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Ratzigirl
Sunday, March 19, 2006 1:55 PM
Angelus 19 marzo 2006


Cari fratelli e sorelle!

Quest’oggi, 19 marzo, ricorre la solennità di San Giuseppe, ma, in coincidenza con la terza Domenica di Quaresima, la sua celebrazione liturgica è posticipata a domani. Tuttavia, il contesto mariano dell’Angelus invita a soffermarsi con venerazione sulla figura dello sposo della Beata Vergine Maria e Patrono della Chiesa universale. Mi piace ricordare che di San Giuseppe era molto devoto anche l’amato Giovanni Paolo II, il quale gli dedicò l’Esortazione apostolica Redemptoris Custos - Custode del Redentore e sicuramente ne sperimentò l’assistenza nell’ora della morte.

La figura di questo grande Santo, pur rimanendo piuttosto nascosta, riveste nella storia della salvezza un’importanza fondamentale. Anzitutto, appartenendo egli alla tribù di Giuda, legò Gesù alla discendenza davidica, così che, realizzando le promesse sul Messia, il Figlio della Vergine Maria può dirsi veramente "figlio di Davide". Il Vangelo di Matteo, in modo particolare, pone in risalto le profezie messianiche che trovarono compimento mediante il ruolo di Giuseppe: la nascita di Gesù a Betlemme (2,1-6); il suo passaggio attraverso l’Egitto, dove la santa Famiglia si era rifugiata (2,13-15); il soprannome di "Nazareno" (2,22-23). In tutto ciò egli si dimostrò, al pari della sposa Maria, autentico erede della fede di Abramo: fede nel Dio che guida gli eventi della storia secondo il suo misterioso disegno salvifico. La sua grandezza, al pari di quella di Maria, risalta ancor più perché la sua missione si è svolta nell’umiltà e nel nascondimento della casa di Nazaret. Del resto, Dio stesso, nella Persona del suo Figlio incarnato, ha scelto questa via e questo stile nella sua esistenza terrena.

Dall’esempio di San Giuseppe viene a tutti noi un forte invito a svolgere con fedeltà, semplicità e modestia il compito che la Provvidenza ci ha assegnato. Penso anzitutto ai padri e alle madri di famiglia, e prego perché sappiano sempre apprezzare la bellezza di una vita semplice e laboriosa, coltivando con premura la relazione coniugale e compiendo con entusiasmo la grande e non facile missione educativa. Ai Sacerdoti, che esercitano la paternità nei confronti delle comunità ecclesiali San Giuseppe ottenga di amare la Chiesa con affetto e piena dedizione, e sostenga le persone consacrate nella loro gioiosa e fedele osservanza dei consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza. Protegga i lavoratori di tutto il mondo, perché contribuiscano con le loro varie professioni al progresso dell’intera umanità, e aiuti ogni cristiano a realizzare con fiducia e con amore la volontà di Dio, cooperando così al compimento dell’opera della salvezza.


Discipula
Sunday, March 19, 2006 3:44 PM
La voce di Benedetto XVI in difesa della vita

Papa Ratzinger ai diplomatici: «Mai aver paura della politica e dell’opinione pubblica»
Nel corso dell’udienza il Pontefice ha parlato del valore della famiglia: «È una cellula fondamentale»


di PAOLO LUIGI RODARI.

UN DISCORSO magistrale. Parole messe giù su carta da Papa Benedetto XVI per dare la sveglia ai rappresentanti della Santa Sede che lavorano negli Organismi Internazionali e, allo stesso tempo, offrire un piano di lavoro concreto. Perché è sempre più urgente alzare la voce e promuovere senza paura la vita e, in particolare, la vita nascente e con essa la famiglia, cellula fondamentale della società.

Attentare la vita è oggi, infatti, «la più grave ingiustizia» che si possa commettere, ben più pericolosa di quelle sociali ed economiche. È vero, esistono povertà, indigenza, solitudine e una serie infinita di ingiustizie, ma niente è tanto immorale quando colpire al cuore la vita. E se «la politica degli Stati» o «l'opinione pubblica» si muovono in direzione contraria? Categorica e semplice la risposta del Pontefice: non avere paura ma avere fede in Dio che «ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti». «Questo criterio dell'azione divina, di perdurante attualità - ha detto Ratzinger - vi sproni a non meravigliarvi, e tanto meno a scoraggiarvi, davanti alle difficoltà e alle incomprensioni. Sapete infatti che attraverso di esse, partecipate con autorevolezza alla responsabilità profetica della Chiesa, che intende continuare a levare la sua voce in difesa dell'uomo».

Così Papa Ratzinger, ieri mattina, concedendo udienza ai rappresentanti della Santa Sede presso i numerosi organismi Internazionali in cui il Vaticano è accreditato. Un'udienza le cui parole hanno raccolto pieno consenso presso gli stessi diplomatici che si sono trovati davanti un Pontefice diretto e per nulla avvezzo a cedere al politichese.

Joseph Ratzinger, già da quando presiedeva l'ex Sant'Uffizio come anche fin dall'inizio del suo pontificato, ha dimostrato di non temere le accuse di ingerenza «nelle cose dello Stato» che una certa cultura laicista ha voluto da subito rivolgere. Benedetto XVI ha sempre difeso senza paura quei diritti che la Chiesa ritiene inviolabili per ogni uomo e anche il discorso di ieri è avvenuto proprio assecondando questo coraggioso atteggiamento. Un discorso che ha ricordato i tanti interventi fatti da Giovanni Paolo II laddove l'ingiustizia delle ingiustizie, e cioè l'attentato alla vita in ogni suo aspetto, veniva perpetrato. La visione offerta da Ratzinger è quella di una diplomazia ecclesiastica viva, dinamica e propositiva, che sappia essere voce della «coscienza» nello scacchiere internazionale. Una diplomazia superiore alle controversie diplomatiche o alle dispute territoriali perché interessata a difendere la pace e la vita degli uomini dall'arroganza e dagli abusi. All'interno dell'Onu o nell'Organizzazione Mondiale del Commercio o del Turismo, la diplomazia ecclesiastica deve essere un pungolo, un «prezioso stimolo alla coscienza di quanti compongono la comunità internazionale». «Si tratta - ha spiegato il Pontefice - di un impegno specifico e insostituibile, che può divenire ancor più efficace se si uniscono le forze di quanti collaborano con fedele dedizione alla missione della Chiesa nel mondo. Le relazioni fra gli Stati e negli Stati - ha continuato Ratzinger - sono giuste nella misura in cui rispettano la verità. Quando, invece, la verità è oltraggiata, la pace è minacciata, il diritto viene compromesso, allora, con logica conseguenza, si scatenano le ingiustizie. E queste ultime, ha concluso il Pontefice, «sono frontiere che dividono i Paesi in maniera molto più profonda di quanto lo facciano i confini tracciati sulle carte geografiche e, spesso, non sono soltanto frontiere esterne, ma anche interne agli Stati».

domenica 19 marzo 2006

Fonte: www.ilTempo.it
Ratzigirl
Tuesday, March 21, 2006 8:31 PM
Verso l'ecumenismo


Benedetto XVI ha rivolto questo lunedì un incoraggiamento alle Chiese divise dell’Armenia a proseguire sul cammino della “fraternità e collaborazione”, in vista della “piena unità”.

Sono state queste le parole pronunciate a fine mattinata dal Santo Padre nel ricevere in udienza i Membri del Sinodo Patriarcale Armeno guidati da Sua Beatitudine Nerses Bedros XIX Tarmouni, Patriarca di Cilicia degli Armeni (Libano), ed accompagnati da un folto gruppo di pellegrini.

L’incontro con il Papa si colloca al termine delle riunioni, tenutesi a Roma nei giorni scorsi, nel Collegio armeno presso la Chiesa di San Nicola da Tolentino, prima del Consiglio Permanente del Sinodo della Chiesa Armena Cattolica, e poi dell’intero Sinodo Patriarcale Armeno.

La storia della Chiesa armena affonda le proprie radici agli inizi del II secolo. La tradizione fa risalire, infatti, il primo annuncio del Vangelo in Armenia agli apostoli Taddeo e Bartolomeo. Tuttavia è solo a seguito dell'apostolato di san Gregorio l' Illuminatore che nel 301 battezzò il re Tiridate III e la sua corte, che il cristianesimo divenne – per la prima volta nella storia – religione di Stato.

San Gregorio – più tardi ordinato Vescovo in Cesarea di Cappadocia – dedicò le proprie forze a debellare il paganesimo dando alla sua Chiesa un’organizzazione gerarchica, con a capo il Catholicos (Katholikos).

Successivamente, in seguito al quarto Concilio Ecumenico di Calcedonia del 465 ci fu la separazione della Chiesa armena da quella di Bisanzio e di Roma, poiché Papa Leone I rifiutò di accettare il 28.mo canone che sanciva l’uguaglianza fra la Sede apostolica di Roma e il Patriarca di Costantinopoli, assegnando a quest'ultimo il Primato.

In seguito vi fu, tuttavia, una corrente assai importante di Vescovi, sacerdoti e popolo rimasti fedeli alla dottrina calcedonese, soprattutto nell’Armenia Minore. Persino dopo lo scisma del 608-609, alcuni Catholicos e Vescovi abbracciarono la dottrina calcedonese e scrissero ai Papi lettere di piena comunione nella fede.

Le diverse persecuzioni cui furono sottoposti nei secoli i sostenitori della fede calcedonese li spinsero in seguito al tentativo di costituire una gerarchia indipendente per la loro comunità. Così si giungerà ad eleggere come Catholicos calcedonese, monsignor Abraham Arzivian, Vescovo di Aleppo, che fu ufficialmente confermato dal Papa Benedetto XIV nel 1742.

Monsigor Arzivian, divenne così Patriarca di Cilicia per gli Armeni, con sede a Beirut (Libano) e con la giurisdizione della parte meridionale dell'Impero Ottomano. Successivamente, a causa di complicazioni politiche nell'impero, la sede venne però spostata a Constantinopoli (Istanbul).

Da allora la Chiesa Armena Cattolica si separò dalla Chiesa Armena Apostolica con centro nella sede di Etchmiadzin (nei pressi di Erevan, la capitale dell’Armenia), fondata nel 1441 da alcuni Vescovi e monaci anticalcedonesi e che è guidata attualmente da Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catolicos di tutti gli Armeni.

Nel corso dell’udienza, il Papa ha manifestato da subito la propria “profonda riconoscenza” per “il forte attaccamento, talvolta sino al martirio, che la vostra Comunità ha sempre dimostrato verso la Sede di Pietro in un reciproco e fecondo rapporto di fede e di affetto”.
Ratzigirl
Wednesday, March 22, 2006 7:25 PM
Papa: 'impegno contro tubercolosi'

Pontefice cancella titolo di patriarca d'Occidente

CITTA' DEL VATICANO, 22 MARZO



'Appello' del Papa per un 'rinnovato impegno globale', che disponga 'risorse necessarie' per le cure contro la tubercolosi. Davanti a 35 mila persone presenti all'udienza generale a San Pietro Benedetto XVI ha ricordato che dopodomani ricorre la Giornata mondiale per la lotta contro la tubercolosi. Inoltre il Papa ha cancellato il titolo di patriarca d'Occidente dall'annuario pontificio per 'realismo storico e teologico' e per un eventuale 'giovamento al dialogo ecumenico'.
Ratzigirl
Wednesday, March 22, 2006 8:06 PM
Udienza generale del 22 marzo 2006
CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

la Lettera agli Efesini ci presenta la Chiesa come una costruzione edificata "sul fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù" (2,29). Nell'Apocalisse il ruolo degli Apostoli, e più specificamente dei Dodici, è chiarito nella prospettiva escatologica della Gerusalemme celeste, presentata come una città le cui mura "poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell'Agnello" (21,14). I Vangeli concordano nel riferire che la chiamata degli Apostoli segnò i primi passi del ministero di Gesù, dopo il battesimo ricevuto dal Battista nelle acque del Giordano.

