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Facebook   Un romano sullo Zoncolan e sullo StelvioLast Update: 10/25/2011 6:33 PM
8/1/2011 2:55 PM
 
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Racconto autoironico di un'impresa
Ciao ragazzi sono nuovo del forum, anche se ne traggo ispirazione da mesi nell'anonimato! E' anche per "colpa" vostra che mi è venuta l'insana idea di fare la salita più dura d'Europa prima e quella più bella dopo, anche se sono un mediocre cicloamatore e per colpa del lavoro non riesco ad allenarmi come vorrei.
Tempo fa un amico romano come me e completamente scevro dal ciclismo mi ha invitato nella sua villetta di montagna. Non appena ho saputo dov'era, e cioè a 10 km da Ovaro, ho accettato ben conscio di quello che avrei voluto fare una volta arrivato lì.
E così, qualche giorno fa, arrivo a Invillino (fraz. di Villa Santina) e, dopo 2 giorni di acquazzoni infiniti, la terza mattina mi sveglio carico di ottimismo. Mi affaccio e con un po’ di rammarico vedo che il cielo è ancora coperto, ma l’aria è molto meno umida e non si vedono nuvole basse; finalmente riesco a vedere fino all’orizzonte, sulle vette c'è persino la neve e la temperatura a valle non supera i 15 gradi… E vabbè, vorrà dire che mi coprirò bene.. Colazione, ultimi preparativi, anzi impreparativi! non avendo previsto un tale freddo a fine luglio, sono costretto ad indossare una felpaccia. Così, con l’impressione di essere appesantito mi metto in bici diretto verso Ovaro, che dista 11 km da casa… C’è un po’ di vento, l’aria è fredda e vado nella direzione delle cime innevate, supero il punto dove nei 2 giorni precedenti avevo sempre fatto dietrofront per via degli acquazzoni, e a 3 km da Ovaro vedo un cartello “salita 15%”.. Tra me e me penso: “Di già????” Per fortuna è solo una collinetta che a malapena fa 10%, la scollino ed entro nel paesino di Ovaro, un paesino carino, molto curato e tranquillo. Tranquillo non sono io che sono ad un passo dal Kaiser, come lo chiamano qui; per uno come me abituato a fare la salita di Rocca di Papa (che ho sfruttato per allenarmi: 6km al 6% con brevissimi picchi al 14% ai Campi d’Annibale, dove passa il giro del Lazio), lo Zoncolan fa alzare i battiti e non sto scherzando, già sto oltre i 100 battiti ed è ancora pianura, anzi, è paura.
Ecco il fatidico bivio, ri-azzero il contakm e la strada inizia secca a salire al 10%, così, tanto per. So che dovrò passare due piccoli bivi, uno a Lenzone e uno a Liariis, entrambi graziose verdissime frazioni di Ovaro. Ci sono ancora degli striscioni del Giro D’Italia passato qui 2 mesi fa, e già sull’asfalto ben messo iniziano le scritte, alcune di puro incitamento sportivo (“bravi tutti”, “W il giro”), altre dedicate al beniamino di turno (su tutti Simoni), altre divertenti (“Viva la fuga” con la u strettissima, “Savoldelli… a voi!”), altre polemiche (“e il Crostis”?) e altre poco sportive come quella per Contador che lo invita con una freccia a deviare in un burrone. Arrivo a Liiaris, i pochi passanti mi salutano con rispetto perché sanno chiaramente che intenzioni ho, mentre uno striscione appeso ad una casa recita “Dal paradiso Crostis all’inferno Zoncolan”, e subito dopo “Lasciate ogni speranza voi che entrate”; sono ancora nei 400 mt pianeggianti che seguono la frazione di Liariis, poi si curva un po’ a sinistra e un rettilineo al 13-14% mi fa capire che non si gioca più, tanto che varco una soglia con su scritto “La porta dell’inferno” proprio a fianco di una fontanella che non sfrutterò dati i 2 litri che ho con me e che rendono la bici pesante 13 kg. E a proposito di dati tecnici, aggiungo pure che non ho la compatta e che al 39 abbino come ultimi pignoni il 23 ed un 29 fatto appositamente montare (sia benedetto). E’ inziato il tratto duro e il primo di una lunga serie di cartelloni raffiguranti un po' a caso i campioni del passato indica 0,000 km, facendomi perdere qualche punto di riferimento tachimetrico, visto che la salita inizia a Ovaro ed è lì il km 0.. vabbè, mi sento offeso perché i primi 2 km non mi sembravano proprio in pianura! Metto quindi il 29 e non toccherò più il cambio fino alla vetta. Supero una seconda fontanella (sarà l’ultima) e dopo poche terribili centinaia di metri sento il motore di una macchina. E’ il mio amico di famiglia che è venuto a curiosare sulla salita (mi confesserà poi di non aver avuto mai il coraggio di farla in macchina); io, preoccupato di non potermi più fermare perché so che i prossimi 