LittleTeo
Friday, November 09, 2007 12:12 PM
L'inizio della avventura avverrà lunedì 12 Novembre. Il breve racconto qui sotto postato serve come introduzione, e successivamente vi saranno dati cenni per l'inizio della campagna. Rammento che chi volesse entrare nella campagna potrà farlo, anche a campagna iniziata, esponendo domanda nella discussione apposita nella Fossa del Coboldo. I post che seguono (o meglio, che seguiranno, da lunedì) sono tutti OG-game: sono vietati commenti in OFF (se nn piccoli commenti successivi ad un post, segnalati opportunamente "//" oppure "//OFF:").
E, per il resto, null'altro da dirvi, se non... BUON GDR.
Ci rivediamo lunedì.
Franz Goldzerberg, Dungeon Master
Littleteo
Franz Goldzerberg
Monday, November 12, 2007 8:56 PM
Prima di aprire ufficialmente il GdR ecco qualche indicazione. Come già comunicato a ognuno di voi,siete tutti (ma non solo voi) alle dipendenze di un grande guerriero,che per questo vi ha assoldato. All'inizio,vi troverete ognuno all'interno di un piccolo campo militare montato vicino alla città. Vi parlerò poi di questa città... Vi conoscete già tutti,siete amici,avete fatto molte esperienze insieme.
Passimao alle delucidazioni tecniche. Innanzitutto,vi invito a dividere il post in due parti,come faceva fare Teo. Una è la parte narrativa. L'altra è la parte "GdR",che inserirete solo nei momenti diciamo salienti... quando usate abilità,tirate per colpire... i tiri saranno fatti esclusivamente da me,e nonostante sappia che non siete soggetti a simili comportamenti,vi inviterei a non contestare i risultati dei dadi. Leggete l'introduzione che posto così vi farete un'idea della situazione. Come detto da Teo,chiunque potrà entrare a GdR iniziato,ma una piccola penalizzazione sarà costituita dal fatto che chi entra a gioco in corso dovrà aspettare un momento opportuno per il suo ingresso.
Franz Goldzerberg
Monday, November 12, 2007 8:59 PM
La Corona Rossa
La stanza era vuota, riccamente addobbata, piena di cianfrusaglie, tanto preziose quanto inutili, buia, così piena e così vuota.
Un vecchio guardava fuori dalla finestra, un vetro decorato di mille e mille colori, fabbricato da pregiati artisti nanici, acquistato a caro prezzo dal nord. Allungò una mano, lo sfiorò, sentì il freddo e l’umidità attraversargli tutto il corpo.
Pioggia pioveva ininterrotta da giorni, da quando, cinque giorni prima, il suo primo figlio era morto. E così erano morti gli altri, uno dopo l’altro.
Cinque giornate di pioggia, il buio che calava sul mondo, l’acqua gelata che scorreva per tutto il reame che sembrava convergere su di lui, ghiacciata.
Si pose una mano sulla testa, e prese in mano la sua aurea corona. Tanto ricca, quando pesante quanto inutile ora, ora che era il re di tutto ed il re di niente. Ed il niente lo stava per inghiottire.
Con un pesante tintinnio metallico, la corona cadde a terra, lasciata dalla mano che la stringeva. Come se avesse aspettato esattamente quel momento per farlo, la porta dietro di lui si spalancò, violentemente.
Non ne fu sorpreso.
Franz Goldzerberg
Monday, November 12, 2007 11:07 PM
Colui che entrò era una figura oscura, il mantello nero non nascondeva il suo volto, scarno, irreale, pieno d’odio, pieno di sete di potere. I capelli rosso fuoco, la veste lacerata sulle braccia, come se gli enormi muscoli avessero strappato le maniche, la nera tunica che lo avvolgeva interamente e la cotta di maglia argentea, emanante un bagliore oscuro, posta sopra di essa, gli occhi rosso fuoco, e due corna, sulla testa, e una coda che oscillava, ritmicamente, dietro di lui.
Era un umano. Ma sembrava, ora, più simile ad un demonio Asmodeide, che ad una figura terrena.
“Ti aspettavo.” Disse il re, pacatamente, nessuna paura nella sua voce.
Il nuovo arrivato aggrottò le sopracciglia.
“Non mi temi?” disse, in tono furente.
“No.” Rispose semplicemente il re. Ci fu un lunghissimo minuto di silenzio, teatrale.
“Gli uomini possono intuire il loro destino, ma non possono conoscere la propria ora.” Disse, la sua voce da vecchio intrisa di saggezza. Fece un lungo sospiro, abbassando la testa, senza girarsi, continuando a fissare la nera, dura pioggia.
“Io, sono stato fortunato in questo. Ho sempre conosciuto la mia ora, da quando la mia regina ti concepì.”
L’oscuro sembrò quasi spaventato, o schifato, dalle sue parole. Avrebbe preferito, in cuor suo, che avesse paura, e che morisse come un cane, come si sarebbe meritato. Ma, invece, sarebbe morto da martire. Nonostante tutto.
“Fai quello che sei venuto per fare, dunque.” Disse, il vecchio re, abbassando ulteriormente la testa, guardando la sua corona, sul duro pavimento marmoreo. Quello era il destino della sua stirpe.
L’oscuro, pieno di odio, nonostante tutto stesse andando secondo i suoi piani, aveva perso la soddisfazione di farlo soffrire, di fargli pagare le sue arroganze. Tuttavia, non poteva desistere, non ora. Qualcun altro avrebbe pagato per lui.
Mise una mano sotto la sua tunica, e ne estrasse una sottile daga. Ancora più furente di prima, si lanciò, correndo, verso il vecchio, verso il re, verso il padre.
Il sangue insudiciò il vetro colorato, tingendolo completamente di rosso.
Il giorno dopo, un banditore avrebbe urlato del suicidio del re, dopo la morte dei suoi figli. E del miracoloso salvataggio di uno solo dei suoi eredi.
Franz Goldzerberg
Tuesday, November 13, 2007 3:25 PM
Erano passati ormai quattro mesi, da quegli oscuri cinque giorni di pioggia, che stavano per allagare l’intera città, e Cingalle, come ogni giorno, si recava alla tipografia dove, come ogni volta, un impiegato del Corriere del gallo nero avrebbe dato lui una ventina di copie del più famoso giornale del paese, da vendere per le strade. E come ogni giorno, una moneta di rame a copia, dieci alla tipografia e dieci a lui. Un lavoro facile, ma redditizio, per un trovatello come lui.
