Riassunto:
Quando i caotici andranno via, rimarranno sole Melisande con i suoi pensieri e Melanie con le sue curiosità. A domanda su chi fossero gli acquirenti, Melisande risponderà *Caotici*, avendo riconosciuto l'ex aspirante e, soprattutto, Ater. Di qui la conversazione tra le due si sposterà sul messaggio in rocca dell'elfo. Dopo un breve riassunto e qualche congettura, Melisande farà due più due e condurrà Melanie in laboratorio, per consultare il registro delle vendite, senza però rivelare nulla di essenziale alla Vampira, ma facendola ragionare sugli indizi a loro disposizione, lanciando qualche suggerimento qua e là. La fine della loro conversazione verterà su Erwailaen e un segreto che prima o poi verrà svelato.
Commento e Motivo Asterischi:
Ringrazio tutti i players che hanno partecipato a questo incontro: siete stati molto veloci e avete rispettatto le mie limitazioni di tempo. E' stata una giocata davvero affascinante nella sua interezza e continuo a pensare che dovrei chiedere l'infermità mentale per il mio pg, grazie al ritorno di Ater. Per quanto riguarda la seconda parte... avevo in mente tutt'altra cosa o.o Buffo come sia l'ON, spesso, a trascinarti verso lidi diversi... e per questo devo ringraziare la player della vampirozza che mi ha sconvolto tutti i piani in mezzo post! A presto :)
E ora arrivano le note dolenti...
Prima Parte:
Come annunciato da Karvas il motivo principale è la vendita dei veleni e il rispettivo trasferimento di 7000 denari (già effettuato) da Karvas a Melisande. Adesso ho una domanda per il master che prenderà in esame la giocata (prima e seconda parte): inizialmente bisognava porre all'attenzione dei masters un passaggio superiore a 5000 denari, poi questa soglia fu alazata a 10.000. Ora mi chiedo... è mutato qualcosa in tal senso? Giusto per regolarmi con i prossimi ordini.
Seconda Parte:
- Ithil sa che Mely è incinta grazie ai suoi supersensi da urlo (i caotici non lo sanno, specifichiamo).
- Ithil conosce due nomi di veleni in possesso dei caotici: Elysium, Nox.
- Mely sa sommariamente la storia dell'elfo bibliotecario.
- Melisande fa 2+2. Spiegherò affondo questo punto.
Il tutto parte da Ithil che dice la parola *svenuti* -riferito ai futuri cadaveri di bels etc etc- e cerca le possibili cause per questo mancamento. Ithil pensa immediatamente ad un duello, poi ad un vampiro. Melisande, invece, che è molto devota alle pozioni pensa subito a cause velenose e, visto che Eilantia era stata dapprima citata, non può che ripensare all'ultimo incontro avuto con la caotica.
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MELISANDE [...]{ Ora vi parlo degli altri Veleni, se non vi dispiace... Così che possiate farmi tutte le domande del caso } Ovviamente non ricordi che lei comprò proprio una dose di Elysium e quindi sa già come funziona il Veleno. { Poi dovrò farvi una domanda, però... } aggiungi con un alone di mistero nel sorriso e nel tono di voce. Abbandoni l'anello sul tavolino, accanto al sacchetto che contiene proprio il Veleno che esso conterrà, quindi afferri una fragile boccettina di vetro opaco, contenente un gas blu che vortica caotico { Elysium. Dovete stare attenta quando maneggiate questa boccettina... é davvero molto delicata } { Usare Veleni - Conoscenza dei Veleni liv 3 }
EILANTIA (sala comune) Annuisce col capo e sospira ''Aimè...lo so bene. E' molto delicato e molto potente...'' E con le dita della mandritta farà la massima attenzione a prendere dalle mani della venefica la piccola fiala, perchè trovi posto tra le pieghe della sua gonna, all'altezza della vita, ove ha sempre celato i suoi veleni. E da dove uno è riuscito ad uscire, salvandogli la vita. Un'altra dose di elysium, con la speranza che stavolta non gli serva mai. [...]
MELISANDE [ Sala Comune ] Il commento sull'Elysium ti lascia un pò spaesata, ma ti costringi comunque ad annuire. [...]
E quindi ripensa anche al fatto che non ha dovuto spiegarle nulla perchè già sapeva, cosa che l'aveva incuriosita. In laboratorio trova una conferma nei registri delle vendite: Eilantia potrebbe aver usato l'Elysium in quell'incontro.
Solo supposizioni, anche se comunque i sospetti sono forti.
Relativamente a questo Ithil:
*Pensi a un veleno, Melisande. Mi suggerisci quella strada che io, nella mia ignoranza, non ero stata capace di intraprendere di mia sponte. Mi conduci qui sotto, dove c’è il registro delle vendite. Leggi e non mi metti a parte di quanto v’è scritto. Non apertamente, almeno. Perché non si dica mai che l’Esperta ha contravvenuto alle regole con un’apprendista. E adesso metti alla prova la mia scaltrezza. Seguo il tuo suggerimento, donna: il mio primo pensiero a questa casa, a ciò che ho scelto e desiderato imparare. Sarebbe troppo ipotizzare che i tuoi sospetti hanno trovato conferma in quel libro? Che tu sia a conoscenza di come un uomo possa essere ridotto privo di sensi? E che tale potenzialità risieda in un veleno che, forse, con le tue mani hai creato? Ipotesi, non conferme. Sol un tentativo di mettere insieme i pezzi per dar senso al tutto, adesso che comincerebbe ad averne uno*
- Mely apprende che c'è un conto da regolare con la valchiria
- Mely apprende che Arayde utilizzò il tocco venefico su Ithil e che ella custodisce un segreto che prima o poi svelerà.
