Print | Email Notification    
Author
Facebook   Seigiorni dolomitica 2011Last Update: 8/14/2011 8:41 PM
8/4/2011 8:28 AM
 
Modify
 
Delete
 
Quote
Post: 3,217
Registered in: 2/7/2009
Master User

Complimenti a tutti e 4 ed in particolare a Giorgio (grande pedalatore da salite) !!!

Gran bel racconto, con i dettagli dei cambi di ritmo in salita, della cotta di Fabian, della "calma" di Mangio e, perchè no, dell'ottima accoglienza al B&B.

Dovete averci messo non poco ad organizzare i dettagli della vacanza, ma andatene fieri: salite da spettacolo, B&B a prezzi accettabili e compagnia al TOP

Attendo le prossime puntate ...

Ciao

Giorgio
8/4/2011 10:45 AM
 
Modify
 
Delete
 
Quote
Post: 2,287
Registered in: 3/30/2008
Veteran User
Re:
CiclistaperCaso@, 04/08/2011 08.28:


Dovete averci messo non poco ad organizzare i dettagli della vacanza, ma andatene fieri: salite da spettacolo, B&B a prezzi accettabili e compagnia al TOP



Grazie Giorgio.
"Dovete"? Indovina chi ha fatto tutto, ovviamente?... Vabbeh, ma io mi diverto ad organizzare, tracciare ecc. Peccato solo che loro non rispettino quel minimo di allenamento che gli dico di fare!
In ogni caso, la maggior parte del tempo viene spesa a "selezionare" e limitare le salite, perchè in zone come quella mi verrebbe da lasciarmi prendere la mano...
Tra l'altro i miei soci non potrebbero nemmeno aiutarmi, dato che non solo non conoscono la zona, ma sono anche dei "divanai gazzettiani", per cui il Manghen non l'avevano mai sentito (infatti lo chiamavano "Menghen"...), Valles e Rolle idem, Duran e Cibiana pure... Conoscevano giusto il Giau, anche perchè li avevo già portati due anni fa, e avevano sentito nominare la Forcella Staulanza (ci credo, l'han fatta un po' di volte al Giro!), ma, prima di tutto il caso mediatico di quest'anno, mi scassavano l'anima pure sul Crostis...
Oggi spero di riuscire a scrivere la terza tappa!

Giorgio
8/4/2011 11:45 AM
 
Modify
 
Delete
 
Quote
Post: 3,219
Registered in: 2/7/2009
Master User
Re: Re:
Vedo23, 04/08/2011 10.45:



Grazie Giorgio.
"Dovete"? Indovina chi ha fatto tutto, ovviamente?... Vabbeh, ma io mi diverto ad organizzare, tracciare ecc. Peccato solo che loro non rispettino quel minimo di allenamento che gli dico di fare!
In ogni caso, la maggior parte del tempo viene spesa a "selezionare" e limitare le salite, perchè in zone come quella mi verrebbe da lasciarmi prendere la mano...
Tra l'altro i miei soci non potrebbero nemmeno aiutarmi, dato che non solo non conoscono la zona, ma sono anche dei "divanai gazzettiani", per cui il Manghen non l'avevano mai sentito (infatti lo chiamavano "Menghen"...), Valles e Rolle idem, Duran e Cibiana pure... Conoscevano giusto il Giau, anche perchè li avevo già portati due anni fa, e avevano sentito nominare la Forcella Staulanza (ci credo, l'han fatta un po' di volte al Giro!), ma, prima di tutto il caso mediatico di quest'anno, mi scassavano l'anima pure sul Crostis...
Oggi spero di riuscire a scrivere la terza tappa!

Giorgio




Ero certo che l'organizzatore fossi tu, Giorgio.
Solo che ho detto "Se parlo in prima persona e gli altri si offendono, come la mettiamo?"

Il fatto di preparare un'uscita diversa dal solito, documentandosi per bene, è una cosa che piace molto anche a me ... ti permette di prepararti anche con la testa a quello che ti aspetta e poi, quando ci senti, dà la sensazione di gustare il tutto in modo più pieno

Le "menate" su questa e quell'altra salita, beh ... me le immagino ...

Ciao

Giorgio
8/4/2011 11:51 AM
 
Modify
 
Delete
 
Quote
Post: 2,171
Registered in: 9/24/2008
Veteran User
Re: Re: Re:
CiclistaperCaso@, 04/08/2011 11.45:




Ero certo che l'organizzatore fossi tu, Giorgio.
Solo che ho detto "Se parlo in prima persona e gli altri si offendono, come la mettiamo?"


Giorgio




Se avessi parlato in prima persona si sarebbe offeso anche Giorgio. Autore, come sempre, di prestazioni di alto livello. Complimenti!
----
Ryder Hesjedal: la dimostrazione che non necessariamente essere molto alti implica essere degli scarsoni in bici

8/4/2011 1:08 PM
 
Modify
 
Delete
 
Quote
Post: 3,220
Registered in: 2/7/2009
Master User
Re: Re: Re: Re:
SuperIannellus, 04/08/2011 11.51:




Se avessi parlato in prima persona si sarebbe offeso anche Giorgio. Autore, come sempre, di prestazioni di alto livello. Complimenti!




Io sono al lavoro in ufficio, sono stanco e stressato, fa caldo e le previsioni meteo per sabato e domenica sono pessime ... è normale che possa sbagliare, dai ...

Ciao ciao
8/4/2011 8:59 PM
 
Modify
 
Delete
 
Quote
Post: 2,289
Registered in: 3/30/2008
Veteran User
Re: Re: Re: Re:
SuperIannellus, 04/08/2011 11.51:


Se avessi parlato in prima persona si sarebbe offeso anche Giorgio. Autore, come sempre, di prestazioni di alto livello. Complimenti!



Grazie David.
Anche se... il lungo degno...

Preparati che voglio tentare di farvi smarrire ancora in qualche paesino berga-bresciano!

Giorgio
8/4/2011 9:03 PM
 
Modify
 
Delete
 
Quote
Post: 2,290
Registered in: 3/30/2008
Veteran User
Re: Re: Re: Re: Re:
CiclistaperCaso@, 04/08/2011 13.08:


Io sono al lavoro in ufficio, sono stanco e stressato, fa caldo e le previsioni meteo per sabato e domenica sono pessime ... è normale che possa sbagliare, dai ...



Ma qualcuno di noi riesce ad immaginarsi un Giorgio CpC stressato e alterato??? Io proprio non ci riesco... Pur avendo avuto poche occasioni di conoscerti direttamente pedalando assieme, non scherzo a dire che sei tra le persone più cortesi, tranquille e serene che conosca. Il tutto con tanta ammirazione!
E, di certo, la bici (nel modo fantastico in cui la vivi tu, assieme ai tuoi tanti e vari compagni di pedalate) ti aiuta tantissimo!

Insomma, prima o poi dobbiamo organizzare una "vacanza Forum" di qualche giorno sulle Dolomiti, in modo da poter far fare un bel po' di 2000 anche al nostro Giorgio!!
PS: magari i percorsi non facciamoli disegnare ad Andrea, altrimenti ci devasta dopo il primo giorno!

Giorgio
8/5/2011 8:28 AM
 
Modify
 
Delete
 
Quote
Post: 2,174
Registered in: 9/24/2008
Veteran User
Re: Re: Re: Re: Re: Re:
Vedo23, 04/08/2011 21.03:



Insomma, prima o poi dobbiamo organizzare una "vacanza Forum" di qualche giorno sulle Dolomiti, in modo da poter far fare un bel po' di 2000 anche al nostro Giorgio!!

Giorgio



Appoggio l'idea! Ma anche sulle Alpi...

----
Ryder Hesjedal: la dimostrazione che non necessariamente essere molto alti implica essere degli scarsoni in bici

8/5/2011 10:29 AM
 
Modify
 
Delete
 
Quote
Post: 2,292
Registered in: 3/30/2008
Veteran User
Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re:
SuperIannellus, 05/08/2011 08.28:


Appoggio l'idea! Ma anche sulle Alpi...



