faccio parte in maniera del tutto particolare di Altötting. I Principi bavaresi, dopo la loro morte, hanno lasciato lì il loro cuore. So che in questo modo il mio cuore ancora più chiaramente si trova presso la Madre di Dio, e che ella mi guiderà dall’alto e mi aiuterà lungo il mio pellegrinaggio”.

Il Santuario bavarese è un luogo caro a Ratzinger. Nella sua autobiografia “La mia vita”, egli dedica una pagina al Santuario, quando ricorda il tempo lontano della sua fanciullezza.

“Proprio negli anni della mia infanzia – scrive – ad ritrovava un nuovo splendore, quando venne beatificato e poi canonizzato Corrado da Parzham, il santo frate portinaio. In quest’uomo, umile e benevolo, noi vedevamo incarnato il meglio della nostra gente, condotta dalla fede alla realizzazione delle sue più belle possibilità”.

Da quando era Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (a partire dal 1981), il Cardinale Ratzinger si è recato in diverse occasioni al Santuario nazionale bavarese: nell’anno giubilare del 1989 per i “500 anni di pellegrinaggio mariano ad Altötting“, in cui celebrò la messa inaugurale solenne nella Basilica di Sant'Anna; nel 1999 come predicatore ufficiale in occasione del quattrocentesimo anniversario di fondazione della Congregazione Mariana maschile di Altötting.

Nel 2001 ha percorso l’ultima tappa del pellegrinaggio annuale del sabato di Pentecoste proveniente da Ratisbona verso Altötting. Nel mese di agosto del 2002 ha poi compiuto un pellegrinaggio ad Altötting assieme al fratello Georg e all'Arcivescovo di Salisburgo, monsignor Georg Eder. E per ultimo ancora con il fratello nel gennaio del 2005.

In occasione dell'insediamento al Soglio Pontificio a Roma il 25 aprile 2005, il Sindaco di Altötting ha donato al Papa neoeletto una copia della Madonna Nera. In quella circostanza, il Santo Padre ha ringraziato dicendo: “Altötting è il cuore della Baviera e uno dei cuori dell'Europa”.

Benedetto XVI ha già ricevuto la cittadinanza onoraria di Marktl am Inn, Traunstein e Pentling, mentre anche la città di Ratisbona si appresta a consegnargli questo titolo durante una celebrazione che si terrà in occasione del suo viaggio in Baviera dal 10 al 14 settembre prossimo.

Inoltre, sarà proprio alla Gnadenkapelle del Santuario mariano di Altötting che il Santo Padre si recherà l’11 settembre. Qui Benedetto XVI pregherà di fronte alla statua della Madonna, mentre nella piazza del Santuario celebrerà la Santa Messa.







Ratzigirl
Thursday, June 08, 2006 8:06 PM
Programma del Corpus Domini 2006


Il 15 giugno uscita ormai tradizionale nella città di Roma


Nuova uscita del Papa dalle mura vaticane: giovedì 15 giugno, solennità del Santissimo corpo e sangue di Cristo (Corpus domini), com'è ormai tradizione, Benedetto XVI si recherà alla basilica di San Giovanni, a Roma: ne dà comunicazione l'ufficio delle celebrazioni liturgiche.

Alle 19 il Papa celebrerà la messa sul sagrato della basilica lateranense - sua sede in quanto vescovo di Roma - e presiederà poi una processione che, percorrendo la via Merulana, raggiungerà la basilica di Santa Maria Maggiore. Sarà preceduto, da scout, confraternite e sodalizi, cavalieri del Santo sepolcro, religiose e religiosi, sacerdoti, parroci, cappellani e prelati di Sua Santità, vescovi, arcivescovi e cardinali. Chiuderanno la processione seminaristi, semplici fedeli e appartenenti ad associazioni e movimenti ecclesiali.

Quello dell'anno scorso fu il primo Corpus domini presieduto da Papa Ratzinger e una delle sue prime uscite a Roma. La solennità chiude il ciclo delle celebrazioni che derivano dalla Pasqua ed è stata istituita nel 1263 per ricordare il miracolo eucaristico di Bolsena, quando un prete boemo dubbioso sull'Eucaristia, durante la messa vide del sangue uscire dall'ostia.

