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marco---
Tuesday, April 27, 2010 12:34 PM
Fonte: riccardosorrentino.blog.ilsole24ore.com - 23/04/2010

"Necessario" lo scoppio della bolla immobiliare cinese

È una decisione difficile e coraggiosa: “Far scoppiare la bolla [immobiliare] è una scelta necessaria per un sano sviluppo dell’economia cinese”; ha scritto l’ufficiale China Securities Journal nel suo editoriale del 20 aprile. Prezzi delle case troppo alte sono un forte peso per i consumatori e fanno aumentare i rischi per la stabilità finanziaria, la crescita, “e anche la stabilità sociale”.
Il governo ha deciso di usare strumenti amministrativi per far sgonfiare i prezzi: ha aumentato al 50%, dal 40%, la caparra minima per l’acquisto della seconda casa, e al 30% dal 20% quella per l’acquisto di un prima casa di oltre 90 metri quadrati. Per evitare eccessivi sconti, ha anche imposto un minimo per i tassi dei mutui pari a 1,1 volte il tasso ufficiale per i prestiti. Allo stesso tempo, ha scritto Glenn Maguire in una ricerca per la Société Générale, il governo “sta anche raddoppiando la superficie disponibile per i costruttori e sta costruendo fino a cinque milioni di case popolari”, dal milione previsto nel pacchetto di stimolo 2009.
La Cina cerca così di raggiungere due obiettivi.
Il primo è quello di far sgonfiare i prezzi: “Quando la domanda per gli acquisti speculativi si calmerà, il mercato immobiliare della Cina subirà un aggiustamento di breve termine”, ha avvertito il giornale. "Crediamo che le quotazioni [immobiliari] possano scendere in modo significativo, fino al 20-30%, tra il 2010 e il 2011", hanno previsto Wensheng Peng e Jian Chang in una ricerca per Barclays Capital.
Il secondo obiettivo è quello di aumentare l’attività e l’offerta di case: “Le costruzioni – ha aggiunto Maguire – hanno un forte moltiplicatore sull’economia e in particolare sull’occupazione”. Un investimento in nuovi edifici, quindi, moltiplica reddito e posti di lavoro anche in altri settori economici.
L’esperimento è interessante, e varrà la pena seguire gli sviluppi del settore immobiliare cinese. Secondo Maguire, “se assumiamo che i redditi nominali delle famiglie crescano del 15% annuo, cosa noi crediamo assolutamente plausibile, mentre i prezzi nominali delle case rimangano fermi, allora il rapporto tra il prezzo medio degli immobili sul reddito calerà dall’attuale livello di 14 versi la media dell’Asia orientale di 6 entro cinque anni”. I consumi cinesi potranno aumentare più rapidamente.

Ottime considerazioni!
La speculazione immobiliare, invece, in Europa e in Italia è forse utile?
Perché non combatterla?!

Marco
marco---
Monday, May 17, 2010 1:31 PM
Ringraziando iandy73 per la segnalazione di questo documento.

Crollo del -30% in un Mese dei Prezzi degli Immobili a Pechino (Fonte: mercatoliberonews.blogspot.com - 16/05/2010)

Ci sono reports citati da Michael Pettis che è professore di finanza nella top università di Pechino che dopo le misure prese dal governo cinese da marzo per ridurre il credito i prezzi delle case a Pechino sono crollati improvvisamente del -31%, IN UN MESE, -31% solo in aprile!

Questo solo perché la crescita del credito in Cina ha solo leggermente rallentato, invece degli incredibili 900 miliardi di Yuan al mese che si vedevano l'anno scorso "solo 774 miliardi in aprile" (circa 120 miliardi di euro in un mese...). Negli anni 2004-2008 il credito cresceva in Cina di 400-500 miliardi di yuan al mese, poi nel 2009 il governo ha dato ordine di pomparlo al massimo ed è raddoppiato, ora che comincia solo a rallentare il mercato immobiliare nelle grandi città ha il maggiore crollo mai avvenuto nella storia dei prezzi degli immobili.
marco---
Thursday, August 05, 2010 9:17 AM
Cina, test su banche ipotizzano crollo immobili (Fonte: swissinfo.ch - 04/08/2010)

ROMA - L'autorità che vigila sulle banche cinesi ha chiesto agli istituti di credito di condurre un nuovo ciclo di 'stress test' sui loro bilanci per verificare l'impatto di un crollo dei prezzi immobiliari fino al 60%.

Lo scrive la Bloomberg citando una fonte vicina al dossier, che ravviva i timori di una bolla immobiliare pronta ad esplodere nel mercato cinese. In precedenza la svalutazione ipotizzata era pari al 30%, la metà.

Secondo la fonte alle banche cinesi è stato chiesto di includere nello scenario peggiore degli 'stress test', simili a quelli già effettuali in Usa ed Europa, un calo compreso fra il 50% e il 60% dei valori immobiliari nelle città dove più forte è stato lo sviluppo del 'mattonè.

Sui mercati più volte è emersa la preoccupazione che i maxi-prestiti emessi per finanziare il settore immobiliare, che hanno toccato la cifra record di 11.400 miliardi di dollari lo scorso anno, abbiano alimentato una bolla immobiliare pronta ad esplodere di fronte al probabile emergere di crediti inesigibili.

Poi, naturalmente, abbiamo anche il contraddittorio, stranamente di un blasonato operatore del settore immobiliare, Jones Lang LaSalle, che parla di "sana correzione" anziché di crollo o di scoppio della bolla.

Per LaSalle lo scoppio della bolla immobiliare cinese non causerà un'altra crisi subprime (Fonte: ilsole24ore.com - di Enrico Bronzo - 07/07/2010)

I prezzi delle case cinesi sono destinati a calare fino al 20% in una "sana" correzione, ha detto oggi Michael Klibaner, responsabile dell'ufficio studi della filiale cinese della società di consulenza Jones Lang LaSalle, la seconda più grande del mondo. «Non vediamo alcun pericolo di crollo. Il mercato immobiliare cinese è caratterizzato soprattutto da acquisti in contanti piuttosto che da sottoscrizione di mutui» e questa è già una bella differenza rispetto ai mercati anglosassoni e spagnolo caratterizzati negli anni scorsi da un'elevato ricorso all'indebitamento. Per l'analista c'è solo una bassa probabilità che si registri un'ondata di pignoramenti come negli Stati Uniti.

