+PetaloNero+
Wednesday, January 26, 2011 12:49 AM
Omelia di Benedetto XVI a San Paolo fuori le Mura
Celebrazione conclusiva della Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani
ROMA, martedì, 25 gennaio 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il testo dell'omelia pronunciata questo martedì pomeriggio da Papa Benedetto XVI nella Basilica romana di San Paolo fuori le Mura in occasione della celebrazione conclusiva della Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani.
* * *
Cari fratelli e sorelle,
Seguendo l’esempio di Gesù, che alla vigilia della sua passione pregò il Padre per i suoi discepoli “perché tutti siano una sola cosa” (Gv 17,21), i cristiani continuano incessantemente ad invocare da Dio il dono dell’unità. Questa richiesta si fa più intensa durante la Settimana di Preghiera, che oggi si conclude, quando le Chiese e Comunità ecclesiali meditano e pregano insieme per l’unità di tutti i cristiani.
Quest’anno il tema offerto alla nostra meditazione è stato proposto dalle Comunità cristiane di Gerusalemme, alle quali vorrei esprimere il mio vivo ringraziamento, accompagnato dall’assicurazione dell’affetto e della preghiera sia da parte mia che di tutta la Chiesa. I cristiani della Città Santa ci invitano a rinnovare e rafforzare il nostro impegno per il ristabilimento della piena unità meditando sul modello di vita dei primi discepoli di Cristo riuniti a Gerusalemme: “Essi – leggiamo negli Atti degli Apostoli (e lo abbiamo sentito ora) – erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere” (At 2,42). È questo il ritratto della prima comunità, nata a Gerusalemme il giorno stesso di Pentecoste, suscitata dalla predicazione che l’Apostolo Pietro, ripieno di Spirito Santo, rivolge a tutti coloro che erano giunti nella Città Santa per la festa. Una comunità non chiusa in se stessa, ma, sin dal suo nascere, cattolica, universale, capace di abbracciare genti di lingue e di culture diverse, come lo stesso libro degli Atti degli Apostoli ci testimonia. Una comunità non fondata su un patto tra i suoi membri, né dalla semplice condivisione di un progetto o di un’ideale, ma dalla comunione profonda con Dio, che si è rivelato nel suo Figlio, dall’incontro con il Cristo morto e risorto.
In un breve sommario, che conclude il capitolo iniziato con la narrazione della discesa dello Spirito Santo nel giorno di Pentecoste, l’evangelista Luca presenta sinteticamente la vita di questa prima comunità: quanti avevano accolto la parola predicata da Pietro ed erano stati battezzati, ascoltavano la Parola di Dio, trasmessa dagli Apostoli; stavano volentieri insieme, facendosi carico dei servizi necessari e condividendo liberamente e generosamente i beni materiali; celebravano il sacrificio di Cristo sulla Croce, il suo mistero di morte e risurrezione, nell’Eucaristia, ripetendo il gesto dello spezzare il pane; lodavano e ringraziavano continuamente il Signore, invocando il suo aiuto nelle difficoltà. Questa descrizione, però, non è semplicemente un ricordo del passato e nemmeno la presentazione di un esempio da imitare o di una meta ideale da raggiungere. Essa è piuttosto affermazione della presenza e dell’azione dello Spirito Santo nella vita della Chiesa. È un’attestazione, piena di fiducia, che lo Spirito Santo, unendo tutti in Cristo, è il principio dell’unità della Chiesa e fa dei credenti una sola cosa.
L’insegnamento degli Apostoli, la comunione fraterna, lo spezzare il pane e la preghiera sono le forme concrete di vita della prima comunità cristiana di Gerusalemme riunita dall’azione dello Spirito Santo, ma al tempo stesso costituiscono i tratti essenziali di tutte le comunità cristiane, di ogni tempo e di ogni luogo. In altri termini, potremmo dire che essi rappresentano anche le dimensioni fondamentali dell’unità del Corpo visibile della Chiesa.
Dobbiamo essere riconoscenti perché, nel corso degli ultimi decenni, il movimento ecumenico, “sorto per impulso della grazia dello Spirito Santo” (Unitatis redintegratio, 1), ha fatto significativi passi in avanti, che hanno reso possibile raggiungere incoraggianti convergenze e consensi su svariati punti, sviluppando tra le Chiese e le Comunità ecclesiali rapporti di stima e rispetto reciproco, come pure di collaborazione concreta di fronte alle sfide del mondo contemporaneo.
Sappiamo bene, tuttavia, che siamo ancora lontani da quella unità per la quale Cristo ha pregato e che troviamo riflessa nel ritratto della prima comunità di Gerusalemme. L’unità alla quale Cristo, mediante il suo Spirito, chiama la Chiesa non si realizza solo sul piano delle strutture organizzative, ma si configura, ad un livello molto più profondo, come unità espressa “nella confessione di una sola fede, nella comune celebrazione del culto divino e nella fraterna concordia della famiglia di Dio” (ibid., 2). La ricerca del ristabilimento dell'unità tra i cristiani divisi non può pertanto ridursi ad un riconoscimento delle reciproche differenze ed al conseguimento di una pacifica convivenza: ciò a cui aneliamo è quell’unità per cui Cristo stesso ha pregato e che per sua natura si manifesta nella comunione della fede, dei sacramenti, del ministero. Il cammino verso questa unità deve essere avvertito come imperativo morale, risposta ad una precisa chiamata del Signore. Per questo occorre vincere la tentazione della rassegnazione e del pessimismo, che è mancanza di fiducia nella potenza dello Spirito Santo. Il nostro dovere è proseguire con passione il cammino verso questa meta con un dialogo serio e rigoroso per approfondire il comune patrimonio teologico, liturgico e spirituale; con la reciproca conoscenza; con la formazione ecumenica delle nuove generazioni e, soprattutto, con la conversione del cuore e con la preghiera. Infatti, come ha dichiarato il Concilio Vaticano II, il “santo proposito di riconciliare tutti i cristiani nell’unità di una sola e unica Chiesa di Cristo, supera le forze e le doti umane” e, perciò, la nostra speranza va riposta per prima cosa “nell’orazione di Cristo per la Chiesa, nell’amore del Padre per noi e nella potenza dello Spirito Santo” (ibid., 24).
In questo cammino di ricerca della piena unità visibile tra tutti i cristiani ci accompagna e ci sostiene l’Apostolo Paolo, del quale quest’oggi celebriamo solennemente la Festa della Conversione. Egli, prima che gli apparisse il Risorto sulla via di Damasco dicendogli: “Io sono Gesù, che tu perseguiti!” (At 9,5), era uno tra i più accaniti avversari delle prime comunità cristiane.
L’evangelista Luca descrive Saulo tra coloro che approvarono l’uccisione di Stefano, nei giorni in cui scoppiò una violenta persecuzione contro i cristiani di Gerusalemme (cfr At 8,1). Dalla Città Santa Saulo partì per estendere la persecuzione dei cristiani fino in Siria e, dopo la sua conversione, vi ritornò per essere introdotto presso gli Apostoli da Barnaba, il quale si fece garante dell’autenticità del suo incontro con il Signore. Da allora Paolo fu ammesso, non solo come membro della Chiesa, ma anche come predicatore del Vangelo assieme agli altri Apostoli, avendo ricevuto, come loro, la manifestazione del Signore Risorto e la chiamata speciale ad essere “strumento eletto” per portare il suo nome dinanzi ai popoli (cfr At 9,15). Nei suoi lunghi viaggi missionari Paolo, peregrinando per città e regioni diverse, non dimenticò mai il legame di comunione con la Chiesa di Gerusalemme. La colletta in favore dei cristiani di quella comunità, i quali, molto presto, ebbero bisogno di essere soccorsi (cfr 1Cor 16,1), occupò un posto importante nelle preoccupazioni di Paolo, che la considerava non solo un’opera di carità, ma il segno e la garanzia dell’unità e della comunione tra le Chiese da lui fondate e quella primitiva Comunità della Città Santa, come segno dell'unica Chiesa di Cristo.
In questo clima di intensa preghiera, desidero rivolgere il mio cordiale saluto a tutti i presenti: al Cardinale Francesco Monterisi, Arciprete di questa Basilica, al Cardinale Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, e agli altri Cardinali, ai Fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio, all’Abate ed ai monaci benedettini di questa antica comunità, ai religiosi e alle religiose, ai laici che rappresentano l’intera comunità diocesana di Roma. In modo speciale vorrei salutare i Fratelli e le Sorelle delle altre Chiese e Comunità ecclesiali qui rappresentate questa sera. Tra essi mi è particolarmente gradito rivolgere il mio saluto ai membri della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e le Antiche Chiese Orientali, la cui riunione si svolgerà qui a Roma nei prossimi giorni. Affidiamo al Signore il buon successo del vostro incontro, perché possa rappresentare un passo in avanti verso la tanto auspicata unità.
[in tedesco:]
Vorrei indirizzare un saluto particolare anche ai rappresentanti della Chiesa Evangelica Luterana Unita in Germania, che sono giunti a Roma guidati dal Vescovo della Chiesa di Baviera.
[in italiano:]
Cari fratelli e sorelle, fiduciosi nell’intercessione della Vergine Maria, Madre di Cristo e Madre della Chiesa, invochiamo, dunque, il dono dell'unità. Uniti a Maria, che il giorno di Pentecoste era presente nel Cenacolo insieme agli Apostoli, ci rivolgiamo a Dio fonte di ogni dono perché si rinnovi per noi oggi il miracolo della Pentecoste e, guidati dallo Spirito Santo, tutti i cristiani ristabiliscano la piena unità in Cristo. Amen.
[© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana, traduzione del passaggio in tedesco a cura di ZENIT]
Benedetto XVI: l'unità dei cristiani è un “imperativo morale”
Invita a non cedere a rassegnazione e pessimismo
ROMA, martedì, 25 gennaio 2011 (ZENIT.org).- L'unità dei cristiani è un “imperativo morale” per il quale bisogna impegnarsi senza cedere a sconforto e pessimismo, ha ricordato Benedetto XVI questo martedì pomeriggio nella Basilica romana di San Paolo fuori le Mura.
Il Pontefice vi ha presieduto la celebrazione conclusiva della Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani, che si svolge ogni anno dal 18 al 25 gennaio.
Nella sua omelia, ha ricordato la necessità di “essere riconoscenti” perché negli ultimi decenni il movimento ecumenico “ha fatto significativi passi in avanti, che hanno reso possibile raggiungere incoraggianti convergenze e consensi su svariati punti, sviluppando tra le Chiese e le Comunità ecclesiali rapporti di stima e rispetto reciproco, come pure di collaborazione concreta di fronte alle sfide del mondo contemporaneo”.
Ad ogni modo, ha riconosciuto che “siamo ancora lontani da quella unità per la quale Cristo ha pregato e che troviamo riflessa nel ritratto della prima comunità di Gerusalemme”, un'unità che “non si realizza solo sul piano delle strutture organizzative, ma si configura, ad un livello molto più profondo, come unità espressa nella confessione di una sola fede, nella comune celebrazione del culto divino e nella fraterna concordia della famiglia di Dio”.
La ricerca del ristabilimento dell'unità tra i cristiani divisi, ha sottolineato il Papa, non può “ridursi ad un riconoscimento delle reciproche differenze ed al conseguimento di una pacifica convivenza”.
“Ciò a cui aneliamo è quell’unità per cui Cristo stesso ha pregato e che per sua natura si manifesta nella comunione della fede, dei sacramenti, del ministero”, e il cammino per raggiungerla “deve essere avvertito come imperativo morale, risposta ad una precisa chiamata del Signore”.
Per questo, “occorre vincere la tentazione della rassegnazione e del pessimismo, che è mancanza di fiducia nella potenza dello Spirito Santo”.
“Il nostro dovere è proseguire con passione il cammino verso questa meta con un dialogo serio e rigoroso per approfondire il comune patrimonio teologico, liturgico e spirituale; con la reciproca conoscenza; con la formazione ecumenica delle nuove generazioni e, soprattutto, con la conversione del cuore e con la preghiera”, ha sottolineato.
La comunità degli Apostoli
Benedetto XVI ha quindi ricordato che il tema della meditazione di quest'anno è stato proposto dalle comunità cristiane di Gerusalemme, che hanno invitato “a rinnovare e rafforzare il nostro impegno per il ristabilimento della piena unità meditando sul modello di vita dei primi discepoli di Cristo”: “Essi erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere” (At 2,42).
“È questo il ritratto della prima comunità, nata a Gerusalemme il giorno stesso di Pentecoste”, “una comunità non chiusa in se stessa, ma, sin dal suo nascere, cattolica, universale, capace di abbracciare genti di lingue e di culture diverse”.
“Una comunità non fondata su un patto tra i suoi membri”, né sulla “semplice condivisione di un progetto o di un’ideale”, ma sulla “comunione profonda con Dio, che si è rivelato nel suo Figlio”.
L'evangelista Luca dice che i suoi membri “ascoltavano la Parola di Dio, trasmessa dagli Apostoli; stavano volentieri insieme, facendosi carico dei servizi necessari e condividendo liberamente e generosamente i beni materiali; celebravano il sacrificio di Cristo sulla Croce, il suo mistero di morte e risurrezione, nell’Eucaristia, ripetendo il gesto dello spezzare il pane; lodavano e ringraziavano continuamente il Signore, invocando il suo aiuto nelle difficoltà”.
Questa descrizione, ha indicato il Pontefice, “non è semplicemente un ricordo del passato e nemmeno la presentazione di un esempio da imitare o di una meta ideale da raggiungere”, quanto un'“affermazione della presenza e dell’azione dello Spirito Santo nella vita della Chiesa”, “un’attestazione, piena di fiducia, che lo Spirito Santo, unendo tutti in Cristo, è il principio dell’unità della Chiesa e fa dei credenti una sola cosa”.
L'esempio di San Paolo
Nel cammino di ricerca della piena unità visibile tra tutti i cristiani, ha proseguito Benedetto XVI, “ci accompagna e ci sostiene l’Apostolo Paolo”, del quale questo martedì si celebrava la festa della conversione e che prima che Cristo gli apparisse sulla via di Damasco “era uno tra i più accaniti avversari delle prime comunità cristiane”.
Dopo la conversione, “fu ammesso, non solo come membro della Chiesa, ma anche come predicatore del Vangelo assieme agli altri Apostoli, avendo ricevuto, come loro, la manifestazione del Signore Risorto e la chiamata speciale ad essere 'strumento eletto' per portare il suo nome dinanzi ai popoli”.
Nei suoi lunghi viaggi missionari, Paolo “non dimenticò mai il legame di comunione con la Chiesa di Gerusalemme”, favorendo la colletta in favore dei cristiani di quella comunità come “non solo un’opera di carità, ma il segno e la garanzia dell’unità e della comunione tra le Chiese da lui fondate e quella primitiva Comunità della Città Santa, come segno dell'unica Chiesa di Cristo”.
“Uniti a Maria, che il giorno di Pentecoste era presente nel Cenacolo insieme agli Apostoli, ci rivolgiamo a Dio fonte di ogni dono perché si rinnovi per noi oggi il miracolo della Pentecoste e, guidati dallo Spirito Santo, tutti i cristiani ristabiliscano la piena unità in Cristo”, ha concluso il Papa.
+PetaloNero+
Wednesday, January 26, 2011 3:36 PM
RINUNCE E NOMINE
RINUNCIA DI AUSILIARE DI SÃO SEBASTIÃO DO RIO DE JANEIRO (BRASILE)
Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia all’ufficio di Ausiliare dell’Arcidiocesi di São Sebastião do Rio de Janeiro presentata da S.E. Mons. Assis Lopes, in conformità ai canoni 411 e 401 §1 del Codice di Diritto Canonico.
L’UDIENZA GENERALE
L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 nell’Aula Paolo VI, dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di fedeli e pellegrini provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.
Nel discorso in lingua italiana, il Papa ha incentrato la sua meditazione sulla figura di Santa Giovanna d’Arco (1412-1431).
Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.
L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.
CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA
Cari fratelli e sorelle,
oggi vorrei parlarvi di Giovanna d'Arco, una giovane santa della fine del Medioevo, morta a 19 anni, nel 1431. Questa santa francese, citata più volte nel Catechismo della Chiesa Cattolica, è particolarmente vicina a santa Caterina da Siena, patrona d'Italia e d'Europa, di cui ho parlato in una recente catechesi. Sono infatti due giovani donne del popolo, laiche e consacrate nella verginità; due mistiche impegnate, non nel chiostro, ma in mezzo alle realtà più drammatiche della Chiesa e del mondo del loro tempo. Sono forse le figure più caratteristiche di quelle "donne forti" che, alla fine del Medioevo, portarono senza paura la grande luce del Vangelo nelle complesse vicende della storia. Potremmo accostarle alle sante donne che rimasero sul Calvario, vicino a Gesù crocifisso e a Maria sua Madre, mentre gli Apostoli erano fuggiti e lo stesso Pietro lo aveva rinnegato tre volte. La Chiesa, in quel periodo, viveva la profonda crisi del grande scisma d'Occidente, durato quasi 40 anni. Quando Caterina da Siena muore, nel 1380, ci sono un Papa e un Antipapa; quando Giovanna nasce, nel 1412, ci sono un Papa e due Antipapa. Insieme a questa lacerazione all'interno della Chiesa, vi erano continue guerre fratricide tra i popoli cristiani d'Europa, la più drammatica delle quali fu l'interminabile "Guerra dei cent’anni" tra Francia e Inghilterra.
Giovanna d'Arco non sapeva né leggere né scrivere, ma può essere conosciuta nel più profondo della sua anima grazie a due fonti di eccezionale valore storico: i due Processi che la riguardano. Il primo, il Processo di Condanna (PCon), contiene la trascrizione dei lunghi e numerosi interrogatori di Giovanna durante gli ultimi mesi della sua vita (febbraio-maggio 1431), e riporta le parole stesse della Santa. Il secondo, il Processo di Nullità della Condanna, o di "riabilitazione" (PNul), contiene le deposizioni di circa 120 testimoni oculari di tutti i periodi della sua vita (cfr
Procès de Condamnation de Jeanne d'Arc, 3 vol. e Procès en Nullité de la Condamnation de Jeanne d'Arc, 5 vol., ed. Klincksieck, Paris l960-1989).
Giovanna nasce a Domremy, un piccolo villaggio situato alla frontiera tra Francia e Lorena. I suoi genitori sono dei contadini agiati, conosciuti da tutti come ottimi cristiani. Da loro riceve una buona educazione religiosa, con un notevole influsso della spiritualità del Nome di Gesù, insegnata da san Bernardino da Siena e diffusa in Europa dai francescani. Al Nome di Gesù viene sempre unito il Nome di Maria e così, sullo sfondo della religiosità popolare, la spiritualità di Giovanna è profondamente cristocentrica e mariana. Fin dall'infanzia, ella dimostra una grande carità e compassione verso i più poveri, gli ammalati e tutti i sofferenti, nel contesto drammatico della guerra.
Dalle sue stesse parole, sappiamo che la vita religiosa di Giovanna matura come esperienza mistica a partire dall'età di 13 anni (PCon, I, p. 47-48). Attraverso la "voce" dell'arcangelo san Michele, Giovanna si sente chiamata dal Signore ad intensificare la sua vita cristiana e anche ad impegnarsi in prima persona per la liberazione del suo popolo. La sua immediata risposta, il suo "sì", è il voto di verginità, con un nuovo impegno nella vita sacramentale e nella preghiera: partecipazione quotidiana alla Messa, Confessione e Comunione frequenti, lunghi momenti di preghiera silenziosa davanti al Crocifisso o all'immagine della Madonna. La compassione e l’impegno della giovane contadina francese di fronte alla sofferenza del suo popolo sono resi più intensi dal suo rapporto mistico con Dio. Uno degli aspetti più originali della santità di questa giovane è proprio questo legame tra esperienza mistica e missione politica. Dopo gli anni di vita nascosta e di maturazione interiore segue il biennio breve, ma intenso, della sua vita pubblica: un anno di azione e un anno di passione.
All'inizio dell'anno 1429, Giovanna inizia la sua opera di liberazione. Le numerose testimonianze ci mostrano questa giovane donna di soli 17 anni come una persona molto forte e decisa, capace di convincere uomini insicuri e scoraggiati. Superando tutti gli ostacoli, incontra il Delfino di Francia, il futuro Re Carlo VII, che a Poitiers la sottopone a un esame da parte di alcuni teologi dell'Università. Il loro giudizio è positivo: in lei non vedono niente di male, solo una buona cristiana.
Il 22 marzo 1429, Giovanna detta un'importante lettera al Re d'Inghilterra e ai suoi uomini che assediano la città di Orléans (Ibid., p. 221-222). La sua è una proposta di vera pace nella giustizia tra i due popoli cristiani, alla luce dei nomi di Gesù e di Maria, ma è respinta, e Giovanna deve impegnarsi nella lotta per la liberazione della città, che avviene l'8 maggio. L'altro momento culminante della sua azione politica è l’incoronazione del Re Carlo VII a Reims, il 17 luglio 1429. Per un anno intero, Giovanna vive con i soldati, compiendo in mezzo a loro una vera missione di evangelizzazione. Numerose sono le loro testimonianze riguardo alla sua bontà, al suo coraggio e alla sua straordinaria purezza. E' chiamata da tutti ed ella stessa si definisce "la pulzella", cioè la vergine.
La passione di Giovanna inizia il 23 maggio 1430, quando cade prigioniera nelle mani dei suoi nemici. Il 23 dicembre viene condotta nella città di Rouen. Lì si svolge il lungo e drammatico Processo di Condanna, che inizia nel febbraio 1431 e finisce il 30 maggio con il rogo. E' un grande e solenne processo, presieduto da due giudici ecclesiastici, il vescovo Pierre Cauchon e l'inquisitore Jean le Maistre, ma in realtà interamente guidato da un folto gruppo di teologi della celebre Università di Parigi, che partecipano al processo come assessori. Sono ecclesiastici francesi, che avendo fatto la scelta politica opposta a quella di Giovanna, hanno a priori un giudizio negativo sulla sua persona e sulla sua missione. Questo processo è una pagina sconvolgente della storia della santità e anche una pagina illuminante sul mistero della Chiesa, che, secondo le parole del Concilio Vaticano II, è "allo stesso tempo santa e sempre bisognosa di purificazione" (LG, 8). E’ l'incontro drammatico tra questa Santa e i suoi giudici, che sono ecclesiastici. Da costoro Giovanna viene accusata e giudicata, fino ad essere condannata come eretica e mandata alla morte terribile del rogo. A differenza dei santi teologi che avevano illuminato l'Università di Parigi, come san Bonaventura, san Tommaso d'Aquino e il beato Duns Scoto, dei quali ho parlato in alcune catechesi, questi giudici sono teologi ai quali mancano la carità e l'umiltà di vedere in questa giovane l’azione di Dio. Vengono alla mente le parole di Gesù secondo le quali i misteri di Dio sono rivelati a chi ha il cuore dei piccoli, mentre rimangono nascosti ai dotti e sapienti che non hanno l'umiltà (cfr Lc 10,21). Così, i giudici di Giovanna sono radicalmente incapaci di comprenderla, di vedere la bellezza della sua anima: non sapevano di condannare una Santa.
L'appello di Giovanna al giudizio del Papa, il 24 maggio, è respinto dal tribunale. La mattina del 30 maggio, riceve per l'ultima volta la santa Comunione in carcere, e viene subito condotta al supplizio nella piazza del vecchio mercato. Chiede a uno dei sacerdoti di tenere davanti al rogo una croce di processione. Così muore guardando Gesù Crocifisso e pronunciando più volte e ad alta voce il Nome di Gesù (PNul, I, p. 457; cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 435). Circa 25 anni più tardi, il Processo di Nullità, aperto sotto l'autorità del Papa Callisto III, si conclude con una solenne sentenza che dichiara nulla la condanna (7 luglio 1456; PNul, II, p 604-610). Questo lungo processo, che raccolse le deposizioni dei testimoni e i giudizi di molti teologi, tutti favorevoli a Giovanna, mette in luce la sua innocenza e la perfetta fedeltà alla Chiesa. Giovanna d’Arco sarà poi canonizzata da Benedetto XV, nel 1920.
Cari fratelli e sorelle, il Nome di Gesù, invocato dalla nostra Santa fin negli ultimi istanti della sua vita terrena, era come il continuo respiro della sua anima, come il battito del suo cuore, il centro di tutta la sua vita. Il "Mistero della carità di Giovanna d'Arco", che aveva tanto affascinato il poeta Charles Péguy, è questo totale amore di Gesù, e del prossimo in Gesù e per Gesù. Questa Santa aveva compreso che l’Amore abbraccia tutta la realtà di Dio e dell'uomo, del cielo e della terra, della Chiesa e del mondo. Gesù è sempre al primo posto nella sua vita, secondo la sua bella espressione: "Nostro Signore servito per primo" (PCon, I, p. 288; cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 223). Amarlo significa obbedire sempre alla sua volontà. Ella afferma con totale fiducia e abbandono: "Mi affido a Dio mio Creatore, lo amo con tutto il mio cuore" (ibid., p. 337). Con il voto di verginità, Giovanna consacra in modo esclusivo tutta la sua persona all'unico Amore di Gesù: è "la sua promessa fatta a Nostro Signore di custodire bene la sua verginità di corpo e di anima" (ibid., p. 149-150). La verginità dell'anima è lo stato di grazia, valore supremo, per lei più prezioso della vita: è un dono di Dio che va ricevuto e custodito con umiltà e fiducia. Uno dei testi più conosciuti del primo Processo riguarda proprio questo: "Interrogata se sappia d'essere nella grazia di Dio, risponde: Se non vi sono, Dio mi voglia mettere; se vi sono, Dio mi voglia custodire in essa" (ibid., p. 62; cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 2005).
La nostra Santa vive la preghiera nella forma di un dialogo continuo con il Signore, che illumina anche il suo dialogo con i giudici e le dà pace e sicurezza. Ella chiede con fiducia: "Dolcissimo Dio, in onore della vostra santa Passione, vi chiedo, se voi mi amate, di rivelarmi come devo rispondere a questi uomini di Chiesa" (ibid., p. 252). Gesù è contemplato da Giovanna come il "Re del Cielo e della Terra". Così, sul suo stendardo, Giovanna fece dipingere l'immagine di "Nostro Signore che tiene il mondo" (ibid., p. 172): icona della sua missione politica. La liberazione del suo popolo è un’opera di giustizia umana, che Giovanna compie nella carità, per amore di Gesù. Il suo è un bell’esempio di santità per i laici impegnati nella vita politica, soprattutto nelle situazioni più difficili. La fede è la luce che guida ogni scelta, come testimonierà, un secolo più tardi, un altro grande santo, l’inglese Thomas More. In Gesù, Giovanna contempla anche tutta la realtà della Chiesa, la "Chiesa trionfante" del Cielo, come la "Chiesa militante" della terra. Secondo le sue parole,"è un tutt'uno Nostro Signore e la Chiesa" (ibid., p. 166). Quest’affermazione, citata nel Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 795), ha un carattere veramente eroico nel contesto del Processo di Condanna, di fronte ai suoi giudici, uomini di Chiesa, che la perseguitarono e la condannarono. Nell'Amore di Gesù, Giovanna trova la forza di amare la Chiesa fino alla fine, anche nel momento della condanna.
Mi piace ricordare come santa Giovanna d’Arco abbia avuto un profondo influsso su una giovane Santa dell'epoca moderna: Teresa di Gesù Bambino. In una vita completamente diversa, trascorsa nella clausura, la carmelitana di Lisieux si sentiva molto vicina a Giovanna, vivendo nel cuore della Chiesa e partecipando alle sofferenze di Cristo per la salvezza del mondo. La Chiesa le ha riunite come Patrone della Francia, dopo la Vergine Maria. Santa Teresa aveva espresso il suo desiderio di morire come Giovanna, pronunciando il Nome di Gesù (Manoscritto B, 3r), ed era animata dallo stesso grande amore verso Gesù e il prossimo, vissuto nella verginità consacrata.
Cari fratelli e sorelle, con la sua luminosa testimonianza, santa Giovanna d’Arco ci invita ad una misura alta della vita cristiana: fare della preghiera il filo conduttore delle nostre giornate; avere piena fiducia nel compiere la volontà di Dio, qualunque essa sia; vivere la carità senza favoritismi, senza limiti e attingendo, come lei, nell'Amore di Gesù un profondo amore per la Chiesa. Grazie.
SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE
○ Sintesi della catechesi in lingua francese
Chers Frères et Sœurs,
Sainte Jeanne d’Arc fait partie de ces femmes fortes, laïques et consacrées dans la virginité, qui portèrent la lumière de l’Evangile au cœur des réalités les plus dramatiques de l’histoire et de l’Eglise. Née à Domrémy en 1412, elle reçut de ses parents l’amour des noms de Jésus et de Marie, apprenant à compatir aussi à la souffrance des autres à l’époque terrible de la Guerre de cent ans. A l’âge de 13 ans, Jeanne se sent appelée par le Seigneur par la « voix » de l’archange saint Michel à intensifier sa vie chrétienne et à s’engager pour la libération de son peuple. Le lien étroit entre expérience mystique et mission politique est un des aspects original de la sainteté de Jeanne. Surmontant les obstacles, forte, déterminée, elle participe aux combats et délivre Orléans, témoignant d’une grande bonté et d’une extraordinaire pureté parmi les soldats. Faite prisonnière le 23 mai 1430, Jeanne commence sa Passion, soumise à un long procès qui aboutira à sa condamnation à mort par des juges auxquels manquaient la charité et l’humilité pour voir en cette jeune femme l’action de Dieu. Jeanne mourra en prononçant à haute voix le nom de Jésus qui était comme le centre de toute sa vie. Son innocence et sa parfaite fidélité à l’Eglise seront reconnues plus tard par le Procès en nullité. Chers amis, dans l’amour de Jésus, Jeanne trouvait la force d’aimer l’Eglise jusqu’à la fin : puissions nous découvrir toujours plus que, comme disait Jeanne d’Arc, « Jésus-Christ et l’Eglise, c’est tout un »!
Chers pèlerins francophones, que le témoignage lumineux de sainte Jeanne d’Arc, patronne secondaire de la France avec sainte Thérèse de Lisieux, soit un appel à aimer le Christ et à vous engager, avec foi et détermination, au service des autres dans la charité ! Bon séjour à tous !
○ Sintesi della catechesi in lingua inglese
Dear Brothers and Sisters,
Our catechesis today deals with Saint Joan of Arc, one of the outstanding women of the later Middle Ages. Raised in a religious family, Joan enjoyed mystical experiences from an early age. At a time of crisis in the Church and of war in her native France, she felt God’s call to a life of prayer and virginity, and to personal engagement in the liberation of her compatriots. At the age of seventeen, Joan began her mission among the French military forces; she sought to negotiate a just Christian peace between the English and French, took an active part in the siege of Orleans and witnessed the coronation of Charles VII at Rheims. Captured by her enemies the next year, she was tried by an ecclesiastical court and burnt at the stake as a heretic; she died invoking the name of Jesus. Her unjust condemnation was overturned twenty-five years later. At the heart of Saint Joan’s spirituality was an unfailing love for Christ and, in Christ, for the Church and for her neighbour. May the prayers and example of Saint Joan of Arc inspire many lay men and women to devote themselves to public life in the service of God’s Kingdom, and encourage all of us to live to the fullest our lofty calling in Christ.
I am pleased to greet the student groups from Hong Kong and the United States of America, as well as the group of Army Chaplains from Great Britain. Upon all the English-speaking pilgrims and visitors present at today’s Audience I cordially invoke God’s abundant blessings.
○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca
Liebe Brüder und Schwestern!
In dieser Audienz möchte ich über die heilige Jeanne d’Arc sprechen, die zusammen mit Katharina von Siena als eine der »starken Frauen« des ausgehenden Mittelalters anzusehen ist. Es war die Zeit des großen abendländischen Schismas – zwei oder drei Päpste standen gegeneinander – und ständiger Kriege in Europa, an erster Stelle der Hundertjährige Krieg zwischen England und Frankreich. Jeanne d’Arc stammte aus einfachen Verhältnissen, konnte weder lesen noch schreiben, hatte aber eine gute religiöse Erziehung und eine tiefe Spiritualität, bestimmt von der Liebe zum Namen Jesus und zum Namen der Muttergottes Maria. Mit 13 Jahren hatte sie ihre ersten mystischen Erfahrungen und erhielt den Auftrag, ihr christliches Leben zu vertiefen und sich für die Befreiung ihres Vaterlandes Frankreich einzusetzen. Jeanne legte das Versprechen der Jungfräulichkeit ab, nahm täglich an der heiligen Messe teil und widmete sich besonders dem Gebet. Schließlich stellte sie sich auch ihrer politischen Sendung. Sie traf den französischen Dauphin, nahm am Feldzug zur Befreiung der Stadt Orléans teil und erlebte den Erfolg ihrer Mission in der Krönung König Karls VII. in Reims. Wenige Zeit darauf begann aber der Leidensweg der »Jungfrau von Orléans«. Verraten, gefangengenommen und ihren Feinden ausgeliefert, kam es zum kirchlichen Prozeß gegen sie, dessen Tribunal den Theologen der Pariser Universität hörig war, die andere politische Ziele als Jeanne verfolgten. Ihre Berufung an den Papst wurde abgelehnt, und sie wurde als Ketzerin verurteilt. Am 30. Mai 1431 wurde die erst 19jährige Jeanne in Rouen auf dem Scheiterhaufen verbrannt, während sie mit Blick auf den Gekreuzigten laut den Namen Jesu anrief. Bis zuletzt aber hat sie auch an ihrer Liebe zur Kirche festgehalten und gesagt: Jesus und die Kirche sind eins (vgl. Procès de condamnation I; KKK 795). 25 Jahre später stellte ein Rehabilitationsprozeß ihre Unschuld und ihre Treue zur Kirche unter Beweis. Schließlich wurde sie im Jahr 1920 von Papst Benedikt XV. heiliggesprochen.
Gerne grüße ich alle Pilger und Besucher aus den Ländern deutscher Sprache. Die heilige Jeanne d’Arc gibt uns ein hohes Beispiel für ein Leben aus dem Glauben. Das Gebet möge der Leitfaden auch in unserem Alltag sein, ebenso das Vertrauen in Gottes Güte und die Liebe zum Nächsten, in dem wir Christus erkennen. Um so mehr werden wir lebendige Glieder der Kirche und können sichtbar machen, daß Christus und die Kirche zusammengehören. Der Herr segne euch alle.
○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola
Queridos hermanos y hermanas:
Santa Juana de Arco nació en Domremy, Francia, en el seno de una familia campesina acomodada, en la que recibió una buena educación cristiana. Su vida se enmarca en el conflicto bélico que vio la ocupación de buena parte de Francia por Inglaterra y que se conoce como la Guerra de los Cien años. Muy joven, Juana sintió la llamada del Señor a intensificar su vida cristiana, haciendo voto de virginidad y sacando fuerzas de la oración y los sacramentos para comprometerse en la liberación de su pueblo. En este sentido, luchó para levantar el cerco inglés de la ciudad de Orleans y apoyó al futuro Rey Carlos, que recibió la corona de Francia en Reims. Apresada por sus enemigos, fue conducida a la ciudad de Rouen y sometida a un largo y dramático proceso judicial, siendo condenada a la hoguera el treinta de mayo de mil cuatrocientos treinta y uno. Tenía diecinueve años. Sus jueces fueron incapaces de comprenderla, de ver la belleza de su alma. No supieron que acabaron condenando a una mujer santa. Revisado posteriormente el juicio a instancias del Papa Calixto Tercero, fue declarada inocente, siendo canonizada en mil novecientos veinte por Benedicto Quince.
Saludo a los peregrinos de lengua española, en particular a los fieles de la Parroquia de Santa Fe, a los Hermanos de la Cofradía de Nuestro Padre Jesús Nazareno de la Fuensanta, de Morón de la Frontera, a los profesores venidos de Chile, así como a los demás grupos procedentes de España, Méjico y otros países latinoamericanos. Que a ejemplo de Santa Juana de Arco encontréis en el amor a Jesucristo la fuerza para amar y servir a la Iglesia de todo corazón. Muchas gracias.
○ Sintesi della catechesi in lingua portoghese
Queridos irmãos e irmãs,
Falo-vos hoje duma «mulher forte», que levou sem medo a luz do Evangelho às complexas vicissitudes da história: Santa Joana d’Arc. Desde a infância, mostra grande compaixão pelos pobres e atribulados no contexto duma guerra sem fim entre a França e a Inglaterra. A compaixão e o empenho dela em favor do seu povo intensificaram-se ainda mais com sua maturação mística, que teve lugar aos treze anos. Esta ligação entre experiência mística e missão política é um dos aspectos mais originais da santidade desta jovem. Tinha apenas dezanove anos quando – julgada por eclesiásticos, a quem faltava a caridade e a humildade para ver em Joana a acção de Deus – foi condenada como herética, em 1430. Vinte e cinco anos depois, sob a autoridade do Papa Calixto III, abre-se um processo de reabilitação que pôs em evidência a sua inocência e perfeita fidelidade à Igreja, sendo declarada santa pelo Papa Bento XV.
Saúdo, com afecto, a todos vós, amados peregrinos de língua portuguesa, desejando que esta peregrinação a Roma vos encha de luz e fortaleza no vosso testemunho cristão, para confessardes Jesus Cristo como único Salvador e Senhor da vossa vida: fora d'Ele, não há vida nem esperança de a ter. Com Cristo, ganha sentido a vida que Deus vos confiou. Para cada um de vós e família, a minha Bênção!
SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE
○ Saluto in lingua polacca
Z serdecznym pozdrowieniem zwracam się do Polaków. Wczoraj zakończyliśmy tydzień modlitw o jedność chrześcijan. Niemniej nigdy nie możemy przestać modlić się i podejmować wysiłki, aby budować braterską jedność wszystkich uczniów Chrystusa. Przynagla nas Jego modlitwa: „Ojcze Święty, zachowaj ich w Twoim imieniu, które Mi dałeś, aby tak jak My stanowili jedno" (J 17, 11). Niech Bóg wam błogosławi!
[Con un cordiale saluto mi rivolgo ai polacchi. Ieri abbiamo concluso la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Tuttavia non possiamo mai cessare di pregare e di intraprendere iniziative per costruire la fraterna unità dei discepoli di Cristo. Ci sollecita la Sua preghiera: "Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi" (Gv 17, 11). Dio vi benedica!]
○ Saluto in lingua italiana
Rivolgo ora un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai fedeli della parrocchia Santissima Annunziata in Brescello, ai rappresentanti della Legione Carabinieri dell’Umbria e ai soci delle ACLI di Campobasso. Auguro che questo incontro possa accrescere in ciascuno il desiderio di testimoniare il Vangelo nella vita di ogni giorno.
Ed ora un particolare saluto ai giovani, ai malati ed agli sposi novelli. Ricorre, oggi, la memoria liturgica dei santi Timoteo e Tito, discepoli di san Paolo. Cari giovani, come questi servi fedeli del Vangelo, vi invito a rendere sempre più salda e convinta la vostra adesione a Gesù, per essere veri testimoni in questa società. Invito anche voi, cari malati, sul loro esempio, a fare vostri i sentimenti di Cristo, per trovare conforto in Lui, che continua la sua opera di redenzione nella vita di ogni uomo. E voi, cari sposi novelli, scoprite ogni giorno nella vita coniugale il mistero di Dio che si dona per la salvezza di tutti, affinché il vostro amore sia sempre più vero, duraturo e solidale verso gli altri.
+PetaloNero+
Thursday, January 27, 2011 12:54 AM
Benedetto XVI: S. Giovanna d'Arco, modello per i politici
Nell'Udienza generale del mercoledì dedicato alla Pulzella d'Orlèans
ROMA, mercoledì, 26 gennaio 2011 (ZENIT.org).- La santità di Giovanna d’Arco, nel suo “legame tra esperienza mistica e missione politica”, rappresenta un faro per chi è impegnato nella gestione della cosa pubblica.
Lo ha detto Benedetto XVI questo mercoledì nell’Aula Paolo VI in occasione della tradizionale Udienza generale di fronte a circa tremila pellegrini, parlando della giovane santa francese, nata nel 1412 ed arsa viva sul rogo come eretica nel 1431, prima di essere riabilitata dalla Santa Sede alcuni anni dopo.
All'inizio il Papa ne ha ricostruito la biografia accostandola a quella di santa Caterina da Siena: “due giovani donne del popolo, laiche e consacrate nella verginità”, “mistiche impegnate” fuori dal chiostro, “in mezzo alle realtà più drammatiche della Chiesa e del mondo del loro tempo”.
Con un’infanzia turbata dal pericolo dell’invasione lorenese e dalla Guerra dei Cento Anni, Giovanna crebbe in una Francia indebolita dalle divisioni insorte fra la casa d’Orléans e quella di Borgogna.