Ratzigirl
Saturday, June 10, 2006 1:57 PM
Le udienze diplomatiche di ieri...

Ieri in Udienza dal Papa Juan Manuel Suárez del Toro e Massimo Barra....





e il presidente del Bundestag, il parlamento federale tedesco

Ratzigirl
Sunday, June 11, 2006 7:09 PM
ANGELUS 11.06.2006
Cari fratelli e sorelle!

In questa domenica che segue la Pentecoste celebriamo la solennità della Santissima Trinità. Grazie allo Spirito Santo, che aiuta a comprendere le parole di Gesù e guida alla verità tutta intera (cfr Gv 14,26; 16,13), i credenti possono conoscere, per così dire, l’intimità di Dio stesso, scoprendo che Egli non è solitudine infinita, ma comunione di luce e di amore, vita donata e ricevuta in un eterno dialogo tra il Padre e il Figlio nello Spirito Santo – Amante, Amato e Amore, per riecheggiare sant’Agostino. In questo mondo nessuno può vedere Dio, ma Egli stesso si è fatto conoscere così che, con l’apostolo Giovanni, possiamo affermare: "Dio è amore" (1 Gv 4,8.16), "noi abbiamo riconosciuto l’amore che Dio ha per noi e vi abbiamo creduto" (Enc. Deus caritas est, 1; cfr 1 Gv 4,16). Chi incontra il Cristo ed entra con Lui in un rapporto di amicizia, accoglie la stessa Comunione trinitaria nella propria anima, secondo la promessa di Gesù ai discepoli: "Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui" (Gv 14,23).

Tutto l’universo, per chi ha fede, parla di Dio Uno e Trino. Dagli spazi interstellari fino alle particelle microscopiche, tutto ciò che esiste rimanda ad un Essere che si comunica nella molteplicità e varietà degli elementi, come in un’immensa sinfonia. Tutti gli esseri sono ordinati secondo un dinamismo armonico che possiamo analogicamente chiamare "amore". Ma solo nella persona umana, libera e ragionevole, questo dinamismo diventa spirituale, diventa amore responsabile, come risposta a Dio e al prossimo in un dono sincero di sé. In questo amore l’essere umano trova la sua verità e la sua felicità. Tra le diverse analogie dell’ineffabile mistero di Dio Uno e Trino che i credenti sono in grado di intravedere, vorrei citare quella della famiglia. Essa è chiamata ad essere una comunità di amore e di vita, nella quale le diversità devono concorrere a formare una "parabola di comunione".

Capolavoro della Santissima Trinità, tra tutte le creature, è la Vergine Maria: nel suo cuore umile e pieno di fede Dio si è preparato una degna dimora, per portare a compimento il mistero della salvezza. L’Amore divino ha trovato in Lei corrispondenza perfetta e nel suo grembo il Figlio Unigenito si è fatto uomo. Con fiducia filiale rivolgiamoci a Maria, perché, con il suo aiuto, possiamo progredire nell’amore e fare della nostra vita un canto di lode al Padre per mezzo del Figlio nello Spirito Santo.


DOPO L’ANGELUS

Giovedì prossimo, 15 giugno, avrà luogo a Roma la tradizionale processione del Corpus Domini. Alle ore 19, sul Sagrato della Basilica di San Giovanni in Laterano, presiederò la Santa Messa, al termine della quale accompagneremo solennemente il Santissimo Sacramento lungo Via Merulana fino alla Piazza di Santa Maria Maggiore, dove impartirò la Benedizione eucaristica. Invito i fedeli di Roma e i pellegrini a partecipare numerosi a questo appuntamento, che esprime la fede e l’amore della Comunità cristiana per il suo Signore presente nell’Eucaristia.