6 km saranno al 15% medio (si narra che non si riesca a bere nemmeno nei tornanti, e si narra pure che se ti fermi non riesci più a ripartire a meno che non ti aiuti qualcuno), lo faccio fermare e un po’ in affanno mi fermo anche io per bere copiosamente, e soprattutto per consegnargli il casco e la felpa, dei quali non vedevo l’ora di liberarmi vista anche la temperatura divenuta più gradevole. Gli dico di ripartire e che ci saremmo rivisti in cima, e senza trattenermi in convenevoli inizio il tratto più duro. Avevo visto su salite.ch che in corrispondenza di un effigie di S. Antonio inizia il muro al 20% lungo 400 mt, ma vi assicuro che S. Antonio (con altri santi) lo vedo ormai ad ogni curva e paradossalmente mi perdo quello vero; in discesa, al ritorno, mi fermerò e noterò che era quasi impossibile non notarlo! Si vede che sono po’ preso dalla fatica, costantemente alzato sui pedali, ogni pedalata con quel 29 è un traguardo (ho letto che alcuni cicloamatori lo hanno fatto col 39/23: non ci crederò mai), nel frattempo perdo la sensibilità delle dita del piede sinistro e iniziano a far male la schiena e i polsi, tant’è che ogni tanto faccio una decina di metri seduto sul sellino; vorrei tanto procedere un po’ a zig zag, ma già andando dritto rischio di cadere perché si impenna la ruota davanti e non posso proprio permettermi di curvare, tra l’altro c’è un punto in cui la ruota anteriore (in curva) sfiora il pedale e alla notevole andatura di 5 km/h vorrebbe dire frenare la bici. Così, quei pochi momenti di riposo per la schiena e le braccia diventano un po’ stressanti mentalmente perché se dimenticassi di stare solo delicatamente appoggiato al manubrio e invece lo afferrassi per aiutarmi nella spinta, mi impennerei e finirei per terra. Per non parlare del brecciolino presente su alcuni tratti di asfalto dopo 2 giorni di pioggia intensa. Con piacere noto che nonostante la pendenza disumana e i muri, qualche tornante permette di bere e ci sono anche tanti punti a cui eventualmente appoggiarsi per ripartire, in caso di debacle improvvisa. Sfrutto i 3-4 tornanti larghi (si fa per dire) per bere sapendo che non potrò farlo nel punto che più temo, e cioè un rettilineo di 1 km al 16% medio, dal km 6 al km 7, che non passa mai. Siamo ancora nel bosco, incontro due ciclisti fermi a metà rettilineo (uno è al telefono, ogni scusa è buona per fermarsi), ci salutiamo e incitiamo ma vado avanti, passano un paio di moto ed una macchina, mi fanno dei cenni come a dire “Dài che ce la fai”, la fatica è tanta ma le gambe tengono e temo solo per lo sforzo della schiena e per il piede di cui non sento più le dita da parecchi minuti. Arrivo finalmente al bivio per Malga Pozof, so che vuol dire salvezza, e infatti la strada spiana “solo” al 10% prima e diventa poi pianeggiante per 300 mt. Inizio a rendermi conto che ce l’ho fatta, non ho messo piede a terra nei 5 km duri, e chi pensava che bastassero 750 km nelle gambe, senza salite vere, per riuscire nell’impresa col 39/29? Neanche faccio in tempo a pensarlo, che c’è un muretto breve al 15% che mi porta alla prima delle 3 gallerie, cementate (asfaltate è dire troppo), piene di infiltrazioni d’acqua e non illuminate, nonostante mi sembra ci siano delle lampade. Al termine della prima devo gridare per non farmi investire da una macchina, le altre due, più brevi, finiscono senza problemi. E’ quasi fatta, manca mezzo km ed è l’unico paesaggisticamente bello, complici il panorama e le tante mucche che pascolano (un po’ meno pittoreschi sono i cumuli di cacche sull’asfalto, ne troverò tracce abbondanti su tutto il telaio); la pendenza è sull’11% con picco del 16, ma a quel punto sembra del 2-3 perché intravedo tra le tante persone in vetta il mio amico che si sbraccia per farmi capire che sono arrivato. Schivando non senza titubare qualche mucca, arrivo finalmente in cima dopo 1 ora e mezza di scalata, meno tramortito di quello che mi aspettavo, o più probabilmente talmente emozionato e felice da non sentire più di tanto la fatica di quei km centrali. Intorno a me, le vette della Carnia e, un po’ più lontane, le Dolomiti innevate da un bizzarro clima invernale di fine… luglio! Sulla destra, il monumento allo scalatore, con la scritta che vale tutto lo sforzo: “Al ciclista scalatore, simbolo del sacrificio e dei migliori ideali sportivi”.
Felice di avervi reso partecipi, appena posso vi commenterò anche lo Stelvio!
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8/1/2011 5:07 PM
 
