leggefiscofinanza
Wednesday, May 18, 2005 2:22 PM
La disciplina impositiva delle attività finanziarie in Francia, Germania, Lussemburgo e Regno Unito

Sommario: 1) Introduzione - 2) Francia – 3) Germania – 4) Lussemburgo - 5) Regno Unito.



1) Introduzione

La tematica della tassazione delle attività finanziarie riveste un ruolo primario nella politica tributaria dei Paesi industrializzati. Non sempre, tuttavia, i sistemi tributari riescono a tassare efficacemente i fattori mobili, come i redditi da attività finanziarie: le strutture impositive sono infatti condizionate dal principio di territorialità del potere statale. Soltanto attraverso complessi accordi internazionali e lo scambio di informazioni tra amministrazioni è possibile colpire tali redditi fuori dai confini territoriali dello stato. In tal senso, il modello dell’imposta personale onnicomprensiva (la Comprehensive Income Taxation)[1], è da ritenersi non più adeguato con riferimento alle attività finanziarie: nella maggioranza dei Paesi i redditi da essi derivanti sono sottoposti ad una forma di tassazione separata dall’imposta personale progressiva. Ammesso che questa scelta possa ritenersi in contrasto con il principio di equità tributaria, non lo è sotto il profilo dell’efficienza: un moderno sistema di prelievo sui proventi del risparmio deve riflettere la logica dei mercati finanziari, secondo cui il prelievo fiscale è considerato un costo del capitale. E’ evidente che, in quest’ottica, efficiente è il prelievo fondato su aliquote proporzionali e operante in modo definitivo in capo all’investitore al momento del pagamento, il quale può così pronosticare l’incidenza della variabile fiscale sulla redditività del proprio investimento.

Ponendoci ancora nell’ottica del prelievo fiscale come costo del capitale, l’investitore che intenda ottenere il massimo profitto opterà, a parità di rendimento, per il mercato finanziario in cui l’imposizione è minore[2]. Questa condizione innesca una concorrenza fiscale tra gli Stati, che crea delle distorsioni e perdite di efficienza, poiché le scelte d’investimento sono condizionate dalla variabile fiscale e non dalla convenienza intrinseca degli strumenti finanziari. Proprio a tal fine, le istituzioni comunitarie si sono attivate mediante l’adozione di una specifica direttiva, la 2003/48/CE al fine di contrastare la concorrenza fiscale dannosa nel Mercato Unico. Essa, nello specifico, contiene la disciplina impositiva degli interessi percepiti in ambito UE da soggetti non residenti ma residenti all’interno di uno Stato membro[3]. Altro aspetto è poi, in tema di tassazione dei dividendi[4], il contrasto tra il principio della libera circolazione dei capitali nel Mercato Unico, sancito dall’art 56 del Trattato CE, e la previsione da parte degli Stati Membri di un’imposta sui dividendi in entrata superiore a quelli interni[5]. In tal senso, la recente Comunicazione della Commissione, COM 2003, 810 (def.), afferma in modo chiaro il principio che della competenza esclusiva degli Stati Membri in materia di imposizione diretta, statuendo al contempo che essi sono tenuti ad agire in modo coerente con il diritto comunitario. Al fine di evitare la c.d. procedura di infrazione gli Stati UE hanno quindi adeguato la legislazione interna dei dividendi in modo da allineare la tassazione di quelli di fonte estera a quelli interni. In particolare, negli ultimi anni, il sistema c.d. classico di tassazione dei dividendi è stato progressivamente sostituito da un sistema cedolare, ovvero dall’imposizione parziale (50%) degli utili senza credito d’imposta. Limitando l’analisi ai Paesi che nell’UE hanno maggiore peso finanziario, il Lussemburgo è stato il primo ad introdurre l’imposizione parziale degli utili distribuiti (199[SM=g27989], seguito da Germania[6] (2000) e Francia (2005). Il Regno Unito ha invece mantenuto un sistema di tassazione dei dividendi “classico”, abolendo al contempo la ritenuta d’acconto (ACT- Advance for Corporation Tax) sull’imposta societaria. Anche l’ordinamento italiano si è adeguato alle ultime tendenze europee in tema di tassazione dei dividendi: in base alla nuova imposta societaria, l’IRES[7], i dividendi distribuiti dal 1° gennaio 2004 sono tassati parzialmente al 40%, con opzione per la cedolare del 15%.

Con riferimento alle altre tipologie di attività finanziarie, una prima valutazione dei Paesi sopra considerati permette di affermare che il grado di divergenza normativa è significativo. In primo luogo, per ciascun ordinamento è riscontrabile una serie complessa di disposizioni specifiche per ogni tipologia di prodotto finanziario. Ciò non impedisce, tuttavia, di svolgere un’analisi orizzontale dei regimi considerati. Rilevante è, inoltre, che nessuno dei Paesi considerati adotta un sistema di tassazione del risparmio gestito (in via collettiva o individuale) analogo a quello previsto nel nostro ordinamento, vale a dire il modello di imposizione del “risultato netto di gestione”. Non è poi riscontrabile un sistema così generalizzato di prelievo alla fonte (nella forma dell’imposizione sostitutiva) che liberi, come in Italia, i risparmiatori da ogni ulteriore obbligo fiscale. Ne consegue che negli ordinamenti dei Paesi europei la tassazione dei redditi finanziari in genere (anche se molte volte formalmente) rientra nell’imposta personale sul reddito.

Nella tassazione dei fondi comuni aperti, Germania, Francia e Lussemburgo, adottano il sistema cosiddetto “no veil”, vale a dire un modello basato sul principio della trasparenza: il sistema non prevede imposte sul reddito a carico del fondo, atteso che i proventi derivanti dall’investimento sono tassati direttamente in capo al sottoscrittore. L’obiettivo sottostante al sistema della “trasparenza” è quello di conseguire la neutralità, sotto il profilo fiscale, tra le diverse tipologie di risparmio. Si tratta di un obiettivo, peraltro, non sempre realizzato in termini rigorosi, poiché in alcuni casi (Germania, Francia) il sistema accorda, di fatto, un particolare favor al risparmio gestito dai fondi[8]. Nei tre Paesi che adottano il sistema no veil, la tassazione dei proventi in capo ai sottoscrittori avviene con modalità tendenzialmente uniformi per i proventi derivanti da dividendi e interessi: tali redditi sono inclusi nella tassazione personale progressiva[9]. Il Regno Unito è l’unico Stato tra quelli considerati in cui l’imposizione del risparmio gestito non è impostata sul principio di “trasparenza”: nei confronti degli OICR si applica, nella maggior parte dei casi, l’imposizione prevista per le società (Corporation Tax). Peraltro, pur alla presenza di una tassazione diretta in capo al fondo, non sussiste, come in Italia, un regime d’esenzione per i sottoscrittori: i proventi conseguiti nell’ambito delle gestioni collettive sono poi tassati in capo al singolo investitore.

Divergenze maggiori sono riscontrabili nell’imposizione dei proventi derivanti dalle gestioni individuali, riconducibili sotto il profilo fiscale, all’investimento diretto ed autonomo. In particolare, in alcuni paesi, quali la Francia e il Regno Unito, sono riscontrabili particolari forme di risparmio (piani di investimento individuali) che beneficiano di specifiche agevolazioni fiscali. Questi “prodotti” rappresentano per gli intermediari strumenti di raccolta veramente competitivi rispetto ai fondi: essi svolgono, in un mercato aperto alla concorrenza, un ruolo non indifferente di “stabilizzazione” della clientela. In aggiunta a queste forme di “prodotti finanziari” esentasse, è poi riscontrabile negli ordinamenti esteri considerati, a differenza di quello italiano, un largo uso nell’imposizione del risparmio di soglie d’esenzione individuali, una sorta di “bonus fiscale” che è accordato al contribuente persona fisica per incentivarne il risparmio. In Italia, la scelta di introdurre tali soglie sarebbe difficilmente conciliabile con il sistema del prelievo liberatorio a monte, in quanto determinerebbe una penalizzazione fiscale nei confronti del risparmio gestito dai fondi, per i quali questa forma di tassazione è vincolante e non opzionale, rispetto alle forme di investimento diretto. Potrebbero, infatti, beneficiare delle soglie di esenzione solo i contribuenti che optassero per un sistema di dichiarazione, con l’effetto quindi di favorire la preferenza per una modalità di imposizione che invece il nostro ordinamento ha inteso scoraggiare.

Con riferimento ai capital gains, le regole sono diverse nei tre Paesi: mentre la Germania e il Lussemburgo tassano con imposta progressiva esclusivamente le plusvalenze di tipo speculativo e quelle derivanti da partecipazioni qualificate (con tassazione parziale del 50% della plusvalenza realizzata), in Francia qualsiasi plusvalenza realizzata è tassata, anche se in dichiarazione, con un prelievo proporzionale (pari al 26%). Nel Regno Unito, ed è questa un’assoluta particolarità, le plusvalenze sono invece sottoposte ad un’imposta (sostitutiva) specifica, la Capital Gains Tax con aliquote del 20 e 40%.

Circa gli adempimenti degli intermediari, il ruolo delle banche è particolarmente incisivo in Francia e nel Regno Unito. In Germania e Lussemburgo, viceversa, nonostante il sistema di trasparenza adottato, il burden of compliance a carico degli intermediari risulta di fatto limitato all’applicazione delle ritenute alla fonte. A differenza di quanto avviene in Italia, in Francia e nel Regno Unito, le banche tedesche e lussemburghesi non hanno particolari obblighi di segnalazione all’Autorità fiscale.

In un mercato finanziario integrato, una tematica che assume particolare rilevanza, in quanto incide sull’appetibilità delle singole piazze finanziarie e quindi sulla localizzazione dei flussi di risparmio, è la questione dell’applicabilità ai fondi dei trattamenti più favorevoli previsti dalle convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni per i proventi derivanti da investimenti all’estero. Solo nel Regno Unito è riscontrabile un sistema che, di fatto, garantisce ai fondi residenti ed esteri il diritto di richiedere direttamente i benefici previsti dalla normativa (interna o convenzionale). Negli altri Paesi, salvo accordi specifici tra Amministrazioni fiscali (come nel caso della Francia con l’Olanda e con la Germania), la questione è particolarmente controversa. In questa materia, sarebbe più efficace un’azione concertata a livello internazionale dalla quale emerga una soluzione quanto più possibile omogenea tra i diversi Paesi.

Alla luce di quanto sopra analizzato, interessante è che la “riforma Tremonti” del 2003 ha previsto, con riferimento alle gestioni, un regime ispirato al no veil system analogo a quello vigente in Lussemburgo, Germania e Francia. Tale scelta, ha lo scopo di allineare il nostro ordinamento a quello degli altri Paesi europei, al fine di migliorare l’appetibilità della nostra piazza finanziaria. Nel momento in cui la delega sarà attuata[10], il sistema italiano di imposizione sulle rendite finanziarie potrà contare su alcuni punti di forza che ne miglioreranno la competitività nel confronto con gli altri partners europei: oltre all’adozione del “no veil” e all’abbandono del principio di tassazione secondo il maturato[11], il nostro ordinamento è caratterizzato da un elevato grado di semplicità amministrativa e di sistematicità.



2) FRANCIA

La principale fonte del diritto tributario francese è il Code général des impots (Codice generale delle imposte – CGI). Esso contiene le fondamentali regole impositive per le persone fisiche e le società, cui si affiancano specifiche norme integrative.

In generale, le persone fisiche residenti sono soggette all’imposta sui redditi delle persone fisiche (Impot sur le revenue des personnes physiques) ad aliquote progressive sui loro redditi prodotti worldwide (l’aliquota marginale più elevata per il 2005 è del 48,09%)[12]. L’imposta personale è applicata secondo distinte categorie di reddito, tra cui i redditi da investimento (Revenus des capitaux mobiliers), comprendenti il reddito da azioni e partecipazioni in società residenti, interessi ed altri benefici da prestiti, obbligazioni ed altri titoli, nonché i redditi da investimento di fonte estera quali dividendi, interessi e redditi da trust. Specifiche voci reddituali, tra cui gli interessi, sono tuttavia soggette ad imposta a titolo definitivo (Prélèvement libératoire)[13], e in alcuni casi è possibile la tassazione separata. Il sistema fiscale francese, sembrerebbe ispirarsi quindi al modello “Comprehensive”, con alcune attenuazioni.

Oltre all’imposta sui redditi delle persone fisiche vera e propria, le persone fisiche residenti devono inoltre corrispondere i contributi previdenziali generali (Contribution Sociale Généralisée - CSG)[14] pari al 7,5% e un contributo pari allo 0,5% a copertura del deficit previdenziale (Contribution au Remboursement de la Dette Sociale - CRDS)[15], applicato solitamente a tutti i tipi di reddito. Inoltre, si applica un’imposta sociale del 2% (Prélèvement Social)[16] sul reddito da capitale. La CRDS e l’imposta sociale non sono deducibili ai fini dell’imposta sul reddito, mentre la CGS è deducibile per il 68% del loro importo, ma solo se applicata sul reddito tassato ad aliquote progressive.

Con riferimento agli UCITS, la caratteristica principale dell’ordinamento francese è la presenza di un insieme articolato di misure volte ad influenzare, attraverso la leva fiscale, le scelte d’allocazione delle risorse finanziarie. Vi è, infatti, in Francia una lunga tradizione di incentivazione fiscale del risparmio a favore delle famiglie, attraverso la creazione di piani d’investimento fiscalmente agevolato riservato ai residenti (ad es. i PEA, i PEP). Le agevolazioni hanno avuto inoltre il merito di orientare i piccoli risparmiatori verso le forme di risparmio gestito. La fiscalità di tale comparto è impostata sui principi di “trasparenza” e di “neutralità” nonché sulla previsione di particolari regimi di esenzione. Il principio di trasparenza comporta la tassazione dei proventi esclusivamente “a valle”, vale a dire in capo al sottoscrittore: ne consegue che gli OICR, a prescindere dalla tipologia giuridica, non sono soggetti passivi d’imposta (né sui redditi, né a livello patrimoniale)[17]. Il criterio della neutralità implica che la tassazione avvenga come se l’investimento fosse effettuato direttamente dal sottoscrittore. Attraverso tali principi, e in virtù del sistema di tassazione sul “realizzato” (principio di cassa), vigente per le persone fisiche, è elevato l’effetto di tax deferral conseguibile attraverso gli investimenti in fondi a capitalizzazione. Inoltre, data la generale non imponibilità in capo al sottoscrittore dei capital gains realizzati dai fondi, che rappresenta una deroga al principio di neutralità tra risparmio diretto e indiretto, l’incentivo a favore del risparmio gestito risulta particolarmente efficace.



Tassazione di interessi, capital gains e dividendi percepiti da persone fisiche residenti

I proventi del risparmio vengono tendenzialmente assoggettati dall’ordinamento francese all’imposta personale progressiva (Impot sur le revenue). In tal caso, è prevista per alcune categorie di redditi una franchigia pari a € 1.220 per i contribuenti non coniugati (cui sono equiparati i vedovi e i divorziati), elevata a € 2.440 per le coppie sposate (cui sono equiparate quelle conviventi ufficialmente riconosciute al comune, pacsés): si tratta, in particolare dei dividendi azionari prodotti da società residenti e da partecipazioni in società e imprese a responsabilità limitata (SARL), anche con unico socio (EARL), sottoposte all’imposta societaria, salvo che si tratti di società non quotate nelle quali il beneficiario possieda direttamente o indirettamente più del 35% dei diritti sociali; interessi di conti correnti vincolati al reinvestimento nei 5 anni seguenti il loro deposito nel capitale di una società[18]; proventi da titoli non quotati sottoscritti nell’ambito di un PEA. L’esenzione non si applica agli investimenti effettuati nei territori e dipartimenti d’oltre mare (DOM e TOM) sottoposti a un regime fiscale favorevole, e la parte di cui il contribuente non fruisce non può essere riportata nei periodi d’imposta successivi. Per tali investimenti, infatti la riduzione d’imposta va dal 25 al 50%[19]. L’esenzione è ancor più significativa (€ 4.600 per i single, il doppio per le coppie) circa i proventi dei contratti di assicurazione vita e contratti a capitalizzazione aventi durata uguale o superiore a 8 anni[20].

Con riferimento agli interessi percepiti dagli individui è previsto, in alternativa al regime ordinario della dichiarazione dei redditi, l’imposizione sostitutiva: i risparmiatori persone fisiche possono infatti optare, per il sistema del “prélèvement forfaitaire libératoire” (Pfl)[21], caratterizzato da una ritenuta definitiva (“liberatoria”). Il prélèvement libératoire, che è operato dall’intermediario al momento del pagamento, può essere d’ufficio o su opzione. La differenza principale riguarda le modalità di applicazione della ritenuta. Infatti, nel caso del prelévèment d’office la ritenuta opera in modo automatico, salvo che il contribuente domandi espressamente di assoggettare gli interessi al regime ordinario di tassazione progressiva[22]; al contrario, il prélèvement sur option opera soltanto se il contribuente ne fa espressa menzione al momento del pagamento[23]. L’opzione è irrevocabile, e può essere parziale, sia sotto il profilo di una specifica categoria di reddito sia rispetto a una frazione del provento. Il prélèvement sur option non può essere esercitato riguardo a interessi derivanti da titoli indicizzati esclusivamente al livello generale dei prezzi. E’ evidente che la convenienza ad esercitare l’opzione sussiste nel caso in cui i proventi, aggiunti al complesso dei redditi dell’investitore, vengano tassati in sede di imposta personale progressiva a un livello superiore e quello del prélèvement. In tal senso, gli interessi derivanti da titoli di Stato, obbligazioni e titoli negoziabili, titoli di credito negoziabili sono tassati ad aliquota del 16%; per gli interessi da depositi bancari e conti correnti è prevista un’aliquota del 35%[24], se incassati entro il 1° gennaio 1990 e il 31 dicembre 1994, ridotta al 16% se percepiti dal 1° gennaio 1995. Per gli interessi derivanti da buoni del Tesoro e assimilati, e buoni di risparmio postali le aliquote sono del 45% (se emessi tra il 1° gennaio 1983 e il 31 dicembre 1989), del 35% (se emessi tra il 1°gennaio 1990 e 31 dicembre 1994), e del 16% (se emessi dal 1° gennaio 1995). E’ inoltre possibile, per i proventi da ultimo menzionati, chiedere il beneficio dell’anonimato fiscale: in cambio l’investitore viene sottoposto ad una tassazione del 60%, molto onerosa. Regole particolari valgono per i bons de caisse emessi dagli istituti di credito sottoscritti tra il 1° gennaio 1983 e il 31 dicembre 1989, in quanto il livello delle aliquote si articola dal 45% al 7,5% (è sempre del 60% se l’investitore si avvale dell’anonimato) in ragione della durata dell’investimento finanziario.

In precedenza l’aliquota ordinaria del prélèvement libératoire era del 15%: l’art. 12 della legge finanziaria 2004 ha innalzato il livello al 16% riguardo agli interessi delle principali categorie di obbligazioni pubbliche e private (nonché agli interessi da depositi e conti correnti). Con tale intervento si è allineato il prelievo sugli interessi a quello dei capital gains[25].

Per i capital gains non è prevista, a differenza del Regno Unito, un’imposta generale. Tuttavia regole particolari vengono applicate a seconda del tipo di contribuente che realizza il capital gain, del tipo di attività a cui si riferisce e del periodo durante il quale l’attività è stata posseduta. A certe condizioni i capital gains su azioni, obbligazioni e titoli simili posseduti da soggetti nazionali o esteri sono soggetti all’aliquota ridotta del 16% (aumentata dal 10% di imposte sociali, che comporta un’aliquota effettiva del 26%). Si tratta in particolare di: azioni quotate, obbligazioni e titoli simili; azioni in società non quotate soggette all’imposta sui redditi societari; titoli di debito non quotati (soprattutto bons de caisse, bons d’epargne e prestiti ordinari non rappresentati da titoli); azioni in società di investimento con capitale variabile (SICAV) o in società di investimento con capitale fisso (SICAF); e quote in obbligazioni con capitalizzazione o FCP, SICAV o SICAF. Queste norme si applicano indipendentemente dal grado di partecipazione, dal tipo di azione (quotata o non quotata) e dal tipo di entità in cui la partecipazione è posseduta. A certe condizioni i proventi annuali totali derivanti da operazioni in titoli possono essere determinati come la media dell’anno corrente e dei precedenti due anni.

L’aliquota ridotta del 16% si applica inoltre ai capital gains realizzati da contribuenti persone fisiche su beni d’impresa posseduti per più di 2 anni (capital gains di lungo termine) o ai capital gains di lungo termine su attività finanziarie possedute da persone fisiche in imprese industriali, commerciali o agricole. Analogamente, l’aliquota del 16% opera con riferimento ai capital gains di lungo termine su partecipazioni in società di persone in cui il venditore esercita la sua principale attività, dato che sono considerati capital gains finanziari d’impresa.

Aliquote ancor più favorevoli sono previste per i soggetti residenti in un dipartimento d’oltre mare sui guadagni delle cessioni di diritti sociali: sono tassati al 9% nella Guayana Francese, all’11% in Guadalupa, Martinica e Réunion.

Le plusvalenze realizzate dalla cessione di azioni o diritti di opzione su azioni sottoscritte dai lavoratori nell’ambito dei piani di investimento azionario previsti dalla società di appartenenza sono sottoposti all’aliquota del 16%, 30% e del 40% secondo la durata dell’investimento.

E’ riconosciuta, inoltre, una soglia di esenzione soggettiva per le plusvalenze realizzate nell’anno non eccedenti € 15.000. La soglia non si applica, tuttavia, sui proventi finanziari realizzati a titolo occasionale sul MATIF (Marché à Terme International de France), sui contratti d’opzione negoziabili e buoni d’opzione, e sulle quote dei FCIMT. Esonerate in ogni caso sono le cessioni tra membri dello stesso gruppo familiare di partecipazioni rilevanti (sono tali le partecipazione agli utili uguali o superiori al 25%) detenute nei 5 anni precedenti, a condizione che la società emittente sia sottoposta all’imposta societaria e non vengano cedute anche solo parzialmente a terzi nei 5 anni successivi. Godono di esonero da tassazione anche i capital gains derivanti dalla cessione delle azioni relative alle nuove imprese innovative, a condizione che il socio persona fisica possegga meno del 25% del capitale azionario per almeno 3 anni. Tale regime si applica alle azioni sottoscritte a partire dal 1° gennaio 2004.

Le eventuali minusvalenze possono essere compensate con le plusvalenze realizzate nello stesso periodo d’imposta e possono essere riportate per i 10 anni successivi. Tuttavia, il riporto in avanti è limitato a 5 anni per le minusvalenze realizzate in epoca precedente al 31 dicembre 2001.

I capital gains realizzati da intermediari in titoli o da altri contribuenti persone fisiche da operazioni abituali in titoli su una borsa valori sono soggetti all’imposta sui redditi delle persone fisiche ad aliquota progressiva ordinaria, e rientrano nella categoria dei redditi non commerciali. I capital gains su beni esteri sono tassati nello stesso modo dei capital gains su beni francesi (a meno che il trattato contro la doppia tassazione applicabile disponga diversamente).

Un’imposta d’uscita è poi applicata alle persone fisiche che trasferiscono la loro residenza al di fuori della Francia. Le persone fisiche che, prima del loro trasferimento, sono state residenti in Francia per 6 anni o più durante il decennio precedente sono considerate avere realizzato un capital gain latente relativo alla partecipazione sostanziale posseduta in società francesi o estere (escluse le azioni possedute in società immobiliari). Il capital gain è determinato con riferimento al valore della partecipazione al momento del trasferimento all’estero, ed è soggetto ad imposta con aliquota effettiva ordinaria del 26%. Tuttavia, un differimento del pagamento dell’imposta può essere concesso, previa la nomina di un rappresentante fiscale in Francia e la presentazione di adeguate garanzie. Il differimento non è più concesso (e l’imposta è dovuta) se la partecipazione è ceduta entro un periodo di 5 anni dalla data del trasferimento all’estero. Il diritto al differimento dell’imposta non può essere esercitato se durante il periodo di 5 anni le azioni non sono trasferite, oppure il soggetto trasferisce di nuovo la residenza in Francia.

Con riguardo ai dividendi, il regime per essi previsto è stato recentemente oggetto di riforma. Fino al 31 gennaio 2004, si è applicato in Francia un sistema di imputazione, con attenuazione della doppia tassazione economica attraverso la concessione di un credito (Avoir fiscal) agli azionisti per l’imposta già corrisposta sui redditi societari (Impot sur les sociétés). L’avoir fiscal, pari al 50% del dividendo distribuito è normalmente concesso esclusivamente ai residenti. Tuttavia i trattati contro la doppia imposizione conclusi dalla Francia possono, a certe condizioni, disporre l’estensione dell’avoir fiscal a residenti dell’altro stato contraente.

In seguito all’introduzione della sovraimposta sull’imposta sui redditi societari (pari al 3%)[26], il precedente sistema di imputazione totale è diventato un sistema di imputazione parziale, poiché l’avoir fiscal rappresenta un credito d’imposta per l’imposta societaria sottostante ad aliquota ordinaria ma non per la sovraimposta. Ai fini dell’imposta sui redditi delle persone fisiche l’avoir fiscal collegato alle distribuzioni di dividendi è incluso nel reddito imponibile. Esso è poi detraibile dall’imposta dovuta a titolo definitivo (ma non dalle imposte sociali) ed ogni eccesso è rimborsabile.

Con effetto dal 1° gennaio 2005, il sistema di tassazione dei dividendi, come sopra illustrato, è stato sostituito da un regime classico modificato, con abolizione del credito d’imposta e assoggettamento parziale all’imposta personale sul reddito del 50% del dividendo distribuito all’azionista. Conseguenza dell’abolizione dell’avoir fiscal è che gli azionisti non possono beneficiare della detrazione per l’imposta pagata a monte dalla società sui propri utili: questo modello, introdotto anche in Germania (2002) e in Italia (2004), permette quindi la doppia tassazione degli utili societari, in parte attenuata dall’imponibilità al 50% del dividendo percepito. La principale finalità di questo sistema, denominato “participation exemption”, è di ridurre il fenomeno della doppia imposizione internazionale accentrando l’operatività del prelievo in capo alla società, che diviene in tal modo definitivo. Tale disciplina favorisce in modo particolare i soci non residenti in Paesi i cui sistemi fiscali non riconoscono il rimborso dell’imposta societaria corrisposta in Francia[27]. La nuova disciplina riguarda anche i dividendi di fonte francese e di fonte estera distribuiti da Paesi firmatari di un trattato, purché la società estera che li distribuisce sia in linea di principio (ma non necessariamente in modo effettivo) soggetta all’imposta estera sui redditi societari. Le persone fisiche residenti in Francia continueranno comunque a beneficiare del credito d’imposta rispetto ai dividendi distribuiti fino al 31 dicembre 2004 e potranno compensarlo a fronte dell’imposta sul reddito dovuta nel 2005 sui redditi del 2004.

I dividendi distribuiti sotto forma di azioni, indipendentemente dal fatto che riflettano capitalizzazione di profitti o di riserve, non sono considerati reddito imponibile. Di conseguenza non danno mai origine all’avoir fiscal. In sede di capitalizzazione, la società distributrice è soggetta però ad un’imposta fissa di € 230. Inoltre, i dividendi distribuiti sotto forma di azioni costituiscono reddito imponibile e originano l’avoir fiscal se l’azionista ha già scelto di ricevere dividendi sotto forma di azioni invece che in denaro.

Nel caso una società residente distribuisca redditi che non danno origine ad un’imposta sui redditi societari totale ad aliquota ordinaria (per es. redditi di fonte estera esenti o parte di dividendi ricevuti in base al regime dell’esenzione per partecipazioni), tali redditi sono soggetti all’imposta di compensazione (précompte) pari al 50% della distribuzione netta. Il précompte (letteralmente, ritenuta) è in via di principio applicato per compensare il reddito per la concessione dell’avoir fiscal all’azionista in caso in cui il reddito da cui è distribuito il dividendo non comporti un’imposta sui redditi societari totale. Così il précompte è dovuta anche in sede di distribuzioni dei redditi tassati ad aliquota ridotta. In tal caso, il précompte è pari alla differenza tra l’aliquota ridotta e l’aliquota sui redditi societari ordinaria (non aumentata dalla sovraimposta). Al fine di incoraggiare le distribuzioni, i dividendi distribuiti da redditi realizzati più di 5 anni prima della distribuzione danno origine al pagamento del précompte, sebbene i redditi siano stati soggetti all’imposta sui redditi ad aliquota piena. E’ evidente che il meccanismo del précompte è destinato a venir meno con la prospettata abolizione del sistema dell’avoir fiscal, da cui dipende.

Oltre all’imposta sui redditi delle persone fisiche, i dividendi (al lordo dell’avoir fiscal) sono soggetti alle imposte sociali. Attenua il carico fiscale complessivo l’esenzione per i primi 1.220 € (il doppio per le coppie coniugate) di dividendi pagati da società residenti, ridotta del 50% (610 € - il doppio per le coppie sposate) se il reddito netto imponibile del contribuente supera i 47.932 € (per il 2004)[28]. L’esenzione non si applica ai dividendi distribuiti ad azionisti da società non quotate in cui l’azionista possieda, direttamente o indirettamente, un interesse pari almeno al 35% del capitale sociale.

In alcune aree della fiscalità del risparmio la Francia non si presenta, quindi, competitiva rispetto agli altri Paesi europei: è questo il caso della tassazione dei dividendi, il cui livello può arrivare, tenendo conto anche del prelievo per i contributi sociali e senza considerare le soglie soggettive di esenzione, intorno al 60%. Sul fronte della tassazione delle plusvalenze finanziarie, l’ordinamento francese è in linea teorica rigoroso, in quanto adotta un sistema generalizzato di imposizione, nel quale ricadono i capital gains su partecipazioni qualificate e non, sui titoli obbligazionari. Il quadro è poi aggravato dalla presenza di imposte di tipo patrimoniale, come l’imposta sulla ricchezza (Impòt de solidarité sur la fortune, Isf)[29]. Il rischio di delocalizzazione degli investimenti è attenuato, tuttavia, dalla presenza delle forme di risparmio agevolate (PEA, PEP, PRE).
leggefiscofinanza
Wednesday, May 18, 2005 2:24 PM
Tassazione dei dividendi e degli interessi di fonte estera conseguiti da persone fisiche residenti.

I dividendi e gli interessi di fonte estera sono inclusi nel reddito imponibile e soggetti all’imposta sul reddito delle persone fisiche ad aliquote progressive. Al momento dell’incasso, essi non sono sottoposti a ritenuta da parte degli incaricati del pagamento. Non sussiste quindi in Francia un sistema di ritenuta “d’ingresso”, così come prevista in Italia e nel Regno Unito per i redditi di fonte estera.

In caso di assenza di convenzione con il Paese in cui il reddito è prodotto, non è concesso alcun credito per le imposte pagate all’estero. In tale ipotesi, rientra nella base imponibile soltanto il reddito netto, vale a dire il reddito percepito dal soggetto dedotte le ritenute pagate all’estero. In presenza di convenzione è invece generalmente concesso un credito per le imposte estere: sarà di conseguenza imponibile il reddito lordo.

Con riferimento ai redditi prodotti in Italia, la Convenzione e Protocollo del 5 ottobre 1989 prevede la detraibilità dalle imposte francesi delle imposte italiane su dividendi ed interessi[30].

Con effetto dall’esercizio fiscale 1999, la Francia ha introdotto una disciplina antielusiva, ispirata per molti aspetti alle norme sulle Controlled Foreign Companies (CFC), applicabile ai residenti francesi che controllano società di investimento estere situate in giurisdizioni a bassa fiscalità. La nuova legislazione, che si applica esclusivamente agli azionisti persone fisiche, prevede che qualora un individuo possieda direttamente o indirettamente almeno il 10% del patrimonio di una società straniera situata in una giurisdizione a bassa fiscalità, e il relativo reddito sia percepito nell’ambito di attività di investimento passive (gestione privata di beni), sia tassato in Francia su una quota proporzionale del reddito realizzato dall’entità estera. Ai sensi della legislazione vigente, un ente s’intende ubicato in una giurisdizione a bassa fiscalità ove il carico fiscale effettivo che grava sulla società estera sia inferiore di almeno un terzo all’imposta dovuta in Francia. Se l’entità è situata in una giurisdizione con la quale la Francia ha stipulato una clausola di mutua assistenza, il reddito distribuito o presuntivamente distribuito al soggetto residente in Francia viene calcolato e tassato in conformità delle norme nazionali che disciplinano il reddito da investimenti. In assenza di tale clausola, l’azionista residente è tassato su una base nominale determinata con riferimento alla sua quota proporzionale del reddito complessivo della società estera, salvo per una limitazione minima. L’imposta sui redditi societari (o qualsivoglia altra imposta paragonabile) pagata dalla società estera è deducibile dal reddito attribuito all’azionista residente in proporzione alla sua partecipazione. Al fine di evitare la doppia imposizione di tale reddito, l’imposta sul reddito estero da investimenti è prelevata a titolo di imposta definitiva. Tuttavia, ove successivamente l’entità estera distribuisca un reddito superiore a quello presuntivamente attribuito all’azionista residente, l’imposta sul reddito resta dovuta sulla quota in eccesso.



Tassazione delle persone fisiche non residenti.