Aveva solo dodici anni, ma si poteva dire più esperto di molti altri assidui letterati. Al castello di Erden, i monaci avevano insegnato lui a leggere e a comprendere ciò che leggeva, e si allenava spesso, leggendo, durante il tragitto dalla tipografia al centro cittadino, dove si vendeva di più, le copie che successivamente vendeva. Ed era divenuto più esperto di un vecchio avventuriero sulle notizie da tutto il reame, ed ogni tanto, su notizie dal resto della Costa del Drago e di Faerun.
Asmaelis, era il nome del reame, e Sunlightville quello della sua capitale, dove stava il castello reale, sede centrale del potere politico del regno. O, almeno, stava. Poiché i tempi erano molto cambiati.
Si ricordava ancora degli avvenimenti di quattro mesi prima, dell’annuncio della pazzia del re Thoridol, il quale avrebbe assassinato tutti i suoi figli, prima di suicidarsi, lanciandosi da una colorata mosaica vetrata. Unico sopravvissuto della famiglia reale, un certo Hagarminë, un individuo sconosciuto, una strana figura che non si mostrava mai in pubblico a volto scoperto.
Non era difficile fare due più due, e realizzare che fosse stato questo Hagarmine ad assassinare il re e tutti i suoi eredi, per potersi impossessare del potere essendo ultimogenito del re, avendo, indirettamente, provocato la morte della regina, venendo alla luce (o così si vociferava), e, perché no?, magari perché era anche sfigurato, o con qualche difetto fisico, e anche per questo si nascondeva sempre al pubblico, nella sua tunica nera.
Ma, quello che era successo era successo. Tutti sapevano questa verità ma, ovviamente, nessuno aveva avuto il coraggio di denunciarla, o di gridarla al mondo. Brutto a dirsi, ma non era una cosa così infrequente nei reami… i regicidi, per quanto orribili, non erano infrequenti, anche negli altri reami della Costa del Drago. Tuttavia, l’assassinio del re e dei suoi figli, non fu tanto grave e… “strano”, quando il comportamento che tenne dopo la sua salita sul trono.
Un lieve fremito ebbe, pensando alle “follie” del re, dopo la sua elezione, mentre svoltava nella lunga via, lastricata di rosee pietre importate dai monti delle Sette Valli, la via dove, qualche centinaia di metri più avanti aveva sede il Corriere del Gallo Nero.
Ripensò al grande fremito di quei primi mesi, successivi alla salita al trono di Hagarmine. Le sue prime risoluzioni, quelle di dimettere il consiglio degli anziani, e di autoproclamarsi anche capo della chiesa di St. Chubert, la più forte istituzione religiose del regno, gettarono per un breve periodo il paese nel panico, temendo che il re stesse prendendo troppo potere, diventando un dominatore assoluto, gettando nella crisi nera tutto il feudo.
Per fortuna, la seconda cosa non avvenne. Per sfortuna, però, la prima si.
Hagarmine si proclamò come dominatore assoluto del reame, ma l’economia non ne risentì. Sentimenti alterni sorsero nella popolazione: la nobiltà e gli alti borghesi iniziarono ad ammirarlo, ed a venerarlo come una guida, non solo politica, ma anche spirituale. La bassa borghesia ed il popolo, invece, iniziarono a diffidarlo, temendo imposte insostenibili, chiamate alle armi, o qualche altra strana risoluzione.
“…e qualche strana risoluzione ci fu.” Pensò, con una sottile smorfia.
Non si sapeva cosa Hagarmine avesse contro il Popolo Fiero, come lo si sentiva detto in tono ufficiale, gli Elfi, detto in modo più schietto. Elfi di qualsiasi razza, Elfi Selvaggi, Alti Elfi del Sole e della Luna, Elfi Grigi e chissà quali altre misteriose diramazioni di questa enorme ed antica razza. Ma si sapeva, tuttavia, che Hagarmine iniziò subito a pronunciarsi contro gli elfi, definendoli “Usurpatori dei territori”, “Esseri altezzosi e superati” e “Nemici di tutti i reami umani”, o altri migliaia di massime, inventate da lui, contro gli Elfi e qualsiasi cosa che ne fosse in combutta.
Fino alla decisione estrema…
Ricordò benissimo quel giorno di due settimane prima, quando squadrò le sue copie del Corriere. E che rimase paralizzato nel leggere i titoli di quel giorno, tanto che un impiegato dovette prenderlo a scarpate per farlo uscire di li.
Hagarmine aveva deciso di avviare lo sterminio di tutti gli elfi del regno.
Nessun elfo escluso, le guardie cittadine stesse, combinate con l’armata, sarebbero servite allo scopo, ordinando che incarcerassero od uccidessero sul posto qualsiasi elfo avessero incontrato.
Quel giorno le strade erano affollatissime, nessuno lavorava, tutta la nazione sembrava camminare caoticamente per la strada. Come previsto, ed ovvio, non si vide neppure un elfo: benché non fossero che una piccolissima parte della popolazione, il fatto di non trovarne neppure uno era inquietante a dir poco.
Quel giorno, anche se sembrò impossibile, finì, anche se la risoluzione non fu sciolta. Gli elfi, si disse, e si dice ancora, erano fuggiti nei boschi, accolti dai druidi delle foreste selvagge, laddove neppure un intero esercito in dieci anni potrebbe trovarne i nascondigli segreti e misterici, favoriti anche dalle leggende sui poteri e sul numero dei druidi in quelle foreste, così lontane dalla civiltà, che di certo non invogliavano i cacciatori di elfi ad avvicinarsi.
“Senza contare il Principe Grigio.” Pensò Cingalle, sorridendo.
Il principe Grigio, pensò. il celeberrimo fondatore della Gilda dei ladri di Nothator, detti i famosi “Ladri gentiluomini”, che ripudiavano l’assassinio e il sequestro di persona, preferendo loro il furto ai ricchi del paese. Ricercati quanto gli elfi, invisi alla borghesia, anche se profondamente ammirati dai mendicanti ed dal popolino, in questi tempi bui erano ormai visti di buon occhio anche ai benestanti. Era l’unica organizzazione che non aveva a che fare con le istituzioni governative, ma anzi, le rivaleggiavano, agendo nell’ombra, senza arrecare danno a nessuno, se non agli odiati ed avidi ricchi, nessun assassinio, nessun male.
