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emma3
Friday, March 03, 2006 2:45 PM
Re: papa ratzi è un grande!

Scritto da: ratzi.lella 03/03/2006 13.16
Papa/ il dialogo tra le culture può costruire la pace

"Solo parlando, in un vero dialogo per capire e rispondere si può costruire la famiglia di Dio"......


alla faccia di chi ci vuole male eheheheheheh
un salutone a tutti





Discipula
Friday, March 03, 2006 8:54 PM
Sintesi degli interventi dei sacerdoti romani ricevuti in udienza dal Papa
CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 3 marzo 2006 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito la sintesi degli interventi dei sacerdoti che hanno preso la parola nel corso dell’udienza di Benedetto XVI al Clero della Diocesi di Roma, tenutasi il 2 marzo.




Per primo ha parlato Padre Lucio Maria Zappatore, carmelitano, parroco di Santa Maria «Regina Mundi», a Torre Spaccata ( Settore Est, XVI Prefettura ). «Beatissimo Padre — ha detto — è la prima volta che ci incontriamo con Lei per quest'appuntamento quaresimale. Vorrei ricordare l'amato servo di Dio Giovanni Paolo II. L'ultima volta che lo abbiamo incontrato nella Quaresima 2004 egli ci ha salutati con le tre frasi ormai diventate famose damose da fa', volemose bene e semo romani , che hanno fatto il giro del mondo». «Per noi, parroci di Roma — ha aggiunto —, restano custodite gelosamente nei nostri cuori, come suo testamento spirituale. Ma ora dobbiamo guardare avanti. Oggi è il nuovo Papa che incontriamo. Io ho voluto individuare un segno di continuità tra Lei e il suo amato predecessore nella frase da Lei pronunciata durante il funerale di Wojtyla. Una frase che ha interrotto per un momento la tristezza dei nostri cuori ed ha fatto esplodere Piazza San Pietro in uno scrosciante ed interminabile applauso, quando Lei ha detto: "Possiamo essere sicuri che il nostro amato Papa sta adesso alla finestra della casa del Padre, ci vede e ci benedice". In quel momento — ha precisato — tutti abbiamo percepito che ci trovavamo davanti al nuovo Papa». Su questa frase il religioso carmelitano ha scritto un sonetto in dialetto romanesco dedicato a Benedetto XVI, intitolato «Na finestra su ner cielo».


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P. Flavio Allegro, dei giuseppini, parroco di san Leonardo Murialdo ( Settore Sud, XXIII Prefettura ) ha preso spunto dal suo incontro — avvenuto nel pomeriggio di una decina di anni fa dinanzi al presepe di Piazza San Pietro — con l'allora Cardinale Joseph Ratzinger. «Le venni incontro per salutarLa — ha detto — e la gente numerosa che stava alle nostre spalle, riconoscendoLa, ha incominciato a battere le mani. Lei, con molta affabilità, indicando un'anziana ed esile signora che era giunta con Lei, disse: non battete le mani a me, battete le mani a questa donna. È una mamma». P. Allegro ha voluto ricordare l'episodio, per chiedere, come parroco, una parola di conforto e di gioia:«Ricordando le nostre mamme — ha spiegato —, la loro fede, l'incidenza e la forza spirituale che hanno avuto nella nostra formazione umana e cristiana, ci aiuti Santità a parlare alle mamme di tutti i bambini, dei ragazzi che frequentano il catechismo, spesso distratti e facilmente assenti. Ci dica una parola Santità, che possiamo portare a casa alle mamme e dire loro: è questo che vi dice il Papa».


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Don Alberto Pacini è il Rettore di sant'Anastasia al Palatino, che dal 1959 al 1999 era affidata ai benedettini olivetani e che durante il Giubileo del 2000 è stata riaperta dopo 32 anni di chiusura per lavori di restauro. Da cinque anni la chiesa è luogo dell'adorazione eucaristica perpetua, giorno e notte; aperta 24 ore al giorno, con il Santissimo Sacramento, esposto alla venerazione dei fedeli che vengono a turno. Ha generato altre 14 iniziative simili, di cui una a Roma e le altre in varie parti d'Italia; ed è anche sede di un attivo movimento di evangelizzazione eucaristica. «La mia proposta, il mio suggerimento, il mio desiderio, la mia aspirazione — ha detto il Rettore — sarebbe che in ciascuno dei cinque settori di Roma ci possa essere un'adorazione eucaristica perpetua, considerando che ce ne sono già sei tenute da istituti religiosi prevalentemente nel Settore Ovest. Nello stesso c'è anche la parrocchia della Madre della Divina Provvidenza. Visto che Roma dovrebbe presiedere nella "Carità eucaristica" — ha aggiunto — sarebbero auspicabili tanti luoghi dove dall'incontro con l'Eucaristia si possa rigenerare la Chiesa: vocazioni, evangelizzazione, confessioni, perché dove c'è Gesù esposto, dove c'è la preghiera incessante il Signore attira a sé i suoi figli».


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Nel suo breve intervento, Don Andrea Lonardo, parroco di Santa Melania Juniore ( Settore Sud, XXVII Prefettura ), ha definito Benedetto XVI «Maestro» nell'orientare il pensiero in una fede «pienamente umana». «Siamo sempre toccati dai suoi interventi — ha detto — dall'armonia in cui ogni punto ritrova il suo centro, i suoi rapporti, i suoi nessi. E questo tanto più in un tempo in cui tutto è frammentato e spezzettato. E questa sua capacità ci aiuta perché è una sintesi viva, non astratta, che si incontra con l'uomo nel passato e nell'oggi; con i non credenti e con i tanti altri modi di pensare. Ci può aiutare — ha chiesto al Santo Padre —, dicendoci qualcosa di come lei ha maturato, ha capito sin da seminarista, da sacerdote, in tanti incontri, l'importanza di tutto questo. Come noi possiamo capire di più? come possiamo crescere nella nostra realtà di presbiteri romani? come possiamo aiutare i laici a comprendere questa sintesi armonica, questa cattolicità della fede, che proprio per questo poi va a incontrare, a toccare, a illuminare quella che è vita del nostro tempo?».


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Don Gennaro Perucatti, salesiano, vice-parroco di san Giovanni Bosco ( Settore Est, XX Prefettura ) ha parlato di Papa Pio XII: «Il 2 marzo 1876 nasceva a Roma Eugenio Pacelli e il 2 marzo 1939 veniva eletto Pontefice. Su questo grande Papa forse è calata una lieve tenda di silenzio. Eugenio Pacelli è stato consacrato Vescovo da Benedetto XV nella Cappella Sistina il 13 maggio 1917, mentre Maria appariva a Fatima e mentre Maria di Cleova, in Russia, veniva assalita dai cavalli Bolscevici, che assassinarono bambini del catechismo. Pio XII amava la Madonna: è stato il Papa del dogma dell'Assunzione; il Papa dell'Anno Mariano. Egli amava i Papi ed è stato l'ultimo a canonizzare un Pontefice, san Pio X. Egli amava i giovani e canonizzò Maria Goretti e Domenico Savio». Quindi rivolgendosi a Benedetto XVI il sacerdote salesiano ha detto: Dobbiamo veramente molto a questo Pontefice; eppure mi pare che scendendo nelle Grotte Vaticane non si riesca più a trovare la sua tomba; perché il percorso lo impedisce. Non c'è un fiore. Santità, ci ridoni questo grande Pontefice Pastor Angelicus, che amava la Germania. Del resto anche i tedeschi amavano Pio XII, Nunzio Apostolico a Berlino». «Santità — ha concluso — veramente ci auguriamo tutti, che insieme ai servi di Dio Giovanni Paolo II, Paolo VI e Giovanni Paolo I e al beato Giovanni XXIII, di vedere sull'altare anche Eugenio Pacelli, Pio XII».


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Don Paolo Ricciardi, parroco di santa Silvia ( Settore Ovest, XXIX Prefettura ), è partito dal presupposto che la Diocesi di Roma in questi anni si sta interrogando su come corrispondere maggiormente alle richieste e alle esigenze delle famiglie di oggi. «Occorre — ha detto — ridare vitalità alla famiglia, rendere le famiglie non l'oggetto, ma il soggetto di pastorale, facendo delle nostre comunità un ambiente famigliare, dove nessuno si senta escluso. La famiglia è minacciata dal relativismo e dall'indifferenza dei nostri tempi; i bambini del catechismo manifestano non troppo velatamente un forte desiderio di famiglia. Spesso i papà sono assenti; i nonni sono sempre impegnati; ci sono famiglie che non sono più tali e anche nell'educazione i genitori sembrano rassegnati, soprattutto quando i figli arrivano allo stadio adolescenziale. Non è facile oggi sostenere ed aiutare le famiglie: nei programmi pastorali stiamo cercando oltre alle vie tradizionali anche nuove strade: la catechesi famigliare, gli incontri con i genitori prima e dopo il battesimo, i gruppi famigliari. Credo tuttavia che le famiglie di oggi abbiano sete di rapporti umani, di riscoperta di relazioni; un bisogno di accoglienza e di apertura. Hanno bisogno di sacerdoti esperti in umanità, per riconoscere quel Dio che per amore si è fatto uomo, condividendo le gioie e le fatiche di ogni uomo e che a ciascuno continuamente si dona proprio nella famiglia». Il parroco di santa Silvia individua come campo di azione molto arricchente l'accompagnamento dei fidanzati al matrimonio. «Vengono da situazioni diversificate, molti non mettono piede in parrocchia dalla Cresima o addirittura dalla Prima Comunione. Arrivano un po' prevenuti, ma poi sentendosi accolti, amati e mai giudicati, scoprono nella comunità una sorgente che riaccende in molti la fede. I corsi prematrimoniali diventano allora percorsi alla riscoperta di Dio e della Chiesa; percorsi dove è la Parola di Dio a dover essere annunciata e condivisa. Ai fidanzati occorre un annuncio credibile ed entusiasta dell'amore di Dio, che saranno chiamati a manifestare grazie al Sacramento nuziale; hanno bisogno come tutte le famiglie che incontriamo di qualcuno che non solo parli loro di Dio, ma parli con loro a Dio e ascolti con loro Dio . Tante coppie chiedono poi di continuare il cammino di fede anche dopo il matrimonio e questa sta diventando una via preziosa da reinventare e da percorrere anche se impegnativa». Don Ricciardi reputa necessario accompagnare da subito gli sposi novelli. «Occorre farli sentire importanti; aiutarli a ravvivare la grazia del Sacramento; entrare nelle loro case con amicizia anche per pregare insieme, magari facendoli conoscere con altre famiglie già in cammino da più tempo. Farci vicini alle coppie è una grazia anche per il nostro sacerdozio: entrambe le vocazioni non solo si completano, ma non possono fare a meno l'una dell'altra». Infine un ringraziamento a Benedetto XVI anche a nome delle famiglie per aver dedicato all'amore la sua prima Enciclica, quindi ha concluso citando l'opera teatrale di Giovanni Paolo II «la Bottega dell'Orefice» in cui descriveva il cammino sereno o tortuoso di tre coppie di sposi che avevano in comune l'artefice delle loro fedi nuziali. «Ci aiuti Santità — ha detto don Ricciardi —, ad aiutare le famiglie a fissare lo sguardo su quell'orefice che pesa la fede degli sposi con la bilancia del suo amore».


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Don Marco Valentini, vicario parrocchiale di san Girolamo a Corviale ( Settore Ovest, XXXI Prefettura ), ha pronunciato un intervento ispirato alla conoscenza avuta di una madre di famiglia e di alcune suore impegnate nel recupero di sacerdoti in crisi. «Tale esperienza mi ha fatto pensare — ha detto —: perché non affiancare anche la donna al governo della Chiesa? Del resto il suo punto di vista nelle decisioni da prendere è diverso da quello maschile. La donna spesso lavora a livello carismatico con la preghiera o a livello pratico, come ha fatto santa Caterina da Siena che ha riportato il Papa a Roma. Perciò, occorrerebbe rilanciarne il ruolo anche a livello istituzionale e vedere il punto di vista della donna che è diverso da quello maschile, per aiutare non solo i sacerdoti in difficoltà, ma tutti i presbiteri quando devono prendere decisioni impegnative».


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Mons. Lorenzo Minuti, direttore della sezione romana del GRIS (Gruppo di ricerca e informazione socio-religiosa sulle sette), al quale la CEI ha affidato la missione del recupero delle vittime delle sette religiose, ha voluto ringraziare Benedetto XVI a nome di queste vittime. «La ringrazio — ha detto — delle sue molteplici denunce circa i danni provocati da tali sette e non indugio su fatti che Lei ben conosce come: i guasti irreversibili alla fede; il naufragio di tante famiglie, lacerate dall'adesione di parte dei loro membri; i danni alla vita per i tantissimi suicidi provocati dal clima di terrore e dallo smarrimento indotto ad arte; le sottrazioni di beni. Il tutto provocato non con elaborate dottrine, ma con piccole sottili astuzie, le quali alterando storia, Bibbia e citazioni autorevoli, restano ben nascoste e insospettabili; latenti ma efficaci, ideate proprio per fare dubitare e per impressionare e così ottenere una mal riposta fiducia. Tante persone semplici — ha aggiunto —, incapaci di scoprire da sole quei trucchi, sono come dei malcapitati sulla celebre strada da Gerusalemme a Gerico: occorre loro l'aiuto di Samaritani sperimentati e ricchi di informazione. Santo Padre — ha domandato —, tale preparazione di validi Samaritani non è di urgente attualità? Stonerebbe nei seminari e in corsi specifici delle nostre università e nella formazione permanente del clero già in cura di anime?». Infine Mons. Minuti ha citato un ex antipapa, Ippolito Romano, il quale scrisse che allora a Roma su temi religiosi si insegnava di tutto ma «in complice ombra»; per questo i membri del GRIS chiedono benedizioni a Pietro per rendere validamente ragione della loro speranza.


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Don Alfio d'Agostino, parroco dei Santi Martiri dell'Uganda, al Laurentino ( Settore Sud, XXII Prefettura ) ha voluto portare un'esperienza personale. Anzitutto ha ricordato il 3 giugno 1999 quando il Cardinale Ruini lo chiamò all'attuale incarico. «Oggi ringrazio Dio per l'arricchimento venutomi da questa esperienza pastorale. Poi ho pensato che il 3 giugno è festa dei patroni della parrocchia, alla quale collaborano due sacerdoti vicari, un diacono che sarà ordinato presbitero il 7 maggio ed un sacerdote che viene ad aiutare. Cerchiamo — ha concluso — di fare presbiterio e di pregare insieme».


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Padre Damiano La Manna, dei Carmelitani Scalzi, è vice parroco di santa Teresa d'Avila e animatore del Movimento Carmelitano a Roma: questi tre servizi, queste tre obbedienze — ha spiegato — «mi fanno contento della mia vocazione alla vita religiosa, alla Chiesa diocesana ed a un movimento ecclesiale, mi fanno anche guardare alla realtà di Roma con preoccupazione. Penso di seguire il Signore nell'obbedienza alle cose normali di una parrocchia; agli incontri, all'animazione della catechesi con i bambini; alle giovani famiglie e in particolare ho una preoccupazione per gli adolescenti. Ho sentito dire poco tempo fa che i giovani sono definiti "periferia dell'umano". Quando mi confronto con altri frati e altri laici che si occupano di gioventù mi sono trovato a dire che qui a Roma la "periferia dell'umano" si tocca con mano forte e alle volte anche le famiglie sembrano essere alla "periferia dell'umano", anche per quanto riguarda i bambini che sono "periferia delle famiglie". Quando è morto don Andrea Santoro mi son detto che sarebbe bello morire così; ma poi ho pensato che è bello morire anche come un viceparroco che si consuma nel non poter vedere tanti giovani che vengono alla Santa Messa. Questa "periferia" va combattuta anche nel cammino che la Chiesa sta facendo. Lei, Santo Padre, nell'Enciclica ha concluso con un'esortazione a guardare gli esempi della santità cristiana. Giovanni Paolo II ha dedicato alcuni passaggi della Novo millennio ineunte alla necessità di una pastorale che sia una pastorale mistica, dove il cuore dell'uomo dev'essere portato all'"invaghimento dell'amore per il Signore"». Da qui le conclusioni: «Credo che dobbiamo riavvicinare i nostri fedeli, specialmente i più giovani al centro della Chiesa. Roma ha questa contraddizione: tutto sembra vicino, ma appena tre chilometri fuori, sembra estrema periferia. Credo che dobbiamo imparare a mettere in gioco i nostri carismi — sacerdoti, laici, religiosi — al servizio della catechesi. Forse dobbiamo ricominciare a guardare ai santi: a contemplarli, ad amarli e a farci guidare da loro».


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Dopo le risposte di Benedetto XVI ai primi dieci interventi, ha parlato Don Giacomo Martinelli, Delegato pastorale della Pontificia Accademia dell'Immacolata. Ha ricordato come il giovedì — nel quadro della presentazione dell'Enciclica Deus Caritas est a san Giovanni in Laterano — il prof. Andreoli, psichiatra e psicologo, avesse sostenuto che le vittime dell'odierno «deserto d'amore» sono gli adolescenti, perché soffrono terribilmente della mancanza di amore che c'è nel mondo. Chiamando i giovani «dissociati interiormente» e «adolescenti rotti», egli sottolineava la loro duplice sofferenza: sia per la paura di essere soli, sia per l'oppressione di essere incompresi. Queste due parole solitudine e incomprensione — ha ricordato Don Martinelli — «le avevo sentite anche nell'incontro che Benedetto XVI aveva avuto quest'estate con i sacerdoti della Valle d'Aosta. Essi avevano manifestato questa solitudine e questa incomprensione della loro identità e della loro funzione ecclesiale. Ciò — ha proseguito — mi ha fatto venire in mente che forse anche noi sacerdoti abbiamo difficoltà a passare "dall'amore di sé al dono di sé". Perciò come esistono le "coppie rotte" forse esistono anche i "sacerdoti rotti", che soffrono di questa incapacità. Perché è vero che soffriamo, siamo esposti, noi che dovremmo essere i "professionisti" dell' agape . Allora chiediamo a Lei, Santità: come possiamo stare stabilmente nella pienezza d'amore necessaria per poter stare stabilmente nel dono totale di noi stessi»? Riferendosi poi all'omelia di Benedetto XVI dello scorso 8 dicembre — definita «quasi un'Enciclica» —, don Martinelli ha ricordato l'immagine della «goccia di veleno che c'è nel cuore degli uomini e da cui è stata esentata Maria». «Per me — ha commentato — è stata una novità scoprire che nel principio petrino e in quello mariano (che fondano la Chiesa, come accennato parlando di "istituzione" e "carisma") in realtà uno soggiace all'altro; bisogna vivere l'istituzionalità dentro a quell'aspetto, dentro la positività in cui la Vergine plasma ecclesialmente coloro che rivestono l'istituzionalità. E perciò — è stata la conclusione — si può esercitare il carisma ministeriale soltanto all'interno di questa comunione, che si impara dalla Vergine».


