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+PetaloNero+
Wednesday, August 13, 2008 3:11 PM
Annunciate in modo chiaro e umile Gesù che accoglie tutti con le braccia aperte: così il Papa al Congresso Americano Missionario


Il Papa ha inviato un messaggio al terzo Congresso Americano Missionario che si è aperto ieri a Quito, in Ecuador, sul tema "La Chiesa in discepolato missionario". Al termine dell'importante incontro, domenica prossima 17 agosto, verrà lanciata la "Grande Missione Continentale" decisa a conclusione della Conferenza degli episcopati dell'America Latina e dei Caraibi ad Aparecida. Ecco il testo integrale del messaggio del Papa:

Il III Congresso Americano Missionario, che si celebra a Quito, è un’ineguagliabile occasione che lo Spirito Santo offre per approfondire l’importante esperienza costituita dalla celebrazione della V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi, nonché il programma di evangelizzazione che ne è scaturito, e rappresenta un ulteriore passo nello slancio dell’ardore missionario in America.

In queste giornate che hanno per motto “America con Cristo: ascolta, apprendi e annuncia”, il Signore occuperà il centro dei vostri momenti di preghiera e delle sessioni di studio, riflessione e dialogo. Egli, il vero Maestro, vi illuminerà affinché, accogliendo nei vostri cuori il suo messaggio di amore e redenzione, andiate e portiate frutti di santità abbondanti e duraturi (Gv 15,16).
Desidero salutare con profondo affetto e stima Vostra Eminenza, come anche l’Arcivescovo di Quito, Mons. Raúl Eduardo Vega Chiriboga, quanti con cura hanno preparato questo incontro continentale e i Signori Cardinali, Vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e laici che vi prendono parte. “A voi che santificati in Cristo Gesù, siete stati chiamati ad essere popolo di Dio in unione a tutti coloro che in ogni luogo invocano il nome di Gesù Cristo, Signore nostro e loro: grazia e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo” (1 Cor 1,2-3).

Il mio Inviato Speciale, il Cardinale Nicolás de Jesús López Rodríguez, Arcivescovo di Santo Domingo, vi trasmetterà in queste intense giornate la mia vicinanza spirituale e la mia gioia sapendovi uniti negli stessi sentimenti e pensieri tesi al rinnovamento delle comunità ecclesiali d’America mediante la conversione al Signore Gesù, il cui alimento è stato sempre quello di compiere la volontà di Dio, suo Padre (cf. Gv 4,32-34; Eb 10,5-10). A questo Congresso, come a un “Cenacolo” continentale, giunge la forza potente dello Spirito Santo che, con i suoi doni e carismi, continua a spingere la Chiesa ad annunciare la Buona Novella della salvezza ad ogni persona, in particolare a coloro che non conoscono il Cristo o forse lo hanno dimenticato, e a recare tale annuncio fino agli estremi confini della terra.

Il Congresso sarà anche il contesto dell’inizio solenne di una “Missione continentale”, nella quale mediante l’armonizzazione di sforzi pastorali ed iniziative di evangelizzazione le diverse Chiese particolari in America Latina e Caraibi intensificheranno la loro opera, affinché il Signore sia sempre più conosciuto, amato, seguito e lodato in quelle terre benedette. Egli ha vinto il peccato e la morte, ci concede quotidianamente il suo perdono, ci insegna a perdonare e ci chiama a vivere una vita lontana dall’egoismo che ci rende schiavi e ricolma di quell’amore che ci eleva e ci rende degni. Il momento attuale è un’occasione provvidenziale affinché con semplicità, purezza di cuore e fedeltà ci poniamo nuovamente all’ascolto di Cristo, il quale ci ricorda che non siamo servi, ma suoi amici. Egli ci istruisce a rimanere nel suo amore senza conformarci ai dettami di questo mondo. Non restiamo sordi alla sua Parola. Impariamo da Lui. Imitiamo il suo stile di vita. Siamo seminatori della sua Parola. (cf Mc 3,15; Gv 8, 33-36; 15,1-8; 17, 14-17). In questo modo, con tutta la nostra vita, con la gioia di saperci amati da Gesù, che possiamo chiamare nostro fratello, saremo validi strumenti affinché Egli possa continuare ad attrarre tutti con la misericordia che germoglia dalla sua Croce.

Cari fratelli e sorelle, con mansuetudine e fortezza, con la carità che lo Spirito Santo ha sparso nel nostro intimo, vi incoraggio a condividere con altri questo tesoro, poiché non vi è ricchezza più grande del godere dell’amicizia di Cristo e del camminare al suo fianco. Vale la pena dedicare a questo grande compito le nostre migliori energie, sapendo che la grazia divina ci precede, sostiene e accompagna nel compimento della missione. Possiate dunque trovare nella preghiera perseverante, nella meditazione fervente della parola di Dio, nell’obbedienza al Magistero della Chiesa, nella degna celebrazione dei Sacramenti e nella testimonianza della carità fraterna la forza necessaria per identificarvi con i sentimenti di Cristo ed essere così suoi discepoli con coerenza e generosità, proclamando con l’esempio personale che Cristo è il Figlio di Dio, il Redentore dell’uomo, la solida roccia sulla quale cementare la nostra esistenza.

Possiate bere dell’acqua vivificante che sgorga dal costato del Salvatore e saziare con la sua freschezza cristallina tutti coloro che hanno sete di giustizia, pace e verità; coloro che sono oppressi dalla chiusura del peccato o sono immersi nell’oscurità della violenza. Possiate sentire la consolazione di Cristo e offrire il balsamo del suo amore ai tribolati, a quanti sono oppressi dal dolore o sono stati feriti dalla freddezza dell’indifferentismo o dalla piaga della corruzione. Queste sfide esigono il superamento dell’individualismo e dell’isolamento e richiedono un rafforzamento del senso dell’appartenenza ecclesiale e della collaborazione leale con i Pastori, al fine di formare comunità cristiane oranti, concordi, fraterne e missionarie.

Il servizio più importante che possiamo offrire ai nostri fratelli è l’annuncio chiaro e umile di Gesù Cristo, che è venuto in questo mondo affinché noi avessimo la vita e l’avessimo in abbondanza (cf Gv 10,10). Da noi, pertanto, che senza alcun merito da parte nostra siamo suoi discepoli, si attende “una testimonianza davvero credibile di santità e impegno. Se desideriamo e offriamo tale testimonianza di santità non viviamo meno, ma meglio, poiché quando Dio chiede di più è perché sta offrendo molto di più” (Documento Conclusivo della V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi, n. 352).

Davanti alle difficoltà di un ambiente a volte ostile, davanti alla scarsezza di risultati immediati e spettacolari o di fronte all’insufficienza di mezzi umani, vi invito a non lasciarvi vincere dalla paura o abbattere dallo scoraggiamento e a non farvi trascinare dall’inerzia. Ricordate le parole di Gesù, il Buon Pastore: «Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!». (Gv 16,33).

In questa circostanza, ho desiderato offrire a ognuno dei Presidenti delle Conferenze Episcopali di America Latina e dei Caraibi un trittico in cui appare il Cristo in gloria nell’atto di accogliere tutti con le braccia aperte. Egli ci precede nel cammino della vita e ci aiuterà ad aspirare alla santità, in modo che si risvegli in ogni battezzato il missionario che è dentro di lui e si vinca la titubanza o la mediocrità che spesso ci assale.

Nella Santissima Vergine Maria, Nostra Signora di Guadalupe, potremo sempre trovare il modello della dedizione perfetta al suo divin Figlio. Come fece a Cana di Galilea, Ella continua ad esortarci a fare ciò che il Signore ci dice (cf Gv 2,5). Al suo fianco, e nella fiducia che il suo tenero amore non ci abbandona, desideriamo formarci ogni giorno alla scuola di Gesù e ascoltare nuovamente dalle sue labbra: «Andate ed ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28,19). Mentre invoco la Sua materna protezione, impartisco ai partecipanti a questo Congresso l’implorata Benedizione Apostolica, che volentieri estendo a tutti i figli e le figlie dell’America.

Vaticano, 12 agosto 2008
Benedictus PP XVI






Annunciate in modo chiaro e umile Gesù che vince ingiustizie, violenze, corruzione e indifferenza: così il Papa al Congresso Americano Missionario


Annunciare il Vangelo “a tutti coloro che hanno sete di giustizia, pace e verità e che sono oppressi dalla chiusura del peccato o sono immersi nell'oscurità della violenza”. E’ l'esortazione del Papa contenuta nel messaggio inviato al terzo Congresso Americano Missionario che si è aperto ieri a Quito, in Ecuador, sul tema “La Chiesa in discepolato missionario”. Al termine dell'importante incontro, domenica prossima 17 agosto, verrà lanciata la “Grande Missione Continentale” decisa a conclusione della Conferenza degli episcopati dell'America Latina e dei Caraibi ad Aparecida. Il servizio di Benedetta Capelli:

Un “Cenacolo” continentale, “un ulteriore passo nello slancio dell’ardore missionario in America”, così il Papa definisce nel suo messaggio il III Congresso Americano Missionario, iniziato ieri a Quito, sul motto “America con Cristo: ascolta, apprendi e annuncia”. Nell’esprimere la sua “vicinanza spirituale” ai partecipanti all’incontro, Benedetto XVI ricorda “la forza potente dello Spirito Santo che, con i suoi doni e carismi, continua a spingere la Chiesa ad annunciare la Buona Novella della salvezza ad ogni persona”, soprattutto, sottolinea il Santo Padre, “a coloro che non conoscono il Cristo o forse lo hanno dimenticato”.


Perché “il Signore sia sempre più conosciuto, amato, seguito e lodato in quelle terre benedette”, il Papa ricorda l’importanza della “Missione continentale”, che sarà lanciata domenica prossima, nella quale “le diverse Chiese particolari in America Latina e Caraibi intensificheranno la loro opera”, armonizzando “gli sforzi pastorali” e “le iniziative di evangelizzazione”. Benedetto XVI parla del momento attuale come di “un’occasione provvidenziale” per porci nuovamente all’ascolto di Cristo”, “nostro fratello”, che “ci ricorda che non siamo servi, ma suoi amici”. “Egli – aggiunge il Papa- ci istruisce a rimanere nel suo amore senza conformarci ai dettami di questo mondo”. Da qui l’invito a non restare sordi alla sua Parola.


L’esortazione è dunque di imparare da Lui, imitare “il suo stile di vita” e soprattutto “condividere con altri questo tesoro, poiché non vi è ricchezza più grande del godere dell’amicizia di Cristo e del camminare al suo fianco”. “Nella preghiera perseverante, nella meditazione fervente della Parola di Dio, nell’obbedienza al Magistero della Chiesa, nella degna celebrazione dei Sacramenti e nella testimonianza della carità fraterna”, scrive il Papa, si può trovare “la forza necessaria” per identificarci con Cristo, attraverso l’esempio personale si può mostrare che Lui è “la solida roccia sulla quale cementare la nostra esistenza”.


In Cristo - ha affermato - c’è la risposta per coloro che “hanno sete di giustizia, pace e verità”, per coloro che “sono oppressi dalla chiusura del peccato o sono immersi nell’oscurità della violenza”. “Il balsamo dell’amore” di Cristo è consolazione per i “tribolati”, per quanti “sono oppressi dal dolore o sono stati feriti dalla freddezza dell’indifferentismo o dalla piaga della corruzione”. Tutte sfide, sottolinea Benedetto XVI, che “esigono il superamento dell’individualismo e dell’isolamento” e richiedono “un rafforzamento del senso dell’appartenenza ecclesiale e della collaborazione leale con i Pastori, al fine di formare comunità cristiane oranti, concordi, fraterne e missionarie”. E’ l’annuncio “chiaro e umile” il servizio più importante che si può offrire ai fratelli; “da noi – aggiunge – si attende una testimonianza davvero credibile di santità e impegno”.


In conclusione il Santo Padre invita a non “lasciarsi vincere dalla paura”, dallo “scoraggiamento” e “dall’inerzia” di fronte “a un ambiente a volte ostile”, alla “scarsità di risultati” e “all’insufficienza di mezzi umani”. A tutti i presidenti delle Conferenze Episcopali di America Latina e dei Caraibi, il Papa ha donato un trittico che rappresenta il Cristo in gloria nell’atto di accogliere tutti con le braccia aperte. “Egli – sottolinea Benedetto XVI - ci precede nel cammino della vita”, rappresenta un aiuto sulla via della santità, per risvegliare in ogni battezzato il missionario che è dentro di sè, vincendo “la titubanza o la mediocrità” che spesso assale l’uomo. Infine il Papa ha invocato la protezione di Nostra Signora di Guadalaupe, “modello della dedizione perfetta al suo divin Figlio”.


www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Wednesday, August 13, 2008 3:30 PM
PAPA: DOPO 30 ANNI UDIENZA GENERALE A CASTELGANDOLFO

Alcune centinaia di fedeli hanno accolto con applausi e manifestazioni di affetto Benedetto XVI quando si e' affacciato dal balcone sul cortile della residenza di Castelgandolfo dove, riprendendo una consuetudine che era stata abbandonata oltre 30 anni fa da Giovanni Paolo II all'inizio del suo pontificato, il Papa tiene questa mattina l'Udienza Generale. Papa Ratzinger aveva sospeso le Udienze Generali un mese fa, in occasione del viaggio in Australia. (AGI) - CdV, 12 agosto -


Paparatzifan
Wednesday, August 13, 2008 10:04 PM
Re:

+PetaloNero+, 13/08/2008 15.30:

PAPA: DOPO 30 ANNI UDIENZA GENERALE A CASTELGANDOLFO

Alcune centinaia di fedeli hanno accolto con applausi e manifestazioni di affetto Benedetto XVI quando si e' affacciato dal balcone sul cortile della residenza di Castelgandolfo dove, riprendendo una consuetudine che era stata abbandonata oltre 30 anni fa da Giovanni Paolo II all'inizio del suo pontificato, il Papa tiene questa mattina l'Udienza Generale. Papa Ratzinger aveva sospeso le Udienze Generali un mese fa, in occasione del viaggio in Australia. (AGI) - CdV, 12 agosto -





Non è vero! Ratzi ha già tenuto delle udienze generali a Castelgandolfo. Ricordo quella dove parlava della morte del priore di Taizé, Roger Schutz.

+PetaloNero+
Thursday, August 14, 2008 1:29 AM
ADESSO CHE CI PENSO HAI PROPRIO RAGIONE, RICORDO ANCHE IO... MA STRANO CHE TUTTE LE AGENZIE DI STAMPA E I VARI GIORNALI ABBIANO RIPORTATO QUESTA NOTIZIA...
+PetaloNero+
Thursday, August 14, 2008 2:59 PM
RINUNCE E NOMINE



EREZIONE DELLA DIOCESI DI KAYANGA (TANZANIA) E NOMINA DEL PRIMO VESCOVO

Il Santo Padre Benedetto XVI ha eretto la Diocesi di Kayanga (Tanzania), con territorio dismembrato dalla Diocesi di Rulenge, che cambierà il nome in Rulenge-Ngara, rendendola suffraganea della Sede Metropolitana di Mwanza.

Il Papa ha nominato primo Vescovo di Kayanga, il Rev. Mons. Almachius Vincent Rweyongeza, Vicario Generale della Diocesi di Bukoba.

Rev.mo Mons. Almachius Vincent Rweyongeza

Il Rev. Mons. Almachius Vincent Rweyongeza, è nato nel villaggio di Bushagara-Kamachumu, Parrocchia di Rutabo, nella Diocesi di Bukoba, il 1° gennaio 1956. Ha svolto gli studi primari nella scuola della Missione di Rutabo e nel Rutabo Preparatory Seminary fino al 1970. Dal 1971 al 1974, ha frequentato i corsi secondari presso il Rubya Junior Seminary. Ha seguito poi i corsi filosofici nel Seminario Maggiore di Ntungamo (1975-1976), mentre quelli teologici li ha frequentati nel Seminario Maggiore di Kipalapala (1977-1981). È stato ordinato sacerdote il 6 dicembre 1981 e incardinato nella Diocesi di Bukoba.

Dopo l’ordinazione ha ricoperto i seguenti uffici: 1982-1983: Vicario parrocchiale in una parrocchia di Bukoba;1984-1985: Parroco a Mungana, Diocesi di Bukoba; 1985-1986: Docente nel Seminario Maggiore di Segerea; 1986-1988: Studi a Roma, presso la Pontificia Università Urbaniana, per la Licenza in Teologia Biblica; 1989-1999: Docente di S. Scrittura presso il Seminario Maggiore di Ntungamo, e contemporaneamente Vice-Rettore del medesimo Seminario. Dal 1999 è Vicario Generale della Diocesi di Bukoba.

Dati Statistici

La nuova Diocesi di Kayanga (nom. lat. Kayangan /us/), è situata interamente nell’estremità nord-occidentale del Paese, limitata dal confine ugandese a Nord; dal fiume Kagera, che segna il confine con la Repubblica del Rwanda, ad occidente; dai distretti di Biharamulo, Chato e Ngara, che costituirebbero il territorio della Diocesi di Rulenge-Ngara, a Sud e, ad Est, dai distretti di Bukoba e Misyeni. La nuova Diocesi comprende il Distretto civile di Karagwe e di Kyerwa (da erigere in un prossimo futuro). È suffraganea dell’Arcidiocesi di Mwanza.

Dati statistici della nuova Diocesi e della Diocesi-Madre prima e dopo la divisione:


RULENGE

prima della divisione
KAYANGA
RULENGE

dopo la divisione

Superficie
20.720 kmq
7.716 kmq
13.004 kmq

Popolazione
1.205.452
438.093
767.359

Cattolici
624.054
280.000
344.054

Parrocchie
26
11
15

Sacerdoti Diocesani
71
25
46

Sacerdoti Religiosi
2
-
2

Fratelli Religiosi
209
-
4

Religiose
209
45
164

Seminaristi
33
14
19


La Cattedrale della nuova Diocesi è ancora in costruzione.