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Bello


Jack
www.jack.135.it
8/1/2011 9:23 PM
 
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Grazie per il racconto... e complimenti per l'avventura!

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«Se il saggio mostra la luna lo sciocco guarda il dito.»

Se lo sciocco mostra il dito il saggio guarda la luna.
8/1/2011 9:42 PM
 
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Complimenti Claudio!

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La bicicletta insegna cos'è la fatica, cosa significa salire e scendere - non solo dalle montagne, ma anche nelle fortune e nei dispiaceri - insegna a vivere. Il ciclismo è un lungo viaggio alla ricerca di se stessi. - Ivan Basso
8/1/2011 11:46 PM
 
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Grande!!
Ma che giorno di preciso ci sei salito?
Io ho fatto lo Zoncolan da Ovaro venerdì 29 Luglio, attaccandolo alle 9:15 circa!
Mi sa che non era però quella mattina, perchè son stato su un bel po', tra l'aspettare i miei soci e altre ulteriori fotografie, oltre ad una ripartenza verso Sutrio.. sbagliata! Esattamente come quattro anni fa, infatti, abbiam preso la strada in discesa di destra, anzichè quella di sinistra...
Certo che almeno un cartello potrebbero metterlo!

In ogni caso, grandissima impresa la tua! Sia per il rapporto (io ho trovato troppo duro per me il 34x28, eppure ho tenuto una rpm di certo più alta della tua! ), sia per la straordinarietà dello sforzo, data la tua salita "standard" di allenamento...
Non potevi non approfittare di un'occasione così ghiotta, non c'è dubbio! Ma tra il provarci e il riuscirci... Beh, ci passa una grande forza di volontà!

Giorgio
8/2/2011 12:28 AM
 
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non esiste cicloamatore mediocre, soprattutto se racconta come te in questo modo l'emozione di aver affrontato il Kaiser (che a me ancora manca, come molte altre Salite), complimenti...

