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Ratzigirl
Friday, January 13, 2006 2:20 PM
Nota: PER SAPERE....
I sediari pontifici sono coloro che prima erano chiamati Parafrenieri, con l'abbandono dell'uso del cavallo erano coloro che sorreggevano la sedia pontificia, usata l'ultima volta da Giovanni XXIII, ultimamente si sono potuti vedere durante i funerali di Giovanni Paolo II, mentre portavano il feretro sulle loro spalle.
Paparatzifan
Friday, January 13, 2006 11:11 PM
Re: Nota: PER SAPERE....

Scritto da: Ratzigirl 13/01/2006 14.20
I sediari pontifici sono coloro che prima erano chiamati Parafrenieri, con l'abbandono dell'uso del cavallo erano coloro che sorreggevano la sedia pontificia, usata l'ultima volta da Giovanni XXIII, ultimamente si sono potuti vedere durante i funerali di Giovanni Paolo II, mentre portavano il feretro sulle loro spalle.


Anche Paolo VI e Giovanni Paolo I hanno fatto uso della sedia gestatoria e, appunto, dei sediari. A Papa Luciani non piaceva salire sulla sedia ma è stato costretto ad utilizzarla perché i fedeli, nella sua prima udienza generale nell'aula Nervi (ora chiamata Paolo VI), si lamentavano perché non erano riusciti a vederlo quando era entrato a piedi. Un sediario ricorda, nel suo libro intitolato "Diario di un sediario", come una volta Luciani scherzava quando era sulla sedia con i sediari di dietro i quali ridevano ma che purtroppo non riusciva a sentire quello che diceva Luciani perché si trovava nella zona davanti.

[Modificato da Paparatzifan 13/01/2006 23.12]

[Modificato da Paparatzifan 13/01/2006 23.40]

Ratzigirl
Friday, January 13, 2006 11:42 PM
^__^
Grazie Gloria per queste "chicche" su Papa Luciani!!
Ratzigirl
Friday, January 13, 2006 11:44 PM
Udienza Per Il Rettor Maggiore Dei Salesiani
Citta' del vaticano, 13 gen




Benedetto XVI ha ricevuto oggi in privata udienza don Pascual Chavez Villanueva, Rettor Maggiore dei Salesiani di don Bosco. Nulla e' trapelato sull'incontro, ma sono noti i buoni rapporti dell'attuale pontefice con i Salesiani . Presso la loro Curia generalizia si era recato nel dicembre 2004, da cardinale, a tenere una impegnativa relazione sull'Europa, proprio su invito di don Chavez. Lo stesso Rettor Maggiore lo aveva accolto nella residenza estiva di Les Combes, in Val d'Aosta, struttura dei Salesiani, nella quale Benedetto XVI ha trascorso un periodo di riposo nello scorso mese di luglio, mettendo mano - come riferirono le cronache di quei giorni - alla sua futura prima enciclica. L'incontro con don Chavez potrebbe anche essere visto come un segnale per una ripresa di normali incontri di un pontefice con i superiori generali degli Istituti religiosi che negli ultimi 15 anni avevano registrato qualche difficolta' nell'ambito della Curia. In mattinata il Pontefice aveva anche ricevuto in udienza il Card. Sergio Sebastiani, Presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede e, successivamente, Mons. Salvatore Fisichella, Vescovo tit. di Voghenza, Ausiliare di Roma; Rettore Magnifico della Pontificia Universita' Lateranense. Questo pomeriggio invece, Benedetto XVI incontrera' in udienza Mons. Nikola Eterovic, Arcivescovo tit. di Sisak, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi; e Dom Edmund Power, O.S.B., Abate dell'Abbazia di San Paolo fuori le Mura, la Basilica nella quale il prossimo 25 gennaio si concludera' la settimana di preghiera per l'Unita' dei Cristiani.

[Modificato da Ratzigirl 13/01/2006 23.47]

Ratzigirl
Saturday, January 14, 2006 2:45 PM
UDIENZA AI DIRIGENTI E AL PERSONALE DELL’ISPETTORATO GENERALE DI PUBBLICA SICUREZZA PRESSO IL VATICA
AI SUOI ANGELI CUSTODI: GRAZIE PERCHE' GARANTITE SICUREZZA

SALUTO DEL SANTO PADRE

Signor Prefetto,
Signor Questore,
Signor Dirigente,
Cari Funzionari ed Agenti!

Rappresenta una bella tradizione, che ogni anno si rinnova, l’incontro del Papa con voi, cari amici, che con dedizione e professionalità siete al servizio dei pellegrini e provvedere a garantire la sicurezza in Piazza S. Pietro e nelle adiacenze del Vaticano. Quella odierna è, inoltre, un’opportuna occasione per scambiarci cordiali e fervidi voti augurali all’inizio del nuovo anno, che auspico per tutti sereno e proficuo. Ho la gioia di accogliervi per la prima volta come Successore dell’apostolo Pietro, anche se in passato quasi quotidianamente avevo modo di incontrarvi in Piazza o nei dintorni ed ho potuto sempre constatare di persona quanto meritorio sia il vostro non facile lavoro. Con affetto, pertanto, rivolgo a ciascuno il mio sincero benvenuto e il mio saluto, che volentieri estendo alle vostre rispettive famiglie e a tutte le persone a voi care. In particolare vorrei salutare il vostro Dirigente Generale, Dott. Vincenzo Caso, che da pochi mesi è alla guida dell’Ispettorato, ringraziandolo per le cortesi espressioni che mi ha indirizzato a nome dei presenti e di quanti fanno parte della vostra singolare comunità lavorativa. Un deferente saluto vorrei rivolgere anche al Prefetto Salvatore Festa.

Voi siete tutori dell’ordine e della sicurezza: un compito che domanda preparazione tecnica e professionale congiunta a non poca pazienza, vigilanza costante, cortesia e spirito di sacrificio. Quanti lavorano nei vari uffici della Santa Sede, i pellegrini e i turisti che vengono ad incontrare il Papa o a pregare in San Pietro sanno di poter contare sulla vostra discreta ed efficiente assistenza. Voi siete per loro silenziosi ed attenti "angeli custodi" che vegliano giorno e notte sulla zona. Come non ricordare, ad esempio, il grande sforzo dispiegato dal vostro Ispettorato e dalla Polizia con il sostegno di diverse componenti delle Forze Armate Italiane e di altri organismi negli impegnativi giorni della malattia, della morte e dei funerali dell’amato Papa Giovanni Paolo II? Ugualmente efficaci siete stati in occasione della mia elezione alla Sede di Pietro. Profitto dell’odierno incontro per rinnovare il grazie più sincero mio e dei miei collaboratori a tutti coloro che in quelle storiche circostanze hanno offerto il loro apporto perché tutto si svolgesse con ordine e tranquillità, ed il mondo intero ha potuto ammirare l’efficienza dell’organizzazione dispiegata.

Questo porta a considerare quanto sia importante lavorare sempre in armonia e con sincera cooperazione da parte di tutti. Le famiglie, le comunità, le varie organizzazioni, le nazioni ed il mondo stesso sarebbero migliori se, come in un corpo sano e ben compaginato, ogni membro svolgesse con coscienza e altruismo il proprio compito, piccolo o grande che sia. Cari amici, apriamo il cuore a Cristo ed accogliamo con fiducia il suo Vangelo, preziosa regola di vita per coloro che sono alla ricerca del senso vero dell’esistenza umana. Domandiamo aiuto alla Vergine Maria perché, quale Madre premurosa, protegga ciascuno di voi, le vostre famiglie, il vostro lavoro e vegli sull’Italia nell’anno 2006 da poco iniziato. Con questi sentimenti, invoco su di voi e sui vostri cari l’abbondanza dei doni celesti, mentre di cuore imparto a tutti una speciale Benedizione Apostolica.

Ratzigirl
Sunday, January 15, 2006 1:02 PM
ANGELUS 15.01.2006
Cari fratelli e sorelle!

Con la scorsa Domenica, nella quale abbiamo celebrato il Battesimo del Signore, è iniziato il tempo ordinario dell’anno liturgico. La bellezza di questo tempo sta nel fatto che ci invita a vivere la nostra vita ordinaria come un itinerario di santità, e cioè di fede e di amicizia con Gesù, continuamente scoperto e riscoperto quale Maestro e Signore, Via, Verità e Vita dell’uomo. E’ quanto, nell’odierna liturgia, ci suggerisce il Vangelo di Giovanni, presentandoci il primo incontro tra Gesù e alcuni di quelli che diventeranno suoi apostoli. Costoro erano discepoli di Giovanni Battista, e fu proprio lui a indirizzarli a Gesù, quando, dopo il Battesimo nel Giordano, lo indicò come "l’Agnello di Dio" (Gv 1,36). Due dei suoi discepoli, allora, seguirono il Messia, il quale domandò loro: "Che cosa cercate?". I due gli domandarono: "Maestro, dove abiti?". E Gesù rispose: "Venite e vedrete", li invitò cioè a seguirlo e a stare un po’ con Lui. Essi rimasero così colpiti nelle poche ore trascorse con Gesù, che subito uno di loro, Andrea, ne parlò al fratello Simone dicendogli: "Abbiamo trovato il Messia". Ecco due parole singolarmente significative: "cercare", "trovare".