Ed ora, erano stati gli unici a reagire a manferma contro dittatura, se così possiamo ormai chiamarla. Avevano accettato sotto le loro lunghissime braccia molti elfi, nascondendoli nei nascondigli introvabili, in campagna ed in città, e si organizzavano, ogni giorno, per salvarne altri. Correva voce, tra i mendicanti, i loro occhi e le loro orecchie, che stessero anche cercando ovunque, tra i monti e tra i boschi, i campi dove gli elfi venivano accumulati e massacrati, per tranciarne le reti e liberarli. La prospettiva era sembrata tanto bella al popolo, che se non fosse stata per la pavidità di essere arrestati, e dal fatto che non avevano i prerequisiti per essere ammessi alla gilda, tutti ne avrebbero voluto far parte. Perfino molte delle guardie.
Anzi… si diceva addirittura che già avessero alcuni infiltrati tra le guardie. Ma probabilmente era più una leggenda che una verità. Ma forse no.
Per tutto ciò, il Principe Grigio era di certo la persona più popolare in quel momento. Almeno, tra gli strati bassi della società. E Cingalle era felice come lo stesso Corriere del Gallo Nero lo elogiasse, benché sotto giri di parole, affinché non potessero essere accusati dalle autorità reali.
Ormai era giunto alla sua destinazione. Davanti ad un edificio che s’innalzava rispetto agli altri di due piani in più, volgeva il suo sguardo verso l’alto, osservando il simbolo di un gallo nero che cantava alla luce del sole, con sotto due scritte marchiate a fuoco; la prima, in elegante corsivo, in lingua umana, “Corriere del Gallo nero, sede Centrale”, la seconda, in una simbologia strana che non aveva mai compreso. Elfico, se ne vantava orgoglioso il rettore, benché, per quanto ne sapesse quell’uomo grasso e dall’aspetto di un maiale dell’Alta lingua, su quei simboli potevano anche esserci scritte delle bestemmie o delle parole senza senso.
“Elfi…” sospirò Cingalle. “…tutto finisce per ricordarmeli…”. Gli venne in mente di proporre di togliere quella scritta, ma ricordandosi di quanto il rettore ne fosse fiero, e di come facessero male i suoi stivali, abbandonò immediatamente l’idea.
Si appoggiò alla maniglia della porta, aprendola, ed entrandoci, lasciandosi alle spalle la città che si svegliava.
Entrò in un lungo corridoio, tappezzato di ritagli di giornale a dritta e a manca, tutti intestati della solita scritta nera, unica cosa che accumunava tutti quei fogli, oltre alle dimensioni ed alla forma. “Il corriere del Gallo nero”, un’infinita successione di quella scritta.
Cingalle, nonostante avesse sotto gli occhi quei fogli ogni giorno, diede rapidamente l’occhiata ad alcuni. Ogni giorno lo faceva, ed in quelle miriadi di fogli gli bastava guardare il titolo ed un paio di illustrazioni per rammentarsi del giorno in questione.
“Hagarmine, il re Senzafamiglia” lesse, per primo, sorvolando velocemente con gli occhi, evitando prudentemente la notizia.
“Exil, un folle o un cavaliere?” captò con lo sguardo, su un giornale più ingiallito rispetto agli altri… si rammentò velocemente di quell’uomo, sempre che uomo fosse… uno stregone, si diceva, o qualcosa di simile, tuttavia di enorme potenza: non si sapeva molto di lui, tranne che vagasse per le lande del Cormyr e della Costa, in cerca di non si sapeva cosa…
Il popolo non lo vedeva di buon occhio, e spesso tremava al solo sentire il suo nome. Taluni lo credevano una sorta di demone, orribile ed ottuso, anche se molti erano più propensi nel vedere in lui un giovane affascinante, tuttavia di una bellezza malvagia, che ammaliava le giovane vergini, costringendole a seguirle, per poi essere stuprate da lui, o usate nei suoi orribili esperimenti magici; altri, invece, vedevano in lui un giovane umano, impossessato da demoni o da diavoli, che si aggirava in quelle terre in cerca di conquistare intere nazioni per farle sprofondare nell’abisso… in pochissime versioni si ipotizzava fosse invece solo un giovane stregone, magari con qualche mania perversa, ma pur sempre buono. V’era, e c’è ancora, un negozio, nelle buie vie del centro città, dove un mercante vecchio e misterioso vende, a prezzi strani, mercanzie magiche ancora più strane ed incredibili… che a differenza dei mille e mille mercantucoli truffatori del centro, sembravano non fallire mai. Filtri d’amore, pozioni di forza, bastoni in grado di generare luce, pugnali che potevano mutarsi in vere e proprie lame di fuoco, bacchette in grado di trasformarsi in chiunque si desideri; erano state vendute anche all’esercito delle strane palle radiose che, lanciate contro qualcosa, provocavano un’esplosione enorme e molto distruttiva. Nonostante non ci fossero prove, si credeva che dietro a quel vecchietto piccolo e magro ci fosse, in qualche modo, lo zampino di quell’Exil, ciononostante, il negozio non sembrava perdere clienti. “Le stranezze delle persone…” pensò il giovane trovatello…
Proseguì con lo sguardo, camminando lungo il corridoio. “Vinta la battaglia di Cerdinawaliya”, lesse, poco più avanti, ricordando di come quella notizia stupì la gente, sentendo parlare del vicino reame del Cormyr, dove le forze armate di orchi che da anni depredano e tengono sotto il loro giogo il paese, erano state sconfitte dai cavalieri purpurei, un’enorme esercito d’elite che contava più uomini di quanti ce ne fossero in tutto Asmaelis. Molti urlarono all’esagerazione, di come il corriere stesse dicendo fanfaronate descrivendo questa battaglia combattuta tra 40 000 orchi e 12 000 cavalieri Purpurei, alla testa di altri 20 000 mercenari. Ma le fonti erano attendibili.
Ci fu solo una volta una notizia, vera o falsa che fosse, ancora più incredibile, e fu quella dell’insediamento di un enorme drago rosso tra le pendici del vulcano Ryllyet, che si poteva vedere dalla capitale ad occhio nudo, tanto era vicino, e dell’immagine che un’artista aveva disegnato solo per il giornale: quell’immagine, che suscitò il puro e semplice terrore nella popolazione, ritraeva questo enorme bestione mentre sputava fiamme su un piccolo gruppo di avventurieri. Se questo schizzo fosse stato realistico, quel drago sarebbe stato alto più di cinque case, messe l’una sopra all’altra. Ma, cosa ancora più stupefacente, era il mucchio d’oro dalla quale soffiava sugli avventurieri… un mucchio che doveva contare migliaia di lingotti d’oro, “milioni” diceva qualche intellettuale, un numero il quale la maggior parte della popolazione neppure conosceva l’esistenza ed il valore. Dei molti aspiranti avventurieri che avevano avuto intenzione di sfidare quel drago, o solo rubargli parte del tesoro, era ritornato solo Rytilas il Mentone, maestro di furtività, che era riuscito a rubare solamente un lingotto d’oro, ma che bastava come prova e per renderlo ricco, almeno per un paio di settimane, prima che spendesse tutto in birra e prostitute, all’osteria del Cavallo Rampante, dove però non gli mancarono fama e gente che offrisse lui da bere, pur di sentire le sue peripezie con il drago, che, probabilmente, erano per la maggior parte palesemente inventate.
