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Se siete rimasti a guardare queste faccine avete dei seri problemi. Mai quanto me che mi sono messa a crearle.
1^ Classificata:
Ainsel con "November Rain"
Correttezza grammaticale: 9/10
Stile: 9/10
Attinenza: 9/10
Personaggi: 10/10
Trama: 10/10
Giudizio personale: 5/5
Per un totale di 52/55
Questa storia mi ha molto colpito. Le vicende dei suoi tre protagonisti si dipanano riga dopo riga mentre si leggono i rispettivi pensieri, le esperienze e quanto sentono con una percezione spesso differente, allusiva ed elusiva tra di loro. Il lettore finisce rapito dagli avvenimenti che, goccia dopo goccia, vanno a svelare quanto realmente è accaduto, anche se il sospetto sulla verità è sempre molto forte.
La pioggia è centrale, accompagnata dal pensiero ricorrente sulla sua durata e la certezza che non sarà per sempre. Un insieme malinconico di sentimenti, di sogni e desideri che si snoda in una trama ben costruita, della quale chi legge ha qualche indizio su come proseguirà; la narrazione è talmente coinvolgente da lasciare un senso di malinconia mano a mano che ogni tassello viene rimesso al suo posto.
I personaggi sono perfetti: semplicemente loro, nelle fragilità come nelle sicurezze. Ognuno viene espresso non solo nel modo di dialogare ma anche attraverso frasi e concetti che fanno immediatamente ricollegare al carattere originario. Sono talmente brillanti di vita, talmente palpabili in ogni più piccolo gesto da sembrare reali, al punto che il lettore può sbirciare come un osservatore indiscreto nella loro storia.
La canzone è inevitabilmente legata a quanto accade, anche nei piccoli particolari, come il cuore di carta che Sakura ha preparato per Sasuke, un cuore che viene inevitabilmente aperto e letto. Queste interpretazioni e collegamenti, sempre presenti, così come l'intera trama che è la canzone, portano inevitabilmente a considerare ottima l'aderenza a November Rain, per quanto sia la pioggia il vero tema portante.
Nulla da dire sulla grammatica; eccetto qualche errore di battitura e sporadiche ripetizioni l'ho considerata praticamente perfetta, in particolar modo la punteggiatura: non eccessiva ma nemmeno scarsa, in grado di dare le giuste pause dove servono. Lo stesso dicasi per lo stile, all'apparenza semplice come termini ma dotato di un uso del periodare che scandisce in modo fluente gli eventi, senza spezzettare inutilmente le frasi così da far scivolare via lettera dopo lettera le parole in modo quasi istintivo.
Ho davvero apprezzato questa storia, soprattutto per come hai saputo narrarla: la scelta di usare tre punti di vista diversi, quelli dei protagonisti, è stata davvero ben congeniata perché permette al lettore di capire con maggiore profondità il cuore degli avvenimenti. Mi complimento soprattutto per come hai saputo mantenere perfettamente IC i personaggi, cambiando di volta in volta il modo di esprimersi, le considerazioni, le parole, in maniera tale da far realmente immedesimare chi legge in un carattere diverso.
Sasuke, Sakura e Naruto: tre narrazioni, tre persone opposte. Tu in ogni caso hai saputo cogliere le loro sfumature e il loro modo di fare, dando l'idea che siano realmente essi stessi a parlare di quanto è accaduto.
Una storia malinconica a mio parere, che sa tenere nell'incertezza il lettore nel tentativo di capire il significato delle parole per cogliere un segno di come realmente siano andati gli eventi. Quando ogni cosa diventa progressivamente sempre più chiara rimane un senso di vuoto e, poi, ci si lascia andare ad un sorriso, nella convinzione che alla fine tutti abbiano ottenuto il perdono e la felicità cercata.
2^ Classificata
Iaia86 con "Beyond the truth"
Correttezza grammaticale: 9/10
Stile: 8,5/10
Attinenza: 10/10
Personaggi: 8/10
Trama: 10/10
Giudizio personale: 5/5
Per un totale di: 50,5/55
Quella che hai portato è una fiction a tratti onirica e surreale, a tratti dal contenuto macabro con sfumature dark. Nel corso di tutta la narrazione il lettore è catturato non solo dagli avvenimenti ma anche dai continui riferimenti, dalle descrizioni che solo alla fine si rivelano indizi preziosi.
Si tratta quindi di una trama assolutamente incalzante, che prende fino all'ultima riga per capire cosa realmente stia accadendo; si viene travolti in un turbinare di eventi in parte immaginati ed in parte imprevedibili che in ogni caso vengono sapientemente dosati con una cornice macabra e notturna davvero ben delineata.
Credo che questa sia la fiction con l'attinenza migliore perché la canzone è presente ovunque: direi, anzi, che la fiction è la canzone e viceversa. Capitolo per capitolo narri una strofa, la scandagli e ne usi non solo tutti i tratti ma giochi anche con i riferimenti che mano a mano si fanno più chiari – particolarmente geniale è l'uso del 69 e la presenza del revolver. Insomma, nulla è lasciato al caso e ogni minimo particolare prima o poi ritorna.
La storia non presenta praticamente errori di grammatica, eccetto forse due lievi distrazioni, e mostra un'ampia gamma di vocaboli sempre usati correttamente, in modo tale da non appesantire la narrazione. Lo stile, per quanto sicuramente scorrevole, a volte è stato leggermente sbavato dalla presenza di periodi che risultavano, soprattutto verso il finale, meno chiari in quanto a significato: non solo per via dell'avanzamento sempre più onirico, ma proprio come successione di parole che a volte risulta un po' difficile da seguire; si rischia così di far perdere il filo, in particolar modo visto che si tratta di passaggi delicati nei quali la scarsa comprensione pregiudicherebbe la godibilità intera del racconto.