Questa tesi contrasta con le previsioni di Kenneth Rogoff della Harvard University, 57 anni, che ieri aveva parlato di collasso della proprietà in Cina in grado di colpire il sistema bancario nazionale. Rogoff in un'intervista a Bloomberg television aveva parlato di pericolo nello sviluppo cinese «soprattutto data la sua velocità soggetta a contraccolpi». Timori confermati dagli investitori che hanno fatto scendere l'indice della borsa di Shanghai al livello minimo da un anno a questa parte. «Il valore delle vendite immobiliare è sceso del 25% in maggio rispetto al mese precedente. Stiamo iniziando a vedere il collasso nel settore immobiliare e anche se hanno molti strumenti e personale competente, non sarà facile gestirlo».

I prezzi delle proprietà in 70 città cinesi in maggio sono aumentati 12,4% su base annua. Una crescita molto distante dall'impennata a tre cifre riportata qualche mese fa da un quotidiano nazionale. Il sito dell'Istat cinese a questo proposito fa testo. Oggi sono stati diffusi i dati aggiornati a fine maggio. Stiamo parlando di valori medi nazionali. Ciò non toglie che a Shanghai - la città benchmark in Cina - i prezzi delle nuove case nel primo semestre siano aumentati del 48% rispetto all'anno precedente a 21.008 yuan (3.100 dollari) per metro quadro, secondo il rapporto UWin. Per il quale i prezzi dovrebbero presto scendere mentre secondo un indice composto da 34 sviluppatori di Shanghai ci sono ancora margini di crescita.

Diverso il trend nei rogiti previsti in calo dei 30%. A Shanghai le vendite di nuove case sono scese del 70% negli ultimi 12 mesi (del 57% negli ultimi sei mesi) a seguito delle misure governative prese per raffreddare il mercato immobiliare. Con la minaccia della possibile introduzione di una tassa di proprietà. Real Estate Information Services ha detto oggi che a Shanghai nel primo semestre sono stati venduti 3,57 milioni di metri quadrati di residenziale rispetto a 8,24 milioni metri quadrati di un anno prima, le vendite più basse degli ultimi cinque anni.
marco---
Saturday, April 16, 2011 11:47 AM
Pechino, crolla il mercato immobiliare: meno 50% in un anno (Fonte: asianews.it - 16/04/2011)

In un mese i prezzi sono scesi quasi del 27%. Si prepara lo scoppio di una bolla immobiliare peggiore di quella degli Stati Uniti. L’Ufficio di statistiche esige una punizione per coloro che diffondono dati economici su internet, prima della loro pubblicazione ufficiale.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Il mercato immobiliare cinese si prepara a un tonfo gigantesco: lo scorso marzo i prezzi delle case sono scese del 26,7% rispetto al mese precedente e gli acquisti sono scesi del 50% in un anno. Secondo esperti, la crisi immobiliare della Cina è ancora più spaventosa di quella scoppiata negli Stati Uniti tre anni fa, che hanno portato alla crisi mondiale. Per tutta risposta, il governo cinese ha decretato che punirà coloro che “diffondono dati economici su internet” prima che vengano pubblicati ufficialmente. Tali dati sono considerati “segreti di Stato”.

Beijing News, citando dati della Commissione sulla casa e sullo sviluppo urbano e rurale, ha diffuso nei giorni scorsi dati preoccupanti: il prezzo delle nuove case nella capitale è sceso in un mese del 26,7%. In un anno sono scesi circa del 10%. Gli acquisti di case sono diminuiti del 50,9% in un anno e del 41,5% nel solo mese di marzo.

Da tempo il governo cercava di frenare le speculazioni edilizie e nell’ultimo anno ha provveduto a mettere freni negli acquisiti di seconde case e nei prestiti delle banche.

I dati ufficiali del mercato immobiliare saranno pubblicati dall’Ufficio nazionale di statistiche solo il 18 aprile.

L’Ufficio di statistiche ha condannato ieri la fuga di dati economici. Shen Laiyun, portavoce del dipartimento, ha dichiarato che “ogni comportamento illegale sarà punito dalla legge. Coloro che diffondono segreti di Stato su internet o in altri canali di informazione saranno ritenuti responsabili”.

Proprio ieri l’Ufficio di statistiche ha diffuso alcune cifre economiche: nel primo trimestre 2011 il Pil (prodotto interno lordo) cinese è cresciuto del 9,7%. Ma anche l’inflazione è cresciuta raggiungendo il 5,4% in marzo, la più alta in quasi tre anni, superiore al 4,9 registrato nei primi due mesi del 2011.
(sylvestro)
Saturday, April 16, 2011 12:02 PM
Re:
marco---, 16/04/2011 11.47:




Ne vedremo delle belle.

Secondo me ci sara' una sorta di effetto Dubai, con immensi quartieri con enormi grattacieli nuovi invenduti e/o vuoti.
marco---
Saturday, April 16, 2011 1:49 PM
Re: Re:
(sylvestro), 16/04/2011 12:02:

Ne vedremo delle belle...

Dovesse veramente accadere in Cina quello che è successo negli USA poco fa penso che sarebbe piuttosto preoccupante, intendo per l'economia dell'intero pianeta.
Speriamo bene...
(sylvestro)
Saturday, April 16, 2011 1:54 PM
Re: Re: Re:
marco---, 16/04/2011 13.49:

Dovesse veramente accadere in Cina quello che è successo negli USA poco fa penso che sarebbe piuttosto preoccupante, intendo per l'economia dell'intero pianeta.
Speriamo bene...



Intendevo proprio quello

In molti negli ultimi anni si sono aggrappati alla fantomatica ripresa della Cina che avrebbe dovuto trainare il mondo a scapito degli altri ex giganti ed adesso cominciano ad emergere i limiti, gli eccessi e le conseguenze del fenomeno economico.
marco---
Wednesday, October 26, 2011 9:27 PM
Scendono i prezzi delle case e i neoproprietari s’arrabbiano (Fonte: leviedellasia.corriere.it - 26/10/2011)

Per adesso a finire in pezzi sono i nervi dei proprietari e gli uffici degli agenti immobiliari: non la bolla. Uno schianto fragoroso ma non del tutto inatteso. Scendono i prezzi delle case e coloro che si solo svenati per acquistare un appartamento assistono al deprezzarsi del loro investimento. Protestano, anche. I giornali hanno contato nel fine settimana, solo a Shanghai, almeno tre incidenti provocati da neoproprietari furiosi per la repentina riduzione dei prezzi decisa dagli immobiliaristi, in uno di questi lo showroom di un’impresa di costruzioni è stato devastato da 300-400 persone.