A soli 17 anni iniziò la sua azione politica e, dopo aver cercato di mediare senza successo una vera pace tra armate francese e inglesi, si mise alla testa di una spedizione militare che portò alla liberazione di Orléans.
“La liberazione del suo popolo – ha detto il Papa – è un’opera di giustizia umana, che Giovanna compie nelle carità, per amore di Gesù. Il suo è un bell’esempio di santità per i laici impegnati in politica, soprattutto nelle situazioni più difficili”.
In seguito, dopo la battaglia a Compiègne, venne catturata dai Borgognoni, il Re di Francia non fece alcuno sforzo per ottenere il suo rilascio e dunque venne venduta agli inglesi. Processata da giudici ecclesiastici venne quindi riconosciuta eretica e condannata al rogo.
“I giudici di Giovanna – ha continuato Benedetto XVI – sono radicalmente incapaci di comprenderla, di vedere la bellezza della sua anima: non sapevano di condannare una Santa”.
“Vengono alla mente – ha aggiunto – le parole di Gesù secondo le quali i misteri di Dio sono rivelati a chi ha il cuore dei piccoli, mentre rimangono nascosti a dotti e sapienti”.
Per questo, anche l’appello di Giovanna al giudizio del Papa viene respinto dal Tribunale: “Questo processo è una pagina sconvolgente della storia della santità e anche una pagina illuminante sul mistero della Chiesa, che, secondo le parole del Concilio Vaticano II, è 'allo stesso tempo santa e sempre bisognosa di purificazione'”.
Occorrerà attendere circa 25 anni affinché nel 1456 Papa Callisto III, al termine di una seconda inchiesta, dichiari la nullità di tale processo. Beatificata nel 1909 da Papa Pio X sarà quindi Benedetto XV a canonizzarla nel 1920 e a dichiararla patrona di Francia.
“Una luminosa testimonianza” per i nostri giorni, ha concluso il Papa: “Santa Giovanna d’Arco ci invita ad una misura alta della vita cristiana: fare della preghiera il filo conduttore delle nostre giornate; avere piena fiducia nel compiere la volontà di Dio, qualunque essa sia; vivere la carità senza favoritismi, senza limiti e attingendo, come lei, nell'Amore di Gesù un profondo amore per la Chiesa”.
Al termine della catechesi, nel salutare i pellegrini di lingua polacca, il Papa ha rivolto un pensiero alla Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani conclusasi martedì 25 gennaio, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, ed ha detto: “non possiamo mai cessare di pregare e di intraprendere iniziative per costruire la fraterna unità dei discepoli di Cristo”.
Infine rivolgendosi ai giovani, ai malati ed agli sposi novelli ha ricordato che oggi ricorre la memoria liturgica dei santi Timoteo e Tito, discepoli di san Paolo.
“Cari giovani – ha detto il Santo Padre –, come questi servi fedeli del Vangelo, vi invito a rendere sempre più salda e convinta la vostra adesione a Gesù, per essere veri testimoni in questa società”.
“Invito anche voi, cari malati, sul loro esempio, a fare vostri i sentimenti di Cristo, per trovare conforto in Lui, che continua la sua opera di redenzione nella vita di ogni uomo”.
“E voi, cari sposi novelli – ha concluso –, scoprite ogni giorno nella vita coniugale il mistero di Dio che si dona per la salvezza di tutti, affinché il vostro amore sia sempre più vero, duraturo e solidale verso gli altri”.
+PetaloNero+
Friday, January 28, 2011 3:40 PM
LE UDIENZE
Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:
S.E. Mons. Antonio Maria Vegliò, Arcivescovo tit. di Eclano, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.
S.E. Mons. Zygmunt Zimowski, Arcivescovo-Vescovo emerito di Radom, Presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari (per la Pastorale della Salute).
S.E. Mons. Faustino Sainz Muñoz, Arcivescovo tit. di Novaliciana, Nunzio Apostolico, con i Familiari.
S.E. il Signor Francis Martin-Xavier Campbell, Ambasciatore di Gran Bretagna, in visita di congedo.
S.E. il Signor Suprapto Martosetomo, Ambasciatore di Indonesia, in visita di congedo.
Partecipanti alla riunione della Commissione Mista Internazionale per il Dialogo Teologico tra la Chiesa Cattolica e le Chiese Orientali Ortodosse.
UDIENZA ALLA COMMISSIONE MISTA INTERNAZIONALE PER IL DIALOGO TEOLOGICO TRA LA CHIESA CATTOLICA E LE CHIESE ORIENTALI ORTODOSSE
Alle ore 12 di questa mattina, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i Partecipanti alla riunione della Commissione Mista Internazionale per il Dialogo Teologico tra la Chiesa Cattolica e le Chiese Orientali Ortodosse.
Pubblichiamo di seguito le parole di saluto che il Papa rivolge ai presenti:
SALUTO DEL SANTO PADRE
Your Eminences,
Your Excellencies,
Dear Brothers in Christ,
It is with great joy that I welcome you, the members of the Joint International Commission for Theological Dialogue between the Catholic Church and the Oriental Orthodox Churches. Through you I gladly extend fraternal greetings to my venerable Brothers, the Heads of the Oriental Orthodox Churches.
I am grateful for the work of the Commission which began in January 2003 as a shared initiative of the ecclesial authorities of the family of the Oriental Orthodox Churches and the Pontifical Council for Promoting Christian Unity.
As you know, the first phase of the dialogue, from 2003 to 2009, resulted in the common text entitled Nature, Constitution and Mission of the Church. The document outlined aspects of fundamental ecclesiological principles that we share and identified issues requiring deeper reflection in successive phases of the dialogue. We can only be grateful that after almost fifteen hundred years of separation we still find agreement about the sacramental nature of the Church, about apostolic succession in priestly service and about the impelling need to bear witness to the Gospel of our Lord and Saviour Jesus Christ in the world.
In the second phase the Commission has reflected from an historical perspective on the ways in which the Churches expressed their communion down the ages. During the meeting this week you are deepening your study of the communion and communication that existed between the Churches until the mid-fifth century of Christian history, as well as the role played by monasticism in the life of the early Church.
We must be confident that your theological reflection will lead our Churches not only to understand each other more deeply, but resolutely to continue our journey decisively towards the full communion to which we are called by the will of Christ. For this intention we have lifted up our common prayer during the Week of Prayer for Christian Unity which has just ended.
Many of you come from regions where Christian individuals and communities face trials and difficulties that are a cause of deep concern for us all. All Christians need to work together in mutual acceptance and trust in order to serve the cause of peace and justice. May the intercession and example of the many martyrs and saints, who have given courageous witness to Christ in all our Churches, sustain and strengthen you and your Christian communities.
With sentiments of fraternal affection I invoke upon all of you the grace and peace of our Lord Jesus Christ.
+PetaloNero+
Saturday, January 29, 2011 12:57 AM
Il Papa alla Commissione per il Dialogo tra Chiesa cattolica e Chiese orientali ortodosse
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 28 gennaio 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il discorso che Papa Benedetto XVI ha pronunciato questo venerdì mattina ricevendo in udienza nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano i partecipanti alla riunione della Commissione Mista Internazionale per il Dialogo Teologico tra la Chiesa Cattolica e le Chiese Orientali Ortodosse.
* * *
Eminenze, Eccellenze,
Cari Fratelli in Cristo,
è con grande gioia che vi accolgo, membri della Commissione Mista Internazionale per il Dialogo Teologico tra la Chiesa cattolica e le Chiese Orientali ortodosse. Attraverso di voi estendo volentieri saluti fraterni ai miei venerabili fratelli, i Capi delle Chiese orientali ortodosse.
Sono grato per l'opera della Commissione che è cominciata nel gennaio 2003 come iniziativa condivisa delle autorità ecclesiali della famiglia delle Chiese Orientali ortodosse e del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei cristiani.
Come sapete, l'esito della prima fase del dialogo, dal 2003 al 2009, è stato il testo congiunto intitolato Natura, Costituzione e missione della Chiesa. Il documento ha evidenziato aspetti di principi ecclesiologici fondamentali che condividiamo e questioni specifiche che richiederanno una riflessione più profonda in fasi successive del dialogo. Non possiamo che essere grati per il fatto che, dopo quasi cinquecento anni di separazione, troviamo ancora accordo sulla natura sacramentale della Chiesa, sulla successione apostolica nel servizio sacerdotale e sulla necessità impellente di testimoniare nel mondo il Vangelo di nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.
Nella seconda fase la Commissione ha riflettuto da un punto di vista storico sui modi in cui le Chiese hanno espresso la propria comunione nel corso dei secoli. Questa settimana, durante l'incontro, state approfondendo lo studio sulla comunione e sulla comunicazione esistenti fra le Chiese fino alla metà del quinto secolo della storia cristiana nonché sul ruolo svolto dal monachesimo nella vita della Chiesa primitiva.
Dobbiamo avere fiducia nel fatto che la vostra riflessione teologica condurrà le nostre Chiese non solo a comprendersi reciprocamente, ma a proseguire in modo risoluto e decisivo il nostro cammino verso la piena comunione alla quale siamo chiamati dalla volontà di Cristo. Per questa intenzione abbiamo elevato la nostra preghiera comune durante la Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani che si è appena conclusa.
Molti di voi giungono da regioni in cui le singole persone e le comunità cristiane affrontano prove e difficoltà che sono motivo di profonda preoccupazione per noi tutti. Tutti i cristiani devono cooperare all'accettazione e alla fiducia reciproche per servire la causa della pace e della giustizia. Che l'intercessione e l'esempio dei numerosi martiri e santi, che hanno reso una testimonianza generosa a Cristo in tutte le nostre Chiese, sostengano e rafforzino voi e le vostre comunità cristiane.
Con sentimenti di affetto fraterno invoco su tutti voi la grazia e la pace di nostro Signore Gesù Cristo.
[© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana, traduzione a cura de “L'Osservatore Romano”]
Gioia del Papa per la Commissione mista con le antiche Chiese orientali
Riceve in udienza i partecipanti alla riunione dell'organismo
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 28 gennaio 2011 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha espresso questo venerdì la propria soddisfazione per i risultati raggiunti dalla Commissione Mista Internazionale per il Dialogo Teologico tra la Chiesa Cattolica e le Chiese Orientali Ortodosse.
Lo ha fatto ricevendo in udienza nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano i partecipanti alla riunione della Commissione, che ha accolto “con grande gioia” dicendosi “grato” per l'opera svolta dall'organismo, iniziata nel gennaio 2003 come iniziativa condivisa delle autorità ecclesiali della famiglia delle Chiese Orientali ortodosse e del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani.
L'esito della prima fase del dialogo, dal 2003 al 2009, è stato il testo congiunto intitolato “Natura, Costituzione e missione della Chiesa”, ha sottolineato, indicando come il documento evidenzi “aspetti di principi ecclesiologici fondamentali che condividiamo e questioni specifiche che richiederanno una riflessione più profonda in fasi successive del dialogo”.
“Non possiamo che essere grati per il fatto che, dopo quasi millecinquecento anni di separazione, troviamo ancora accordo sulla natura sacramentale della Chiesa, sulla successione apostolica nel servizio sacerdotale e sulla necessità impellente di testimoniare nel mondo il Vangelo di nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo”, ha riconosciuto.
Nella seconda fase dei lavori, la Commissione ha riflettuto da un punto di vista storico sui modi in cui le Chiese hanno espresso la propria comunione nel corso dei secoli.
Durante l'incontro di questa settimana si sta “approfondendo lo studio sulla comunione e sulla comunicazione esistenti fra le Chiese fino alla metà del quinto secolo della storia cristiana, nonché sul ruolo svolto dal monachesimo nella vita della Chiesa primitiva”.
“Dobbiamo avere fiducia nel fatto che la vostra riflessione teologica condurrà le nostre Chiese non solo a comprendersi reciprocamente, ma a proseguire in modo risoluto e decisivo il nostro cammino verso la piena comunione alla quale siamo chiamati dalla volontà di Cristo”, ha detto il Papa ai presenti.
Benedetto XVI ha poi sottolineato che molti dei partecipanti “giungono da regioni in cui le singole persone e le comunità cristiane affrontano prove e difficoltà che sono motivo di profonda preoccupazione per noi tutti”.
“Tutti i cristiani devono cooperare all'accettazione e alla fiducia reciproche per servire la causa della pace e della giustizia”, ha indicato.
Ha quindi concluso il suo discorso auspicando che “l'intercessione e l'esempio dei numerosi martiri e santi, che hanno reso una testimonianza generosa a Cristo in tutte le nostre Chiese, sostengano e rafforzino” i partecipanti alla riunione della Commissione e le loro comunità cristiane, invocando su tutti i presenti “con sentimenti di affetto fraterno” “la grazia e la pace di nostro Signore Gesù Cristo”.
+PetaloNero+
Saturday, January 29, 2011 3:23 PM
RINUNCE E NOMINE
NOMINA DEL VESCOVO DI TARAZONA (SPAGNA)
Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Tarazona il Rev.do P. Eusebio Hernández Sola, O.A.R., Capo Ufficio della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.
Rev.do P. Eusebio Hernández Sola, O.A.R.
Il Rev.do P. Eusebio Hernández Sola, O.A.R., è nato a Cárcar (Navarra), arcidiocesi di Pamplona y Tudela, il 29 luglio 1944. All’età di 12 anni è entrato nel Seminario degli Agostiniani Recolletti a Lodosa (Navarra) ed ha compiuto gli studi secondari e filosofici presso il Collegio dell’Ordine in Fuenterrabía (Guipuzcoa). Ha fatto il noviziato in Monteagudo (Navarra), ed ha emesso la professione temporale il 30 agosto 1964, continuando gli studi teologici a Marcilla (Navarra). Sempre a Marcilla ha emesso la professione solenne il 30 agosto 1967 ed è stato ordinato sacerdote il 7 luglio 1968. Ha ottenuto la Licenza in Diritto Canonico presso la Pontificia Università di Comillas (1971) e quella in Diritto Civile presso l’Università Complutense di Madrid (1974).
Dopo esser stato un anno professore di Diritto Canonico nel Teologato Agostiniano di Marcilla, dal 1974 ad oggi ha lavorato al servizio della Santa Sede nella Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, dal 1995 con la qualifica di Capo Ufficio.
NOMINA DI MEMBRI DEL CONSIGLIO DI CARDINALI E VESCOVI DELLA SEZIONE PER I RAPPORTI CON GLI STATI DELLA SEGRETERIA DI STATO
Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Membri del Consiglio di Cardinali e Vescovi della Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato gli Eminentissimi Signori Cardinali: Péter Erdő, Arcivescovo di Esztergom-Budapest (Ungheria); Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione per i Vescovi; Fortunato Baldelli, Penitenziere Maggiore; Raymond Leo Burke, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.
NOMINA DI MEMBRI E DI CONSULTORI DEL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA PASTORALE PER I MIGRANTI E GLI ITINERANTI
Il Papa ha adottato le seguenti decisioni concernenti il Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti:
- ha nominato Membri: l'Em.mo Cardinale Ennio ANTONELLI, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia; gli Ecc.mi Monsignori: Cyril VASIL', S.I., Arcivescovo tit. di Tolemaide di Libia, Segretario della Congregazione per le Chiese Orientali; Antoine AUDO, S.I., Vescovo di Alep dei Caldei (Siria); John Charles WESTER, Vescovo di Salt Lake City (U.S.A.); Luigi NEGRI, Vescovo di San Marino-Montefeltro (Italia); Guerino DI TORA, Vescovo tit. di Zuri, Ausiliare di Roma.
- ha nominato Consultori i Reverendi: Mons. Jacques HAREL, Consulente Nazionale per l'Apostolato del Mare (Mauritius); Padre Maurizio PETTENÀ, C.S., Direttore dell'Ufficio Migranti della Conferenza Episcopale Australiana; gli Illustrissimi Signori: Prof. Paolo MOROZZO DELLA ROCCA, Docente presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Urbino (Italia); Dott. Christopher HEIN, Direttore del "Consiglio Italiano per i Rifugiati", Roma; Prof.ssa Laura ZANFRINI, Docente presso la Facoltà di Sociologia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano.
NOMINA DEL DIFENSORE DEL VINCOLO SOSTITUTO DEL TRIBUNALE DELLA ROTA ROMANA
Il Santo Padre ha nominato Difensore del Vincolo Sostituto del Tribunale della Rota Romana il Rev.do Mons. Robert Gołębiowski, finora Notaio del medesimo Tribunale.
UDIENZA ALLA COMUNITÀ DEL PONTIFICIO COLLEGIO ETIOPICO IN VATICANO
Alle ore 11 di questa mattina, nella Sala dei Papi del Palazzo Apostolico, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza la Comunità del Pontificio Collegio Etiopico in Vaticano, e rivolge ai presenti le seguenti parole:
DISCORSO DEL SANTO PADRE
Cari fratelli e sorelle!
Sono lieto di accogliervi per la felice circostanza del 150° anniversario della nascita al Cielo di san Giustino De Jacobis. Saluto cordialmente ciascuno di voi, cari sacerdoti e seminaristi del Pontificio Collegio Etiopico, che la Divina Provvidenza ha posto a vivere vicino al sepolcro dell’Apostolo Pietro, segno degli antichi e profondi legami di comunione che uniscono la Chiesa in Etiopia ed in Eritrea con la Sede Apostolica. Saluto in modo speciale il Rettore, Padre Teclezghi Bahta, che ringrazio per le cortesi espressioni con cui ha introdotto il nostro incontro, ricordando le diverse e significative circostanze che lo hanno suggerito. Vi accolgo oggi con particolare affetto e, insieme a voi, mi è caro pensare alle vostre comunità di origine.
Vorrei ora soffermarmi sulla luminosa figura di san Giustino De Jacobis, del quale avete celebrato il significativo anniversario lo scorso 31 luglio. Degno figlio di san Vincenzo de’ Paoli, san Giustino visse in modo esemplare il suo "farsi tutto a tutti", specialmente al servizio del popolo abissino. Inviato a trentotto anni dall’allora Prefetto di Propaganda Fide, il Cardinale Franzoni, come missionario in Etiopia, nel Tigrai, lavorò prima ad Adua e poi a Guala, dove pensò subito a formare preti etiopi, dando vita ad un seminario chiamato "Collegio dell’Immacolata". Con il suo zelante ministero operò instancabilmente perché quella porzione di popolo di Dio ritrovasse il fervore originario della fede, seminata dal primo evangelizzatore san Frumenzio (cfr PL 21, 473-80). Giustino intuì con lungimiranza che l’attenzione al contesto culturale doveva essere una via privilegiata sulla quale la grazia del Signore avrebbe formato nuove generazioni di cristiani. Imparando la lingua locale e favorendo la plurisecolare tradizione liturgica del rito proprio di quelle comunità, egli si adoperò anche per un’efficace opera ecumenica. Per oltre un ventennio il suo generoso ministero, sacerdotale prima ed episcopale poi, andò a beneficio di quanti incontrava e amava come membra vive del popolo a lui affidato.
Per la sua passione educativa, specialmente nella formazione dei sacerdoti, può essere giustamente considerato il patrono del vostro Collegio; infatti, ancora oggi questa benemerita Istituzione accoglie presbiteri e candidati al sacerdozio sostenendoli nel loro impegno di preparazione teologica, spirituale e pastorale. Rientrando nelle comunità di origine, o accompagnando i connazionali emigrati all’estero, sappiate suscitare in ciascuno l’amore a Dio e alla Chiesa, sull’esempio di san Giustino De Jacobis. Egli coronò il suo fecondo contributo alla vita religiosa e civile dei popoli abissini con il dono della sua vita, silenziosamente riconsegnata a Dio dopo molte sofferenze e persecuzioni. Fu beatificato dal Venerabile Pio XII il 25 giugno 1939 e canonizzato dal Servo di Dio Paolo VI il 26 ottobre 1975.
Anche per voi, cari sacerdoti e seminaristi, è tracciata la via della santità! Cristo continua ad essere presente nel mondo e a rivelarsi attraverso coloro che, come san Giustino De Jacobis, si lasciano animare dal suo Spirito. Ce lo ricorda il Concilio Vaticano II che, tra l’altro, afferma: "Nella vita di quelli che, sebbene partecipi della nostra natura umana, sono tuttavia più perfettamente trasformati nell’immagine di Cristo (cfr 2 Cor 3,18), Dio manifesta vivamente agli uomini la sua presenza ed il suo volto. In loro è Egli stesso che ci parla e ci mostra il contrassegno del suo Regno" (Cost. dog. Lumen gentium, 50).
Cristo, l’eterno Sacerdote della Nuova Alleanza, che con la speciale vocazione al ministero sacerdotale ha "conquistato" la nostra vita, non sopprime le qualità caratteristiche della persona; al contrario, le eleva, le nobilita e, facendole sue, le chiama a servire il suo mistero e la sua opera. Dio ha bisogno anche di ciascuno di noi "per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù" (Ef 2,7). Nonostante il carattere proprio della vocazione di ciascuno, non siamo separati tra di noi; siamo invece solidali, in comunione all’interno di un unico organismo spirituale. Siamo chiamati a formare il Cristo totale, un’unità ricapitolata nel Signore, vivificata dal suo Spirito per diventare il suo "pleroma" e arricchire il cantico di lode che Egli innalza al Padre. Cristo è inseparabile dalla Chiesa che è il suo Corpo. E’ nella Chiesa che Cristo congiunge più strettamente a sé i battezzati e, nutrendoli alla Mensa eucaristica, li rende partecipi della sua vita gloriosa (cfr Lumen gentium, 48). La santità si colloca quindi nel cuore stesso del mistero ecclesiale ed è la vocazione a cui tutti siamo chiamati. I Santi non sono un ornamento che riveste la Chiesa dall’esterno, ma sono come i fiori di un albero che rivelano la inesauribile vitalità della linfa che lo percorre. E’ bello contemplare così la Chiesa, in modo ascensionale verso la pienezza del Vir perfectus; in continua, faticosa, progressiva maturazione; dinamicamente sospinta verso il pieno compimento in Cristo.
Cari sacerdoti e seminaristi del Pontificio Collegio Etiopico, vivete con gioia e dedizione questo periodo importante della vostra formazione, all’ombra della cupola di San Pietro: camminate con decisione sulla strada della santità. Voi siete un segno di speranza, specialmente per la Chiesa nei vostri Paesi di origine. Sono certo che l’esperienza di comunione vissuta qui a Roma vi aiuterà anche a portare un prezioso contributo alla crescita e alla pacifica convivenza delle vostre amate Nazioni. Accompagno il vostro cammino con la mia preghiera e, per intercessione di san Giustino De Jacobis e della Vergine Maria, vi imparto con affetto la Benedizione Apostolica, che estendo volentieri alle Suore di Maria Bambina, al Personale della Casa e a tutte le persone a voi care.
VIDEOMESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI IN OCCASIONE DEL 400mo ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DELL’UNIVERSITÀ PONTIFICIA DI SANTO TOMAS, MANILA (FILIPPINE)
Pubblichiamo di seguito il videomessaggio che il Santo Padre Benedetto XVI ha registrato in occasione del 400mo anniversario della fondazione dell’Università Pontificia di Santo Tomas, Manila (Filippine). La celebrazione dell’anniversario è avvenuta ieri 28 gennaio, memoria liturgica di San Tommaso, alla presenza dell’Inviato Speciale del Papa, l'Em.mo Card. Zenon Grocholewski:
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
Your Eminences, Your Excellencies, Dear Friends,
I am pleased to send my warm greetings to the students, staff and alumni of the Pontifical University of Santo Tomas as you celebrate the four-hundredth anniversary of its foundation. This is a signifìcant event in the life of the Church and, although I cannot be with you physically, I am happy to speak to you personally in this way, to unite myself to you spiritually, and to offer all of you my affectionate congratulations on this happy occasion.
It is with thanksgiving that I recall the many clergy, religious and laity who, at Santo Tomas, have handed down to generations of Filipinos the faith, knowledge and wisdom to be found in the religious and secular sciences. In particular, I salute the memory of your founder, Bishop Miguel de Benavides, and the great commitment of the Dominicans who have guided the institution through the many challenges of the past four centuries. As you know, the University of Santo Tomas is the oldest institution of Catholic higher education in the Far East and it continues to play a very important role in the Church throughout the region. I am confident that, keeping in mind the faith and reason that are always part of a truly integrated approach to education, your University will continue to contribute to the intellectual, spiritual and cultural enrichment of the Philippines and beyond. I also pray that you will always seek a knowledge of matters human and divine in the light of that ultimate clarity found in the person of Jesus Christ (cf. Jn 8: 12).
Invoking the wise intercession of your heavenly patron, Saint Thomas Aquinas, I willingly impart to you my Apostolic Blessing as a pledge of grace and peace.
+PetaloNero+
Sunday, January 30, 2011 3:16 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS
Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.
Presenti oggi, tra gli altri, i Ragazzi dell’Azione Cattolica della diocesi di Roma che concludono con la "Carovana della Pace" il mese di gennaio da loro tradizionalmente dedicato al tema della pace. Al termine della preghiera dell’Angelus due bambini, invitati nell’appartamento pontificio, liberano dalla finestra due colombe, simbolo di pace.
Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:
PRIMA DELL’ANGELUS
Cari fratelli e sorelle!
In questa quarta domenica del Tempo Ordinario, il Vangelo presenta il primo grande discorso che il Signore rivolge alla gente, sulle dolci colline intorno al Lago di Galilea. «Vedendo le folle – scrive san Matteo –, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro» (Mt 5,1-2). Gesù, nuovo Mosè, «prende posto sulla "cattedra" della montagna» (Gesù di Nazaret, Milano 2007, p. 88) e proclama «beati» i poveri in spirito, gli afflitti, i misericordiosi, quanti hanno fame della giustizia, i puri di cuore, i perseguitati (cfr Mt 5,3-10). Non si tratta di una nuova ideologia, ma di un insegnamento che viene dall’alto e tocca la condizione umana, proprio quella che il Signore, incarnandosi, ha voluto assumere, per salvarla. Perciò, «il Discorso della montagna è diretto a tutto il mondo, nel presente e nel futuro … e può essere compreso e vissuto solo nella sequela di Gesù, nel camminare con Lui» (Gesù di Nazaret, p. 92). Le Beatitudini sono un nuovo programma di vita, per liberarsi dai falsi valori del mondo e aprirsi ai veri beni, presenti e futuri. Quando, infatti, Dio consola, sazia la fame di giustizia, asciuga le lacrime degli afflitti, significa che, oltre a ricompensare ciascuno in modo sensibile, apre il Regno dei Cieli. «Le Beatitudini sono la trasposizione della croce e della risurrezione nell’esistenza dei discepoli» (ibid., p. 97). Esse rispecchiano la vita del Figlio di Dio che si lascia perseguitare, disprezzare fino alla condanna a morte, affinché agli uomini sia donata la salvezza.
Afferma un antico eremita: «Le Beatitudini sono doni di Dio, e dobbiamo rendergli grandi grazie per esse e per le ricompense che ne derivano, cioè il Regno dei Cieli nel secolo futuro, la consolazione qui, la pienezza di ogni bene e misericordia da parte di Dio … una volta che si sia divenuti immagine del Cristo sulla terra» (Pietro di Damasco, in Filocalia, vol. 3, Torino 1985, p. 79). Il Vangelo delle Beatitudini si commenta con la storia stessa della Chiesa, la storia della santità cristiana, perché – come scrive san Paolo – «quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono» (1 Cor 1,27-28). Per questo la Chiesa non teme la povertà, il disprezzo, la persecuzione in una società spesso attratta dal benessere materiale e dal potere mondano. Sant’Agostino ci ricorda che «non giova soffrire questi mali, ma sopportarli per il nome di Gesù, non solo con animo sereno, ma anche con gioia» (De sermone Domini in monte, I, 5,13: CCL 35, 13).
Cari fratelli e sorelle, invochiamo la Vergine Maria, la Beata per eccellenza, chiedendo la forza di cercare il Signore (cfr Sof 2,3) e di seguirlo sempre, con gioia, sulla via delle Beatitudini.
DOPO L’ANGELUS
Si celebra in questa domenica la "Giornata mondiale dei malati di lebbra", promossa negli anni ‘50 del secolo scorso da Raoul Follereau e riconosciuta ufficialmente dall’ONU. La lebbra, pur essendo in regresso, purtroppo colpisce ancora molte persone in condizione di grave miseria. A tutti i malati assicuro una speciale preghiera, che estendo a quanti li assistono e, in diversi modi, si impegnano a sconfiggere il morbo di Hansen. Saluto in particolare l’Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau, che compie 50 anni di attività.
Nei prossimi giorni, in vari Paesi dell’Estremo Oriente si celebra, con gioia, specialmente nell’intimità delle famiglie, il capodanno lunare. A tutti quei grandi popoli auguro di cuore serenità e prosperità.
Oggi ricorre anche la "Giornata internazionale di intercessione per la pace in Terra Santa". Mi associo al Patriarca Latino di Gerusalemme e al Custode di Terra Santa nell’invitare tutti a pregare il Signore affinché faccia convergere le menti e i cuori a concreti progetti di pace.
Sono lieto di rivolgere un caloroso saluto ai ragazzi e alle ragazze dell’Azione Cattolica della Diocesi di Roma, guidati dal Cardinale Vicario Agostino Vallini. Cari ragazzi, anche quest’anno siete venuti numerosi, al termine della vostra "Carovana della Pace", il cui motto era: "Contiamo sulla Pace!". Ascoltiamo ora il messaggio che i vostri amici, qui accanto a me, ci leggeranno.
Je salue les pèlerins francophones et plus particulièrement les Scouts Unitaires de France, qui célèbrent cette année leur quarantième anniversaire. Que la marche-relais, que vous entreprenez à la suite du Christ, soit pour vous une source de bonheur et de joie. Vous pourrez ensuite en partager les fruits, notamment lors des prochaines Journées Mondiales de la Jeunesse, à Madrid, où j’invite tous les jeunes francophones à venir très nombreux m’y rejoindre. Que Marie soit notre guide sur les sentiers qui nous conduisent à vivre en vérité les Béatitudes ! Bon dimanche et bonne semaine à tous !
I greet warmly all the English-speaking visitors present at today’s Angelus. In this Sunday’s Gospel, we hear the eight Beatitudes, that beautiful account of what Christian discipleship demands of us. Jesus himself showed us the way by the manner of his life and death, and by rising from the dead he revealed the new life that awaits those who follow him along the path of love. Upon all of you here today, and upon your families and loved ones at home, I invoke abundant blessings of peace and joy.
Ein herzliches „Grüß Gott" sage ich den Pilgern und Besuchern aus den Ländern deutscher Sprache. Im heutigen Evangelium zeigt Jesus mit den Seligpreisungen den Weg zur Glückseligkeit auf. Die Seligpreisungen stellen gleichsam ein Selbstbildnis Christi dar: seine Armut und Schlichtheit sowie seine Milde und Leidenschaft für Gerechtigkeit und Frieden. Je eifriger wir ihn in diesen Haltungen nachahmen, um so mehr schenkt er uns seine Liebe und stillt unsere innerste Sehnsucht nach Glückseligkeit und Frieden. Laßt uns diese wunderbare Gemeinschaft mit Christus pflegen. Dazu begleite euch Gott mit seiner Gnade.
Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española presentes en esta oración mariana, en particular a los fieles de diversas parroquias de las diócesis de Valencia, Cádiz y Jerez de la Frontera. El anuncio de las Bienaventuranzas, que hoy nos presenta la liturgia, es una clara propuesta del Señor para vivir en comunión con Él y alcanzar la auténtica felicidad. Quien acoge con radicalidad este programa de vida, encuentra la fuerza necesaria para colaborar en la edificación del Reino de Dios y ser instrumento de salvación. Feliz domingo.
Moją myśl i słowo pozdrowienia kieruję do wszystkich Polaków. Ewangelia dzisiejszej Mszy świętej wspomina Kazanie Jezusa na Górze. Osiem Błogosławieństw, to fundament moralności nowego człowieka, program życia uczniów i wyznawców Chrystusa; to nowy wymiar relacji i wzajemnych odniesień. Zachęcając do realizacji tego programu, skierowanego do każdego z nas, z serca wszystkim błogosławię.
[Rivolgo ora il mio pensiero e la mia parola di saluto a tutti i Polacchi. Il Vangelo dell’odierna domenica presenta il "Discorso della montagna" di Gesù. Otto beatitudini: ecco il fondamento della moralità dell’uomo nuovo, il programma di vita dei discepoli di Cristo e di quanti credono in Lui; è una nuova dimensione delle relazioni e dei reciproci comportamenti. Invitandovi a seguire tale programma, destinato a ognuno di noi, vi benedico di cuore.]
Saluto infine i pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli venuti da Chieti e Villamagna. A tutti auguro una buona domenica. Ed ora, insieme con i ragazzi dell’Azione Cattolica, liberiamo le colombe, simbolo di pace.
+PetaloNero+
Monday, January 31, 2011 12:47 AM
Il Papa invia un videomessaggio all'università filippina di Santo Tomas
In occasione del IV centenario della sua fondazione
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 30 gennaio 2011 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha registrato un videomessaggio in occasione del 400° anniversario della fondazione dell’Università Pontificia di Santo Tomas di Manila (Filippine).
La celebrazione dell’anniversario è avvenuta questo venerdì, 28 gennaio, memoria liturgica di San Tommaso, alla presenza dell’Inviato Speciale del Papa, il Cardinale Zenon Grocholewski (ZENIT, 20 gennaio 2011).
Nel suo messaggio, il Pontefice osserva che il quarto centenario dell'istituzione è “un evento significativo nella vita della Chiesa”.
“Pur non potendo essere con voi fisicamente, sono lieto di parlarvi personalmente in questo modo, per unirmi a voi spiritualmente e offrire a tutti i miei migliori auguri in questa felice occasione”, aggiunge.
Il Papa ricorda poi “con riconoscenza” “i tanti sacerdoti, religiosi e laici che, alla Santo Tomas, hanno tramandato a generazioni di filippini la fede, la conoscenza e la saggezza da trovare nelle scienze religiose e secolari”.
In particolare, sottolinea la figura del fondatore dell'università, il Vescovo Miguel de Benavides, e “il grande impegno dei domenicani che hanno guidato questa istituzione attraverso le tante sfide dei quattro secoli trascorsi”.
Segnalando che quella di Santo Tomas è “la più antica istituzione di istruzione superiore cattolica in Estremo Oriente e continua a giocare un ruolo molto importante nella Chiesa della regione”, il Vescovo di Roma si dice fiducioso che, “tenendo a mente la fede e la ragione che sono sempre parti di un approccio all'istruzione veramente integrato”, l'università “continui a contribuire all'arricchimento intellettuale, spirituale e culturale delle Filippine e non solo”.
“Prego anche affinché cerchiate sempre una conoscenza delle questioni umane e divine alla luce di quella chiarezza ultima che si ritrova nella persona di Gesù Cristo”, conclude, invocando sull'università e su tutte le persone ad essa collegate la benedizione del patrono dell'istituzione, San Tommaso d'Aquino.
Il Pontefice incoraggia progetti concreti di pace per la Terra Santa
Libera due colombe accompagnato da due ragazzi
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 30 gennaio 2011 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha incoraggiato questa domenica progetti concreti di pace in Terra Santa in un momento di forti cambiamenti in Medio Oriente.
Celebrando l'ultima domenica di gennaio, mese della pace, due ragazzi appartenenti all'Azione Cattolica si sono recati nello studio del Papa per liberare simbolicamente due colombe, tra gli applausi delle migliaia di pellegrini che gremivano Piazza San Pietro in Vaticano.
Nello stesso giorno si celebrava anche la Giornata Internazionale di Intercessione per la Pace in Terra Santa.
Prendendo la parola, il Papa si è unito al Patriarca latino di Gerusalemme, Sua Beatitudine Fouad Twal, e al custode francescano di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, per “invitare tutti a pregare il Signore affinché faccia convergere le menti e i cuori a concreti progetti di pace”.
Commentando le rivendicazioni sociali scoppiate in Tunisia e in Egitto nelle ultime settimane, padre Pizzaballa ha ammesso di seguire le notizie “con grande sorpresa, mista ad attesa e preoccupazione: attesa per quello che potrà accadere, perché sono cambiamenti che tutti avvertiamo epocali”.
“Nessuno di noi avrebbe immaginato cose di questo genere, fino a pochi mesi fa. Questo significa che ci sono delle spinte, soprattutto nel mondo arabo, che adesso hanno trovato espressione esterna visibile”, ha aggiunto.
“Questo è sicuramente un segno positivo, ma anche preoccupante perché non sappiamo come finirà tutto questo”, ha concluso il custode parlando ai microfoni della “Radio Vaticana”. “Ci auguriamo con il minor spargimento di violenza e di sangue possibile, e ci auguriamo che il rispetto delle minoranze religiose venga conservato”.
Auguri del Papa per il capodanno lunare in Estremo Oriente
L'evento provoca la più grande migrazione umana del pianeta
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 30 gennaio 2011 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha espresso questa domenica i propri auguri ai popoli che si preparano a festeggiate il capodanno lunare, manifestando in particolare il suo apprezzamento per queste popolazioni, la più numerosa delle quali è quella cinese.
Rivolgendosi ai pellegrini presenti in Piazza San Pietro per recitare con lui la preghiera mariana dell'Angelus, il Papa ha ricordato che “nei prossimi giorni, in vari Paesi dell’Estremo Oriente si celebra, con gioia, specialmente nell’intimità delle famiglie, il capodanno lunare”.
“A tutti quei grandi popoli auguro di cuore serenità e prosperità”, ha aggiunto.
Il capodanno lunare, noto in Cina anche come Festa della Primavera, è la festività tradizionale più importante del calendario cinese, celebrata anche in altri Paesi.
In questo periodo si verifica la più consistente migrazione umana del pianeta, il “movimento di primavera”, con milioni di persone che si recano nei propri luoghi d'origine per celebrare le feste con la propria famiglia. L'anno nuovo inizierà il 3 febbraio.
Benedetto XVI: le beatitudini, chiave per l'autentica felicità
Intervento per l'Angelus domenicale
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 30 gennaio 2011 (ZENIT.org).- L'annuncio delle beatitudini è “una chiara proposta del Signore per vivere in comunione con Lui e raggiungere la felicità autentica”.
Papa Benedetto XVI lo ha spiegato questa domenica nel saluto che ha rivolto ai pellegrini di lingua spagnola dopo la recita dell'Angelus, commentando il brano evangelico di questa quarta domenica del Tempo Ordinario, in cui viene prospettato il primo grande discorso che Gesù rivolge alla gente sulle colline intorno al Lago di Galilea.
“Chi accoglie con radicalità questo programma di vita trova la forza necessaria per collaborare all'edificazione del Regno di Dio ed essere strumento di salvezza”, ha segnalato.
“Gesù, nuovo Mosè”, “proclama 'beati' i poveri in spirito, gli afflitti, i misericordiosi, quanti hanno fame della giustizia, i puri di cuore, i perseguitati”, ha osservato il Papa nel suo commento in italiano prima di recitare la preghiera mariana.
“Non si tratta di una nuova ideologia, ma di un insegnamento che viene dall’alto e tocca la condizione umana, proprio quella che il Signore, incarnandosi, ha voluto assumere, per salvarla”.
“Le Beatitudini sono un nuovo programma di vita, per liberarsi dai falsi valori del mondo e aprirsi ai veri beni, presenti e futuri. Quando, infatti, Dio consola, sazia la fame di giustizia, asciuga le lacrime degli afflitti, significa che, oltre a ricompensare ciascuno in modo sensibile, apre il Regno dei Cieli”.
Le beatitudini, dunque, “sono la trasposizione della croce e della risurrezione nell’esistenza dei discepoli”, come il Pontefice ha scritto nel suo libro “Gesù di Nazaret (p. 97). “Rispecchiano la vita del Figlio di Dio che si lascia perseguitare, disprezzare fino alla condanna a morte, affinché agli uomini sia donata la salvezza”.
Il Vangelo delle beatitudini, ha proseguito, “si commenta con la storia stessa della Chiesa, la storia della santità cristiana, perché – come scrive san Paolo – 'quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono' (1 Cor 1,27-28)”.
Per questo, “la Chiesa non teme la povertà, il disprezzo, la persecuzione in una società spesso attratta dal benessere materiale e dal potere mondano”.
Le otto beatitudini, ha poi sottolineato nel saluto ai fedeli polacchi, costituiscono “il fondamento della moralità dell’uomo nuovo, il programma di vita dei discepoli di Cristo e di quanti credono in Lui”, “una nuova dimensione delle relazioni e dei reciproci comportamenti”.
Questo programma, ha sottolineato, è “destinato a ognuno di noi”.