Stando al racconto di Marco (1, 16-20) e di Matteo (4, 18-22), lo scenario della chiamata dei primi Apostoli è il lago di Galilea. Gesù ha da poco cominciato la predicazione del Regno di Dio, quando il suo sguardo si posa su due coppie di fratelli: Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni. Sono pescatori, impegnati nel loro lavoro quotidiano. Gettano le reti, le riassettano. Ma un'altra pesca li attende. Gesù li chiama con decisione ed essi con prontezza lo seguono: ormai saranno "pescatori di uomini" (cfr Mc 1,17; Mt 4,19). Luca, pur seguendo la medesima tradizione, ha un racconto più elaborato (5,1-11). Esso mostra il cammino di fede dei primi discepoli, precisando che l'invito alla sequela giunge loro dopo aver ascoltato la prima predicazione di Gesù e sperimentato i primi segni prodigiosi da lui compiuti. In particolare, la pesca miracolosa costituisce il contesto immediato e offre il simbolo della missione di pescatori di uomini, ad essi affidata. Il destino di questi "chiamati", d'ora in poi, sarà intimamente legato a quello di Gesù. L'apostolo è un inviato, ma, prima ancora, un "esperto" di Gesù.

Proprio questo aspetto è messo in evidenza dall'evangelista Giovanni fin dal primo incontro di Gesù con i futuri Apostoli. Qui lo scenario è diverso. L'incontro si svolge sulle rive del Giordano. La presenza dei futuri discepoli, venuti anch'essi, come Gesù, dalla Galilea per vivere l'esperienza del battesimo amministrato da Giovanni, fa luce sul loro mondo spirituale. Erano uomini in attesa del Regno di Dio, desiderosi di conoscere il Messia, la cui venuta era annunciata come imminente. Basta ad essi l'indicazione di Giovanni Battista che addita in Gesù l'Agnello di Dio (cfr Gv 1,36), perché sorga in loro il desiderio di un incontro personale con il Maestro. Le battute del dialogo di Gesù con i primi due futuri Apostoli sono molto espressive. Alla domanda: "Che cercate?", essi rispondono con un'altra domanda: "Rabbì (che significa Maestro), dove abiti?". La risposta di Gesù è un invito: "Venite e vedrete" (cfr Gv 1,38-39). Venite per poter vedere. L'avventura degli Apostoli comincia così, come un incontro di persone che si aprono reciprocamente. Comincia per i discepoli una conoscenza diretta del Maestro. Vedono dove abita e cominciano a conoscerlo. Essi infatti non dovranno essere annun-ciatori di un'idea, ma testimoni di una persona. Prima di essere mandati ad evangelizzare, dovranno "stare" con Gesù (cfr Mc 3,14), stabilendo con lui un rapporto personale. Su questa base, l'evangelizzazione altro non sarà che un annuncio di ciò che si è sperimentato e un invito ad entrare nel mistero della comunione con Cristo (cfr 1 Gv 13).

A chi saranno inviati gli Apostoli? Nel Vangelo Gesù sembra restringere al solo Israele la sua missione: "Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa d'Israele" (Mt 15,24). In maniera analoga egli sembra circoscrivere la missione affidata ai Dodici: "Questi Dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: ‘Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele’" (Mt 10,5s.). Una certa critica moderna di ispirazione razionalistica aveva visto in queste espres-sioni la mancanza di una coscienza universalistica del Nazareno. In realtà, esse vanno comprese alla luce del suo rapporto speciale con Israele, comunità dell'alleanza, nella continuità della storia della salvezza. Secondo l'attesa messianica le promesse divine, immediatamente indirizzate ad Israele, sarebbero giunte a compimento quando Dio stesso, attraverso il suo Eletto, avrebbe raccolto il suo popolo come fa un pastore con il gregge: "Io salverò le mie pecore e non saranno più oggetto di preda... Susciterò per loro un pastore che le pascerà, Davide mio servo. Egli le condurrà al pascolo, sarà il loro pastore; io, il Signore, sarò il loro Dio e Davide mio servo sarà principe in mezzo a loro" (Ez 34,22-24). Gesù è il pastore escatologico, che raduna le pecore perdute della casa d'Israele e va in cerca di esse, perché le conosce e le ama (cfr Lc 15,4-7 e Mt 18,12-14; cfr anche la figura del buon pastore in Gv 10,11ss.). Attraverso questa "raccolta" il Regno di Dio si annuncia a tutte le genti: "Fra le genti manifesterò la mia gloria e tutte le genti vedranno la giustizia che avrò fatta e la mano che avrò posta su di voi" (Ez 39,21). E Gesù segue proprio questo filo profetico. Il primo passo è la "raccolta" del popolo di Israele, perché così tutte le genti chiamate a radunarsi nella comunione col Signore, possano vedere e credere.

Così, i Dodici, assunti a partecipare alla stessa missione di Gesù, cooperano col Pastore degli ultimi tempi, andando anzitutto anche loro dalle pecore perdute della casa d'Israele, rivolgendosi cioè al popolo della promessa, il cui raduno è il segno di salvezza per tutti i popoli, l'inizio dell'universalizzazione dell'Alleanza. Lungi dal contraddire l'apertura universalistica dell'azione messianica del Nazareno, l'iniziale restringimento ad Israele della missione sua e dei Dodici ne diventa così il segno profetico più efficace. Dopo la passione e la risurrezione di Cristo tale segno sarà chiarito: il carattere universale della missione degli Apostoli diventerà esplicito. Cristo invierà gli Apostoli "in tutto il mondo" (Mc 16,15), a "tutte le nazioni" (Mt 28,19; Lc 24,47, "fino agli estremi confini della terra" (At 1,8). E questa missione continua. Continua sempre il mandato del Signore di riunire i popoli nell'unità del suo amore. Questa è la nostra speranza e questo è anche il nostro mandato: contribuire a questa universalità, a questa vera unità nella ricchezza delle culture, in comunione con il nostro vero Signore Gesù Cristo.



APPELLO DEL SANTO PADRE

Ricorre dopodomani, 24 marzo, la Giornata mondiale, promossa dalle Nazioni Unite, per la lotta contro la Tubercolosi. Auspico un rinnovato impegno a livello globale, affinché siano rese disponibili le risorse necessarie per curare i malati di questa patologia che notoriamente è associata alla povertà. Incoraggio le iniziative di assistenza e di solidarietà verso questi pazienti, che hanno bisogno di essere aiutati a vivere con dignità la loro condizione.

ratzi.lella
Thursday, March 23, 2006 1:33 PM
al via il concistoro...
APERTO IL CONCISTORO

(AGI) - CdV, 23 mar. - Il "clima spirtuale che regnava nel Cenacolo prima della Pentecoste, quando gli apostoli erano riuniti con Pietro e Maria in attesa dello Spirito Santo" e' stato evocato dal card. Angelo Sodano, che nella sua qualita' di decano del Collegio Cardinalizio ha rivolto un breve indirizzo di saluto al Papa, per esprimergli la gratitudine dei presenti. "La convocazione del presente Concistoro - ha detto - ci rivela quanta attenzione Vostra Santita' attribuisca ai voti del nostro Collegio. Da parte di tutti noi c'e' sempre l'impegno di corrispondere alla missione che la Chiesa si aspetta da noi. Le siamo molto grati per averci voluto convocare a questa giornata di preghiera e di riflessione, per un'azione congiunta piu' aderente alle sfide pastorali dell'ora presente".
Nel suo intervento, il card. Sodano ha poi ricordato che "i cardinali assistono il Pontefice sia quando sono riuniti collegialmente, sia come singoli nella Curia Romana". Ed ha sottolineato la "complementarieta'" che esiste tra i due organismi consultivi dei quali dispone il Romano Pontefice: il Sinodo, creato dopo il Concilio, e il preesistente Collegio Cardinalizio.
"Vostra Santita' - ha concluso - ci indichera' ora i temi sui quali vuole sentire il nostro parere e raccogliere consigli. Ho l'onore quale decano di porgerLe anche il devoto saluto di tutti i membri del Collegio assenti per impegni urgenti o per ragioni di salute, tra i quali il decano emerito Bernardin Gantin che si trova a Cotonou. Come lui anche altri hanno inviato messaggi di saluto, voglia considerarli presenti nello Spirito".
A testimonianza del clima disteso nel quale e' iniziata la riunione, Sodano si e' anche permesso una battuta che ha strappato l'applauso ai presenti e un sorriso al Papa: elencando i quattro cardinali scomparsi dopo il Conclave, ha infatti aggiunto: "tra i membri del Collegio al momento del Conclave occorre ora sottrarre anche Joseph Ratzinger, elevato alla Cattedra di Pietro".
Ratzigirl
Friday, March 24, 2006 2:27 PM
Omelia in occasione del concistoro del 24 marzo 2006
Venerati Cardinali, Patriarchi e Vescovi,

illustri Signori e Signore,

cari fratelli e sorelle!

In questa vigilia della solennità dell’Annunciazione del Signore, il clima penitenziale della Quaresima lascia spazio alla festa: oggi, infatti, il Collegio dei Cardinali si arricchisce di quindici nuovi membri. Anzitutto a voi, cari Fratelli, che ho la gioia di creare Cardinali, rivolgo il mio saluto con viva cordialità, mentre ringrazio l’Arcivescovo William Joseph Levada per i sentimenti e i pensieri che a nome di tutti voi mi ha poc’anzi espresso. Sono lieto poi di salutare gli altri Signori Cardinali, i venerati Patriarchi, i Vescovi, i sacerdoti, i religiosi e le religiose e i numerosi fedeli, in modo particolare i familiari, qui convenuti per fare corona, nella preghiera e nella gioia cristiana, ai nuovi Porporati. Con speciale riconoscenza accolgo le distinte Autorità governative e civili, che rappresentano diverse Nazioni e Istituzioni. Il Concistoro Ordinario pubblico è un avvenimento che manifesta con grande eloquenza la natura universale della Chiesa, diffusa in ogni angolo del mondo per annunciare a tutti la Buona Novella di Cristo Salvatore. L’amato Giovanni Paolo II ne celebrò ben nove, contribuendo così in maniera determinante a rinnovare il Collegio Cardinalizio, secondo gli orientamenti che il Concilio Vaticano II e il Servo di Dio Paolo VI avevano dato. Se è vero che nel corso dei secoli molte cose sono mutate per quanto concerne il Collegio cardinalizio, non sono però cambiate la sostanza e la natura essenziale di questo importante organismo ecclesiale. Le sue antiche radici, il suo sviluppo storico e l’odierna sua composizione ne fanno veramente una sorta di "Senato", chiamato a cooperare strettamente con il Successore di Pietro nell’adempimento dei compiti connessi con l’universale suo ministero apostolico.

La Parola di Dio, che poc’anzi è stata proclamata, ci porta indietro nel tempo. Con l’evangelista Marco siamo risaliti all’origine stessa della Chiesa e, in particolare, all’origine del ministero petrino. Con gli occhi del cuore abbiamo rivisto il Signore Gesù, a lode e gloria del quale l’atto che stiamo compiendo è totalmente orientato e dedicato. Egli ci ha detto parole che ci hanno richiamato alla mente la definizione del Romano Pontefice cara a san Gregorio Magno: "Servus servorum Dei". Infatti, Gesù, spiegando ai dodici Apostoli che la loro autorità avrebbe dovuto essere esercitata in modo ben diverso da quello dei "capi delle nazioni", riassume tale modalità nello stile del servizio: "Chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore (*4V6@<@H); e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti (*@L8@H)" (Mc 10,43-44). La totale e generosa disponibilità nel servire gli altri è il segno distintivo di chi nella Chiesa è posto in autorità, perché così è stato per il Figlio dell’uomo, il quale non venne "per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti" (Mc 10, 45). Pur essendo Dio, anzi, spinto proprio dalla sua divinità, Egli assunse la forma di servo – "formam servi" -, come mirabilmente si esprime l’inno a Cristo contenuto nella Lettera ai Filippesi (cfr 2,6-7).