SCONTI I nomi delle imprese rimbalzano sul web, China Overseas Property, Longfor Properties, Greenland Group. Si legge di prezzi abbattuti da 18.500 renminbi al metro quadro (circa 2 mila euro) a 14 mila, da 23 mila renminbi (2.500 euro) a 17 mila. Manifestazioni analoghe avvengono in altre città, dove si segnalano sconti anche del 40%. Questo spiega l’ira di chi, spesso con immani sacrifici, ha realizzato il sogno obbligatorio di ogni cinese, acquistare la casa, peraltro tra le pochissime forme di investimento in un Paese dove i depositi bancari rendono una frazione irrisoria del tasso d’inflazione (ora sopra il 6%), dove scarseggiano prodotti finanziari sofisticati, dove di fatto manca lo stato sociale e, dunque, ai piccoli risparmiatori non restano che la Borsa o il mattone.

ANSIA Per anni il mercato immobiliare è cresciuto con vigore, spingendo in alto il Pil. Solo nel 2010 gli investimenti hanno superato i 750 miliardi di dollari. Il pacchetto di stimolo varato tre anni fa per contrastare la crisi globale si è indirizzato in buona parte nel settore, survoltato dalla generosità creditizia del sistema bancario cinese. Ma l’aumento dei prezzi della casa, che è un pilastro culturale e psicologico della società cinese, ha cominciato a diffondere presto incertezza e ansia nella società, soprattutto nelle classi medie fino ad allora più favorite dal boom. Le autorità temono l’erosione del consenso e hanno varato misure in serie. Il premier Wen Jiabao, l’uomo che tra i leader ha il compito di metterci la faccia, ha invocato ripetutamente un raffreddamento del mercato immobiliare. Alle banche sono stati imposti limiti al credito e sono state innalzate le quote di depositi obbligatori. Sia a livello centrale sia a livello locale le autorità hanno negato l’acquisto di terze case, posto limiti draconiani all’erogazione di mutui, talvolta vietato la seconda casa.

BOLLE Nell’ultimo trimestre le vendite sono scese del 15%, adesso l’Ufficio nazionale di statistica segnala che da Pechino a Shenzhen, da Shanghai a Canton i prezzi nei quartieri periferici sono calati del 30-50%. E se in gennaio, su 70 città, in 60 i prezzi erano in salita, in agosto e settembre in 46 erano in calo o quantomeno stabili. “In 16 anni da promotrice immobiliare, mai un momento così difficile”, le misure prese dalle autorità per raffreddare la speculazione “hanno davvero ammazzato il mercato”, ha dichiarato Zhang Xin, cofondatrice del colosso Soho China. I cantieri rallentano, i palazzi restano vuoti, gli agenti ricorrono agli sconti. Gli economisti invece s’interrogano se, in realtà, tutto non debba ancora accadere. E con le banche obbligate a chiudere le cateratte dei prestiti, i costruttori ripiegano sui prestiti cosiddetti “grigi”, a tassi elevati e fuori dal circuito bancario: ne è nata, nello Zhejiang ma anche altrove, una seconda emergenza che ha mobilitato, di nuovo, la leadership centrale. Ma questa è un’altra storia. E un’altra bolla.
marco---
Thursday, January 05, 2012 8:33 PM
I segnali di un'implosione della bolla immobiliare cinese (Fonte: comedonchisciotte.org - di Juan Chan - 05/01/2012)