NOMINA DEL VESCOVO DI N’ZÉRÉKORÉ (GUINEA)

Il Santo Padre ha nominato Vescovo della Diocesi di N’Zérékoré (Guinea) il Rev. Raphaël Balla Guilavogui, del clero di N’Zérékoré, attualmente dottorando in Teologia Biblica alla Pontificia Università Urbaniana.

Rev. Raphaël Balla Guilavogui

Il Rev. Raphaël Balla Guilavogui è nato il 26 settembre 1964 a Woleme, in un villaggio della Diocesi di N’Zérékoré. Ha compiuto le scuole elementari nel proprio villaggio. Successivamente è entrato nel Seminario medio "Saint Eugène de Samoé". Ha compiuto gli studi filosofici e teologici nel Seminario maggiore St. Augustin di Bamako, e nel Seminario maggiore di Koumi, in Burkina Faso. E’ stato ordinato sacerdote il 14 novembre 1993, nella Cattedrale di N’Zérékoré.

Dopo l’ordinazione ha svolto le seguenti mansioni: 1993-1997: Vice-Parroco di Koulouma;1997-2001: Vice-Parroco di Macenta; 2001-2003: Studi di Licenza in Teologia Biblica presso l’Università Cattolica dell’Africa Occidentale [U.C.A.O.]; Studi per la laurea in Teologia Biblica presso la Pontificia Università Urbaniana.
+PetaloNero+
Thursday, August 14, 2008 3:00 PM
DISCORSO DEL SANTO PADRE ALLA DELEGAZIONE DELLA "BAYERISCHER RUNDFUNK"

Ieri, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto la Delegazione della "Bayerischer Rundfunk" ed ha loro rivolto il discorso che pubblichiamo di seguito:


DISCORSO DEL SANTO PADRE

Verehrter lieber Herr Mandlig, verehrte Damen und Herren!

Dies war nicht einfach ein Film, sondern eine Pilgerschaft. Der Bayerische Rundfunk hat uns in die Pilgerschaft vieler Menschen zur Muttergottes mit hineingenommen: Es waren junge und alte, Männer und Frauen, alle Generationen, und die verschiedenen Facetten unseres Landes sind uns deutlich geworden. Aber das Gemeinsame war, daß sie alle auf dem Weg sind zu Maria und daß das Vertrauen zur Mutter des Herrn sie auf dem Weg hält und auf dem Weg führt.
Wir haben den Glauben der Menschen gespürt, und sie haben ihn bezeugt in der Einfachheit ihres Denkens und ihres Seins und gerade so mit der Glaubwürdigkeit dessen, der nicht etwas vormacht sondern der sich selber gibt. Und durch den Glauben hindurch haben wir Maria selbst gesehen, die Mutter des Herrn, und in ihr wiederum spiegelt sich die Güte Gottes selber.
Für dieses Geschenk danke ich Ihnen, lieber Herr Mandlig, all ihren Mitarbeitern und dem Bayrischen Rundfunk, und ich wünsche und hoffe, daß viele Menschen durch das Sehen dieses Films selbst in die Pilgerschaft zur Mutter und zum Herrn hineingenommen werden. Ich möchte aber auch nicht versäumen, den Oberaudorfern, die mich in München mit dem „Gott grüsse Dich" so wunderbar begrüßt haben, ein herzliches „Vergelt’s Gott" zu sagen dafür, daß sie sich auf den Weg zu uns gemacht und uns wiederum die Schönheit unserer bayrischen Volksmusik haben spüren lassen. Vergelt’s Gott!

[Signor Mandlig, Signore e Signori!

Questo non è stato semplicemente un film, è stato un pellegrinaggio. Il Bayerischer Rundfunk ci ha coinvolto nel pellegrinaggio di molte persone alla Madonna: giovani e anziani, uomini e donne, tutte le generazioni, e le diverse sfaccettature del nostro Paese si sono rese evidenti a noi. Quello che ha accomunato tutti, però, è stato il fatto di essere in cammino verso Maria e che la fiducia nella Madre del Signore conserva e conduce tutti nel loro cammino.
Abbiamo potuto sentire la fede delle persone che l’hanno testimoniata nella semplicità del loro pensiero e del loro essere e proprio per questo con la credibilità di chi non finge ma è spontaneo. E attraverso la fede abbiamo visto Maria stessa, la Madre di Dio: in lei si rispecchia la bontà di Dio.
Per questo dono ringrazio Lei, caro signor Mandlig, tutti i suoi collaboratori e il Bayerischer Rundfunk; mi auguro e spero che tante persone, guardando questo film, vengano coinvolte personalmente nel pellegrinaggio alla Madre e al Signore. Ma non voglio dimenticare di dire un cordiale "Vergelt’s Gott" ai cittadini di Oberaudorf, che già a Monaco mi avevano salutato in maniera splendida con il "Gott grüße Dich" e che ora sono venuti fino a noi e ci hanno fatto sentire nuovamente la bellezza della musica popolare bavarese. Dio vi ricompensi!]

Cari amici, questo non è stato semplicemente un film, è stato un pellegrinaggio. La Radio Bavarese ci ha coinvolti in un pellegrinaggio alla Madonna: c’erano giovani, anziani, persone semplici e gente colta, tutti in cammino verso la Madonna. E nel loro pellegrinaggio abbiamo sentito anche la loro fede, nella fede risplende il volto della Madonna e risplende la bontà di Dio. Per questo siamo grati alla Radio Bavarese e speriamo che questo film possa coinvolgere molti nel pellegrinaggio alla Madonna e guidarli sulla via della fede. Grazie: nella vigilia della Madonna Assunta, questo è un dono speciale! Buona festa a tutti! Grazie.



Nella fede risplende il volto di Maria e la bontà di Dio: così, il Papa alla Radiotelevisione bavarese “Bayerischer Rundfunk”, che gli ha donato un documentario sui pellegrinaggi mariani


Attraverso la fede possiamo vedere il volto di Maria e la bontà di Dio: è il pensiero espresso da Benedetto XVI nel discorso, ieri sera a Castel Gandolfo, alla delegazione della Radiotelevisione bavarese “Bayerischer Rundfunk”. Occasione dell’udienza, il dono al Papa, da parte dell’emittente tedesca, di un documentario sui pellegrinaggi nei Santuari mariani, intitolato “Maria a maggio”. Questo documentario, ha detto il Papa ai suoi concittadini bavaresi, non è soltanto un film, ma anche un pellegrinaggio alla Madonna. Un cammino, ha proseguito, che mostra la fede di giovani e anziani, di gente semplice e di persone colte. Tutti, ha aggiunto, accomunati dall’essere in cammino verso Maria, la Madre del Signore che ci conduce sulla strada della fede. Alla vigilia della Festa dell’Assunta, ha detto Benedetto XVI con gratitudine, questo documentario è un dono speciale. Infine, ha auspicato che tante persone, guardandolo, possano sentirsi coinvolte nel pellegrinaggio alla Madonna. (A.G.)


www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Thursday, August 14, 2008 3:01 PM
Solennità dell'Assunta: domani il Papa presiede la Messa nella parrocchia di San Tommaso da Villanova a Castel Gandolfo


La Chiesa si appresta a celebrare con gioia la Solennità dell’Assunta: domani mattina alle 8.00 il Papa presiederà la Santa Messa nella parrocchia di San Tommaso da Villanova a Castel Gandolfo. La celebrazione sarà trasmessa in diretta da Sat 2000. A mezzogiorno, il tradizionale appuntamento dell’Angelus, nel cortile del Palazzo Apostolico della cittadina laziale. E’ la quarta volta che Benedetto XVI presiede i riti dell’Assunzione. Alla vigilia di questa festa vi riproponiamo alcune riflessioni proposte dal Pontefice negli anni scorsi. Il servizio di Sergio Centofanti.

Benedetto XVI pone in luce la “consolante verità di fede” dell’Assunzione in cielo di Maria, in cui il popolo cristiano intravede il compimento delle sue attese. La Vergine – afferma il Papa – ci incoraggia a non perdere la fiducia dinanzi alle difficoltà della vita e a cercare le cose essenziali, non quelle passeggere:


“Presi dalle occupazioni quotidiane rischiamo infatti di ritenere che sia qui, in questo mondo nel quale siamo solo di passaggio, lo scopo ultimo dell’umana esistenza. Invece è il Paradiso la vera meta del nostro pellegrinaggio terreno. Quanto diverse sarebbero le nostre giornate se ad animarle fosse questa prospettiva! Così è stato per i santi. Le loro esistenze testimoniano che quando si vive con il cuore costantemente rivolto al cielo, le realtà terrene sono vissute nel loro giusto valore perché ad illuminarle è la verità eterna dell’amore divino”. (Angelus del 15 agosto 2006)


“Tutta la storia umana – dice il Papa commentando la Lettura dell’Apocalisse della Messa dell’Assunta - è una lotta tra due amori: l’amore di Dio fino al dono di sé e l’amore di sé fino al disprezzo di Dio, fino all’odio degli altri”: due amori simboleggiati dalle immagini della donna vestita di sole, segno dell'amore di Dio, e dell’enorme drago rosso, segno dell'amore di sé. Con la figura del drago - ha sottolineato - San Giovanni voleva indicare il potere degli imperatori romani anticristiani, “un potere che appariva illimitato” di fronte alla debolezza della Chiesa:


"Davanti a questo potere la fede, la Chiesa, appariva come una donna inerme, senza possibilità di sopravvivere, tanto meno di vincere. Chi poteva opporsi a questo potere onnipresente che sembrava in grado di fare tutto? E tuttavia sappiamo che alla fine ha vinto la donna inerme, ha vinto non l’egoismo, non l’odio; ha vinto l’amore di Dio e l’Impero romano si è aperto alla fede cristiana”. (Omelia della Messa del 15 agosto 2007)


“Assunta in cielo – spiega il Papa - Maria non si è allontanata da noi, ma ci resta ancor più vicina", sente le nostre preghiere e ci aiuta “con la sua bontà materna”:


“Attratti dal fulgore celeste della Madre del Redentore, ricorriamo con fiducia a Colei che dall’alto ci guarda e ci protegge. Abbiamo tutti bisogno del suo aiuto e del suo conforto per affrontare le prove e le sfide di ogni giorno; abbiamo bisogno di sentirla madre e sorella nelle concrete situazioni della nostra esistenza. E per poter condividere un giorno anche noi per sempre il suo medesimo destino, imitiamola ora nella docile sequela di Cristo e nel generoso servizio dei fratelli. E’ questo l’unico modo per pregustare, già nel nostro pellegrinaggio terreno, la gioia e la pace che vive in pienezza chi giunge alla meta immortale del Paradiso”. (Angelus del 15 agosto 2007)


Quindi il Papa invoca l’intercessione della Vergine per la pace in tutto il mondo:


“Alla Regina della pace, che contempliamo nella gloria celeste, vorrei affidare ancora una volta le ansie dell’umanità per ogni luogo del mondo straziato dalla violenza”. (Angelus del 15 agosto 2006)


Ma qual è oggi il significato della Solennità dell’Assunta? Emanuela Campanile lo ha chiesto a Cettina Militello, teologa e membro del direttivo della Pontificia Accademia mariologica internazionale:

R. – Man mano che La si accosta, come già diceva Paolo VI, non si può non tener conto di Maria per chi è cristiano, perché per Lei ci è stato dato Cristo. Si vanno scoprendo delle dimensioni molto consolanti, nel senso che se per Lei, creatura, è stato possibile rispondere pienamente al progetto di Dio, allora il progetto è davanti a noi: anche noi come Lei possiamo corrispondere al dono.


D. – Uno dei primi tratti di questa figura è la dolcezza. Però Maria è anche rappresentata come la donna sotto il cui piede viene schiacciato il serpente. Da cosa si coglie la fortezza di Maria?


R. – E’ una donna forte. I Vangeli ce lo attestano, soprattutto ponendo in bocca a Lei il Magnificat, che è un inno stupendo di liberazione, di riconoscimento della misericordia di Dio e di canto dell’alleanza, della fedeltà di Dio alla promessa, un canto di speranza. Maria è indubbiamente una donna forte e lo prova la sua capacità di diventare discepola. Non è un gioco di parole. Noi enfatizziamo, soprattutto noi del Mediterraneo, il materno. In realtà, l’attrattiva di Maria è quella di andare oltre la carne e il sangue per diventare discepola del Figlio. E questo comporta una statura, un raziocinare, un aderire diverso, non umorale, ma pieno della persona, al messaggio.


D. – Per una donna, Maria ha un significato aggiunto?


R. – Senza dubbio ci viene incontro la categoria della sororità: è nostra sorella. Per carità, è sorella anche degli uomini, però c’è un filo diretto immediato.


www.radiovaticana.org
+PetaloNero+
Friday, August 15, 2008 3:52 PM
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS


Alle ore 12 di oggi, Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia al balcone del Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo per recitare l’Angelus insieme ai fedeli e ai pellegrini presenti.
Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:


PRIMA DELL’ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

nel cuore di quelle che i latini chiamavano "feriae Augusti ", ferie d’agosto - da cui la parola italiana "ferragosto" - la Chiesa celebra quest’oggi l’Assunzione della Vergine al Cielo in anima e corpo. Nella Bibbia, l’ultimo riferimento alla sua vita terrena si trova all’inizio del libro degli Atti degli Apostoli, che presenta Maria raccolta in preghiera con i discepoli nel Cenacolo in attesa dello Spirito Santo (At 1,14). Successivamente, una duplice tradizione - a Gerusalemme e ad Efeso - attesta la sua "dormizione", come dicono gli orientali, cioè il suo essersi "addormentata" in Dio. Fu quello l’evento che precedette il suo passaggio dalla terra al Cielo, confessato dalla fede ininterrotta della Chiesa. Nell’VIII secolo, ad esempio, Giovanni Damasceno, stabilendo un rapporto diretto tra la "dormizione" di Maria e la morte di Gesù, afferma esplicitamente la verità della sua assunzione corporea. Scrive in una celebre omelia: "Bisognava che colei che aveva portato in grembo il Creatore quando era bambino, abitasse con Lui nei tabernacoli del cielo" (Omelia II sulla Dormizione, 14, PG 96, 741 B). Com’è noto, questa ferma convinzione della Chiesa ha trovato il suo coronamento nella definizione dogmatica dell’Assunzione, pronunciata dal mio venerato Predecessore Pio XII nell’Anno 1950.

Come insegna il Concilio Vaticano II, Maria Santissima va sempre collocata nel mistero di Cristo e della Chiesa. In questa prospettiva, "la Madre di Gesù, come in cielo, glorificata ormai nel corpo e nell’anima, è l’immagine e la primizia della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell’età futura, così sulla terra brilla quale segno di sicura speranza e di consolazione per il Popolo di Dio in cammino, fino a quando verrà il giorno del Signore (cfr 2 Pt 3,10)" (Cost. Lumen gentium, 68). Dal Paradiso la Madonna continua a vegliare sempre, specialmente nelle ore difficili della prova, sui suoi figli, che Gesù stesso Le ha affidato prima di morire in croce. Quante testimonianze di questa sua materna sollecitudine si riscontrano visitando i Santuari a Lei dedicati! Penso in questo momento specialmente alla singolare cittadella mondiale della vita e della speranza che è Lourdes, ove, a Dio piacendo, mi recherò fra un mese, per celebrare il 150° anniversario delle apparizioni mariane colà avvenute.

Maria assunta in cielo ci indica la meta ultima del nostro pellegrinaggio terreno. Ci ricorda che tutto il nostro essere - spirito, anima e corpo – è destinato alla pienezza della vita; che chi vive e muore nell’amore di Dio e del prossimo sarà trasfigurato ad immagine del corpo glorioso di Cristo risorto; che il Signore abbassa i superbi e innalza gli umili (cfr Lc 1,51-52). Questo la Madonna proclama in eterno col mistero della sua Assunzione. Che Tu sia sempre lodata, o Vergine Maria! Prega il Signore per noi.



DOPO L’ANGELUS

Je salue cordialement les pèlerins de langue française, en particulier les jeunes de la famille marianiste, en ce jour où nous célébrons l’Assomption de la Vierge Marie. Alors que je me prépare à visiter la France, dont Marie en son Assomption est la Patronne, je vous invite à vous laisser guider par elle dans votre marche vers son Fils Jésus. Que ‘celle qui a cru à l’accomplissement des paroles qui lui furent dites de la part du Seigneur’ vous aide à grandir dans la foi et vous donne de vivre dans l’espérance ! Bonne fête de l’Assomption !

I am happy to greet all the English-speaking pilgrims and visitors present for this Angelus prayer. As we celebrate the Solemnity of the Assumption of the Blessed Virgin, we are invited to raise our eyes to heaven and contemplate Mary, the Mother of Jesus and our Mother. She who on earth believed in God’s word is now glorified in body and soul. May Mary’s prayers and example guide you always and renew your hearts in faith and hope. May God grant you and your families abundant blessings of peace and joy!

Mit Freude grüße ich am heutigen Fest „Mariä Himmelfahrt" alle deutschsprachigen Pilger. Maria ist „voll der Gnade". Als Mutter hatte sie schon am irdischen Leben ihres göttlichen Sohnes teil; und diese Gemeinschaft mit dem Herrn dauert im Himmel fort. Jesus Christus nimmt Maria hinein in die Herrlichkeit seiner Auferstehung. An der Seite ihres Sohnes bleibt sie uns nahe, und wir dürfen uns ihrem mütterlichen Schutz und ihrer Fürbitte anvertrauen. Ich wünsche euch allen einen schönen, gesegneten Festtag.

Saludo con afecto a los fieles de lengua española presentes en esta oración mariana y a quienes se unen a ella a través de la radio y la televisión. Que la contemplación del misterio de la Asunción de la Virgen María, Madre de Dios, figura y primicia de la Iglesia que un día será glorificada, os sirva de consuelo y esperanza. Que Ella os alcance de su divino Hijo toda clase de bendiciones. Muchas gracias.