Il Papa esorta a sconfiggere definitivamente la lebbra
Nella giornata dedicata alla lotta contro questa malattia
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 30 gennaio 2011 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha chiesto un rinnovato impegno affinché l'umanità possa sconfiggere finalmente la lebbra in questa domenica in cui si celebrava la Giornata Mondiale dei Malati affetti dal morbo di Hansen.
La Giornata, riconosciuta ufficialmente dall'ONU, è stata ideata negli anni Cinquanta del secolo scorso da Raoul Follereau (1903-1977), scrittore francese di cui si sta iniziando ad analizzare la causa di beatificazione.
“La lebbra, pur essendo in regresso, purtroppo colpisce ancora molte persone in condizione di grave miseria”, ha dichiarato il Papa dopo aver recitato la preghiera mariana dell'Angelus insieme ai fedeli e ai pellegrini giunti per l'occasione.
Il Pontefice ha poi assicurato “una speciale preghiera” a tutti i malati e a “quanti li assistono e, in diversi modi, si impegnano a sconfiggere il morbo di Hansen”.
Ha infine salutato l’Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau, che compie 50 anni di attività.
Nel suo Messaggio in occasione della Giornata, il Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute, monsignor Zygmunt Zimowski, esorta a “unire i nostri sforzi per esprimere meglio la Giustizia e l'Amore verso i malati di lebbra”.
Secondo il Presidente del dicastero vaticano, la lebbra è un esempio paradigmatico di come nella nostra epoca si assista “da una parte ad un’attenzione alla salute che rischia di trasformarsi in consumismo farmacologico, medico e chirurgico, diventando quasi un culto per il corpo, e dall’altra parte, alla difficoltà di milioni di persone ad accedere a condizioni di sussistenza minimali e a farmaci indispensabili per curarsi” (cfr. ZENIT, 28 gennaio 2011).
Il Papa: “Dio ha bisogno anche di ciascuno di noi”
Riceve in udienza la comunità del Pontificio Collegio Etiopico
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 30 gennaio 2011 (ZENIT.org).- “Dio ha bisogno anche di ciascuno di noi per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù”.
Papa Benedetto XVI lo ha ricordato questo sabato mattina, ricevendo in udienza nella Sala dei Papi del Palazzo Apostolico la comunità del Pontificio Collegio Etiopico in Vaticano.
Nel suo discorso, il Pontefice ha ricordato ai sacerdoti e ai seminaristi che Cristo “non sopprime le qualità caratteristiche della persona; al contrario, le eleva, le nobilita e, facendole sue, le chiama a servire il suo mistero e la sua opera”.
“Nonostante il carattere proprio della vocazione di ciascuno, non siamo separati tra di noi; siamo invece solidali, in comunione all’interno di un unico organismo spirituale”, ha aggiunto.
“Siamo chiamati a formare il Cristo totale, un’unità ricapitolata nel Signore, vivificata dal suo Spirito”.
Allo stesso modo, ha proseguito, “Cristo è inseparabile dalla Chiesa che è il suo Corpo”.
“E’ nella Chiesa che Cristo congiunge più strettamente a sé i battezzati e, nutrendoli alla Mensa eucaristica, li rende partecipi della sua vita gloriosa”.
Esempio
Il Pontefice ha voluto poi soffermarsi sulla “luminosa figura di San Giustino De Jacobis” (1800-1860), del quale il 31 luglio è stato commemorato il 150° anniversario della morte. De Jacobis, beatificato da Papa Pio XII il 25 giugno 1939, è stato canonizzato da Papa Paolo VI il 26 ottobre 1975.
“Inviato a trentotto anni dall’allora Prefetto di Propaganda Fide, il Cardinale Franzoni, come missionario in Etiopia, nel Tigrai, lavorò prima ad Adua e poi a Guala, dove pensò subito a formare preti etiopi”, ha osservato.
“Con il suo zelante ministero operò instancabilmente perché quella porzione di popolo di Dio ritrovasse il fervore originario della fede, seminata dal primo evangelizzatore San Frumenzio”.
In particolare, “intuì con lungimiranza che l’attenzione al contesto culturale doveva essere una via privilegiata sulla quale la grazia del Signore avrebbe formato nuove generazioni di cristiani”.
“Sappiate suscitare in ciascuno l’amore a Dio e alla Chiesa, sull’esempio di san Giustino De Jacobis”, ha detto il Papa ai sacerdoti e seminaristi del Collegio Etiopico.
“Vivete con gioia e dedizione questo periodo importante della vostra formazione”, “camminate con decisione sulla strada della santità”, ha aggiunto.
“Voi siete un segno di speranza, specialmente per la Chiesa nei vostri Paesi di origine”.
+PetaloNero+
Monday, January 31, 2011 3:36 PM
LE UDIENZE
Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:
Em.mo Card. Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
S.E. Mons. Javier Echevarría Rodríguez, Vescovo tit. di Cilibia, Prelato della Prelatura personale dell’Opus Dei.
RINUNCE E NOMINE
NOMINA DEL VESCOVO DI ALGHERO-BOSA (ITALIA)
Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Alghero-Bosa (Italia) il Rev.do Don Mauro Maria Morfino, S.D.B., finora Docente di Sacra Scrittura presso la Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna.
Rev.do Don Mauro Maria Morfino, S.D.B.
Il Rev.do Don Mauro Maria Morfino è nato ad Arborea (provincia di Oristano) il 23 marzo 1958. Ha frequentato il ginnasio nella casa di formazione dei Salesiani a Genzano di Roma. Dopo gli studi ginnasiali ha iniziato il noviziato a Lanuvio, concluso con la professione temporanea il 12 settembre 1975. Ha conseguito il Diploma Magistrale e nel 1978 ha ottenuto la Licenza in teoria e solfeggio.
Il 25 settembre 1983 ha emesso la professione perpetua. È stato ordinato Diacono ad Arborea il 29 giugno 1985 e Presbitero il 19 luglio 1986.
Ha conseguito il diploma di studi filosofici presso la Pontificia Facoltà della Sardegna; dal 1982 al 1992 ha completato gli studi accademici in Medio Oriente, conseguendo dapprima il Baccellierato in Sacra Teologia (1986), in seguito la Licenza in Scienze bibliche sempre a Gerusalemme (1988) ed infine il Dottorato di ricerca in Scienze bibliche sempre nella stessa città (1992).
Dal 1992 ad oggi risiede nella comunità salesiana di Cagliari.
È stato Insegnante di educazione musicale nelle scuole Medie inferiori dal 1977 al 1980; Segretario della Scuola Media "Don Bosco" ad Arborea dal 1981 al 1982; Collaboratore con la Rappresentanza Pontificia a Gerusalemme dal 1987 al 1990; Direttore Spirituale del Pontificio Seminario Regionale Sardo dal 1995 al 1998; Vice-Preside della Pontificia Facoltà Teologica di Cagliari dal 1998 al 2006; dal 1992 è Docente di Sacra Scrittura presso la medesima Facoltà Teologica.
È autore di numerosi studi di carattere biblico pubblicati su varie riviste.
Attualmente è Ordinario di Scienze Bibliche e Direttore del Dipartimento di Scienze Bibliche e Patristiche presso la Facoltà Teologica di Cagliari; Docente per il Dottorato di Ricerca "Esegesi e Fonti di testi del Mediterraneo". Ha svolto una intensa attività nella conduzione di corsi di esercizi spirituali e nell’animazione biblica.
Il Papa chiede di pregare a febbraio per il rispetto della famiglia
Intenzioni affidate per questo mese all'Apostolato della Preghiera
CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 31 gennaio 2011 (ZENIT.org).- Nel mese di febbraio che sta per iniziare, Papa Benedetto XVI chiede ai fedeli di pregare per il rispetto della famiglia e il riconoscimento del suo ruolo nella società.
E' questa, infatti, la proposta che fa nelle intenzioni di preghiera per il secondo mese dell'anno, contenute nella lettera pontificia che ha affidato all'Apostolato della Preghiera, iniziativa seguita da circa 50 milioni di persone nei cinque continenti.
“Perché la famiglia sia da tutti rispettata nella sua identità e sia riconosciuto il suo insostituibile contributo in favore dell'intera società”, dice l'intenzione generale.
Ogni mese il Pontefice propone anche un'intenzione missionaria.
Quella per il mese di febbraio recita: “Perché in quei territori di missione dove più urgente è la lotta contro le malattie, le comunità cristiane sappiano testimoniare la presenza di Cristo accanto ai sofferenti”.
+PetaloNero+
Tuesday, February 01, 2011 3:39 PM
RINUNCE E NOMINE
EREZIONE DELL’ORDINARIATO MILITARE PER LA BOSNIA ED ERZEGOVINA E NOMINA DEL PRIMO ORDINARIO MILITARE
Il Santo Padre Benedetto XVI ha eretto l’Ordinariato Militare per la Bosnia ed Erzegovina ed ha nominato primo Ordinario Militare per la Bosnia ed Erzegovina il Rev.do Tomo Vukšiƒ, finora Vicario Generale della diocesi di Mostar-Duvno (Bosnia ed Erzegovina).
Rev.do Tomo Vukšiƒ
Il Rev.do Tomo Vukšiƒ è nato il 9 gennaio 1954 a Studenci, nella diocesi di Mostar- Duvno (Bosnia ed Erzegovina). È stato ordinato sacerdote il 29 giugno 1980. È stato Vicario Parrocchiale nella Cattedrale di Mostar (1980-1982). Ha conseguito, a Roma, la licenza in Teologia Ecumenica al Pontificio Istituto Orientale (1984) e quella in Diritto Canonico alla Pontificia Università Urbaniana (1986). Successivamente, per due anni, ha ricoperto l’incarico di Segretario del Vescovo Žaniƒ di Mostar. Tornato a Roma, ha conseguito il dottorato presso il Pontificio Istituto Orientale (1991). Rientrato in patria, è stato Preside dell’Istituto Teologico di Mostar (1991-1994), Vice-Rettore del Seminario Maggiore di Sarajevo (1993-1998), Vicario Giudiziale di Mostar-Duvno (1995-2009). Dal 2009 era Vicario Generale della medesima diocesi e Docente di Teologica Ecumenica all’Istituto Teologico di Mostar.
AVVISI DELL’UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE
CAPPELLA PAPALE PER L’ORDINAZIONE EPISCOPALE CONFERITA DAL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Sabato 5 febbraio 2011, alle ore 10, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Benedetto XVI conferirà l'Ordinazione episcopale ai seguenti Presbiteri:
- Mons. Savio Hon Tai-Fai, della Società Salesiana di San Giovanni Bosco, nato il 21 ottobre 1950, ordinato Presbitero i1 17 luglio 1982, eletto Arcivescovo titolare di Sila e nominato Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli il 23 dicembre 2010.
- Mons. Marcello Bartolucci, del clero della Diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, nato il 9 aprile 1944, ordinato Presbitero il 9 novembre 1968, eletto Arcivescovo titolare di Bevagna e nominato Segretario della Congregazione delle Cause dei Santi il 29 dicembre 2010.
- Mons. Celso Morga Iruzubieta, del clero della Diocesi di Calahorra y La Calzada-Logroño, nato il 28 gennaio 1948, ordinato Presbitero il 24 giugno 1972, eletto Arcivescovo titolare di Alba Marittima e nominato Segretario della Congregazione per il Clero il 29 dicembre 2010.
- Mons. Antonio Guido Filipazzi, del clero della Diocesi di Ventimiglia-San Remo, nato l’8 ottobre 1963, ordinato Presbitero il 10 ottobre 1987, eletto Arcivescovo titolare di Sutri e nominato Nunzio Apostolico l’8 gennaio 2011.
- Mons. Edgar Peña Parra, del clero dell’Arcidiocesi di Maracaibo, nato il 6 marzo 1960, ordinato Presbitero il 23 agosto 1985, eletto Arcivescovo titolare di Telepte e nominato Nunzio Apostolico l’8 gennaio 2011
POSSESSI CARDINALIZI
L’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice dà comunicazione delle Prese di Possesso che avranno luogo nei prossimi giorni:
Sabato 5 febbraio 2011, alle ore 18.30, l’Em.mo Cardinale Raymond Leo Burke, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, prenderà possesso della Diaconia di Sant’Agata de’ Goti, Via Mazzarino, 16.
Venerdì 11 febbraio 2011, alle ore 18.00, l’Em.mo Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, prenderà possesso della Diaconia di Santa Maria in Aquiro, Piazza Capranica.
Sabato 12 febbraio 2011, alle ore 18.00, l’Em.mo Cardinale Francesco Monterisi, Arciprete della Papale Basilica di San Paolo fuori le Mura, prenderà possesso della Diaconia di San Paolo alla Regola, Via di San Paolo alla Regola, 6.
Domenica 13 febbraio 2011, alle ore 12.00, l’Em.mo Cardinale Albert Malcolm Ranjith Patabendige Don, Arcivescovo di Colombo, prenderà possesso del Titolo di San Lorenzo in Lucina, Piazza di San Lorenzo in Lucina, 16/A.
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI AL II CONGRESSO CONTINENTALE LATINOAMERICANO SULLE VOCAZIONI
Pubblichiamo di seguito il Messaggio che il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato ai partecipanti al II Congresso Continentale Latinoamericano sulle Vocazioni, promosso dal Dipartimento per le Vocazioni e i Ministeri del Consiglio Episcopale Latinoamericano, in corso a Cartago (Costa Rica) dal 31 gennaio al 5 febbraio 2011:
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
Queridos hermanos en el Episcopado,
Amados presbíteros,
religiosas, religiosos y fieles laicos
Próximamente se cumplirán 17 años del Primer Congreso Continental Latinoamericano de Vocaciones, convocado por la Santa Sede, en estrecha colaboración con el Consejo Episcopal Latinoamericano y la Confederación Latinoamericana de Religiosos. Aquel evento significó una importante ocasión para relanzar en todo el Continente la pastoral vocacional. El presente Congreso, que os disponéis a celebrar en la ciudad de Cartago, en Costa Rica, es una iniciativa de los Obispos responsables de la pastoral vocacional de América Latina y el Caribe, con la que se pretende seguir el camino ya iniciado, en el contexto de ese gran impulso misionero promovido por la V Conferencia General del Episcopado Latinoamericano, en Aparecida (Documento conclusivo, 548). La gran tarea de la evangelización requiere un número cada vez mayor de personas que respondan generosamente al llamado de Dios y se entreguen de por vida a la causa del Evangelio. Una acción misionera más incisiva trae como fruto precioso, junto al fortalecimiento de la vida cristiana en general, el aumento de las vocaciones de especial consagración. De alguna manera, la abundancia de vocaciones es un signo elocuente de vitalidad eclesial, así como de la fuerte vivencia de la fe por parte de todos los miembros del Pueblo de Dios.
La Iglesia, en lo más íntimo de su ser, tiene una dimensión vocacional, implícita ya en su significado etimológico: «asamblea convocada» por Dios. La vida cristiana participa también de esta misma dimensión vocacional que caracteriza a la Iglesia. En el alma de cada cristiano resuena siempre de nuevo aquel «sígueme» de Jesús a los apóstoles, que cambió para siempre sus vidas (cf. Mt 4, 19).
En este segundo Congreso, que tiene por lema: «Maestro, en tu Palabra echaré las redes» (Lc 5, 5), los distintos agentes de pastoral vocacional de la Iglesia en América Latina y el Caribe se han reunido con el objetivo de fortalecer la pastoral vocacional, para que los bautizados asuman su llamado de ser discípulos y misioneros de Cristo, en las circunstancias actuales de esas amadas tierras. A este respecto, el Concilio Vaticano II afirma que: «toda la comunidad cristiana tiene el deber de fomentar las vocaciones, y debe procurarlo, ante todo, con una vida plenamente cristiana» (Optatam totius, 2). La pastoral vocacional ha de estar plenamente insertada en el conjunto de la pastoral general, y con una presencia capilar en todos los ámbitos pastorales concretos (Cf. V Conferencia General, Aparecida, Documento conclusivo, 314). La experiencia nos enseña que, allí donde hay una buena planificación y una práctica constante de la pastoral vocacional, las vocaciones no faltan. Dios es generoso, e igualmente generoso debería ser el empeño pastoral vocacional en todas las Iglesias particulares.
Entre los muchos aspectos que se podrían considerar para el cultivo de las vocaciones, quisiera destacar la importancia del cuidado de la vida espiritual. La vocación no es fruto de ningún proyecto humano o de una hábil estrategia organizativa. En su realidad más honda, es un don de Dios, una iniciativa misteriosa e inefable del Señor, que entra en la vida de una persona cautivándola con la belleza de su amor, y suscitando consiguientemente una entrega total y definitiva a ese amor divino (cf. Jn 15, 9.16). Hay que tener siempre presente la primacía de la vida del espíritu como base de toda programación pastoral. Es necesario ofrecer a las jóvenes generaciones la posibilidad de abrir sus corazones a una realidad más grande: a Cristo, el único que puede dar sentido y plenitud a sus vidas. Necesitamos vencer nuestra autosuficiencia e ir con humildad al Señor, suplicándole que siga llamando a muchos. Pero al mismo tiempo, el fortalecimiento de nuestra vida espiritual nos ha de llevar a una identificación cada vez mayor con la voluntad de Dios, y a ofrecer un testimonio más limpio y transparente de fe, esperanza y caridad.
Ciertamente, el testimonio personal y comunitario de una vida de amistad e intimidad con Cristo, de total y gozosa entrega a Dios, ocupa un lugar de primer orden en la labor de promoción vocacional. El testimonio fiel y alegre de la propia vocación ha sido y es un medio privilegiado para despertar en tantos jóvenes el deseo de ir tras los pasos de Cristo. Y, junto a eso, la valentía de proponerles con delicadeza y respeto la posibilidad de que Dios los llame también a ellos. Con frecuencia, la vocación divina se abre paso a través de una palabra humana, o gracias a un ambiente en el que se experimenta una fe viva. Hoy, como siempre, los jóvenes «son sensibles a la llamada de Cristo que les invita a seguirle» (Discurso en la sesión inaugural de la V Conferencia General, Aparecida, 13 mayo 2007). El mundo tiene necesidad de Dios, y por eso siempre tendrá necesidad de personas que vivan para él y que lo anuncien a los demás (cf. Carta a los seminaristas, 18 octubre 2010).
La preocupación por las vocaciones ocupa un lugar privilegiado en mi corazón y en mis oraciones. Les animo, pues, queridos hermanos y hermanas, a que se consagren con todas sus fuerzas y talentos a esta apasionante y urgente tarea, que el Señor sabrá recompensar con creces. Imploro sobre los organizadores y participantes en ese Congreso la intercesión de la Virgen María, verdadero modelo de respuesta generosa a la iniciativa de Dios, al mismo tiempo que les imparto una especial Bendición Apostólica.
Vaticano, 21 de enero de 2011
BENEDICTUS PP. XVI
+PetaloNero+
Wednesday, February 02, 2011 12:56 AM
Messaggio del Papa al II Congresso Latinoamericano sulle Vocazioni
In svolgimento da questo lunedì in Costa Rica
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 1° febbraio 2011 (ZENIT.org).- Riportiamo il Messaggio che Papa Benedetto XVI ha indirizzato al II Congresso Continentale Latinoamericano sulle Vocazioni, in svolgimento a Cartago (Costa Rica) da questo lunedì fino al 5 febbraio, promosso dal Consiglio Episcopale Latinoamericano (CELAM).
* * *
Cari fratelli nell’Episcopato, Amati presbiteri, religiose, religiosi e fedeli laici
Fra breve si compiranno 17 anni dal Primo Congresso Continentale Latinoamericano delle Vocazioni, convocato dalla Santa Sede, in stretta collaborazione con il Consiglio Episcopale Latinoamericano e con la Confederazione Latinoamericana dei Religiosi. Quell’evento fu un’importante occasione per rilanciare in tutto il Continente la pastorale vocazionale. Il presente Congresso, che vi apprestate a celebrare nella città di Cartago, in Costa Rica, è un’iniziativa dei vescovi responsabili della pastorale vocazionale dell’America Latina e dei Caraibi, con la quale si vuole proseguire il cammino già iniziato, nel contesto di quel grande impulso missionario promosso dalla V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano, ad Aparecida (Documento conclusivo, n. 548). La grande opera dell’evangelizzazione richiede un numero sempre più grande di persone che rispondano generosamente alla chiamata di Dio e si dedichino per tutta la vita alla causa del Vangelo. Un’azione missionaria più incisiva reca come frutto prezioso, oltre al rafforzamento della vita cristiana in generale, l’aumento delle vocazioni di speciale consacrazione. In qualche modo, l’abbondanza delle vocazioni è un segno eloquente di vitalità ecclesiale, come pure della forte esperienza della fede da parte di tutti i membri del popolo di Dio.
La Chiesa, nel più profondo di sé, ha una dimensione vocazionale implicita già nel suo significato etimologico: «assemblea convocata» da Dio. La vita cristiana partecipa a sua volta a questa stessa dimensione vocazionale che caratterizza la Chiesa. Nell’animo di ogni cristiano risuona sempre e nuovamente quel «seguimi» di Gesù agli apostoli, che cambiò per sempre la loro vita (cfr. Mt 4, 19).
In questo secondo Congresso, che ha come motto «Maestro, sulla tua Parola getterò le reti» (Lc 5, 5), i vari agenti di pastorale vocazionale della Chiesa in America Latina e nei Caraibi si sono riuniti con l’obiettivo di rafforzare la pastorale vocazionale, affinché i battezzati accolgano la loro chiamata a essere discepoli e missionari di Cristo, nelle circostanze attuali di queste amate terre. A tale proposito, il Concilio Vaticano II afferma che «Il dovere di promuovere le vocazioni sacerdotali spetta a tutta la comunità cristiana, che è tenuta ad assolvere questo compito anzitutto con una vita perfettamente cristiana» (Optatam totius, n. 2). La pastorale vocazionale deve essere pienamente inserita nell’insieme della pastorale generale, con una presenza capillare in tutti gli ambiti pastorali concreti (cfr. v Conferenza Generale, Aparecida, Documento conclusivo, n. 314). L’esperienza ci insegna che, laddove ci sono una buona pianificazione e una pratica costante della pastorale vocazionale, le vocazioni non mancano. Dio è generoso, e altrettanto generoso dovrebbe essere l’impegno pastorale vocazionale in tutte le Chiese particolari.
Fra i molti aspetti che si potrebbero considerare per coltivare le vocazioni, vorrei sottolineare l’importanza di curare la vita spirituale. La vocazione non è frutto di un progetto umano o di un’abile strategia organizzativa. Nella sua realtà più profonda, è un dono di Dio, un’iniziativa misteriosa e ineffabile del Signore, che entra nella vita di una persona seducendola con la bellezza del suo amore, e suscitando di conseguenza un donarsi totale e definitivo a questo amore divino (cfr. Gv 15, 9.16). Bisogna tenere sempre presente il primato della vita dello spirito come base di ogni programmazione pastorale. È necessario offrire alle giovani generazioni la possibilità di aprire il proprio cuore a una realtà più grande: a Cristo, l’unico che può dare senso e pienezza alla loro vita. Dobbiamo vincere la nostra autosufficienza e andare con umiltà dal Signore, supplicandolo di continuare a chiamare molti. Ma allo stesso tempo il rafforzamento della nostra vita spirituale ci deve portare a identificarci sempre più con la volontà di Dio e a offrire una testimonianza più nitida e trasparente di fede, di speranza e di carità.
Certamente, la testimonianza personale e comunitaria di una vita di amicizia e d’intimità con Cristo, di totale e gioioso dono di sé a Dio, occupa un posto di prim’ordine nell’opera di promozione vocazionale. La testimonianza fedele e gioiosa della propria vocazione è stata ed è un mezzo privilegiato per risvegliare in tanti giovani il desiderio di seguire i passi di Cristo, come pure il coraggio di proporre con delicatezza e rispetto la possibilità che Dio chiami anche loro. Spesso la vocazione divina si fa strada attraverso una parola umana o grazie a un ambiente in cui si sperimenta una fede viva. Oggi, come sempre, i giovani «sono sensibili alla chiamata di Cristo che li invita a seguirlo» (Discorso nella sessione inaugurale della v Conferenza Generale, Aparecida, 13 maggio 2007). Il mondo ha bisogno di Dio, e per questo avrà sempre bisogno di persone che vivano per Lui e che lo annuncino agli altri (cfr. Lettera ai seminaristi, 18 ottobre 2010).
La preoccupazione per le vocazioni occupa un posto privilegiato nel mio cuore e nelle mie preghiere. Vi incoraggio, quindi, cari fratelli e sorelle, a dedicarvi con tutte le vostre forze e i vostri talenti a questo compito appassionante e urgente per il quale il Signore saprà ricompensare abbondantemente. Imploro sugli organizzatori e sui partecipanti a questo Congresso l’intercessione della Vergine Maria, vero modello di risposta generosa all’iniziativa di Dio, e allo stesso tempo imparto una speciale Benedizione Apostolica.
Dal Vaticano, 24 gennaio 2011
Benedetto pp. XVI
[© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana, traduzione a cura de “L'Osservatore Romano”]
Il Papa nomina nuovi membri della Segreteria di Stato
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 1° febbraio 2011 (ZENIT.org).- Papa Benedetto XVI ha nominato il 29 gennaio nuovi membri della Segreteria di Stato e del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, così come un nuovo difensore del vincolo per il Tribunale della Rota Romana.
Il Pontefice ha infatti nominato nuovi membri del Consiglio di Cardinali e Vescovi della Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, il dicastero vaticano che si incarica delle relazioni internazionali della Santa Sede.
I nuovi membri sono il Cardinale ungherese Péter Erdő, Arcivescovo di Esztergom-Budapest e presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa, e il Cardinale canadese Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
Ha anche nominato per la stessa Sezione Fortunato Baldelli, Penitenziere Maggiore, e Raymond Leo Burke, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.
Benedetto XVI ha poi nominato sei nuovi membri del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.
Tra questi, spiccano il Cardinale Ennio Antonelli, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, e due membri collegati alle Chiese orientali cattoliche: Cyril Vasil', S.I., Segretario della Congregazione per le Chiese Orientali, e Antoine Audo, S.I., Vescovo di Aleppo dei Caldei (Siria).
Proprio le problematiche legate alla famiglia e all'Oriente cristiano sono al centro dell'attenzione di questo dicastero vaticano negli ultimi mesi.
Gli altri tre membri sono monsignor Luigi Negri, Vescovo di San Marino-Montefeltro, monsignor Guerino Di Tora, Ausiliare di Roma, e monsignor John Charles Wester, Vescovo di Salt Lake City (Stati Uniti).
Nello stesso dicastero, il Papa ha nominato anche nuovi consultori: monsignor Jacques Harel, Consulente Nazionale per l'Apostolato del Mare (Mauritius), e padre Maurizio Pettenà, direttore dell'Ufficio Migranti della Conferenza Episcopale Australiana.
Altri nuovi consultori sono i professori Paolo Morozzo della Rocca, della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Urbino, e Laura Zanfrini, della Facoltà di Sociologia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, così come Christopher Hein, direttore del “Consiglio Italiano per i Rifugiati”.
Il Papa ha infine nominato nuovo Difensore del Vincolo Sostituto del Tribunale della Rota Romana monsignor Robert Gołębiowski, finora Notaio dello stesso Tribunale.
Il Papa: le vocazioni sono frutto dell'evangelizzazione
Sottolinea “l’importanza di curare la vita spirituale” dei giovani
CITTA' DEL VATICANO, martedì, 1° febbraio 2011 (ZENIT.org).- Un'azione missionaria più incisiva porta come frutto prezioso, insieme al rafforzamento della vita cristiana in generale, l'aumento delle vocazioni a una consacrazione speciale.
Papa Benedetto XVI lo afferma nel suo Messaggio al II Congresso Continentale Latinoamericano sulle Vocazioni, promosso dal Consiglio Episcopale Latinoamericano (CELAM) e in svolgimemnto a Cartago (Costa Rica) da questo lunedì al 5 febbraio.
Nel testo, e collegandosi al Messaggio conclusivo dell'Assemblea di Aparecida, il Papa afferma che “l’abbondanza delle vocazioni è un segno eloquente di vitalità ecclesiale, come pure della forte esperienza della fede da parte di tutti i membri del popolo di Dio”.
La Chiesa, spiega il Papa, “nel più profondo di sé, ha una dimensione vocazionale”, e quindi “la vita cristiana partecipa a sua volta a questa stessa dimensione vocazionale che caratterizza la Chiesa”.
“Nell’animo di ogni cristiano risuona sempre e nuovamente quel 'seguimi' di Gesù agli apostoli, che cambiò per sempre la loro vita”, sottolinea.
Dall'altro lato, ricordando l'appello alla grande missione continentale lanciata nell'Assemblea di Aparecida, il Pontefice aggiunge che questo compito “richiede un numero sempre più grande di persone che rispondano generosamente alla chiamata di Dio e si dedichino per tutta la vita alla causa del Vangelo”.
Vita spirituale
Tra i fattori che promuovono il risveglio della vocazione, il Papa segnala in particolare la cura della vita spirituale, proprio perché “la vocazione non è frutto di un progetto umano o di un’abile strategia organizzativa”.
“Nella sua realtà più profonda, è un dono di Dio, un’iniziativa misteriosa e ineffabile del Signore, che entra nella vita di una persona seducendola con la bellezza del suo amore, e suscitando di conseguenza un donarsi totale e definitivo a questo amore divino”.
Per questo, esorta i Vescovi latinoamericani, sottolineando che “bisogna tenere sempre presente il primato della vita dello spirito come base di ogni programmazione pastorale”.
“È necessario offrire alle giovani generazioni la possibilità di aprire il proprio cuore a una realtà più grande: a Cristo, l’unico che può dare senso e pienezza alla loro vita”.
“La testimonianza personale e comunitaria di una vita di amicizia e d’intimità con Cristo, di totale e gioioso dono di sé a Dio, occupa un posto di prim’ordine nell’opera di promozione vocazionale. La testimonianza fedele e gioiosa della propria vocazione è stata ed è un mezzo privilegiato per risvegliare in tanti giovani il desiderio di seguire i passi di Cristo, come pure il coraggio di proporre con delicatezza e rispetto la possibilità che Dio chiami anche loro”.
La pastorale vocazionale, aggiunge, “deve essere pienamente inserita nell’insieme della pastorale generale, con una presenza capillare in tutti gli ambiti pastorali concreti”.
“L’esperienza ci insegna che, laddove ci sono una buona pianificazione e una pratica costante della pastorale vocazionale, le vocazioni non mancano. Dio è generoso, e altrettanto generoso dovrebbe essere l’impegno pastorale vocazionale in tutte le Chiese particolari”, conclude.
+PetaloNero+
Wednesday, February 02, 2011 3:22 PM
RINUNCE E NOMINE
RINUNCIA DEL VESCOVO DI SIGÜENZA-GUADALAJARA (SPAGNA) E NOMINA DEL SUCCESSORE
Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Sigüenza-Guadalajara (Spagna) presentata da S.E. Mons. José Sánchez González, in conformità al canone 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.
Il Papa ha nominato Vescovo di Sigüenza-Guadalajara S.E. Mons. Atilano Rodríguez Martínez, finora Vescovo di Ciudad Rodrigo.
S.E. Mons. Atilano Rodríguez Martínez
S.E. Mons. Atilano Rodríguez Martínez è nato a Trascastro (arcidiocesi di Oviedo, Asturias) il 25 ottobre 1946. Ha compiuto gli studi ecclesiastici nel Seminario di Oviedo ed è stato ordinato sacerdote il 15 agosto 1970. Nel 1992 ha ottenuto la Licenza in Teologia presso la Pontificia Università di Salamanca.
Dopo l’ordinazione sacerdotale, ha ricoperto gli incarichi di Parroco di Berduceo, Oviedo (1970-1973), formatore nel Seminario di Oviedo (1973-1977), Segretario particolare di S.E. Mons. Elías Yanes, Arcivescovo di Zaragoza (1977-1992), Parroco (1992-1995) e Arciprete (1994-1995) a Gijón.
Nominato Vescovo titolare di Orea e Ausiliare di Oviedo il 5 gennaio 1996, è stato consacrato il 18 febbraio successivo.
Il 26 febbraio 2003 è stato trasferito alla diocesi di Ciudad Rodrigo.
RINUNCIA DEL VICARIO APOSTOLICO DI IQUITOS (PERÙ) E NOMINA DEL SUCCESSORE
Il Papa ha accettato la rinuncia al governo pastorale del Vicariato Apostolico di Iquitos (Perù), presentata da S.E. Mons. Julián García Centeno, O.S.A., in conformità al canone 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.
Il Santo Padre ha nominato Vicario Apostolico di Iquitos (Perù), il Rev.do P. Miguel Olaortúa Laspra, O.S.A., Direttore del Collegio "San Augustin" di Zaragoza e Consigliere Provinciale. Gli è stata assegnata la sede titolare vescovile di Abir maggiore.
Rev.do P. Miguel Olaortúa Laspra, O.S.A.
Il Rev.do P. Miguel Olaortúa Laspra, O.S.A., è nato il 22 novembre 1962 a Bilbao (Vizcaya - Spagna). Nel 1981 è entrato nel Noviziato dell’Ordine degli Agostiniano e ha emesso la Prima Professione nell’Istituto il 2 ottobre 1982. Dal 1982 al 1984 ha studiato Filosofia e Teologia presso il Seminario Maggiore degli Agostiniani in Valladolid e poi, dal 1984 al 1987, presso l’Università di Deusto (Bilbao).
È stato ordinato sacerdote il 4 ottobre 1987.
Dopo l’ordinazione sacerdotale, ha ricoperto i seguenti incarichi: 1987-1990: Studi per la Licenza in Scienze dell’Educazione, con specializzazione in Pastorale Giovanile e Catechesi, presso la Pontificia Università Salesiana di Roma; 1990-2002: Vicario parrocchiale di Santa Rita in Zaragoza e Membro della direzione del Collegio e professore presso la Scuola di Catechesi dell’arcidiocesi di Zaragoza; nel 1992 è stato per un anno anche Coordinatore della Pastorale del Collegio San Agustín di Zaragoza; 1998-2010: Consigliere Provinciale; 2000-2006: Priore della Comunità di Zaragoza; 2002-2010: Direttore del Collegio San Agustín; Membro dell’Equipe diocesana per la Catechesi e Delegato permanente del Superiore maggiore presso la CONFER (Conferencia Española de Religiosos) di Aragón.
NOMINA DELL’ARCIVESCOVO DI ALBI (FRANCIA)
Il Santo Padre ha nominato Arcivescovo di Albi (Francia) S.E. Mons. Jean Legrez, O.P., finora Vescovo di Saint-Claude (Francia).
S.E. Mons. Jean Legrez, O.P.
S.E. Mons. Jean Legrez, O.P., è nato il 29 maggio 1948 a Parigi. Ha compiuto gli studi classici presso il collegio cattolico Saint-Jean-de-Passy ed ha frequentato per un anno i corsi di filosofia presso l’Università di Nanterre. Entrato nell’Ordine dei Frati Predicatori nel 1968, ha fatto l’anno di noviziato a Lille e ha compiuto la sua formazione filosofica e teologica presso lo studentato dell’Ordine. Nel 1976, ha conseguito la Licenza in Teologia presso l’Istituto Cattolico di Toulouse.
È stato ordinato sacerdote il 27 giugno 1976.
Dal 1977 al 1996 ha partecipato al movimento dei "Monaci apostolici", dedicandosi al ministero parrocchiale, prima a Aix-en-Provence, poi ad Avignon e a Lyon, dove è stato parroco di Saint-Nizier per più di dieci anni.
Inviato nel Convento di Marseille, vi è stato eletto Priore nel 2001. È stato anche Consigliere della Provincia domenicana di Toulouse, Consigliere teologico dell’équipe nazionale del CLER (Centre de Liaison des Équipes de Recherche), Consigliere spirituale della Congregazione religiosa "Piccole Sorelle delle Maternità Cattoliche".
Eletto Vescovo di Saint-Claude il 22 agosto 2003, è stato consacrato il 23 ottobre successivo.
In seno alla Conferenza episcopale è membro della Commissione episcopale per la Liturgia e la Pastorale sacramentale.
NOMINA DEL VESCOVO DI CIUDAD RODRIGO (SPAGNA)
Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Vescovo di Ciudad Rodrigo S.E. Mons. Cecilio Raúl Berzosa Martínez, finora Vescovo titolare di Arcavica ed Ausiliare di Oviedo.
S.E. Mons. Cecilio Raúl Berzosa Martínez
S.E. Mons. Cecilio Raúl Berzosa Martínez è nato in Aranda de Duero, arcidiocesi di Burgos, il 22 novembre 1957. Ha seguito gli studi ecclesiastici nel Seminario di Burgos e nella Facoltà Teologica del Nord della Spagna, dove nel 1984 ha ottenuto la Laurea in Teologia Dogmatica.
Ordinato sacerdote l’8 novembre 1982, dal 1984 al 1986 frequentato a Roma la Pontificia Accademia Ecclesiastica ed il corso di Licenza in Diritto Canonico presso la Pontificia Università S. Tommaso d’Aquino. Durante lo stesso periodo ha studiato Antropologia Teologica presso il "Teresianum" e ha frequentato un corso di giornalismo nell’Istituto Professionale "Lazio".
Ha svolto il ministero come vicario parrocchiale (1982-1983), parroco (1983-1984), professore di Teologia Dogmatica e Spiritualità nella Facoltà di Teologia del Nord della Spagna, Docente della Escuela diocesana de tiempo libre, Delegato diocesano per i Mezzi di Comunicazione, Direttore della rivista diocesana Sembrar, Direttore dei programmi diocesani di Radio COPE, Direttore degli Istituti di Teologia per Laici e di Teologia a distanza e Direttore per le relazioni con la stampa della Facoltà di Teologia (1988-1993), Segretario delle riunioni dei Vescovi delle diocesi di Castilla y León (1994-2003), Pro-Vicario Generale e Vicario di Pastorale di Burgos (1993-2004).
Nominato Vescovo titolare di Arcavica ed Ausiliare di Oviedo il 22 marzo 2005, è stato consacrato il 14 maggio successivo.
NOMINA DEL VESCOVO DI SAN JOSÉ DEL GUAVIARE (COLOMBIA)
Il Santo Padre ha nominato Vescovo di San José del Guaviare (Colombia) S.E. Mons. Francisco Antonio Nieto Súa, finora Vescovo titolare di Teglata di Numidia ed Ausiliare di Bogotá.
S.E. Mons. Francisco Antonio Nieto Súa
S.E. Mons. Francisco Antonio Nieto Súa è nato a Panqueba, diocesi di Málaga-Soatá, il 17 settembre 1948.
Ha compiuti gli studi ecclesiastici di Filosofia e Teologia presso il Seminario San Luis Beltrán e presso il Seminario Maggiore San José di Bogotá. Ha ottenuto la Licenza in Storia della Chiesa presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma.
Ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale il 30 novembre 1973, con incardinazione nell'arcidiocesi di Bogotá.
Come sacerdote ha svolto i seguenti incarichi: Vicario parrocchiale di La Sagrada Eucaristía, Vicario parrocchiale di El Buen Pastor, Vicario parrocchiale di San Bernardino a Soacha, Parroco di Santa Lucia, Professore del Seminario Maggiore San José , Cappellano del Collegio Andino Colombo – Alemán, Amministratore parrocchiale di Nuestra Señora di Torcorama, Parroco di San José Calasanz. Dal 2000 al 2008 è stato Vicario Episcopale per la zona pastorale di El Espíritu Santo.
Il 22 ottobre 2008 è stato nominato Vescovo titolare di Teglata di Numidia ed Ausiliare di Bogotá. Ha ricevuto la consacrazione episcopale il 17 novembre 2008.
NOMINA DEL VESCOVO DI SONSÓN-RIONEGRO (COLOMBIA)
Il Santo Padre ha nominato Vescovo di Sonsón-Rionegro (Colombia) S.E. Mons. Fidel León Cadavid Marín, finora Vescovo di Quibdó.
S.E. Mons. Fidel León Cadavid Marín
S.E. Mons. Fidel León Cadavid Marín è nato in Bello, Arcidiocesi di Santa Fe de Antioquia (Colombia) il 3 luglio 1951. Ha frequentato il Seminario Maggiore di Medellín ed è stato ordinato il 5 dicembre 1976, incardinandosi nell’arcidiocesi di Medellín.
Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ottenuto la Laurea in Teologia nella Pontificia Università Gregoriana di Roma. Come sacerdote è stato parroco e Professore nel Seminario di Medellín. Con la creazione della diocesi di Caldas è stato Rettore del Seminario Minore e parroco della Cattedrale della nuova circoscrizione.
I1 25 luglio 2001 è stato nominato Vescovo di Quibdó. Ha ricevuto la consacrazione episcopale il 22 settembre dello stesso anno.