Il primo "Servo dei servi di Dio" è dunque Gesù. Dietro di Lui, e uniti a Lui, gli Apostoli; e tra questi, in modo speciale, Pietro, al quale il Signore ha affidato la responsabilità di guidare il suo gregge. Compito del Papa è di farsi per primo servitore di tutti. La testimonianza di tale atteggiamento emerge chiaramente dalla prima Lettura, che ci ripropone un’esortazione di Pietro ai "presbiteri" e agli anziani della comunità (cfr 1 Pt 5,1). E’ un’esortazione fatta con quell’autorità che all’Apostolo deriva dall’essere stato testimone delle sofferenze di Cristo, Buon Pastore. Si sente che le parole di Pietro provengono dall’esperienza personale del servizio al gregge di Dio, ma prima e più ancora si fondano sull’esperienza diretta del comportamento di Gesù: del suo modo di servire fino al sacrificio di sé, del suo umiliarsi fino alla morte e alla morte di croce, confidando solo nel Padre, che lo ha esaltato al tempo opportuno. Pietro, come Paolo, è stato intimamente "conquistato" da Cristo – "comprehensus sum a Christo Iesu" (cfr Fil 3,12) -, e come Paolo può esortare gli anziani con piena autorevolezza, perché non è più lui che vive, ma Cristo vive in lui – "vivo autem iam non ego, vivit vero in me Christus" (Gal 2,20).

Sì, venerati e cari Fratelli, quanto afferma il Principe degli Apostoli si addice particolarmente a chi è chiamato a vestire la porpora cardinalizia: "Esorto gli anziani che sono tra voi, quale anziano come loro, testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi" (1 Pt 5,1). Sono parole che, anche nella loro struttura essenziale, richiamano il mistero pasquale, particolarmente presente al nostro cuore in questi giorni di Quaresima. San Pietro le riferisce a se stesso in quanto "anziano come loro" ,lasciando con ciò intendere che l’anziano nella Chiesa, per l’esperienza accumulata negli anni e per le prove affrontate e superate, deve essere particolarmente "sintonizzato" con l’intimo dinamismo del mistero pasquale. Quante volte, cari Fratelli che tra poco riceverete la dignità cardinalizia, avete trovato in queste parole motivo di meditazione e di spirituale stimolo a seguire le orme del Signore crocifisso e risorto! Esse avranno un’ulteriore e impegnativa conferma in ciò che la nuova responsabilità esigerà da voi. Più strettamente legati al Successore di Pietro, sarete chiamati a collaborare con lui nell’adempimento del suo peculiare servizio ecclesiale, e ciò significherà per voi una più intensa partecipazione al mistero della Croce nella condivisione delle sofferenze di Cristo. Questo vi consentirà di attingere più abbondantemente alle sorgenti della grazia e di diffonderne intorno a voi più efficacemente i frutti benefici.

Venerati e cari Fratelli, vorrei riassumere il senso di questa vostra nuova chiamata nella parola che ho posto al centro della mia prima Enciclica: caritas. Essa ben si associa anche al colore dell’abito cardinalizio. La porpora che indossate sia sempre espressione della caritas Christi, stimolandovi ad un amore appassionato per Cristo, per la sua Chiesa e per l’umanità. Avete ora un ulteriore motivo per cercare di rivivere gli stessi sentimenti che spinsero il Figlio di Dio fatto uomo a versare il suo sangue in espiazione dei peccati dell’intera umanità. Conto su di voi, venerati Fratelli, conto sull’intero Collegio di cui entrate a far parte, per annunciare al mondo che "Deus caritas est", e per farlo anzitutto mediante la testimonianza di sincera comunione tra i cristiani: "Da questo – disse Gesù – tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri" (Gv 13,35). Conto su di voi, cari Fratelli Cardinali, per far sì che il principio della carità possa irradiarsi e riesca a vivificare la Chiesa in ogni grado della sua gerarchia, in ogni Comunità e Istituto religioso, in ogni iniziativa spirituale, apostolica e di animazione sociale. Conto su di voi affinché il comune sforzo di fissare lo sguardo sul Cuore aperto di Cristo renda più sicuro e spedito il cammino verso la piena unità dei cristiani. Conto su di voi perché, grazie all’attenta valorizzazione dei piccoli e dei poveri, la Chiesa offra al mondo in modo incisivo l’annuncio e la sfida della civiltà dell’amore. Tutto questo mi piace vedere simboleggiato nella porpora di cui siete insigniti. Che essa sia veramente simbolo dell’ardente amore cristiano che traspare dalla vostra esistenza.

Affido questo auspicio alle mani materne della Vergine di Nazaret, dalla quale il Figlio di Dio prese il sangue che avrebbe versato sulla Croce come testimonianza suprema della sua carità. Nel mistero dell’Annunciazione, che ci apprestiamo a celebrare, ci viene rivelato che per opera dello Spirito Santo il Verbo divino si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. Per intercessione di Maria, scenda abbondante sui nuovi Cardinali e su tutti noi l’effusione dello Spirito di verità e di carità affinché, sempre più pienamente conformi a Cristo, possiamo dedicarci instancabilmente all’edificazione della Chiesa e alla diffusione del Vangelo nel mondo.


Ratzigirl
Saturday, March 25, 2006 6:19 PM
CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA CON I NUOVI CARDINALI PER LA CONSEGNA DELL’ANELLO CARDINALIZIO


Signori Cardinali e Patriarchi,
Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!

E’ grande motivo di gioia per me presiedere questa Concelebrazione con i nuovi Cardinali, dopo il Concistoro di ieri, e considero provvidenziale che essa si svolga nella solennità liturgica dell’Annunciazione del Signore e sotto il sole che il Signore ci dà. Nell’Incarnazione del Figlio di Dio, infatti, noi riconosciamo gli inizi della Chiesa. Da lì tutto proviene. Ogni realizzazione storica della Chiesa ed anche ogni sua istituzione deve rifarsi a quella originaria Sorgente. Deve rifarsi a Cristo, Verbo di Dio incarnato. E’ Lui che noi sempre celebriamo: l’Emmanuele, il Dio-con-noi, per mezzo del quale si è compiuta la volontà salvifica di Dio Padre. E tuttavia (proprio oggi contempliamo questo aspetto del Mistero) la Sorgente divina fluisce attraverso un canale privilegiato: la Vergine Maria. Con immagine eloquente san Bernardo parla, al riguardo, di aquaeductus (cfr Sermo in Nativitate B.V. Mariae: PL 183, 437-448). Celebrando l’Incarnazione del Figlio non possiamo, pertanto, non onorare la Madre. A Lei fu rivolto l’annuncio angelico; Ella lo accolse e, quando dal profondo del cuore rispose: "Eccomi … avvenga di me secondo la tua parola" (Lc 1,38), in quel momento il Verbo eterno incominciò ad esistere come essere umano nel tempo.

Di generazione in generazione resta vivo lo stupore per questo ineffabile mistero. Sant’Agostino, immaginando di rivolgersi all’Angelo dell’Annunciazione, domanda: "Dimmi, o Angelo, perché è avvenuto questo in Maria?". La risposta, dice il Messaggero, è contenuta nelle parole stesse del saluto: "Ave, o piena di grazia" (cfr Sermo 291,6). Di fatto, l’Angelo, "entrando da Lei", non la chiama con il nome terreno, Maria, ma col suo nome divino, così come Dio da sempre la vede e la qualifica: "Piena di grazia – gratia plena", che nell’originale greco è 6,P"D4JTµX<0, " piena di grazia", e la grazia è nient'altro che l'amore di Dio, così potremmo alla fine tradurre questa parola: "amata" da Dio.(cfr Lc 1,28). Origene osserva che mai un simile titolo fu rivolto ad essere umano, e che esso non trova riscontro in tutta la Sacra Scrittura (cfr In Lucam 6,7). E’ un titolo espresso in forma passiva, ma questa "passività" di Maria, che da sempre e per sempre è l’"amata" dal Signore, implica il suo libero consenso, la sua personale e originale risposta: nell’essere amata, nel ricevere il dono di Dio, Maria è pienamente attiva, perché accoglie con personale disponibilità l’onda dell’amore di Dio che si riversa in lei. Anche in questo Ella è discepola perfetta del suo Figlio, che nell’obbedienza al Padre realizza interamente la propria libertà e proprio così esercita la libertà, obbedendo. Nella seconda Lettura abbiamo ascoltato la stupenda pagina in cui l’Autore della Lettera agli Ebrei interpreta il Salmo 39 proprio alla luce dell’Incarnazione di Cristo: "Entrando nel mondo Cristo dice: … Ecco, io vengo per compiere, o Dio, la tua volontà" (Eb 10,5-7). Di fronte al mistero di questi due "Eccomi", l' "Eccomi" del Figlio e l' "Eccomi" della Madre, che si rispecchiano l’uno nell’altro e formano un unico Amen alla volontà d’amore di Dio, noi rimaniamo attoniti e, pieni di riconoscenza, adoriamo.

Che grande dono, Fratelli, poter tenere questa suggestiva celebrazione nella solennità dell’Annunciazione del Signore! Quanta luce possiamo attingere da questo mistero per la nostra vita di ministri della Chiesa. In particolare voi, cari nuovi Cardinali, quale sostegno potrete avere per la vostra missione di eminente "Senato" del Successore di Pietro! Questa provvidenziale coincidenza ci aiuta a considerare l’evento odierno, in cui risalta in modo particolare il principio petrino della Chiesa, alla luce dell’altro principio, quello mariano, che è ancora più originario e fondamentale. L’importanza del principio mariano nella Chiesa è stata particolarmente evidenziata, dopo il Concilio, dal mio amato Predecessore Papa Giovanni Paolo II, coerentemente col suo motto Totus tuus. Nella sua impostazione spirituale e nel suo instancabile ministero si è resa manifesta agli occhi di tutti la presenza di Maria quale Madre e Regina della Chiesa. Più che mai questa presenza materna fu da lui avvertita nell’attentato del 13 maggio 1981 qui in Piazza San Pietro. A ricordo di quel tragico evento egli volle che un mosaico raffigurante la Vergine dominasse, dall’alto del Palazzo Apostolico, su Piazza San Pietro, per accompagnare i momenti culminanti e la trama ordinaria del suo lungo pontificato, che proprio un anno fa entrava nell’ultima fase, dolorosa e insieme trionfale, veramente pasquale. L’icona dell’Annunciazione, meglio di qualunque altra, ci fa percepire con chiarezza come tutto nella Chiesa risalga lì, a quel mistero di accoglienza del Verbo divino, dove, per opera dello Spirito Santo, l’Alleanza tra Dio e l’umanità è stata suggellata in modo perfetto. Tutto nella Chiesa, ogni istituzione e ministero, anche quello di Pietro e dei suoi successori, è "compreso" sotto il manto della Vergine, nello spazio pieno di grazia del suo "sì" alla volontà di Dio. Si tratta di un legame che in tutti noi ha naturalmente una forte risonanza affettiva, ma che ha prima di tutto una valenza oggettiva. Tra Maria e la Chiesa vi è infatti una connaturalità che il Concilio Vaticano II ha fortemente sottolineato con la felice scelta di porre la trattazione sulla Beata Vergine a conclusione della Costituzione sulla Chiesa, la Lumen gentium.