Spostò lo sguardo sull’altra parete, e nuovi titoli si presentarono sotto i suoi occhi. “Arunsun e Barrington: due imperatori per un impero”, “Licantropi: ecco perché non possono esistere”, “Druidi annunciano l’imminente carestia”, “Il Principe Grigio ed il consiglio: chi ha più potere?”, “Censimento dell’anno 1378”, “Yunhya, un nuovo concetto di donna?”. L’ultimo fece di nuovo stimolare la sua memoria, riavvivando il ricordo di quella ragazza, di appena vent’anni, che era divenuta capo di un piccolo gruppo di avventurieri… nonostante nel resto del mondo, soprattutto ad ovest, la donna ormai viveva al pari degli uomini o quasi, la Costa del Drago sembrava essersi arrestata a secoli prima, ed il vedere una donna che si fosse ribellata alla società, e fosse anche diventata avventuriera, suscitava scalpore e scandalo. “Non siate così stupiti, idioti” aveva commentato Zebedia il Vecchio, che con i suoi venerandi 85 anni, si era aggiudicato il record di vecchiaia della città, Elfi esclusi. “Voi non avete mai visto combattere Simbul, al nord, nel Cormyr, più di 60 anni fa…” ripeteva a tutti i passanti per la via di fronte alla sua sedia a dondolo, davanti a casa sua, che confabulavano o leggevano indignati di Yunhya… Simbul, la stregona guerriera più potente di Faerun, seconda solamente a Elminster, suo amante…e che si diceva ramingasse in tutti i territori, Costa del drago compresa, e che nella sua immortalità avrebbe girato, prima o poi ogni terra…
Cingalle scosse la tesa. Ma cosa diavolo stava dicendo? Si chiese da solo…
La lunga sfilza di giornali e di titoli appesi era ormai finita, e Cingalle si trovò davanti il solito varco, senza porta che dividesse, oltre il quale qualche decina di impiegati trafficavano fogli di qua e di la, facevano funzionare degli strani macchinari in legno e ferro e si urlavano a vicenda, chiamandosi, anche da due metri di distanza. Sembrava, effettivamente, che fosse di moda urlare, poiché anche l’uomo che subito lo scorse e gli venne incontro, chiamandolo, gli ruppe i timpani.
“Ragazzo! Prendi queste!” disse, girandosi, prendo da uno dei tanti malloppi di carta sparsi ovunque un certo numero di quelle che Cingalle riconosceva come copia del Corriere, e buttandogliele in braccio con una tale foga da farlo barcollare… detto questo, si girò di nuovo, senza neppure badarlo più, forse senza neppure badare che fosse veramente lui, uno dei tanti trovatelli che solevano campare in questo modo… chiunque avrebbe potuto fare la furbata di entrare li dnetro e ricevere una copia gratis…
Uscì, molto più velocemente di com’era entrato, stringendo tra le mani le copie del giornale che avrebbe dato a lui il modo di sopravvivere, quel giorno… e, come ogni giorno, allungo il collo per leggere quale fosse la notizia del giorno…
Ed ancora, come prima, si parlava di elfi. Ma stavolta, era perché un altro elfo era stato catturato. E non un elfo qualsiasi.
Già si sarebbe immaginato come, non appena avrebbe venduto le copie, la gente avrebbe reagito, leggendo che le guardie reali hanno catturato Aren Tharivol Celedhel, l’avventuriero più famoso e con più seguaci della zona…
…un Elfo. Per l’ennesima volta, in quella giornata.
Franz Goldzerberg
Tuesday, November 13, 2007 4:09 PM
Chiunque si trovasse davanti alle mura della città poteva notare come l’attività al campo era in fermento. Da lì si vedeva chiaramente che qualcosa non andava. C’era un grande andirivieni di umani,elfi,nani,halfling,persino gnomi,quasi ci si aspettasse ciò che era successo davvero. Qualcuno indossava già l’armatura,pronto a partire per la prossima impresa in programma.
Era un bel pomeriggio estivo,,che declinava verso la sera,e chi si fosse per caso trovato sulle mura della città,l’importante città di Sunlightville,avrebbe potuto notare che qualcosa di grosso era nell’aria,nonostante non fosse legato alla partenza per imprese eroiche. Questo aveva tutto a che fare con la cattura del capo dei capi,del generale tra i generali,anche se mai decorato da un esercito. Quello,chi si fosse trovato alle porte della città l’avrebbe certo saputo,era il campo allestito nientemeno che da Aren Celedhel,e dai suoi seguaci,famosi nella costa del Drago e dintorni per le loro imprese,tra cui l’aver aiutato i famosi Cavalieri Purpurei nella lotta agli orchi in Cormyr. Chi si fosse trovato alle porte cittadine,quel giorno,certo avrebbe potuto raccontare di aver visto un banditore,una spia,correre verso il campo,tra le frecce,e l’atmosfera mutare. Ebbene sì,Aren Tharivol Celedhel era stato ucciso dalle guardie del re dopo aver tentato la fuga. Così,molti dei suoi seguaci,coraggiosi quanto poco fedeli,stavano per ricevere una bruttissima notizia da uno dei tanti,tuttavia non uno dei tanti in quell’occasione…
Uno o due giorni prima,pensò Numenor malinconico,il campo era florido,l’atmosfera era palpabile di eccitazione,si festeggiava per l’ennesima impresa,ci si preparava alla successiva. Il campo era disposto all’interno di una grossissima radura posta vicino al limitare del bosco,ben visibile dalle porte cittadine,contornata da alberi da frutto che continuavano anche al suo interno. In questo immenso spazio circolare erano disposte venti,trenta tende,ognuna contenente le armi,il coraggio o l’avidità,lo spirito di un guerriero,ognuna contenente ricordi e amicizie,ognuna contenente due di quei quaranta,cinquanta seguaci,in modo più o meno casuale. Una stradina selciata,distinguendosi dalla terra tutt’attorno,guidava all’unico,grande pozzo,con i suoi quattro,cinque secchi capaci di tirar su un paio di litri di acqua pura e dissetante in quei caldi tempi. Un grosso spiazzale era stato sgombrato per far posto al fuoco,per far posto alla fiamma colossale che riuniva tutti i guerrieri,la sera… “Mi mancherà il fuoco”,penso Numenor,gli occhi ad un altro fuoco,quello che ora era stato acceso per riunire tutti,come veniva fatto di consueto e come Aren avrebbe voluto,anche in sua assenza. Numenor,un alto umano,era appoggiato ad uno steccato,spogliato della sua armatura in cuoio acquistata ad Ovest… Pensava a quei due giorni,pensava alla tremenda discesa che il destino può compiere da un momento all’altro,una discesa talvolta ripida,dolorosa,spietata. Molti di quelli che considerava amici,che forse ora non avrebbe più rivisto,stavano preparandosi alla sera,ignari di ciò che li aspettava. Sapere che forse i suoi migliori amici,Quarion,e anche lei,Nihal,l’umana druida,la bella umana che aveva conosciuto al campo,sarebbero rimasti chetò per un attimo il dolore… Li aveva conosciuti col passare del tempo,erano diventati amici,il loro rapporto era forse più forte di quello che aveva legato Numenor a coloro che ora osservava… non a tutti però. Con qualcuno c’erano stati molti dissapori,fin dall’inizio… Numenor non volle pensarci… Basta,non voleva pensare più a niente. Neanche all’ultima fantasticheria che nella notte era diventata idea concreta. Non voleva pensare a quella notte insieme agli amici,non ci volle pensare. Fu così che volto le spalle,e tornò alla sua tenda nel clamore dell’aria dolce della sera.