Possiamo estrarre dalla pagina evangelica odierna questi due verbi e ricavare un’indicazione fondamentale per il nuovo anno, che vogliamo sia un tempo in cui rinnovare il nostro cammino spirituale con Gesù, nella gioia di cercarlo e di trovarlo incessantemente. La gioia più vera, infatti, sta nel rapporto con Lui incontrato, seguito, conosciuto, amato, grazie ad una continua tensione della mente e del cuore. Essere discepolo di Cristo: questo basta al cristiano. L’amicizia col Maestro assicura all’anima pace profonda e serenità anche nei momenti bui e nelle prove più ardue. Quando la fede si imbatte in notti oscure, nelle quali non si "sente" e non si "vede" più la presenza di Dio, l’amicizia di Gesù garantisce che in realtà nulla può mai separarci dal suo amore (cfr Rm 8,39).

Cercare e trovare Cristo, sorgente inesauribile di verità e di vita: la parola di Dio ci invita a riprendere, all’inizio di un nuovo anno, questo cammino di fede mai concluso. "Maestro, dove abiti?", diciamo anche noi a Gesù ed Egli ci risponde: "Venite e vedrete". Per il credente è sempre un’incessante ricerca e una nuova scoperta, perché Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre, ma noi, il mondo, la storia, non siamo mai gli stessi, ed Egli ci viene incontro per donarci la sua comunione e la pienezza della vita. Chiediamo alla Vergine Maria di aiutarci a seguire Gesù, gustando ogni giorno la gioia di penetrare sempre più nel suo mistero.




DOPO L’ANGELUS

Si celebra oggi la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Le migrazioni costituiscono un fenomeno assai diffuso nel mondo attuale: sono un "segno dei tempi". Tale fenomeno si presenta molto variegato: la migrazione infatti può essere volontaria o forzata, legale o clandestina, per motivi di lavoro o di studio. Se, da una parte, si afferma il rispetto delle diversità etniche e culturali, dall’altra permangono difficoltà di accoglienza e di integrazione. La Chiesa invita a cogliere il positivo che questo segno dei tempi porta in sé, vincendo ogni forma di discriminazione, di ingiustizia e di disprezzo della persona umana, perché ogni uomo è immagine di Dio.

La Diocesi di Roma celebra oggi la Giornata della Scuola Cattolica. Saluto i dirigenti, gli insegnanti, i genitori e gli alunni qui convenuti, e li incoraggio a proseguire nell’impegno per un’educazione integrale, che si sforzi di unire la qualità dell’istruzione e la concezione cristiana dell’uomo e della società. Auspico che sia costante la collaborazione tra famiglia e scuola, come pure che il servizio assicurato dalle scuole cattoliche sia pienamente riconosciuto. Buon anno scolastico!
Ratzigirl
Monday, January 16, 2006 3:08 PM
UDIENZA AL RABBINO CAPO DI ROMA , 16.01.2006


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Illustre Rabbino Capo,
cari amici, Shalom!

«L’Eterno è la mia forza e il mio canto, a Lui devo la salvezza» (Esodo 15,2): così cantò Mosè con i figli d’Israele, quando il Signore salvò il suo popolo attraverso il mare. Allo stesso modo cantò Isaia: «Ecco, Dio è la mia salvezza, io confiderò e non temerò mai, perché mia forza e mio canto è il Signore; egli è stato la mia salvezza» (12,2). La vostra visita mi arreca grande gioia, e mi spinge a rinnovare con voi questo medesimo cantico di gratitudine per la salvezza ottenuta. Il popolo di Israele è stato liberato varie volte dalle mani dei nemici, e nei secoli dell’antisemitismo, nei momenti drammatici della Shoà, la mano dell’Onnipotente lo ha sorretto e guidato. Sempre la predilezione del Dio dell’Alleanza lo ha accompagnato, dandogli forza per superare le prove. Di questa amorevole attenzione divina può rendere testimonianza anche la vostra comunità ebraica, presente nella città di Roma da oltre duemila anni.

A voi è vicina la Chiesa cattolica e vi è amica. Sì, noi vi amiamo e non possiamo non amarvi, a causa dei Padri: per essi voi siete a noi carissimi e prediletti fratelli (cfr Rm 11,28b). Dopo il Concilio Vaticano II, è andata crescendo questa stima e reciproca fiducia. Si sono sviluppati contatti sempre più fraterni e cordiali, intensificatisi lungo il pontificato del venerato mio Predecessore Giovanni Paolo II.

In Cristo noi partecipiamo della vostra stessa eredità dei Padri, per servire l’Onnipotente «sotto uno stesso giogo» (Sof 3,9), innestati sull’unico tronco santo (cfr Is 6,13; Rm 11,16) del Popolo di Dio. Ciò rende noi cristiani consapevoli che, insieme con voi, abbiamo la responsabilità di cooperare al bene di tutti i popoli, nella giustizia e nella pace, nella verità e nella libertà, nella santità e nell’amore. Alla luce di questa comune missione non possiamo non denunciare e combattere con decisione l’odio e le incomprensioni, le ingiustizie e le violenze che continuano a seminare preoccupazioni nell’animo degli uomini e delle donne di buona volontà. In tale contesto, come non essere addolorati e preoccupati per le rinnovate manifestazioni di antisemitismo che talora si registrano?

Distinto Signor Rabbino Capo, da poco Le è stata affidata la guida spirituale della comunità ebraica romana; Ella ha assunto tale responsabilità ricco della sua esperienza di studioso e di medico, che ha condiviso gioie e sofferenze di tante gente. Formulo di cuore fervidi voti augurali per la sua missione e Le assicuro la stima e la cordiale amicizia mia e dei miei collaboratori. Sono, poi, tante le urgenze e le sfide, a Roma e nel mondo, che ci sollecitano ad unire le nostre mani e i nostri cuori in concrete iniziative di solidarietà, di tzedek (giustizia) e di tzedekah (carità). Insieme possiamo collaborare nel trasmettere la fiaccola del Decalogo e della speranza alle giovani generazioni.

L’Eterno vegli su di Lei e sull’intera comunità ebraica di Roma! In questa singolare circostanza faccio mia la preghiera di Papa Clemente I, invocando le benedizioni del Cielo su voi tutti: «Dona la concordia e la pace a tutti gli abitanti della terra, come le hai date ai nostri padri, quando t’invocavano piamente nella fede e nella verità» (Ai Corinzi 60,4). Shalom!


pepperlfan
Monday, January 16, 2006 10:10 PM
Insomma!
occi, durante le foto per la stampa, Di Segni non vi sembrava troppo alto rispetto al nostro papino?(anke se certamente nn lo faceva sfigurare: ci vuole ben altro, tse!)
Sihaya.b16247
Tuesday, January 17, 2006 3:54 PM
Re: Re: Omelia per la Festa del Battesimo del Signore, 8 gennaio 2006

Scritto da: Discipula 11/01/2006 14.15


Volete arrabbiarvi un po'? Leggete questi "illuminati" commenti
all'ultima (splendida) omelia di Papa Ratzi e indignatevi, come ho fatto io ...


liberoblog.libero.it/cronaca/bl2213.phtml





Eppure c'erano un'infinità di commenti di persone cattoliche e non che hanno risposto per le rime agli insulti (perchè non si può parlare di argomenti logici) degli anticlericali di ritorno.

PS-Notato anche il commento di RATZ!!!

[Modificato da Sihaya.b16247 17/01/2006 15.54]

Ratzigirl
Thursday, January 19, 2006 11:26 PM
Il testo integrale della catechesi del papa (18 gennaio 2006)


Se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà» (Mt 18,19). Questa solenne assicurazione di Gesù ai suoi discepoli sostiene anche la nostra preghiera. Ha inizio oggi la ormai tradizionale «Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani», appuntamento importante per riflettere sul dramma della divisione della comunità cristiana e domandare assieme a Gesù stesso «che tutti siano una cosa sola affinché il mondo creda» (Gv 17,21). Lo facciamo oggi anche noi qui, in sintonia con una grande moltitudine nel mondo. In effetti, la preghiera «per l’unione di tutti» coinvolge in forme, tempi e modi diversi cattolici, ortodossi e protestanti, accomunati dalla fede in Gesù Cristo, unico Signore e Salvatore.

La preghiera per l’unità fa parte di quel nucleo centrale che il Concilio Vaticano II chiama «l’anima di tutto il movimento ecumenico» (Unitatis redintegratio, 8), nucleo che comprende appunto le preghiere pubbliche e private, la conversione del cuore e la santità di vita. Questa visione ci riporta al centro del problema ecumenico che è l’obbedienza al Vangelo per fare la volontà di Dio con il suo aiuto necessario ed efficace. Il Concilio lo ha esplicitamente segnalato ai fedeli dichiarando: «Con quanta più stretta comunione essi saranno – saremo – uniti con il Padre, con il Verbo e con lo Spirito Santo, con tanta più intima e facile azione potranno accrescere le mutue relazioni fraterne» (ibid., 7).