Sì sì, la location è secondaria! Sulle DOlomiti magari è più facile avere un punto base dove dormire e ideare tanti giri con varie salite, sulle Alpi bisogna spostarsi un po' di più. Ma ben venga tutto!

8/5/2011 10:30 AM
 
Modify
 
Delete
 
Quote
Post: 2,293
Registered in: 3/30/2008
Veteran User
Tappa 3 - 27 Luglio 2011
Mercoledì 27 Luglio avrebbe dovuto essere il giorno del “lungo degno”, dell’anello Staulanza – Giau – Cibiana (in senso orario quindi), per la tappa che forse aspettavo di più, anche perché metteva in fila tre salite impegnative. L’idea era di farla tutti, senza l’ammiraglia, ma Mangio non aveva la preparazione minima necessaria e più di una salita sarebbe stata dura. Se ci uniamo le solite previsioni meteo non ottimali, si capisce perché alla fine abbiamo optato per tirarci dietro come sempre l’ammiraglia. E la mossa, a posteriori, è stata saggia.
Partiamo dal nostro B&B a Fornesighe alla volta di Forno di Zoldo e quindi di Dont. In sella siamo io, Fabian e Cadel. Ok che ci aspettava un giro impegnativo, ma già nel falsopiano in salita che porta all’attacco della Staulanza, con dentro qualche breve strappetto, i miei due compari spariscono dalla vista, fin troppo conservativi. Tento di non innervosirmi, ma mi riesce un po’ difficile: tengo tanto a questo giro e dobbiamo assolutamente guadagnare tempo per provare a schivare la pioggia nel pomeriggio… Le premesse non sono ottimali.
Arrivati a Dont c’è il bivio: a sinistra si va al Duran (per la strada che avevamo fatto il giorno prima in discesa), a destra si punta la Staulanza, che attacchiamo. Un breve tratto facile e via, con il chilometro più duro. Fabian e Cadel procedono lentissimi e agili, così li salto subito e tiro dritto per la mia strada: non forzo a tutta, ma le salite bisogna anche gustarsele! Tra l’altro non ha senso procedere così tanto sotto-ritmo: a velocità tanto basse, specie nei tratti ripidi, ci si ingolfa solamente le gambe, perché a 6 Km/h puoi avere anche il 34x29 ma la frequenza di pedalata resta troppo bassa. Vabbeh, sono dei craponi… Mi concentro così sulla salita, che offre fin da subito delle bellissime viste sul Pelmo, che fa capolino sul lato destro della strada e ci accompagnerà praticamente per tutta la salita:



Non meno bella, sul lato sinistro si mostra maestosa la Civetta, per quanto coperta da qualche nuvola bianca. La salita l’ho trovata molto bella e pedalabile, mai troppo impegnativa e mai troppo banale, l’ideale per spingerla a dovere senza fare eccessiva fatica. Le pendenze sono piuttosto variabili, con una serie di spiani e rifiati soprattutto in corrispondenza delle varie frazioncine che si attraversano (uno dei mille Pecol, per esempio). La strada è sempre molto ampia, ma si alternano tratti con tornanti a semicurve e rettilinei, con anche un po’ di bosco nella seconda parte. Mangio, alla guida dell’ammiraglia, mi risupera solamente due volte: cattivo segno… E, infatti, mi informa che gli altri, ancora insieme, sono indietrissimo… Pace, li aspetteremo in cima! Forzo un po’ gli ultimi due chilometri e chiudo la salita in 47:24 m: portare a casa un 1067 m/h a soli 163 bpm di media non è niente male!



In cima al sole si sta bene e fa caldo, ma c’è il solito vento fresco, che sta già avvicinando qualche nuvola grigiastra… Purtroppo in cima dovremo aspettare quasi mezz’ora l’arrivo dei due soci, che arrivano addirittura soddisfatti per aver speso poco: no comment, vah… Altro tempo perso per farli rifiatare e per coprirci e giù in discesa verso Selva! La discesa è molto veloce e facile, con la strada sempre molto ampia e ben tenuta. Peccato che senta rumori strani provenire dalla mia ruota posteriore, che frena quasi a scatti: probabilmente è la pioggia presa a fine tappa il giorno prima, boh. Mi prendo tutte le cautele del caso e la situazione lentamente migliora, chissà. Dopo aver sfiorato uno scontro ammiraglia-Fabian (il Mangio s’era fermato quasi in mezzo alla strada all’improvviso), ci ricompattiamo appena prima dell’attacco del Giau, al ponte sul Codalunga. L’ammiraglia resta parcheggiata, scenderà poi a recuperarla Marco, e anche Mangio inizia a pedalare, in modo da portare a casa almeno una salita, dato che il cielo è ormai una coltre grigia scuro.
Cadel e Fabian si avvantaggiano, mentre io aspetto i lenti preparativi di Mangio e prendo le chiavi. Mi frulla nella testa il desiderio di spingere forte, per provare a stare sotto i 45m (nella convinzione che la salita misurasse 10 Km), ma la ripartenza è più difficile del previsto: sarà un po’ per le fatiche accumulate, sarà per la lunghissima attesa da fermo in cima alla Staulanza e per la discesa, fatto sta che mi ritrovo con gambe dure e imballate. So di dire probabilmente un’eresia, ma a me la prima parte del Giau da Selva proprio non è piaciuta! Non c’era certo un bel sole, ma la strada troppo ampia, l’atmosfera un po’ chiusa e insignificante mi scoraggiano un po’. Tra l’altro le pendenze son da subito toste, con giusto qualche rifiato ai tornanti (ben 39 da questo versante!). Rinuncio a velleità di super-prestazione e, in agilità, mi sforzo di trovare un’andatura regolare e buona, mentre man mano recupero i miei soci. Dopo circa 4 Km prendo anche Cadel, provo a mettermi davanti regolare rallentando un po’ ma niente, resto da solo ancora una volta, mentre inizia a cadere qualche gocciolina di pioggia e la temperatura si raffresca ulteriormente. Ma si sta bene, pedalando in salita non dà fastidio, e la pioggia non diventerà mai un qualcosa di serio. Poco dopo metà, nel tratto costante al 10% e passa, mi suona il telefono: è la responsabile della biblioteca dell’Università di Pavia, dove faccio il part-time. “No no, non disturba, mi dica pure”, le dico col fiato corto… Che ridere! Fatto sta che dopo un minuto abbondante di equilibrismo riesco a sbolognarla. Qualche attimo di respiro e poi via, rilancio l’andatura, dato che mancano ormai solo 300 m di dislivello da coprire. Il tutto mentre ci si avvicina sempre di più alla “conca” finale, su cui domina incontrastato l’Averau, che già da qualche chilometro, a tratti, ci indica davanti a noi la meta:



Sono un po’ preoccupato per la situazione meteo e così chiedo informazioni sulla situazione dall’altro versante ad un simpatico camionista, che si ferma a bere ad una fontanella e mi incita. Nel frattempo le mie gambe si sono svegliate e girano bene, molto bene. Guardo il cronometro e capisco che riesco a stare di certo sotto i 48 m, che erano l’obiettivo di ripiego che avevo ipotizzato nella prima parte di salita. Spingo gli ultimi chilometri quasi a tutta, per quanto le pulsazioni non salgano molto, avendo modo di ammirare notevolmente gli ultimi 4-5 Km della salita: se la prima parte non m’è piaciuta, la seconda moltissimo!