Numenor,gli occhi fieramente alti nonostante il dolore,salì su una grossa pietra rotonda su cui fino a quel momento era stato seduto Aren. Quasi tutti notarono questa stranezza,proprio lui che non amava attirare l’attenzione,come mai era salito lassù? Qualcuno cercò il suo sguardo,e,trovatolo,gliene rivolse uno interrogativo. Ma a questi l’alto umano scosse il capo.
“Devo comunicare a tutti un messaggio importantissimo” disse Numenor,notando che molti,dal giorno precedente in cui era stato in viaggio,si erano rasi e avevano lucidato le armature. “Tutti voi sapete che il nostro capo,Aren Tharivol Celedhel,è partito in viaggio non più di tre giorni fa. Ebbene,catturato,dalle guardie reali,ha opposto resistenza e tentato la fuga. Perciò quei …” e qui non trovò un termine adatto “… hanno scagliato non meno di venti frecce su di lui e sugli altri due che erano con lui in questo pericoloso viaggio… “ Molti dei suoi compagni abbassarono il capo,alcune donne scoppiarono in lacrime e piangevano abbracciate ai loro uomini… Numenor spostò lo sguardo verso Nihal e vide luccicare i suoi occhi… Anche Quarion e Aglarzàn erano con la testa china… Numenor non si stupì della reazione del gruppo… Da ore,fin dal giorno prima,in cui Numenor era partito segretamente per la città,serpeggiava la notizia… “L’hanno ammazzato,l’hanno ammazzato” si diceva,ma nessuno voleva crederci… Tutti dovettero arrendersi all’evidenza.
Numenor scese dal grosso sasso e si diresse verso i suoi amici… Che fare? Sarebbero andati via – come molti altri sicuramente stavano decidendo proprio in quel momento – oppure sarebbero rimasti?
OFF: Da qui si apre ufficialmente il GdR,da qui potete postare.. mi raccomando nei mesaggi inserite accurate descrizioni,soprattutto del vostro aspetto. Naturalmente non ha senso rimanere al campo semideserto,che presto verrà abbandonato anche dagli altri combattenti rimasti. Avete un giorno di tempo per decidere insieme cosa fare,e intanto potete girare per il campo,fare ciò che volete.
Ah,dimenticavo... buon GdR a tutti
@Darki@
Thursday, November 15, 2007 9:49 PM
Quarion guardò l'umano avvicinarsi...
La notizia l'aveva sconvolto, nonostante erano poche ormai le cose che lo toccavano nel profondo, ma si era ripreso in fretta...
Era un mezzelfo di media statura e piuttosto giovane.
Aveva uno strano aspetto, che gli aveva creato qualche difficoltà iniziali a farsi accettare: portava i capelli bianchi, leggermenti lunghi, lasciati ricadere sulle spalle. Ma questi non erano niente: i suoi occhi, rossi, come se il fuoco che divoro il suo villaggio si fosse impresso in essi, e la pelle, bianca, come se la cenere dei morti vi si fosse incollata...
Nonostante la sua razza, era più forte di molti degli uomini...indossava dei lunghi abiti da viaggiatore, sopra alla corazza di bande finemente lavorata; sulla schiena era appensa la lunga alabarda, la sua arma preferita, da cui non si separava mai
Fù il primo a rompere il silenzio, ponendo la domanda che aleggiava nell'aria
-E ora, cosa facciamo...?-
LittleTeo
Friday, November 16, 2007 2:34 PM
Nihal, nelle sue vesti di cuoio che le fornivano una certa protezione in battaglia, abbassò lo sguardo, contrita. Nessuna lacrima lambiva il suo volto, ma la sua espressione cupa, assieme alla sua innaturale bellezza, facevano di lei un quadro di perfezione e tristezza. I suoi lunghissimi capelli verdi sembravano quasi essersi spenti, i suoi occhi d'orati avevano perso il loro fluire, la loro vivace curiosità, e la sua pelle, bianchissima e perfetta, liscia, più simile a quella di un pesce, di una sirena che a quella umana, ormai conferiva una sensazione di freddezza.
Una figura bellissima e tristissima allo stesso tempo.
Abbassò il capo, alle parole del compagno umano, guardandosi le proprie dita. Con voce bassa, sofferente, mormorò "Aren..."