NOMINA DI AUSILIARE DELL’ARCIDIOCESI DI FORTALEZA (BRASILE)
Il Santo Padre ha nominato Ausiliare dell’arcidiocesi di Fortaleza (Brasile) il Rev.do Rosalvo Cordeiro de Lima, del clero della diocesi di Mogi das Cruzes, finora Parroco della parrocchia São José a Salesópolis, assegnandogli la sede titolare vescovile di Castello di Tatroporto.
Rev.do Rosalvo Cordeiro de Lima
Il Rev.do Rosalvo Cordeiro de Lima è nato il 25 gennaio 1962 a União dos Palmares (Alagoas). Ha studiato Filosofia presso il Seminario Sagrado Coração de Jesus a Mogi das Cruzes e Teologia presso la Facoltà di Teologia Nossa Senhora da Assunção, a São Paulo.
È stato ordinato sacerdote il 1° novembre 1992, ad Arujá, diocesi di Mogi das Cruzes.
Dopo l’ordinazione sacerdotale ha svolto i seguenti incarichi: Vicario parrocchiale della parrocchia Jesus Cristo Redentor do Homem, a Itaquaquecetuba (1992-1993); Coordinatore della Pastorale vocazionale della diocesi di Mogi das Cruzes (1994-2000); Amministratore parrocchiale della parrocchia Jesus Cristo Redentor do Homem (1994-1997).
Dal 1997 è Parroco della parrocchia São José, a Salesópolis. Dal 2000 ricopre anche l’incarico di Direttore spirituale dei seminaristi di Mogi das Cruzes.
NOMINA DEL NUNZIO APOSTOLICO IN PAKISTAN
Il Santo Padre ha nominato Nunzio Apostolico in Pakistan S.E Mons. Edgar Peña Parra, Arcivescovo titolare di Telepte.
Il Papa nominerà cinque nuovi Vescovi per la Curia Romana
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 2 febbraio 2011 (ZENIT.org).- Sabato 5 febbraio, nella Basilica di San Pietro, Papa Benedetto XVI ordinerà Vescovi cinque sacerdoti che ha nominato per incarichi nella Curia Romana.
Il primo è il sacerdote salesiano nato a Hong Kong Savio Hon Tai-Fai, di 61 anni, che il 23 dicembre 2010 è stato nominato dal Papa segretario della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli. Riceverà il titolo di Arcivescovo della Diocesi titolare di Sila.
Il secondo è l'italiano Marcello Bartolucci (67 anni), della Diocesi di Assisi, nominato il 29 dicembre per il ruolo di segretario della Congregazione per le Cause dei Santi, della quale era sottosegretario. Riceverà il titolo di Arcivescovo titolare di Bevagna.
Il terzo è lo spagnolo Celso Morga Iruzubieta, 62 anni, della Diocesi di Calahorra, nominato anch'egli il 29 dicembre segretario della Congregazione per le Cause dei Santi, di cui era sottosegretario. Riceverà il titolo di Arcivescovo titolare di Alba Marittima.
Il quarto è l'italiano Antonio Guido Filipazzi, 48 anni, della Diocesi di Ventimiglia-San Remo, nominato l'8 gennaio Nunzio Apostolico e Arcivescovo titolare di Sutri.
Il quinto è infine il venezuelano Edgar Peña Parra, 49 anni, dell'Arcidiocesi di Maracaibo, nominato Nunzio Apostolico e Arcivescovo titolare di Telepte.
Entrambi erano consiglieri di Nunziatura e avevano lavorato in diverse missioni diplomatiche.
+PetaloNero+
Thursday, February 03, 2011 12:43 AM
Catechesi di Benedetto XVI su santa Teresa di Gesù
All'Udienza generale del mercoledì
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 2 febbraio 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito la catechesi su santa Teresa di Gesù tenuta questo mercoledì da Benedetto XVI in occasione dell’Udienza generale nell’Aula Paolo VI.
* * *
Cari fratelli e sorelle,
nel corso delle Catechesi che ho voluto dedicare ai Padri della Chiesa e a grandi figure di teologi e di donne del Medioevo ho avuto modo di soffermarmi anche su alcuni Santi e Sante che sono stati proclamati Dottori della Chiesa per la loro eminente dottrina. Oggi vorrei iniziare una breve serie di incontri per completare la presentazione dei Dottori della Chiesa. E comincio con una Santa che rappresenta uno dei vertici della spiritualità cristiana di tutti i tempi: santa Teresa d’Avila [di Gesù].
Nasce ad Avila, in Spagna, nel 1515, con il nome di Teresa de Ahumada. Nella sua autobiografia ella stessa menziona alcuni particolari della sua infanzia: la nascita da «genitori virtuosi e timorati di Dio», all’interno di una famiglia numerosa, con nove fratelli e tre sorelle. Ancora bambina, a meno di 9 anni, ha modo di leggere le vite di alcuni martiri che le ispirano il desiderio del martirio, tanto che improvvisa una breve fuga da casa per morire martire e salire al Cielo (cfr. Vita 1, 4); «voglio vedere Dio» dice la piccola ai genitori. Alcuni anni dopo, Teresa parlerà delle sue letture dell’infanzia e affermerà di avervi scoperto la verità, che riassume in due principi fondamentali: da un lato «il fatto che tutto quello che appartiene al mondo di qua, passa», dall’altro che solo Dio è «per sempre, sempre, sempre», tema che ritorna nella famosissima poesia «Nulla ti turbi / nulla ti spaventi; / tutto passa. Dio non cambia; / la pazienza ottiene tutto; / chi possiede Dio / non manca di nulla / Solo Dio basta!». Rimasta orfana di madre a 12 anni, chiede alla Vergine Santissima che le faccia da madre (cfr. Vita 1, 7).
Se nell’adolescenza la lettura di libri profani l’aveva portata alle distrazioni di una vita mondana, l’esperienza come alunna delle monache agostiniane di Santa Maria delle Grazie di Avila e la frequentazione di libri spirituali, soprattutto classici di spiritualità francescana, le insegnano il raccoglimento e la preghiera. All’età di 20 anni, entra nel monastero carmelitano dell’Incarnazione, sempre ad Avila; nella vita religiosa assume il nome di Teresa di Gesù. Tre anni dopo, si ammala gravemente, tanto da restare per quattro giorni in coma, apparentemente morta (cfr. Vita 5, 9). Anche nella lotta contro le proprie malattie la Santa vede il combattimento contro le debolezze e le resistenze alla chiamata di Dio: «Desideravo vivere — scrive — perché capivo bene che non stavo vivendo, ma stavo lottando con un’ombra di morte, e non avevo nessuno che mi desse vita, e neppure io me la potevo prendere, e Colui che poteva darmela aveva ragione di non soccorrermi, dato che tante volte mi aveva volto verso di Lui, e io l’avevo abbandonato» (Vita 8, 2). Nel 1543 perde la vicinanza dei famigliari: il padre muore e tutti i suoi fratelli emigrano uno dopo l’altro in America. Nella Quaresima del 1554, a 39 anni, Teresa giunge al culmine della lotta contro le proprie debolezze. La scoperta fortuita della statua di «un Cristo molto piagato» segna profondamente la sua vita (cfr. Vita 9). La Santa, che in quel periodo trova profonda consonanza con il sant’Agostino delle Confessioni, così descrive la giornata decisiva della sua esperienza mistica: «Accadde... che d’improvviso mi venne un senso della presenza di Dio, che in nessun modo potevo dubitare che era dentro di me o che io ero tutta assorbita in Lui» (Vita 10, 1).
Parallelamente alla maturazione della propria interiorità, la Santa inizia a sviluppare concretamente l’ideale di riforma dell’Ordine carmelitano: nel 1562 fonda ad Avila, con il sostegno del Vescovo della città, don Alvaro de Mendoza, il primo Carmelo riformato, e poco dopo riceve anche l’approvazione del Superiore Generale dell’Ordine, Giovanni Battista Rossi. Negli anni successivi prosegue le fondazioni di nuovi Carmeli, in totale diciassette. Fondamentale è l’incontro con san Giovanni della Croce, col quale, nel 1568, costituisce a Duruelo, vicino ad Avila, il primo convento di Carmelitani Scalzi. Nel 1580 ottiene da Roma l’erezione in Provincia autonoma per i suoi Carmeli riformati, punto di partenza dell’Ordine Religioso dei Carmelitani Scalzi. Teresa termina la sua vita terrena proprio mentre è impegnata nell’attività di fondazione. Nel 1582, infatti, dopo aver costituto il Carmelo di Burgos e mentre sta compiendo il viaggio di ritorno verso Avila, muore la notte del 15 ottobre ad Alba de Tormes, ripetendo umilmente due espressioni: «Alla fine, muoio da figlia della Chiesa» e «È ormai ora, mio Sposo, che ci vediamo». Un’esistenza consumata all’interno della Spagna, ma spesa per la Chiesa intera. Beatificata dal Papa Paolo v nel 1614 e canonizzata nel 1622 da Gregorio XV, è proclamata «Dottore della Chiesa» dal Servo di Dio Paolo VI nel 1970.
Teresa di Gesù non aveva una formazione accademica, ma ha sempre fatto tesoro degli insegnamenti di teologi, letterati e maestri spirituali. Come scrittrice, si è sempre attenuta a ciò che personalmente aveva vissuto o aveva visto nell’esperienza di altri (cfr. Prologo al Cammino di Perfezione), cioè a partire dall’esperienza. Teresa ha modo di intessere rapporti di amicizia spirituale con molti Santi, in particolare con san Giovanni della Croce. Nello stesso tempo, si alimenta con la lettura dei Padri della Chiesa, san Girolamo, san Gregorio Magno, sant’Agostino. Tra le sue opere maggiori va ricordata anzitutto l’autobiografia, intitolata Libro della vita, che ella chiama Libro delle Misericordie del Signore. Composta nel Carmelo di Avila nel 1565, riferisce il percorso biografico e spirituale, scritto, come afferma Teresa stessa, per sottoporre la sua anima al discernimento del «Maestro degli spirituali», san Giovanni d’Avila. Lo scopo è di evidenziare la presenza e l’azione di Dio misericordioso nella sua vita: per questo, l’opera riporta spesso il dialogo di preghiera con il Signore. È una lettura che affascina, perché la Santa non solo racconta, ma mostra di rivivere l’esperienza profonda del suo rapporto con Dio. Nel 1566, Teresa scrive il Cammino di Perfezione, da lei chiamato Ammonimenti e consigli che dà Teresa di Gesù alle sue monache. Destinatarie sono le dodici novizie del Carmelo di san Giuseppe ad Avila. A loro Teresa propone un intenso programma di vita contemplativa al servizio della Chiesa, alla cui base vi sono le virtù evangeliche e la preghiera. Tra i passaggi più preziosi il commento al Padre nostro, modello di preghiera. L’opera mistica più famosa di santa Teresa è il Castello interiore, scritto nel 1577, in piena maturità. Si tratta di una rilettura del proprio cammino di vita spirituale e, allo stesso tempo, di una codificazione del possibile svolgimento della vita cristiana verso la sua pienezza, la santità, sotto l’azione dello Spirito Santo. Teresa si richiama alla struttura di un castello con sette stanze, come immagine dell’interiorità dell’uomo, introducendo, al tempo stesso, il simbolo del baco da seta che rinasce in farfalla, per esprimere il passaggio dal naturale al soprannaturale. La Santa si ispira alla Sacra Scrittura, in particolare al Cantico dei Cantici, per il simbolo finale dei «due Sposi», che le permette di descrivere, nella settima stanza, il culmine della vita cristiana nei suoi quattro aspetti: trinitario, cristologico, antropologico ed ecclesiale. Alla sua attività di fondatrice dei Carmeli riformati, Teresa dedica il Libro delle fondazioni, scritto tra il 1573 e il 1582, nel quale parla della vita del gruppo religioso nascente. Come nell’autobiografia, il racconto è teso a evidenziare soprattutto l’azione di Dio nell’opera di fondazione dei nuovi monasteri.
Non è facile riassumere in poche parole la profonda e articolata spiritualità teresiana. Vorrei menzionare alcuni punti essenziali. In primo luogo, santa Teresa propone le virtù evangeliche come base di tutta la vita cristiana e umana: in particolare, il distacco dai beni o povertà evangelica, e questo concerne tutti noi; l’amore gli uni per gli altri come elemento essenziale della vita comunitaria e sociale; l’umiltà come amore alla verità; la determinazione come frutto dell’audacia cristiana; la speranza teologale, che descrive come sete di acqua viva. Senza dimenticare le virtù umane: affabilità, veracità, modestia, cortesia, allegria, cultura. In secondo luogo, santa Teresa propone una profonda sintonia con i grandi personaggi biblici e l’ascolto vivo della Parola di Dio. Ella si sente in consonanza soprattutto con la sposa del Cantico dei Cantici e con l’apostolo Paolo, oltre che con il Cristo della Passione e con il Gesù Eucaristico.
La Santa sottolinea poi quanto è essenziale la preghiera; pregare, dice, «significa frequentare con amicizia, poiché frequentiamo a tu per tu Colui che sappiamo che ci ama» (Vita 8, 5). L’idea di santa Teresa coincide con la definizione che san Tommaso d’Aquino dà della carità teologale, come «amicitia quaedam hominis ad Deum», un tipo di amicizia dell’uomo con Dio, che per primo ha offerto la sua amicizia all’uomo; l’iniziativa viene da Dio (cfr. Summa Theologiae ii-ii, 23, 1). La preghiera è vita e si sviluppa gradualmente di pari passo con la crescita della vita cristiana: comincia con la preghiera vocale, passa per l’interiorizzazione attraverso la meditazione e il raccoglimento, fino a giungere all’unione d’amore con Cristo e con la Santissima Trinità. Ovviamente non si tratta di uno sviluppo in cui salire ai gradini più alti vuol dire lasciare il precedente tipo di preghiera, ma è piuttosto un approfondirsi graduale del rapporto con Dio che avvolge tutta la vita. Più che una pedagogia della preghiera, quella di Teresa è una vera «mistagogia»: al lettore delle sue opere insegna a pregare pregando ella stessa con lui; frequentemente, infatti, interrompe il racconto o l’esposizione per prorompere in una preghiera.
Un altro tema caro alla Santa è la centralità dell’umanità di Cristo. Per Teresa, infatti, la vita cristiana è relazione personale con Gesù, che culmina nell’unione con Lui per grazia, per amore e per imitazione. Da ciò l’importanza che ella attribuisce alla meditazione della Passione e all’Eucaristia, come presenza di Cristo, nella Chiesa, per la vita di ogni credente e come cuore della liturgia. Santa Teresa vive un amore incondizionato alla Chiesa: ella manifesta un vivo «sensus Ecclesiae» di fronte agli episodi di divisione e conflitto nella Chiesa del suo tempo. Riforma l’Ordine carmelitano con l’intenzione di meglio servire e meglio difendere la «Santa Chiesa Cattolica Romana», ed è disposta a dare la vita per essa (cfr. Vita 33, 5).
Un ultimo aspetto essenziale della dottrina teresiana, che vorrei sottolineare, è la perfezione, come aspirazione di tutta la vita cristiana e meta finale della stessa. La Santa ha un’idea molto chiara della «pienezza» di Cristo, rivissuta dal cristiano. Alla fine del percorso del Castello interiore, nell’ultima «stanza» Teresa descrive tale pienezza, realizzata nell’inabitazione della Trinità, nell’unione a Cristo attraverso il mistero della sua umanità.
Cari fratelli e sorelle, santa Teresa di Gesù è vera maestra di vita cristiana per i fedeli di ogni tempo. Nella nostra società, spesso carente di valori spirituali, santa Teresa ci insegna ad essere testimoni instancabili di Dio, della sua presenza e della sua azione, ci insegna a sentire realmente questa sete di Dio che esiste nella profondità del nostro cuore, questo desiderio di vedere Dio, di cercare Dio, di essere in colloquio con Lui e di essere suoi amici. Questa è l’amicizia che è necessaria per noi tutti e che dobbiamo cercare, giorno per giorno, di nuovo. L’esempio di questa Santa, profondamente contemplativa ed efficacemente operosa, spinga anche noi a dedicare ogni giorno il giusto tempo alla preghiera, a questa apertura verso Dio, a questo cammino per cercare Dio, per vederlo, per trovare la sua amicizia e così la vera vita; perché realmente molti di noi dovrebbero dire: «non vivo, non vivo realmente, perché non vivo l’essenza della mia vita». Per questo il tempo della preghiera non è tempo perso, è tempo nel quale si apre la strada della vita, si apre la strada per imparare da Dio un amore ardente a Lui, alla sua Chiesa, e una carità concreta per i nostri fratelli. Grazie.
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Omelia di Benedetto XVI nella Giornata della Vita Consacrata
Messa celebrata nella Basilica di San Pietro
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 2 febbraio 2011 (ZENIT.org).- Riportiamo l'omelia pronunciata dal Papa questo mercoledì pomeriggio durante la Messa celebrata nella Basilica di San Pietro in occasione della Festa della Presentazione del Signore e Giornata della Vita Consacrata.
* * *
"Cari fratelli e sorelle, siate ascoltatori assidui della Parola, perché ogni sapienza di vita nasce dalla Parola del Signore! Siate scrutatori della Parola, attraverso la lectio divina, poiché la vita consacrata “nasce dall’ascolto della Parola di Dio ed accoglie il Vangelo come sua norma di vita".
Cari fratelli e sorelle! Nella Festa odierna contempliamo il Signore Gesù che Maria e Giuseppe presentano al tempio “per offrirlo al Signore” (Lc 2,22). In questa scena evangelica si rivela il mistero del Figlio della Vergine, il consacrato del Padre, venuto nel mondo per compiere fedelmente la sua volontà (cfr Eb 10,5-7).
Simeone lo addita come “luce per illuminare le genti” (Lc 2,32) e annuncia con parola profetica la sua offerta suprema a Dio e la sua vittoria finale (cfr Lc 2,32-35). È l’incontro dei due Testamenti, Antico e Nuovo. Gesù entra nell’antico tempio, Lui che è il nuovo Tempio di Dio: viene a visitare il suo popolo, portando a compimento l’obbedienza alla Legge ed inaugurando i tempi ultimi della salvezza.
E’ interessante osservare da vicino questo ingresso del Bambino Gesù nella solennità del tempio, in un grande “via vai” di tante persone, prese dai loro impegni: i sacerdoti e i leviti con i loro turni di servizio, i numerosi devoti e pellegrini, desiderosi di incontrarsi con il Dio santo di Israele. Nessuno di questi però si accorge di nulla. Gesù è un bambino come gli altri, figlio primogenito di due genitori molto semplici. Anche i sacerdoti risultano incapaci di cogliere i segni della nuova e particolare presenza del Messia e Salvatore. Solo due anziani, Simeone ed Anna, scoprono la grande novità. Condotti dallo Spirito Santo, essi trovano in quel Bambino il compimento della loro lunga attesa e vigilanza. Entrambi contemplano la luce di Dio, che viene ad illuminare il mondo, ed il loro sguardo profetico si apre al futuro, come annuncio del Messia: “Lumen ad revelationem gentium!” (Lc 2,32). Nell’atteggiamento profetico dei due vegliardi è tutta l’Antica Alleanza che esprime la gioia dell’incontro con il Redentore. Alla vista del Bambino, Simeone e Anna intuiscono che è proprio Lui l’Atteso.
La Presentazione di Gesù al tempio costituisce un’eloquente icona della totale donazione della propria vita per quanti, uomini e donne, sono chiamati a riprodurre nella Chiesa e nel mondo, mediante i consigli evangelici, “i tratti caratteristici di Gesù vergine, povero ed obbediente” (Esort. ap. postsinod. Vita consecrata, 1). Perciò la Festa odierna è stata scelta dal Venerabile Giovanni Paolo II per celebrare l’annuale Giornata della Vita Consacrata. In questo contesto, rivolgo un saluto cordiale e riconoscente al Monsignor João Braz de Aviz, che da poco ho nominato Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e per le Società di Vita Apostolica, con il Segretario e i collaboratori. Con affetto saluto i Superiori Generali presenti e tutte le persone consacrate.
Vorrei proporre tre brevi pensieri per la riflessione in questa Festa.
Il primo: l’icona evangelica della Presentazione di Gesù al tempio contiene il simbolo fondamentale della luce; la luce che, partendo da Cristo, si irradia su Maria e Giuseppe, su Simeone ed Anna e, attraverso di loro, su tutti. I Padri della Chiesa hanno collegato questa irradiazione al cammino spirituale. La vita consacrata esprime tale cammino, in modo speciale, come “filocalia”, amore per la bellezza divina, riflesso della bontà di Dio (cfr ibid., 19). Sul volto di Cristo risplende la luce di tale bellezza. “La Chiesa contempla il volto trasfigurato di Cristo, per confermarsi nella fede e non rischiare lo smarrimento davanti al suo volto sfigurato sulla Croce ... essa è la Sposa davanti allo Sposo, partecipe del suo mistero, avvolta dalla sua luce, [dalla quale] sono raggiunti tutti i suoi figli … Ma un’esperienza singolare della luce che promana dal Verbo incarnato fanno certamente i chiamati alla vita consacrata. La professione dei consigli evangelici, infatti, li pone quale segno e profezia per la comunità dei fratelli e per il mondo” (ibid., 15).
In secondo luogo, l’icona evangelica manifesta la profezia, dono dello Spirito Santo. Simeone ed Anna, contemplando il Bambino Gesù, intravvedono il suo destino di morte e di risurrezione per la salvezza di tutte le genti e annunciano tale mistero come salvezza universale. La vita consacrata è chiamata a tale testimonianza profetica, legata alla sua duplice attitudine contemplativa e attiva. Ai consacrati e alle consacrate è dato infatti di manifestare il primato di Dio, la passione per il Vangelo praticato come forma di vita e annunciato ai poveri e agli ultimi della terra. “In forza di tale primato nulla può essere anteposto all’amore personale per Cristo e per i poveri in cui Egli vive. La vera profezia nasce da Dio, dall’amicizia con Lui, dall’ascolto attento della sua Parola nelle diverse circostanze della storia” (ibid., 84). In questo modo la vita consacrata, nel suo vissuto quotidiano sulle strade dell’umanità, manifesta il Vangelo e il Regno già presente e operante.
In terzo luogo, l’icona evangelica della Presentazione di Gesù al tempio manifesta la sapienza di Simeone ed Anna, la sapienza di una vita dedicata totalmente alla ricerca del volto di Dio, dei suoi segni, della sua volontà; una vita dedicata all’ascolto e all’annuncio della sua Parola. “«Faciem tuam, Domine, requiram»: il tuo volto, Signore, io cerco (Sal 26,8) … La vita consacrata è nel mondo e nella Chiesa segno visibile di questa ricerca del volto del Signore e delle vie che conducono a Lui (cfr Gv 14,8) … La persona consacrata testimonia dunque l’impegno, gioioso e insieme laborioso, della ricerca assidua e sapiente della volontà divina” (cfr CONG. PER GLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA E LE SOCIETÀ DI VITA APOSTOLICA, Istruz. Il servizio dell’autorità e l’obbedienza. Faciem tuam Domine requiram [2008], 1).
Cari fratelli e sorelle, siate ascoltatori assidui della Parola, perché ogni sapienza di vita nasce dalla Parola del Signore! Siate scrutatori della Parola, attraverso la lectio divina, poiché la vita consacrata “nasce dall’ascolto della Parola di Dio ed accoglie il Vangelo come sua norma di vita. Vivere nella sequela di Cristo casto, povero ed obbediente è in tal modo una «esegesi» vivente della Parola di Dio. Lo Spirito Santo, in forza del quale è stata scritta la Bibbia, è il medesimo che illumina di luce nuova la Parola di Dio ai fondatori e alle fondatrici. Da essa è sgorgato ogni carisma e di essa ogni regola vuole essere espressione, dando origine ad itinerari di vita cristiana segnati dalla radicalità evangelica” (Esort. ap. postsinodale Verbum Domini, 83).Viviamo oggi, soprattutto nelle società più sviluppate, una condizione segnata spesso da una radicale pluralità, da una progressiva emarginazione della religione dalla sfera pubblica, da un relativismo che tocca i valori fondamentali. Ciò esige che la nostra testimonianza cristiana sia luminosa e coerente e che il nostro sforzo educativo sia sempre più attento e generoso. La vostra azione apostolica, in particolare, cari fratelli e sorelle, diventi impegno di vita, che accede, con perseverante passione, alla Sapienza come verità e come bellezza, “splendore della verità”. Sappiate orientare con la sapienza della vostra vita, e con la fiducia nelle possibilità inesauste della vera educazione, l’intelligenza e il cuore degli uomini e delle donne del nostro tempo verso la “vita buona del Vangelo”.
In questo momento, il mio pensiero va con speciale affetto a tutti i consacrati e le consacrate, in ogni parte della terra, e li affido alla Beata Vergine Maria:
O Maria, Madre della Chiesa,
affido a te tutta la vita consacrata,
affinché tu le ottenga la pienezza della luce divina:
viva nell’ascolto della Parola di Dio,
nell’umiltà della sequela di Gesù tuo Figlio e nostro Signore,
nell’accoglienza della visita dello Spirito Santo,
nella gioia quotidiana del magnificat,
perché la Chiesa sia edificata dalla santità di vita
di questi tuoi figli e figlie,
nel comandamento dell’amore. Amen.
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Benedetto XVI: pregare per scoprire l'amore di Dio
All’Udienza generale il Papa parla di santa Teresa di Gesù
ROMA, mercoledì, 2 febbraio 2011 (ZENIT.org).- Pregare insegna ad amare Dio e il prossimo. E' quanto ha detto questo mercoledì Benedetto XVI in occasione dell'Udienza generale su santa Teresa di Gesù, una mistica vissuta nel XVI secolo.
Nel riprendere la serie di catechesi dedicate ai Dottori della Chiesa, il Papa ha ripercorso la biografia di Teresa d’Avila, definita “uno dei vertici della spiritualità cristiana di tutti i tempi”.
Sebbene la nostra società sia “spesso carente di valori spirituali”, tutti “nella profondità del nostro cuore” abbiamo il desiderio di Dio e di esserne amici. Ecco perché - ha detto il Papa lasciando da parte il discorso preparato per l'Udienza - , “santa Teresa ci insegna ad essere testimoni instancabili di Dio, della sua presenza e della sua azione, ci insegna a sentire realmente questa sete di Dio che esiste nella profondità del nostro cuore”.
La santa spagnola sottolineava inoltre il valore di virtù umane come “affabilità, veracità, modestia, cortesia, allegria, cultura” e proponeva “il distacco dai beni o povertà evangelica”, “l'amore gli uni per gli altri come elemento essenziale della vita comunitaria e sociale”, “l'umiltà come amore alla verità”, “la determinazione come frutto dell'audacia cristiana” e “la speranza teologale, che descrive come sete di acqua viva”.
“L’esempio di questa Santa, profondamente contemplativa ed efficacemente operosa, spinga anche noi a dedicare ogni giorno il giusto tempo alla preghiera” - ha concluso il Santo Padre -, perché “il tempo della preghiera non è tempo perso, ma è un tempo nel quale si apre la strada verso la vera vita per imparare da Dio un amore ardente per Lui e per la sua Chiesa e una carità concreta per i nostri fratelli”.
Il Papa ai consacrati: “Siate ascoltatori assidui della Parola”
Nella Festa della Presentazione del Signore e Giornata della Vita Consacrata
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 2 febbraio 2011 (ZENIT.org).- Essere “ascoltatori assidui della Parola” di Dio: è questo l'invito che Papa Benedetto XVI ha rivolto ai consacrati questo mercoledì, Festa della Presentazione del Signore e Giornata della Vita Consacrata.
Il Pontefice ha presieduto nel pomeriggio la Messa nella Basilica di San Pietro, sottolineando nella sua omelia come la Presentazione di Gesù al tempio sia passata quasi inosservata a “tante persone, prese dai loro impegni: i sacerdoti e i leviti con i loro turni di servizio, i numerosi devoti e pellegrini, desiderosi di incontrarsi con il Dio santo di Israele”.
“Gesù è un bambino come gli altri, figlio primogenito di due genitori molto semplici. Anche i sacerdoti risultano incapaci di cogliere i segni della nuova e particolare presenza del Messia e Salvatore. Solo due anziani, Simeone ed Anna, scoprono la grande novità. Condotti dallo Spirito Santo, essi trovano in quel Bambino il compimento della loro lunga attesa e vigilanza. Entrambi contemplano la luce di Dio, che viene ad illuminare il mondo”.
La Presentazione di Gesù al tempio, ha spiegato il Papa, “costituisce un’eloquente icona della totale donazione della propria vita per quanti, uomini e donne, sono chiamati a riprodurre nella Chiesa e nel mondo, mediante i consigli evangelici, i tratti caratteristici di Gesù vergine, povero ed obbediente”.
In questo contesto, ha voluto sottolineare tre aspetti importanti collegati all’icona evangelica della Presentazione, indicando innanzitutto che essa manifesta “la sapienza di Simeone ed Anna, la sapienza di una vita dedicata totalmente alla ricerca del volto di Dio, dei suoi segni, della sua volontà; una vita dedicata all’ascolto e all’annuncio della sua Parola”.
“Siate ascoltatori assidui della Parola, perché ogni sapienza di vita nasce dalla Parola del Signore!”, ha chiesto il Pontefice ai presenti. “Siate scrutatori della Parola, attraverso la lectio divina, poiché la vita consacrata nasce dall’ascolto della Parola di Dio ed accoglie il Vangelo come sua norma di vita”.
L'icona evangelica della Presentazione contiene poi “il simbolo fondamentale della luce; la luce che, partendo da Cristo, si irradia su Maria e Giuseppe, su Simeone ed Anna e, attraverso di loro, su tutti”.
“I Padri della Chiesa hanno collegato questa irradiazione al cammino spirituale”, ha rilevato il Papa. “La vita consacrata esprime tale cammino, in modo speciale, come 'filocalia', amore per la bellezza divina, riflesso della bontà di Dio”.
“Sul volto di Cristo risplende la luce di tale bellezza”, ha sottolineato.
L’icona evangelica manifesta infine “la profezia, dono dello Spirito Santo”. “Simeone ed Anna, contemplando il Bambino Gesù, intravvedono il suo destino di morte e di risurrezione per la salvezza di tutte le genti e annunciano tale mistero come salvezza universale”.
La vita consacrata, ha indicato il Papa, è chiamata a questa “testimonianza profetica”, “legata alla sua duplice attitudine contemplativa e attiva”.
“Ai consacrati e alle consacrate è dato infatti di manifestare il primato di Dio, la passione per il Vangelo praticato come forma di vita e annunciato ai poveri e agli ultimi della terra”.
Benedetto XVI ha quindi riconosciuto che al giorno d'oggi, soprattutto nelle società più sviluppate, si vive “una condizione segnata spesso da una radicale pluralità, da una progressiva emarginazione della religione dalla sfera pubblica, da un relativismo che tocca i valori fondamentali”.
“Ciò esige che la nostra testimonianza cristiana sia luminosa e coerente e che il nostro sforzo educativo sia sempre più attento e generoso”, ha osservato.
Allo stesso modo, ha chiesto ai consacrati che la loro azione apostolica “diventi impegno di vita, che accede, con perseverante passione, alla Sapienza come verità e come bellezza”,
“Sappiate orientare con la sapienza della vostra vita, e con la fiducia nelle possibilità inesauste della vera educazione, l’intelligenza e il cuore degli uomini e delle donne del nostro tempo verso la 'vita buona del Vangelo'”, ha concluso.
Prefazione del Papa al sussidio al Catechismo per la GMG di Madrid
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 2 febbraio 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il testo della prefazione scritta da Benedetto XVI a “Youcat”, sussidio al Catechismo della Chiesa cattolica destinato ai giovani, in vista della GMG 2011 di Madrid, diffuso da “L'Osservatore Romano”.
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Cari giovani amici! Oggi vi consiglio la lettura di un libro straordinario.
Esso è straordinario per il suo contenuto ma anche per il modo in cui si è formato, che io desidero spiegarvi brevemente, perché si possa comprenderne la particolarità. Youcat ha tratto la sua origine, per così dire, da un'altra opera che risale agli anni '80. Era un periodo difficile per la Chiesa così come per la società mondiale, durante il quale si prospettò la necessità di nuovi orientamenti per trovare una strada verso il futuro. Dopo il Concilio Vaticano II (1962-1965) e nella mutata temperie culturale, molte persone non sapevano più correttamente che cosa i cristiani dovessero propriamente credere, che cosa insegnasse la Chiesa, se essa potesse insegnare qualcosa tout court, e come tutto questo potesse adattarsi al nuovo clima culturale.
Il Cristianesimo in quanto tale non è superato? Si può ancora oggi ragionevolmente essere credenti? Queste sono le domande che ancora oggi molti cristiani si pongono. Papa Giovanni Paolo II si risolse allora per una decisione audace: decise che i vescovi di tutto il mondo scrivessero un libro con cui rispondere a queste domande.
Egli mi affidò il compito di coordinare il lavoro dei vescovi e di vegliare affinché dai contributi dei vescovi nascesse un libro -- intendo un vero libro, e non una semplice giustapposizione di una molteplicità di testi. Questo libro doveva portare il titolo tradizionale di Catechismo della Chiesa Cattolica, e tuttavia essere qualcosa di assolutamente stimolante e nuovo; doveva mostrare che cosa crede oggi la Chiesa Cattolica e in che modo si può credere in maniera ragionevole. Rimasi spaventato da questo compito, e devo confessare che dubitai che qualcosa di simile potesse riuscire. Come poteva avvenire che autori che sono sparsi in tutto il mondo potessero produrre un libro leggibile?
Come potevano uomini che vivono in continenti diversi, e non solo dal punto di vista geografico, ma anche intellettuale e culturale, produrre un testo dotato di un'unità interna e comprensibile in tutti i continenti?
A questo si aggiungeva il fatto che i vescovi dovevano scrivere non semplicemente a titolo di autori individuali, ma in rappresentanza dei loro confratelli e delle loro Chiese locali.
Devo confessare che anche oggi mi sembra un miracolo il fatto che questo progetto alla fine sia riuscito. Ci incontrammo tre o quattro volte all'anno per una settimana e discutemmo appassionatamente sulle singole porzioni di testo che nel frattempo si erano sviluppate.
Come prima cosa si dovette definire la struttura del libro: doveva essere semplice, perché i singoli gruppi di autori potessero ricevere un compito chiaro e non dovessero forzare in un sistema complicato le loro affermazioni. È la stessa struttura di questo libro; essa è tratta semplicemente da un'esperienza catechetica lunga di secoli: che cosa crediamo / in che modo celebriamo i misteri cristiani / in che modo abbiamo la vita in Cristo / in che modo dobbiamo pregare. Non voglio adesso spiegare come ci siamo scontrati nella grande quantità di domande, fino a che non ne risultò un vero libro. In un'opera di questo genere molti sono i punti discutibili: tutto ciò che gli uomini fanno è insufficiente e può essere migliorato, e ciononostante si tratta di un grande libro, un segno di unità nella diversità. A partire da molte voci si è potuto formare un coro poiché avevamo il comune spartito della fede, che la Chiesa ci ha tramandato dagli apostoli attraverso i secoli fino ad oggi.
Perché tutto questo?
Già allora, al tempo della stesura del ccc, dovemmo constatare non solo che i continenti e le culture dei loro popoli sono differenti, ma anche che all'interno delle singole società esistono diversi «continenti»: l'operaio ha una mentalità diversa da quella del contadino, e un fisico diversa da quella di un filologo; un imprenditore diversa da quella di un giornalista, un giovane diversa da quella di un anziano. Per questo motivo, nel linguaggio e nel pensiero, dovemmo porci al di sopra di tutte queste differenze, e per così dire cercare uno spazio comune tra i differenti universi mentali; con ciò divenimmo sempre più consapevoli di come il testo richiedesse delle «traduzioni» nei differenti mondi, per poter raggiungere le persone con le loro differenti mentalità e differenti problematiche. Da allora, nelle giornate mondiali della gioventù (Roma, Toronto, Colonia, Sydney) si sono incontrati da tutto il mondo giovani che vogliono credere, che sono alla ricerca di Dio, che amano Cristo e desiderano strade comuni. In questo contesto ci chiedemmo se non dovessimo cercare di tradurre il Catechismo della Chiesa Cattolica nella lingua dei giovani e far penetrare le sue parole nel loro mondo. Naturalmente anche fra giovani di oggi ci sono molte differenze; così, sotto la provata guida dell'arcivescovo di Vienna, Christoph Schönborn, si è formato un Youcat per i giovani. Spero che molti giovani si lascino affascinare da questo libro.
Alcune persone mi dicono che il catechismo non interessa la gioventù odierna; ma io non credo a questa affermazione e sono sicuro di avere ragione. Essa non è così superficiale come la si accusa di essere; i giovani vogliono sapere in cosa consiste davvero la vita. Un romanzo criminale è avvincente perché ci coinvolge nella sorte di altre persone, ma che potrebbe essere anche la nostra; questo libro è avvincente perché ci parla del nostro stesso destino e perciò riguarda da vicino ognuno di noi.
Per questo vi invito: studiate il catechismo! Questo è il mio augurio di cuore.
Questo sussidio al catechismo non vi adula; non offre facili soluzioni; esige una nuova vita da parte vostra; vi presenta il messaggio del Vangelo come la «perla preziosa» (Mt 13, 45) per la quale bisogno dare ogni cosa. Per questo vi chiedo: studiate il catechismo con passione e perseveranza! Sacrificate il vostro tempo per esso! Studiatelo nel silenzio della vostra camera, leggetelo in due, se siete amici, formate gruppi e reti di studio, scambiatevi idee su Internet. Rimanete ad ogni modo in dialogo sulla vostra fede!
Dovete conoscere quello che credete; dovete conoscere la vostra fede con la stessa precisione con cui uno specialista di informatica conosce il sistema operativo di un computer; dovete conoscerla come un musicista conosce il suo pezzo; sì, dovete essere ben più profondamente radicati nella fede della generazione dei vostri genitori, per poter resistere con forza e decisione alle sfide e alle tentazioni di questo tempo. Avete bisogno dell'aiuto divino, se la vostra fede non vuole inaridirsi come una goccia di rugiada al sole, se non volete soccombere alle tentazioni del consumismo, se non volete che il vostro amore anneghi nella pornografia, se non volete tradire i deboli e le vittime di soprusi e violenza.
Se vi dedicate con passione allo studio del catechismo, vorrei ancora darvi un ultimo consiglio: sapete tutti in che modo la comunità dei credenti è stata negli ultimi tempi ferita dagli attacchi del male, dalla penetrazione del peccato all'interno, anzi nel cuore della Chiesa. Non prendete questo a pretesto per fuggire il cospetto di Dio; voi stessi siete il corpo di Cristo, la Chiesa! Portate il fuoco intatto del vostro amore in questa Chiesa ogni volta che gli uomini ne hanno oscurato il volto. «Non siate pigri nello zelo, lasciatevi infiammare dallo Spirito e servite il Signore» (Rm 12, 11).
Quando Israele era nel punto più buio della sua storia, Dio chiamò in soccorso non i grandi e le persone stimate, ma un giovane di nome Geremia; Geremia si sentì investito di una missione troppo grande: «Ah, mio Signore e mio Dio, non riesco neppure a parlare, sono ancora così giovane!» (Ger 1, 6). Ma Dio non si lasciò fuorviare: «Non dire: “Sono ancora così giovane”. Dove ti mando, là tu devi andare, e quello che io ti comando, quello devi annunciare» (Ger 1, 7).
Vi benedico e prego ogni giorno per tutti voi.
Benedetto pp. XVI
[© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana]
+PetaloNero+
Thursday, February 03, 2011 3:41 PM
LE UDIENZE
Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:
S.E. il Signor Alfons M. Kloss, Ambasciatore di Austria presso la Santa Sede, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.
Em.mo Card. Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli.
Membri della "Communauté de l'Emmanuel".
RINUNCE E NOMINE
RINUNCIA E SUCCESSIONE DELL’ARCIVESCOVO DI MARIBOR (SLOVENIA)
Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Maribor (Slovenia), presentata da S.E. Mons. Franc Kramberger in conformità al canone 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico.
Gli succede S.E. Mons. Marjan Turnšek, finora Vescovo Coadiutore della medesima arcidiocesi.
UDIENZA AI MEMBRI DELLA "COMMUNAUTÉ DE L’EMMANUEL"
Alle ore 12 di oggi, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i Membri della "Communauté de l’Emmanuel", in occasione del 20 anniversario della morte del fondatore dell’associazione, il Servo di Dio Pierre Goursat.