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Successivamente ha parlato P. Carmelo Vitrugno, religioso carmelitano, cappellano dell'Ospedale «Sandro Pertini», che nel 2000 è stato affidato alla protezione del profeta Elia, crocevia tra le religioni monoteistiche. Un ospedale laico, dove non ci sono suore, ma c'è un'esperienza di volontariato laico cristiano. Il sacerdote ha rivolto al Santo Padre il saluto dei confratelli che lavorano nel campo ospedaliero, degli ammalati, degli operatori sanitari e degli assistenti spirituali. Successivamente Padre Vitrugno, pur professandosi poco esperto di comunicazioni sociali, ha denunciato i gravi danni provocati dalla «madre-televisione» divenuta «matrigna pericolosissima». «La Chiesa deve svegliarsi dal suo torpore — ha detto — ed impegnare le migliori energie: laici, uomini , donne, sacerdoti e Vescovi che siano disponibili ad essere sale, luce e lievito in questo ambito. Occorre umanizzare ed evangelizzare i mass media; e dai mass media continuare ad evangelizzare». Il secondo tema di intervento è più attinente alla pastorale sanitaria. «Ci dica una parola di incoraggiamento — ha invocato —, la dica ai seminaristi, a coloro che si stanno formando; perché la Chiesa oggi ha da giocarsi la carta da sempre vincente: che Gesù è venuto per guarire radicalmente l'uomo». Infine il cappellano ha invitato il Santo Padre a visitare l'ospedale «Sandro Pertini».


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Don Egidio Motta, parroco dei santi Francesco e Caterina Patroni d'Italia ( Settore Ovest, XXX Prefettura ) lo scorso mese di settembre ha avuto la gioia di partecipare con l'allora Vescovo ausiliare Apicella e con il Vescovo eletto Mons. Tuzia ed altri sacerdoti romani, ad un incontro ecumenico ospitato dal Patriarcato Ortodosso di Atene su iniziativa del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani. «Ringrazio il Signore di avermi permesso questa preziosa esperienza di dialogo per me molto arricchente — ha detto —, anche per le ricaduta che essa ha sulla pastorale ordinaria della vita parrocchiale. Non soltanto perché nelle nostre parrocchie c'è una presenza ortodossa da parte di immigrati, soprattutto badanti, e di persone appartenenti ad altre confessioni; ma anche per la varietà di convinzioni che incontriamo ogni giorno nelle persone che ci avvicinano. Io credo — ha aggiunto — che il nostro essere presbiteri richieda di essere capaci di fuggire ogni tentazione di arroccamento, di contrapposizione, e di instaurare un dialogo franco e sereno con tutti». Don Motta ha poi espresso gratitudine a Benedetto XVI per l'incontro. «Le chiedo — ha concluso — di aiutarci con iniziative analoghe e con la sua parola; per essere persone capaci di dialogare con tutti».


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Don Paolo Augusto Lojudice, già parroco, è da pochi mesi Direttore Spirituale al Pontificio Seminario Romano Maggiore. Si è soffermato su due fatiche: anzitutto quella «della carità pastorale», tema desunto dall'Enciclica Deus caritas est , soprattutto nella seconda parte. «È illuminante — ha detto —: mi sono ritrovato in tantissimi aspetti, perché ci invita a una carità diretta, non da attendere, ma da ricercare: il povero non devi accoglierlo quando ti capita, ma lo devi andare a cercare, devi fare qualcosa di concreto per lui. Le nostre parrocchie a Roma sono tutte presenze significative; una potenza non indifferente nel tessuto sociale e allora mi chiedo, e Le chiedo: è opportuno, è necessario mettere anche a disposizione i nostri ambienti, i nostri spazi per farli diventare luoghi di accoglienza, alla luce del primato della carità?».

La seconda è la «fatica educativa». Oggi — ha spiegato — «i sacerdoti stentano a trasmettere la fede, particolarmente alle nuove generazioni, a tutti i livelli: dai ragazzi della sacramentaria a quelli più grandi; perfino ai giovani che frequentano i gruppi parrocchiali, quando ci accorgiamo di quanto soffrano nel condurre una doppia vita, in parrocchia in un modo e fuori in un altro, con tante doppiezze. Allora mi chiedo — alla luce del mio attuale impegno nella Diocesi — perché ogni parroco si aspetta sempre un bravo giovane viceparroco quando c'è una sostituzione? Anch'io ho vissuto quest'esperienza. Poi qualche volta le attese rimangono deluse. Perché? Eppure siamo usciti dallo stesso Seminario, a volte con pochi anni di differenza. Sono forse sproporzionate le nostre attese nei confronti dei giovani sacerdoti? o forse c'è qualcosa di inadeguato nella formazione; o, ancora, dimentichiamo che la formazione non si può limitare a quei pochi anni di Seminario, ma deve continuare e il responsabile della formazione del giovane sacerdote è proprio il parroco?». Da qui la richiesta circa cosa può servire al Seminario diocesano per essere veramente formativo, per essere capace cioè di «dare una forma» al presbitero, secondo il cuore di Dio. La conclusione di don Lojudice è un augurio: «Santità — ha detto —, Lei sta facendo lottare tutta la Chiesa per la Verità. E questo porta rischi, malumori, critiche. Per questo chiedo a Dio che ci faccia essere tutti uniti in questa lotta per la Verità, senza sprecare energie, senza perderci in chiacchiere in un momento storico particolare in cui essere uniti è veramente indispensabile.


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Infine Don Marco Gnavi, Segretario della Commissione diocesana per l'ecumenismo e il dialogo, ha parlato «del grande deficit di speranza» che c'è oggi nel mondo: «Santità — ha detto — Lei ha evocato diversi scenari di cultura di morte, continenti che attendono di risorgere. Pensando a Don Andrea Santoro e a tanti altri cristiani, vorrei dire che credere nella Chiesa e con la Chiesa cattolica significa rispondere a questo "deficit di speranza" ritrovando l'unico necessario che Lei ci ha indicato nella Deus Caritas est». Il sacerdote ha raccontato di un suo recente incontro con alcuni giovani pakistani «che vivono in un contesto di minoranza felicemente amando i poveri e centrati nella liturgia della Chiesa, che sono persuasivi e attrattivi». Contro la tentazione a ripetere che «trasmettere la fede oggi è più difficile», il sacerdote ha invitato a «ricentrarsi sull'amore persuasivo di cui il Papa ha parlato diffusamente nella Deus Caritas est». In particolare per i presbiteri non ci sono solo motivi esterni. A volte c'è un secolarismo dei cristiani, Lei stesso Santità l'ha richiamato. Per i sacerdoti solo nella contemplazione è possibile comprendere intimamente l'altro. «Quest'indicazione — ha concluso don Gnavi — vale anche per noi presbiterio di Roma, per essere più credenti; è una via semplice per essere più cristiani, con Lei, e così penetrare in una comprensione della realtà che viene da questa contemplazione».

[© copyright - Libreria Editrice Vaticana
www.vatican.va]


Ratzigirl
Saturday, March 04, 2006 12:03 PM
Gli interventi "a braccio" di Papa Benedetto in occasione del suo incontro con il clero
I temi dell'incontro: vita, famiglia e formazione dei sacerdoti

Il 2 marzo 2006, nell’Aula della Benedizione del Palazzo Apostolico Vaticano, Benedetto XVI ha incontrato il Clero della Diocesi di Roma per il tradizionale appuntamento di inizio Quaresima.

Di seguito riportiamo il testo improvvisato - in due tempi - dal Papa in risposta alle considerazioni dei sacerdoti romani intervenuti.



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Parlo subito, altrimenti il mio monologo diventa troppo lungo, se aspetto che si concludano tutti gli interventi. Vorrei innanzitutto esprimere la mia gioia di essere qui con voi, cari Sacerdoti di Roma. È una gioia reale: quella di vedere tanti buoni pastori a servizio del «Buon Pastore» qui, nella prima Sede della Cristianità, nella Chiesa che «presiede alla carità» e che deve essere modello delle altre Chiese locali. Grazie per il vostro servizio!

Abbiamo il luminoso esempio di Don Andrea, che ci mostra l'«essere» sacerdote sino in fondo: morire per Cristo nel momento della preghiera e così testimoniare, da una parte, l'interiorità della propria vita con Cristo e, dall'altra, la propria testimonianza per gli uomini in un punto realmente «panperiferico» del mondo, circondato dall'odio e dal fanatismo di altri. È una testimonianza che ispira tutti a seguire Cristo, a dare la vita per gli altri e a trovare proprio così la Vita.

Riguardo al primo intervento, rivolgo, innanzitutto un grande grazie per questa meravigliosa poesia! Ci sono anche poeti ed artisti nella Chiesa di Roma, nel presbiterio di Roma, e avrò ancora la possibilità di meditare, di interiorizzare queste belle parole e di tener presente che questa «finestra» è sempre «aperta». Forse è questa l'occasione per ricordare l'eredità fondamentale del grande Papa Giovanni Paolo II, per continuare ad assimilare sempre più questa eredità.

Ieri abbiamo dato inizio alla Quaresima. La Liturgia di oggi ci offre una profonda indicazione del significato essenziale della Quaresima: è un indicatore di strada per la nostra vita. Perciò mi sembra — parlo riferendomi a Papa Giovanni Paolo II — che dobbiamo insistere un po' sulla prima Lettura della giornata di oggi. Il grande discorso di Mosè sulla soglia della Terra Santa, dopo i quarant'anni del pellegrinaggio nel deserto, è un riassunto di tutta la Torah, di tutta la Legge. Troviamo qui l'essenziale non solo per il popolo ebraico ma anche per noi. Questo essenziale è la parola di Dio: «Io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita» (Dt 30,19). Questa parola fondamentale della Quaresima è anche la parola fondamentale dell'eredità del nostro grande Papa Giovanni Paolo II: scegliere la vita. Questa è la nostra vocazione sacerdotale: scegliere noi stessi la vita e aiutare gli altri a scegliere la vita. Si tratta di rinnovare nella Quaresima la nostra, per così dire, «opzione fondamentale», l'opzione per la vita.

Ma, nasce subito la questione: come si sceglie la vita? come si fa? Riflettendo, mi è venuto in mente che la grande defezione dal Cristianesimo realizzatasi nell'Occidente negli ultimi cento anni, è stata attuata proprio in nome dell'opzione per la vita. È stato detto — penso a Nietzsche ma anche a tanti altri — che il Cristianesimo è una opzione contro la vita. Con la Croce, con tutti i Comandamenti, con tutti i «No» che ci propone, ci chiude la porta della vita. Ma noi, vogliamo avere la vita, e scegliamo, optiamo, finalmente, per la vita liberandoci dalla Croce, liberandoci da tutti questi Comandamenti e da tutti questi «No». Vogliamo avere la vita in abbondanza, nient'altro che la vita. Qui subito viene in mente la parola del Vangelo di oggi: «Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà» ( Lc 9, 24). Questo è il paradosso che dobbiamo innanzitutto tener presente nell'opzione per la vita. Non arrogandoci la vita per noi ma solo dando la vita, non avendola e prendendola, ma dandola, possiamo trovarla. Questo è il senso ultimo della Croce: non prendere per sé ma dare la vita.

Così, Nuovo e Vecchio Testamento vanno insieme. Nella prima Lettura del Deuteronomio la risposta di Dio è: «Io oggi ti comando di amare il Signore tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva» (30, 16). Questo, a prima vista non ci piace, ma è la strada: l'opzione per la vita e l'opzione per Dio sono identiche. Il Signore lo dice nel Vangelo di San Giovanni: «Questa è la vita eterna: che conoscano te» (Gv 17, 3). La vita umana è una relazione. Solo in relazione, non chiusi in noi stessi, possiamo avere la vita. E la relazione fondamentale è la relazione col Creatore, altrimenti le altre relazioni sono fragili. Scegliere Dio, quindi: questo è essenziale. Un mondo vuoto di Dio, un mondo che ha dimenticato Dio, perde la vita e cade in una cultura di morte. Scegliere la vita, fare l'opzione per la vita, quindi, è, innanzitutto, scegliere l’opzione-relazione con Dio. Ma, subito nasce la questione: con quale Dio? Qui, di nuovo, ci aiuta il Vangelo: con quel Dio che ci ha mostrato il suo volto in Cristo, con quel Dio che ha vinto l'odio sulla Croce, cioè nell'amore sino alla fine. Così, scegliendo questo Dio, scegliamo la vita.

Il Papa Giovanni Paolo II ci ha donato la grande Enciclica Evangelium vitae . In essa — è quasi un ritratto dei problemi della cultura odierna, delle speranze e dei pericoli — diviene visibile che una società che dimentica Dio, che esclude Dio e, proprio per avere la vita, cade in una cultura di morte. Proprio volendo avere la vita si dice «No» al bambino, perché mi toglie qualche parte della mia vita; si dice «No» al futuro, per avere tutto il presente; si dice «No» sia alla vita che nasce sia alla vita sofferente, che va verso la morte. Questa apparente cultura della vita diventa la anti-cultura della morte, dove Dio è assente, dove è assente quel Dio che non ordina l'odio ma vince l'odio. Qui facciamo la vera opzione per la vita. Tutto, allora, è connesso: la più profonda opzione per Cristo Crocifisso con la più completa opzione per la vita, dal primo momento fino all'ultimo momento.

Questo, mi sembra, in qualche modo, anche il nucleo della nostra pastorale: aiutare a fare una vera opzione per la vita, rinnovare la relazione con Dio come la relazione che ci dà vita e ci mostra la strada per la vita. E così amare di nuovo Cristo, che dall'Essere più ignoto, al quale non arrivavamo e che rimaneva enigmatico, si è reso un Dio noto, un Dio dal volto umano, un Dio che è amore. Teniamo presente proprio questo punto fondamentale per la vita e consideriamo che in questo programma è presente tutto il Vangelo, dall'Antico al Nuovo Testamento, che ha come centro Cristo. La Quaresima, per noi stessi, dovrebbe essere il tempo per rinnovare la nostra conoscenza di Dio, la nostra amicizia con Gesù, per essere così capaci di guidare gli altri in modo convincente alla opzione per la vita, che è innanzitutto opzione per Dio. A noi stessi deve risultare chiaro che scegliendo Cristo non abbiamo scelto la negazione della vita, ma abbiamo scelto realmente la vita in abbondanza.

L'opzione cristiana è, in fondo, molto semplice: è l'opzione del «Sì» alla vita. Ma questo «Sì», si realizza solo con un Dio non ignoto, con un Dio dal volto umano. Si realizza seguendo questo Dio nella comunione dell'amore. Quanto ho fin qui detto vuol essere un modo di rinnovare il nostro ricordo nei riguardi del grande Papa Giovanni Paolo II.

Veniamo al secondo intervento, così simpatico, a proposito delle mamme. Direi che adesso non posso comunicare grandi programmi, parole che potrete dire alle mamme. Dite semplicemente: il Papa vi ringrazia! Vi ringrazia perché avete donato la vita, perché volete aiutare questa vita che cresce e volete così costruire un mondo umano, contribuendo ad un futuro umano. E lo fate non dando solo la vita biologica, ma comunicando il centro della vita, facendo conoscere Gesù, introducendo i vostri bambini alla conoscenza di Gesù, all'amicizia con Gesù. Questo è il fondamento di ogni catechesi. Quindi bisogna ringraziare le mamme soprattutto perché hanno avuto il coraggio di dare la vita. E bisogna pregare le mamme perché completino questo loro dare la vita dando l'amicizia con Gesù.

Il terzo intervento era del Rettore della chiesa di sant'Anastasia. Qui, forse, posso dire, tra parentesi, che la chiesa di sant'Anastasia mi era già cara prima di averla vista, perché era la chiesa titolare del nostro Cardinale de Faulhaber. Egli ci ha sempre fatto sapere che a Roma aveva una sua chiesa, quella di sant'Anastasia. Con questa comunità ci siamo sempre incontrati in occasione della seconda Messa di Natale, dedicata alla «stazione» di sant'Anastasia. Gli storici dicono che là, il Papa, doveva visitare il Governatore bizantino, che lì aveva la sede. La chiesa ci fa pensare anche a quella santa e così anche all'«Anastasis»: a Natale pensiamo anche alla Risurrezione. Non sapevo, e sono grato di esserne stato informato, che adesso la chiesa è sede dell'«Adorazione perpetua»; è quindi un punto focale della vita di fede a Roma. Questa proposta di creare nei cinque Settori della Diocesi di Roma, cinque luoghi di Adorazione perpetua, la pongo fiduciosamente nelle mani del Cardinale Vicario. Vorrei soltanto dire: grazie a Dio, perché dopo il Concilio, dopo un periodo in cui mancava un po' il senso dell'adorazione eucaristica, è rinata la gioia di questa adorazione dappertutto nella Chiesa, come abbiamo visto e sentito nel Sinodo sull'Eucaristia. Certo, con la Costituzione conciliare sulla Liturgia, è stata riscoperta soprattutto tutta la ricchezza dell'Eucaristia celebrata, dove si realizza il testamento del Signore: Egli si dà a noi e noi rispondiamo dandoci a Lui. Ma, adesso, abbiamo riscoperto che questo centro che ci ha donato il Signore nel poter celebrare il suo sacrificio e così entrare in comunione sacramentale, quasi corporale, con Lui perde la sua profondità e anche la sua ricchezza umana se manca l'Adorazione, come atto conseguente alla comunione ricevuta: l’adorazione è un entrare con la profondità del nostro cuore in comunione con il Signore che si fa presente corporalmente nell'Eucaristia. Nell'Ostensorio si dà sempre nelle nostre mani e ci invita ad unirci alla sua Presenza, al suo Corpo risorto.

Adesso, veniamo alla quarta domanda. Se ho capito bene, ma non ne sono sicuro, era: «come arrivare ad una fede viva, ad una fede realmente cattolica, ad una fede concreta, vivace, efficiente?». La fede, in ultima istanza, è un dono. Quindi la prima condizione è lasciarsi donare qualcosa, non essere autosufficienti, non fare tutto da noi, perché non lo possiamo, ma aprirci nella consapevolezza che il Signore dona realmente. Mi sembra che questo gesto di apertura sia anche il primo gesto della preghiera: essere aperto alla presenza del Signore e al suo dono. È questo anche il primo passo nel ricevere una cosa che noi non facciamo e che non possiamo avere, nell'intento di farla da noi stessi. Questo gesto di apertura, di preghiera — donami la fede, Signore! — deve essere realizzato con tutto il nostro essere. Noi dobbiamo entrare in questa disponibilità di accettare il dono e di lasciarci permeare dal dono nel nostro pensiero, nel nostro affetto, nella nostra volontà. Qui, mi sembra molto importante sottolineare un punto essenziale: nessuno crede solo da se stesso. Noi crediamo sempre in e con la Chiesa. Il credo è sempre un atto condiviso, un lasciarsi inserire in una comunione di cammino, di vita, di parola, di pensiero. Noi non "facciamo" la fede, nel senso che è anzitutto Dio che la dà. Ma, non la "facciamo" anche nel senso che essa non dev’essere inventata da noi. Dobbiamo lasciarci cadere, per così dire, nella comunione della fede, della Chiesa. Credere è un atto cattolico in sé. È partecipazione a questa grande certezza, che è presente nel soggetto vivente della Chiesa. Solo così possiamo anche capire la Sacra Scrittura nella diversità di una lettura che si sviluppa per mille anni. È una Scrittura, perché è elemento, espressione dell'unico soggetto — il Popolo di Dio — che nel suo pellegrinaggio è sempre lo stesso soggetto. Naturalmente, è un soggetto che non parla da sé, ma è un soggetto creato da Dio — l'espressione classica è «ispirato» —, un soggetto che riceve, poi traduce e comunica questa parola. Questa sinergia è molto importante. Sappiamo che il Corano, secondo la fede islamica, è parola verbalmente data da Dio, senza mediazione umana. Il Profeta non c'entra. Egli solo l'ha scritta e comunicata. È pura parola di Dio. Mentre per noi, Dio entra in comunione con noi, ci fa cooperare, crea questo soggetto e in questo soggetto cresce e si sviluppa la sua parola. Questa parte umana è essenziale, e ci dà anche la possibilità di vedere come le singole parole diventano realmente Parola di Dio solo nell'unità di tutta la Scrittura nel soggetto vivente del popolo di Dio. Quindi, il primo elemento è il dono di Dio; il secondo è la compartecipazione nella fede del popolo pellegrinante, la comunicazione nella Santa Chiesa, la quale, da parte sua, riceve il Verbo di Dio, che è il Corpo di Cristo, animato dalla Parola vivente, dal Logos divino. Dobbiamo approfondire, giorno dopo giorno, questa nostra comunione con la Santa Chiesa e così con la Parola di Dio. Non sono due cose opposte, così che io possa dire: sono più per la Chiesa o sono più per la Parola di Dio. Solo unitamente si è nella Chiesa, si fa parte della Chiesa, si diventa membri della Chiesa, si vive della Parola di Dio, che è la forza di vita della Chiesa. E chi vive della Parola di Dio può viverla solo perché è viva e vitale nella Chiesa vivente.