Gli elementi che, nonostante la divisione permanente congiungono ancora i cristiani, sostengono la possibilità di elevare una preghiera comune a Dio. Questa comunione in Cristo sorregge tutto il movimento ecumenico e indica lo scopo stesso della ricerca dell’unità di tutti i cristiani nella Chiesa di Dio. Ciò distingue il movimento ecumenico da ogni altra iniziativa di dialogo e di rapporti con altre religioni e ideologie. Anche in questo era stato preciso l’insegnamento del decreto sull’ecumenismo del Concilio Vaticano II: «A questo movimento per l’unità, chiamato ecumenico, partecipano quelli che invocano la Trinità e professano la fede in Gesù Signore e Salvatore» (ibid., 1). Le preghiere comuni che si svolgono nel mondo intero particolarmente in questo periodo, oppure attorno alla Pentecoste, esprimono inoltre la volontà di comune impegno per il ristabilimento della piena comunione di tutti i cristiani. Queste preghiere comuni «sono senza dubbio un mezzo molto efficace per impetrare la grazia dell’unità» (ibid., 8). Con tale affermazione il Concilio Vaticano II interpreta in sostanza quanto dice Gesù ai suoi discepoli ai quali assicura che se due si accorderanno sulla terra per chiedere qualcosa al Padre che è nei cieli, egli la concederà «perché» dove due o tre sono riuniti nel suo nome egli è in mezzo a loro. Dopo la resurrezione egli assicura ancora che sarà sempre con loro «tutti i giorni fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). E’ la presenza di Gesù nella comunità dei discepoli e nella loro stessa preghiera, che ne garantisce l’efficacia. Tanto da promettere che «tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo» (Mt 18,18).

Ma non ci limitiamo ad impetrare. Possiamo anche ringraziare il Signore per la nuova situazione faticosamente creata dalle relazioni ecumeniche tra i cristiani nella ritrovata fraternità per i forti legami di solidarietà stabiliti, per la crescita della comunione e per le convergenze realizzate – certamente in modo diseguale – tra i vari dialoghi. Il futuro sta davanti a noi. Il Santo Padre Giovanni Paolo II di felice memoria – che tanto ha fatto e sofferto per la questione ecumenica – ci ha opportunamente insegnato che «riconoscere quanto Dio ha già concesso è la condizione che ci predispone a ricevere quei doni ancora indispensabili per condurre a compimento l’opera ecumenica dell’unità» (Ut unum sint, 41). Pertanto, fratelli e sorelle, continuiamo a pregare perché siamo consci che la santa causa del ristabilimento dell’unità dei cristiani supera le nostre povere forze umane e che l’unità in definitiva è dono di Dio.


L'annuncio della pubblicazione dell'Enciclica

"Il 25 di gennaio sarà finalmente anche pubblicata la mia prima enciclica il cui titolo gia' conoscete, 'Deus caritas est', Dio è amore, non è immediatamente un tema ecumenico, ma il grande quadro, il sottofondo del tema ecumenico sì, perchè l'amore di Dio e l'amore nostro è la condizione della vita dei cristiani, è la condizione della pace nel mondo. In questa enciclica vorrei mostrare questo concetto di amore nelle sue diverse dimensioni. Nella ideologia che si conosce oggi, l'amore appare molto lontano da quanto pensa un cristiano circa la vera carità cristiana, ma vorrei dimostrare che si tratta di un unico movimento con diverse dimensioni. C'è l'eros; questo dono dell'amore tra uomo e donna viene dalla stessa fonte della bontà del Creatore, è con quella possibilità di un amore che rinuncia a sé in favore dell'altro, che eros si trasforma in agape nella misura nella quale i due si amano realmente e uno finalmente non cerca più se stesso, la sua gioia e le sue delizie, ma cerca soprattutto il bene dell'altro. E così questo eros si trasforma in carità in un cammino di purificazione, di approfondimento. Si apre poi con la famiglia propria, si apre alla più grande famiglia della società, alla famiglia della chiesa, alla famiglia del mondo. E cerco anche di dimostrare che l'atto personalissimo dell'amore che ci viene da Dio è un unico atto di amore che deve esprimersi anche come atto ecclesiale, anche organizzativo. Se è realmente vero che la chiesa è espressione dell'amore di Dio, che Dio ha per la sua creatura umana deve essere anche vero che l'atto fondamentale della chiesa unisce la chiesa, ci dà la speranza della vita eterna e che la presenza di Dio nel mondo genera un atto ecclesiale e cioe' che la chiesa anche come chiesa, anche come comunita', anche come organismo istituzionale deve amare. E la cosidetta Caritas non è una pura organizzazione come ci sono altre organizzazione anche filosofiche, ma necessaria espressione dell'atto piu' profondo dell'amore personale che Dio ha creato nel nostro cuore e che è riflesso di quell'atto che Dio è e ci rende immagine di Dio. Allora finchè questo era pronto, tradotto ecc. E' passato tempo. Adesso finalmente mi sembra essere anche un gesto della provvidenza che proprio nel giorno che preghiamo per l'unita' dei cristiani il testo sarà pronto''.
Ratzigirl
Thursday, January 19, 2006 11:29 PM
Ultim'ora: Il Nunzio Apostolico conferma la visita di Benedetto XVI in Spagna


MADRID, giovedì, 19 gennaio 2006


Il Nunzio Apostolico in Spagna, l’Arcivescovo Manuel Monteiro de Castro, ha confermato con un comunicato stampa distribuito questo giovedì che è in programma la visita di Benedetto XVI a Valencia in occasione dell’Incontro Mondiale delle Famiglie.

Il comunicato, che mette fine ad alcuni dubbi sollevati su una possibile mancata partecipazione del Papa, non offre tuttavia dettagli sul viaggio pastorale poiché “come ormai da abitudine della Santa Sede, la notizia ufficiale sarà resa pubblica nel momento in cui verrà stabilito con sicurezza il programma esatto della visita”.

In base a quanto reso noto da AVAN, organo d’informazione della diocesi di Valencia, il Papa dovrebbe presiedere gli avvenimenti principali del V Incontro Mondiale delle Famiglie che si terrà dal 1° al 19 luglio di quest’anno.
Ratzigirl
Friday, January 20, 2006 6:07 PM
Benedetto XVI traccia l’identikit del sacerdote di cui ha oggi bisogno la Chiesa


Ricevendo i seminaristi e i sacerdoti del Collegio Capranica di Roma

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 20 gennaio 2006

Amore per la verità, annuncio di Cristo, dedizione nei confronti di chi soffre: sono questi alcuni dei tratti fondamentali dell’identikit del sacerdote tracciato questo venerdì da Benedetto XVI.

Lo hanno ascoltato sacerdoti, seminaristi e diaconi di vari Paesi del mondo che frequentano il Collegio Capranica, seminario della diocesi di Roma fondato nel 1547 in cui hanno studiato Papi come Benedetto XV e Pio XII.

“Per rispondere alle attese della società moderna, per cooperare alla vasta azione evangelizzatrice che coinvolge tutti i cristiani – ha detto il Papa –, c’è bisogno di sacerdoti preparati e coraggiosi che, senza ambizioni e timori, ma convinti della Verità evangelica, si preoccupino anzitutto di annunciare Cristo e, in suo nome, siano pronti a chinarsi sulle sofferenze umane, facendo sperimentare il conforto dell’amore di Dio e il calore della famiglia ecclesiale a tutti, specialmente ai poveri e a quanti versano in difficoltà”.

Ciò comporta, ha spiegato il Vescovo di Roma, “insieme ad una maturazione umana e a un’adesione diligente alla verità rivelata, che il Magistero della Chiesa fedelmente propone, un serio impegno nella santificazione personale e nell'esercizio delle virtù, specialmente dell'umiltà e della carità; occorre pure alimentare la comunione con le varie componenti del Popolo di Dio, perché cresca in ciascuno la consapevolezza di essere parte dell’unico Corpo di Cristo, membra gli uni degli altri”.

Perché tutto ciò possa realizzarsi, il Pontefice ha invitato i seminaristi e i sacerdoti “a mantenere lo sguardo fisso su Cristo, autore e perfezionatore della fede”.

“Quanto più, infatti, resterete in comunione con Lui, tanto più sarete in grado di seguirne fedelmente le orme, così che, ‘nella carità, che è il vincolo della perfezione’ (Col 3,14), maturi il vostro amore per il Signore, sotto la guida dello Spirito Santo”, ha detto agli studenti.

Ratzigirl
Friday, January 20, 2006 6:21 PM
Aggiornamento sul viaggio in Spagna nel luglio 2006
MADRID CONFERMA: VISITERA' LA SPAGNA 8 E 9 LUGLIO
Miguel Angel Moratinos incontra il Nunzio per definire dettagli


Benedetto XVI visiterà la Spagna l'8 e il 9 luglio. In particolare, Papa Ratzinger parteciperà al Forum Mondiale delle Famiglie a Valencia il 9 luglio. Lo ha annunciato il ministro per gli affari esteri spagnolo, Miguel Angel Moratinos.

Il ministro ha incontrato il Nunzio in Spagna, monsignor Manuel Monteiro, per discutere dei dettagli della visita del pontefice. Lo rende noto un comunicato dello stesso ministro. Moratinos visiterà Roma a febbraio per discutere le relazioni fra il Vaticano e il governo socialista spagnolo e per "preparare un calendario delle visite istituzionali fra i due Paesi".

I rapporti tra Vaticano e Spagna si sono incrinati in seguito alla decisione del governo spagnolo di Zapatero di legalizzare i matrimony gay e di alleggerire le procedure per il divorzio.