È sempre più evidente che in Cina la bolla dovuta alla speculazione immobiliare sta per esplodere. L’esito destabilizzerà il sistema bancario del paese, rallenterà la crescita economica e avrà un forte impatto sull'economia di tutto il mondo che ha contato sulla Cina come volano della crescita dall’inizio della crisi finanziaria globale nel 2008.
Un articolo del mese scorso nella rivista Foreign Affairs Stati Uniti ha evidenziato che "le riduzioni dei prezzi forti e improvvise "stavano “sconvolgendo il mercato degli immobili in tutta la Cina". Ha citato I dati del settore che mostrano un calo del 35 per cento nel valore delle case nuove costruite a Pechino nel solo novembre, e che I costruttori hanno ormai in inventario invenduto per 22 mesi a Pechino e per 21 a Shangai.
Scritto da un accademico della prestigiosa università Tsinghua di Pechino, l'articolo riporta: "Tutti, dai proprietari locali posto agli speculatori cinesi e agli investitori internazionali, sono preoccupati per queste diminuzioni, che oramai indicano che la ‘più grande bolla del secolo’, come viene chiamata dall’inizio di quest’anno, è appena scoppiata, con serie conseguenze non solo per una delle economie più promettenti al mondo, ma anche per l’ambito internazionale."
Spinto dal settore edilizio, nel 2010 il paese ha prodotto 627 milioni di tonnellate di acciaio, il 44,3 per cento della produzione mondiale; 1,87 miliardi di tonnellate di cemento, il 60% del totale globale; il 43% dei macchinari per le costruzioni, gli escavatori e i bulldozer. La rapida espansione dell’edilizia speculativa ha fatto esplodere anche la spesa della classe media, con un forte aumento della richiesta di autovetture: nel 2010 la produzione cinese di auto è stata pari a 18,2 milioni di veicoli, un quarto della produzione mondiale.
Importanti aziende multinazionali, come quelle minerarie in Australia e in Brasile, e i produttori di attrezzature in Germania e Giappone, saranno le prime a subire colpi pesanti da un calo pronunciato del valore degli immobili in Cina. Anche la Cina potrebbe causare un altro shock, oltre recessioni già previste in Europa e in altre zone del pianeta.
L’attuale bolla immobiliare ha le sue radici nella crisi finanziaria mondiale del 2008-09. Il regime stalinista cinese ha dato in prestito trilioni di dollari nel disperato tentativo di arginare le rivolte sociali dopo che 23 milioni di migranti, soprattutto nelle industrie esportatrici, avevano perso il lavoro. Ma l’esito più importante è stato il moltiplicarsi dei prestiti concessi agli enti locali, ai costruttori e alle aziende industriali per speculare sul mercato immobiliare.
Guidato dalla rapida espansione del settore edilizio, gli investimenti di capitale attualmente formano quasi il 50% per PIL nazionale, Nei primi dieci mesi dell'anno scorso, sono stati edificati 3,6 miliardi di metri quadrati di superficie, con vendite pari solamente a 709 milioni di metri quadrati, indicando un’enorme superiorità dell’offerta sulla domanda.
Allo stessa tempo l’inaccessibilità della casa è diventata una questione di grande importanza politica in Cina. Prendendo in considerazione i prezzi all’inizio di quest’anno, a Pechino ci vogliono 36 anni di uno stipendio medio per comprarsi una casa normale, contro i 18 a Singapore, 12 a New York e 5 a Francoforte.
Inoltre, si stima che circa 65 milioni di case sono al momento “vacanti”, tenute vuote per cercare di spuntare un prezzo di vendita più alto in futuro. Questa irrazionalità sociale è espressa ancora più visivamente nelle città più piccole, come Ordos della Mongolia Interna dove gli investimenti immobiliari hanno registrato una crescita media del 69% negli ultimi quattro anni, quando la media nazionale è invece del 27,6 per cento. Grandi parti di Ordos sono diventate città fantasma, con gli speculatori che lasciano incompiuti o vuoti interi isolati.
Alla fine del 2010, Pechino ha cercato di sopire il pubblico scontento per l’incremento dei prezzi, imponendo restrizioni alla concessione di prestiti dal parte delle banche e ai proprietari di case. Queste misure hanno solo aggravato l'instabilità finanziaria, dato che molti operatori si sono rivolti ad altri per ottenere prestiti estremamente alti. La montante crisi economica si è sommata alla mancanza della ripresa nei maggiori mercati di esportazioni, gli Stati Uniti, il Giappone e l'Unione Europea.
Le aziende nel centro di smistamento dell’export di Wenzhou hanno contratto molti prestiti con caratteristiche infide che portano i tassi di interesse fino al 150 per cento. Le svendite nel settore immobiliare minacciarono di scatenare un effetto domino, facendo fuori un gran numero di piccole e media imprese. Più di 80 imprenditori cariche di debito hanno abbandonato la città, e lo scorso anno un produttore di scarpe si è suicidato.
Il crollo del mercato immobiliare è divenuto una nuova fonte di malcontento. La scorsa fine settimana, migliaia di piccoli investitori hanno manifestato nella stazione ferroviaria della città di Anyang, nel tentativo di far arrivare le proprie lamentele alla dirigenza di Pechino. Hanno perso i propri risparmi in strutture di investimento stile Ponzi, basate anche sull’immobiliare, che poi sono fallite. Fin da ottobre, gli operatori di molti di questi schemi sono fuggiti dopo che le loro strutture - fondate sull'imbroglio degli investitori, invogliati dagli altri ritorni – sono andate perdute.
I dati pubblicati la settimana scorsa dalla Bank of China sul primo trimestre segnala l’enorme mole dei debiti contratti dagli enti locali per finanziare progetti immobiliari e infrastrutturali in un pacchetto di stimoli che risale al 2008: "Le dimensioni reali del debito sono probabilmente maggiori [rispetto alla stima ufficiale di 1,69 trilioni di dollari] e gran parte di questo debito è a breve scadenza.” La crisi nella vendita dei terreni, che formavano più del 40% delle entrate degli enti locali, ha fatto grandi danni. Da gennaio a novembre dell'anno scorso, sono stati venduti 24.000 lotti di terreno per un totale di 1,18 trilioni di yuan, con un calo di valore pari al 30,5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2010.
Per compensare la flessione del mercato immobiliare, Pechino sta poggiando le proprie speranze sulla costruzione di 36 milioni di appartamenti sovvenzionati per il 2015. Questa strategia da "due piccioni con una fava" cerca di offrire edilizia economica per i lavoratori a basso reddito, cercando di mantenere la crescita guidata dagli investimenti. Ma i sondaggi dimostrano che la maggior parte dei costruttori non ha alcun incentivo a costruire immobili che caleranno di prezzo. Si sospetta che i governi municipali abbiano gonfiati i dati di questi progetti, considerando i buchi di prospezione con l’"inizio" della costruzione. I prestiti bancari per questi progetti, specialmente se destinati agli affitti, potrebbero diventare un’altra fonte di cattivo debito nei prossimi anni, a causa dei bassi rendimenti degli affitti stessi.
La Bank of China ha previsto per quest’anno una crescita economica dell’8,8%, dopo il 9,3% del 2011. Comunque, Andy Xie, un importante economista cinese, ha affermato la settimana scorsa che, viste le enormi distorsioni enormi create dalla bolla immobiliare, ci potrebbe essere una "correzione" che durerebbe fino al 2014 e che potrebbe dimezzare la percentuale di crescita, portandola a solo il 4-5 per cento. "Se pensate che il 2008 sia stato pessimo,”, ha scritto Xie, "allora allacciatevi le cinture di sicurezza per il 2012."
Una crescita drammaticamente lenta, per non menzionare l’irrisolta crisi finanziaria, porterà inevitabilmente a un aumento della disoccupazione, causando fermenti sociali in Cina che avranno immense implicazioni sul capitalismo globale.
marco---
Sunday, March 18, 2012 10:31 AM
E’ all’orizzonte lo scoppio della bolla immobiliare cinese (Fonte: emanuelamelchiorre.wordpress.com - 15/03/2012)

L’anno del ricambio elettorale planetario, la contrazione della domanda mondiale e il rallentamento dell’economia cinese

Crisi dei debiti sovrani e dalle turbolenze della Primavera araba. Prosegue, senza che se ne scorga ancora la fine, quel processo di instabilità politica ed economica mondiale, il cui inizio risale al 2007, anno dello scoppio della bolla speculativa immobiliare americana e dei titoli subprime.

Il corrente anno 2012 non dà sufficienti motivi di rasserenamento. Le sfide ancora aperte e le nuove che si prospettano all’orizzonte richiederebbero quantomeno una leadership mondiale collaudata e all’altezza della situazione.

La sorte vuole che invece sia un anno contrassegnato da un ricambio generalizzato della classe politica, vista la lunga serie di appuntamenti elettorali, che è destinata a sconvolgere la carta geopolitica del pianeta (v. Planisfero).