I personaggi, a parer mio quantomai azzeccati in un simile tipo di racconto per via del ruolo rivestito, sono ben caratterizzati, in particolar modo Karin. Sugli altri però esprimo maggiori dubbi non perché ci sia OOC quanto perché risultano più sfumati, quasi soffocati dagli avvenimenti nei quali finiscono per essere delle sorta di comparse utili ai fini della narrazione.
Sasuke, che pure è il protagonista, mi sembra troppo arrendevole: si lascia realmente trascinare dalla situazione, dimostrando davvero poco di quella testardaggine ed orgogliosa indipendenza dagli altri che gli è propria. Capisco perfettamente la situazione piuttosto onirica e tormentata ma sin dall'inizio ogni scelta che compie non è mai autonoma: viene sedotto da Karin e non prova minimamente a cedere, lo stesso avviene con il rituale e le scene seguenti.
E' un Sasuke assolutamente passivo, troppo, ed in balia degli eventi: quasi apatico, assiste al suo destino e a ciò che accade, quando invece avrei preferito una maggiore freddezza che mostri il suo carattere scostante.
Si tratta in ogni caso di una storia che prende, coinvolge , dalle sfumature dark e sovrannaturali che rimangono tali capitolo dopo capitolo, accompagnando ogni riga della canzone che vive in questo mondo da te ricreato. Un racconto realmente suggestivo che dimostra una grande originalità e soprattutto una lodevole inventiva nel riportare ogni dettaglio del brano scelto.
3^ classificata:
Hiko_Chan con "Different Faces of Love"
Correttezza grammaticale: 9/10
Stile: 8,5/10
Attinenza: 9/10
Personaggi: 9/10
Trama: 9/10
Giudizio personale: 5/5
Per un totale di: 49,5/55
Questa raccolta di one-shot è capace di una profonda prospettiva che, come in un'ampia e variegata panoramica, ci offre diversi soggetti, situazioni e sentimenti, in una sorta di mutevole caleidoscopio. E' stato con tatto e a volte abbandonandoti alle sensazioni che hai figurato ciascun protagonista il quale, indipendentemente dalla narrazione in prima o in terza persona, risulta incredibilmente vivo.
Hai scritto usando una grammatica pressoché ottima, eccetto per alcune lievi ma passabili sviste che non hanno consentito il dieci pieno. Lo stile è scorrevole, lineare, fluido, insomma ha tutte le caratteristiche per portare avanti racconti di qualsiasi genere con notevole destrezza, da quelli più leggeri ad introspezioni molto più tragiche.
Eppure a volte capita di imbattersi in terminologie o usi delle parole più colloquiali come “Il genin rimase là impalato”, rarissimi casi sia ben chiaro, ma che a parer mio rendono la lettura meno gradevole; quello per cui non hai ottenuto pieno punteggio nello stile è la presenza di alcune frasi che potevano essere sistemate in modo meno complicato, soprattutto per certe successioni di “e” che tolgono un po' il respiro.
Ma si tratta solo di casi sporadici, soprattutto considerando l'ampiezza delle pagine proposte, che non hanno comunque pregiudicato la lettura.
La narrazione del tuo elaborato è ben gestita: presenti situazioni così diverse tra di loro ma sempre in grado di coinvolgere. Direi che è questo il principale merito per quanto riguarda la trama: parli di momenti, di scorci caratteriali ed emotivi che di per sé presentano ed approfondiscono momenti del manga. Ma la loro capacità è proprio quella di sbirciare nel personaggio ed offrire ogni volta al lettore una gamma di sensazioni in grado non solo di immedesimarlo ma anche di farlo realmente immergere negli avvenimenti: che si tratti di Sakura, struggente nel ripensare a Sasuke e darsi piacere, o di Sai che vede Ino attraverso i suoi occhi di incomprensione.
Tutti i personaggi sono resi in maniera vivida, appassionante, sono presenti davanti ai nostri occhi e così incredibilmente umani nel dubitare o nello sentirsi rabbiosamente sconfitti.
Naruto; arrabbiato nei confronti di Sasuke, in grado di litigarci e di riflettere su ciò che li lega e li fa ugualmente dividere. Sakura; fragile e allo stesso tempo circondata da mille pulsioni: nel suo letto anela a Sasuke, anela ad un suo tocco, alla sua presenza ed ostinatamente continua a pensarci, si fa forza credendo che un giorno – remoto o meno – lui tornerà. Sai; vede Ino ed immagina, cerca di capire e di indagare: una Ino che appare realmente per quello che è, filtrata dalle sue sensazioni; questa shot è resa in modo talmente perfetto da far realmente entrare nei pensieri di Sai, cercando a nostra volta di capire Ino mediante lui. Un processo affascinante ed indubbiamente riuscito senza risultare fuori dai canoni dei personaggi, anzi, l'ironia dei dialoghi con Shikamaru è un'ulteriore conferma.
Infine Sasuke; sconfitto nel rendersi conto di aver commesso l'irreparabile, perdendo per sempre una delle poche persone che lo avesse mai realmente amato. E' un pezzo sofferto, amaro, dove si vede il protagonista avvolto dall'alone cupo della consapevolezza di non avere più la possibilità di tornare indietro: forse è davvero troppo, persino per lui. Non credo però che accetterebbe mai, nemmeno con sé stesso, di essere responsabile di quanto accaduto: inconsciamente da la colpa a Konoha, per questo secondo me sarebbe stato meglio portare la questione più su questo frangente che su l'autocolpevolizzazione. Ma questa è una mia opinione più personale.