Il tema del rapporto tra il principio petrino e quello mariano lo possiamo ritrovare anche nel simbolo dell’anello, che tra poco vi consegnerò. L’anello è sempre un segno nuziale. Quasi tutti voi lo avete già ricevuto nel giorno della vostra Ordinazione episcopale, quale espressione di fedeltà e d’impegno a custodire la santa Chiesa, sposa di Cristo (cfr Rito dell’Ordinazione dei Vescovi). L’anello che oggi vi conferisco, proprio della dignità cardinalizia, intende confermare e rafforzare tale impegno, a partire ancora una volta da un dono nuziale, che vi ricorda il vostro essere prima di tutto intimamente uniti a Cristo, per compiere la missione di sposi della Chiesa. Ricevere l’anello sia dunque per voi come rinnovare il vostro "sì", il vostro "eccomi", rivolto al tempo stesso al Signore Gesù, che vi ha scelti e costituiti, e alla sua santa Chiesa, che siete chiamati a servire con amore sponsale. Le due dimensioni della Chiesa, mariana e petrina, si incontrano dunque in quello che costituisce il compimento di entrambe, cioè nel valore supremo della carità, il carisma "più grande", la "via migliore di tutte", come scrive l’apostolo Paolo (1 Cor 12,31; 13,13).

Tutto passa in questo mondo. Nell’eternità solo l’Amore rimane. Per questo, Fratelli, profittando del tempo propizio della Quaresima, impegniamoci a verificare che ogni cosa nella nostra vita personale, come pure nell’attività ecclesiale in cui siamo inseriti, sia mossa dalla carità e tenda alla carità. Anche per questo ci illumina il mistero che oggi celebriamo. Infatti, il primo atto che Maria compì dopo aver accolto il messaggio dell’Angelo, fu di recarsi "in fretta" a casa della cugina Elisabetta per prestarle il suo servizio (cfr Lc 1,39). Quella della Vergine fu un’iniziativa di autentica carità, umile e coraggiosa, mossa dalla fede nella Parola di Dio e dalla spinta interiore dello Spirito Santo. Chi ama dimentica se stesso e si mette al servizio del prossimo. Ecco l’immagine e il modello della Chiesa! Ogni Comunità ecclesiale, come la Madre di Cristo, è chiamata ad accogliere con piena disponibilità il mistero di Dio che viene ad abitare in essa e la spinge sulle vie dell’amore. E’ questa la strada su cui ho voluto avviare il mio pontificato invitando tutti, con la prima Enciclica, a edificare la Chiesa nella carità, quale "comunità d’amore" (cfr Enc. Deus caritas est, Seconda parte). Nel perseguire tale finalità, venerati Fratelli Cardinali, la vostra vicinanza, spirituale e fattiva, mi è di grande sostegno e conforto. E per questo vi ringrazio, mentre invito voi tutti, sacerdoti, diaconi, religiosi e laici, ad unirvi nell’invocazione dello Spirito Santo, affinché il Collegio dei Cardinali sia sempre più ardente di carità pastorale, per aiutare tutta la Chiesa a irradiare nel mondo l’amore di Cristo, a lode e gloria della Santissima Trinità. Amen!

Ratzigirl
Saturday, March 25, 2006 6:20 PM
Papa: grazia per afghano convertito

Lettera al presidente Karzai per evitare la condanna a morte



Papa Benedetto XVI ha scritto al presidente afghano Karzai per chiedere la grazia per il giovane musulmano convertito al cristianesimo. L'uomo a Kabul rischia la condanna a morte. Nei giorni scorsi, secondo quanto si apprende, il pontefice per il tramite del segretario di Stato, cardinale Angelo Sodano, ha inviato una lettera a Karzai in cui si fa appello al rispetto dei diritti umani sancito nel preambolo della nuova Costituzione afgana.


ratzi.lella
Sunday, March 26, 2006 6:23 PM
PAPA/ BENEDETTO XVI IN VISITA A PARROCCHIA A TOR TRE TESTE
Accolto da grande folla, insieme a lui il card. Ruini

Roma, 26 mar. (Apcom) - E' iniziata presto la giornata del Papa. Alle 8.30 Benedetto XVI ha lasciato il Palazzo Apostolico per raggiungere la parrocchia di Dio Padre Misericordioso, a Tor Tre Teste, e visitare così la visita alla seconda parrocchia romana, sulla scia del suo amato predecessore Giovanni Paolo II che di parrocchie nella Capitale ne visitò oltre 100.

Prima di iniziare la celebrazione il Papa si è soffermato in ginocchio per qualche istante per pregare nella cappellina della Vergine.

Ad accoglierlo alla parrocchia costruita dall'americano Meier - caratterizzata da tre grandi vele di calcestruzzo bianco che si gonfiano come sospinte da un vento da Est - tantissimi fedeli che lo hanno salutato, baciato e applaudito. Dietro il Papa anche il cardinale Camillo Ruini e il cardinale Crescenzio Sepe.


Visita la parrocchia Dio Padre Misericordioso e ricorda Wojtyla

Roma, 26 mar. (Apcom) - Benedetto XVI ha visitato questa mattina la parrocchia di Dio Padre Misericordioso, nel quartiere di Tor Tre Teste e ha ricordato l'amato Giovanni Paolo II che ha voluto questa parrocchia "a ricordo del Grande Giubileo dell'Anno 2000, perché condensasse in maniera efficace il significato di quell'evento spirituale straordinario".

Il Papa si è poi soffermato sul "testo che Giovanni Paolo II aveva preparato per l'appuntamento con i fedeli della domenica 3 aprile", ma che non potè pronunciare perché "nei disegni divini era scritto che egli ci lasciasse proprio alla vigilia di quel giorno, il sabato 2 aprile". "Aveva scritto così - ricorda Papa Ratzinger - 'All'umanità, che talora sembra smarrita e dominata dal potere del male, dell'egoismo e della paura, il Signore risorto offre in dono il suo amore che perdona, riconcilia e apre l'animo alla speranza. E' amore che converte i cuori e dona la pace'. Ed aggiungeva: 'Quanto bisogno ha il mondo di comprendere e di accogliere la Divina Misericordia!'".

Per questo il pontefice ha rivolto un appello all'intera comunità affinchè "il vostro impegno" sia di "comprendere e accogliere l'amore misericordioso di Dio". Un impegno, ha scandito il Papa che deve essere innanzitutto rivolto "all'interno delle famiglie e poi in ogni ambito del quartiere". "So che la vostra è una comunità giovane, con appena dieci anni di vita - ha sottolineato Benedetto XVI - che ha trascorso i suoi primi tempi in condizioni precarie, nell'attesa del completamento delle attuali strutture".


"So pure che le iniziali difficoltà piuttosto che scoraggiarvi vi hanno spinto a un corale impegno apostolico - ha aggiunto - con una particolare attenzione al campo della catechesi, della liturgia e della carità. Proseguite, cari amici, nel cammino intrapreso, sforzandovi di fare della vostra parrocchia una vera famiglia dove la fedeltà alla Parola di Dio e alla Tradizione della Chiesa diventano giorno dopo giorno sempre più la regola di vita".
Benedetto XVI si è poi soffermato sul significato della "infinita misericordia di Dio". "Dio - ha detto - ci ama in un modo che potremmo dire 'ostinato' e ci avvolge della sua inesauribile tenerezza". È un Dio che, ha ricordato il pontefice, anche "attraverso i castighi prosegue un disegno di misericordia" e tocca "il cuore del popolo" e lo fa "tornare al suo Dio". In tal senso, "i disegni di Dio, anche quando passano attraverso la prova e il castigo - ha spiegato il pontefice - mirano sempre ad un esito di misericordia e di perdono".

È per questo che "la fede cristiana non è ideologia, ma incontro personale con Cristo crocifisso e risorto. Da questa esperienza - ha aggiunto ancora il Papa - che è individuale e comunitaria, scaturisce un nuovo modo di pensare e di agire: ha origine, come testimoniano i santi, un'esistenza segnata dall'amore".

Ad accogliere Benedetto XVI è stato il parroco, don Gianfranco Corbino che ha ricordato che "questa Chiesa è stata realizzata per desiderio del suo amato predecessore Giovanni Paolo II. Questa Chiesa - ha detto il parroco - ha la forma di una barca e oggi abbiamo la gioia di avere Lei al timone di questa barca. Grazie per il suo coraggio - ha ribadito don Corbino - nel voler camminare sulle acque di questo mondo, fragile ma affamato delle parole di Dio". Infine, "con il linguaggio dei giovani", don Gianfranco ha concluso: "Santità, noi ti amiamo, noi ti vogliamo bene, grazie di esistere".

Ratzigirl
Sunday, March 26, 2006 7:01 PM
VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA DI DIO PADRE MISERICORDIOSO

OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle!

Questa quarta domenica di Quaresima, tradizionalmente designata come "domenica Laetare", è permeata da una gioia che in qualche misura attenua il clima penitenziale di questo tempo santo: "Rallegrati Gerusalemme… Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza". A quest’invito contenuto nell’antifona d’ingresso fa eco il ritornello del Salmo responsoriale: "Il ricordo di te, Signore, è la nostra gioia". Viene spontaneo domandarsi: ma qual è il motivo per cui dobbiamo rallegrarci? Certamente un motivo è l’avvicinarsi della Pasqua, la cui previsione ci fa pregustare la gioia dell’incontro con il Cristo risorto. La ragione più profonda sta però nel messaggio offerto dalle letture bibliche che la liturgia oggi propone. Esse ci ricordano che, nonostante la nostra indegnità, noi siamo i destinatari dell’infinita misericordia di Dio. Dio ci ama in un modo che potremmo dire "ostinato", e ci avvolge della sua inesauribile tenerezza.

E’ quanto emerge già dalla prima lettura, tratta dal Libro delle Cronache (cfr 2 Cr 36,14–16.19–23): l’autore sacro propone una sintetica e significativa interpretazione della storia del popolo eletto, che sperimenta la punizione di Dio come conseguenza del suo comportamento ribelle. Ma anche attraverso i castighi Dio persegue un disegno di misericordia. Sarà la distruzione della città santa e del tempio, sarà l’esilio a toccare il cuore del popolo e a farlo tornare al suo Dio. E allora il Signore, dimostrando l’assoluto primato della sua iniziativa su ogni sforzo puramente umano, si servirà di un pagano, Ciro re di Persia, per liberare Israele. Nel testo ascoltato l’ira e la misericordia del Signore si confrontano in una sequenza dai contorni drammatici, ma alla fine trionfa l’amore. Come non raccogliere dal ricordo di quei lontani eventi il messaggio valido per ogni tempo, compreso il nostro? I disegni di Dio, anche quando passano attraverso la prova e il castigo, mirano sempre ad un esito di misericordia e di perdono.

E’ quanto ci ha confermato, nella seconda lettura, l’apostolo Paolo ricordandoci che "Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo" (Ef 2,4-5). Per esprimere questa realtà di salvezza l’Apostolo, accanto al termine misericordia, eleos, utilizza quello di amore, agape, ripreso e ulteriormente amplificato nella bellissima frase di apertura della pagina evangelica che abbiamo ascoltato: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Gv 3,16). Sappiamo che quel "dare" da parte del Padre ha avuto uno sviluppo drammatico: si è spinto fino al sacrificio del Figlio sulla croce. Se tutta la missione storica di Gesù è segno eloquente dell’amore di Dio, lo è in modo del tutto singolare la sua morte, nella quale si è espressa appieno la tenerezza redentrice di Dio. Sempre, ma particolarmente in questo tempo quaresimale, al centro della nostra meditazione deve dunque stare la Croce; in essa contempliamo la gloria del Signore che risplende nel corpo martoriato di Gesù. E’ la gloria del Crocifisso che ogni cristiano è chiamato a comprendere, a vivere e a testimoniare con la sua esistenza. La Croce è in definitiva il "segno" per eccellenza dato a noi per comprendere la verità dell’uomo e la verità di Dio: tutti siamo stati creati e redenti da un Dio che per amore ha immolato il suo unico Figlio. Ecco perché nella Croce, come ho scritto nell’Enciclica Deus caritas est, "si compie quel volgersi di Dio contro se stesso nel quale egli si dona per rialzare l’uomo e salvarlo – amore, questo, nella sua forma più radicale" (n. 12).