Ratzigirl
Monday, June 12, 2006 7:36 PM
VATICANO PUBBLICA PROGRAMMA UFFICIALE VISITA IN SPAGNA

Programma del Viaggio Apostolico 8-9 Luglio Valencia

La Sala Stampa vaticana ha reso noto oggi il programma del prossimo viaggio apostolico del Papa che si svolgera' nella citta' spagnola di Valencia l'8 e 9 luglio, in occasione del V Incontro mondiale delle famiglie. Sara' il terzo viaggio apostolico di Benedetto XVI dopo quello di Colonia nell'agosto 2005 per la Giornata Mondiale della Gioventu', e quello in Polonia del maggio scorso. Il Papa partira' da Fiumicino alle 9.30 di sabato 8 luglio. La cerimonia di Benvenuto si svolgera' alle 11.30 nell'aeroporto di Valencia-Manises. Benedetto XVI si rechera' quindi nella Basilica della ''Virgen de los Desamparados'' per rivolgere il suo messaggio ai vescovi spagnoli. Alle 13.30 la recita dell'Angelus nella Plaza de la Virgen. Nel pomeriggio la visita di cortesia ai Reali di Spagna nel Palazzo della Generalitat e subito dopo l'incontro nel Palazzo arcivescovile con il premier spagnolo Jose' Luis Rodriguez Zapatero. Alle 21.00 sara' nella Citta' delle Arti e delle Scienze per la conclusione del V Incontro mondiale delle famiglie. Il giorno dopo, domenica 9 luglio, alle 9.30 presiedera' la Messa, sempre nella Citta' delle Arti e delle Scienze. Benedetto XVI partira' da Valencia alle 13.30 per arrivare all'aeroporto di Roma-Ciampino due ore dopo circa.

Sihaya.b16247
Wednesday, June 14, 2006 1:47 PM
L’UDIENZA GENERALE , 14.06.2006
Cari fratelli e sorelle,

nelle ultime due catechesi abbiamo parlato della figura di san Pietro. Adesso vogliamo, per quanto le fonti permettono, conoscere un po’ più da vicino anche gli altri undici Apostoli. Pertanto parliamo oggi del fratello di Simon Pietro, sant’Andrea, anch'egli uno dei Dodici. La prima caratteristica che colpisce in Andrea è il nome: non è ebraico, come ci si sarebbe aspettato, ma greco, segno non trascurabile di una certa apertura culturale della sua famiglia. Siamo in Galilea, dove la lingua e la cultura greche sono abbastanza presenti. Nelle liste dei Dodici, Andrea occupa il secondo posto, come in Matteo (10,1-4) e in Luca (6,13-16), oppure il quarto posto come in Marco (3,13-18) e negli Atti (1,13-14). In ogni caso, egli godeva sicuramente di grande prestigio all'interno delle prime comunità cristiane.

Il legame di sangue tra Pietro e Andrea, come anche la comune chiamata rivolta loro da Gesù, emergono esplicitamente nei Vangeli. Vi si legge: "Mentre Gesù camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone chiamato Pietro e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, perché erano pescatori. E disse loro: «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini»" (Mt 4,18-19; Mc 1,16-17). Dal Quarto Vangelo raccogliamo un altro particolare importante: in un primo momento, Andrea era discepolo di Giovanni Battista; e questo ci mostra che era un uomo che cercava, che condivideva la speranza d’Israele, che voleva conoscere più da vicino la parola del Signore, la realtà del Signore presente. Era veramente un uomo di fede e di speranza; e da Giovanni Battista un giorno sentì proclamare Gesù come "l’agnello di Dio" (Gv 1,36); egli allora si mosse e, insieme a un altro discepolo innominato, seguì Gesù, Colui che era chiamato da Giovanni "agnello di Dio". L’evangelista riferisce: essi "videro dove dimorava e quel giorno dimorarono presso di lui" (Gv 1,37-39). Andrea quindi godette di preziosi momenti d’intimità con Gesù. Il racconto prosegue con un’annotazione significativa: "Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia, che significa il Cristo», e lo condusse a Gesù" (Gv 1,40-43), dimostrando subito un non comune spirito apostolico. Andrea, dunque, fu il primo degli Apostoli ad essere chiamato a seguire Gesù. Proprio su questa base la liturgia della Chiesa Bizantina lo onora con l'appellativo di Protóklitos, che significa appunto "primo chiamato". Ed è certo che anche per il rapporto fraterno tra Pietro e Andrea la Chiesa di Roma e la Chiesa di Costantinopoli si sentono tra loro in modo speciale Chiese sorelle. Per sottolineare questo rapporto, il mio predecessore Papa Paolo VI, nel 1964, restituì l’insigne reliquia di sant’Andrea, fino ad allora custodita nella Basilica Vaticana, al Vescovo metropolita ortodosso della città di Patrasso in Grecia, dove secondo la tradizione l'Apostolo fu crocifisso.

