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Le regard
Thursday, May 26, 2005 9:47 AM
Aforizein, esprimersi per aforismi
[RIGHT]A Vladimir Jankélévitch
e al suo spirito di litote
[/RIGHT]

L’amore è una forza che divide. Non affannarti a tradirlo!

[CENTER][IMG]http://img.freeforumzone.it/upload/737704_Aquilegia2.jpg[/IMG][/CENTER]

Lo spirito di litote è quello dell'uomo non più segreto ma discreto il quale, reprimendo in se stesso la furia espressiva dell'Appassionato e del Disperato, si ritrae costantemente davanti all'emozione. La litote è una figura retorica: il dizionario ci insegna che è una formulazione attenuata, ottenuta mediante la negazione del contrario, come quando alla domanda «come stai?» rispondiamo «Non male, grazie». Per Jankélévitch, il pudore sta in questa attenuazione, in questo «meno» che si contrappone alla cifra della nostra cultura, il «troppo»: troppe parole per dire una cosa, troppa filosofia per esprimere un pensiero.

L’AFORISMA è una breve frase che esprime in modo conciso e sostanzioso riflessioni e considerazioni personali, basate su una lunga esperienza di vita e un’attenta osservazione della realtà (dal greco aphorizein, delimitare). Fa parte, sin dall’epoca classica, di una famiglia di forme brevi del modo «gnomico» o moraleggiante: il proverbio, la sentenza, la massima, l’epigramma. Si distingue dalle forme più vicine, come il proverbio, perché non vuol essere espressione di un’esperienza generale, e la sentenza (o massima), perché è più sciolto, arguto, soggettivo. Fra le sue caratteristiche stilistiche: l’uso di figure come l’antitesi, il paradosso, l’enfasi, l’iperbole. Spesso presenta anche una certa ambiguità e allusività; il che significa che l’aforisma si presenta al lettore non come forma chiusa in sé, ma sollecitandolo a lasciarsi coinvolgere, a contribuire con una propria riflessione.

Gli aforismi sono a volte raccolti per temi (come avviene nelle opere di Kraus e di Nietzsche), oppure senza nessun ordine, come «frammenti di pensieri» posti l’uno accanto all’altro. Già praticati nella letteratura classica e in quella europea del passato (hanno spesso un carattere aforistico, per esempio, i Ricordi di Guicciardini, i Saggi di Montaigne, i Pensieri di Pascal), gli aforismi sono divenuti un modo d’espressione tipico di quegli scrittori moderni che privilegiano l’esperienza soggettiva e intuitiva del pensiero, preferiscono la penetrazione al sistema, rifiutano i valori stabiliti e chiusi e le grandi costruzioni filosofiche (F.Schlegel, A.Schopenauer, F.Nietzsche, S.Kierkegaard, P.Valéry, K.Kraus, R.Musil, W.Benjamin, T.W.Adorno).

<p><font class='xsmall'>[<i>Modificato da Le regard 27/05/2005&nbsp;8.48</i>]</font></p>
Le regard
Thursday, May 26, 2005 9:47 PM
Non abbiamo una sola testa. Usiamo pure le altre!









<p><font class='xsmall'>[<i>Modificato da Le regard 26/05/2005&nbsp;21.48</i>]</font></p>
Le regard
Friday, May 27, 2005 8:29 AM
«La verità è il tono di un incontro» (Hugo von Hofmannsthal). L’enigma della prossimità è tutto racchiuso nella domanda senza esito degli sciocchi che vogliono sapere cosa pensi la persona che sta loro di fronte. Quando hanno avuto una risposta, non sanno che farsene o si allontanano increduli o pretendono risposte ulteriori, un'altra verità.
Le regard
Friday, May 27, 2005 8:30 AM
Il silenzio delle donne è sempre stato considerato uno degli enigmi della vita. E’ bene che resti tale, almeno fino a quando non interverrà lo stupido di turno a rivelarci che non sanno cosa rispondere o che stanno semplicemente pensando o che stupite ascoltano o che aspettano o che tacciono.
Le regard
Friday, May 27, 2005 8:31 AM
L’amore è una forza che divide. Perché rischiare?









Le regard
Friday, May 27, 2005 8:32 AM
«I figli bisogna precederli, altrimenti ci costringono a seguirli» (Mark Twain). Ma i figli lo sanno?








Le regard
Friday, May 27, 2005 8:33 AM
L’amore è una forza che divide. Quello che dura a distanza è più forte.