ITHILBOR [*§*Sala Comune*§*] Non ti dovrebbe sfuggir l’occhiata di Melisande, ma le sue parole, quelle rivolte al tizio del pagamento, quelle sì: volutamente ti sei privata dei tuoi sensi sopraffini, volutamente ti sei privata di quegli odori che, eppur, come soffi ed echi lontani, aleggiano ancora nella tua essenza, esaltando la bestia e stuzzicandola all’invero simile. Per fortuna – un po’ di tutti gli acquirenti sembrano finalmente approssimarsi all’uscita. I saluti di ognuno dei due uomini giungono alle tue orecchie, non quello della donna che se la dà a gambe, forse contenta che quella questione si sia conclusa. A loro risponderesti con un semplice saluto *§*Venom, signori*§* prima di dirigere i passi verso una delle poltroncine e accomodarti lì sopra, senza eleganza, senza cura alcuna nei movimenti. È come se ti gettassi letteralmente tra le braccia di quelle sedute, quasi fossi pervasa da una stanchezza intollerabile. Ma così non è, Sposa. Tireresti un sospiro di sollievo e cercheresti di ricomporti su quella poltroncina, portando la schiena dritta e la gamba sinistra ad accavallarsi sulla destra. Le mani si appresterebbero a slacciar il mantello per farlo ricadere alle tue spalle, in maniera scomposta e di certo non ordinata, mostrando la tua tenuta da guerriera. Avresti cura di sganciar dalla cintola la lunga di Diamante e poggiarla per terra – stavolta con estrema cura – prima di rivolgerti a Melisande con una domanda *§*Chi erano costoro?*§* [tenebra I]
MELISANDE [ Sala Comune ] Li guardi andar via senza aggiungere altro. In particolare il tuo sguardo segue Ater che *spera di rincontrarti ancora*. Non sai cosa pensare, cosa dire... Il battito del tuo cuore, finalmente, si normalizza mentre i ragnetti in eccesso si ritirano da dove sono stati chiamati. Quando la porta si chiuderà, ti lascerai sfuggire un sospiro di sollievo e poserai la sacca tintinnante sul tavolo. Rimani come imbambolata per qualche istante dell'osservare le tue mani, li dove le sue ti hanno sfiorata. Riesci ancora a percepire il suo sguardo lascivo su di te. E' la voce di Ithil che ti risveglia: alzi gli occhi e la trovi sedura sulla poltroncina. Quando si è spostata? { Caotici Melanie... } Hai riconosciuto Karvas associando la voce al soprannome. Hai riconosciuto Ater perchè beh... è tuo, ti appartiene. O forse non più. E Astralia? Si è unita anche lei al Caos? Ti ricordi vagamente di lei. { Infime creature con cui bisogna trattare utilizzando guanti bianchi e diplomazia: ogni incontro potrebbe essere fatale per l'uno o per l'altro } Mormori quasi tra te mentre ti avvii verso le poltroncine e ti siedi sulla poltroncina laterale, quella a dx del camino. Ti appoggi allo schienale e sistemi entrambe le mani sul ventre, come a volerlo proteggere dai tuoi stessi pensieri.
ITHILBOR [*§*Sala comune*§*] Arti che si allungano sui braccioli della poltroncina, mani che vanno a ghermirli, sorriso che sorge spontaneo sulle labbra scarlatte. Caotici, dunque. Attimi di silenzio che si stendono tra voi, poiché ogni parola, ogni successiva domanda dovrebbe essere accompagnata da un’adeguata espressione facciale e da un tono che non tradisce alcun tipo di ostilità. Come di consueto, andresti ad attingere alla fonte della menzogna, percorreresti la strada del sotterfugio lungo la quale gli immortali consumano la propria eternità vestendosi di una vita che è strappata dal loro corpo e vantando un’anima che è andata in pasto a demoni urlanti. Ci sarebbe un lieve annuire al dire di Melisande prima che la voce cerchi di mostrarsi sorpresa, accompagnata da un leggero sollevarsi delle sopracciglia *§*Davvero non mi sono accorta della pericolosità di questo incontro, Melisande? Dunque è stato un caso fortuito quanto fortunato che io sia venuta qui senza abbandonar la mia…tenuta da viaggio*§* Lo sguardo si sposterebbe sulla spada poggiata per terra prima che la voce riprenda a rivolgersi a lei, quasi chiedendo ulteriori spiegazioni in merito a quella sua affermazione. E paradossalmente sembrerebbe adesso che tu stia facendo l’avvocato del diavolo *§*In tutta onestà, a parte la recente confessione in rocca di quell’elfo, non ho saputo di altre efferatezze commesse dal Caos. Perché dici di andarci…caute?*§* Null’altro chiedi, almeno per ora, sistemandoti meglio sulla poltroncina in modo che all’Esperta non venga negato il tuo volto [tenebra I; sotterfugio 3]
MELISANDE [ Sala Comune ] Con le mani che accarezzano la pancia e con la mente lontana mille anni luce da quella conversazione, osservi Melanie cercando di simulare tutto l'interesse del mondo nei suoi confronti. Il tuo sguardo ametista segue il suo mentre si sposta sulla spada a terra, quindi torna su di lei. Una sorta di sorriso misterioso aleggia sulle tue labbra, conferendo al viso arrossato dalla gravidanza un bell'aspetto sereno e salutare, completamente diverso da quello del recente passato. Tutta una menzogna ovviamente perchè dentro esplodono di tanto in tanto ricordi di te ed Ater o di te e Sayler, a seconda di chissà quale meccanismo pricologico sconosciuto. { Sotterfugio liv 3 } Dopo qualche istante di assenza totale dalla realtà, ritorni al presente cercando di concentrarti sulla giovane Apprendista { Su Barrington sarebbe da sconsiderati girovagare senza... aiuti. } Mormori scostando di poco la tunica viola che copre i morbidi pantaloni di pelle e che nasconde la giarrettiera colma di veleni e quella che sorregge il pugnale { Che elfo? } Domandi poi, vagamente sorpresa { E che confessione? } Non sai nulla, ovviamente. Solo qualche sera fa dovevi recarti alla Rocca dei Messaggi, ma sei stata interrotta da un incontro con una piccola Drow. Per risposta poi, alla sua ultima domanda fai spallucce { Neanch'io so di efferatezze commesse dal Caos, ma... i membri di quella gilda sono per la maggior parte esseri di dubbia morale, il cui solo credo è il Caos. Obbediscono alla loro regina come una marmaglia senza mente } Nessuna strana luce nei tuoi occhi, solo un tono piatto. Niente risentimenti. Tu ed Ater avete affrontato questo argomento spesso: lui fedele al Caos, tu ai Veleni. Nulla da aggiungere. Ma... non eri tu che stavi per buttarti tra le braccia della Valchiria?