La legislazione fiscale francese stabilisce che una persona fisica è considerata residente se ha l’ abitazione e il domicilio in Francia, ovvero fornisce prestazioni in Francia come lavoratore dipendente o come lavoratore indipendente, a meno che non dimostri che queste attività sono di importanza secondaria, oppure ha il centro dei suoi interessi economici in Francia. Inoltre, i francesi residenti nel Principato di Monaco sono considerati risiedere in Francia salvo che siano risultati residenti a Monaco per più di 5 anni alla data del 13 ottobre 1962. Norme specifiche si applicano poi ai funzionari pubblici ed ai lavoratori residenti distaccati all’estero. Al di fuori di tali fattispecie la persona fisica è considerata non residente a fini fiscali.

Le persone fisiche non residenti sono soggette ad una tassazione limitata con riferimento ai dividendi, interessi e capital gains di fonte francese. In particolare, i dividendi di fonte francese pagati a persone fisiche non residenti sia in natura che in denaro sono soggetti ad una ritenuta a titolo definitivo del 25%. Fino al 31 dicembre 2004, l’aliquota è aumentata al 50% per le distribuzioni effettuate da certe società holding a residenti di Paesi con cui non sono stati conclusi trattati. In base ai trattati contro la doppia tassazione la ritenuta è normalmente ridotta al 15%. Non vi è ritenuta sui dividendi distribuiti sotto forma di azioni che rappresentano la capitalizzazione di profitti o riserve. Tuttavia, il valore delle azioni distribuite in base ad una opzione concessa agli azionisti di scegliere tra un dividendo sotto forma di azioni o in denaro costituisce reddito imponibile in capo a colui che li riceve ed è soggetto a ritenuta.

I non residenti non hanno diritto all’avoir fiscal, cioè al credito d’imposta collegato ai dividendi francesi. Tuttavia, la maggior parte dei trattati contro la doppia imposizione francesi dispone un’ estensione della concessione dell’avoir fiscal alle persone fisiche non residenti. In tal caso l’avoir fiscal è trattato come dividendo ed è soggetto alla stessa aliquota di ritenuta prevista dal trattato contro la doppia imposizione. In base ad una speciale procedura, un soggetto non residente qualificato, che ha diritto all’avoir fiscal, prima riceve i dividendi meno la ritenuta ad aliquota prevista dal trattato (invece dell’aliquota interna). L’avoir fiscal, ridotto della ritenuta, può normalmente essere richiesto prima del 15 gennaio dell’anno successivo alla distribuzione.

Un non residente, che non abbia diritto all’avoir fiscal, può tuttavia richiedere un rimborso dell’imposta di conguaglio (précompte). Tale rimborso è garantito ai residenti di Paesi con cui sono conclusi trattati contro la doppia imposizione indipendentemente dal fatto che il trattato contro la doppia imposizione lo disponga, e ai residenti dei Paesi d’Oltreoceano francesi o agli Stati Africani dell’ex Commonwealth francese. Il précompte è rimborsato a condizione che sia stato effettivamente pagato dalla società francese che distribuisce i dividendi. Perciò nessun rimborso è concesso se la società francese ha dedotto l’avoir fiscal sui dividendi francesi ricevuti dal précompte dovuto, o se la parte di précompte è stato pagato in sede di distribuzione del reddito ad aliquote ridotte dell’imposta sui redditi societari. Inoltre, la parte di précompte compensato dai crediti per le imposte pagate all’estero non è rimborsato. Il précompte rimborsato è trattato come dividendo ed è soggetto alla ritenuta fino all’aliquota massima concessa dal trattato contro la doppia imposizione in questione.

Di rilievo, per i non residenti, sono gli effetti derivanti dall’abrogazione del sistema del credito d’imposta. Infatti, i dividendi distribuiti a persone fisiche non residenti dal 1° gennaio 2005 non danno più origine all’avoir fiscal, né può essere chiesto il rimborso del précompte. Le persone fisiche non residenti continueranno comunque a beneficiare dell’avoir fiscal rispetto ai dividendi distribuiti fino al 31 dicembre 2004 e potranno compensare il credito a fronte dell’imposta sul reddito dovuta nel 2005 sui redditi 2004. Analogamente, i dividendi di fonte francese distribuiti a persone fisiche non residenti da intermediari di fondi di capitale di rischio (SICAV, SCR, FCP), se percepiti a partire dal 1° gennaio 2004 non danno più origine all’avoir fiscal. Inoltre, i fondi di investimento esteri che avevano diritto al trasferimento totale o parziale dell’avoir fiscal non ne beneficiano più in relazione a dividendi ricevuti dal 1° gennaio 2004.

Una società francese che distribuisce dividendi di fonte estera ricevuti da un Paese con cui è stato concluso un trattato contro la doppia tassazione ad azionisti non residenti, ovunque residenti, può compensare la ritenuta estera su tali dividendi con la ritenuta francese dovuta in sede di ridistribuzione degli stessi dividendi. Come regola generale, l’ammontare pari alla ritenuta estera è poi aggiunta ai dividendi che aumentano la base imponibile ai fini della ritenuta francese. La ritenuta estera è poi compensata dalla ritenuta francese.

Gli interessi pagati a persone fisiche non residenti sono soggetti ad una ritenuta d’imposta (prélèvement libératoire), con aliquota ordinaria del 15%. Le imposte sociali non si applicano ai non residenti purché la loro identità sia chiara. I trattati contro la doppia imposizione dispongono di aliquote più basse o di esenzione che può essere applicata alla fonte se è seguita una procedura appropriata. Le esenzioni (inclusi gli sconti e i premi connessi) più significative applicate in base alla legge nazionale francese riguardano gli interessi su obbligazioni di Stato emesse dal 1° ottobre 1984 (artt. 125 A , III-2 e 199-ter, I-A CGI) e gli interessi pagati da una persona giuridica francese su prestiti contratti all’estero. Analoga esenzione opera per gli interessi su obbligazioni emesse all’estero, interessi su depositi bancari posseduti da non residenti sia in valuta francese che estera, interessi su obbligazioni emesse in Francia con l’autorizzazione del Ministero delle Finanze da istituti esteri o internazionali e interessi su determinati strumenti di debito non quotati che sono negoziati su un mercato regolamentato (ad es. billets de trésorerie, certificats de dépot e bons sociétés financières). Inoltre, un’altra ritenuta (sempre a titolo definitivo) è dovuta, ad aliquota del 10%, per le obbligazioni di Stato emesse tra il 1° gennaio 1965 ed il 1° gennaio 1987 (12% sugli interessi su obbligazioni emesse prima del 1965).

I capital gains maturati da non residenti su azioni di una società francese che formano parte di una partecipazione sostanziale sono imponibili in Francia, salvo diversa previsione di una convenzione contro le doppie imposizioni. Ugualmente imponibili sono i capital gains realizzati nell’ambito di una attività commerciale o imprenditoriale. In entrambi i casi si applica un’aliquota fissa del 16%. Con riferimento a determinate operazioni e a certe condizioni possono essere richiesti gli sgravi roll-over.

I non residenti possono essere soggetti all’imposta francese sul patrimonio netto sulle loro proprietà situate in Francia. Alcuni investimenti finanziari di non residenti sono esenti dall’imposta sul patrimonio netto, tra cui i depositi bancari, le obbligazioni e le azioni. Tuttavia, le azioni non godono dell’esenzione se l’azionista possiede più del 10% del capitale della società francese per un periodo di almeno 2 anni. Le azioni possedute da non residenti in entità legali i cui beni sono composti per il 50% o più da immobili situati in Francia non rientrano nell’esenzione. Infine, l’esenzione non si applica ai diritti su immobili posseduti indirettamente tramite un’ entità in cui il non residente possiede il 50% o più del capitale sociale, anche se i beni dell’entità non sono composti per il 50% o più da immobili situati in Francia.

Circa i proventi distribuiti a soggetti residenti in Italia, la normativa di riferimento è il Trattato e protocollo del 5 ottobre 1989. L’art. 10, co. 2 del Trattato prevede l’applicazione della ritenuta alla fonte del 15% sui dividendi (in denaro e natura) distribuiti a soggetti residenti in Italia, mentre nessuna imposta opera per i dividendi e le riserve distribuiti sotto forma di azioni (in base alla normativa francese). L’imposta è dovuta sul complesso dei dividendi e dell’avoir fiscal, pari al 50% dei dividendi distribuiti, pagata dal Tesoro francese: l’azionista in definitiva riceve il 127,5% del dividendo lordo (art. 10, co. 3 del Trattato). Riguardo agli interessi, l’art. 11 del Trattato prevede un regime di generale esenzione. Sono infatti esenti gli interessi da obbligazioni, titoli di Stato, depositi bancari nonché derivanti da obbligazioni convertibili e con rendimento parametrato all’utile sociale. L’esenzione opera per le obbligazioni emesse dal 1° gennaio 1987, mentre per quelle anteriori valgono le regole sopra viste per i non residenti in generale. Ai sensi del co. 2 dell’art. 11, sono imponibili gli interessi da mutui ordinari e ipotecari, cui si applica l’aliquota del 10%.

Dal punto di vista procedurale, la ritenuta sulle distribuzioni di dividendi ad azionisti non residenti viene prelevata dal soggetto erogante nel momento in cui il reddito viene reso disponibile all’azionista (art. 75, Ann. II CGI). Il soggetto erogante è quindi tenuto a trasmettere all’amministrazione finanziaria l’imposta trattenuta entro 15 giorni dal mese di riferimento, compilando il modulo 2777 (Ann. III, art. 381 A CGI; doc. amm. 4 J 1335) ed è responsabile del corretto prelievo e trasferimento dell’imposta (art. 1772 CGI). Anche le richieste di rimborso dell’imposta devono essere effettuate dal soggetto erogante, utilizzando il modulo 2777.

Di norma, l’applicazione delle aliquote meno elevate è contestuale la pagamento, se la prova documentale richiesta dal relativo trattato è stata precedentemente prodotta al sostituto d’imposta. In caso contrario si applica l’aliquota ordinaria e il beneficiario del reddito può richiedere in seguito un rimborso per la somma pagata in eccesso. La procedura di rimborso deve essere avviata entro il 31 dicembre dell’anno successivo al pagamento. In realtà, la prassi è che le autorità fiscali prendono in considerazione le richieste di rimborso presentate entro il 31 dicembre del secondo anno seguente al pagamento. Per il pagamento di dividendi a soggetti residenti in Paesi con i quali la Francia ha stipulato un trattato fiscale che preveda il trasferimento dell’avoir fiscal, detto credito non viene subito rimborsato al soggetto non residente. In primo luogo, previa presentazione della prova di residenza, il sostituto d’imposta effettua il pagamento del dividendo vero e proprio, decurtato della ritenuta prevista ai sensi del trattato. Al ricevimento della prova documentale richiesta per godere di quanto previsto dal trattato, il sostituto effettua un secondo pagamento, quello dell’avoir fiscal vero e proprio, ridotto della ritenuta stabilita nel trattato. Questo secondo pagamento, tuttavia, non può essere effettuato prima del 31 gennaio dell’anno seguente alla distribuzione. Il sostituto recupera l’avoir fiscal trasferito tramite uno scomputo successivo dalle ritenute da lui dovute all’Amministrazione finanziaria. Il trasferimento dell’avoir fiscal agli azionisti persone fisiche non residenti è tuttavia abolito con effetto dal 1° gennaio 2005. Ne deriva, che da tale data viene abolita anche la procedura semplificata. Le stesse regole procedurali operano per gli interessi corrisposti a persone fisiche non residenti.



La tassazione degli OICR[31]

Nella tassazione del risparmio gestito il sistema fiscale francese si presenta come un sistema neutrale, in quanto persegue l’obiettivo dell’indifferenza tra tassazione dei redditi derivanti da gestioni collettive del risparmio e redditi da investimento diretto. A tal fine, le varie forme di investimento collettivo sono trattate come entità “trasparenti” da un punto di vista fiscale (sistema “no veil”), cosicché i redditi ad esse riconducibili sono tassati direttamente in capo agli investitori. Ne consegue che gli OICR sono esenti da imposta sul reddito per la parte che riguarda i loro scopi istituzionali (gestione del risparmio). Questa regola è prevista sia in via esplicita (per le SICAV/F e SCR) sia implicita (FCP, FCPR, FCIMT e FCC, dato che non hanno personalità giuridica). Non esiste, inoltre, alcuna forma di imposizione patrimoniale a carico degli OICR. I fondi non sono di regola assoggettati a ritenute alla fonte sui redditi percepiti, salvo si tratti di proventi di fonte estera. I crediti d’imposta sui dividendi (avoir fiscal) percepiti dagli OICR e le ritenute alla fonte da essi subite sono attribuiti, pro quota, ai sottoscrittori.

Con riferimento agli investimenti effettuati da FCP e SICAV in titoli esteri, è controversa la possibilità di applicare ai fondi stessi il trattamento favorevole riservato dalle convenzioni bilaterali. Secondo gli orientamenti dell’Amministrazione fiscale francese, né i FCP né le SICAV possono beneficiare del regime convenzionale: i primi in ragione della mancanza di personalità giuridica, le altre perché non assoggettate ad imposta sul reddito. Sono peraltro in essere accordi specifici con alcuni Paesi, tra i quali Germania, Stati Uniti, Olanda e Svizzera, in base ai quali viene direttamente riconosciuta l’applicabilità delle ritenute convenzionali. Al di fuori di tali accordi specifici, l’applicazione delle ritenute previste dai trattati contro le doppie imposizioni e i rimborsi sono richiesti direttamente dalla società di gestione, per conto dei singoli investitori.

Gli OICR godono inoltre di agevolazioni anche nel campo delle imposte indirette. In particolare, la sottoscrizione e la vendita di quote di FCP sono esenti da tasse sui trasferimenti; le SICAV sono soggette unicamente ad un’imposta fissa di registro che opera al momento della loro costituzione e della liquidazione. Per quanto riguarda la tassazione societaria, le società di gestione degli OICR non beneficiano di particolari agevolazioni tributarie, essendo assoggettate al regime ordinario[32]. Fino al 2005 è stata applicata, inoltre, l’imposta sulle istituzioni finanziarie (contribution des institutions financiéres) applicata all’80% dell’ammontare aggregato dei costi e dell’ammortamento dei beni d’impresa di banche, compagnie di assicurazioni e istituzioni finanziarie analoghe. Nel 2004, l’aliquota era pari allo 0,4% e la relativa imposta era deducibile ai fini dell’imposta sul reddito delle società.



La tassazione degli investitori francesi in OICR francesi

I risparmiatori che abbiano sottoscritto quote di SICAV, FCP, FCIMT e FCC devono considerare i redditi distribuiti dai fondi ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, includendoli tra i redditi finanziari secondo le diverse classi previste: in conseguenza del sistema “no veil” l’investimento è considerato come effettuato direttamente dall’investitore. A tal fine, poiché i proventi possono essere rappresentati da dividendi, interessi o plusvalenze, i fondi hanno l’obbligo di rilasciare agli investitori un prospetto con la composizione del portafoglio, affinché i profitti possano essere distribuiti in maniera proporzionale tra le varie categorie di reddito. Ciò ha conseguenze anche sui crediti d’imposta, che vengono trasferiti agli investitori in proporzione delle quote possedute, e sulle deduzioni e/o detrazioni concesse per le singole categorie di proventi finanziari. Se il dividendo è reinvestito il credito d’imposta è perso sia per la SICAV sia per il FCP che per l’investitore. In conseguenza dell’abolizione dell’“avoir fiscal”, i dividendi distribuiti ai sottoscrittori di fondi sono tassati dal 1° gennaio 2005 secondo un regime che riconosce il credito d’imposta ma nella misura del 50%, credito che non può comunque superare i 115 € (230 € per la coppia) complessivi. Inoltre, le persone fisiche residenti beneficiano di una deduzione in esenzione d’imposta pari a € 1.220 (€ 2.440 per le coppie coniugate).

Per gli investitori in quote di FCPR (fondi che investono parte dell’attivo in capitale di rischio) oltre all’ordinario regime della dichiarazione nell’imposta personale, è previsto un regime agevolato. Le condizioni per rientrare in quest’ultimo sono legate alla composizione dell’attivo del FCPR (almeno il 50% investito in società commerciali o industriali, residenti nell’UE, non quotate e tassate con aliquota ordinaria sul reddito d’impresa), al periodo di possesso della quota da parte dell’investitore (almeno 5 anni) e al reinvestimento degli utili nel fondo stesso. In tal caso, i profitti reinvestiti nel quinquennio di possesso delle quote sono esenti da imposta. Analogamente, anche i redditi distribuiti dopo il quinquennio di esenzione non sono assoggettati a tassazione, neanche se realizzati sotto forma di plusvalenza in seguito alla cessione delle quote possedute[33]. Le stesse regole valgono in principio per le SCR, che si differenziano dai FCPR per la loro veste societaria. Particolari forme di FCPR sono poi i FIP (Fonds d’Investissements de Proximité) e i FCPI (Fonds Communs del Placement dans l’Innovation), per i quali fino al 31 dicembre 2006 opera un regime di agevolazione fiscale, consistente in una riduzione d’imposta uguale al 25% dei versamenti effettuati nel limite di € 12.000 (il doppio per le coppie coniugate). Sussistono tuttavia delle condizioni d’investimento che devono essere soddisfatte: per i FIP è richiesto che almeno il 60% del plafond sia investito in titoli delle PME (piccole e medie imprese, Petites et Moyennes Enterprises) sottoposte alla tassazione societaria francese e aventi la sede legale in un Paese UE, e che il 10% dell’investimento sia di titoli di imprese di nuova costituzione (sono tali quelle costituite da meno di 5 anni)[34]; per i FCPI l’attivo deve essere costituito almeno al 60% da investimenti in titoli di società europee che abbiano meno di 500 dipendenti e che siano considerate (dalla legge o da un apposito organismo francese, l’ANVAR) innovative in ragione degli stanziamenti effettuati in ricerca e sviluppo[35]. L’investimento in talune PME[36] è sottoposto ad agevolazioni anche se effettuato in modo diretto dall’investitore: in caso di acquisto di nuove azioni il contribuente beneficia di un credito d’imposta del 25% sull’investimento complessivo, che non può comunque eccedere € 20.000 (40.000 per le coppie); è previsto inoltre che l’eventuale credito d’imposta non utilizzato può essere riportato in avanti nei successivi 3 anni.

Nel caso di fondi comuni a capitalizzazione, i capital gains accumulati dalla gestione sono tassabili in capo all’investitore al momento della realizzazione. Tale regime determina un vantaggio fiscale per i risparmiatori, poiché la tassazione delle plusvalenze sull’incremento del valore della quota posseduta implica un prelievo minore rispetto alla tassazione immediata dei proventi distribuiti o ad una tassazione alla maturazione. D’altra parte il differimento della distribuzione comporta anche l’impossibilità di avvalersi dei crediti d’imposta accumulati dall’OICR negli esercizi precedenti al biennio anteriore al rimborso delle quote.

Il trattamento delle plusvalenze si differenzia a seconda che esse si determinino in capo al fondo (nell’attività di asset allocation) o che siano conseguite dal risparmiatore attraverso la cessione a terzi o il rimborso delle azioni. Come già segnalato, le plusvalenze conseguite dall’OICR ma non realizzate dall’investitore non sono mai tassate (né in capo al fondo né in capo al risparmiatore)[37]. Nel caso di realizzo, attraverso la cessione a terzi o il rimborso delle quote di FCP o delle azioni di SICAV, vigono regole particolari secondo la tipologia dell’OICR in cui è investito il risparmio. In generale, i capital gains sono tassati (al 26%) solo se il valore delle operazioni nell’anno superi la soglia di esenzione individuale (€ 15.000)[38]. Con riguardo alle società, le plusvalenze sono tassate anche se non realizzate secondo le ordinarie aliquote previste per i redditi societari, con l’importante esclusione delle società assicuratrici nel settore vita e salvo che il fondo investa il 90% del proprio asset in azioni[39]. Analogamente a quanto previsto nelle gestioni patrimoniali individuali, eventuali minusvalenze possono essere compensate con plusvalenze nello stesso periodo d’imposta o nei cinque anni successivi. Per i FCPR, le plusvalenze derivanti da vendita o rimborso di quote non sono tassabili se si rientra nella previsione del regime agevolato. Nel regime ordinario si applicano le stesse regole vigenti per i FCP e le SICAV. Le plusvalenze su FCIMT (fondi sui mercati a termine) sono sempre sottoposte a tassazione.



La tassazione degli investitori francesi in OICR esteri

Da un punto di vista generale, la tassazione segue le regole e le previsioni dei trattati contro le doppie imposizioni intercorrenti tra la Francia e il Paese in cui ha sede l’OICR. Il timing della tassazione è costituito dalla percezione del reddito e l’ammontare imponibile è dato dall’intero importo ricevuto.

Il trattamento delle plusvalenze in caso di cessione o rimborso delle quote o azioni di un OICR estero coincide con quello previsto per i redditi nazionali. Solo il trattamento dei crediti d’imposta subisce qualche deroga al regime generale: in particolare, ai redditi provenienti da OICR esteri non si applica il principio della trasparenza. Quindi, a meno di specifiche disposizioni contenute nei trattati contro le doppie imposizioni, gli investitori residenti non possono portare in deduzione eventuali crediti d’imposta per ritenute a titolo d’acconto effettuate a carico dell’OICR nel paese di residenza dell’OICR stesso.
leggefiscofinanza
Wednesday, May 18, 2005 2:30 PM
La tassazione degli investitori non residenti in OICR francesi

La legislazione francese non prevede, a differenza di quella italiana, particolari agevolazioni nel caso in cui siano costituiti OICR riservati a sottoscrittori non residenti (come ad es. i fondi dedicati). La tassazione dei redditi da investimento in OICR francesi segue, per i residenti esteri, regole diverse in funzione dell’esistenza o meno di trattati contro le doppie imposizioni tra la Francia e il Paese di residenza dell’investitore.

In assenza di convenzioni, il reddito distribuito dalle SICAV ai non residenti rientra nella categoria dei dividendi ed è soggetto ad una ritenuta del 25%, con due eccezioni: se il portafoglio detenuto dalla SICAV è composto interamente da titoli obbligazionari a reddito fisso, i proventi distribuiti sono considerati interessi e non dividendi; la parte dei proventi distribuiti riconducibili a proventi esenti (plusvalenze ed interessi) è a sua volta esente da ritenute alla fonte. La presenza di convenzioni si traduce, solitamente, in previsioni più favorevoli per i non residenti, soprattutto con riferimento all’aliquota applicabile.

Per quanto concerne i FCP, non essendo contraddistinti da personalità giuridica, i redditi da essi distribuiti mantengono le caratteristiche proprie. Per un investitore non residente ciò significa che la parte di provento riconducibile a reddito da dividendi è soggetta a ritenuta con aliquota del 25%, mentre gli altri tipi di proventi (interessi e capital gains) non sono di norma soggetti a ritenuta.

Anche ai non residenti si applica il principio del realizzato: pertanto i proventi capitalizzati dagli OICR sono assoggettati a tassazione solo al momento dell’effettiva distribuzione, mediante applicazione delle relative ritenute. Non è possibile, quindi, tassare le plusvalenze latenti dovute al differimento dei proventi dell’investimento. In linea con il regime generale di esenzione delle plusvalenze dei non residenti, le plusvalenze da questi realizzate in sede di cessione o rimborso delle quote o azioni di OICR non vengono sottoposte a tassazione in Francia.


Forme di risparmio fiscalmente agevolate

In Francia sono presenti alcuni prodotti finanziari rientranti nell’ambito del risparmio gestito, riservati ai residenti, non inquadrabili univocamente nelle precedenti categorie e sottoposte ad un regime fiscale agevolato in ragione della particolare destinazione dell’investimento. Recentemente, anche nel nostro Paese vi sono delle proposte per introdurre forme di investimento individuali e collettive agevolate, come i piani di risparmio per l’acquisto della prima casa[40].

Il ruolo svolto da questi prodotti per lo sviluppo del mercato finanziario francese è stato nel tempo rilevante: molti di essi hanno costituito il volano alla canalizzazione della ricchezza delle famiglie verso il mercato azionario, agevolando così la raccolta di capitale di rischio da parte delle imprese nazionali. Le principali tipologie di tali forme d’investimento sono i PEA (Plans d’Epargne en Actions), i PEP (Plans d’Epargne Populaire) e i PRE (Partecipation aux Résultats de l’Entreprise).

I PEA, piani d’investimento in azioni di società francesi, analoghi per natura ai Personal equity plans inglesi, sono nati nel 1992 per stimolare i risparmiatori ad investire in capitale di rischio e, conseguentemente, a finanziare le imprese nazionali. Solamente dal gennaio 2002 il governo francese ha ammesso la possibilità per i PEA di investire in azioni di società residenti nell’UE. Essi hanno avuto uno straordinario successo favorito dal contemporaneo aggravio del livello di tassazione sulle plusvalenze e alla progressiva riduzione della soglia d’esenzione soggettiva. I PEA possono essere sottoscritti esclusivamente da persone fisiche residenti: ogni risparmiatore non può detenere più di un PEA (due per ogni nucleo familiare). I versamenti ai PEA devono avvenire entro 8 anni dalla costituzione del piano e non possono superare complessivamente € 132.000 (€ 264.000 per le coppie)[41], esclusi i proventi capitalizzati. Ai versamenti nel piano non è collegato alcun beneficio fiscale: i vantaggi fiscali dei PEA sono invece legati ai proventi generati nell’ambito della gestione dei fondi versati. Infatti, gli interessi, i dividendi e i capital gains conseguiti dopo cinque anni sono esenti da qualunque imposta sul reddito, eccetto le imposte sociali (CRDS e CGS) che sono dovute in ogni caso (esse variano dal 3,9% al 10% in ragione del periodo di accumulazione), ma l’investitore non potrà effettuare altri versamenti. Durante il periodo di 5 anni dall’apertura del PEA, l’imposta è dovuta all’aliquota del 22,5% (meno di 2 anni) o del 16% (da 2 a 4 anni). Inoltre, i crediti d’imposta sui dividendi incassati sono rimborsati dall’Amministrazione finanziaria direttamente agli investitori PEA su un conto in denaro collegato[42].

I PEP, piani di risparmio destinati alla previdenza individuale, attivabili fino al 24 settembre 2003, consistono nell’accreditamento di somme su conti creati ad hoc presso banche abilitate o società assicurative. Le somme versate devono essere investite in attività finanziarie a lungo termine (quote di fondi, titoli con capitalizzazione degli interessi, contratti assicurativi). I versamenti ai PEP possono essere effettuati nel limite di € 92.000 complessivi per persona (il doppio per un foyer fiscal). Il rimborso del capitale investito può avvenire sotto forma di capitale o di rendita vitalizia. In quest’ultimo caso il 25% dei versamenti effettuati è detraibile dall’imposta, allo stesso modo dei premi pagati sulle assicurazioni vita, ed entro gli stessi limiti previsti per i premi assicurativi. Il PEP viene chiuso in caso di decesso del risparmiatore o di prelievo effettuato entro due anni dall’apertura. Il reddito generato dagli investimenti è reinvestito sino a scadenza del PEP, in completa esenzione d’imposta, e il credito d’imposta sui dividendi spettanti nell’ambito del PEP viene rimborsato dall’Amministrazione finanziaria. Tali redditi sono però assoggettati a prelievo a titolo di contributi sociali (CRDS e CGS). I rimborsi del capitale investito, se effettuati dopo otto anni dall’inizio dei versamenti, sono esenti da imposte sul reddito. Nel corso degli otto anni, l’imposta sul reddito delle persone fisiche è dovuta all’aliquota del 35% (fino a 4 anni) o del 15% (da 4 a 7 anni).

I PRE sono piani di partecipazione dei dipendenti ai profitti dell’impresa[43]. Le somme spettanti ai dipendenti possono essere reinvestite in quote di SICAV o di FCP. Le somme che affluiscono ai PRE sono esenti da imposta sul reddito se non sono distribuite ai dipendenti prima di cinque anni. Allo stesso modo, l’esenzione si applica ai redditi conseguiti nell’investimento delle somme affluite al PRE, purché anch’essi siano indisponibili per il periodo di tre o cinque anni. Ciò permette che i crediti d’imposta sui dividendi possano essere richiesti a rimborso dai PRE.

Gli interessi derivanti da altri piani di risparmio (ad esempio Livret a livret jeune, CODEVI ed altri) sono esenti dall’imposta sul reddito delle persone fisiche e dalle imposte sociali, mentre gli interessi sugli schemi e piani di risparmio per l’acquisto di abitazioni (Comptes d’Epargne Legement - CEL, e Plans d’Epargne Legement - PEL) sono esenti dall’imposta sul reddito ma non dalle imposte sociali.


Gli adempimenti degli intermediari e dei contribuenti

Il ruolo degli intermediari e dei fondi in Francia è particolarmente rilevante, in relazione, da un lato, ai principi di neutralità e trasparenza adottati per il risparmio gestito, e, dall’altro, per l’applicazione diffusa del prelievo definitivo (PFL) nelle forme di investimento diretto.

Gli intermediari intervengono, nell’ambito della tassazione del risparmio, sia in veste di sostituti d’imposta, sia nella trasmissione di informazioni all’Amministrazione finanziaria. Come paying agents sono tenuti, per richiesta del risparmiatore, all’applicazione del PFL. Essi, inoltre, devono effettuare le ritenute sui dividendi distribuiti dagli OICR ai non residenti. Va peraltro ricordato che la ritenuta sui dividendi azionari, percepiti direttamente (senza cioè il filtro di un fondo) dai non residenti, è applicata dagli emittenti. Tutti gli intermediari che svolgono la funzione di paying agents (banche, OICR, assicurazioni, i gestori di PEA, PEP, PER) devono comunicare annualmente all’Amministrazione finanziaria le transazioni effettuate per conto dei clienti sia in Francia sia all’estero (si tratta del cd. relevé de coupon).



Stato di attuazione della direttiva europea in materia di interessi transfrontalieri.

L’articolo 24 della legge finanziaria 2003 ha recepito nell’ordinamento francese la direttiva europea in materia di interessi transfrontalieri. In particolare, è previsto, che l’agente pagatore trasmetta le informazioni fiscalmente rilevanti all’amministrazione finanziaria dello Stato membro di residenza del beneficiario (effettivo). La normativa si applica ai pagamenti di interessi effettuati dal 1° luglio 2005, e permetterà di rendere operativo lo scambio d’informazioni tra Francia e gli altri Stati membri nel primo semestre del 2006.



3) GERMANIA

Il sistema impositivo tedesco si caratterizza, in generale, per la piena neutralità del trattamento fiscale delle attività finanziarie: è estraneo all’ordinamento tedesco l’utilizzo della leva fiscale per il sostegno di particolari forme di investimento, quale fattore condizionante le scelte allocative del risparmio.

Il regime tributario del risparmio gestito dai fondi aperti si basa, come nei Paesi in precedenza analizzati, sul principio della trasparenza: il sistema non prevede, in principio, specifiche imposte a carico del fondo, essendo i proventi direttamente tassati in capo al sottoscrittore. Dato il principio di trasparenza adottato, il peso del fisco sui proventi del risparmio è ricavabile dalla disciplina generale per la tassazione delle attività finanziarie in capo alle persone fisiche, sia che queste ultime investano direttamente in titoli e in altri prodotti finanziari, sia che si rivolgano agli intermediari. La regola è l’applicazione del sistema di tassazione progressiva (Einkommensteur). Il risparmio, inoltre, è incentivato in Germania attraverso il riconoscimento di una generale esenzione a favore degli investitori persone fisiche residenti sui redditi di capitale. Non ci sono forme d’imposizione sostitutiva, largamente utilizzate invece nel nostro paese, anche se con riferimento agli interessi vi è un ampio il ricorso al sistema delle ritenute d’acconto.

Non vi è obbligo di applicazione della ritenuta per gli investimenti in titoli, inclusi quelli emessi da emittenti tedeschi, depositati presso banche estere. I proventi derivanti da tali investimenti, pur non essendo soggetti a ritenuta, devono essere tassati ordinariamente in sede di dichiarazione annuale. Ciò favorisce la delocalizzazione del risparmio presso intermediari esteri o filiali estere di banche tedesche.

Relativamente al trattamento fiscale dei proventi conseguiti da residenti che investono in fondi esteri, non sembra che l’ordinamento tedesco abbia riservato un trattamento di favore ai fondi esteri rispetto a quelli nazionali. Al contrario, trattamenti penalizzanti sono riservati per quei fondi esteri che non soddisfano determinati requisiti di “assimilabili” ai fondi tedeschi.

Il quadro normativo di riferimento è stato interessato da rilevanti cambiamenti introdotti con la recente riforma fiscale (Unternehmenssteuerreform), approvata definitivamente dal Bundestag nel luglio 2000 insieme alla legge di riduzione delle imposte (Steuerentlastungsgesetz 1999-2000-2002). La riforma ridisegna il sistema tributario tedesco specificamente in tre settori: l’imposta personale sul reddito, l’imposta sul reddito delle società, il regime di tassazione delle imprese non costituite in forma di società di capitali.


Tassazione degli investitori residenti su proventi di fonte interna

Relativamente alla tassazione dei redditi di capitale e delle plusvalenze per le persone fisiche, la recente riforma mantiene il principio dell’assoggettamento all’imposta personale progressiva. Rileva in tal senso notare che negli ultimi anni si è avuto un abbattimento graduale delle aliquote dell’imposta personale (Einkommensteuer[44]). In particolare, dal 2001 si è avuta la riduzione al 19,9% dell’aliquota relativa al primo scaglione e la riduzione al 48,5% dell’aliquota relativa all’ultimo scaglione di reddito. Per effetto di una proposta approvata dal Bundesrat, l’aliquota relativa all’ultimo scaglione è ridotta al 42% (per i redditi superiori a € 52.020) per il periodo d’imposta 2005.