Serdecznie pozdrawiam wszystkich Polaków. Jednoczę się w duchu z pielgrzymami, którzy gromadzą się na Jasnej Górze i wielu innych sanktuariach maryjnych. Wniebowzięta Matka Chrystusa niech otacza was płaszczem swojej opieki i wyprasza wszelkie potrzebne łaski. Niech wam Bóg błogosławi.

[Saluto cordialmente tutti i polacchi. Mi unisco spiritualmente ai pellegrini che si radunano a Jasna Gora e negli altri numerosi santuari mariani. L’assunta Madre di Cristo vi avvolga con il manto della sua protezione e implori tutte le grazie necessarie. Dio vi benedica.]

Saluto infine con affetto i pellegrini italiani. A tutti auguro di trascorrere nella gioia questa solenne e popolare festa mariana.








Solennità dell'Assunta: il Papa presiede la Messa nella parrocchia di San Tommaso da Villanova a Castel Gandolfo. Alle 12.00 l'Angelus

La Chiesa celebra oggi la Solennità dell’Assunta: alle 8.00 il Papa presiede la Santa Messa nella parrocchia di San Tommaso da Villanova a Castel Gandolfo. La celebrazione è trasmessa in diretta da Sat 2000. A mezzogiorno, il tradizionale appuntamento dell’Angelus, nel cortile del Palazzo Apostolico della cittadina laziale. E’ la quarta volta che Benedetto XVI presiede i riti dell’Assunzione. In questa festa vi riproponiamo alcune riflessioni proposte dal Pontefice negli anni scorsi. Il servizio di Sergio Centofanti.

Benedetto XVI pone in luce la “consolante verità di fede” dell’Assunzione in cielo di Maria, in cui il popolo cristiano intravede il compimento delle sue attese. La Vergine – afferma il Papa – ci incoraggia a non perdere la fiducia dinanzi alle difficoltà della vita e a cercare le cose essenziali, non quelle passeggere:

“Presi dalle occupazioni quotidiane rischiamo infatti di ritenere che sia qui, in questo mondo nel quale siamo solo di passaggio, lo scopo ultimo dell’umana esistenza. Invece è il Paradiso la vera meta del nostro pellegrinaggio terreno. Quanto diverse sarebbero le nostre giornate se ad animarle fosse questa prospettiva! Così è stato per i santi. Le loro esistenze testimoniano che quando si vive con il cuore costantemente rivolto al cielo, le realtà terrene sono vissute nel loro giusto valore perché ad illuminarle è la verità eterna dell’amore divino”. (Angelus del 15 agosto 2006)

“Tutta la storia umana – dice il Papa commentando la Lettura dell’Apocalisse della Messa dell’Assunta - è una lotta tra due amori: l’amore di Dio fino al dono di sé e l’amore di sé fino al disprezzo di Dio, fino all’odio degli altri”: due amori simboleggiati dalle immagini della donna vestita di sole, segno dell'amore di Dio, e dell’enorme drago rosso, segno dell'amore di sé. Con la figura del drago - ha sottolineato - San Giovanni voleva indicare il potere degli imperatori romani anticristiani, “un potere che appariva illimitato” di fronte alla debolezza della Chiesa:

"Davanti a questo potere la fede, la Chiesa, appariva come una donna inerme, senza possibilità di sopravvivere, tanto meno di vincere. Chi poteva opporsi a questo potere onnipresente che sembrava in grado di fare tutto? E tuttavia sappiamo che alla fine ha vinto la donna inerme, ha vinto non l’egoismo, non l’odio; ha vinto l’amore di Dio e l’Impero romano si è aperto alla fede cristiana”. (Omelia della Messa del 15 agosto 2007)

“Assunta in cielo – spiega il Papa - Maria non si è allontanata da noi, ma ci resta ancor più vicina", sente le nostre preghiere e ci aiuta “con la sua bontà materna”:

“Attratti dal fulgore celeste della Madre del Redentore, ricorriamo con fiducia a Colei che dall’alto ci guarda e ci protegge. Abbiamo tutti bisogno del suo aiuto e del suo conforto per affrontare le prove e le sfide di ogni giorno; abbiamo bisogno di sentirla madre e sorella nelle concrete situazioni della nostra esistenza. E per poter condividere un giorno anche noi per sempre il suo medesimo destino, imitiamola ora nella docile sequela di Cristo e nel generoso servizio dei fratelli. E’ questo l’unico modo per pregustare, già nel nostro pellegrinaggio terreno, la gioia e la pace che vive in pienezza chi giunge alla meta immortale del Paradiso”. (Angelus del 15 agosto 2007)

Quindi il Papa invoca l’intercessione della Vergine per la pace in tutto il mondo:

“Alla Regina della pace, che contempliamo nella gloria celeste, vorrei affidare ancora una volta le ansie dell’umanità per ogni luogo del mondo straziato dalla violenza”. (Angelus del 15 agosto 2006)

Ma qual è oggi il significato della Solennità dell’Assunta? Emanuela Campanile lo ha chiesto a Cettina Militello, teologa e membro del direttivo della Pontificia Accademia mariologica internazionale:

R. – Man mano che La si accosta, come già diceva Paolo VI, non si può non tener conto di Maria per chi è cristiano, perché per Lei ci è stato dato Cristo, si vanno scoprendo delle dimensioni molto consolanti, nel senso che se per Lei, creatura, è stato possibile rispondere pienamente al progetto di Dio, allora il progetto è davanti a noi: anche noi come Lei possiamo corrispondere al dono.

D. – Uno dei primi tratti di questa figura è la dolcezza. Però Maria è anche rappresentata come la donna sotto il cui piede viene schiacciato il serpente. Da cosa si coglie la fortezza di Maria?

R. – E’ una donna forte. I Vangeli ce lo attestano, soprattutto ponendo in bocca a Lei il Magnificat, che è un inno stupendo di liberazione, di riconoscimento della misericordia di Dio e di canto dell’alleanza, della fedeltà di Dio alla promessa, un canto di speranza. Maria è indubbiamente una donna forte e lo prova la sua capacità di diventare discepola. Non è un gioco di parole. Noi enfatizziamo, soprattutto noi del Mediterraneo, il materno. In realtà, l’attrattiva di Maria è quella di andare oltre la carne e il sangue per diventare discepola del Figlio. E questo comporta una statura, un raziocinare, un aderire diverso, non umorale, ma pieno della persona, al messaggio.

D. – Per una donna, Maria ha un significato aggiunto?

R. – Senza dubbio ci viene incontro la categoria della sororità: è nostra sorella. Per carità, è sorella anche degli uomini, però c’è un filo diretto immediato.








Come Maria i cristiani siano segni di speranza e consolazione in un mondo segnato da dolore e false gioie: così il Papa nella Messa per la Solennità dell'Assunzione


Davanti al triste spettacolo di tante false gioie e di tanto dolore angosciato che dilaga nel mondo dobbiamo imparare da Maria a diventare segni di speranza e di consolazione, dobbiamo annunziare con la nostra vita la risurrezione di Cristo: con queste parole Benedetto XVI ha concluso l’omelia della Messa presieduta stamani nella parrocchia di San Tommaso da Villanova a Castel Gandolfo nella Solennità dell’Assunta. Il servizio di Sergio Centofanti.

(Canto)

Il Papa parla dell’evento “unico e straordinario” dell’Assunzione in cielo di Maria, in corpo e anima, “segno di sicura speranza e consolazione” per tutti noi. “La più antica festa mariana” – sottolinea – è “un’occasione per ascendere con Maria alle altezze dello spirito, dove si respira l’aria pura della vita soprannaturale e si contempla la bellezza più autentica, che è la santità”:

“L’odierna festa ci spinge a sollevare lo sguardo verso il cielo. E non un cielo fatto di idee astratte, nemmeno un cielo immaginario creato dall’arte, ma il cielo della vera realtà, che è Dio stesso: Dio è il cielo. E Lui è la nostra meta, la meta e la dimora eterna da cui proveniamo e alla quale tendiamo”.

Quando Maria si è addormentata a questo mondo per risvegliarsi in cielo – ha spiegato il Papa - ha semplicemente seguito per l’ultima volta il Figlio Gesù nel suo viaggio più lungo e decisivo:

“Come Lui, insieme con Lui, è partita da questo mondo per tornare alla casa del Padre. E tutto questo non è lontano da noi, come appare forse in un primo momento, perché tutti noi siamo figli del Padre Dio, tutti noi siamo fratelli di Gesù e tutti noi siamo anche figli di Maria, Madre nostra. E tutti siamo protesi verso la felicità. E la felicità alla quale tutti noi tendiamo è Dio, così tutti noi siamo in cammino verso questa felicità, che chiamiamo cielo, che è Dio”.

Il Papa prega Maria perché ci aiuti a far sì che ogni momento della nostra esistenza sia un passo in questo cammino verso Dio, verso quella trasformazione “che riguarda ogni essere umano e il cosmo intero”:

“Colei da cui Dio aveva preso la sua carne e la cui anima era stata trafitta da una spada sul Calvario si è trovata associata per prima e in modo singolare al mistero di questa trasformazione, alla quale tendiamo noi tutti, anche noi spesso trafitti da spade della sofferenza di questo mondo. La nuova Eva ha seguito il nuovo Adamo nella sofferenza, nella Passione, e così anche nella gioia definitiva. Cristo è la primizia, ma la Sua carne risorta è inseparabile da quella della Sua Madre terrena, Maria, e in Lei tutta l’umanità è coinvolta nell’Assunzione verso Dio”.

Si tratta di una trasformazione che coinvolge tutta la creazione perché nasceranno nuovi cieli e una terra nuova, “in cui non vi sarà più né pianto, né lamento, perché non vi sarà più la morte”:

“Quale grande mistero d’amore viene oggi riproposto alla nostra contemplazione! Cristo ha vinto la morte con l’onnipotenza del suo amore e solo l’amore è onnipotente e questo suo amore lo ha spinto a morire per noi e così a vincere la morte. Sì, solo l’amore fa entrare nel regno della vita! E Maria vi è entrata dietro il Figlio, associata alla Sua gloria, dopo essere stata associata alla Sua passione. Vi è entrata con un impeto incontenibile mantenendo aperta dopo di lei la via per tutti noi. E per questo oggi la invochiamo: ‘Porta del cielo’, ‘Regina degli angeli’ e ‘Rifugio dei peccatori’. Non sono certo i ragionamenti a farci capire queste realtà così sublimi, ma la fede semplice, schietta, ed il silenzio della preghiera che infinitamente ci supera e ci aiuta a parlare con Dio e a sentire come il Signore parla al nostro cuore”.

La fede di Maria – rileva il Papa - ci fa vivere in questa dimensione tra finito e infinito, trasformando anche il senso del tempo: e grazie a quella fede sentiamo “che la nostra vita non è risucchiata dal passato, ma attratta verso il futuro, verso Dio dove Cristo ci ha preceduto e dietro a Lui, Maria”:

“Guardando l’Assunta in cielo comprendiamo meglio che la nostra vita di ogni giorno, pur segnata da prove e difficoltà, scorre come un fiume verso l’oceano divino, verso la pienezza della gioia e della pace. Comprendiamo che il nostro morire non è la fine, ma l’ingresso nella vita che non conosce la morte. Il nostro tramontare all’orizzonte di questo mondo è un risorgere all’aurora del mondo nuovo, del giorno eterno”.

Benedetto XVI chiede quindi a Maria di accompagnarci “nella fatica del nostro vivere e morire quotidiano” mantenendoci "costantemente orientati verso la vera patria della beatitudine”:

“Davanti al triste spettacolo di tanta falsa gioia e contemporaneamente di tanto angosciato dolore che dilaga nel mondo, dobbiamo imparare da Lei a diventare noi segni di speranza e di consolazione, dobbiamo annunciare con la vita nostra la risurrezione di Cristo”.
(Canto)




Come Maria i cristiani siano segni di speranza e consolazione in un mondo segnato da dolore e false gioie: così il Papa nella Solennità dell'Assunzione


Davanti al triste spettacolo di tante false gioie e di tanto dolore angosciato che dilaga nel mondo dobbiamo imparare da Maria a diventare segni di speranza e di consolazione, dobbiamo annunziare con la nostra vita la risurrezione di Cristo: con queste parole Benedetto XVI ha concluso l’omelia della Messa presieduta stamani nella parrocchia di San Tommaso da Villanova a Castel Gandolfo nella Solennità dell’Assunta. Alle 12.00 poi il Papa ha guidato l'Angelus nel Cortile del Palazzo apostolico della cittadina laziale. Il servizio di Sergio Centofanti.

(canto)

Il Papa parla dell’evento “unico e straordinario” dell’Assunzione in cielo di Maria, in corpo e anima, “segno di sicura speranza e consolazione” per tutti noi. “La più antica festa mariana” – sottolinea – è “un’occasione per ascendere con Maria alle altezze dello spirito, dove si respira l’aria pura della vita soprannaturale e si contempla la bellezza più autentica, che è la santità”:

“L’odierna festa ci spinge a sollevare lo sguardo verso il cielo. E non un cielo fatto di idee astratte, nemmeno un cielo immaginario creato dall’arte, ma il cielo della vera realtà, che è Dio stesso: Dio è il cielo. E Lui è la nostra meta, la meta e la dimora eterna da cui proveniamo e alla quale tendiamo”.

Quando Maria si è addormentata a questo mondo per risvegliarsi in cielo – ha spiegato il Papa - ha semplicemente seguito per l’ultima volta il Figlio Gesù nel suo viaggio più lungo e decisivo:

“Come Lui, insieme con Lui, è partita da questo mondo per tornare alla casa del Padre. E tutto questo non è lontano da noi, come appare forse in un primo momento, perché tutti noi siamo figli del Padre Dio, tutti noi siamo fratelli di Gesù e tutti noi siamo anche figli di Maria, Madre nostra. E tutti siamo protesi verso la felicità. E la felicità alla quale tutti noi tendiamo è Dio, così tutti noi siamo in cammino verso questa felicità, che chiamiamo cielo, che è Dio”.

Il Papa prega Maria perché ci aiuti a far sì che ogni momento della nostra esistenza sia un passo in questo cammino verso Dio, verso quella trasformazione “che riguarda ogni essere umano e il cosmo intero”:

“Colei da cui Dio aveva preso la sua carne e la cui anima era stata trafitta da una spada sul Calvario si è trovata associata per prima e in modo singolare al mistero di questa trasformazione, alla quale tendiamo noi tutti, anche noi spesso trafitti da spade della sofferenza di questo mondo. La nuova Eva ha seguito il nuovo Adamo nella sofferenza, nella Passione, e così anche nella gioia definitiva. Cristo è la primizia, ma la Sua carne risorta è inseparabile da quella della Sua Madre terrena, Maria, e in Lei tutta l’umanità è coinvolta nell’Assunzione verso Dio”.

Si tratta di una trasformazione che coinvolge tutta la creazione perché nasceranno nuovi cieli e una terra nuova, “in cui non vi sarà più né pianto, né lamento, perché non vi sarà più la morte”:

“Quale grande mistero d’amore viene oggi riproposto alla nostra contemplazione! Cristo ha vinto la morte con l’onnipotenza del suo amore e solo l’amore è onnipotente e questo suo amore lo ha spinto a morire per noi e così a vincere la morte. Sì, solo l’amore fa entrare nel regno della vita! E Maria vi è entrata dietro il Figlio, associata alla Sua gloria, dopo essere stata associata alla Sua passione. Vi è entrata con un impeto incontenibile mantenendo aperta dopo di lei la via per tutti noi. E per questo oggi la invochiamo: ‘Porta del cielo’, ‘Regina degli angeli’ e ‘Rifugio dei peccatori’. Non sono certo i ragionamenti a farci capire queste realtà così sublimi, ma la fede semplice, schietta, ed il silenzio della preghiera che infinitamente ci supera e ci aiuta a parlare con Dio e a sentire come il Signore parla al nostro cuore”.

La fede di Maria – rileva il Papa - ci fa vivere in questa dimensione tra finito e infinito, trasformando anche il senso del tempo: e grazie a quella fede sentiamo “che la nostra vita non è risucchiata dal passato, ma attratta verso il futuro, verso Dio dove Cristo ci ha preceduto e dietro a Lui, Maria”:

“Guardando l’Assunta in cielo comprendiamo meglio che la nostra vita di ogni giorno, pur segnata da prove e difficoltà, scorre come un fiume verso l’oceano divino, verso la pienezza della gioia e della pace. Comprendiamo che il nostro morire non è la fine, ma l’ingresso nella vita che non conosce la morte. Il nostro tramontare all’orizzonte di questo mondo è un risorgere all’aurora del mondo nuovo, del giorno eterno”.

Benedetto XVI chiede quindi a Maria di accompagnarci “nella fatica del nostro vivere e morire quotidiano” mantenendoci "costantemente orientati verso la vera patria della beatitudine”:

“Davanti al triste spettacolo di tanta falsa gioia e contemporaneamente di tanto angosciato dolore che dilaga nel mondo, dobbiamo imparare da Lei a diventare noi segni di speranza e di consolazione, dobbiamo annunciare con la vita nostra la risurrezione di Cristo”.

(canto)

All’Angelus, poi, il Papa ha ricordato che “dal Paradiso la Madonna continua a vegliare sempre, specialmente nelle ore difficili della prova, sui suoi figli, che Gesù stesso Le ha affidato prima di morire in croce”:

“Quante testimonianze di questa sua materna sollecitudine si riscontrano visitando i Santuari a Lei dedicati! Penso in questo momento specialmente alla singolare cittadella mondiale della vita e della speranza che è Lourdes, ove, a Dio piacendo, mi recherò fra un mese, per celebrare il 150° anniversario delle apparizioni mariane colà avvenute”.