Le tradizioni evangeliche rammentano particolarmente il nome di Andrea in altre tre occasioni che ci fanno conoscere un po’ di più quest’uomo. La prima è quella della moltiplicazione dei pani in Galilea. In quel frangente, fu Andrea a segnalare a Gesù la presenza di un ragazzo che aveva con sé cinque pani d'orzo e due pesci: ben poca cosa - egli rilevò - per tutta la gente convenuta in quel luogo (cfr Gv 6,8-9). Merita di essere sottolineato, nel caso, il realismo di Andrea: egli notò il ragazzo – quindi aveva già posto la domanda: "Ma che cos’è questo per tanta gente?" (ivi) - e si rese conto della insufficienza delle sue poche risorse. Gesù tuttavia seppe farle bastare per la moltitudine di persone venute ad ascoltarlo. La seconda occasione fu a Gerusalemme. Uscendo dalla città, un discepolo fece notare a Gesù lo spettacolo delle poderose mura che sorreggevano il Tempio. La risposta del Maestro fu sorprendente: disse che di quelle mura non sarebbe rimasta pietra su pietra. Andrea allora, insieme a Pietro, Giacomo e Giovanni, lo interrogò: "Dicci quando accadrà questo e quale sarà il segno che tutte queste cose staranno per compiersi" (Mc 13,1-4). Per rispondere a questa domanda Gesù pronunciò un importante discorso sulla distruzione di Gerusalemme e sulla fine del mondo, invitando i suoi discepoli a leggere con accortezza i segni del tempo e a restare sempre vigilanti. Dalla vicenda possiamo dedurre che non dobbiamo temere di porre domande a Gesù, ma al tempo stesso dobbiamo essere pronti ad accogliere gli insegnamenti, anche sorprendenti e difficili, che Egli ci offre.

Nei Vangeli è, infine, registrata una terza iniziativa di Andrea. Lo scenario è ancora Gerusalemme, poco prima della Passione. Per la festa di Pasqua - racconta Giovanni - erano venuti nella città santa anche alcuni Greci, probabilmente proseliti o timorati di Dio, venuti per adorare il Dio di Israele nella festa della Pasqua. Andrea e Filippo, i due apostoli con nomi greci, servono come interpreti e mediatori di questo piccolo gruppo di Greci presso Gesù. La risposta del Signore alla loro domanda appare – come spesso nel Vangelo di Giovanni – enigmatica, ma proprio così si rivela ricca di significato. Gesù dice ai due discepoli e, per loro tramite, al mondo greco: "E’ giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo. In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto" (12,23-24). Che cosa significano queste parole in questo contesto? Gesù vuole dire: Sì, l’incontro tra me ed i Greci avrà luogo, ma non come semplice e breve colloquio tra me ed alcune persone, spinte soprattutto dalla curiosità. Con la mia morte, paragonabile alla caduta in terra di un chicco di grano, giungerà l’ora della mia glorificazione. Dalla mia morte sulla croce verrà la grande fecondità: il "chicco di grano morto" – simbolo di me crocifisso – diventerà nella risurrezione pane di vita per il mondo; sarà luce per i popoli e le culture. Sì, l’incontro con l’anima greca, col mondo greco, si realizzerà a quella profondità a cui allude la vicenda del chicco di grano che attira a sé le forze della terra e del cielo e diventa pane. In altre parole, Gesù profetizza la Chiesa dei greci, la Chiesa dei pagani, la Chiesa del mondo come frutto della sua Pasqua.

Tradizioni molto antiche vedono in Andrea, il quale ha trasmesso ai greci questa parola, non solo l’interprete di alcuni Greci nell’incontro con Gesù ora ricordato, ma lo considerano come apostolo dei Greci negli anni che succedettero alla Pentecoste; ci fanno sapere che nel resto della sua vita egli fu annunciatore e interprete di Gesù per il mondo greco. Pietro, suo fratello, da Gerusalemme attraverso Antiochia giunse a Roma per esercitarvi la sua missione universale; Andrea fu invece l’apostolo del mondo greco: essi appaiono così in vita e in morte come veri fratelli – una fratellanza che si esprime simbolicamente nello speciale rapporto delle Sedi di Roma e di Costantinopoli, Chiese veramente sorelle.