Pubblichiamo di seguito le parole che il Santo Padre rivolge ai presenti:
DISCORSO DEL SANTO PADRE
Chers Frères dans l’épiscopat,
Chers amis,
Je suis heureux de vous accueillir alors que la Communauté de l’Emmanuel se prépare à célébrer le vingtième anniversaire de la mort de son fondateur, Pierre Goursat, dont la cause de béatification a été introduite l’an dernier. Que l’exemple de sa vie de foi et celui de son engagement missionnaire vous stimulent et soient pour vous un appel constant à marcher vers la sainteté ! Au cours des mois qui viennent vous célébrerez aussi les 30 ans du service de Fidesco auprès des pays plus défavorisés, puis les 40 ans de la fondation de la Communauté et les 20 ans de la reconnaissance de ses statuts par le Conseil pontifical pour les Laïcs. Avec vous, je rends grâce à Dieu pour cette œuvre ! À chacun et à chacune de vous, prêtres et laïcs, j’adresse mes salutations cordiales. Je salue particulièrement le Modérateur de la Communauté – que je remercie pour les aimables paroles qu’il m’a adressées –, les membres du Conseil international, les responsables des grands services, ainsi que les Évêques qui sont issus de la Communauté. Que votre pèlerinage à Rome en ce début d’année jubilaire soit l’occasion de renouveler votre engagement à demeurer d’ardents disciples du Christ dans la fidélité à l’Eglise et à ses Pasteurs !
Chers amis, la grâce profonde de votre Communauté vient de l’adoration eucharistique. De cette adoration naît la compassion pour tous les hommes et de cette compassion naît la soif d’évangéliser (cf. Statuts, Préambule I). Dans l’esprit de votre charisme propre, je vous encourage donc à approfondir votre vie spirituelle en donnant une place essentielle à la rencontre personnelle avec le Christ, l’Emmanuel, Dieu-avec-nous, afin de vous laisser transformer par lui et de faire mûrir en vous le désir passionné de la mission. Dans l’Eucharistie, vous trouvez la source de tous vos engagements à la suite du Christ, et dans son adoration vous purifiez votre regard sur la vie du monde. « En effet, nous ne pouvons garder pour nous l’amour que nous célébrons dans ce Sacrement. Il demande de par sa nature d’être communiqué à tous. Ce dont le monde a besoin, c’est de l’amour de Dieu, c’est de rencontrer le Christ et de croire en lui » (Exhort. apost. post-synodale Sacramentum caritatis, n. 84). Une vie authentiquement eucharistique est une vie missionnaire. Dans un monde souvent désorienté et à la recherche de nouvelles raisons de vivre, la lumière du Christ doit être portée à tous. Soyez au milieu des hommes et des femmes d’aujourd’hui d’ardents missionnaires de l’Evangile, soutenus par une vie radicalement saisie par le Christ ! Ayez soif d’annoncer la Parole de Dieu !
Aujourd’hui, l’urgence de cette annonce se fait particulièrement sentir dans les familles, si souvent éclatées, chez les jeunes ou dans les milieux intellectuels. Contribuez à renouveler de l’intérieur le dynamisme apostolique des paroisses, en développant leurs orientations spirituelles et missionnaires ! Je vous encourage encore à être attentifs aux personnes qui reviennent vers l’Eglise et qui n’ont pas bénéficié d’une catéchèse approfondie. Aidez-les à enraciner leur foi dans une vie authentiquement théologale, sacramentelle et ecclésiale ! Le travail réalisé en particulier par Fidesco témoigne aussi de votre engagement auprès des populations des pays plus démunis. Que partout votre charité rayonne de l’amour du Christ et devienne ainsi une force pour la construction d’un monde plus juste et plus fraternel !
J’invite particulièrement votre Communauté à vivre une authentique communion entre ses membres. Cette communion, qui n’est pas simple solidarité humaine entre membres d’une même famille spirituelle, est fondée sur votre relation au Christ et sur un engagement commun à le servir. La vie communautaire que vous souhaitez développer, dans le respect de l’état de vie de chacun, sera alors pour la société un témoignage vivant de l’amour fraternel qui doit animer toutes les relations humaines. La communion fraternelle est déjà une annonce du monde nouveau que le Christ est venu instaurer.
Que cette même communion, qui n’est pas repliement sur soi-même, soit aussi effective avec les Eglises locales. En effet, chaque charisme se rapporte à la croissance du Corps du Christ tout entier. L’action missionnaire doit donc sans cesse s’adapter aux réalités de l’Église locale, dans un souci permanent de concertation et de collaboration avec les pasteurs, sous l’autorité de l’Evêque. Par ailleurs, la reconnaissance mutuelle de la diversité des vocations dans l’Eglise et de leur apport indispensable pour l’évangélisation, est un signe éloquent de l’unité des disciples du Christ et de la crédibilité de leur témoignage.
La Vierge Marie, mère de l’Emmanuel, tient une grande place dans la spiritualité de votre Communauté. Prenez-là « chez vous », comme l’a fait le Disciple bien-aimé, pour qu’elle soit vraiment la mère qui vous guide vers son divin Fils et qui vous aide à lui demeurer fidèles. Vous confiant à son intercession maternelle, j’adresse de grand cœur à chacun et à chacune de vous, ainsi qu’à tous les membres de la Communauté de l’Emmanuel, la Bénédiction Apostolique.
LE LETTERE CREDENZIALI DELL’AMBASCIATORE DI AUSTRIA PRESSO LA SANTA SEDE
Alle ore 11 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza S.E. il Signor Alfons M. Kloss, Ambasciatore di Austria presso la Santa Sede, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.
Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto al nuovo Ambasciatore, nonché i cenni biografici essenziali di S.E. il Signor Alfons M. Kloss:
DISCORSO DEL SANTO PADRE
Sehr geehrter Herr Botschafter!
Mit Freude nehme ich das Schreiben entgegen, mit dem der Bundespräsident der Republik Österreich Sie als außerordentlichen und bevollmächtigten Botschafter beim Heiligen Stuhl akkreditiert hat. Zugleich danke ich Ihnen für die freundlichen Worte, mit denen Sie auch die Verbundenheit des Herrn Bundespräsidenten und der Bundesregierung mit dem Nachfolger Petri zum Ausdruck gebracht haben. Gerne entbiete ich meinerseits dem Staatsoberhaupt, dem Herrn Bundeskanzler und den Mitgliedern der Bundesregierung sowie allen Bürgerinnen und Bürgern Österreichs meine herzlichen Grüße und verbinde damit die Hoffnung, daß die Beziehungen zwischen dem Heiligen Stuhl und Österreich in Zukunft weiter Frucht tragen.
Österreich, das „Land der Dome" (Nationalhymne), ist in seiner Kultur, seiner Geschichte und nicht zuletzt im täglichen Leben tief vom katholischen Glauben geprägt. Das durfte ich auch bei meinem Pastoralbesuch in Ihrem Land und der Pilgerreise nach Mariazell vor vier Jahren erleben. Die Tausenden Gläubigen, denen ich begegnen konnte, stehen für Abertausende Männer und Frauen im ganzen Land, die in ihrem Glaubensleben im Alltag und mit ihrer Hilfsbereitschaft die nobelsten Züge des Menschen zeigen und die Liebe Christi erkennen lassen. Zugleich ist Österreich auch ein Land, in dem die friedliche Koexistenz der verschiedenen Religionen und Kulturen eine lange Tradition hat. „In der Eintracht liegt die Macht" hieß es schon in der alten Volkshymne aus der Zeit der Monarchie. Und dies gilt besonders für den Bereich des Religiösen, das in der Tiefe des Bewußtseins des Menschen verwurzelt ist und daher zum Leben eines jeden einzelnen und zum Zusammenleben der Gemeinschaft gehört. Die geistliche Heimat, die viele Menschen in einer zunehmend mobilen und sich ständig verändernden Arbeitssituation als persönlichen Halt brauchen, sollte öffentlich und in einer Atmosphäre friedlicher Koexistenz mit anderen Glaubensüberzeugungen bestehen können.
In vielen Ländern Europas ist das Verhältnis von Staat und Religion allerdings in eine eigenartige Spannung geraten: Auf der einen Seite sind die politischen Autoritäten sehr darauf bedacht, gegenüber den bloß als individuelle Glaubensüberzeugungen der Bürger verstandenen Religionen keine öffentliche Bühne zukommen zu lassen, auf der anderen Seite besteht der Versuch, Maßstäbe einer säkularen Öffentlichkeit auch für die Religionsgemeinschaften zur Anwendung zu bringen. Es scheint, man wolle das Evangelium an die Kultur anpassen, ist jedoch peinlich darauf bedacht zu verhindern, daß die Kultur vom Religiösen mitgestaltet wird. Dagegen ist die Haltung vor allem einiger mittel- und osteuropäischer Staaten hervorzuheben, dem Grundanliegen des Menschen, dem Glauben des Menschen an Gott und dem Glauben an das Heil durch Gott Raum zu geben. Mit Genugtuung konnte der Heilige Stuhl einige Aktivitäten der österreichischen Regierung in dieser Richtung beobachten, nicht zuletzt die Stellungnahme zum sogenannten „Kreuzurteil" des Europäischen Gerichtshofs oder der Vorschlag des Herrn Außenministers, „daß auch der neue Europäische Auswärtige Dienst die Situation der Religionsfreiheit weltweit beobachtet, regelmäßig Bericht erstattet und diesen den EU-Außenministern vorlegt" (Austria Presse Agentur vom 10.12.2010).
Die Anerkennung der religiösen Freiheit erlaubt der kirchlichen Gemeinschaft, ihre vielfältigen Tätigkeiten auszuüben, aus denen auch die gesamte Gesellschaft Nutzen zieht. Hier kommen einem die verschiedenen Bildungseinrichtungen und karitativen Dienste in kirchlicher Trägerschaft in den Sinn, auf die Sie, Herr Botschafter, hingewiesen haben. Deren Einsatz für die Bedürftigen macht deutlich, wie sich die Kirche in gewisser Weise als Fürsprecherin der benachteiligten Menschen versteht. Dieses kirchliche Engagement, das in der Gesellschaft breite Anerkennung erfährt, kann nicht auf bloße Wohltätigkeit reduziert werden. Es hat seinen tiefsten Grund in Gott, in dem Gott, der die Liebe ist. Daher ist es notwendig, das Wesen und das eigene Wirken der Kirche voll zu achten, ohne sie zu einem von vielen Trägern von Sozialleistungen zu machen. Sie ist vielmehr in der Ganzheit ihrer religiösen Dimension zu sehen. So ist es stets nötig, der Tendenz der egoistischen Vereinzelung entgegenzuwirken. Für alle gesellschaftlichen Kräfte besteht die dringende und bleibende Aufgabe, die moralische Dimension der Kultur zu sichern, die Dimension einer Kultur, die des Menschen sowie seines Lebens in der Gemeinschaft würdig ist. Dabei wird sich die katholische Kirche weiterhin mit ganzer Kraft zum Wohl der Gesellschaft einsetzen.
Ein weiteres wichtiges Anliegen des Heiligen Stuhls ist eine ausgewogene Familienpolitik. Die Familie füllt einen Bereich in der Gesellschaft aus, der die Grundlagen des menschlichen Lebens berührt. Den wesentlichen Halt erfährt die Gesellschaftsordnung in der ehelichen Gemeinschaft eines Mannes und einer Frau, die auch auf die Zeugung eigener Nachkommen ausgerichtet ist. Daher erfordern Ehe und Familie auch weiterhin den besonderen Schutz des Staates. Sie sind für alle ihre Glieder eine Schule der Humanität mit positiven Konsequenzen für die Individuen wie für die Gesellschaft. Tatsächlich ist die Familie dazu berufen, die gegenseitige Liebe und die Wahrheit, den Respekt und die Gerechtigkeit, die Treue und die Zusammenarbeit, den Dienst und die Verfügbarkeit den anderen, besonders den Schwächsten gegenüber zu leben und zu pflegen. Es wird jedoch vor allem die kinderreiche Familie vielfach benachteiligt. Probleme in solchen Familien, wie etwa ein erhöhtes Konfliktpotential, niedriger Lebensstandard, erschwerter Zugang zur Bildung, Verschuldung und vermehrte Scheidungen, lassen auf tiefere Ursachen schließen, die von der Gesellschaft her gelöst werden müssen. Zudem bleibt zu beklagen, daß dem werdenden Leben nicht ausreichend Schutz zuteil wird, im Gegenteil, oft nur ein sekundäres Existenzrecht gegenüber der Entscheidungsfreiheit der Eltern zuerkannt wird.
Der Bau eines gemeinsamen „Hauses Europa" kann nur gelingen, wenn sich dieser Kontinent seiner christlichen Fundamente bewußt ist und die Werte des Evangeliums sowie des christlichen Menschenbildes auch in Zukunft das Ferment europäischer Zivilisation sind. Mehr als die christlich abendländische Kultur wiegt der gelebte Glaube an Christus und die tätige Nächstenliebe, die sich am Wort und am Leben Christi wie auch am Vorbild der Heiligen orientiert. Gerade auch Ihre in jüngster Zeit seliggesprochenen Landsleute, wie Franz Jägerstätter, Schwester Restituta Kafka, Ladislaus Batthyány-Strattmann und Karl von Österreich, können uns da tiefere Perspektiven eröffnen. Bei verschiedenen Lebenswegen haben diese Seligen sich mit gleicher Hingabe in den Dienst Gottes und seines Liebesgebotes gegenüber den Mitmenschen gestellt. Sie bleiben uns Leitbilder im Glauben und Zeugen der Verständigung unter den Völkern.
Zum Abschluß möchte ich Ihnen, Herr Botschafter, gerne versichern, daß Sie bei der Erfüllung der Ihnen anvertrauten hohen Mission auf meine Unterstützung und die meiner Mitarbeiter zählen können. Gerne empfehle ich Sie, Ihre Familie und alle Angehörigen der Österreichischen Botschaft beim Heiligen Stuhl der seligen Jungfrau Maria, der Magna Mater Austriae, an und erteile Ihnen allen sowie dem geschätzten österreichischen Volk von Herzen den Apostolischen Segen.
S.E. il Signor Alfons M. Kloss,
Ambasciatore di Austria presso la Santa Sede
È nato a Graz il 19 settembre 1953.
È sposato ed è padre di tre figli.
Laureato in Diritto (Università di Salisburgo, 1976), è stato Praticante legale a Vienna (1977-1978) ed Assistente presso l'Università di Vienna (1978-1979).
Entrato nella carriera diplomatica nel 1979, ha ricoperto i seguenti incarichi: Funzionario presso il Ministero degli Affari Esteri (1979-1981); Segretario di Ambasciata a New Delhi (1981-1984); Primo Segretario di Ambasciata ad Helsinki (1984-1986); Consigliere di Legazione presso il Ministero degli Affari Esteri (1986-1990); Ministro di Ambasciata a Bonn (1990-1994);Console Generale a Milano (1994-1997); Segretario Generale aggiunto della Presidenza della Repubblica (1997-2001); Ambasciatore in Italia (2001-2007); Consigliere Diplomatico del Presidente della Repubblica, con rango di Ambasciatore (2007-2011).
Oltre al tedesco, parla l'italiano, l'inglese ed il francese.
+PetaloNero+
Friday, February 04, 2011 3:31 PM
LE UDIENZE
Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:
Em.mo Card. George Pell, Arcivescovo di Sydney (Australia).
S.E. Mons. Felix Genn, Vescovo di Münster (Repubblica Federale di Germania).
S.E. Mons. Lucas Van Looy, S.D.B., Vescovo di Gent (Belgio).
Partecipanti alla Plenaria del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.
Il Papa riceve questo pomeriggio in Udienza:
Em.mo Card. William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
UDIENZA AI PARTECIPANTI ALLA PLENARIA DEL SUPREMO TRIBUNALE DELLA SEGNATURA APOSTOLICA
Alle ore 11.50 di oggi, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre riceve in Udienza i Partecipanti alla Plenaria del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.
Riportiamo di seguito il discorso che il Papa rivolge ai presenti:
DISCORSO DEL SANTO PADRE
Signori Cardinali,
Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Cari Fratelli e Sorelle,
desidero anzitutto porgere il mio cordiale saluto al Prefetto della Segnatura Apostolica, il Signor Cardinale Raymond Leo Burke, che ringrazio per l’indirizzo con il quale ha introdotto questo incontro. Saluto i Signori Cardinali e i Vescovi Membri del Supremo Tribunale, il Segretario, gli Officiali e tutti i collaboratori che svolgono il loro ministero quotidiano nel Dicastero. Rivolgo anche un cordiale saluto ai Referendari e agli Avvocati.
Questa è la prima opportunità di incontrare il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica dopo la promulgazione della Lex propria, che ho sottoscritto il 21 giugno 2008. Proprio nel corso della preparazione di tale legge emerse il desiderio dei Membri della Segnatura di poter dedicare - nella forma comune ad ogni Dicastero della Curia Romana (Cfr Cost. ap. Pastor bonus, 28 giugno 1988, art. 11; Regolamento Generale della Curia Romana, 30 aprile 1999, artt. 112-117) - una Congregatio plenaria periodica alla promozione della retta amministrazione della giustizia nella Chiesa (cfr Lex propria, art. 112). La funzione di codesto Tribunale, infatti, non si esaurisce nell’esercizio supremo della funzione giudiziale, ma conosce anche come suo ufficio, nell’ambito esecutivo, la vigilanza sulla retta amministrazione della giustizia nel Corpus Ecclesiae (Cfr Cost. ap. Pastor bonus, art. 121; Lex propria, art. 32). Ciò comporta tra l’altro, come la Lex propria indica, l’aggiornata raccolta di informazioni sullo stato e l’attività dei tribunali locali attraverso l’annuale relazione che ogni tribunale è tenuto ad inviare alla Segnatura Apostolica; la sistemazione ed elaborazione dei dati che da essi pervengono; l’individuazione di strategie per la valorizzazione delle risorse umane e istituzionali nei tribunali locali, nonché l’esercizio costante della funzione di indirizzo rivolta ai Moderatori dei tribunali diocesani e interdiocesani, ai quali compete istituzionalmente la responsabilità diretta per l’amministrazione della giustizia. Si tratta di un’opera coordinata e paziente, volta soprattutto a fornire ai fedeli un’amministrazione della giustizia retta, pronta ed efficiente, come chiedevo, in relazione alle cause di nullità matrimoniale, nell’esortazione apostolica postsinodale Sacramentum caritatis: «Là dove sorgono legittimamente dei dubbi sulla validità del Matrimonio sacramentale contratto, si deve intraprendere quanto è necessario per verificarne la fondatezza. Bisogna poi assicurare, nel pieno rispetto del diritto canonico, la presenza sul territorio dei tribunali ecclesiastici, il loro carattere pastorale, la loro corretta e pronta attività. Occorre che in ogni Diocesi ci sia un numero sufficiente di persone preparate per il sollecito funzionamento dei tribunali ecclesiastici. Ricordo che ‘è un obbligo grave quello di rendere l’operato istituzionale della Chiesa nei tribunali sempre più vicino ai fedeli’» (n. 29). In quell’occasione non mancavo di riferirmi all’istruzione Dignitas connubii, che fornisce ai Moderatori e ai ministri dei tribunali, sotto la forma di vademecum, le norme necessarie perché le cause di nullità matrimoniali siano trattate e definite nel modo più celere e sicuro. Ad assicurare che i tribunali ecclesiastici siano presenti nel territorio e che il loro ministero sia adeguato alle giuste esigenze di celerità e di semplicità cui i fedeli hanno diritto nella trattazione delle loro cause, è volta l’attività di codesta Segnatura Apostolica quando, secondo la sua competenza, promuove l’erezione di tribunali interdiocesani; provvede con prudenza alla dispensa dai titoli accademici dei ministri dei tribunali, pur nella puntuale verifica della loro reale perizia nel diritto sostantivo e processuale; concede le necessarie dispense da leggi processuali quando l’esercizio della giustizia richiede in un caso particolare la relaxatio legis per raggiungere il fine inteso dalla legge. E’ anche questa un’opera importante di discernimento e di applicazione della legge processuale.
La vigilanza sulla retta amministrazione della giustizia sarebbe però carente se non comprendesse anche la funzione di tutela della retta giurisprudenza (Cfr Lex propria, art. 111, §1). Gli strumenti di conoscenza e di intervento, di cui la Lex propria e la posizione istituzionale provvedono codesta Segnatura Apostolica, permettono un’azione che, in sinergia con il Tribunale della Rota Romana (Cfr Cost. ap. Pastor bonus, art. 126), si rivela provvidenziale per la Chiesa. Le esortazioni e le prescrizioni con le quali codesta Segnatura Apostolica accompagna le risposte alle Relazioni annuali dei tribunali locali non infrequentemente raccomandano ai rispettivi Moderatori la conoscenza e l’adesione sia alle direttive proposte nelle annuali allocuzioni pontificie alla Rota Romana, sia alla comune giurisprudenza rotale su specifici aspetti che si rivelano urgenti per i singoli tribunali. Incoraggio, pertanto, anche la riflessione, che vi impegnerà in questi giorni, sulla retta giurisprudenza da proporre ai tribunali locali in materia di error iuris quale motivo di nullità matrimoniale.
Codesto Supremo Tribunale è altresì impegnato in un altro ambito delicato dell’amministrazione della giustizia, che gli fu affidato dal Servo di Dio Paolo VI; la Segnatura conosce, infatti, le controversie sorte per un atto della potestà amministrativa ecclesiastica e ad essa deferite tramite ricorso legittimamente proposto avverso atti amministrativi singolari emanati o approvati da Dicasteri della Curia Romana (Cfr Cost. ap. Regimini Ecclesiae universae, 15 agosto 1967, n. 106; CIC, can. 1445, § 2; Cost. ap. Pastor bonus, art. 123; Lex propria, art. 34). È questo un servizio di primaria importanza: la predisposizione di strumenti di giustizia - dalla pacifica composizione delle controversie sino alla trattazione e definizione giudiziale delle medesime - costituisce l’offerta di un luogo di dialogo e di ripristino della comunione nella Chiesa. Se è vero, infatti che l’ingiustizia va affrontata anzitutto con le armi spirituali della preghiera, della carità, del perdono e della penitenza, tuttavia non si può escludere, in alcuni casi, l’opportunità e la necessità che essa sia fronteggiata con gli strumenti processuali. Questi costituiscono, anzitutto, luoghi di dialogo, che talvolta conducono alla concordia e alla riconciliazione. Non a caso l’ordinamento processuale prevede che in limine litis, anzi, in ogni stadio del processo, si dia spazio e occasione perché «ogniqualvolta qualcuno si ritenga onerato da un decreto, non vi sia contesa tra lui e l’autore del decreto, ma tra di loro si provveda di comune accordo a ricercare un’equa soluzione, ricorrendo anche a persone autorevoli per la mediazione e lo studio, così che per via idonea si eviti o si componga la controversia» (CIC, can. 1733, § 1). Sono anche incoraggiate a tal fine iniziative e normative volte all’istituzione di uffici o consigli che abbiano come compito, secondo norme da stabilire, di ricercare e suggerire eque soluzioni (Cfr ibid., § 2).
Negli altri casi, quando cioè non sia possibile comporre la controversia pacificamente, lo svolgimento del processo contenzioso amministrativo comporterà la definizione giudiziale della controversia: anche in questo caso l’attività del Supremo Tribunale mira alla ricostituzione della comunione ecclesiale, ossia al ristabilimento di un ordine oggettivo conforme al bene della Chiesa. Solo questa comunione ristabilita e giustificata attraverso la motivazione della decisione giudiziale può condurre nella compagine ecclesiale ad una autentica pace e concordia. È quanto significa il noto principio: Opus iustitiae pax. Il faticoso ristabilimento della giustizia è destinato a ricostruire giuste e ordinate relazioni tra i fedeli e tra loro e l’Autorità ecclesiastica. Infatti la pace interiore e la volonterosa collaborazione dei fedeli nella missione della Chiesa scaturiscono dalla ristabilita coscienza di svolgere pienamente la propria vocazione. La giustizia, che la Chiesa persegue attraverso il processo contenzioso amministrativo, può essere considerata quale inizio, esigenza minima e insieme aspettativa di carità, indispensabile ed insufficiente nello stesso tempo, se rapportata alla carità di cui la Chiesa vive. Nondimeno il Popolo di Dio pellegrinante sulla terra non potrà realizzare la sua identità di comunità di amore se in esso non si avrà riguardo alle esigenze della giustizia.
A Maria Santissima, Speculum iustitiae e Regina pacis, affido il prezioso e delicato ministero che la Segnatura Apostolica svolge a servizio della comunione nella Chiesa, mentre esprimo a ciascuno di voi l’assicurazione della mia stima e del mio apprezzamento. Su di voi e sul vostro quotidiano impegno invoco la luce dello Spirito Santo e imparto a tutti la mia Benedizione Apostolica.
Il Papa ai partecipanti alla plenaria del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 4 febbraio 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il testo del discorso che Papa Benedetto XVI ha pronunciato questo venerdì mattina ricevendo in udienza i partecipanti alla Plenaria del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.
* * *
Signori Cardinali,
Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Cari Fratelli e Sorelle,
desidero anzitutto porgere il mio cordiale saluto al Prefetto della Segnatura Apostolica, il Signor Cardinale Raymond Leo Burke, che ringrazio per l’indirizzo con il quale ha introdotto questo incontro. Saluto i Signori Cardinali e i Vescovi Membri del Supremo Tribunale, il Segretario, gli Officiali e tutti i collaboratori che svolgono il loro ministero quotidiano nel Dicastero. Rivolgo anche un cordiale saluto ai Referendari e agli Avvocati.
Questa è la prima opportunità di incontrare il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica dopo la promulgazione della Lex propria, che ho sottoscritto il 21 giugno 2008. Proprio nel corso della preparazione di tale legge emerse il desiderio dei Membri della Segnatura di poter dedicare - nella forma comune ad ogni Dicastero della Curia Romana (Cfr Cost. ap. Pastor bonus, 28 giugno 1988, art. 11; Regolamento Generale della Curia Romana, 30 aprile 1999, artt. 112-117) - una Congregatio plenaria periodica alla promozione della retta amministrazione della giustizia nella Chiesa (cfr Lex propria, art. 112). La funzione di codesto Tribunale, infatti, non si esaurisce nell’esercizio supremo della funzione giudiziale, ma conosce anche come suo ufficio, nell’ambito esecutivo, la vigilanza sulla retta amministrazione della giustizia nel Corpus Ecclesiae (Cfr Cost. ap. Pastor bonus, art. 121; Lex propria, art. 32). Ciò comporta tra l’altro, come la Lex propria indica, l’aggiornata raccolta di informazioni sullo stato e l’attività dei tribunali locali attraverso l’annuale relazione che ogni tribunale è tenuto ad inviare alla Segnatura Apostolica; la sistemazione ed elaborazione dei dati che da essi pervengono; l’individuazione di strategie per la valorizzazione delle risorse umane e istituzionali nei tribunali locali, nonché l’esercizio costante della funzione di indirizzo rivolta ai Moderatori dei tribunali diocesani e interdiocesani, ai quali compete istituzionalmente la responsabilità diretta per l’amministrazione della giustizia. Si tratta di un’opera coordinata e paziente, volta soprattutto a fornire ai fedeli un’amministrazione della giustizia retta, pronta ed efficiente, come chiedevo, in relazione alle cause di nullità matrimoniale, nell’esortazione apostolica postsinodale Sacramentum caritatis: «Là dove sorgono legittimamente dei dubbi sulla validità del Matrimonio sacramentale contratto, si deve intraprendere quanto è necessario per verificarne la fondatezza. Bisogna poi assicurare, nel pieno rispetto del diritto canonico, la presenza sul territorio dei tribunali ecclesiastici, il loro carattere pastorale, la loro corretta e pronta attività. Occorre che in ogni Diocesi ci sia un numero sufficiente di persone preparate per il sollecito funzionamento dei tribunali ecclesiastici. Ricordo che ‘è un obbligo grave quello di rendere l’operato istituzionale della Chiesa nei tribunali sempre più vicino ai fedeli’» (n. 29). In quell’occasione non mancavo di riferirmi all’istruzione Dignitas connubii, che fornisce ai Moderatori e ai ministri dei tribunali, sotto la forma di vademecum, le norme necessarie perché le cause di nullità matrimoniali siano trattate e definite nel modo più celere e sicuro. Ad assicurare che i tribunali ecclesiastici siano presenti nel territorio e che il loro ministero sia adeguato alle giuste esigenze di celerità e di semplicità cui i fedeli hanno diritto nella trattazione delle loro cause, è volta l’attività di codesta Segnatura Apostolica quando, secondo la sua competenza, promuove l’erezione di tribunali interdiocesani; provvede con prudenza alla dispensa dai titoli accademici dei ministri dei tribunali, pur nella puntuale verifica della loro reale perizia nel diritto sostantivo e processuale; concede le necessarie dispense da leggi processuali quando l’esercizio della giustizia richiede in un caso particolare la relaxatio legis per raggiungere il fine inteso dalla legge. E’ anche questa un’opera importante di discernimento e di applicazione della legge processuale.
La vigilanza sulla retta amministrazione della giustizia sarebbe però carente se non comprendesse anche la funzione di tutela della retta giurisprudenza (Cfr Lex propria, art. 111, §1). Gli strumenti di conoscenza e di intervento, di cui la Lex propria e la posizione istituzionale provvedono codesta Segnatura Apostolica, permettono un’azione che, in sinergia con il Tribunale della Rota Romana (Cfr Cost. ap. Pastor bonus, art. 126), si rivela provvidenziale per la Chiesa. Le esortazioni e le prescrizioni con le quali codesta Segnatura Apostolica accompagna le risposte alle Relazioni annuali dei tribunali locali non infrequentemente raccomandano ai rispettivi Moderatori la conoscenza e l’adesione sia alle direttive proposte nelle annuali allocuzioni pontificie alla Rota Romana, sia alla comune giurisprudenza rotale su specifici aspetti che si rivelano urgenti per i singoli tribunali. Incoraggio, pertanto, anche la riflessione, che vi impegnerà in questi giorni, sulla retta giurisprudenza da proporre ai tribunali locali in materia di error iuris quale motivo di nullità matrimoniale.
Codesto Supremo Tribunale è altresì impegnato in un altro ambito delicato dell’amministrazione della giustizia, che gli fu affidato dal Servo di Dio Paolo VI; la Segnatura conosce, infatti, le controversie sorte per un atto della potestà amministrativa ecclesiastica e ad essa deferite tramite ricorso legittimamente proposto avverso atti amministrativi singolari emanati o approvati da Dicasteri della Curia Romana (Cfr Cost. ap. Regimini Ecclesiae universae, 15 agosto 1967, n. 106; CIC, can. 1445, § 2; Cost. ap. Pastor bonus, art. 123; Lex propria, art. 34). È questo un servizio di primaria importanza: la predisposizione di strumenti di giustizia - dalla pacifica composizione delle controversie sino alla trattazione e definizione giudiziale delle medesime - costituisce l’offerta di un luogo di dialogo e di ripristino della comunione nella Chiesa. Se è vero, infatti che l’ingiustizia va affrontata anzitutto con le armi spirituali della preghiera, della carità, del perdono e della penitenza, tuttavia non si può escludere, in alcuni casi, l’opportunità e la necessità che essa sia fronteggiata con gli strumenti processuali. Questi costituiscono, anzitutto, luoghi di dialogo, che talvolta conducono alla concordia e alla riconciliazione. Non a caso l’ordinamento processuale prevede che in limine litis, anzi, in ogni stadio del processo, si dia spazio e occasione perché «ogniqualvolta qualcuno si ritenga onerato da un decreto, non vi sia contesa tra lui e l’autore del decreto, ma tra di loro si provveda di comune accordo a ricercare un’equa soluzione, ricorrendo anche a persone autorevoli per la mediazione e lo studio, così che per via idonea si eviti o si componga la controversia» (CIC, can. 1733, § 1). Sono anche incoraggiate a tal fine iniziative e normative volte all’istituzione di uffici o consigli che abbiano come compito, secondo norme da stabilire, di ricercare e suggerire eque soluzioni (Cfr ibid., § 2).
Negli altri casi, quando cioè non sia possibile comporre la controversia pacificamente, lo svolgimento del processo contenzioso amministrativo comporterà la definizione giudiziale della controversia: anche in questo caso l’attività del Supremo Tribunale mira alla ricostituzione della comunione ecclesiale, ossia al ristabilimento di un ordine oggettivo conforme al bene della Chiesa. Solo questa comunione ristabilita e giustificata attraverso la motivazione della decisione giudiziale può condurre nella compagine ecclesiale ad una autentica pace e concordia. È quanto significa il noto principio: Opus iustitiae pax. Il faticoso ristabilimento della giustizia è destinato a ricostruire giuste e ordinate relazioni tra i fedeli e tra loro e l’Autorità ecclesiastica. Infatti la pace interiore e la volonterosa collaborazione dei fedeli nella missione della Chiesa scaturiscono dalla ristabilita coscienza di svolgere pienamente la propria vocazione. La giustizia, che la Chiesa persegue attraverso il processo contenzioso amministrativo, può essere considerata quale inizio, esigenza minima e insieme aspettativa di carità, indispensabile ed insufficiente nello stesso tempo, se rapportata alla carità di cui la Chiesa vive. Nondimeno il Popolo di Dio pellegrinante sulla terra non potrà realizzare la sua identità di comunità di amore se in esso non si avrà riguardo alle esigenze della giustizia.
A Maria Santissima, Speculum iustitiae e Regina pacis, affido il prezioso e delicato ministero che la Segnatura Apostolica svolge a servizio della comunione nella Chiesa, mentre esprimo a ciascuno di voi l’assicurazione della mia stima e del mio apprezzamento. Su di voi e sul vostro quotidiano impegno invoco la luce dello Spirito Santo e imparto a tutti la mia Benedizione Apostolica.
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+PetaloNero+
Saturday, February 05, 2011 1:08 AM
Benedetto XVI: la giustizia è indispensabile per la comunione
I fedeli hanno diritto a una giustizia ecclesiale rapida e semplificata
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 4 febbraio 2011 (ZENIT.org).- Ricevendo questo venerdì i membri del Tribunale della Segnatura Apostolica, Papa Benedetto XVI ha affermato che i fedeli hanno diritto a una giustizia rapida, efficace e semplice nella Chiesa, perché non può esserci carità né comunione senza giustizia.
Il Pontefice ha voluto ricevere i membri del più alto tribunale della Chiesa per la prima volta dalla promulgazione della Lex propria di questo organismo, il 21 giugno 2008.
La Segnatura Apostolica è stata fondata nel XIII secolo, e San Pio X l'ha trasformata nel supremo tribunale della Chiesa agli inizi del XX. Si occupa degli appelli di fronte alle sentenze della Rota Romana e dei processi di tipo contenzioso-amministrativo in ultima istanza.
Tra le sue missioni rientrano anche la supervisione dell'amministrazione della giustizia da parte dei tribunali ecclesiastici locali e la risoluzione di conflitti tra loro.
Nel suo discorso, il Papa ha alluso a questo obiettivo del Tribunale di “promozione della retta amministrazione della giustizia nella Chiesa”, perché la sua missione non è solo quella di giudicare, ma anche di vegliare sull'azione dei tribunali locali, per migliorare il loro lavoro.
“Si tratta di un’opera coordinata e paziente, volta soprattutto a fornire ai fedeli un’amministrazione della giustizia retta, pronta ed efficiente”, ha spiegato, riferendosi in particolare alle cause di nullità matrimoniale.
In questi casi, ha sottolineato la necessità di “assicurare, nel pieno rispetto del diritto canonico, la presenza sul territorio dei tribunali ecclesiastici, il loro carattere pastorale, la loro corretta e pronta attività”.
“E' un obbligo grave quello di rendere l’operato istituzionale della Chiesa nei tribunali sempre più vicino ai fedeli”, adeguandosi “alle giuste esigenze di celerità e di semplicità” a cui questi “hanno diritto nella trattazione delle loro cause”, ha affermato.
Tra le missioni del Tribunale c'è anche quella di vegliare affinché la giurisprudenza dei tribunali locali e della Rota sia coerente con la dottrina e tra sé, soprattutto nei casi di nullità.
In tal senso, il Papa ha chiesto ai presenti di riflettere “sulla retta giurisprudenza da proporre ai tribunali locali in materia di error iuris quale motivo di nullità matrimoniale”.
Carità e giustizia
Il terzo campo d'azione della Segnatura, ha ricordato il Papa, è quello che riguarda il dirimere cause contenzioso-amministrative dei fedeli contro le istituzioni ecclesiastiche, compito affidato a questo tribunale da Papa Paolo VI.
In tal senso, ha ricordato che la predisposizione deve essere alla “pacifica composizione”, costituendo “un luogo di dialogo e di ripristino della comunione nella Chiesa”.
“Se è vero, infatti che l’ingiustizia va affrontata anzitutto con le armi spirituali della preghiera, della carità, del perdono e della penitenza, tuttavia non si può escludere, in alcuni casi, l’opportunità e la necessità che essa sia fronteggiata con gli strumenti processuali”, ha commentato.
Nella Chiesa, questi processi “costituiscono, anzitutto, luoghi di dialogo, che talvolta conducono alla concordia e alla riconciliazione”, senza dimenticare che la giustizia è una premessa necessaria per la riconciliazione stessa.
Nei casi in cui non sia possibile risolvere la controversia pacificamente, “lo svolgimento del processo contenzioso amministrativo comporterà la definizione giudiziale della controversia: anche in questo caso l’attività del Supremo Tribunale mira alla ricostituzione della comunione ecclesiale, ossia al ristabilimento di un ordine oggettivo conforme al bene della Chiesa”.
“Il faticoso ristabilimento della giustizia è destinato a ricostruire giuste e ordinate relazioni tra i fedeli e tra loro e l’Autorità ecclesiastica”.
“La giustizia, che la Chiesa persegue attraverso il processo contenzioso amministrativo, può essere considerata quale inizio, esigenza minima e insieme aspettativa di carità, indispensabile ed insufficiente nello stesso tempo, se rapportata alla carità di cui la Chiesa vive”.
“Nondimeno il Popolo di Dio pellegrinante sulla terra non potrà realizzare la sua identità di comunità di amore se in esso non si avrà riguardo alle esigenze della giustizia”, ha concluso.
+PetaloNero+
Saturday, February 05, 2011 3:28 PM
RINUNCE E NOMINE
RINUNCIA DEL VESCOVO DI KARAGANDA (KAZAKHSTAN) E NOMINA DEL SUCCESSORE
Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Karaganda (Kazakhstan), presentata da S.E. Mons. Jan Paweł Lenga, M.I.C., in conformità al canone 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico.
Il Papa ha nominato Vescovo della Diocesi di Karaganda (Kazakhstan) S.E. Mons. Janusz Kaleta, finora Vescovo titolare di Felbes, lasciandogli in pari tempo, donec aliter provvideatur, l’incarico di Amministratore Apostolico di Atyrau (Kazakhstan).
NOMINA DELL’AUSILIARE DI MARIA SANTISSIMA IN ASTANA (KAZAKHSTAN)
Il Papa ha nominato Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Maria Santissima in Astana (Kazakhstan) S.E. Mons. Athanasius Schneider, O.R.C., Vescovo titolare di Celerina, finora Ausiliare di Karaganda (Kazakhstan).
SANTA MESSA CON ORDINAZIONI EPISCOPALI
Alle ore 10.00 di oggi, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Benedetto XVI presiede la Santa Messa nel corso della quale conferisce l’Ordinazione episcopale a 5 Presbiteri: Mons. Savio Hon Tai-Fai, Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, eletto Arcivescovo titolare di Sila; Mons. Marcello Bartolucci, Segretario della Congregazione delle Cause dei Santi, eletto Arcivescovo titolare di Bevagna; Mons. Celso Morga Iruzubieta, Segretario della Congregazione per il Clero, eletto Arcivescovo titolare di Alba Marittima; Mons. Antonio Guido Filipazzi, Nunzio Apostolico, eletto Arcivescovo titolare di Sutri; Mons. Edgar Peña Parra, Nunzio Apostolico, eletto Arcivescovo titolare di Telepte.
Concelebrano con il Santo Padre i due Vescovi co-ordinanti: l’Em.mo Card. Angelo Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio e l’Em.mo Card. Tarcisio Bertone, S.D.B., Segretario di Stato, e i cinque Vescovi eletti.
Nel corso della Liturgia dell’Ordinazione, il Papa pronuncia la seguente omelia:
Cari fratelli e sorelle!
Saluto con affetto questi cinque Fratelli Presbiteri che tra poco riceveranno l’Ordinazione Episcopale: Mons. Savio Hon Tai-Fai, Mons. Marcello Bartolucci, Mons. Celso Morga Iruzubieta, Mons. Antonio Guido Filipazzi e Mons. Edgar Peña Parra. Desidero esprimere loro la gratitudine mia e della Chiesa per il servizio svolto fino ad ora con generosità e dedizione e formulare l’invito ad accompagnarli con la preghiera nel ministero a cui sono chiamati nella Curia Romana e nelle Rappresentanze Pontificie come Successori degli Apostoli, perché siano sempre illuminati e guidati dallo Spirito Santo nella messe del Signore.