8/2/2011 7:08 AM
 
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Zoncolan
Bisogna aver una sana dose di pazzia per affrontare lo Zoncolan con il 39x29. Ti dirò che prima di leggere il tuo avvincente resoconto ero intenzionato a non andare a farmi mettere qualche dente in più (ho già il 34x27) ma adesso la prima cosa che faccio è correre dal meccanico ed implorare un 29. Forse (pia illusione) è l'unico modo per non contare i raggi mentre si sale.

Comunque complimenti!!
8/2/2011 10:27 AM
 
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Grazie a tutti per i complimenti, per me è stato un piacere raccontare l'esperienza, a breve scriverò qualcosINA pure sullo Stelvio, che comunque mi ha impegnato moolto di più!

Per vedo23
Sono salito martedì 26 più o meno all'ora tua, nella solitudine più totale, ho incontrato solo quei 2 ciclisti con mtb a metà salita!
Poi sono risceso da Ovaro per fare 2000 foto, su effettivamente non ci sono indicazioni, solo gli impianti sciistici mi hanno fatto pensare che a destra ci fosse la via per Ravascletto!

Per oldscat
Guarda, io da 20 anni vado in bici da corsa e il rapporto massimo che avevo fino a un mese fa era il 39/23, non so cosa voglia dire la compatta, però se (e penso di sì) sei un po' più allenato di me, col 34/27 la fai senza troppi patemi!

Per mat
Mi raccomando su quel Giau, non bruciarti tutto nei primi km! ;)
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8/2/2011 1:24 PM
 
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Re:
claudiovic80, 02/08/2011 10.27:

Per vedo23
Sono salito martedì 26 più o meno all'ora tua, nella solitudine più totale, ho incontrato solo quei 2 ciclisti con mtb a metà salita!
Poi sono risceso da Ovaro per fare 2000 foto, su effettivamente non ci sono indicazioni, solo gli impianti sciistici mi hanno fatto pensare che a destra ci fosse la via per Ravascletto!



Peccato, io il 26 mi trasferivo verso la Val Zoldana, con la seconda delle sei tappe previste. Sono arrivato ad Entrampo (fraz. di Ovaro, ad inizio della Val Pesarina) giovedì 28 sera.

No no: la strada di destra porta ad un rifugetto appena sotto, che si vede dalla cima (curiosamente aperto), ma poi diventa sterrata e di certo non porta a Ravascletto! Per arrivare a Ravascletto bisogna scendere a Sutrio e prendere a sinistra la Sella Valcalda, passando per Cercivento. Circa 8 Km di salita (veri 5, di cui 1,5 piuttosto impegnativi), per scollinare appunto appena prima di Ravascletto (un bivio si stacca praticamente dalla Sella Valcalda, appena dopo la strada che scende dal Crostis). Da lì si scende lungo una discesa spettacolare a Comeglians e, quindi, a Ovaro.

PS, riallacciandomi anche a oldscat: io col 34x28 ero al limite, perchè già con le 55 rpm che ho fatto per molti minuti (= 8,38 Km/h) mi sono intossicato le gambe... Considerando che in salita pedalo dalle 80 rpm in su e che già a 70 vado in crisi, direi che un bel 29 o un bellissimo 30 mi sarebbe tornato molto utile!! Si affaticano meno le gambe e, credo, si riesce a sviluppare più velocità. Io ho visto che, forzando un po', riuscivo a tenere i 9,5 Km/h (quasi 65 rpm... tra l'altro VAM istantanee da paura!), ma ero appunto ancora troppo duro - per riuscire a tenere tutta la salita avrei dovuto spingere almeno a 75-80 rpm...
Insomma, se si punta a fare un buon tempo credo che più rapporti si hanno meglio è!