ITHILBOR [*§*Sala comune*§*]E stavolta lo stupore sul tuo volto non avrebbe bisogno del supporto della menzogna per mostrarsi in tutta la sua realtà. Le labbra si separano tra loro di un soffio, in un moto di sorpresa che ti coglie nel momento in cui la venefica ammette di non conoscere i fatti che tu credevi ormai di pubblico dominio. Lasceresti scorrere ancora il silenzio cercando di rilassare il corpo mentre ti accingi a raccontare sol quello che alla rocca è stato confessato. La voce sarebbe priva di qualsiasi tipo di intonazione, scivolerebbe via dalla bocca con la freddezza consueta, quasi fossi un narratore esterno super partes *§*Pensavo tutti sapessero di quella confessione…un elfo appartenente alla biblioteca di Barrington ha ammesso di esser stato testimone di fatti avvenuti nella sua dimora in una notte lontana ormai troppi mesi. Due uomini sono stati uccisi dai caotici, dietro esplicito comando della portavoce del governo, Eilantia. Uno di questi era Belsatan Duebestie, ex ductor del caos. E si dice anche che quando fu ucciso era del tutto…inerme. L’elfo ha detto come a esser coscienti fossero solo un caotico e la portavoce; e di come quest’ultima ordinò al suo sottoposto di mettere in atto quell’esecuzione di un uomo totalmente impotente*§* Conosce un arresto il tuo dire, lasci a Melisande il tempo di far sue quelle informazioni alla portata di tutti ed eventualmente di replicare, prima di porre una nuova domanda *§*Comprendo il tuo pensiero, Esperta. E comprendo anche che, nonostante la considerazione che hai nei confronti dei membri del caos, il motivo che ti ha spinto a donar loro le creazioni di questa casa risieda nella neutralità della congrega, vero?*§* Ed è un semplice chiedere, il tuo: un voler entrare maggiormente in possesso del modo di agire di un venefico, un agire che dovrà essere il tuo; un voler comprendere da chi in quella casa risiede da più tempo qual è il modo migliore di comportarsi in certe situazioni [tenebra I]
MELISANDE [ Sala Comune ] Lo stupore di Melanie ti fa sorridere, ma non sta a te giudicare la tua condizione di reclusa nella casa dei Veleni. Hai l'ordine di tenere al sicuro quel bambino, l'ordine di Erinn nella fattispecie. In effetti, quest'ordine, è anche tuo ora che hai deciso che un poco -solo un poco- potresti anche amarlo. Il racconto di Melanie, comunque, è abbastanza sconcertante e lo ascolti con le dovute attenzioni. Eilantia. Sul viso appare un'espressione meditabonda e ti circondi di silenzio, ignorando per il momento la domanda dell'Apprendista. Rievochi il tuo ultimo incontro con la Caotica. Vi siete sedute, avete parlato dei veleni... ella ti ha mostrato il suo favoloso anello contenente uno scomparto segreto... Cos'ha acquistato? Oh si, Nihil. Didone -che non è passata a riprendersi. E...? E un altro Veleno, il tuo preferito. L'Elysium. Ritorni al presente, quindi, rivolgendoti nuovamente all'Apprendista { Ex Ductor, dite? Il Coas è questo. Se uno tradisce, muore. } Le spieghi { E non importa come, la morte lo raggiunge comunque } Sai di questa filosofia grazie alla Valchiria, grazie ad Ater e soprattutto grazie alla stessa Eilantia. { Solo... mi chiedo come possa, un ex caotico, morire in questo modo. Inerme dite... è così buffo: se lasci il Caos, soprattutto se sei stato Ductor, sai che questo ti cercherà per spedirti nel cimitero dei guerrieri... Non ti fai trovare inerme se vuoi sopravvivere } Piccola pausa { Si sa il nome del Caotico che ha eseguito gli ordini del Portavoce del Governo? } Domandi e speri tanto di non sentire *Ater Pectus*. E poi rispondi alla sua domanda con un rapido cenno { E' così. Sebbene io possa scegliere -con le dovute ragioni- se concedere o meno il nostro sapere. } Queste ultima parole le sussurri appena, senza perdere l'aria meditabonda, perchè recentemente hai spedito in guerra Cavalieri senza Veleni.
ITHILBOR [*§*Sala comune*§*] Non ci saranno interruzioni al suo dire, seguiresti il filo del suo discorso che non fa una piega, che non conosce falle. Queste, piuttosto, risiedono nel discorso dell’elfo, spettatore solo del secondo tempo di un dramma ben più complesso e articolato. Scuoti il capo alla richiesta dell’Esperta, non è detto nulla a proposito dell’esecutore materiale di quel gesto *§*No, Melisande. Si parla solo di un caotico, senza specificazioni di sorta, se non che avesse un’armatura. E sì, i tuoi dubbi sono anche i miei: Belsatan di certo non era uno sprovveduto e ben conosceva qual fosse la filosofia del caos. Eppur si parla di persone svenute e di morti, Melisande. Dal racconto dell’elfo, gli unici a essere coscienti erano la portavoce e il suo sottoposto*§*E ritorni in silenzio, lasciando a lei modo di riflettere, nel caso in cui dovesse essere interessata a farlo, su quell’ulteriore informazione trasudata dalla testimonianza di Alantair. E tu stessa cerchi una spiegazione che possa essere quantomeno plausibile a quanto avvenuto, a quell’essere privo di sensi dell’ex ductor. La voce esce in un sussurro, quasi fosse un pensiero sfuggito alla mente per presentarsi al cospetto dell’Esperta *§*Magari uno scontro che…l’ha privato dei sensi. Magari…*§* E no, non continui Sposa, scuotendo il capo e tenendo intimo quell’ultimo pensiero. Vampiro. Cosa potrebbe far perdere i sensi a un uomo? Cosa potrebbe ridurre inerme un essere, se non il morso di un vampiro? Quante volte tu stessa hai sperimentato il molle abbandono delle tue vittime alle braccia di morfeo? Ma che Eilantia possa essere un immortale è di certo fuori discussione. Donatien non ti avrebbe mai e poi mai negato quell’informazione, non ti avrebbe nascosto la sua natura. Forse l’altro caotico, quello in armatura? È davvero possibile che vi sia un immortale a te sconosciuto tra quelle schiere? La cosa non ti piace, Sposa. Neanche un po’…e adesso che quel pensierox si fa insistente, adesso che potrebbe persino diventare una convinzione le mani di stringerebbero di più sui braccioli della poltroncina e l’espressione sul tuo viso si farebbe appena più costretta [tenebra I]
MELISANDE [ Sala Comune - Laboratorio ] Ascolti ancora quello che ella ha da dire, annuendo di tanto in tanto quando... quando una delle cose che dice ti solleva una strana sensazione alla bocca dello stomaco: no, non è fame, ne voglia delle crostate di Filippa... neanche nausea. No, non è una conseguenza di quel Mostro che ti porti dentro. E'.. come dire? Un'illuminazione. Un'intuizione. Lasci che compaia sul tuo viso quella lampadina che s'accende, rendendoti più consapevole di una possibile verità. Svenuti. E quando Eilantia acquistò la sua dose di Elysium t'impressionò il suo commento sulla fragilità di quella boccettina. Inspiri l'aria, ed espiri. C'è solo un luogo in cui puoi trovare conferma { Magari... Melanie? Cosa? } Domandi mentre ti sollevi. Ella pensa ad uno scontro. Il tono è malizioso, il sorriso dietro quella domanda misterioso. E mentre l'alone di mistero che circonda quei tuoi movimenti iniziali è fragile, il tono s'indurisce. { I tuoi primi pensieri, mia giovane Apprendista, dovrebbero essere rivolti a questa casa. Sempre. A questa casa e a quello che hai scelto d'imparare. } Con queste parole e dopo averle lanciato un significativo sguardo che non definirei di rimprovero, quanto di ammonizione, cominci a muovere i tuoi passi verso la porta che conduce al laboratorio, facendo scattare la serratura di quel misterioso uscio { Seguimi }. Spalanchi la porta e cominci a scendere le scale, mentre la sensazione di disagio alla bocca dello stomaco s'intensifica. E se avessi ragione? Pace. Ci sarebbe un mistero in meno che non valeva la pena di risolvere{ Chiudi la porta } quasi ordini, secca, inoltrandoti sempre di più nella penombra.