Franz Goldzerberg
Saturday, November 17, 2007 3:52 PM
Avvicinatosi ai due amici,Numenor aspettò un po' prima di parlare... combatteva contro un mezzo nodo alla gola,mentre intorno a lui un lieve brusio si levava. "Allora..." disse,con la voce bassa,quasi per non invadere il dolore degli amici. Era fatto così lui. E dopotutto era così che era abituato a farsi trattare. Era un ottimo amico,tuttavia non aveva mai avuto la pretesa di essere il confidente di nessuno. "Allora... avete già idea di cosa fare?" disse loro... Pronunciare le alternative secondo lui sensate fu doloroso quanto accettare una verità scomoda. "Le alternative sono molte" continuò accennando agli altri coimpangi di brigata. "Potremmo andarcene" e qui la sua voce si abbassò ancora. "Oppure potremmo rimanere,magari capire il perchè di tutto questo... Personalmente,non credo di riuscire a darmi pace per quello che è successo." Se prima la sua voce aveva tremato,ora era molto sicura. Anzi,si era anche leggermente alzata. La rabbia lo stava divorando,aveva molto di cui essere arrabbiato... Un odio spaventoso verso tutto ciò che aveva causato la morte del loro capo si era impadronito di lui. "Queste sono le alternative,secondo me" disse,quasi sancendo davvero la morte di Aren,quasi ammettendolo definitivamente.
@Darki@
Saturday, November 17, 2007 3:58 PM
Quarion rimase per diversi attimi in silenzio...
Si mise subito a riflettere, indeciso, sapendo che quella scelta aveva un grande valore...
Alzò lentamente lo sugardo e inizio a parlare...la sua voce era bassa, come al solito, e non lasciava trasparire alcuna emozione
-È una vita che fuggo, e mi sono stancato di farlo ogni volta...io dico di restare, e di fare quello che va fatto...-
entre parlava non smise un attimo di accarezzare la lama dell'alabarda
@Drufus@
Saturday, November 17, 2007 6:50 PM
NARRAZIONE:
Cielo chiaro, limpido e terso, quel giorno sorveglia dall'alto quelle terre sconfinate ed i suoi piccoli, al suo confronto, abitanti; cielo splendente, rischiarato da quell'arancio sole che tutto rallegra e ringiova onde i suoi raggi sfioran a lambire. Ecco neppur una parca nulla scorgersi in quell'infinito manto ceruleo che avvolge, quasi a protegger tutte le genti e i luoghi ove vivon, neppur la più piccola, invisibile nuvola a turbar quel candore azzuro, quella calma assoluta, quella perfezione si magnifica e si delicata...destinata a non durare.
Ecco, si con rapidità che par quasi della stessa aria esser parte, tal enorme figura giunger fulminea a turbar quel chiaro firmamento e a scuoter la sua calma aggettando su quella landa di terra ove il campo con tutta la sua gente soggiace, una nera ombra, nera come la stessa figura che la genera.
Un sol fragore, un sol battito d'ali scuoter la tacita calma che sino ad all'ora parea regnare sovrana in ogni laddove e, all'udirsi non uno, ma molti gli sguardi attirati verso l'alto, verso la sorgente di quel suono, verso la sorgente di quella corvina ombra... un nero drago.
Rapido, fugace come giunto in pochi istanti ecco sparir verso sud, verso l'opposto luogo ove perveniva, per portar si la sua ombra in qualche sito forse lontano...forse...
Nuovamente silenzio, ancor la calma tornata, forse, nel campo una finta calma fatta di apparenti sguardi, di palpabile tensione generata da quel passaggio seppur serpentino; ancora tacito, calmo, pacato silenzio che perdura istanti che paio infiniti nelle iridi di quelle creature che sino a poco prima discutevan ignari di quanto sarebbe avvenuto, silenzio sinchè un suono ancor lo scaccia, ancor lo rompe col proprio udirsi non molto distante, non si forte come quel rumore, un flebile suono di passi tra le foglie giunger li accanto a loro oltre dei cespugli, sol pochi metri lontano.
GDR:
Prima di tutto...eccomi finalmente entrato...in secondo punto, non pensate cose strane... quello che ho scritto è una descrizione di alcuni fatti che si verificano... (Help al master

)
Comunque...si parte XD
Franz Goldzerberg
Tuesday, November 20, 2007 10:14 PM
Appena oscurato il cielo,una grossa figura èìera distinguibile... un drago,nero,grande,potente. Un grosso fascio di vento investì il gruppo,la conersazione si interruppe. Subito dopo,un sommesso ma udibile fruscio si mescolò al chiacchierare sommesso tutt'intorno...
LittleTeo
Tuesday, November 20, 2007 10:48 PM
Nihal sembrò non udire l'enorme spostamento d'aria provocato dal veloce passaggio del drago: così era spesso lei, distratta, non è la prima volta che la vedete completamente distratta e sognante, in un momento di possibile morte o sorpresa. In quell'istante, non di sarebbe neppure accorta di nulla neppure se l'alabarda di Quarion l'avesse trapassato il piccolo e fragile sterno.
Si volse a guardare la foresta, mani giunte, espressione sofferente. La sua vista vi da fastidio: la sua bellezza infinita è ora mutata in una combinazione letale di fascino e di dolore. Persino i più coriacei sentono un leggero bruciore al cuore. Bellissima e letale, come un giovane profumato fiore di primavera, che intrappola gli insetti che, incauti, vi ci si posano, sbranandoli.
I suoi occhi, enormi, dagli iridi composti da un mare di oro fuso, erano volti alla foresta, appena fuori dal piccolo campo. Non una parola veniva proferita, ella fissava e basta il bosco, come un cane che, legato ad un muro, fissa il suo padrone vicino, ma irraggiungibile, con rassegnazione e tristezza.
Franz Goldzerberg
Wednesday, November 21, 2007 4:41 PM
Numenor sentì un leggero crampo allo stomaco nel vedere l'amica soffire a quel modo. Una decisione andava presa,e sarebbe stato liu a prenderla,insieme a loro. Nihal osservava il bosco,era lampante che non aveva la minima intenzione di subire,di lasciar correre il fatto... era chiaro che intendeva far pagare chi doveva pagare.
"Bene" disse Numenor,prendendo in mano la situazione. "Allora resteremo. Propongo però di abbandonare il campo. Qui non resterà più nessuno tra qualche giorno... Potremmo andare in città,per far luce sull'ombra,oppure potremmo andare nel bosco..." sussurrò tornando a guardare Nihal. "Aspetto le vostre idee. Dove potremmo recarci per dare il fatto suo a questo maledetto Hagarmine e ai suoi soldati?" concluse.
Franz Goldzerberg
Wednesday, November 21, 2007 4:51 PM
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questa è la mappa del feudo in cui si svolge la nostra storia...