Il quinto intervento era su Pio XII. Grazie per questo intervento. Era il Papa della mia gioventù. Lo abbiamo venerato tutti. Come è stato detto giustamente, egli ha molto amato il popolo tedesco, lo ha difeso anche nella grande catastrofe dopo la guerra. E devo aggiungere che prima di essere Nunzio a Berlino era Nunzio a Monaco, perché inizialmente a Berlino non aveva ancora la Rappresentanza Pontificia. Era proprio anche vicino a noi. Mi sembra, questa, l'occasione per esprimere gratitudine a tutti i grandi Papi del secolo scorso. Si è aperto il secolo con il santo Pio X, poi Benedetto XV, Pio XI, Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II. Mi sembra che questo sia un dono speciale in un secolo così difficile, con due guerre mondiali, con due ideologie distruttive: fascismo-nazismo e comunismo. Proprio in questo secolo, che si è opposto alla fede della Chiesa, il Signore ci ha dato una catena di grandi Papi, e così un'eredità spirituale che ha confermato, direi, storicamente, la verità del Primato del Successore di Pietro.

Il successivo intervento dedicato alla famiglia, era del parroco di santa Silvia. Qui posso soltanto essere totalmente d'accordo. Anche nelle visite « ad limina» parlo sempre con i Vescovi della famiglia, minacciata, in diversi modi, nel mondo. È minacciata in Africa, perché si trova difficilmente il passaggio dal « mariage coutumier» al « mariage religieux », perché si teme la definitività.

Mentre in Occidente la paura del bambino è motivata dal timore di perdere qualcosa della vita, lì è il contrario: finché non consta che la moglie avrà anche bambini, non si può osare il matrimonio definitivo. Perciò il numero dei matrimoni religiosi rimane relativamente piccolo e molti anche "buoni" cristiani, anche con un'ottima volontà di essere cristiani, non compiono quest'ultimo passo. Il matrimonio è minacciato anche in America Latina, per altri motivi, ed è minacciato fortemente, come sappiamo, in Occidente. Tanto più dobbiamo, noi come Chiesa, aiutare le famiglie che sono la cellula fondamentale di ogni società sana. Solo così nella famiglia può crearsi una comunione delle generazioni, nella quale la memoria del passato vive nel presente e si apre al futuro. Così, realmente, continua e si sviluppa la vita e va avanti. Un vero progresso non è possibile senza questa continuità di vita e, di nuovo, non è possibile senza l'elemento religioso. Senza la fiducia in Dio, senza la fiducia in Cristo che ci dona anche la capacità della fede e della vita, la famiglia non può sopravvivere. Lo vediamo oggi. Solo la fede in Cristo e solo la compartecipazione della fede della Chiesa salva la famiglia e, d'altra parte, solo se viene salvata la famiglia anche la Chiesa può vivere. Io adesso non ho la ricetta di come fare questo. Ma, mi sembra, che dobbiamo sempre tenerlo presente. Perciò dobbiamo fare tutto ciò che favorisce la famiglia: circoli familiari, catechesi familiari, insegnare la preghiera in famiglia. Questo mi sembra molto importante: dove si prega insieme, si rende presente il Signore, si rende presente questa forza che può anche rompere la «sclerocardia», quella durezza del cuore che, secondo il Signore, è il vero motivo del divorzio. Nient'altro, solo la presenza del Signore ci aiuta a vivere realmente quanto era dall'inizio voluto dal Creatore e rinnovato dal Redentore. Insegnare la preghiera familiare e così invitare alla preghiera con la Chiesa. E trovare poi tutti gli altri modi.

Rispondo ora al vice Parroco di san Girolamo — vedo che è anche molto giovane — che ci parla di quanto fanno le donne nella Chiesa, anche proprio per i sacerdoti. Posso solo sottolineare che mi fa sempre grande impressione, nel primo Canone , quello Romano, la speciale preghiera per i sacerdoti: « Nobis quoque peccatoribus ». Ecco, in questa umiltà realistica dei sacerdoti noi, proprio come peccatori, preghiamo il Signore perché ci aiuti ad essere suoi servi. In questa preghiera per il sacerdote, proprio solo in questa, appaiono sette donne che circondano il sacerdote. Esse si mostrano proprio come le donne credenti che ci aiutano nel nostro cammino. Ognuno ha certamente questa esperienza. E così la Chiesa ha un grande debito di ringraziamento per le donne. E giustamente Lei ha sottolineato che, a livello carismatico, le donne fanno tanto, oserei dire, per il governo della Chiesa, cominciando dalle suore, dalle sorelle dei grandi Padri della Chiesa, come sant'Ambrogio, fino alle grandi donne del medioevo — santa Ildegarda, santa Caterina da Siena, poi santa Teresa d'Avila — e fino a Madre Teresa. Direi che questo settore carismatico certamente si distingue dal settore ministeriale nel senso stretto della parola, ma è una vera e profonda partecipazione al governo della Chiesa. Come si potrebbe immaginare il governo della Chiesa senza questo contributo, che talvolta diventa molto visibile, come quando santa Ildegarda critica i Vescovi, o come quando santa Brigida e santa Caterina da Siena ammoniscono e ottengono il ritorno dei Papi a Roma? Sempre è un fattore determinante, senza il quale la Chiesa non può vivere. Tuttavia, giustamente Lei dice: vogliamo vedere anche più visibilmente in modo ministeriale le donne nel governo della Chiesa. Diciamo che la questione è questa. Il ministero sacerdotale dal Signore è, come sappiamo, riservato agli uomini, in quanto il ministero sacerdotale è governo nel senso profondo che, in definitiva, è il Sacramento che governa la Chiesa. Questo è il punto decisivo. Non è l'uomo che fa qualcosa, ma il sacerdote fedele alla sua missione governa, nel senso che è il Sacramento, cioè mediante il Sacramento è Cristo stesso che governa, sia tramite l'Eucaristia che negli altri Sacramenti, e così sempre Cristo presiede. Tuttavia, è giusto chiedersi se anche nel servizio ministeriale — nonostante il fatto che qui Sacramento e carisma siano il binario unico nel quale si realizza la Chiesa — non si possa offrire più spazio, più posizioni di responsabilità alle donne.

Non ho del tutto capito le parole dell'ottavo intervento. Sostanzialmente ho capito che oggi l'umanità camminando da Gerusalemme a Gerico incontra sul cammino i ladri. Il Buon Samaritano l'aiuta con la misericordia del Signore. Possiamo solo sottolineare che, alla fine, è l'uomo che è caduto e cade sempre di nuovo tra i ladri, ed è Cristo che ci guarisce. Noi dobbiamo e possiamo aiutarlo, sia nel servizio dell'amore sia nel servizio della fede che è anche un ministero di amore.
Poi i Martiri dell'Uganda. Grazie per questo contributo. Ci fa pensare al Continente africano, che è la grande speranza della Chiesa. Ho ricevuto negli ultimi mesi gran parte dei Vescovi africani in visita « ad limina». E per me è stato molto edificante, ed anche consolante, vedere Vescovi di alto livello teologico e culturale, Vescovi zelanti, che realmente sono animati dalla gioia della fede. Sappiamo che è in buone mani questa Chiesa, ma che tuttavia soffre perché le Nazioni ancora non si sono formate. In Europa era proprio tramite il Cristianesimo che, oltre le etnie che esistevano, si sono formati i grandi corpi delle Nazioni, le grandi lingue, e così comunioni di culture e spazi di pace, benché poi questi grandi spazi di pace opposti tra di loro abbiano creato anche una nuova specie di guerra che prima non esisteva. Tuttavia, in Africa, abbiamo ancora in molte parti questa situazione, dove ci sono soprattutto le etnie dominanti. Il potere coloniale poi ha imposto frontiere nelle quali adesso devono formarsi Nazioni. Ma ancora c'è questa difficoltà di ritrovarsi in un grande insieme e di trovare, oltre le etnie, l'unità del governo democratico e anche la possibilità di opporsi agli abusi coloniali che continuano. Ancora, sempre da parte delle grandi potenze, l'Africa continua ad essere oggetto di abuso e molti conflitti non avrebbero assunto questa forma se non ci fossero dietro gli interessi delle grandi potenze. Così ho visto anche come la Chiesa, in tutta questa confusione, con la sua unità cattolica, è il grande fattore che unisce nella dispersione. In molte situazioni, adesso soprattutto dopo la grande guerra nella Repubblica Democratica del Congo, la Chiesa è rimasta l'unica realtà che funziona e che fa continuare la vita, dà l'assistenza necessaria, garantisce la convivenza e aiuta a trovare la possibilità di realizzare un grande insieme. In tal senso, in queste situazioni, la Chiesa svolge anche un servizio sostitutivo del livello politico, dando la possibilità di vivere insieme, e di ricostruire, dopo le distruzioni, la comunione, così come di ricostruire, dopo lo scoppio dell'odio, lo spirito di riconciliazione. Molti mi hanno detto che proprio in queste situazioni il Sacramento della Penitenza è di grande importanza come forza di riconciliazione e deve essere anche amministrato in questo senso. Volevo, con una parola, dire che l'Africa è un Continente di grande speranza, di grande fede, di realtà ecclesiali commoventi, di sacerdoti e di Vescovi zelanti. Ma è sempre anche un Continente che ha bisogno — dopo le distruzioni che vi abbiamo portato dall'Europa — del nostro fraterno aiuto. Ed esso non può non nascere dalla fede, che crea anche la carità universale oltre le divisioni umane. Questa è la nostra grande responsabilità in questo tempo. L'Europa ha importato le sue ideologie, i suoi interessi, ma ha anche importato con la missione il fattore della guarigione. Ancor più, oggi, abbiamo la responsabilità di avere anche noi una fede zelante, che si comunica, che vuole aiutare gli altri, che è ben consapevole che dare la fede non è introdurre una forza di alienazione ma è dare il vero dono del quale ha bisogno l'uomo proprio per essere anche creatura dell'amore.

Ultimo punto era quello toccato dal vice Parroco carmelitano di santa Teresa d'Avila, che ci ha rivelato giustamente le sue preoccupazioni. Sarebbe certamente sbagliato un semplice e superficiale ottimismo, che non si accorge delle grandi minacce nei confronti della gioventù di oggi, i bambini, le famiglie. Dobbiamo percepire con grande realismo queste minacce, che nascono dove Dio è assente. Dobbiamo sentire sempre più la nostra responsabilità, affinché Dio sia presente, e così la speranza e la capacità di andare con fiducia verso il futuro.


* * *



Riprendo ora la parola, cominciando con la Pontificia Accademia. Quanto Lei ha detto sul problema degli adolescenti, sulla loro solitudine e sull'incomprensione da parte degli adulti, lo tocchiamo con mano, oggi. È interessante che questa gioventù, che cerca nelle discoteche di essere vicinissima, soffra in realtà di una grande solitudine, e naturalmente anche di incomprensione. Mi sembra questo, in un certo senso, espressione del fatto che i padri, come è stato detto, in gran parte sono assenti dalla formazione della famiglia. Ma anche le madri devono lavorare fuori casa. La comunione tra loro è molto fragile. Ognuno vive il suo mondo: sono isole del pensiero, del sentimento, che non si uniscono. Il grande problema proprio di questo tempo — nel quale ognuno, volendo avere la vita per sé, la perde perché si isola e isola l'altro da sé — è di ritrovare la profonda comunione che alla fine può venire soltanto da un fondo comune a tutte le anime, dalla presenza divina che ci unisce tutti.

Mi sembra che la condizione sia di superare la solitudine e anche di superare l'incomprensione, perché anche quest'ultima è il risultato del fatto che il pensiero oggi è frammentato. Ognuno cerca il suo modo di pensare, di vivere, e non c'è una comunicazione in una profonda visione della vita. La gioventù si sente esposta a nuovi orizzonti non partecipati dalla generazione precedente perché manca la continuità della visione del mondo, preso in una sequela sempre più rapida di nuove invenzioni. In dieci anni si sono realizzati cambiamenti che in passato neppure in cento anni si erano verificati. Così si separano realmente mondi. Penso alla mia gioventù e all'ingenuità, se così posso dire, nella quale abbiamo vissuto, in una società del tutto agraria in confronto con la società di oggi. Vediamo come il mondo cambia sempre più rapidamente, cosicché si frammenta anche con questi cambiamenti. Perciò, in un momento di rinnovamento e di cambiamento, l'elemento del permanente diventa più importante. Mi ricordo quando è stata discussa la Costituzione conciliare Gaudium et spes.

Da una parte, c'era il riconoscimento del nuovo, della novità, il «Sì» della Chiesa all'epoca nuova con le sue innovazioni, il «No» al romanticismo del passato, un «No» giusto e necessario. Ma poi i Padri — se ne trova la prova anche nel testo — hanno detto anche che nonostante questo, nonostante la necessaria disponibilità ad andare avanti, a lasciar cadere anche altre cose che ci erano care, c'è qualcosa che non cambia, perché è l'umano stesso, la creaturalità. L'uomo non è del tutto storico. L'assolutizzazione dello storicismo, nel senso che l'uomo sarebbe solo e sempre creatura frutto di un certo periodo, non è vera. C'è la creaturalità e proprio essa ci dà la possibilità anche di vivere nel cambiamento e di rimanere identici a noi stessi. Questa non è una risposta immediata a quello che dobbiamo fare, ma, mi sembra, che il primo passo, sia quello di avere la diagnosi. Perché questa solitudine in una società che d'altra parte appare come una società di massa? Perché questa incomprensione in una società nella quale tutti cercano di capirsi, dove la comunicazione è tutto e dove la trasparenza di tutto a tutti è la suprema legge? La risposta sta nel fatto che vediamo il cambiamento nel nostro proprio mondo e non viviamo sufficientemente quell'elemento che ci collega tutti, l'elemento creaturale, che diventa accessibile e diventa realtà in una certa storia: la storia di Cristo, che non sta contro la creaturalità ma restituisce quanto era voluto dal Creatore, come dice il Signore circa il matrimonio. Il cristianesimo, proprio sottolineando la storia e la religione come un dato storico, dato in una storia, a cominciare da Abramo, e quindi come una fede storica, avendo aperto proprio la porta alla modernità con il suo senso del progresso, dell'andare permanentemente avanti, è anche, nello stesso momento, una fede che si basa sul Creatore, che si rivela e si rende presente in una storia alla quale dà la sua continuità, quindi la comunicabilità tra le anime. Penso quindi, anche qui, che una fede vissuta in profondità e con tutta l'apertura verso l'oggi, ma anche con tutta l'apertura verso Dio, unisce le due cose: il rispetto della alterità e della novità, e la continuità del nostro essere, la comunicabilità tra le persone e tra i tempi.

L'altro punto era: come possiamo noi vivere la vita come dono? È una questione che poniamo soprattutto adesso, in Quaresima. Vogliamo rinnovare l'opzione per la vita che è, come ho detto, opzione non per possedere se stessi ma per donare se stessi. Mi sembra che possiamo farlo solo grazie ad un permanente colloquio col Signore e al colloquio tra di noi. Anche con la « correctio fraterna» è necessario maturare sempre più di fronte ad una sempre insufficiente capacità di vivere il dono di se stessi. Ma, mi sembra, che dobbiamo anche qui unire le due cose. Da una parte, dobbiamo accettare la nostra insufficienza con umiltà, accettare questo «Io» che non è mai perfetto ma si protende sempre verso il Signore per arrivare alla comunione col Signore e con tutti.
Questa umiltà di accettare anche i propri limiti è molto importante. Solo così, d'altra parte, possiamo anche crescere, maturare e pregare il Signore perché ci aiuti a non stancarci nel cammino, pur accettando con umiltà che mai saremo perfetti, accettando anche l'imperfezione, soprattutto dell'altro. Accettando la propria possiamo accettare più facilmente quella dell'altro, lasciandoci formare e riformare sempre di nuovo, dal Signore.

Ora gli ospedali. Grazie per il saluto che viene dagli ospedali. Non conoscevo la mentalità secondo la quale un sacerdote si trova a svolgere il suo ministero in ospedale perché ha compiuto qualcosa di male... Ho sempre pensato che è servizio primario del sacerdote quello di servire i malati, i sofferenti, perché il Signore è venuto soprattutto per stare con i malati. È venuto per condividere le nostre sofferenze e per guarirci. In occasione delle visite « ad limina» ai Vescovi africani dico sempre che le due colonne del nostro lavoro sono l'educazione — cioè la formazione dell'uomo, che implica tante dimensioni come l'educazione per imparare, la professionalità, l'educazione nell'intimità della persona — e la guarigione. Il servizio fondamentale, essenziale della Chiesa è dunque quello di guarire. E proprio nei Paesi africani si realizza tutto questo: la Chiesa offre la guarigione. Presenta le persone che aiutano i malati, aiutano a guarire nel corpo e nell'anima. Mi sembra, quindi, che dobbiamo vedere proprio nel Signore il nostro modello di sacerdote per guarire, per aiutare, per assistere, per accompagnare verso la guarigione. Ciò è fondamentale per l'impegno della Chiesa; è forma fondamentale dell'amore e quindi, è espressione fondamentale della fede. Di conseguenza anche nel sacerdozio è il punto centrale.

Poi, rispondo al Vice parroco dei santi Patroni d'Italia che ci ha parlato del dialogo con gli Ortodossi e del dialogo ecumenico in generale. Nella situazione mondiale di oggi, vediamo come il dialogo a tutti i livelli sia fondamentale. Ancor di più è importante che i cristiani non siano chiusi tra di loro ma aperti, e proprio nei rapporti con gli Ortodossi vedo come le relazioni personali siano fondamentali. In dottrina siamo in gran parte uniti su tutte le cose fondamentali, tuttavia in dottrina sembra molto difficile fare dei progressi. Ma avvicinarci nella comunione, nelle comune esperienza della vita della fede, è il modo per riconoscerci reciprocamente come figli di Dio e discepoli di Cristo. E questa è la mia esperienza da almeno quaranta, cinquant' anni quasi: questa esperienza del comune discepolato, che finalmente viviamo nella stessa fede, nella stessa successione apostolica, con gli stessi sacramenti e quindi anche con la grande tradizione di pregare; è bella questa diversità e molteplicità delle culture religiose, della culture di fede. Avere questa esperienza è fondamentale e mi sembra, forse, che la convinzione di alcuni, di una parte dei monaci dell'Athos contro l'ecumenismo, risulti anche dal fatto che manchi questa esperienza nella quale si vede e si tocca che anche l'altro appartiene allo stesso Cristo, appartiene alla stessa comunione con Cristo nell'Eucaristia. Quindi questo è di grande importanza: dobbiamo sopportare la separazione che esiste. San Paolo dice che gli scismi sono necessari per un certo tempo e il Signore sa perché: per provarci, per esercitarci, per farci maturare, per farci più umili. Ma nello stesso tempo siamo obbligati ad andare verso l'unità e già andare verso l'unità è una forma di unità.