Resta in ogni caso in vigore la sovraimposta di solidarietà pari al 5,5%[45]. Inoltre, permane il regime di esenzione (Freistellungsauftrag) generalizzato per i redditi di capitale (interessi e dividendi), pari a € 1.500 (€ 3.000 i coniugi); l’imposta si applica sul reddito eccedente tale soglia.

Gli interessi non sono normalmente soggetti a ritenuta, essendo tassati in sede di imposta personale progressiva (la Einkommensteuer). Tuttavia, una ritenuta a titolo d’acconto (la Kapitalertragsteuer) è applicata nella misura del 25% (aumentata al 26,38% dalla sovraimposta di solidarietà del 5,5%) sugli interessi da obbligazioni convertibili (Wandelanleihen), sulle profit sharing bonds (Gewinnobligationen) e prestiti con diritto di partecipazione agli utili (partirische Darlehen), e sul reddito derivante dai diritti di godimento (Genussrechte) a condizione che il proprietario non partecipi al surplus di liquidazione. L’imposta pagata a titolo d’acconto è deducibile dalla persona fisica residente in sede di tassazione personale, con diritto al rimborso dell’eccedenza.

La stessa forma di prelievo si applica ai redditi da partecipazioni del “tipico” socio accomandante (stiller Gesellschafter) in una impresa o attività commerciale. Una tipica società in accomandita semplice è equivalente infatti, da un punto di vista economico, ad un prestito con rendimento parametrato agli utili: il socio accomandante paga il suo contributo all’impresa e normalmente riceve una remunerazione variabile basata sui profitti. In sede di chiusura della società il socio accomandante non ha diritto a nessun incremento del valore dell’impresa. Una società in accomandita semplice è invece “atipica” se il socio partecipa ai profitti ed alle perdite della società ed ha diritto ad una partecipazione nell’aumento di valore dell’impresa. La società in accomandita semplice è trattata come una società di persone ordinaria ai fini fiscali.

Gli interessi pagati da banche e gli interessi pagati su determinate obbligazioni a residenti, incluse le obbligazioni societarie e di Stato, sono soggetti ad un’altra ritenuta, a titolo definitivo (Zinsabschlag) con aliquota più elevata del 30% (aumentata al 31,65% dal 5,5% di sovraimposta di solidarietà). In questo caso, poiché l’interesse ha scontato una ritenuta a titolo d’imposta, non dovrà essere considerato nel reddito personale dell’investitore da dichiarare in sede di Einkommensteuer. Nessuna ritenuta opera in riferimento agli interessi derivanti da “zero coupon bonds”, i quali sono tassati al momento della loro scadenza o cessione, e non periodicamente. Inoltre, una particolare categoria di operazioni finanziarie, denominate “transazioni anonime fuori Borsa” (anonyme Tafelgeschäfte), sono soggette ad una ritenuta, sempre definitiva, ad aliquota del 35% (aumentata al 36,93% dalla sovraimposta di solidarietà). Per “transazioni anonime fuori Borsa” si indica la corresponsione di interessi su una cedola di obbligazioni al portatore (per esempio obbligazioni societarie o di Stato), nel caso in cui tali interessi non siano accreditati su un conto di una banca estera o di una istituzione finanziaria estera e nel caso in cui la custodia delle obbligazioni non sia presso il debitore, presso una banca tedesca o un’istituzione finanziaria tedesca. Vale anche in questo caso la non imponibilità del reddito percepito dall’individuo nell’imposta personale progressiva.

Il regime impositivo dei dividendi rappresenta una delle novità più rilevanti della riforma. Si prevede, infatti, un regime che tende a tassare gli utili esclusivamente in capo alla società, eliminando una serie di intrecci tra fiscalità d’impresa e fiscalità dei suoi soci che potevano determinare in precedenza fenomeni elusivi e arbitraggi fiscali[46]. Il nuovo sistema di tassazione si ispira al principio della “participation exemption”, che si fonda sull’eliminazione del meccanismo del credito d’imposta e sull’adozione di un sistema di imposizione parziale per gli utili percepiti dal socio nella misura del 50%[47]. L’eliminazione del credito d’imposta, che trasforma il prelievo in capo alla società in prelievo definitivo, ha la finalità di eliminare il problema della doppia imposizione internazionale.

In base all’attuale regime solamente il 50% dei dividendi distribuiti agli azionisti persone fisiche residenti sono tassati (sistema del reddito dimezzato) indipendentemente dal grado di partecipazione, dal periodo di detenzione o dall’attività della società. Conseguentemente, solo il 50% delle spese connesse ai dividendi è deducibile. I dividendi pagati in azioni, originate per effetto di un aumento di capitale dagli utili non distribuiti, sono esenti in capo all’azionista. Tuttavia, un successivo rimborso del nuovo capitale viene tassato come reddito da dividendi. I redditi da diritti di partecipazione ai profitti delle società (Genussrechte), anche in assenza di un apporto di capitale, sono trattati come dividendi, purché il proprietario abbia anche il diritto di partecipare alla ripartizione del capitale residuo in sede di liquidazione della società (diritti di partecipazione non deducibili). In quest’ultima ipotesi, il reddito da diritti di partecipazione ai profitti delle società (diritti di partecipazione deducibili) pur in assenza di un apporto di capitale è trattato come interesse cioè l’ammontare pagato è deducibile per la società, così non è soggetto all’imposta sui redditi societari e al credito d’imposta né al sistema del reddito dimezzato.

I dividendi distribuiti agli azionisti persone giuridiche sono di norma esenti, indipendentemente dal grado di partecipazione e dal periodo di detenzione. Una somma forfetaria pari al 5% dei dividendi viene aggiunta al reddito imponibile a titolo di spese aziendali non deducibili. Non occorre rispettare condizioni particolari relative all’attività (i dividendi sulle azioni detenute dalle banche, dalle istituzioni di servizi finanziari e dalle società finanziarie per fini commerciali non sono esenti).

Al momento della distribuzione all’azionista, i dividendi le altre distribuzioni di profitti pagati da società residenti (AG, GmbH, KGaA) sono soggetti a ritenuta (Kapitalertragsteuer) con aliquota del 20% aumentata al 21,1% dalla sovraimposta di solidarietà del 5,5%; questa aliquota si applica dal 1° gennaio 2002[48]. Ai pagamenti relativi ai diritti di partecipazione agli utili in assenza di apporto di capitale (Genussrechte) si applicano le stesse norme, a condizione che il proprietario abbia anche il diritto di partecipare alla ripartizione del capitale risultante in sede di liquidazione della società (diritti di godimento non deducibili). Le ritenute sui dividendi sono deducibili dall’imposta sui redditi dovuta a titolo definitivo dalla persona fisica residente. Ogni credito in eccesso è rimborsabile. In base al sistema del reddito dimezzato, le ritenute sono totalmente deducibili sebbene soltanto il 50% delle ritenute sui dividendi siano state incluse nel reddito imponibile.

leggefiscofinanza
Wednesday, May 18, 2005 2:31 PM
Questa disciplina ha ispirato la riforma Tremonti del 2003 nel definire il regime della nuova imposta societaria, l’IRES[49], con la differenza che l’esenzione parziale opera nella misura del 60%, anziché del 50[50]. Indicativo al riguardo, è che il nuovo regime sull’imposizione societaria adottato in Germania ha determinato una drastica riduzione di gettito per l’erario[51]. L’abbassamento delle aliquote della Korperschaftsteuer sugli utili distribuiti non è stato, infatti, pienamente compensato dal gettito derivante dalla tassazione dei dividendi in capo ai singoli soci[52]. In particolare, in seguito alla riforma societaria, le società hanno potuto conservare i crediti d’imposta maturati, potendoli compensare con il debito d’imposta e richiedendo il rimborso dell’eventuale eccedenza. Per ragioni di gettito, si è stabilito un periodo di moratoria (dall’11 aprile 2003 al 31 dicembre 2005) nel quale i rimborsi non saranno erogati. Al termine di tale periodo i rimborsi verranno erogati, ma in rate annuali costanti, con scadenza fissata nel 2019[53].

La nuova disciplina dei dividendi, ha, inoltre, influenzato il regime di tassazione delle plusvalenze su partecipazioni societarie. Il principio della participation exemption, è stato, infatti, esteso anche alle plusvalenze (e per simmetria alle minusvalenze) che divengono perciò fiscalmente irrilevanti[54]. Ne deriva, a decorrere dal 2002 l’esenzione dei capital gains derivanti dalla cessione infrasocietaria di partecipazioni societarie; tuttavia, anche al fine di prevenire possibili abusi, l’esenzione è subordinata ad alcune condizioni, tra cui il possesso ininterrotto della partecipazione per almeno un anno. Esenti sono anche i capital gains realizzati da persone fisiche mediante la cessione di partecipazioni non qualificate possedute per almeno un anno: a tal fine, la soglia al di sopra della quale una partecipazione è considerata qualificata è stata ridotta dal 10% all’1% del capitale sociale dal periodo d’imposta 2002[55]. Nei casi in cui la cessione è imponibile, si applica il sistema della tassazione parziale (50%) come nel caso dei dividendi.



Tassazione dei dividendi e degli interessi di fonte estera percepiti da persone fisiche residenti

I redditi di fonte estera, inclusi i dividendi (anche presunti) e gli interessi, al lordo delle imposte pagate all’estero, sono inclusi nel reddito imponibile delle persone fisiche residenti. Ai dividendi percepiti dalle persone fisiche residenti da società non residenti si applica il sistema del reddito dimezzato, secondo le regole in precedenza analizzate. Le plusvalenze di fonte estera sono generalmente tassate come quelle di fonte domestica.

Alcuni sgravi fiscali sono previsti per attenuare gli effetti della doppia imposizione internazionale, anche nel caso in cui nessun trattato vi sia tra la Germania ed il Paese da cui i redditi esteri derivano. In particolare, gli sgravi consistono in una detrazione diretta delle imposte estere dalla imposta tedesca sui redditi, a condizione che l’imposta estera dovuta sia a titolo definitivo (vale a dire non più soggetta a riduzione nel paese della fonte), e che l’imposta estera si atteggi in modo simile all’imposta sul reddito tedesca. Il credito d’imposta è concesso per l’importo totale dell’imposta estera indipendentemente dal fatto che i dividendi siano totalmente imponibili o meno, ovvero tassati in base al sistema del reddito dimezzato. Per essere detratta l’imposta estera deve un’imposta a titolo definitivo, cioè non più soggetta a riduzione nel paese della fonte. La detrazione d’imposta è limitata all’imposta tedesca che sarebbe dovuta sul reddito estero, vale a dire la parte di imposta tedesca che corrisponde al rapporto tra reddito di fonte estera e reddito imponibile complessivo, incluso il reddito di fonte interna. Il credito per le imposte pagate all’estero varia secondo il Paese; inoltre, i crediti in eccesso non possono essere utilizzati nei successivi periodi fiscali.

Con particolare riferimento ai redditi prodotti in Italia, la Convenzione e Protocollo del 18 ottobre 1989 statuisce che dividendi ed interessi vengano inclusi nel reddito tassabile, ma è riconosciuto un credito per l’imposta italiana applicata agli stessi[56].



Tassazione delle persone fisiche non residenti

Una persona fisica è considerata non residente se il suo domicilio o il luogo di residenza non è in Germania. I non residenti sono soggetti ad una tassazione limitata, essendo soggetti ad imposta solamente sulle categorie di reddito di fonte tedesca elencate nella legge (principio di tipicità). Altro caso è quello dei cittadini tedeschi emigranti in Paesi con aliquote di imposta più basse o che non stabiliscano la residenza nel Paese di produzione del reddito: nel caso essi mantengano sostanziali interessi economici in Germania, possono rimanere soggetti passivi d’imposta con riferimento ai redditi di fonte tedesca (non solamente quelli elencati nella legge).

I capital gains realizzati dalle persone fisiche non residenti tramite la vendita di azioni od obbligazioni non sono soggetti a tassazione, salvo che le azioni od obbligazioni siano possedute come beni di un’impresa con stabile organizzazione in Germania, ovvero i profitti siano determinati con vendita privata delle azioni o obbligazioni entro un anno dalla loro acquisizione, o i profitti (non compresi nel primo o nel secondo caso) siano realizzati tramite la vendita di azioni di una società residente di cui l’azionista possiede (o ha posseduto per qualche tempo nei 5 anni precedenti) direttamente o indirettamente un “interesse sostanziale”. In questi casi i capital gains sono tassati come reddito ordinario. Tuttavia se i profitti derivano da azioni di società residenti, questi sono assoggettati al sistema del reddito dimezzato, secondo cui essi sono tassati solo per il 50% indipendentemente dall’entità o dal periodo della partecipazione, o dall’attività della società. Di conseguenza, solo il 50% delle spese connesse alle azioni è deducibile.

Per i dividendi e gli interessi corrisposti da una stabile organizzazione tedesca di un non residente, vale la regola secondo cui essi siano parte dei profitti d’impresa della stabile organizzazione e siano dunque tassati in modo ordinario: per l’investitore l’imposta ritenuta è detratta dall’imposta dovuta, altrimenti la ritenuta è a titolo definitivo[57].

In particolare, dal 1° gennaio 2002, i dividendi e le altre distribuzioni di profitti effettuate da società residenti (AG, KGaA, GmbH) a non residenti sono soggetti a ritenuta (Kapitalertragsteuer) ad aliquota del 20%, aumentata al 21,1% dalla sovraimposta di solidarietà del 5,5%. I redditi da diritti di partecipazione agli utili in assenza di apporto di capitale (Genussrechte), sono soggetti ad imposta in Germania se l’agente pagatore è ivi residente. Inoltre, se il possessore non partecipa al surplus di liquidazione, i redditi da tali diritti sono soggetti ad imposta in Germania anche se il capitale è garantito direttamente o indirettamente da ipoteca su immobile tedesco o su una imbarcazione registrata nel registro navale tedesco. Nel primo caso il reddito è soggetto anche all’imposta sui redditi societari in capo al soggetto erogatore di dividendi nello stesso modo dei dividendi. Il reddito derivante dai diritti di godimento che permettono al proprietario di partecipare al surplus di liquidazione (diritti di godimento non deducibili) è soggetto alla ritenuta alla fonte nella stessa misura dei dividendi. Il reddito derivante dai diritti di godimento che non permettono al proprietario di partecipare al surplus di liquidazione (diritti di godimento deducibili) è soggetto ad una ritenuta del 25%, aumentata al 26,38% dalla sovrattassa di solidarietà del 5,5%.

All’atto della distribuzione, secondo il vigente regime, solo il 50% dei dividendi viene tassato in capo all’individuo non residente (sistema del reddito dimezzato). Se i dividendi derivano da una stabile organizzazione tedesca di un soggetto non residente, le ritenute ad essi applicate sono detraibili del debito d’imposta connesso alla stabile organizzazione; negli altri casi la ritenuta è a titolo definitivo. I dividendi pagati in azioni derivanti da utili non distribuiti beneficiano dell’esenzione in capo agli azionisti. Tuttavia, un successivo rimborso del nuovo capitale viene tassato come reddito da dividendi.

Circa gli interessi percepiti da non residenti, vale, in genere, l’esenzione salvo si tratti di obbligazioni convertibili o profit sharing bonds, per le quali si applicano le medesime norme già analizzare con riferimento ai residenti. In particolare, gli interessi sulle obbligazioni convertibili (Wandelanleihen), le obbligazioni con rendimenti parametrati agli utili (Gewinnobligationen) o mutui con diritto di partecipazione agli utili (partiarische Darlehen) sono soggetti a ritenuta a titolo definitivo (Kapitalertragsteuer) ad aliquota del 25%, aumentata al 26,38% dalla sovraimposta di solidarietà del 5,5%. L’imposta va a insistere sul reddito lordo: non è ammessa quindi la deduzione delle spese relative. I redditi da partecipazione di un tipico socio accomandante in una impresa o attività commerciale (Beteiligung an einem Handelsgewerbe als siller Gesellschafter) sono soggetti ad imposta in Germania se il pagatore è residente in Germania. Tali redditi sono soggetti a ritenuta nello stesso modo degli interessi su obbligazioni convertibili. Le operazioni anonime fuori borsa (anonyme Tafelgeschäfte) sono soggette a ritenuta a titolo definitivo (Zinsabschlag) ad aliquota del 35%, aumentata al 36,92% dalla sovraimposta di solidarietà del 5,5%. L’imposta è ritenuta sui redditi lordi cioè senza la deduzione delle spese relative. La ritenuta sugli interessi bancari ordinari non si applica ai non residenti.

Va notato che, ai sensi di alcune convenzioni contro le doppie imposizioni, gli interessi possono essere assimilati a dividendi, in modo da poter applicare la ritenuta fiscale ridotta per i dividendi. Inoltre, i trattati stipulati dalla Germania spesso prevedono ritenute ad aliquote speciali con riferimento al reddito di soci dormienti o da obbligazioni convertibili o parametrate agli utili; in altri, la Germania ha facoltà di applicare l’aliquota nazionale. In generale se gli interessi pagati ai non residenti sono collegati con una stabile organizzazione tedesca dello stesso, questi sono parte dei profitti d’impresa della stabile organizzazione e sono tassati in modo ordinario, ogni imposta ritenuta è detraibile dall’imposta applicata; in caso contrario, la ritenuta è a titolo definitivo. Il reddito imponibile è calcolato come la differenza tra il reddito lordo e le spese relative. Le deduzioni personali e altri benefici previsti per i residenti, come le deduzioni di perdite e la possibilità di riportare a nuovo le perdite, non sono generalmente applicate ai non residenti. L’aliquota d’imposta si attesta in generale al livello applicato ai contribuenti residenti, vale a dire intorno al 25% (cui va aggiunta in ogni caso la sovraimposta di solidarietà del 5,5%). Le persone fisiche non residenti devono presentare una dichiarazione dei redditi per ogni periodo d’imposta e successivamente ricevono un accertamento dall’amministrazione finanziaria. Ogni ritenuta applicata sui dividendi, interessi, e altri redditi, è detratta dall’imposta dovuta.

Se la convenzione contro la doppia imposizione prevede una riduzione dell’aliquota interna della ritenuta, il pagatore deve applicare la ritenuta alla fonte senza considerare la riduzione imposta dalla convenzione, e il ricevente il reddito deve richiedere un rimborso della ritenuta in eccesso (procedura di rimborso - Erstattungsverfahren). L’immediata applicazione dell’aliquota prevista la convenzione (Freistellungsverfahren) in base al sistema del certificato di residenza non è possibile nel caso di dividendi ed interessi pagati a persone fisiche.

Con particolare riferimento alle imposte tedesche dovute da persone fisiche residenti in Italia, il Trattato e Protocollo del 18 ottobre 1989 prevede che per i dividendi distribuiti in denaro e in natura si applichi la Kapitalertragsteuer nella misura del 15%[58]; nessuna imposta è operata per i dividendi distribuiti sotto forma di azioni. Lo stesso trattamento vale per le riserve societarie distribuite sotto forma di azioni. Circa gli interessi, non si applicano in genere imposte[59], salvo si tratti di interessi da mutui ipotecari (imposta sul reddito accertato del 10%, Einkommensteuer) e da obbligazioni convertibili (ritenuta del 10% Kapitalertragsteuer)[60]. Per le obbligazioni con rendimento parametrato all’utile valgono le stesse regole già viste per i non residenti in generale (ritenuta del 26,38%)[61]. La ritenuta è del 10% (Zinsabschlag) sulle transazioni anonime fuori borsa.

La tassazione degli OICR

Le principali tipologie di fondi comuni sono riconducibili a: fondi comuni mobiliari di investimento aperti; fondi comuni mobiliari di investimento chiusi; Spezialfonds[62]. Gli Spezialfonds gestiscono una quota elevata del totale del portafoglio in mano ai fondi: essi costituiscono una forma delegata di gestione dei fondi pensione aziendali e delle disponibilità finanziarie delle imprese commerciali. Le SGR tedesche non godono di particolari agevolazioni fiscali, essendo tassate secondo l’ordinario regime societario (e quindi con l’applicazione della Korperschaftsteuer)

I fondi comuni di tipo aperto sono la forma più diffusa di OICR in Germania. Soltanto dal 1° aprile 1998, l’ordinamento tedesco ha ammesso, infatti, la costituzione di fondi comuni di tipo chiuso. Questi ultimi devono essere costituiti in forma di società di capitali: ne consegue che sono trattati come tali sotto il profilo fiscale. I fondi aperti, sono anch’essi considerati, ai fini fiscali, soggetti passivi d’imposta, ma essendo privi di personalità giuridica, sono esenti dall’imposta sulle società (Korperschaftsteuer - KST) e dalla tassa sulle attività produttive (Gewerbesteuer[63]). Sono trattati, pertanto, come soggetti trasparenti sia nel caso di accumulo sia nel caso di distribuzione dei redditi da essi generati. Ai fondi è in ogni caso concesso di dedurre dai proventi percepiti i costi sostenuti per il conseguimento dei risultati di gestione. E’ evidente che tale regime favorisce, anche in termini di competitività finanziaria, i fondi comuni di tipo aperto.

I fondi sono, di norma, esenti da ritenute sugli interessi e i dividendi percepiti in Germania. La non applicazione delle ritenute a loro carico è condizionata alla presentazione di un’apposita dichiarazione alle autorità competenti, in cui viene specificato lo “status” di fondo comune. In alternativa all’esenzione (pratica regolarmente seguita dai fondi), è prevista la possibilità di chiedere un rimborso per l’imposta subita. Un regime particolare viene applicato per il credito d’imposta relativo ai dividendi erogati da società tedesche ai fondi comuni. In particolare, al fondo viene rimborsata integralmente l’imposta sui redditi pagata dalla società erogante; il fondo trattiene successivamente l’imposta rimborsata in proporzione all’ammontare di dividendi che sono erogati ai sottoscrittori, ai quali sarà a loro volta riconosciuto il credito d’imposta per la quota di dividendi percepiti.

I capital gains conseguiti dai fondi non sono imponibili: per le persone fisiche i capital gains si considerano in ogni caso speculativi (e quindi tassati, anche se parzialmente al 50%) se realizzati su un’attività finanziaria detenuta per periodi sotto l’anno, mentre per i fondi, e conseguentemente per il sottoscrittore, non si applica tale presunzione.

Le scelte allocative dei fondi in attività estere sono condizionate dal regime di rimborso delle ritenute subite. L’assimilazione dei fondi comuni tedeschi alle persone fisiche, per quanto riguarda l’applicabilità dei trattati internazionali, è una questione fortemente dibattuta tra le Amministrazioni finanziarie dei vari paesi. I fondi aperti tedeschi, oltre a non avere personalità giuridica, non sono “fiscalmente trasparenti” in senso proprio; conseguentemente, l’ammissione dei fondi alle agevolazioni concesse dai trattati alle persone fisiche diviene un elemento di distorsione sia nell’ambito della tassazione internazionale delle attività finanziarie, sia per lo stesso sistema tributario tedesco. La riduzione o il rimborso delle ritenute subite dal fondo non è prevista nei trattati internazionali, con l’eccezione di uno specifico trattato intercorrente tra Germania e Francia[64].

La tassazione degli investitori in fondi comuni dipende dalla tipologia dei proventi conseguiti e dalla natura del fondo. I fondi di tipo chiuso sono costituiti in forma di società di capitali: conseguentemente, i proventi distribuiti da essi sono considerati dividendi e assoggettati alle regole di tassazione previste per tale tipologia di redditi. Diverse considerazioni valgono per i fondi comuni di tipo aperto. Nonostante la filosofia di base sia di rendere equivalente, in capo all’investitore, la tassazione dei proventi derivanti dall’investimento diretto in titoli con quella dei proventi ottenuti con investimento indiretto (tramite un fondo), permangono alcune divergenze rilevanti[65]. Inoltre, la possibilità di dedurre dal risultato di gestione i costi amministrativi sostenuti dal fondo, concorre, di fatto, a ridurre la base imponibile in capo al sottoscrittore anche con riferimento a proventi (quali gli interessi) che se percepiti in altra forma (ad esempio nelle gestioni patrimoniali) sono tassati al lordo delle spese.

Come negli altri ordinamenti presi in esame, la tassazione sui proventi originati dal fondo dipende sia dalla residenza fiscale del percettore sia dalla “residenza fiscale” del fondo.



La tassazione degli investitori tedeschi in OICR esteri

Il trattamento fiscale dei proventi erogati da un fondo comune di diritto estero e percepiti da persone fisiche residenti in Germania (secondo quanto stabilito dalla AuslInvestmGesetz - legge che disciplina i fondi di diritto estero), varia a seconda che il fondo sia classificato quale fondo di livello alto, medio o basso[66]. Il trattamento fiscale più conveniente è destinato ai fondi di alto livello, dato che per questi fondi vi è, dal punto di vista fiscale, una sostanziale assimilazione ai fondi di diritto tedesco di tipo aperto; trattamenti progressivamente meno favorevoli sono riservati, rispettivamente, ai fondi di medio e di basso livello[67].

Per ottenere la “qualifica” di fondo di alto livello, devono essere soddisfare una serie di caratteristiche fissate tassativamente dalla legge, tra le quali è richiesto che il fondo sia registrato presso l’autorità di vigilanza del sistema bancario federale (Bundesaufsichtsamt für das kreditwesen), ovvero sia quotato su un mercato regolamentato tedesco, e sia dotato di un rappresentante fiscale in Germania. È inoltre richiesto, ai fini della qualifica di “alto livello”, che il fondo pubblichi un apposito prospetto informativo fiscale per ogni distribuzione e per i proventi accumulati. Agli stessi fini il fondo è tenuto a calcolare e pubblicare gli interim profits su base giornaliera, nonché a trasmettere al Bundesamt für Finanzen alcuni prospetti informativi rilevanti ai fini fiscali, tra cui quello indicante la composizione dei proventi distribuiti o capitalizzati.

In assenza di tali requisiti, i fondi esteri sono considerati di medio livello a condizione che abbiano un rappresentante fiscale in Germania, producano la documentazione necessaria ad evidenziare il reddito imponibile e trasmettano tale documentazione alle autorità tedesche. In assenza di tali condizioni, i fondi sono considerati di basso livello.

In capo all’investitore tedesco, il sistema di tassazione sia dei proventi distribuiti dai fondi di alto livello sia di quelli dagli stessi capitalizzati è sostanzialmente identico a quello previsto per i fondi di diritto tedesco; tale equiparazione scaturisce dalla volontà del legislatore di non influenzare le scelte di allocazione del risparmio, per mezzo di discriminazioni di trattamento fiscale. La tassazione dei proventi percepiti attraverso fondi di medio livello è simile a quella prevista per quelli di alto livello. Una rilevante differenza è rappresentata dalla circostanza che, diversamente da quanto accade nei fondi di alto livello, per gli investitori in quelli di medio livello è prevista la tassazione di tutti i capital gains realizzati dal fondo.

Maggiormente penalizzato è il risparmio in fondi esteri di basso livello: in questi casi la tassazione è basata su un reddito fittizio o presunto. In questi casi, essa colpisce l’investitore tedesco sull’intero ammontare effettivamente erogato a cui viene sommato il 90% dell’incremento del valore di riscatto della quota calcolato per l’intero anno solare; in ogni caso, la base imponibile minima è costituita dal 10% dell’ultimo valore di riscatto/mercato della quota rilevato nell’arco dell’anno solare. Nel caso di cessione o riscatto delle quote di questi fondi esteri, si applica una presunzione di redditività per un ammontare pari al 20% del valore di riscatto o del prezzo di vendita della quota.


Ulteriori penalizzazioni per i fondi esteri sussistono relativamente al trattamento dei crediti d’imposta. A differenza di quanto avviene per quelli tedeschi, i fondi esteri non possono trasferire agli investitori tedeschi i crediti d’imposta sui proventi ricevuti. Ciò comporta che un investitore tedesco è fortemente penalizzato qualora detenga azioni di società tedesche per mezzo di un fondo comune estero. Infatti, in questo caso, l’investitore tedesco non può recuperare il credito d’imposta al quale avrebbe altrimenti diritto in caso di investimento diretto o tramite un fondo tedesco.

La distribuzione di interessi e dividendi derivanti da fondi esteri di alto livello è soggetta a ritenuta d’acconto del 31,65% (incluso il contributo di solidarietà del 5,5%). La medesima ritenuta deve essere operata anche sui capital gains, qualora la distribuzione dei proventi deriva da fondi di medio e basso livello[68]. Diversamente da quanto stabilito per i fondi di diritto tedesco, non è prevista l’applicazione di alcuna ritenuta per i proventi capitalizzati dai fondi esteri.



La tassazione degli investitori non residenti in fondi aperti tedeschi

I proventi (interessi e dividendi) distribuiti a non residenti sono, di norma, tassati nel Paese di residenza dell’investitore, salvo per la ritenuta eventualmente applicata in Germania.

I proventi distribuiti a non residenti sotto forma di interessi non sono soggetti a prelievo alla fonte. Viceversa, sui dividendi è applicata, in aggiunta al prelievo dell’imposta societaria a carico dell’impresa emittente, una ritenuta alla fonte pari al 26,37%[69]. Rimane ferma la possibilità, per l’investitore non residente, di richiedere l’applicazione di un trattato contro le doppie imposizioni ai fini del rimborso della maggiore ritenuta subita, facendo apposita istanza all’Amministrazione finanziaria tedesca. La minore ritenuta prevista dai trattati è, nella maggior parte dei casi, pari al 15%.

I crediti d’imposta del fondo tedesco non possono essere trasferiti a favore degli investitori non residenti. Ciò avviene in considerazione del fatto che il trasferimento del credito d’imposta può essere effettuato solo nei confronti di investitori soggetti alla normativa fiscale tedesca illimitatamente (vale a dire per tutti i redditi percepiti) e non anche nei confronti di quegli investitori (i non residenti) soggetti all’imposizione fiscale tedesca limitatamente a talune categorie di reddito.

Non vi è tassazione dei capital gains speculativi realizzati dalla vendita o dal riscatto di quote del fondo.


Gli adempimenti degli intermediari

Nonostante i fondi residenti siano esenti da imposte, la società di gestione ha l’obbligo di presentare alcune dichiarazioni d’imposta per conto del fondo stesso. Il gestore del fondo si occupa, di norma, sia del riversamento del credito d’imposta ricevuto dal fondo sui dividendi erogati da imprese tedesche (siano essi successivamente distribuiti agli investitori o accumulati dal fondo), sia del versamento delle ritenute sugli interessi non distribuiti. Il fondo deve notificare ai propri sottoscrittori l’ammontare e la composizione dei redditi tassabili. La notifica (che indica i proventi per singola quota di fondo) deve specificare, tra l’altro: l’ammontare della distribuzione, la quota di capital gains distribuiti, la quota di dividendi distribuiti, il credito relativo all’imposta societaria tedesca, l’ammontare dei redditi di fonte estera distribuiti ed esenti sulla base di trattati internazionali, l’ammontare dei redditi di fonte estera distribuiti ed assoggettati a ritenuta all’estero.

Relativamente ai proventi erogati dai fondi tedeschi, gli obblighi di ritenuta fanno capo alla banca tedesca (custodian bank) nel caso di distribuzione di interessi e nell’eventualità in cui il sottoscrittore ceda o riscatti la quota del fondo; in tale ultimo caso l’intermediario tedesco applica una ritenuta del 31,65% (inclusiva della sovraimposta di solidarietà del 5,5%) sugli interim profits sulla base delle informazioni pubblicate dal fondo.

I proventi delle gestioni patrimoniali e degli altri investimenti diretti sono soggetti a prelievo alla fonte (pari al 31,65%) sugli interessi a cura dei paying agents (le banche): queste rilasciano all’investitore un certificato del prelievo effettuato, ai fini della detraibi-lità, in sede di dichiarazione dei redditi, delle somme già prelevate. La ritenuta sui dividendi azionari (pari al 26,37%) è invece prelevata direttamente dagli emittenti. Come segnalato, gli investitori residenti possono fruire di un plafond annuo di esenzione sui redditi di capitale di € 3.119. L’investitore, attraverso un’autodichiarazione (Freistellungsauftrag), può richiedere alle banche tedesche la non applicazione della ritenuta d’acconto. Il plafond di esenzione può essere distribuito su più banche. Al fine di evitare indebite esenzioni è previsto che ciascuna banca abbia l’obbligo di segnalare all’Amministrazione fiscale il nominativo dell’investitore e l’ammontare di plafond che questi ha presentato (non anche l’ammontare dei proventi percepiti in esenzione).

leggefiscofinanza
Wednesday, May 18, 2005 2:36 PM
4) LUSSEMBURGO

In Lussemburgo, come per la Francia e la Germania, la tassazione delle attività finanziarie è improntata a criteri di ‘trasparenza’ e di ‘neutralità’ che parificano, sotto il profilo fiscale, gli investimenti direttamente effettuati da investitori privati a quelli effettuati tramite intermediario. L’imposizione avviene, infatti, sempre in capo all’investitore e in accordo al principio di cassa. In aggiunta, un regime fiscale privilegiato esiste per le società di gestione che amministrano i fondi comuni. Ad esse è, infatti, accordata l’esenzione degli utili dall’imposizione sul reddito d’impresa prodotto in Lussemburgo (esente è anche la controllante residente in altri Paesi europei). Il risparmio gestito, infatti, ha fruito da sempre in Lussemburgo di particolari incentivi di carattere tributario, che si sostanziano prevalentemente in specifiche agevolazioni per gli investimenti effettuati da non residenti, che hanno reso questo Paese una delle maggiori piazze finanziarie europee.