L'attinenza alle canzoni usate c'è tutta: hai fatto dei testi interi la trama per ogni shot o comunque ne hai usato i riferimenti, le parole, per ricollegare immediatamente ogni cosa al brano scelto. La prima shot però mi è sembrata meno legata alla canzone, la ritengo presente in modo meno sentito e coinvolgente rispetto alle altre storie.
In conclusione una raccolta davvero capace di catturare e ben narrata, con una dimostrazione di immedesimazione davvero impressionante, anche nei tratti dove non c'è la prima persona – prima persona che comunque non fa mai risultare i personaggi OOC.
4^ classificata a parimerito con Hotaru:
Rota23 o Meg89 con "Middlemind"
Correttezza grammaticale: 9/10
Stile: 8,5/10
Attinenza: 8,5/10
Personaggi: 8,5/10
Trama: 9/10
Giudizio personale: 5/5
Per un totale di: 48,5/55
In questa fiction si snodano nel mare del nonsense quattro personaggi, ciascuno dei quali presenta delle proprie paure ed incertezze. Te lo dico concretamente: valutare questa storia mi ha dato dei seri problemi, proprio perché il nonsense rende difficile dare una concreta idea di quanto si abbia capito dei personaggi, della trama e dei riferimenti presenti.
Per questo comincio con il parlare di grammatica e stile, giudizio senza dubbio più facile da attribuire nonché immediato, indipendentemente dal genere scelto. Hai presentato un testo scritto ottimamente, senza particolari sbavature e con un solo ma assolutamente irrilevante errore di battitura. Ci sono una serie di leggerissime imperfezioni che mi hanno impedito di attribuire un dieci pieno ma, credimi, la grammatica è davvero buona; quanto allo stile compaiono diversi punti che mi hanno lasciato un po' in dubbio: certamente il tipo di racconto rende più immediato l'accostamento di termini dai significati contrastanti ma in alcuni casi c'è una sovrabbondanza che risulta pesante.
Ho notato che parecchie volte tendi a ripetere un verbo o un termine ad inizio frase: questo a lungo andare rende più difficile la lettura, data la ridondanza a parer mio inutile, visto che l'effetto pregnante del significato tende a perdersi dopo un paio di volte che usi simili espedienti. Ma questo è parte del tuo stile, come anche l'uso di termini più arcaici come “indi” o “non v'è” che, dato il genere, non stonano nella narrazione che spesso presenta un registro terminologico piuttosto arcaicizzante; ma credo che nel complesso la narrazione stessa possa scorrere più liscia adoperando un registro medio: da quel tocco di semplicità alla nonsense lasciandola più sfumata, specie parlando di determinati personaggi e situazioni. Queste sono comunque osservazioni che non hanno inciso particolarmente sullo stile, sommate però ad un'altra tua scelta stilistica: presenti spesso una serie di punti che si concludono tornando a capo. Anche in questo caso mi è stato difficile dare una valutazione concreta, visto che il nonsense può fuorviare, ma sono certa che in determinati casi non è indispensabile andare a capo e spezzettare ulteriormente il racconto: un semplice punto e virgola sarebbe stato sufficiente senza per questo perdere l'effetto e la potenza delle immagini narrate.
Per il resto la storia sa coinvolgere e dopo una seconda indispensabile ma piacevole rilettura è concretamente possibile cogliere in pieno le sfumature che presenti, i significati delle parole e dei loro accostamenti. Hai offerto un'introspezione originale di quattro caratteri così diversi e complicati, variando ogni volta le tematiche eppure riportando un senso di solitudine della quale tutti – a modo loro – soffrono.
Non accade nulla, non ci sono mutamenti, riallacciamenti a determinate situazioni o ricordi: mancando riferimenti temporali precisi o fatti, logicamente la narrazione risulta più evanescente, quasi uno spaccato psicologico dei soggetti ritratti. Una sorta di flusso della memoria che scorre, in particolare con Shino, il quale narra in prima persona il mondo che continua a ruotare davanti ai suoi occhi mentre lui rimane osservatore immobile.
I personaggi non sono facili da caratterizzare e tantomeno da valutare, però, dopo un'elaborazione dei loro pensieri, posso tranquillamente dire che risultano ben tratteggiati, in particolar modo Shino e Sasuke. Il primo con la sua apatia, con la distanza data “da quel muro di mattoni” che lo rende più distanziato dal mondo ma non per questo totalmente cieco: percepisce la vita oltre di esso, solo che lui non ne fa completamente parte. Anche Sasuke nel suo dolore, nel suo smarrimento è davvero ben descritto, nonostante non perda la determinazione di raggiungere i propri obiettivi, cancellando ogni traccia di dubbio che possa fermarlo. Neji all'inizio non mi convinceva granché ma ad una lettura più attenta l'ho effettivamente rivalutato e colto in pieno: solo, isolato, in una casa che non sarà mai completamente sua ma nella quale pure dovrà viverci, come intrappolato dalla morsa del destino.
L'unico che realmente mi ha dato dei dubbi è Sai: lo trovo troppo trascinato ed infine sconfitto dagli eventi; credo che sia un personaggio piuttosto distaccato in tal senso, che si lascia scivolare tutto addosso proprio per evitare di venire coinvolto, in quanto non saprebbe come reagire. Non si capisce perché sia caduto ad un certo punto né come possa rialzarsi: questa fase di stallo, di crisi, la si può forse vedere nel momento in cui va con Naruto da Orochimaru, ma non condivido questo crollo – emotivo o meno che sia – visto che non si abbandona mai a se stesso e ai propri dubbi.