ITHILBOR [*§*Sala comune*§*] E quel pensiero, quella sensazione di furia che cominciava a sedurre la bestia, costringendola ancora una volta a prendersi gioco di te, verrebbe spazzata dalla domanda di Melisande e dal suo successivo suggerimento. Certo, Sposa. Certo! Perché non ci hai pensato? Perché ti ostini a rimanere chiusa nel tuo mondo fatto di immortali, anziché dedicarti ad espandere il tuo microcosmo? Del resto, non è forse questo il motivo che ti ha spinto a bussare a quella porta, a chiedere di essere messa a parte di quei segreti che custodisce? Intimamente ti rimproveri molto più di quanto lo sguardo dell’Esperta sia in grado di fare e non ci sarebbe la benché minima esitazione nell’alzarti nel seguire i suoi passi, non prima di aver recuperato la spada lasciata in terra. la agganceresti alla cintola, abbandonando il mantello sulla poltroncina e avviandoti verso il laboratorio, apprestandoti a scendere uno alla volta i gradini e a chiudere dietro te la porta così come ella ti ha ordinato. E sembrerebbe quasi assurdo veder te che esegui ordini così espliciti senza avanzar la minima reticenza; sarebbe assurdo vederti quasi nelle vesti di un semplice soldato che esegue gli ordini del suo comandante. Ma come darti torto, Sposa? Del resto, se è vero che la tua superbia e la tua arroganza ti spingono a ergerti in capo a tutti, è anche vero che sai riconoscere i tuoi limiti: e di certo la conoscenza di quella casa e dell’arte che vi è gelosamente custodita rientrerebbe senza ombra di dubbio in quella sfera. Almeno adesso. Rimani in silenzio, in fervente attesa, senza avanzar la seppur pallida scusa per quella tua falla: non ce ne sono, Vestale dei veleni. Non in questa precisa occasione. [tenebra I]
MELISANDE [ Laboratorio ] Scendi quelle scale, abbandonando la luce della sala comune in favore della fioca luminosità delle fiaccole. Gradino dopo gradino i tuoi occhi si abituano alla penombra e i tuoi polmoni si riempiono di quell'aria avvelenata che per te è assibilabile a droga. Chissà se anche a tuo figlio piacerà quel laboratorio... Lo sguardo vaga tra ampolle ed esperimenti in corso. Sul tuo tavolino personale, per andare nello specifico, c'è un esperimento che marcisce da quale mese. Non puoi riprendere i lavori per quel veleno, assolutamente no. Altrimenti niente Marmocchio: è così fragile la tua condizione. Rimani ferma sulla soglia ad osservare quell'incanto ti stanza ed infine mormori { Rimanete qua, Melanie. } Non andrai contro il protocollo, non disubbidirai ad Erinn. Se la Signora dei veleni fosse Arayde... forse... ma non Erinn. Posi i denari recuperati prima della discesa su di un tavolo pieno di scartoffie, quindi ti avvicini ad una vetrina colpa di boccettine di ogni genere. Lasci vagare lo sguardo su di essere per qualche istante, prima di aprire con delicatezza un'anta di quelle e afferrare una boccettina contenente un gas blu che immediatamente sistemi al posto della pozione venduta ai caotici. Così siamo pari. In tutto questo ignori Melanie che dovrebbe essersi fermata subito dopo le scale e da li potrebbe vedere ogni tuo movimento. Ti avvicini ad uno scaffale, estrai una piccola chiave e fai scattare la serratura dell'anta che hai raggiunto. La nicchia custodisce un grande tomo che afferri e che porti su di un tavolo vicino -discretamente lontano da Melanie. Lanci uno sguardo alla giovane, assicurandoti che sia ancora al suo posto e cominci a sfogliare le pagine ingiallite e scricchiolanti. Ad un certo punto rallenti i tuoi movimenti, cominci a farti più attenta. La tua calligrafia è impressa su quei fogli. Scorri nomi e veleni, ed infine ecco quello che cerchi. Solo annuisci per te, per l'Apprendista. Risistemi tutto con l'animo più leggero e il trionfo nello sguardo. Quando tutto sarà tornato come prima, ti sposti di qualche passo verso le scale { I Veleni non ti tradiranno mai, Melanie. Vedi di fare lo stesso per loro. } Sussurri enigmatica.
