Il vampiro che ride
Parlare di trama per “Il Vampiro che Ride” rappresenta una forzatura: una trama presuppone tradizionalmente un inizio ed una fine, un susseguirsi di eventi mossi da una logica comune. Nel Manga di Maruo invece gli eventi si susseguono in maniera libera, l’unico motore è la vacuità interiore (?) e la violenza.
Il tutto inizia con le vicende della Donna Cammello, una donna deforme che sopravviveva ai tempi della guerra sciaccallando i cadaveri. Viene presa e diventa lo sfogo per l’odio della gente. Viene impiccata ma pare che l’altro mondo, qualunque esso sia, non voglia accettare il suo corpo (e la sua anima) ripugnante. Ed ella viene vomitata dalla sua sepoltura, tramutata in una sorta di vampiro.
Da qui è un susseguirsi di violenze immotivate, depravazioni, bassezze morali. E non c’è fine: il manga non termina……la violenza continua.
_stile
La carta pesante e giallognola, le linee precise e morbide, un sapiente uso dei chiaro scuri, i volti orientali spesso esagerati in smorfie teatrali, la mancanza di precise indicazioni (grafiche) cronologiche: tutto questo contribuisce a renderlo stilisticamente un Manga originale ed al di sopra di qualsiasi connotazione modaiola. È uno stile fuori dal tempo, che è attuale oggi, lo sarà anche in futuro e forse lo sarebbe stato anche in passato. Il tutto è molto omogeneo, il passaggio alle scene violente è naturale, lo stile ci fa entrare in un mondo freddo e disperato, sempre uguale a se stesso.
_commento
“Il vampiro che Ride” è sicuramente una lettura che merita di essere fatta: per l’originalità dell’opera (che la rende apprezzabile anche a coloro che non sono appassionati di manga), per la luce sinistra (ma purtroppo veritiera) che getta sulla odierna società (giapponese in particolare), per il fascino morboso della figura di un vampiro realmente abbietto, privo di quelle connotazioni romantiche proprie del vampiro europeo.
È un susseguirsi di bassezze, rese graficamente con freddo controllo, che mostra la negatività dell’uomo e quella del vampiro. L’uomo e il mostro nel manga di Maruo ben presto si avvicinano in un’orgia di violenza e depravazione, ed alla fine pare quasi che la figura del vampiro sia superiore: almeno la sua violenza ha il fine del nutrirsi, della sopravvivenza. Mentre quella dell’uomo ha come fine il solo autocompiacimento.
I protagonisti, i personaggi, sono creature più o meno vuote, fredde, alla ricerca chi di sensazioni forti chi di denaro. Non paiono esserci altre motivazioni ideali.
L’aspetto più terrificante è che la maggior parte degli efferati protagonisti sono dei giovani ragazzi delle scuole medie: danno l’idea di creature cresciute in un terreno arido e vuoto, che ha lasciato libero sfogo a tutte le loro pulsioni, senza freni (Homo Hominis Lupus o Buon Selvaggio ? Ambiente sociale o genetica? ).
E così assistiamo a pestaggi immotivati di vecchi barboni, prostituzione praticata con noncuranza, giovani piromani assassini, le pulsioni sessuali della pubertà distorte in maniera terribile in necrofilia e fredde orge………….In questo mare orrendo le figure dei vampiri si muovono come squali: non c’è molta differenza, i vampiri sono qui solamente il vertice della catena alimentare, ma non sono diversi dall’uomo in quanto a brutalità.
Si potrebbe vedere ne “Il Vampiro che Ride” una spietata analisi delle lordure della società giapponese moderna, ma non vi sono segni di condanna da parte dell’autore: non ve n’è bisogno poiché la condanna è implicita in quello che ritrae. Sembra un documentario fantastico, uno studio antropologico che fonde società e tradizione…..
recensione di
Andrea Furlan