In conclusione lo vedo troppo debole rispetto a quanto non sia in realtà.
Le canzoni usate riflettono più che altro le sensazioni che si possono provare, le emozioni che trasmettono, ma il significato vero è presente molte volte o marginalmente oppure dopo uno scavo psicologico non indifferente. Bisogna, insomma, andare ad interpretazione per cogliere le sfumature che hai dato alle strofe e non sempre è facile seguirne il filo logico; eppure la loro scelta è comprensibile ed appropriata: il passeggero effettivamente è Shino che non interverrà mai personalmente a deviare il percorso della vita ma dal suo posto si limiterà apaticamente a guardare; anche Hotel California da quella sensazione di prigionia, di luogo senza via d'uscita come effettivamente è la situazione di Neji, lo stesso si può dire delle altre due canzoni scelte, dall'annullamento di Come as You Are all'affastellarsi di emozioni contrastanti, di volontà ad andare avanti, di Bohemian Rapsody.
Eppure avrei preferito scorgere un'attinenza più marcata al brano; data anche dalle immagini e dai riferimenti al testo, nonché ad una sua concreta interazione con quanto accade o provano i protagonisti; un'attinenza meno lasciata all'interpretazione del significato generale – che può infatti essere molto soggettivo – per dare più spazio a quanto concretamente presenta la canzone e le tematiche da essa trattate.
Mi piace molto come genere il nonsense e tu l'hai saputo valorizzare al meglio, parlando per emozioni e trattando raffinati quadri psicologici di personaggi spesso chiusi e distanti, senza risultare banale o scontata. E' una storia che suscita tante sensazioni diverse; mi ha fatto lavorare per immagini grazie a poetici accostamenti ed usi di metafore quanto di paragoni davvero splendidi.
4^Classificata a parimerito con Rota23:
Hotaru con "Summer Dust"
Correttezza grammaticale: 9/10
Stile: 9/10
Attinenza: 9/10
Personaggi: 8/10
Trama: 8,5/10
Giudizio personale: 5/5
Per un totale di: 48,5/55
Questa storia è davvero ben scritta: scorrevole, mai pesante, al di là di alcuni brevi passaggi che richiedono una seconda lettura. Anche la grammatica è molto buona nel suo complesso, non ho però dato voto pieno per via di una serie di errori di battitura che non hanno comunque compromesso la narrazione.
E' un racconto che emoziona e trasmette quel senso di malinconia che la canzone, secondo me appropriata, già regala: gli spiriti non possono andarsene; come loro anche Sasuke ed Hinata nelle difficoltà vivono una situazione molto analoga.
“Stavano sotto lo stesso cielo. Fra le stesse mura. Respiravano la stessa polvere. Già, in fondo che differenza c’è?”
Questa frase esprime così bene il paragone tra questi due mondi, quello sovrannaturale visto da Hinata e quello reale, che non ho potuto esimermi dal citarla.
I personaggi in sé sono attinenti alle loro caratteristiche originali, nonostante si sia in un contesto alternativo, anche se Sasuke nel suo modo di rapportarsi ad Itachi mi ha lasciata un po' perplessa: non è ben chiara la sua relazione con il fratello infatti; quest'ultimo viene descritto da Sasuke come un donnaiolo, cosa che discorda con il carattere del maggiore degli Uchiha e anche con quello di Sasuke stesso per la leggerezza con cui parla del fratello maggiore. Avrei preferito insomma una maggiore introspezione, visto e considerato l'accenno fatto.
Per il resto i personaggi sono comunque ben caratterizzati, particolarmente gradito è stato oltretutto lo scorcio su un po' tutti i protagonisti del manga, anche se in linea di massima i caratteri principali appaiono forse troppo evanescenti, un contorno indefinito della vicenda che perde un po' in trattazione psicologica.
Tutta la trama in sé è davvero molto suggestiva oltre che originale, anche per quanto riguarda l'uso e l'interpretazione della canzone, però il finale poteva essere a maggiore effetto: non cambia la condizione di nessuno, ogni cosa rimane inalterata. Da come proseguiva il racconto invece sembrava che ci si dovesse aspettare qualcosa, un avvenimento, un cosiddetto colpo di scena che però non è arrivato. Come la comparsa di Gaara per esempio, che portava a pensare ad un collegamento più immediato e palpabile con l'aldilà.
Però questa decisione non compromette la buona trama - per quanto lasci tutto un po' in sospeso, quasi galleggiante, in un mondo onirico dell'uguale - che rimane comunque molto coinvolgente soprattutto se accostata a “Hotel California”.
E' davvero originale ed attinente l'uso delle righe scelte e anche il senso complessivo della canzone: un luogo, una condizione della quale non potrai mai liberarti. Certo nel testo originale le interpretazioni sono molteplici essendo l'Hotel una metafora della vita, ma in quanto metafora può essere adattata a qualsiasi delle tante condizioni umane. Oltretutto ho molto apprezzato l'interazione dei personaggi con la canzone stessa ed il significato così vivido delle immagini: la scena dei fantasmi che danzano nel cortile, in particolar modo, è stata una scelta talmente suggestiva da far venire i brividi ed un po' di commozione.