ITHILBOR [*§*Laboratorio*§*] Gli occhi avidi su tutto si poserebbero, per nulla ostacolati da quella oscurità in cui si trovano a perfetto agio, tanto quanto sono fallaci alla luce che ripudia tutta la tua essenza dannata. E ancora una volta ti ritrovi ad eseguir gli ordini impartiti da Capitan Melisande, rimanendo lì dove lei ti ha ammonito di restare, ai piedi delle scale appena discese. Ma lo sguardo non potrebbe far a meno di seguirla, ben destreggiandosi in quel buio in cui non riconoscono ostacolo [scurovisione 36 metri], spinto dalla curiosità che quel luogo desta nel tuo essere, incoraggiato dal mistero che ti sembra emanar dalla venefica stessa. Così dovresti vederla nell’intento di pareggiare i conti delle boccettine, per quanto per te quel gesto rimarrebbe comunque incomprensibile. E allo stesso modo la vedresti recuperar una chiave e aprire un’anta dove è custodito un libro; un libro che sfoglia senza, tuttavia, metterti a parte di quanto vi ha trovato. Rimarresti sempre ferma nella medesima posizione, chiusa nella tua immobilità; una staticità che verrebbe infranta sol quando l’esperta a te si rivolge, con un semplice “consiglio”, chiamiamolo così. Annuisci al suo dire e stavolta sì che ci sarebbe una risposta da parte tua, condotta dalla voce che si presenterebbe contraddistinta dal consueto gelo *§*Faccio ammenda, Melisande. Non avevo pensato alla possibilità che potesse essere opera dei veleni. La mia conoscenza di quest’ultimi è ancora così limitata che non riesco appieno a entrar in questo mondo, nella sua ottica La mia non è una giustificazione, bada: è un riconoscere i limiti della mia stessa conoscenza. Limiti dovuti di certo alla lunga assenza da questa casa. E a questo non possono esserci scusanti*§* Non c’è traccia di menzogna nella tua voce, ma nemmeno di vergogna. è un gelido raccontar i fatti dal tuo punto di vista, è un assumerti responsabilità che sono solo tue *§*Non ho intenzione di tradire, Melisande. Né i veleni, né questa casa. Non dopo tutti gli sforzi fatti per essere accolta in questa casa, non dopo che il desiderio di conoscere la vostra arte m’è entrato dentro. Ma dimmi, perché mi hai condotto qui?*§*[tenebra I]
MELISANDE [ Laboratorio ] { Ti consiglio di tenere bene a mente queste parole e.. di farti un giro nella biblioteca al primo piano } Sorridi, quasi gongoli. Se Melanie salirà in biblioteca, scoprirà un oggettino d'arredamento piuttosto interessanre: Rhyse. Erinn sìè infuriata parecchio con lui e tu ti sei goduta la sua punizione secondo dopo secondo e ora lui giace immobile, come morto, sul tappeto della biblioteca. La polvere comincia anche ad annidarsi su di lui, ma tu non muovi un muscolo per liberarlo da quel fardello. Cosa sarà mai una luna di punizione in confronto a quello che ha fatto? Il tradimento non si perdona: in questo, siete simili al Caos. Prendi atto della sincerità che sembrano emanare le parole di Melanie, sebbene un'attenta analisi delle sue vere intenzoni ti conduca assolutamente al nulla. Esatto. Come con Donatien, l'analisi delle tue espressioni ti conduce alla completa assenza di emozioni... Come se quella di Melanie fosse una facciata ben gestita, lungi dall'essere reale. Ma d'altra parte... tutti nascondiamo qualcosa. Magari Melanie e il Custode hanno avuto lo stesso maestro di vita, chi può saperlo? { Empatia liv 3 } { Quel tomo che ho consultato è il registro delle vendite } riveli dopo qualche istante di pausa, per creare la giusta suspance { E ovviamente non posso dirti quello che ho letto, perchè non sei stata ancora iniziata fino in fondo ai Misteri di questo luogo } punti gli occhi ametista sul suo viso, perchè non riesci a raggiungere i suoi occhi da quella distanza. { Ma sono sicura.. che la tua scaltrezza sia di gran lunga superiore alle regole, non è così? } Si, la stai invitando a barare. Ancora un sorriso misterioso e poi una domanda che è un sussurro { Cosa ne pensi? }. Inspiri a fondo quell'aria umida ed inebriante, la respiri a pieni polmoni perchè ti manca trascorrere ore e ore in quel sottoscala umido.
ITHILBOR [*§*Laboratorio*§*] Ancora statua dalla bellezza marmorea, ancora quel gelo sul tuo volto che va infrangendosi dietro la spinta di un sorriso che emerge sulle labbra scarlatte nel momento in cui le sue parole ti stuzzicano, ti invitano ad andare oltre quelle che sono mere regole per dar libero sfogo all’intuito. Il registro delle vendite, il suo annuire, l’espressione forse palesemente soddisfatta sul suo viso che non dovrebbe esser sfuggita agli occhi che sol con la complicità del buio esprimono il loro massimo potenziale [scurovisione 36 mt]. Rimarresti in silenzio facendo tue e mettendo da parte le prima parole dell’esperta, ripromettendoti di andar a controllare cosa ha in serbo per e la biblioteca ai piani superiori e poi la voce andrebbe a rispondere senza remore rendendola partecipe del tuo pensiero *§*Pensi a un veleno, Melisande. Mi suggerisci quella strada che io, nella mia ignoranza, non ero stata capace di intraprendere di mia sponte. Mi conduci qui sotto, dove c’è il registro delle vendite. Leggi e non mi metti a parte di quanto v’è scritto. Non apertamente, almeno. Perché non si dica mai che l’Esperta ha contravvenuto alle regole con un’apprendista. E adesso metti alla prova la mia scaltrezza. Seguo il tuo suggerimento, donna: il mio primo pensiero a questa casa, a ciò che ho scelto e desiderato imparare. Sarebbe troppo ipotizzare che i tuoi sospetti hanno trovato conferma in quel libro? Che tu sia a conoscenza di come un uomo possa essere ridotto privo di sensi? E che tale potenzialità risieda in un veleno che, forse, con le tue mani hai creato? Ipotesi, non conferme. Sol un tentativo di mettere insieme i pezzi per dar senso al tutto, adesso che comincerebbe ad averne uno*§* E del suo sorriso il tuo adesso vorrebbe farsi specchio, per quanto forse alla donna non sia dato vederlo in tutta la sua perfezione [tenebra I]