Benedetto XVI sceglie così la Spagna come secondo viaggio all'estero nel nuovo anno. A maggio, invece, il primo viaggio del Papa del 2006. Dal 25 al 28 il pontefice dovrebbe visitare Varsavia, Cracovia, Auschwitz, Czestochowa e Wadowice, anche se si attende una conferma ufficiale dal Vaticano.
Ratzigirl
Sunday, January 22, 2006 2:09 AM
PAPA/ CORDOGLIO PER VITTIME DISASTRO AEREO IN SLOVACCHIA
"Appresa notizia sciagura aerea avvenuta nei pressi di Kosice nella quale hanno tragicamente perso la vita Reverendo Monsignor Michal Stang et numerosi soldati ak rientro missione di pace in Kosovo, il Sommo Pontefice partecipando at dolore che colpisce così duramente codesta nazione esprime affettuosa vicinanza at codesto ordinariato at familiari et colleghi vittime grave incidente et mentre le affida at materna intercessione Vergine Maria assicura per loro anime fervide preghiere di suffragio". Così si legge in un telegramma di cordoglio per le vittime del disastro aereo, avvenuto nei pressi di Kosice, in Ungheria, nel quale hanno perso la vita il Cappellano Militare e numerosi soldati dell'Esercito Slovacco al rientro dalla Missione di pace in Kosovo, inviato da Benedetto XVI all'Ordinario Militare di Slovacchia, monsignor Frantisek Rábek, tramite il Cardinale Angelo Sodano della Segretario di Stato.

"Con tali sentimenti Sua Santità invoca celeste conforto et cristiana speranza per quanti hanno subito così sofferta prova et invia - conclude il telegramma - speciale benedizione apostolica estensibile at quanti partecipano rito esequiale".
Ratzigirl
Sunday, January 22, 2006 6:50 PM
DOMANI IL PAPA TORNA A PARLARE DELL'ENCICLICA AL CONVEGNO 'COR UNUM'


Oltre 200 partecipanti,interverranno Cordes, Cavani e Wolfensohn

Città del Vaticano, 22 gen.


Un convegno sul tema della carità promosso dal Cor Unum, il dicastero vaticano incaricato di gestire le opere di carità del Papa, sarà l'occasione per Papa Ratzinger per parlare, ancora una volta, della sua prima Enciclica, intitolata "Dio è amore" la cui pubblicazione è attesa per mercoledì 25 gennaio. Proprio il 'Cor Unum' ha giocato un ruolo di primo piano nella stesura della seconda parte dell'Enciclica: cioè quella parte dedicata all'amore caritatevole.

Il titolo del Convegno - che vedrà coinvolti domani e martedì oltre 200 convegnisti, cardinali, vescovi, ambasciatori, responsabili di istituzioni internazionali, nella Nuova Aula del Sinodo - prende spunto dalla lettera di San Paolo ai Corinzi: "ma di tutte più grande è la carità".

A fare da cornice all'intervento di Papa Ratzinger ci saranno lezioni, interviste, testimonianze di vita da ogni parte del mondo. L'apertura del lavori, domani mattina alle 9.00, è affidata all'arcivescovo Paul Josef Cordes, presidente del 'Cor Unum' e uno dei tre relatori che mercoledì avrà il compito di presentare l'Enciclica del Papa alla stampa. Durante la mattina, interverranno anche James Wolfensohn, presidente della Banca Mondiale dal 1995 al 2005, Denis Vie'not, presidente di Caritas Internationalis; l'arcivescovo di Dublino, monsignor Diarmuid Martin.

A mezzogiorno, prenderà la parola Papa Benedetto XVI. Sarà per lui un'occasione per parlare ancora una volta dell'Amore divino, della carità, temi centrali della sua prima Enciclica. Già mercoledì scorso, durante l'udienza generale del mercoledì, il Papa era intervenuto a braccio facendo una breve presentazione del contenuto dell'Enciclica. Anche questa mattina, durante l'Angelus domenicale, ha voluto richiamare l'importanza dell'Amore divino e della sua prima Lettera.

Il convegno proseguirà con l'intervento del direttore della Sala Stampa Vaticana, Joaquin Navarro-Valls, che presenterà sei testimonianze su "esperienze di carità". I lavori riprenderanno martedì con un'intervista a Liliana Cavani, che avrà modo di parlare dell'Enciclcia del Papa, oltre che di illustrare come una regista laica sente il richiamo della carità nella rappresentazione dell'amore nelle opere cinematografiche. II cardinale Francis George, arcivescovo di Chicago, conclude con una lezione teologica sulla Carità. Il Convegno Internazionale terminerà alle ore 17.00 di martedì 24 gennaio, con una solenne messa a San Pietro, presieduta dal cardinale Roger Etchegaray, vice-decano del Collegio dei Cardinali, presidente emerito del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace e del Pontificio Consiglio 'Cor Unum'.

[Modificato da Ratzigirl 22/01/2006 18.50]

@Nessuna@
Sunday, January 22, 2006 8:03 PM
Benedetto XVI chiede di superare con il dialogo la grave crisi in Costa d’Avorio


CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 22 gennaio 2006 (ZENIT.org).- Questa domenica, al termine di una settimana di gravi tensioni in Costa d’Avorio, Benedetto XVI ha fatto appello alla promozione del dialogo per giungere alla riconciliazione e alla pace in questa nazione africana.

Dopo la preghiera dell’Angelus, il Pontefice ha confessato che “fra le tante preoccupazioni per la situazione internazionale, il mio pensiero ritorna oggi all’Africa ed in particolare alla Costa d’Avorio, ove persistono gravi tensioni fra le varie componenti sociali e politiche del Paese”.

“A tutti rivolgo un invito a proseguire nel dialogo costruttivo, in vista della riconciliazione e della pace”, ha affermato.

“Affido queste intenzioni all’intercessione della Vergine Santa, tanto amata dal popolo ivoriano”, ha poi concluso.

L’appello del Papa è risuonato quest’oggi dopo che nell’ultima settimana si sono verificati quattro giorni di disordini sulle strade di Abidjan, la capitale economica della Costa d'Avorio, promossi dai “Giovani patrioti”, simpatizzanti estremisti del Presidente Laurent Gbagbo, che si oppone alla riduzione del suo potere in applicazione del piano di pace.

La situazione in Costa d'Avorio è precipitata soprattutto dopo che il Gruppo di Lavoro Internazionale, incaricato di seguire l'evoluzione del processo di pacificazione tra le fazioni opposte, ha deciso di non prolungare il mandato scaduto a dicembre dell'Assemblea nazionale, che è composta in maggioranza dai partigiani di Gbagbo.

Durante i disordini sono stati presi di mira con pietre e bombe incendiarie, basi, veicoli e personale dei Caschi Blu dell’ONU e delle truppe francesi – la Costa d’Avorio si è dichiarata indipendente dalla Francia il 7 agosto 1960 –. Diverse persone hanno trovato la morte in questi disordini.

Nel frattempo, quasi 7.000 Caschi Blu e circa 4.000 soldati francesi sono impegnati nel tentativo di mantenere la pace nel maggiore produttore mondiale di cacao, che si è spaccato a partire dal settembre 2002 in seguito ad una guerra civile scoppiata fra il Sud governativo e il Nord controllato dai ribelli.

I mediatori internazioni – fra i quali ci sono anche l’ONU e l’Unione africana – hanno chiesto ai capi dei ribelli e del Governo di applicare l’accordo di pace, che stabilisce il disarmo, la riunificazione e le elezioni ad ottobre.
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Monday, January 23, 2006 7:47 PM
“Aclisti” dall’Italia e dall’estero da papa Benedetto XVI il 27 gennaio




Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani (ACLI) saranno ricevute in udienza da Papa Benedetto XVI, venerdì 27 gennaio, alle ore 12, nella Sala Clementina in Vaticano. All’udienza, concessa dal pontefice con riferimento alle celebrazioni del sessantesimo anniversario dalla fondazione delle Acli, parteciperanno circa 250 dirigenti “aclisti” provenienti da tutta Italia e dalle sedi diffuse all’estero. La delegazione sarà guidata dal presidente nazionale delle Acli Luigi Bobba.

Già lo scorso 1° maggio, nel corso del suo primo Regina Coeli in Piazza San Pietro, Benedetto XVI ebbe modo di salutare “gli amici delle Acli”, intervenuti allora in migliaia per la ricorrenza dei 60 anni dell’Associazione, in coincidenza con il cinquantesimo anniversario della memoria liturgica di San Giuseppe Lavoratore. In quell’occasione, citando l’Enciclica “Laborem exercens” di Giovanni Paolo II, il pontefice espresse la “necessità di testimoniare il Vangelo del Lavoro”, con l’auspicio che «non manchi il lavoro specialmente per i giovani, e che le condizioni lavorative siano sempre più rispettose della dignità della persona umana».