Come rispondere a questo amore radicale del Signore? Il Vangelo ci presenta un personaggio di nome Nicodemo che va di notte a cercare Gesù. Si tratta di un uomo per bene, attirato dalle parole e dall’esempio del Signore, ma che esita a compiere il salto della fede. Avverte il fascino di questo Rabbì così diverso dagli altri, ma non riesce a sottrarsi ai condizionamenti dell’ambiente e resta titubante sulla soglia della fede. Quanti, anche nel nostro tempo, sono in ricerca e attendono un "segno" che tocchi la loro mente e il loro cuore! Oggi come allora l’evangelista ci ricorda che il solo "segno" è Gesù innalzato sulla croce: Gesù morto e risorto. In Lui possiamo comprendere la verità della vita e ottenere la salvezza. E’ questo l’annuncio centrale della Chiesa, che resta nei secoli immutato. La fede cristiana pertanto non è ideologia, ma incontro personale con Cristo crocifisso e risorto. Da questa esperienza, che è individuale e comunitaria, scaturisce un nuovo modo di pensare e di agire: ha origine, come testimoniano i santi, un’esistenza segnata dall’amore.

Cari amici, questo mistero è particolarmente eloquente nella vostra parrocchia, dedicata a "Dio Padre misericordioso". Essa è stata voluta dall’amato mio Predecessore Giovanni Paolo II a ricordo del Grande Giubileo dell’Anno 2000, perché condensasse in maniera efficace il significato di quell’evento spirituale straordinario. Meditando sulla misericordia del Signore, che si è rivelata in modo totale e definitivo nel mistero della Croce, mi torna alla mente il testo che Giovanni Paolo II aveva preparato per l’appuntamento con i fedeli della domenica 3 aprile, domenica in Albis. Nei disegni divini era scritto che egli ci lasciasse proprio alla vigilia di quel giorno, il sabato 2 aprile, e per questo non poté pronunziare quelle sue parole, che mi piace riproporre a voi, cari fratelli e sorelle. Aveva scritto così: "All’umanità, che talora sembra smarrita e dominata dal potere del male, dell’egoismo e della paura, il Signore risorto offre in dono il suo amore che perdona, riconcilia e apre l’animo alla speranza. E’ amore che converte i cuori e dona la pace". Ed aggiungeva: "Quanto bisogno ha il mondo di comprendere e di accogliere la Divina Misericordia!" (L’Osservatore Romano, 4 aprile 2005).

Comprendere e accogliere l’amore misericordioso di Dio: sia questo il vostro impegno anzitutto all’interno delle famiglie e poi in ogni ambito del quartiere. Questo auspicio formulo di cuore mentre vi saluto cordialmente, cominciando dai sacerdoti che si occupano della vostra comunità sotto la guida del parroco, Don Gianfranco Corbino, al quale va il mio sincero ringraziamento per essersi fatto interprete dei vostri sentimenti. Estendo poi il mio saluto al Cardinale Vicario Camillo Ruini e al Cardinale Crescenzio Sepe, titolare della vostra chiesa, al Vicegerente e Vescovo del settore est di Roma, e a quanti attivamente cooperano nei vari servizi parrocchiali. So che la vostra è una comunità giovane, con appena dieci anni di vita, che ha trascorso i suoi primi tempi in condizioni precarie, nell’attesa del completamento delle attuali strutture. So pure che le iniziali difficoltà piuttosto che scoraggiarvi vi hanno spinto a un corale impegno apostolico, con una particolare attenzione al campo della catechesi, della liturgia e della carità. Proseguite, cari amici, nel cammino intrapreso, sforzandovi di fare della vostra parrocchia una vera famiglia dove la fedeltà alla Parola di Dio e alla Tradizione della Chiesa diventano giorno dopo giorno sempre più la regola di vita. So poi che questa vostra chiesa, per la sua originale struttura architettonica, è meta di molti visitatori. Ad essi fate apprezzare non soltanto la bellezza dell’edificio sacro, ma soprattutto la ricchezza di una Comunità viva, tesa a testimoniare l’amore di Dio, Padre misericordioso. Quell’amore che è il vero segreto della gioia cristiana, a cui ci invita l’odierna domenica Laetare. Volgendo lo sguardo a Maria, "Madre della santa letizia", chiediamoLe di aiutarci ad approfondire le ragioni della nostra fede, perchè, come ci esorta oggi la liturgia, rinnovati nello spirito e con animo lieto corrispondiamo all’eterno e sconfinato amore di Dio. Amen!
Ratzigirl
Sunday, March 26, 2006 7:02 PM
Angelus del 26 marzo 2006
Cari fratelli e sorelle,

il Concistoro che si è tenuto nei giorni scorsi per la nomina di quindici nuovi Cardinali è stata un’intensa esperienza ecclesiale, che ci ha permesso di gustare la ricchezza spirituale della collegialità, del ritrovarsi insieme tra fratelli di diverse provenienze, tutti accomunati dall’unico amore per Cristo e per la sua Chiesa. Abbiamo rivissuto in qualche modo la realtà della comunità cristiana iniziale, riunita intorno a Maria, Madre di Gesù, e a Pietro, per accogliere il dono dello Spirito ed impegnarsi a diffondere il Vangelo nel mondo intero. La fedeltà a questa missione fino al sacrificio della vita è un carattere distintivo dei Cardinali, come attesta il loro giuramento e come è simboleggiato dalla porpora, che ha il colore del sangue.

Per una provvidenziale coincidenza, il Concistoro si è svolto nella giornata del 24 marzo, in cui si sono commemorati i missionari che nell’anno trascorso sono caduti sulle frontiere dell’evangelizzazione e del servizio all’uomo in diverse parti della terra. Il Concistoro è stato così un’occasione per sentirci più che mai vicini a tutti quei cristiani che soffrono persecuzione a causa della fede. La loro testimonianza, di cui quotidianamente ci giunge notizia, e soprattutto il sacrificio di quanti sono stati uccisi ci è di edificazione e di sprone a un impegno evangelico sempre più sincero e generoso. Il mio pensiero si rivolge, in modo particolare, a quelle comunità che vivono nei Paesi dove la libertà religiosa manca o, nonostante la sua affermazione sulla carta, subisce di fatto molteplici restrizioni. Ad esse invio un caloroso incoraggiamento a perseverare nella pazienza e nella carità di Cristo, seme del Regno di Dio che viene, anzi, che è già nel mondo A quanti operano al servizio del Vangelo in tali difficili situazioni, desidero esprimere la più viva solidarietà a nome di tutta la Chiesa, ed insieme assicurare il mio quotidiano ricordo nella preghiera.

La Chiesa avanza nella storia e si diffonde sulla terra, accompagnata da Maria, Regina degli Apostoli. Come nel Cenacolo, la Vergine Santa costituisce sempre per i cristiani la memoria vivente di Gesù. E’ lei ad animare la loro preghiera e a sostenerne la speranza. A Lei chiediamo di guidarci nel cammino quotidiano e di proteggere con speciale predilezione quelle comunità cristiane che versano in condizioni di più grande difficoltà e sofferenza.

Ratzigirl
Monday, March 27, 2006 11:57 PM
UDIENZA AI NUOVI CARDINALI, CON I FAMILIARI E I PELLEGRINI CONVENUTI PER IL CONCISTORO , 27.03.2006
DISCORSO DEL SANTO PADRE

Signori Cardinali,

Cari Fratelli nell’Episcopato e nel presbiterato,

Cari amici!

Dopo la solenne celebrazione del Concistoro, che ci ha offerto la possibilità di trascorrere momenti di preghiera e di intensa fraternità, sono lieto di incontrarvi anche quest’oggi. Con animo grato al Signore per questo lieto evento, gli chiediamo di sostenere i nuovi Cardinali e di proteggerli nel compimento dei diversi ministeri che svolgono nella Chiesa. A Gesù Buon Pastore domandiamo, in particolare, di continuare ad accompagnarli con la sua grazia. A voi tutti qui presenti, familiari e fedeli venuti per condividere con i neo-Cardinali questi giorni di festa, rivolgo il mio più cordiale saluto.

Saluto innanzitutto voi, venerati Cardinali italiani. Saluto Lei, Signor Cardinale Agostino Vallini, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica; saluto Lei, Signor Cardinale Carlo Caffarra, Arcivescovo di Bologna; saluto Lei, Signor Cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, Arciprete della Basilica di San Paolo fuori le Mura. A voi, venerati Fratelli, fanno corona quest’oggi tante persone care, la cui presenza, oltre che segno di amicizia e di affetto, è anche una visibile manifestazione della comunione feconda di bene che anima la Chiesa. Voglia il Signore rendere ognuno di voi testimone sempre più generoso del suo amore.

Je salue cordialement le nouveau Cardinal Albert Vanhoye, ainsi que ses confrères jésuites, ses proches et tous les francophones, venus à l’occasion du Consistoire où j’ai aussi créé Cardinal Monseigneur Jean-Pierre Ricard, Archevêque de Bordeaux et Président apprécié de la Conférence des Évêques de France. Je rends grâce pour le travail exégétique fécond du Cardinal Vanhoye, qui s’est attaché à scruter la Parole de Dieu et à transmettre avec patience son savoir à de nombreuses générations de jeunes, leur donnant ainsi les moyens de vivre de l’Évangile et d’en être les témoins. Puissiez-vous tous prendre régulièrement le temps de vous nourrir de l’Écriture.

I extend warm greetings to the newly created English-speaking Cardinals: Cardinal William Levada, Prefect of the Congregation for the Doctrine of the Faith; Cardinal Gaudencio Rosales, Archbishop of Manila, the Philippines; Cardinal Nicholas Cheong Jin-suk, Archbishop of Seoul, Korea; Cardinal Sean O’Malley, OFM Cap., Archbishop of Boston, United States of America; Cardinal Joseph Zen Ze-kiun, SDB, Bishop of Hong Kong, China; and Cardinal Peter Dery, Archbishop Emeritus of Tamale, Ghana. Venerable and dear Brothers, in renewing to you my fraternal greetings and offering my fervent prayers for the mission that has been entrusted to you for the service of the universal Church, I once again commend you to the protection of Mary, Mother of the Church.

I also wish to greet the family members and friends of our newly created Cardinals, together with the lay faithful, who have accompanied them to Rome for the solemn celebrations of last Friday and Saturday. I trust that your time here in the Eternal City will deepen your love of the Church and strengthen your faith in Jesus Christ our Saviour and Lord! I encourage you to continue to pray for our Cardinals and to support them with your love and affection. May God Bless you all!

Saludo a los nuevos Cardenales de lengua espanola y a todos los fieles de Latinoamérica y de España que les acompañan. Saludo en particular a sus familiares, hermanos Obispos, sacerdotes, religiosos y seminaristas, especialmente a los del Seminario de Toledo.

Venezuela exulta por su Cardenal Jorge Liberato Urosa Savino, Arzobispo de Caracas, acompañado también por su anciana madre. Tanto en Valencia como ahora en la Capital, él ha llevado a cabo muchas iniciativas pastorales para bien de su querida Nación.

España se honra con el Cardenal Antonio Cañizares Llovera, Arzobispo de Toledo, que anteriormente ha desarrollado un fructuoso ministerio en Ávila y Granada, dando pruebas de su constante entrega a las respectivas comunidades eclesiales.

Vuestros pueblos se distinguen por la fidelidad al Sucesor de Pedro y por la devoción a la Virgen María. Que Ella sea siempre la Estrella que guíe a vuestras Iglesias particulares en la tarea evangelizadora.