MELISANDE [ Laboratorio ] Muovi qualche altro passo verso Melanie, per osservarla più da vicino e ascoltare quelle sue parole. Rimani ad osservarla da vicino, mentre quel suo sorriso misterioso e cospiratore fa eco al tuo. Esattamente. Ma non annuisci, perchè non tutte le sue supposizioni sono esatte. Ad ogni modo la mente di questa giovane è brillante: è destinata a grandi cose, se solo vorrà aprirsi al Sacrificio di una vita piena di privazioni. { Da qualche parte, seppellito sotto quella montagna di pergamene } Indichi con il capo alla tua sinistra un tavolo colmo di scritto ( Dovrebbe esserci un tomo, Melanie. Ma lo potrai trovare anche nella biblioteca del primo piano e anche negli scaffali della sala comune. Su questi tomi sparsi in casa sono stati riportati diligentemente tutti i veleni che i clienti possono acquistare, le creazioni dei nostri predecessori e quelle mie e di Erinn. Un giorno tu aggiungerai le tue. } Una piccola pausa, perchè ella si possa accorgere che riponi molte speranze nella sua mente giovane { Posso consigliarti di cominciare le ricerche da questi scritti? } Domandi, quasi davvero le stessi chiedendo il permesso. Una pausa, lunghissima, in cui la scruti. Ispiri e respiri mentre guardi il suo viso in cui, forse, riesci a scorgere i tratti di sua madre. Curiosità che comincia a salire lentamente dentro di te, una domanda che ti brucia sulla punta della lingua ma che ancora non poni, in favore di un altro quesito { Questo mistero che stiamo sciogliendo ha un qualche interesse specifico per te? }
ITHILBOR [*§*Laboratorio*§*] raccoglieresti avidamente quelle informazioni che ella va sciorinando, quei continui suggerimenti a indagar per conto tuo, adesso che il materiale verrebbe messo a tua disposizione. Decisamente, in quella casa devi trascorrere più tempo, Sposa. Devi deciderti ad abbandonare il Tempio della tua dannazione, concederti ai veleni come finora non hai fatto, offrire il tuo corpo alle sperimentazioni, scoprire magari come sopperire alle mancanze della tua condizione con delle creazioni. Creazioni…suona soave quella parola pronunciata da Melisande, suona ancora più soave se associata alla tua persona. Ne sarai in grado, Vestale: non c’è alcun dubbio su questo. Eppur ben sai come continuare a mantenere il segreto su ciò che sei possa portati ad allungare i tempi, a produrre risultati incerti. Non potrai continuare a lungo, ne sei consapevole, ma un tale mistero sarà messo a parte delle tue due referenti nel medesimo tempo, quando ciò si rivelerà irrimandabile. Sorridi ancora al suo dire, perdura sulle tue labbra quel sorriso che era specchio del suo, un semplice rimando: ma adesso andrebbe ad allargarsi, a manifestar alla venefica quanto ella abbia fatto centro per la seconda volta, in quella notte. Faresti un sospiro e sarebbe inutile negare come quella domanda per te non abbia una risposta ben precisa. Ed esattamente poco dettagliata sarebbe la tua risposta, non per volontà di negar lei qualcosa, ma per metterla piuttosto a parte di quanto quella sia comunque un’arma, ma che ancora non sai bene come usare *§*Non nego, Melisande, che scoprire di più su quella morte potrebbe portarmi qualche vantaggio. Ma ammetto a malincuore che devo ancora capire troppe cose per poter dire di essere un passo avanti…a loro*§* Interrompi il tuo dire, alla ricerca delle espressioni di Melisande, in quella tentativo di conquista costante eppur infruttuoso di sentimenti che possano animarla in quell’istante *§*Non nego di aver un conto in sospeso con la valchiria, Esperta. Mi ha privato di mesi di libertà, mi ha tenuta rinchiusa nelle celle del palazzo senza un reale motivo. E no, io questo non lo dimentico*§* Le affidi quella confidenza, senza reticenze, come se volessi in qualche modo pareggiare i conti, in una sorta di malsano do ut des intrapreso quella sera: ma solo a te è dato sapere il più grande dono che tu possa farle arriverà solo col tempo [tenebra I]
MELISANDE [ Laboratorio ] Cerchi in Melanie segni di menzogna, cerchi bugie ed omissioni in quel viso in parte oscurato dalla luce troppo soffusa... e no, non ne trovi. Ancora quell'assenza si sensazioni che puoi paragonare o ad uno spietato assassino privo dell'anima, o ad un cadavere. Devi proprio farti insegnare da Melanie questo suo trucco, potrebbe esserti utile in futuro. { Empatia liv 3 } Loro. I Caotici. E poi avviene la rivelazione sulla Valchiria, che ti farà serrare le labbra e ti costringerà a respirare a pieni polmoni l'aria avvelenata di quella stanza in penombra. { Non posso che consigliare anche a te quel che, per esperienza, rivelo a molti: la Vendetta è una pietanza molto difficile da gestire e può condurre facilmente al delirio } E ora non pensi ad Ater che questa notte ha sconvolto il tuo precario equilibrio, bensì a Sayler il cui bellissimo viso distorto dal rancore ti ha ridotta in questo stato d'inferma. Ripensi alle sue parole e all'odio antico che gli ribolle dentro e che tu non sei stata capace di placare {Non voglio vedervi schiava di questa oscurità, come non voglio vedere questa casa distrutta dal Caos. La Valchiria è capricciosa e potente, volubile e quel poco onore che possiede lo distorce a convenienza } Si, Melanie... non sei l'unica ad avere qualcosa in sospeso con la Valchiria { E' più oscura di quel che pensi, Melanie. Quindi stai attenta, perchè la spilletta che ti è stata data limita il tuo operato, così com'è giusto che sia } Il consiglio probabilmente non è solo per la giovane Apprendista, ma anche per te che ti sei lasciata sedurre dal canto della Sirena di nome Raine. { Con questo non voglio dirti che non devi seguire la strada del tuo cuore, solo t'invito alla prudenza. Sappi che io ed Erinn siamo diventate per te molto più che congreganti, siamo tue sorelle } Le riveli questa semplice verità con lo sguardo serio che cerca il suo: quello che Arayde ha cercato di farti capire per mesi interi, tu l'hai compreso solo dopo aver perso Qirva. Quella è la tua famiglia e, senza l'Albina, è una famiglia più serena. { Melanie ho un'altra domanda per te. L'Albina, prima di andar via, mi disse di stare attenta a te... credo non si fidasse completamente } fissi i tuoi occhi seri nei suoi, ora che riesci a scorgerli con più precisione { Sai perchè? } Glielo domandi con semplicità, senza mettere in discussione il vostro rapporto. Vuoi solo capire e cerchi di comunicarglielo, oltre che con le parole, anche con la gestualità e la rilassatezza del tuo corpo. { Diplomazia liv 2 }