Venerdì, a testimonianza simbolica dell’impegno delle Acli per la formazione dei giovani e l’inserimento al lavoro, la delegazione aclista porterà in omaggio al Santo Padre due doni realizzati da alcuni allievi delle scuole professionali dell’Enaip, l’Ente Nazionale delle Acli per l’Istruzione Professionale. Si tratta di un dipinto che riproduce il quadro “La Vergine Annunziata” di Simone Martini, realizzato da un’allieva del Centro di formazione Enaip di Barletta per il restauro dei beni culturali; quindi una scacchiera in vetro con pedine in alluminio, realizzata dagli allievi tornitori del Centro di formazione Enaip di Cittadella, in provincia di Padova.
Ratzigirl
Tuesday, January 24, 2006 12:51 AM
Udienza per il pontificio consiglio «cor unum»


L'enciclica: «Dio è amore» per «riportare
la parola Amore al suo spendore originario»


L'escursione cosmica, in cui Dante nella sua " Divina Commedia " vuole coinvolgere il lettore, finisce davanti alla Luce perenne che è Dio stesso, davanti a quella Luce che al contempo è "l'amor che move il sole e l'altre stelle" (Par. XXXIII, v. 145). Luce e amore sono una sola cosa. Sono la primordiale potenza creatrice che muove l'universo. Se queste parole del poeta lasciano trasparire il pensiero di Aristotele, che vedeva nell'eros la potenza che muove il mondo, lo sguardo di Dante tuttavia scorge una cosa totalmente nuova ed inimmaginabile per il filosofo greco. Non soltanto che la Luce eterna si presenta in tre cerchi ai quali egli si rivolge con quei densi versi che conosciamo: "O luce etterna che sola in te sidi, / sola t'intendi, e da te intelletta / e intendente te ami a arridi!" (Par., XXXIII, vv. 124-126). In realtà, ancora più sconvolgente di questa rivelazione di Dio come cerchio trinitario di conoscenza e amore è la percezione di un volto umano – il volto di Gesù Cristo – che a Dante appare nel cerchio centrale della Luce. Dio, Luce infinita il cui mistero incommensurabile il filosofo greco aveva intuito, questo Dio ha un volto umano e – possiamo aggiungere – un cuore umano. In questa visione di Dante si mostra, da una parte, la continuità tra la fede cristiana in Dio e la ricerca sviluppata dalla ragione e dal mondo delle religioni; al contempo, però, appare anche la novità che supera ogni ricerca umana – la novità che solo Dio stesso poteva rivelarci: la novità di un amore che ha spinto Dio ad assumere un volto umano, anzi ad assumere carne e sangue, l'intero essere umano. L'eros di Dio non è soltanto una forza cosmica primordiale; è amore che ha creato l'uomo e si china verso di lui, come si è chinato il buon Samaritano verso l'uomo ferito e derubato, giacente al margine della strada che scendeva da Gerusalemme a Gerico.

La parola "amore" oggi è così sciupata, così consumata e abusata che quasi si teme di lasciarla affiorare sulle proprie labbra. Eppure è una parola primordiale, espressione della realtà primordiale; noi non possiamo semplicemente abbandonarla, ma dobbiamo riprenderla, purificarla e riportarla al suo splendore originario, perché possa illuminare la nostra vita e portarla sulla retta via. È stata questa consapevolezza che mi ha indotto a scegliere l'amore come tema della mia prima Enciclica. Volevo tentare di esprimere per il nostro tempo e per la nostra esistenza qualcosa di quello che Dante nella sua visione ha ricapitolato in modo audace. Egli narra di una "vista" che "s'avvalorava" mentre egli guardava e lo mutava interiormente (cfr Par., XXXIII, vv. 112-114). Si tratta proprio di questo: che la fede diventi una visione-comprensione che ci trasforma. Era mio desiderio di dare risalto alla centralità della fede in Dio – in quel Dio che ha assunto un volto umano e un cuore umano. La fede non è una teoria che si può far propria o anche accantonare. È una cosa molto concreta: è il criterio che decide del nostro stile di vita. In un'epoca nella quale l'ostilità e l'avidità sono diventate superpotenze, un'epoca nella quale assistiamo all'abuso della religione fino all'apoteosi dell'odio, la sola razionalità neutra non è in grado di proteggerci. Abbiamo bisogno del Dio vivente, che ci ha amati fino alla morte.

Così, in questa Enciclica, i temi "Dio", "Cristo" e "Amore" sono fusi insieme come guida centrale della fede cristiana. Volevo mostrare l'umanità della fede, di cui fa parte l'eros – il "sì" dell'uomo alla sua corporeità creata da Dio, un "sì" che nel matrimonio indissolubile tra uomo e donna trova la sua forma radicata nella creazione. E lì avviene anche che l'eros si trasforma in agape – che l'amore per l'altro non cerca più se stesso, ma diventa preoccupazione per l'altro, disposizione al sacrificio per lui e apertura anche al dono di una nuova vita umana. L'agape cristiana, l'amore per il prossimo nella sequela di Cristo non è qualcosa di estraneo, posto accanto o addirittura contro l'eros; anzi, nel sacrificio che Cristo ha fatto di sé per l'uomo ha trovato una nuova dimensione che, nella storia della dedizione caritatevole dei cristiani ai poveri e ai sofferenti, si è sviluppata sempre di più.

Una prima lettura dell'Enciclica potrebbe forse suscitare l'impressione che essa si spezzi in due parti tra loro poco collegate: una prima parte teorica, che parla dell'essenza dell'amore, e una seconda che tratta della carità ecclesiale, delle organizzazioni caritative. A me però interessava proprio l'unità dei due temi che, solo se visti come un'unica cosa, sono compresi bene. Dapprima occorreva trattare dell'essenza dell'amore come si presenta a noi nella luce della testimonianza biblica. Partendo dall'immagine cristiana di Dio, bisognava mostrare come l'uomo è creato per amare e come questo amore, che inizialmente appare soprattutto come eros tra uomo e donna, deve poi interiormente trasformarsi in agape, in dono di sé all'altro – e ciò proprio per rispondere alla vera natura dell'eros. Su questa base si doveva poi chiarire che l'essenza dell'amore di Dio e del prossimo descritto nella Bibbia è il centro dell'esistenza cristiana, è il frutto della fede. Successivamente, però, in una seconda parte bisognava evidenziare che l'atto totalmente personale dell'agape non può mai restare una cosa solamente individuale, ma che deve invece diventare anche un atto essenziale della Chiesa come comunità: abbisogna cioè anche della forma istituzionale che s'esprime nell'agire comunitario della Chiesa. L'organizzazione ecclesiale della carità non è una forma di assistenza sociale che s'aggiunge casualmente alla realtà della Chiesa, un'iniziativa che si potrebbe lasciare anche ad altri. Essa fa parte invece della natura della Chiesa. Come al Logos divino corrisponde l'annuncio umano, la parola della fede, così all'Agape, che è Dio, deve corrispondere l'agape della Chiesa, la sua attività caritativa. Questa attività, oltre al primo significato molto concreto dell'aiutare il prossimo, possiede essenzialmente anche quello del comunicare agli altri l'amore di Dio, che noi stessi abbiamo ricevuto. Essa deve rendere in qualche modo visibile il Dio vivente. Dio e Cristo nell'organizzazione caritativa non devono essere parole estranee; esse in realtà indicano la fonte originaria della carità ecclesiale. La forza della Caritas dipende dalla forza della fede di tutti i membri e collaboratori.

Lo spettacolo dell'uomo sofferente tocca il nostro cuore. Ma l'impegno caritativo ha un senso che va ben oltre la semplice filantropia. È Dio stesso che ci spinge nel nostro intimo ad alleviare la miseria. Così, in definitiva, è Lui stesso che noi portiamo nel mondo sofferente. Quanto più consapevolmente e chiaramente lo portiamo come dono, tanto più efficacemente il nostro amore cambierà il mondo e risveglierà la speranza – una speranza che va al di là della morte.


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Tuesday, January 24, 2006 12:47 PM
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA 40a GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI , 24.01.2006
I media: rete di comunicazione, comunione e cooperazione

Cari Fratelli e Sorelle,

1. Sulla scia del quarantesimo anniversario della conclusione del Concilio Ecumenico Vaticano Secondo, mi è caro ricordare il Decreto sui Mezzi di Comunicazione Sociale, Inter Mirifica, che ha riconosciuto soprattutto il potere dei media nell’influenzare l’intera società umana. La necessità di utilizzare al meglio tale potenzialità, a vantaggio dell’intera umanità, mi ha spinto, in questo mio primo messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, a riflettere sul concetto dei media come rete in grado di facilitare la comunicazione, la comunione e la cooperazione.

San Paolo, nella sua lettera agli Efesini, descrive accuratamente la nostra umana vocazione a "partecipare della natura divina" (Dei Verbum, 21): attraverso Cristo possiamo presentarci al Padre in un solo Spirito; così non siamo più stranieri e ospiti, ma concittadini dei santi e familiari di Dio, diventando tempio santo e dimora di Dio (cfr. Ef. 2,18-22). Questo sublime ritratto di una vita di comunione coinvolge ogni aspetto della nostra vita come cristiani. L’invito ad accogliere con autenticità l’autocomunicazione di Dio in Cristo significa in realtà una chiamata a riconoscere la Sua forza dinamica dentro di noi, che da noi desidera espandersi agli altri, affinché questo amore diventi realmente la misura dominante del mondo (cf. Omelia per la Giornata Mondiale della Gioventù, Colonia, 21 agosto 2005).

2. I progressi tecnologici nel campo dei media hanno vinto il tempo e lo spazio, permettendo la comunicazione istantanea e diretta tra le persone, anche quando sono divise da enormi distanze. Questo sviluppo implica un potenziale enorme per servire il bene comune e "costituisce un patrimonio da salvaguardare e promuovere" (Il Rapido Sviluppo, 10). Ma, come sappiamo bene, il nostro mondo è lontano dall’essere perfetto. Ogni giorno verifichiamo che l’immediatezza della comunicazione non necessariamente si traduce nella costruzione di collaborazione e comunione all’interno della società.