Le regard
Friday, May 27, 2005 8:33 AM
Non abbiamo una sola testa. I tifosi ne hanno addirittura 11!









Le regard
Friday, May 27, 2005 8:34 AM
La televisione è una conferma del mondo e della storia. Cambiate canale!








Le regard
Friday, May 27, 2005 8:35 AM
L’amore è una forza che divide. Buon per gli avvocati!









Le regard
Friday, May 27, 2005 8:41 AM
La libertà è di tutti. Non bisogna comprarla!









Le regard
Friday, May 27, 2005 8:50 AM
E' quasi impossibile separare dal nostro spirito quello che non c'è. Che cosa dunque saremmo, senza l'aiuto di ciò che non esiste? Ben poca cosa, e i nostri spiriti disoccupati languirebbero, se le favole, i fraintendimenti, le astrazioni, le credenze e i mostri, le ipotesi e i sedicenti problemi della metafisica non popolassero di esseri e di immagini senza oggetti i nostri abissi e le nostre tenebre naturali. I miti sono le anime delle nostre azioni e dei nostri amori. Non possiamo agire che movendo verso un fantasma. Non possiamo amare che quello che creiamo.

PAUL VALÉRY
Le regard
Friday, May 27, 2005 8:51 AM
L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

ITALO CALVINO, Le città invisibili
Le regard
Friday, May 27, 2005 8:52 AM
«Sono sempre i nostri muri quelli contro cui urtiamo e su cui proiettiamo la nostra immagine del mondo, sia che cerchiamo di amplificare il nostro spazio, sia che vi accatastiamo i nostri beni.»

«Solo chi rimane completamente se stesso si presta alla lunga a venire amato, perché solo così, nella sua pienezza vitale, può simbolizzare per l’altro la vita, essere avvertito come una potenza di essa. Non vi è errore più grande nell’amore dell’adattarsi timorosamente l’uno all’altro e di uniformarsi a vicenda…».

«Un eterno rimanere estranei nell’eterna vicinanza è dunque il segno più pertinente e inalienabile di ogni amore in quanto tale: …non solo nel disprezzo o nell’amore non ricambiato, infatti, ma dappertutto, ovunque dove ci si ama, l’uno sfiora solo l’altro lasciandolo poi a se stesso. E’ sempre una stella irraggiungibile che noi amiamo, e ogni amore è sempre nella sua profonda essenza una segreta tragedia, ma proprio per il fatto di esserlo riesce ad avere effetti così potentemente produttivi».

Lou Andreas Salomé, Riflessioni sull’amore, 1900
Le regard
Friday, May 27, 2005 8:54 AM
La potenza del male è grande, ma la potenza del dolore è maggiore. Solo il dolore è più forte del male: l'unica speranza di debellare il male è affidata al dolore, che per travagliosa e dilaniante che sia la sua opera è l'energia nascosta del mondo, la sola capace di fronteggiare ogni tendenza distruttiva e di vincere gli effetti letali del male.

Non è l'essere che è in contatto col nulla: il contatto veramente originario è quello fra il nulla e la libertà. Dove si presenta il problema del nulla, lì c'è la libertà, e inversamente. Il contatto col nulla non qualifica la sola libertà negativa, ma la libertà di per se stessa come scelta. La libertà può essere positiva solo se ha conosciuto la negazione e l'ha sgominata, presentandosi come vittoria sul nulla e sul male.

E' per la libertà che sorge e s'afferma il bene, ma è anche per la libertà che nasce e dilaga il male.


LUIGI PAREYSON, Filosofia della libertà
Le regard
Friday, May 27, 2005 8:55 AM
NON ENTRARE MAI QUI SE VI CERCHI
ALL'ACQUA DEL CIELO UN RIPARO:
LA PIOGGIA È BUONA A CHI
HA STERILE LA MENTE E IL CUORE AVARO.

PAUL VALÉRY
Le regard
Friday, May 27, 2005 8:59 AM
«... Mi sono assolutamente convinto che il volto è una finestra, una sorta di oblò attraverso il quale si può guardare fuori e si può entrare dentro, e dal quale, ugualmente, si riversa una luce sulla terra. Ed è per questo che il volto possiede una prospettiva inversa: attira dentro e al tempo stesso cerca di uscire, avanza e attacca; guardando un volto, non sai in quale mondo vivi e quale dei due sia il più grande, inghiotti questo fiume e insieme ti lasci trasportare da esso...
In breve, il volto viola tutte le leggi spaziali. Esso è come un paravento sottilissimo, trasparente in tutti e due i sensi: verso lo spirito e verso la materia...
Sul ritratto e sull'icona si potrebbe scrivere una dissertazione dal titolo [C]Il mondo visibile in un volto[/C].»