“Maria assunta in cielo – ha concluso - ci indica la meta ultima del nostro pellegrinaggio terreno”:

“Ci ricorda che tutto il nostro essere - spirito, anima e corpo – è destinato alla pienezza della vita; che chi vive e muore nell’amore di Dio e del prossimo sarà trasfigurato ad immagine del corpo glorioso di Cristo risorto; che il Signore abbassa i superbi e innalza gli umili (cfr Lc 1,51-52). Questo la Madonna proclama in eterno col mistero della sua Assunzione. Che Tu sia sempre lodata, o Vergine Maria! Prega il Signore per noi”.

(musica)











www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000438.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00438.jpg&var1=15/08/2008&var2=Castel%20Gandolfo&var3=Santa%20messa%20nella%20solennità%20dell%20Assunzione%20di%20Maria&settimana=33&anno_perlinknav=2008&dal=10/08&...


www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000439.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00439.jpg&var1=15/08/2008&var2=Castel%20Gandolfo&var3=Angelus%20nella%20solennità%20dell%20Assunzione%20di%20Maria&settimana=33&anno_perlinknav=2008&dal=10/08&...
+PetaloNero+
Friday, August 15, 2008 4:00 PM
Papa: Festa dell’Assunta, con in mente il viaggio a Lourdes
A Lourdes, “cittadella mondiale della vita e della speranza” Benedetto XVI si recherà fra un mese. L’assunzione in corpo e anima di Maria al cielo aiuta a essere “testimoni di speranza e consolazione” in un mondo dominato da “falsa gioia e angosciato dolore'”.



Castel Gandolfo (AsiaNews) – Nella festa dell’Assunzione di Maria al cielo (in corpo e anima), Benedetto XVI ricorda la “materna sollecitudine” della Madonna verso i “suoi figli” specie “nelle ore difficili della prova”. Visitando i santuari a Lei dedicati – continua il pontefice –si riscontrano tante “testimonianze” di questa sollecitudine. “Penso in questo momento specialmente alla singolare cittadella mondiale della vita e della speranza che è Lourdes, ove, a Dio piacendo, mi recherò fra un mese, per celebrare il 150° anniversario delle apparizioni mariane colà avvenute”.

Nella sua riflessione prima dell’Angelus, dal cortile del palazzo pontificio di Castel Gandolfo, il papa ha anche spiegato i fondamenti biblici e teologici di questa festa che esprime una “ferma convinzione della Chiesa [che] ha trovato il suo coronamento nella definizione dogmatica dell’Assunzione, pronunciata dal mio venerato Predecessore Pio XII nell’Anno 1950”.

Le spiegazioni del pontefice sembrano voler smussare le difficoltà che protestanti e ortodossi hanno nell’accettare questo dogma: "Nella Bibbia, l’ultimo riferimento alla sua vita terrena si trova all’inizio del libro degli Atti degli Apostoli, che presenta Maria raccolta in preghiera con i discepoli nel Cenacolo in attesa dello Spirito Santo (At 1,14). Successivamente, una duplice tradizione - a Gerusalemme e ad Efeso - attesta la sua ‘dormizione’, come dicono gli orientali, cioè il suo essersi "addormentata" in Dio. Fu quello l’evento che precedette il suo passaggio dalla terra al Cielo, confessato dalla fede ininterrotta della Chiesa. Nell’VIII secolo, ad esempio, Giovanni Damasceno, stabilendo un rapporto diretto tra la ‘dormizione’ di Maria e la morte di Gesù, afferma esplicitamente la verità della sua assunzione corporea. Scrive in una celebre omelia: "Bisognava che colei che aveva portato in grembo il Creatore quando era bambino, abitasse con Lui nei tabernacoli del cielo" (Omelia II sulla Dormizione, 14, PG 96, 741 B)”.

“Come insegna il Concilio Vaticano II – ha continuato Benedetto XVI - Maria Santissima va sempre collocata nel mistero di Cristo e della Chiesa. In questa prospettiva, ‘la Madre di Gesù, come in cielo, glorificata ormai nel corpo e nell’anima, è l’immagine e la primizia della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell’età futura, così sulla terra brilla quale segno di sicura speranza e di consolazione per il Popolo di Dio in cammino, fino a quando verrà il giorno del Signore (cfr 2 Pt 3,10)’ (Cost. Lumen gentium, 68). Dal Paradiso la Madonna continua a vegliare sempre, specialmente nelle ore difficili della prova, sui suoi figli, che Gesù stesso Le ha affidato prima di morire in croce”.

“Maria assunta in cielo – ha concluso il pontefice - ci indica la meta ultima del nostro pellegrinaggio terreno. Ci ricorda che tutto il nostro essere - spirito, anima e corpo – è destinato alla pienezza della vita; che chi vive e muore nell’amore di Dio e del prossimo sarà trasfigurato ad immagine del corpo glorioso di Cristo risorto; che il Signore abbassa i superbi e innalza gli umili (cfr Lc 1,51-52). Questo la Madonna proclama in eterno col mistero della sua Assunzione. Che Tu sia sempre lodata, o Vergine Maria! Prega il Signore per noi”.

In mattinata Benedetto XVI si era recato alla chiesa di S. Tommaso d Villanova, sempre Castel Gandolfo. Nel’omelia aveva sottolineato l’importanza della festa dell’Assunzione, di questo ''saper guardare al cielo e a Dio, vera realtà e ponte verso un mondo nuovo'', davanti al ''triste spettacolo di tanta falsa gioia e angosciato dolore'' che regna nella nostra società, imparando “da Maria ad essere testimoni di speranza e consolazione''.
+PetaloNero+
Saturday, August 16, 2008 2:35 PM
Papa: Ferragosto a Castelgandolfo e cittadinanza per il fratello Georg
Scritto da Angela Ambrogetti

Giornata di festa a Castelgandolfo dove il papa è arrivato lo scorso lunedì di ritorno dalle vacanze a Bressanone. La festa dell' Assunzione in cielo di Maria "solenne e popolare" come ha ricordato Benedetto XVI nella riflessione prima della preghiera mariana di mezzogiorno, è stata celebrata con la messa alle 8.00 in parrocchia. Una omelia preparata dal papa per spiegare come la Assunzione di Maria sia per segno di speranza.

Davanti al ''triste spettacolo di tanta falsa gioia e angosciato dolore'' occorre ''saper guardare al cielo e a Dio, vera realta' e porte verso un mondo nuovo'' ha detto il Pontefice nella chiesa di San Tommaso da Villanova, ed ha voluto espiremere la preoccupazione per ''l'illusione'' del mondo opposta alla ''verita''' della fede.

Nel giorno che la chiesa cattolica consacra ad uno delle più antiche feste mariane, che rievoca la salita al cielo della Beata Vergine ''carne e sangue'', il papa ha ricordato che la assunzione di Maria lascia ''aperta la porta del cielo'' per chiunque vorra' entrarvi. Una ''occasione per respirare con la Vergine la bellezza della santita''' e per ''sollevare lo sguardo verso un cielo fatto non di idee astratte ma di vera realta'''. Per il papa ''non sono certo i ragionamenti a farci capire questi concetti, ma una fede schietta e semplice, che puo' permettere all'uomo di sentire la vita non risucchiata dal passato ma attratta verso il futuro''.

''Guardando al cielo - ha proseguito il Papa nella sua omelia - possiamo vedere la nostra vita di tutti i giorni correre verso la gioia e pienezza della pace, non e' la fine ma il mondo nuovo e il giorno eterno''. Da quì l'invito a ''vivere e morire il quotidiano tenendoci orientati verso la beatitudine e, davanti al triste spettacolo di tanta falsa gioia e angosciata dolore che vediamo oggi nel mondo, imparare da Maria ad essere testimoni di speranza e consolazione''. Familiare la atmosfera nella cittadina laziale che per tutta l' estate è il "Vaticano due" come ricordava spezzo Giovanni Paolo II.

Il papa è arrivato nella antica chiesa accompagnato dal segretario di stato, card. Tarcisio Bertone e dal vescovo di Albano Marcello Semeraro. Poco prima era arrivato il fratello Georg Ratzinger, che prosegue le sue vacanze con Benedetto XVI e che il prossimo 21 agosto riceverà la la cittadinanza onoraria di Castelgandolfo. Da quando Joseph Ratzinger è papa infatti il fratello ha sempre trascorso in agosto parte delle sue ferie nella cittadina. Il sindaco Maurizio Colacchi, ha gia' fatto affiggere i manifesti. L'evento avverra' all'interno del palazzo pontificio alle 17:45. ''Per motivi di sicurezza - e' scritto sull'avviso - la cerimonia potra' essere seguita attraverso un grande schermo situato sulla piazza della Liberta''', la piazza centrale sulla quale affaccia il palazzo.

Questa mattina il papa ha attraversato la piccola piazza del paese, dove ha trovato ad attenderlo, una folla variopinta fatta di gente del paese, molti turisti stranieri e un gruppo di neo-catecumenali di Lecce. In mozzetta rossa e con una croce di camei, è arrivato con il card. Bertone, e il prefetto della casa pontificia, mons. James Harvey e il vescovo di Albano, Marcello Semeraro. Il Pontefice ha salutato il parroco ed ha bendetto l'acquacome ogni vescovo che si reca in una parrocchia. All' uscita della messa ancora saluti e canti per il papa che ha incontrato anche due bambini tedeschi in costume nazionale.
Per qualche ora la piazza si è affollata di turisti e fedeli in attesa di entrare nel cortile del Palazzo pontificio per recitare l' Angelus con il papa. Maria come 'segno di speranza e consolazione'' è stato il tema anche della riflessione di mezzogiorno. Citando il Concilio Vaticano II, papa Ratzinger ha ricordato che ''Maria Santissima va sempre collocata nel mistero di Cristo e della Chiesa'' e, in questo senso ''e' l'immagine e la primizia della Chiesa e dovra' avere il suo compimento nell'eta' futura''. ''Dal paradiso - ha aggiunto Benedetto XVI - la Madonna veglia sui suoi figli, specialmente nelle ore difficili della prova''. Un riferimento particolare al prossimo viaggio internazionale dal 12 al 15 settembre a Lourdes che il Papa ha definito ''cittadella mondiale della vita e della speranza'', sottolineando la testimonianza di ''materna sollecitudine'' che si riscontra visitando i Santuari mariani. Festoso il saluto ad un gruppo di pellegrini francesi, tra i quali molti giovani. ''Mentre mi preparo a visitare la Francia, di cui Maria Assunta e' la patrona - ha detto il Pontefice - vi invito a lasciarvi guidare da lei nel vostro cammino verso suo figlio, Gesu' ''.

Da oggi iniziano per molti collaboratori del papa le vacanze. Da lunedì il cardinale segretario di stato sarà in Valle d'Aosta e in questi giorni iniziano anche le ferie del segretario particolare Georg Gaenswein. L'assistente personale del papa Paolo Gabrieli è già in ferie e a sostituirlo in questo periodo è stato chiamato Angelo Gugel che per anni è stato al fianco di Giovanni Paolo II. I prossimi appuntamenti pubblici fino al viaggio a Cagliari il 7 settembre sono fissati per il papa il mercoledì e la domenica per l'Angelus e l'udienza generale sempre a Castelgandolfo.


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Sihaya.b16247
Sunday, August 17, 2008 2:40 PM

LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS


Cari fratelli e sorelle,

Nell’odierna XX Domenica del tempo ordinario, la liturgia propone alla nostra riflessione le parole del profeta Isaia: "Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo / … li condurrò sul mio monte santo / e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera. / … perché il mio tempio si chiamerà / casa di preghiera per tutti i popoli" (Is 56,6-7). All’universalità della salvezza fa riferimento anche l’apostolo Paolo nella seconda lettura, come pure la pagina evangelica che narra l’episodio della donna Cananea, una straniera rispetto ai Giudei, esaudita da Gesù per la sua grande fede. La Parola di Dio ci offre così l’opportunità di riflettere sull’universalità della missione della Chiesa, costituita da popoli di ogni razza e cultura. Proprio da qui proviene la grande responsabilità della comunità ecclesiale, chiamata ad essere casa ospitale per tutti, segno e strumento di comunione per l’intera famiglia umana.

Quanto è importante, soprattutto nel nostro tempo, che ogni comunità cristiana approfondisca sempre più questa sua consapevolezza, al fine di aiutare anche la società civile a superare ogni possibile tentazione di razzismo, di intolleranza e di esclusione e ad organizzarsi con scelte rispettose della dignità di ogni essere umano! Una delle grandi conquiste dell’umanità è infatti proprio il superamento del razzismo. Purtroppo, però, di esso si registrano in diversi Paesi nuove manifestazioni preoccupanti, legate spesso a problemi sociali ed economici, che tuttavia mai possono giustificare il disprezzo e la discriminazione razziale. Preghiamo perché dovunque cresca il rispetto per ogni persona, insieme alla responsabile consapevolezza che solo nella reciproca accoglienza di tutti è possibile costruire un mondo segnato da autentica giustizia e pace vera.

Vorrei oggi proporre un’altra intenzione per cui pregare, date le notizie che giungono, specialmente in questo periodo, di numerosi e gravi incidenti stradali. Non dobbiamo abituarci a questa triste realtà! Troppo prezioso infatti è il bene della vita umana e troppo indegno dell’uomo è morire o ritrovarsi invalido per cause che, nella maggior parte dei casi, si potrebbero evitare. Occorre certo maggiore senso di responsabilità. Anzitutto da parte degli automobilisti, perché gli incidenti sono dovuti spesso all’eccessiva velocità e a comportamenti imprudenti. Condurre un veicolo sulle pubbliche strade richiede senso morale e senso civico. A promozione di quest’ultimo è indispensabile la costante opera di prevenzione, vigilanza e repressione da parte delle autorità preposte. Come Chiesa, invece, ci sentiamo direttamente interpellati sul piano etico: i cristiani devono prima di tutto fare un esame di coscienza personale sulla propria condotta di automobilisti; le comunità inoltre educhino tutti a considerare anche la guida un campo in cui difendere la vita ed esercitare concretamente l’amore del prossimo.

Affidiamo le problematiche sociali che ho ricordato alla materna intercessione di Maria, che ora invochiamo insieme con la recita dell’Angelus.


DOPO L’ANGELUS

Continuo a seguire con attenzione e preoccupazione la situazione in Georgia e mi sento particolarmente vicino alle vittime del conflitto. Mentre elevo una speciale preghiera di suffragio per i defunti ed esprimo sincere condoglianze a quanti sono in lutto, faccio appello affinché siano alleviati con generosità i gravi disagi dei profughi, soprattutto delle donne e dei bambini, che mancano perfino del necessario per sopravvivere. Chiedo l’apertura, senza ulteriori indugi, di corridoi umanitari tra la regione dell’Ossezia meridionale e il resto della Georgia, in modo che i morti ancora abbandonati possano ricevere degna sepoltura, i feriti siano adeguatamente curati e venga consentito a chi lo desidera di ricongiungersi con i suoi cari. Si garantiscano, inoltre, alle minoranze etniche coinvolte nel conflitto l’incolumità e quei diritti fondamentali che non possono mai essere conculcati. Auspico, infine, che la tregua in atto, raggiunta grazie al contributo dell’Unione Europea, possa consolidarsi e trasformarsi in pace stabile, mentre invito la Comunità internazionale a continuare ad offrire il suo sostegno per il raggiungimento di una soluzione duratura, attraverso il dialogo e la buona volontà comune.

Con profonda emozione ho appreso dell’improvvisa morte di S.E. Mons. Wilhelm Emil Egger, Vescovo di Bolzano-Bressanone. L’avevo lasciato pochi giorni fa apparentemente in buona salute. Nulla faceva pensare ad una sua così rapida dipartita. Mi unisco al cordoglio dei parenti e dell’intera diocesi, nella quale era apprezzato ed amato per il suo impegno e per la sua dedizione. Nell’elevare al Signore una fervida preghiera di suffragio per questo suo servo buono e fedele, invio una speciale confortatrice benedizione apostolica al fratello religioso cappuccino, agli altri parenti e a tutti i sacerdoti, i religiosi, le religiose ed i fedeli della diocesi di Bolzano-Bressanone.

Saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i fedeli della parrocchia di San Silvestro, in Faenza. A tutti auguro una buona domenica.


+PetaloNero+
Sunday, August 17, 2008 2:46 PM
L’appello del Papa all’Angelus: si aprano senza indugi i corridoi umanitari in Georgia. Benedetto XVI esorta i cristiani a sconfiggere il razzismo e chiede maggiore responsabilità sulle strade. Cordoglio del Papa per l'improvvisa scomparsa del vescovo di Bressanone, Egger


Aprire senza indugi i corridoi umanitari per portare aiuto alle popolazioni in Georgia e Ossezia: è l’accorato appello di Benedetto XVI, levato stamani all’Angelus al Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo. Il Papa ha, inoltre, chiesto che vengano garantiti i diritti delle minoranze nella regione coinvolta dal conflitto. Prima delle parole sulla situazione in Caucaso, il Pontefice ha auspicato che venga sradicata la piaga del razzismo e cresca il rispetto e l'accoglienza per ogni persona. Il Papa ha poi invitato gli automobilisti a guidare con prudenza per evitare i tanti, troppi incidenti stradali che accadono in questo periodo estivo. Infine, il cordoglio del Papa per il vescovo di Bolzano-Bressanone, mons. Wilhelm Egger, spentosi ieri improvvisamente a causa di un infarto. Il servizio di Alessandro Gisotti:


Nuovo forte appello di Benedetto XVI per la pace nel Caucaso. All’Angelus, il Santo Padre ha espresso la sua vicinanza spirituale alle vittime del conflitto. Il Papa, che segue con "attenzione e preoccupazione" la situazione in Georgia, si è dunque rivolto direttamente alle parti coinvolte e alla comunità internazionale:

“Faccio appello affinché siano alleviati con generosità i gravi disagi dei profughi, soprattutto delle donne e dei bambini, che mancano perfino del necessario per sopravvivere. Chiedo l’apertura, senza ulteriori indugi, di corridoi umanitari tra la regione dell’Ossezia meridionale e il resto della Georgia, in modo che i morti ancora abbandonati possano ricevere degna sepoltura, i feriti siano adeguatamente curati e venga consentito a chi lo desidera di ricongiungersi con i suoi cari. Si garantiscano, inoltre, alle minoranze etniche coinvolte nel conflitto l’incolumità e quei diritti fondamentali che non possono mai essere conculcati. Auspico infine che la tregua in atto, raggiunta grazie al contributo dell’Unione Europea, possa consolidarsi e trasformarsi in pace stabile”.