Giorgio
8/3/2011 7:13 PM
 
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Re:
ahi ahi ahi: (mi fermo anche io per bere copiosamente, e soprattutto per consegnargli il casco e la felpa)
ma non le conosci le regole della scalatore?
piede a terra salta da rifare...

Coraggio, così quando ritorni potrai provare la compatta...
[Edited by mmeasso 8/3/2011 7:14 PM]
Ciao Massimo.
"la civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali"
Gandhi.
8/4/2011 12:26 PM
 
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Figurati, pensavo di dovermi fermare 5-6 volte nei km centrali! Va benone così, la prossima volta, se ci sarà, sarà di sicuro con la compatta!! :)


Ecco invece il resoconto dello Stelvio!

"Eh, ho fatto lo Zoncolan, mo’ col cavolo che mi intimorisce lo Stelvio!" Questo è quello che avevo scioccamente pensato di Sua maestà lo Stelvio, il passo mitico fin dai tempi di Coppi e Bartali (lo Zoncolan a confronto impallidisce, lo hanno reso transitabile al traffico tradizionale da Ovaro solo nel 2002); qui invece si parla della bellezza di 48 tornanti voluti dall’imperatore austriaco Francesco I nel 1825, che lo rendono il valico più alto d'Italia e il secondo in tutta Europa (ma perde di pochi mt.). Beh, preferisco di gran lunga avere l’ansia e prepararmi al peggio che affrontare una così grande salita senza quasi tensione mentale.. Preparazione fisica e tecnica per fortuna c’è: monto un pratico portapacchi sulla bici da corsa, con sopra la mantellina, persino un piccolo kway, una felpa e una maglia di ricambio, un pantalone tipo pantacollant e pure una goletta in pile. Rimpiangerò poi di non aver minimamente pensato ai guanti. Mi aveva un po' impressionato la webcam puntata sul passo di due giorni prima: neve abbondante e temperatura raramente oltre lo 0° tutto il giorno, e meno male che siamo a fine luglio! Per me, che inizio a guardare la bici a maggio, e a ottobre già fa parte dell'arredo del garage, pedalare in simili condizioni è preoccupante!
Parto alle 9 dal mio albergo di Spondigna, frazione a 3 km da Prato allo Stelvio, dove inizia la salita vera e propria. Fa fresco, per ora, e si sta pure bene nonostante il cielo sia coperto e ci sia un po’ di vento, anche se in lontananza le nuvole basse non lasciano presagire nulla di buono. Di rinunciare e rimandare nemmeno se ne parla, prevedono pioggia incessante nei due giorni seguenti e anche nel pomeriggio (un grazie ai nostri validi metereologi, pioverà sì e no 2 ore in 3 giorni). Arrivo a Prato Stelvio e faccio partire il contakm, mi aspettano 25,5 km di ascesa, fino all’8° km pedalabile, ma dall’8° al 25,5° si va su all’8-9% fisso, penso che praticamente è come se la strada da casa mia a Ostia Lido fosse tutta in salita. Nei primi km faccio un po’ di fatica a spezzare il fiato e soprattutto mi annoio, non vedo ciclisti ma solo macchine e moto, mi distraggo solo guardando il gonfio Rio Solda, che scorre a fianco alla strada. Dopo Gomagoi e il bivio per Solda la strada inizia a salire decisa, molto costante. Mi raggiunge un ciclista e sorridendo mi dice qualcosa in una lingua sconosciuta; gli faccio capire che sono italiano e che non parlo la sua lingua, ma iniziamo a parlottare inglese e ci facciamo compagnia. Si chiama Tim, è olandese ed è la prima volta che fa una salita alpina, abitando