"La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!" (Lc 10,2). Questa parola dal Vangelo della Messa di oggi ci tocca particolarmente da vicino in quest’ora. È l’ora della missione: il Signore manda voi, cari amici, nella sua messe. Dovete cooperare in quell’incarico di cui parla il profeta Isaia nella prima lettura: "Il Signore mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati" (Is 61,1). È questo il lavoro per la messe nel campo di Dio, nel campo della storia umana: portare agli uomini la luce della verità, liberarli dalla povertà di verità, che è la vera tristezza e la vera povertà dell’uomo. Portare loro il lieto annuncio che non è soltanto parola, ma evento: Dio, Lui stesso, è venuto, da noi. Egli ci prende per mano, ci trae verso l’alto, verso se stesso, e così il cuore spezzato viene risanato. Ringraziamo il Signore perché manda operai nella messe della storia del mondo. Ringraziamo perché manda voi, perché avete detto di sì e perché in quest’ora pronuncerete nuovamente il vostro "sì" all’essere operai del Signore per gli uomini.
"La messe è abbondante" – anche oggi, proprio oggi. Anche se può sembrare che grandi parti del mondo moderno, degli uomini di oggi, volgano le spalle a Dio e ritengano la fede una cosa del passato – esiste tuttavia l’anelito che finalmente vengano stabiliti la giustizia, l’amore, la pace, che povertà e sofferenza vengano superate, che gli uomini trovino la gioia. Tutto questo anelito è presente nel mondo di oggi, l’anelito verso ciò che è grande, verso ciò che è buono. È la nostalgia del Redentore, di Dio stesso, anche lì dove Egli viene negato. Proprio in quest’ora il lavoro nel campo di Dio è particolarmente urgente e proprio in quest’ora sentiamo in modo particolarmente doloroso la verità della parola di Gesù: "Sono pochi gli operai". Al tempo stesso il Signore ci lascia capire che non possiamo essere semplicemente noi da soli a mandare operai nella sua messe; che non è una questione di management, della nostra propria capacità organizzativa. Gli operai per il campo della sua messe li può mandare solo Dio stesso. Ma Egli li vuole mandare attraverso la porta della nostra preghiera. Noi possiamo cooperare per la venuta degli operai, ma possiamo farlo solo cooperando con Dio. Così quest’ora del ringraziamento per il realizzarsi di un invio in missione è, in modo particolare, anche l’ora della preghiera: Signore, manda operai nella tua messe! Apri i cuori alla tua chiamata! Non permettere che la nostra supplica sia vana!
La liturgia della giornata odierna ci dà quindi due definizioni della vostra missione di Vescovi, di sacerdoti di Gesù Cristo: essere operai nella messe della storia del mondo con il compito di risanare aprendo le porte del mondo alla signoria di Dio, affinché la volontà di Dio sia fatta sulla terra come in cielo. E poi il nostro ministero viene descritto quale cooperazione alla missione di Gesù Cristo, quale partecipazione al dono dello Spirito Santo, dato a Lui in quanto Messia, il Figlio unto da Dio. La Lettera agli Ebrei – la seconda lettura – completa ancora questo a partire dall’immagine del sommo sacerdote Melchìsedek, che è un rinvio misterioso a Cristo, il vero Sommo Sacerdote, il Re di pace e di giustizia.
Ma vorrei anche dire qualcosa su come questo grande compito sia da svolgere nella pratica – su che cosa esiga concretamente da noi. Per la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, le Comunità cristiane di Gerusalemme avevano scelto quest’anno le parole degli Atti degli Apostoli, in cui san Luca vuole illustrare in modo normativo quali sono gli elementi fondamentali dell’esistenza cristiana nella comunione della Chiesa di Gesù Cristo. Si esprime così: "Erano perseveranti nell'insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere" (At 2,42). In questi quattro elementi portanti dell’essere della Chiesa è descritto al contempo anche il compito essenziale dei suoi Pastori. Tutti e quattro gli elementi sono tenuti insieme mediante l’espressione "erano perseveranti" – "erant perseverantes": la Bibbia latina traduce così l’espressione greca BD@F6"DJ,DXT: la perseveranza, l’assiduità, appartiene all’essenza dell’essere cristiani ed è fondamentale per il compito dei Pastori, degli operai nella messe del Signore. Il Pastore non deve essere una canna di palude che si piega secondo il soffio del vento, un servo dello spirito del tempo. L’essere intrepido, il coraggio di opporsi alle correnti del momento appartiene in modo essenziale al compito del Pastore. Non deve essere una canna di palude, bensì – secondo l’immagine del Salmo primo – deve essere come un albero che ha radici profonde nelle quali sta saldo e ben fondato. Ciò non ha niente a che fare con la rigidità o l’inflessibilità. Solo dove c’è stabilità c’è anche crescita. Il cardinale Newman, il cui cammino fu marcato da tre conversioni, dice che vivere è trasformarsi. Ma le sue tre conversioni e le trasformazioni in esse avvenute sono tuttavia un unico cammino coerente: il cammino dell’obbedienza verso la verità, verso Dio; il cammino della vera continuità che proprio così fa progredire.
"Perseverare nell’insegnamento degli Apostoli" – la fede ha un contenuto concreto. Non è una spiritualità indeterminata, una sensazione indefinibile per la trascendenza. Dio ha agito e proprio Lui ha parlato. Ha realmente fatto qualcosa e ha realmente detto qualcosa. Certamente, la fede è, in primo luogo, un affidarsi a Dio, un rapporto vivo con Lui. Ma il Dio al quale ci affidiamo ha un volto e ci ha donato la sua Parola. Possiamo contare sulla stabilità della sua Parola. La Chiesa antica ha riassunto il nucleo essenziale dell’insegnamento degli Apostoli nella cosiddetta Regula fidei, che, in sostanza, è identica alle Professioni di Fede. È questo il fondamento attendibile, sul quale noi cristiani ci basiamo anche oggi. È la base sicura sulla quale possiamo costruire la casa della nostra fede, della nostra vita (cfr Mt 7,24ss). E di nuovo, la stabilità e la definitività di ciò che crediamo non significano rigidità. Giovanni della Croce ha paragonato il mondo della fede ad una miniera in cui scopriamo sempre nuovi tesori – tesori nei quali si sviluppa l’unica fede, la professione del Dio che si manifesta in Cristo. Come Pastori della Chiesa viviamo di questa fede e così possiamo anche annunciarla come il lieto messaggio che ci rende sicuri dell’amore di Dio e dell’essere noi amati da Lui.
Il secondo pilastro dell’esistenza ecclesiale, san Luca lo chiama 6@4
Con ciò siamo già giunti al successivo elemento fondamentale dell’esistenza ecclesiale, menzionato da san Luca: lo spezzare il pane. Lo sguardo dell’Evangelista, a questo punto, torna indietro ai discepoli di Emmaus, che riconobbero il Signore dal gesto dello spezzare il pane. E da lì, lo sguardo torna ancora più indietro all’ora dell’Ultima Cena, in cui Gesù, nello spezzare il pane, distribuì se stesso, si fece pane per noi ed anticipò la sua morte e la sua risurrezione. Spezzare il pane – la santa Eucaristia è il centro della Chiesa e deve essere il centro del nostro essere cristiani e della nostra vita sacerdotale. Il Signore si dona a noi. Il Risorto entra nel mio intimo e vuole trasformarmi per farmi entrare in una profonda comunione con Lui. Così mi apre anche a tutti gli altri: noi, i molti, siamo un solo pane e un solo corpo, dice san Paolo (cfr 1Cor 10,17). Cerchiamo di celebrare l’Eucaristia con una dedizione, un fervore sempre più profondo, cerchiamo di impostare i nostri giorni secondo la sua misura, cerchiamo di lasciarci plasmare da essa. Spezzare il pane – con ciò è espresso insieme anche il condividere, il trasmettere il nostro amore agli altri. La dimensione sociale, il condividere non è un’appendice morale che s’aggiunge all’Eucaristia, ma è parte di essa. Ciò risulta chiaramente proprio dal versetto che negli Atti degli Apostoli segue a quello citato poc’anzi: "Tutti i credenti … avevano ogni cosa in comune", dice Luca (2,44). Stiamo attenti che la fede si esprima sempre nell’amore e nella giustizia degli uni verso gli altri e che la nostra prassi sociale sia ispirata dalla fede; che la fede sia vissuta nell’amore.
Come ultimo pilastro dell’esistenza ecclesiale, Luca menziona "le preghiere". Egli parla al plurale: preghiere. Che cosa vuol dire con questo? Probabilmente pensa alla partecipazione della prima Comunità di Gerusalemme alle preghiere nel tempio, agli ordinamenti comuni della preghiera. Così si mette in luce una cosa importante. La preghiera, da una parte, deve essere molto personale, un unirmi nel più profondo a Dio. Deve essere la mia lotta con Lui, la mia ricerca di Lui, il mio ringraziamento per Lui e la mia gioia in Lui. Tuttavia, non è mai soltanto una cosa privata del mio "io" individuale, che non riguarda gli altri. Pregare è essenzialmente anche sempre un pregare nel "noi" dei figli di Dio. Solo in questo "noi" siamo figli del nostro Padre, che il Signore ci ha insegnato a pregare. Solo questo "noi" ci apre l’accesso al Padre. Da una parte, la nostra preghiera deve diventare sempre più personale, toccare e penetrare sempre più profondamente il nucleo del nostro "io". Dall’altra, deve sempre nutrirsi della comunione degli oranti, dell’unità del Corpo di Cristo, per plasmarmi veramente a partire dall’amore di Dio. Così il pregare, in ultima analisi, non è un’attività tra le altre, un certo angolo del mio tempo. Pregare è la risposta all’imperativo che sta all’inizio del Canone nella Celebrazione eucaristica: Sursum corda – in alto i cuori! È l’ascendere della mia esistenza verso l’altezza di Dio. In san Gregorio Magno si trova una bella parola al riguardo. Egli ricorda che Gesù chiama Giovanni Battista una "lampada che arde e risplende" (Gv 5,35) e continua: "ardente per il desiderio celeste, risplendente per la parola. Quindi, affinché sia conservata la veridicità dell’annuncio, deve essere conservata l’altezza della vita" (Hom. in Ez. 1,11,7 CCL 142, 134). L’altezza, la misura alta della vita, che proprio oggi è così essenziale per la testimonianza in favore di Gesù Cristo, la possiamo trovare solo se nella preghiera ci lasciamo continuamente tirare da Lui verso la sua altezza.
Duc in altum (Lc 5,4) – Prendi il largo e gettate le reti per la pesca. Questo disse Gesù a Pietro e ai suoi compagni quando li chiamò a diventare "pescatori di uomini". Duc in altum – Papa Giovanni Paolo II, nei suoi ultimi anni, ha ripreso con forza questa parola e l’ha proclamata a voce alta ai discepoli del Signore di oggi. Duc in altum – dice il Signore in quest’ora a voi, cari amici. Siete stati chiamati per incarichi che riguardano la Chiesa universale. Siete chiamati a gettare la rete del Vangelo nel mare agitato di questo tempo per ottenere l’adesione degli uomini a Cristo; per tirarli fuori, per così dire, dalle acque saline della morte e dal buio nel quale la luce del cielo non penetra. Dovete portarli sulla terra della vita, nella comunione con Gesù Cristo.
In un passo del primo libro della sua opera sulla Santissima Trinità, sant’Ilario di Poitiers prorompe improvvisamente in una preghiera: Per questo prego "affinché Tu gonfi le vele dispiegate della nostra fede e della nostra professione con il soffio del Tuo Spirito e mi spinga avanti nella traversata del mio annuncio" (I 37 CCL 62, 35s). Sì, per questo preghiamo in quest’ora per voi, cari amici. Dispiegate quindi le vele delle vostre anime, le vele della fede, della speranza, dell’amore, affinché lo Spirito Santo possa gonfiarle e concedervi un viaggio benedetto come pescatori di uomini nell’oceano del nostro tempo. Amen.
+PetaloNero+
Sunday, February 06, 2011 3:29 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS
Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.
Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:
PRIMA DELL’ANGELUS
Cari fratelli e sorelle!
Nel Vangelo di questa domenica il Signore Gesù dice ai suoi discepoli: "Voi siete il sale della terra … Voi siete la luce del mondo" (Mt 5,13.14). Mediante queste immagini ricche di significato, Egli vuole trasmettere ad essi il senso della loro missione e della loro testimonianza. Il sale, nella cultura mediorientale, evoca diversi valori quali l’alleanza, la solidarietà, la vita e la sapienza. La luce è la prima opera di Dio Creatore ed è fonte della vita; la stessa Parola di Dio è paragonata alla luce, come proclama il salmista: "Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino" (Sal 119,105). E sempre nella Liturgia odierna il profeta Isaia dice: "Se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio" (58,10). La sapienza riassume in sé gli effetti benefici del sale e della luce: infatti, i discepoli del Signore sono chiamati a donare nuovo "sapore" al mondo, e a preservarlo dalla corruzione, con la sapienza di Dio, che risplende pienamente sul volto del Figlio, perché Egli è la "luce vera che illumina ogni uomo" (Gv 1,9). Uniti a Lui, i cristiani possono diffondere in mezzo alle tenebre dell’indifferenza e dell’egoismo la luce dell’amore di Dio, vera sapienza che dona significato all’esistenza e all’agire degli uomini.
Il prossimo 11 febbraio, memoria della Beata Vergine di Lourdes, celebreremo la Giornata Mondiale del Malato. Essa è occasione propizia per riflettere, per pregare e per accrescere la sensibilità delle comunità ecclesiali e della società civile verso i fratelli e le sorelle malati. Nel Messaggio per questa Giornata, ispirato ad una espressione della Prima Lettera di Pietro: "Dalle sue piaghe siete stati guariti" (2,24), invito tutti a contemplare Gesù, il Figlio di Dio, il quale ha sofferto, è morto, ma è risorto. Dio si oppone radicalmente alla prepotenza del male. Il Signore si prende cura dell’uomo in ogni situazione, condivide la sofferenza e apre il cuore alla speranza. Esorto, pertanto tutti gli operatori sanitari a riconoscere nell’ammalato non solo un corpo segnato dalla fragilità, ma prima di tutto una persona, alla quale donare tutta la solidarietà e offrire risposte adeguate e competenti. In questo contesto ricordo, inoltre, che oggi ricorre in Italia la "Giornata per la vita". Auspico che tutti si impegnino per far crescere la cultura della vita, per mettere al centro, in ogni circostanza, il valore dell’essere umano. Secondo la fede e la ragione la dignità della persona è irriducibile alle sue facoltà o alle capacità che può manifestare, e pertanto non viene meno quando la persona stessa è debole, invalida e bisognosa di aiuto.
Cari fratelli e sorelle, invochiamo la materna intercessione della Vergine Maria, affinché i genitori, i nonni, gli insegnanti, i sacerdoti e quanti sono impegnati nell’educazione possano formare le giovani generazioni alla sapienza del cuore, perché raggiungano la pienezza della vita.
DOPO L’ANGELUS
In questi giorni, seguo con attenzione la delicata situazione della cara Nazione egiziana. Chiedo a Dio che quella Terra, benedetta dalla presenza della Santa Famiglia, ritrovi la tranquillità e la pacifica convivenza, nell’impegno condiviso per il bene comune.
Rivolgo un cordiale saluto alle delegazioni delle Facoltà di Medicina e Chirurgia delle Università di Roma, accompagnate dal Cardinale Vicario, in occasione del convegno promosso dai Dipartimenti di Ginecologia e Ostetricia sul tema dell’assistenza sanitaria nella gravidanza. Quando la ricerca scientifica e tecnologica è guidata da autentici valori etici è possibile trovare soluzioni adeguate per l’accoglienza della vita nascente e per la promozione della maternità. Auspico che le nuove generazioni di sanitari siano portatrici di una rinnovata cultura della vita.
Je salue cordialement les pèlerins francophones. Dans l’Evangile de ce dimanche, le Christ affirme que nous sommes « la lumière du monde ». Puissions-nous accueillir son message comme un appel et une mission qu’il nous confie aujourd’hui ! Alors que nous venons de célébrer cette semaine la fête de la Présentation de Jésus au Temple qui est aussi la Fête de la Vie consacrée, je vous invite à prier et à rendre grâce pour toutes les personnes consacrées. Leur place essentielle dans l’Eglise témoigne que l’amour du Christ peut combler la vie humaine, et stimuler les chrétiens à marcher dans la joie vers la sainteté. Que la Vierge Marie nous accompagne sur ce chemin ! Bon séjour à tous !
I greet all the English-speaking pilgrims and visitors present at this Angelus prayer. In today’s Gospel, Jesus urges us to make our light shine before others, to the praise of our Father in heaven. May the light of Christ purify all our thoughts and actions. As the Church celebrates the World Day of the Sick on the Feast of Our Lady of Lourdes, may that same light bring hope and healing to those who are ill. Upon you and your loved ones, I invoke the blessings of Almighty God.
Ganz herzlich grüße ich auch alle deutschsprachigen Gäste. Das Evangelium des heutigen Sonntags gibt einen Abschnitt der Bergpredigt Jesu wieder. Christus spricht zu den Menschen, die ihm folgen, und nennt sie „Licht der Welt" (Mt 5,14). Eine Stadt, die auf dem Berg liegt, kann nicht verborgen bleiben. So ist auch die Nachfolge Christi notwendig sichtbar und duldet keinen Rückzug. Bitten wir den Herrn, daß er uns zu treuen Zeugen mache, welche die Wahrheit und die Liebe Christi in der Welt verbreiten. Der Herr stärke euch und eure Familien mit seiner Gnade.
Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española que participan en esta oración mariana, en particular a los grupos de las parroquias de Cristo Rey, de Zamora, de la Resurrección del Señor, de Segovia, y de Santa Joaquina de Vedruna, de Barcelona. Con la liturgia de hoy, invito a todos a ser reflejo del amor de Dios mediante las buenas obras, y a ser así luz del mundo y sal de la tierra, que inspire en todos el horizonte de la verdadera razón de su existencia y la esperanza suprema que Cristo ha traído a la tierra. Que la Virgen María os proteja y acompañe en el camino de la fe. Feliz domingo.
Lepo pozdravljam romarje iz Vrhnike v Sloveniji! Naj vam bo to vaše romanje v pomoč, da boste v skladu z evangelijem, ki smo ga poslušali danes pri sveti maši, vedno bolj postajali sol zemlje in luč sveta. Naj bo z vami moj blagoslov!
[Saluto cordialmente i pellegrini da Vrhnika in Slovenia! Il vostro pellegrinaggio vi aiuti affinché, secondo il Vangelo che abbiamo ascoltato durante la liturgia odierna, diventiate sempre di più il sale della terra e la luce del mondo. Vi accompagni la mia Benedizione!]
Pozdrawiam uczestniczących w modlitwie „Anioł Pański" Polaków. „Wy jesteście solą ziemi. Wy jesteście światłem świata" (Mt 5, 13-14). Oto powinność i przywilej uczniów Chrystusa, płynące z dzisiejszej Ewangelii. Jak sól nadaje smak potrawom, a światło pozwala nam widzieć przestrzeń i kolory, tak świadectwo naszego życia niech prowadzi wszystkich do wiary, wskazuje przestrzeń Boga, Jego Piękno i Miłość. Życzę wam dobrej niedzieli i z serca błogosławię.
[Saluto tutti i Polacchi partecipanti alla preghiera dell’Angelus. "Voi siete il sale della terra… Voi siete la luce del mondo" (Mt 5, 13-14): ecco l’impegno e il privilegio dei discepoli di Gesù che provengono dal Vangelo odierno. Come il sale dà un gusto ai cibi e la luce ci permette di vedere la dimensione e i colori, così la testimonianza della nostra vita conduca tutti alla fede, indichi loro la dimensione di Dio, la sua Bellezza e l’Amore. Auguro a tutti voi una buona domenica e vi benedico di cuore.]
Saluto i pellegrini di lingua italiana, in particolare le famiglie del Movimento dell’Amore Familiare e quanti in questa notte, nella chiesa parrocchiale di san Gregorio VII, hanno vegliato davanti al Santissimo Sacramento pregando per i cristiani perseguitati e per la libertà religiosa. Saluto i fedeli venuti da Brescia e da Vigodarzere, e quelli della parrocchia romana di Santa Maria Goretti. A tutti auguro una buona domenica.
+PetaloNero+
Monday, February 07, 2011 1:01 AM
Il Papa invita a un impegno condiviso per la pace in Egitto
ROMA, domenica, 6 febbraio 2011 (ZENIT.org).- Mentre l'Egitto vive una forte agitazione politica, questa domenica, per la prima volta, Benedetto XVI ha fatto sentire la sua voce per invocare un impegno condiviso volto a riportare la normalità in questo Paese.
“In questi giorni, seguo con attenzione la delicata situazione della cara Nazione egiziana”, ha detto il Papa ricordando l'ondata di proteste cominciate il 25 gennaio scorso con alcune manifestazioni contro il regime del presidente Hosni Mubarak, al potere dal 1981, dopo l'assassinio di Anwar al Sadat, e degenerate tre giorni dopo in diverse città egiziane in scontri con la polizia.
“Chiedo a Dio – ha continuato il Pontefice – che quella Terra, benedetta dalla presenza della Santa Famiglia, ritrovi la tranquillità e la pacifica convivenza, nell’impegno condiviso per il bene comune”.
Nel frattempo il vicepresidente egiziano Omar Suleiman ha avviato il dialogo con varie forze ed esponenti dell'opposizione alla presenza anche dei Fratelli musulmani, il principale gruppo antigovernativo, da decenni bandito dalla scena politica, i quali hanno assicurato di non voler presentare un loro candidato alle presidenziali di settembre.
Al termine dei colloqui sono stati annunciati la formazione entro marzo di un comitato congiunto governo-opposizione per dare vita a delle riforme costituzionali, il rilascio degli attivisti arrestati e la revoca delle leggi d'emergenza.
E mentre da più parti si invoca la formazione di un governo tecnico che guidi il Paese in questa fase di transizione, il contestato presidente Mubarak, pur sostituendo i vertici del suo partito, l’Npd, ha smentito qualsiasi notizia sulle sue possibili dimissioni, anche se il primo febbraio ha annunciato che non si ricandiderò alle prossime elezioni presidenziali.
Questa domenica intanto oltre un milione di persone è tornata ad affollare piazza Tahrir, al Cairo, cuore della rivolta, per celebrare "la Giornata dei martiri", in memoria delle vittime delle proteste che in tutto il Paese hanno provocato almeno 300 morti e migliaia di feriti. Presenti anche numerosi cristiani copti che proprio questo sabato sono stati bersaglio di un ennesimo attacco a una chiesa di Rafah, nella Penisola del Sinai, colpita da un ordigno la cui esplosione fortunatamente non ha provocato vittime né feriti.
Benedetto XVI incoraggia a una “rinnovata cultura della vita”
E dedica un pensiero alla Giornata Mondiale del Malato dell'11 febbraio
ROMA, domenica, 6 febbraio 2011 (ZENIT.org).- Questa domenica Benedetto XVI è tornato a rivolgere un pressante appello alla società civile perché si impegni nella promozione di una cultura della vita, specialmente per quanto riguarda i malati e i bambini non nati.
Nel discorso introduttivo alla preghiera dell'Angelus in piazza San Pietro, il Papa ha ricordato che il prossimo 11 febbraio, nella memoria della Beata Vergine di Lourdes, si celebrerà la Giornata Mondiale del Malato, voluta da Giovanni Paolo II.
“Essa – ha sottolineato il Pontefice – è occasione propizia per riflettere, per pregare e per accrescere la sensibilità delle comunità ecclesiali e della società civile verso i fratelli e le sorelle malati”.
Nel Messaggio per questa Giornata, ispirato ad una espressione della Prima Lettera di Pietro: "Dalle sue piaghe siete stati guariti" (2,24), il Papa ha invitato tutti a “contemplare Gesù, il Figlio di Dio, il quale ha sofferto, è morto, ma è risorto”.
“Dio – ha continuato – si oppone radicalmente alla prepotenza del male. Il Signore si prende cura dell’uomo in ogni situazione, condivide la sofferenza e apre il cuore alla speranza. Esorto, pertanto tutti gli operatori sanitari a riconoscere nell’ammalato non solo un corpo segnato dalla fragilità, ma prima di tutto una persona, alla quale donare tutta la solidarietà e offrire risposte adeguate e competenti”.
Il Papa ha quindi ricordato che questa domenica in Italia si celebrava anche la "Giornata per la vita", nata formalmente nel 1978 da un'intuizione della Commissione episcopale per la Famiglia ed un invito esplicito del Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana, nell'anno in cui entrò in vigore la legge 194 sulla interruzione volontaria di gravidanza.
“Auspico – ha detto il Santo Padre – che tutti si impegnino per far crescere la cultura della vita, per mettere al centro, in ogni circostanza, il valore dell’essere umano. Secondo la fede e la ragione la dignità della persona è irriducibile alle sue facoltà o alle capacità che può manifestare, e pertanto non viene meno quando la persona stessa è debole, invalida e bisognosa di aiuto”.
Al termine della preghiera dell'Angelus, il Papa è quindi tornato a parlare del rispetto della vita nascente nel salutare le delegazioni delle Facoltà di Medicina e Chirurgia delle Università di Roma, accompagnate dal Cardinale Vicario Agostino Vallini, in occasione del convegno promosso dai Dipartimenti di Ginecologia e Ostetricia sul tema dell’assistenza sanitaria nella gravidanza.
A questo proposito il Papa ha ricordato che “quando la ricerca scientifica e tecnologica è guidata da autentici valori etici è possibile trovare soluzioni adeguate per l’accoglienza della vita nascente e per la promozione della maternità”.
“Auspico che le nuove generazioni di sanitari siano portatrici di una rinnovata cultura della vita”, ha concluso infine.
Il Papa: i cristiani devono essere sale e luce del mondo
In occasione dell'Angelus domenicale in piazza San Pietro
ROMA, domenica, 6 febbraio 2011 (ZENIT.org).- I cristiani devono essere sale, per dare sapore al mondo, e luce per rischiarare le tenebre. Lo ha detto questa domenica Benedetto XVI in occasione della tradizionale preghiera domenicale dell'Angelus prendendo spunto dal Vangelo di Matteo.
“I discepoli del Signore – ha ricordato il Papa affacciandosi alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano – sono chiamati a donare nuovo 'sapore' al mondo, e a preservarlo dalla corruzione, con la sapienza di Dio che risplende pienamente sul volto del Figlio, perché Egli è la 'luce vera che illumina ogni uomo' (Gv 1,9)”.
“Uniti a Lui – ha continuato –, i cristiani possono diffondere in mezzo alle tenebre dell’indifferenza e dell’egoismo la luce dell’amore di Dio, vera sapienza che dona significato all’esistenza e all’agire degli uomini”.
Al termine della preghiera, il Papa ha salutato gli esponenti del Movimento dell’amore familiare - che conta attualmente una ottantina di coppie missionarie e altre 350 coppie in formazione - e quanti nella notte tra sabato 5 e domenica 6 febbraio hanno vegliato presso la chiesa romana di San Gregorio VII pregando per i cristiani perseguitati nel mondo e per la libertà religiosa.
+PetaloNero+
Monday, February 07, 2011 3:30 PM
LE UDIENZE
Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:
Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale delle Filippine, in Visita "ad Limina Apostolorum":
S.E. Mons. Onesimo C. Gordoncillo, Arcivescovo di Capiz;
S.E. Mons. Crispin B. Varquez, Vescovo di Borongan;
S.E. Mons. Isabelo C. Abarquez, Vescovo di Calbayog;
S.E. Mons. Filomeno G. Bactol, Vescovo di Naval.
Partecipanti alla Plenaria della Congregazione per l’Educazione Cattolica (dei Seminari e degli Istituti di Studio).
RINUNCE E NOMINE
NOMINA DELL’AUSILIARE DI SUWON (COREA)
Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Ausiliare della diocesi di Suwon (Corea) il Rev.do Linus Lee Seong-hyo, Professore e Direttore del Centro per Ricerche Accademiche di Suwon, assegnandogli la sede titolare vescovile di Torre di Tamalleno.
Rev.do Linus Lee Seong-hyo
Il Rev. do Linus Lee Seong-hyo è nato il 6 luglio 1957, in Gi-dong Paldal-gu, Suwon-si, Kyonggi-do, diocesi di Suwon (allora arcidiocesi di Seoul). Ha studiato all’Università Ajou; alla Seoul National University, conseguendo un MA in Electronics; al Seminario Maggiore di Suwon; al Seminario Maggiore di Trier, Germania (1987-1992); infine, all’Università Cattolica di Parigi (1993-2001), ottenendo il Dottorato in Teologia.
È stato ordinato sacerdote il 9 aprile 1992.
Dopo l’ordinazione sacerdotale ha ricoperto i seguenti ministeri: 1992-1993: Vicario parrocchiale, Ho-gye; 1993-2001: Studi per il Dottorato in Francia; 2001-2003: Parroco, Osan; in pari tempo Professore aggiunto presso l’Università Cattolica (Seminario Maggiore) di Suwon; dal 2003: Professore presso la suddetta Università Cattolica e Direttore degli affari pastorali presso la medesima (2004-2006); 2006-2008: Decano degli affari accademici, sempre presso la medesima Università; dal 2008: Editore di Tesi della Korean Theological Association.
UDIENZA AI PARTECIPANTI ALLA PLENARIA DELLA CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA (DEI SEMINARI E DEGLI ISTITUTI DI STUDI)
Alle ore 12 di questa mattina, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i partecipanti alla Plenaria della Congregazione per l’Educazione Cattolica (dei Seminari e degli Istituti di Studi).
Dopo l’indirizzo di omaggio del Prefetto della Congregazione, Em.mo Card. Zenon Grocholewski, il Papa pronuncia il discorso che riportiamo di seguito:
DISCORSO DEL SANTO PADRE
Signori Cardinali,
Venerati fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle.
Rivolgo a ciascuno di voi il mio cordiale saluto per questa visita in occasione della riunione plenaria della Congregazione per l'Educazione Cattolica. Saluto il Cardinale Zenon Grocholewski, Prefetto del Dicastero, ringraziandolo per le sue cortesi parole, come pure il Segretario, il Sottosegretario, gli Officiali e i Collaboratori.
Le tematiche che affrontate in questi giorni hanno come denominatore comune l'educazione e la formazione, che costituiscono oggi una delle sfide più urgenti che la Chiesa e le sue istituzioni sono chiamate ad affrontare. L'opera educativa sembra diventata sempre più ardua perché, in una cultura che troppo spesso fa del relativismo il proprio credo, viene a mancare la luce della verità, anzi si considera pericoloso parlare di verità, instillando così il dubbio sui valori di base dell'esistenza personale e comunitaria. Per questo è importante il servizio che svolgono nel mondo le numerose istituzioni formative che si ispirano alla visione cristiana dell'uomo e della realtà: educare è un atto d'amore, esercizio della "carità intellettuale", che richiede responsabilità, dedizione, coerenza di vita. Il lavoro della vostra Congregazione e le scelte che farete in questi giorni di riflessione e di studio contribuiranno certamente a rispondere all’attuale "emergenza educativa".
La vostra Congregazione, creata nel 1915 da Benedetto XV, da quasi cento anni svolge la sua opera preziosa a servizio delle varie Istituzioni cattoliche di formazione. Tra di esse, senza dubbio, il seminario è una delle più importanti per la vita della Chiesa ed esige pertanto un progetto formativo che tenga conto del contesto sopra accennato. Varie volte ho sottolineato come il seminario sia una tappa preziosa della vita, in cui il candidato al sacerdozio fa l’esperienza di essere "un discepolo di Gesù". Per questo tempo destinato alla formazione, è richiesto un certo distacco, un certo "deserto", perché il Signore parla al cuore con una voce che si sente se c'è il silenzio (cfr 1Re 19,12); ma è richiesta anche la disponibilità a vivere insieme, ad amare la "vita di famiglia" e la dimensione comunitaria che anticipano quella "fraternità sacramentale" che deve caratterizzare ogni presbiterio diocesano (cfr Presbyterorum ordinis, 8) e che ho voluto richiamare anche nella mia recente Lettera ai seminaristi: «sacerdoti non si diventa da soli. Occorre la "comunità dei discepoli", l'insieme di coloro che vogliono servire la comune Chiesa».
In questi giorni studiate anche la bozza del documento su Internet e la formazione nei seminari. Internet, per la sua capacità di superare le distanze e di mettere in contatto reciproco le persone, presenta grandi possibilità anche per la Chiesa e la sua missione. Con il necessario discernimento per un suo uso intelligente e prudente, è uno strumento che può servire non solo per gli studi, ma anche per l'azione pastorale dei futuri presbiteri nei vari campi ecclesiali, quali l'evangelizzazione, l'azione missionaria, la catechesi, i progetti educativi, la gestione delle istituzioni. Anche in questo campo è di estrema importanza poter contare su formatori adeguatamente preparati perché siano guide fedeli e sempre aggiornate, al fine di accompagnare i candidati al sacerdozio all'uso corretto e positivo dei mezzi informatici.
Quest'anno, poi, ricorre il LXX anniversario della Pontificia Opera per le Vocazioni Sacerdotali, istituita dal Venerabile Pio XII per favorire la collaborazione tra la Santa Sede e le Chiese locali nella preziosa opera di promozione delle vocazioni al ministero ordinato. Tale ricorrenza potrà essere l'occasione per conoscere e valorizzare le iniziative vocazionali più significative promosse nelle Chiese locali. Occorre che la pastorale vocazionale, oltre a sottolineare il valore della chiamata universale a seguire Gesù, insista più chiaramente sul profilo del sacerdozio ministeriale, caratterizzato dalla sua specifica configurazione a Cristo, che lo distingue essenzialmente dagli altri fedeli e si pone al loro servizio.
Avete avviato, inoltre, una revisione di quanto prescrive la Costituzione apostolica Sapientia christiana sugli studi ecclesiastici, riguardo al diritto canonico, agli Istituti Superiori di Scienze Religiose e, recentemente, alla filosofia. Un settore su cui riflettere particolarmente è quello della teologia. E’ importante rendere sempre più solido il legame tra la teologia e lo studio della Sacra Scrittura, in modo che questa ne sia realmente l'anima e il cuore (cfr Verbum Domini, 31). Ma il teologo non deve dimenticare di essere anche colui che parla a Dio. E’ indispensabile, quindi, tenere strettamente unite la teologia con la preghiera personale e comunitaria, specialmente liturgica. La teologia è scientia fidei e la preghiera nutre la fede. Nell’unione con Dio, il mistero è, in qualche modo, assaporato, si fa vicino, e questa prossimità è luce per l'intelligenza. Vorrei sottolineare anche la connessione della teologia con le altre discipline, considerando che essa viene insegnata nelle Università cattoliche e, in molti casi, in quelle civili. Il beato John Henry Newman parlava di "circolo del sapere", circle of knowledge, per indicare che esiste un’interdipendenza tra le varie branche del sapere; ma Dio e Lui solo ha rapporto con la totalità del reale; di conseguenza eliminare Dio significa spezzare il circolo del sapere. In questa prospettiva le Università cattoliche, con la loro identità ben precisa e la loro apertura alla "totalità" dell’essere umano, possono svolgere un’opera preziosa per promuovere l’unità del sapere, orientando studenti ed insegnanti alla Luce del mondo, la "luce vera che illumina ogni uomo" (Gv 1,9). Sono considerazioni che valgono anche per le Scuole cattoliche. Occorre, anzitutto, il coraggio di annunciare il valore "largo" dell'educazione, per formare persone solide, capaci di collaborare con gli altri e di dare senso alla propria vita. Oggi si parla di educazione interculturale, oggetto di studio anche nella vostra Plenaria. In questo ambito è richiesta una fedeltà coraggiosa ed innovativa, che sappia coniugare chiara coscienza della propria identità e apertura all’alterità, per le esigenze del vivere insieme nelle società multiculturali. Anche a questo fine, emerge il ruolo educativo dell’insegnamento della Religione cattolica come disciplina scolastica in dialogo interdisciplinare con le altre. Infatti, esso contribuisce largamente non solo allo sviluppo integrale dello studente, ma anche alla conoscenza dell’altro, alla comprensione e al rispetto reciproco. Per raggiungere tali obiettivi dovrà essere prestata particolare cura alla formazione dei dirigenti e dei formatori, non solo da un punto di vista professionale, ma anche religioso e spirituale, perché, con la coerenza della propria vita e con il coinvolgimento personale, la presenza dell’educatore cristiano diventi espressione di amore e testimonianza della verità.
Cari fratelli e sorelle, vi ringrazio per quanto fate con il vostro competente lavoro al servizio delle istituzioni educative. Tenete sempre lo sguardo rivolto a Cristo, l’unico Maestro, perché con il suo Spirito renda efficace il vostro lavoro. Vi affido alla materna protezione di Maria Santissima, Sedes Sapientiae, e di cuore imparto a tutti la Benedizione Apostolica.
+PetaloNero+
Tuesday, February 08, 2011 3:28 PM
RINUNCE E NOMINE
RINUNCIA DEL VESCOVO DI NEBBI (UGANDA) E NOMINA DEL SUCCESSORE
Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Nebbi (Uganda), presentata da S.E. Mons. Martin Luluga, in conformità al canone 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.
Il Papa ha nominato Vescovo di Nebbi (Uganda), il Rev.do Mons. Sanctus Lino Wanok, Vicario Generale della medesima Diocesi.
Rev.do Mons. Sanctus Lino Wanok
Il Rev.do Mons. Sanctus Lino Wanok è nato il 7 aprile 1957, nel villaggio Atyak-Yamo, parrocchia di Warr, allora diocesi di Arua. Ha studiato la Filosofia nel Seminario Maggiore Nazionale di Alokolum, Gulu, e la Teologia presso il Seminario Maggiore Nazionale di Mary’s Ggaba. Ha ottenuto il Dottorato in Teologia Biblica presso l’Università Urbaniana a Roma.
È stato ordinato sacerdote il 27 settembre 1986 ed incardinato nella diocesi di Arua. Al momento della creazione della nuova di diocesi di Nebbi, è passato a quest’ultima.
Dopo l’ordinazione sacerdotale ha svolto i seguenti incarichi: 1986-1987: Vicario Parrocchiale di Nyapea; 1988-1991: Professore al Katigondo National Major Seminary, Masaka; 1991-1995: Studi per la Licenza e il Dottorato in Teologia Biblica presso l’Università Urbaniana, a Roma; 1996-2005: Docente al Seminario Maggiore Nazionale di Ggaba e Vice-Rettore del medesimo Seminario.
Dal 2006 è Parroco di Paidha e Vicario Generale di Nebbi.
RINUNCIA DELL’AUSILIARE DI BOLOGNA (ITALIA)
Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia all’ufficio di Ausiliare dell’arcidiocesi di Bologna (Italia), presentata da S.E. Mons. Ernesto Vecchi, in conformità ai cann. 411 e 401 §1 del Codice di Diritto Canonico.
+PetaloNero+
Wednesday, February 09, 2011 3:21 PM
LE UDIENZE
Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto ieri pomeriggio in Udienza:
Em.mo Card. Reinhard Marx, Arcivescovo di München und Freising (Germania).
RINUNCE E NOMINE
EREZIONE DELLA PROVINCIA ECCLESIASTICA DI LILONGWE (MALAWI) E NOMINA DEL PRIMO ARCIVESCOVO METROPOLITA
Il Santo Padre Benedetto XVI ha eretto la Provincia Ecclesiastica di Lilongwe (Malawi), elevando a Chiesa Metropolitana la omonima sede vescovile, assegnandole come Chiese suffraganee le diocesi di Dedza, Mzuzu e Karonga.
Il Papa ha nominato primo Arcivescovo Metropolita di Lilongwe S.E. Mons. Rémi Joseph Gustave Sainte-Marie, M.Afr., finora Vescovo della medesima Diocesi.
NOMINA DEL PROMOTORE DELLA FEDE DELLA CONGREGAZIONE DELLE CAUSE DEI SANTI
Il Santo Padre ha nominato Promotore della Fede della Congregazione delle Cause dei Santi il Rev.do P. Luigi Borriello, O.C.D., finora Consultore del medesimo Dicastero.
L’UDIENZA GENERALE
L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 nell’Aula Paolo VI, dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di fedeli e pellegrini provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.
Nel discorso in lingua italiana, il Papa ha incentrato la sua meditazione sulla figura di San Pietro Canisio, Dottore della Chiesa (1521-1597).
Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.
L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.
CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA
Cari fratelli e sorelle,
Oggi vorrei parlarvi di san Pietro Kanis, Canisio nella forma latinizzata del suo cognome, una figura molto importante nel Cinquecento cattolico. Era nato l’8 maggio 1521 a Nimega, in Olanda. Suo padre era borgomastro della città. Mentre era studente all’Università di Colonia, frequentò i monaci Certosini di santa Barbara, un centro propulsivo di vita cattolica, e altri pii uomini che coltivavano la spiritualità della cosiddetta devotio moderna. Entrò nella Compagnia di Gesù l’8 maggio 1543 a Magonza (Renania – Palatinato), dopo aver seguito un corso di esercizi spirituali sotto la guida del beato Pierre Favre, Petrus Faber, uno dei primi compagni di sant’Ignazio di Loyola. Ordinato sacerdote nel giugno 1546 a Colonia, già l’anno seguente, come teologo del Vescovo di Augusta, il cardinale Otto Truchsess von Waldburg, fu presente al Concilio di Trento, dove collaborò con due confratelli, Diego Laínez e Alfonso Salmerón.
Nel 1548, sant’Ignazio gli fece completare a Roma la formazione spirituale e lo inviò poi nel Collegio di Messina a esercitarsi in umili servizi domestici. Conseguito a Bologna il dottorato in teologia il 4 ottobre 1549, fu destinato da sant'Ignazio all'apostolato in Germania. Il 2 settembre di quell'anno, il '49, visitò Papa Paolo III in Castel Gandolfo e poi si recò nella Basilica di San Pietro per pregare. Qui implorò l'aiuto dei grandi Santi Apostoli Pietro e Paolo, che dessero efficacia permanente alla Benedizione Apostolica per il suo grande destino, per la sua nuova missione. Nel suo diario annotò alcune parole di questa preghiera. Dice: "Là io ho sentito che una grande consolazione e la presenza della grazia mi erano concesse per mezzo di tali intercessori [Pietro e Paolo]. Essi confermavano la mia missione in Germania e sembravano trasmettermi, come ad apostolo della Germania, l’appoggio della loro benevolenza. Tu conosci, Signore, in quanti modi e quante volte in quello stesso giorno mi hai affidato la Germania per la quale in seguito avrei continuato ad essere sollecito, per la quale avrei desiderato vivere e morire".
Dobbiamo tenere presente che ci troviamo nel tempo della Riforma luterana, nel momento in cui la fede cattolica nei Paesi di lingua germanica, davanti al fascino della Riforma, sembrava spegnersi. Era un compito quasi impossibile quello di Canisio, incaricato di rivitalizzare, di rinnovare la fede cattolica nei Paesi germanici. Era possibile solo in forza della preghiera. Era possibile solo dal centro, cioè da una profonda amicizia personale con Gesù Cristo; amicizia con Cristo nel suo Corpo, la Chiesa, che va nutrita nell'Eucaristia, Sua presenza reale.
Seguendo la missione ricevuta da Ignazio e da Papa Paolo III, Canisio partì per la Germania e partì innanzitutto per il Ducato di Baviera, che per parecchi anni fu il luogo del suo ministero. Come decano, rettore e vicecancelliere dell’Università di Ingolstadt, curò la vita accademica dell’Istituto e la riforma religiosa e morale del popolo. A Vienna, dove per breve tempo fu amministratore della Diocesi, svolse il ministero pastorale negli ospedali e nelle carceri, sia nella città sia nelle campagne, e preparò la pubblicazione del suo Catechismo. Nel 1556 fondò il Collegio di Praga e, fino al 1569, fu il primo superiore della provincia gesuita della Germania superiore.
In questo ufficio, stabilì nei Paesi germanici una fitta rete di comunità del suo Ordine, specialmente di Collegi, che furono punti di partenza per la riforma cattolica, per il rinnovamento della fede cattolica. In quel tempo partecipò anche al colloquio di Worms con i dirigenti protestanti, tra i quali Filippo Melantone (1557); svolse la funzione di Nunzio pontificio in Polonia (1558); partecipò alle due Diete di Augusta (1559 e 1565); accompagnò il Cardinale Stanislao Hozjusz, legato del Papa Pio IV presso l’Imperatore Ferdinando (1560); intervenne alla Sessione finale del Concilio di Trento dove parlò sulla questione della Comunione sotto le due specie e dell’Indice dei libri proibiti (1562).
Nel 1580 si ritirò a Friburgo in Svizzera, tutto dedito alla predicazione e alla composizione delle sue opere, e là morì il 21 dicembre 1597. Beatificato dal beato Pio IX nel 1864, fu proclamato nel 1897 secondo Apostolo della Germania dal Papa Leone XIII, e dal Papa Pio XI canonizzato e proclamato Dottore della Chiesa nel 1925.
San Pietro Canisio trascorse buona parte della sua vita a contatto con le persone socialmente più importanti del suo tempo ed esercitò un influsso speciale con i suoi scritti. Fu editore delle opere complete di san Cirillo d’Alessandria e di san Leone Magno, delle Lettere di san Girolamo e delle Orazioni di san Nicola della Fluë. Pubblicò libri di devozione in varie lingue, le biografie di alcuni Santi svizzeri e molti testi di omiletica. Ma i suoi scritti più diffusi furono i tre Catechismi composti tra il 1555 e il 1558. Il primo Catechismo era destinato agli studenti in grado di comprendere nozioni elementari di teologia; il secondo ai ragazzi del popolo per una prima istruzione religiosa; il terzo ai ragazzi con una formazione scolastica a livello di scuole medie e superiori. La dottrina cattolica era esposta con domande e risposte, brevemente, in termini biblici, con molta chiarezza e senza accenni polemici. Solo nel tempo della sua vita sono state ben 200 le edizioni di questo Catechismo! E centinaia di edizioni si sono succedute fino al Novecento. Così in Germania, ancora nella generazione di mio padre, la gente chiamava il Catechismo semplicemente il Canisio: è realmente il catechista per secoli, ha formato la fede di persone per secoli.
È, questa, una caratteristica di san Pietro Canisio: saper comporre armoniosamente la fedeltà ai principi dogmatici con il rispetto dovuto ad ogni persona. San Canisio ha distinto l'apostasia consapevole, colpevole, dalla fede, dalla perdita della fede incolpevole, nelle circostanze. E ha dichiarato, nei confronti di Roma, che la maggior parte dei tedeschi passata al Protestantesimo era senza colpa. In un momento storico di forti contrasti confessionali, evitava - questa è una cosa straordinaria - l’asprezza e la retorica dell’ira - cosa rara come ho detto a quei tempi nelle discussioni tra cristiani, - e mirava soltanto alla presentazione delle radici spirituali e alla rivitalizzazione della fede nella Chiesa. A ciò servì la conoscenza vasta e penetrante che ebbe della Sacra Scrittura e dei Padri della Chiesa: la stessa conoscenza che sorresse la sua personale relazione con Dio e l’austera spiritualità che gli derivava dalla devotio moderna e dalla mistica renana.
È caratteristica per la spiritualità di san Canisio una profonda amicizia personale con Gesù. Scrive, per esempio, il 4 settembre 1549 nel suo diario, parlando con il Signore: "Tu, alla fine, come se mi aprissi il cuore del Sacratissimo Corpo, che mi sembrava di vedere davanti a me, mi hai comandato di bere a quella sorgente, invitandomi per così dire ad attingere le acque della mia salvezza dalle tue fonti, o mio Salvatore". E poi vede che il Salvatore gli dà un vestito con tre parti che si chiamano pace, amore e perseveranza. E con questo vestito composto da pace, amore e perseveranza, il Canisio ha svolto la sua opera di rinnovamento del cattolicesimo. Questa sua amicizia con Gesù - che è il centro della sua personalità - nutrita dall'amore della Bibbia, dall'amore del Sacramento, dall'amore dei Padri, questa amicizia era chiaramente unita con la consapevolezza di essere nella Chiesa un continuatore della missione degli Apostoli. E questo ci ricorda che ogni autentico evangelizzatore è sempre uno strumento unito, e perciò stesso fecondo, con Gesù e con la sua Chiesa.
All’amicizia con Gesù san Pietro Canisio si era formato nell’ambiente spirituale della Certosa di Colonia, nella quale era stato a stretto contatto con due mistici certosini: Johann Lansperger, latinizzato in Lanspergius, e Nicolas van Hesche, latinizzato in Eschius. Successivamente approfondì l’esperienza di quell’amicizia, familiaritas stupenda nimis, con la contemplazione dei misteri della vita di Gesù, che occupano larga parte negli Esercizi spirituali di sant’Ignazio. La sua intensa devozione al Cuore del Signore, che culminò nella consacrazione al ministero apostolico nella Basilica Vaticana, trova qui il suo fondamento.
Nella spiritualità cristocentrica di san Pietro Canisio si radica un profondo convincimento: non si dà anima sollecita della propria perfezione che non pratichi ogni giorno la preghiera, l’orazione mentale, mezzo ordinario che permette al discepolo di Gesù di vivere l’intimità con il Maestro divino. Perciò, negli scritti destinati all’educazione spirituale del popolo, il nostro Santo insiste sull’importanza della Liturgia con i suoi commenti ai Vangeli, alle feste, al rito della santa Messa e degli altri Sacramenti, ma, nello stesso tempo, ha cura di mostrare ai fedeli la necessità e la bellezza che la preghiera personale quotidiana affianchi e permei la partecipazione al culto pubblico della Chiesa.
Si tratta di un’esortazione e di un metodo che conservano intatto il loro valore, specialmente dopo che sono stati riproposti autorevolmente dal Concilio Vaticano II nella Costituzione Sacrosanctum Concilium: la vita cristiana non cresce se non è alimentata dalla partecipazione alla Liturgia, in modo particolare alla santa Messa domenicale, e dalla preghiera personale quotidiana, dal contatto personale con Dio. In mezzo alle mille attività e ai molteplici stimoli che ci circondano, è necessario trovare ogni giorno dei momenti di raccoglimento davanti al Signore per ascoltarlo e parlare con Lui.
Allo stesso tempo, è sempre attuale e di permanente valore l’esempio che san Pietro Canisio ci ha lasciato, non solo nelle sue opere, ma soprattutto con la sua vita. Egli insegna con chiarezza che il ministero apostolico è incisivo e produce frutti di salvezza nei cuori solo se il predicatore è testimone personale di Gesù e sa essere strumento a sua disposizione, a Lui strettamente unito dalla fede nel suo Vangelo e nella sua Chiesa, da una vita moralmente coerente e da un’orazione incessante come l’amore. E questo vale per ogni cristiano che voglia vivere con impegno e fedeltà la sua adesione a Cristo. Grazie.
SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE
○ Sintesi della catechesi in lingua francese
Chers frères et sœurs,
né en Hollande et mort en Suisse, saint Pierre Canisius a vécu au 16e siècle. Il fut proclamé le second apôtre de l’Allemagne et Docteur de l’Église. Étudiant à Cologne, il est en contact avec des chartreux et des hommes pieux de la spiritualité dite devotio moderna, et il se forme à l’amitié avec Jésus par la contemplation des mystères de sa vie. Ordonné prêtre chez les jésuites, il participe au Concile de Trente. Après un séjour en Italie pour compléter sa formation intellectuelle et spirituelle, il occupe de hautes fonctions universitaires à Ingolstadt, et pastorales à Vienne. Premier Provincial jésuite, Pierre Canisius crée, en Allemagne, des communautés et des collèges qui seront les points de départ de la réforme catholique. Ses trois Catéchismes exposent la doctrine catholique à la lumière de la Bible avec grande simplicité et clarté dans le respect de toute personne. Ils portent donc les traces d’une première formulation du droit à la liberté religieuse. Vivant une spiritualité christocentrique, Pierre Canisius insiste sur l’importance de la liturgie et la nécessité de la prière personnelle quotidienne qui sont reproposées avec autorité par le Concile Vatican II. Chers frères et sœurs, l’exemple de Pierre Canisius a une valeur actuelle et permanente. Pour lui, le ministère apostolique est fécond seulement si le prédicateur est un témoin et un instrument de Jésus, s’il lui reste étroitement uni par la foi dans son Évangile et dans son Église, et s’il conduit une vie moralement cohérente.
Je salue les francophones présents à cette audience, spécialement les étudiants des différents collèges et lycées de Paris et d’Aix-en Provence. Je vous invite à venir à Madrid pour les Journées Mondiales de la Jeunesse en août prochain. A bientôt donc ! N’oubliez pas de garder un contact quotidien avec Dieu. Avec ma Bénédiction apostolique.
○ Sintesi della catechesi in lingua inglese
Dear Brothers and Sisters,
Today’s catechesis is on the life of Saint Peter Canisius. He was born in the Low Countries, and as a young man became one of the early followers of Saint Ignatius of Loyola. Three years after his priestly ordination in Cologne, he laboured intensively for the religious and moral reform of the people as well as for the improvement of academic life in the University of Ingolstadt. He founded the College of Prague, and was named the first Superior of the Jesuit province in Southern Germany. From there he oversaw the Society’s communities and colleges which quickly became major centres of Catholic reform. During this period, in the tumult of the Reformation, he took part in many civic and theological disputes. He published devotional literature as well as catechisms popular for their Biblically-inspired responses. Even in his later years in Fribourg, Switzerland, he remained extremely active, dedicating himself to writing and preaching. Pope Leo XIII proclaimed Peter Canisius the ‘Second Apostle of Germany’, and he was canonized and named a Doctor of the Church by Pope Pius XI. His significant contribution to catechesis is second only to the example for us of his disciplined Christ-centred spirituality, finding in the liturgy, daily prayer and devotion to the heart of Jesus the strength and inspiration to carry out well his innumerable tasks.
I extend a warm welcome to all the English-speaking pilgrims and visitors, especially those from Japan and Malaysia, students from Loyola University and the University of Saint Thomas, as well as students from the Highlands Institute and the Irish Institute in Rome. Upon all of you, I invoke God’s blessings of joy and peace!
○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca
Liebe Brüder und Schwestern!
Heute möchte ich über den heiligen Petrus Canisius sprechen, der auch zweiter Apostel Deutschlands genannt wird. Er wurde am 8. Mai 1521 in Nimwegen, in den heutigen Niederlanden, geboren. Während seines Studiums an der Kölner Universität stand er mit mehreren tief gläubigen Menschen der sogenannten devotio moderna in engem Kontakt. Nach geistlichen Exerzitien unter der Führung des seligen Peter Faber, einem der ersten Gefährten des heiligen Ignatius von Loyola, trat er in den Jesuitenorden ein. Im Alter von 25 Jahren wurde er zum Priester geweiht und nahm bereits ein Jahr später als Theologe des Augsburger Bischofs am Konzil von Trient teil. In Bologna wurde er zum Doktor der Theologie promoviert und kehrte mit dem Segen Papst Pauls III. nach Deutschland zurück. Als er noch in Rom an den Gräbern der Apostel betete, hat er in einer Vision das geöffnete Herz Jesu gesehen, und der Herr versprach ihm für seine Aufgabe ein geistliches Gewand, das aus drei Teilen gewoben war: aus innerem Frieden, Liebe und Ausdauer. Mit diesen drei Kräften hat er versucht, die Kirche in Deutschland zu erneuern. Petrus Canisius ging zunächst als Professor nach Ingolstadt – die Vorgängeruniversität der Universität München – und wirkte dann im Zuge der katholischen Erneuerung als Lehrer und Prediger in Dillingen, Innsbruck, Wien, Prag und Fribourg in der Schweiz, wo er jeweils Jesuitenkollegien gründete. Große Beachtung verdient sein schriftstellerisches Werk. Er hat drei Ausgaben des Katechismus geschaffen – für Kinder, Schüler und Studenten – und in klarer und ganz unpolemischer, von der Schrift und den Vätern her inspirierter Weise Fragen und Antworten formuliert, in denen das Ganze des Glaubens zum Vorschein kommt, und er hat damit Generationen im Glauben geprägt. Noch zu seinen Lebzeiten sind 200 Auflagen seines Katechismus erschienen, bis zum 19. Jahrhundert wurden weitere Hunderte von Auflagen gedruckt. So ist er wirklich der Erneuerer der Katechese und damit des Glaubensbewußtseins in der Kirche in Deutschland geworden. Im Alter von 76 Jahren starb er in Fribourg nach einem überaus erfüllten Leben. Papst Pius XI. hat ihn dann 1925 zum Kirchenlehrer erklärt.
Mit Freude grüße ich die deutschsprachigen Pilger und Besucher. Wie der heilige Petrus Canisius wollen wir stets die Wahrheit suchen und für sie eintreten, um so unsere innere Freundschaft mit Christus zu vertiefen und zu verlebendigen. Dies ist ja das Herzstück und die Mitte seines Lebens gewesen: die Freundschaft mit Christus, dessen offenes Herz er gesehen hat, von dem er sich aufgefordert fühlte, aus den Wassern des Lebens zu trinken, die von Ihm kamen. Dies ist die Mitte, von der wir Christen leben, und dies ist die Mitte, von der her die Kirche immer wieder erneuert werden kann. Euch allen wünsche ich einen gesegneten Aufenthalt in Rom.
○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola
Queridos hermanos y hermanas:
San Pedro Canisio nace en mil quinientos veintiuno, en Holanda. Entra en la Compañía de Jesús y es ordenado sacerdote en Colonia, en mil quinientos cuarenta y seis. Con una notable reputación como teólogo, interviene en el Concilio de Trento. Se ocupa también incansablemente de la adecuada formación teológica de los sacerdotes, así como de la reforma religiosa y moral del pueblo por medio de una serie de iniciativas pastorales, entre las que se incluyen la asistencia en los hospitales y en las cárceles. Editor notable de obras completas de los Padres de la Iglesia, publica libros de devoción en diversas lenguas, biografías de santos y textos de homilética. Escribe tres Catecismos, que alcanzaron gran difusión, y en los que condensa los conocimientos fundamentales de la doctrina católica en preguntas y respuestas. Una característica de Canisio es saber presentar armónicamente la fidelidad a los principios dogmáticos con el respeto que se debe a cada persona. En un momento de fuertes contrastes confesionales, evita las asperezas y la retórica de la ira, centrándose en la presentación de las raíces espirituales y en la revitalización de todo el cuerpo de la Iglesia. Pedro Canisio muere en mil quinientos noventa y siete. El Papa Pío Once lo canonizó y lo proclamó Doctor de la Iglesia, en mil novecientos veinticinco.
Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos provenientes de España, México y otros países latinoamericanos. Invito a todos a vivir con empeño y fidelidad la adhesión a Cristo, a ejemplo de San Pedro Canisio. Encomendaos a su intercesión, pidiendo a Dios que vuestro apostolado produzca frutos de salvación, siendo testigos de Jesús e instrumentos suyos, con una vida moralmente coherente y una oración incesante. Muchas gracias.
○ Sintesi della catechesi in lingua portoghese
Queridos irmãos e irmãs,
São Pedro Canísio, sacerdote jesuíta e doutor da Igreja, nasceu em Nimega, na Holanda, no ano 1521. Interveio em acontecimentos decisivos do seu tempo, como o Concílio de Trento, e exerceu uma influência especial com os seus escritos. A sua obra mais difundida é o Catecismo, onde aparece a doutrina exposta sob a forma de breves perguntas e respostas, elaboradas em termos bíblicos e sem tons polémicos. E dele preparou três versões: uma para pessoas com elementares noções de teologia; outra para crianças sem escolaridade; e a terceira para estudantes liceais ou universitários. Nisto se revela uma das características de Pedro Canísio: sabia harmonizar a fidelidade aos princípios dogmáticos com o respeito devido a cada pessoa.
Amados peregrinos de língua portuguesa, para todos a minha saudação amiga e encorajadora! Antes de vós, veio peregrino a Roma Pedro Canísio para invocar a intercessão dos Apóstolos São Pedro e São Paulo sobre a missão que lhe fora confiada na Alemanha, o seu campo de apostolado mais longo. No seu diário, descreve como aqui sentiu a graça divina que fazia dele um continuador da missão dos Apóstolos. Como ele, todos nós, cristãos, somos enviados a evangelizar, mas para isso precisamos de permanecer unidos com Jesus e com a Igreja. Sobre vós e a vossa família, desça a minha Bênção.
SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE
○ Saluto in lingua polacca
Serdecznie witam pielgrzymów polskich. W piątek przypada wspomnienie Matki Bożej z Lourdes i Światowy Dzień Chorego. W modlitwie polecajmy Niepokalanej Matce chorych i tych, którzy z miłością pochylają się nad nimi w szpitalach, w domach opieki i w rodzinach. Zobaczmy w twarzach osób chorych oblicze cierpiącego Chrystusa. Niech umacniają nas słowa świętego Piotra: „Krwią Jego ran zostaliście uzdrowieni" (1 P 2, 24). Wszystkim chorym, wam tu obecnym i waszym bliskim z serca błogosławię.
[Saluto cordialmente i pellegrini polacchi. Venerdì ricorre la memoria della Madonna di Lourdes e la Giornata Mondiale del Malato. Nella preghiera affidiamo alla Madre Immacolata i malati e quanti con amore si pongono al loro servizio negli ospedali, nelle case di cura e nelle famiglie. Vediamo nei volti dei malati il volto di Cristo sofferente. Ci rafforzino le parole di San Pietro: "Dalle sue piaghe siete stati guariti" (1Pt 2, 24). Benedico di cuore tutti i malati, voi qui presenti e i vostri cari.]
○ Saluto in lingua slovacca
Srdečne vítam pútnikov zo Slovenska, osobitne zo Žiliny, Horných Vesteníc a Dolných Vesteníc. Bratia a sestry, prajem vám, aby svetlo evanjelia osvecovalo všetky kroky vášho života a ochotne udeľujem Apoštolské požehnanie každému z vás a vašim rodinám vo vlasti. Pochválený buď Ježiš Kristus!
[Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini provenienti dalla Slovacchia, particolarmente da Žilina, Horné Vestenice e Dolné Vestenice. Fratelli e sorelle, mentre vi auguro che la luce del Vangelo illumini tutti i passi della vostra vita, volentieri imparto la Benedizione Apostolica a ciascuno di voi ed alle vostre famiglie in Patria. Sia lodato Gesù Cristo!]
○ Saluto in lingua italiana
Saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana. In particolare i Vescovi venuti per l’incontro promosso dal Movimento dei Focolari. Cari Fratelli nell’Episcopato, sono lieto di questa opportunità che vi è offerta per confrontare esperienze ecclesiali di diverse zone del mondo, ed auguro che queste giornate di preghiera e di riflessione possano portare frutti abbondanti per le vostre comunità. Saluto voi, membri dell’Associazione Nuovi Orizzonti e, mentre vi incoraggio a proseguire nell'attuazione di un coraggioso apostolato in favore dei fratelli in difficoltà, vi esorto a testimoniare il Vangelo della carità, diffondendo la luce, la pace e la gioia di Cristo risorto. Saluto i Pueri Cantores di Cerreto Sannita e i rappresentanti dell’Oratorio di Buccinasco. Cari amici, auguro che la sosta presso le tombe degli Apostoli rinsaldi la vostra adesione a Cristo e faccia crescere la carità nelle vostre famiglie e nelle vostre comunità.
Il mio pensiero va infine ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Abbiamo celebrato ieri la memoria liturgica di san Girolamo Emiliani, fondatore dei Somaschi, e di santa Giuseppina Bakhita, figlia dell’Africa diventata figlia della Chiesa. Il coraggio di questi testimoni fedeli di Cristo aiuti voi, cari giovani, ad aprire il cuore all’eroismo della santità nell’esistenza di ogni giorno. Sostenga voi, cari malati, nel perseverare con pazienza ad offrire la vostra preghiera e la vostra sofferenza per tutta la Chiesa. E dia a voi, cari sposi novelli, il coraggio di rendere le vostre famiglie comunità di amore, improntate ai valori cristiani.
+PetaloNero+
Thursday, February 10, 2011 12:48 AM
Il Papa: il cristiano prega ed ha una vita moralmente coerente
Nell'Udienza generale dedicata al gesuita olandese san Pietro Canisio
ROMA, mercoledì, 9 febbraio 2011 (ZENIT.org).- Il cristiano deve nutrirsi di preghiera e vivere con fedeltà la propria adesione a Cristo attravero una condotta moralmente coerente. E' quanto ha ricordato questo mercoledì Benedetto XVI durante l'Udienza generale nell’Aula Paolo VI dedicata a san Pietro Canisio, gesuita e teologo olandese del Cinquecento.
Proseguendo il ciclo di catechesi sui dottori della Chiesa, il Pontefice si è soffermato in particolare sull'operato e l'eredità spirituale di questo “autentico evangelizzatore” il cui tratto specifico è stata soprattutto “una profonda amicizia personale con Gesù”.
In particolare, il gesuita fu chiamato a un impegno “quasi impossibile” e cioè ravvivare la fede cattolica nei Paesi di lingua germanica, che “davanti al fascino della Riforma, sembrava spegnersi”.
Fu così che san Canisio si impegnò nella vita accademica, scrisse tre “Catechismi” destinati in particolare ai giovani, svolse il ministero pastorale negli ospedali e nelle carceri e “stabilì nei Paesi germanici una fitta rete di comunità del suo Ordine, specialmente di Collegi, che furono punti di partenza per la riforma cattolica, per il rinnovamento della fede cattolica”.
“Perciò – ha continuato il Papa – , negli scritti destinati all’educazione spirituale del popolo, il nostro Santo insiste sull’importanza della Liturgia con i suoi commenti ai Vangeli, alle feste, al rito della santa Messa e degli altri Sacramenti, ma, nello stesso tempo, ha cura di mostrare ai fedeli la necessità e la bellezza che la preghiera personale quotidiana affianchi e permei la partecipazione al culto pubblico della Chiesa”.
Al giorno d'oggi san Canisio “ci insegna con chiarezza che il ministero apostolico è incisivo e produce frutti di salvezza nei cuori solo se il predicatore è testimone di Gesù e sa essere strumento a sua disposizione, a Lui strettamente unito dalla fede nel suo Vangelo e nella sua Chiesa, da una vita moralmente coerente e da un’orazione incessante come l’amore. E questo vale per ogni cristiano che voglia vivere con impegno e fedeltà la sua adesione a Cristo”.
Al termine della catechesi, salutando i pellegrini polacchi, Benedetto XVI ha quindi ricordato che venerdì prossimo ricorre la memoria della Madonna di Lourdes e la Giornata Mondiale del Malato. “Nella preghiera – ha detto il Papa – affidiamo alla Madre Immacolata i malati e quanti con amore si pongono al loro servizio negli ospedali, nelle case di cura e nelle famiglie. Vediamo nei volti dei malati il volto di Cristo sofferente”.
Infine rivolgendo, come di consueto, un saluto ai giovani, ai malati e agli sposi novelli ha ricordato che nella giornata di ieri è stata celebrata la memoria liturgica di san Girolamo Emiliani, fondatore dei Somaschi, e di santa Giuseppina Bakhita, “figlia dell’Africa diventata figlia della Chiesa”.
“Il coraggio di questi testimoni fedeli di Cristo – ha detto il Papa – aiuti voi, cari giovani, ad aprire il cuore all’eroismo della santità nell’esistenza di ogni giorno”.
“Sostenga voi, cari malati, nel perseverare con pazienza ad offrire la vostra preghiera e la vostra sofferenza per tutta la Chiesa”.
“E dia a voi, cari sposi novelli, il coraggio di rendere le vostre famiglie comunità di amore, improntate ai valori cristiani”, ha concluso infine.
+PetaloNero+
Thursday, February 10, 2011 3:33 PM
LE UDIENZE
Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:
Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale delle Filippine, in Visita "ad Limina Apostolorum":
S.E. Mons. Jose S. Palma, Arcivescovo di Cebu, Amministratore Apostolico di Palo;
S.E. Mons. Emmanuel S. Trance, Vescovo di Catarman;
S.E. Mons. Jose Corazon T. Tala-oc, Vescovo di Romblon;
Rev.do Ulysses A. Dalida, Amministratore Diocesano di Kalibo.
Il Papa riceve oggi in Udienza:
Em.mo Card. Jorge Mario Bergoglio, S.I., Arcivescovo di Buenos Aires (Argentina), Presidente della Conferenza Episcopale Argentina
con i Vice Presidenti:
S.E. Mons. Luis Héctor Villalba, Arcivescovo di Tucumán;
S.E. Mons. José María Arancedo, Arcivescovo di Santa Fe de la Vera Cruz;
e con il Segretario Generale:
S.E. Mons. Enrique Eguía Seguí, Vescovo tit. di Cissi, Ausiliare di Buenos Aires.
Il Santo Padre ha ricevuto oggi in Udienza:
Em.mo Card. John Patrick Foley, Gran Maestro dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.
RINUNCE E NOMINE
RINUNCIA DELL’ARCIVESCOVO MAGGIORE DI KYIV-HALYČ (UCRAINA)
Il Santo Padre ha accettato, a norma del can. 126 § 2 del CCEO, la rinuncia di S.B. Em.ma il Signor Cardinale Lubomyr Husar all’ufficio di Arcivescovo Maggiore di Kyiv-Halyč (Ucraina).
L’Amministratore della Chiesa Arcivescovile Maggiore sarà S.E. Mons. Ihor Vozniak, C.SS.R., Arcivescovo di Lviv degli Ucraini, al quale spetterà la convocazione del Sinodo dei Vescovi della Chiesa Greco Cattolica Ucraina per l’elezione dell’Arcivescovo Maggiore.
NOMINA DEL NUNZIO APOSTOLICO IN SLOVENIA
Il Santo Padre ha nominato Nunzio Apostolico in Slovenia, con incarico di Delegato Apostolico in Kosovo, S.E. Mons. Juliusz Janusz, Arcivescovo tit. di Caorle, finora Nunzio Apostolico in Ungheria.
Nota della Sala Stampa circa l’incarico di Delegato Apostolico in Kosovo:
Al riguardo, si precisa che la nomina di un Delegato Apostolico rientra tra le funzioni di organizzazione della struttura della Chiesa cattolica e, pertanto, assume carattere prettamente intraecclesiale, restando del tutto distinta da considerazioni riguardanti situazioni giuridiche e territoriali o da ogni altra questione inerente all'attività diplomatica della Santa Sede. La missione di un Delegato Apostolico non è di natura diplomatica, ma risponde all’esigenza di sovvenire in modo adeguato alle esigenze pastorali dei fedeli cattolici.
Note from the Press Office in relation to the appointment of the new Apostolic Nuncio to Slovenia, with the responsibility of Apostolic Delegate in Kosovo:
In this regard, it should be pointed out that the appointment of an Apostolic Delegate falls within the organizational functions of the structure of the Catholic Church and hence has a purely intra-ecclesial character, being completely distinct from considerations regarding juridical and territorial situations or any other question inherent to the diplomatic activity of the Holy See. The mission of an Apostolic Delegate is not of a diplomatic nature but responds to the requirement to meet in an adequate way the pastoral needs of the Catholic faithful.
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA XLVIII GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI
Il 15 maggio 2011, IV Domenica di Pasqua, si celebra la 48ma Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni sul tema "Proporre le vocazioni nella Chiesa locale".
Pubblichiamo di seguito il Messaggio che il Santo Padre Benedetto XVI invia per l’occasione ai Vescovi, ai sacerdoti ed ai fedeli di tutto il mondo:
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
Cari fratelli e sorelle!
La XLVIII Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che sarà celebrata il 15 maggio 2011, quarta Domenica di Pasqua, ci invita a riflettere sul tema: "Proporre le vocazioni nella Chiesa locale". Settant’anni fa, il Venerabile Pio XII istituì la Pontificia Opera per le Vocazioni Sacerdotali. In seguito, opere simili sono state fondate dai Vescovi in molte diocesi, animate da sacerdoti e da laici, in risposta all'invito del Buon Pastore, il quale, "vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore", e disse: "La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai. Pregate, dunque, il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe!" (Mt 9,36-38).
L’arte di promuovere e di curare le vocazioni trova un luminoso punto di riferimento nelle pagine del Vangelo in cui Gesù chiama i suoi discepoli a seguirlo e li educa con amore e premura. Oggetto particolare della nostra attenzione è il modo in cui Gesù ha chiamato i suoi più stretti collaboratori ad annunciare il Regno di Dio (cfr Lc 10,9). Innanzitutto, appare chiaro che il primo atto è stata la preghiera per loro: prima di chiamarli, Gesù passò la notte da solo, in orazione ed in ascolto della volontà del Padre (cfr Lc 6,12), in un’ascesa interiore al di sopra delle cose di tutti i giorni. La vocazione dei discepoli nasce proprio nel colloquio intimo di Gesù con il Padre. Le vocazioni al ministero sacerdotale e alla vita consacrata sono primariamente frutto di un costante contatto con il Dio vivente e di un'insistente preghiera che si eleva al "Padrone della messe" sia nelle comunità parrocchiali, sia nelle famiglie cristiane, sia nei cenacoli vocazionali.
Il Signore, all’inizio della sua vita pubblica, ha chiamato alcuni pescatori, intenti a lavorare sulle rive del lago di Galilea: "Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini" (Mt 4,19). Ha mostrato loro la sua missione messianica con numerosi "segni" che indicavano il suo amore per gli uomini e il dono della misericordia del Padre; li ha educati con la parola e con la vita affinché fossero pronti ad essere continuatori della sua opera di salvezza; infine, "sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre" (Gv 13,1), ha affidato loro il memoriale della sua morte e risurrezione, e prima di essere elevato al Cielo li ha inviati in tutto il mondo con il comando: "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli" (Mt 28,19).
È una proposta, impegnativa ed esaltante, quella che Gesù fa a coloro a cui dice "Seguimi!": li invita ad entrare nella sua amicizia, ad ascoltare da vicino la sua Parola e a vivere con Lui; insegna loro la dedizione totale a Dio e alla diffusione del suo Regno secondo la legge del Vangelo: "Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto" (Gv 12,24); li invita ad uscire dalla loro volontà chiusa, dalla loro idea di autorealizzazione, per immergersi in un’altra volontà, quella di Dio e lasciarsi guidare da essa; fa vivere loro una fraternità, che nasce da questa disponibilità totale a Dio (cfr Mt 12,49-50), e che diventa il tratto distintivo della comunità di Gesù: "Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri" (Gv 13,35).
Anche oggi, la sequela di Cristo è impegnativa; vuol dire imparare a tenere lo sguardo su Gesù, a conoscerlo intimamente, ad ascoltarlo nella Parola e a incontrarlo nei Sacramenti; vuol dire imparare a conformare la propria volontà alla Sua. Si tratta di una vera e propria scuola di formazione per quanti si preparano al ministero sacerdotale ed alla vita consacrata, sotto la guida delle competenti autorità ecclesiali. Il Signore non manca di chiamare, in tutte le stagioni della vita, a condividere la sua missione e a servire la Chiesa nel ministero ordinato e nella vita consacrata, e la Chiesa "è chiamata a custodire questo dono, a stimarlo e ad amarlo: essa è responsabile della nascita e della maturazione delle vocazioni sacerdotali" (Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Pastores dabo vobis, 41). Specialmente in questo nostro tempo in cui la voce del Signore sembra soffocata da "altre voci" e la proposta di seguirlo donando la propria vita può apparire troppo difficile, ogni comunità cristiana, ogni fedele, dovrebbe assumere con consapevolezza l’impegno di promuovere le vocazioni. È importante incoraggiare e sostenere coloro che mostrano chiari segni della chiamata alla vita sacerdotale e alla consacrazione religiosa, perché sentano il calore dell’intera comunità nel dire il loro "sì" a Dio e alla Chiesa. Io stesso li incoraggio come ho fatto con coloro che si sono decisi ad entrare in Seminario e ai quali ho scritto: "Avete fatto bene a farlo. Perché gli uomini avranno sempre bisogno di Dio, anche nell’epoca del dominio tecnico del mondo e della globalizzazione: del Dio che ci si è mostrato in Gesù Cristo e che ci raduna nella Chiesa universale, per imparare con Lui e per mezzo di Lui la vera vita e per tenere presenti e rendere efficaci i criteri della vera umanità" (Lettera ai Seminaristi, 18 ottobre 2010).
Occorre che ogni Chiesa locale si renda sempre più sensibile e attenta alla pastorale vocazionale, educando ai vari livelli, familiare, parrocchiale, associativo, soprattutto i ragazzi, le ragazze e i giovani - come Gesù fece con i discepoli – a maturare una genuina e affettuosa amicizia con il Signore, coltivata nella preghiera personale e liturgica; ad imparare l’ascolto attento e fruttuoso della Parola di Dio, mediante una crescente familiarità con le Sacre Scritture; a comprendere che entrare nella volontà di Dio non annienta e non distrugge la persona, ma permette di scoprire e seguire la verità più profonda su se stessi; a vivere la gratuità e la fraternità nei rapporti con gli altri, perché è solo aprendosi all’amore di Dio che si trova la vera gioia e la piena realizzazione delle proprie aspirazioni. "Proporre le vocazioni nella Chiesa locale", significa avere il coraggio di indicare, attraverso una pastorale vocazionale attenta e adeguata, questa via impegnativa della sequela di Cristo, che, in quanto ricca di senso, è capace di coinvolgere tutta la vita.
Mi rivolgo particolarmente a voi, cari Confratelli nell’Episcopato. Per dare continuità e diffusione alla vostra missione di salvezza in Cristo, è importante "incrementare il più che sia possibile le vocazioni sacerdotali e religiose, e in modo particolare quelle missionarie" (Decr. Christus Dominus, 15). Il Signore ha bisogno della vostra collaborazione perché le sue chiamate possano raggiungere i cuori di chi ha scelto. Abbiate cura nella scelta degli operatori per il Centro Diocesano Vocazioni, strumento prezioso di promozione e organizzazione della pastorale vocazionale e della preghiera che la sostiene e ne garantisce l’efficacia. Vorrei anche ricordarvi, cari Confratelli Vescovi, la sollecitudine della Chiesa universale per un’equa distribuzione dei sacerdoti nel mondo. La vostra disponibilità verso diocesi con scarsità di vocazioni, diventa una benedizione di Dio per le vostre comunità ed è per i fedeli la testimonianza di un servizio sacerdotale che si apre generosamente alle necessità dell’intera Chiesa.
Il Concilio Vaticano II ha ricordato esplicitamente che "il dovere di dare incremento alle vocazioni sacerdotali spetta a tutta la comunità cristiana, che è tenuta ad assolvere questo compito anzitutto con una vita perfettamente cristiana" (Decr. Optatam totius, 2). Desidero indirizzare quindi un fraterno e speciale saluto ed incoraggiamento a quanti collaborano in vario modo nelle parrocchie con i sacerdoti. In particolare, mi rivolgo a coloro che possono offrire il proprio contributo alla pastorale delle vocazioni: i sacerdoti, le famiglie, i catechisti, gli animatori. Ai sacerdoti raccomando di essere capaci di dare una testimonianza di comunione con il Vescovo e con gli altri confratelli, per garantire l’humus vitale ai nuovi germogli di vocazioni sacerdotali. Le famiglie siano "animate da spirito di fede, di carità e di pietà" (ibid.), capaci di aiutare i figli e le figlie ad accogliere con generosità la chiamata al sacerdozio ed alla vita consacrata. I catechisti e gli animatori delle associazioni cattoliche e dei movimenti ecclesiali, convinti della loro missione educativa, cerchino "di coltivare gli adolescenti a loro affidati in maniera di essere in grado di scoprire la vocazione divina e di seguirla di buon grado" (ibid.).
Cari fratelli e sorelle, il vostro impegno nella promozione e nella cura delle vocazioni acquista pienezza di senso e di efficacia pastorale quando si realizza nell’unità della Chiesa ed è indirizzato al servizio della comunione. È per questo che ogni momento della vita della comunità ecclesiale - la catechesi, gli incontri di formazione, la preghiera liturgica, i pellegrinaggi ai santuari - è una preziosa opportunità per suscitare nel Popolo di Dio, in particolare nei più piccoli e nei giovani, il senso di appartenenza alla Chiesa e la responsabilità della risposta alla chiamata al sacerdozio ed alla vita consacrata, compiuta con libera e consapevole scelta.
La capacità di coltivare le vocazioni è segno caratteristico della vitalità di una Chiesa locale. Invochiamo con fiducia ed insistenza l’aiuto della Vergine Maria, perché, con l’esempio della sua accoglienza del piano divino della salvezza e con la sua efficace intercessione, si possa diffondere all’interno di ogni comunità la disponibilità a dire "sì" al Signore, che chiama sempre nuovi operai per la sua messe. Con questo auspicio, imparto di cuore a tutti la mia Apostolica Benedizione.
Dal Vaticano, 15 novembre 2010
BENEDICTUS PP. XVI
+PetaloNero+
Friday, February 11, 2011 12:39 AM
Il Papa: famiglia e parrocchia promuovano le vocazioni
Pubblicato il Messaggio per la Giornata Mondiale per le Vocazioni
CITTA' DEL VATICANO, giovedì, 10 febbraio 2011 (ZENIT.org).- Le famiglie e le parrocchie devono esortare i giovani che sentono una chiamata vocazionale, proprio in questo momento in cui questa sembra più difficile, afferma Papa Benedetto XVI.