E, ancora, ha invitato la Comunità internazionale “a continuare ad offrire il suo sostegno per il raggiungimento di una soluzione duratura, attraverso il dialogo e la buona volontà comune”. Prima dell’appello per la Georgia, prendendo spunto dalle letture del giorno, il Pontefice ha ribadito che la Parola di Dio ci offre “l’opportunità di riflettere sull’universalità della missione della Chiesa, costituita da popoli di ogni razza e cultura”:

“Proprio da qui proviene la grande responsabilità della comunità ecclesiale, chiamata ad essere casa ospitale per tutti, segno e strumento di comunione per l’intera famiglia umana”. Una consapevolezza, ha proseguito, che ogni comunità cristiana deve approfondire al fine di aiutare anche la società civile "a superare ogni possibile tentazione di razzismo, di intolleranza e di esclusione e ad organizzarsi con scelte rispettose della dignità di ogni essere umano”. "Una delle grandi conquiste dell’umanità – ha detto ancora - è infatti proprio il superamento del razzismo":
“Purtroppo, però, di esso si registrano in diversi Paesi nuove manifestazioni preoccupanti, legate spesso a problemi sociali ed economici, che tuttavia mai possono giustificare il disprezzo e la discriminazione razziale. Preghiamo perché dovunque cresca il rispetto per ogni persona, insieme alla responsabile consapevolezza che solo nella reciproca accoglienza di tutti è possibile costruire un mondo segnato da autentica giustizia e pace vera”.

Il Papa ha quindi rivolto il pensiero ai numerosi e gravi incidenti stradali, che aumentano in questo periodo estivo. “Non dobbiamo abituarci a questa triste realtà”, è stato il richiamo del Pontefice che ha aggiunto: la vita umana è un bene “troppo prezioso” e “troppo indegno dell’uomo è morire o ritrovarsi invalido per cause che, nella maggior parte dei casi, si potrebbero evitare”:

“Occorre certo maggiore senso di responsabilità. Anzitutto da parte degli automobilisti, perché gli incidenti sono dovuti spesso all’eccessiva velocità e a comportamenti imprudenti. Condurre un veicolo sulle pubbliche strade richiede senso morale e senso civico”.
A promozione di questo senso civico, ha avvertito, “è indispensabile la costante opera di prevenzione, vigilanza e repressione da parte delle autorità preposte”. Come Chiesa, è stata la sua riflessione, “ci sentiamo direttamente interpellati sul piano etico: i cristiani devono prima di tutto fare un esame di coscienza personale sulla propria condotta di automobilisti”. A braccio, il Papa ha poi ricordato con profonda commozione la figura del vescovo di Bolzano-Bressanone, mons. Wilhelm Egger, spentosi ieri all’improvviso a causa di un infarto. Mons. Egger aveva ospitato il Papa nella sua diocesi, durante il recente periodo di riposo a Bressanone:

“Con profonda emozione ho appreso dell’improvvisa morte di sua eccellenza mons. Wilhelm Egger, vescovo di Bolzano-Bressanone. Lo avevo lasciato pochi giorni fa, apparentemente in buona salute, nulla faceva pensare ad una sua così rapida dipartita. Mi unisco al cordoglio dei parenti e dell’intera diocesi nella quale era apprezzato ed amato per il suo impegno e per la sua dedizione”.
Il Papa ha definito mons. Egger “servo buono e fedele” del Signore ed ha inviato una speciale confortatrice Benedizione Apostolica “al fratello religioso cappuccino, agli altri parenti e a tutti i sacerdoti, i religiosi, le religiose ed i fedeli della diocesi di Bolzano-Bressanone”.



www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000440.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00440.jpg&var1=17/08/2008&var2=Castel%20Gandolfo&var3=Angelus&settimana=34&anno_perlinknav=2008&dal=17/08&...




+PetaloNero+
Monday, August 18, 2008 3:02 PM
Omelia del Papa nella Solennità dell'Assunzione di Maria


CASTEL GANDOLFO, lunedì, 18 agosto 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo l'omelia pronunciata da Benedetto XVI, in occasione della Solennità dell’Assunzione di Maria, nel celebrare la Messa nella parrocchia pontificia di "San Tommaso da Villanova" a Castel Gandolfo.










* * *

Cari fratelli e sorelle,

torna ogni anno, nel cuore dell’estate, la Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, la più antica festa mariana. È un’occasione per ascendere con Maria alle altezze dello spirito, dove si respira l’aria pura della vita soprannaturale e si contempla la bellezza più autentica, quella della santità. Il clima della celebrazione odierna è tutto pervaso di gioia pasquale. "Oggi – così canta l’antifona del Magnificat – Maria è salita al cielo: rallegratevi, con Cristo regna per sempre. Alleluia". Questo annuncio ci parla di un avvenimento del tutto unico e straordinario, ma che è destinato a colmare di speranza e di felicità il cuore di ogni essere umano. Maria è infatti la primizia dell’umanità nuova, la creatura nella quale il mistero di Cristo – incarnazione, morte, risurrezione, ascensione al Cielo – ha già avuto pieno effetto, riscattandola dalla morte e trasferendola in anima e corpo nel regno della vita immortale. Per questo la Vergine Maria, come ricorda il Concilio Vaticano II, costituisce per noi un segno di sicura speranza e di consolazione (cfr Lumen gentium, 68). L’odierna festa ci spinge a sollevare lo sguardo verso il Cielo. Non un cielo fatto di idee astratte, nemmeno un cielo immaginario creato dall’arte, ma il cielo della vera realtà, che è Dio stesso: Dio è il cielo. E Lui è la nostra meta, la meta e la dimora eterna, da cui proveniamo e alla quale tendiamo.

San Germano, Vescovo di Costantinopoli nel secolo VIII, in un discorso tenuto nella festa dell’Assunta, rivolgendosi alla celeste Madre di Dio, così si esprimeva: "Tu sei Colei, che per mezzo della tua carne immacolata ricongiungesti a Cristo il popolo cristiano… Come ogni assetato corre alla fonte, così ogni anima corre a Te, fonte di amore, e come ogni uomo aspira a vivere, a vedere la luce che non tramonta, così ogni cristiano sospira ad entrare nella luce della Santissima Trinità, dove Tu sei già entrata". Sono questi stessi sentimenti ad animarci quest’oggi mentre contempliamo Maria nella gloria di Dio. Quando Lei si è addormentata a questo mondo per risvegliarsi in cielo, in effetti ha semplicemente seguito per l’ultima volta il Figlio Gesù nel suo viaggio più lungo e decisivo, nel suo passaggio "da questo mondo al Padre" (cfr Gv 13,1).

Come Lui, insieme con Lui, è partita da questo mondo per tornare "alla casa del Padre"(cfr Gv 14-2). E tutto questo non è lontano da noi, come potrebbe forse apparire in un primo momento, perché tutti noi siamo figli del Padre, Dio, tutti noi siamo fratelli di Gesù e tutti noi siamo anche figli di Maria, Madre nostra. E tutti siamo protesi verso la felicità. E la felicità alla quale tutti noi tendiamo è Dio, così tutti noi siamo in cammino verso questa felicità, che chiamiamo Cielo, che in realtà è Dio. E Maria ci aiuti, ci incoraggi a far sì che ogni momento della nostra esistenza sia un passo in questo esodo, in questo cammino verso Dio. Ci aiuti a rendere così presente anche la realtà del cielo, la grandezza di Dio, nella vita del nostro mondo. Non è in fondo questo il dinamismo pasquale dell’uomo, di ogni uomo, che vuol diventare celeste, totalmente felice, in forza della Risurrezione di Cristo? E non è forse, questo, l’inizio e l’anticipo di un movimento che riguarda ogni essere umano e il cosmo intero? Colei da cui Dio aveva preso la sua carne e la cui anima era stata trafitta da una spada sul Calvario si è trovata associata per prima e in modo singolare al mistero di questa trasformazione, alla quale tendiamo tutti, trafitti spesso anche noi dalla spada della sofferenza in questo mondo.

La nuova Eva ha seguito il nuovo Adamo nella sofferenza, nella Passione, e così anche nella gioia definitiva. Cristo è la primizia, ma la sua carne risorta è inseparabile da quella della sua Madre terrena, Maria, e in Lei tutta l’umanità è coinvolta nell’Assunzione verso Dio, e con Lei tutta la creazione, i cui gemiti, le cui sofferenze, sono – come ci dice San Paolo – il travaglio del parto dell’umanità nuova. Nascono così i nuovi cieli e la terra nuova, in cui non vi sarà più né pianto, né lamento, perché non vi sarà più la morte (cfr Ap 21,1-4).

Quale grande mistero d’amore viene oggi riproposto alla nostra contemplazione! Cristo ha vinto la morte con l’onnipotenza del suo amore. Solo l’amore è onnipotente. Questo amore ha spinto Cristo a morire per noi e così a vincere la morte. Sì, solo l’amore fa entrare nel regno della vita! E Maria vi è entrata dietro il Figlio, associata alla sua gloria, dopo essere stata associata alla sua passione. Vi è entrata con un impeto incontenibile, mantenendo aperta dopo di sé la via per tutti noi. E per questo oggi la invochiamo: "Porta del cielo", "Regina degli angeli" e "Rifugio dei peccatori". Non sono certo i ragionamenti a farci capire queste realtà così sublimi, ma la fede semplice, schietta, ed il silenzio della preghiera che ci mette in contatto col Mistero che infinitamente ci supera. La preghiera ci aiuta a parlare con Dio e a sentire come il Signore parla al nostro cuore.

Chiediamo a Maria di farci quest’oggi dono della sua fede, quella fede che ci fa vivere già in questa dimensione tra finito e infinito, quella fede che trasforma anche il sentimento del tempo e del trascorrere della nostra esistenza, quella fede nella quale sentiamo intimamente che la nostra vita non è risucchiata dal passato, ma attratta verso il futuro, verso Dio, là dove Cristo ci ha preceduto e dietro a Lui, Maria.

Guardando l’Assunta in cielo comprendiamo meglio che la nostra vita di ogni giorno, pur segnata da prove e difficoltà, scorre come un fiume verso l’oceano divino, verso la pienezza della gioia e della pace. Comprendiamo che il nostro morire non è la fine, ma l’ingresso nella vita che non conosce la morte. Il nostro tramontare all’orizzonte di questo mondo è un risorgere all’aurora del mondo nuovo, del giorno eterno.

"Maria, mentre ci accompagni nella fatica del nostro vivere e morire quotidiano, mantienici costantemente orientati verso la vera patria della beatitudine. Aiutaci a fare come tu hai fatto".

Cari fratelli e sorelle, cari amici che questa mattina prendete parte a questa celebrazione, facciamo insieme questa preghiera a Maria. Davanti al triste spettacolo di tanta falsa gioia e contemporaneamente di tanto angosciato dolore che dilaga nel mondo, dobbiamo imparare da Lei a diventare noi segni di speranza e di consolazione, dobbiamo annunciare con la vita nostra la risurrezione di Cristo.

"Aiutaci tu, Madre, fulgida Porta del cielo, Madre della Misericordia, sorgente attraverso la quale è scaturita la nostra vita e la nostra gioia, Gesù Cristo. Amen".


[© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana]




+PetaloNero+
Tuesday, August 19, 2008 2:51 PM
RINUNCE E NOMINE


NOMINA DEL COMANDANTE DELLA GUARDIA SVIZZERA PONTIFICIA

Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Comandante della Guardia Svizzera Pontificia, con il grado di Colonnello, l’Ill.mo Signor Daniel Rudolf Anrig.

Sig. Daniel Rudolf ANRIG
Il Sig. Daniel Rudolf Anrig è nato il 10 luglio 1972 a Walenstadt (Cantone di San Gallo, Svizzera).
È sposato ed ha quattro figli.
È stato Alabardiere della Guardia Svizzera Pontificia dal 1992 al 1994.
Tornato in Patria, si è laureato in Diritto civile ed ecclesiastico presso l’Università di Friburgo (1999) ed è stato Assistente di cattedra di diritto civile presso la medesima Università (1999-2001).
È stato Capo della Polizia criminale del Cantone di Glarona, dal 2002 al 2006.
Dal 2006, nominato Capitano dell’Esercito Svizzero, ricopre la carica di Comandante Generale del Corpo di Polizia del Cantone di Glarona.
In data odierna viene nominato come 34° Comandante della Guardia Svizzera Pontificia.







Il 36.enne Daniel Rudolf Anrig nominato da Benedetto XVI nuovo comandante della Guardia Svizzera


Da oggi, la Guardia Svizzera ha un nuovo comandante. Benedetto XVI ha nominato a capo del corpo militare pontificio, con il grado di colonnello, il 36.enne Daniel Rudolf Anrig. Originario del Cantone svizzero di San Gallo, il neo comandante è sposato e ha quattro figli. Ventenne, ha prestato servizio come alabardiere della Guardia dal 1992 al 1994. Tornato in Patria, si è laureato in Diritto civile ed ecclesiastico presso l’Università di Friburgo ed ha poi ricoperto la carica di assistente di cattedra di Diritto civile presso la medesima Università.

Dal 2002 al 2006, il colonnello Anrig è stato capo della Polizia criminale del Cantone di Glarona, quindi - dopo la nomina a capitano dell’Esercito svizzero - ha ricoperto la carica di comandante generale del Corpo di Polizia del Cantone di Glarona.


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+PetaloNero+
Tuesday, August 19, 2008 2:52 PM
AVVISO DELL’UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE


RITI DI BEATIFICAZIONE APPROVATI DAL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

L’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice comunica che nei prossimi mesi avranno luogo i Riti di Beatificazione dei Servi di Dio:

- VINCENZA MARIA POLONI, vergine, fondatrice dell’Istituto delle Sorelle della Misericordia: Domenica 21 settembre 2008, a Verona (Italia), nel Palazzetto dello Sport, alle ore 15.30;

- MICHELE SOPOĆKO, presbitero, fondatore della Congregazione delle Suore di Gesù Misericordioso: Domenica 28 settembre 2008, a Białystok (Polonia), nella piazza antistante la Chiesa della Divina Misericordia, alle ore 15;

- FRANCESCO PIANZOLA, presbitero, fondatore delle Suore Missionarie dell’Immacolata Regina della Pace: Sabato 4 ottobre 2008, a Vigevano (Italia), nella Cattedrale, alle ore 15.30;

- FRANCESCO GIOVANNI BONIFACIO, presbitero e martire: Sabato 4 ottobre 2008, a Trieste (Italia), nella Cattedrale, alle ore 16;

- LOUIS MARTIN E ZÉLIE MARIE GUÉRIN, laici, sposi e genitori: Domenica 19 ottobre 2008, a Lisieux (Francia), nella Basilica di Santa Teresa del Bambino Gesù, alle ore 10.







Nelle prossime settimane le Beatificazioni di 6 Servi di Dio: tra loro un martire delle foibe, i genitori di Santa Teresa di Lisieux e il confessore di Suor Faustina Kowalska


L’ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Pontefice ha comunicato che, nelle prossime settimane, avranno luogo i Riti di Beatificazione di 6 Servi di Dio. Si tratta di Vincenza Maria Poloni, fondatrice dell’Istituto delle Sorelle della Misericordia, domenica 21 settembre a Verona; padre Michele Sopoćko, confessore di Suor Faustina Kowalska e fondatore della Congregazione delle Suore di Gesù misericordioso, domenica 28 settembre a Bialystok in Polonia. Due le Beatificazioni che si celebreranno il 4 ottobre: quella di Francesco Pianzola, fondatore delle Suore Missionarie dell’Immacolata Regina della Pace, a Vigevano, e quella di padre Francesco Giovanni Bonifacio, “martire delle foibe”, a Trieste. Infine, il 19 ottobre, la Beatificazione di Louis Martin e Zélie Marie Guérin, genitori di Santa Teresa del Bambino Gesù, a Lisieux in Francia. Alessandro Gisotti si sofferma su alcuni tratti di queste figure luminose nella vita della Chiesa:

“L’apostolo della Lomellina”: in provincia di Pavia è così che ricordano padre Francesco Pianzola, che nella prima metà del ‘900 dedica la sua vita ai più bisognosi, ai lavoratori dei campi della sua terra. Annuncia il Vangelo nelle campagne, ma anche nelle fabbriche. E quando muore, nel 1943, consumato dalle fatiche e dalla carità, la sua gente lo chiama subito Santo, “il prete santo delle mondine”. Vittima della ferocia comunista è padre Francesco Giovanni Bonifacio, “martire delle foibe”. Nato nel 1912 in Istria da una famiglia umile e profondamente cristiana, Francesco viene ordinato a 24 anni. Vicino ai bisogni dei più poveri a cui si dedica senza risparmio di energia, il giovane sacerdote diventa una figura scomoda alla propaganda antireligiosa jugoslava voluta dal maresciallo Tito. La sera dell’11 settembre 1946, rincasando da Grisignana, don Francesco viene barbaramente ucciso da due uomini della guardia popolare e il suo corpo gettato in una foiba.