Illuminare le coscienze degli individui e aiutarli a sviluppare il proprio pensiero non è mai un impegno neutrale. La comunicazione autentica esige coraggio e risolutezza. Esige la determinazione di quanti operano nei media per non indebolirsi sotto il peso di tanta informazione e per non adeguarsi a verità parziali o provvisorie. Esige piuttosto la ricerca e la diffusione di quello che è il senso e il fondamento ultimo dell’esistenza umana, personale e sociale (cf. Fides et Ratio, 5). In questo modo i media possono contribuire costruttivamente alla diffusione di tutto quanto è buono e vero.

3. L’appello ai media di oggi ad essere responsabili, ad essere protagonisti della verità e promotori della pace che da essa deriva, comporta grandi sfide. Anche se i diversi strumenti della comunicazione sociale facilitano lo scambio di informazioni e idee, contribuendo alla comprensione reciproca tra i diversi gruppi, allo stesso tempo possono essere contaminati dall’ambiguità. I mezzi della comunicazione sociale sono una "grande tavola rotonda" per il dialogo dell’umanità, ma alcune tendenze al loro interno possono generare una monocultura che offusca il genio creativo, ridimensiona la sottigliezza del pensiero complesso e svaluta la peculiarità delle pratiche culturali e l’individualità del credo religioso. Queste degenerazioni si verificano quando l’industria dei media diventa fine a se stessa, rivolta unicamente al guadagno, perdendo di vista il senso di responsabilità nel servizio al bene comune.

Pertanto, occorre sempre garantire un’accurata cronaca degli eventi, un’esauriente spiegazione degli argomenti di interesse pubblico, un’onesta presentazione dei diversi punti di vista. La necessità di sostenere ed incoraggiare la vita matrimoniale e familiare è di particolare importanza, proprio perché si fa riferimento al fondamento di ogni cultura e società (cf. Apostolicam Actuositatem, 11). In collaborazione con i genitori, i mezzi della comunicazione sociale e le industrie dello spettacolo possono essere di sostegno nella difficile ma altamente soddisfacente vocazione di educare i bambini, presentando modelli edificanti di vita e di amore umano (cf. Inter Mirifica, 11). Come ci sentiamo scoraggiati e avviliti tutti noi quando si verifica il contrario! Il nostro cuore non soffre soprattutto quando i giovani vengono soggiogati da espressioni di amore degradanti o false, che ridicolizzano la dignità donata da Dio a ogni persona umana e minacciano gli interessi della famiglia?

4. Per incoraggiare sia una presenza costruttiva che una percezione positiva dei media nella società, desidero sottolineare l’importanza dei tre punti, individuati dal mio venerabile predecessore Papa Giovanni Paolo II, indispensabili per un servizio finalizzato al bene comune: formazione, partecipazione e dialogo (cf. Il Rapido Sviluppo, 11).

La formazione ad un uso responsabile e critico dei media aiuta le persone a servirsene in maniera intelligente e appropriata. L’impatto incisivo che i media elettronici in particolare esercitano nel generare un nuovo vocabolario e immagini, che introducono così facilmente nella società, non sono da sottovalutare. Proprio perché i media contemporanei configurano la cultura popolare, essi devono vincere qualsiasi tentazione di manipolare, soprattutto i giovani, cercando invece di educare e servire. In tal modo, i media potranno garantire la realizzazione di una società civile degna della persona umana, piuttosto che il suo disgregamento.

La partecipazione ai media nasce dalla loro stessa natura, come bene destinato a tutte le genti. In quanto servizio pubblico, la comunicazione sociale esige uno spirito di cooperazione e corresponsabilità, con una scrupolosa attenzione all’uso delle risorse pubbliche e all’adempimento delle cariche pubbliche (cf. Etica nelle Comunicazioni Sociali, 20), compreso il ricorso a norme di regolazione e ad altri provvedimenti o strutture designate a tal scopo.

Infine, i media devono approfittare e servirsi delle grandi opportunità che derivano loro dalla promozione del dialogo, dallo scambio di cultura, dall’espressione di solidarietà e dai vincoli di pace. In tal modo essi diventano risorse incisive e apprezzate per costruire una civiltà dell’amore, aspirazione di tutti i popoli.

Sono certo che seri sforzi per promuovere questi tre punti aiuteranno i media a svilupparsi come rete di comunicazione, comunione e cooperazione, aiutando uomini, donne e bambini a diventare più consapevoli della dignità della persona umana, più responsabili e più aperti agli altri, soprattutto ai membri della società più bisognosi e più deboli (cf. Redemptor Hominis, 15; Etica nelle Comunicazioni Sociali, 4).

Concludendo, voglio ricordare le incoraggianti parole di San Paolo: Cristo è nostra pace. Colui che ha fatto dei due un popolo solo (cf. Ef. 2,14). Abbattiamo il muro di ostilità che ci divide e costruiamo la comunione dell’amore, secondo i progetti del Creatore, svelati attraverso Suo Figlio!

Ratzigirl
Thursday, January 26, 2006 12:44 AM
L’UDIENZA GENERALE del 25.01.2006
CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle!

1. Si conclude oggi la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, durante la quale abbiamo riflettuto sulla necessità di invocare costantemente dal Signore il grande dono della piena unità tra tutti i discepoli di Cristo. La preghiera, infatti, contribuisce in modo sostanziale a rendere più sincero e ricco di frutti il comune impegno ecumenico delle Chiese e Comunità ecclesiali.

In questo nostro incontro vogliamo riprendere la meditazione sul Salmo 143, che la Liturgia dei Vespri ci propone in due tempi distinti (cfr vv. 1-8 e vv. 9-15). La tonalità è sempre quella innica e ad entrare in scena è, anche in questo secondo movimento del Salmo, la figura dell’«Unto», cioè il «Consacrato» per eccellenza, Gesù, che attira tutti a sé per fare di tutti "una cosa sola" (cfr Gv 17,11.21). Non per nulla la scena che dominerà il canto sarà segnata dalla prosperità e dalla pace, i tipici simboli dell’era messianica.

2. Per questo il canto è definito «nuovo», termine che nel linguaggio biblico non evoca tanto la novità esteriore delle parole quanto la pienezza ultima che suggella la speranza (cfr v. 9). Si canta, quindi, la meta della storia in cui finalmente tacerà la voce del male, che è descritta dal Salmista nella «menzogna» e nel «falso giuramento», espressioni destinate a indicare l’idolatria (cfr v. 11).

Ma a questo aspetto negativo subentra, con uno spazio ben maggiore, la dimensione positiva, quella del nuovo mondo gioioso che sta per affermarsi. È questo il vero shalom, ossia la «pace» messianica, un orizzonte luminoso che è articolato in una successione di quadretti di vita sociale: essi possono diventare anche per noi un auspicio per la nascita di una società più giusta.

3. Ecco innanzitutto la famiglia (cfr v. 12), che si basa sulla vitalità della generazione. I figli, speranza del futuro, sono comparati ad alberi vigorosi; le figlie sono raffigurate come colonne solide che reggono l’edificio della casa, simili a quelle di un tempio. Dalla famiglia si passa alla vita economica, alla campagna coi suoi frutti conservati nei depositi agrari, con le distese dei greggi che pascolano, con gli animali da lavoro che procedono nei campi fertili (cfr vv. 13-14a).

Lo sguardo passa poi alla città, cioè all’intera comunità civile che finalmente gode il dono prezioso della pace e della quiete pubblica. Infatti, cessano per sempre le «brecce» che gli invasori aprono nelle mura urbane durante gli assalti; finiscono le «incursioni», che comportano depredazioni e deportazioni e, infine, non si leva più il «gemito» dei disperati, dei feriti, delle vittime, degli orfani, triste retaggio delle guerre (cfr v. 14b).

4. Questo ritratto di un mondo diverso, ma possibile, è affidato all’opera del Messia ed anche a quella del suo popolo. Tutti insieme, sotto la guida del Messia Cristo, dobbiamo lavorare per questo progetto di armonia e di pace, cessando l’azione distruttrice dell’odio, della violenza, della guerra. Bisogna, però, fare una scelta schierandosi dalla parte del Dio dell’amore e della giustizia.

È per questo che il Salmo si conclude con le parole: «Beato il popolo il cui Dio è il Signore». Dio è il bene dei beni, la condizione di tutti gli altri beni. Solo un popolo che conosce Dio e difende i valori spirituali e morali, può realmente andare verso una pace profonda e divenire anche una forza della pace per il mondo, per gli altri popoli. E può quindi intonare con il Salmista il «canto nuovo», pieno di fiducia e di speranza. Il richiamo spontaneo è al Patto nuovo, alla novità stessa che è Cristo e il suo Vangelo.