Alla fine, grazie alla progressione finale, termino in 46:29 m, niente male! Ok che dal ponte il Garmin mi ha misurato 9,45 Km (probabilmente almeno 9,55 reali, dato che ha perso qualche metro nelle varie gallerie attraversate), ma il dislivello resta di 898 m e quindi stampo un buon 1159 m/h di VAM (ma su una salita del genere, da freschi, si possono raggiungere picchi altissimi!) e sfioro i 4 w/Kg (3,99). Dopo un po’ arriva Cadel, bravo a restare appena sotto l’ora netta, che dopo poco scende subito a recuperare l’ammiraglia. Un altro quarto d’ora dopo circa arrivano Mangio e Fabian, poco staccati uno dall’altro e combattivi a distanza nel finale, con il primo che ha amministrato il vantaggio e il secondo che ha provato a ricucire:



Sono gli ultimi momenti di “sole”. Un vento intenso porta freddo e nuvole e, di lì a poco, pure la pioggia.



Ci ripariamo al rifugio, dove mangiamo qualcosa e dove ci raggiunge poi anche Cadel. In un attimo di semi-tregua siamo tentati di avviarci, ma la temperatura è piuttosto fredda, la pioggerella ha anche qualche piccolo granello di un misto tra grandine e neve e il vento è forte: meglio aspettare ancora. Restiamo così bloccati su un’altra mezz’ora circa, assieme ad un altro ciclista, e quando la situazione sembra essersi stabilizzata, con in lontananza la zona di Cortina molto luminosa e senza pioggia, partiamo (con Cadel il ammiraglia). Peccato che, passati nemmeno 500m, becchiamo subito pioggia e freddo. La discesa è piuttosto tecnica, per quanto la strada sia larga e bella. Sorprendentemente sono in controllo e non ho molti problemi in discesa, cavandomela addirittura meglio di Fabian, semi-congelato e timoroso in quelle condizioni. Dopo qualche difficoltà iniziale, anche lui semi-congelato, Mangio si riprende e arriva fino a Pocol, dove la pioggia smette e lascia il posto ad un timido sole. Proseguiamo in sella io e Fabian, con l’idea di tagliare Cortina passando da tal Campo di Sopra (secondo una strada che avevo individuato dalle cartine), peccato che non abbiamo incontrato alcuna deviazione e siamo così arrivati a Cortina. Vabbeh, pace. Ci fermiamo un attimo per vedere se l’ammiraglia ci recupera, ma poi non vedendola ripartiamo subito, puntando Venas di Cadore e il cielo nero. La strada è favorevole, con tratti quasi di discesa vera e solo qualche breve contropendenza leggera, ma ben presto torna a piovere e anche forte. Se inizialmente avevo detto a Fabian di non tirare troppo, perché non dovevamo raggiungere la pioggia, una volta che ce la siamo beccata iniziamo a tirare, nella speranza di scamparla il più possibile. Inizia così una sorta di cronometro, in mezzo al diluvio e subito fradici, con alcune folate di vento fortissime che rischiano un paio di volte di farmi cadere. Non ricordavo esattamente quanti chilometri mancassero a Venas e i cartelli annunciavano man mano sempre altri paesi diversi. Così come lo scorso anno in Francia, quando c’è da prendere i diluvi siam sempre io e Fabian i fortunati! Ho qualche difficoltà a tenere aperti gli occhi (in bici non uso mai gli occhiali, nemmeno in discesa), sia per la pioggia trasversale sia per gli schizzi delle ruote, ma finalmente arriviamo al bivio per il Cibiana, percorrendo la breve discesa che porta fino alla valletta deserta dove, improvvisamente, inizia la salita.
Non ci pensiamo minimamente: noi ci fermiamo lì! Non mi interessa se, beffardamente, la pioggia cessa: sono già fradicio abbastanza e la voglia non c’è più. Cadel, che invece è rimasto al calduccio e all’asciutto dell’ammiraglia dalla cima del Giau in poi, vuole fare la salita in bici e così parte. Gli andrà bene solo per circa metà salita, ma poi torna a piovere, a tratti anche abbastanza intensamente. Io non sono affatto pentito della mia scelta, per quanto ovviamente il dispiacere di non essere riuscito a terminare anche questa tappa sia molto grande. Però la salita non m’è sembrata particolarmente bella: bosco e panorama chiuso, anche se andrebbe valutata con ben altro meteo! Di certo la seconda parte di salita non scherza e prima o poi tornerò per vendicarmi.
Andando un po’ in crisi nel finale, Cadel riesce comunque a terminare anche questa salita, ma poi salta direttamente in macchina, per evitare altra pioggia in discesa. Anche volendo, oggi non c’erano proprio le condizioni per esplorare un pezzo della strada per il Monte Rite. Tutti infradiciati, arriviamo così a Fornesighe attorno alle cinque. Altra giornata piuttosto sfortunata (ma era prevedibile: dovevamo accelerare i tempi e invece siamo stati troppo in ritardo), ma due belle salite le ho comunque portate a casa e devo essere contento almeno di quello. In totale 83,34 Km e 2087 m di dislivello alla media di circa 24,4 Km/h (il contachilometri s’è fermato più volte e ho dovuto integrare i vari dati con il Garmin): ottimo, ma la media è falsata da un bilancio di quote questa volta favorevole (anche se l’aver trovato pioggia e strade bagnate non ha aiutato molto in tutta la discesa del Giau e poi nel Cadore). Ci confortiamo con una super-cena ad un ristorante sperduto 3-4 Km sopra Fornesighe salendo verso il Cibiana, dove il simpatico gestore ci rimpinza per bene. Ci addormentiamo con la speranza di aver finito, almeno per quest’anno, le docce gratuite in sella.

Giorgio
8/5/2011 6:45 PM
 
Modify
 
Delete
 
Quote
Post: 4,424
Registered in: 12/29/2004
Master User
Re: Tappa 2: martedì 26 Luglio 2011
Vedo23, 03/08/2011 14.57:

Ne approfitto per segnalare un errore, questa volta non dell’altimetria ma dei dati che la accompagnano sul sito salite.ch: la lunghezza non è assolutamente di 6,7 Km ma, almeno, di 7,83 Km per un dislivello che ho misurato in 642 m (contro i 603 segnati, tra l’altro in evidente contrasto anch’essi guardando il grafico, dove risultano praticamente 8 Km e una differenza tra la quota di partenza e quella di arrivo di 639 m).



E' stata rilevata dal cartello ANAS SS del Passo Cereda, più o meno in località Tonadico, dopo il campeggio che si vede sulla destra.


Jack
www.jack.135.it
8/5/2011 6:47 PM
 
Modify
 
Delete
 
Quote
Post: 4,425
Registered in: 12/29/2004
Master User
Le ho stampate tutte e me le leggo con calma la prossima settimana.
Anticipo già i miei complimenti (aggiunti ad un pizzico di invidia)


Jack
www.jack.135.it
8/6/2011 11:14 AM
 
Modify
 
Delete
 
Quote
Post: 2,296
Registered in: 3/30/2008
Veteran User
Re: Re: Tappa 2: martedì 26 Luglio 2011
Jack.ciclista, 05/08/2011 18.45:


E' stata rilevata dal cartello ANAS SS del Passo Cereda, più o meno in località Tonadico, dopo il campeggio che si vede sulla destra.



Ah ecco... Beh ma se si guardano i cartelli anche il Manghen, il Giau e quasi tutti i passi hanno il cartello (che di solito dice l'apertura-chiusura del Passo) molto dopo l'inizio effettivo della salita!
Secondo me ha più senso far partire la salita da dove l'ho presa io, per quanto l'inizio sia facile... No?

Grazie per i complimenti!