Veniamo ora al Padre spirituale del Seminario. Il primo problema era la difficoltà della carità pastorale. La viviamo da una parte, ma dall'altra parte vorrei anche dire: coraggio. La Chiesa fa tanto grazie a Dio, in Africa ma anche a Roma e in Europa! Fa tanto e tanti le sono grati, sia nel settore della pastorale degli ammalati, sia nella pastorale dei poveri e degli abbandonati. Continuiamo con coraggio e cerchiamo di trovare insieme le strade migliori. L'altro punto era incentrato sul fatto che la formazione sacerdotale tra generazioni, anche vicine, sembra essere per molti un po' diversa, e questo complica il comune impegno per la trasmissione della fede. Ho notato questo quando ero Arcivescovo di Monaco. Quando noi siamo entrati in seminario, abbiamo avuto tutti una comune spiritualità cattolica, più o meno matura. Diciamo che il fondamento spirituale era comune. Adesso vengono da esperienze spirituali molto diverse. Ho constatato nel mio seminario che vivevano in diverse «isole» di spiritualità che comunicavano difficilmente. Tanto più ringraziamo il Signore perché ha dato tanti nuovi impulsi alla Chiesa e tante nuove forme anche di vita spirituale, di scoperta della ricchezza della fede. Bisogna soprattutto non trascurare la comune spiritualità cattolica, che si esprime nella Liturgia e nella grande Tradizione della fede. Questo mi sembra molto importante. Questo punto è importante anche riguardo al Concilio. Non bisogna vivere — come ho detto prima di Natale alla Curia Romana — l'ermeneutica della discontinuità, ma vivere l'ermeneutica del rinnovamento, che è spiritualità della continuità, dell'andare avanti in continuità. Questo mi sembra molto importante anche riguardo alla Liturgia. Prendo un esempio concreto che mi è venuto proprio oggi con la breve meditazione di questo giorno. La « Statio» di questo giorno, giovedì dopo il Mercoledì delle Ceneri, è san Giorgio. Corrispondenti a questo santo soldato, una volta vi erano due letture su due santi soldati. La prima parla del re Ezechia, che, malato, è condannato a morte e prega il Signore piangendo: dammi ancora un po' di vita! E il Signore è buono e gli concede ancora 17 anni di vita. Quindi una bella guarigione e un soldato che può riprendere di nuovo in mano la sua attività. La seconda è il Vangelo che narra dell'ufficiale di Cafarnao con il suo servo malato. Abbiamo così due motivi: quello della guarigione e quello della «milizia» di Cristo, della grande lotta. Adesso, nella Liturgia attuale, abbiamo due letture totalmente diverse. Abbiamo quella del Deuteronomio: «Scegli la vita», e il Vangelo: «Seguire Cristo e prendere la croce su di sé», che vuol dire non cercare la propria vita ma donare la vita, ed è una interpretazione di cosa vuol dire «scegli la vita». Devo dire che io ho sempre molto amato la Liturgia. Ero proprio innamorato del cammino quaresimale della Chiesa, con queste «chiese stazionali» e le letture collegate a queste chiese: una geografia di fede che diventa una geografia spirituale del pellegrinaggio col Signore. Ed ero rimasto un po' male per il fatto che ci avessero tolto questo nesso tra la «stazione» e le letture. Oggi vedo che proprio queste letture sono molto belle ed esprimono il programma della Quaresima: scegliere la vita, cioè rinnovare il «Sì» del Battesimo, che è proprio scelta della vita. In questo senso, c'è un'intima continuità e mi sembra che dobbiamo impararlo da questo che è solo un piccolissimo esempio tra discontinuità e continuità. Dobbiamo accettare le novità ma anche amare la continuità e vedere il Concilio in questa ottica della continuità. Questo ci aiuterà anche nel mediare tra le generazioni nel loro modo di comunicare la fede.

Infine, il sacerdote del Vicariato di Roma, ha concluso con una parola della quale mi approprio perfettamente così che con essa possiamo anche concludere: divenire più semplici. Mi sembra questo un programma bellissimo. Cerchiamo di metterlo in pratica e così saremo più aperti al Signore e alla gente.

Grazie!

Ratzigirl
Saturday, March 04, 2006 6:43 PM
UDIENZA AI SOCI DELL’UNIONE CRISTIANA IMPRENDITORI DIRIGENTI (U.C.I.D.)
DISCORSO DEL SANTO PADRE




Signor Cardinale,
cari amici dell’Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti!

Sono lieto di accogliervi e di rivolgere a ciascuno di voi il mio cordiale saluto. Un pensiero particolare va al Cardinale Ennio Antonelli, che ha interpretato i comuni sentimenti. Lo ringrazio per l’indirizzo, come grato sono anche al Presidente dell’UCID per le cortesi parole con cui ha introdotto il nostro incontro, presentando le motivazioni e lo stile del vostro impegno personale e associativo. Mi ha colpito, in special modo, il proposito da voi manifestato di tendere ad un’etica che vada oltre la semplice deontologia professionale – anche se, nell’attuale contesto, questo già non sarebbe poco. Questo mi ha fatto pensare al rapporto tra giustizia e carità, al quale ho dedicato una specifica riflessione nella seconda parte dell’Enciclica Deus caritas est (nn. 26-29). Il cristiano è chiamato a cercare sempre la giustizia, ma porta in sé la spinta dell’amore, che va oltre la stessa giustizia. Il cammino compiuto dai laici cristiani, dalla metà dell’Ottocento ad oggi, li ha condotti alla consapevolezza che le opere di carità non debbono sostituirsi all’impegno per la giustizia sociale. La dottrina sociale della Chiesa e soprattutto l’azione di tante aggregazioni di ispirazione cristiana, come la vostra, dimostrano quanta strada abbia compiuto la Comunità ecclesiale su questo argomento. In questi ultimi tempi, grazie anche al magistero e alla testimonianza dei Romani Pontefici, ed in particolare dell’amato Papa Giovanni Paolo II, è più chiaro in tutti noi come giustizia e carità siano i due aspetti inseparabili dell’unico impegno sociale del cristiano. Ai fedeli laici, in modo particolare, compete di operare per un giusto ordine nella società, partecipando in prima persona alla vita pubblica, cooperando con gli altri cittadini sotto la loro personale responsabilità (cfr Deus caritas est, 29). Proprio nel fare questo essi sono animati dalla "carità sociale", che li rende attenti alle persone in quanto persone, alle situazioni di maggiore difficoltà e solitudine, ed anche ai bisogni non materiali (cfr ivi, 28b).

Due anni fa, grazie al Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, è stato pubblicato il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa. Si tratta di uno strumento formativo quanto mai utile per tutti coloro che intendono lasciarsi guidare dal Vangelo nella loro attività lavorativa e professionale. Sono certo che esso sia stato oggetto di attento esame anche da parte vostra ed auspico che, per ciascuno di voi e per le sezioni locali dell’UCID, diventi un punto di riferimento costante nell’esaminare le questioni, nell’elaborare i progetti, nel cercare le soluzioni per i complessi problemi del mondo del lavoro e dell’economia. In effetti, è proprio in questo ambito che voi realizzate una parte irrinunciabile della vostra missione di laici cristiani, e quindi del vostro cammino di santificazione.

Ho, inoltre, visto con interesse la "Carta dei valori" dei giovani dell’UCID e mi congratulo per lo spirito positivo e di fiducia nella persona umana che la anima. Ad ogni "credo" essa unisce un "mi impegno", puntando così sulla coerenza tra una forte convinzione e un conseguente sforzo operativo. In particolare, ho apprezzato il proposito di valorizzare ogni persona per quello che è e che può dare, secondo i suoi talenti, rifuggendo da ogni forma di sfruttamento; come pure l’importanza riconosciuta alla famiglia e alla responsabilità personale. Si tratta di valori che purtroppo, anche a causa delle attuali difficoltà economiche, rischiano spesso di non essere seguiti dagli imprenditori che sono privi di solida ispirazione morale. Per questo è indispensabile l’apporto di quanti la attingono dalla loro formazione cristiana, che a maggior ragione non va mai data per scontata, ma sempre deve essere alimentata e rinnovata.

Cari amici, tra pochi giorni celebreremo la solennità di san Giuseppe, Patrono dei lavoratori. Sicuramente nella storia della vostra Associazione la sua venerazione è stata sempre presente. Da parte mia, che ne porto anche il nome, sono lieto oggi di potervelo indicare non solo quale celeste protettore e intercessore per ogni benemerita iniziativa, ma prima ancora come confidente della vostra preghiera, del vostro impegno ordinario, certamente costellato di soddisfazioni e di delusioni, della vostra quotidiana e, direi, tenace ricerca della giustizia di Dio nelle cose umane. Proprio san Giuseppe vi aiuterà a mettere in pratica l’impegnativa esortazione di Gesù: "Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia" (Mt 6,33). Vi assista sempre anche la Vergine Maria con i grandi testimoni della carità sociale, che hanno diffuso con il loro insegnamento e la loro azione il Vangelo della carità. Vi accompagni, infine, la Benedizione Apostolica, che di cuore imparto a voi qui presenti, estendendola volentieri a tutti i soci ed ai vostri familiari.


Sihaya.b16247
Sunday, March 05, 2006 1:05 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS , 05.03.2006
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS


Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:


PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Mercoledì scorso abbiamo iniziato la Quaresima e oggi celebriamo la prima domenica di questo tempo liturgico, che stimola i cristiani ad impegnarsi in un cammino di preparazione alla Pasqua. Quest’oggi, il Vangelo ci ricorda che Gesù, dopo essere stato battezzato nel fiume Giordano, spinto dallo Spirito Santo, che si era posato su di Lui rivelandoLo come il Cristo, si ritirò per quaranta giorni nel deserto di Giuda, dove superò le tentazioni di satana (cfr Mc 1,12-13). Seguendo il loro Maestro e Signore, anche i cristiani per affrontare insieme con Lui "il combattimento contro lo spirito del male" entrano spiritualmente nel deserto quaresimale.

L’immagine del deserto è una metafora assai eloquente della condizione umana. Il Libro dell’Esodo narra l’esperienza del popolo di Israele che, uscito dall’Egitto, peregrinò nel deserto del Sinai per quarant’anni prima di giungere alla terra promessa. Durante quel lungo viaggio, gli ebrei sperimentarono tutta la forza e l’insistenza del tentatore, che li spingeva a perdere la fiducia nel Signore e a tornare indietro; ma, al tempo stesso, grazie alla mediazione di Mosè, impararono ad ascoltare la voce di Dio, che li chiamava a diventare il suo popolo santo. Meditando su questa pagina biblica, comprendiamo che per realizzare appieno la vita nella libertà occorre superare la prova che la stessa libertà comporta, cioè la tentazione. Solo liberata dalla schiavitù della menzogna e del peccato, la persona umana, grazie all’obbedienza della fede che la apre alla verità, trova il senso pieno della sua esistenza e raggiunge la pace, l’amore e la gioia.

Proprio per questo la Quaresima costituisce un tempo favorevole per un’attenta revisione di vita nel raccoglimento, nella preghiera e nella penitenza. Gli Esercizi Spirituali che, com’è tradizione, si terranno da questa sera fino a sabato prossimo qui, nel Palazzo Apostolico, aiuteranno me e i miei collaboratori della Curia Romana ad entrare con maggior consapevolezza in questo caratteristico clima quaresimale. Cari fratelli e sorelle, mentre vi chiedo di accompagnarmi con le vostre preghiere, assicuro per voi un ricordo al Signore perché la Quaresima sia per tutti i cristiani un’occasione di conversione e di più coraggiosa spinta verso la santità. Invochiamo per questo la materna intercessione della Vergine Maria.

[00350-01.01] [Testo originale: Italiano]


DOPO L’ANGELUS

Sabato prossimo 11 marzo, alle ore 17, nell’Aula Paolo VI si terrà una veglia mariana organizzata dai giovani universitari di Roma. Ad essa parteciperanno, grazie ai collegamenti radio-televisivi, anche numerosi studenti di altri Paesi europei e dell’Africa. Sarà una propizia occasione per pregare la Vergine Santa perché il Vangelo apra nuove vie alla cooperazione tra i popoli dell’Europa e dell’Africa. Cari giovani, vi attendo numerosi!

Chers pèlerins de langue française, je vous adresse mon cordial salut. Laissez-vous pousser sans crainte par l’Esprit sur les chemins où Jésus vient vous rejoindre de manière particulière en ce temps de carême! Accueillez généreusement son appel à la conversion du cœur et au renouveau de la foi! Que Dieu vous bénisse!

To all the English-speaking pilgrims and visitors I extend a warm welcome. In a special way I greet the students from Trondheim Katedralskole in Norway and those from Duquesne University in the United States. As we begin this holy season of Lent, I pray that Almighty God will continue to bless the members your communities with a vigorous faith and a generous spirit. Upon all of you, I invoke the abundant blessings of Almighty God.

Ein herzliches „Grüß Gott" sage ich allen Brüdern und Schwestern deutscher Sprache. Besonders grüße ich die Pilger aus dem Erzbistum Freiburg im Breisgau und aus Güssing im Burgenland sowie die Jugendlichen aus dem Schülerheim der Augustiner-Chorherren in Neustift/ Südtirol. – Christus ruft uns zur Umkehr. Öffnen wir dem Herrn und seiner Botschaft wieder neu unser Herz. Euch allen wünsche ich einen gesegneten ersten Fastensonntag.

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española presentes en el rezo del Ángelus, de modo especial a los alumnos del colegio "Gredos San Diego" de El Escorial y a los fieles de las parroquias de Nuestra Señora de la Merced de Burriana y Santísima Trinidad de Castellón. Os invito a vivir este tiempo cuaresmal, a través del ayuno, oración y limosna, como un camino de peregrinación interior hacia Jesucristo, que es la fuente de la misericordia. Os deseo a todos una santa Cuaresma.

Pozdrawiam serdecznie wszystkich Polaków. Oczekujac majowej podrózy do waszej Ojczyzny i miejsc bliskich wielkiemu, i umilowanemu papiezowi Janowi Pawlowi II, zachecam was do przezywania Wielkiego Postu jako czasu przygotowan do Wielkanocy i naszego spotkania. Niech Bóg wam blogoslawi.

[Saluto cordialmente tutti i Polacchi. In attesa di poter visitare, in maggio, la vostra patria e i luoghi del grande e amato Papa Giovanni Paolo II, vi esorto a vivere la Quaresima come tempo di preparazione alla Pasqua e anche al nostro prossimo incontro. Dio vi benedica.]

Saluto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i componenti e gli organizzatori del Corteo Storico Terra Sancti Benedicti della Diocesi di Montecassino, che si preparano a celebrare il Transito di san Benedetto, il prossimo 21 marzo. Saluto inoltre i numerosi fedeli delle Diocesi di Cremona e di Teramo, come anche quelli di Piedimonte Matese, di Prato e della Parrocchia della Natività in Roma, e inoltre i cresimandi dell’Oratorio "Don Bosco" di Firenze, i giovani di Este e gli alunni della Scuola "Santa Maria ad Nives" di Genova-Pegli.

A tutti auguro una buona domenica.

Ratzigirl
Sunday, March 05, 2006 2:10 PM
Papa: in ritiro da questa sera
Benedetto XVI ( come annunciato nell'Angelus) iniziera' da questa sera il ritiro quaresimale e sospendera' tutte le udienze e le attivita' pubbliche . Il Papa ha affidato l'incarico di preparare le meditazioni per gli esercizi al patriarca emerito di Venezia, Marco Ce'. Di ottimo umore dopo la preghiera dell'Angelus prima di cominciare, il Pontefice ha salutato i fedeli dopo la preghiera mariana 'Ci saluta anche il sole' ha detto di fronte a un timido raggio di sole spuntato dopo la pioggia del mattino.
euge65
Sunday, March 05, 2006 2:20 PM
Esercizi.....

Caro RATZI ti voglio dire solo che questi esercizi sicuramente ti daranno nuova forza per andare avanti e noi saremo tutte lì con te.
Paparatzifan
Sunday, March 05, 2006 9:37 PM
Striscione...
... visto in piazza:

BENEDETTO 6 FORTE
ratzi.lella
Tuesday, March 07, 2006 1:10 PM
Appello del Papa ai rapitori
Appello del Papa per Tommaso

Appello del Papa per la liberazione del piccolo Tommaso Onofri. L'appello è contenuto in un telegramma a firma del segretario di Stato cardinale Angelo Sodano, inviato al vescovo di Parma, mons. Cesare Bonicelli. "Il sommo pontefice - si legge nel messaggio - si unisce all'appello di vostra eccellenza per la liberazione immediata e senza condizioni del piccolo Tommaso Onofri, esprimendo viva solidarietà ai genitori e ai familiari colpiti da profonda angoscia per il brutale rapimento del loro congiunto". Il Papa inoltre "affida il bambino alla speciale materna protezione della Vergine santa", assicura la propria preghiera e "invia la confortatrice benedizione apostolica".


speriamo che il piccolo possa presto riabbracciare la sua famiglia!!
Ratzigirl
Tuesday, March 07, 2006 6:09 PM
BAMBINO RAPITO : APPELLO PAPA PER LIBERAZIONE IMMEDIATA

Solidarietà a famiglia: lo affido a protezione Madonna



"Il Sommo Pontefice si unisce all'appello di vostra eccellenza per la liberazione immediata e senza condizioni del piccolo Tommaso Onofri, esprimendo viva solidarietà ai genitori e ai familiari colpiti da profonda angoscia per il brutale rapimento del loro congiunto e mentre affida il bambino alla speciale materna protezione della Vergine Santa, assicura particolare ricordo nella preghiera e di cuore invia la confortatrice benedizione apostolica". E' l'appello del Papa Benedetto XVI per la liberazione del piccolo Tommaso Onofri, contenuto in un telegramma inviato dal Segretario di Stato del Vaticano Angelo Sodano al vescovo di Parma Cesare Bonicelli.
ratzi.lella
Wednesday, March 08, 2006 5:30 PM
Il Papa al santuario Divino Amore
(ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 8 MAR - Il primo maggio il Papa si rechera' in pellegrinaggio al santuario del Divino Amore . Benedetto XVI ha deciso di far visita al luogo di culto piu' caro ai romani per dare l'avvio alle pratiche devozionali del mese mariano con la recita pomeridiana di un rosario davanti al celebre quadro della Vergine, considerato 'miracoloso' dal popolo dell'Urbe. A confermare la visita e' il rettore del santuario, padre Pasquale Silla.

ciao a tuttiiiiiiiiiiiiiii
euge65
Wednesday, March 08, 2006 6:11 PM
Beppe ti aspettiamo!!!!!!!!!

KRANDE BEPPE TI ASPETTIAMO
Ratzigirl
Wednesday, March 08, 2006 6:40 PM
Benedetto XVI in difesa della dignità inviolabile degli handicappati

Messaggio pontificio per la Campagna Annuale della Fraternità in Brasile

CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 7 marzo 2006


Nelle correnti culturali che in nome della qualità della vita negano il diritto stesso alla vita, Benedetto XVI ha difeso la dignità inviolabile degli handicappati.

Il suo appello è stato raccolto dal Cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato, nel messaggio che ha inviato in occasione della Campagna Annuale della Fraternità, promossa dalla Chiesa in Brasile durante la Quaresima.

Il messaggio pontificio, inviato al Cardinale Geraldo Majella Agnelo, Arcivescovo di São Salvador da Bahia e presidente della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile, commenta il tema scelto per quest’anno, “Fraternità e persone con handicap”.