In sostanza è una storia che, indipendentemente dalle piccole annotazioni dovute in quanto giudice, ho particolarmente apprezzato, soprattutto se ascoltata con la canzone in sottofondo. Complimenti per questo racconto così suggestivo e ben scritto.
5^ Classificata:
Erin_Ino con "Il Passeggero"
Correttezza grammaticale: 8,5/10
Stile: 8/10
Attinenza: 9,5/10
Personaggi: 9/10
Trama: 8/10
Giudizio personale: 5/5
Per un totale di: 48/55
Definirei questa fiction come un missing moment di una vita disastrata: la storia di una famiglia allo sfascio, senza più tanti appigli ai quali aggrapparsi per vivere meglio; tutti a modo loro cercano di sopravvivere, sperando magari un giorno di poter evadere dalla loro squallida esistenza. Secondo me è stata perfetta l'idea del finale, della sospensione che permette a ciascuno di trarre le proprie conclusioni su ciò che potrebbe accadere loro.
Tuttavia non ho potuto dare un punteggio ancora più alto alla trama semplicemente perché quanto si trova davanti il lettore è una sorta di presentazione dei protagonisti e delle loro vite: sarebbe stato persino meglio se invece ci fosse stato un ulteriore scorcio, magari su Gaara e su quanto egli compie di efferato nella vita.
Questo avrebbe contribuito a far coinvolgere maggiormente e travolgere chi legge nel turbinare di queste vite senza troppe vie d'uscita: a questo punto il finale aperto avrebbe potuto essere davvero tale, un finale di speranza o di disfatta forse, a seconda di cosa il lettore sentiva leggendo quanto capitava ai protagonisti. Insomma, io avrei aggiunto un ulteriore capitolo o anche solo qualche paragrafo in più, per rendere di maggior impatto la condizione terribile nella quale i membri della famiglia Sabaku si trovano.
Infatti i personaggi sono descritti davvero bene: con le loro fragilità, le debolezze e tutti con quella falsa sicurezza che nasconde i timori provati. Gaara in particolar modo è perfetto: freddo, scostante e chiuso in se stesso. Prova apparentemente indifferenza nei confronti dei suoi famigliari, persino insofferenza, quando in realtà lui stesso vorrebbe andarsene lontano con loro; certamente il Gaara che hai descritto rispecchia molto di più il personaggio iniziale del manga, portato in una fase intermedia di odio ed amore nei confronti dei propri parenti, gli unici che abbia al mondo. Ho particolarmente apprezzato il modo di rivolgersi a Temari, secondo me molto realistico: la disprezza per il lavoro che fa ma in realtà prova amarezza per la loro condizione di vita, che è arrivata a portare sull'orlo del baratro tutti loro.
L'attinenza alla canzone, indipendentemente dalle mie personali opinioni sullo svolgimento della storia, è stata ottima: non hai fatto comparire solo degli estratti che in qualche modo inquadrassero la trama ma, anzi, hai integrato la canzone nella storia. Compare, viva, con le sue note in una macchina dove ci sono i protagonisti e soprattutto è splendidamente descritto il concetto che è parte portante della narrazione: il passeggero, colui che assiste senza però agire realmente o poter fare nulla per cambiare direzione. E' un insieme di riflessioni sulla vita in generale davvero profondo, una considerazione del testo e di tanti aspetti del vivere in grado di coinvolgere. Un'eccellente trattazione, insomma, alla quale non potevo proprio fare a meno di dare quasi il massimo dei voti.
C'è stata un po' di penalizzazione nella grammatica per la presenza di svariate ripetizioni, ma eccetto questo è comunque molto buona, corretta sia nella punteggiatura che in altri aspetti. Per quanto riguarda lo stile secondo me dovresti andare meno frequentemente a capo, questo porterebbe ad una lettura meno spezzata della storia; oltretutto potresti usare più congiunzioni, in modo da legare i vari periodi e dare maggiore scorrevolezza alla lettura.
In sostanza è una storia che mi è piaciuta davvero molto, in particolar modo per come tu hai saputo mantenere le caratteristiche dei personaggi, trasmettendo le sensazioni di tutti pur usando la prima persona; toccante è stata anche la riflessione tratta dalla canzone, il modo in cui essa possa rappresentare la condizione di quanti non possano facilmente dare l'agognata svolta nella propria vita.
6^ Classificata a parimerito con Bravesoul:
Beckill con "Boys don't Cry"
Correttezza grammaticale: 7,5/10
Stile: 8/10
Attinenza: 9/10
Personaggi: 8/10
Trama: 7,5/10
Giudizio personale: 3,5/5
Per un totale di: 43,5/55
La vera pecca grammaticale della fiction riguarda la punteggiatura che in molti casi è messa erroneamente, spesso dopo coniugazioni, cosa che non va mai fatta eccetto particolari casi. Anche i puntini di sospensione sono utilizzati in modo un po' eccessivo e rendono meno scorrevole la lettura, senza contare che in alcuni casi il punto si perde per strada.
Quindi davvero peccato per la punteggiatura perché altrimenti l'uso delle parole e la composizione delle frasi risulta molto buona, oltre che variegata; come detto la punteggiatura non propriamente corretta appesantisce la lettura che invece potrebbe risultare molto più fluida e piacevole.
Per il resto l'estratto da te scelto di Boys don't Cry risulta ben inserito nella narrazione; le parole rispecchiano i sentimenti e i gesti dei protagonisti, oltretutto ho apprezzato il tema del pianto: ricorrente sia nell'infanzia da neonato di Naruto che quando quest'ultimo è più grande. In entrambi i casi qualcuno, che sia il padre o una presenza, gli dice di non piangere, perché deve essere forte.