(ABRAM TERZ, [C]Una voce dal coro[/C], GARZANTI, 1982, pp.96-97)
<p><font class='xsmall'>[<i>Modificato da Le regard 27/05/2005&nbsp;9.00</i>]</font></p>
Le regard
Friday, May 27, 2005 9:03 AM
149. [C]Il lento dardo della bellezza[/C]. La più nobile specie di bellezza è quella che non trascina a un tratto, che non scatena assalti tempestosi e inebrianti (una tale bellezza suscita facilmente nausea), ma che si insinua lentamente, che quasi inavvertitamente ci si porta via con sé e che un giorno ci si ritrova davanti in sogno, ma che alla fine, dopo aver a lungo giaciuto con modestia nel nostro cuore, si impossessa completamente di noi e ci riempie gli occhi di lacrime e il cuore di nostalgia. Di che abbiamo nostalgia alla vista della bellezza? Dell'essere belli: ci immaginiamo che molta felicità debba andare a ciò congiunta. Ma questo è un errore.
[RIGHT]FRIEDRICH NIETZSCHE, [C]Umano, troppo umano[/C][/RIGHT]
Le regard
Friday, May 27, 2005 9:05 AM
L’essenza della Verità
è la Libertà.

MARTIN HEIDEGGER
Le regard
Friday, May 27, 2005 9:07 AM
Tutti conoscono le pene di Giobbe e la sua interrogazione a Dio, pochi conoscono la risposta di Dio: «Dov'eri tu quando poggiavo la terra sui suoi cardini mentre giubilavano in coro le stelle del mattino? Da che vivi, hai mai additato all'aurora il suo posto ond'ella afferri i lembi della terra? Sei tu giunto fino alle sorgenti del mare, e nelle profondità dell'abisso hai tu mai passeggiato? Hai tu contemplato l'ampiezza della terra? Parla, se conosci tutto questo».
Si può credere o non credere in Dio, ma occorre sempre una certa misura nel chiedere spiegazioni del proprio dolore.

UMBERTO GALIMBERTI


Le regard
Friday, May 27, 2005 9:10 AM
L'inizio, prima di diventare avvenimento storico, è la suprema capacità dell'uomo; politicamente si identifica con la libertà umana. «Initium ut esset, creatus homo», «affinché ci fosse un inizio, è stato creato l'uomo», dice Agostino. Questo inizio è garantito da ogni nuova nascita; è in verità ogni uomo.
[RIGHT]HANNAH ARENDT[/RIGHT]
Le regard
Friday, May 27, 2005 9:12 AM
Enseña el Cristo: a tu prójmo
amarás como a ti mismo,
mas nunca olvides que es otro.

Insegna il Cristo: amerai il tuo prossimo come te stesso, ma non dimenticare mai che è un altro.

[RIGHT]ANTONIO MACHADO[/RIGHT]

«[...] Prossimo, infatti, è ciò che differisce «inesorabilmente» da noi. Prossimo è soltanto ciò che possiamo concepire come avente un proprio carattere e un proprio luogo distinti dal nostro carattere e dal luogo che noi occupiamo. L'ansia di eliminare la distanza non produce comunità, ma, all'opposto, ne dissolve la stessa idea. Può produrre comunità, invece, soltanto uno «sguardo» che custodisce l'altro nella sua distinzione, un'attenzione che lo comprenda proprio sulla base del riconoscimento della sua distanza. L'intelligenza del prossimo non consiste nell'afferrarlo, nel catturarlo, nel cercare di «identificarlo» a noi, ma nell'ospitarlo come il perfettamente distinto».
[RIGHT]MASSIMO CACCIARI[/RIGHT]
Le regard
Friday, May 27, 2005 9:20 AM
Ma di quanto amore sono stati carenti i nostri giovani? E qui non intendo quell'amore fatto di cose di cui abbiamo sommerso i nostri figli: cibo, vestiti, spettacoli, vacanze, discoteca, camera propria, possibilità di studi, ma quell'amore che in tenerissima età genera in ogni bambino quel nucleo caldo in cui nasce e cresce quella fiducia di sé per cui in seguito egli sa chi è, che cosa vuole da sé e dalla propria vita, oscillando certamente, precipitando anche, ma con la capacità di rialzarsi con le proprie mani e riprendere a camminare con le proprie gambe.
[RIGHT]UMBERTO GALIMBERTI[/RIGHT]
Le regard
Friday, May 27, 2005 9:23 AM
Prima non capivo perché non ricevessi risposta alla mia domanda, oggi non capisco come potessi credere di poter chiedere. Ma non credevo affatto, chiedevo soltanto.