Ricordando il “comandamento della carità, soprattutto nei confronti degli handicappati”, il testo spiega che “non si tratta solo di un atteggiamento di affetto e di consolazione, ma di assicurare con la dedizione effettiva una piena opera di integrazione nel loro ambiente di questi fratelli e di queste sorelle in Cristo”.

La persona handicappata, anche se ferita nella mente o nelle sue capacità sensoriali e intellettive, è un soggetto pienamente umano, con i diritti sacri e inalienabili propri di ogni creatura umana”, sottolinea il messaggio.

L’essere umano, aggiunge, “possiede una dignità unica e un valore singolare dall’inizio della sua esistenza fino al momento della morte naturale”.

Difendere la vita in tutte le sue fasi, dall’inizio fino alla fine, è un diritto e un dovere di tutti, che la Chiesa non smetterà mai di proclamare”.

Allo stesso modo, aggiunge, “assumere la dignità voluta da Dio, propria di questa vita, esige a volte atteggiamenti eroici e degni del premio eterno, non solo da parte di coloro che soffrono, ma anche di quanti aiutano i più bisognosi”.


[Non dimentichiamo(e pochi lo sanno) che anche Papa Ratzi ha vissuto un dramma familiare proprio nel periodo della guerra quando un suo cugino down fu internato in un campo di concentramento nazista....e c'è ancora chi crede in un coinvolgimento di Papa Ratzi nel pensiero del nazionalsocialismo.... ]

[Modificato da Ratzigirl 08/03/2006 18.40]

Ratzigirl
Thursday, March 09, 2006 12:32 AM
Questo sabato, incontro degli universitari d’Europa e d’Africa con il Papa


In occasione della IV Giornata europea degli studenti universitari

Questo sabato, grazie all’ausilio delle nuove tecnologie della comunicazione, Benedetto XVI si incontrerà con gli universitari di numerose città dell’Africa e dell’Europa.

L’invito per questo evento è stato lanciato dallo stesso Pontefice la scorsa domenica, al termine della preghiera dell’Angelus, quando ha fatto riferimento a questa iniziativa come ad “una propizia occasione per pregare la Vergine Santa perché il Vangelo apra nuove vie alla cooperazione tra i popoli dell’Europa e dell’Africa”.

L’incontro vero e proprio avrà luogo nell’Aula Paolo VI del Vaticano ed inizierà alle ore 17.00 di Roma.

Il collegamento via satellite permetterà la partecipazione diretta di universitari di città lontane come San Pietroburgo (Russia) o Abidjan (Costa d’Avorio), accompagnati per l’occasione dai loro rispettivi Vescovi.

Prima dell'arrivo del Santo Padre, in preparazione alla preghiera del Santo Rosario, gli universitari rifletteranno sul magistero dell'Enciclica “Deus caritas est”, con lettura di brani del testo, commenti e testimonianze.

In apertura dell'incontro, il Cardinale Vicario della diocesi di Roma Camillo Ruini saluterà liturgicamente i presenti ed accoglierà l'ingresso nell'Aula della Croce degli Universitari.

Verranno quindi ricevute le delegazioni europee ed africane mentre verranno attivati i primi collegamenti con Madrid (Spagna) – Cardinale Antonio María Rouco Varela –, Nairobi (Kenya) – l’Arcivescovo Raphael S. Ndingi Mwana'a Nzeki – e Dublino (Irlanda) – Arcivescovo Diarmuid Martin –.

All'arrivo di Benedetto XVI (ore 18:00) verrà fatta memoria del Sacramento del Battesimo con il rito dell'aspersione, nell'Aula vaticana e nelle assemblee dei Paesi collegati.

Avrà quindi inizio la recita del Rosario, che proporrà la contemplazione dei Misteri Gloriosi; nei collegamenti previsti, gli ordinari locali – Cardinali e Vescovi – pronunceranno brevi preghiere di introduzione ai Misteri: il Cardinale Friedrich Wetter da Monaco di Baviera (Germania), l'Arcivescovo Anthony J.V. Obinna da Owerri in Nigeria; il Vescovo Bernard Genoud di Friburgo (Svizzera), il Cardinale Bernard Agré da Abidjan (Costa d’Avorio), l'Arcivescovo Tadeusz Kondrusiewicz da San Pietroburgo, il Vescovo Gheorghi Ivanov Jovcev da Sofia (Russia).

Al termine del Rosario, il Papa rivolgerà la sua parola ai presenti prima di consegnare simbolicamente a dieci studenti il testo della sua prima Enciclica “Deus caritas est” ed impartire la Benedizione finale.

L’incontro sarà animato dall’Orchestra degli allievi dei Conservatori di musica e degli Istituti musicali pareggiati italiani, dal Coro interuniversitario di Roma, dai Cori dei diversi Atenei, dai Conservatori di Musica e degli Istituti musicali pareggiati d’Italia.

Come è tradizione, la Giornata si concluderà con il pellegrinaggio della Croce dall'Aula Paolo VI alla chiesa di Sant'Agnese in Agone in Piazza Navona.

Ratzigirl
Thursday, March 09, 2006 5:50 PM
MUBARAK TERMINA TOUR EUROPEO LUNEDI' DAL PAPA



Il presidente egiziano Hosni Mubarak sarà lunedì 13 marzo in Vaticano per un incontro con Benedetto XVI. Lo hanno confermato ad Apcom fonti della presidenza egiziana al Cairo. Oggi Mubarak è a Roma, dove incontrerà il presidente Carlo Azeglio Ciampi e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, insieme al ministro degli Esteri Gianfranco Fini, a palazzo Chigi.

Domani Mubarak lascerà l'Italia alla volta di Berlino, poi, nel fine settimana è prevista anche una tappa a Vienna. Il presidente egiziano sarà in Vaticano soltanto lunedì perché questa settimana il pontefice è impegnato negli esercizi spirituali di Quaresima e non è quindi stato possibile concedergli udienza prima della prossima, come hanno confermato fonti della segreteria di Stato, Oltretevere.

Il presidente egiziano ci teneva molto all'incontro, nell'ambito degli sforzi del suo governo per portare avanti il dialogo fra culture e religioni e la pace nella regione mediorientale, hanno sottolineato dal Cairo. Mubarak sarà quindi da Papa Ratzinger lunedì, al termine del suo mini-tour europeo, prima del rientro in Egitto.
ratzi.lella
Friday, March 10, 2006 7:42 AM
In Italia e all'estero. Tutte le visite del papa
Benedetto XVI aspetta l’inizio della primavera in Vaticano. Ma in agenda sono presenti numerose uscite. Intanto, l’organizzatore dei viaggi pontifici è in partenza per la Baviera, per un sopralluogo in vista della visita papale di settembre.

Benedetto XVI aspetta l’inizio della primavera in Vaticano. Ma in agenda sono presenti numerose uscite. Intanto, l’organizzatore dei viaggi pontifici è in partenza per la Baviera, per un sopralluogo in vista della visita papale di settembre. Alberto Gasbarri ha già visitato Valencia (Spagna) per verificare lo stato dei preparativi per il viaggio papale in programma per l’8 e 9 luglio in occasione della Giornata Mondiale delle Famiglie (che si svolgerà dal 1° al 9 luglio). Attualmente sono in programma altre tre visite pastorali fuori dell’Italia, anche se non ancora ufficialmente annunciate: dal 25 al 28 maggio in Polonia, dal 9 al 14 settembre in Baviera e dal 28 al 30 novembre in Turchia. Il presidente della Turchia aveva già inoltrato a Benedetto XVI l'invito, accettato il giorno stesso. La visita si sarebbe dovuta svolgere l’anno scorso, ma ragioni diplomatiche avevano causato il rinvio.

Inoltre, è in programma una serie di uscite a Roma e dintorni: il 26 marzo visiterà la parrocchia romana intitolata a Dio Padre Misericordioso a Tor Tre Teste (costruita dall’architetto ebreo americano Richard Meier in occasione del Giubileo del 2000 e consacrato il 26 ottobre 2003), il 21 aprile si recherà all'Auditorium Parco della Musica (opera dell'architetto Renzo Piano) e il 1° maggio andrà al Santuario del Divino Amore (anche lì c’è una nuova chiesa, inaugurata da papa Giovanni Paolo II nel 1999).

Ma le uscite dal Vaticano non finiranno qui. Benedetto XVI ha deciso infatti di riprendere la tradizione dei suoi predecessori, interrotta da Giovanni Paolo II a causa della malattia, e di trascorrere "fuori porta" il giorno di Pasquetta. Al pomeriggio del giorno di Pasqua, dopo la solenne celebrazione in una piazza San Pietro infiorata e la sua seconda benedizione Urbi et Orbi pasquale, papa Benedetto XVI si trasferirà infatti nella residenza estiva di Castelgandolfo. Quasi un anticipo delle vacanze che trascorrerà anche quest’anno in montagna, nella seconda metà di luglio, al ritorno dall’Incontro Mondiale delle Famiglie di Valencia. Fonti giornalistiche danno come meta "quasi certa" delle sue passeggiate di nuovo i monti della Valle d’Aosta. "Manca ancora la conferma ufficiale", scrive Salvatore Izzo dell’AGI.

IL PELLEGRINAGGIO DEL PAPA AL DIVINO AMORE, 1° MAGGIO - Sarà un’immersione nella devozione popolare dei romani il pellegrinaggio che Benedetto XVI compirà alle ore 17 del 1° maggio prossimo al Santuario del Divino Amore, meta costante di migliaia e migliaia di fedeli. Il papa ha deciso di far visita al luogo di culto più caro al popolo dell’Urbe per dare l’avvio alle pratiche devozionali del mese mariano con la recita pomeridiana di un rosario davanti alla celebre Icona della Vergine, ritenuto miracolosa dai romani. "Avevo scritto tempo fa al papa - ha spiegato padre Pasquale Silla, rettore del Santuario, confermando la visita all’ANSA - facendo presente che i miei parrocchiani continuano a chiedermi: ‘Ma quando verrà da noi?’. Così ho girato a Benedetto XVI la domanda e lui con benevolenza mi ha risposto, accogliendo i desideri di migliaia e migliaia di fedeli". Da oltre due secoli il Divino Amore - le cui vicende storiche datano fin dal XIII secolo, quando in quella zona dell’agro romano sorgeva la fortezza Castel di leva della famiglia Savelli-Orsini - è il punto d'arrivo di continui pellegrinaggi. Nel 1944, mentre su Roma gravava la minaccia della distruzione bellica, l’Icona della Madonna fu trasferito per precauzione in altre chiese capitoline, e per implorare la liberazione della città i romani fecero voto alla Madonna di erigere un nuovo Santuario e di realizzare in suo onore un’opera di carità. Dopo la liberazione di Roma, l’11 giugno 1944 Pio XII si recò a pregare con i romani, conferendo alla Madonna del Divino Amore il titolo di "Salvatrice dell’Urbe". È stato poi, il 4 luglio 1999, il Servo di Dio Giovanni Paolo II a consacrare il Nuovo Santuario sciogliendo il "voto" fatto dai romani 55 anni prima. La costruzione è stata eretta ai piedi della collina, fuori delle antiche mura, senza inficiare la campagna romana (l’edificio ha grandi vetrate colorate mentre per tetto c’è un prato verde). Con il grande Giubileo del 2000, per la prima volta il Santuario è stato associato alle basiliche romane come meta per ricevere l’indulgenza giubilare. Il pellegrinaggio messo in calendario da papa Benedetto XVI rappresenta un ulteriore capitolo nelle iniziative di devozione mariana che caratterizzano l’inizio del suo pontificato. Un’altra occasione, anch’essa molto apprezzata dai romani, è stata, l’8 dicembre scorso, il tradizionale omaggio del papa alla statua dell’Immacolata in Piazza di Spagna. Per quella solennità, Benedetto XVI aveva concesso ai fedeli l’indulgenza plenaria, mentre nell’intensa preghiera mariana ai piedi della statua, aveva affidato alla protezione della Madre del Redentore le "ansie e le speranze dell’umanità di questo nostro tempo". In più di un suo intervento, tra cui l’Angelus del 6 novembre scorso, il papa ha anche parlato dell’atteggiamento di "religioso ascolto" tipico "di Maria santissima così come lo mostra emblematicamente l’Icona dell’Annunciazione", paragonandolo a quello in cui si pone tutta la Chiesa dinanzi alla Rivelazione. In un altro discorso, domenica 16 ottobre, il papa ha fatto riferimento alla recita del Rosario come "naturale e ideale completamento alla Celebrazione Eucaristica". Tuttavia, la conferma più evidente dello sguardo costantemente rivolto da Benedetto XVI verso la figura di Maria, "diventata di fatto Madre di tutti i credenti" e "sorgente della bontà che sgorga" da Dio, resta la preghiera mariana che il papa ha voluto porre a sigillo della sua prima Enciclica, la Deus caritas est, affidando alla Madonna "la Chiesa, la sua missione a servizio dell’amore". Il fatto che Benedetto XVI, infine, sia ritenuto un papa "d’impronta mariana", come il suo predecessore Giovanni Paolo II, viene collegato alla sua ricorrente frequentazione del Santuario di Altötting, in Baviera, dove, ad appena una decina di chilometri dal villaggio natale Marktl am Inn, si venera l’immagine miracolosa della Madonna Nera cara ai cattolici mitteleuropei: uno dei luoghi più amati dall’attuale pontefice, da lui visitato fino a prima della nomina al soglio pontificio, e capace negli anni giovanili di segnarne profondamente la formazione religiosa.


L’immagine miracola della Madonna Nera, venerata nel Santuario di Altötting.

IL VIAGGIO APOSTOLICO A VALENCIA PER LA CHIUSURA DEL V INCONTRO MONDIALE DELLE FAMIGLIE, 8-9 LUGLIO - Procede a ritmi serrati la preparazione al V Incontro Mondiale delle Famiglie, convocato dal papa dal 1° al 9 luglio a Valencia (Spagna) sul tema La trasmissione della fede in famiglia. All'incontro è atteso più di un milione e mezzo di persone negli atti principali.

In questi giorni, il Pontificio Consiglio per la Famiglia e l’arcivescovado di Valencia hanno pubblicato le Catechesi preparatorie per l’Incontro Mondiale. Il programma catechetico, che verrà utilizzato dalle parrocchie di tutto il mondo - come conferma Avan, l’organo informativo dell’arcidiocesi di Valencia - include nell’introduzione il discorso di Benedetto XVI all’apertura del Congresso ecclesiale della diocesi di Roma su famiglia e comunità cristiana nel giugno 2005. Le catechesi sono costituite da nove capitoli che trattano i grandi temi del Catechismo della Chiesa Cattolica. In essi si compie una riflessione sull’essenza della famiglia cristiana, sui valori del matrimonio e sulla trasmissione della fede. Ciascuna delle catechesi prevede un canto iniziale, la recita del Padre Nostro e letture bibliche e dell’insegnamento della Chiesa, concludendosi con una preghiera per la famiglia e un canto finale. I titoli delle catechesi sono: La famiglia, primo e principale luogo di trasmissione della fede, Dio Uno e Trino, La persona di Gesù Cristo, centro e sintesi della fede cristiana, Lo Spirito Santo e la Chiesa, I sacramenti, momenti speciale per la trasmissione della fede, I comandamenti della Legge di Dio, La domenica: Eucaristia ed altre espressioni, La pietà popolare, La Santissima Vergine Maria. L’edizione cartacea è illustrata da dipinti rinascimentali che riflettono il contenuto di ogni capitolo; gli originali sono esposti nel museo San Pio V di Valencia.
Le catechesi possono essere scaricate dal sito Internet ufficiale del V Incontro Mondiale delle Famiglie www.emf2006.org/

LA VISITA PASTORALE IN BAVIERA, 9-14 SETTEMBRE - Benedetto XVI visiterà nei giorni dal 9 al 14 settembre la sua terra natale e viaggerà per l’occasione nell’arcidiocesi di München und Freising e le diocesi di Passau e Regensburg. Per quei giorni sono previste tre celebrazioni presiedute da Benedetto XVI ed esattamente a München (dove sono attesi il 10 settembre circa 280 mila fedeli per una grande Concelebrazione Eucaristica presieduta dal papa sul terreno della Neuen Messe a Riem), e a Regensburg (attesi fino a 270 mila) e infine ad Altötting (dove i credenti saranno circa 50 mila) l’11 e il 12 settembre.


La piantina del Kreis Altötting
(a cui appartiene Marktl am Inn, dove è nato Benedetto XVI).


Le vacanze estive per gli studenti delle scuole della Baviera quest’anno dureranno un giorno in più, per merito della visita del papa Benedetto XVI. Invece che il 12, a scuola si tornerà il 13 settembre, ha annunciato a München il ministero regionale per la Pubblica istruzione.

Il cardinale Friedrich Wetter, arcivescovo di München und Freising ha invitato i vescovi tedeschi ad incontrare il papa, dicendosi felice per l’occasione. Durante l'Assemblea Plenaria della conferenza episcopale svoltasi a Berlino nei giorni scorsi, Wetter ha detto che le modalità dell’incontro dei vescovi con il papa non sono ancora stabilite. La prossima settimana l’organizzatore dei viaggi papali Alberto Gasbarri arriverà in Baviera, per chiarire i dettagli della visita.

Il cardinale Wetter ha ricordato inoltre, che in novembre cade la visita Ad limina di tutti i vescovi tedeschi in Vaticano. Durante questa visita, che ha luogo ogni cinque anni, i vescovi informano il papa e la Curia romana sulla situazione nelle loro diocesi.


Una veduta panoramica di Marktl am Inn (a sinistra),
dove si trova la casa natale di Benedetto XVI (a destra).


Il cardinale Friedrich Wetter ha sottolineato infine, che il papa è stato formato dalla sua terra natale bavarese e dalle sue gente e che nel suo viaggio, ripercorrerà alcune tappe importanti della sua vita. Joseph Ratzinger è nato il Sabato Santo 16 aprile 1927 e battezzato lo stesso giorno a Marktl am Inn, nella diocesi di Passau. Trascorse l’infanzia e l’adolescenza a Traunstein, piccola località vicina alla frontiera con l’Austria, a 30 km da Salisburgo. In questo contesto, che egli stesso ha definito "mozartiano", ricevette la sua formazione cristiana, umana e culturale. Dal 1946 al 1951 studiò Filosofia e Teologia nella scuola superiore di Filosofia e di Teologia di Freising e all’università di München. Fu ordinato il 29 giugno 1951 sacerdote dell’arcidiocesi di München und Freising. Un anno dopo intraprese l’insegnamento nella scuola superiore di Filosofia e di Teologia di Freising. Proseguì la sua attività di docenza a Bonn, dal 1959 al 1963; a Münster, dal 1963 al 1966; e a Tubingen, dal 1966 al 1969. Prima di diventare arcivescovo di München und Freising il 25 marzo 1977 era professore di Dogmatica e Storia del dogma all’Università di Regensburg, dove ricoprì al tempo stesso l’incarico di vicepresidente dell’Università.

Fu il primo sacerdote diocesano, dopo 80 anni, ad assumere il governo pastorale della grande arcidiocesi bavarese. Come motto episcopale scelse Collaboratore della Verità, ed egli stesso ne dette la spiegazione: "Per un verso, mi sembrava che era questo il rapporto esistente tra il mio precedente compito di professore e la nuova missione. Anche se in modi diversi, quel che era e continuava a restare in gioco era seguire la verità, stare al suo servizio. E, d’altra parte, ho scelto questo motto perché nel mondo di oggi il tema della verità viene quasi totalmente sottaciuto; appare infatti come qualcosa di troppo grande per l’uomo, nonostante che tutto si sgretoli se manca la verità".