Pozdrawiam drogiego Kardynala Stanislawa Dziwisza, jego rodzine, przyjaciól i gosci. Razem z Wami wyrazam nowemu kardynalowi wdziecznosc za wszystkie lata spedzone u boku Jana Pawla II i za wszystko, co ta posluga przyniosla dla Kosciola powszechnego. Modle sie, aby dalsze poslugiwanie bylo równie owocne. Wszystkim tu obecnym z serca blogoslawie.

[Saluto il caro Cardinale Stanislao Dziwisz, la sua famiglia, gli amici e gli ospiti. Insieme a voi esprimo al neo-Cardinale la gratitudine per tutti gli anni passati a fianco di Giovanni Paolo II e per tutto ciò che questo servizio ha portato per la Chiesa universale. Prego affinché il suo futuro ministero sia ugualmente fruttuoso. Benedico di cuore tutti voi qui presenti.]

Prisrcno dobrodošlico izrekam kardinalu Francu Rodetu in njegovim rojakom in prijateljem, še posebej vernikom iz Ljubljanske nadškofije, ki ji je do nedavnega pastiroval. V veselje mi je dejstvo, da tudi Cerkev na Slovenskem prispeva svoj delež pri poslanstvu Apostolskega Sedeža v osebi novo-izvoljenega kardinala. Njegova služba prefekta Kongregacije za ustanove posvecenega življenja in družbe apostolskega življenja je velikega pomena. Še naprej ga spremljajte pri tem njegovem služenju z molitvijo, da bo mogla Cerkev cedalje bolj napredovati v svetosti!

[Rivolgo un cordiale benvenuto al Card. Franc Rodé, ai suoi connazionali e agli amici, specialmente ai fedeli dell’Archidiocesi di Ljubljana, di cui egli, fino a non molto tempo fa, era Pastore. Mi è gradito constatare che anche la Chiesa in Slovenia offre il suo contributo alla missione della Sede Apostolica, nella persona del neo-eletto Cardinale. Il suo incarico di Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica è di grande importanza. Continuate ad accompagnarlo in questo suo servizio con la preghiera, affinché la Chiesa possa progredire sempre meglio nel cammino della santità!]

Cari fratelli, grazie ancora per questa vostra visita! Nel rinnovare a voi, Signori Cardinali, il mio fraterno saluto, desidero assicurarvi che continuerò ad accompagnarvi con la preghiera. So, da parte mia, di poter contare sempre sulla vostra collaborazione, della quale sento di avere bisogno. Gli incontri dell’intero Collegio Cardinalizio con il Successore di Pietro, come è avvenuto anche giovedì scorso, continueranno ad essere occasioni privilegiate per cercare insieme di servire meglio la Chiesa, da Cristo affidata alle nostre cure.

La Vergine Maria, Madre della Chiesa, e i Santi Pietro e Paolo veglino su ognuno di voi e sul vostro quotidiano lavoro. Con questi sentimenti, di cuore vi imparto la Benedizione Apostolica, che volentieri estendo a quanti vi circondano con tanta gioia ed affetto.


Ratzigirl
Wednesday, March 29, 2006 9:06 PM
L’UDIENZA GENERALE , 29.03.2006
Cari fratelli e sorelle,

attraverso il ministero apostolico la Chiesa, comunità radunata dal Figlio di Dio venuto nella carne, vivrà nel succedersi dei tempi edificando e nutrendo la comunione in Cristo e nello Spirito, alla quale tutti sono chiamati e nella quale possono fare esperienza della salvezza donata dal Padre. I Dodici – come dice il Papa Clemente, terzo Successore di Pietro, alla fine del I° secolo - ebbero cura, infatti, di costituirsi dei successori (cfr 1 Clem 42,4), affinché la missione loro affidata continuasse dopo la loro morte. Nel corso dei secoli la Chiesa, organicamente strutturata sotto la guida dei legittimi Pastori, ha così continuato a vivere nel mondo come mistero di comunione, nel quale si rispecchia in qualche misura la stessa comunione trinitaria, il mistero di Dio stesso.

Già l’apostolo Paolo accenna a questa suprema sorgente trinitaria, quando augura ai suoi cristiani: "La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi" (2 Cor 13,13). Queste parole, probabile eco del culto della Chiesa nascente, evidenziano come il dono gratuito dell'amore del Padre in Gesù Cristo si realizzi e si esprima nella comunione attuata dallo Spirito Santo. Questa interpretazione, basata sullo stretto parallelismo che il testo stabilisce fra i tre genitivi ("la grazia del Signore Gesù Cristo … l’amore di Dio … e la comunione dello Spirito Santo"), presenta la "comunione" come dono specifico dello Spirito, frutto dell'amore donato da Dio Padre e della grazia offerta dal Signore Gesù.

Peraltro, il contesto immediato, caratterizzato dall'insistenza sulla comunione fraterna, ci orienta a vedere nella "koinonía" dello Spirito Santo non solo la "partecipazione" alla vita divina quasi singolarmente, ognuno per sé, ma anche logicamente la "comunione" tra i credenti che lo Spirito stesso suscita come suo artefice e principale agente (cfr Fil 2,1). Si potrebbe affermare che grazia, amore e comunione, riferiti rispettivamente al Cristo, al Padre e allo Spirito, sono aspetti diversi dell'unica azione divina per la nostra salvezza, azione che crea la Chiesa e fa della Chiesa – come dice san Cipriano nel III° secolo - "un popolo adunato dall'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo" (De Orat. Dom., 23: PL 4,536, cit. in Lumen gentium, 4).

L’idea della comunione come partecipazione alla vita trinitaria è illuminata con particolare intensità nel Vangelo di Giovanni, dove la comunione d'amore che lega il Figlio al Padre e agli uomini è al tempo stesso il modello e la sorgente della comunione fraterna, che deve unire i discepoli fra loro: "Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi" (Gv 15,12; cfr 13,34). "Che essi siano uno, come noi siamo uno" (Gv 17,21.22). Quindi, comunione degli uomini col Dio Trinitario e comunione degli uomini tra loro. Nel tempo del pellegrinaggio terreno il discepolo, mediante la comunione col Figlio, può già partecipare della vita divina di Lui e del Padre: "La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo" (1 Gv 1,3). Questa vita di comunione con Dio e fra noi è la finalità propria dell'annuncio del Vangelo, la finalità della conversione al cristianesimo: "Quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi" (1 Gv 1,2). Quindi, questa duplice comunione con Dio e tra di noi è inseparabile. Dove si distrugge la comunione con Dio, che è comunione col Padre, col Figlio e con lo Spirito Santo, si distrugge anche la radice e la sorgente della comunione fra di noi. E dove non viene vissuta la comunione fra di noi, anche la comunione col Dio Trinitario non è viva e vera, come abbiamo sentito.

Adesso facciamo un ulteriore passo. La comunione - frutto dello Spirito Santo - è nutrita dal Pane eucaristico (cfr 1 Cor,10,16-17) e si esprime nelle relazioni fraterne, in una sorta di anticipazione del mondo futuro. Nell’Eucaristia Gesù ci nutre, ci unisce con Sé, con il Padre, con lo Spirito Santo e tra di noi, e questa rete di unità che abbraccia il mondo è un’anticipazione del mondo futuro in questo nostro tempo. Proprio così, essendo anticipazione del mondo futuro, la comunione è un dono anche con conseguenze molto reali, ci fa uscire dalle nostre solitudini, dalle chiusure in noi stessi, e ci rende partecipi dell’amore che ci unisce a Dio e fra di noi. E’ facile comprendere quanto grande sia questo dono, se solo pensiamo alle frammentazioni e ai conflitti che affliggono le relazioni fra i singoli, i gruppi e i popoli interi. E se non c’è il dono dell’unità nello Spirito Santo, la frammentazione dell’umanità è inevitabile. La "comunione" è veramente la buona novella, il rimedio donatoci dal Signore contro la solitudine che oggi minaccia tutti, il dono prezioso che ci fa sentire accolti e amati in Dio, nell’unità del suo Popolo radunato nel nome della Trinità; è la luce che fa risplendere la Chiesa come segno innalzato fra i popoli: "Se diciamo che siamo in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, mentiamo e non mettiamo in pratica la verità. Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri" (1 Gv 1,6s). La Chiesa si rivela così, nonostante tutte le fragilità umane che appartengono alla sua fisionomia storica, una meravigliosa creazione d’amore, fatta per rendere Cristo vicino a ogni uomo e a ogni donna che voglia veramente incontrarlo, fino alla fine dei tempi. E nella Chiesa il Signore rimane sempre contemporaneo con noi. La Scrittura non è una cosa del passato. Il Signore non parla nel passato ma parla nel presente, parla oggi con noi, ci dà luce, ci mostra la strada della vita, ci dà comunione e così ci prepara e ci apre alla pace.


Discipula
Friday, March 31, 2006 11:26 PM
Messaggio di Papa Benedetto XVI per la Giornata delle Vocazioni
VATICANO - “Cristo, Sommo Sacerdote, nella sua sollecitudine per la Chiesa chiama in ogni generazione persone che si prendano cura del suo popolo; in particolare, chiama al ministero sacerdotale uomini che esercitino una funzione paterna, la cui sorgente è nella paternità stessa di Dio”: il Messaggio di Papa Benedetto XVI per la Giornata delle Vocazioni

Città del Vaticano (Agenzia Fides) - “La celebrazione della prossima Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni mi offre l'occasione per invitare tutto il Popolo di Dio a riflettere sul tema della Vocazione nel mistero della Chiesa” scrive il Santo Padre Benedetto XVI nel suo Messaggio per la 43ma Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che si celebrerà il prossimo 7 maggio, IV domenica di Pasqua. “Prima della creazione del mondo, prima della nostra venuta all'esistenza, il Padre celeste ci ha scelti personalmente, per chiamarci ad entrare in relazione filiale con Lui, mediante Gesù, Verbo incarnato, sotto la guida dello Spirito Santo” prosegue il Papa, mettendo in evidenza come “il peso di due millenni di storia rende difficile percepire la novità del mistero affascinante dell'adozione divina, che è al centro dell'insegnamento di san Paolo”.
Non è certo necessario essere perfetti per rispondere alla chiamata di Dio: “le fragilità e i limiti umani non rappresentano un ostacolo, a condizione che contribuiscano a renderci sempre più consapevoli del fatto che abbiamo bisogno della grazia redentrice di Cristo… Nel mistero della Chiesa, Corpo mistico di Cristo, il potere divino dell'amore cambia il cuore dell'uomo, rendendolo capace di comunicare l'amore di Dio ai fratelli”. Nel corso dei secoli tanti hanno consacrato la vita alla causa del Regno: molti si sono lasciati conquistare da Gesù, altri sono stati scelti personalmente da Lui, altri ancora lo hanno seguito di propria iniziativa. “Questi uomini e queste donne… rappresentano la molteplicità delle vocazioni da sempre presenti nella Chiesa. Modello di chi è chiamato a testimoniare in maniera particolare l’amore di Dio è Maria, la Madre di Gesù.”
Il messaggio prosegue ricordando che “la Chiesa è santa, anche se i suoi membri hanno bisogno di essere purificati, per far sì che la santità, dono di Dio, possa in loro risplendere fino al suo pieno fulgore”. Considerando l'universale chiamata alla santità, messa in luce dal Concilio Vaticano II, il Santo Padre sottolinea che “Cristo, Sommo Sacerdote, nella sua sollecitudine per la Chiesa, chiama in ogni generazione, persone che si prendano cura del suo popolo; in particolare, chiama al ministero sacerdotale uomini che esercitino una funzione paterna, la cui sorgente è nella paternità stessa di Dio”. Papa Benedetto XVI evidenzia che “la missione del sacerdote nella Chiesa è insostituibile” ed anche la scarsità di clero che si registra in alcune zone, non deve indebolire la certezza che Cristo continua a suscitare uomini che “si dedicano totalmente alla celebrazione dei sacri misteri, alla predicazione del Vangelo e al ministero pastorale”.
Un’altra vocazione speciale è la chiamata alla vita consacrata. “Sull'esempio di Maria di Betania, che "sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola" (Lc 10,39), molti uomini e donne si consacrano ad una sequela totale ed esclusiva di Cristo”. Pur svolgendo diversi servizi nel campo della formazione umana, della cura dei poveri, nell'insegnamento, nell’assistenza dei malati, considerano sempre come loro primo e particolare dovere “la contemplazione delle verità divine e la costante unione con Dio nell'orazione" (CJC can. 663, § 1)”.
Il Santo Padre conclude il suo Messaggio ricordando l’invito di Gesù - "La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!" (Mt 9,37) - ed esortando a pregare per le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata: “Non sorprende che, laddove si prega con fervore, fioriscano le vocazioni. La santità della Chiesa dipende essenzialmente dall'unione con Cristo e dall'apertura al mistero della grazia che opera nel cuore dei credenti. Per questo vorrei invitare tutti i fedeli a coltivare un’intima relazione con Cristo, Maestro e Pastore del suo popolo, imitando Maria, che custodiva nell’animo i divini misteri e li meditava assiduamente (cfr Lc 2,19)”.
Ratzigirl
Sunday, April 02, 2006 7:50 PM
ANGELUS 2 APRILE 2006
Cari fratelli e sorelle!