Giorgio
8/6/2011 1:05 PM
 
Modify
 
Delete
 
Quote
Post: 2,298
Registered in: 3/30/2008
Veteran User
Tappa 4 – Giovedì 28 Luglio 2011
Mai fidarsi troppo del meteo! Le previsioni per giovedì 28 Luglio, infatti, erano pessime: pioggia non solo nel pomeriggio, ma già dalla tarda mattinata e situazione peggiore verso est, proprio dove dovevamo dirigerci noi. Io sono comunque fiducioso di riuscire a fare almeno una pedalata iniziale, anche perché c’è finalmente l’appuntamento con Mirko. E, una volta alzati, la situazione è confortante, con addirittura una bella schiarita: dai che almeno fino a mezzogiorno non prendiamo acqua!
Con un po’ di dispiacere, lasciamo il B&B. Anzi, io e Fabian lo lasciamo, partendo attorno alle 9 in sella; gli altri due, molto più lenti e “lazzaroni”, se la prendono con calma. Mah, pensavo: ci aspetta un po’ di discesa vera e un lungo falsopiano favorevole, con tratti di discesa più consistente, per arrivare a Longarone, dove abbiamo appuntamento con Mirko per le 9:40, non sono così convinto che arrivino tanto prima di noi! Vabbeh, io e la locomotiva di Gorlago partiamo, senza tirarci troppo il collo e sfruttando i vari tratti veloci, che ci fanno superare anche alcune gallerie. La valle è molto stretta e, sostanzialmente, smorta: di certo non uno dei tratti più belli paesaggisticamente della vacanza! Incontriamo qualche lavoro stradale, che ci regala 200m sul catrame fresco in cui rievocare la vecchia pubblicità del Gatorade, dove un ciclista tentava invano di avanzare mentre le ruote gli si incollavano sull’asfalto. Qualche contropendenza, anche cattivella (non troppo gradite da Fabian), ed eccoci a Longarone, in perfetto orario. Sì, noi… Dell’ammiraglia nessuna traccia: che strano!! Chiamo Mirko, mortificato, per chiedergli conferma sulla strada (dovevamo trovarci sul ponte del Piave) e per avvisarlo del ritardo dei soci. Li aspettiamo un po’, e non arrivano. Un po’ scocciati, raggiungiamo almeno Mirko, con cui iniziamo a chiacchierare un po’, nell’ancora lunga attesa dell’ammiraglia.
Quando finalmente arriva, dopo anche uno sbaglio di strada e dopo le 10…, Cadel salta in sella e ci avviamo così in quattro lungo il facile Passo di Sant’Osvaldo. Anzi: Fabian parte in vantaggio, e non lo ribeccheremo se non praticamente al Passo! Saliamo tranquilli, circolando e guardandoci in giro: Mirko, che la zona la conosce ovviamente benissimo, ci racconta molte cose, sia della Monte Grappa sia del disastro del Vajont. La strada, infatti, lambisce la diga e ci permette di osservare i tagli nella montagna e tutti gli sconvolgimenti generati dalla frana: impressionante! Questo uno scatto volante in movimento della diga, con alle spalle evidenti segni della frana (la foto è pessima, ma non c’erano molti punti adatti per fare foto):



Vediamo davanti a noi il fuggitivo, ma prendiamo una deviazione per attraversare il caratteristico paese di Erto vecchio, tutto in pietra. Torniamo poi a “salire”, per quanto la strada alterni falsopiani favorevoli e sfavorevoli, senza mai essere salita dura. Il Passo, piuttosto anonimo, si contraddistingue giusto per la chiesetta, in “ritinteggiatura” tra l’altro. Nonostante sia stata la salita più facile e meno alta della vacanza, mica potevamo rinunciare alla classica foto di rito con il cartello!



Mentre il sole, a tratti, continua ad accompagnarci, ci avviamo in discesa, sfruttando la compagnia di Mirko ancora per qualche chilometro: lui poi gira la bicicletta e torna a casa, ma ci salutiamo solo temporaneamente, dato che sabato lo aspettiamo nuovamente a farci compagnia. Da Cimolais in poi la discesa vera è finita: ci attende un’alternanza di falsopiani, per lo più favorevoli o molto favorevoli, con giusto qualche breve strappetto, ma accompagnati però da un forte vento, che sembra però essere una caratteristica della Val Cellina. Il paesaggio è un po’ desolato, ma in senso positivo: quasi “selvaggio”, con pochi insediamenti e interventi dell’uomo, con costanti attraversamenti di letti di fiumi e ruscelli semi-prosciugati in questa stagione.



Per fortuna Mangio, con la sua MTB, è rimasto in ammiraglia in questo tratto: avrebbe dovuto subirsi un calvario infinito in solitaria, dato il suo amore e la sua predisposizione per i tratti “pianeggianti” o in falsopiano. Spingiamo a fondo, sia per far fronte al vento sia perché la strada invita a farlo. Se certo nelle discese veloce è dura provare a contrastare Fabian e la sua mole (d’altronde, massa per accelerazione…), appena la strada sale leggermente rilancio sempre l’andatura, trovando gambe ancora buone e reattive. Ci beviamo molto velocemente i circa 20 Km che ci separavano da Barcis. Il cielo è tornato totalmente grigio e, a prescindere, Fabian e Cadel terminano qui la pedalata per oggi. Io vorrei tanto fare sia la Pala Barzana sia la Forcella del Monte Rest, per quanto il rischio di pioggia da solo mi scoraggi quasi definitivamente. Il fatto di non sapere se la Pala Barzana fosse aperta alle auto (scopriremo dopo che non lo era!) e, quindi, il rischio di restare scoperto dell’ammiraglia per tanti Km mi fanno desistere, anche perché è mezzogiorno e i soci visibilmente vorrebbero arrivare presto all’albergo. Pace, altro posto dove tornare!
Saltati così tutti in macchina, facciamo pausa pranzo a Maniago. È un’impresa trovare una pizzeria aperta, ma alla fine riusciamo a farci una bella mangiata e ripartiamo, recuperando però la strada che avremmo dovuto fare in bici! Questa è la mega-piazza di Maniago:



Dopo un intrico di stradine assurdo grazie al navigatore, arriviamo a Navarons e uno scenario quasi da fiaba si scopre davanti ai nostri occhi (anzi, non proprio a tutti, dato che l’abbiocco post-pranzo miete vittime, parzialmente anche col guidatore! xD ): stradina minuscola, un bosco fantastico, una serie di su e giù e di curve, l’arrivo al bellissimo lago dei Tramonti, paesini minuscoli e in pietra, valli e dirupi praticamente deserti… Peccato davvero non essere passati in bici! Traffico praticamente nullo, fino oltre al Monte Rest, che s’è rivelato una bellissima salita: tutta all’ombra nel bosco, un sacco di tornantini e pendenze anche impegnative: direi che merita un salto!
Facciamo poi abbastanza in fretta a scendere verso Villa Santina e ad arrivare quindi ad Ovaro, osservando attentamente l’ormai famoso bivio che, sulla destra, si stacca verso lo Zoncolan. La nostra meta è poco dopo, alla frazione di Entrampo proprio all’inizio della Val Pesarina, poco dopo il ponte: così come nel 2007 per la nostra prima avventura spericolata sullo Zoncolan, abbiamo scelto di fermarci alla locanda “Da Dino”, dove ci si trova veramente bene e si spende poco, specie considerate le grandi cene che si fanno (40€ mezza pensione, escluso il bere)! Riesco a dissuadere i miei soci dall’assurda ri-ricognizione dello Zoncolan in auto (anche perché l’ammiraglia stentava in prima già al 10%...), così recuperiamo energie con una serie di partite a carte, l’abbondante cena e la passeggiatina ad Ovaro, ai piedi dell’obiettivo del giorno dopo.