Da rilevare è che i residenti lussemburghesi non abbiano vantaggi di tipo tributario che possano far preferire un investimento in OICR ad uno diretto in titoli, poiché gli OICR sono gravati da una tassa sul patrimonio gestito (taxe d’abonnement). È piuttosto l’organizzazione degli OICR (banca depositaria, società di gestione, fondo) che è influenzata dalla variabile fiscale, dato il favor (nella specie, esenzione dalle imposte dirette) che è concesso alle società di gestione che amministrano un solo fondo. L’esenzione accordata a queste società è utilizzata dai conglomerati finanziari internazionali che, insieme alle altre disposizioni particolarmente vantaggiosi presenti in Lussemburgo per i non residenti e alle norme sulla tassazione dei dividendi introdotte dalla direttiva “madre-figlia” per i paesi UE, beneficiano di un regime fiscale privilegiato. Gli utili provenienti dall’attività di gestione dei fondi, incassati sotto forma di commissioni di gestione, sono, infatti, esenti (o quasi) da imposte sul reddito d’impresa in Lussemburgo e non sono tassati nemmeno in capo all’impresa controllante localizzata in un altro Paese europeo. Sulla base di queste considerazioni, i maggiori operatori finanziari hanno convenienza a costituire in questo Paese società di gestione di fondi. Questo spiega perché l’ingente patrimonio gestito dagli OICR lussemburghesi proviene, per la gran parte, da investitori non residenti.

Il sistema fiscale lussemburghese è stato interessato nel 2002 da un’importante riforma che ha ridisegnato sia l’imposta delle persone fisiche sia la tassazione societaria, ispirata al modello della “participation exemption”. Circa la tassazione delle attività finanziarie, la riforma si è incentrata principalmente sul livello delle ritenute e delle soglie di esenzione personali. Le principali fonti giuridiche in tema di imposizione finanziaria sono la Legge generale sulle imposte del 1937 e successive modificazioni (Loi générale des impots), la Legge sull’imposta di capitale del 1971 e successive modificazioni (Loi sur le droit d’apport), la Legge sul reddito delle società del 1967 e successive modificazioni (Loi impot sur le revenu des collectivites), e per la tassazione degli UCITS la Legge 30 marzo 1988 recentemente modificata dalla Legge 20 dicembre 2002.


Trattamento fiscale di interessi, capital gains, dividendi percepiti da persone fisiche residenti

L’ordinamento lussemburghese, a differenza di quello italiano, non prevede un sistema generalizzato di ritenute alla fonte, poiché gli interessi percepiti da soggetti residenti rientrano di norma nel reddito imponibile dell’imposta personale progressiva[70]. Costituiscono eccezione a tale regola, gli interessi dei profit sharing bonds, per i quali è prevista, in modo analogo ai dividendi, l’applicazione di una ritenuta a titolo d’acconto del 20% (Retenue d’impot sur les revenus des capitaux)[71]. La ritenuta non si applica, tuttavia, se gli interessi sono erogati da una holding lussemburghese o da una società d’investimento residente. Generalmente esenti da imposta sono anche i titoli del debito pubblico.

Vale, in ogni caso, una soglia di esenzione, che opera per tutti i redditi di capitale (quindi anche per gli interessi) che concorrono nell’imponibile dell’imposta personale, pari a € 1.500 per il contribuente single (€ 3.000 per un nucleo familiare); l’imposta è applicata per la parte eccedente tale soglia.

Il trattamento degli interessi derivanti da depositi e conti correnti, segue le stesse regole viste con riferimento alle obbligazioni, inclusa l’esenzione.

I dividendi, al pari degli interessi, sono assoggettati all’imposta personale progressiva, e scontano all’atto della loro distribuzione una ritenuta, a titolo d’acconto, del 20%. La ritenuta concorre a formare un credito a fronte dell’imposta dovuta in sede di tassazione personale, ed è rimborsabile per l’eccedenza. La ritenuta non opera però nel caso di dividendi pagati in azioni e per i pagamenti di liquidazione, nonché per gli utili distribuiti da una holding lussemburghese o da una società d’investimento. Inoltre, al fine di attenuare il fenomeno della doppia tassazione in capo alla società e al socio, il sistema fiscale lussemburghese prevede che il 50% dei dividendi, se erogati da una società assoggettata ad imposta sul reddito con aliquota ordinaria, non sia imponibile. Alcuna imposta è dovuta, se l’ammontare degli utili percepiti non supera la soglia di esenzione già vista con riferimento agli interessi (€ 1.500; € 3.000 per nucleo familiare). Inoltre, le persone fisiche residenti beneficiano di una deduzione sui certificati d’investimento a lungo termine emessi dalla SNCI (Société Nationale de Crédit et d’Investissement) o azioni costituenti apporti in denaro contante di società residenti imponibili in pieno che esercitano attività commerciali, industriali, minerarie o di artigianato o di un OICVM che, nel suo atto costitutivo, contempli l’obbligo di investire più del 50% del portafoglio in valori o diritti di società indicate in precedenza. La deduzione è condizionata al mantenimento dell’investimento per almeno 4 anni successivi all’acquisto dei titoli, e ed è in ogni caso limitato a € 1.500 (il doppio per le coppie sposate). Il medesimo trattamento è riservato agli acquisti in titoli di imprese di nuova costituzione, titoli di società residenti attive nel settore audiovisivo, o imprese innovative che investono in nuove linee di prodotti o in nuove tecnologie.

Accanto a tali misure vi è la possibilità di dedurre, dal reddito da attività finanziarie, gli interessi passivi pagati sui debiti contratti per acquistare i titoli: è questa una caratteristica del tutto peculiare nello scenario europeo. Il limite massimo annuo di deducibilità è pari a € 2.500 (incrementabile della stessa cifra per il coniuge e per ogni figlio minore di 21 anni). In tal modo i contribuenti possono ridurre in misura rilevante l’onere fiscale gravante sul rendimento dei titoli.

Le plusvalenze derivanti da cessione di titoli ed obbligazioni sono generalmente esenti da imposte. I capital gains (sopra una certa soglia, 500 € per anno d’imposta) sono tassabili solo se derivanti da operazioni speculative, così come previsto in Germania e in Italia[72]: sono considerate tali le cessioni realizzate entro 6 mesi dall’acquisto. Sono inoltre tassate le plusvalenze da partecipazioni qualificate: tale è la quota partecipativa che l’azionista abbia detenuto direttamente o indirettamente nei 5 anni precedenti, insieme al coniuge e al figlio minorenne, una partecipazione sostanziale superiore al 10% del capitale azionario della società[73]. Concorrono alla formazione della soglia rilevante anche le partecipazioni del coniuge e dei figli minori. Il medesimo trattamento è riservato ai capital gains realizzati dalla cessione di obbligazioni convertibili, equiparate a fini fiscali alle partecipazioni azionarie vere e proprie. Le plusvalenze considerate dalla legge speculative sono incluse nel reddito imponibile e tassate all’aliquota marginale del contribuente. Eccezionalmente, i guadagni speculativi sono tassati come reddito straordinario all’aliquota massima del 9,73% negli esercizi fiscali dal 2002 al 2004. Per i capital gains derivanti da partecipazioni qualificate, la plusvalenza viene prima rettificata tenendo conto dell’inflazione, quindi ridotta di una franchigia[74]: la somma rimanente è tassata ad un’aliquota pari alla metà dell’aliquota d’imposta media applicata sul reddito totale del contribuente. Le plusvalenze di tipo non speculativo, al netto della soglia di esenzione, sono classificate come reddito straordinario e tassato con un’aliquota pari alla metà dell’aliquota d’imposta media applicata la reddito complessivo del contribuente.

La compensazione tra minusvalenze e plusvalenze è consentita, ma solo all’interno della stessa categoria di redditi: è possibile quindi la compensazione unicamente tra minusvalenze speculative e plusvalenze speculative, o tra minusvalenze e plusvalenze su partecipazioni qualificate. Eventuali eccedenze di minusvalenze non sono riportabili agli esercizi successivi.

Nel caso il contribuente abbia contratto debiti per acquistare titoli, può, come già ricordato, dedurre dal reddito imponibile gli interessi passivi pagati. L’esenzione accordata alle plusvalenze, però, comporta che tali interessi passivi non possa essere integralmente deducibili. Infatti, il reddito da investimento dovrà essere ripartito nelle sue diverse componenti (dividendi, interessi, plusvalenze tassate e plusvalenze esenti), individuandone la quota soggetta a tassazione e quella esente; potrà essere dedotta dal reddito, quindi, solo una parte degli interessi passivi, in misura pari al rapporto esistente tra redditi tassati e redditi complessivi.



Tassazione dei dividendi e degli interessi di fonte estera conseguiti da persone fisiche residenti

Le persone fisiche residenti sono soggette all’imposta sul reddito delle persone fisiche applicata al loro reddito mondiale e alle plusvalenze. I dividendi e gli interessi di fonte estera sono pertanto inclusi nel reddito imponibile con l’ammontare lordo, vale a dire prima della deduzione del pagamento delle imposte estere. Tuttavia, possono beneficiare di un’esenzione del 50% i dividendi e gli interessi derivanti da obbligazioni a compartecipazione agli utili corrisposti da una società dell’UE, che soddisfano i necessari requisiti, o da una società di capitali residente in un Paese con cui il Lussemburgo ha concluso una convenzione contro le doppie imposizioni, a condizione che la società sia soggetta a un’imposta equiparabile all’imposta sul reddito delle società applicata in Lussemburgo.

I soggetti residenti possono beneficiare dello sgravio unilaterale contro la doppia imposizione, sotto forma di un credito d’imposta estero a fronte dell’imposta lussemburghese imputabile al reddito estero. Il credito viene concesso soltanto per le imposte nazionali estere che sono paragonabili all’imposta sul reddito applicata in Lussemburgo. Il credito per l’imposta estera applicata sul reddito derivante da un particolare Paese è limitato all’ammontare dell’imposta lussemburghese imputabile al reddito. Qualsiasi imposta estera che non può costituire un credito d’imposta in ragione della limitazione, è deducibile dal reddito estero. Nel caso di reddito da dividendi e interessi esteri, tuttavia, il contribuente può optare per una limitazione globale. In tal caso, il credito d’imposta concesso, per via analitica, sul reddito estero non può superare il 25% di tale reddito. Il credito d’imposta complessivo relativo a tale reddito è limitato al 20% dell’ammontare complessivo dell’imposta sul reddito, applicata in Lussemburgo, calcolata al netto delle imposte estere.

Le imposte estere che non possono costituire un credito d’imposta a seguito delle limitazioni di cui sopra, possono essere dedotte in sede di computo del reddito imponibile, sebbene non venga concessa alcuna deduzione per l’imposta estera che si presume soltanto sia stata applicata conformemente alle disposizioni contenute nei trattati tributari (tax sparing credits). Le autorità tributarie ammettono il credito relativo alle ritenute d’imposta presunte (che non sono deducibili se non costituiscono un credito d’imposta) prima del credito relativo alle ritenute d’imposta pagate (che sono deducibili se non costituiscono un credito d’imposta).

Nel caso in cui alla fattispecie sia applicabile la disciplina contenuta nei trattati bilaterali contro le doppie imposizioni stipulati dal Lussemburgo, lo sgravio contro la doppia imposizione è concesso di norma, per i redditi d’investimento di fonte estera (quali dividendi e interessi) percepiti direttamente, in base al metodo del credito d’imposta estero. Alle altre tipologie di reddito si applica il metodo dell’esenzione con progressività (è il caso del reddito d’impresa percepito mediante una stabile organizzazione). Circa i proventi originati in Italia, la disciplina di riferimento è la Convenzione e protocollo del 3 giugno 1981. Essa prevede che le imposte italiane sui dividendi e gli interessi siano detraibili dalle imposte lussemburghesi (artt. 10, 11 e 24 della Convenzione). Il 50% dei dividendi può inoltre essere esente (in base alla normativa nazionale).



Tassazione delle persone fisiche non residenti

Una persona fisica è considerata residente se il suo domicilio o la sua dimora abituale si trovano in Lussemburgo. Il domicilio di una persona è il luogo dove essa occupa un’abitazione in circostanze che indicano che la possiederà e la abiterà ancora in futuro. Si presume che il Lussemburgo sia il luogo di dimora abituale ove una persona fisica vi risieda da almeno 6 mesi. Se un individuo non esercita un’attività professionale in Lussemburgo, e a condizione che non vi risieda per più di 12 mesi, può richiedere che il Lussemburgo non venga considerato luogo di dimora abituale.

Ciò premesso, per i non residenti opera un generale regime di esenzione per gli interessi obbligazionari (compresi i titoli di Stato) e per quelli derivanti da depositi (esenti di fatto). Unica eccezione è il trattamento dei profit sharing bonds, per i quali, si applica in modo analogo ai residenti una ritenuta definitiva del 20%, salvo che siano sono erogati da una holding lussemburghese o da una società d’investimento (in questo caso sono esenti) o che le convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni non prevedano un’aliquota inferiore.

Il medesimo trattamento è previsto sui dividendi distribuiti a soggetti non residenti, vale a dire l’applicazione di una ritenuta alla fonte del 20% sui dividendi distribuiti, salvo che siano erogati da una holding lussemburghese o da una società d’investimento (in questo caso sono esenti) o che le convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni non prevedano un diverso trattamento. Sono altresì esenti, analogamente ai residenti, i dividendi corrisposti sotto forma di azioni e i pagamenti da liquidazione.

Le plusvalenze derivanti dalla vendita di azioni e obbligazioni non sono generalmente soggette all’imposta sul reddito, salvo che le azioni o obbligazioni siano detenute come beni d’impresa di una stabile organizzazione lussemburghese ovvero i capital gains derivino dalla vendita di una partecipazione qualificata appartenente ad una società residente entro 6 mesi dalla data di acquisizione. In entrambi i casi, i guadagni sono tassati come reddito ordinario. Sono altresì tassati i guadagni realizzati mediante la vendita di azioni di una società di cui l’azionista detiene (o ha detenuto in qualsiasi periodo dei 5 anni precedenti), insieme al coniuge e al figlio minorenne, direttamente o indirettamente, una partecipazione qualificata (vale a dire maggiore del 10% del capitale azionario della società) o se i guadagni consistono in una distribuzione da liquidazione di tale società. Tale norma si applica, tuttavia, a condizione che il soggetto non residente sia stato residente in Lussemburgo per più di 15 anni e sia diventato non residente entro i 5 anni precedenti la vendita o la corresponsione della distribuzione da liquidazione. In questo caso, dal reddito da capital gain, che deve essere indicizzato all’inflazione (applicando determinati coefficienti al prezzo di acquisizione) si applica una deduzione fino a € 50.000 (il doppio per i coniugi) in un arco temporale di 11 anni.

Le persone fisiche non residenti sono inoltre soggette all’imposta sul patrimonio netto riguardo a determinati beni immobili ubicati in Lussemburgo.

Circa la procedura per il rimborso dell’imposta ai non residenti, nel caso in cui esenzioni o riduzioni siano previste dai trattati fiscali, il soggetto residente che effettua il pagamento può contestualmente chiedere l’esenzione o la riduzione alla fonte, purché sia stato presentato il certificato di residenza idoneo; diversamente, il rimborso può essere chiesto successivamente e la procedura da seguire varia da trattato a trattato. Con riferimento alle imposte lussemburghesi dovute da persone fisiche residenti in Italia il Trattato del 3 giugno 1981 prevede, per i dividendi corrisposti in denaro o in natura, una ritenuta d’imposta del 15% (retenue d’impot sur les revenus de capitaux, art. 10 co. 2 del Trattato), inferiore quindi a quella ordinaria (20%). Alle distribuzioni effettuate da società holding e fondi d’investimento esenti (secondo la legge lussemburghese) non si applica alcuna ritenuta. Nessuna imposta sul reddito o di altra natura è applicata, inoltre, ai dividendi distribuiti sotto forma di azioni e alle riserve societarie distribuite sotto forma di azioni. Per gli interessi, opera in generale un regime di esenzione d’imposta (obbligazioni, titoli di Stato, mutui ordinari, mutui ipotecari, depositi bancari, obbligazioni convertibili), eccettuate le obbligazioni con rendimento parametrato all’utile sociale cui si applica una ritenuta d’imposta del 10% (art. 11 del Trattato).
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Wednesday, May 18, 2005 2:41 PM
Questa disciplina ha ispirato la riforma Tremonti del 2003 nel definire il regime della nuova imposta societaria, l’IRES[49], con la differenza che l’esenzione parziale opera nella misura del 60%, anziché del 50[50]. Indicativo al riguardo, è che il nuovo regime sull’imposizione societaria adottato in Germania ha determinato una drastica riduzione di gettito per l’erario[51]. L’abbassamento delle aliquote della Korperschaftsteuer sugli utili distribuiti non è stato, infatti, pienamente compensato dal gettito derivante dalla tassazione dei dividendi in capo ai singoli soci[52]. In particolare, in seguito alla riforma societaria, le società hanno potuto conservare i crediti d’imposta maturati, potendoli compensare con il debito d’imposta e richiedendo il rimborso dell’eventuale eccedenza. Per ragioni di gettito, si è stabilito un periodo di moratoria (dall’11 aprile 2003 al 31 dicembre 2005) nel quale i rimborsi non saranno erogati. Al termine di tale periodo i rimborsi verranno erogati, ma in rate annuali costanti, con scadenza fissata nel 2019[53].

La nuova disciplina dei dividendi, ha, inoltre, influenzato il regime di tassazione delle plusvalenze su partecipazioni societarie. Il principio della participation exemption, è stato, infatti, esteso anche alle plusvalenze (e per simmetria alle minusvalenze) che divengono perciò fiscalmente irrilevanti[54]. Ne deriva, a decorrere dal 2002 l’esenzione dei capital gains derivanti dalla cessione infrasocietaria di partecipazioni societarie; tuttavia, anche al fine di prevenire possibili abusi, l’esenzione è subordinata ad alcune condizioni, tra cui il possesso ininterrotto della partecipazione per almeno un anno. Esenti sono anche i capital gains realizzati da persone fisiche mediante la cessione di partecipazioni non qualificate possedute per almeno un anno: a tal fine, la soglia al di sopra della quale una partecipazione è considerata qualificata è stata ridotta dal 10% all’1% del capitale sociale dal periodo d’imposta 2002[55]. Nei casi in cui la cessione è imponibile, si applica il sistema della tassazione parziale (50%) come nel caso dei dividendi.



Tassazione dei dividendi e degli interessi di fonte estera percepiti da persone fisiche residenti

I redditi di fonte estera, inclusi i dividendi (anche presunti) e gli interessi, al lordo delle imposte pagate all’estero, sono inclusi nel reddito imponibile delle persone fisiche residenti. Ai dividendi percepiti dalle persone fisiche residenti da società non residenti si applica il sistema del reddito dimezzato, secondo le regole in precedenza analizzate. Le plusvalenze di fonte estera sono generalmente tassate come quelle di fonte domestica.

Alcuni sgravi fiscali sono previsti per attenuare gli effetti della doppia imposizione internazionale, anche nel caso in cui nessun trattato vi sia tra la Germania ed il Paese da cui i redditi esteri derivano. In particolare, gli sgravi consistono in una detrazione diretta delle imposte estere dalla imposta tedesca sui redditi, a condizione che l’imposta estera dovuta sia a titolo definitivo (vale a dire non più soggetta a riduzione nel paese della fonte), e che l’imposta estera si atteggi in modo simile all’imposta sul reddito tedesca. Il credito d’imposta è concesso per l’importo totale dell’imposta estera indipendentemente dal fatto che i dividendi siano totalmente imponibili o meno, ovvero tassati in base al sistema del reddito dimezzato. Per essere detratta l’imposta estera deve un’imposta a titolo definitivo, cioè non più soggetta a riduzione nel paese della fonte. La detrazione d’imposta è limitata all’imposta tedesca che sarebbe dovuta sul reddito estero, vale a dire la parte di imposta tedesca che corrisponde al rapporto tra reddito di fonte estera e reddito imponibile complessivo, incluso il reddito di fonte interna. Il credito per le imposte pagate all’estero varia secondo il Paese; inoltre, i crediti in eccesso non possono essere utilizzati nei successivi periodi fiscali.

Con particolare riferimento ai redditi prodotti in Italia, la Convenzione e Protocollo del 18 ottobre 1989 statuisce che dividendi ed interessi vengano inclusi nel reddito tassabile, ma è riconosciuto un credito per l’imposta italiana applicata agli stessi[56].



Tassazione delle persone fisiche non residenti

Una persona fisica è considerata non residente se il suo domicilio o il luogo di residenza non è in Germania. I non residenti sono soggetti ad una tassazione limitata, essendo soggetti ad imposta solamente sulle categorie di reddito di fonte tedesca elencate nella legge (principio di tipicità). Altro caso è quello dei cittadini tedeschi emigranti in Paesi con aliquote di imposta più basse o che non stabiliscano la residenza nel Paese di produzione del reddito: nel caso essi mantengano sostanziali interessi economici in Germania, possono rimanere soggetti passivi d’imposta con riferimento ai redditi di fonte tedesca (non solamente quelli elencati nella legge).

I capital gains realizzati dalle persone fisiche non residenti tramite la vendita di azioni od obbligazioni non sono soggetti a tassazione, salvo che le azioni od obbligazioni siano possedute come beni di un’impresa con stabile organizzazione in Germania, ovvero i profitti siano determinati con vendita privata delle azioni o obbligazioni entro un anno dalla loro acquisizione, o i profitti (non compresi nel primo o nel secondo caso) siano realizzati tramite la vendita di azioni di una società residente di cui l’azionista possiede (o ha posseduto per qualche tempo nei 5 anni precedenti) direttamente o indirettamente un “interesse sostanziale”. In questi casi i capital gains sono tassati come reddito ordinario. Tuttavia se i profitti derivano da azioni di società residenti, questi sono assoggettati al sistema del reddito dimezzato, secondo cui essi sono tassati solo per il 50% indipendentemente dall’entità o dal periodo della partecipazione, o dall’attività della società. Di conseguenza, solo il 50% delle spese connesse alle azioni è deducibile.

Per i dividendi e gli interessi corrisposti da una stabile organizzazione tedesca di un non residente, vale la regola secondo cui essi siano parte dei profitti d’impresa della stabile organizzazione e siano dunque tassati in modo ordinario: per l’investitore l’imposta ritenuta è detratta dall’imposta dovuta, altrimenti la ritenuta è a titolo definitivo[57].

In particolare, dal 1° gennaio 2002, i dividendi e le altre distribuzioni di profitti effettuate da società residenti (AG, KGaA, GmbH) a non residenti sono soggetti a ritenuta (Kapitalertragsteuer) ad aliquota del 20%, aumentata al 21,1% dalla sovraimposta di solidarietà del 5,5%. I redditi da diritti di partecipazione agli utili in assenza di apporto di capitale (Genussrechte), sono soggetti ad imposta in Germania se l’agente pagatore è ivi residente. Inoltre, se il possessore non partecipa al surplus di liquidazione, i redditi da tali diritti sono soggetti ad imposta in Germania anche se il capitale è garantito direttamente o indirettamente da ipoteca su immobile tedesco o su una imbarcazione registrata nel registro navale tedesco. Nel primo caso il reddito è soggetto anche all’imposta sui redditi societari in capo al soggetto erogatore di dividendi nello stesso modo dei dividendi. Il reddito derivante dai diritti di godimento che permettono al proprietario di partecipare al surplus di liquidazione (diritti di godimento non deducibili) è soggetto alla ritenuta alla fonte nella stessa misura dei dividendi. Il reddito derivante dai diritti di godimento che non permettono al proprietario di partecipare al surplus di liquidazione (diritti di godimento deducibili) è soggetto ad una ritenuta del 25%, aumentata al 26,38% dalla sovrattassa di solidarietà del 5,5%.

All’atto della distribuzione, secondo il vigente regime, solo il 50% dei dividendi viene tassato in capo all’individuo non residente (sistema del reddito dimezzato). Se i dividendi derivano da una stabile organizzazione tedesca di un soggetto non residente, le ritenute ad essi applicate sono detraibili del debito d’imposta connesso alla stabile organizzazione; negli altri casi la ritenuta è a titolo definitivo. I dividendi pagati in azioni derivanti da utili non distribuiti beneficiano dell’esenzione in capo agli azionisti. Tuttavia, un successivo rimborso del nuovo capitale viene tassato come reddito da dividendi.

Circa gli interessi percepiti da non residenti, vale, in genere, l’esenzione salvo si tratti di obbligazioni convertibili o profit sharing bonds, per le quali si applicano le medesime norme già analizzare con riferimento ai residenti. In particolare, gli interessi sulle obbligazioni convertibili (Wandelanleihen), le obbligazioni con rendimenti parametrati agli utili (Gewinnobligationen) o mutui con diritto di partecipazione agli utili (partiarische Darlehen) sono soggetti a ritenuta a titolo definitivo (Kapitalertragsteuer) ad aliquota del 25%, aumentata al 26,38% dalla sovraimposta di solidarietà del 5,5%. L’imposta va a insistere sul reddito lordo: non è ammessa quindi la deduzione delle spese relative. I redditi da partecipazione di un tipico socio accomandante in una impresa o attività commerciale (Beteiligung an einem Handelsgewerbe als siller Gesellschafter) sono soggetti ad imposta in Germania se il pagatore è residente in Germania. Tali redditi sono soggetti a ritenuta nello stesso modo degli interessi su obbligazioni convertibili. Le operazioni anonime fuori borsa (anonyme Tafelgeschäfte) sono soggette a ritenuta a titolo definitivo (Zinsabschlag) ad aliquota del 35%, aumentata al 36,92% dalla sovraimposta di solidarietà del 5,5%. L’imposta è ritenuta sui redditi lordi cioè senza la deduzione delle spese relative. La ritenuta sugli interessi bancari ordinari non si applica ai non residenti.

Va notato che, ai sensi di alcune convenzioni contro le doppie imposizioni, gli interessi possono essere assimilati a dividendi, in modo da poter applicare la ritenuta fiscale ridotta per i dividendi. Inoltre, i trattati stipulati dalla Germania spesso prevedono ritenute ad aliquote speciali con riferimento al reddito di soci dormienti o da obbligazioni convertibili o parametrate agli utili; in altri, la Germania ha facoltà di applicare l’aliquota nazionale. In generale se gli interessi pagati ai non residenti sono collegati con una stabile organizzazione tedesca dello stesso, questi sono parte dei profitti d’impresa della stabile organizzazione e sono tassati in modo ordinario, ogni imposta ritenuta è detraibile dall’imposta applicata; in caso contrario, la ritenuta è a titolo definitivo. Il reddito imponibile è calcolato come la differenza tra il reddito lordo e le spese relative. Le deduzioni personali e altri benefici previsti per i residenti, come le deduzioni di perdite e la possibilità di riportare a nuovo le perdite, non sono generalmente applicate ai non residenti. L’aliquota d’imposta si attesta in generale al livello applicato ai contribuenti residenti, vale a dire intorno al 25% (cui va aggiunta in ogni caso la sovraimposta di solidarietà del 5,5%). Le persone fisiche non residenti devono presentare una dichiarazione dei redditi per ogni periodo d’imposta e successivamente ricevono un accertamento dall’amministrazione finanziaria. Ogni ritenuta applicata sui dividendi, interessi, e altri redditi, è detratta dall’imposta dovuta.

Se la convenzione contro la doppia imposizione prevede una riduzione dell’aliquota interna della ritenuta, il pagatore deve applicare la ritenuta alla fonte senza considerare la riduzione imposta dalla convenzione, e il ricevente il reddito deve richiedere un rimborso della ritenuta in eccesso (procedura di rimborso - Erstattungsverfahren). L’immediata applicazione dell’aliquota prevista la convenzione (Freistellungsverfahren) in base al sistema del certificato di residenza non è possibile nel caso di dividendi ed interessi pagati a persone fisiche.

Con particolare riferimento alle imposte tedesche dovute da persone fisiche residenti in Italia, il Trattato e Protocollo del 18 ottobre 1989 prevede che per i dividendi distribuiti in denaro e in natura si applichi la Kapitalertragsteuer nella misura del 15%[58]; nessuna imposta è operata per i dividendi distribuiti sotto forma di azioni. Lo stesso trattamento vale per le riserve societarie distribuite sotto forma di azioni. Circa gli interessi, non si applicano in genere imposte[59], salvo si tratti di interessi da mutui ipotecari (imposta sul reddito accertato del 10%, Einkommensteuer) e da obbligazioni convertibili (ritenuta del 10% Kapitalertragsteuer)[60]. Per le obbligazioni con rendimento parametrato all’utile valgono le stesse regole già viste per i non residenti in generale (ritenuta del 26,38%)[61]. La ritenuta è del 10% (Zinsabschlag) sulle transazioni anonime fuori borsa.

La tassazione degli OICR

Le principali tipologie di fondi comuni sono riconducibili a: fondi comuni mobiliari di investimento aperti; fondi comuni mobiliari di investimento chiusi; Spezialfonds[62]. Gli Spezialfonds gestiscono una quota elevata del totale del portafoglio in mano ai fondi: essi costituiscono una forma delegata di gestione dei fondi pensione aziendali e delle disponibilità finanziarie delle imprese commerciali. Le SGR tedesche non godono di particolari agevolazioni fiscali, essendo tassate secondo l’ordinario regime societario (e quindi con l’applicazione della Korperschaftsteuer)

I fondi comuni di tipo aperto sono la forma più diffusa di OICR in Germania. Soltanto dal 1° aprile 1998, l’ordinamento tedesco ha ammesso, infatti, la costituzione di fondi comuni di tipo chiuso. Questi ultimi devono essere costituiti in forma di società di capitali: ne consegue che sono trattati come tali sotto il profilo fiscale. I fondi aperti, sono anch’essi considerati, ai fini fiscali, soggetti passivi d’imposta, ma essendo privi di personalità giuridica, sono esenti dall’imposta sulle società (Korperschaftsteuer - KST) e dalla tassa sulle attività produttive (Gewerbesteuer[63]). Sono trattati, pertanto, come soggetti trasparenti sia nel caso di accumulo sia nel caso di distribuzione dei redditi da essi generati. Ai fondi è in ogni caso concesso di dedurre dai proventi percepiti i costi sostenuti per il conseguimento dei risultati di gestione. E’ evidente che tale regime favorisce, anche in termini di competitività finanziaria, i fondi comuni di tipo aperto.

I fondi sono, di norma, esenti da ritenute sugli interessi e i dividendi percepiti in Germania. La non applicazione delle ritenute a loro carico è condizionata alla presentazione di un’apposita dichiarazione alle autorità competenti, in cui viene specificato lo “status” di fondo comune. In alternativa all’esenzione (pratica regolarmente seguita dai fondi), è prevista la possibilità di chiedere un rimborso per l’imposta subita. Un regime particolare viene applicato per il credito d’imposta relativo ai dividendi erogati da società tedesche ai fondi comuni. In particolare, al fondo viene rimborsata integralmente l’imposta sui redditi pagata dalla società erogante; il fondo trattiene successivamente l’imposta rimborsata in proporzione all’ammontare di dividendi che sono erogati ai sottoscrittori, ai quali sarà a loro volta riconosciuto il credito d’imposta per la quota di dividendi percepiti.

I capital gains conseguiti dai fondi non sono imponibili: per le persone fisiche i capital gains si considerano in ogni caso speculativi (e quindi tassati, anche se parzialmente al 50%) se realizzati su un’attività finanziaria detenuta per periodi sotto l’anno, mentre per i fondi, e conseguentemente per il sottoscrittore, non si applica tale presunzione.

Le scelte allocative dei fondi in attività estere sono condizionate dal regime di rimborso delle ritenute subite. L’assimilazione dei fondi comuni tedeschi alle persone fisiche, per quanto riguarda l’applicabilità dei trattati internazionali, è una questione fortemente dibattuta tra le Amministrazioni finanziarie dei vari paesi. I fondi aperti tedeschi, oltre a non avere personalità giuridica, non sono “fiscalmente trasparenti” in senso proprio; conseguentemente, l’ammissione dei fondi alle agevolazioni concesse dai trattati alle persone fisiche diviene un elemento di distorsione sia nell’ambito della tassazione internazionale delle attività finanziarie, sia per lo stesso sistema tributario tedesco. La riduzione o il rimborso delle ritenute subite dal fondo non è prevista nei trattati internazionali, con l’eccezione di uno specifico trattato intercorrente tra Germania e Francia[64].

La tassazione degli investitori in fondi comuni dipende dalla tipologia dei proventi conseguiti e dalla natura del fondo. I fondi di tipo chiuso sono costituiti in forma di società di capitali: conseguentemente, i proventi distribuiti da essi sono considerati dividendi e assoggettati alle regole di tassazione previste per tale tipologia di redditi. Diverse considerazioni valgono per i fondi comuni di tipo aperto. Nonostante la filosofia di base sia di rendere equivalente, in capo all’investitore, la tassazione dei proventi derivanti dall’investimento diretto in titoli con quella dei proventi ottenuti con investimento indiretto (tramite un fondo), permangono alcune divergenze rilevanti[65]. Inoltre, la possibilità di dedurre dal risultato di gestione i costi amministrativi sostenuti dal fondo, concorre, di fatto, a ridurre la base imponibile in capo al sottoscrittore anche con riferimento a proventi (quali gli interessi) che se percepiti in altra forma (ad esempio nelle gestioni patrimoniali) sono tassati al lordo delle spese.

Come negli altri ordinamenti presi in esame, la tassazione sui proventi originati dal fondo dipende sia dalla residenza fiscale del percettore sia dalla “residenza fiscale” del fondo.



La tassazione degli investitori tedeschi in OICR esteri

Il trattamento fiscale dei proventi erogati da un fondo comune di diritto estero e percepiti da persone fisiche residenti in Germania (secondo quanto stabilito dalla AuslInvestmGesetz - legge che disciplina i fondi di diritto estero), varia a seconda che il fondo sia classificato quale fondo di livello alto, medio o basso[66]. Il trattamento fiscale più conveniente è destinato ai fondi di alto livello, dato che per questi fondi vi è, dal punto di vista fiscale, una sostanziale assimilazione ai fondi di diritto tedesco di tipo aperto; trattamenti progressivamente meno favorevoli sono riservati, rispettivamente, ai fondi di medio e di basso livello[67].