ITHILBOR [*§*Laboratorio*§*] Rimarresti in perfetto silenzio durante il suo discorso, annuendo di tanto in tanto ed emettendo una risatina quasi isterica nel momento in cui ella nominerebbe l’albina, una risatina che, però, lascerebbe il tempo che trova. Andresti a rispondere con ordine ai suoi consiglio, mettendola a parte di quella che è stata la tua vita, di quei ricordi che ormai appaiono così lontani da vantar addirittura contorni sfumati. Siamo in vena di confidenze, bene: e come ella dice, lei ed Erinn fanno parte della tua famiglia, adesso. Con tutte le “accortezze” del caso. *§*Ho finito di inseguire la vendetta nella sua forma più delirante, Melisande. La vendetta mi ha tolto tutto ciò che avevo, mi ha tolto la mia unica ragione di vita, mi ha spinto a rifiutar che il mio ventre diventasse tondo, come il tuo adesso lo è. Non sono più quella persona, sono morta e sono rinata*§* Faresti una pausa, come a portar l’attenzione di lei su quelle parole che dicono più di quanto ella possa immaginare *§*Ho imparato la calma, ho imparato la saggezza che risiede nella paziente attesa. Se Raine fosse stata la mia unica ragione d’esistenza, non sarei qui, non avrei chiesto di far parte di questa casa. E non temere, mia Melisande. Nessuna delle mie azioni arrecherà danno a questa casa, anzi: posso dirti che la proteggerò come posso, poiché come tu dici questa è la mia famiglia. Tu ed Erinn lo siete, innegabilmente. Se la situazione stasera fosse degenerata, non avrei esitato un istante a mettere al servizio di questa casa la mia spada e non per personale vendetta, ma per rispetto alla spilla che m’è stata donata*§* Non c’è ombra di dubbio, di esitazione o menzogna sul tuo volto, non menti, Sposa. È quanto avresti fatto, è quanto farai *§*E la tua obiezione potrebbe riguardar ancora i veleni, che di essi io dovrei servirmi anche per difendere questa dimora. Non posso, Melisande. Non ancora. E mi vengono in mente le parole di chi per me fu…padre. Mi spinse più volte ad abbandonar il diletto delle armi, dicendomi °°Tu sei l’arma migliore°°. Nella mia nuova vita, sono cresciuta con questa convinzione. Ma ciò non mi permette di separarmi comunque da questa *§* La mano destra carezza l’elsa della spada che pende da quel fianco e un sorriso chiuderebbe quella prima parte del tuo discorso, cui farebbero seguiti svariati attimi di silenzio *§*Erwailaen…non ho riserve nel dire che ha predicato bene e razzolato male, sparendo nel nulla. Proprio lei che era la Signora di questa dimora e che è andata via, osa dire a te di non fidarti di chi si macchia sì di assenza, ma che non teme di ammettere i propri errori? Non nego le mie colpe, Melisande. Ma ella non ha diritto di dir quel che ha detto. Poiché una promessa le è stata fatta e ho intenzione di rispettarla. Ma lei? Ha forse rispettato le promesse fatte a questa casa, a voi?*§* [tenebra I]
MELISANDE [ Laboratorio ] Risatina. Eh, ridere o piangere. Meglio ridere se si tratta dell'albina, perchè versare lacrime vorrebbe dire elevarla ad una posizione troppo alta nella gerarchia degli affetti, mentre ella rappresenta sicuramente la base di quella piramide che nel tempo hai selezionato. Ascolti quella sua prima parte di discorso, annuendo di tanto in tanto, accettando le informazioni su di lei senza battere ciglio e ritrovandoti molto più vicina a qulla ragazza di quanto potessi pensare. La tua chiave di Volta sono stati i Veleni, la sua qualcos'altro... Ma entrambe siete probabilmente scampate ad un pericolo davvero insidioso: lo smarrimento causato dal Rancore. Avresti rincorso Gildor per mari e per monti, avresti cercato la sua morte in tutti i modi possibili ed immaginabili. Solo i Veleni ti hanno salvata da quel baratro oscuro da cui non si può più risalire. Probabilmente il discorso sulle armi non lo afferri nel modo giusto, ma ti limiti ad annuire solennemente { Tempo al tempo } Anche per te ci sono voluti mesi per imparare a servirti di quelle posioni d'inestimabile valore, ma ora che sei maturata, consideri i Veleni la naturale estensione del tuo corpo. E questo saranno per te in guerra: ti condurranno alla vittoria o alla sconfitta, ma saranno comunque gli artefici del tuo destino perchè così hai scelto. L'argomento più spinoso dell'Albina, dev'essere affrontato con i guanti bianchi e le aggravanti del caso. Attendi qualche istante in più a rispondere, visto l'animo della giovane... visto anche il tuo di animo che, se si parla dell'Albina, è sempre molto oscuro. { Hai ragione, Melanie. } Dici soltanto dopo un silenzio prolungato. { Quello che mi disse, comunque, lo fece per il bene della gilda, a modo suo. E con questo non sto dicendo che ho creduto ad ogni sua parola, perchè tu sei qui di fronte a me e ti ho appena parlato di comunione e fratellanza. Voglio solo sapere cos'ha spinto Erwailaen a fare quelle considerazioni. Tu lo sai? } Franchezza e sincerità da parte tua. { Diplomazia liv 2 }