FRANZ KAFKA, [C]Considerazioni sul peccato, il dolore, la speranza, la vera via[/C]
Le regard
Friday, May 27, 2005 9:24 AM
Le parole bisogna cercarle nei crepacci, metterle insieme infilandole come perle, provandone forma e colore l'una contro l'altra, così da realizzare alla fine una qualche unità fatta di schegge vibranti: questo mi sembra il processo naturale, il volo della mente.
[RIGHT]VIRGINIA WOOLF[/RIGHT]
Le regard
Friday, May 27, 2005 9:30 AM
UN'ALTRA OCCASIONE
I FONDAMENTALISTI DI OGNI RELIGIONE SANNO BENE CHE ALL'ALTRO BISOGNA CONCEDERE SEMPRE UN'ULTIMA [C]CHANCE[/C], SOPRATTUTTO QUANDO È UN NEMICO. MA UNA SOLA POSSIBILITÀ, NON ALTRO! E QUESTO SIGNIFICA CHE DOPO QUELL'[C]ULTIMA[/C] POSSIBILITÀ NON È PIÙ CONSENTITO TOLLERARE INFRAZIONI ALLA NORMA, NON È PIÙ POSSIBILE PERDONARE! QUESTA MORALE DA STATO D'ASSEDIO SEMBRA CHE SIA IN VIGORE QUOTIDIANAMENTE ANCHE NELLA NOSTRA VITA CIVILE. ARRIVA IL MOMENTO IN CUI NON È PIÙ CONSENTITO ATTENDERE, ESERCITARE LA PAZIENZA: ABBIAMO GIURATO A NOI STESSI CHE 'QUELLA' ERA L'[C]ULTIMA POSSIBILITÀ[/C]! SE È COSÌ, PERCHÉ ALLORA SCOPRIAMO OGNI GIORNO CHE A DISPETTO DELLA DECISIONE CHE CI METTE DI FRONTE ALL'ULTIMA POSSIBILITÀ, CI SEMBRA CHE ALL'ALTRO SI POSSA CONCEDERE ANCORA UN'OCCASIONE?
Le regard
Friday, May 27, 2005 9:32 AM
IL GIOGO D'AMORE
IN ANTICO I ROMANI IMPONEVANO AI VINTI IL PASSAGGIO SOTTO UNA LANCIA COLLOCATA ORIZZONTALMENTE TRA DUE LANCE PER UMILIARLI, COSTRINGENDOLI A PIEGARE LE GINOCCHIA DINANZI AL VINCITORE. PER VIVERE, GRANDI GENERALI E PRINCIPI SI PIEGAVANO, RINUNCIANDO AL LORO ORGOGLIO DI CONDOTTIERI.
QUANTE VOLTE SIAMO NOI DISPOSTI A CEDERE DI FRONTE AGLI ALTRI, A PIEGARCI ALLA NECESSITÀ DI PARLARE CON I NOSTRI SIMILI, AD UMILIARCI PER RINUNCIARE AL NOSTRO ORGOGLIO, PER ACCORCIARE LE DISTANZE TROPPO GRANDI CHE CI SEPARANO DA LORO?
E CREDETE CHE PER I NOSTRI FIGLI DOVREMO CONSERVARE IL NOSTRO ORGOGLIO DI PADRI, MANTENERE LA DISTANZA CHE CI GARANTISCE L'ETÀ ADULTA, SENZA FARE TUTTA LA STRADA CHE CI CONDUCE A LORO? ANCHE SE QUESTO DOVESSE COSTARCI LA RINUNCIA AL PRIMATO DI UN GIORNO?
Le regard
Friday, May 27, 2005 9:35 AM
E Giove seguitò dicendo: avranno tuttavia qualche mediocre conforto da quel fantasma che chiamano Amore.
[RIGHT]GIACOMO LEOPARDI, [C]Storia del genere umano[/C][/RIGHT]
ufffffffffffff
Friday, May 27, 2005 1:22 PM
ufffffffffffffff
leggevo e mi piaceva....fino al messaggio sul silensio delle donne...è uno strazio...rinuncio a proseguire pazienza.ciao
Le regard
Friday, May 27, 2005 2:45 PM
Il silenzio delle sirene
[G]"Il silenzio delle donne è sempre stato considerato uno degli enigmi della vita. E’ bene che resti tale, almeno fino a quando non interverrà lo stupido di turno a rivelarci che non sanno cosa rispondere o che stanno semplicemente pensando o che stupite ascoltano o che aspettano o che tacciono."[/G]