Il 2 aprile dello scorso anno, proprio come oggi, l’amato Papa Giovanni Paolo II stava vivendo in queste stesse ore l’ultima fase del suo pellegrinaggio terreno, un pellegrinaggio di fede, di amore e di speranza, che ha lasciato un segno profondo nella storia della Chiesa e dell’umanità. La sua agonia e la sua morte costituirono quasi un prolungamento del Triduo pasquale. Tutti ricordiamo le immagini della sua ultima Via Crucis, il Venerdì Santo: non potendo recarsi al Colosseo, la seguì dalla sua Cappella privata, tenendo tra le mani una croce. Nel giorno di Pasqua, poi, impartì la benedizione Urbi et Orbi senza poter pronunciare parole, con il solo gesto della mano. E’ stata la benedizione più sofferta e commovente, che ci ha lasciato come estrema testimonianza della sua volontà di compiere il ministero fino alla fine. Giovanni Paolo II è morto così come aveva sempre vissuto, animato dall’indomito coraggio della fede, abbandonandosi in Dio e affidandosi a Maria Santissima. Questa sera lo ricorderemo con una veglia di preghiera mariana in Piazza San Pietro, dove domani pomeriggio celebrerò per lui la Santa Messa.

Ad un anno dal suo passaggio dalla terra alla casa del Padre possiamo domandarci: che cosa ci ha lasciato questo grande Papa, che ha introdotto la Chiesa nel terzo millennio? La sua eredità è immensa, ma il messaggio del suo lunghissimo pontificato si può ben riassumere nelle parole con le quali egli lo volle inaugurare, qui in Piazza San Pietro, il 22 ottobre 1978: "Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!". Questo indimenticabile appello, Giovanni Paolo II l’ha incarnato con tutta la sua persona e tutta la sua missione di Successore di Pietro, specialmente con il suo straordinario programma di viaggi apostolici. Visitando i Paesi del mondo intero, incontrando le folle, le Comunità ecclesiali, i Governanti, i Capi religiosi e le diverse realtà sociali, egli ha compiuto come un unico grande gesto, a conferma di quelle parole iniziali. Ha annunciato sempre Cristo, proponendolo a tutti, come aveva fatto il Concilio Vaticano II, quale risposta alle attese dell’uomo, attese di libertà, di giustizia, di pace. Cristo è il Redentore dell’uomo - amava ripetere -, l’unico autentico Salvatore di ogni persona e dell’intero genere umano.

Negli ultimi anni, il Signore lo ha gradualmente spogliato di tutto, per assimilarlo pienamente a Sé. E quando ormai non poteva più viaggiare, e poi nemmeno camminare, e infine neppure parlare, il suo gesto, il suo annuncio si è ridotto all’essenziale: al dono di se stesso fino all’ultimo. La sua morte è stata il compimento di una coerente testimonianza di fede, che ha toccato il cuore di tanti uomini di buona volontà. Giovanni Paolo II ci ha lasciati nel giorno di sabato dedicato particolarmente a Maria, verso la quale ha sempre nutrito una devozione filiale. Alla celeste Madre di Dio domandiamo ora di aiutarci a far tesoro di quanto ci ha donato ed insegnato questo grande Pontefice.

[00484-01.01] [Testo originale: Italiano]


DOPO L’ANGELUS

Il Patriarca di Babilonia dei Caldei, Sua Beatitudine Emmanuel III Delly, e i Vescovi iracheni hanno lanciato un appello ai fedeli, ai credenti e agli uomini di buona volontà, perché il 3 e il 4 aprile - domani e dopodomani - si uniscano nella preghiera e nel digiuno per chiedere a Dio il dono della pace e della concordia in Iraq e nel mondo intero. Invito tutti ad aderire all'iniziativa dei nostri fratelli di quel martoriato Paese, affidando tale intenzione all’intercessione di Maria Santissima, Regina della Pace.

Oltre a questa sera, avremo un altro appuntamento per ricordare il Servo di Dio Giovanni Paolo II. Mi riferisco all’incontro dei giovani, specialmente di Roma e del Lazio, che avrà luogo giovedì prossimo, 6 aprile, nel pomeriggio, in Piazza San Pietro. Ci prepareremo insieme alla XXI Giornata Mondiale della Gioventù, che sarà celebrata in tutte le diocesi del mondo la Domenica delle Palme.

Ed ora una parola ai pellegrini di lingua italiana. Siamo tutti colpiti dalla vicenda del piccolo Tommaso barbaramente ucciso: preghiamo per lui e per tutte le vittime della violenza. Rivolgo infine un saluto a i fedeli provenienti da Rovetta, Forlì, Lugo di Romagna, Cassino e Bitonto, come pure la Scuola "Maestre Pie" di Cattolica, gli ex-allievi salesiani di Pavia e l’Associazione Direttori Albergo. A tutti auguro una buona domenica.


Ratzigirl
Monday, April 03, 2006 7:36 PM
Nuovo appuntamento in vista!!!!!
Aguzzate gli occhietti e le orecchiette!!!!

Giovedì pomeriggio Benedetto XVI renderà omaggio al suo predecessore Giovanni Paolo II. Si recherà - insieme ad una piccola delegazione di giovani - nelle grotte vaticane: una processione che partirà dal sagrato della Basilica di San Pietro fino alla tomba di Papa Wojtyla. Qui, Benedetto XVI, sosterà in preghiera e renderà omaggio al "Papa dei giovani", che porteranno con loro anche la Croce simbolo delle Giornate Mondiali della Gioventù, volute ed istituite da Giovanni Paolo II nel 1985, e l'Icona di Maria.

Giovedì 6 aprile, nel pomeriggio, si terrà infatti il consueto incontro del Papa con i giovani di Roma e del Lazio in preparazione alla XXI Giornata Mondiale della Gioventù che, quest'anno, sarà celebrata a livello diocesano la domenica delle Palme, il 9 aprile.

E quest'anno ci sono due novità. Benedetto XVI risponderà alle domande di un gruppo di giovani. Non sarà dunque un'omelia, né una catechesi, ma un vero e proprio colloquio con i papaboys, sullo stile dell'incontro avvenuto in ottobre con gli oltre 100 mila bambini che si preparavano alla Comunione. La seconda novità riguarda proprio l'omaggio che Papa Ratzinger ed alcuni giovani renderanno alla salma di Giovanni Paolo II.

Il tutto sarà trasmesso in diretta su Rai1 a partire dalle 17.15 e fino alle 19.50. Una puntata speciale intitolata "Luce sul mio cammino. Il Papa incontra i giovani", dal titolo del tema della XXI Giornata Mondiale della Gioventù.
La giornata sarà divisa in due momenti: lo spettacolo e la preghiera. Sul 'palco' di san Pietro saliranno Ron, Povia, Simona Bencini, Nicolò Agliardi, accompagnati dalla grande orchestra e dal coro della Diocesi di Roma, guidata da monsignor Marco Frisina. La suggestiva coreografia sarà frutto del maestro Renato Greco. Momenti di musica saranno alternati con alcune testimonianze di giovanie di alcuni ospiti di eccezioni, tra cui Enrico Fabris, oro alle Olimpiadi di Torino 2006, nel pattinaggio di velocità. Ci sarà anche la toccante testimonianza della sorella di don Andrea Santoro, il sacerdote italiano ucciso in Turchia a Trebisonda.

L'evento, organizzato e promosso dalla Pastorale giovanile della Diocesi di Roma, sarà condotto da Andrea Sarubbi, con la partecipazione di Benedetta Rinaldi.

[Evviva!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! ]
Ratzigirl
Monday, April 03, 2006 7:47 PM
NEL PRIMO ANNIVERSARIO DELLA MORTE DEL SOMMO PONTEFICE GIOVANNI PAOLO II , 03.04.2006
Cari fratelli e sorelle!

In questi giorni è particolarmente viva nella Chiesa e nel mondo la memoria del Servo di Dio Giovanni Paolo II nel primo anniversario della sua morte. Con la veglia mariana di ieri sera abbiamo rivissuto il momento preciso in cui, un anno fa, avvenne il suo pio transito, mentre oggi ci ritroviamo in questa stessa Piazza San Pietro per offrire il Sacrificio eucaristico in suffragio della sua anima eletta. Saluto con affetto, insieme con i Cardinali, i Vescovi, i sacerdoti e i religiosi, i numerosi pellegrini giunti da tante parti, specialmente dalla Polonia, per testimoniargli stima, affetto e profonda riconoscenza. Vogliamo pregare per questo amato Pontefice, lasciandoci illuminare dalla Parola di Dio che or ora abbiamo ascoltato.

Nella prima Lettura, tratta dal Libro della Sapienza, ci è stato ricordato qual è il destino finale dei giusti: un destino di felicità sovrabbondante, che ricompensa senza misura per le sofferenze e le prove affrontate nel corso della vita. "Dio li ha provati – afferma l’autore sacro – e li ha trovati degni di sé: li ha saggiati come oro nel crogiuolo e li ha graditi come un olocausto" (3,5-6). Il termine "olocausto" fa riferimento al sacrificio in cui la vittima veniva interamente bruciata, consumata dal fuoco; era segno, pertanto, di offerta totale a Dio. Questa espressione biblica ci fa pensare alla missione di Giovanni Paolo II, che ha fatto dono a Dio e alla Chiesa della sua esistenza e ha vissuto la dimensione sacrificale del suo sacerdozio specialmente nella celebrazione dell’Eucaristia. Tra le invocazioni a lui care ve n’era una tratta dalle "Litanie di Gesù Cristo Sacerdote e Vittima", che egli volle porre al termine del libro Dono e Mistero, pubblicato in occasione del 50° del suo Sacerdozio (cfr pp. 113-116): "Iesu, Pontifex qui tradidisti temetipsum Deo oblationem et hostiam - Gesù, Pontefice che consegnasti te stesso a Dio come offerta e vittima, abbi pietà di noi". Quante volte egli ripeté questa invocazione! Essa esprime bene il carattere intimamente sacerdotale di tutta la sua vita. Egli non ha mai fatto mistero del suo desiderio di diventare sempre più una cosa sola con Cristo Sacerdote, mediante il Sacrificio eucaristico, sorgente di infaticabile dedizione apostolica.