Testimone della Misericordia, la Beata Vincenza Maria Poloni nasce a Verona nel 1802. Fonda un istituto religioso che si prende cura dei poveri e dei bisognosi. Un seme che ha dato molto frutto dopo la morte della sua fondatrice, nel 1855. Oggi, le Sorelle della Misericordia sono presenti in tre continenti: dall’Italia al Brasile, dalla Germania all’Angola. Legato alla figura di Suor Faustina Kowalska è padre Michele Sopoćko che fu confessore della Santa della Divina Misericordia. Nato nel 1888 nell’arcidiocesi di Vilnius, da sacerdote si dedicò con fervore ad un’imponente attività come vicario parrocchiale, cappellano militare, formatore di giovani, direttore spirituale del seminario, professore di Teologia e autore di diverse pubblicazioni.

Grande festa a Lisieux per la prossima Beatificazione dei genitori di Santa Teresa di Gesù Bambino, Louis Martin e Zélie Marie Guérin. Di loro, la mistica carmelitana scriverà: “Avevo soltanto buoni esempi intorno a me. E naturalmente volevo seguirli”. La loro vita, che attraversa l’800, è la testimonianza di una quotidianità vissuta alla presenza di Dio. L’educazione dei figli, il modo in cui affrontarono il dolore e le difficoltà, il loro amore per i bisognosi rendono questa coppia di sposi un modello anche per le famiglie di oggi.



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+PetaloNero+
Tuesday, August 19, 2008 3:05 PM
Vaticano, nuovi beati confessore suor Faustina e prete infoibato

Roma, 19 ago (Velino) - Cinque beatificazioni si terranno nei mesi di settebre e ottobre, autorizzate dal Papa. Tra i nuovi beati spiccano in particolare don Francesco Giovanni Bonifacio, sacerdote triestino infoibato durante la Seconda guerra mondiale, don Michele Sopocko, confessore di suor Faustina Kowalska e legato al mistero della Divina Misericordia, e i genitori di santa Teresa di Lisieux. La prima cerimonia si terrà a Verona domanica 21 settembre. Sarà beatificata Vincenza Maria Poloni, vergine, fondatrice dell’Istituto delle Sorelle della Misericordia. Sarà presente in rappresentanza del Papa monsignor Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi. Don Michele Sopocko, fondatore della Congregazione delle Suore di Gesù Misericordioso, sarà beatificato domenica 28 settembre a Bialystok (Polonia). La cerimonia si terrà alle 15 nella piazza antistante la Chiesa della Divina Misericordia. Don Sopocko incontra suor Faustina Kowalska nel periodo in cui è confessore della Congregazione delle suore della Beata Vergine Maria della Misericordia. Fu confessore, direttore spirituale e sostenitore di suor Faustina nelle sue rivelazioni. Fu lui a ordinarle di descrivere le sue esperienze interiori, da cui nacque il diario spirituale di Suor Faustina.

Due beatificazioni si terranno sabato 4 ottobre. Alle 15.30 a Vigevano (Pavia), città recentemente visitata da Benedetto XVI, sarà beatificato don Francesco Pianzola, fondatore delle Suore missionarie dell’Immacolata Regina della Pace, vissuto a cavallo tra ‘800 e ‘900 dedicandosi all’apostolato e all’annuncio del Vangelo nella sua terra, tra gli umili e i lavoratori delle campagne e delle prime fabbriche. È stato definito “l’apostolo della Lomellina” dalle autorità ecclesiali, e dalla gente “al pref sant di mundini”, il prete santo delle mondine. Lo stesso giorno, Trieste celebrerà uno dei suoi figli, don Francesco Giovanni Bonifacio, sacerdote istriano ucciso dai miliziani di Tito nel 1946 e gettato in una foiba. La cerimonia di beatificazione avrà luogo nella cattedrale cittadina di San Giusto, presieduta da monsignor Eugenio Ravignani, vescovo della città. In rappresentanza del Papa sarà presente monsignor Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei santi. Infine, il 19 ottobre saranno beatificati i genitori di santa Teresa del Bambin Gesù, Louis Martin e Zélie MariE Guérin. La cerimonia si terrà a Lisieux (in Francia), nella Basilica di Santa Teresa del Bambino Gesù, alle 10.
+PetaloNero+
Tuesday, August 19, 2008 3:05 PM
VATICANO: NUOVO COMANDANTE PER GUARDIE SVIZZERE, E' DANIEL ANRIG

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 19 ago - Cambio alla guida delle Guardie Svizzere, il corpo scelto che da oltre 500 anni e' incaricato di difendere la sicurezza dal papa: Benedetto XVI ha nominato oggi nuovo comandante Daniel Rudolf Anrig.

Prende il posto di Elmar Theodor Maeder, che in marzo aveva annunciato, a sorpresa, di voler lasciare la Guardia dopo l'estate. In quell'occasione c'era chi aveva parlato di disaccordi tra il comandante svizzero e la Segreteria di Stato per la divisione dei compiti tra le Guardie e la Gendarmeria, il corpo di italiani, fondato nel 1816, dipendente dal Governatorato della Citta' dal Vaticano e smilitarizzato da Paolo VI.

Il nuovo comandante degli Svizzeri e' nato il 10 luglio 1972 a Walenstadt (Cantone di San Gallo, Svizzera), e' sposato ed ha quattro figli. E' stato Alabardiere della Guardia Svizzera Pontificia dal 1992 al 1994 ed e' poi tornato in Patria per laurearsi in Diritto civile ed ecclesiastico presso l'Universita' di Friburgo (1999), dove e' stato anche assistente di cattedra (1999-2001). E' stato Capo della Polizia criminale del Cantone di Glarona, dal 2002 al 2006, e in quell'anno e' stato nominato Capitano dell'Esercito Svizzero, ricoprendo la carica di Comandante Generale del Corpo di Polizia del Cantone di Glarona.

asp/sam/rob
+PetaloNero+
Wednesday, August 20, 2008 3:18 PM
L’UDIENZA GENERALE


Alle ore 10.30 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato al balcone del Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo per incontrare i fedeli ed i pellegrini convenuti per l’udienza generale del mercoledì.
Nel discorso in lingua italiana, il Papa ha ricordato come la Chiesa ogni giorno ci propone dei santi e dei beati da invocare e da imitare, e si è soffermato in particolare a considerare i santi di cui ricorre la memoria in questa settimana di agosto.
Dopo il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica, il Santo Padre ha rivolto un saluto in varie lingue ai gruppi di fedeli presenti.
Successivamente, il Papa si è affacciato sulla Piazza di Castel Gandolfo per salutare i fedeli che non avevano trovato posto nel cortile del Palazzo Apostolico. Infine, nella Sala degli Svizzeri, ha incontrato alcuni dei partecipanti all’odierna udienza generale.


CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle!

Ogni giorno la Chiesa offre alla nostra considerazione, uno o più santi e beati da invocare e da imitare. In questa settimana, ad esempio, ne ricordiamo alcuni molto cari alla devozione popolare. Ieri, san Giovanni Eudes, che di fronte al rigorismo dei giansenisti – siamo nel secolo XVII – promosse una tenera devozione, le cui fonti inesauribili egli indicò nei sacri Cuori di Gesù e di Maria. Quest’oggi ricordiamo san Bernardo di Chiaravalle che, dal Papa Pio VIII fu chiamato "dottore mellifluo", perché eccelleva "nel far distillare dai testi biblici il senso che vi si trova nascosto". Questo mistico, desideroso di vivere immerso nella "valle luminosa" della contemplazione, fu condotto dagli eventi a viaggiare per l’Europa per servire la Chiesa, nelle necessità del tempo e per difendere la fede cristiana. È stato definito anche "dottore mariano" non perché abbia scritto moltissimo sulla Madonna, ma perché ne seppe cogliere l’essenziale ruolo nella Chiesa, presentandola come il modello perfetto della vita monastica e di ogni altra forma di vita cristiana.

Domani ricorderemo san Pio X, che visse in un periodo storico travagliato. Di lui Giovanni Paolo II ebbe a dire, visitandone il paese natale nel 1985: "Ha lottato e sofferto per la libertà della Chiesa, e per questa libertà si è rivelato pronto a sacrificare privilegi ed onori, ad affrontare incomprensione e derisione, in quanto valutava questa libertà come garanzia ultima per l’integrità e la coerenza della fede". (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VIII, 1, 1985, pg. 1818)

Venerdì prossimo sarà dedicato alla Beata Maria Vergine Regina, memoria istituita dal Servo di Dio Pio XII nel 1955, e che il rinnovamento liturgico voluto dal Concilio Vaticano II ha posto a complemento della solennità dell’Assunta, poiché i due privilegi formano un unico mistero. Sabato, infine, pregheremo Santa Rosa da Lima, prima santa canonizzata del continente latinoamericano, del quale è patrona principale. Santa Rosa amava ripetere: "Se gli uomini sapessero che cos’è vivere in grazia, non si spaventerebbero di nessuna sofferenza e patirebbero volentieri qualunque pena, perché la grazia è frutto della pazienza" . Morì a 31 anni nel 1617, dopo una breve esistenza intrisa di privazioni e di sofferenza, nella festa di san Bartolomeo apostolo, del quale era molto devota, perché aveva patito un martirio particolarmente doloroso.

Cari fratelli e sorelle, giorno dopo giorno la Chiesa ci offre dunque la possibilità di camminare in compagnia dei santi. Scriveva Hans Urs von Balthasar che i santi costituiscono il commento più importante del Vangelo, una sua attualizzazione nel quotidiano e quindi rappresentano per noi una reale via di accesso a Gesù. Lo scrittore francese Jean Guitton li descriveva "come i colori dello spettro in rapporto alla luce", perché con tonalità e accentuazioni proprie ognuno di loro riflette la luce della santità di Dio. Quanto importante e proficuo è, pertanto, l’impegno di coltivare la conoscenza e la devozione dei santi, accanto alla quotidiana meditazione della Parola di Dio e a un amore filiale verso la Madonna!

Il periodo delle ferie costituisce certamente un tempo utile per prendere in mano la biografia e gli scritti di qualche santo o santa in particolare, ma ogni giorno dell’anno ci offre l’opportunità di familiarizzare con i nostri celesti patroni. La loro esperienza umana e spirituale mostra che la santità non è un lusso, non è un privilegio per pochi, un traguardo impossibile per un uomo normale; essa, in realtà, è il destino comune di tutti gli uomini chiamati ad essere figli di Dio, la vocazione universale di tutti i battezzati. La santità è offerta a tutti; naturalmente non tutti i santi sono uguali: sono infatti, come ho detto, lo spettro della luce divina. E non necessariamente è grande santo colui che possiede carismi straordinari. Ce ne sono infatti moltissimi i cui nomi sono noti soltanto a Dio, perché sulla terra hanno condotto un’esistenza apparentemente normalissima. E proprio questi santi "normali" sono i santi abitualmente voluti da Dio. Il loro esempio testimonia che, soltanto quando si è a contatto con il Signore, ci si riempie della sua pace e della sua gioia e si è in grado di diffondere dappertutto serenità, speranza e ottimismo. Considerando proprio la varietà dei loro carismi, Bernanos, grande scrittore francese che fu sempre affascinato dall’idea dei santi - ne cita molti nei suoi romanzi - nota che "ogni vita di santo è come una nuova fioritura di primavera". Che ciò avvenga anche per noi! Lasciamoci per questo attrarre dal soprannaturale fascino della santità! Ci ottenga questa grazia Maria, la Regina di tutti i Santi, Madre e Rifugio dei peccatori!



SALUTI DEL SANTO PADRE NELLE DIVERSE LINGUE

Je suis heureux de saluer cordialement ce matin les pèlerins francophones, en particulier les Petites Sœurs de Jésus qui se préparent aux vœux perpétuels et que j’assure de ma prière. Sont présents aussi un groupe consistant de pèlerins venus du Diocèse de Cayenne, en Guyane française, ainsi que des jeunes de Montréal, Canada. Durant ces vacances qui vous ont permis de voyager, puissiez-vous prendre le temps pour rencontrer profondément le Seigneur à l’exemple de Saint Bernard que nous fêtons aujourd’hui. De grand cœur je vous donne la Bénédiction Apostolique.

I cordially greet all the English-speaking pilgrims present at today’s audience. I particularly welcome the altar servers from Malta—along with their families—who have been assisting at Saint Peter’s Basilica. I also greet a group of university students from Ireland. This week, the liturgical calendar celebrates several remarkable examples of holiness: Saint John Eudes, Saint Bernard of Clairvaux, Saint Pius the Tenth and Saint Rose of Lima. The summer months provide an opportunity for us to read about the lives of these and all the saints, who show us that holiness is not the privilege of a few, but the vocation of all the baptized. Through their intercession and inspiration, may you learn to love and serve the Lord more ardently in your daily lives. God bless you all!

Ein herzliches Willkommen hier in Castel Gandolfo sage ich euch, liebe Brüder und Schwestern aus dem deutschen Sprachraum. In der Taufe sind wir Kinder Gottes geworden. Als Getaufte sind wir zur Heiligkeit berufen: Die Liebe Gottes soll durch uns in die Welt ausstrahlen. Dabei helfen uns die Heiligen, die uns die Kirche Tag für Tag vor Augen stellt. Die Heiligen sind gelebtes Evangelium. Ihr Beispiel zeigt uns, wie auch wir heute die Frohbotschaft Christi konkret leben können. Vertraut auf die Hilfe der Heiligen. Sie sind uns Fürsprecher und Begleiter auf all unseren Wegen.

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los sacerdotes de Toledo y de otras diócesis de España, que constituyen la Fraternidad sacerdotal en el Corazón de Cristo. Os encomiendo en mi oración, para que continuéis aspirando cotidianamente a la santidad, ejerciendo vuestro ministerio con alegría, sencillez de corazón y fidelidad al Evangelio y a la Iglesia. La conducta ejemplar de un sacerdote y el testimonio de su amor a Dios y a los hermanos son fuente de gracias incesantes para el pueblo de Dios y una invitación constante para que otros respondan con generosidad a la llamada del Señor. Os bendigo a todos con afecto.

Pozdrawiam pielgrzymów z Polski. W minionym tygodniu przeszły przez Polskę niespotykane w tym regionie burze i huragany. Byli zabici i ranni. Wielu straciło dobytek całego życia. Wszystkich, którzy w jakikolwiek sposób ucierpieli na skutek tego żywiołu, pragnę zapewnić o mojej duchowej bliskości i pamięci w modlitwie. Im wszystkim i Wam tu obecnym niech Pan Bóg błogosławi.

[Saluto i pellegrini provenienti dalla Polonia. La settimana scorsa la Polonia è stata colpita da tempeste e uragani, eventi insoliti per quella regione. Vi sono stati morti e feriti. Tanti hanno perso il patrimonio di una intera vita. A quanti in qualsiasi modo hanno subito danno a causa di questa sciagura, voglio assicurare la mia vicinanza spirituale e il ricordo nella preghiera. La benedizione del Signore scenda su di loro e su voi qui presenti.]

S láskou pozdravujem slovenských pútnikov zo Starej Ľubovne a Torysy. Bratia a sestry, v piatok budeme sláviť v liturgii spomienku Panny Márie Kráľovnej. S dôverou sa obracajme na túto našu láskavú Matku v našich potrebách. Rád vás žehnám. Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Saluto con affetto i pellegrini slovacchi provenienti da Stará Ľubovňa e Torysa. Fratelli e sorelle, venerdì celebreremo nelle liturgia la memoria di Maria Regina. Rivolgiamoci con fiducia alla Madre celeste nelle nostre necessità. Volentieri vi benedico. Sia lodato Gesù Cristo!]

Saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare le rappresentanti della Congregazione Suore dello Spirito Santo, riunite a Roma per il loro Capitolo Generale. Saluto poi i partecipanti al convegno promosso dall’Opera per la Gioventù Giorgio La Pira. Mi rivolgo, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Tutti invito a dedicare sempre più tempo alla formazione cristiana, per essere fedeli discepoli di Cristo, via, verità e vita.



SALUTO DEL SANTO PADRE AI FEDELI PRESENTI SULLA PIAZZA DI CASTEL GANDOLFO

Buongiorno a tutti voi. In questa settimana celebriamo le feste di molti santi. Oggi san Bernardo di Chiaravalle, grande dottore della Chiesa, grande dottore soprattutto della venerazione della Madonna. È un uomo che ha creato pace e così ci mostra come vivere il Vangelo. Celebriamo poi domani san Pio X che in un periodo difficile ha guidato la Chiesa, ha rinnovato la liturgia e così ha rinnovato la Chiesa dall'interno.

E così via tutti i santi ci mostrano come vivere il Vangelo. Sono una libera interpretazione del Vangelo e ci guidano nelle nostre strade. A tutti voi auguro ancora buone vacanze e una buona settimana. Grazie per la vostra presenza. La mia benedizione per voi tutti. Auguri e arrivederci!




Benedetto XVI all'udienza generale: la santità non è un lusso per pochi, ma la vocazione di ogni cristiano. La solidarietà del Papa alle vittime del maltempo in Polonia


Il periodo delle ferie, un “tempo utile” per approfondire la conoscenza dei Santi, che ogni giorno la Chiesa propone all’attenzione dei credenti. E’ l’invito che questa mattina Benedetto XVI ha rivolto ai circa 4 mila fedeli che hanno affollato il cortile del Palazzo apostolico di Castel Gandolfo per prendere parte all’udienza generale. Il Papa ha espresso, fra l’altro, solidarietà alla nazione polacca, colpita nei giorni scorsi da una grave ondata di maltempo che ha causato molte vittime e danni. La cronaca dell’udienza nel servizio di Alessandro De Carolis:

Chi sono i Santi per la Chiesa? Un commento vivente al Vangelo, i colori dello spettro rispetto al bianco della luce di Dio. Teologi e scrittori hanno usato, lungo i secoli, intuizioni e metafore per dare risalto alla bellezza delle anime che da due millenni rappresentano il modo più perfetto dell’essere cristiani. Da queste immagini si è lasciato ispirare Benedetto XVI nel parlare, in questa catechesi di tardo agosto, delle figure di alcuni Santi e più ancora della meta della santità, definita dal Papa non un “lusso o un privilegio per pochi”, ma il “destino comune” dei figli di Dio. I Santi sono “una viva interpretazione” delle parole di Gesù e dunque, ha esclamato il Pontefice:

“Quanto importante e proficuo è, pertanto, l’impegno di coltivare la conoscenza e la devozione dei santi, accanto alla quotidiana meditazione della Parola di Dio e a un amore filiale verso la Madonna!”.