È ciò che ci ricorda sant’Agostino. Leggendo questo Salmo, egli interpreta anche la parola: «Suonerò per te sull'arpa a dieci corde». L'arpa a dieci corde è per lui la legge compendiata nei dieci comandamenti. Ma di queste dieci corde, di questi dieci comandamenti, dobbiamo trovare la giusta chiave. E solo se queste dieci corde dei dieci comandamenti - così dice Sant’Agostino - sono fatte vibrare dalla carità del cuore, risuonano bene. La carità è la pienezza della legge. Chi vive i comandamenti come dimensioni dell’unica carità, canta realmente il «canto nuovo». La carità che ci unisce ai sentimenti di Cristo è il vero «canto nuovo» dell’«uomo nuovo», capace di creare anche un «mondo nuovo». Questo Salmo ci invita a cantare «sull’arpa a dieci corde» con un nuovo cuore, a cantare con i sentimenti di Cristo, a vivere i dieci comandamenti nella dimensione dell’amore, a contribuire così alla pace e all’armonia del mondo
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Thursday, January 26, 2006 7:29 PM
PAPA RICEVE PRESIDENTE KACZYNSKI CHE LO INVITA IN POLONIA

Udienza privata da Ratzinger,poi preghiera alla tomba di Wojtyla


Città del Vaticano, 26 gen.


Il nuovo presidente polacco, Lech Kaczynski, ha scelto il Vaticano come primo viaggio ufficiale da capo di Stato all'estero. E' stato ricevuto questa mattina in udienza privata da Benedetto XVI e gli ha rinnovato "l'invito a visitare la Polonia". Il Papa ha risposto con un cenno del capo. Il viaggio di Papa Ratzinger nella terra di Wojtyla si terrà dal 25 al 28 maggio - anche se si attende la conferma ufficiale del Vaticano.

Il Pontefice ha accolto il presidente polacco "molto cordialmente", prendendolo anche sotto braccio. Alla presenza dell'interprete, il colloquio privato nella Biblioteca è durato 27 minuti. Poi il presidente ha presentato al Papa la moglie, la signora Maria e il seguito, composto dall'Ambasciatore polacco presso la Santa Sede, dal Capo della Cancelleria del Presidente, dal Segretario di Stato e dal Cappellano del presidente, monsignor Roman Indrzejczyk. "Che bello che il presidente abbia un cappellano personale", ha detto il Papa rivolgendosi al prelato.

Infine, lo scambio dei doni. Il presidente Kaczynski ha regalato al pontefice un libro in spagnolo di poesie di San Giovanni della Croce. Benedetto XVI ha ricambiato consegnando le monete del pontificato.

Al termine dell'udienza privata, la delegazione polacca è stata prima ricevuta dal cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato, per poi recarsi sulla tomba di Giovanni Paolo II, dove si è soffermata in preghiera per rendere omaggio al Papa polacco.

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Friday, January 27, 2006 7:40 PM
UDIENZA AI DIRIGENTI DELLE ASSOCIAZIONI CRISTIANE LAVORATORI ITALIANI (A.C.L.I.)
Venerdì 27 Gennaio 2006



Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato,
cari Membri delle ACLI!

Ci incontriamo quest’oggi in occasione del sessantesimo anniversario della fondazione delle Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani. Saluto il Presidente Luigi Bobba, ringraziandolo cordialmente per le cortesi parole rivoltemi che mi hanno veramente toccato; saluto gli altri dirigenti e ciascuno di voi. Un saluto speciale porgo ai Vescovi e ai sacerdoti che vi accompagnano e si preoccupano della vostra formazione spirituale. La nascita del vostro sodalizio si deve all’intuizione lungimirante del Papa Pio XII, di venerata memoria, che volle dare corpo a una visibile e incisiva presenza dei cattolici italiani nel mondo del lavoro, avvalendosi della preziosa collaborazione dell’allora Sostituto della Segreteria di Stato, Giovanni Battista Montini. Dieci anni più tardi, il 1° maggio 1955, lo stesso Pontefice avrebbe istituito la festa di san Giuseppe artigiano, per indicare a tutti i lavoratori del mondo la strada della personale santificazione attraverso il lavoro, e restituire così alla fatica quotidiana la prospettiva di un’autentica umanizzazione. Anche oggi la questione del lavoro, al centro di cambiamenti rapidi e complessi, non cessa di interpellare la coscienza umana, ed esige che non si perda di vista il principio di fondo che deve orientare ogni scelta concreta: il bene cioè di ogni essere umano e dell’intera società.

All’interno di questa basilare fedeltà al progetto originario di Dio, vorrei ora brevemente rileggere con voi e per voi le tre ‘consegne’ o ‘fedeltà’, che storicamente vi siete impegnati ad incarnare nella vostra multiforme attività. La prima fedeltà che le ACLI sono chiamate a vivere è la fedeltà ai lavoratori. E’ la persona "il metro della dignità del lavoro" (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 271). Per questo il Magistero ha sempre richiamato la dimensione umana dell’attività lavorativa riconducendola alla sua vera finalità, senza dimenticare che il coronamento dell’insegnamento biblico sul lavoro è il comandamento del riposo. Esigere dunque che la domenica non venga omologata a tutti gli altri giorni della settimana è una scelta di civiltà.

Dal primato della valenza etica del lavoro umano, derivano ulteriori priorità: quella dell’uomo sullo stesso lavoro (cfr Laborem exercens, 12), del lavoro sul capitale (ibidem), della destinazione universale dei beni sul diritto alla proprietà privata (ivi, 14): insomma la priorità dell’essere sull’avere (ivi, 20). Questa gerarchia di priorità mostra con chiarezza come l’ambito del lavoro rientri a pieno titolo nella questione antropologica. Emerge oggi, su questo versante, un nuovo e inedito risvolto della questione sociale connesso alla tutela della vita. Viviamo un tempo in cui la scienza e la tecnica offrono possibilità straordinarie per migliorare l’esistenza di tutti. Ma un uso distorto di questo potere può provocare gravi e irreparabili minacce per il destino della vita stessa. Va, pertanto, ribadito l’insegnamento dell’amato Giovanni Paolo II, che ci ha invitati a vedere nella vita la nuova frontiera della questione sociale (cfr. Enc. Evangelium vitae, 20). La tutela della vita dal concepimento al suo termine naturale, e ovunque questa sia minacciata, offesa o calpestata, è il primo dovere in cui si esprime un’autentica etica della responsabilità, che si estende coerentemente a tutte le altre forme di povertà, di ingiustizia e di esclusione.

La seconda consegna a cui vorrei sollecitarvi è - conformemente allo spirito dei vostri padri fondatori - la fedeltà alla democrazia, che sola può garantire l’uguaglianza e i diritti per tutti. Si dà infatti una sorta di reciproca dipendenza tra democrazia e giustizia, che spinge tutti a impegnarsi in modo responsabile perché venga salvaguardato il diritto di ciascuno, specie se debole o emarginato. La giustizia è il banco di prova di un’autentica democrazia. Ciò posto, non va dimenticato che la ricerca della verità costituisce al contempo la condizione di possibilità di una democrazia reale e non apparente: "Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia" (Centesimus annus, 46). Di qui l’invito a lavorare perché cresca il consenso attorno a un quadro di riferimenti condivisi. Diversamente l’appello alla democrazia rischia di essere una mera formalità procedurale, che perpetua le differenze ed esaspera le problematiche.

La terza consegna è la fedeltà alla Chiesa. Solo un’adesione cordiale ed appassionata al cammino ecclesiale garantirà quella necessaria identità che sa farsi presente in ogni ambito della società e del mondo, senza perdere il sapore e il profumo del Vangelo. Non a caso le parole che Giovanni Paolo II vi ha rivolto il 1° maggio 1995 - "Solo il Vangelo fa nuove le ACLI" - segnano ancora oggi la via maestra per la vostra associazione, in quanto vi incoraggiano a porre al centro della vita associativa la Parola di Dio e a considerare l’evangelizzazione parte integrante della vostra missione. La presenza poi dei sacerdoti, quali accompagnatori della vita spirituale, vi aiuta a valorizzare il rapporto con la Chiesa locale e a rafforzare l’impegno ecumenico e di dialogo interreligioso. Da laici e lavoratori cristiani associati, curate sempre la formazione dei vostri soci e dirigenti, nella prospettiva del peculiare servizio a cui siete chiamati. Come testimoni del Vangelo e tessitori di legami fraterni, siate coraggiosamente presenti negli ambiti cruciali della vita sociale.

Cari amici, il filo conduttore della celebrazione dei vostri 60 anni è stato quello di reinterpretare queste storiche ‘fedeltà’ valorizzando la quarta consegna con cui il venerato Giovanni Paolo II vi ha esortato ad "allargare i confini della vostra azione sociale" (Discorso alle ACLI, 27 aprile 2002). Tale impegno per il futuro dell’umanità sia sempre animato dalla speranza cristiana. Così anche voi, quali testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo, contribuirete ad imprimere nuovo dinamismo alla grande tradizione delle Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani, e potrete cooperare, sotto l’azione dello Spirito Santo, a rinnovare la faccia della terra. Iddio vi accompagni e la Vergine Santa protegga voi, le vostre famiglie e ogni vostra iniziativa. Con affetto vi benedico, assicurando uno speciale ricordo nella mia preghiera.


Ratzigirl
Friday, January 27, 2006 11:41 PM
PAPA IL 2 FEBBRAIO FESTA DELLA CANDELORA, MESSA A SAN PIETRO

Benedizione candele e processione per Giornata Vita Consacrata

Il 2 febbraio, X Giornata Mondiale della Vita Consacrata, Benedetto XVI presiederà una solenne messa per gli Istituti di Vita Consacrata nella basilica vaticana. La messa, con inizio alle 17,30, sarà preceduta dalla benedizione delle candele e dalla processione.

Papa Ratzinger prosegue dunque una tradizione cara a Giovanni Paolo II che, ogni anno fino a che la salute glielo ha consentito, era solito celebrare la messa per la speciale occasione della Festa della Candelora.