Per ottenere la “qualifica” di fondo di alto livello, devono essere soddisfare una serie di caratteristiche fissate tassativamente dalla legge, tra le quali è richiesto che il fondo sia registrato presso l’autorità di vigilanza del sistema bancario federale (Bundesaufsichtsamt für das kreditwesen), ovvero sia quotato su un mercato regolamentato tedesco, e sia dotato di un rappresentante fiscale in Germania. È inoltre richiesto, ai fini della qualifica di “alto livello”, che il fondo pubblichi un apposito prospetto informativo fiscale per ogni distribuzione e per i proventi accumulati. Agli stessi fini il fondo è tenuto a calcolare e pubblicare gli interim profits su base giornaliera, nonché a trasmettere al Bundesamt für Finanzen alcuni prospetti informativi rilevanti ai fini fiscali, tra cui quello indicante la composizione dei proventi distribuiti o capitalizzati.

In assenza di tali requisiti, i fondi esteri sono considerati di medio livello a condizione che abbiano un rappresentante fiscale in Germania, producano la documentazione necessaria ad evidenziare il reddito imponibile e trasmettano tale documentazione alle autorità tedesche. In assenza di tali condizioni, i fondi sono considerati di basso livello.

In capo all’investitore tedesco, il sistema di tassazione sia dei proventi distribuiti dai fondi di alto livello sia di quelli dagli stessi capitalizzati è sostanzialmente identico a quello previsto per i fondi di diritto tedesco; tale equiparazione scaturisce dalla volontà del legislatore di non influenzare le scelte di allocazione del risparmio, per mezzo di discriminazioni di trattamento fiscale. La tassazione dei proventi percepiti attraverso fondi di medio livello è simile a quella prevista per quelli di alto livello. Una rilevante differenza è rappresentata dalla circostanza che, diversamente da quanto accade nei fondi di alto livello, per gli investitori in quelli di medio livello è prevista la tassazione di tutti i capital gains realizzati dal fondo.

Maggiormente penalizzato è il risparmio in fondi esteri di basso livello: in questi casi la tassazione è basata su un reddito fittizio o presunto. In questi casi, essa colpisce l’investitore tedesco sull’intero ammontare effettivamente erogato a cui viene sommato il 90% dell’incremento del valore di riscatto della quota calcolato per l’intero anno solare; in ogni caso, la base imponibile minima è costituita dal 10% dell’ultimo valore di riscatto/mercato della quota rilevato nell’arco dell’anno solare. Nel caso di cessione o riscatto delle quote di questi fondi esteri, si applica una presunzione di redditività per un ammontare pari al 20% del valore di riscatto o del prezzo di vendita della quota.

Ulteriori penalizzazioni per i fondi esteri sussistono relativamente al trattamento dei crediti d’imposta. A differenza di quanto avviene per quelli tedeschi, i fondi esteri non possono trasferire agli investitori tedeschi i crediti d’imposta sui proventi ricevuti. Ciò comporta che un investitore tedesco è fortemente penalizzato qualora detenga azioni di società tedesche per mezzo di un fondo comune estero. Infatti, in questo caso, l’investitore tedesco non può recuperare il credito d’imposta al quale avrebbe altrimenti diritto in caso di investimento diretto o tramite un fondo tedesco.

La distribuzione di interessi e dividendi derivanti da fondi esteri di alto livello è soggetta a ritenuta d’acconto del 31,65% (incluso il contributo di solidarietà del 5,5%). La medesima ritenuta deve essere operata anche sui capital gains, qualora la distribuzione dei proventi deriva da fondi di medio e basso livello[68]. Diversamente da quanto stabilito per i fondi di diritto tedesco, non è prevista l’applicazione di alcuna ritenuta per i proventi capitalizzati dai fondi esteri.



La tassazione degli investitori non residenti in fondi aperti tedeschi

I proventi (interessi e dividendi) distribuiti a non residenti sono, di norma, tassati nel Paese di residenza dell’investitore, salvo per la ritenuta eventualmente applicata in Germania.

I proventi distribuiti a non residenti sotto forma di interessi non sono soggetti a prelievo alla fonte. Viceversa, sui dividendi è applicata, in aggiunta al prelievo dell’imposta societaria a carico dell’impresa emittente, una ritenuta alla fonte pari al 26,37%[69]. Rimane ferma la possibilità, per l’investitore non residente, di richiedere l’applicazione di un trattato contro le doppie imposizioni ai fini del rimborso della maggiore ritenuta subita, facendo apposita istanza all’Amministrazione finanziaria tedesca. La minore ritenuta prevista dai trattati è, nella maggior parte dei casi, pari al 15%.

I crediti d’imposta del fondo tedesco non possono essere trasferiti a favore degli investitori non residenti. Ciò avviene in considerazione del fatto che il trasferimento del credito d’imposta può essere effettuato solo nei confronti di investitori soggetti alla normativa fiscale tedesca illimitatamente (vale a dire per tutti i redditi percepiti) e non anche nei confronti di quegli investitori (i non residenti) soggetti all’imposizione fiscale tedesca limitatamente a talune categorie di reddito.

Non vi è tassazione dei capital gains speculativi realizzati dalla vendita o dal riscatto di quote del fondo.


Gli adempimenti degli intermediari

Nonostante i fondi residenti siano esenti da imposte, la società di gestione ha l’obbligo di presentare alcune dichiarazioni d’imposta per conto del fondo stesso. Il gestore del fondo si occupa, di norma, sia del riversamento del credito d’imposta ricevuto dal fondo sui dividendi erogati da imprese tedesche (siano essi successivamente distribuiti agli investitori o accumulati dal fondo), sia del versamento delle ritenute sugli interessi non distribuiti. Il fondo deve notificare ai propri sottoscrittori l’ammontare e la composizione dei redditi tassabili. La notifica (che indica i proventi per singola quota di fondo) deve specificare, tra l’altro: l’ammontare della distribuzione, la quota di capital gains distribuiti, la quota di dividendi distribuiti, il credito relativo all’imposta societaria tedesca, l’ammontare dei redditi di fonte estera distribuiti ed esenti sulla base di trattati internazionali, l’ammontare dei redditi di fonte estera distribuiti ed assoggettati a ritenuta all’estero.

Relativamente ai proventi erogati dai fondi tedeschi, gli obblighi di ritenuta fanno capo alla banca tedesca (custodian bank) nel caso di distribuzione di interessi e nell’eventualità in cui il sottoscrittore ceda o riscatti la quota del fondo; in tale ultimo caso l’intermediario tedesco applica una ritenuta del 31,65% (inclusiva della sovraimposta di solidarietà del 5,5%) sugli interim profits sulla base delle informazioni pubblicate dal fondo.

I proventi delle gestioni patrimoniali e degli altri investimenti diretti sono soggetti a prelievo alla fonte (pari al 31,65%) sugli interessi a cura dei paying agents (le banche): queste rilasciano all’investitore un certificato del prelievo effettuato, ai fini della detraibi-lità, in sede di dichiarazione dei redditi, delle somme già prelevate. La ritenuta sui dividendi azionari (pari al 26,37%) è invece prelevata direttamente dagli emittenti. Come segnalato, gli investitori residenti possono fruire di un plafond annuo di esenzione sui redditi di capitale di € 3.119. L’investitore, attraverso un’autodichiarazione (Freistellungsauftrag), può richiedere alle banche tedesche la non applicazione della ritenuta d’acconto. Il plafond di esenzione può essere distribuito su più banche. Al fine di evitare indebite esenzioni è previsto che ciascuna banca abbia l’obbligo di segnalare all’Amministrazione fiscale il nominativo dell’investitore e l’ammontare di plafond che questi ha presentato (non anche l’ammontare dei proventi percepiti in esenzione).

leggefiscofinanza
Wednesday, May 18, 2005 2:42 PM
4) LUSSEMBURGO

In Lussemburgo, come per la Francia e la Germania, la tassazione delle attività finanziarie è improntata a criteri di ‘trasparenza’ e di ‘neutralità’ che parificano, sotto il profilo fiscale, gli investimenti direttamente effettuati da investitori privati a quelli effettuati tramite intermediario. L’imposizione avviene, infatti, sempre in capo all’investitore e in accordo al principio di cassa. In aggiunta, un regime fiscale privilegiato esiste per le società di gestione che amministrano i fondi comuni. Ad esse è, infatti, accordata l’esenzione degli utili dall’imposizione sul reddito d’impresa prodotto in Lussemburgo (esente è anche la controllante residente in altri Paesi europei). Il risparmio gestito, infatti, ha fruito da sempre in Lussemburgo di particolari incentivi di carattere tributario, che si sostanziano prevalentemente in specifiche agevolazioni per gli investimenti effettuati da non residenti, che hanno reso questo Paese una delle maggiori piazze finanziarie europee.

Da rilevare è che i residenti lussemburghesi non abbiano vantaggi di tipo tributario che possano far preferire un investimento in OICR ad uno diretto in titoli, poiché gli OICR sono gravati da una tassa sul patrimonio gestito (taxe d’abonnement). È piuttosto l’organizzazione degli OICR (banca depositaria, società di gestione, fondo) che è influenzata dalla variabile fiscale, dato il favor (nella specie, esenzione dalle imposte dirette) che è concesso alle società di gestione che amministrano un solo fondo. L’esenzione accordata a queste società è utilizzata dai conglomerati finanziari internazionali che, insieme alle altre disposizioni particolarmente vantaggiosi presenti in Lussemburgo per i non residenti e alle norme sulla tassazione dei dividendi introdotte dalla direttiva “madre-figlia” per i paesi UE, beneficiano di un regime fiscale privilegiato. Gli utili provenienti dall’attività di gestione dei fondi, incassati sotto forma di commissioni di gestione, sono, infatti, esenti (o quasi) da imposte sul reddito d’impresa in Lussemburgo e non sono tassati nemmeno in capo all’impresa controllante localizzata in un altro Paese europeo. Sulla base di queste considerazioni, i maggiori operatori finanziari hanno convenienza a costituire in questo Paese società di gestione di fondi. Questo spiega perché l’ingente patrimonio gestito dagli OICR lussemburghesi proviene, per la gran parte, da investitori non residenti.

Il sistema fiscale lussemburghese è stato interessato nel 2002 da un’importante riforma che ha ridisegnato sia l’imposta delle persone fisiche sia la tassazione societaria, ispirata al modello della “participation exemption”. Circa la tassazione delle attività finanziarie, la riforma si è incentrata principalmente sul livello delle ritenute e delle soglie di esenzione personali. Le principali fonti giuridiche in tema di imposizione finanziaria sono la Legge generale sulle imposte del 1937 e successive modificazioni (Loi générale des impots), la Legge sull’imposta di capitale del 1971 e successive modificazioni (Loi sur le droit d’apport), la Legge sul reddito delle società del 1967 e successive modificazioni (Loi impot sur le revenu des collectivites), e per la tassazione degli UCITS la Legge 30 marzo 1988 recentemente modificata dalla Legge 20 dicembre 2002.


Trattamento fiscale di interessi, capital gains, dividendi percepiti da persone fisiche residenti

L’ordinamento lussemburghese, a differenza di quello italiano, non prevede un sistema generalizzato di ritenute alla fonte, poiché gli interessi percepiti da soggetti residenti rientrano di norma nel reddito imponibile dell’imposta personale progressiva[70]. Costituiscono eccezione a tale regola, gli interessi dei profit sharing bonds, per i quali è prevista, in modo analogo ai dividendi, l’applicazione di una ritenuta a titolo d’acconto del 20% (Retenue d’impot sur les revenus des capitaux)[71]. La ritenuta non si applica, tuttavia, se gli interessi sono erogati da una holding lussemburghese o da una società d’investimento residente. Generalmente esenti da imposta sono anche i titoli del debito pubblico.

Vale, in ogni caso, una soglia di esenzione, che opera per tutti i redditi di capitale (quindi anche per gli interessi) che concorrono nell’imponibile dell’imposta personale, pari a € 1.500 per il contribuente single (€ 3.000 per un nucleo familiare); l’imposta è applicata per la parte eccedente tale soglia.

Il trattamento degli interessi derivanti da depositi e conti correnti, segue le stesse regole viste con riferimento alle obbligazioni, inclusa l’esenzione.

I dividendi, al pari degli interessi, sono assoggettati all’imposta personale progressiva, e scontano all’atto della loro distribuzione una ritenuta, a titolo d’acconto, del 20%. La ritenuta concorre a formare un credito a fronte dell’imposta dovuta in sede di tassazione personale, ed è rimborsabile per l’eccedenza. La ritenuta non opera però nel caso di dividendi pagati in azioni e per i pagamenti di liquidazione, nonché per gli utili distribuiti da una holding lussemburghese o da una società d’investimento. Inoltre, al fine di attenuare il fenomeno della doppia tassazione in capo alla società e al socio, il sistema fiscale lussemburghese prevede che il 50% dei dividendi, se erogati da una società assoggettata ad imposta sul reddito con aliquota ordinaria, non sia imponibile. Alcuna imposta è dovuta, se l’ammontare degli utili percepiti non supera la soglia di esenzione già vista con riferimento agli interessi (€ 1.500; € 3.000 per nucleo familiare). Inoltre, le persone fisiche residenti beneficiano di una deduzione sui certificati d’investimento a lungo termine emessi dalla SNCI (Société Nationale de Crédit et d’Investissement) o azioni costituenti apporti in denaro contante di società residenti imponibili in pieno che esercitano attività commerciali, industriali, minerarie o di artigianato o di un OICVM che, nel suo atto costitutivo, contempli l’obbligo di investire più del 50% del portafoglio in valori o diritti di società indicate in precedenza. La deduzione è condizionata al mantenimento dell’investimento per almeno 4 anni successivi all’acquisto dei titoli, e ed è in ogni caso limitato a € 1.500 (il doppio per le coppie sposate). Il medesimo trattamento è riservato agli acquisti in titoli di imprese di nuova costituzione, titoli di società residenti attive nel settore audiovisivo, o imprese innovative che investono in nuove linee di prodotti o in nuove tecnologie.

Accanto a tali misure vi è la possibilità di dedurre, dal reddito da attività finanziarie, gli interessi passivi pagati sui debiti contratti per acquistare i titoli: è questa una caratteristica del tutto peculiare nello scenario europeo. Il limite massimo annuo di deducibilità è pari a € 2.500 (incrementabile della stessa cifra per il coniuge e per ogni figlio minore di 21 anni). In tal modo i contribuenti possono ridurre in misura rilevante l’onere fiscale gravante sul rendimento dei titoli.

Le plusvalenze derivanti da cessione di titoli ed obbligazioni sono generalmente esenti da imposte. I capital gains (sopra una certa soglia, 500 € per anno d’imposta) sono tassabili solo se derivanti da operazioni speculative, così come previsto in Germania e in Italia[72]: sono considerate tali le cessioni realizzate entro 6 mesi dall’acquisto. Sono inoltre tassate le plusvalenze da partecipazioni qualificate: tale è la quota partecipativa che l’azionista abbia detenuto direttamente o indirettamente nei 5 anni precedenti, insieme al coniuge e al figlio minorenne, una partecipazione sostanziale superiore al 10% del capitale azionario della società[73]. Concorrono alla formazione della soglia rilevante anche le partecipazioni del coniuge e dei figli minori. Il medesimo trattamento è riservato ai capital gains realizzati dalla cessione di obbligazioni convertibili, equiparate a fini fiscali alle partecipazioni azionarie vere e proprie. Le plusvalenze considerate dalla legge speculative sono incluse nel reddito imponibile e tassate all’aliquota marginale del contribuente. Eccezionalmente, i guadagni speculativi sono tassati come reddito straordinario all’aliquota massima del 9,73% negli esercizi fiscali dal 2002 al 2004. Per i capital gains derivanti da partecipazioni qualificate, la plusvalenza viene prima rettificata tenendo conto dell’inflazione, quindi ridotta di una franchigia[74]: la somma rimanente è tassata ad un’aliquota pari alla metà dell’aliquota d’imposta media applicata sul reddito totale del contribuente. Le plusvalenze di tipo non speculativo, al netto della soglia di esenzione, sono classificate come reddito straordinario e tassato con un’aliquota pari alla metà dell’aliquota d’imposta media applicata la reddito complessivo del contribuente.

La compensazione tra minusvalenze e plusvalenze è consentita, ma solo all’interno della stessa categoria di redditi: è possibile quindi la compensazione unicamente tra minusvalenze speculative e plusvalenze speculative, o tra minusvalenze e plusvalenze su partecipazioni qualificate. Eventuali eccedenze di minusvalenze non sono riportabili agli esercizi successivi.

Nel caso il contribuente abbia contratto debiti per acquistare titoli, può, come già ricordato, dedurre dal reddito imponibile gli interessi passivi pagati. L’esenzione accordata alle plusvalenze, però, comporta che tali interessi passivi non possa essere integralmente deducibili. Infatti, il reddito da investimento dovrà essere ripartito nelle sue diverse componenti (dividendi, interessi, plusvalenze tassate e plusvalenze esenti), individuandone la quota soggetta a tassazione e quella esente; potrà essere dedotta dal reddito, quindi, solo una parte degli interessi passivi, in misura pari al rapporto esistente tra redditi tassati e redditi complessivi.



Tassazione dei dividendi e degli interessi di fonte estera conseguiti da persone fisiche residenti

Le persone fisiche residenti sono soggette all’imposta sul reddito delle persone fisiche applicata al loro reddito mondiale e alle plusvalenze. I dividendi e gli interessi di fonte estera sono pertanto inclusi nel reddito imponibile con l’ammontare lordo, vale a dire prima della deduzione del pagamento delle imposte estere. Tuttavia, possono beneficiare di un’esenzione del 50% i dividendi e gli interessi derivanti da obbligazioni a compartecipazione agli utili corrisposti da una società dell’UE, che soddisfano i necessari requisiti, o da una società di capitali residente in un Paese con cui il Lussemburgo ha concluso una convenzione contro le doppie imposizioni, a condizione che la società sia soggetta a un’imposta equiparabile all’imposta sul reddito delle società applicata in Lussemburgo.

I soggetti residenti possono beneficiare dello sgravio unilaterale contro la doppia imposizione, sotto forma di un credito d’imposta estero a fronte dell’imposta lussemburghese imputabile al reddito estero. Il credito viene concesso soltanto per le imposte nazionali estere che sono paragonabili all’imposta sul reddito applicata in Lussemburgo. Il credito per l’imposta estera applicata sul reddito derivante da un particolare Paese è limitato all’ammontare dell’imposta lussemburghese imputabile al reddito. Qualsiasi imposta estera che non può costituire un credito d’imposta in ragione della limitazione, è deducibile dal reddito estero. Nel caso di reddito da dividendi e interessi esteri, tuttavia, il contribuente può optare per una limitazione globale. In tal caso, il credito d’imposta concesso, per via analitica, sul reddito estero non può superare il 25% di tale reddito. Il credito d’imposta complessivo relativo a tale reddito è limitato al 20% dell’ammontare complessivo dell’imposta sul reddito, applicata in Lussemburgo, calcolata al netto delle imposte estere.

Le imposte estere che non possono costituire un credito d’imposta a seguito delle limitazioni di cui sopra, possono essere dedotte in sede di computo del reddito imponibile, sebbene non venga concessa alcuna deduzione per l’imposta estera che si presume soltanto sia stata applicata conformemente alle disposizioni contenute nei trattati tributari (tax sparing credits). Le autorità tributarie ammettono il credito relativo alle ritenute d’imposta presunte (che non sono deducibili se non costituiscono un credito d’imposta) prima del credito relativo alle ritenute d’imposta pagate (che sono deducibili se non costituiscono un credito d’imposta).

Nel caso in cui alla fattispecie sia applicabile la disciplina contenuta nei trattati bilaterali contro le doppie imposizioni stipulati dal Lussemburgo, lo sgravio contro la doppia imposizione è concesso di norma, per i redditi d’investimento di fonte estera (quali dividendi e interessi) percepiti direttamente, in base al metodo del credito d’imposta estero. Alle altre tipologie di reddito si applica il metodo dell’esenzione con progressività (è il caso del reddito d’impresa percepito mediante una stabile organizzazione). Circa i proventi originati in Italia, la disciplina di riferimento è la Convenzione e protocollo del 3 giugno 1981. Essa prevede che le imposte italiane sui dividendi e gli interessi siano detraibili dalle imposte lussemburghesi (artt. 10, 11 e 24 della Convenzione). Il 50% dei dividendi può inoltre essere esente (in base alla normativa nazionale).



Tassazione delle persone fisiche non residenti

Una persona fisica è considerata residente se il suo domicilio o la sua dimora abituale si trovano in Lussemburgo. Il domicilio di una persona è il luogo dove essa occupa un’abitazione in circostanze che indicano che la possiederà e la abiterà ancora in futuro. Si presume che il Lussemburgo sia il luogo di dimora abituale ove una persona fisica vi risieda da almeno 6 mesi. Se un individuo non esercita un’attività professionale in Lussemburgo, e a condizione che non vi risieda per più di 12 mesi, può richiedere che il Lussemburgo non venga considerato luogo di dimora abituale.

Ciò premesso, per i non residenti opera un generale regime di esenzione per gli interessi obbligazionari (compresi i titoli di Stato) e per quelli derivanti da depositi (esenti di fatto). Unica eccezione è il trattamento dei profit sharing bonds, per i quali, si applica in modo analogo ai residenti una ritenuta definitiva del 20%, salvo che siano sono erogati da una holding lussemburghese o da una società d’investimento (in questo caso sono esenti) o che le convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni non prevedano un’aliquota inferiore.

Il medesimo trattamento è previsto sui dividendi distribuiti a soggetti non residenti, vale a dire l’applicazione di una ritenuta alla fonte del 20% sui dividendi distribuiti, salvo che siano erogati da una holding lussemburghese o da una società d’investimento (in questo caso sono esenti) o che le convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni non prevedano un diverso trattamento. Sono altresì esenti, analogamente ai residenti, i dividendi corrisposti sotto forma di azioni e i pagamenti da liquidazione.

Le plusvalenze derivanti dalla vendita di azioni e obbligazioni non sono generalmente soggette all’imposta sul reddito, salvo che le azioni o obbligazioni siano detenute come beni d’impresa di una stabile organizzazione lussemburghese ovvero i capital gains derivino dalla vendita di una partecipazione qualificata appartenente ad una società residente entro 6 mesi dalla data di acquisizione. In entrambi i casi, i guadagni sono tassati come reddito ordinario. Sono altresì tassati i guadagni realizzati mediante la vendita di azioni di una società di cui l’azionista detiene (o ha detenuto in qualsiasi periodo dei 5 anni precedenti), insieme al coniuge e al figlio minorenne, direttamente o indirettamente, una partecipazione qualificata (vale a dire maggiore del 10% del capitale azionario della società) o se i guadagni consistono in una distribuzione da liquidazione di tale società. Tale norma si applica, tuttavia, a condizione che il soggetto non residente sia stato residente in Lussemburgo per più di 15 anni e sia diventato non residente entro i 5 anni precedenti la vendita o la corresponsione della distribuzione da liquidazione. In questo caso, dal reddito da capital gain, che deve essere indicizzato all’inflazione (applicando determinati coefficienti al prezzo di acquisizione) si applica una deduzione fino a € 50.000 (il doppio per i coniugi) in un arco temporale di 11 anni.

Le persone fisiche non residenti sono inoltre soggette all’imposta sul patrimonio netto riguardo a determinati beni immobili ubicati in Lussemburgo.

Circa la procedura per il rimborso dell’imposta ai non residenti, nel caso in cui esenzioni o riduzioni siano previste dai trattati fiscali, il soggetto residente che effettua il pagamento può contestualmente chiedere l’esenzione o la riduzione alla fonte, purché sia stato presentato il certificato di residenza idoneo; diversamente, il rimborso può essere chiesto successivamente e la procedura da seguire varia da trattato a trattato. Con riferimento alle imposte lussemburghesi dovute da persone fisiche residenti in Italia il Trattato del 3 giugno 1981 prevede, per i dividendi corrisposti in denaro o in natura, una ritenuta d’imposta del 15% (retenue d’impot sur les revenus de capitaux, art. 10 co. 2 del Trattato), inferiore quindi a quella ordinaria (20%). Alle distribuzioni effettuate da società holding e fondi d’investimento esenti (secondo la legge lussemburghese) non si applica alcuna ritenuta. Nessuna imposta sul reddito o di altra natura è applicata, inoltre, ai dividendi distribuiti sotto forma di azioni e alle riserve societarie distribuite sotto forma di azioni. Per gli interessi, opera in generale un regime di esenzione d’imposta (obbligazioni, titoli di Stato, mutui ordinari, mutui ipotecari, depositi bancari, obbligazioni convertibili), eccettuate le obbligazioni con rendimento parametrato all’utile sociale cui si applica una ritenuta d’imposta del 10% (art. 11 del Trattato).

La tassazione degli OICR[75]

Coerentemente con il principio di indifferenza tra tassazione dei redditi derivanti da gestioni collettive del risparmio e quella dei redditi da investimento diretto, le varie forme di investimento nelle gestioni collettive sono trattate come entità trasparenti da un punto di vista fiscale, cosicché i redditi ad esse riconducibili sono tassati direttamente in capo agli investitori (no veil system)[76]. Gli OICR, quindi, sono esenti da imposta sul reddito di impresa[77]; conseguentemente non hanno diritto ad alcun credito d’imposta sui dividendi conseguiti. Gli OICR non sono soggetti neanche all’imposta patrimoniale, pari allo 0,5% del patrimonio netto.

Le gestioni collettive sono colpite, però, dalle imposte indirette. Innanzitutto, al momento della costituzione dell’OICR deve essere pagata una tassa di registrazione di € 1.250 (droit d’apport, ma i successivi aumenti di capitale sono esenti). Inoltre, essi devono corrispondere una tassa d’iscrizione annuale (taxe d’abonnement), pari allo 0,05% sul totale delle attività nette della gestione. La tassa di abbonamento, che viene versata ogni quattro mesi, corrisponde di fatto al “prezzo” che i gruppi multinazionali corrispondono all’Erario lussemburghese per insediare nel Paese proprie società di gestione in completa esenzione dall’imposta sui redditi. Non tutti i fondi scontano, tuttavia, la tassa d’abbonamento. Sono previste alcune eccezioni: i fondi che investono in quote di altri fondi e le società che investono nel venture capital (dal maggio 2004) sono esenti. Inoltre, la taxe d’abonnement è applicata con aliquota ridotta (0,01%) ai fondi riservati ad investitori istituzionali (fondi dedicati) e quelli monetari (che investono esclusivamente in strumenti del mercato monetario che abbiano vita residua non superiore a 12 mesi). Il valore dei beni rappresentati da azioni possedute in altri fondi di investimento sono esenti per la parte le cui azioni sono state precedentemente soggette all’imposta di sottoscrizione, cioè gli investimenti in fondi che sono già stati soggetti all’imposta di sottoscrizione annuale. Questo comporta che l’esenzione si applica solamente agli investimenti in fondi lussemburghesi e non in fondi esteri. I fondi, inoltre, non sono soggetti ad IVA: ciò implica che essi non possono recuperare l’IVA pagata a monte.

Particolarmente rilevante e strategico per lo sviluppo della piazza finanziaria è il trattamento riservato alle società di gestione dei FCP: esse sono considerate fiscalmente un soggetto unico insieme al fondo e sono esenti dall’imposta sul reddito e dall’imposta sul patrimonio netto. È facile comprendere la portata di questa previsione: in Italia gli utili conseguiti dalle SGR sono comunemente soggetti all’imposizione societaria (IRES e IRAP). Solo se la società di gestione amministra più di un fondo, viene colpita dalla tassazione ordinaria, sulla base della considerazione, di difficile spiegazione, che la plurigestione costituisca esercizio di attività commerciale. Le SGR plurifondo scontano anche l’imposta patrimoniale.

Le SICAV e le SICAF come le società di gestione dei FCP, sono esenti dall’imposta sul reddito e soggette soltanto ad una tassa annuale dello 0,2% sul capitale. Una conseguenza dello status di esenzione di questi fondi d’investimento è che la maggior parte dei trattati contro le doppie imposizioni conclusi dal Lussemburgo sono inapplicabili. E’ previsto, inoltre che le SICAV e le SICAF possono essere assistiti nelle operazioni di investimento da una società di consulenza (Advisor company). In via di principio, le società di consulenza sono tassate secondo il regime ordinario, ma godono dell’esenzione da tutte le imposte sul reddito e sul patrimonio al ricorrere di alcune condizioni: se amministrano una sola SICAV/SICAF; se almeno il 5% del loro patrimonio, con un minimo di € 50.000, è investito nella SICAV/SICAF; se hanno un capitale sociale non inferiore a € 75.000 .

Un trattamento fiscale molto favorevole è previsto per alcune tipologie di holding che soddisfano i requisiti della legge del 31 luglio 1929 e successivi modificazioni. Si tratta, in particolare della holding “ordinaria”, della holding 24 milioni e della holding finanziaria. Nella prassi tali tipologie di società sono dette “società holding del 1929” . Le holding del 1929, al fine di godere dei benefici fiscali, non possono svolgere attività industriali o commerciali per proprio conto, né disporre di uffici aperti al pubblico. La legge del 31 maggio 1999, in vigore dal 21 giugno 1999, ha modificato il regime originario delle holding 1929, prevedendo che esse siano escluse dai vantaggi fiscali previsti dalla legge del 31 luglio 1929 nel caso in cui l’oggetto sociale della società non dichiari esplicitamente che la società è da considerarsi una holding nel senso della legge del 31 luglio 1929 e se la ragione sociale non è immediatamente seguita dalla parola “holding” o “holdings”, qualora tale dicitura non sia già contenuta nella denominazione della società. I vantaggi fiscali riservati alle società holding del 1929 comprendono l’esenzione da tutte le imposte applicate in Lussemburgo sul reddito e sul patrimonio netto, incluse le ritenute sui pagamenti da esse effettuati. L’imposta sul capitale (droit d’apport) è dovuta sui conferimenti di capitale in sede di costituzione o in sede di aumento successivo del capitale della holding, salvo che l’aumento sia effettuato per mezzo della capitalizzazione delle riserve. I conferimenti sotto forma di azioni in una società estera sono, in determinate circostanze, esenti dall’imposta sul capitale. Vi è anche esenzione in caso di fusione o incorporazione purché entrambe le società abbiano la propria sede legale in un Paese membro dell’UE. Tuttavia, non sono previste esenzioni, né sono disponibili rimborsi o altri sgravi, in relazione a ritenute applicate all’estero o in Lussemburgo sui redditi percepiti dalle holding del 1929, in quanto di norma non sono oggetto dei trattati fiscali conclusi dal Lussemburgo. Ulteriore elemento di svantaggio è che, generalmente, gli ordinamenti degli altri Paesi non concedono agevolazioni in relazione ai redditi distribuiti agli azionisti persone giuridiche di tali società (anche in base alle norme UE sui paradisi fiscali). L’holding 1929 si presenta, quindi, fiscalmente competitiva soprattutto nell’ambito del risparmio nazionale, costituendo in tal senso un fattore di attrazione per gli operatori esteri a stabilire in Lussemburgo la sede principale della loro attività.



La tassazione degli investitori lussemburghesi in OICR lussemburghesi

A differenza di quanto avviene nell’investimento diretto, nel quale i dividendi sono soggetti a ritenuta, quelli distribuiti dalle SICAV o dalle SICAF non sono soggetti ad alcun prelievo alla fonte: essi vanno a far parte del reddito imponibile dell’investitore, ma non godono dell’esenzione del 50% riconosciuta ai dividendi distribuiti dalle altre società, poiché le SICAV e le SICAF sono esenti da imposta sul reddito d’impresa. L’investimento in SICAV o SICAF che distribuisce dividendi non è pertanto vantaggioso per un investitore lussemburghese, dato che, in caso di investimento diretto, potrebbe avvalersi, con riferimento ai dividendi, del “credito d’imposta” nonché delle esenzioni sui dividendi e sulle plusvalenze realizzate. Tali esenzioni, invece, non sono ottenibili per le plusvalenze realizzate dalla SICAV/SICAF e poi distribuite ai risparmiatori sotto forma di dividendi. Il principio della neutralità tra le diverse forme di risparmio gestito trova pertanto per gli investitori nazionali rilevanti deroghe.

Dal momento che i FCP sono considerati fiscalmente trasparenti, i sottoscrittori delle quote sono soggetti a tassazione come nel caso di investimento diretto. Nel caso di cessione o rimborso delle quote o delle azioni di OICR, se le quote sono detenute per un periodo maggiore di sei mesi, le plusvalenze conseguite non sono mai tassate. D’altro canto, le eventuali “plusvalenze speculative” realizzate dagli OICR nella gestione non sono comunque tassate in capo agli investitori.

Il principio della trasparenza che vige per i FCP implica che l’investitore possa godere dei crediti d’imposta provenienti dall’attività d’investimento dei fondi. Di fatto, osservata la non imponibilità delle plusvalenze derivanti dalla cessione o dal rimborso delle quote, gli investitori in fondi a capitalizzazione raramente sono spinti a dichiarare i proventi in questione e quindi non usufruiscono della possibilità di recuperare tali crediti d’imposta.



La tassazione degli investitori lussemburghesi in OICR esteri

Il trattamento di un investitore residente in Lussemburgo che investe attraverso un OICR di diritto estero, è uguale a quello previsto per gli investimenti in un OICR di diritto lussemburghese.