La Santa Sede ha reso noto il Messaggio del Pontefice per la Giornata Mondiale per le Vocazioni, che si celebrerà il 15 maggio, quarta Domenica di Pasqua, sul tema “Proporre le vocazioni nella Chiesa locale”.
Nel testo, il Papa insiste sulla responsabilità delle famiglie, delle parrocchie e delle associazioni nella promozione delle vocazioni.
“Specialmente in questo nostro tempo in cui la voce del Signore sembra soffocata da 'altre voci' e la proposta di seguirlo donando la propria vita può apparire troppo difficile, ogni comunità cristiana, ogni fedele, dovrebbe assumere con consapevolezza l’impegno di promuovere le vocazioni”, afferma.
Benedetto XVI sottolinea quindi l'importanza di “incoraggiare e sostenere coloro che mostrano chiari segni della chiamata alla vita sacerdotale e alla consacrazione religiosa, perché sentano il calore dell’intera comunità nel dire il loro 'sì' a Dio e alla Chiesa”.
Per questo, chiede “che ogni Chiesa locale si renda sempre più sensibile e attenta alla pastorale vocazionale, educando ai vari livelli, familiare, parrocchiale, associativo”.
E' necessario aiutare i bambini e i giovani “a maturare una genuina e affettuosa amicizia con il Signore, coltivata nella preghiera personale e liturgica; ad imparare l’ascolto attento e fruttuoso della Parola di Dio, mediante una crescente familiarità con le Sacre Scritture”.
Allo stesso modo, devono comprendere “che entrare nella volontà di Dio non annienta e non distrugge la persona, ma permette di scoprire e seguire la verità più profonda su se stessi”, ed essere aiutati “a vivere la gratuità e la fraternità nei rapporti con gli altri, perché è solo aprendosi all’amore di Dio che si trova la vera gioia e la piena realizzazione delle proprie aspirazioni”.
In particolare, il Papa si rivolge a chi è direttamente coinvolto nel discernimento vocazionale dei giovani: sacerdoti, famiglie, catechisti e animatori.
“Ai sacerdoti raccomando di essere capaci di dare una testimonianza di comunione con il Vescovo e con gli altri confratelli, per garantire l’humus vitale ai nuovi germogli di vocazioni sacerdotali”.
Alle famiglie chiede invece che siano “animate da spirito di fede, di carità e di pietà, capaci di aiutare i figli e le figlie ad accogliere con generosità la chiamata al sacerdozio ed alla vita consacrata”.
“I catechisti e gli animatori delle associazioni cattoliche e dei movimenti ecclesiali, convinti della loro missione educativa, cerchino di coltivare gli adolescenti a loro affidati in maniera di essere in grado di scoprire la vocazione divina e di seguirla di buon grado”, prosegue.
Il Papa si rivolge poi ai Vescovi, ricordando loro l'importanza di “incrementare il più che sia possibile le vocazioni sacerdotali e religiose, e in modo particolare quelle missionarie”.
“Il Signore ha bisogno della vostra collaborazione perché le sue chiamate possano raggiungere i cuori di chi ha scelto”, dice ai presuli, raccomandando loro di avere “cura nella scelta degli operatori per il Centro Diocesano Vocazioni”.
Ricorda poi “la sollecitudine della Chiesa universale per un’equa distribuzione dei sacerdoti nel mondo”. “La vostra disponibilità verso Diocesi con scarsità di vocazioni, diventa una benedizione di Dio per le vostre comunità ed è per i fedeli la testimonianza di un servizio sacerdotale che si apre generosamente alle necessità dell’intera Chiesa”.
“Proporre le vocazioni nella Chiesa locale significa avere il coraggio di indicare, attraverso una pastorale vocazionale attenta e adeguata, questa via impegnativa della sequela di Cristo, che, in quanto ricca di senso, è capace di coinvolgere tutta la vita”, dichiara Benedetto XVI.
La capacità di coltivare le vocazioni “è segno caratteristico della vitalità di una Chiesa locale”, conclude, invitando le comunità locali a far sì che “si possa diffondere all’interno di ogni comunità la disponibilità a dire 'sì' al Signore, che chiama sempre nuovi operai per la sua messe”.
+PetaloNero+
Friday, February 11, 2011 3:24 PM
RINUNCE E NOMINE
RINUNCIA DELL’ARCIVESCOVO DI CUTTACK-BHUBANESWAR (INDIA) E NOMINA DEL SUCCESSORE
Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi di Cuttack-Bhubaneswar (India), presentata da S.E. Mons. Raphael Cheenath, S.V.D., in conformità al canone 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.
Il Papa ha nominato Arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar (India), S.E. Mons. John Barwa, S.V.D., finora Vescovo di Rourkela.
EREZIONE DELLA DIOCESI DI IMPFONDO (REPUBBLICA DEL CONGO) E NOMINA DEL PRIMO VESCOVO
Il Santo Padre ha elevato la Prefettura Apostolica di Likouala (Repubblica del Congo) al rango di Diocesi, con il nome di Impfondo e con la medesima configurazione territoriale.
Inoltre, il Papa ha nominato primo Vescovo di Impfondo (Repubblica del Congo), il Rev. P. Jean Gardin, C.S.Sp., attuale Prefetto Apostolico di Likouala.
Rev.do P. Jean Gardin, C.S.Sp.
Rev.do P. Jean Gardin, C.S.Sp., è nato il 28 ottobre 1941 a Saint-Poïs, in Francia, Diocesi di Coutances. Dopo gli studi primari e secondari, egli è entrato nella Congregazione dello Spirito Santo, emettendo la professione perpetua nel 1969, e diventando sacerdote il 29 giugno di quello stesso anno.
Dopo l’Ordinazione ha svolto le seguenti mansioni: 1969-1970: ha conseguito il Baccellierato in Teologia presso l’Institut Catholique di Parigi; 1970-1995: Missionario per il Congo-Brazzaville. Ha lavorato presso le Missioni cattoliche di Ewo e di Mossaka, "missioni lungo il fiume", nella Diocesi di Owando; poi, nella regione missionaria del Likouala, appartenente in quel tempo alla Diocesi di Ouesso; 1995-2000: rientrato in Francia è diventato Superiore della Comunità dei PP. Spiritani della Regione ovest di Rennes, nonché Responsabile del Centro missionario di Poullart-des-Places; dal 2000: è Primo Prefetto della nuova Prefettura Apostolica di Likouala.
Dati statistici
La Prefettura Apostolica di Likouala è sorta il 30 ottobre del 2000, a seguito della divisione della Diocesi di Ouesso, ed è affidata alla Congregazione dello Spirito Santo (PP. Spiritani).
La Prefettura Apostolica ha una superficie di 66.044 kmq., ed una popolazione di 167.000 abitanti. Nel vasto territorio, posto a nord-est della nazione Congolese, sono presenti poco più di 45.000 Cattolici (ca. 27%). Nel territorio vi sono 8 parrocchie, dirette da 8 sacerdoti (1 diocesano e 7 Fidei Donum), 5 missionari Spiritani, 8 Fratelli coadiutori. Le Religiose sono 16 e 5 i Seminaristi maggiori. La chiesa principale della Prefettura è dedicata alla "Blessed Virgin Mary".
Ora, la Prefettura Apostolica di Likouala viene elevato a rango di diocesi con il nome nuovo di Impfondo (nom. lat. Impfonden/sis).
NOMINA DEL VESCOVO DI OWANDO (REPUBBLICA DEL CONGO)
Il Santo Padre ha nominato Vescovo della Diocesi di Owando (Repubblica del Congo) il Rev.do Victor Abagna Mossa, del clero di Owando, attualmente impegnato nella pastorale dei Congolesi a Namur, in Belgio.
Rev.do Victor Abagna Mossa
Il Rev.do Victor Abagna Mossa è nato il 18 giugno 1946 a Makoua, poco lontano da Owando, nel nord della Repubblica del Congo. Dopo aver frequentato il Seminario Minore San Pio X di Makoua per gli studi primari e secondari, è passato al Seminario Maggiore di Brazzaville dove ha seguito i corsi di Filosofia e di Teologia. Completato il curriculum studiorum, è stato ordinato sacerdote ad Owando il 29 dicembre 1974.
Dopo l'Ordinazione ha svolto le seguenti mansioni: 1975-1977:Vicario parrocchiale di Gamboma e conseguimento della laurea in Lettere. Inoltre, ha insegnato Francese al Liceo Salvator Allende di Makoua; 1977-1979: Professore del Seminario Minore San Pio X di Makoua; 1979-1986: Direttore del medesimo Seminario Minore San Pio X di Makoua; 1986-1992:Vicario Generale della Diocesi di Owando; 1992-1997: nominato Parroco della parrocchia di S. Giovanni Maria Vianney di Ewo; 1997-1999: nominato Parroco della parrocchia di Boundji; dal 1999: inviato a Namur (Belgio), dove è cappellano dell'Ospedale ed Amministratore della parrocchia Sacré-Coeur et St Charles, a Vedrin Les Comognes.
+PetaloNero+
Saturday, February 12, 2011 3:26 PM
LE UDIENZE
Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:
Em.mo Card. Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
Em.mo Card. Ricardo J. Vidal, Arcivescovo emerito di Cebu (Filippine), in Visita "ad Limina Apostolorum",
con S.E. Mons. Antonio R. Rañola, Vescovo tit. di Claterna, già Ausiliare di Cebu.
S.E. Mons. Antonio Mennini, Arcivescovo tit. di Ferento, Nunzio Apostolico in Gran Bretagna.
Partecipanti all'Assemblea Generale della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo.
RINUNCE E NOMINE
RINUNCIA E SUCCESSIONE DELL'ARCIVESCOVO DI MONROVIA (LIBERIA)
Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell'Arcidiocesi di Monrovia (Liberia), presentata da S.E. Mons. Michael Kpakala Francis, in conformità al canone 401 § l del Codice di Diritto Canonico.
Gli succede S.E. Mons. Lewis Zeigler, Coadiutore della medesima Arcidiocesi.
RINUNCIA DELL’ARCIVESCOVO DI POITIERS (FRANCIA)
Il Papa ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Poitiers (Francia), presentata da S.E. Mons. Albert Rouet, in conformità al canone 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.
UDIENZA AI PARTECIPANTI ALL’ASSEMBLEA GENERALE DELLA FRATERNITÀ SACERDOTALE DEI MISSIONARI DI SAN CARLO BORROMEO
Alle ore 12 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i partecipanti all’Assemblea Generale della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo, in occasione del 25° anniversario della fondazione della comunità.
Riportiamo di seguito il discorso che il Papa rivolge ai presenti:
DISCORSO DEL SANTO PADRE
Cari Fratelli e amici,
è con vera gioia che vivo questo incontro con voi, sacerdoti e seminaristi della Fraternità san Carlo, qui convenuti in occasione del venticinquesimo anniversario della sua nascita. Saluto e ringrazio il fondatore e superiore generale, Mons. Massimo Camisasca, il suo consiglio, e tutti voi, parenti ed amici, che fate corona alla comunità. In particolare, saluto l'Arcivescovo della Madre di Dio di Mosca, Mons. Paolo Pezzi, e Don Julián Carrón, Presidente dalla Fraternità di Comunione e Liberazione, che esprimono simbolicamente i frutti e la radice dell'opera della Fraternità san Carlo. Questo momento riporta alla mia memoria la lunga amicizia con Mons. Luigi Giussani e testimonia la fecondità del suo carisma.
In questa occasione, vorrei rispondere a due domande che il nostro incontro mi suggerisce: qual è il posto del sacerdozio ordinato nella vita della Chiesa? Qual è il posto della vita comune nell’esperienza sacerdotale?
La vostra nascita dal movimento di Comunione e Liberazione e il vostro riferimento vitale all'esperienza ecclesiale che esso rappresenta, pongono davanti ai nostri occhi una verità che si è andata riaffermando con particolare chiarezza dall'Ottocento in poi e che ha trovato una significativa espressione nella teologia del Concilio Vaticano II. Mi riferisco al fatto che il sacerdozio cristiano non è fine a se stesso. Esso è stato voluto da Gesù in funzione della nascita e della vita della Chiesa. Ogni sacerdote, perciò, può dire ai fedeli, parafrasando sant'Agostino: Vobiscum christianus, pro vobis sacerdos. La gloria e la gioia del sacerdozio è di servire Cristo e il suo Corpo mistico. Esso rappresenta una vocazione bellissima e singolare all'interno della Chiesa, che rende presente Cristo, perché partecipa dell’unico ed eterno Sacerdozio di Cristo. La presenza di vocazioni sacerdotali è un segno sicuro della verità e della vitalità di una comunità cristiana. Dio infatti chiama sempre, anche al sacerdozio; non vi è crescita vera e feconda nella Chiesa senza un'autentica presenza sacerdotale che la sorregga e la alimenti. Sono grato perciò a tutti coloro che dedicano le loro energie alla formazione dei sacerdoti e alla riforma della vita sacerdotale. Come tutta la Chiesa, infatti, anche il sacerdozio ha bisogno rinnovarsi continuamente, ritrovando nella vita di Gesù le forme più essenziali del proprio essere.
Le diverse possibili strade di questo rinnovamento non possono dimenticare alcuni elementi irrinunciabili. Innanzitutto un'educazione profonda alla meditazione e alla preghiera, vissute come dialogo con il Signore risorto presente nella sua Chiesa. In secondo luogo, uno studio della teologia che permetta di incontrare le verità cristiane nella forma di una sintesi legata alla vita della persona e della comunità: solo uno sguardo sapienziale può infatti valorizzare la forza che la fede possiede di illuminare la vita e il mondo, conducendo continuamente a Cristo, Creatore e Salvatore.
La Fraternità san Carlo ha sottolineato, durante il corso breve ma intenso della sua storia, il valore della vita comune. Anch'io ne ho parlato più volte nei miei interventi prima e dopo la mia chiamata al soglio di Pietro. «È importante che i sacerdoti non vivano isolati da qualche parte, ma stiano insieme in piccole comunità, si sostengano a vicenda e facciano così esperienza dello stare insieme nel loro servizio a Cristo e nella rinuncia per il regno dei Cieli e ne prendano anche sempre più coscienza» (Luce del mondo, Città del Vaticano 2010, 208). Sono sotto i nostri occhi le urgenze di questo momento. Penso per esempio alla carenza di sacerdoti. La vita comune non è innanzitutto una strategia per rispondere a queste necessità. Essa non è neppure, di per sé, solo una forma di aiuto di fronte alla solitudine e alla debolezza dell'uomo. Tutto questo ci può essere, certamente, ma soltanto se la vita fraterna viene concepita e vissuta come strada per immergersi nella realtà della comunione. La vita comune è infatti espressione del dono di Cristo che è la Chiesa, ed è prefigurata nella comunità apostolica, che ha dato luogo ai presbiteri. Nessun sacerdote infatti amministra qualcosa che gli è proprio, ma partecipa con gli altri fratelli a un dono sacramentale che viene direttamente da Gesù.
La vita comune perciò esprime un aiuto che Cristo dà alla nostra esistenza, chiamandoci, attraverso la presenza dei fratelli, ad una configurazione sempre più profonda alla sua persona. Vivere con altri significa accettare la necessità della propria continua conversione e soprattutto scoprire la bellezza di tale cammino, la gioia dell'umiltà, della penitenza, ma anche della conversazione, del perdono vicendevole, del mutuo sostegno. Ecce quam bonum et quam iucundum habitare fratres in unum (Sal 133,1).
Nessuno può assumere la forza rigenerante della vita comune senza la preghiera, senza guardare all’esperienza e all'insegnamento dei santi, in particolar modo dei Padri della Chiesa, senza una vita sacramentale vissuta con fedeltà. Se non si entra nel dialogo eterno che il Figlio intrattiene col Padre nello Spirito Santo nessuna autentica vita comune è possibile. Occorre stare con Gesù per poter stare con gli altri. È questo il cuore della missione. Nella compagnia di Cristo e dei fratelli ciascun sacerdote può trovare le energie necessarie per prendersi cura degli uomini, per farsi carico dei bisogni spirituali e materiali che incontra, per insegnare con parole sempre nuove, dettate dall'amore, le verità eterne della fede di cui hanno sete anche i nostri contemporanei.
Cari fratelli e amici, continuate ad andare in tutto il mondo per portare a tutti la comunione che nasce dal cuore di Cristo! L'esperienza degli Apostoli con Gesù sia sempre il faro che illumini la vostra vita sacerdotale! Incoraggiandovi a continuare sulla strada tracciata in questi anni, volentieri imparto la mia benedizione a tutti i sacerdoti e i seminaristi della Fraternità san Carlo, alle Missionarie di san Carlo, ai loro familiari e amici.
+PetaloNero+
Sunday, February 13, 2011 3:27 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS
Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.
Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:
PRIMA DELL’ANGELUS
Cari fratelli e sorelle!
Nella Liturgia di questa domenica prosegue la lettura del cosiddetto "Discorso della montagna" di Gesù, che occupa i capitoli 5, 6 e 7 del Vangelo di Matteo. Dopo le "Beatitudini", che sono il suo programma di vita, Gesù proclama la nuova Legge, la sua Torah, come la chiamano i nostri fratelli ebrei. In effetti, il Messia, alla sua venuta, avrebbe dovuto portare anche la rivelazione definitiva della Legge, ed è proprio ciò che Gesù dichiara: "Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti: non sono venuto ad abolire, ma a dare il pieno compimento". E, rivolto ai suoi discepoli, aggiunge: "Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli" (Mt 5,17.20). Ma in che cosa consiste questa "pienezza" della Legge di Cristo, e questa "superiore" giustizia che Egli esige?
Gesù lo spiega mediante una serie di antitesi tra i comandamenti antichi e il suo modo di riproporli. Ogni volta inizia: "Avete inteso che fu detto agli antichi…", e poi afferma: "Ma io vi dico…". Ad esempio: "Avete inteso che fu detto agli antichi: "Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio". Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio" (Mt 5,21-22). E così per sei volte. Questo modo di parlare suscitava grande impressione nella gente, che rimaneva spaventata, perché quell’"io vi dico" equivaleva a rivendicare per sé la stessa autorità di Dio, fonte della Legge. La novità di Gesù consiste, essenzialmente, nel fatto che Lui stesso "riempie" i comandamenti con l’amore di Dio, con la forza dello Spirito Santo che abita in Lui. E noi, attraverso la fede in Cristo, possiamo aprirci all’azione dello Spirito Santo, che ci rende capaci di vivere l’amore divino. Perciò ogni precetto diventa vero come esigenza d’amore, e tutti si ricongiungono in un unico comandamento: ama Dio con tutto il cuore e ama il prossimo come te stesso. "Pienezza della Legge è la carità", scrive san Paolo (Rm 13,10). Davanti a questa esigenza, ad esempio, il pietoso caso dei quattro bambini Rom, morti la scorsa settimana alla periferia di questa città, nella loro baracca bruciata, impone di domandarci se una società più solidale e fraterna, più coerente nell’amore, cioè più cristiana, non avrebbe potuto evitare tale tragico fatto. E questa domanda vale per tanti altri avvenimenti dolorosi, più o meno noti, che avvengono quotidianamente nelle nostre città e nei nostri paesi.
Cari amici, forse non è un caso che la prima grande predicazione di Gesù si chiami "Discorso della montagna"! Mosè salì sul monte Sinai per ricevere la Legge di Dio e portarla al Popolo eletto. Gesù è il Figlio stesso di Dio che è disceso dal Cielo per portarci al Cielo, all’altezza di Dio, sulla via dell’amore. Anzi, Lui stesso è questa via: non dobbiamo far altro che seguire Lui, per mettere in pratica la volontà di Dio ed entrare nel suo Regno, nella vita eterna. Una sola creatura è già arrivata alla cima della montagna: la Vergine Maria. Grazie all’unione con Gesù, la sua giustizia è stata perfetta: per questo la invochiamo Speculum iustitiae. Affidiamoci a lei, perché guidi anche i nostri passi nella fedeltà alla Legge di Cristo.
DOPO L’ANGELUS
Je salue cordialement les pèlerins francophones, en particulier les formateurs et les élèves du Collège Charles-Péguy de Paris ! Vendredi dernier, nous avons célébré la Journée mondiale du malade. Je vous invite à être des promoteurs d’une civilisation qui aime la vie, la respecte et la protège selon la volonté du Créateur. Puissiez-vous préserver non seulement la santé de vos corps mais aussi celle de vos âmes ! Avec ferveur, invoquons la Vierge Marie, Notre-Dame de Lourdes, pour les malades du monde entier et pour le personnel soignant qui les assiste ! Bon dimanche et bon pèlerinage à tous !
I extend warm greetings to the English-speaking pilgrims present at this Angelus prayer. "Immense is the wisdom of the Lord", we hear proclaimed in our liturgy today. As the Blessed Virgin Mary entrusted her entire life to that wisdom, may we too place our lives completely under the guidance of God’s law of love. Entrusting you to Mary’s motherly care, I invoke upon you and your families God’s blessings of peace and joy.
Einen frohen Gruß richte ich an alle Pilger und Besucher deutscher Sprache. „Gib uns ein neues und reines Herz, das bereit ist dich aufzunehmen", so beten wir zu Gott im Tagesgebet des heutigen Sonntags. Wir wissen, daß vieles in uns ist, das immer wieder der Reinigung und der Erneuerung bedarf. Durch Gebet und Werke der Liebe können wir uns für die Gegenwart Christi öffnen. Er selbst wird dann in uns Neues schaffen und Erfüllung und Frieden schenken. Gottes Geist geleite euch auf allen Wegen.
Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española, y en particular a los fieles de la parroquia San Antonio Abad, de Cartagena, y a los alumnos del Instituto Suárez de Figueroa, de Zafra. Como nos enseñan las lecturas de la Misa del día de hoy, la voluntad de Dios se nos manifiesta como un camino de sabiduría, para que sepamos discernir el bien y el mal con libertad. Asimismo, mediante el cumplimiento fiel de la voluntad amorosa de Dios, Cristo nos ha salvado. Pidamos, por intercesión de la Virgen María, que sepamos abrir nuestro corazón a la acción poderosa del Espíritu Santo, para conformar nuestra vida con el querer de Dios. Feliz domingo.
Zo srdca pozdravujem pútnikov zo Slovenska, osobitne zástupcov kresťanských laických hnutí a združení. Bratia a sestry, milí mladí, Cirkev v Európe oslávi zajtra sviatok svojich spolupatrónov, svätých bratov Cyrila a Metoda. Po ich stopách ste prišli do Ríma aj vy. Nech vás táto púť posilní vo viere, ktorú oni hlásali vašim predkom. S týmto želaním vás žehnám. Pochválený buď Ježiš Kristus!
[Saluto di cuore i pellegrini slovacchi, particolarmente i delegati dei movimenti e delle associazioni di fedeli laici. Fratelli e sorelle, cari giovani, la Chiesa in Europa celebrerà domani la festa dei suoi Compatroni, i santi fratelli Cirillo e Metodio. Seguendo le loro orme anche voi siete venuti a Roma. Che questo pellegrinaggio vi rafforzi nella fede, che essi hanno annunziato ai vostri antenati. Con questo augurio vi benedico. Sia lodato Gesù Cristo!]
Serdeczne pozdrowienie kieruję do Polaków. W sposób szczególny jednoczę się w modlitwie z wiernymi Archidiecezji Lubelskiej, osieroconej po nagłej śmierci Arcybiskupa Józefa Życińskiego. Odszedł do Pana, spełniając posługę dla Kościoła powszechnego w Stolicy Apostolskiej. Niech raduje się w chwale owocami swego życia i pasterskiego trudu. Wszystkim biskupom, kapłanom i wiernym w Polsce serdecznie błogosławię.
[Un cordiale saluto rivolgo ai polacchi. In modo particolare mi unisco nella preghiera con i fedeli dell’Arcidiocesi di Lublino, orfana dopo l’improvvisa morte dell’Arcivescovo Józef Życiński. E’ tornato al Signore, compiendo il servizio alla Chiesa universale nella Santa Sede. Goda nella gloria dei frutti della sua vita e dell’opera pastorale. A tutti i Vescovi, sacerdoti e fedeli in Polonia imparto di cuore la mia benedizione.]
Infine, saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli provenienti da Foligno e quelli della parrocchia di San Giovanni Leonardi in Roma. A tutti auguro una buona domenica.
+PetaloNero+
Monday, February 14, 2011 12:57 AM
Benedetto XVI all'Assemblea generale dei Missionari di San Carlo
“Il sacerdozio cristiano non è fine a se stesso”
CITTA' DEL VATICANO, domenica, 13 febbraio 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato questo sabato da Benedetto XVI nel ricevere in udienza i partecipanti all’Assemblea generale della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo, in occasione del 25° anniversario della fondazione della comunità.
* * *
Cari Fratelli e amici,
è con vera gioia che vivo questo incontro con voi, sacerdoti e seminaristi della Fraternità san Carlo, qui convenuti in occasione del venticinquesimo anniversario della sua nascita. Saluto e ringrazio il fondatore e superiore generale, Mons. Massimo Camisasca, il suo consiglio, e tutti voi, parenti ed amici, che fate corona alla comunità. In particolare, saluto l'Arcivescovo della Madre di Dio di Mosca, Mons. Paolo Pezzi, e Don Julián Carrón, Presidente dalla Fraternità di Comunione e Liberazione, che esprimono simbolicamente i frutti e la radice dell'opera della Fraternità san Carlo. Questo momento riporta alla mia memoria la lunga amicizia con Mons. Luigi Giussani e testimonia la fecondità del suo carisma.
In questa occasione, vorrei rispondere a due domande che il nostro incontro mi suggerisce: qual è il posto del sacerdozio ordinato nella vita della Chiesa? Qual è il posto della vita comune nell’esperienza sacerdotale?
La vostra nascita dal movimento di Comunione e Liberazione e il vostro riferimento vitale all'esperienza ecclesiale che esso rappresenta, pongono davanti ai nostri occhi una verità che si è andata riaffermando con particolare chiarezza dall'Ottocento in poi e che ha trovato una significativa espressione nella teologia del Concilio Vaticano II. Mi riferisco al fatto che il sacerdozio cristiano non è fine a se stesso. Esso è stato voluto da Gesù in funzione della nascita e della vita della Chiesa. Ogni sacerdote, perciò, può dire ai fedeli, parafrasando sant'Agostino: Vobiscum christianus, pro vobis sacerdos. La gloria e la gioia del sacerdozio è di servire Cristo e il suo Corpo mistico. Esso rappresenta una vocazione bellissima e singolare all'interno della Chiesa, che rende presente Cristo, perché partecipa dell’unico ed eterno Sacerdozio di Cristo. La presenza di vocazioni sacerdotali è un segno sicuro della verità e della vitalità di una comunità cristiana. Dio infatti chiama sempre, anche al sacerdozio; non vi è crescita vera e feconda nella Chiesa senza un'autentica presenza sacerdotale che la sorregga e la alimenti. Sono grato perciò a tutti coloro che dedicano le loro energie alla formazione dei sacerdoti e alla riforma della vita sacerdotale. Come tutta la Chiesa, infatti, anche il sacerdozio ha bisogno rinnovarsi continuamente, ritrovando nella vita di Gesù le forme più essenziali del proprio essere.
Le diverse possibili strade di questo rinnovamento non possono dimenticare alcuni elementi irrinunciabili. Innanzitutto un'educazione profonda alla meditazione e alla preghiera, vissute come dialogo con il Signore risorto presente nella sua Chiesa. In secondo luogo, uno studio della teologia che permetta di incontrare le verità cristiane nella forma di una sintesi legata alla vita della persona e della comunità: solo uno sguardo sapienziale può infatti valorizzare la forza che la fede possiede di illuminare la vita e il mondo, conducendo continuamente a Cristo, Creatore e Salvatore.
La Fraternità san Carlo ha sottolineato, durante il corso breve ma intenso della sua storia, il valore della vita comune. Anch'io ne ho parlato più volte nei miei interventi prima e dopo la mia chiamata al soglio di Pietro. «È importante che i sacerdoti non vivano isolati da qualche parte, ma stiano insieme in piccole comunità, si sostengano a vicenda e facciano così esperienza dello stare insieme nel loro servizio a Cristo e nella rinuncia per il regno dei Cieli e ne prendano anche sempre più coscienza» (Luce del mondo, Città del Vaticano 2010, 208). Sono sotto i nostri occhi le urgenze di questo momento. Penso per esempio alla carenza di sacerdoti. La vita comune non è innanzitutto una strategia per rispondere a queste necessità. Essa non è neppure, di per sé, solo una forma di aiuto di fronte alla solitudine e alla debolezza dell'uomo. Tutto questo ci può essere, certamente, ma soltanto se la vita fraterna viene concepita e vissuta come strada per immergersi nella realtà della comunione. La vita comune è infatti espressione del dono di Cristo che è la Chiesa, ed è prefigurata nella comunità apostolica, che ha dato luogo ai presbiteri. Nessun sacerdote infatti amministra qualcosa che gli è proprio, ma partecipa con gli altri fratelli a un dono sacramentale che viene direttamente da Gesù.
La vita comune perciò esprime un aiuto che Cristo dà alla nostra esistenza, chiamandoci, attraverso la presenza dei fratelli, ad una configurazione sempre più profonda alla sua persona. Vivere con altri significa accettare la necessità della propria continua conversione e soprattutto scoprire la bellezza di tale cammino, la gioia dell'umiltà, della penitenza, ma anche della conversazione, del perdono vicendevole, del mutuo sostegno. Ecce quam bonum et quam iucundum habitare fratres in unum (Sal 133,1).
Nessuno può assumere la forza rigenerante della vita comune senza la preghiera, senza guardare all’esperienza e all'insegnamento dei santi, in particolar modo dei Padri della Chiesa, senza una vita sacramentale vissuta con fedeltà. Se non si entra nel dialogo eterno che il Figlio intrattiene col Padre nello Spirito Santo nessuna autentica vita comune è possibile. Occorre stare con Gesù per poter stare con gli altri. È questo il cuore della missione. Nella compagnia di Cristo e dei fratelli ciascun sacerdote può trovare le energie necessarie per prendersi cura degli uomini, per farsi carico dei bisogni spirituali e materiali che incontra, per insegnare con parole sempre nuove, dettate dall'amore, le verità eterne della fede di cui hanno sete anche i nostri contemporanei.
Cari fratelli e amici, continuate ad andare in tutto il mondo per portare a tutti la comunione che nasce dal cuore di Cristo! L'esperienza degli Apostoli con Gesù sia sempre il faro che illumini la vostra vita sacerdotale! Incoraggiandovi a continuare sulla strada tracciata in questi anni, volentieri imparto la mia benedizione a tutti i sacerdoti e i seminaristi della Fraternità san Carlo, alle Missionarie di san Carlo, ai loro familiari e amici.
[© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana]
Il Papa: nell’amicizia con Gesù, l'amore per il prossimo
Nell'udienza alla Fraternità sacerdotale dei missionari di San Carlo Borromeo
ROMA, domenica, 13 febbraio 2011 (ZENIT.org).- Occorre nutrire una profonda amicizia per Gesù per poter servire gli altri. E' quanto ha detto questo sabato Benedetto XVI ai partecipanti all’Assemblea generale della Fraternità sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo, nata venticinque anni fa dal movimento di Comunione e liberazione.
Una realtà che conta venticinque case in sedici Paesi del mondo, centoquattro preti e quaranta seminaristi impegnati prevalentemente nella missione parrocchiale e nell’insegnamento, a testimonianza, ha detto il Papa, della “fecondità” del carisma di don Luigi Giussani.
E proprio nella “sapienza cristiana” di don Giussani, nel “suo amore per Cristo e per l’uomo, indistruttibilmente congiunti” affondano le radici della Fraternità sacerdotale, ha detto il suo fondatore e Superiore generale, don Massimo Camisasca, in un breve indirizzo di saluto al Papa.
In particolare, ha spiegato, “l’esperienza della comunione, di cui don Giussani è stato per noi un maestro ci ha portato, fin dall’inizio, a scegliere la vita comune e perciò la casa come luogo di irraggiamento della fede”.
Don Massimo Camisasca ha poi indicato nel magistero del Papa “un punto di riferimento essenziale per la nostra vita e la nostra missione”, soprattutto nel “richiamo al valore affettivo della fede, la liturgia come esperienza che ci introduce alla forma definitiva della vita, la necessità di centrare la nostra esistenza ecclesiale su ciò che è essenziale, sulla fiducia in Dio che guida le nostre esistenze e non sulle logiche mondane che rischiano sempre di portare dentro di noi speranze ingannevoli e, infine, deludenti”.
Nel suo discorso, Benedetto XVI ha innanzitutto ribadito che “il sacerdozio cristiano non è fine a sa stesso”. Esso, ha infatti sottolineato, “è stato voluto da Gesù in funzione della nascita e della vita della Chiesa”.
“La gloria e la gioia del sacerdozio è di servire Cristo e il suo Corpo mistico – ha detto il Pontefice –. Esso rappresenta una vocazione bellissima e singolare all'interno della Chiesa, che rende presente Cristo, perché partecipa dell’unico ed eterno Sacerdozio di Cristo”.
Il Papa ha poi posto l’accento sull’importanza della preghiera da vivere come “dialogo con il Signore risorto” e sul “valore della vita comune”, non solo come risposta alle urgenze del momento quali la carenza di sacerdoti ma anche come “espressione del dono di Cristo che è la Chiesa”, “prefigurata nella comunità apostolica, che ha dato luogo ai presbiteri”.
“Nessun sacerdote infatti – ha spiegato – amministra qualcosa che gli è proprio, ma partecipa con gli altri fratelli a un dono sacramentale che viene direttamente da Gesù”.
Vivere con altri, ha osservato, “significa accettare la necessità della propria continua conversione e soprattutto scoprire la bellezza di tale cammino, la gioia dell'umiltà, della penitenza, ma anche della conversazione, del perdono vicendevole, del mutuo sostegno”.
Ma se “nessuna autentica vita comune è possibile senza la preghiera” è anche vero che “occorre stare con Gesù per poter stare con gli altri”.
“È questo il cuore della missione – ha quindi concluso –. Nella compagnia di Cristo e dei fratelli ciascun sacerdote può trovare le energie necessarie per prendersi cura degli uomini, per farsi carico dei bisogni spirituali e materiali che incontra, per insegnare con parole sempre nuove, dettate dall'amore, le verità eterne della fede di cui hanno sete anche i nostri contemporanei”.
Benedetto XVI: la nuova Legge di Cristo è l'amore
In occasione della preghiera dell'Angelus in piazza san Pietro
ROMA, domenica, 13 febbraio 2011 (ZENIT.org).- “La novità di Gesù consiste, essenzialmente, nel fatto che Lui stesso 'riempie' i comandamenti con l’amore di Dio, con la forza dello Spirito Santo che abita in Lui”. Lo ha detto questa domenica Benedetto XVI in occasione della preghiera dell'Angelus in piazza San Pietro.
Partendo dal Vangelo odierno, in cui Gesù afferma di non essere venuto tra gli uomini per abolire la Legge ma per dargli il pieno compimento, il Papa ha detto che “attraverso la fede in Cristo, possiamo aprirci all’azione dello Spirito Santo, che ci rende capaci di vivere l’amore divino”.
“Perciò – ha continuato – ogni precetto diventa vero come esigenza d’amore, e tutti si ricongiungono in un unico comandamento: ama Dio con tutto il cuore e ama il prossimo come te stesso”.
“Forse – ha poi aggiunto – non è un caso che la prima grande predicazione di Gesù si chiami 'Discorso della montagna'! Mosè salì sul monte Sinai per ricevere la Legge di Dio e portarla al Popolo eletto”.
“Gesù – ha concluso – è il Figlio stesso di Dio che è disceso dal Cielo per portarci al Cielo, all’altezza di Dio, sulla via dell’amore. Anzi, Lui stesso è questa via: non dobbiamo far altro che seguire Lui, per mettere in pratica la volontà di Dio ed entrare nel suo Regno, nella vita eterna”.
Al termine della preghiera dell'Angelus, nel salutare i pellegrini slovacchi, in particolare i delegati dei movimenti e delle associazioni di fedeli laici, Benedetto XVI ha ricordato che lunedì la Chiesa celebrerà la festa dei santi fratelli Cirillo e Metodio, gli “apostoli degli slavi”, che introdussero il cristianesimo in Europa centrale nel IX secolo.
“Seguendo le loro orme anche voi siete venuti a Roma – ha detto il Papa –. Che questo pellegrinaggio vi rafforzi nella fede, che essi hanno annunziato ai vostri antenati”.
Parlando poi in polacco, il Papa ha quindi voluto ricordare l’Arcivescovo metropolita di Lublino, mons. Jozef Życiński, morto improvvisamente il 10 febbraio, a Roma, all'età di 62 anni, a causa di un’emorragia cerebrale
Dicendosi unito nella preghiera con i fedeli dell’arcidiocesi di Lublino, il Papa ha detto: “E’ tornato al Signore, compiendo il servizio alla Chiesa universale nella Santa Sede. Goda nella gloria dei frutti della sua vita e dell’opera pastorale”.
Il Papa chiede un esame di coscienza dopo la morte dei bambini Rom
All'Angelus in piazza San Pietro, presenti le famiglie dei piccoli
ROMA, domenica, 13 febbraio 2011 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha chiesto questa domenica alla società di fare un esame di coscienza sulla solidarietà dopo la morte avvenuta il 6 febbraio scorso di quattro bambni Rom intrappolati in un rogo divampato in un insediamento abusivo a Roma.
Lo ha fatto durante la tradizionale preghiera mariana dell'Angelus in piazza San Pietro alla presenza di centinaia di Rom e Sinti, tra cui i genitori e la famiglia dei piccoli morti nell’incendio, radunati con la Comunità di Sant’Egidio per ascoltare le parole del Papa dietro allo striscione “Rom e Sinti salutano il Papa”.
Il Papa ha ricordato il comandamento centrale lasciato da Gesù, “ama Dio con tutto il cuore e ama il prossimo come te stesso”, ed ha aggiunto: “il pietoso caso dei quattro bambini Rom, morti la scorsa settimana alla periferia di questa città, nella loro baracca bruciata, impone di domandarci se una società più solidale e fraterna, più coerente nell’amore, cioè più cristiana, non avrebbe potuto evitare tale tragico fatto”.
“E questa domanda vale per tanti altri avvenimenti dolorosi, più o meno noti, che avvengono quotidianamente nelle nostre città e nei nostri paesi”, ha quindi sottolineato.
Mercoledì scorso moltissimi Rom si erano ritrovati nella Basilica di Santa Maria in Trastevere per la veglia in memoria di Sebastian, Patrizia, Fernando e Raul.
Al termine della cerimonia il Cardinale Agostino Vallini, Vicario generale di Sua Santità per la diocesi di Roma, aveva portato il saluto e la vicinanza del Papa. Questa domenica, con la loro partecipazione all'Angelus domenica, i Rom hanno voluto stringersi attorno al Papa in segno di ringraziamento.
"Il Papa che è vescovo di Roma, richiama con forza questa città ad essere una patria comune per romani, Rom, immigrati - ha commentato il presidente della Comunità di Sant'Egidio, Marco Impagliazzo -. Una città in cui sia vinta ogni forma di razzismo e sia possibile vivere insieme in una società fondata sui valori dell'amore e della solidarietà. Garantire la scuola e la formazione ai bambini e ai giovani Rom e un alloggio dignitoso alle loro famiglie è un imperativo per tutti dinanzi ad una tale tragedia”.
+PetaloNero+
Tuesday, February 15, 2011 1:32 AM
LE UDIENZE
Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza:
Ecc.mi Presuli della Conferenza Episcopale delle Filippine, in Visita "ad Limina Apostolorum":
S.E. Mons. John F. Du, Vescovo di Dumaguete;
S.E. Mons. Precioso D. Cantillas, S.D.B., Vescovo di Maasin;
S.E. Mons. Leonardo Y. Medroso, Vescovo di Tagbilaran;
S.E. Mons. Angel N. Lagdameo, Vescovo di Jaro.
Il Papa riceve oggi in Udienza:
Em.mo Card. Antonio María Rouco Varela, Arcivescovo di Madrid (Spagna).
AVVISO DELL’UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE
CONCISTORO PER IL VOTO SU ALCUNE CAUSE DI CANONIZZAZIONE
Lunedì 21 febbraio 2011, alle ore 12.00, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, avrà luogo, durante la celebrazione dell’Ora Sesta, il Concistoro Ordinario Pubblico per la Canonizzazione dei Beati:
- Guido Maria Conforti, Arcivescovo Vescovo di Parma, fondatore della Pia Società di San Francesco Saverio per le missioni estere (Missionari Saveriani);
- Luigi Guanella, presbitero, fondatore della Congregazione dei Servi della Carità e dell’Istituto Figlie di Santa Maria della Provvidenza;
- Bonifacia Rodríguez de Castro, vergine, fondatrice della Congregazione delle Serve di San Giuseppe.