Giorgio
8/7/2011 12:35 PM
 
Modify
 
Delete
 
Quote
Post: 2,301
Registered in: 3/30/2008
Veteran User
Tappa 5 - 29 Luglio: Entrampo - Entrampo
Quella di Venerdì 29 Luglio era una data da tempo cerchiata: il giorno dello Zoncolan. Non che io ami particolarmente questa salita, tutt’altro, ma è un ritorno, sulla stessa scena del delitto del 2007, quando in cinque freschi maturati avevamo portato, più o meno decorosamente, le nostre pesantissime MTB in cima al Mostro. Questa volta la sfida era un po’ diversa: in tre abbiamo la bdc, Fabian non è mai stato in zona e Mangio ha cambiato la MTB. Per di più io avevo vaghissimi progetti (o forse sarebbe meglio dire: vaghissime aspirazioni) di un bi-Zoncolan, anche se conoscendo le mie caratteristiche di pedalata sapevo bene che sarebbe stato quasi infattibile. E, dal pomeriggio prima, m’era venuta la tentazione di fare anche una pedalatina nel pomeriggio, magari – ricordandomi di un racconto di Jack – fino alle sorgenti del Piave.
Fatto sta che arriva Venerdì. Il cielo è coperto, ma si sta schiudendo e, almeno per qualche ora, beccheremo sole alternato a qualche nuvola. Poco dopo le 9 partiamo, lasciando finalmente ferma l’ammiraglia, con diversi stati d’animo: se io punto decisamente a fare un buon tempo (sotto l’ora magari?), gli altri son più sulla difensiva, qualcuno preoccupato di non riuscire nemmeno ad arrivare su. In realtà, ho fissato dei tempi “minimi” per ciascuno: Cadel 1:20 h, Mangio 1:30 h e Fabian, che di certo su una salita del genere dovrà scontare i suoi chili, 1:45 h. Ci separano all’attacco della salita solo 3 Km, con qualche su e giù, poi ecco il bivio dove svoltiamo a sinistra: si inizia lo Zoncolan!
Ormai mi conoscete, indovinate come sono partito? A fiamma, ovviamente. Ma l’inizio è facile e sapevo di dover tenere un ritmo molto alto qui. Ma la pacchia finisce dopo 500m: si inizia già a salire a più del 10%. Ma vabbeh, la salita ormai la conoscerete tutti. Non mi sento al top, vuoi perché è ancora mattina “presto” e non mi sono ben scaldato, vuoi per la colazione, vuoi per quanto immagazzinato nelle gambe i giorni prima, ma la pedalata è piuttosto pesante. Sfrutto il tratto pianeggiante a Liariis per rilanciare la velocità ed ecco “la porta dell’inferno”, con il primo drittone al 15% abbondante.



Lo supero di slancio attorno ai 10 Km/h, ma capisco che sarà dura: pedalata troppo pesante, le gambe non girano a dovere. Dovrò fare grandissima parte della salita sui pedali, io che amo stare seduto e mulinare agile. Le sensazioni sono tanto negative e lo sforzo tanto “innaturale” che per un attimo dubito addirittura di arrivare in cima: so che gente riesce a stare in equilibrio a 4-5 Km/h, ma io sono ad 8 Km/h e mi sento già ribaltare… Abbandono velleità di tempo: l’obiettivo diventa arrivare in cima il meglio possibile, stando attento a non cappottarmi. La velocità resta in media attorno agli 8-8,5 Km/h (quando avevo previsto almeno un 9 Km/h…), ossia attorno alle 55 rpm con il mio fido 34x28. Una frequenza che per me è veleno, dato che in salita pedalo in media tra le 85 e le 90 e già a 75 appesantisco le gambe. Mi ci sarebbe voluto almeno il 29, anche il 30 magari. Con il 28 la pedalata era troppo di forza, anche quando provavo a rilanciare a più di 9 Km/h: anche con 60-65 rpm sarei presto saltato, non avevo certo la freschezza muscolare necessaria, per quanto in quei brevi momenti riuscissi a scorrere decisamente meglio. In certi tratti mi invento anche un andamento “sinusoidale”: non è un vero zig zag, ma disegno leggere diagonali, oscillando lentamente nel raggio di un metro. Più che “spianare” la salita, questo mi serve per distrarmi dalla fatica, assieme al leggere le tante scritte sull’asfalto lasciate dal passaggio del Giro d’Italia. Da ricordare la scritta “COMEND1 C’E’”: da ormai un annetto abito anch’io a Comenduno, frazione di Albino.
In qualche modo, passano anche i terribili 6 Km e arriva un tratto persino più facile del previsto e di quanto ricordassi. C’è addirittura qualche metro di contropendenza nel tratto pianeggiante che porta allo strappetto prima delle gallerie (alla fine le contropendenze della salita credo siano nell’ordine dei 5m): spingo a fondo sia nello spiano, sia lo strappo, affrontato troppo forte e addirittura col 21… Sono il solito scemo! :D Per fortuna che dopo c’è la galleria, che se certo non è pianeggiante almeno consente di ritrovare un’andatura regolare (ma non andate troppo a spasso: l’illuminazione non va ed è meglio non incrociare nessuno). Ho ancora un po’ di lucidità ed estraggo addirittura la macchina fotografica, per immortalare – senza fermarmi ovviamente! – l’ingresso e l’uscita dalla prima galleria:





Ormai manca poco e torno a spingere a fondo, anche perché qualche altro tratto facile c’è. Poi si arriva agli ultimi tornantini, quelli celebri per i finali di tappa del Giro, e qualche ultima pendenza cattiva tenta di impiombare ulteriormente le gambe, ma la meta è sempre a vista e la si raggiunge quasi rapidamente.



Termino la fatica in 1:01:33 h: pensavo anche peggio viste le premesse (e le difficoltà nel tratto più ripido)! Il Garmin mi ha misurato 9,94 Km, ma ha perso il segnale in buona parte delle gallerie e quindi direi un 10,04 Km. La quota d’arrivo resta un po’ misteriosa, perché lì per lì il GPS mi diceva 1749 m, quasi come i 1750 del cartello, quando poi scaricando i dati ha ricorretto con un valore più prossimo al “classico” 1735. Io propongo quindi di considerare il dislivello reale in 1215, contando anche le brevi contropendenze. La mia VAM risulta così di 1181 m/h: non eccelsa, considerata la salita (per quanto non sia certo la più indicata per registrare valori molto alti), e anche la potenza espressa conferma che non sono certo andato al meglio delle mie possibilità: 3,94 w/Kg. Insomma, la barriera dell’ora credo sia alla portata, da fresco anche col 28. Ma meglio tornarci almeno con il 29… Anche se, per un po’, di voglia di tornare sullo Zoncolan credo che non l’avrò!



Mentre il vento fa in tempo a raffreddarmi, faccio qualche foto, una telefonata ed ecco finalmente che sbuca il primo dei compari, Cadel ovviamente. Come previsto, riesce a star sotto il tempo-limite e chiude in 1:19 h, scalando tipo 34m al tempo osceno di quattro anni fa. Con una sorta di volata – fatto alquanto incredibile e unico, considerando il soggetto – pure Mangio riesce, per soli due secondi, a stare sotto l’ora e mezza: considerando la sua voglia di faticare, ero piuttosto scettico, per quando con il suo 22x32 (non è un errore!!) i suoi 6,9 Km/h di media diventano meno assurdi. Distrutto ma combattivo come sempre sbuca anche Fabian, in spinta sui pedali fino alla vetta, che fa un tempo attorno all’1:42 h. Ma, attenzione, lui era con la sua Kuota Kult, quindi aprite bene le orecchie e sgranate gli occhi: 6,12 Km/h di media, con un “picco” di 3,8 Km/h!!!! Il picco corrisponde, col 34x29 che ha usato, a 26 rpm: praticamente meno di una pedalata ogni due secondi, incredibile!! A proposito di calcoli: con questo stesso rapporto vedo che, accontentandomi di 70 rpm, svilupperei 10,33 Km/h, quasi di sicuro intossicandomi meno le gambe che pedalando col 28 a 8 Km/h… Ma bando alle ciance!
Dopo un po’ di meritato riposo, ripartiamo verso Sutrio. Peccato che non ci sia in vetta alcun cartello e, esattamente come nel 2007, sbagliamo strada prendendo quella di destra, che diventa ben presto sterrata. Risaliamo subito, non prima di un innocuo capitombolo di Cadel sulla ghia ietta, e iniziamo la discesa giusta. I primi 3-4 Km sono lenti, molto ripidi e sporchi: brutti da fare in discesa. Poi, superati alcuni edifici e ristoranti, inizia una bella strada a due corsie, ampia e pulita: spettacolo!! Velocità altissima, quasi sempre sopra i 60 Km/h, con tornanti tanto ampi che persino un impedito come me nel disegnarli in alcuni riesce a portar fuori ancora 34 Km/h. Divertentissima! Poi, una volta arrivati nel fondovalle, iniziamo le lamentele dei soci, che adorano da anni la Sella Valcalda. Ma su su dai, è giusto una salitella!
Tento di andare in fuga con Fabian e di tirarmelo dietro, ma effettivamente c’è un chilometro abbondante attorno al 9-10% e va un po’ in crisi, mentre ancora più dietro Mangio ripete la scena pietosa di quattro anni fa andando quasi più piano che sullo Zoncolan (in realtà più per presa di posizione che per reale cotta…). Mi avvantaggio un po’, fermandomi ogni tanto ad aspettare o a fare qualche tentativo di foto, mentre il cielo si fa bello grigio.