Il tema del 'silenzio delle donne' è un tema alto. Non si tratta di uno spunto antifemminista. Kafka ha scritto pagine memorabile nei racconti.

" “Il silenzio delle sirene” parte da uno degli episodi più seducenti dell’Odissea. Kafka s’inventa però una versione tutta sua, essenziale.
Si sa: Ulisse si fece legare all’albero maestro per ascoltare il canto calamitante delle sirene, senza tuttavia farsi trascinare da loro e così dimenticare la patria, la sua famiglia, se stesso. Aveva turato le orecchie dei compagni con della cera, perché non sentissero nulla, neppure la sua voce implorante di scioglierlo e lasciarlo in balìa di quelle creature.
Kafka invece la racconta diversamente: anche Ulisse si riempie le orecchie di cera. Una beffa: le corde che lo stringono all’albero della nave devono alimentare il suo alibi. Così sfila davanti a quelle incantatrici, impassibile e vittorioso. Loro stanno cantando invano, lui crede, perché non sanno che non può sentire.
Ma le sirene tacciono.
Non si sa per quale motivo; forse un uomo come Ulisse si può sconfiggere solo con il silenzio, oppure si fermano rapite dal suo sguardo luminoso. Resta il fatto che “arma ancora più temibile del canto è il silenzio delle sirene”, perché è meglio perdersi avendo conosciuto la bellezza di quella melodia ammaliante, piuttosto che salvarsi senza averla mai ascoltata. L’eterno conflitto dell’uomo è accedere alla conoscenza in cambio di un avvitamento luciferino, un tonfo nell’inferno della consapevolezza.
Forse lui lo sa bene, forse Ulisse si accorge di questo inganno reciproco, di questo valzer degli equivoci che renderebbero inutili cera e catene. Ma è la prova che il Fato non può raggiungere il suo cuore, che lui ha il potere di sottrarsi a ogni iniziazione. Al rito che tutti gli altri uomini cercano nell’illusione di respingere la morte, di accedere ad altre dimensioni senza pagare pedaggio. Un’illusione che lui, cinico anche verso se stesso, non ammette. " (Maria silvia Morciano)

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Il silenzio delle donne è tema maschile.
Rinvia alla domanda insistente e vana del maschio che chiede. L'impazienza maschile è stata rovesciata nel tema ben più alto dell'attesa d'amore.
Recentemente, lo scrittore Antonio Pascale ha proposto con [C]La manutenzione degli affetti[/C] uno sguardo discreto sulla realtà della donna. Alla moglie che lo tradisce egli non oppone la parola che smaschera la realtà che è anche sotto gli occhi dei figli...
Fino alla fine del racconto, con una scrittura tesa e ridotta all'essenziale Pascale insegna a tenere in vita un rapporto che cesserebbe se solo venisse pronunciata una parola.
Inno all'attesa d'amore, dunque.

Il mio aforisma è atto d'accusa nei confronti della stupidità maschile; elogio del femminile, del suo mistero, della potenza del femminile.

[CENTER][IMG]http://img.freeforumzone.it/upload/737704_sirene1.jpg[/IMG][/CENTER]


[CENTER]Umberto Galimberti, [C]Nella testa di una madre che uccide suo figlio[/C], “la Repubblica”, 27 maggio 2005 [/CENTER]