Alla base di questa offerta totale di sé stava naturalmente la fede. Nella seconda Lettura, poc’anzi ascoltata, san Pietro utilizza anch’egli l’immagine dell’oro provato col fuoco e la applica alla fede (cfr 1 Pt 1,7). In effetti, nelle difficoltà della vita è soprattutto la qualità della fede di ciascuno ad essere saggiata e verificata: la sua solidità, la sua purezza, la sua coerenza con la vita. Ebbene, il compianto Pontefice, che Dio aveva dotato di molteplici doni umani e spirituali, passando attraverso il crogiolo delle fatiche apostoliche e della malattia, è apparso sempre più una "roccia" nella fede. Chi ha avuto modo di frequentarlo da vicino ha potuto quasi toccare con mano quella sua fede schietta e salda, che, se ha impressionato la cerchia dei collaboratori, non ha mancato di diffondere, durante il lungo Pontificato, il suo influsso benefico in tutta la Chiesa, in un crescendo che ha raggiunto il suo culmine negli ultimi mesi e giorni della sua vita. Una fede convinta, forte e autentica, libera da paure e compromessi, che ha contagiato il cuore di tanta gente, grazie anche ai numerosi pellegrinaggi apostolici in ogni parte del mondo, e specialmente grazie a quell’ultimo "viaggio" che è stata la sua agonia e la sua morte.

La pagina del Vangelo che è stata proclamata ci aiuta a comprendere un altro aspetto della sua personalità umana e religiosa. Potremmo dire che egli, Successore di Pietro, ha imitato in modo singolare, tra gli Apostoli, Giovanni, il "discepolo amato", che restò sotto la Croce accanto a Maria nell’ora dell’abbandono e della morte del Redentore. Vedendoli lì vicini - narra l’evangelista - Gesù li affidò l’uno all’altra: "Donna, ecco il tuo figlio! … Ecco la tua madre" (Gv 19,26-27). Queste parole del Signore morente erano particolarmente care a Giovanni Paolo II. Come l’Apostolo evangelista, anch’egli ha voluto prendere Maria nella sua casa: "et ex illa hora accepit eam discipulus in sua – da quel momento il discepolo la prese nella sua casa" (Gv 19,27). L’espressione "accepit eam in sua" è singolarmente densa: indica la decisione di Giovanni di rendere Maria partecipe della propria vita così da sperimentare che, chi apre il cuore a Maria, in realtà è da Lei accolto e diventa suo. Il motto segnato nello stemma del Pontificato di Papa Giovanni Paolo II, Totus tuus, riassume bene questa esperienza spirituale e mistica, in una vita orientata completamente a Cristo per mezzo di Maria: "ad Iesum per Mariam".

Cari fratelli e sorelle, questa sera il nostro pensiero torna con emozione al momento della morte dell’amato Pontefice, ma al tempo stesso il cuore è come spinto a guardare avanti. Sentiamo risuonare nell’animo i suoi ripetuti inviti ad avanzare senza paura sulla strada della fedeltà al Vangelo per essere araldi e testimoni di Cristo nel terzo millennio. Ci tornano alla mente le sue incessanti esortazioni a cooperare generosamente alla realizzazione di una umanità più giusta e solidale, ad essere operatori di pace e costruttori di speranza. Resti sempre fisso il nostro sguardo su Cristo, "lo stesso ieri, oggi e sempre" (Eb 13,8), che guida saldamente la sua Chiesa. Noi abbiamo creduto al suo amore ed è l’incontro con Lui "che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva" (cfr Deus caritas est, 1). La forza dello Spirito di Gesù sia per tutti, cari fratelli e sorelle, come lo fu per Papa Giovanni Paolo II, sorgente di pace e di gioia. E la Vergine Maria, Madre della Chiesa, ci aiuti ad essere in ogni circostanza, come lui, apostoli infaticabili del suo divin Figlio e profeti del suo amore misericordioso. Amen!


ratzi.lella
Tuesday, April 04, 2006 8:10 AM
finalmente!!!
finalmente una GMG come si deve, finalmente un papa, il nostro papa, che risponde direttamente ai giovani.
altro che canti e balletti, questa sì che è la fede!!!
grazie della bella notizia!!
Ratzigirl
Tuesday, April 04, 2006 11:39 PM
^__^
Sapevo che vi avrebbe fatto piacere!!! Infatti non vedo l'ora di vedere la nuova organizzazione!!! E speriamo che divenga anche un'occasione in più per tutti coloro che ancora non apprezzano il nostro Papa come merita per conoscerlo meglio e vedere quanto amore e affetto è capace di dare e anche di ricevere!!!!
Ratzigirl
Tuesday, April 04, 2006 11:41 PM
Appuntamenti della settimana pasquale
VIA CRUCIS AL COLOSSEO, MESSA E 'URBI ET ORBI' PER PASQUA

Settimana intensa per Ratzinger,suoi primi riti pasquali da Papa


La messa del Venerdì santo e la Via Crucis al Colosseo, la Veglia di Pasqua il sabato notte, la celebrazione liturgica domenica di Pasqua con la benedizione 'Urbi et Orbi'. Benedetto XVI si appresta a celebrare i suoi primi riti pasquali da Papa.

Le celebrazioni - rende noto la Sala Stampa della Santa Sede - avranno inizio il 9 aprile, domenica delle Palme, durante il quale si festeggia anche la XXI Giornata Mondiale della Gioventù dal tema "Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino". Il Papa, a partire dalle 9.30, benedirà le palme e gli ulivi e al termine della celebrazione, celebrerà la solenne messa. Il 13 aprile sarà invece il cardinale James Francis Stafford a presiedere il rito per la riconciliazione con la confessione e l'assoluzione individuale.

Il giovedì santo Benedetto XVI celebrerà la messa crismale con i cardinali, i vescovi e i sacerdoti, mentre nel pomeriggio, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, farà la lavanda dei piedi a dodici uomini. Durante il rito verranno raccolte le offerte per la ricostruzione di case per le vittime delle devastanti frane che hanno colpito il territorio della Diocesi di Maasin, nelle Filippine.

Il venerdì santo, il Papa presiederà la Via Crucis, al termine della quale rivolgerà un saluto ai fedeli presenti al Colosseo. Infine, sabato 15 aprile, alle 22, Benedetto XVI benedirà il fuoco nuovo nell'atrio della Basilica di San Pietero e presiederà la liturgia della Parola. A Pasqua, messa e benedizione 'Urbi et Orbi' al mondo intero.

[......e non dimentichiamo che Pasqua è il 16 aprile, e il 18 è anche...il compleanno di Ratzi!!!]
Paparatzifan
Tuesday, April 04, 2006 11:52 PM
Re: Appuntamenti della settimana pasquale

Scritto da: Ratzigirl 04/04/2006 23.41
VIA CRUCIS AL COLOSSEO, MESSA E 'URBI ET ORBI' PER PASQUA

Settimana intensa per Ratzinger,suoi primi riti pasquali da Papa
[......e non dimentichiamo che Pasqua è il 16 aprile, e il 18 è anche...il compleanno di Ratzi!!!]


Cara Miriam: Si vede che anche te hai avuto una settimana intensa e sei sicuramente molto stanca perché Pasqua e il comple di Ratzi sono il 16.
=alois=
Wednesday, April 05, 2006 12:21 AM
scusate, ma ero convinta anche io che fosse il 18...
vado a fustigarmi...
RATZGIRL
Wednesday, April 05, 2006 12:59 AM
Re:

Scritto da: =alois= 05/04/2006 0.21
scusate, ma ero convinta anche io che fosse il 18...
vado a fustigarmi...



In realtà il compleanno di Papa Ratzi è il 17.Infatti è nato nella notte tra il 16 e il 17,e registrato il giorno dopo.
Alcune biografie infatti riportano come data di nascita il 17 aprile,dato che questa è la data registrata sui documenti ufficiali.
Ratzigirl
Wednesday, April 05, 2006 1:10 AM
Errata Corrige
Si, cmq il compleanno del Papa resta il 16, ovviamente...sul fatto della mia stanchezza...lasciamo perdere...vi racconto in fine settimana...sennò lascio qui un papiro!!!
RATZGIRL
Wednesday, April 05, 2006 1:18 AM
Re: Errata Corrige

Scritto da: Ratzigirl 05/04/2006 1.10
Si, cmq il compleanno del Papa resta il 16, ovviamente...sul fatto della mia stanchezza...lasciamo perdere...vi racconto in fine settimana...sennò lascio qui un papiro!!!



Certo,per noi resta il 16.

Cosa hai combinato consorella??eheheh
Ratzigirl
Wednesday, April 05, 2006 7:52 PM
La scaletta di domani pomeriggio nell'incontro con i giovani
Il primo incontro del Papa con i giovani della sua diocesi sarà aperto alle 17.00 dal Coro diretto dal M° Monsignor Marco Frisina, accompagnato dall’orchestra diocesana.

L’evento sarà condotto da Andrea Sarubbi e Benedetta Rinaldi e prevede l’esibizione di numerosi ospiti, tra i quali i cantanti Ron, Povia e Simona Bencini e il campione olimpico Enrico Fabris (2 medaglie d’oro e una di bronzo nel pattinaggio sul ghiaccio alle Olimpiadi di Torino 2006), che offrirà una testimonianza sui valori della vita alla luce della sua esperienza sportiva.

Prima dell’arrivo del Papa, previsto per le 18.00, una giovane famiglia composta da padre, madre e un bambino di 6 mesi racconterà ai giovani presenti la sua esperienza di fidanzamento e matrimonio.

All’arrivo del Papa, dopo il saluto del Cardinale Camillo Ruini e di una ragazza (Gabriella Sanzò), faranno il loro ingresso la Croce dell’Anno Santo della Redenzione, consegnata da Giovanni Paolo II
ai giovani del mondo nell’‘83-‘84, e l’icona di Maria Salus Populi Romani, che dal 2004 (Anno del Rosario) peregrina per il mondo insieme alla Croce.

Mentre saranno portate sul sagrato della basilica, verranno letti alcuni brani dell’enciclica papale “Deus caritas est”.

Prenderà poi la parola Maddalena Santoro, sorella di don Andrea – il sacerdote ucciso in Turchia il 5 febbraio scorso –, che racconterà il rapporto speciale del fratello con la Parola di Dio e come questo spinga all’amore totale e al perdono.

Dopo la lettura del Vangelo di Luca, Benedetto XVI risponderà ad alcune domande dei giovani sui temi presenti nel messaggio per la GMG e consegnerà loro la Sacra Scrittura, invitandoli ad andare a pregare sulla tomba di Giovanni Paolo II. Si recherà poi con una loro delegazione sul sepolcro del suo predecessore.

L’incontro si concluderà con una processione nella quale saranno portate anche la Croce della GMG e l’icona.

I biglietti per la serata, come sempre totalmente gratuiti, possono ancora essere ritirati presso il Vicariato di Roma.
pepperlfan
Wednesday, April 05, 2006 8:54 PM
Re: Re:

Scritto da: RATZGIRL 05/04/2006 0.59


In realtà il compleanno di Papa Ratzi è il 17.Infatti è nato nella notte tra il 16 e il 17,e registrato il giorno dopo.
Alcune biografie infatti riportano come data di nascita il 17 aprile,dato che questa è la data registrata sui documenti ufficiali.



scusate consorelle, ma non ho capito una cosa: il suo compleanno allora è il 16 o il 17? nella sua autobiografia ha scritto che è nato il 16 aprile, sabato santo...
Ratzigirl
Wednesday, April 05, 2006 11:59 PM
Re: Re: Re:

Scritto da: pepperlfan 05/04/2006 20.54


scusate consorelle, ma non ho capito una cosa: il suo compleanno allora è il 16 o il 17? nella sua autobiografia ha scritto che è nato il 16 aprile, sabato santo...



....lo ha sempre festeggiato il 16...perciò è il 16, tranquilla!!!
RATZGIRL
Thursday, April 06, 2006 12:58 AM
Esatto.Noi lo festeggiamo il 16.
Quanto alle biografie,alcune di quelle nuove riportano come data il 17.Io credo che sia per il fatto che anni fa i bambini venivano registrati un giorno(o anche di più)dopo la loro nascita.Quindi il piccolo Joseph probabilmente è stato registrato all'anagrafe la domenica di Pasqua,17 aprile.
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