Scollino, proprio in prossimità del bivio che porta a Ravascletto e, soprattutto, del congiungimento con un’altra stradina, che porta ad una certa Malga Crostis… Vi dice qualcosa? A fatica arriva anche Fabian e, dopo un bel pezzo, pure Cadel e Mangio, che si sono scambiati le bici per prova. Da qui in poi ci resta solo discesa, e che discesa! La picchiata verso Comeglians è molto divertente, anche questa veloce e con strada ampia e pulita; ha giusto una piccola contropendenza iniziale, ma poi è uno spasso, con curve e semicurve molto veloci da poter tirare senza alcun rischio. Mangiamo ad un bar-ristorante di Comeglians (l’unico diciamo), per poi chiudere con un arrivo in volata davanti al nostro albergo dove si impone di potenza Fabian.
Solo 44,31 Km per oggi e 1690m di dislivello, ma la stanchezza si sente. Non mi sembra di stare malissimo, ma le gambe sullo Zoncolan han dovuto lavorare in un modo poco consono e, dato anche che nessuno mi avrebbe fatto compagnia, rinuncio totalmente alla pedalata pomeridiana. Alle sorgenti del Piave ci andremo sì, ma in auto (come i “milanesi”…): bello però l’ambiente e bella la salita!!



Giorgio
[Edited by Vedo23 8/7/2011 12:36 PM]
8/7/2011 4:56 PM
 
Modify
 
Delete
 
Quote
Post: 2,303
Registered in: 3/30/2008
Veteran User
Tappa 6: sabato 30 Luglio (Crostis!!!)
Se lo Zoncolan è sempre lo Zoncolan, il Crostis è, senza dubbio, di un altro livello! Superiore, ovviamente! Finalmente, dopo che già nel 2009 avevo cercato di inserirlo a margine del nostro giro estivo dolomitico, quest’anno ho piegato le resistenze dei miei soci e sabato 30 Luglio siamo saliti alla strada asfaltata più alta dell’intero Friuli Venezia Giulia. Meglio sorvolare sul fatto che, per convincere i miei soci “pantofolai-gazzettiani”, sia servito l’inserimento nel percorso del Giro d’Italia e, quindi, tutta la pubblicità connessa… Nonostante le mille rassicurazioni, qualche borbotto sul tratto in sterrato c’è stato fino alla mattina, addirittura da parte dell’unico munito di MTB… Sì, proprio Mangio, quello che sono anni che stresso con il Sommeiller.
Per questo appuntamento tanto atteso possiamo contare anche sulla compagnia di Mirko, che sfrutta un viaggio in Carnia dei suoi genitori per aggregarsi e conquistare finalmente anche lui questa salita di tutto rispetto. Se fin dal lunedì mattina avevo capito che il Manghen sarebbe rimasto in testa alle classifica per difficoltà delle salite affrontate, il Crostis si può certo inserire al secondo posto, dato che ha 1450 m circa di dislivello. Lo Zoncolan non è difficile, ne è una prova Mangio che arriva tranquillissimo forte del suo rapportino: è faticoso e duro muscolarmente, ma credo che anche i vari passaggi dei professionisti abbiano dimostrato come siano altre le salite che fanno la vera selezione. E il Crostis è così, una salita lunga e costante, dove chi ne ha può scavare solchi di minuti e minuti. Ma oggi non si spinge, si vuole solo salire e gustarsi la salita.
Arrivato Mirko al nostro albergo, partiamo attorno alle 9 verso Comeglians, che raggiungiamo rapidamente. Si potrebbe far partire la salita prima del paese, quando con una prima rampa attorno al 9% si stacca sulla destra del fondovalle la strada per Comeglians e Ravascletto, ma c’è poi il “centro” pianeggiante. Nemmeno prendere come riferimento il bivio che si stacca a sinistra per Mieli – Tualis – Monte Crostis credo sia la soluzione adatta, perché dopo le due brevissime gallerie c’è piano e persino una discesina. Io ho fatto partire il tempo dal cartello dell’organizzazione del Giro d’Italia, che credo lasceranno sempre, che man mano ci aggiorneranno su distanza alla meta, quota e pendenza del prossimo Km, in stile Alpi francesi) che recitava 14,1 Km (se non erro), in sostanza dove si inizia veramente a salire dopo una sorta di ponticello (dovremmo essere a quota 565 m). Attenzione: l’altimetria su salite.ch non è corretta! La salita arriva ben più in alto dei 1934 indicati: il cartello in cima, collocato dall’organizzazione del Giro d’Italia, recita 1982 m e forse ci sono pure 4m in più. La rilevazione del sito, probabilmente, è “schiacciata”, anche come quote iniziali (sebbene lì di pochi metri). Dovremmo essere, con una certa precisione, attorno ai 1420 m di dislivello di salita (dal punto che ho indicato).
Io e Mirko, da buoni membri del Forum dello Scalatore, in salita pedaliamo con maggiore facilità degli altri e ci avvantaggiamo, pur tenendo sempre un ritmo abbastanza tranquillo e regolare, chiacchierando praticamente per tutta la salita. Di paesaggi non ce ne sono fino quasi in cima: si è costantemente immersi in un bel bosco, che di certo aiuta nei giorni più caldi, su una strada di certo non ampissima ma nemmeno stretta, con molti tratti di asfalto nuovo perfetto. Basta dare un’occhiata all’altimetria per farsi un’idea di cosa ci attende: quasi 14 Km praticamente costanti al 9-10% di pendenza media, dove spesso è frutto di un succedersi di rampe all’11% e qualche momento di respiro. La salita non è mai terribile, specie se impostata ad un ritmo non eccessivo, e si riesce a godersela: questa sì che è una vera salita! A dare qualche riferimento ci pensano i cartelli “del Giro d’Italia”, collocati in realtà in un modo un po’ misterioso: prima ogni Km, poi a certe quote “notevoli” e tonde, poi a frazioni di Km, infine, negli ultimi 2,5 Km, cartelli collocati in modo sbagliato (mezzi chilometri che durano 900m e quote palesemente sbagliate). In ogni caso, questi cartelli aiutano e confortano, per quanto scandiscano lentamente il cammino.
Le mie gambe, specie dopo un po’ di salita, stanno molto bene e pedalo con una certa facilità. Gli ultimi tre chilometri circa, però, non scherzano affatto: si è ormai completamente usciti dal bosco e si vede, sulla destra, buona parte della Panoramica delle Vette. Arriva qualche tornantino stretto, la strada è leggermente più sporca e ci si inerpica anche attorno al 15% per qualche tratto. Notevoli soprattutto due tornanti verso destra, estremamente panoramici verso nord-ovest e dove mi sbizzarrisco in acrobazie varie per fare foto in movimento (mi chiedo ancora come abbia fatto a non ribaltarmi…):



Nei tratti più ripidi aumento un po’ l’andatura, di necessità, dato che devo ricorrere al 28 e bisogna spingere a fondo sui pedali per non piantarsi. Guadagno qualche metro su Mirko, ma poi appena le pendenze mollano un attimo lo riaspetto, facendogli anche un paio di foto. Questo è lo scenario, quasi sospeso nel vuoto (alla nostra sinistra rispetto alla direzione degli ultimi chilometri avremo quasi costantemente un salto notevole rispetto alla vallata di Forni Avoltri). Queste sono altre rampe cattivelle:



Arriviamo così all’ultimo drittone cattivo, poi iniziamo a piegare lentamente verso destra, puntando la conca finale, e la pendenza molla leggermente fino alla cima:



Termino la salita in 1:22:14 h, soddisfatto e guardandomi costantemente in giro. Il referto del cardio confermerà le buone sensazioni: solamente 155 la FC media della salita! Pochissimo dopo arriva Mirko, anche lui entusiasta della salita: non scherza proprio!