alla bellezza di 30 mt sotto il livello del mare. Ha le gambe (e la bici!) per andare 1-2 km/h più veloce di me, ma soffre per un problema al ginocchio e deve riposare ogni tanto. Io lo supplico di non aspettare me e di andar su col suo ritmo, ma lui è gentilissimo e dice di voler mangiare qualcosina da fermo e di far riposare il ginocchio ogni tanto. Così, per tutta la salita, mi stacco da lui ma ogni 3-4 tornanti lo vedo lì ad aspettarmi, ci ricongiungiamo e dopo un po' mi stacco di nuovo, e così via. Meglio un ritmo tranquillo che mettere il piede a terra, come vuole la tradizione del buon forumista scalatore!! Man mano che si sale il vento inizia a pungere e pungono anche alcune gocce di pioggia, la paura di incappare in una bufera c’è e si legge nel volto di entrambi. Per fortuna non siamo più soli, ogni km sorpassiamo e ci sorpassano ciclisti, cicloamatori, famiglie in bici. Curioso vedere le facce, stremate sia che vadano più forte di noi sia meno forte. I primi tornanti passano via nel bosco, ma pian piano prevale la roccia e il prato, fino ad arrivare in vista del meraviglioso serpentone finale di tornanti, rigorosamente numerati. Mancano 5-6 km, la pioggerella ha smesso e a tratti tra la foschia s’intravede la cima, di tanto in tanto persino il sole illumina il versante ma fa sempre più freddo e inizio ad avere qualche problema alle mani, non sufficientemente protette. Il respiro si fa un po’ affannoso (ma pensavo peggio per via dell’altitudine) e soprattutto il respiro si vede grazie alla tipica nuvoletta che facciamo espirando quando fa molto freddo. Saremo sui 5°, inizio a pensare di dover cedere e mettere il piede a terra prima o poi, la cima è lì a vista, ma l’avvicinamento è moolto lento e i cartelli che indicano il numero del tornante iniziano a causare frustrazione, sembra di essere ancora lontanissimi dal 1°. La vista di un paio di marmotte mi distrae, e cerco di farmi forza guardando in basso quello che ho superato. Gli ultimi tornanti sono clamorosamente suggestivi, proprio come si vede dalle tante foto che circolano in internet, che da domani guarderò in un altro modo. Suggestivi e anche molto pendenti, sul 10% che a questo punto sembra il doppio. Tim è lì davanti, a qualche decina di metri, violaceo in faccia. A me invece viene da pensare a Tonkov quando al Giro cedette di schianto all’ennesimo scatto del Pirata e in un intervista disse che non si sentiva più le braccia e le gambe, ebbene non ho mai capito cosa volesse dire veramente, fino a 1 km dalla vetta, quando stento a muovere le dita dei piedi e delle mani e il contatto col manubrio mi provoca una scossa alle dita semi-congelate. Ma la vetta è ormai lì, ancora qualche soffertissima pedalata col solito 39/29 e arrivo al tanto atteso cartello schivando stavolta non le mucche, ma alcuni gruppi di sciatori, proprio mentre il cronometro sta per raggiungere le 3 ore. Ci scambiamo un sentito "cinque" con Tim, arrivato poco prima, e via di corsa in rifugio al calduccio, per le foto c’è tempo! In discesa soffrirò un pochino il freddo alle mani, ma andrà peggio all'olandese che munito solo di mantellina arriverà a Prato più o meno nelle condizioni con cui Fantozzi arrivò a Cortina sulla decappottabile di Calboni!!!
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8/4/2011 1:09 PM
 