Si tratta di una narrazione toccante anche se l'originalità ne è stata un po' penalizzata: descrivi, seppur con molta efficacia, un avvenimento narrato o accennato nel manga già trattato in molte altre storie. Oltretutto non presenti introspezioni o scorci di momenti precedenti agli avvenimenti narrati, sarebbe stata interessante anche solo una digressione più ampia: quando accenni al bimbo seduto sulla strada, per quanto sia un'immagine efficace anche in poche righe, potevi sviluppare maggiormente la tematica; magari spaziando sulla solitudine di Naruto che, suo malgrado, si ritrova senza amici a piangere presso un'altalena.
Minato è ben gestito, noi del suo carattere abbiamo solo sporadiche informazioni che lo dimostrano come combattivo e piuttosto allegro, ma sicuramente in questo contesto drammatico avrebbe reagito nel modo in cui tu lo hai trattato. Sarebbe però stato bello vederlo più approfondito, magari in un breve scorcio di vita famigliare così da rendere ancora più forte il legame tra lui - padre e protettore del villaggio - e il neonato; oltre a dare maggiore spessore all'introspezione di Minato avrebbe dato anche ulteriore profondità alla trama.
In sostanza è la tematica da te scelta è stata ampiamente sfruttata ma tu hai saputo comunque coinvolgere il lettore anche se, in quanto tale, avrei preferito una spaziatura più ad ampio respiro sugli avvenimenti, non solo per dare maggiore originalità in sé ma anche per offrire diversi scorci narrativi interessanti. Per questo non ho potuto dare un gradimento completo alla storia che pure merita: con un paio di leggere modifiche ed una ricontrollata alla punteggiatura sarebbe stata davvero ben fatta.
6^ Classificata a parimerito con Beckill:
Bravesoul con "Sinful Game"
Correttezza grammaticale: 7/10
Stile: 7,5/10
Attinenza: 9/10
Personaggi: 8/10
Trama: 8/10
Giudizio personale: 4/5
Per un totale di: 43,5/55
Una storia di amore e odio, ma anche di impulsi e peccato. Davvero un ottimo insieme di tematiche che non delude dalle premesse, anzi, la trama risulta trattare benissimo questi spunti piuttosto innovativi e con personaggi generalmente meno usati, personaggi che sono ampiamente capaci di dare grande ispirazione dal punto di vista psicologico e caratteriale.
Però quello che mi lascia perplessa nella trama è il modo e la facilità con la quale Kurenai cede alle pretese violente e poco garbate di Hidan, soprattutto dato che è quest'ultimo ad averle ucciso il marito. Kurenai si lascia trascinare dalla passione e non solo, nel suo letto desidera che Hidan ritorni, sentendo di amarlo pur sapendo di dover essere quasi “obbligata” ad odiarlo in virtù di quanto ha fatto.
Insomma, sembra un avvenimento piuttosto tirato a fatica: sarebbe stato più appropriato invece indagare maggiormente sull'inizio di questa relazione tormentata, indugiando in maniera approfondita su quanto avviene e soprattutto sul pensiero di Kurenai, anche solo mediante i gesti che compie. In sostanza l'innamoramento – o chiamiamolo anche dipendenza reciproca – avviene in modo troppo semplicistico ed immediato, risultando così piuttosto surreale.
Di conseguenza ne ha patito un po' anche l'IC dei personaggi: non certo di Hidan che risulta assolutamente perfetto, non solo per le sue caratteristiche - ormai ovvie e scontate - ma anche nell'approccio a Kurenai e nel suo modo di vivere la passione con lei: violento e non perso nell'amore; trascinante e allo stesso modo trascinato dalla sensualità involontaria di lei.
Kurenai è invece troppo arrendevole alle pretese sessuali del partner, la sua lotta iniziale è ben misera e infine risulta contraddirsi nel suo amore per Asuma, dimenticato quasi troppo facilmente per maturare l'amore irrazionale ed impulsivo nei confronti di Hidan. Per questo non l'ho rivista, soprattutto a causa dell'attesa dell'amato, del suo ritorno, con un odio che risulta quasi finto, trascinata com'è dalla passione - suo malgrado inaspettata e dominante.
Eccetto questo l'attinenza alla canzone c'è tutta: non solo per il tema ricorrente dell'odio passionale, davvero centrato, ma anche per come la parte finale risulti praticamente combaciare con le strofe da te scelte.
I punteggi più bassi sono stati per la grammatica e lo stile: la tua pecca grammaticale in questa fiction è data dalla presenza veramente eccessiva di ripetizioni che sarebbe stato facile evitare usando semplici sinonimi, visto che sono riferite a soggetti come Hidan e Kurenai, per i quali le definizioni alternative abbondano. Ho notato anche delle parole scritte in modo errato, nonostante il correttore di word: guance si scrive senza i e non si tratta di un errore di battitura, visto che l'hai ripetuto più volte.
Lo stile sarebbe buono, peccato per la parte finale nella quale la presenza continua di “lui” e di “lei” renda molto più confusa la lettura, facendo perdere di vista il filo della narrazione che diventa un po' caotica; in altri casi utilizzi frasi come “Una sillaba pronunciata con odio, furore.” che spezzano il racconto, rendendolo meno scorrevole.