Lecco come Cogne? In un certo senso sì. Cogne è diventato un paesaggio dell´anima a cui fare riferimento per collocare episodi che il sentimento umano fatica ad accettare come suoi. E anche se Cogne non ha ancora una soluzione giudiziaria e quindi una definizione di come i fatti sono andati, anche a Lecco, come a Cogne, la famiglia, e in un primo tempo anche i vicini di casa, si schierano a difesa della madre, perché è difficile ammettere che il terribile possa accadere tra noi, quando nessun segno lo lascia presagire.
Ma è proprio così? O la disattenzione che riserviamo a chi vive con noi o accanto a noi porta a non accorgerci di quanto avviene nel chiuso della nostra anima, che non si fida neppure della comunicazione, perché teme che le sue parole possano non essere raccolte o addirittura svilite. E quando la comunicazione collassa, quando la parola si sente vana, non resta che il gesto, per chiudere il discorso con una disperazione da cui non si sa come uscire. Qui gli psichiatri parlano di “depressione post partum”. Vero. Ma questa diagnosi rivela solo un sintomo non di una malattia, ma della condizione della maternità, di ogni maternità, dove l´amore per il figlio non è mai disgiunto dall´odio per il figlio, perché il figlio, ogni figlio, vive e si nutre del sacrificio della madre: sacrificio del suo corpo, del suo tempo, del suo spazio, del suo sonno, delle sue relazioni, del suo lavoro, della sua carriera, dei suoi affetti e anche amori, altri dall´amore per il figlio.
Se poi la madre, come sembra sia il caso della madre di Mirko, ha aspirazioni di autorealizzazione nel mondo dell´apparire (televisivo), in una cultura che ci ha insegnato che l´apparire è l´unica condizione per essere, per ottenere quel riconoscimento che è il fondamento della nostra identità, allora l´ambivalenza amore/odio, comune a tutte le madri, si potenzia e chiede una soluzione: l´accettazione della propria maternità o la sua soppressione. Accettare la realtà quando questa è troppo distante dal proprio desiderio è per chiunque di noi il lavoro che ci affatica ogni giorno. Quando questa fatica supera oggettivamente o soggettivamente i nostri limiti, si affaccia come via di uscita il più terribile degli eventi: l´evento della morte. La morte propria o quella dell´altro, o entrambe. Qui siamo in presenza della morte dell´altro, che avviene in quella tragicità spaesante quando l´altro è carne della nostra carne, e quindi non propriamente e per davvero un altro, ma io stesso nel corpo dell´altro.
Nel nostro caso il gesto omicida della madre lascia la madre viva e bene indaffarata a mettere in scena la finzione della rapina e a sostenere con ostinazione e lucidità la sequenza dei fatti che danno corpo alla finzione, allo scopo di salvare la propria vita e le proprie aspirazioni che erano già viste compromesse dalla maternità. I familiari fanno cerchio perché Cogne insegna. I membri della famiglia e i vicini di casa hanno una capacità sorprendente di ignorare o fingere di ignorare che cosa accade davanti ai loro occhi, come spesso succede con gli abusi sessuali, la violenza, l´alcolismo, la follia o la semplice infelicità. Esiste un livello sotterraneo dove tutti sanno quello che sta succedendo, ma in superficie si mantiene un atteggiamento di assoluta normalità, quasi una regola di gruppo che impegna tutti a negare ciò che esiste e si percepisce.
Siamo al diniego che è il primo adattamento della famiglia alla devastazione causata da un membro, sia esso alcolista, o drogato, o pedofilo, o violento, o folle, o infanticida. La sua presenza deve essere negata, ignorata, sfuggita o spiegata come qualcos´altro, altrimenti si rischia di tradire la famiglia. Qui scatta quella che potremmo definire la “morale della vicinanza”, che è quanto di più pernicioso ci sia per la coscienza privata, e a maggior ragione per quella pubblica. Infatti, la morale della vicinanza tende a difendere il gruppo (familiare, comunitario) e a ignorare tutto il resto. E così finisce col sostituire alla responsabilità, alla sensibilità morale, alla compassione, al senso civico, al coraggio, all´altruismo, al sentimento della comunità, l´indifferenza, l´ottundimento emotivo, la desensibilizzazione, la freddezza, l´alienazione, l´apatia, l´anomia e alla fine la solitudine di tutti nella vita della città.
Non nascondiamoci l´ambivalenza dell´amore e dell´odio che sempre accompagna la condizione della maternità. Non ci sarebbero tanti disperati nella vita se tutti, da bambini, fossero stati davvero amati e solo amati. Ma non nascondiamoci neppure dietro il diniego di fronte a ciò che accade. A colpi di negazione non c´è evoluzione e neppure speranza per chi ha drammaticamente deragliato dal più comune dei sentimenti umani.<p><font class='xsmall'>[<i>Modificato da Le regard 28/05/2005&nbsp;5.56</i>]</font></p>
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