Sono tutte tappe, e se quella di oggi andrà a buon fine, mi dovrà aiutare a guardare ancora più in là, a spingere ancora oltre la fatidica asticella.
Tempo al tempo, e oggi è venuto il giorno di non avere paura, o almeno... cercare di non avere paura, di un numero: 4000.
L'occasione me l'ha data
Massimo/Maxi78. Avevamo deciso di fare un giro insieme domenica, e al momento di decidere l'itinerario lui mi fa "Io un'idea ce l'avrei... ti mando il link di T4B, ma guarda che saranno tra i 3600 e i 4000 di dislivello.... Oppure proponi qualcosa tu".
E così, per la pigrizia di escogitare un'idea meno folle, ho accettato!
Brava Grigua.... e adesso che farai per "inventarti" questa giornata?
La mia paura non era tanto quella di non farcela (fossi stata sola e costretta dalla fatica ad un taglio di percorso, non l'avrei subita come una sconfitta, ma come... prudente ripiego!), ma temevo di rovinare "l'uscitona" al mio compagno d'avventura, tanto più che l'idea del giro era stata sua. Il che è stato uno dei temi "filosofici" più belli e profondi affrontati con
Massimo durante le tante salite affrontate: provarsi, osare, abbattere le barriere mentali e non avere paura di se stessi.
Dopo un'estenuante trattativa con numerosi rilanci, abbiamo concordato l'orario di partenza per le 7.45 (era LUI che voleva partire più tardi, non io!!

), affrontando dopo solo pochi chilometri la salita di Creto (605 m.), lasciandoci la città alle spalle.
Alla fontanella presso la chiesa di Avosso la prima sosta, richiesta da
Massimo: una pedalata gli ha causato un crampo che lo vede improvvisare movimenti di stretching proprio davanti a quattro beghine che, per non assistere allo spettacolo delle sue evoluzioni ginniche, si rifugiano in chiesa!
Adesso inizia la salita all'Alpe di Vobbia (1069 m.), quella che ricorderò come la più dura dell'intero giro. Parlando continuamente, le pendenze non sembrano poi così cattive e il panorama si apre da un tornante all'altro sulla Valbrevenna, mentre sfondo si delinea il bizzarro profilo delle Rocche del Reopasso, che ci farà compagnia anche lungo la salita successiva, il Passo di San Fermo (1129 m.), che viene eletto là per là mio patrono estemporaneo, grazie alla mia velocità non proprio da Formula Uno....
Dal Passo dell'Incisa (Alpe di Vobbia). In basso la strada appena percorsa, sullo sfondo a destra le Rocche del Reopasso
Ancora le Rocche del Reopasso , che ci hanno fatto buona compagnia, scendendo da San Fermo
Ma come si sa, dopo la salita c'è sempre la discesa e se questa, in più, si snoda sinuosa con curve e tornanti su una strada ruvida e stretta,.... il rischio che calino le tenebre prima della fine del nostro giro aumenta enormemente.
Massimo si rende conto del suo errore di valutazione nello stilare la tabella di marcia (e capisce come mai avevo proposto di anticipare la partenza

): aveva tenuto conto della mia VAL (velocità ascensionale lenta)

, ma non aveva considerato che i miei tempi in discesa sono praticamente gli stessi che in salita!
E così, un chilometro dopo l'altro, inizio ad interpretare "l'impresa" di oggi con un diverso punto di vista: se tutto andrà bene, alla fine della giornata avrò conquistato il mio record: 4000 metri di discesa!
La salita a Casa del Romano (1406 m.) sarà la nostra Cima Coppi: abbiamo già 3 salite alle spalle e il balzo che si presenta davanti a noi questa volta è di 900 m.: coraggio! Siamo sotto al sole dell'una e non abbiamo ancora mangiato, se non qualche breve spuntino qua e là: una breve sosta ad una fonte, per rifornimento d'acqua e una barretta, a circa metà dei 20 chilometri di salita è provvidenziale.
Siamo quasi sullo scollinamento, io precedo
Massimo, fermatosi per un... pip-stop

, e mi prendo i complimenti di un gitante a piedi. Quando
Massimo mi raggiunge mi dice "ho appena ucciso un uomo". Al mio sguardo interrogativo

, mi spiega: "Quello mi ha chiesto: che bravi, venite da Cabella?
(il paese da cui attacca la salita, ndr), così gli ho risposto: no, da Genova!"
La successiva lunga e bellissima discesa per Fascia attraversa bianche distese di narcisi.
Tappeti di narcisi
Uno sguardo indietro: lassù Casa del Romano, da dove stiamo scendendo
A Montebruno, sono ormai le tre passate, ci fermiamo per un toast e una Coca, mentre la Tv trasmette la tappa del Giro, con Garzelli alla conquista del Giau: fa un certo effetto vedere le immagini del tappone dolomitico, nella giornata del nostro.... tappone appenninico.
Da Montebruno saliamo di nuovo, per poi ridiscendere alla diga del Brugneto, dove chiedo ad un tipo di farci la foto: ce la siamo meritata!
Il Lago del Brugneto
Anche se abbiamo ancora quasi 50 km. da percorrere e i saliscendi non sono ancora terminati, ormai respiriamo aria di casa. Così, per suggellare la giornata, proprio come nel giro fatto assieme qualche settimana fa, arriva la mia proposta di aggiungere la salita "premio" di Capenardo: quale modo migliore per ringraziare le nostre gambe se non regalandogli le ultime rasoiate al 15%?

In questo modo, anche se i 4000 tondi non sono arrivati, sono molto, molto vicini, solo un soffio.
Missione compiuta.... 3929 m. di discesa in un giorno, WOW!! ... ma allora vorrà dire che li abbiamo fatti anche in salita????
Grazie
Massimo, per avermi iscritto al "tuo" giro (accollandoti i rischi!), per la sempre bella compagnia e per tutti i consigli di "guida e conduzione del velocipede" che, nonostante l'allieva pluriripetente, non ti stanchi di darmi. Non ti nascondo che ad ogni mio tornante quadrato

, ormai aspetto puntuale i tuoi commenti tra lo sconcertato e il divertito: se imparassi mi mancherebbero!!
Distanza Km. 172,64
Dislivello m. 3929
Media 17,35 Km/h (Povero
Massimo.... Perdonami!!)
Il percorso
Ciao!!
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Un'emozione in più è terra conquistata,
non possiamo chiedere certezze a questa vita (R.Z.)
E' il tempo, sai, che ci misura,
che ci fa uomini o soltanto frenesia (R.Z.)