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Credo che a volte la morte venga a donarti il padre che ti toglie, quando con degli occhi improvvisamente saggi sei costretto ad apprezzare sul suo volto senza più vita una serenità che sembra quasi una ricompensa e un premio alla fine di una corsa faticosamente ingrata anzichè il segno e l'immagine di qualcosa di tragico. E anche se coincide con la morte, la serenità di quel volto, all'improvviso senza più difetti e età, senza più espressioni rivolte nel verso esposto alla sua vita di prima, sembra appunto non assenza di vita (di tutte le possibili espressioni di vita) ma solo una porta chiusa su una vita, un'altra vita, che si sta compiendo altrove e che esclude noi, e il suo corpo solo una scatola chiusa che contiene e cela qualcosa che non vediamo ed è come se quella serenità del volto fosse proprio la forma dell'oggetto che dall'interno si svela deformando la scatola e un pò, facendosi intuire, ci rassicurasse su quel mistero che anche se ignoriamo siamo costretti a prendere in considerazione.