Più degli altri, tre colossi geopolitici mondiali alla fine dell’anno avranno attuato un ricambio elettorale generalizzato. La Russia ha appena ieri assistito al ritorno scontato di Putin al Cremlino. La Francia attende le elezioni di aprile, con un Sarkozy indebolito nell’opinione pubblica. Gli Stati Uniti mostrano forti dubbi sulla rielezione di Obama a giugno ed hanno già iniziato le primarie, via obbligata per scegliere i candidati in corsa alla Casa Bianca.

Un altro paese strategico da un punto di vista geopolitico, la Cina, non conoscerà elezioni, in quanto non è una democrazia, ma si appresta ad un ricambio dei vertici del Partito. All’ormai prossimo XVIII Congresso del partito, sarà Xi Jinping a succedere al presidente Hu Jintao. La rotazione dei vertici è pianificata e determinerà anche quella dell’intera struttura del potere in Cina. La nuova generazione di leader, sembra essere orientata al pragmatismo, molto più di quella uscente. Incline come la precedente all’internazionalizzazione, propende a sua volta alla riduzione delle disuguaglianze interne, in piena discontinuità con i leader uscenti.

Il più grave dei problemi che si presenteranno riguarda senz’altro il mondo cinese, che conviene esaminare con particolare attenzione.

Alla base del nuovo orientamento della dirigenza è la considerazione che la popolazione cinese, la più numerosa del pianeta, presenta una disomogeneità notevole di qualità della vita tra la costa e l’entroterra delle campagne. E questa disomogeneità non potrà durare a lungo, se non a costo di reazioni violente. I primi segnali che qualcosa stia cambiando nelle coscienze dei cinesi sono già evidenti. È stato oggetto di cronaca e poi di riflessioni attente dei politologi specializzati nelle aree asiatiche il cosiddetto “modello Wukan”, dal nome del piccolo paese della campagna cinese che ha dato prova di resistere alle tradizionali pressioni politiche dei leader del villaggio. In migliaia, infatti, si sono recati alle urne per eleggere un nuovo comitato direttivo. Il voto è stato il frutto di una lotta durata mesi dei contadini del villaggio contro la corruzione dei funzionari locali del partito, in seguito allontanati. L’esempio del piccolo villaggio cinese sembra si stia diffondendo come un tam tam nella foresta della rete internet e dei blog clandestini e stia diventano un vero e proprio fenomeno sociale cinese. Una rivolta simile a quella avvenuta a Wukan è scoppiata prima di Natale ad Haimen, sempre nella ricca provincia del Guandong, dove migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro l’espropriazione forzata di terreni operata dal governo per costruire una centrale energetica a carbone “eco-compatibile”.

La nuova generazione di leader del partito comunista cinese dovrà quindi fare i conti con tensioni sociali che rischiano di dilagare e deflagrare. Poiché, come in pochi sostengono, nonostante il governo cinese abbia speso oltre 560 miliardi di euro per fronteggiare la crisi economica e aiutare le imprese statali, che in Cina sono la maggioranza (pari al 70% del totale), l’enorme sforzo finanziario non ha sortito gli effetti sperati. Le aziende dello Stato sono ancora gravate da decine di migliaia di miliardi di yuan di debiti. L’inflazione, secondo studi indipendenti, è a due cifre, mentre i numeri ufficiali parlano di appena il 6%. Il tasso di crescita del gigante asiatico che nell’ultimo trimestre è stato del 9,1%, subirà probabilmente una forte contrazione, le stime ufficiali del PCC prevedono infatti il 7,5% nel 2012. La bilancia commerciale cinese nei primi due mesi di quest’anno ha registrato un passivo di 4,2 miliardi di dollari. E’ qualcosa di assolutamente sorprendente, non si vedeva addirittura dagli anni Ottanta.

Un calo della domanda dei Paesi europei non ha come unico effetto negativo una flessione delle esportazioni per le economie asiatiche, tipicamente export-oriented, ma dell’economia mondiale in genere. Con una riduzione degli scambi commerciali, le aziende esportatrici vedono ridimensionarsi i propri fatturati. Il fenomeno è importante soprattutto per la Cina, dove le esportazioni pesano per circa i 2/3 del PIL e dove le banche hanno sostenuto la crescita cinese tramite una rapida espansione del credito, il cui tasso di crescita è stato pari al 31,7% nel 2009 e al 20% nel 2010 (dati SACE).

L’attività manifatturiera in Cina è in calo, la banca Hsbc ha calcolato che l’indicatore Pmi di novembre ha raggiunto quota 48 (in diminuzione rispetto al 51 di ottobre). Il terziario, sempre secondo la Hsbc, è sceso invece a 57 punti da 61. L’indicatore elaborato dalla Hongkong and Shanghai Banking Corporation prevede che quando la quota scende sotto i 50 punti, l’economia sia da considerare in contrazione.

C’è invece chi parla già di stagnazione per la Cina, anche se si tratta di un’espressione esagerata o quanto meno prematura. Per poter parlare di stagnazione o, a maggior ragione, di recessione occorre almeno attendere che scoppi la bolla immobiliare che ha caratterizzato l’economia cinese in questi anni. Secondo il Fondo monetario internazionale, essa è in procinto di scoppiare.

Il meccanismo di rigonfiamento della bolla cinese, come è avvenuto anche in Spagna si è innescato su di una scala enormemente più grande attraverso il sostegno pubblico alle aziende in procinto di fallire. Per non far perdere il lavoro a migliaia di persone, infatti, il governo, attraverso le banche, ha prestato denaro alle aziende fallimentari, che hanno costruito case e appartamenti anche in mancanza di compratori. Come per tutti i dati dell’economia del paese, le dichiarazioni ufficiali non sono attendibili. Anzi in questo caso non esistono affatto. Occorre quindi fare riferimento a stime indipendenti, che dicono che circa il 50 per cento degli immobili in costruzione sono rimasti invenduti. Questo significa che esistono delle vere e proprie città fantasma, divenute addirittura famose. Si parla di 64 milioni di appartamenti costruiti e tirati a lucido, manutenuti quotidianamente, in attesa di compratori, ma che restano totalmente disabitati, perché il prezzo di acquisto è esorbitante rispetto a qualsiasi stipendio di un cinese. Situazione simile la si trova anche nella periferia di Shanghai, a Pechino e a Xi’an dove si vedono centinaia di grattacieli in costruzione di cui nessuno ha bisogno.