In ogni caso si dimostra comunque un modo di narrare efficace, adatto per situazioni di questo tipo, anche se il tutto andrebbe maggiormente approfondito per risultare oltre che più credibile anche maggiormente tormentato. Eccetto questo hai creato una storia ben bilanciata nei punti di erotismo ed accenni violenti, contornati dalla struggente consapevolezza di sbagliare di entrambi i protagonisti. Una piccola revisione alla grammatica e all'elaborazione psicologica e verrebbe fuori una storia davvero splendidamente costruita.
7^ Classificata:
Superkiki92 con: "Silence"
Correttezza grammaticale: 7/10
Stile: 7,5/10
Attinenza: 8/10
Personaggi: 8/10
Trama: 7,5/10
Giudizio personale: 4/5
Per un totale di 42/55
Narri un momento tragico e allo stesso tempo in grado di revocare nostalgia, momento nel quale è Tsunade ad essere centrale, con la sua forza e la sua fragilità. Una what if che in parte ricalca il manga – anche se all'epoca era spoiler – ma non per questo rinuncia a spunti di riflessione ed a scorci del legame tra Tsunade e Jiraiya , un legame che viene comunque approfondito dai dialoghi ben definiti.
Però la trama, per quanto toccante, in molti punti non riesce a coinvolgere pienamente il lettore che ha davanti a modo suo qualcosa di già visto, per questo non brilla particolarmente d'originalità indipendentemente da quanto la situazione possa emozionare. Secondo me potevi puntare di più sulla conversazione tra Jiraiya e Tsunade, descrivendo oltre ai dialoghi – indubbiamente molto significativi – anche le emozioni, certamente palpabili ma piuttosto rarefatte, dei protagonisti, giocando anche sull'espressività dei volti e delle movenze.
Per questo motivo non posso valutare appieno il personaggio di Jiraiya: risulta alquanto evanescente ed intuibile a grandi linee solo attraverso i dialoghi e i pensieri altrui, incompleto in questo senso.
Una sua presenza più marcata, anche in virtù del suo destino, sarebbe stata appropriata, in particolar modo nel colloquio con Tsunade, secondo me cuore della narrazione perché descrive il loro complicato rapporto ed i desideri – frenati per orgoglio o incapacità – di entrambi.
L'attinenza alle parole della canzone è presente, anche se l'idea viene resa solo a momenti, simili ad un richiamo più che ad un vero e proprio impiego come colonna portante: l'idea della candela, della pioggia e di molti altri aspetto sono indicatissime e ad effetto, perché porta subito a riconoscerla, ma manca un'interazione vera con i personaggi e gli avvenimenti; la canzone è presente ma solo in elementi marginali che potrebbero esserci come non esserci senza che il fulcro della narrazione cambi.
I parametri più bassi purtroppo sono quelli grammaticali e stilistici; dal punto di vista grammaticale la punteggiatura ha penalizzato davvero molto la fiction perché in molti casi se ne fa un uso inappropriato: non solo sono presenti ridondanze spesso inutili ma in parecchi casi le virgole sono collocate in modo errato.
Altre volte i termini che usi sono impropri con quanto intendi dire, ad esempio il verbo mimetizzare al posto di materializzare o comparire; insomma, la terminologia usata risulta a volte non necessaria e sbagliata quanto a significati. Alcuni tempi verbali sono sistemati scorrettamente, come ad esempio “Le inveii” al posto di “Le inveì” dato che si parla in terza persona e simili.
Lo stile è compromesso dall'uso spesso inappropriato dei termini che rende meno comprensibile e godevole il racconto, così che il lettore in determinati punti fatica a seguire il filo, perdendo anche l'atmosfera struggente della storia che forse ad una seconda rilettura può far meglio apprezzare le tematiche trattate.
Un piccolo appunto: nei dialoghi i trattini devono essere presenti sia all'inizio che alla fine, in modo da chiudere il discorso ed incominciarne un altro. Questo, oltre ad essere obbligatorio, è anche d'aiuto per facilitare il lettore ad orientarsi.
Una maggiore cura e sviluppo nella fiction basterebbero per rendere davvero ottimamente l'argomento scelto, che nonostante riprenda a grandi linee quanto accade nel manga è stato visto sotto una luce più ampia, con splendide scene del rapporto tra Jiraiya e Tsunade, scene che però avrei apprezzato di più se fossero state meglio descritte, rendendo in maniera più profonda il legame che li unisce.
8° Classificato:
Hikaru_Zani con "Cherry Blossom"
-Correttezza grammaticale: 6,5/10
- Stile: 7,5/10
- Attinenza: 9/10
- Personaggi: 7,5/10
- Trama: 7,5/10
- Giudizio Personale: 3,5/5
Per un totale di 41,5/55
Purtroppo ciò che ha penalizzato la fanfiction è stata la grammatica la quale, mio malgrado, doveva essere comunque valutata.
Il punteggio molto basso è dovuto ad una serie di errori gravi da te commessi, primo fra tutti “ io do la colpa
hai petali di ciliegio” che è come minimo da strapparsi i capelli; può essere di battitura ma questo indica che non hai riletto la fiction come si dovrebbe.
Altra serie di sbagli riguarda la punteggiatura che in molti casi è sistemata in modo completamente scorretto; in frasi come “ma fu palese che quella smorfia spuntatagli sul viso, fosse tutt'altro che un'espressione gioiosa.” oppure “ era straordinario il modo in cui, riusciva ad arrivare al cuore delle persone” hai messo la virgola tra soggetto e verbo, cosa che non va mai fatta eccetto tra gli incisi.
Mancano gli accenti in parole come “Strinse forte a se il cuscino” oppure “ Il compagno non poteva essere li” e in molti casi non hai usato la maiuscola all'inizio di una frase mettendola molte volte dopo i punti di sospensione senza che ce ne fosse bisogno, oppure in un caso addirittura in “...sonno, Quelle...”