Una tradizione successiva, come si è accennato, racconta della morte di Andrea a Patrasso, ove anch’egli subì il supplizio della crocifissione. In quel momento supremo, però, in modo analogo al fratello Pietro, egli chiese di essere posto sopra una croce diversa da quella di Gesù. Nel suo caso si trattò di una croce decussata, cioè a incrocio trasversale inclinato, che perciò venne detta "croce di sant'Andrea". Ecco ciò che l’Apostolo avrebbe detto in quell’occasione, secondo un antico racconto (inizi del secolo VI) intitolato Passione di Andrea: "Salve, o Croce, inaugurata per mezzo del corpo di Cristo e divenuta adorna delle sue membra, come fossero perle preziose. Prima che il Signore salisse su di te, tu incutevi un timore terreno. Ora invece, dotata di un amore celeste, sei ricevuta come un dono. I credenti sanno, a tuo riguardo, quanta gioia tu possiedi, quanti regali tu tieni preparati. Sicuro dunque e pieno di gioia io vengo a te, perché anche tu mi riceva esultante come discepolo di colui che fu sospeso a te ... O Croce beata, che ricevesti la maestà e la bellezza delle membra del Signore! ... Prendimi e portami lontano dagli uomini e rendimi al mio Maestro, affinché per mezzo tuo mi riceva chi per te mi ha redento. Salve, o Croce; sì, salve davvero!". Come si vede, c'è qui una profondissima spiritualità cristiana, che vede nella Croce non tanto uno strumento di tortura quanto piuttosto il mezzo incomparabile di una piena assimilazione al Redentore, al Chicco di grano caduto in terra. Noi dobbiamo imparare di qui una lezione molto importante: le nostre croci acquistano valore se considerate e accolte come parte della croce di Cristo, se raggiunte dal riverbero della sua luce. Soltanto da quella Croce anche le nostre sofferenze vengono nobilitate e acquistano il loro vero senso.

L'apostolo Andrea, dunque, ci insegni a seguire Gesù con prontezza (cfr Mt 4,20; Mc 1,18), a parlare con entusiasmo di Lui a quanti incontriamo, e soprattutto a coltivare con Lui un rapporto di vera familiarità, ben coscienti che solo in Lui possiamo trovare il senso ultimo della nostra vita e della nostra morte.

Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto voi, cari soci dell’Azione Cattolica di Aversa, accompagnati dal vostro Pastore Mons. Mario Milano, e mentre vi ringrazio per la vostra presenza, vi incoraggio a perseverare nei vostri buoni propositi, auspicando per ciascuno copiosi doni di serenità e di pace. Saluto inoltre voi, cari bambini della diocesi di Castellaneta, che siete venuti col vostro Vescovo Mons. Pietro Fragnelli. Vi assicuro il mio ricordo nella preghiera e vi auguro di essere sempre testimoni di Gesù, suoi piccoli missionari nell’odierna società.

Rivolgo, infine, un cordiale saluto ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. La festa del Corpus Domini è occasione propizia per approfondire la fede e l'amore verso l’Eucarestia. Cari giovani, nutritevi spesso del Corpo e del Sangue di Cristo, nostro cibo spirituale, e progredirete sulla via della santità. L’Eucarestia sia per voi, cari malati, il sostegno, la luce e il conforto nella prova e nella sofferenza. E voi, cari sposi novelli, sappiate trarre da questo Sacramento l’energia spirituale per vivere il grande amore di cui Cristo ci ha dato la prova, donandoci il suo Corpo ed il suo Sangue.

Domani, festa del Corpus Domini, come ogni anno, celebreremo alle ore 19 la Santa Messa nella Piazza di San Giovanni in Laterano. Al termine, seguirà la solenne processione che, percorrendo Via Merulana, si concluderà a Santa Maria Maggiore. Invito la Comunità cristiana a unirsi in questo atto di profonda fede verso l'Eucaristia, che costituisce il più prezioso tesoro della Chiesa e dell’umanità.


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