Crepe evidenti nel sistema di rigonfiamento della bolla si sono manifestate già nel settore. Dopo aver permesso che i prezzi delle case crescessero smoderatamente, il governo li ha fatti crollare. In particolare, secondo i dati SACE, tra il 2006 e il 2010 i prezzi degli immobili si sono quasi triplicati, principalmente nei maggiori centri urbani dislocati sulla costa, mentre dall’inizio del 2011 le quotazioni di società immobiliari sul listino di Hong Kong hanno perso il 40% del proprio valore.

Le restrizioni imposte dalle autorità al mercato del credito, inoltre, e il calo del 39% delle transazioni immobiliari registrato ad ottobre 2011 nelle maggiori 15 città cinesi, hanno fatto crescere la paura di un crollo del mercato immobiliare. Allo stesso tempo, le aziende immobiliari hanno utilizzato l’emissione di bond per finanziarsi (sono stati emessi bond per $ 19 miliardi), i cui rendimenti effettivi superano oggi il 20%. Tuttavia, le recenti difficoltà da parte delle società costruttrici a ottenere nuovi finanziamenti e a ripagare gli enormi debiti per tale via contratti, unite al calo della domanda, fanno temere insolvenze che potrebbero avere un impatto sulle banche.

Prezzi e mutui immobiliari in Cina



Fonte: CEIC, FMI

È infatti significativa l’esposizione del settore bancario verso il real estate ed è concreto il rischio di un “effetto domino” in tutto il sistema creditizio cinese. Il FMI stima che i prestiti legati al settore del real estate rappresentino il 20% del totale dei prestiti concessi dal sistema bancario cinese. Un calo considerevole dei flussi commerciali verso l’Europa potrebbe causare difficoltà, da parte di aziende esportatrici, a onorare i debiti contratti verso le banche. In caso di default le banche tenderanno a rivalersi sulle garanzie sottostanti che, nel 90% dei casi, sono rappresentate da proprietà immobiliari.

Un rallentamento dell’economia del paese sembra essere alle porte, specie se il resto del mondo resterà lungo la via di un ristagno pressoché generalizzato. Resta da vedere se i nuovi vertici del partito comunista, e quelli del sistema amministrativo cinese, siano in grado di adattarsi al cambiamento profondo del tessuto sociale della Repubblica Popolare, in gran parte stimolato proprio dai successi economici degli ultimi anni, o se preferiranno percorrere la tradizionale via perversa di una stretta repressiva.
marco---
Sunday, March 18, 2012 10:35 AM
E’ all’orizzonte lo scoppio della bolla immobiliare cinese (Fonte: emanuelamelchiorre.wordpress.com - 15/03/2012)

L’anno del ricambio elettorale planetario, la contrazione della domanda mondiale e il rallentamento dell’economia cinese

Crisi dei debiti sovrani e dalle turbolenze della Primavera araba. Prosegue, senza che se ne scorga ancora la fine, quel processo di instabilità politica ed economica mondiale, il cui inizio risale al 2007, anno dello scoppio della bolla speculativa immobiliare americana e dei titoli subprime.

Il corrente anno 2012 non dà sufficienti motivi di rasserenamento. Le sfide ancora aperte e le nuove che si prospettano all’orizzonte richiederebbero quantomeno una leadership mondiale collaudata e all’altezza della situazione.

La sorte vuole che invece sia un anno contrassegnato da un ricambio generalizzato della classe politica, vista la lunga serie di appuntamenti elettorali, che è destinata a sconvolgere la carta geopolitica del pianeta (v. Planisfero).



Più degli altri, tre colossi geopolitici mondiali alla fine dell’anno avranno attuato un ricambio elettorale generalizzato. La Russia ha appena ieri assistito al ritorno scontato di Putin al Cremlino. La Francia attende le elezioni di aprile, con un Sarkozy indebolito nell’opinione pubblica. Gli Stati Uniti mostrano forti dubbi sulla rielezione di Obama a giugno ed hanno già iniziato le primarie, via obbligata per scegliere i candidati in corsa alla Casa Bianca.

Un altro paese strategico da un punto di vista geopolitico, la Cina, non conoscerà elezioni, in quanto non è una democrazia, ma si appresta ad un ricambio dei vertici del Partito. All’ormai prossimo XVIII Congresso del partito, sarà Xi Jinping a succedere al presidente Hu Jintao. La rotazione dei vertici è pianificata e determinerà anche quella dell’intera struttura del potere in Cina. La nuova generazione di leader, sembra essere orientata al pragmatismo, molto più di quella uscente. Incline come la precedente all’internazionalizzazione, propende a sua volta alla riduzione delle disuguaglianze interne, in piena discontinuità con i leader uscenti.

Il più grave dei problemi che si presenteranno riguarda senz’altro il mondo cinese, che conviene esaminare con particolare attenzione.

Alla base del nuovo orientamento della dirigenza è la considerazione che la popolazione cinese, la più numerosa del pianeta, presenta una disomogeneità notevole di qualità della vita tra la costa e l’entroterra delle campagne. E questa disomogeneità non potrà durare a lungo, se non a costo di reazioni violente. I primi segnali che qualcosa stia cambiando nelle coscienze dei cinesi sono già evidenti. È stato oggetto di cronaca e poi di riflessioni attente dei politologi specializzati nelle aree asiatiche il cosiddetto “modello Wukan”, dal nome del piccolo paese della campagna cinese che ha dato prova di resistere alle tradizionali pressioni politiche dei leader del villaggio. In migliaia, infatti, si sono recati alle urne per eleggere un nuovo comitato direttivo. Il voto è stato il frutto di una lotta durata mesi dei contadini del villaggio contro la corruzione dei funzionari locali del partito, in seguito allontanati. L’esempio del piccolo villaggio cinese sembra si stia diffondendo come un tam tam nella foresta della rete internet e dei blog clandestini e stia diventano un vero e proprio fenomeno sociale cinese. Una rivolta simile a quella avvenuta a Wukan è scoppiata prima di Natale ad Haimen, sempre nella ricca provincia del Guandong, dove migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro l’espropriazione forzata di terreni operata dal governo per costruire una centrale energetica a carbone “eco-compatibile”.