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COMPLIMENTI e BENVENUTO sul forum !!!

Ciao

Giorgio
8/4/2011 1:21 PM
 
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Bravo! Fai venire certe voglie...

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Se lo sciocco mostra il dito il saggio guarda la luna.
8/4/2011 8:57 PM
 
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GRANDE!!!

E, fidati, se hai fatto 3h sei andato meglio di oltre metà della gente che affronta la salita! Perchè spesso si "fa lo Stelvio" come se fosse una sfida, come se fosse una di quelle prove da superare una volta nella vita, non importa come e quando, basta farlo.
Sullo Stelvio ho sempre incontrato tantissimi ciclisti, anche meno che amatoriali, spinti fin lì magari dal centro Europa e senza allenamento, ma combattivi e desiderosi di conquistare quel sogno alto 2758 m.
Non so se condividi con me, ma Stelvio batte Zoncolan 10 a 0!!!
Questo è il vero ciclismo, la vera salita: che ti logora pian pianino, con regolarità. Una sfida anche mentale, con uno sforzo naturale (non artificioso come inerpicarsi al 20%!). Peccato per il traffico automobilistico e motociclistico che spesso infesta quei fantastici tornanti, ma lo Stelvio è e resta il vero Re delle Salite!!

NB: spero che si sveglino gli organizzatori del Giro d'Italia e lo reinseriscano, magari come arrivo di tappa (o, se è infattibile, di una cronoscalata!).

Giorgio
8/4/2011 11:59 PM
 
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Vi ringrazio nuovamente, fare queste salite è stato stupendo ma anche raccontarle è divertente!
Caro Giorgio sono d'accordissimo con te, Stelvio batte Zoncolan per tanti motivi... La storia innanzitutto.. la bellezza del posto.. la lunghezza della salita.. l'altitudine che la rende particolare anche in piena estate.. Per non uscirne stravolto la devi capire e ti devi far accettare!
Lo Zoncolan è più "commerciale" direi, sembra fatto apposta per essere messo nella bacheca dello scalatore, non può non esserci visto che è la salita più pendente d'Europa.. Però offre poco altro, solo tanta fatica e sacrificio.
Che poi, sarà che avevo nelle gambe il kaiser, ma tra i due è stato senza dubbio lo Stelvio a farmi penare di più, come maggiore forse è stata la soddisfazione di averlo scalato!
Ora che sono tornato a Roma mi rode non aver potuto fare gli altri due versanti.. Sarà per la prossima!
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8/7/2011 2:53 PM
 
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Ah una curiosità: ho fatto diversi passi dolomitici in macchina, quale vi sembra il più duro? Secondo me il Fedaia e il Sella, gli altri mi sono sembrati "quasi" pedalabili (e certo, in macchina!)
[Edited by claudiovic80 8/7/2011 2:53 PM]
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8/7/2011 4:20 PM
 
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Re:
claudiovic80, 07/08/2011 14.53:

Ah una curiosità: ho fatto diversi passi dolomitici in macchina, quale vi sembra il più duro? Secondo me il Fedaia e il Sella, gli altri mi sono sembrati "quasi" pedalabili (e certo, in macchina!)




Di quelli che ho fatto, più duri del Sella sono sicuramente Fedaia, Giau, Duran, San Pellegrino da Est, Valles, Zovo da Auronzo, Cibiana da Venas.

Poi metterei anche Furcia ed Erbe.
[Edited by MirkoBL 8/7/2011 4:23 PM]



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Ciao Moro...

8/7/2011 5:08 PM
 
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Re: Re:
MirkoBL, 07/08/2011 16.20:


Di quelli che ho fatto, più duri del Sella sono sicuramente Fedaia, Giau, Duran, San Pellegrino da Est, Valles, Zovo da Auronzo, Cibiana da Venas.

Poi metterei anche Furcia ed Erbe.



Secondo me, rispetto al Sella, pure il San Pellegrino da ovest (Moena): è molto irregolare e ha pendenze massime, in più tratti, nettamente più dure del Sella, dove invece si riesce a salire sempre regolari.

Giorgio
8/7/2011 5:19 PM
 
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Tanti complimenti anche a parte mia =)
_______________
Stefano - La bici è la mia unica Droga.
"Forse è quello il segreto: non tanto che cosa facciamo, quanto perché lo facciamo."
10/23/2011 4:45 PM
 
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Hai visto, caro Vedo23, ci hanno dato retta: finalmente lo Stelvio torna al giro d'Italia! Speriamo che il meteo sia clemente!!
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