ITHILBOR [*§*Laboratorio*§*] Non cederesti al tono di Melisande, a quelle sue insistenti richieste di spiegazioni, di certo lecite, ma che ti mettono un po’ con le spalle al muro. Che sia dannata Erwailaen, ovunque ella sia. Cosa le è passato per la mente? E sarebbe proprio quel suo avvertimento a instillare in te il dubbio su quanto sia stata saggia la scelta di metterla a parte del tuo segreto, su quanto non sia stata avventata la decisione di condivider con lei la tua dannazione. Sospiri ancora una volta, lasciando che nel tuo corpo entri quell’aria di cui non necessita, che vada a riempiere i polmoni per poi fuggir via quasi inorridita dalla morte celata dalla vita. Siederesti su uno dei gradini e lo sguardo ancor non si negherebbe la vista della venefica, sondando il suo viso e prendendo per te svariati attimi di quel tempo che per te è percepito come infinito. Rifletti e per qualcuno sarebbe persino paradossale pensare che una mente morta possa dedicarsi a quell’attività: ma la verità risiede più in profondità, è più intrinseca di quanto non possa mostrarsi. Forse la mente è proprio la parte più viva di quel corpo, quella che è in grado di perpetrare le proprie facoltà persino in assenza di sangue – seppur ne risenta in lucidità. E di certo sarebbe proprio quella a far difetto in te, adesso: strattonata dal dubbio, spinta dalle sue parole a confessare la tua condizione. Ma è davvero giunto il tempo, Sposa? No, non lo credi affatto. La voce si accinge finalmente a rispondere alle insinuazioni di Melisande, vestendosi ancor di accusa e mistero, rimandando quel discorso *§*Oh, che nobile intento da parte sua! Sbaglio, Melisande, o anche ei è stata a favore della mia ammissione in questa casa? E come avrebbe potuto permetterlo, se io fossi stata un reale pericolo? Tu sei sicura di te, io lo so. I veleni sono la tua vita, ne sei l’Esperta, pensi davvero di potermi temere in qualunque modo? Pensi davvero che io possa nuocere a te, al tuo bambino o alla signora? E che fedeltà c’è nelle parole di chi avverte, andando via? Scusami, ma questo non lo accetto. Forse c’è qualcosa di me di cui dovremmo parlare, qualcosa di me che dovreste sapere. Ma sappi che era ed è mia intenzione incontrare te e la Signora per mettermi a nudo dinanzi a voi, più di quanto io abbia fatto con te adesso. Per dimostrarvi la mia fedeltà e la mia non pericolosità per voi. Sono stata e ancora sono foriera di morte, Melisande. Non lo nego. Le armi che porto con me lo tradiscono. Ma mai è stata sollevata contro uno di voi. Mai nemmeno contro lei, per quanto ella abbia subito la mia reazione – giustificata – al suo agire, al suo trasmettere a me il veleno che le scorre in corpo*§* [tenebra I]
MELISANDE [ Laboratorio ] Melanie si allontana, con le sue prime parole, da quello che è il fulcro della conversazione. Vuole forse portarti fuori argomento? Vuole condurti dove dice ella? Con te non funziona, perchè tu stessa sei maga in questi giochi e li conosci come le tasche di quella veste che indossi. { Volontà Ferrea liv 2 } Con un orecchio ascolti quello che lei ti dice, con la mente lo filtri e cerchi di captare solo quello che può interessarti. Ella non sa che è stata ammessa con riserve. Non lo sa e non sarai tu a dirglielo, ma proprio questo ti ha spinta a mandarle quella lettera di convocazione. L'ultima cosa che dice, ha la capacità di turbarti nel profondo. Cerchi di non mostrarlo all'Apprendista, perchè potrebbe rammaricarsi di averti confessato una cosa tanto intima e tanto Oscura. Rimani serenamente fissa nel suo sguardo, con le mani abbandonate al lati del corpo e il peso della stanchezza di questa nottata sulle spalle forti. Lo sguardo limpido e sincero che non si vela di preoccupazione ne di stanchezza, la schiena che rimane dritta ma non tesa. Nulla che possa tradire alcun sentimento, anche il sospiro che ti limiti ad esalare come risposta alle sue parole appare in tutto e per tutto naturale. O almeno speri sia così. { Sotterfugio liv 3 } Tocco Venefico. E' uno dei più oscuri ed intimi tratti della vostra misera esistenza. Pure tu che porti la spilla da Esperto, hai visto compiersi questo incantesimo davanti ai tuoi occhi una sola volta e mai ti sei azzardata a produrre quel distillato di puro veleno. Mai. Oltre ad indebolire la mente, espellere cristalli oscuri è l'ultima spiaggia prima della morte del corpo, l'estrema e ultima difesa di un organismo privo di risorse che risponde solo alll'istinto della sua parte irrazionale. Cos'ha condotto Erwailaen alla follia? Non cerchi in Melanie menzogna e verità, perchè i libri che custodiscono quel segreto sono ben lontani dall'essere sotto gli occhi degli Apprendisti e tu lo sai bene visto che vivi in quella biblioteca. Solo chi vede sa, solo gli iniziati ai livelli superiori sanno. Dopo un lunghissimo silenzio in cui trai le tue conclusioni, in cui sbirci senza vederlo quel viso immobile, affermi { Sono stanca Melanie, sarai sicuramente esausta anche tu. Ti consiglio di salire in biblioteca e di dormire qui questa notte: anche se sei ben armata, i vicoli della cittadina non sono il luogo ideale per schiarsi le idee } perchè sei sicura che, dopo che avrà visto Rhyse apparentemente morto sul tappeto della biblioteca, avrà molto cui pensare. { Ti saluto ora, Sorella. Devo partire anch'io e non so per quanto tempo starò via } potrebbe essere per sempre { La guerra sull'isola mi attende } Un'altra pausa { Buonanotte mia cara } Con un sorriso di congendo attenderai un suo movimento, prima di sederti al tavolo pieno di scartoffie a riflettere. Sayler. Ater. Melanie. Erinn. Erwailaen. Eilantia. Il bambino. Quante cose..
ITHILBOR [*§*Laboratorio*§*] Non c’è nulla su quel volto, non per te almeno: chi è libera dalla seduzione di sentimenti umani e fallaci, non è in grado di percepir quelli che gli altri vogliono nascondere. Eppur imperterrita tu scruteresti il suo volto, alla ricerca di una falla in quella perfezione che è sua tanto quanto è tua. Annuisci al suo dire e intimamente la ringrazi per quel suo desistere dal chiedere altre spiegazioni, per averti tolto da quell’impiccio: almeno per ora. Ti alzeresti e sosteresti lì, ai piedi delle scale qualche istante ancora, spaziando con lo sguardo in quell’oscurità, andando a sfoltire le tenebre che a te nulla celano. La voce si dirigerebbe verso l’esperta mostrando un’unica parola, senza ulteriori spiegazioni, sicura che ella capirebbe a cosa fai riferimento *§*Grazie*§* Cominceresti a intraprendere la salita delle scale che ti condurrà alla sala comune, ma prima di schiudere quella porta nuove parole giungerebbero a Melisande *§*Che la Morte si tenga lontana da te e dal tuo bambino, Melisande*§* Null’altro, solo il silenzio che sarà complice della sua meditazione – o forse solo del suo riposo. E ad aleggiar in esso, forse echi lontani di quelle verità da te espresse, ma forse non perfettamente chiare all’orecchio dell’Esperta. Tempo al tempo, ha detto lei [tenebra I]