L'host non è dei migliori ma la mappa è pesante e imageshack non la accettava. Dunque,noi siamo esattamente accanto alla capitale del feudo,Sunlightville. Le vie da percorrere sono molteplici e ricche di sorprese. Potremmo per esempio avviarci in città,e qui raccogliere informazioni e fare luce. Potreste percorrere la foresta dei Re,ricca di castelli abbandonati (NB doppi quadrati pieni di nero,i quadrati normali sono castelli "attivi"),che si getta poi nei Picchi tempestosi. Potreste,inoltre,dirigervi verso il deserto a nord-est oppure verso il fiume e i laghi a sud-est... le possibilità sono molteplici,l'avventura è lunga,chi sa che non possiamo percorrerle tutte queste vie
@Drufus@
Wednesday, November 21, 2007 5:46 PM
NARRAZIONE:
Il suono, quel leggero, flebile fruscio par or dopo taluni istanti di prosegui terminar si evanescente com'era iniziato ma non un silenzio segui quel suo tacere ma ben un altro suono più chiaro ed udibile, ben più distinto anche alle orecchio di chi, magari, non prestava ad esso attenzione... un suono acuto, acuto e singhiozzato...forse di pianto.
@Darki@
Wednesday, November 21, 2007 7:25 PM
Quarion guardò l'umano, riflettendo sulle varie possibilità
-Non conosco bene questa zona, quindi non sono in grado di scegliere la strada migliore sopratutto tra di voi...-
appena finita la frase, senti un flebile rumore...
-Cosa succede?-
instintivamente mise una mano sull'alabarda, mentre l'altra era pronta a scattare per estrarla in caso di pericolo
LittleTeo
Wednesday, November 21, 2007 7:57 PM
Nihal, come fraintesa da Numenor, non covava, a differenza di tutti gli altri, alcun disprezzo verso chi aveva imprigionato il loro stimato eroe avventuriero. Il suo sguardo era volto al bosco, come nella speranza di trovarvici rifugio, come una luce nelle tenebre per lei, o un'isoletta in un mare infestato da pescecani.
Si girò lentamente verso i suoi compari. Il suo sguardo d'orato era offuscato da una lieve patina di lagrime, amare.
"Numenor..." disse, rivolgendosi all'umano "...te ne prego... non possiamo rimanere ivi... dobbiamo trovare un nuovo rifugio... percepisco il male di queste terre, il male che si diffonde dalla città... non voglio finirne inglobata."
Sulle ultime parole, una lacrima cade sul volto bianco e liscio della bellissima druida,, una lacrima che sembrò inglobare tutto il disagio ed il dolore di quell'essere perfetto.
"Rechiamoci nei boschi... la Natura ci offrirà protezione." disse, ancor visibilmente addolorata...
Il lieve, lontano pianto giunse alle sue orecchie, drizzandole. Alzò la testa, curiosa, senza perdere la sua aria magnifica e terribilmente triste.
//OFF: Ragazzi, ricordatevi dei BG!! I PG si conoscono, è essenziale che i tratti caratteriali e fisici vengano descritti minuziosamente. E' anche essenziale che ognuno legga anche i BG altrui.
Franz Goldzerberg
Thursday, November 22, 2007 11:01 PM
Numenor,insieme agli altri,udì il lieve pianto che seguì al rumoroso spostamento d'aria procurato dal drago. Si girò subito nella direzione dalla quale proveniva,vedendo soltanto un cespuglio abbastanza grande da coprire tre adulti. Dietro si intravedevano tre grossi alberi pieni di rotondi frutti. Numenor cercò di trapassare con lo sguardo le fessure tra una foglia e l'altra. Qualcosa lì dietro c'era,qualcosa doveva esserci.
GdR: Osservare sul cespuglio 0 (+0)
Osservare: 15+0=15 con CD 17.
Narrazione: Numenor non vide nulla,ma,sospettoso ugualmente,decise di andare a controllare il cespuglio... Magari era l'occasione di darle di santa ragione a una di quelle spie dell'imperatore...
OFF: quando scrivete che usate un abilità o una prova di caratteristica,scrivete dopo l'abilità il grado e il mod carateristica (Osservare 0 (+2 a sag),per esempio)
@Drufus@
Thursday, November 22, 2007 11:23 PM
NARRAZIONE:
Ancor le lagrime scendon copiose sul volto della piccola figura rigandolo si col loro lento discender verso la scura e fredda terra che accoglie si il suo parco corpicino raggomitolato in quella posizione ove il suo sguardo, si vuoto e vano mira in quel punto infinito innanzi a se, lucido della tristezza che or la scuote...
non vi è altro che vacuo dolore in quel suono, in quel pianto.
Neppur il rummor di passi che lenti si fanno a lei più vocina paion distoglierla da quel suo momento di dolenza, da quel suo momento di grigio sconforto ove neppur la stretta della sua piccola Simya par donarle conforto...
Franz Goldzerberg
Friday, November 23, 2007 5:10 PM
Numenor si avvicinò,pronto a colpire se ci fosse stato qualcosa di pericoloso,sfiorandosi il pugnale... Piano piano,con cautela,scostò il cespuglio,aspettandosi di tutto... tranne quello. Una bambina piangeva,piangeva in stato di grande sconforto,angoscia... ma non era una bambina normale. "E' un halfling" pensò lui,guardandola bene... indeciso sul dafarsi,chiamò gli altri e disse,con voce rassicurante... "Perchè piangi?"
OFF//: D'ora in avanti,è introdotta una nuova regola. Al momento di salire di livello,riceverete ognuno dei punti abilità e (se è il livello giusto) un talento. Non cambia nulla quindi,se non che per scegliere un talento particolare oppure un abilità,dovrete allenarvi per farlo... Ovvero,se doveste mettere 4 gradi a scassinare serrature,di punto in bianco,dovrete allenarvi per poterlo fare,altrimenti niente... e così lo stesso per i talenti e certi livelli di classe... complicato eh? ma non lo è affatto
@Drufus@
Sunday, November 25, 2007 12:25 PM
NARRAZIONE:
Stringendo ancor a se la quella piccola bambolina, la sua piccola Simya, rimane talunisti istanti senza fiatar alla vista della creatura che or le si palesava innanzi indirizzando a lei le sue parole; un istante di silenzio, timoroso silenzio che ancor s'infrange per le lacrime che copiose riprendon a scender dai suoi grandi occhi lucidi per il gran pianto.
- Cattivi...cattivi...cattivi... - mormora tra le lacrime in un flebile sussuro.