La tassazione degli investitori non residenti in OICR lussemburghesi

Il regime dei non residenti è particolarmente favorevole. Sui redditi distribuiti da SICAV/SICAF o FCP a non residenti non sono previste ritenute. Gli stessi investitori esteri non sono soggetti a tassazione per capital gains ottenuti attraverso la cessione di quote in FCP o SICAV/SICAF, eccetto il caso in cui si tratti di partecipazione qualificata (tassazione con aliquota del 15%). In linea di principio, i crediti d’imposta attribuiti all’OICR non possono essere trasferiti ai non residenti. Solo qualora si tratti di crediti d’imposta per dividendi su azioni di società residenti in Lussemburgo, il trasferimento del credito può avvenire se il Paese di residenza dell’investitore accetta il principio di trasparenza dei FCP lussemburghesi.


Adempimenti degli intermediari e dei contribuenti

Il burden of compliance degli intermediari lussemburghesi è assai ridotto. Essi non sono tenuti ad effettuare alcuna comunicazione all’Amministrazione fiscale, in virtù della salda regola del segreto bancario che caratterizza la legislazione lussemburghese[78]. Solo le imprese devono applicare la ritenuta d’acconto del 20% sui dividendi distribuiti e versare quanto trattenuto al Fisco. Sugli interessi, come già segnalato, non sono previste ritenute alla fonte, né sono previsti prelievi alla fonte per i non residenti sui proventi da OICR.

Qualora gli OICR distribuiscano i risultati della gestione, essi non sono obbligati ad inviare il prospetto di ripartizione dei proventi nelle varie categorie di redditi da attività finanziarie (interessi, dividendi e plusvalenze); ciò avviene solo su iniziativa del contribuente, qualora quest’ultimo sia interessato a recuperare eventuali crediti d’imposta sui dividendi o su imposte pagate all’estero. Va rilevato comunque come l’attività in questione viene generalmente svolta dalla società di gestione o dalla banca depositaria: questa attività è configurabile come un servizio offerto al contribuente-cliente e non come un adempimento di natura tributaria.



Stato di trasposizione della direttiva europea sugli interessi transfrontalieri

La trasposizione della direttiva europea nell’ordinamento lussemburghese, annunciato verso la fine del 2004 mediante una legge parlamentare, nel momento in cui si scrive ancora non si è determinato. Tra l’altro, è opportuno sottolineare, che il Lussemburgo (insieme a Belgio e Austria) ha inteso adottare un sistema di ritenute alla fonte (nella misura del 15%) per la tassazione degli interessi percepiti da residenti in Paesi dell’Unione Europea. La direttiva in questione permette, infatti, ai Paesi che non intendono adottare il sistema dello scambio d’informazioni, di adottare il meccanismo delle ritenute alla fonte. Si tratta, evidentemente, di una scelta di compromesso a favore dei Paesi, tra cui il Lussemburgo, che tutelano il segreto bancario, e che fanno di tale aspetto un punto di forza della propria piazza finanziaria[79]. E’ stabilito inoltre, che dal 2011 (salvo proroghe) il livello della ritenuta sugli interessi sarà del 35%: tale livello potrebbe rendere meno conveniente l’investimento lussemburghese per i residenti europei, e costituire pertanto un incentivo all’adozione da parte delle autorità nazionali del sistema dello scambio d’informazioni.

Parallelamente, i sottoscrittori di fondi lussemburghesi non residenti nei Paesi UE potranno optare per la tassazione alla fonte degli interessi percepiti, con aliquota del 15%, o permettere lo scambio d’informazioni tra le autorità fiscali nazionali.

leggefiscofinanza
Wednesday, May 18, 2005 2:43 PM
5) REGNO UNITO

Nell’ordinamento inglese la tassazione del risparmio si presenta formalmente neutrale rispetto alla scelta fra investimento diretto e investimento attraverso le gestioni. Tutti i redditi finanziari, infatti, sono assoggettati a tassazione personale progressiva (ovvero alla Capital Gains Tax nel caso di plusvalenze), indipendentemente dalla fonte da cui derivano. Non sono previste, inoltre, regole fiscali specifiche per le gestioni patrimoniali: i loro proventi ricadono nella disciplina generale riservata ai redditi finanziari. Questa si basa per le persone fisiche residenti sull’inclusione degli interessi e dei dividendi nell’imponibile dell’imposta personale progressiva. Peraltro, entrambe le tipologie di proventi sono assoggettate a tassazione secondo aliquote diverse da quelle generali dettate prevista per l’Income Tax[80].

Analogamente a quanto accade in Francia, anche l’ordinamento inglese prevede poi una serie di agevolazioni fiscali (che di fatto si traducono in una riduzione dell’onere d’imposta), atte a favorire o incentivare particolari forme di risparmio, come ad esempio i piani di investimento individuali.

Di rilievo è che nel Regno Unito, a differenza di quanto accade generalmente negli altri Paesi, non è prevista nessuna ritenuta alla fonte sui dividendi; al percettore è riconosciuto un credito d’imposta del 10%. Il credito d’imposta non può essere pagato agli azionisti ma può essere detratto dall’imposta dovuta su di essi dalle persone fisiche. Se persone fisiche non residenti ricevono un dividendo, non vi è ritenuta né imposta addizionale, né in generale rimborso del credito d’imposta di un nono. Alcuni trattati contro la doppia imposizione dispongono per il rimborso del credito d’imposta alle persone fisiche ma, dal 6 aprile 1999, ciò non ha conseguenze poiché la ritenuta permessa dal trattato riduce in tutti i casi il pagamento del credito a zero.

I redditi di fonte estera (dividendi e interessi), inclusi nel reddito imponibile del contribuente in base al noto principio del World Wide Income, sono, come in Italia, assoggettati ad una “ritenuta d’ingresso” (pari al 20%) in tutti i casi in cui siano percepiti tramite intermediari residenti. L’intermediario ha la facoltà, previo accordo con l’Amministrazione finanziaria (Inland Revenue), di dedurre dalla ritenuta applicata l’imposta pagata all’estero.

Le plusvalenze sono soggette ad uno specifico prelievo, la Capital Gains Tax, applicato con le medesime aliquote per la tassazione degli interessi. Sono tuttavia esenti le plusvalenze che non superano una data soglia, rivista annualmente; eccezione di rilievo al principio di generale imponibilità delle plusvalenze è l’esclusione dalla CGT dei capital gains su titoli di Stato e su obbligazioni di società residenti.

Riguardo agli OICR, I fondi inglesi hanno in passato goduto di un vantaggio competitivo rispetto a quelli esteri, grazie all’effetto combinato delle norme sulla tassazione dei fondi esteri e del meccanismo del cosiddetto “dividendo di fonte estera” (Foreign Income Dividend - Fid), introdotto nel 1994 per consentire alle società con utili costituiti prevalentemente da redditi di fonte estera la distribuzione di dividendi senza pagamento dell’Advance Corporation Tax (Act). Le modifiche legislative entrate in vigore con effetto dal periodo d’imposta 1999 - 2000 (tra le quali è ricompresa l’abolizione del meccanismo del Fid) hanno determinato un’attenuazione di tale vantaggio competitivo.

Accanto alle norme in materia di imposizione diretta, sussistono per i fondi e i relativi sottoscrittori specifiche regole di imposizione indiretta. Il Regno Unito è infatti tra i Paesi dell’Unione che prevedono ancora forme di tassazione sulle negoziazioni, anche se, come in Italia, le esenzioni sembrano superare i casi di applicazione del tributo. Nell’ambito delle esenzioni relative alla stamp duty ricade appunto la sottoscrizione e il riacquisto di quote di OICR di diritto britannico; viceversa la tassa si applica (con l’aliquota dello 0,5%) alle negoziazioni di quote dei fondi fra investitori. Infine, al di là delle esenzioni di carattere generale (per le negoziazioni in titoli di Stato e obbligazioni), le transazioni poste in essere dai fondi nella loro attività di investimento sono soggette alla tassa.

Le principali fonti del diritto tributario inglese sono l’ICTA (Income and Corporation Tax Act) del 1986 contenente la disciplina impositiva dei redditi e delle società, e la TCGA (Taxation of Chargeable Gains Act) del 1992.



Tassazione dei residenti sui proventi di fonte interna

Con riferimento al sistema fiscale inglese è opportuno distinguere i concetti di residenza, residenza ordinaria e domicilio. Essi, infatti, delimitano l’ambito della giurisdizione fiscale inglese, che non adotta, a differenza degli altri Paesi considerati, il solo criterio della residenza. In particolare, un individuo è considerato residente se ha una permanenza di almeno 183 giorni, oppure se siano intercorse nell’arco di 4 anni consecutivi visite abituali nel Regno Unito con una media di 91 giorni per ogni periodo d’imposta (in tal caso la residenza decorre dal quinto anno). Inoltre, una persona fisica è, in principio, residente nel Regno Unito per tutto l’anno del suo arrivo o della sua partenza dallo stesso. Solo in via eccezionale è ammesso l’inizio o il termine della permanenza in corrispondenza del giorno dell’arrivo o della partenza. Ai fini della tassazione delle plusvalenze questa regola vale se la data di arrivo è preceduta da 36 mesi di non residenza.

Accanto al concetto di residenza, si devono considerare, come detto, due fattori ulteriori, la residenza ordinaria e il domicilio. La prima non è definita dalla legge ma generalmente si considera in base all’intenzione attuale o futura di permanere nel Regno Unito, ovvero a visite abituali nel Regno Unito intercorse nell’arco di 4 anni consecutivi con una media di 91 giorni per ogni periodo d’imposta (la residenza decorre dal quinto anno). Un soggetto britannico o irlandese che ha la residenza ordinaria nel Regno Unito e che lascia il Paese temporaneamente, è soggetto ad imposizione anche nel periodo dell’assenza. Con il termine domicilio si intende generalmente il posto in cui una persona fisica ha l’abitazione principale. La scelta di domicilio avviene anche con lo stabilirsi in un nuovo Paese. E’ necessaria una prova particolarmente onerosa per dimostrare che il domicilio d’origine è stato abbandonato; una prova meno decisiva è necessaria per dimostrare che è stato cambiato o abbandonato il domicilio di elezione.

In base alle regole ordinarie, i residenti sono soggetti ad imposizione sui redditi ovunque prodotti (worldwide). La tassazione viene inoltre estesa, secondo il principio della “base di rimessa” con riguardo ai redditi esteri di persone fisiche che sono residenti ma non domiciliate nel Regno Unito e ai cittadini britannici o irlandesi che sono residenti ma non residenti ordinari, che percepiscono determinati tipi di reddito, quali redditi da investimento estero (inclusi i dividendi e gli interessi), pensioni estere, redditi da commercio o attività svolte all’estero. A certe condizioni la base di rimessa si applica anche ai redditi da lavoro dipendente maturato da persone fisiche che sono residenti ma o non domiciliate o non residenti ordinari. Se si applica la base di rimessa ai redditi esteri la base imponibile è limitata alla parte di reddito che è effettivamente portata nel Regno Unito. Una persona fisica che risiede abitualmente nel Regno Unito e che si assenta per un intero periodo d’imposta, mantiene la residenza ordinaria ma sarà ritenuto non residente per tutto l’anno dell’assenza e, in quanto tale, non subirà l’imposizione sui redditi di fonte estera e né sarà tassato sui redditi da investimento nel Regno Unito (con l’eccezione dei redditi da locazione). Lo stesso individuo sarà soggetto ad imposta solo sui redditi da risparmio e da plusvalenze, ovunque prodotte.

Ciò premesso, gli interessi derivanti da depositi, conti correnti e obbligazioni sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’acconto con l’aliquota del 20%. Il loro ammontare, al lordo della ritenuta, deve successivamente essere incluso nel reddito imponibile del percettore. Ne consegue che il contribuente è tenuto al pagamento di ulteriori imposte solo se il suo reddito rientra nello scaglione con aliquota marginale pari a quella massima (higher rate, 40%), mentre nessun versamento è dovuto per i redditi la cui aliquota marginale è pari a quella minima (starting rate, pari al 10%) od a quella base (basic rate, 22%). Le aliquote di tassazione degli interessi risultano in tal modo pari al 20% e al 40%[81]. Uno specifico obbligo di dichiarazione degli interessi sussiste, pertanto, solo per gli investitori con aliquota marginale pari a quella massima. La ritenuta d’acconto del 20% si applica inoltre al reddito di una rendita vitalizia acquistata e al reddito derivante valori mobiliari del governo, obbligazioni di prima opzione del risparmio nazionale, piani azionari personali di risparmio e di deposito e fondi comuni d’investimento in capitale variabile (Unit trusts) autorizzati. Nessuna imposta è prevista per i titoli emessi dalla Corona e gli eurobonds. In generale, gli investitori che non pagano imposte possono chiedere il rimborso di tale ritenuta o in alternativa possono chiedere di ricevere gli interessi senza l’applicazione della ritenuta. Nell’ipotesi in cui l’ammontare nominale di un prestito è trasferito con gli interessi in corso di maturazione, il corrispettivo deve essere diviso tra la parte capitale e gli interessi maturati fino alla data di effettuazione del trasferimento (al lordo senza deduzione di ritenute). Al contrario, qualora un prestito sia trasferito senza il diritto di ricevere gli interessi, l’acquirente ha diritto ad una riduzione corrispondente agli interessi che maturano dalla data di effettuazione della cessione alla data di pagamento degli interessi. L’ammontare di interessi maturati è tassato tramite accertamento diretto in capo al cedente o al cessionario a seconda del caso, ma un cessionario persona fisica è esente se il valore nominale delle obbligazioni da lui posseduto non supera £ 5.000.

Gli interessi sono in genere tassati secondo un criterio di maturazione (accrued interests), soltanto però in occasione di una negoziazione e non periodicamente.

Per quanto riguarda i capital gains, l’ordinamento inglese prevede una specifica imposta, detta Capital Gains Tax (CGT), cui sono soggette tutte le plusvalenze derivanti dalla cessione attività finanziare, comprese quelle derivanti da cessioni di quote di OICR[82]. In base al suo funzionamento, le plusvalenze realizzate nel periodo d’imposta considerato non concorrono a formare il reddito imponibile del contribuente ai fini dell’Income Tax, ma sono sottoposte a tassazione separata con aliquota proporzionale. In particolare, le plusvalenze tassabili devono essere sommate agli altri redditi imponibili del contribuente solo ai fini della determinazione dello scaglione di reddito nel quale le plusvalenze medesime rientrano; la tassazione avviene quindi con applicazione dell’aliquota corrispondente a detto scaglione sull’intero ammontare delle plusvalenze conseguite nell’anno, al netto della soglia esente. I non residenti temporanei (fino a 5 periodi d’imposta completi) sono soggetti al CGT con riferimento ai capital gains maturati durante la non residenza nell’anno del rientro. I capital gains su beni patrimoniali situati all’estero da parte di persone fisiche che sono residenti o residenti ordinari ma non domiciliati nel Regno Unito sono tassati sulla base del reddito rimesso nel Regno Unito. Ai fini della CGT , i coniugi sono tassati separatamente e ciascuno di essi ha diritto all’esenzione annua. In seguito all’introduzione di aliquote differenziate per i redditi finanziari, la CGT è ora applicata con le stesse aliquote previste per gli interessi (20%-40%)[83].

Concorrono ad attenuare il peso dell’imposizione sulle plusvalenze, oltre l’indicizzazione e gli abbattimenti d’imposta parametrati al periodo di detenzione, un elevato numero di esenzioni, oggettive e soggettive. Massimo rilievo rivestono le esenzioni di natura oggettiva per le plusvalenze realizzate su titoli di Stato, nonché per quelle derivanti da cessioni di obbligazioni nominative emesse da società residenti (vale a dire quelle aventi il capitale espresso in sterline inglesi). A queste si aggiunge la soglia personale di esenzione riferita all’ammontare delle plusvalenze complessive soggette alla CGT, incluse le plusvalenze da cessioni immobiliari. Recentemente la soglia di esenzione è stata elevata (anno d’imposta 2004/2005) a £ 8.200 (€ 11.730 ca.) annue[84]. Altre esenzioni riguardano in generale i beni mobili (soggetti ad imposte sui trasferimenti – stamp duty) e gli assets posseduti in seguito a successione ereditaria (soggetti alla Inheritance tax). È prevista la possibilità di compensare le plusvalenze con le minusvalenze realizzate nel medesimo periodo d’imposta; l’eventuale eccedenza negativa può essere inoltre riportata negli anni successivi senza vincoli di tempo[85]. Particolari agevolazioni sono previste, inoltre, per le plusvalenze reinvestite nell’acquisto di azioni nell’ambito di un Enterprise Investment Scheme (EIS) che riguardi una società non quotata (ma è ammessa anche per le società quotate nell’Alternative Investment Market). In tal caso, la plusvalenza reinvestita non viene tassata; non è inoltre necessario impiegare l’intero capitale, essendo sufficiente ai fini dell’esenzione il reinvestimento della plusvalenza imponibile (netta)[86].

Il reddito derivante da un trust del tipo interest in possession trust, equivalente grosso modo al reddito da usufrutto nei Paesi di civil law, e il reddito derivante da un fondo immobiliare amministrato, della successione ereditaria, viene assoggettato, a seconda dei casi, ad imposta sul reddito in capo ai fiduciari o agli esecutori testamentari soltanto con l’aliquota di base del 22%, o con l’aliquota del 20% relativa al reddito da risparmio, ovvero con l’aliquota del 10% relativa al reddito da dividendi. I beneficiari persone fisiche di un trust o di un fondo immobiliari possono essere assoggettati all’imposta sul reddito con l’aliquota maggiore pari al 40%[87], o con l’aliquota superiore prevista per i dividendi pari al 32,5%, relativamente al reddito del trust o del fondo immobiliare cui hanno diritto. Si applica un’aliquota addizionale, relativa all’imposta sul reddito, sul reddito dei trust discrezionali e di accumulazione, sufficiente a sostenere un credito d’imposta del 34% sul reddito lordo incorporato alla distribuzione di un trust discrezionale.

Con riguardo ai dividendi, la disciplina fiscale relativa ha subito importanti modifiche per effetto delle leggi finanziarie (Budgets) approvate nel luglio 1997 e nel marzo 1998. In particolare, per i dividendi percepiti dal 5 aprile 1999[88], è previsto un regime di tassazione separata in sede di Income Tax, con riconoscimento al socio del credito d’imposta per gli oneri fiscali pagati a monte dalla società. Precedentemente, i dividendi distribuiti da società residenti determinavano in capo alla società l’obbligo di pagare un acconto dell’imposta sul reddito dovuta dalla società medesima (Advance Corporation Tax - ACT) in misura pari al 20% dei dividendi. L’abolizione della ritenuta comporta, come principale conseguenza, l’eliminazione dell’obbligo di pagamento di imposte in acconto a carico della società[89]. È ora adottato il meccanismo del credito d’imposta per evitare il fenomeno della doppia imposizione (in capo alla società e ai soci). A tal fine, i dividendi devono essere inclusi nel proprio reddito imponibile dal percettore al quale è attribuito un credito d’imposta. Come conseguenza dell’abolizione dell’ACT[90], il credito d’imposta è ridotto a 1/9 del dividendo netto (10% del dividendo lordo)[91]. In luogo delle tre ordinarie aliquote dell’imposta sul reddito, ai dividendi si applicano in sede di dichiarazione dei redditi due sole aliquote: 10% per gli azionisti che non rientrano nella higher rate, e 32,5% per gli altri. Le nuove aliquote sono allineate alla misura del credito d’imposta. Quest’ultimo, pari al 10% del dividendo lordo, è corrispondente al livello di prelievo degli investitori che rientrano nei primi scaglioni di reddito, i quali pertanto non hanno nessun obbligo di dichiarazione per i redditi in esame. Viceversa, per gli investitori che rientrano nell’ultimo scaglione, l’aliquota di tassazione dei dividendi risulta ora pari al 32,5%[92]: l’imposta che detti investitori devono versare in sede di dichiarazione annuale ammonta quindi al 22,5% del dividendo lordo (32,5% meno 10% di credito d’imposta). Le emissioni premio originate dalla capitalizzazione delle riserve della società (per esempio, utili da ricavi o plusvalenze non distribuiti, o conti sovraprezzo azioni) non sono imponibili in capo al percettore, a meno che, in via eccezionale, sia preceduta o seguita da un rimborso di capitale.

In base a misure transitorie, il credito d’imposta di un nono permane con riferimento agli ISAs (Individual Savings Accounts, conti di risparmio personali), dividendi da PEPs (Personal Equity Plans, piani patrimoniali personali) fino al 5 aprile 2004, e con riferimento ai dividendi a società caritatevoli (Charities) su scale decrescente fino al 5 aprile 2004.



Redditi di fonte estera e plusvalenze conseguiti da individui residenti

In linea di principio, una persona fisica residente subisce la tassazione sui propri redditi worldwide. Dividendi, interessi e royalties di fonte estera, nonché le plusvalenze, sono quindi interamente imponibili, tenendo conto della tassazione sulla base delle rimesse di coloro che sono domiciliati all’estero. Tuttavia, non sono imponibili i dividendi pagati in azioni derivanti da una società non residente. Ai dividendi percepiti da persone fisiche e derivanti da una fonte estera non si applica alcun credito d’imposta.

Sono previsti alcuni sgravi finalizzati ad attenuare la doppia imposizione internazionale. In particolare, quando il reddito di una persona fisica subisce l’imposizione all’estero, in un Paese con il quale il Regno Unito non ha stipulato un trattato tributario, la legislazione nazionale prevede lo sgravio unilaterale della doppia imposizione, per mezzo di un credito d’imposta estero ordinario. Il credito non può superare l’ammontare d’imposta dovuta nel Regno Unito sul reddito di fonte estera. A tal fine, il reddito estero viene considerato essere la frazione o le frazioni massime del reddito imponibile del contribuente. Pertanto, il credito d’imposta estero non è limitato all’aliquota media dell’imposta del Regno Unito, ma all’aliquota marginale applicata alla frazione massima. Qualsiasi eccedenza di imposta estera, al di sopra dell’ammontare adeguato all’imposta del Regno Unito, non è deducibile nel calcolo del reddito imponibile. Il credito viene calcolato con riferimento a ciascuna voce e a ciascuna fonte.

Laddove è possibile chiedere lo sgravio in base ad una convenzione internazionale, non si potrà beneficiare dello sgravio secondo le disposizioni unilaterali. Nella maggior parte delle convenzioni concluse dal Regno Unito con altri Paesi, lo sgravio contro la doppia imposizione si attua mediante il metodo del credito d’imposta. E’ previsto anche il metodo dell’esenzione in convenzioni particolari. Con riferimento all’Italia, la Convenzione del 21 ottobre 1988 prevede che le imposte italiane sui dividendi ed interessi, se dovute, sono scomputabili dalle imposte inglesi sull’ammontare lordo dei dividendi ed interessi (artt. 10, 11 e 24 Convenzione).



Tassazione delle persone fisiche non residenti

Le persone fisiche non residenti sono generalmente soggette ad imposta per i redditi di fonte inglese. Le aliquote applicate sono generalmente le stesse previste per i soggetti residenti. In particolare, i dividendi sono soggetti all’aliquota ordinaria del 10%, della categoria F relativa all’imposta sul reddito, cui si accompagna la concessione del connesso credito d’imposta di un nono. In diversi trattati tributari il Regno Unito ha il diritto (ma non l’obbligo) di applicare una ritenuta d’imposta del 15% sul pagamento di dividendi a non residenti. Tali pagamenti sono in realtà soggetti a una ritenuta d’imposta del 10% e alla concessione di un credito d’imposta pari a un nono dell’ammontare del dividendo, che annulla negli effetti il prelievo fiscale.

In generale, i non residenti non hanno diritto a deduzioni a livello personale né a crediti d’imposta in sede di Income tax. Sono previste tuttavia delle agevolazioni fiscali a favore a) dei cittadini britannici residenti nei Paesi del Commonwealth, nell’UE e dell’EEA (European Economic Area, comprendente gli Stati membri dell’UE, più Islanda, Liechtenstein e Norvegia); b) dei residenti nell’isola di Man e nelle Isole della Manica; c) dei residenti di Paesi che hanno stipulato una convenzione con il Regno Unito che contenga una disposizione sulle deduzioni a livello personale[93]; d) i cittadini (non necessariamente residenti) di Paesi con cui sia stata stipulata una convenzione che contenga un articolo specifico sulla non discriminazione e non contenga un articolo che limiti la convenzione ai residenti, quali la Bulgaria, la Francia, la Germania e Israele; e) cittadini e residenti di un certo numero di altri Paesi in virtù di una disposizione sulla non discriminazione, registrati presso l’Amministrazione finanziaria. Le deduzioni sono operate in primo luogo dai redditi che non sono tassati alla fonte, ad esempio gli interessi bancari, le rendite e i redditi commerciali.

L’imposta sui redditi di capitale diversi dai redditi da proprietà e dai redditi percepiti attraverso un broker o un gestore d’investimenti, è limitata alla ritenuta alla fonte, se prelevata. I capital gains realizzati dai non residenti tramite la cessione di beni situati nel Regno Unito non sono soggetti ad imposta, tranne nel caso in cui detti beni siano utilizzati nell’ambito o ai fini di un’attività commerciale o d’impresa svolta, nel Regno Unito tramite una stabile organizzazione o un’agenzia.

Una persona fisica che è residente ordinario, ma non residente, non è soggetto all’imposta sui redditi con riferimento ai redditi di fonte estera, né è soggetto all’imposta sui redditi ad aliquota ordinaria o maggiorata sui redditi da investimento inglesi (diversi dai redditi da rendite). Si applica in tal caso l’imposta del 20% sui proventi del risparmio e non vi sono deduzioni, eccettuate le ritenute (es. interessi bancari). Egli è, tuttavia, soggetto ad imposizione con riferimento ai capital gains ovunque prodotti imponibili (su base della rimessa per i non domiciliati). Non può inoltre effettuare deduzioni personali come residente sebbene ne avrebbe in quanto tale diritto in base alla Sez. 278 dell’ICTA.

I beneficiari non residenti di un trust o di un fondo immobiliare di natura successoria, non hanno generalmente diritto al rimborso dell’imposta sul reddito sostenuta dal trust o dal fondo immobiliare, a meno che non sia previsto in un trattato tributario. I beneficiari di reddito di un trust del tipo possession trust o di un fondo immobiliare sono trattati come se il reddito del trust o del fondo immobiliare appartenesse direttamente a loro; inoltre possono beneficiare di qualsiasi ritenuta d’imposta ridotta qualora applicabile. Le persone fisiche che percepiscono pagamenti da un trust discrezionale avranno diritto al rimborso dell’imposta del 34% sostenuta dal trust, se ciò è previsto nell’articolo relativo ai “redditi diversi” di un trattato tributario, e negli altri casi al rimborso dell’aliquota d’imposta addizionale applicabile alle loro distribuzioni del reddito del trust.

Gli interessi sono solitamente soggetti a una ritenuta d’imposta con aliquota del 20%, relativa al reddito da risparmio. Tuttavia, gli interessi erogati a soggetti non residenti, che siano in grado di comprovare detto status mediante apposita documentazione, sono esenti da ritenuta alla fonte in diversi casi: depositi bancari; particolari emissioni della Corona britannica (definite Free of Tax to Residents Abroad, FOTRA); titoli di Stato in gestione accentrata presso la Bank of England; eurobonds quotati[94]. Nel caso l’eurobbligazione venga conservata in un sistema di compensazione riconosciuto dal Consiglio dell’amministrazione finanziaria, l’esenzione opera a condizione che gli interessi vengano pagati attraverso o da un soggetto non situato nel Regno Unito[95]. I soggetti non residenti sono inoltre esonerati dalle disposizioni relative alla tassazione della maturazione di interessi connessi alla vendita di capitale di prestito.

I pagamenti degli interessi sono solitamente effettuati mediante deduzione d’imposta in base alle aliquote nazionali sopra menzionate, ma è consentito concordare con l’amministrazione finanziaria la deduzione in base alle aliquote convenzionali o il pagamento senza deduzione[96]. In mancanza di tali accordi, la società percettrice è obbligata a presentare una richiesta di rimborso per l’imposta trattenuta in eccedenza dell’aliquota convenzionale. Le richieste di rimborso e le richieste di sgravio alla fonte vanno presentate con gli stessi moduli[97]. I moduli, debitamente compilati, devono essere certificati dalle autorità tributarie del relativo Paese contraente della convenzione.

Circa le procedure previste per i dividendi, gli azionisti non residenti possono chiedere in alcuni casi il rimborso parziale o totale del credito d’imposta sulla base dei trattati bilaterali contro le doppie imposizioni. Occorre comunque tener presente che, a seguito della riduzione del credito d’imposta dal 20% al 10% del dividendo lordo, l’entità delle somme rimborsabili agli investitori non residenti in base ai trattati si è ridotta notevolmente.

Con riferimento alle imposte inglesi dovute da persone fisiche residenti in Italia, il Trattato del 21 ottobre 1988 prevede per i dividendi un regime di esenzione generalizzato: nessuna imposta è, infatti, applicata (in base alla legge inglese) a dividendi corrisposti in denaro o in natura, ai dividendi distribuiti sotto forma di azioni, nonché alle riserve societarie distribuite sotto forma di azioni. Circa gli interessi, si prevede per obbligazioni, titoli di Stato (eccettuate le fattispecie esenti previste per i non residenti in generale), mutui ordinari e ipotecari, obbligazioni convertibili l’applicazione dell’imposta sul reddito nella misura del 10%[98]. Nessun prelievo è operato per interessi da depositi bancari e obbligazioni con rendimento parametrato agli utili (legge interna).
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Wednesday, May 18, 2005 2:44 PM
La tassazione degli OICR

La legislazione del Regno Unito non fonda la realizzazione del principio di neutralità nella tassazione del risparmio sulla “trasparenza fiscale” degli OICR. La maggior parte di questi[99] è infatti soggetto passivo d’imposta, secondo modalità analoghe a quelle previste per le società di capitali: i proventi percepiti dagli organismi di investimento, con l’eccezione delle plusvalenze, concorrono a formare il reddito imponibile dei fondi, al netto delle spese di gestione e degli eventuali interessi passivi[100]. Sussistono tuttavia regole diverse secondo la tipologia di OICR: in principio, gli Authorized Unit Trusts e le Open Ended Investment Companies sono gli organismi più favoriti, poi si collocano le Investment Trust Companies e gli Unauthorised Unit Trusts.



a) Authorized Unit Trusts (AUTs) e Open Ended Investment Companies (OEICs)

Un fondo comune d’investimento (Unit trust) è uno schema d’investimento collettivo fondato sulla nozione del trust della legislazione di Inghilterra e Galles e Irlanda del Nord, e sulla nozione lievemente diversa avente lo stesso nome nelle leggi della Scozia. Fondamentalmente, in base a uno schema d’investimento collettivo gli investimenti sono detenuti da fiduciari a beneficio dei singoli investitori, i quali detengono “unità” dello schema che rappresentano le loro quote d’investimento. I diritti dei detentori di unità sono regolati da un atto di negozio fiduciario, in base al quale i detentori di unità percepiscono una quota pro rata di dividendi, interessi ed altro reddito derivante da investimenti soggetti allo schema. Le decisioni quotidiane relative all’investimento sono prese da un dirigente.

Tali schemi consentono ai piccoli investitori di detenere una gamma più ampia di investimenti affidandosi alle capacità del dirigente preposto agli investimenti ed evitando le peggiori fluttuazioni di mercato. Molti di questi schemi sono commercializzati da banche, compagnie di assicurazioni ed altre istituzioni finanziarie, secondo diversi livelli di complessità.

In base ai regolamenti del 1996 (SI 1996/2827) sulle società d’investimento a capitale variabile è stata istituita una nuova forma di ente societario, chiamata società d’investimento a capitale variabile (SICAV) e modellata su entità simili esistenti nelle leggi di altri Stati membri dell’UE[101]. Una SICAV è in realtà una forma societaria dello unit trust (definibile come fondo comune d’investimento a capitale variabile) nella quale gli investimenti sono gestiti collettivamente a favore dei partecipanti allo schema. La SICAV deve essere registrata presso il registro delle imprese insieme ai documenti di costituzione, in cui devono essere indicati i dati della società, gli amministratori e il depositario. Il depositario, che è responsabile della custodia dei beni di proprietà della società, è una caratteristica particolare della SICAV. Un’altra caratteristica è l’obbligatorietà di un amministratore societario autorizzato, responsabile della gestione giornaliera della società.

Si è dibattuto a lungo nel Regno Unito se, diversamente dagli azionisti di una società costituita in base alle norme ordinarie, gli azionisti di una SICAV partecipino direttamente ai beni di proprietà dell’ente. In base a una disposizione della FSA del 1986 (legge sui servizi finanziari) ciascun partecipante a uno schema d’investimento collettivo è proprietario di una parte dei beni dello schema, ed ha il diritto a prelevarla in qualsiasi momento[102]. Tale disposizione sembrava conferire agli azionisti una partecipazione diretta ai beni della SICAV. Tuttavia, la legge FSMA del 2000 sui servizi e mercati finanziari prevede espressamente che i beni di proprietà dello schema appartengono in modo benificiario alla SICAV o a un ente societario che agisce per la SICAV[103]. Allo stato attuale sembra che gli azionisti abbiano collettivamente il diritto di chiedere che venga loro corrisposto il valore equivalente dei beni di proprietà dello schema.

