PAPA/ BENEDETTO XVI IN VISITA A PARROCCHIA A TOR TRE TESTE
Accolto da grande folla, insieme a lui il card. Ruini
Roma, 26 mar. (Apcom) - E' iniziata presto la giornata del Papa. Alle 8.30 Benedetto XVI ha lasciato il Palazzo Apostolico per raggiungere la parrocchia di Dio Padre Misericordioso, a Tor Tre Teste, e visitare così la visita alla seconda parrocchia romana, sulla scia del suo amato predecessore Giovanni Paolo II che di parrocchie nella Capitale ne visitò oltre 100.
Prima di iniziare la celebrazione il Papa si è soffermato in ginocchio per qualche istante per pregare nella cappellina della Vergine.
Ad accoglierlo alla parrocchia costruita dall'americano Meier - caratterizzata da tre grandi vele di calcestruzzo bianco che si gonfiano come sospinte da un vento da Est - tantissimi fedeli che lo hanno salutato, baciato e applaudito. Dietro il Papa anche il cardinale Camillo Ruini e il cardinale Crescenzio Sepe.
Visita la parrocchia Dio Padre Misericordioso e ricorda Wojtyla
Roma, 26 mar. (Apcom) - Benedetto XVI ha visitato questa mattina la parrocchia di Dio Padre Misericordioso, nel quartiere di Tor Tre Teste e ha ricordato l'amato Giovanni Paolo II che ha voluto questa parrocchia "a ricordo del Grande Giubileo dell'Anno 2000, perché condensasse in maniera efficace il significato di quell'evento spirituale straordinario".
Il Papa si è poi soffermato sul "testo che Giovanni Paolo II aveva preparato per l'appuntamento con i fedeli della domenica 3 aprile", ma che non potè pronunciare perché "nei disegni divini era scritto che egli ci lasciasse proprio alla vigilia di quel giorno, il sabato 2 aprile". "Aveva scritto così - ricorda Papa Ratzinger - 'All'umanità, che talora sembra smarrita e dominata dal potere del male, dell'egoismo e della paura, il Signore risorto offre in dono il suo amore che perdona, riconcilia e apre l'animo alla speranza. E' amore che converte i cuori e dona la pace'. Ed aggiungeva: 'Quanto bisogno ha il mondo di comprendere e di accogliere la Divina Misericordia!'".
Per questo il pontefice ha rivolto un appello all'intera comunità affinchè "il vostro impegno" sia di "comprendere e accogliere l'amore misericordioso di Dio". Un impegno, ha scandito il Papa che deve essere innanzitutto rivolto "all'interno delle famiglie e poi in ogni ambito del quartiere". "So che la vostra è una comunità giovane, con appena dieci anni di vita - ha sottolineato Benedetto XVI - che ha trascorso i suoi primi tempi in condizioni precarie, nell'attesa del completamento delle attuali strutture".
"So pure che le iniziali difficoltà piuttosto che scoraggiarvi vi hanno spinto a un corale impegno apostolico - ha aggiunto - con una particolare attenzione al campo della catechesi, della liturgia e della carità. Proseguite, cari amici, nel cammino intrapreso, sforzandovi di fare della vostra parrocchia una vera famiglia dove la fedeltà alla Parola di Dio e alla Tradizione della Chiesa diventano giorno dopo giorno sempre più la regola di vita".
Benedetto XVI si è poi soffermato sul significato della "infinita misericordia di Dio". "Dio - ha detto - ci ama in un modo che potremmo dire 'ostinato' e ci avvolge della sua inesauribile tenerezza". È un Dio che, ha ricordato il pontefice, anche "attraverso i castighi prosegue un disegno di misericordia" e tocca "il cuore del popolo" e lo fa "tornare al suo Dio". In tal senso, "i disegni di Dio, anche quando passano attraverso la prova e il castigo - ha spiegato il pontefice - mirano sempre ad un esito di misericordia e di perdono".
È per questo che "la fede cristiana non è ideologia, ma incontro personale con Cristo crocifisso e risorto. Da questa esperienza - ha aggiunto ancora il Papa - che è individuale e comunitaria, scaturisce un nuovo modo di pensare e di agire: ha origine, come testimoniano i santi, un'esistenza segnata dall'amore".
Ad accogliere Benedetto XVI è stato il parroco, don Gianfranco Corbino che ha ricordato che "questa Chiesa è stata realizzata per desiderio del suo amato predecessore Giovanni Paolo II. Questa Chiesa - ha detto il parroco - ha la forma di una barca e oggi abbiamo la gioia di avere Lei al timone di questa barca. Grazie per il suo coraggio - ha ribadito don Corbino - nel voler camminare sulle acque di questo mondo, fragile ma affamato delle parole di Dio". Infine, "con il linguaggio dei giovani", don Gianfranco ha concluso: "Santità, noi ti amiamo, noi ti vogliamo bene, grazie di esistere".