In alcune situazioni gli errori sono propriamente grammaticali, quindi gravi e severamente penalizzati, in altre sono errori di battitura che potrebbero essere evitati con una rilettura più attenta.
Lo stile ovviamente è fortemente penalizzato dalla grammatica scorretta anche se c'è un uso eccessivo delle virgole che rendono poco scorrevole la lettura; oltretutto ritengo che a volte tu abbia usato un po' impropriamente dei termini facendo sì che alcuni passaggi facciano storcere parecchio il naso, come ad esempio in “ ...Eppure rimaneva esitante a quel pensiero, Sasuke doveva essere per forza li, la finestra era chiusa e i ciliegi erano troppo distanti da casa usa” (lasciamo perdere l'errore di battitura e il lì non accentato)
Indubbiamente la canzone è ben inserita nella fiction e coinvolge in pieno tutti i personaggi passando quasi per ognuno di loro in un modo molto ben congegnato. Però mi è mancato quel qualcosa che riuscisse a farmi davvero sentire il testo all'interno della storia, è più una questione di sensazioni che non ci sono e per questo non ti ho dato un dieci pieno.
I personaggi sotto certi aspetti risultano IC anche se ho dovuto abbassare il voto perché sono davvero troppo abbozzati: Sasuke in primis è quasi evanescente, c'è e non c'è e la sua persona trasmette davvero poco per poter essere valutato con criterio. Per quanto riguarda Kakashi e Iruka non saprei dire con esattezza: non appare nulla che faccia risaltare la loro personalità, forse perché hai dato in alcune parti troppo spazio ai dialoghi senza considerare l'aspetto descrittivo, rendendoli quindi più impersonali. Naruto sicuramente è quello tratteggiato meglio, ho davvero adorato la frase da lui detta:
“ Io... Io devo andare maestro, le pagherò il ramen appena sarò diventato famoso! Mi scusi!”
Ebbene questo è Naruto, lo racchiude perfettamente in ogni sua sfaccettatura. Credo sia davvero perfetta su di lui, Kishimoto stesso non avrebbe potuto idearne una migliore in questo contesto.
Per quanto riguarda la trama, essa è piuttosto originale: la gara canora per ottenere un contratto, il dialogo–rivelazione tra Iruka e Kakashi e l'idea del biglietto con le parole di Sasuke. Peccato però che nel complesso molte cose risultino discordanti tra di loro e lascino parecchio dubbiosi, in particolar modo Sasuke: come può di punto in bianco partire per incidere un disco quando gli altri devono gareggiare per farlo? Va bene che ha ricevuto un contratto tanto inaspettato quanto inspiegabile ma è poco plausibile che le cose si svolgano in maniera tanto affrettata. Tutto il suo comportamento a dire il vero è pieno di contraddizioni.
Il finale poi, tra Sasuke e Naruto, è davvero troppo frettoloso, come se si avesse la smania di concludere al più presto, al punto che per qualche istante si rimane disorientati nella lettura. Addirittura in uno dei passaggi finali compare un “Sasuke muoviti! L'autista ci sta aspettando da parecchio tempo!” senza che sia fatto un minimo accenno a chi parli.
Insomma, poteva davvero essere sviluppata meglio come storia per rendere e coinvolgere a fondo il lettore senza che si senta confuso da una serie di dialoghi molte volte intervallati da un semplice spazio, dialoghi che fanno perdere il rapporto con il personaggio diventando quasi battute a copione.
Ti consiglio quindi di riguardarti bene la fiction, ricontrollando punteggiatura e grammatica; oltretutto dovresti inserire una maggiore introspezione non lasciando l'idea delle emozioni provate solo attraverso le parole dei dialoghi, soprattutto se difficoltosi da leggere a causa della punteggiatura che intervalla troppo le frasi.
Peccato davvero perché l'idea di base era splendida, avresti solo dovuto svilupparla meglio.
Ora, se state leggendo queste righe vuole dire che vi siete più o meno tranquillizzate, magari avrete le mani che tremano oppure brandirete una katana senza timore di usarla.
In ogni caso volevo precisare due fondamentali cose.
Primo. Tutte le fiction, esulando lo stile e la grammatica molto diversi da persona a persona, sono state davvero uniche: ciascuna è in grado di trasmettere qualcosa e davvero nessuna è da sottovalutare o considerare in maniera più superficiale.
Credo che i contest servano per imparare e migliorarsi: sono i giudizi che contano realmente, perché rappresentano pur sempre un'ulteriore modo di confrontarsi con un'altra persona e sentire la sua opinione il più possibile imparziale. Spero che siano questi a contare e ad aiutarvi, per quanto vi serva, più che le votazioni e la posizione in classifica.
Secondo. Il criterio che mi ha dato più problemi è stato quello dell'attinenza: in tutte le storie che mi avete mandato, dalla prima all'ultima, c'è stato il legame con la canzone che avete scelto. Ma confrontando le varie fiction tra loro ho dovuto premiare coloro che sono stati in grado, con maggiore inventiva, di far sentire il brano come realmente parte delle righe scritte.
Concludendo, vi ringrazio tutti, uno per uno, per aver partecipato a questo contest mettendo in gioco voi stessi. E' stato un piacere ed un onore leggere e dare una mia opinione di tutte le storie in gara – storie che vi consiglio, appena avrete tempo e voglia, di leggere.
[Edited by Happy_Pumpkin 5/24/2009 7:56 PM]