Ciò premesso, l’ordinamento inglese assoggetta gli AUTs e le OEICs alla Corporation Tax, ma è prevista un’aliquota di tassazione (20%) inferiore a quella stabilita in via generale per le società (pari al 30%)[104] equivalente all’aliquota base applicata sui redditi finanziari percepiti dagli individui. Nella base imponibile del fondo o della società di investimento non rientrano i dividendi distribuiti da società residenti nel Regno Unito (sistema del “pass-through” o del Franked Investment Income). Questi ultimi, provenendo da redditi già assoggettati a tassazione, non vengono ulteriormente tassati nei passaggi fra entità sottoposte ad imposta societaria; la tassazione ha invece luogo nel momento in cui il dividendo (e il corrispondente credito d’imposta) è distribuito all’investitore persona fisica[105].

A differenza dei dividendi ricevuti da società residenti, i proventi delle attività estere (dividendi e interessi) rientrano nel reddito imponibile dell’OICR e le eventuali imposte pagate all’estero sono deducibili dall’imposta societaria dovuta nel Regno Unito. Fino all’anno d’imposta 1998/99 gli AUTs e le OEICs potevano avvalersi per tali proventi del meccanismo del cd. “dividendo di fonte estera” (Foreign Income Dividend - FID). Tale meccanismo, introdotto nel 1994 ed abolito con decorrenza dall’esercizio 1999/2000, ha sinora consentito, agli organismi con una componente significativa di investimenti esteri, la distribuzione di dividendi senza pagamento di ACT. Per gli investitori, la natura, ordinaria o di FID, del dividendo ricevuto non assumeva di norma alcuna rilevanza, poiché agli stessi era in ogni caso assicurato il credito d’imposta[106]. Il sistema descritto ha consentito alle tipologie di fondi in esame di evitare le penalizzazioni derivanti dalla doppia imposizione internazionale a causa delle difficoltà normalmente connesse con l’applicazione delle convenzioni contro le doppie imposizioni agli OICR.

Le plusvalenze su titoli azionari ed obbligazionari non sono di norma tassate in capo agli AUTs e alle OEICs. Tali organismi sono infatti esenti dall’imposta sui capital gains (Capital Gains Tax), e le plusvalenze vengono tassate soltanto in capo ai sottoscrittori al momento della cessione o del riscatto delle quote. Tenuto conto dell’effetto di tax deferral che deriva da tale sistema di tassazione in capo ai sottoscrittori, particolare importanza assume la distinzione dei proventi conseguiti dal fondo tra le categorie dei redditi da negoziazione e delle plusvalenze. Siffatta distinzione, in assenza di criteri dettati dal legislatore o dall’Amministrazione finanziaria, si basa su indicatori emersi da una lunga serie di “case law”.

I proventi dei contratti derivati (futures, options, swaps) sono esenti da tassazione in capo a AUTs e OEICs, indipendentemente dalla circostanza che debbano essere considerati capital gains o redditi di capitale. Peraltro, se l’operazione in derivati assume carattere accessorio rispetto ad altra transazione, il regime fiscale applicabile è quello proprio dell’operazione principale (cd. linked approach): in quest’ultimo caso, i relativi proventi potrebbero quindi essere tassati in capo al fondo oltre che in capo ai sottoscrittori. I proventi dei cd. “titoli a sconto” (discounted securities) sono in ogni caso considerati redditi di capitale (e non plusvalenze): di conseguenza, tali proventi sono inclusi nella base imponibile della Corporation Tax dovuta dal fondo.

L’applicazione di ritenute alla fonte sui proventi percepiti da AUTs e OEICs, sempre a titolo d’acconto, è prevista soltanto in alcuni casi (interessi da obbligazioni di società residenti e da depositi). Nessun prelievo alla fonte è applicato sui dividendi, sui proventi dei titoli di Stato in gestione accentrata presso la Banca d’Inghilterra e sui redditi di fonte estera. Essendo considerati alla stregua delle altre società residenti, gli AUTs e le OEICs possono chiedere il rimborso delle imposte pagate all’estero (o la deduzione di tali imposte da quelle dovute nel Regno Unito); inoltre, a differenza di quanto accade comunemente negli altri paesi europei, essi sono considerati fiscalmente residenti nel Regno Unito ai fini dell’applicazione dei trattati bilaterali contro le doppie imposizioni.

I proventi (dividendi e interessi) distribuiti o destinati all’accumulazione da AUTs e OEICs sono considerati comunque dividendi: pertanto, nei confronti del sottoscrittore non viene applicata alcuna ritenuta alla fonte. Dal 1994, per gli AUT che investono prevalentemente in depositi e titoli obbligazionari è stata introdotta la possibilità di considerare i proventi distribuiti o destinati all’accumulazione alla stregua di interessi e non di dividendi[107]. In tal caso sui proventi deve essere applicata, da parte del trustee o della società di gestione dell’AUT, una ritenuta alla fonte del 20%. La possibilità di applicare il regime fiscale previsto per gli interessi ai proventi degli AUT (e delle OEICs a partire dal 1997) è stata introdotta al fine di rendere omogenea la tassazione degli investimenti diretti in depositi e titoli rispetto a quella degli investimenti nei medesimi strumenti attuata mediante un AUT o una OEIC. Per i non residenti la ritenuta non si applica se il percettore attesta il proprio status di non residente[108] e i proventi distribuiti derivano da redditi che non sarebbero stati assoggettati a ritenuta alla fonte ove fossero stati corrisposti direttamente a non residenti.



b) Investment Trust Companies (ITCs)

A differenza degli AUTs e delle OEICs, le ITCs presentano la struttura legale propria delle società di capitali (companies). Di conseguenza, nei loro confronti è applicata la Corporation Tax, con le stesse aliquote previste in via generale per le società, nonché, con alcune marginali eccezioni, le regole ordinarie di determinazione della base imponibile ai fini della medesima imposta. La maggiore entità dell’aliquota nominale (30% invece che 20% degli AUTs) di tassazione prevista per le ITCs è, peraltro, bilanciata dal fatto che le ITC godono di margini di indebitamento più ampi e, pertanto, possono beneficiare delle riduzioni del carico fiscale derivanti dalla deducibilità degli interessi passivi. Come si verifica per le ITCs, dalla base imponibile della Corporation Tax sono esclusi i dividendi di società residenti nel Regno Unito (con le stesse regole viste per gli AUTs e le OEICs).

Al pari degli altri OICR inglesi, anche le ITCs godono dell’esenzione dalla Capital Gains Tax (CGT). Tale esenzione è peraltro subordinata al conseguimento dello status di ITC “approvata” dall’Inland Revenue. A tal fine, la ITC deve rispettare una serie di condizioni e, precisamente: essere “residente” nel Regno Unito; avere un capitale ampiamente diffuso fra il pubblico dei risparmiatori; conseguire il proprio reddito interamente o principalmente attraverso l’attività di investimento in azioni; aver ottenuto la quotazione delle azioni presso la borsa di Londra; non detenere una partecipazione superiore al 15% in una stessa società; non distribuire sotto forma di dividendi le plusvalenze conseguite; non accantonare più del 15% dei redditi (dividendi e interessi) derivanti da azioni e altri titoli in ciascun periodo d’imposta. Diversamente da quanto accade per AUTs e OEICs, per le ITCs l’esenzione da CGT è tuttavia riconosciuta solo per le plusvalenze da azioni ma non da obbligazioni.

Per quanto riguarda il trattamento fiscale dei proventi degli strumenti derivati, oltre al cd. linked approach sopra descritto, nei confronti delle ITCs si applica il criterio in base al quale, se i proventi sono riconducibili a plusvalenze vige il regime di esenzione, mentre se ricadono nella categoria del trading income (reddito da attività commerciale) sono tassati[109].

Anche per le ITCs l’applicazione di ritenute alla fonte, a titolo d’acconto, sui proventi percepiti è prevista soltanto in alcuni casi (interessi da obbligazioni di società residenti e da depositi). Nessun prelievo alla fonte è applicato sui dividendi, sui proventi dei titoli di Stato in gestione accentrata presso la Banca d’Inghilterra e sui redditi di fonte estera. Trattandosi di società residenti, anche per le ITCs è possibile conseguire il rimborso delle imposte pagate all’estero (o la deduzione di tali imposte da quelle dovute nel Regno Unito); esse sono considerate fiscalmente residenti nel Regno Unito ai fini dell’applicazione dei trattati bilaterali contro le doppie imposizioni.

Rilevante è, infine, che le ITC non essendo conformi alla Direttiva “UCITS”, hanno trovato alcuni ostacoli alla loro commercializzazione in altri paesi dell’Unione Europea, anche di natura fiscale[110].



c) Qualified Investor Schemes (QISs)

Una nuova categoria di fondi di investimento “autorizzati” riservati ad investitori istituzionali è stata ammessa dalla nuova normativa sugli OICR britannica, la Collective Investment Scheme Sourcebook Instrument del 2004: i Qualified Investor Schemes (QISs). Ne deriva dal 1° aprile 2004 l’applicazione del regime fiscale agevolato previsto per i fondi di investimento “autorizzati” (Authorized Investment Funds – AIFs) anche per questi fondi riservati, in primo luogo l’esenzione dei capital gains dalla Capital Gains Tax e l’applicazione della Corporation Tax nella misura ridotta del 20%, corrispondente alla basic rate dell’imposta personale.



d) Unauthorised Unit Trusts (UUTs)

Regole sensibilmente diverse vigono per i cd. Unit Trusts “non autorizzati” (Unauthorised Unit Trusts - UUTs). Tali entità non sono infatti soggette alla Corporation Tax.

Viceversa, il reddito da loro conseguito viene assoggettato ad imposte dirette in capo al trustee (con l’aliquota base del 22%) e non è consentita la deduzione delle spese di gestione. Dall’imposta dovuta dal trustee possono essere dedotte le ritenute alla fonte subite dall’UUT sui proventi conseguiti.

Anche gli UUTs sono considerati fiscalmente residenti nel Regno Unito ai fini dell’applicazione dei trattati bilaterali contro le doppie imposizioni. I capital gains conseguiti dagli UUTs sono soggetti alla CGT, a meno che tutti i sottoscrittori non siano esenti da tale imposta. Da un punto di vista generale, va comunque rilevato che la maggior parte degli UUT è utilizzata come veicolo d’investimento per fondi pensione o enti di beneficenza esenti da tassazione e non da privati risparmiatori.



Il trattamento degli OICR esteri

In generale, i soggetti non residenti sono sottoposti ad imposizione diretta nel Regno Unito sui soli redditi ivi prodotti (principio di territorialità). L’imposta sui capital gains è applicata solo se il soggetto non residente opera nel Regno Unito mediante una stabile organizzazione e se le plusvalenze sono imputabili alla stabile organizzazione. Al fine di determinare l’ambito di responsabilità fiscale dei fondi di diritto estero nel Regno Unito, rileva in primo luogo lo status (di residenti ovvero di non residenti) dei medesimi fondi secondo la legislazione fiscale britannica. Per gli OICR costituiti in forma societaria (ad es., SICAV lussemburghesi) la residenza fiscale nel Regno Unito si presume ogni qual volta l’amministrazione e il controllo dell’attività dell’ente ha luogo nel Regno Unito (in particolare, ciò si verifica tutte le volte in cui il gestore del fondo risiede nel Regno Unito). In tal caso l’OICR è tassato come le Investment Trust Companies inglesi e gode dell’esenzione da ritenuta sui proventi dei titoli di Stato in gestione accentrata[111].

La responsabilità fiscale degli OICR costituiti in altre forme varia in relazione alla natura del fondo. Per i fondi costituiti mediante un trust l’imposta sul reddito e quella sui capital gains si applicano nei confronti del fondo se il trustee risiede nel Regno Unito. Peraltro, limitatamente alla CGT, se tutti i sottoscrittori delle quote del fondo sono non residenti, il fondo è a sua volta considerato non residente (pur in presenza di un trustee residente). Si tratta di una situazione che presenta forti analogie con la figura dei cd. “fondi dedicati” previsti dalla legislazione italiana. I fondi esteri costituiti in forme diverse da quella societaria o dal trust (ad es., FCP francesi o lussemburghesi) vengono generalmente considerati fiscalmente “trasparenti” dalla legislazione del Regno Unito. In tal caso, mentre il fondo non costituisce di per sé un’entità fiscalmente rilevante, la responsabilità fiscale dei singoli sottoscrittori per la quota loro spettante dei redditi e dei capital gains conseguiti dal fondo va valutata in relazione alla residenza fiscale dei sottoscrittori medesimi e in base alla provenienza dei redditi.

La posizione degli OICR rispetto ai benefici previsti dai trattati bilaterali contro le doppie imposizioni stipulati dal Regno Unito con i rispettivi paesi di origine varia a seconda della tipologia di fondo e della formulazione letterale delle norme contenute nei singoli trattati[112].



La tassazione degli investitori inglesi in OICR inglesi

La tassazione in capo al sottoscrittore di fondi segue, di norma, le regole previste per i dividendi azionari. I proventi derivanti dalla partecipazione a AUTs e OEICs sono tassati a prescindere dallo loro effettiva distribuzione; al contrario, i proventi derivanti dalle ITCs sono tassati al momento della loro corresponsione. Le plusvalenze conseguite dagli OICR sono tassate in capo ai sottoscrittori soltanto nel momento in cui sono realizzate attraverso il trasferimento delle quote o azioni. Un’eccezione alla configurazione dei proventi dei fondi come dividendi si ha nel caso di investimenti in UUTs: in questo caso essi sono tassati in capo alle persone fisiche alla stregua di interessi. Peraltro, come già detto, tali entità sono raramente impiegate come veicoli per l’investimento del risparmio raccolto presso il pubblico.

Le plusvalenze derivanti dalla cessione o dal rimborso di quote di OICR sono soggette alla Capital Gains Tax secondo le regole applicabili a quelle derivanti dal trasferimento di azioni di società residenti.



La tassazione degli investitori inglesi in OICR esteri

I proventi distribuiti da fondi di diritto estero costituiti in forma societaria, sono inclusi nel reddito imponibile delle persone fisiche residenti nel Regno Unito come redditi di fonte estera. Nel caso in cui vengano incassati per il tramite di intermediari residenti, sono soggetti alla ritenuta d’ingresso del 20%. L’investitore, inoltre, ha diritto al rimborso delle imposte eventualmente subite all’estero sulla base dei trattati internazionali contro le doppie imposizioni.

I fondi di diritto estero costituiti in forme diverse da quella societaria sono trattati come entità “trasparenti”: di conseguenza, i proventi spettanti a ciascun investitore residente sono tassati secondo le regole proprie dei redditi da cui i proventi stessi derivano. Gli eventuali crediti d’imposta connessi ai redditi percepiti dal fondo spettano agli investitori residenti in proporzione alla loro quota di partecipazione. Se la fonte del reddito distribuito dal fondo estero “trasparente” è un paese con il quale il Regno Unito ha un trattato contro le doppie imposizioni, i sottoscrittori residenti nel Regno Unito possono chiedere il rimborso delle eventuali imposte assolte dal fondo in detto paese sulla base del trattato[113].

Le plusvalenze derivanti dalla cessione di quote di fondi esteri sono assoggettate, a prescindere dalla natura del fondo, alla CGT secondo le regole vigenti per le plusvalenze da cessione di azioni. L’effetto di tax deferral connesso con la tassazione delle plusvalenze conseguite dal fondo solo in sede di riscatto o cessione delle quote comporta frequenti tentativi, da parte dei fondi, di trasformare redditi soggetti alla Income Tax (interessi e dividendi) in plusvalenze. Sul piano internazionale, esso ha dato luogo all’introduzione di disposizioni antielusive (la cosiddetta “off-shore funds legislation” introdotta nel 1984) volte ad evitare il continuo differimento della tassazione da parte degli investitori residenti nel Regno Unito, attuato mediante la sottoscrizione di quote di fondi esteri che perseguano una politica di mero accumulo dei proventi. A tal fine, è previsto che la tassazione dei capital gains derivanti dalla cessione di quote di OICR esteri avvenga attraverso l’imposta sul reddito anziché mediante la CGT nell’ipotesi in cui il fondo persegua una politica di mero accumulo dei proventi (cd. non-distributing fund)[114]. Stesso discorso vale per i fondi costituiti da sotto-fondi aventi ciascuno un proprio asset ben distinto nel quale i sottoscrittori possono scambiare le loro quote all’interno dei sotto-fondi (i c.d. umbrella funds): in questo caso, il fondo è considerato nel suo insieme ai fini della qualificazione di distribuiting fund.



La tassazione degli investitori non residenti in OICR inglesi

I proventi distribuiti da AUTs, OEICs e ITCs come dividendi a investitori non residenti nel Regno Unito non sono soggetti ad alcun prelievo alla fonte. Di norma, all’investitore estero non spetta il credito d’imposta; peraltro, questa previsione può subire eccezioni per effetto dei trattati bilaterali contro le doppie imposizioni, i quali possono, subordinatamente al rispetto di date condizioni, prevedere il rimborso totale o parziale del credito d’imposta al netto di eventuali ritenute alla fonte.

I proventi distribuiti da AUTs e OEICs sotto forma di interessi sono di norma assogettati alla ritenuta alla fonte del 20%. La ritenuta non si applica nei confronti dell’investitore non residente se i redditi da cui i proventi derivano non sarebbero stati assoggettati a ritenuta ove conseguiti direttamente dall’investitore non residente. Inoltre, la tassazione può essere ridotta o annullata per effetto delle convenzioni contro le doppie imposizioni. Gli investimenti di soggetti non residenti in quote di UUTs sono piuttosto limitati; ad ogni modo, gli eventuali proventi derivanti da questa forma di investimento sono erogati al netto di una ritenuta alla fonte del 22%, che può essere rimborsata sulla base delle convenzioni contro le doppie imposizioni.

Le plusvalenze derivanti dal trasferimento di quote o azioni di OICR di diritto britannico da parte di investitori non residenti non sono soggette alla CGT.



Le misure fiscali a favore di altre forme di gestione del risparmio

Nell’ambito dei prodotti finanziari a disposizione dei risparmiatori privati nel Regno Unito, particolare importanza assumono, accanto agli strumenti dell’investimento diretto ed a quelli del risparmio gestito, alcuni “schemi di investimento” (investment schemes). Tali schemi sono stati delineati dal legislatore fiscale al fine specifico di esentare da imposizione un dato ammontare minimo di investimento finanziario. Data la loro notevole diffusione, essi si traducono, di fatto, in una soglia minima di esenzione fiscale. Rispondono alle medesime finalità anche altri schemi contrattuali che non ricadono in senso proprio nel novero dei prodotti del risparmio gestito, non essendo sempre prevista nello schema un’attività “intermediata” di investimento in strumenti finanziari[115].

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Wednesday, May 18, 2005 2:45 PM
a) PEPs (Personal Equity Plans)

I PEPs sono piani di investimento in azioni introdotti nel 1986 con l’obiettivo di incentivare la sottoscrizione di azioni da parte di investitori individuali. Consentono a persone fisiche residenti di investire fino ad un certo ammontare annuo (attualmente, £ 6.000 - € 9.130 ca.) in azioni quotate di società residenti nel Regno Unito o in altri Stati dell’Unione Europea (general PEP) e fino ad un altro ammontare in azioni quotate di una singola società residente nel Regno Unito o nell’Unione Europea (single company PEP).

Un PEP può includere anche quote di Unit trusts o Investment trusts che investano almeno il 50% del proprio portafoglio in azioni di società residenti nel Regno Unito o nell’Unione Europea; inoltre, a partire dal 1995, il PEP può includere anche obbligazioni di società (inclusi gli eurobonds), obbligazioni convertibili e azioni privilegiate. I proventi percepiti in relazione a titoli inclusi in un PEP sono esenti da imposte sul reddito (i dividendi davano inoltre diritto al rimborso del credito d’imposta, pari all’ACT pagata dalla società); le plusvalenze derivanti dalla cessione di titoli del PEP sono esenti da CGT.

L’eliminazione del diritto al rimborso del credito d’imposta sui dividendi per i detentori di PEPs, ha ridotto notevolmente la convenienza di questa forma di investimento, soprattutto per i soggetti con redditi medio-bassi. Infatti, per tali soggetti la soglia di esenzione concessa ai fini della tassazione delle plusvalenze rende pressoché indifferente l’investimento diretto in azioni rispetto a quello fatto tramite PEP. Al fine di porre rimedio a questo effetto indesiderato dell’abolizione del credito d’imposta, il Governo Blair ha introdotto, a partire dall’esercizio fiscale 1999/2000, i nuovi conti ISAs (Individual Savings Accounts). Per i PEPs sottoscritti prima del 6 aprile 1999 possono continuare ad operare secondo un regime fiscalmente agevolato analogo agli ISAs, ma non possono effettuarsi nuove sottoscrizioni. E’ previsto che il loro possesso non preclude la sottoscrizione di ISAs e non concorre alla soglia di contribuzione massima per essi prevista; inoltre godono fino al 5 aprile 2004 del credito d’imposta sui dividendi in misura di 1/9, che può esser fatto valere nell’ambito dei redditi percepiti nell’ambito di un ISA.



b) ISAs (Individual Savings Accounts)

Gli ISAs sono stati introdotti con la legge finanziaria del marzo 1998 nell’intento di favorire una maggiore propensione al risparmio da parte dei soggetti con redditi medio-bassi. Si tratta di un piano di investimento che ha sostituito i PEP e i TESSA a partire dal 1999[116]. Le caratteristiche del piano sono la possibilità di investire in una molteplicità di strumenti (depositi, titoli, polizze assicurative, ecc.) attraverso un unico conto. Le diverse forme di investimento che possono essere incluse nell’ISA sono distinte nelle tre categorie “liquidità” (cash), “titoli” (stocks and shares) e “polizze vita” (life insurance)[117].

Analogamente ai PEPs, anche per gli ISAs sono previsti limiti di investimento: c’è un limite complessivo pari a £ 50.000 (€ 76.092 ca.), un limite annuale pari a £ 5.000 (€ 7.609 ca.)[118] e limiti specifici per le componenti “liquidità”[119] e “polizze vita”[120]. Sui proventi degli ISA è riconosciuta l’esenzione da imposte sul reddito e da CGT per dieci anni; fino al 5 aprile 2004 continua inoltre ad essere riconosciuto il credito d’imposta del 10% sui dividendi.

L’ISA è un prodotto destinato ad avere ampia diffusione in relazione alla sua flessibilità: è consentito infatti al risparmiatore di effettuare prelievi in qualunque momento senza perdere le agevolazioni fiscali. Al fine di promuovere la diffusione dello strumento, è stato previsto che il conto possa essere aperto non soltanto presso banche e intermediari finanziari autorizzati alla raccolta tra il pubblico, ma anche presso uffici postali e supermercati. La gestione degli ISA è invece affidata esclusivamente a intermediari autorizzati (banche, istituzioni finanziarie, società mutualistiche e società di mutuo soccorso): il sottoscrittore può scegliere se rivolgersi ad un singolo gestore, ovvero a più gestori, uno per ogni componente dell’ISA. Il controllo del rispetto dei limiti di investimento è affidato agli intermediari gestori: a tal fine, è previsto a carico di tali intermediari l’obbligo di comunicare annualmente al Fisco i nominativi dei soggetti che hanno aperto un ISA presso di loro. Per i redditi conseguiti nell’ambito degli ISA in esenzione da imposte non sussiste a carico degli investitori alcun obbligo di dichiarazione.



c) EISs (Enterprise Investment Schemes)

Gli Enterprise Investment Schemes sono degli strumenti di investimento introdotti nel 1994 al fine di incentivare la sottoscrizione di azioni di società non quotate in borsa, cui sono equiparate le società quotate nell’Alternative Investment Market che soddisfino le condizioni previste per gli EIS. Subordinatamente al rispetto di precisi requisiti di durata (3 anni, 5 anni per le sottoscrizioni anteriori al 6 aprile 2000) e di composizione degli investimenti, gli EIS godono di agevolazioni fiscali che consistono in una detrazione d’imposta (Income tax relief) pari al 20% del costo di sottoscrizione delle azioni per investimenti annui fino a 200.000 sterline (€ 286.000 ca.)[121], e nell’esenzione dalla CGT delle plusvalenze conseguite, senza limiti. E’ inoltre previsto un loss relief delle minusvalenze in qualsiasi anno realizzate dal reddito personale (al netto dell’income tax relief ). La tassazione dei capital gains realizzati al di fuori dell’EIS almeno un anno prima e non oltre tre anni dalla data di partecipazione allo schema, viene differita senza limiti di tempo se le plusvalenze sono reinvestite nell’EIS. Inoltre, le azioni emesse tra il 6 aprile e il 5 ottobre di ogni anno possono essere considerate, ai fini delle agevolazioni fiscali, come realizzate nell’anno fiscale precedente[122].



d) VCTs (Venture Capital Trust Schemes)

Introdotto nel 1995 e avente natura analoga alla ITC, lo schema Venture Capital Trust è finalizzato ad incentivare gli investimenti presso società quotate (i Venture Capital Trusts) che raccolgono capitali presso gli individui e reinvestono gli stessi in società “qualificate”. In particolare per godere delle agevolazioni fiscali, le VCT devono investire nel corso di 3 anni almeno il 70% del loro asset in società non quotate di piccole dimensioni. Le agevolazioni sono riconosciute sia agli investitori individuali sia alle stesse VCTs. Queste ultime godono inoltre dell’esenzione dall’imposta societaria sui capital gains realizzati al momento del disinvestimento. Agli investitori over 18 sono riconosciute agevolazioni sia ai fini dell’imposta personale sia ai fini dell’imposta sui capital gains, a condizione che le azioni siano detenute per almeno 5 anni e che l’investimento non ecceda £ 200.000 annuali (€ 304.000 ca.)[123]. L’investimento beneficia inoltre di un credito d’imposta del 40%[124], ed esenti sono anche i dividendi derivanti dalla cessione delle azioni del VCT (nel limite di £ 200.000 annue)[125]. Inoltre, analogamente all’EIS, la tassazione dei capital gains realizzati al di fuori dello schema nell’anno precedente o successivo alla costituzione dell’asset del VCT viene differita se essi sono reinvestiti in azioni di nuova emissione (fino al limite di £ 100.000 per anno d’imposta). Quest’ultima agevolazione, è tuttavia destinata a venir meno, poiché si applica alle plusvalenze realizzate fino al 6 aprile 2004.



e) CVSs (Corporate Venture Schemes)

A differenza degli schemi EIS e VCT, riservati agli investitori individuali, questo schema, introdotto nel 2000, è finalizzato a sostenere, attraverso incentivi fiscali, le società che effettuano investimenti di venture capital. I benefici fiscali sono riconosciuti in relazione alle azioni “qualificate” emesse tra il 2000 e il 2010 e al verificarsi di alcune condizioni: in particolare, la società che effettua l’investimento non deve possedere più del 30% del capitale azionario della società partecipata, che a sua volta non deve avere un attivo lordo superiore a 15 milioni di sterline. Alla società che effettua l’investimento sono riconosciute 3 agevolazioni di natura fiscale: a) l’investment relief, a valere sull’imposta societaria in misura del 20% dell’investimento; ne beneficiano gli acquisti di azioni ordinarie di nuova emissione di società non quotate, di piccole dimensioni, ad alto rischio, purché possedute per almeno 3 anni; b) il tax deferral sui capital gains realizzati e reinvestiti in azioni “qualificate”; c) il capital loss relief delle minusvalenze, al netto dell’investment relief.



Gli adempimenti degli intermediari e dei contribuenti

Il ruolo degli intermediari nella tassazione dei proventi finanziari è significativo: in particolare, ad essi fanno carico sia obblighi inerenti all’applicazione dei prelievi alla fonte (in tutti i casi in cui intervengano nel pagamento di interessi o altri proventi soggetti a ritenuta), sia obblighi di carattere amministrativo (rilascio di certificazioni agli investitori e dichiarazioni all’Amministrazione finanziaria). Nel Regno Unito non è peraltro previsto a carico degli intermediari alcun obbligo di segnalazione nominativa dei percettori di redditi finanziari, con la sola eccezione dei detentori di piani di investimento individuali.



Luigi Stefanucci

Bibliografia

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- FEFSI, The taxation of UCITS, update 2004.

- Fiscalita’ internazionale, a cura di IBFD, Wolters Kluwer Italia, dicembre 2004.

- Inland Revenue, Corporation Tax Reform - Technical Note, December 2004.

- A. Magliocco, D. Pitaro, G. Ricotti, A. Sanelli, La tassazione del risparmio gestito e integrazione finanziaria europea, in Quaderni di ricerca giuridica, Banca d’Italia, n. 50, 1999.

- M. P. Monteduro, M.T. Monteduro, La riforma della tassazione delle attività finanziarie: risultati valutazioni e prospettive, Studi e analisi a cura della sezione studi del SECIT, 2000.

- Osservatorio fiscale – Imposte sui redditi di capitale in Europa, n. 24, 2001.

- Osservatorio fiscale – Imposte sui redditi di capitale in Europa, n. 26, 2001.

- Osservatorio fiscale – Imposte sui redditi di capitale in Europa, n. 29, 2003.

- Osservatorio fiscale – Imposte sui redditi di capitale in Europa, n. 30, 2003.

- Pricewaterhousecoopers, The UK tax pocket book 2004/2005.

- Sito web del Ministero delle Finanze francese, www.impots.gouv.fr

leggefiscofinanza
Wednesday, May 18, 2005 2:47 PM


[1] Negli anni ‘20 Haig, Simon e Schanz hanno teorizzato il modello della CIT, caratterizzato da un’imposta la cui base imponibile sia formata da un reddito effettivo (entrata), definito nel modo più ampio possibile.

[2] In realtà concorre alla determinazione delle scelte di mercato (ma in minor misura) anche il grado di complessità amministrativa e gli oneri fiscali connessi all’investimento.

[3] In particolare, la direttiva, approvata dal Consiglio in data 3 giugno 2003, ha come obiettivo di permettere che i redditi da risparmio sotto forma di pagamenti di interessi corrisposti in uno Stato membro a “beneficiari effettivi”(vale a dire, che sono persone fisiche residenti ai fini fiscali in un altro Stato membro), siano soggetti a un’effettiva imposizione secondo la legislazione di quest’ultimo Stato. La data di entrata in vigore della direttiva, inizialmente fissata per il 1° gennaio 2005, è stata prorogata al 15 luglio 2005 dalla Decisione 2004/587/CE del Consiglio, del 19 luglio 2004. Per una puntuale disamina della direttiva, cfr., F. Lapecorella, “Il dibattito sulla tassazione del risparmio nell’Unione Europea: dalla ritenuta armonizzata allo scambio di informazioni”, in Atti del convegno di studi I cento giorni e oltre: verso una rifondazione fisco-economia?, Dipartimento di Scienze Economiche dell’Università di Bari, allegato alla rivista Il fisco, 2002; V. Ceriani, “Tendenze internazionali nella tassazione del risparmio”, in Rassegna Tributaria, n. 4, 2004. V. da ultimo, L. Stefanucci “La tassazione transnazionale del risparmio nel contesto di integrazione economica e monetaria europea”, in Rivista della Scuola superiore dell’economia e delle finanze, Anno I, n. 12, dicembre 2004.

[4] Il discorso riguarda principalmente i dividendi da partecipazioni non rilevanti, essendo quest’ultime uno strumento di investimento vero e proprio.

[5] V. la causa C-35/98, Verkooijen.

[6] Con riferimento al nostro ordinamento, notevole importanza riveste la riforma fiscale attuata nel 2001 in Germania, dato che il D.Lgs. 344 del 2003 (attuativo del modulo concernente l’imposizione societaria della “riforma Tremonti”) prevede un regime analogo a quello tedesco per la tassazione dei dividendi e delle plusvalenze azionarie.

[7] Introdotta dal D.lgs. n. 344 del 12 dicembre 2003, è caratterizzata da un’unica aliquota del 33%.

[8] In Germania, per i capital gains realizzati dai fondi non si applica la presunzione di intento speculativo, che fa scattare l’imponibilità del provento. Di conseguenza i capital gains conseguiti dai fondi comuni tedeschi sono, di norma, esenti anche in capo al sottoscrittore. Quest’ultimo profilo costituisce, di fatto, un forte incentivo all’investimento attraverso le gestioni in monte, a discapito dell’investimento diretto. Analogamente, in Francia l’obiettivo dell’indifferenza fiscale trova una rilevante deroga nella tassazione dei proventi conseguiti attraverso i Fonds communs de placement a capitalizzazione, in quanto, in virtù del sistema di tassazione sul “realizzato” (principio di cassa) vigente per le persone fisiche, è particolarmente significativo l’effetto di tax deferral.

[9] Ad eccezione della Francia, in cui c’è l’opzione per una forma di prelievo liberatorio alla fonte per gli interessi.

[10] Come è noto, la legge delega n. 80/2003, in cui è contenuta la riforma Tremonti, non è stata ancora attuata per la parte concernente i redditi finanziari.

[11] L’abbandono di tale principio ha coinciso con l’abrogazione dell’equalizzatore delle plusvalenze ad opera del D. L. n. 350 del 2001.

[12] In particolare, l’art. 2 della Legge finanziaria 2005 prevede: fino a € 4.334 non si ha tassazione (no tax area); da € 4.334 a € 8.524, aliquota del 6,83%; da € 8.524 a € 15.004, il 19,14%; da € 15.004 a € 24.294, il 28,26%; da € 24.294 a € 29.529, il 37,38%; da € 39.529 a € 48.747, il 42,62%; oltre € 48.747 l’aliquota massima del 48,09%. Si può osservare come l’imposta personale francese sia caratterizzata da una spiccata progressività.

[13] L’aliquota ordinaria dell’imposta a titolo definitivo è del 16%, aumentata al 26% dal 10% di imposte sociali.

[14] CGI, art. 1600-OC, OD e OE.

[15] CGI, art. 1600-OG.

[16] CGI, art. 1600-OF bis.