E sottolineando come il periodo delle ferie costituisca “un tempo utile” per leggere la biografia e gli scritti di qualche santo o santa e così familiarizzare con la loro vita, ha osservato:

“La loro esperienza umana e spirituale mostra che la santità non è un lusso, non è un privilegio per pochi, ma il destino comune di tutti gli uomini chiamati ad essere figli di Dio, la vocazione universale di tutti i battezzati. La santità è offerta a tutti, anche se non tutti i santi sono uguali. E non necessariamente è grande santo colui che possiede carismi straordinari. Ce ne sono infatti moltissimi i cui nomi sono noti soltanto a Dio, perché sulla terra hanno condotto un’esistenza apparentemente normalissima”.

I Santi presi brevemente in considerazione da Benedetto XVI sono stati quelli ricordati dalla liturgia della Chiesa in questi giorni: San Giovanni Eudes - teneramente devoto dei cuori di Gesù e Maria in tempo di rigore giansenista - San Bernardo di Chiaravalle - grande difensore della fede e grande dottore della Chiesa - o Santa Rosa da Lima, la prima canonizzata del Sudamerica. O ancora san Pio X, per ricordare il quale il Papa ha citato le parole pronunciate da Giovanni Paolo II nel 1985:

“Ha lottato e sofferto per la libertà della Chiesa, e per questa libertà si é rivelato pronto a sacrificare privilegi ed onori, ad affrontare incomprensione e derisione, in quanto valutava questa libertà come garanzia ultima per l’integrità e la coerenza della fede”.

Benedetto XVI ha concluso l’udienza generale con i saluti in sei lingue. E in particolare, rivolgendosi ai pellegrini polacchi, ha espresso la sua vicinanza alle vittime delle tempeste e degli uragani che si sono abbattuti negli ultimi giorni sul Paese est europeo:

“Byli zabici i ranni. Wielu straciło...
Vi sono stati morti e feriti. Tanti hanno perso il patrimonio di una intera vita. A quanti in qualsiasi modo hanno subito danno a causa di questa sciagura, voglio assicurare la mia vicinanza spirituale e il ricordo nella preghiera”.

(applausi)



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Thursday, August 21, 2008 3:18 PM
RINUNCE E NOMINE


NOMINA DELL’INVIATO SPECIALE ALLE CELEBRAZIONI DEL 4° CENTENARIO DELLE APPARIZIONI DELLA BEATA VERGINE MARIA A ŠILUVA IN LITUANIA (13 - 14 SETTEMBRE 2008)

Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato l'Em.mo Cardinale Joachim Meisner, Arcivescovo di Köln, Suo Inviato Speciale alle celebrazioni del 4° centenario delle apparizioni della Beata Vergine Maria a Šiluva (Lituania), che avranno luogo il 13 ed il 14 settembre 2008.







Benedetto XVI nomina il cardinale Meisner, suo inviato speciale alle celebrazioni per i 400 anni dell'apparizione della Vergine a Šiluva, in Lituania


Il 13 e 14 settembre prossimi sarà grande festa nel Santuario lituano di Nostra Signora, a Šiluva, per i 400 anni dalle apparizioni della Vergine. Per l’occasione, Benedetto XVI ha nominato come suo inviato speciale il cardinale arcivescovo di Colonia, Joachim Meisner. Il Santuario, fondato nel 1457 poco dopo la diffusione del cristianesimo in Lituania, divenne nei secoli il simbolo della fede cattolica nel Paese - prima smarrita e poi ritrovata - e soprattutto difesa durante la dominazione comunista del XX secolo. Un luogo di culto intensamente frequentato, con un’immagine miracolosa della Madonna col Bambino alla quale sono stati attribuiti centinaia di miracoli. Alessandro De Carolis ne sintetizza la storia in questo servizio:
(musica)

Quando la giovane dai capelli fluenti, che piange stringendo in braccio un bambino, appare sulla sommità di una larga pietra ai pastori che stanno pascolando il gregge nelle vicinanze, la poco dissimile scena di Lourdes, a Massabielle, sarebbe avvenuta solo 250 anni dopo, e quella di Fatima alla Cova da Iria 309. E' un antico "cuore" mariano che inizia a battere nel Baltico molto tempo prima dei più rinomati centri di spiritualità francese e portoghese. I pastori che scorgono la donna corrono a chiamare il catechista del vicino e piccolo villaggio di Šiluva, e questi arriva subito in compagnia del rettore del seminario calvinista. Alla domanda sul perché stia piangendo, la donna risponde: “Piango perché la gente era solita adorare mio Figlio in questo luogo, ma ora essi arano e seminano”. Il significato di quelle parole e più ancora l’apparizione aprono uno squarcio in un passato ormai dimenticato dalla gente di Šiluva. Un secolo e mezzo prima, nel 1457, un nobile lituano al servizio di Vytautas il Grande aveva deciso di destinare quello stesso terreno alla costruzione di un tempio mariano. La Lituania si era convertita alla fede cattolica da pochi decenni ma l’ardore di chi aveva diffuso il Vangelo aveva conquistato in breve la nazione al cristianesimo.

Ma proprio i nobili sono i primi a risentire della riforma di Lutero. E luterano diventa anche il proprietario della chiesa di Šiluva. E’ l’inizio della fine: molti luoghi di culto vengono confiscati e chiusi, la fede cattolica pian piano si spegne. E lo scenario non muta neanche quando i calvinisti si sostituiscono ai luterani. La chiesa di Šiluva segue lo stesso destino: inutilizzata per anni, esiliato il clero, viene demolita alla fine del 1500. Ma un piccolo fatto accaduto in precedenza finirà per rovesciare la storia. Il parroco di Šiluva aveva riposto i documenti riguardanti la fondazione del tempio in una cassa di ferro poi sotterrata. Trascorrono quasi ottant’anni, la donna misteriosa appare ai pastori e il vescovo manda un suo legato ad investigare sul fatto. Le parole della donna inducono l’inviato a risalire all’esatta ubicazione dell’antica chiesa: un’impresa difficilissima se non fosse che l’antico parroco, molto anziano e cieco, è ancora vivo. La cassa coi documenti viene recuperata e così una nuova chiesa viene costruita. La fede riesplode genuina come in passato e un nuovo tempio, più grande, viene costruito nella seconda metà del Settecento, al quale Paolo VI conferirà nel 1974 il titolo di “basilica minore”.

Intanto sin dal primo periodo della rinata chiesa di Šiluva si erano diffuse notizie di miracoli e favori spirituali, poi accertati dal vescovo Gieidraitis, che nel 1786 fissò all’8 settembre la festa liturgica del santuario. L’antica immagine della Madonna col bambino, oggi venerata da centinaia di migliaia di pellegrini, accompagnerà i lituani anche durante le guerre mondiali e la “notte” della dittatura sovietica, che osteggerà invano le folle in continua visita a Šiluva. Nel 1993, due anni dopo l’indipendenza, Giovanni Paolo II si fermò in preghiera nel santuario. E due anni fa, l’attuale Pontefice ha benedetto le nuove corone d'oro per il quadro miracoloso di Maria e di Gesù a Šiluva.

(musica)


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Thursday, August 21, 2008 3:19 PM
Il dolore del Papa per la sciagura aerea in Spagna


Il Papa ha espresso oggi il suo profondo dolore per la sciagura aerea avvenuta ieri a Madrid all'aeroporto internazionale di Barajas in cui hanno perso la vita 153 persone, mentre 19 sono rimaste ferite, di cui 4 in condizioni critiche. In un telegramma, a firma del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, inviato al cardinale Antonio María Rouco Varela, arcivescovo di Madrid e presidente della Conferenza episcopale spagnola, Benedetto XVI assicura la sua vicinanza spirituale alle famiglie delle vittime e le sue ferventi preghiere per i defunti nonché l’auspicio di pronta guarigione per i feriti. Il Papa, infine, impartisce la sua benedizione apostolica come segno di consolazione e speranza nel Signore Risorto. Le autorità locali stanno ancora indagando sulle cause del disastro: l’aereo, un MD-82 della compagnia Spanair, con 172 persone a bordo, appena decollato alla volta delle Canarie, ha tentato un atterraggio di emergenza dopo che un motore aveva preso fuoco. Ma il velivolo si è spezzato, incendiandosi. Il primo ministro José Luis Rodriguez Zapatero, rientrato a Madrid dalle vacanze, ha tenuto una conferenza stampa all'aeroporto di Madrid dicendo che il suo governo è "sconvolto". Messaggi di condoglianze sono giunti da tutto il mondo. Il servizio di Ignacio Arregui.
Per la Spagna del 2008, era impensabile un incidente aereo come quello di ieri, nel primo pomeriggio, in fase di decollo, in pieno aeroporto di Madrid, con buone condizioni atmosferiche, per un volo quasi di routine tra Madrid e le Isole Canarie. Le prime notizie con immagini della tragedia hanno scosso una Spagna in piena stagione di turismo e vacanze. E’ stata forse una fatalità imprevedibile? Sono 153 per adesso i morti ma il bilancio definitivo potrebbe ancora aumentare dato lo stato di estrema gravità di alcuni tra i 19 feriti. Il premier spagnolo e molti ministri hanno interrotto le loro vacanze e sono rientrati a Madrid per prendere in mano la situazione e stare vicino ai feriti e ai familiari dei morti. L’identificazione delle salme è molto difficile a causa delle gravi ustioni causate dall’incendio dell’aereo. Alcune critiche, in particolare contro la compagnia Spanair sono state pronunciate in particolare nelle Isole Canarie, luogo di destinazione dell’aereo, per il ritardo delle informazioni sui passeggeri. Ieri sera, la Spanair ha reso pubblico l’elenco completo dei passeggeri senza precisare se morti o feriti. L’aereo, della Compagnia Spanair, aveva avuto qualche problema tecnico prima del decollo ed è partito con circa un’ora di ritardo. Sono state formulate diverse ipotesi sulle possibili cause della tragedia. Gli esperti consigliano la necessaria cautela e pazienza e si afferma che ci vuole sempre tanto tempo prima di arrivare a conclusioni definitive. Certo che la Spagna ha avuto in passato alcuni gravi incidenti aerei tra i quali quello di Tenerife nel 1977 che, dopo uno scontro frontale di due Jumbo ha causato 583 morti. Ma sembrava ormai garantita la sicurezza e la normalità del traffico aereo; infatti era ormai da 25 anni che non accadeva un incidente simile a quello di ieri. Unanimi invece i commenti favorevoli all’efficacia dei servizi di sicurezza e assistenza alle vittime.


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Thursday, August 21, 2008 3:37 PM
Papa/ Benedetto XVI discute con teologi luterani di Gesu'
A fine mese seminario a porte chiuse con ex allievi di teologia


Roma, 20 ago. (Apcom) - Il Papa discuterà con due teologi luterani della figura di Gesù in occasione di un incontro di fine mese con i suoi ex allievi tedeschi di teologia nella residenza di Castel Gandolfo. Martin Hengel e Peter Stuhlmacher - questi i due studiosi protestanti - sono docenti emeriti di Nuovo testamento all'università di Tubinga, un ateneo dove lo stesso Ratzinger insegnò nel Sessantotto. Il circolo di allievi che studiarono teologia con il Papa quando questi insegnava nelle università tedesche, il 'Ratzinger Schuelerkreis', li ha invitati per affrontare il tema dell'ecumenismo, e, più specificamente, del rapporto tra cattolici e protestanti.

Ogni anno gli ex studenti di Benedetto XVI si riuniscono alcuni giorni d'estate per affrontare le questioni più disparate. La tradizione non si è interrotta con l'ascesa di Ratzinger al soglio pontificio nel 2005. Da allora i seminari, rigorosamente a porte chiuse, si sono tenuti nel palazzo apostolico di Castel Gandolfo, sulle pendici del lago albano, dove il Papa trascorre l'ultima parte delle sue estati. Della trentina di persone che prenderanno parte all'incontro, tra teologi e filosofi, fa parte anche il cardinale Christoph Schoenborn, ex allievo del Papa, attualmente arcivescovo di Vienna, considerato da alcuni osservatori vicino ad un incarico nella Curia romana.

Negli anni scorsi i temi affrontati sono stati l'islam, il creazionismo e la teoria dell'evoluzione di Charles Darwin. La discussione con i teologi protestanti, quest'anno, cade in un momento in cui il Papa sta alacremente scrivendo la seconda parte del suo libro su Gesù di Nazaret. La prima parte era dedicata al periodo della vita di Cristo che va dal battesimo alla trasfigurazione. Il secondo tomo dovrebbe riguardare l'infanzia, prima, e, poi, la morte e la risurrezione di Gesù. "Nel mio intervento non parlerò né di Lutero, nédel libro del Papa", spiega ad 'Apcom' il professor Stuhlmacher. "Si tratta solo dei passaggi del Vangelo nei quali Gesù parla della sua morte. Su questi passaggi si è molto discusso, e quindi cercherò di mostrare come essi debbano essere intesi".

Quest'anno il seminario si svolgerà dal 30 settembre al primo ottobre. Dopo una prima giornata di discussioni, giovedì, venerdì Benedetto XVI si accomiaterà dai suoi ex allievi celebrando una messa. Dopo di che il professor Ratzinger tornerà ad occuparsi del governo della Chiesa cattolica universale.


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Thursday, August 21, 2008 7:56 PM
Benedetto XVI: la morte di monsignor Egger, “una perdita dolorosa”


L'ultimo saluto di Bressanone al suo Vescovo




CASTEL GANDOLFO/BRESSANONE, giovedì, 21 agosto 2008 (ZENIT.org).- In una lettera di cordoglio diffusa questo giovedì, Benedetto XVI si è detto “profondamente colpito” dalla notizia dell’improvvisa dipartita del Vescovo Wilhelm Egger, O.F.M. Cap., stroncato improvvisamente da un infarto il 16 agosto scorso.

Il messaggio papale è stato letto nel corso della cerimonia esequiale svoltasi questo giovedì pomeriggio nel Duomo di Bressanone e presieduta dal Cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia e Presidente della Conferenza episcopale del Triveneto.

“Non solo la Diocesi di Bolzano-Bressanone, ma anche l’intera Chiesa ha perso con il Vescovo Wilhelm Egger un Pastore tanto erudito quanto amabile e pio, che instancabilmente ha portato alla gente la Buona Novella di Cristo, a lui affidata in modo particolare nell’Ordinazione sacerdotale ed episcopale”, ha scritto il Pontefice.

Una “perdita dolorosa” così l'ha definita il Papa, nel confessare la profonda amicizia che lo legava a monsignor Egger, nella cui diocesi ha trascorso quest'estate un breve periodo di riposo.

“Ripetutamente ho incontrato il Vescovo Egger durante le mie permanenze estive negli anni passati e in molte altre occasioni – ha aggiunto –. Egli si è assai prodigato per far sì che potessi passare quest’anno le mie vacanze nello stupendo Alto Adige”.

“Il Vescovo Egger – ha ricordato – aveva un rapporto profondo con la Sacra Scrittura, che ha totalmente pervaso e plasmato la sua vita”.

Proprio per questa sua preparazione il Papa gli aveva affidato il ruolo chiave di Segretario speciale del Sinodo dei Vescovi che, dal 5 al 26 ottobre prossimo, avrà appunto per tema: “La parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”.

“So pure – ha continuato Benedetto XVI – che per lui la celebrazione dell’Eucaristia costituiva il momento centrale della vita spirituale e che egli curava con profondo senso pastorale la Santa Messa domenicale con i fedeli della Diocesi”.

“L’amore per la Parola di Dio e la santificazione della Domenica rappresentano ora il testamento particolare del Vescovo Egger, che ogni singolo fedele e le comunità parrocchiali serberanno, così che l’incontro con il Dio d’amore della Rivelazione costituisca il centro della loro vita”.

“Il suo esempio – ha poi concluso – è un invito a ciascuno di noi ad aprirsi all’amore di Dio e a ricambiarlo con impegno coerente per realizzare nella propria vita un’autentica 'sequela nell’amore'”.

+PetaloNero+
Thursday, August 21, 2008 7:56 PM
Dolore del Papa per la tragedia aerea a Madrid


E' salito a 153 il bilancio delle vittime




CASTEL GANDOLFO, giovedì, 21 agosto 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha espresso questo giovedì, in un telegramma, il suo dolore per le vittime dell'incidente aereo avvenuto mercoledì nell'aeroporto di Barajas, a Madrid.

Nell'incidente, il più grave tra quelli verificatisi in questo aeroporto negli ultimi 25 anni, hanno perso la vita 153 persone, mentre altre 19 sono rimaste gravemente ferite.

Nel telegramma, indirizzato all'Arivescovo di Madrid e Presidente dell'episcopato spagnolo, il Cardinale Antonio María Rouco, il Papa si dice “profondamente addolorato” per questa tragedia.

Il firmatario del messaggio, il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, chiede al Cardinale Rouco di “far giungere il sentito cordoglio di Sua Santità ai familiari delle vittime, insieme con espressioni di vicinanza spirituale, viva sollecitudine e l'augurio di un pronto e completo ristabilimento dei feriti nel doloroso incidente”.


Paparatzifan
Thursday, August 21, 2008 9:25 PM
Dal blog di Lella...