Tutti i fedeli che desiderano offrire un cero particolare, possono deporlo entro le 17 presso l'Altare della Confessione.

ratzi.lella
Saturday, January 28, 2006 12:56 PM
Papa: fissata data viaggio Turchia
Molto probabile il 30 novembre prossimo

(ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 28 GEN - La data del progettato viaggio del Papa in Turchia 'e' stata gia' fissata, con l'accordo del governo'. Lo si apprende da fonte molto autorevole in Vaticano. Un viaggio in Turchia per incontrare il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo era stato ipotizzato nel 2005, ma era stato poi cancellato perche' l'invito al Papa dal patriarcato non era stato confermato dal governo turco che ora ha sciolto le riserve: la data probabile sembra essere il 30 novembre 2006.
Ratzigirl
Saturday, January 28, 2006 7:02 PM
IL PAPA RICEVE IL PRESIDENTE GRECO PAPOULIAS, VISITA CORDIALE

A 'tu per tu' per 15 minuti, colloquio in tedesco

Città del Vaticano, 28 gen.




Papa Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina il presidente greco, Karolos Papoulias, nella sua prima visita di Stato in Vaticano. Un'udienza definita cordiale da chi ha avuto modo di partecipare all'incontro. Il Papa, particolarmente sorridente, ha accolto il Capo di Stato greco nella Sala del Tronetto, andando incontro al suo ospite. I due si sono salutati in tedesco, visto che Papoulias conosce perfettamente oltre che l'inglese e l'italiano, anche il tedesco. "Santità, grazie per avermi ricevuto", ha detto il presidente greco. Il Papa ha risposto "Danke".

Poi i due si sono recati nella Biblioteca privata, per il colloquio privato che è durato circa 15 minuti. Al termine, la delegazione greca - tutti ortodossi - composta da 20 persone, ha avuto modo di salutare personalmente il pontefice. A partire dalla moglie del Capo di Stato, la signora Mey Panou, che indossava un tailleur nero e un velo di pizzo nero. Al termine dei saluti, il presidente greco ha donato al Papa un piatto in argento con la scritta "Così Gesù mette l'acqua nel catino e versandola lava i piedi dei suoi discepoli". Benedetto XVI ha ricambiato con le medaglie del pontificato, per gli uomini, e con i rosari, per le signore.

Infine, una foto di gruppo prima di lasciare l'appartamento papale e scendere alla seconda loggia per l'incontro con il cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato. L'udienza di Papoulias dal Papa è successiva all'incontro con il Capo di Stato italiano, Carlo Azeglio Ciampi, una visita dai francescani ad Assisi, e una tappa a Venezia.

pepperlfan
Sunday, January 29, 2006 8:34 PM
In ritardo ma...

finalmente i sabotatori vaticani hanno aggiornato il sito ufficiale vaticano!!! ho letto un articolo su famiglia cristiana che l'osservatore romano ha messo a disposizione delle belle foto. adesso sto cercando il sito per verificare
Ratzigirl
Sunday, January 29, 2006 11:39 PM
A GIUGNO MEGA-RADUNO A S. PIETRO CON MOVIMENTI ECCLESIALI
Evento mondiale il 3 giugno, attesi oltre 300mila fedeli




Sarà il primo - e forse l'unico - mega-raduno con Papa Ratzinger a san Pietro per il 2006. Benedetto XVI incontrerà tutti i movimenti ecclesiali sparsi nel mondo, il sabato di Pentecoste, 3 giugno. E' quanto apprende Apcom da accreditate fonti. Si tratterà di un'occasione eccezionale che richiamerà nella piazza vaticana oltre 300mila membri dei diversi movimenti. Sarà il primo incontro mondiale di questo genere con il nuovo Papa.

A san Pietro giungeranno, tra gli altri, rappresentanti di Comunione e Liberazione, del Cammino Neocatecumenale, dei Focolarini, dell'Azione Cattolica. "Sorpresi da Cristo": questo il titolo della giornata-incontro tra i movimenti e Benedetto XVI.

Giovanni Paolo II concesse un'udienza simile il 30 maggio del 1998, sempre il sabato di Pentecoste. All'evento parteciparono oltre 50 tra movimenti e nuove comunità, tra cui membri di Comunione e Liberazione, dell'Azione Cattolica, dei Neocatecumenali, di Rinnovamento nello Spirito, dei Focolari, degli Scalabriniani. L'occasione fu il Congresso mondiale dei movimenti ecclesiali, organizzato dal Pontificio Consiglio per i Laici a Roma, dal 27 al 29 maggio 1998. Quel giorno, il 30 maggio, Don Giussani (fondatore Cl), Chiara Lubich (fondatrice Focolari), Kiko Arguello (fondatore Neocatecumenali), pronunciarono la propria testimonianza alla presenza di Papa Wojtyla.

"I movimenti rappresentano uno dei frutti più significativi di quella primavera della Chiesa già preannunciata dal Concilio Vaticano II", aveva scandito Giovanni Paolo II nel suo messaggio ai movimenti che parteciparono al Congresso.

Ratzigirl
Monday, January 30, 2006 7:11 PM
PAPA RICEVE IL GOVERNATORE DELLA TURINGIA: "VERRA' DA NOI IL PROSSIMO ANNO"

Quest'anno non è possibile inserire una tappa da noi

- Il presidente della Turingia, Dieter Althaus, ricevuto questa mattina in Vaticano da Papa Ratzinger, ha invitato Benedetto XVI a visitare la regione centrale della Germania. "Il pontefice ha risposto positivamente. Penso - ha detto al termine dell'udienza privata Althaus - che sia davvero deciso a venire; forse il prossimo anno. Quest'anno non è possibile inserire una tappa in più nel viaggio che farà in Germania a settembre - ha aggiunto - poiché è già tutto prestabilito".

L'incontro privato fra il governatore del Land tedesco e Papa Ratzinger è durato circa 25 minuti. Il pontefice si è voluto informare sull'alto tasso di disoccupazione che colpisce l'area, sull'educazione cattolica nelle scuole e sul cammino ecumenico. Althaus ha riferito di aver visto "preoccupato" Benedetto XVI per il processo di scristianizzazione e si secolarizzazione in atto. Il presidente della regione di Turingia ha donato a Benedetto XVI una immagine di una Madonna dolorosa conservata nella cattedrale di Erfurt
Ratzigirl
Thursday, February 02, 2006 7:26 PM
Gli impegni papali per il mese di febbraio
AGENDA FITTA PER FEBBRAIO TRA UDIENZE E CELEBRAZIONI


E' fitta l'agenda di Benedetto XVI per il mese di febbraio.


Domenica 5 febbraio, Giornata per la Vita, Benedetto XVI visiterà invece la parrocchia di Sant'Anna in Vaticano, riprendendo così una tradizione di Giovanni Paolo II che visitò l'unica parrocchia all'interno del piccolo Stato della Città del Vaticano all'inizio del suo pontificato, il 10 dicembre 1978. Qui il Papa tedesco celebrerà la messa alle ore 10, prima di incontrare i fedeli e i religiosi di Sant'Agostino a cui la piccola parrocchia è affidata. A seguire, a mezzogiorno, il consueto Angelus domenicale dallo studio del Palazzo Apostolico.

Il 9 febbraio, Papa Ratzinger riceverà in udienza privata la signora Laura Bush, che guiderà la delegazione ufficiale degli Stati Uniti ai Giochi Olimpici invernali di Torino. Il giorno successivo, il 10 febbraio, Benedetto XVI incontrerà i partecipanti alla Plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede, in udienza privata nella Sala Clementina.

L'11 febbraio, Giornata Mondiale del Malato, Benedetto XVI incontrerà e benedirà i malati e i pellegrini giunti a san Pietro per assistere alla solenne celebrazione presieduta dal cardinale Camillo Ruini. Il 25 febbraio, invece, il pontefice inconterà i seminaristi del Seminario Romano Maggiore, nella Festa della Madonna della Fiducia, patrona dell'Istituto. Infine, il 27 febbraio, Benedetto XVI riceverà in udienza il Governatore del Canada, la signora Michaelle Jean e i membri dell'Accademia per la Vita.
Ratzigirl
Saturday, February 04, 2006 6:43 PM
Telegrammi Papali
"SONO VICINO A VITTIME INCIDENTE STADIO 'ULTRA'"

Il Papa "profondamente addolorato" dalla notizia del "terribile incidente" avvenuto ieri nello stadio "Ultra" di Pasig, nelle Filippine, ha espresso il proprio cordoglio al vescovo filippino della città, monsignor Francisco San Diego.

Benedetto XVI ha inviato un telegramma a firma del cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato, in cui assicura preghiere per le famiglie delle vittime e per tutti coloro che sono rimasti feriti nell'incidente.

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Telegramma di cordoglio per tragedia in Mar Rosso

Benedetto XVI assicura "vicinanza spirituale" alla popolazione egiziana e alle famiglie delle vittime della tragedia avvenuta ieri nel Mar Rosso, dove una nave è andata a picco provocando oltre mille morti. In un telegramma inviato a firma del cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato, al cardinale Stéphanos II Ghattas, Patriarca di Alessandria dei Copti, Papa Ratzinger ringrazia "tutte le persone che si sono adoperate per il soccorso ai passeggeri" della nave e invita alla solidarietà.





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