[17] Il principio del “no veil” trova peraltro eccezioni in materia di imposizione indiretta (sia i fondi sia le SICAV sono soggetti ad esempio alla “stamp duty” nelle transazioni). Sempre in materia di imposte indirette, sussiste inoltre qualche distinzione in relazione alla forma giuridica (fondo o SICAV): sotto questo profilo risultano tuttora svantaggiate le strutture societarie (SICAV) per l’aggravio degli oneri connessi con l’IVA.

[18] CGI, art. 125 C-I.

[19] Si tratta, in particolare, degli investimenti immobiliari o di partecipazione al capitale di società di sviluppo regionale e in difficoltà operanti nei territori di Saint Pierre e Miquelon, Mayotte, Nuova Caledonia, Isole Wallis e Futuna, Terre Australi e Antartiche Francesi (TAAF) effettuati nel periodo 21 luglio 2003 – 31 dicembre 2017.

[20] In alternativa, i contribuenti possono chiedere l’applicazione della ritenuta liberatoria nella misura del 7,5%.

[21] Cfr. CGI art. 125 A .

[22] Esso opera con riferimento agli interessi derivanti da: buoni del Tesoro, buoni di risparmio postali, buoni emessi dalla Cassa nazionale di credito agricolo, buoni quinquennali emesse dal Credito fondiario di Francia per lo sviluppo del mercato ipotecario, versamenti in conto capitale su libretti.

[23] Le fattispecie rientranti in tale disciplina riguardano i proventi da: fondi dello Stato; obbligazioni; titoli partecipativi dei FCC (Fonds communs de Créances); titoli partecipativi e altri titoli di prestito negoziabili emessi da organizzazioni collettive pubbliche e private francesi; buoni di cassa emessi dalle banche; prestiti, depositi, garanzie e conti correnti, buoni o contratti di capitalizzazione e prodotti assimilati; premi di rimborso che non sono esentati (art. 157 CGI); cambiali di tesoreria, certificati di deposito, buoni delle istituzioni finanziarie specializzate ed buoni del Tesoro su conti correnti, buoni di società finanziarie; proventi da liquidazione dei FCC; di un PEP in caso di chiusura entro 8 anni dalla sua costituzione; buoni o contratti di capitalizzazione e investimenti della medesima natura (come i contratti di assicurazione sulla vita).

[24] Nella determinazione delle aliquote si è tenuto conto del contributo di sicurezza sociale, pari al 2%, e della CSG (Contribution sociale généralisée), pari al 7,5%.

[25] Pari al 16% al netto dei contributi sociali.

[26] Alle società di grandi dimensioni, aventi fatturato superiore a € 763.000, viene applicata, per la parte di reddito che supera tale soglia, una sovraimposta addizionale di solidarietà del 3,3% (Contribution sociale sur les bénéfices des sociétés).

[27] In genere ciò si verifica quando il Paese di residenza dell’azionista non è firmatario di un trattato contro le doppie imposizioni con il Paese in cui il reddito è prodotto.

[28] Nel 2003 la Commissione Europea ha avviato nei confronti della Francia una procedura d’infrazione sulla base della natura discriminatoria dell’esenzione, che dovrebbe essere estesa anche ai dividendi di fonte estera. Cfr., IP/03/990 del 10 luglio 2003.

[29] Questa imposta è applicata sul valore di mercato delle attività possedute al 1° gennaio del periodo d’imposta meno le passività se il valore di tali beni supera i 720.000 €. Le aliquote dell’imposta sul patrimonio netto sono progressive e variano dallo 0,55% a 1,8%. L’aliquota 1,8% si applica alla parte di patrimonio imponibile superiore a 15 milioni di euro. In via di principio la somma dell’imposta sui redditi delle persone fisiche, delle imposte sociali e dell’imposta sul patrimonio non può superare l’85% del reddito lordo annuale (incluso il reddito soggetto ad imposta a titolo definitivo e la maggior parte dei redditi esenti). Queste misure di sgravi sono limitate in determinate situazioni. Alcuni beni sono esenti dall’imposta sul patrimonio netto incluso i beni d’impresa, le partecipazioni (più del 25%) possedute da amministratori, e certe polizze vita.

[30] Convenzione, artt. 10, 11 e 24.

[31] Le tipologie di OICR operanti in Francia possono essere divise in due principali categorie, a seconda che essi siano dotati (SICAV e SICAF) o meno (FCP e altri) di personalità giuridica. In particolare essi presentano le seguenti caratteristiche:

- SICAV (Société d’Investissement à Capital Variable): alla stessa stregua delle SICAV italiane, sono società per azioni a capitale variabile, che può aumentare o diminuire in funzione delle sottoscrizioni e dei rimborsi richiesti dai risparmiatori. I risultati degli investimenti sono distribuiti sotto forma di dividendi sulle azioni possedute e di capital gains per l’incremento di valore delle quote;

- SICAF (Société d’Investissement à Capital Fixe): sono società per azioni simili alle SICAV, ad esse equiparate fiscalmente, il cui capitale non può però essere rimborsato su richiesta degli azionisti;

- SCR (Société de capital à risque): società d’investimento in venture capital, aventi finalità di sostegno delle imprese nazionali;

- FCP (Fonds Communs de Placement): non hanno personalità giuridica e sono formati da due entità, il depositario e la società di gestione. Possono prevedere sia la capitalizzazione dei risultati ottenuti (fondi ad accumulazione), sia la loro distribuzione (fondi di distribuzione pura, che fino al 1990 erano gli unici ammessi);

- FCPR (FCP à Risques): simili ai FCP nell’organizzazione, una quota dell’attivo deve essere però investita in capitale di rischio di società non quotate; il diritto dei sottoscrittori al rimborso delle quote può essere temporaneamente sospeso;

- FCIMT (Fonds d’Intervention sur le Marchés à Terme): sono FCP abilitati ad investire in strumenti derivati;

- FCC (Fonds Communs de Créances): sono fondi che investono in titoli derivanti dalla cartolarizzazione (securitization) degli attivi delle banche e delle assicurazioni. Anche a loro si applica il regime della trasparenza fiscale previsto per i FCP.

[32] L’imposta sul reddito delle persone giuridiche si applica all’aliquota standard del 33,33%, alla quale viene aggiunta una sovrimposta del 3%. Inoltre, le grandi società, ossia le società che non sono considerate piccole o medie sono soggette a una sovrimposta sociale addizionale (Contribution sociale sur les bénéfices des sociétés) del 3,3% applicata sulla parte di imposta complessiva sulle società (calcolata all’aliquota standard del 33,33 %) che supera i 763.000 €. Pertanto, l’aliquota effettiva dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche è pari al 34% per le grandi società il cui debito d’imposta relativo al reddito è minore di € 763.000. Un’aliquota ridotta del 19% si applica ai capital gains a lungo termine su determinate partecipazioni e sulle azioni di società di venture capital e alle società quotate. L’imposta dovuta è aumentata da una sovraimposta del 3%, che comporta una aliquota effettiva del 19,57%. Per le società di grandi dimensioni l’aliquota del 19% è soggetta ad una sovraimposta del 3,3%. Per gli esercizi contabili chiusi al 1° gennaio 2002 o successivamente, le piccole e medie imprese sono soggette a imposta sul reddito delle persone giuridiche a un’aliquota ridotta del 15% sui primi 38.120 € di profitti e all’aliquota standard su qualsiasi eccedenza. L’aliquota ridotta si applica alle società che soddisfano cumulativamente i seguenti requisiti: il giro d’affari annuale non deve superare i 7.630.000 €; il capitale deve essere interamente versato; almeno il 75% delle azioni deve essere posseduto in maniera continuativa da persone fisiche o da una piccola o media impresa.

[33] Il regime agevolato riconosciuto agli investitori di FCPR costituisce un ulteriore esempio di come l’ordinamento francese utilizzi la leva fiscale per lo sviluppo della propria piazza finanziaria e per convogliare il flusso di risparmio delle famiglie in capitale di rischio delle imprese produttive.

[34] Cfr. CGI art. 199 terdecies 0 A-IV bis; Legge per l’iniziativa economica del 1 agosto 2003, art. 27)

[35] Cfr. CGI art. 199 terdecies 0 A-IV bis.

[36] Deve trattarsi di PME non quotate, assoggettate all’imposta societaria, partecipate al 50% da soci persone fisiche o imprese familiari (salvo siano imprese con scopi di solidarietà) e il cui fatturato non sia superiore a 40 milioni di € o l’attivo complessivo non sia superiore a 27 milioni di €.

[37] La tassazione in capo all’investitore è prevista solo nel caso in cui siano possedute, da un solo individuo, più del 10% delle quote dell’OICR. Cfr. art. 150 CGI.

[38] La soglia di esenzione non si applica peraltro agli investimenti in OICR monetari od obbligazionari a capitalizzazione (FCP o SICAV monétaires ou obligataires de capitalisation), le cui plusvalenze sono integralmente tassate.

[39] Cfr. CGI art. 209.

[40] La stessa Riforma Tremonti (L. n. 30 del 2003) prevede tra i punti cardine della riforma delle attività finanziarie un “Regime di favore per il risparmio destinato a finalità speciali”.

[41] Cfr. l’art. 163 quinquies, lettera D del CGI.

[42] Cfr. CGI, art. 157 co. 5 bis.

[43] Attualmente, vi sono delle proposte di legge finalizzate ad introdurre questa particolare forma di risparmio anche nel nostro ordinamento.

[44] Impostata secondo il modello della Flat rate tax, che comporta l’adozione di strutture di aliquote piatte (flat), al limite soltanto una.

[45] Un’imposta ecclesiastica (Kirchensteuer) ad aliquota dell’8% o del 9% (a secondo della chiesa e del Land) può essere applicata in nome delle chiese tedesche a meno che il contribuente non sia effettivamente un membro della chiesa.

[46] Come ad esempio l’iscrizione a riserva degli utili e la loro realizzazione sotto forma di capital gains al fine di beneficiare, in virtù del tax deferral, di un minor onere fiscale.

[47] Anche per i dividendi è prevista l’esenzione di € 1.500.

[48] Precedentemente la misura dell’imposta era del 25%, elevata al 26,37% dalla sovraimposta di solidarietà.

[49] V. il D.Lgs. 344 del 2003. Il nuovo regime si applica per gli utili distribuiti nel periodo d’imposta 2004.

[50] Anche se nella proposta iniziale l’esenzione era, come in Germania, del 50%.

[51] Il nuovo regime di imposizione societaria in vigore dal periodo d’imposta 2002, prevede l’applicazione di un livello unitario di prelievo pari al 25% (26,37% compresa l’imposta di solidarietà del 5,5%). Tuttavia, in base alla legge in materia di solidarietà alle vittime di alluvioni (Flutopfersolidaritatsgesetz), l’aliquota ha subito un aumento per l’anno fiscale 2003 al 26,5% (al 27,96% includendo la soprattassa). A tale prelievo, inoltre, va aggiunta l’imposizione societaria operata dai singoli Lander, con il risultato che l’imposizione complessiva media si attesta su un livello del 38,4% circa. In precedenza le aliquote erano differenziate a seconda che gli utili fossero distribuiti ai soci (30%) o messi a riserva (40%).

[52] Cfr. “Structures of the taxation systems in the European Union”, European Commission – Directorate General Taxation and Customs Union, 2004, p. 151.

[53] La moratoria tuttavia non si applica alle distribuzioni di utili deliberate prima del 21 novembre 2002 e corrisposte tra l’11 aprile 2003 e il 1° gennaio 2006, nonché alle distribuzioni effettuate prima del 12 aprile 2003.

[54] Poiché le plusvalenze altro non sono che incorporazioni nel valore della partecipazione di utili o perdite non distribuiti o stimate dal mercato, l’eliminazione del credito d’imposta sui dividendi ha reso opportuna la non tassazione degli utili incorporati nel valore della partecipazione né il riconoscimento delle perdite ugualmente incorporate nel valore della partecipazione.

[55] E’ sufficiente, a tal fine, che l’azionista possieda o abbia posseduto per qualche tempo nei precedenti 5 anni, direttamente o indirettamente un “sostanziale interesse”, vale a dire almeno il 1% del capitale azionario della società.

[56] Cfr., artt. 10, 11 e 24 della Convenzione.

[57] La Germania non ha ancora recepito le disposizioni della direttiva CE in materia di interessi e royalties (2003/49/CE), che preclude la tassazione dei pagamenti di interessi e royalties a favore di società UE collegate con effetto dal 1° gennaio 2004. Secondo il Ministero delle Finanze, le norme obbligatorie della direttiva si applicano direttamente fino all'entrata in vigore della legge di attuazione. Il periodo di detenzione è stabilito in 2 anni (fino all'entrata in vigore della legge di attuazione).

[58] Cfr., art. 10, co. 2 della Convenzione.

[59] Cfr., art. 11, co. 3 della Convenzione.

[60] Cfr., art. 11, co. 2 della Convenzione.

[61] Cfr., art. 10, co. 6 della Convenzione e par. 8 del Protocollo.

[62] Questi sono fondi speciali destinati alla gestione di patrimoni degli investitori istituzionali che si caratterizzano per le particolari restrizioni sul numero e sullo status giuridico dei sottoscrittori nonché per la presenza di rappresentanti degli stessi nei comitati di gestione.

[63] L’imposta sull’attività d’impresa è di carattere locale e le sue aliquote dipendono pertanto dal comune in cui l’impresa è situata. L’imposta sull’attività d’impresa è comunque deducibile dalla propria base imponibile ed ai fini della KST. Tenendo conto di tale deducibilità l’aliquota effettiva varia dall’10% al 20%.

[64] Tale previsione stabilisce l’esenzione (o la riduzione) da (della) ritenuta su interessi e dividendi (secondo quanto previsto dal trattato) a condizione che il fondo sia “armonizzato” (sulla base della Direttiva comunitaria sugli UCITS) e che sia esente da tassazione nel paese di residenza. Tuttavia, in alcuni casi, trattamenti agevolativi vengono concessi anche sulla base di della Spagna e della Svizzera, dall’altro. I fondi tedeschi sono quindi legittimati a richiedere direttamente il rimborso delle ritenute subite in Spagna e Svizzera, anche se con alcune limitazioni connesse con il paese di residenza del proprietario delle quote del fondo.

[65] La presunzione di non speculatività per i capital gains derivanti dall’attività di investimento del fondo costituisce una spinta verso il canale del risparmio gestito.

[66] L’Amministrazione finanziaria, non sembra favorevole ad estendere ai fondi comuni esteri le agevolazioni fiscali previste dai trattati internazionali. Solamente ai fondi comuni aperti di diritto britannico (cd. “Unit Trusts”), l’Autorità tedesca ha espressamente ammesso l’applicabilità della ritenuta ridotta sui dividendi prevista dai trattati.

[67] Ad esempio, a differenza di quanto avviene per i fondi di alto livello, gli investitori in fondi di medio e basso livello sono soggetti a tassazione su tutti i capital gains.

[68] L’obbligo di operare la ritenuta sui proventi distribuiti è posto esclusivamente a carico del soggetto incaricato di distribuire i proventi, a condizione che risieda in Germania. Di conseguenza, tale obbligo può essere eluso agevolmente nel caso in cui sia lo stesso fondo di diritto estero ad occuparsi del pagamento dei proventi; quest’ultimo, infatti, in base alla legge tedesca, ha solo l’obbligo di indicare la base imponibile al soggetto tedesco che eroga i proventi.

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Wednesday, May 18, 2005 2:48 PM
[69] Nel caso in cui il paese di residenza dell’investitore abbia stipulato un trattato contro le doppie imposizioni con la Germania, la sovraimposta di solidarietà del 5,5% non trova applicazione; l’aliquota si riduce quindi al 25%.

[70] L’imposta personale (Impot sur le revenu des personnes physiques), calcolata sul reddito worldwide del contribuente, ha come aliquota massima quella del 38%, a cui va aggiunta una sovraimposta del 2,5% destinata al fondo di disoccupazione.

[71] Deve ritenersi che l’accostamento del regime dei profit sharing bonds a quello dei dividendi derivi dal fatto che tali bonds legano il loro rendimento agli utili della società emittente.

[72] In Germania e in Italia è previsto, affinché operi la presunzione speculativa, il possesso inferiore all’anno.

[73] In precedenza, la soglia ritenuta rilevante doveva essere del 25%. Peraltro, tale soglia opera in via transitoria fino al periodo d’imposta 2007 per le partecipazioni acquisite prima del 1° gennaio 2002

[74] La franchigia è pari a € 50.000 (€ 100.000 per i coniugi). Tale deduzione può essere applicata una sola volta durante un periodo di 11 anni per le plusvalenze di tipo non speculativo, e limitatamente al periodo d’imposta 2002 - 2004 anche a quelle di tipo speculativo.

[75] La disciplina impositiva degli UCITS lussemburghesi si rinviene nella L. 30 marzo 1988.

[76] Come in Francia, le tipologie di OICR lussemburghesi sono riconducibili alle SICAV, alle SICAF, e i FCP.

[77] Dal 1° gennaio 2002, l’aliquota generale relativa all’imposta sul reddito delle società è del 22% (prima era del 30%). All’imposta dovuta sul reddito delle società, si applica una sovrattassa del 4% per il fondo disoccupazione, che porta l’aliquota effettiva al 22,88%. Per le società il cui reddito imponibile non è superiore a € 15.000, l’aliquota di base è il 20% sul reddito fino a € 10.000, e il 26% sulla parte eccedente. Viene poi applicata l’imposta municipale sull’attività d’impresa (è prevista una soglia esente di € 17.500) la cui aliquota varia localmente dal 5,4% al 9% (per la città di Lussemburgo l’aliquota è del 7,5%). In media, il carico fiscale complessivo è circa del 30,38%.

[78] La tutela del segreto bancario da parte del Lussemburgo ha, infatti, ampiamente condizionato le trattative tra i paesi UE circa l’adozione delle direttive sulla tassazione del risparmio nel mercato unico.

[79] Tale soluzione è stata ampiamente condizionata dalla posizione delle autorità lussemburghesi e dalla ferma opposizione di Svizzera, Liechtenstein, Principato di Monaco, Andorra e San Marino ad adottare il sistema dello scambio d’informazioni, come misura “equivalente” da far sottoscrivere ai principali Paesi finanziari non UE. E’ evidente che la rinuncia al segreto bancario avrebbe penalizzato il Lussemburgo, qualora tali Paesi concorrenti sotto il profilo finanziario (principalmente la Svizzera), mantenessero il regime di segretezza. Per un approfondimento della questione, v. F. Lapecorella, op. cit., 2002; V. Ceriani, op. cit., 2004; L. Stefanucci, op. cit., 2004.

[80] L’imposta personale sui redditi delle persone fisiche si articola su tre scaglioni di aliquota (2004-2005): la Starting rate del 10% per i redditi fino a £ 2.020 (€ 2.900 ca.), la Basic rate del 22% per i redditi compresi tra £ 2.021 e 31.400, e l’Higher rate del 40% per i redditi oltre £ 31.400 (€ 45.100 circa). Sono previste delle soglie di esenzione personale, di £ 4.745 (2004/2005) in via ordinaria, che vengono elevate per determinate categorie di soggetti (ad es. per gli over 75 essa è di £ 6.950, per le coppie sposate £ 5.725).

[81] Sono tassati come interessi anche i proventi derivanti dai deep discount bonds, titoli obbligazionari il cui rendimento è determinato in larga misura dallo scarto tra il prezzo di emissione (sotto la pari) e il valore facciale (valore di rimborso), ovvero titoli in cui la differenza (discount) tra il prezzo di emissione e il valore di rimborso sia superiore al più basso tra: il 15% del prezzo di emissione; lo 0,5% del prezzo di emissione per ciascun anno di durata del titolo. E’ previsto, infatti, che i guadagni derivanti da tali titoli debbano essere considerati redditi soggetti alla Income Tax anziché capital gains (soggetti alla Capital Gains Tax). La tassazione avviene al momento della cessione o del rimborso del titolo. Da tale inquadramento consegue che i detentori di ddb non possono usufruire per le esenzioni specifiche per i capital gains, nonché della compensazione con le eventuali minusvalenze realizzate nell’anno.

[82] La base imponibile della CGT è calcolata facendo riferimento al valore dell’attività alla data del 31.3.1982 o al costo d’acquisto se successivo a tale data (c. d. rebasing) . Fino al 6 aprile 1998 era prevista la rivalutazione del costo d’acquisto sulla base di determinati indici che tenevano conto dell’inflazione. A partire dall’esercizio fiscale 1998/99, nell’intento di scoraggiare gli investimenti a breve termine, spesso di natura essenzialmente speculativa, il meccanismo di rivalutazione è stato sostituito da abbattimenti della base imponibile determinati in funzione del periodo di detenzione dell’attività. Per effetto di tali modifiche, le attività acquistate prima del 6 aprile 1998 continuano a beneficiare della rivalutazione, ma limitatamente al periodo che va dalla data di acquisto al 5 aprile 1998 (cd. “congelamento” del beneficio di indicizzazione); per il periodo di possesso successivo a tale data, trova invece applicazione un meccanismo di abbattimenti crescenti (cd. “taper relief”). In base ad esso, la base imponibile viene ridotta, relativamente alle attività detenute al di fuori dell’impresa, dello 0,5% per ogni anno di detenzione, a partire dal terzo e con un massimo di dieci. La riduzione massima può quindi raggiungere il 40% della plusvalenza.

[83] La CGT, introdotta nel 1965, si applicava in passato con l’aliquota unica del 30%. A partire dall’anno d’imposta 1988-89 è stata invece disposta la tassazione con l’aliquota marginale del contribuente ai fini dell’imposta sul reddito. Tale regime è stato operativo con riferimento alle plusvalenze realizzate sino al 6 aprile 2000.

[84] L’esenzione è applicata separatamente a ciascun coniuge; inoltre, per i trust l’esenzione è nella misura di £ 4.100.

[85] Nel caso in cui le minusvalenze derivino da operazioni di compravendita di azioni di società non quotate, è previsto un regime alternativo opzionale per bilanciare le minusvalenze così realizzate con il reddito conseguito nell’anno in corso o in quello precedente.

[86] Un’analoga agevolazione era prevista per il reinvestimento del capitale in Venture Capital Trusts; essa è stata sostituita a partire dal 6 aprile 2004 con un’agevolazione parziale al 40% (per il periodo d’imposta 2005-2006).

[87] L’aliquota di CGT applicata in via ordinaria ai trusts era del 34%; dal periodo d’imposta 2004 è stato elevato al 40%.

[88] Nel Regno Unito il periodo d’imposta non coincide, a differenza della maggior parte dei Paesi, con l’anno solare.

[89] Fino al 5 aprile 1965 il Regno Unito aveva un sistema di imputazione parziale. Una società era soggetta all’imposta sui redditi che era imputata agli azionisti sotto forma di credito d’imposta secondo l’aliquota ordinaria dell’imposta sui redditi calcolata sull’ammontare di dividendi più il credito. I dividendi erano descritti come dividendi pagati dopo la deduzione dell’imposta ma tale descrizione era erronea poiché non vi era una ritenuta. C’era un credito d’imposta che poteva essere rimborsato anche se la società che pagava i dividendi non aveva pagato l’imposta sui redditi dovuta per esempio a sgravi per perdite o incentivi fiscali, un fattore che porta all’introduzione dell’ACT nel 1973 al sistema di imputazione del 1999. Oltre all’imposta sui redditi la società pagava l’imposta sui profitti che non era stata imputata. Tra il 6 aprile 1965 ed il 5 aprile 1973 il sistema era classico, i profitti erano soggetti all’imposta societaria e la ritenuta era dedotta dai dividendi. Il regime ACT, (acconto dell’imposta sulle società - advance corporation tax) in vigore fino al 5 aprile 1999 era un metodo utilizzato per assicurare il pagamento dell’imposta sulle società, dando diritto, agli azionisti che percepivano dividendi, al credito d’imposta. In base a tale regime, una società che effettuava una distribuzione qualificata era tenuta a pagare l’ACT ad una frazione collegata all’aliquota più bassa dell’imposta sul reddito. Generalmente, si definisce distribuzione qualificata qualsiasi distribuzione effettuata da una società, ad eccezione dell’emissione di capitale azionario redimibile o di titoli mobiliari gratuiti o di capitale azionario redimibile gratuito. L’ACT versato aveva valore di credito d’imposta nei confronti del mainstream corporation tax (saldo dell’imposta sulle società) quando questo era dovuto. Non poteva essere, quindi, considerato come una ritenuta d’imposta sulla distribuzione ma come un acconto dell’imposta sulle società. L’ammontare di ACT che poteva essere compensato a fronte del mainstream corporation tax era limitato all’ACT cui la società sarebbe stata soggetta se avesse effettuato la distribuzione massima consentita riguardo agli utili di quell’anno. Questo conduceva alcune società ad accumulare dei surplus ACT che potevano essere riportati a nuovo e, entro certi limiti, riportati all’indietro o ceduti ad altre società di un gruppo. I surplus ACT esistenti hanno condotto ad un regime di ACT ombra mantenuto dopo il 6 aprile 1999 al fine di regolare la compensazione dei surplus.

[90] Per i dividendi distribuiti fino al 5 aprile 1999 la misura del credito d’imposta rispecchiava esattamente l’ammontare dell’ACT, essendo pari al 25% del dividendo netto (20% del dividendo maggiorato dell’ACT).

[91] I dividendi conseguiti nell’ambito di PEPs (Personal Equity Plans) e di ISAs (Individual Savings Accounts) sono esenti da tassazione per gli investitori individuali; ad essi è inoltre garantito un trattamento di favore per il credito d’imposta societaria.

[92] Per i dividendi d’importo non superiore a £ 31.400 (€ 45.100 ca.) si applica la starting rate del 10%; l’aliquota del 32,5% per i dividendi che superano tale soglia.

[93] Si tratta in particolare dei seguenti Paesi: Fiji, Grecia, Irlanda, Myanmar, Namibia, Singapore, Swaziland. Per i seguenti Paesi non sono ammesse le deduzioni dai redditi provenienti da dividendi, interessi e royalties: Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Kenia, Lussemburgo, Mauritius, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Sud Africa, Svezia, Svizzera e Zambia.

[94] Al fine di ottenere l’esenzione, i soggetti non residenti devono presentare all’intermediario che eroga i proventi un’apposita dichiarazione, redatta secondo un modello predisposto dalla Inland Revenue.

[95] A tal fine, per “eurobbligazione quotata” si intende in UK un valore mobiliare al portatore, emesso da una società, che incorpori il diritto a percepire interessi e che sia quotato presso una borsa valori riconosciuta.

[96] Cfr. il provvedimento SI 1970 n. 488.

[97] L’amministrazione finanziaria ha recentemente rinnovato i moduli relativi a ciascuna convenzione, pubblicandoli sul proprio sito web (www.inlandrevenue.gov.uk.). I moduli che non sono ancora disponibili sul sito web possono essere richiesti all’Inland Revenue Centre for Non-residents o alle autorità tributarie del Paese di residenza del non residente.

[98] Cfr. art. 11, co. 2 del Trattato.

[99] Si tratta in particolare, degli Unit Trusts “autorizzati” (AUTs), delle Investment Trust Companies “approvate” (ITCs) e delle Open-Ended Investment Companies (OEICs)

[100] La Corporation Tax si articola secondo tre aliquote: l’aliquota del 10% si applica sui redditi fino a £. 10.000 (a partire dal 1° aprile 2000); l’aliquota del 20% si applica ai redditi compresi tra £. 50.000 e £. 300.000; l’aliquota del 30% si applica ai redditi superiori a £. 1.500.000.

[101] I regolamenti si applicano in Scozia e Inghilterra e Galles, mentre in Irlanda del Nord si applicano regolamenti diversi.

[102] Cfr. la sez. 75, comma 5 lettera b).

[103] Cfr. la sez. 236, comma 2.

[104] In precedenza per gli AUTs erano previste aliquote di tassazione differenziate in relazione alla natura degli investimenti effettuati. La ragione dello scostamento è rinvenibile nelle limitate possibilità di indebitamento (e, in particolare, di deduzione di interessi passivi) derivanti dai vincoli posti dalla regolamentazione.

[105] In seguito all’abolizione dell’ACT (acconto dell’imposta societaria versato in sede di distribuzione dei dividendi) e della contestuale riduzione del credito d’imposta sui dividendi, è venuto meno il diritto al rimborso del credito d’imposta sui dividendi per tutti i soggetti passivi alla Corporation Tax.

[106] A partire dal 6 aprile 1999, gli investitori esenti da tassazione non avranno più diritto al rimborso del credito d’imposta sui dividendi ordinari: di conseguenza, il carico fiscale sui dividendi percepiti da tali investitori aumenta in misura corrispondente allo stesso credito d’imposta. Limitatamente ad un periodo transitorio di cinque anni, il diritto alla restituzione del credito d’imposta sarà mantenuto per le sole organizzazioni non profit (charities).

[107] A condizione che almeno il 60% del valore del fondo sia investito in depositi, titoli diversi dalle azioni, azioni di cooperative di credito edilizio o quote di altri AUT che abbiano a loro volta investito almeno il 60% nelle categorie indicate di attività finanziarie.

[108] Con effetto dal 16 ottobre 2002, la procedura per l’attestazione dello stato di non residente è stata semplificata. In particolare, è sufficiente che l’intermediario di cui si avvale l’investitore non residente abbia una ragionevole convinzione (reasonable belief) della non residenza del suo cliente.

[109] Ai fini dell’individuazione della natura dei proventi da derivati assumono rilievo, più che le caratteristiche della singola operazione, la situazione dell’organismo di investimento e la frequenza con cui vengono poste in essere le operazioni.

[110] Dal momento che, a differenza di altre tipologie di organismi di investimento, le ITC non hanno specifici vincoli sul livello di indebitamento, esse possono conseguire una notevole riduzione del carico fiscale (imposta societaria) attraverso la deduzione degli interessi passivi. In tal modo, il trattamento fiscale si traduce in un’alterazione delle condizioni concorrenziali rispetto agli altri OICR, soprattutto per quelli residenti in altri paesi UE.

[111] L’ Inland Revenue ha stabilito che questo regime trova applicazione con riferimento alle SICAV lussemburghesi, belghe e francesi e per tutti i fondi esteri costituiti in forma societaria.

[112] Fra i casi più importanti , si segnala il mancato riconoscimento del requisito della residenza fiscale nello Stato estero di provenienza alle SICAV francesi e lussemburghesi (per quelle di diritto belga tale requisito è riconosciuto). Infine, i FCP di diritto francese, belga e lussemburghese, così come gli Unit trusts i cui trustee siano residenti in Irlanda, nelle Isole del Canale o in altri ordinamenti che disciplinano il trust secondo criteri di common law, sono considerate entità fiscalmente trasparenti, per cui l’ammissione ai benefici previsti dai trattati dipende dalla residenza dei soggetti che hanno sottoscritto quote dei fondi.

[113] La complessità amministrativa delle procedure per il rimborso è tale che, in concreto, gli investitori se ne avvalgono raramente.

[114] Tale qualificazione è riconosciuta a condizione che il fondo estero: distribuisca almeno l’85% del reddito conseguito in ciascun anno (escluse le plusvalenze) entro sei mesi dalla fine dell’esercizio e in una forma che costituisca reddito tassabile per gli investitori residenti nel Regno Unito; rispetti date condizioni nella composizione degli investimenti, tra cui quella di non avere più del 5% dell’attivo investito in quote di altri fondi esteri “non distribuiting”.

[115] Si tratta, in particolare, dei TESSAs (Tax Exempt Special Saving Accounts), strumento finalizzato ad incentivare la costituzione di depositi presso le building societies e le banche. Tecnicamente si configura come un conto di deposito a scadenza quinquennale, i cui interessi sono esenti da imposte sul reddito a condizione che nel periodo di durata del vincolo non vengano prelevate somme dal conto. Un diverso esempio sono le Limited Partnerships, società di persone il cui capitale è sottoscritto da un ristretto numero di investitori istituzionali o individui ad alto reddito ed investito in settori in fase di espansione o in attività di venture capital. A fini fiscali, tali entità sono considerate “trasparenti” e, pertanto, il reddito da esse conseguito viene imputato pro-quota ai soci. I TESSAs sono stati sostituti dal 1999 dagli ISAs (Individual Savings Accounts) e sono rimasti attivi transitoriamente per altri 5 anni.

[116] Nel momento della loro introduzione, il Governo Blair ha manifestato l’intenzione di mantenere il regime agevolativo degli ISAs per almeno un decennio.

[117] La componente “liquidità può includere: depositi presso banche, Credit Unions e building societies, quote di fondi comuni che investono in strumenti del mercato monetario, prodotti delle National Savings Banks; la componente “titoli” può includere: azioni ordinarie, obbligazioni ordinarie e convertibili e preference shares emesse da società quotate residenti o estere; azioni e titoli di debito emessi società industriali residenti nel Regno Unito; quote o azioni di AUTs, OEICs, ITCs residenti o di OICR esteri conformi alla direttiva UCITS; la componente “polizze vita” può includere le polizze assicurative sulla vita sottoscritte dall’investitore.

[118] Per il primo anno di sottoscrizione la contribuzione può raggiungere il limite di £ 7.000 (2004-2006).

[119] £ 3.000 per il primo anno di contribuzione, £ 1.000 per i successivi (2004-2006).

[120] £ 1.000 annue.

[121] Il limite era in precedenza (2003/2004) di £ 150.000 (€ 214.500 ca.)

[122] Nel limite di metà del dividendo distribuito e al massimo nella misura di £ 25.000.

[123] Fino al periodo d’imposta 2003-2004 il limite era di £ 100.000.

[124] Fino al 6 aprile 2004 era del 20%.

[125] Fino al periodo d’imposta 2003-2004 il limite era di £ 100.000.
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Wednesday, May 18, 2005 2:50 PM
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