Paolo VI lo creò cardinale, con il titolo presbiterale di Santa Maria Consolatrice al Tiburtino, nel Concistoro del 27 giugno 1977. Giovanni Paolo II, il 25 novembre 1981, lo nominò prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e presidente della Pontificia Commissione Biblica e della Commissione Teologica Internazionale. Il 15 febbraio 1982 rinunciò al governo pastorale dell’arcidiocesi di München und Freising. Il 5 aprile del 1993 venne elevato da Giovanni Paolo all’Ordine dei Vescovi, e gli fu assegnata la sede suburbicaria di Velletri - Segni. Giovanni Paolo II, il 6 novembre 1998, approvò la sua elezione a vice decano del Collegio cardinalizio da parte dei Cardinali dell’Ordine dei Vescovi, e, il 30 novembre 2002, quella a decano con la contestuale assegnazione della sede suburbicaria di Ostia.


La Baviera si sta preparando già da tempo alla visita di Benedetto XVI: la copertina del calendario per l’anno 2006 del santuario mariano (a sinistra) di Altötting e il mese di settembre, con la visita del papa da sabato 9 a giovedì 14 dicembre, a München, Regensburg e Altötting. Nell’introduzione viene citato il papa, dalla sua prefazione alla nuova guida cittadina: "Ho la fortuna di essere nato molto vicino ad Altötting. Così appartengono i pellegrinaggi insieme a miei genitori e sorelle nel santuario a miei primi e più bei ricordi".

L’attuale Reisemarschall del papa, Alberto Gasbarri si prepara dunque a fare un sopralluogo in Baviera per definire i dettagli della visita papale dal 9 al 14 settembre. Molti lo hanno già visto, ma solo pochi lo conoscono davvero. Già da tanti anni, da ultimo a Colonia per la GMG, lo si vede camminare davanti alla papamobile nelle visite del papa fuori dell’Italia un signore alto ed elegante, che per molti non assomigliava proprio a un italiano. Gasbarri, all’epoca, era ancora assistente dell’organizzatore del viaggio papale a Colonia.
Quando Gasbarri tornerà in Germania la settimana prossima, lo farà questa volta nel ruolo di Reisemarschall, cioè, responsabile del viaggio del papa. È lui, infatti, l’eminenza grigia che preparerà il viaggio del Santo Padre in autunno, come responsabile organizzativo del viaggio. È un incarico di grande responsabilità, che ha acquistato grande importanza dai tempi di Paolo VI, ma soprattutto durante il pontificato Giovanni Paolo II, che era un vero globetrotter. Un incarico, però, che non porta solo a conquistare allori, poiché sono tante le cose che possono andare storte: dalle questioni della sicurezza al protocollo, fino alle diverse portate dei pasti che verranno serviti al papa durante la sua visita ... Ma Gasbarri, un laico romano cinquantanovenne, padre di due figli adulti, non dà la sensazione che tutto questo lo preoccupi più di tanto. In fondo, non è soltanto direttore amministrativo (e attualmente anche direttore tecnico a.i.) della Radio Vaticana: da oltre 20 anni fa parte del gruppo di persone che negli Uffici della Santa Sede lavorano alla preparazione dei viaggi apostolici. Laureato in economia, ha iniziato la sua carriera nell’amministrazione tecnica di Radio Vaticana all’età di 23 anni: "È una tradizione di famiglia", ha spiegato a Veronika Eckl della KNA, sorridendo come è il suo solito. Anche suo padre era impiegato presso i servizi tecnici.


Il 19 novembre 1980, l’allora arcivescovo di München und Freising Josef Ratzinger ha accompagnato papa Giovanni Paolo II durante il suo pellegrinaggio ad Altötting (foto a sinistra). Anche quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Josef Ratzinger ha visitato Altötting: nella foto a destra, mentre celebra la Santa Messa il 14 marzo 1999.

Dott. Alberto Gasbarri ha avuto il primo contatto con questa parte interessante dell’attività pontificia come assistente dell’allora responsabile dei viaggi pontifici, il padre gesuita Roberto Tucci, rendendosi ben presto indispensabile - anche sotto il successore di Tucci, creato cardinale da Giovanni Paolo II, ovvero mons. Renato Boccardo. Sul perché Benedetto XVI ora abbia affidato questo incarico a Gasbarri, sono state fatte tante speculazioni, ma è impossibile ricevere risposte. Un vaticanista italiano se lo spiega così: "Gasbarri è pienamente nel cuore del Santo Padre". Se mons. Boccardo, già segretario del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, oggi segretario generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, era considerato un uomo mediatico, e che sapeva muoversi con abilità sul palcoscenico internazionale, dott. Gasbarri ha piuttosto fama di lavoratore discreto e silenzioso. Alcuni insistono che non possiede la grandezza diplomatica di un Tucci e che non sa parlare diverse lingue come questo. Altri, invece, lodano credibilmente la cordialità dell’elegante funzionario, come pure il suo modo discreto di far muovere le cose. E non da sottovalutare è il fatto che Gasbarri gode della (meritata) fiducia delle più alte stanze del Palazzo apostolico. E soprattutto, è vicinissimo al Santo Padre.

Non sarà la prima visita di Gasbarri in Baviera. C’è già stato con Giovanni Paolo II e anche in privato ha già visitato lo Stato libero di Baviera, ha rivelato. Non si riesce però fargli rivelare se è venuto per scalare le montagne bavaresi o per bere un boccale all’Oktoberfest: il Dott. Gr. Uff. Alberto Gasbarri, che, durante i sopralluoghi a Colonia, con il suo trench poteva apparire agli ignari osservatori più come un commissario televisivo alla ricerca di indizi, è davvero discreto fino in fondo.

ciao a tutti
ratzi.lella
Saturday, March 11, 2006 1:03 PM
GRANDE PAPA RATZI
IL PAPA AVVIA LA RIFORMA DELLA CURIA


Benedetto XVI ha deciso di unire "per ora" la presidenza del Pontificio Consiglio dei Migranti a quella del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace e la presidenza del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso con quella del Pontificio Consiglio per la Cultura.

Presidente dei Consigli dei Migranti e di Giustizia e Pace è stato nominato il card. Renato Raffaele Martino, già presidente del secondo dicastero; presidente dei Consigli per la Cultura e di quello per il Dialogo è stato nominato il card. Paul Poupard, già presidente del Consiglio per la cultura.

Questi accorpamenti sono un'anticipazione della Riforma della Curia Romana, le cui linee il Pontefice intende presentare il 23 marzo ai cardinali di tutto il mondo.Si tratta di una semplificazione della struttura disegnata da Paolo VI dopo il Concilio, quando istituì i pontifici consigli per il dialogo con le altre chiese cristiane, con i non cristiani e addirittura con i non credenti, e ritoccata da Giovanni Paolo II nella "Pastor Bonus" del 1986.

Dopo l'elezione del nuovo Papa, del quale è nota la volontà di sburocratizzare la Santa Sede, le voci sui possibili accorpamenti si susseguivano, soprattutto dopo la decisione del Papa di convocare tutti i cardinali a Roma alla vigilia del suo primo Concistoro. Tutti pensavano che il Pontefice intendesse consultare i cardinali sul suo progetto, ma oggi, [DIM]16pt[=DIM]sostanzialmente inattese,sono arrivate le nomine che di fatto anticipano la riforma, sia pure con l'avvertimento di quel "per ora" che non si era mai letto nello spazio delle nomine dei bollettini della Sala Stampa della Santa Sede.

Per dare attuazione a questi primi accorpamenti, il Papa ha accettato oggi le dimissioni per età del cardinale giapponese Stephen Fumio Hamao, che ha 76 anni, cioè due in meno del segretario di stato Angelo Sodano. Un mese fa, il 15 febbraio, Ratzinger aveva invece rimosso il presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, mons. Michael Fitzgerald, che si accinge ora a partire per il Cairo, dove è stato nominato nunzio apostolico, con una decisione che non ha precedenti. Nessuna spiegazione è stata data allora del declassamento di un capo dicastero. Nel bollettino è comparsa però una riga di chiarimento circa l'accorpamento con il Pontificio Consiglio per la Cultura, deciso dal Papa, si legge nel testo, "per favorire un dialogo più intenso fra gli uomini di cultura e gli esponenti delle varie religioni".

E lo stesso Papa Ratzinger, nel discorso rivolto ai partecipanti al Convegno sui 40 anni del documento conciliare "Ad Gentes", è sembrato voler alludere alla sua decisione. "La Chiesa - ha detto - è oggi chiamata a confrontarsi con sfide nuove ed è pronta a dialogare con culture e religioni diverse, cercando di costruire insieme a ogni persona di buona volontà la pacifica convivenza dei popoli".

Secondo Benedetto XVI, "compito della Chiesa è comunicare incessantemente questo amore divino" e indirizzarlo "non solo" ai "popoli non cristiani e alle terre lontane", ma anche agli "ambiti socio-culturali e soprattutto ai cuori" che sono, ha aggiunto il pontefice, "i veri destinatari dell'attività missionaria" della Chiesa. "La comunità cristiana - ha affermato il Papa - anche in questa nostra epoca si sente inviata agli uomini e alle donne del terzo millennio, per far loro conoscere la verità del messaggio evangelico". Benedetto XVI ha inoltre ricordato che con il Concilio Vaticano II "è stato dato alla missione della Chiesa un rinnovato impulso. Sono stati meglio enucleati i fondamenti teologici dell'impegno missionario - ha concluso - il suo valore e la sua attualità di fronte alle trasformazioni del mondo e alle sfide che la modernità pone alla predicazione del Vangelo".

ciao a tutti
Ratzigirl
Saturday, March 11, 2006 6:30 PM
Il Papa riceve i rappresentanti di San Marino

Ricevuti in udienza reggenti della piccola Repubblica



I Capitani Reggenti di San Marino, Claudio Muccioli e Antonello Bacciocchi, hanno invitato il Papa nella piccola Repubblica di San Marino nel 2007, per i 25 anni dalla visita di Giovanni Paolo II. I due reggenti sono stati ricevuti questa mattina in udienza privata in Vaticano. Il colloquio a tu per tu è durato circa 20 minuti e ha seguito il protocollo ufficiale dei Capi di Stato: il Papa ha quindi accolto gli illustri ospiti nella Sala del Tronetto per poi dialogare con loro nella Biblioteca privata.

In dono, i rappresentanti della piccola Repubblica di San Marino hanno consegnato al Papa un cofanetto in argento con lo stemma della città e una preghiera del 1628 pronunciata nella Basilica dedicata al loro patrono. Una preghiera che richiama al tema della libertà, civile, sociale e religiosa. In regalo al Papa anche un libro di don Eligio Gosti, rettore della Basilica, con la biografia del santo Marino.

L'udienza - riferisce chi ha avuto modo di partecipare all'incontro - si è svolta in un clima cordiale. Il Papa aveva un aspetto rilassato e riposato: complice anche la settimana di meditazione e di preghiera con gli esercizi spirituali in Vaticano, conclusi questa mattina con la meditazione di Benedetto XVI.
vallifra
Saturday, March 11, 2006 10:56 PM
Beppe a Verona
carissime,
mi autonomino vostra informatrice per quanto riguarda il prossimo viaggio del papa a Verona.Sull'Arena(il giornale locale) di ieri, una pagina intera dedicata alla visita, ormai certa,anche se non ancora confermata ufficialmente, del nostro Beppe, in occasione del Quarto Convegno ecclesiale nazionale, che si terrà dal 16 al 20 ottobre prossimi. La data più probabile per l'arrivo del papa sembra essere giovedì 19, come ha affermata il sottosegretario della CEI, mons. Domenico Mogavero.Lo staff organizzativo del Santo Padre ha già pensato allo stadio cittadino(il Bentegodi) come sede per una solenne celebrazione con B16,si prevede un afflusso di non meno di 50.000 pellegrini, che verranno da diverse regioni italiane, ma sicuramente anche dalla sua amata patria Germania, e soprattutto dalla Baviera. La visita di numerosi tedeschi è un fatto abituale per la nostra città, data la facilità e rapidità dell'accesso attraverso il Brennero.
Durante la settimana del convegno, tutte le chiese di Verona, e anche i musei, resteranno aperti anche di notte. Gli itinerari del papa, tuttavia, per comprensibili motivi di sicurezza, resteranno rigorosamente protetti da stretto riserbo fino all'ultimo minuto.
Il giornale, infine, definisce Benedetto XVI l'ospite più prestigioso che Verona possa ricevere, dallo scorso 1988, dalla visita alla città, cioè, di papa Wojtyla.
Ciao a tutte
vallifra
Ratzigirl
Sunday, March 12, 2006 2:30 PM
Papa: 6 aprile ricorderemo Wojtyla

In piazza San Pietro per accogliere la croce della GMG



Papa Ratzinger 'convoca' i giovani il prossimo 6 aprile per ricordare con 'cuore grato' il 'grande' papa Wojtyla. L'appuntamento e' fissato in piazza San Pietro per accogliere la Croce della Giornata Mondiale della Gioventu', proveniente da Colonia, e per ricordare Giovanni Paolo II ad un anno dalla morte.In Vaticano si preghera' e si riflettera', sul salmo 118 'Lampada per i miei passi e' la tua parola, luce sul mio cammino'.

Ratzigirl
Sunday, March 12, 2006 8:15 PM
Angelus 12 marzo 2006
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Ieri mattina si è conclusa la settimana di Esercizi Spirituali, che il Patriarca emerito di Venezia, Cardinale Marco Cè, ha predicato qui nel Palazzo Apostolico. Sono stati giorni dedicati interamente all’ascolto del Signore, che sempre ci parla, ma s’aspetta da noi una più grande attenzione specialmente in questo tempo di Quaresima. Ce lo ricorda anche la pagina evangelica dell’odierna domenica, riproponendo il racconto della trasfigurazione di Cristo sul monte Tabor. Mentre stavano attoniti al cospetto del Signore trasfigurato che discorreva con Mosè ed Elia, Pietro, Giacomo e Giovanni furono a un tratto avvolti da una nube, dalla quale uscì una voce che proclamò: "Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!" (Mc 9,7).

Quando si ha la grazia di provare una forte esperienza di Dio, è come se si vivesse qualcosa di analogo a quanto avvenne per i discepoli durante la Trasfigurazione: per un momento si pregusta qualcosa di ciò che costituirà la beatitudine del Paradiso. Si tratta in genere di brevi esperienze, che Dio a volte concede, specialmente in vista di dure prove. A nessuno, però, è dato di vivere "sul Tabor" mentre si è su questa terra. L’esistenza umana infatti è un cammino di fede e, come tale, procede più nella penombra che in piena luce, non senza momenti di oscurità e anche di buio fitto. Finché siamo quaggiù, il nostro rapporto con Dio avviene più nell’ascolto che nella visione; e la stessa contemplazione si attua, per così dire, ad occhi chiusi, grazie alla luce interiore accesa in noi dalla Parola di Dio.

La stessa Vergine Maria, pur essendo tra tutte le creature umane la più vicina a Dio, ha camminato giorno dopo giorno come in un pellegrinaggio della fede (cfr Lumen gentium, 58), custodendo e meditando costantemente nel suo cuore la Parola che Dio le rivolgeva, sia attraverso le Sacre Scritture sia mediante gli avvenimenti della vita del suo Figlio, nei quali riconosceva e accoglieva la misteriosa voce del Signore. Ecco allora il dono e l’impegno per ognuno di noi nel tempo quaresimale: ascoltare Cristo, come Maria. Ascoltarlo nella sua Parola, custodita nella Sacra Scrittura. Ascoltarlo negli eventi stessi della nostra vita cercando di leggere in essi i messaggi della Provvidenza. Ascoltarlo, infine, nei fratelli, specialmente nei piccoli e nei poveri, in cui Gesù stesso domanda il nostro amore concreto. Ascoltare Cristo e ubbidire alla sua voce: è questa la via maestra, l’unica, che conduce alla pienezza della gioia e dell’amore.
Paparatzifan
Sunday, March 12, 2006 9:15 PM
Re: Beppe a Verona

Scritto da: vallifra 11/03/2006 22.56
carissime,
mi autonomino vostra informatrice per quanto riguarda il prossimo viaggio del papa a Verona.Ciao a tutte
vallifra


Gabriella ed io ci buttiamo lì!!!!
Ratzigirl
Monday, March 13, 2006 6:24 PM
DIRETTORE PAM LO INVITA A QUARTIER GENERALE A ROMA

Morris: Ratzinger incoraggia il nostro lavoro nel mondo



Città del Vaticano, 13 mar. (Apcom) - Il direttore esecutivo del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (PAM), James Morris, ha invitato il Papa Benedetto XVI a visitare il quartier generale della sede a Roma. Lo riferisce lo stesso Morris al termine dell'udienza di questa mattina con il pontefice.

"E' un onore e una benedizione incontrare uno dei più grandi leader internazionali nel campo umanitario - afferma Morris in una nota - a capo di una delle più grandi organizzazioni religiose del mondo, la Chiesa Cattolica".

"Tutte le grandi religioni mondiali fanno appello ai propri credenti per soccorrere i poveri e per sfamare gli affamati - ha aggiunto il direttore del Pam - il Programma Alimentare Mondiale è profondamente grato per il lavoro straordinario che compiono, nel mondo, le organizzazioni cattoliche e gli individui".

Infine, Morris ha espresso l'auspicio che "i bambini possano crescere e studiare senza temere la fame". Per questo, "dobbiamo unirci a individui di tutte le fedi - ha spiegato il funzionario - e il sostegno spirituale, morale e materiale della Chiesa e di Papa Benedetto XVI rappresenta una speciale benedizione. Ci fa sperare che l'amore e la carità possano davvero trionfare sulla piaga della fame".

All'udienza di questa mattina con Benedetto XVI, Morris era accompagnato da sua moglie, Jackie Morris, dal Vice Direttore Esecutivo Sheila Sisulu e dalla propria assistente, Rina Manzo.
Ratzigirl
Tuesday, March 14, 2006 12:05 AM
Benedetto XVI riceve in udienza il Presidente dell’Egitto, Hosni Mubarak

CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 13 marzo 2006




Benedetto XVI e il Presidente dell’Egitto, Hosni Mubarak, hanno avuto un incontro privato di venti minuti questo lunedì pomeriggio.

Anche se alla chiusura di questa edizione non si conoscevano i contenuti dell’incontro, che ha avuto luogo nella biblioteca privata del Santo Padre, nel Palazzo Apostolico, tutto sembra indicare che uno degli argomenti principali sia stata la situazione in Medio Oriente.

Fonti vaticane hanno definito l’ambiente “cordiale”.

Dopo il colloquio e le fotografie di rito, ha avuto luogo uno scambio di doni simbolici. Mubarak ha offerto al Santo Padre un cofanetto d'argento sul quale è inciso il suo nome in arabo, mentre il Papa ha consegnato al Presidente egiziano le medaglie del pontificato e ha donato rosari a Mubarak e al suo seguito.
ratzi.lella
Tuesday, March 14, 2006 7:47 AM
sempre sul colloqui con mubarak-
ratzi.lella
Tuesday, March 14, 2006 7:49 AM
sempre sul colloqui con mubarak...
Città del Vaticano, 13 mar. (Apcom) - E' durato venti minuti il colloquio privato fra Benedetto XVI e il presidente egiziano, Hosni Mubarak, nella prima udienza in Vaticano. Il Papa ha accolto il presidente nella sala di Sant'Ambrogio stringendogli entrambe le mani e rivolgendogli un caloroso "benvenuto". Poi, indicando i fotografi, ha aggiunto: "presidente, ci sono i fotografi".
Il presidente egiziano, accompagnato da una folta delegazione composta fra gli altri dal ministro degli Esteri, Ahmed Abdoul Theit, dal ministro dell'Informazione, Anas Al Fiky, dal ministro del Lavoro, Rachid Mohamed Rachid, da Zakaria Azmi Capo di Gabinetto, Ossama El-Baz consigliere politico e dalla nuova ambasciatrice presso la Santa Sede, signora Nevine Halim Abdallah, ha regalato al Papa una scatola d'argento con la scritta "Mubarak". Benedetto XVI ha ricambiato consegnando i rosari alle signore e le medaglie del pontificato agli uomini.