La nuova generazione di leader del partito comunista cinese dovrà quindi fare i conti con tensioni sociali che rischiano di dilagare e deflagrare. Poiché, come in pochi sostengono, nonostante il governo cinese abbia speso oltre 560 miliardi di euro per fronteggiare la crisi economica e aiutare le imprese statali, che in Cina sono la maggioranza (pari al 70% del totale), l’enorme sforzo finanziario non ha sortito gli effetti sperati. Le aziende dello Stato sono ancora gravate da decine di migliaia di miliardi di yuan di debiti. L’inflazione, secondo studi indipendenti, è a due cifre, mentre i numeri ufficiali parlano di appena il 6%. Il tasso di crescita del gigante asiatico che nell’ultimo trimestre è stato del 9,1%, subirà probabilmente una forte contrazione, le stime ufficiali del PCC prevedono infatti il 7,5% nel 2012. La bilancia commerciale cinese nei primi due mesi di quest’anno ha registrato un passivo di 4,2 miliardi di dollari. E’ qualcosa di assolutamente sorprendente, non si vedeva addirittura dagli anni Ottanta.

Un calo della domanda dei Paesi europei non ha come unico effetto negativo una flessione delle esportazioni per le economie asiatiche, tipicamente export-oriented, ma dell’economia mondiale in genere. Con una riduzione degli scambi commerciali, le aziende esportatrici vedono ridimensionarsi i propri fatturati. Il fenomeno è importante soprattutto per la Cina, dove le esportazioni pesano per circa i 2/3 del PIL e dove le banche hanno sostenuto la crescita cinese tramite una rapida espansione del credito, il cui tasso di crescita è stato pari al 31,7% nel 2009 e al 20% nel 2010 (dati SACE).

L’attività manifatturiera in Cina è in calo, la banca Hsbc ha calcolato che l’indicatore Pmi di novembre ha raggiunto quota 48 (in diminuzione rispetto al 51 di ottobre). Il terziario, sempre secondo la Hsbc, è sceso invece a 57 punti da 61. L’indicatore elaborato dalla Hongkong and Shanghai Banking Corporation prevede che quando la quota scende sotto i 50 punti, l’economia sia da considerare in contrazione.

C’è invece chi parla già di stagnazione per la Cina, anche se si tratta di un’espressione esagerata o quanto meno prematura. Per poter parlare di stagnazione o, a maggior ragione, di recessione occorre almeno attendere che scoppi la bolla immobiliare che ha caratterizzato l’economia cinese in questi anni. Secondo il Fondo monetario internazionale, essa è in procinto di scoppiare.

Il meccanismo di rigonfiamento della bolla cinese, come è avvenuto anche in Spagna si è innescato su di una scala enormemente più grande attraverso il sostegno pubblico alle aziende in procinto di fallire. Per non far perdere il lavoro a migliaia di persone, infatti, il governo, attraverso le banche, ha prestato denaro alle aziende fallimentari, che hanno costruito case e appartamenti anche in mancanza di compratori. Come per tutti i dati dell’economia del paese, le dichiarazioni ufficiali non sono attendibili. Anzi in questo caso non esistono affatto. Occorre quindi fare riferimento a stime indipendenti, che dicono che circa il 50 per cento degli immobili in costruzione sono rimasti invenduti. Questo significa che esistono delle vere e proprie città fantasma, divenute addirittura famose. Si parla di 64 milioni di appartamenti costruiti e tirati a lucido, manutenuti quotidianamente, in attesa di compratori, ma che restano totalmente disabitati, perché il prezzo di acquisto è esorbitante rispetto a qualsiasi stipendio di un cinese. Situazione simile la si trova anche nella periferia di Shanghai, a Pechino e a Xi’an dove si vedono centinaia di grattacieli in costruzione di cui nessuno ha bisogno.

Crepe evidenti nel sistema di rigonfiamento della bolla si sono manifestate già nel settore. Dopo aver permesso che i prezzi delle case crescessero smoderatamente, il governo li ha fatti crollare. In particolare, secondo i dati SACE, tra il 2006 e il 2010 i prezzi degli immobili si sono quasi triplicati, principalmente nei maggiori centri urbani dislocati sulla costa, mentre dall’inizio del 2011 le quotazioni di società immobiliari sul listino di Hong Kong hanno perso il 40% del proprio valore.

Le restrizioni imposte dalle autorità al mercato del credito, inoltre, e il calo del 39% delle transazioni immobiliari registrato ad ottobre 2011 nelle maggiori 15 città cinesi, hanno fatto crescere la paura di un crollo del mercato immobiliare. Allo stesso tempo, le aziende immobiliari hanno utilizzato l’emissione di bond per finanziarsi (sono stati emessi bond per $ 19 miliardi), i cui rendimenti effettivi superano oggi il 20%. Tuttavia, le recenti difficoltà da parte delle società costruttrici a ottenere nuovi finanziamenti e a ripagare gli enormi debiti per tale via contratti, unite al calo della domanda, fanno temere insolvenze che potrebbero avere un impatto sulle banche.

Prezzi e mutui immobiliari in Cina



Fonte: CEIC, FMI

È infatti significativa l’esposizione del settore bancario verso il real estate ed è concreto il rischio di un “effetto domino” in tutto il sistema creditizio cinese. Il FMI stima che i prestiti legati al settore del real estate rappresentino il 20% del totale dei prestiti concessi dal sistema bancario cinese. Un calo considerevole dei flussi commerciali verso l’Europa potrebbe causare difficoltà, da parte di aziende esportatrici, a onorare i debiti contratti verso le banche. In caso di default le banche tenderanno a rivalersi sulle garanzie sottostanti che, nel 90% dei casi, sono rappresentate da proprietà immobiliari.