Dopo un po’ arriva Cadel, piuttosto lanciato: ha atteso per un buon tratto gli altri due, allungando nella seconda parte. Nell’ordine arrivano poi Fabian, che ci regala una volata finale col rapportone, e staccato nettamente Mangio, che millanta dei fastidi al ginocchio e inizia a tartassare sullo sterrato.
Dopo varie foto, ci avviamo lentamente lungo la Panoramica… I miei soci son piuttosto paralizzati: ok non essere alpinisti e non essere avvezzi a sterrati e sentieri, ma avere così tanta fifa da stare incollati al lato opposto al “precipizio” (quale poi?! Io non ne ho visto nemmeno uno di vero precipizio…) era un qualcosa di esagerato. In realtà la strada è molto bella, larga e per lo più pianeggiante, quindi la velocità è sempre contenuta. Hanno collocato un sacco di reti, per lo più inutili tra l’altro, e qualcuno era divelta. Lo stato dello sterrato, a parer mio, era ottimo! Se pensiamo che quando doveva passare il Giro d’Italia l’avevano messo a puntino, che nel frattempo è piovuto e nevicato parecchio, che son passate tante moto (che scavano notevolmente questo fondo), direi che le poche buchette viste sono belle e che spiegate. Rischio di foratura praticamente nullo, pericoli veri non ce ne sono. Insomma, fattibilissimo per tutti in bdc!
Dato che sicuramente sarete curiosi, inserisco numerose foto della Panoramica delle Vette. Purtroppo la giornata non era perfetta e quindi, tra foschie e nuvole, il panorama non era al top, ma l’ambiente è molto suggestivo, sembra di essere molto più alti di quanto in realtà si è e lo sterrato dà quel tocco di divertimento ulteriore.
Questo è il primissimo pezzo di discesa, fotografato dalla cima: praticamente fino al limite destro della foto è tutto asfalto, per circa 500m.



Inizia quindi lo sterrato, con qualche leggero su e giù e qualche curva, mai pericolosa. Questo è il primo tratto, dove si intravedono le reti azzurre in un paio di semicurve.



Come avrete capito, nel primo Km si percorre la conca fino ad arrivare al lato opposto rispetto a quello di salita, iniziando poi a spostarsi lievemente verso nord-est. Questa, infatti, la vista verso la cima dopo circa 1 Km di “discesa” (ma la discesa vera inizierà solo 7,5 Km dopo la vetta):



E verso la nostra direzione di marcia! (notate lo sterrato: non ci saranno praticamente mai pietre più grosse di 2-3 cm, è quasi tutta ghiaietta piccola e terra)



Qui siamo ormai oltre la metà della Panoramica e questo è quanto ci siamo lasciati alle spalle:



Un dettaglio sulle reti collocate a bordo strada. Qui mi sono ancora rivolto alle spalle del cammino. Attenti a quel piccolo canalino contro-monte, se mai aveste anche voi l’idea folle di fare il pelo a quel lato…



Mentre mi diverto come un bambino a spingere un po’, specie non appena la strada sale leggermente, e mi immagino che figata sarebbe fare la Roubaix, indietro c’è Mangio andato completamente alla deriva. Ha spinto addirittura la bici a mano in un tratto, no comment…
Qui siamo praticamente alla fine dello sterrato, all’ultima curva verso sinistra. Se non avete fretta e vi piace guardarvi in giro, non dimenticatevi di guardavi ancora una volta alle spalle:



Dopo esattamente 7,5 Km dalla vetta, di cui 7 di sterrato, torna l’asfalto, si ha un tornante verso destra e inizia la discesa verso la Sella Valcalda.



Una discesa normalissima! Zero pericoli, giusto la strada piuttosto stretta (ma ho visto ben di peggio) e a tratti con asfalto molto granuloso, vecchio e sporco di ghiaia (alternati però a tratti con asfalto nuovissimo e liscio come un biliardo). Anche qui hanno collocato qualche rete in alto e molti parapetti, che stanno tra l’altro ancora aggiungendo. Bisogna stare attenti nei tratti più rovinati, ma la discesa nei tratti lisci è spettacolare!! Tecnica ma non eccessivamente, ha anche qualche bel tratto veloce e qualche semicurva da affrontare in piena velocità, man mano che attraverso il bosco ci si avvicina alla fine. Ecco, un piccolo problema potrebbe essere incrociare delle auto in senso opposto, ma non è che il traffico sia molto intenso… Ahah! Consiglio, comunque, di evitare magari di scendere la mattina presto, o, nel caso, fate un po’ più di attenzione.
Dopo aver atteso un quarto d’ora Mangio alla fine dello sterrato (e sì che c’eravamo fermati altre 2-3 volte prima…), dovremo attendere un po’ anche alla Sella Valcalda, dove arriverà piuttosto stravolto e molto lamentoso: se mai avevamo dei dubbi, abbiamo tastato con mano il suo spirito avventuroso. Anche se, pare, nemmeno tutti gli altri hanno apprezzato molto.
Salutiamo Mirko, che deve avviarsi verso Tolmezzo, e ci rituffiamo lungo la fantastica discesa verso Comeglians, dove non raggiungo i 71,8 Km/h del giorno prima (mi fermo a 69,8) ma riesco a non farmi recuperare da Fabian: sì sì, lentamente sto migliorando come discesista! Ripetiamo il pranzo rapido del giorno prima e pure l’arrivo in volata ad Entrampo, dove nuovamente Fabian fa valere i suoi cavalli (e la sua massa per accelerazione). Ma è tempo di partire, un po’ mesti, verso casa… Per oggi 43,43 Km e 1781 m di dislivello: numeri modesti, ma di alta qualità paesaggistica e d’avventura. Il Crostis m’è proprio piaciuto!
Termino la vacanza con qualche sassolino nelle scarpe ancora da togliere, rimandato ad anni venturi, ma con un buon bottino in saccoccia, per quanto effettivamente di chilometri ne abbiamo fatti pochi. Ma purtroppo l’allenamento complessivo era tutt’altro che ideale e fare più di così era difficile, specie con il meteo non troppo clemente dei primi giorni. In ogni caso, 373,42 Km e 11235 m di dislivello (10 GPM più mezzo, la Forcella Aurine) non si buttano via!!