Ad accogliere il presidente Mubarak, che tanto teneva all'incontro con il pontefice a tal punto di fare ritorno in Italia prima di concludere il suo tour europeo, nel cortile san Damaso c'erano 12 picchetti d'onore delle guardie svizzere. Al termine della visita Mubarak ha lasciato il Vaticano, senza tuttavia incontrare il Segretario di Stato, il cardinale Angelo Sodano.


p.s. naturalmente i giornalisti non hanno segnalato che Mubarak, in arabo, significa proprio benedetto!! un po' piu' di attenzione sarebbe d'obbligo...

ciao a tutti

pepperlfan
Wednesday, March 15, 2006 9:09 PM
Re: sempre sul colloqui con mubarak...

Scritto da: ratzi.lella 14/03/2006 7.49
p.s. naturalmente i giornalisti non hanno segnalato che Mubarak, in arabo, significa proprio benedetto!! un po' piu' di attenzione sarebbe d'obbligo...



E allora VIVA MUBARAK XVI!!!!!!!!!!!!
Sihaya.b16247
Wednesday, March 15, 2006 10:12 PM
L’UDIENZA GENERALE , 15.03.2006
L’Udienza Generale di questa mattina si svolge alle ore 10.30 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre Benedetto XVI incontra gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana, il Papa incentra la catechesi sul tema: "La volontà di Gesù sulla Chiesa e la scelta dei Dodici".

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, Benedetto XVI rivolge particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si conclude con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.


CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle,

dopo le catechesi sui Salmi e sui Cantici delle Lodi e dei Vespri, vorrei dedicare i prossimi incontri del mercoledì al mistero del rapporto tra Cristo e la Chiesa, considerandolo a partire dall'esperienza degli Apostoli, alla luce del compito ad essi affidato. La Chiesa è stata costituita sul fondamento degli Apostoli come comunità di fede, di speranza e di carità. Attraverso gli Apostoli, risaliamo a Gesù stesso. La Chiesa cominciò a costituirsi quando alcuni pescatori di Galilea incontrarono Gesù, si lasciarono conquistare dal suo sguardo, dalla sua voce, dal suo invito caldo e forte: "Seguitemi, vi farò pescatori di uomini!" (Mc 1,17; Mt 4,19). Il mio amato Predecessore, Giovanni Paolo II, ha proposto alla Chiesa, all'inizio del terzo millennio, di contemplare il volto di Cristo (cfr Novo millennio ineunte, 16 ss). Muovendomi nella stessa direzione, nelle catechesi che oggi comincio vorrei mostrare come proprio la luce di quel Volto si rifletta sul volto della Chiesa (cfr Lumen gentium, 1), nonostante i limiti e le ombre della nostra umanità fragile e peccatrice. Dopo Maria, riflesso puro della luce di Cristo, sono gli Apostoli, con la loro parola e la loro testimonianza, a consegnarci la verità di Cristo. La loro missione non è tuttavia isolata, ma si colloca dentro un mistero di comunione, che coinvolge l'intero Popolo di Dio e si realizza a tappe, dall'antica alla nuova Alleanza.

Va detto in proposito che si fraintende del tutto il messaggio di Gesù se lo si separa dal contesto della fede e della speranza del popolo eletto: come il Battista, suo immediato precursore, Gesù si rivolge anzitutto a Israele (cfr Mt 15,24), per farne la "raccolta" nel tempo escatologico giunto con lui. E come quella di Giovanni, così la predicazione di Gesù è al tempo stesso chiamata di grazia e segno di contraddizione e di giudizio per l’intero popolo di Dio. Pertanto, sin dal primo momento della sua attività salvifica Gesù di Nazaret tende a radunare, a purificare il Popolo di Dio. Anche se la sua predicazione è sempre un appello alla conversione personale, egli in realtà mira continuamente alla costituzione del Popolo di Dio che è venuto a radunare ed a salvare. Risulta perciò unilaterale e priva di fondamento l'interpretazione individualistica proposta dalla teologia liberale dell'annuncio che Cristo fa del Regno. Essa è così riassunta nell'anno 1900 dal grande teologo liberale Adolf von Harnack nelle sue lezioni su L'essenza del cristianesimo: "Il regno di Dio viene, in quanto viene in singoli uomini, trova accesso alla loro anima ed essi lo accolgono. Il regno di Dio è la signoria di Dio, certo, ma è la signoria del Dio santo nei singoli cuori" (Lezione Terza, 100s). In realtà, questo individualismo della teologia liberale è un’accentuazione tipicamente moderna: nella prospettiva della tradizione biblica e nell’orizzonte dell’ebraismo, in cui l’opera di Gesù si colloca pur con tutta la sua novità, risulta chiaro che tutta la missione del Figlio fatto carne ha una finalità comunitaria: Egli è venuto proprio per unire l'umanità dispersa, è venuto proprio per raccogliere, per unire il popolo di Dio.

Un segno evidente dell'intenzione del Nazareno di radunare la comunità dell'alleanza, per manifestare in essa il compimento delle promesse fatte ai Padri, che parlano sempre di convocazione, di unificazione, di unità, è l'istituzione dei Dodici. Abbiamo sentito il Vangelo su questa istituzione dei Dodici. Ne leggo ancora una volta la parte centrale: "Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demòni. Costituì dunque i Dodici..." (Mc 3,13-16; cfr Mt 10,1-4; Lc 6,12-16). Nel luogo della rivelazione, "il monte", Gesù, con iniziativa che manifesta assoluta consapevolezza e determinazione, costituisce i Dodici perché siano con lui testimoni e annunciatori dell'avvento del Regno di Dio. Sulla storicità di questa chiamata non ci sono dubbi, non solo in ragione dell'antichità e della molteplicità delle attestazioni, ma anche per il semplice motivo che vi compare il nome di Giuda, l'apostolo traditore, nonostante le difficoltà che questa presenza poteva comportare per la comunità nascente. Il numero Dodici, che richiama evidentemente le dodici tribù d'Israele, rivela già il significato di azione profetico-simbolica implicito nella nuova iniziativa di rifondare il popolo santo. Tramontato da tempo il sistema delle dodici tribù, la speranza d'Israele ne attendeva la ricostituzione come segno dell'avvento del tempo escatologico (si pensi alla conclusione del libro di Ezechiele: 37,15-19; 39,23-29; 40-48). Scegliendo i Dodici, introducendoli ad una comunione di vita con sé e rendendoli partecipi della sua missione di annuncio del Regno in parole ed opere (cfr Mc 6,7-13; Mt 10,5-8; Lc 9,1-6; Lc 6,13), Gesù vuol dire che è arrivato il tempo definitivo in cui si costituisce di nuovo il popolo di Dio, il popolo delle dodici tribù, che diventa adesso un popolo universale, la sua Chiesa.

Con la loro stessa esistenza i Dodici - chiamati da provenienze diverse - diventano un appello a tutto Israele perché si converta e si lasci raccogliere nell'alleanza nuova, pieno e perfetto compimento di quella antica. L'aver affidato ad essi nella Cena, prima della sua Passione, il compito di celebrare il suo memoriale, mostra come Gesù volesse trasferire all'intera comunità nella persona dei suoi capi il mandato di essere, nella storia, segno e strumento del raduno escatologico, in lui iniziato. In un certo senso possiamo dire che proprio l'Ultima Cena è l'atto della fondazione della Chiesa, perchè Egli dà se stesso e crea così una nuova comunità, una comunità unita nella comunione con Lui stesso. In questa luce, si comprende come il Risorto conferisca loro - con l'effusione dello Spirito - il potere di rimettere i peccati (cfr Gv 20,23). I dodici Apostoli sono così il segno più evidente della volontà di Gesù riguardo all’esistenza e alla missione della sua Chiesa, la garanzia che fra Cristo e la Chiesa non c’è alcuna contrapposizione: sono inseparabili, nonostante i peccati degli uomini che compongono la Chiesa. E’ pertanto del tutto inconciliabile con l’intenzione di Cristo uno slogan di moda alcuni anni fa: "Gesù sì, Chiesa no". Questo Gesù individualistico scelto è un Gesù di fantasia. Non possiamo avere Gesù senza la realtà che Egli ha creato e nella quale si comunica. Tra il Figlio di Dio fatto carne e la sua Chiesa v'è una profonda, inscindibile e misteriosa continuità, in forza della quale Cristo è presente oggi nel suo popolo. E' sempre contemporaneo a noi, è sempre contemporaneo nella Chiesa costruita sul fondamento degli Apostoli, è vivo nella successione degli Apostoli. E questa sua presenza nella comunità, nella quale Egli stesso si dà sempre a noi, è motivo della nostra gioia. Sì, Cristo è con noi, il Regno di Dio viene.

[00372-01.02] [Testo originale: Italiano]


SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE

? Sintesi della catechesi in lingua francese

? Sintesi della catechesi in lingua inglese

? Sintesi della catechesi in lingua tedesca

? Sintesi della catechesi in lingua spagnola

? Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers Frères et Sœurs,Je voudrais consacrer nos prochaines rencontres du mercredi à une méditation sur le mystère de la relation entre le Christ et l’Église. L’Église a été constituée sur le fondement des Apôtres. Après Marie, pur reflet de la lumière du Christ, ce sont eux qui, par leur parole et leur témoignage, nous livrent la vérité du Christ. Leur mission se situe dans un mystère de communion qui inclut tout le Peuple de Dieu et qui se réalise par étapes, de l’ancienne à la nouvelle alliance.

Même si sa prédication est toujours un appel à la conversion personnelle, Jésus vise sans cesse à constituer le Peuple de Dieu qu’il est venu rassembler et sauver. L’institution des Douze est un signe évident de son intention de réunir la communauté de l’alliance : les Douze seront avec lui témoins et annonciateurs de la venue du Règne de Dieu.

En leur confiant, à la Cène, le devoir de célébrer son mémorial, Jésus a montré comment il voulait transférer à toute la communauté, en la personne de ses chefs, la mission d’être, dans l’histoire, le signe et l’instrument du rassemblement eschatologique commencé en lui. Les douze Apôtres sont ainsi le signe le plus évident de la volonté de Jésus concernant l’existence et la mission de son Église. Ils sont aussi la garantie qu’il n’y a aucune opposition entre le Christ et l’Église, mais une profonde, inséparable et mystérieuse continuité, en vertu de laquelle le Christ est présent aujourd’hui dans son peuple et, notamment, dans les successeurs des Apôtres.

Je salue cordialement les pèlerins francophones présents ce matin, en particulier les participants au Chapitre général des Frères de l’Instruction chrétienne de Ploërmel, ainsi que les groupes de jeunes. Que votre séjour à Rome vous fasse entrer en profondeur dans le mystère de l’Église, édifiée sur les Apôtres, vous qui êtes appelés, par votre Baptême, à en être les pierres vivantes !

[00373-03.02] [Texte original: Français]

? Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

In coming weeks, our catechesis will focus on the mystery of Christ and the Church. Jesus willed to found his Church upon the Apostles, and it is through their witness that we continue to encounter him. The mission of the Apostles must be seen in the context of the mystery of communion of God’s People, spanning both the old and the new Covenant. Jesus’s entire ministry took place against the backdrop of Israel’s faith and hope, and was aimed at gathering into one the eschatological People of God. Far from a purely individualistic summons to conversion, his mission was directed to the establishment of the community of the new and eternal Covenant. Jesus’ conscious decision to choose the Twelve Apostles was a prophetic sign announcing the eschatological renewal of the twelve tribes of Israel, the dawn of salvation and the fulfilment of God’s promises. In the person of the Apostles, charged with the celebration of the Eucharist and the forgiveness of sins, the Church has been made the sign and instrument of the Kingdom of God in our midst. Christ can never be separated from the Church; through the Church he remains ever present in his people, and in a special way in the successors of the Apostles.

I welcome the English-speaking visitors present at today’s Audience, and in particular the pilgrims from England, Wales, Finland, Japan, the Philippines, Canada and the United States of America. I thank the choirs for their praise of God in song. Upon all of you I cordially invoke God’s abundant blessings.

[00374-02.01] [Original text: English]

? Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

Mit der heutigen Audienz möchte ich eine neue Reihe von Katechesen beginnen, die das Geheimnis der Beziehung zwischen Christus und der Kirche zum Gegenstand unserer Betrachtung machen. Wir alle wissen: die Kirche ist als Gemeinschaft im Glauben, in der Hoffnung und in der Liebe auf dem Fundament der Apostel gegründet, jener Männer also, die von Jesus selbst auserwählt worden sind. Die Apostel haben den Auftrag erhalten, die in Christus geoffenbarte Wahrheit durch die Zeiten weiterzugeben. Von ihnen übernimmt die Kirche die Aufgabe, das Antlitz Jesu allen Generationen immer neu erstrahlen zu lassen (vgl. Enzyklika Novo millennio ineunte, 16).

„Jesus setzte zwölf ein, die er bei sich haben und die er dann aussenden wollte..." (Mk 3, 14). Die Zahl der Apostel erinnert an die zwölf Stämme Israels. Den Zwölfen vertraut Christus die Heilssendung der Kirche an. In seinem Namen sollen sie die Menschen sammeln und retten; sie sollen Boten und Zeugen des Reiches Gottes sein, das sich schon hier zu verwirklichen beginnt.

Beim Letzten Abendmahl beauftragt Jesus die Apostel, sein Gedächtnis zu feiern. In Einheit mit ihnen und ihren Nachfolgern sind alle Gläubigen Zeichen und Werkzeug jener eschatologischen Gemeinschaft, die in Gott ihren Ursprung hat. Der auferstandene Herr Jesus Christus verleiht den Aposteln die Macht, Sünden zu vergeben. Er selbst macht sich zur Garantie dafür, daß die Kirche als solche niemals von ihm getrennt wird. Zwischen dem menschgewordenen Gottessohn und seiner Kirche besteht daher eine tiefe Einheit, kraft derer Christus auch heute gegenwärtig ist – in seinem heiligen Volk und besonders in den Nachfolgern der Apostel.

Mit diesen Gedanken heiße ich euch, liebe Pilger und Besucher deutscher Sprache herzlich zu dieser Audienz willkommen. Jeder von uns kann und soll zum Aufbau echter Gemeinschaft unter den Menschen beitragen. Tragt den Geist der Versöhnung und der Hilfsbereitschaft in eure Lebenswelt hinein und erleuchtet eure Umgebung mit dem Licht der Hoffnung und der Liebe! Der allmächtige Gott erhalte und führe euch auf seinen Wegen. – Euch allen einen gesegneten und frohen Tag!

[00375-05.01] [Originalsprache: Deutsch]

? Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

En las próximas catequesis de los miércoles deseo hablar sobre el misterio de la relación entre Cristo y la Iglesia, y mostrar cómo la luz del rostro de Cristo se refleja en el rostro de ella, puesto que ha sido constituida sobre el fundamento de los Apóstoles.

En cuanto al anuncio del Reino por parte de Jesús, que a veces ha sido interpretado de manera individualista, es necesario afirmar que tiene una finalidad comunitaria, es decir, reunir y salvar a todo el Pueblo de Dios, como signo de la llegada del tiempo escatológico. Eligiendo a los Doce, e introduciéndolos en una comunión de vida con él y haciéndolos partícipes de su misma misión, Jesús quiere indicar que ha llegado el tiempo definitivo en que se cumplen las promesas de Dios.

Los doce Apóstoles son el signo más evidente de la voluntad de Jesús respecto a la misión de su Iglesia. Entre el Hijo de Dios hecho carne y su Iglesia no hay contraposición sino una profunda y misteriosa continuidad. Por eso no tiene sentido una frase que se ha difundido durante algún tiempo: "Jesús sí, la Iglesia no". Cristo está presente hoy en su pueblo y, de modo particular, en aquellos que son los sucesores de los Apóstoles.

Saludo cordialmente a los visitantes y peregrinos venidos de España y de Latinoamérica, en especial a los miembros de la Fundación "Fundabem", de Ávila, al Colegio Sagrado Corazón de Logroño, así como a los peregrinos de Buenos Aires. Os invito a todos a crecer en vuestro amor a esta gran familia que es la Iglesia, descubriendo siempre en ella el rostro de Cristo.

[00376-04.01] [Texto original: Español]


SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE


? Saluto in lingua portoghese

Amados irmãos,

Nossa catequese de hoje exprime a vontade de Jesus Cristo sobre a Igreja e na escolha dos Doze Apóstolos. Chamando-os nominalmente o Senhor os leva à comunhão de vida, e os destina a anunciar o Reino de Deus até o fim dos tempos. Nesta misteriosa e indestrutível unidade reside a força com a qual Cristo faz-se presente entre o seu povo e, em particular, entre os Apóstolos e seus sucessores. Saúdo com especial afeto os peregrinos de língua portuguesa, de modo particular o grupo de portugueses de Atouguia, e os brasileiros de distintas procedências; a todos peço que rezem para que o Espírito Santo reforce a unidade do Povo de Deus em torno aos seus Pastores. E que Deus vos abençoe!

[00377-06.02] [Texto original: Português]

? Saluto in lingua polacca

Pozdrawiam obecnych tu Polaków. Dzis mówilem o jednosci Chrystusa i Kosciola, która wyraza sie w misji Apostolów i ich nastepców, biskupów. Zycze, aby nawiedzenie grobów apostolskich w Wiecznym Miescie umocnilo w Was poczucie tej jednosci. Niech Pan blogoslawi Wam i Waszym rodzinom!

[Saluto i polacchi qui presenti. Oggi ho parlato dell’unità tra Cristo e la Chiesa, che si esprime nella missione degli Apostoli e dei loro successori, i Vescovi. Vi auguro che la visita alle tombe degli Apostoli nella Città Eterna rafforzi in voi la coscienza di quest’unità. Dio benedica voi e le vostre famiglie!]

[00378-09.01] [Testo originale: Polacco]

? Saluto in lingua ungherese

Isten hozott Benneteket, kedves magyar hívek, különösen Titeket, akik Tusnádfürdorol érkeztetek.
Hogy Nagyböjt idején méltóképpen készüljetek fel Húsvét ünnepére, szeretettel adom Rátok apostoli áldásomat. Dicsértessék a Jézus Krisztus!

[Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli ungheresi, specialmente a coloro che sono arrivati da Tusnádfürdo.
Auspicando che nella Quaresima possiate prepararvi degnamente alla celebrazione di Pasqua, imparto di cuore a tutti voi la Benedizione Apostolica. Sia lodato Gesù Cristo!]

[00379-AA.01] [Testo originale: Ungherese]

? Saluto in lingua ceca

Srdecne zdravím poutníky z Cerveného Kostelce!
Drazí, v této postní dobe prosme Pána o pravé a hluboké obrácení.
K tomu ze srdce žehnám vám i vašim drahým! Chvála Kristu!

[Un cordiale benvenuto ai pellegrini di Cervený Kostelec!
Carissimi, in questo tempo di Quaresima chiediamo al Signore una vera e profonda conversione.
Con questi voti benedico di cuore voi e i vostri cari! Sia lodato Gesù Cristo!]