INT - Monsignor Egger, Papa: Come lui, amare Parola di Dio e Messa

Roma, 21 ago (Velino) - La notizia della morte improvvisa di monisgnor Wilhelm Egger, vescovo di Bolzano Bressanone, ha “profondamente colpito” il Papa: lui stesso lo ha scritto in una lettera inviata a monsignor Josef Matzneller, amministratore diocesano della diocesi di Bolzano-Bressanone, e letta nel corso della cerimonia esequiale di oggi nel Duomo di Bressanone. “Anche per me personalmente la morte di monsignor Wilhelm Egger, che mi è stato caro amico e che ancora una settimana fa in occasione del mio congedo da Bressanone ho potuto salutare, significa una perdita dolorosa” scrive Benedetto XVI, che ricorda come il vesocvo si sia “assai prodigato per far sì che potessi passare quest’anno le mie vacanze nello stupendo Alto Adige”. Il Papa assicura dunque la propria vicinanza a quanti piangono il presule. “Non solo la diocesi di Bolzano-Bressanone, ma anche l’intera Chiesa ha perso con il vescovo Wilhelm Egger un pastore tanto erudito quanto amabile e pio, che instancabilmente ha portato alla gente la Buona Novella di Cristo, a lui affidata in modo particolare nell’Ordinazione sacerdotale ed episcopale”.

Monsignor Egger - ricorda Benedetto XVI - “aveva un rapporto profondo con la Sacra Scrittura, che ha totalmente pervaso e plasmato la sua vita. So pure che per lui - aggiunge - la celebrazione dell’Eucaristia costituiva il momento centrale della vita spirituale e che egli curava con profondo senso pastorale la Santa Messa domenicale con i fedeli. L’amore per la Parola di Dio e la santificazione della Domenica rappresentano ora il testamento particolare del vescovo Egger, che ogni singolo fedele e le comunità parrocchiali serberanno, così che l’incontro con il Dio d’amore della Rivelazione costituisca il centro della loro vita. Il rapporto fondamentale con Dio, che deve sempre essere anche un rapporto fraterno col prossimo, è parte essenziale della vita”. Il Papa ha infine ricordato l’ultima Lettera pastorale di monsignor Egger, sul tema “Chiamato alla sequela nell’amore”. Esso - ha concluso Benedetto XVI - ben interpreta la vita di cristiano, di religioso e di vescovo di questo generoso Uomo di Chiesa. Il suo esempio è un invito a ciascuno di noi ad aprirsi all’amore di Dio e a ricambiarlo con impegno coerente per realizzare nella propria vita un’autentica ‘sequela nell’amore’”.

(ban) 21 ago 2008 16:46


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Friday, August 22, 2008 1:31 AM
L'aiuto del Papa per i profughi georgiani


di Chiara Santomiero

TBLISI/ROMA, giovedì, 21 agosto 2008 (ZENIT.org).- Un assegno di 120 mila dollari a favore della Caritas della Georgia: è il dono di Benedetto XVI per le vittime del conflitto in Ossezia del sud, giunto mercoledì a monsignor Giuseppe Pasotto, Amministratore apostolico per i latini del Caucaso.

“Nella lettera che ha accompagnato il dono – ha affermato monsignor Pasotto, raggiunto al telefono a Tblisi da ZENIT – il Santo Padre ha spiegato che il contributo deve servire a far sì che quelle dell’Angelus non siano solo parole”.

I due appelli del Papa in occasione della preghiera dell’Angelus del 10 e del 17 agosto scorsi – il primo per la cessazione del conflitto in Ossezia “anche in nome della comune eredità cristiana” e il secondo “affinché siano alleviati con generosità i gravi disagi dei profughi, soprattutto delle donne e dei bambini, che mancano perfino del necessario per sopravvivere" – hanno destato grande impressione in Georgia.

“In un Paese a maggioranza di religione ortodossa – ha spiegato monsignor Pasotto – ha fatto scalpore che il capo della Chiesa cattolica si interessasse in maniera così decisa del conflitto in corso e che avesse cuore la popolazione georgiana pregando per essa”.

Il conflitto iniziato lo scorso 7 agosto in Ossezia: “Ha gettato nel panico la popolazione, anche nelle zone non colpite come la capitale, facendo riaffiorare improvvisamente i ricordi laceranti del conflitto di 18 anni fa con l’Abkhazia”.

Nonostante questo: “E’ stato molto bello vedere come le famiglie della capitale si siano date da fare per portare quello che potevano ai profughi arrivati all’improvviso e che non avrebbero avuto nemmeno un materasso per stendersi”.

“I profughi – ha raccontato ancora monsignor Pasotto – circa 80-90 mila, disseminati in 200 punti di accoglienza in città, per i primi giorni sono rimasti completamente in silenzio, non trovavano più le parole. Ieri i giovani della parrocchia si sono recati in un centro per fare animazione con i bambini e hanno constatato che le donne stanno reagendo ma gli uomini sono ancora in silenzio”.

Dopo gli accordi con la Russia: “C’è ancora tensione; non si capisce perché, nonostante quanto stabilito, sia ancora tutto bloccato e non si possa andare dove si vuole”.

L’occupazione di Gori, ha spiegato il Vescovo cattolico di Tblisi, ha tagliato la Georgia in due e non si può far altro che aspettare il ritiro delle truppe russe.

Intanto la Caritas ha inviato nella cittadina un grosso carico di viveri perché la popolazione è allo stremo: “Sia il governo georgiano che il patriarcato – ha spiegato il presule – hanno chiesto aiuto alla chiesa cattolica e ci stiamo dando molto da fare con un grande spirito di collaborazione”.

Lo stesso che ha spinto le Chiese cristiane di Georgia insieme alle comunità musulmana ed ebrea a due appelli congiunti per il cessate il fuoco e l’invio di aiuti umanitari.

“Sono stati dei momenti di incontro molto belli – ha affermato monsignor Pasotto -; è importante, in situazioni come questa, sentirsi tutti uniti al di là delle differenze di fede”.

La popolazione georgiana si aspetta molto dalla comunità internazionale: ha timore di essere lasciata sola.

Si tratta di un timore condiviso dai responsabili della Caritas: “Adesso – afferma monsignor Pasotto – gli aiuti internazionali non mancano ma la situazione di precarietà minaccia di durare a lungo. Già si dice che le scuole non apriranno perché sono tutte occupate dai profughi”.

“Forse alcuni di questi potranno tornare a Gori, ma non a Tskhinvali; occorrerà ricostruire le case e vigilare affinché tutti ricevano aiuti e nessuno che ha bisogno sia dimenticato.Tra sette o otto mesi ci si ricorderà ancora della Georgia?”.

Importante, in questa direzione, il ruolo dei media: “Occorre che i media – ha concluso – non si limitino a cercare il sensazionalismo, ma operino per il bene, per aiutare chi sta soffrendo e diano un’informazione il più possibile corretta”.
+PetaloNero+
Friday, August 22, 2008 3:10 PM
LE UDIENZE

Il Santo Padre Benedetto XVI riceve questo pomeriggio in Udienza, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo:

Em.mo Card. Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.





RINUNCE E NOMINE


RINUNCIA DELL’AUSILIARE DI DRESDEN-MEISSEN (GERMANIA)

Il Santo Padre ha accettato la rinuncia all’ufficio di Vescovo Ausiliare della diocesi di Dresden-Meissen (Germania), presentata da S.E. Mons. Georg Weinhold, in conformità ai canoni 411 e 401 §2 del Codice di Diritto Canonico.
+PetaloNero+
Friday, August 22, 2008 3:10 PM
Il Papa presenzia al conferimento della cittadinanza onoraria di Castel Gandolfo al fratello Georg


Non solo un compagno di vita, ma un punto di orientamento nelle situazioni difficili: così Benedetto XVI ha descritto suo fratello mons. Georg Ratzinger, che ieri pomeriggio nel Palazzo Apostolico di Castel Gandofo è stato insignito della cittadinanza onoraria del comune laziale. Il servizio è di Paolo Ondarza.

"E' per me motivo di profonda gioia che mio fratello adesso appartenga al collegio illustre dei concittadini onorari di questa bella città. Così Castel Gandolfo, se possibile, diventa ancora più cara, più vicina al mio cuore".
Un commosso grazie misto al vivo ricordo degli anni giovanili trascorsi in Baviera: il conferimento della cittadinanza onoraria di Castel Gandolfo a mons. Georg Ratzinger è stato per il Papa occasione per rievocare in un discorso improvvisato l’importanza del ruolo svolto da sempre dal fratello. “Non solo un compagno, ma anche guida affidabile ... punto di orientamento e di riferimento", ha spiegato il Santo Padre, indicando come la chiarezza, la determinazione hanno da sempre distinto e tuttora caratterizzano la persona di mons Georg. “Mi ha mostrato sempre la strada da prendere, anche in situazioni difficili” – ha aggiunto il Papa:

“Siamo arrivati all'ultima tappa della nostra vita, alla vecchiaia. I giorni da vivere si riducono progressivamente. Ma anche in questa tappa mio fratello mi aiuta ad accettare con serenità, con umiltà e con coraggio il peso di ogni giorno”.

L’amore per la musica da parte di mons. Georg Ratzinger, per 30 anni direttore del coro della cattedrale di Ratisbona, è la motivazione del conferimento della cittadinanza onoraria. Il sindaco di Castel Gandolfo Colacchi ha descritto il neocittadino come un grande uomo che ha racchiuso in sé la rara sintesi dell’unità di uomo di fede e di artista.

“In diesem festlichen Raum ...”

Mons. Ratzinger si è detto profondamente grato, indicando come la musica faccia crescere i valori positivi nell’uomo, creando unità, comunione, gioia. Il Papa ha ricordato gli anni di Ratisbona, la musica domenicale: conforto, consolazione, riflesso della bellezza di Dio.




www.radiovaticana.org/it1/videonews_ita.asp?vaiflv=0000442.flv&vaiserver=A&vai=ctv_frame00442.jpg&var1=22/08/2008&var2=Castel%20Gandolfo&var3=Cittadinanza%20onoraria%20Castel%20Gandolfo%20a%20mons.%20Georg%20Ratzinger&settimana=34&anno_perlinknav=2008&dal=17/08&...
+PetaloNero+
Friday, August 22, 2008 3:11 PM
"L'amore per la Parola di Dio e la santificazione della Domenica", testamento di mons. Egger: così Benedetto XVI in un messaggio per le esequie del vescovo di Bolzano-Bressanone



"Il suo esempio è un invito a ciascuno di noi ad aprirsi all'amore di Dio": con queste parole, contenute in una Lettera di condoglianze, Benedetto XVI ricorda il vescovo di Bolzano-Bressanone Wilhelm Egger, i cui funerali sono stati celebrati ieri pomeriggio nel Duomo della città brissinese. Il servizio, da Bressanone, di Francesco Dal Mas.

Riposa nel Duomo di Bressanone il vescovo mons. Egger, cappuccino, morto d’infarto sabato scorso a 68 anni. Sono stati i suoi sacerdoti a calare la bara nella tomba – meta anche oggi di pellegrinaggio - e a lasciar cadere pugni di terra, al termine delle esequie di ieri pomeriggio. Alla concelebrazione in tedesco, italiano e ladino, presieduta dal patriarca di Venezia, Scola, hanno partecipato il cardinale Silvetrini, oltre 30 vescovi dal Triveneto e dal Tirolo (anche mons. Frezza, sottosegretario del Sinodo, di cui Egger era segretario speciale), più di 500 fra sacerdoti e religiosi. La folla, incontenibile, ha assistito commossa da Piazza Duomo. Vicino alla bara, sereno, padre Kurt, fratello gemello del vescovo. Papa Benedetto XVI, nella lettera di condoglianze partecipata ai fedeli all’inizio del rito, ha sottolineato l’amicizia con Egger, di cui era stato ospite anche durante le recenti vacanze, ed ha evidenziato che "l’amore per la Parola di Dio e la santificazione della Domenica rappresentano ora il suo testamento particolare, che ogni singolo fedele e le comunità parrocchiali serberanno, così che l’incontro con il Dio d’amore della Rivelazione costituisca il centro della loro vita”. Ed è ciò che conferma il testamento stesso di Egger. “Pastore di comunione delle lingue e delle culture” lo ha definito l’arcivescovo di Trento, mons. Luigi Bressan, ricordando la proficua collaborazione col vescovo di Bolzano. “La morte ha sorpreso il nostro carissimo vescovo ma non l’ha ghermito per sprofondarlo nel nulla – ha detto nell’omelia il patriarca Scola:

"Questo ci insegna quindi la sua testimonianza di fede che aveva messo in conto l’impegno incondizionato, fino alla morte. Adesso tocca a noi rispondere, nella comunione con lui ormai passato all’altra riva, con la nostra fede operosa".


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Friday, August 22, 2008 3:12 PM
L’aiuto del Papa ai profughi della Georgia


Benedetto XVI ha donato un assegno di 125 mila dollari in favore di quanti hanno dovuto abbandonare le loro case in seguito al conflitto in Ossezia del Sud. E’ quanto ha rivelato all’agenzia Zenit mons. Giuseppe Pasotto, amministratore apostolico per i latini del Caucaso. I due appelli del Papa per la pace in occasione della preghiera dell’Angelus del 10 e del 17 agosto scorsi hanno ricevuto vasta eco in Georgia. "In un Paese a maggioranza ortodossa – ha spiegato mons. Pasotto – ha fatto scalpore che il capo della Chiesa cattolica si interessasse in maniera così decisa del conflitto e che avesse a cuore la popolazione georgiana pregando per essa". Il conflitto iniziato lo scorso 7 agosto in Ossezia – ha proseguito l’amministratore apostolico per i latini del Caucaso - ha gettato nel panico la popolazione, anche nelle zone non colpite come la capitale, facendo riaffiorare improvvisamente i ricordi laceranti del conflitto di 18 anni fa con l’Abkhazia”. “I profughi – ha raccontato ancora mons. Pasotto – circa 80-90 mila, disseminati in 200 punti di accoglienza in città, per i primi giorni sono rimasti completamente in silenzio, non trovavano più le parole”. La Caritas, intanto, ha inviato nella cittadina un grosso carico di viveri perché la popolazione è allo stremo: “Sia il governo georgiano sia il patriarcato – ha spiegato il presule – hanno chiesto aiuto alla Chiesa cattolica e ci stiamo dando molto da fare con un grande spirito di collaborazione”. La popolazione georgiana si aspetta molto dalla comunità internazionale ma teme di essere lasciata sola. Si tratta di un timore condiviso dai responsabili della Caritas: “Adesso – ha affermato mons. Pasotto – gli aiuti internazionali non mancano” ma la situazione di precarietà può durare a lungo. In questa situazione “occorre che i media – ha concluso il presule – non si limitino a cercare il sensazionalismo, ma operino per il bene, per aiutare chi sta soffrendo e diano un’informazione il più possibile corretta”. (A.L.)


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Friday, August 22, 2008 4:42 PM
Il Papa riconosce nel fratello una guida per la sua vita


Per la consegna della cittadinanza onoraria a monsignor Georg Ratzinger





CASTEL GANDOLFO, venerdì, 22 agosto 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha riconosciuto che suo fratello, monsignor Georg Ratzinger, ha sempre rappresentato per lui un "punto di orientamento" e una guida, soprattutto nei momenti difficili.

Questo giovedì, il Pontefice si è concesso ad alcune confidenze in occasione della cerimonia nella quale il Sindaco di Castel Gandolfo, Maurizio Colacchi, ha consegnato la cittadinanza onoraria a nome dell'amministrazione comunale a monsignor Ratzinger.

Il Sindaco ha spiegato che questa onorificenza giunge a coronamento della sua trentennale attività musicale in qualità di Direttore del coro di voci bianche della Cattedrale di Ratisbona, il “Regensburger Domspatzen”.

"Dall'inizio della mia vita mio fratello è stato sempre per me non solo compagno, ma anche guida affidabile – ha confessato il Papa –. È stato per me un punto di orientamento e di riferimento con la chiarezza, la determinazione delle sue decisioni".

"Mi ha mostrato sempre la strada da prendere, anche in situazioni difficili", ha aggiunto durante l'atto tenutosi nella Sala degli Svizzeri della sua residenza estiva.

Il Papa ha quindi ricordato gli anni in cui è stato professore di Teologia a Ratisbona "dove realmente la bella musica ascoltata in cattedrale, domenica dopo domenica, per me è stata un conforto, una consolazione, una gioia intima, riflesso della bellezza di Dio".

"Mio fratello ha accennato al fatto che nel frattempo siamo arrivati all'ultima tappa della nostra vita, alla vecchiaia. I giorni da vivere si riducono progressivamente", ha riconosciuto.

"Ma anche in questa tappa - ha aggiunto - mio fratello mi aiuta ad accettare con serenità, con umiltà e con coraggio il peso di ogni giorno. Lo ringrazio”.

Il Papa ha quindi ringraziato anche il comune di Castel Gandolfo "per questo gesto, che è realmente gratificante anche per me".

Da parte sua, monsignor Ratzinger, di 85 anni, si è detto profondamente grato, indicando come la musica faccia crescere i valori positivi nell'uomo, creando unità, comunione e gioia.

Monsignor Ratzinger è nato a Marktl am Inn il 15 gennaio del 1924. Ha cominciato a suonare l'organo nella sua parrocchia all'età di 11 anni.

Alla guida del coro di voci bianche e del coro a voci virili della Cattedrale di Ratisbona, il maestro Ratzinger ha tenuto centinaia di concerti in tutto il mondo, partecipando a rassegne corali internazionali di musica sacra negli Stati Uniti, in Scandinavia, Canada, Taiwan, Giappone, Irlanda, Polonia, Ungheria, Italia e Città del Vaticano; oltre alle numerosissime esibizioni in tutta la Germania.

Alla guida degli stessi cori ha partecipato a numerose incisioni per Deutsche Grammophon, Ars Musici e altre importanti etichette discografiche con corpose produzioni dedicate a Johann Sebastian Bach, Heinrich Schütz, Felix Mendelssohn e moltri altri.

Nel 1967 è stato promosso a Prelato di Sua Santità, mentre nel 1981 è stato insignito del titolo di Bundesverdienstkreuz della Repubblica Federale di Germania. Il 19 maggio 2005, invece, è stato insignito dell'onorificenza austriaca di Croce d'onore di prima classe per la scienza e l'arte.



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