Giorgio
8/7/2011 5:04 PM
 
Modify
 
Delete
 
Quote
Post: 272
Registered in: 4/3/2011
Junior User
Re: Tappa 5 - 29 Luglio: Entrampo - Entrampo
Vedo23, 07/08/2011 12.35:

Quella di

Lo supero di slancio attorno ai 10 Km/h, ma capisco che sarà dura: pedalata troppo pesante, le gambe non girano a dovere. Dovrò fare grandissima parte della salita sui pedali, io che amo stare seduto e mulinare agile. Le sensazioni sono tanto negative e lo sforzo tanto “innaturale” che per un attimo dubito addirittura di arrivare in cima: so che gente riesce a stare in equilibrio a 4-5 Km/h, ma io sono ad 8 Km/h e mi sento già ribaltare… Abbandono velleità di tempo: l’obiettivo diventa arrivare in cima il meglio possibile, stando attento a non cappottarmi. La velocità resta in media attorno agli 8-8,5 Km/h (quando avevo previsto almeno un 9 Km/h…), ossia attorno alle 55 rpm con il mio fido 34x28. Una frequenza che per me è veleno, dato che in salita pedalo in media tra le 85 e le 90 e già a 75 appesantisco le gambe. Mi ci sarebbe voluto almeno il 29, anche il 30 magari. Con il 28 la pedalata era troppo di forza, anche quando provavo a rilanciare a più di 9 Km/h: anche con 60-65 rpm sarei presto saltato, non avevo certo la freschezza muscolare necessaria, per quanto in quei brevi momenti riuscissi a scorrere decisamente meglio. In certi tratti mi invento anche un andamento “sinusoidale”: non è un vero zig zag, ma disegno leggere diagonali, oscillando lentamente nel raggio di un metro. Più che “spianare” la salita, questo mi serve per distrarmi dalla fatica, assieme al leggere le tante scritte sull’asfalto lasciate dal passaggio del Giro d’Italia. Da ricordare la scritta “COMEND1 C’E’”: da ormai un annetto abito anch’io a Comenduno, frazione di Albino.
In qualche modo, passano anche i terribili 6 Km e arriva un tratto persino più facile del previsto e di quanto ricordassi. C’è addirittura qualche metro di contropendenza nel tratto pianeggiante che porta allo strappetto prima delle gallerie (alla fine le contropendenze della salita credo siano nell’ordine dei 5m): spingo a fondo sia nello spiano, sia lo strappo, affrontato troppo forte e addirittura col 21… Sono il solito scemo! :D Per fortuna che dopo c’è la galleria, che se certo non è pianeggiante almeno consente di ritrovare un’andatura regolare (ma non andate troppo a spasso: l’illuminazione non va ed è meglio non incrociare nessuno). Ho ancora un po’ di lucidità ed estraggo addirittura la macchina fotografica, per immortalare – senza fermarmi ovviamente! – l’ingresso e l’uscita dalla prima galleria:

Termino la fatica in 1:01:33 h: pensavo anche peggio viste le premesse (e le difficoltà nel tratto più ripido)! Il Garmin mi ha misurato 9,94 Km, ma ha perso il segnale in buona parte delle gallerie e quindi direi un 10,04 Km. La quota d’arrivo resta un po’ misteriosa, perché lì per lì il GPS mi diceva 1749 m, quasi come i 1750 del cartello, quando poi scaricando i dati ha ricorretto con un valore più prossimo al “classico” 1735. Io propongo quindi di considerare il dislivello reale in 1215, contando anche le brevi contropendenze. La mia VAM risulta così di 1181 m/h: non eccelsa, considerata la salita (per quanto non sia certo la più indicata per registrare valori molto alti), e anche la potenza espressa conferma che non sono certo andato al meglio delle mie possibilità: 3,94 w/Kg. Insomma, la barriera dell’ora credo sia alla portata, da fresco anche col 28. Ma meglio tornarci almeno con il 29… Anche se, per un po’, di voglia di tornare sullo Zoncolan credo che non l’avrò!


Giorgio




Avendo una cadenza di pedalata simile alla tua posso solo immaginare la fatica che hai fatto andando per così tanti km abbondantemente sotto le 65-70 pedalate. Io sinceramente non so se sarei riuscito a tenere, credo mi servirebbe il 30 (se mai farò lo Zoncolan il tuo racconto mi sarà prezioso per la scelta dei rapporti ).

In ogni caso bravo te e bravi i tuoi compari: Arrivare in cima allo Zoncolan resta comunque una bella impresa di cui andarne fieri, indipendentemente dal tempo impiegato.
_______________
Stefano - La bici è la mia unica Droga.
"Forse è quello il segreto: non tanto che cosa facciamo, quanto perché lo facciamo."
8/7/2011 5:12 PM
 
Modify
 
Delete
 
Quote
Post: 2,308
Registered in: 3/30/2008
Veteran User
Re: Re: Tappa 5 - 29 Luglio: Entrampo - Entrampo
Pedale Pazzo, 07/08/2011 17.04:


Avendo una cadenza di pedalata simile alla tua posso solo immaginare la fatica che hai fatto andando per così tanti km abbondantemente sotto le 65-70 pedalate. Io sinceramente non so se sarei riuscito a tenere, credo mi servirebbe il 30 (se mai farò lo Zoncolan il tuo racconto mi sarà prezioso per la scelta dei rapporti ).



Grazie!
Guarda, su una salita del genere per forza ci si deve "arrangiare" pedalando più duro del solito. Credo che il 30 sarebbe l'ideale, ma già con un 29 ce la si può cavare bene. Certo, se si fosse in grande forma e in giornata top, per chi è più potente, anche col 28 si riesce a fare un grande tempo, ma bisogna essere in grado di superare i 5,5 w/Kg almeno e tenere velocità attorno o sopra i 10 Km/h anche nei tratti più ripidi... Il tutto per 6 Km: fossero 2 o 3 non sarebbe poi troppo un problema, si forza e si dà tutto in quel tratto. Ma 6... Fare uno sforzo massimale (non solo a livello cardiaco, ma soprattutto muscolare) di mezz'ora diventa veramente dura!
In ogni caso vedrai che la sfida è avvincente!
Ciao!

Giorgio
[Edited by Vedo23 8/7/2011 5:13 PM]
8/7/2011 5:32 PM
 
Modify
 
Delete
 
Quote
Post: 2,065
Registered in: 8/2/2007
Veteran User
Confermo la bellezza del Crostis nel suo complesso (anche se il paesaggio era un po' nascosto dalle nuvole): salita lunga e dura, ma mai eccessiva, Panoramica molto suggestiva (secondo me il giorno che l'abbiamo fatta era quasi al limite per il Giro in certi punti, ma è evidente che a maggio fosse tirata come un biliardo, ben compattata, e comunque ho percorso sterrati ben peggiori), discesa molto tecnica e spettacolare, peccato per l'alternanza di asfalto liscio e ruvido (che mi ha fatto un po' soffrire il polso incidentato).
Vedrò di tornarci, possibilmente in un giorno limpido.


Pedale Pazzo, 07/08/2011 17.04:


Avendo una cadenza di pedalata simile alla tua posso solo immaginare la fatica che hai fatto andando per così tanti km abbondantemente sotto le 65-70 pedalate. Io sinceramente non so se sarei riuscito a tenere, credo mi servirebbe il 30 (se mai farò lo Zoncolan il tuo racconto mi sarà prezioso per la scelta dei rapporti ).



Pensa che l'unica volta in bdc l'ho fatto col 39x28...
Non ti dico la velocità e la frequenza di pedalata nei 6 km centrali... tra l'altro l'asfalto era bagnato e non ci si poteva alzare sui pedali, pena slittamento della ruota posteriore (anche se in realtà vado su praticamente sempre seduto - visto che non ho le dimensioni da scalatore - qualche rilancio ogni tanto per far riprendere i muscoli non mi avrebbe fatto male).
[Edited by MirkoBL 8/7/2011 5:34 PM]



******************************

Ciao Moro...

8/8/2011 7:41 PM
 
Modify
 
Delete
 
Quote
Post: 1,622
Registered in: 12/21/2004
Veteran User
Re:
Complimenti a tutta l'allegra compagnia...
[Edited by mmeasso 8/8/2011 7:42 PM]
Ciao Massimo.
"la civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali"
Gandhi.
New Thread
 | 
Reply

Forum dello scalatore | Search | Log In | Log Out | Register | Admin
Create your free community and forum! Register to FreeForumZone
FreeForumZone [v.3.4.3] - Leggendo la pagina si accettano regolamento e privacy
Tutti gli orari sono GMT+01:00. Adesso sono le 4:52 AM. : Printable | Mobile
Copyright © 2000-2013 FreeForumZone snc - www.freeforumzone.com