[00380-AA.01] [Testo originale: Ceco]

? Saluto in lingua croata

Predragi hrvatski hodocasnici, neka se vaša srca u ovo milosno vrijeme korizme još više otvore potrebama bližnjih koji su u nevolji, dajuci tako svojim životom svjedocanstvo za Krista, koji se je predao za nas ljubeci nas do kraja. Hvaljen Isus i Marija!

[Carissimi pellegrini croati, in questo tempo favorevole di Quaresima siano i vostri cuori ancora più aperti alle necessità dei vicini che si trovano nel bisogno, rendendo così testimonianza con la vostra vita a Cristo, che si è consegnato per noi amandoci fino alla fine. Siano lodati Gesù e Maria!]

[00381-AA.01] [Testo originale: Croato]

? Saluto in lingua slovena

Pozdravljam vas, dragi verniki iz Posavja in drugih delov Slovenije! Vaša postna prizadevanja in to vaše romanje na grobove apostolov Petra in Pavla naj pomnožijo vašo vero, upanje in kršcansko ljubezen. Iz srca vas blagoslavljam!

[Saluto voi, cari fedeli provenienti da Posavje e dalle altre parti della Slovenia! Il vostro impegno quaresimale e questo vostro pellegrinaggio alle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo, accrescano la vostra fede, la speranza e l’amore cristiano. Di cuore vi imparto la mia Benedizione!]

[00382-AA.01] [Testo originale: Sloveno]

? Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto i fedeli di Montecastrilli,dove sono stato una volta, accompagnati dal loro Vescovo Mons. Giovanni Scanavino, e quelli di San Secondino in Troia, accompagnati dal loro Pastore Mons. Francesco Zerrillo. Saluto poi i coscritti provenienti da Uboldo e i rappresentanti degli Istituti scolastici cattolici di Busto Arsizio.
Saluto inoltre i rappresentanti dell’Unione cristiana imprenditori dirigenti, come anche il Consiglio nazionale dei Periti industriali, qui convenuti con l’Arcivescovo Mons. Gianni Danzi.
Tutti esorto ad una coerente testimonianza cristiana nei diversi ambiti di vita e di lavoro.

Rivolgo, infine, un affettuoso saluto ai giovani, ai malati e agli sposi novelli, incoraggiandoli a proseguire con impegno nell’itinerario quaresimale. La grazia di questo singolare tempo liturgico vi aiuti, cari amici, ad imitare l’adesione filiale di Gesù alla volontà del Padre.

ratzi.lella
Friday, March 17, 2006 1:52 PM
Scambio Lettere Con Alessio Ii Avvia Disgelo Con Ortodossi Mosca
ASCA) - Citta' del Vaticano, 17 mar - Primo scambio diretto di messaggi tra Benedetto XVI e Alessio II Patriarca ortodosso di Mosca, segna l'avvio del disgelo tra Chiesa di Roma e Ortodossi di Mosca . Il Vaticano ha diffuso oggi i testi ma le lettere risalgono a febbraio, in occasione della festa di compleanno e onomastico di Alessio II. E' un segnale di grande importanza per la ripresa del dialogo tra le due chiese che per diversi anni, sotto il pontificato di papa Wojtyla, era rimasto congelato. Brevi i testi delle due lettere scambiate tramite il cardinale Roger Etchegaray che era stato inviato dal pontefice a Mosca il 20 febbraio per prendere parte alla liturgia nella cattedrale del santo Salvatore per la festa del patriarca Alessio.Con la lettera di Benedetto, il porporato aveva consegnato ad Alessio anche una medaglia d'oro del pontificato, dono del vescovo di Roma. Il 24 febbraio Alessio chiedeva al cardinale Etchegaray di portare al pontefice una lettera di risposta, unita al dono di una croce pettorale, segno di gratitudine e di stima. Dopo il ''fervido e cordiale augurio'', Benedetto sottolinea che ''i gesti e le parole di rinnovata fraternita' fra pastori del gregge del Signore stanno ad indicare come una sempre piu' intensa collaborazione nella verita' e nella carita' contribuiscano ad incrementare lo spirito di comunione, che deve guidare i passi di tutti i battezzati. Il mondo contemporaneo - aggiunge Benedetto nella sua lettera - ha bisogno di sentire voci che indicano la via della pace, del rispetto per tutti, della condanna di ogni violenza, della superiore dignita' di ogni persona e degli innati diritti che le competono''. Alessio, ringrazia di cuore e sottolinea che ''nel nostro tempo in cui il secolarismo sta rapidamente sviluppandosi, il cristianesimo si trova di fronte a gravi sfide che necessitano di una comune testimonianza. Sono convinto - aggiunge - che uno dei compiti prioritari per le nostre chiese, che possiedono una visione comune su numerosi problemi attuali del mondo contemporaneo, debba essere oggi la difesa e l'affermazione all'interno della societa' dei valori cristiani, di cui l'umanita' vive da piu' di un millennio. Spero conclude Alessio - che a cio' contribuira' anche la rapida soluzione dei problemi che si interpongono tra le due Chiese''.

IL TESTO DELLE LETTERE

LETTERA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI AL PATRIARCA DI MOSCA E DI TUTTE LE RUSSIE, SUA SANTITÀ ALESSIO II

A Sua Santità ALESSIO II

Patriarca di Mosca e di tutte le Russie

La visita a Mosca del Signor Cardinale Roger Etchegaray, per condividere con l'intera Comunità cristiana russa la gioia della duplice ricorrenza del genetliaco e dell'onomastico di Vostra Santità, mi offre la gradita opportunità di farLe pervenire il mio fervido e cordiale augurio.

A questa lieta celebrazione desidero associami spiritualmente, invocando dal Signore abbondanti benedizioni per la Sua Persona e il Suo ministero, generosamente dedito alla grande causa del Vangelo.

I gesti e le parole di rinnovata fraternità fra Pastori del gregge del Signore stanno ad indicare come una sempre più intensa collaborazione nella verità e nella carità contribuiscano ad incrementare lo spirito di comunione, che deve guidare i passi di tutti i battezzati.

Il mondo contemporaneo ha bisogno di sentire voci che indicano la via della pace, del rispetto per tutti, della condanna di ogni violenza, della superiore dignità di ogni persona e degli innati diritti che le competono.

Con tali sentimenti, Le formulo cordiali voti di buona salute; sull'esempio e con l'intercessione di sant'Alessio, possa Ella continuare ad adempiere con frutto la missione che Dio Le ha affidato.

Dal Vaticano, 17 febbraio 2006.

BENEDICTUS XVI


LETTERA DI SUA SANTITÀ ALESSIO II AL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Mosca, 22 febbraio 2006

A SUA SANTITÀ

PAPA BENEDETTO XVI

Santità,

La ringrazio di cuore per i cordiali auguri e le espressioni di ricordo nella preghiera che mi ha inviato in occasione del mio compleanno e onomastico, e che mi sono stati trasmessi da Sua Eminenza il Cardinale Roger Etchegaray.

Nel nostro tempo, in cui il secolarismo sta rapidamente sviluppandosi, il cristianesimo si trova di fronte a gravi sfide che necessitano di una comune testimonianza.

Sono convinto che uno dei compiti prioritari per le nostre Chiese, che possiedono una visione comune su numerosi problemi attuali del mondo contemporaneo, debba essere oggi la difesa e l'affermazione all'interno della società dei valori cristiani, di cui l'umanità vive da più di un millennio. Spero che a ciò contribuirà anche la rapida risoluzione dei problemi che si interpongono tra le due Chiese.

Ricambio nella preghiera a Vostra Santità gli auguri di buona salute, invocando il copioso aiuto divino nell'adempimento dell'alto ufficio di Primate della Chiesa Cattolica Romana.

Con affetto nel Signore

ALEKSIJ II

Patriarca di Mosca e di tutta la Russia


COMMENTI

"Il mondo contemporaneo ha bisogno di sentire voci che indicano la via della pace, del rispetto per tutti, della condanna di ogni violenza, della superiore dignità di ogni persona e degli innati diritti che le competono".
Benedetto XVI ha voluto ricordarlo in una lettera indirizzata ad Alessio II, patriarca di Mosca e di tutte le Russie. "I gesti e le parole di rinnovata fraternità fra Pastori del gregge del Signore stanno ad indicare - scrive il Papa - come una sempre più intensa collaborazione nella verità e nella carità contribuisca ad incrementare lo spirito di comunione, che deve guidare i passi di tutti i battezzati".

Latore del messaggio di Ratzinger è stato, il 20 febbraio scorso, il card. Roger Etchegaray che in occasione dell'onomastico di Alessio II ha portato a Mosca anche un dono del Papa: una medaglia d'oro del Pontificato. Oggi la Sala Stampa della Santa Sede ha pubblicato il testo integrale del messaggio ed anche la risposta del Patriarca, consegnata allo stesso Etchegaray unitamente ad una croce pettorale, "quale segno di gratitudine e di stima". Dalla lettera di risposta emerge una comunanza di intenti e la disponibilità a continuare il dialogo. "Nel nostro tempo - ha scritto il Patriarca al Papa - in cui il secolarismo sta rapidamente sviluppandosi, il cristianesimo si trova di fronte a gravi sfide che necessitano di una comune testimonianza".

"Sono convinto - ha affermato Alessio II - che uno dei compiti prioritari per le nostre Chiese, che possiedono una visione comune su numerosi problemi attuali del mondo contemporaneo, debba essere oggi la difesa e l'affermazione all'interno della società dei valori cristiani, di cui l'umanità vive da più di un millennio". Il messaggio del Patriarca contiene anche l'auspicio di una "rapida risoluzione dei problemi che si interpongono tra le due Chiese". E l'invocazione di un "copioso aiuto divino" che aiuti il Papa "nell'adempimento dell'alto ufficio di Primate della Chiesa Cattolica Romana".

A sua volta, Benedetto XVI aveva formulato nel messaggio "cordiali voti di buona salute" affinché il Patriarca potesse "sull'esempio e con l'intercessione di sant'Alessio, continuare ad adempiere con frutto la missione affidata da Dio".


Prove tecniche di riconciliazione

Fedele alla sua promessa fatta a Bari all'inizio del suo pontificato, Benedetto XVI procede in linea retta verso il dialogo e la riconciliazione con gli Ortodossi, in particolare con quell'Alessio II, patriarca di tutte le Russie, che da sempre ostacola la composizione dello scisma del 1054 tra le due chiese.

Perché il patriarca si oppone? Perché gli ortodossi temono di essere fagocitati da Roma e dalle sue disposizioni; chiesa autoctona, con una sua fisionomia e storia ormai millenaria, l'ortodossia non può accettare di essere sottomessa ai riti e la mentalità del Vaticano. E per questo latente terrore accusa Roma di fare proselitismo nella Russia democratica di Putin (che pure è legato a filo doppio con loro, e viceversa, dal momento che questa gerarchia è tutta compromessa col passato regime comunista), e soprattutto di proteggere gli Uniati, ossia i cattolici ucraini.

Questo è il punto dolente: gli ortodossi vedono un'oasi cattolica, quella uniata di Kiev, come una vera e propria spina nel fianco, offesa al loro dominio sulla Russia. Un cuneo vaticano che non hanno mai potuto digerire, ritenendo di essere loro, e solo loro, "titolari" di quella porzione di fedeli. E per questo motivo si sono sempre opposti alla visita pastorale di Giovanni Paolo II, che ai loro occhi era ancor più pericoloso in quanto polacco.

Il papa tedesco, pur tenendo duro sugli uniati, che ieri ha anche omaggiato ricordando il loro sacrificio e le persecuzioni sofferte nella storia, sa anche porgere una mano. E la offre all'ortodossia con lo scambo di lettere reso noto oggi, in cui ne riconosce il ruolo e il valore, l'impegno comune per la pace, senza far pesare loro la pesante emorragia di fedeli, in fuga verso protestantesimo e ateismo, in atto nell'estremo oriente russo. Padre e pastore, il Papa riconosce non un avversario o un nemico, ma un fratello lontano che vuole incontrare. In questo Ratzinger è più vicino a quello che pensano i pope, cioè i preti ortodossi di campagna, che i patriarchi compromessi col regime sovietico. Pensa cioè che non si tratti di due Chiese, ma di una sola con un brutto muro al suo interno. [DIM]16pt[=DIM]Che Dio lo aiuti a smartellarlo fino a farlo crollare, i tempi sembrano ormai maturi.
Ratzigirl
Sunday, March 19, 2006 1:53 PM
CELEBRAZIONE EUCARISTICA PRESIEDUTA DAL SANTO PADRE PER I LAVORATORI , 19.03.2006
OMELIA DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle,

abbiamo ascoltato insieme una pagina famosa del Libro dell’Esodo, quella in cui l’autore sacro narra la consegna a Israele del Decalogo da parte di Dio. Un particolare colpisce subito: l’enunciazione dei comandamenti è introdotta da un significativo riferimento alla liberazione del popolo di Israele. Dice il testo: "Io sono il Signore tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù" (Es 20,2). Il Decalogo dunque vuole essere una conferma della libertà conquistata. In effetti i comandamenti, a guardarli in profondità, sono il mezzo che il Signore ci dona per difendere la nostra libertà sia dai condizionamenti interni delle passioni che dai soprusi esterni dei malintenzionati. I "no" dei comandamenti sono altrettanti "sì" alla crescita di un’autentica libertà. C’è una seconda dimensione del Decalogo che pure va sottolineata: mediante la Legge data per mano di Mosè, il Signore rivela di voler stringere con Israele un patto di alleanza. La Legge, dunque, più che un’imposizione è un dono. Più che comandare ciò che l’uomo deve fare, essa vuol rendere manifesta a tutti la scelta di Dio: Egli sta dalla parte del popolo eletto; lo ha liberato dalla schiavitù e lo circonda con la sua bontà misericordiosa. Il Decalogo è testimonianza di un amore di predilezione.

Un secondo messaggio ci offre la Liturgia di oggi: la Legge mosaica ha trovato pieno compimento in Gesù, che ha rivelato la saggezza e l’amore di Dio mediante il mistero della Croce, "scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani – come ci ha detto san Paolo nella seconda lettura -, ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci … potenza di Dio e sapienza di Dio" (1 Cor 1,23-24). Proprio a questo mistero fa riferimento la pagina evangelica poc’anzi proclamata: Gesù scaccia dal tempio i venditori e i cambiavalute. L’evangelista fornisce la chiave di lettura di questo significativo episodio attraverso il versetto di un Salmo: "Lo zelo per la tua casa mi divora" (cfr Sal 69,10). E’ Gesù ad essere "divorato" da questo "zelo" per la "casa di Dio", usata per scopi diversi da quelli ai quali sarebbe destinata. Davanti alla richiesta dei responsabili religiosi, che pretendono un segno della sua autorità, tra lo stupore dei presenti Egli afferma: "Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere" (Gv 2,19). Parola misteriosa, incomprensibile in quel momento, ma che Giovanni riformula per i suoi lettori cristiani, osservando: "Egli parlava del tempio del suo Corpo" (Gv 2,21). Quel "tempio" i suoi avversari l’avrebbero distrutto, ma Lui dopo tre giorni l’avrebbe ricostruito mediante la risurrezione. La dolorosa e "scandalosa" morte di Cristo sarebbe stata coronata dal trionfo della sua gloriosa risurrezione. Mentre in questo tempo quaresimale ci prepariamo a rivivere nel triduo pasquale questo evento centrale della nostra salvezza, noi già guardiamo al Crocifisso intravedendo in Lui il fulgore del Risorto.

Cari fratelli e sorelle, l’odierna Celebrazione eucaristica, che unisce alla meditazione dei testi liturgici della terza domenica di Quaresima il ricordo di san Giuseppe, ci offre l’opportunità di considerare, alla luce del mistero pasquale, un altro aspetto importante dell’esistenza umana. Mi riferisco alla realtà del lavoro, posta oggi al centro di cambiamenti rapidi e complessi. La Bibbia in più pagine mostra come il lavoro appartenga alla condizione originaria dell’uomo. Quando il Creatore plasmò l’uomo a sua immagine e somiglianza, lo invitò a lavorare la terra (cfr Gn 2,5-6). Fu a causa del peccato dei progenitori che il lavoro diventò fatica e pena (cfr Gn 3,6-8), ma nel progetto divino esso mantiene inalterato il suo valore. Lo stesso Figlio di Dio, facendosi in tutto simile a noi, si dedicò per molti anni ad attività manuali, tanto da essere conosciuto come il "figlio del carpentiere" (cfr Mt 13,55). La Chiesa ha sempre mostrato, specialmente nell’ultimo secolo, attenzione e sollecitudine per questo ambito della società, come testimoniano i numerosi interventi sociali del Magistero e l’azione di molteplici associazioni di ispirazione cristiana, alcune delle quali sono oggi qui convenute a rappresentare l’intero mondo dei lavoratori. Sono lieto di accogliervi, cari amici, e rivolgo a ciascuno di voi il mio cordiale saluto. Un pensiero particolare va a Mons. Arrigo Miglio, Vescovo di Ivrea e Presidente della Commissione Episcopale Italiana per i Problemi Sociali e il Lavoro, la Giustizia e la Pace, che si è fatto interprete dei comuni sentimenti e mi ha rivolto cortesi espressioni augurali per la mia festa onomastica. Gliene sono vivamente grato.

Il lavoro riveste primaria importanza per la realizzazione dell’uomo e per lo sviluppo della società, e per questo occorre che esso sia sempre organizzato e svolto nel pieno rispetto dell’umana dignità e al servizio del bene comune. Al tempo stesso, è indispensabile che l’uomo non si lasci asservire dal lavoro, che non lo idolatri, pretendendo di trovare in esso il senso ultimo e definitivo della vita. Al riguardo, giunge opportuno l’invito contenuto nella prima lettura: "Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio" (Es 20, 8-9). Il sabato è giorno santificato, cioè consacrato a Dio, in cui l’uomo comprende meglio il senso della sua esistenza ed anche dell’attività lavorativa. Si può, pertanto, affermare che l’insegnamento biblico sul lavoro trova il suo coronamento nel comandamento del riposo. Opportunamente nota al riguardo il Compendio della dottrina sociale della Chiesa: "All’uomo, legato alla necessità del lavoro, il riposo apre la prospettiva di una libertà più piena, quella del sabato eterno (cfr Eb 4,9-10). Il riposo consente agli uomini di ricordare e di rivivere le opere di Dio, dalla Creazione alla Redenzione, di riconoscersi essi stessi come opera Sua (cfr Ef 2,10), di rendere grazie della propria vita e della propria sussistenza a lui, che ne è l’autore" (n. 258).

L’attività lavorativa deve servire al vero bene dell’umanità, permettendo "all’uomo come singolo o come membro della società di coltivare e di attuare la sua integrale vocazione" (Gaudium et spes, 35). Perché ciò avvenga non basta la pur necessaria qualificazione tecnica e professionale; non è sufficiente nemmeno la creazione di un ordine sociale giusto e attento al bene di tutti. Occorre vivere una spiritualità che aiuti i credenti a santificarsi attraverso il proprio lavoro, imitando san Giuseppe, che ogni giorno ha dovuto provvedere alle necessità della Santa Famiglia con le sue mani e che per questo la Chiesa addita quale patrono dei lavoratori. La sua testimonianza mostra che l’uomo è soggetto e protagonista del lavoro. Vorrei affidare a lui i giovani che a fatica riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro, i disoccupati e coloro che soffrono i disagi dovuti alla diffusa crisi occupazionale. Insieme con Maria, sua Sposa, vegli san Giuseppe su tutti i lavoratori ed ottenga per le famiglie e l’intera umanità serenità e pace. Guardando a questo grande Santo apprendano i cristiani a testimoniare in ogni ambito lavorativo l’amore di Cristo, sorgente di solidarietà vera e di stabile pace. Amen!

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