LittleTeo
Sunday, November 25, 2007 7:07 PM
Nihal mosse la testa, d'improvviso, volgendola al lieve frignare; il suo sguardo mutò in meno di un secondo dalla tristezza ad una dolce e vivace curiosità. Seppur non sorridendo ancora, fa due passi, fino a giungere a dietro Numenor, ed appoggiandosi con la sua spalla su di lui, scrutando chiunque fosse a produrre quel lacrimare...
La vista della piccolissima bambina, grande come un bebè, anche se dall'aspetto di una bambina di sette o otto anni, ingrandì le sue già enormi pupille. Un sorriso dolce prese il sopravvento sul suo volto, e fu sotituito subito da uno sguardo di affetto e piccola tristezza.
Con un gesto delicato spinse via Numenor, e si avvicinò alla bambina, chinandosi appena davanti al cespuglio; la sua dolcezza era confortante per la bambina, quanto angosciante per chiunque la guardasse, fantastica e passionevole.
Nessuno, nel contempo, sembrava notare i pianti della piccola bambina: dietro il gruppo, la folla di avventurieri e di mercenari si muoveve indistinta, caoticamente: chi cercava le propie cose per fuggire, chi era immobile a fissare nel vuoto, chi discuteva e litigava animatamente. Gente troppo tesa, troppo movimentata per notare i pianti di una piccola bambina halfling.
Franz Goldzerberg
Tuesday, November 27, 2007 10:54 PM
Numenor osservò Nihal che consolava la bambina,sovrappensiero. Poi estrasse la mappa,la studiò per un momento e infine disse: "Allora,tutti d'accordo,andiamo nel bosco?" Guardò Quarion,un alto mezzelfo,con la pelle strana,albino... si diceva così nel linguaggio umano. Erano amici da tanto tempo,eppure Numenor non aveva mancato di notare la tendenza al malvagio del carattere dell'amico... Questo non supererà l'amicizia,si disse,e riprese a studiare la mappa.
@Drufus@
Tuesday, November 27, 2007 11:11 PM
NARRAZIONE:
Volge lo sguardo ancor bagnato dalle lagrime or verso l'umana che china innanzi a lei le sorride dolcemente ed in quello sguardo sol conforto e dolcezza vi legge, un sorriso che risplendo dai quei profondi occhi ove or si rispecchian quelli lucidi della piccola halfling.
-I cattivi... - sussura tra le lacrime mentre le labbra un poco fremon e tramano al pronunziar quelle parole, - ...tanto cattivi-
Ancor le lagrime rigan il lieve, piccolo viso della bambina che or, in un gesto quasi istintivo, dolce e senza velo alcuno si getta a cinger tra le sua braccia il collo dell'umana e poggiar al suo petto la propria piccola arancia testolina dai fini capelli fluenti...
@Darki@
Thursday, November 29, 2007 8:31 PM
Quarion guardo Numeron e vi si avvicino, osservando anch'esso la mappa
-Daccordo andare nel bosco, ma sbrighiamoci...non mi fido a rimanere qua...se rimaniamo gli ultimi saremo un facile bersaglio...-
Franz Goldzerberg
Thursday, November 29, 2007 11:04 PM
"Nihal"... disse piano Numenor,spostando lo sguardo dalla cartina alla scena che si presentava davanti,che lo addolcì. Non poté fare a meno di lasciarsi sfuggire un sorriso,ma subito dopo tornò concentrato e riprese. "Nihal... allora... dovremmo andare..." gettò lo sguardo alle loro tende,ai bagagli ancora da preparare. Anche i suoi erano disfatti. In un estremo tentativo di combattere la dolorosa verità,le aveva disfatte... "Nihal,andiamo?" disse,avvicinandosi.
LittleTeo
Friday, November 30, 2007 5:02 PM
Nihal strinse completamente tra le sue braccia la piccola bambina colma di amare lagrime, confortandola con il suo calore, la sua liscezza e la morbidezza dei suoi seni. La sua lunga frangia verde si mischiò con i capelli rossicci della bambina, dando una elegante e calda combinazione di colori, ricordante una foresta autunnale, ancora calda nonostante l'inverno imminente.
"Si... suppongo di si." disse, schiudendo le labbra, anche se non rilasciando la piccola da suo tenue e tenero abbraccio. Prendendola con un poco di fatica, nonostante il suo minimo peso, la sollevò dal cespuglio di rovi, e ne uscì, senza nessun taglietto o piccolo graffio che rovinasse la sua bianca, liscia e stupenda pelle, forse per caso, forse per il suo adattamento alla vita della foresta che aveva intrapreso entrando a far parte della razza dei druidi.
Schiuse delicatamente i suoi occhi d'oro, che fulminarono Numenor e Quarion, una ventata di dolcezza e di bellezza, una nota di passione e perversione nel mezz'elfo. Iniziò a sussurrare, non rivolta all'halfling, ma come invocando qualcosa che in quel momento non c'era, parlando nel suo strano linguaggio, che sembrava l'unica a conoscere, e che aveva rifiutato di insegnare a chiunque glielo chiedesse, Aren Tharivol compreso, la persona di cui si fidava e a cui teneva di più in quel gruppo, al pari di Numenor. Diceva che fosse il linguaggio segreto dei druidi, e che fosse proibito a loro insegnarlo a chiunque non appartenesse alla loro razza.
Franz Goldzerberg
Friday, November 30, 2007 5:46 PM
Numenor osservò gli altri andare a preparare la loro roba,e si diresse,insieme a Quarion,verso la tenda che dividevano,pronto a riunire i suoi averi nello zaino compagno di mille avventure. "Ci rivediamo tra due ore".
Intanto,la' fuori,continuava la ressa,il mormorio era stato sostituito da parapiglia di preparativi e dal dolore di addii... Arrivato nella tenda insieme al mezzelfo,si chinò sul suo bagaglio e disse all'amico: "brutto colpo eh? non ci voleva proprio"
OFF: // avete tempo fino a stasera per prepararvi... non dovete postare che vi preparate,ma se volete potete dialogare tra voi nel frattempo... stasera postate che siete pronti se lo desiderate e finalmente partiremo
@Darki@
Friday, November 30, 2007 6:26 PM
-Prima o poi sarebbe successo, nulla dura in eterno-
So volse a guardarlo con espressione neutra-
-Chissa magari tu sarai il prossimo a morire o magari Nihal...-
Estrasse un piccolo oggetto dallo zaino e inizio a giocherellarci distrattamente
-Credo che Nihal vorebbe portarsi dietro quella bambinetta...meglio cosi...- disse alzando davanti agli occhi il piccolo ago -mi sono sempre chiesto come urla un Halfing-