Io ci lavoro con i giovani.
Io stessa lo sono - intendo dire semplicemente che ho un'età molto piu' vicina all'adolescenza che non alla maturità anagrafica - e vedo cose che spesso mi lasciano perplessa.
Ad esempio ragazzini di 5 o 6 anni con 100 euro fra le mani, il cellulare all'orecchio, niente salve o buongiorno o ciao e la parolaccia facile così mi ricordo com'ero io e le mie amiche.
Finchè ho avuto 8 anni non avevo una lira in tasca e se ce l'avevo era in estate per il gelato, in inverno per le caramelle gommose alla liquirizia, in autunno per le matite ed i quaderni nuovi e in primavera per comprare gli elastichini per i capelli. Pero' -è anche vero- che all'epoca lavorava solo mamma.
Sta comunque di fatto che nessuna di noi, anche coloro che potevano vantare una certa ricchezza, avevano un margine di discrezionalità simile sulla gestione del denaro.
Non c'era nessuna paghetta e tantomeno un regalo per la pagella esclusa la torta che mia madre cucinava per festeggiare.
E quando ho avuto dei soldi, oltre a quelli, c'è stato anche chi mi ha insegnato a gestirli.
Il cellulare?
Il mio primo l'ho avuto ai 18 anni.
I miei abiti?
Mi sono vestita da bambina sino all'adolesca poi ho avuto l'opportuniotà di scegliere ed ho scelto sentendomi un'adolescente e non una donna.
Io vedo ragazzine di 12 anni con i capelli dalle molteplici sfumature date dalle troppe tinture o il trucco pesante o le calze a rete con minigonna inguinale.
Per contro vedo il fenomeno opporto ovvero ragazzi e ragazze di 15 anni circa vestiti in modo infantile, timidi sino al timore, che non acquistano giochi se non quelli con un simbolo +3, simbolo che indica l'entità del contenuto - piu' l'età è alta piu' il contenuto è violento -.
Diciamocelo, c'è tanta confusione.
Se da un lato c'è troppa privazione per paura dall'altro ci sono figli lasciati in balia della società e genitori che concedono - a mio avviso - troppo nella convinzione che la mancanza di affetto si possa placare con un comportamento del tutto accondiscendente.
Mi è capitato di assistere ad una scena - come dissi a Flora - che mi lascio' perplessa.
Una cara amica che ha una figlia - all'epoca - tredicenne la porto' dal parrucchiere per farsi 'il colore'. a mia volta ero dal parrucchiere con Danilo.
La mia amica si raccomando' con la parrucchiera di non esagerare col biondo e sua figlia le disse - Non capisci un ca**o, ti ho detto che li voglio platino i capelli! Sei la solita deficiente. - la mia amica non le rispose e calo' il silenzio mentre la figlia si voltava sui suoi pantaloni con perizoma a vista. Tredici anni, niente rispetto.
L'altro giorno parlando con una ragazza che spesso viene a farmi visita abbiamo trattato l'argomento sesso. Prima volta sua? tredici anni, ubriaca nel bagno di un bar.
Oppure, un altro ragazzo che puo' solo guardare il disney channel e comprare giochi indicati per un pubblico 'bambino'.
E' difficile educare.
Mi diceva la mia vicina di negozio che suo figlio ha subito lo sfotto' dei compagni perchè a 10 anni non ha il cellulare e purtroppo ne ha sofferto finchè il padre stanco dei continui pianti gliel'ha regalato.
Oppure quante ragazze si ritrovano incinta senza sapere come?
Quante fanno sesso perchè 'La mia amica lo fa?'
Quali sono i valori odierni?
Ce ne sono ancora?
E soprattutto un genitore come si deve comportare ond'evitare che i propri figli imparino il rispetto, il senso della responsabilità senza che una certa disciplina possa indurre i coetanei ad usare la parola 'sfigato' perchè non conforme ai canoni?
Stamani ho seguito un servizio su Rai3 agghiacciante.
Ragazzi delle scuole medie che hanno definito i coetanei in base al loro abbigliamento, etichettandoli. E dal dibattito ne è emerso, nonostante la chiusa scenografica, che i giovani scelgono chi frequentare in base all'abbigliamento.
Troppa apparenza in tutto.
Troppa confusione.
Credo occorra avere le idee chiare ma non è facile mantenere fermezza una volta che queste vengono applicate al caso concreto.
Mi scuso per i troppi esempi ma - ammetto - prolissa è l'unica etichetta del tutto vera che mi si possa attribuire.
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'Non c'è scusa all'essere cattivi, ma v'è un certo merito nel sapersi tali; fare il male per stupidità è il più irrimediabile dei vizi.'
C. Baudelaire
'Non è possibile dire tutto quello che accende, tutte le deboli e forti simmetrie, che lasciano nell'anima le poesie'
F. Mannoia