Un rallentamento dell’economia del paese sembra essere alle porte, specie se il resto del mondo resterà lungo la via di un ristagno pressoché generalizzato. Resta da vedere se i nuovi vertici del partito comunista, e quelli del sistema amministrativo cinese, siano in grado di adattarsi al cambiamento profondo del tessuto sociale della Repubblica Popolare, in gran parte stimolato proprio dai successi economici degli ultimi anni, o se preferiranno percorrere la tradizionale via perversa di una stretta repressiva.
marco---
Sunday, March 18, 2012 10:39 AM
CINA e Bolla immobiliare: la città fantasma (Fonte: intermarketandmore.finanza.com - 18/03/2012)



Già diversi mesi fa vi avevo fatto vedere le immagini di una delle città fantasma dell’immensa Cina. Una di quelle cose che mettono fortemente in dubbio la sostenibilità del modello cinese e che, per certi versi, mi fan persino dubitare dei dati che puntualmente ricevo sullo stato di salute dell’economia cinese.
In questo post vi avevo presentato ORDUS, con un filmato veramente inquetante.
Oggi la BBC riprende in mano la pratica.

A huge statue of the mighty warrior Genghis Khan presides over Genghis Khan Plaza in Ordos New Town. The square is vast, fading into the snowy mist on a recent Sunday morning.
Genghis Khan Plaza is flanked by huge and imposing buildings.
Two giant horses from the steppes rise on their hind legs in the centre of the Plaza, statues which dwarf the great Khan himself.
Only one element is missing from this vast ensemble – people.
There are only two or three of us in this immense townscape. Because this is Ordos, a place that has been called the largest ghost town in China.
Most of the new town buildings are empty or unfinished. The rampant apartment blocks are full of unsold flats. (Source)

La storia di Ordos inizia addirittura 20 anni fa. Da città mineraria si è trasformata in città…fantasma…. Come può essere sostenuta una situazione come questa? E quante altre Ordos ci saranno a nostra insaputa? Possibile che la Cina, paese dalle indubbie potenzialità, non possa subire gli effetti di una crescita economia troppo veloce e per certi versi rivoluzionaria?


fabio_c
Sunday, March 18, 2012 10:04 PM
Re:
marco---, 18/03/2012 10.39:

CINA e Bolla immobiliare: la città fantasma (Fonte: intermarketandmore.finanza.com - 18/03/2012)



Già diversi mesi fa vi avevo fatto vedere le immagini di una delle città fantasma dell’immensa Cina. Una di quelle cose che mettono fortemente in dubbio la sostenibilità del modello cinese e che, per certi versi, mi fan persino dubitare dei dati che puntualmente ricevo sullo stato di salute dell’economia cinese.
In questo post vi avevo presentato ORDUS, con un filmato veramente inquetante.
Oggi la BBC riprende in mano la pratica.

A huge statue of the mighty warrior Genghis Khan presides over Genghis Khan Plaza in Ordos New Town. The square is vast, fading into the snowy mist on a recent Sunday morning.
Genghis Khan Plaza is flanked by huge and imposing buildings.
Two giant horses from the steppes rise on their hind legs in the centre of the Plaza, statues which dwarf the great Khan himself.
Only one element is missing from this vast ensemble – people.
There are only two or three of us in this immense townscape. Because this is Ordos, a place that has been called the largest ghost town in China.
Most of the new town buildings are empty or unfinished. The rampant apartment blocks are full of unsold flats. (Source)

La storia di Ordos inizia addirittura 20 anni fa. Da città mineraria si è trasformata in città…fantasma…. Come può essere sostenuta una situazione come questa? E quante altre Ordos ci saranno a nostra insaputa? Possibile che la Cina, paese dalle indubbie potenzialità, non possa subire gli effetti di una crescita economia troppo veloce e per certi versi rivoluzionaria?




T.R.E.: "Tabula rasa edificata" (par.)

fabio
marco---
Friday, April 13, 2012 9:19 AM
La Cina rallenta, ma il pericolo è la bolla immobiliare, non il Pil (Fonte: linkiesta.it - di Fabrizio Goria - 13/04/2012)

Qualcosa è cambiato davvero. Nel primo trimestre dell’anno il Pil della Cina è cresciuto dell’8,1%, il livello più basso dal 2009. Si tratta di una retromarcia non indifferente, dato che nel trimestre precedente l’economia cinese era cresciuta dell’8,9 per cento. Un rallentamento era previsto, le stime erano di un Pil all’8,3%, ma in pochi si attendevano una performance simile. Le autorità di Pechino tranquillizzano gli investitori e rimarcano che tutto è sotto controllo, ma i timori rimangono. E per la prima volta, anche gli Stati Uniti guardano verso Beijing con diffidenza.

Il pericolo di un hard landing, ovvero di una repentina caduta del Pil, per ora sembra scongiurato. Gli analisti sono concordi: la Cina non andrà in recessione nei prossimi anni. Per Pechino rimane tuttavia in piedi la possibilità di sperimentare un soft landing, uno scenario in cui l’economia cresce, nonostante una contrazione significativa, a un ritmo tale da evitare una recessione. Come ha spiegato l’ufficio nazionale di statistica, «la crescita è comunque solida e nel suo complesso non presenta squilibri». Tutto regolare, tutto tranquillo, tutto previsto. O almeno, questa è la versione di Pechino.

Le zone d’ombra però sono ben presenti. La più significativa è la bolla immobiliare, che secondo l’opinione unanime di economisti, operatori finanziari e analisti, sta crescendo a dismisura. Sheng Laiyun, portavoce dell’ufficio statistico, ha cercato di fugare ogni dubbio: «Non avremo una situazione come quella del Giappone negli anni Ottanta, abbiamo potenziato le misure di controllo sul settore immobiliare». Ma intanto, in marzo si è registrato il quinto calo consecutivo, su base mensile, del prezzo delle abitazioni. E come ha spiegato la banca statunitense J.P. Morgan il mese scorso «è possibile che avvenga un calo del 20% dei prezzi degli immobili entro i prossimi 18 mesi».

Il sentore che qualcosa sia mutato davvero è dato però da un’altra notizia. La Cina sta infatti per entrare nel mondo dei covered bond, finora confinato all’occidente tanto lontano dai dogmi della politica economica di Pechino. La versione ufficiale spiega che in tal modo si potranno mitigare gli effetti della caduta dei prezzi degli immobili e gli effetti del debito pubblico degli enti locali. Ma secondo diversi operatori finanziari la verità è un’altra. Tramite questi strumenti si vuol permettere alle banche cinesi di sbarazzarsi di tutti i crediti deteriorati che hanno in portafoglio. Per la Cina forse non ci sarà lo scenario peggiore, quello dell’hard landing, ma i rischi sono dietro l’angolo. Proprio a cominciare dalla bolla del real estate.


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