Forum dei Masters di Avalon - Forum Ufficiale del sito www.isoladiavalon.net

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Quest: La leggenda dell'Isola nascosta dalle NebbieLast Update: 1/25/2009 11:55 AM
2/8/2008 12:49 AM
 
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Pubblico questo dialogo a titolo puramente informativo per i player. Una sorta di prologo ad una delle Quest che verranno portate avanti in futuro.
Tenete d'occhio questa cartella, perchè l'aggiornerò con nuovi dettagli, non appena la storia avrà un suo proseguio.
Buona lettura.


Le ragioni di una guerra insensata.

“C’è una cosa che non ho capito Mio Signore. In tutti questi anni, gli Dei mi sono testimoni, abbiamo sempre avuto cura di centellinare le nostre forze. Ricordate quando vi chiesero appoggio a Nord di Westingham? Sarebbe stata utile , politicamente voglio dire, l’occupazione di quei territori.
E poi, diciamoci la verità, avrebbero i Celti avuto scampo?
Rispettai la vostra decisione, ben inteso! Sapevo quanto le vostre motivazioni furono radicalmente permeate sul risparmio delle truppe, dopo quello scontro contro i Francesi. E poi c’era da ricostruire quel presidio giù a Carlington…
No, non vi è dubbio che, quella volta, il Vostro ragionamento fu più che giustificato…” Sir James di Notthingam si fermò un attimo nel parlare. Cercò invano lo sguardo del suo Sire, che, di contro, pareva perso nella contemplazione della vallata oltre la vetrata
“Eppure – riprese - perdonate il mio ardire, ma non comprendo…”
Fu a quel punto che il Re volse verso di lui lo sguardo, irritato, come se solo adesso il discorso del sottoposto iniziasse ad interessarlo.
Sir James incalzò, ma fece una fatica immane a fissarlo per più del dovuto senza cadere in soggezione .“Perché, mi chiedo, abbiamo mandato migliaia di uomini in quel posto dimenticato dagli Dei? E poi…accidenti fatico financo a ricordarne il nome…Bantlon…Barrilon…Ba…”
“Barrington”
“Si ecco…Barrington…” gli scappò un lieve sorriso, che tuttavia non trovò alcun tipo di riscontro nell’espressione severa, immota del Re.
Sir James si sentì subito di dover precisare compiutamente il suo discorso, sarebbe bastato veramente poco per ritrovarsi nell’imminente con il capo tagliato su un vassoio d’argento “Beh” riprese con tono più serio “Qualunque ragione Vi abbia portato ad impiegare tutti quegli uomini…deve esser stato importante, ma malgrado i miei sforzi, non riesco ad afferrarne il senso…”
“Non vi si chiede di capire, Sir James, l’unica cosa fondamentale è che siamo riusciti nel nostro intento. Fortunatamente siamo riusciti a fermarli. E se siete ancora vivo e così lesto ad espormi le vostre questioni, lo dovete solo alla mia lungimiranza. Vi basti questo.”
Fosse stata un’altra persona, probabilmente, quella replica gli sarebbe pure bastata. Ma il Conte di Notthingam meritava delle risposte. Se non altro per le ingenti perdite che hanno dovuto subire i suoi generali e lui stesso, in prima persona.
“A voi devo la mia vita, mio Sire, sapete che non mi sono mai tirato indietro in questi anni e per le ricchezze che mi avete concesso ve ne sarò per sempre grato.
Volevo solo conoscere i motivi di quella dispendiosa battaglia. In quei territori è morto il mio primogenito, dopo atroci sofferenze…
Ma se così desiderate, mi adeguo al vostro volere ed accetto il vostro dire. Lode e Gloria al vostro Nome Sua Altezza…” James fece un mezz’inchino prima di ritirasi. Aveva giocato la sua ultima carta. Non sapeva se la sua sofferenza avrebbe fatto breccia su quelle parole insoddisfacenti. Aveva perso il suo unico erede. Conoscere le motivazioni per cui era accaduto gli sembrava il minimo dovuto.
“Attendete, Sir James, attendete un istante..” quella voce, perentoria ed inflessibile, lo freddò sulla soglia dell’uscita. “Voi solo…meritate una risposta…”
Il Conte di Notthingam si voltò molto lentamente, come se non fosse del tutto preparato a ciò che inevitabilmente avrebbe scoperto. Il suo Re pareva fissarlo quasi a volerne scrutare l’anima stessa, il profondo dei suoi pensieri. Poi di colpo parlò, dopo essersi seduto sul suo legittimo trono.
“Ditemi, amico mio, cosa sapete di Avalon e della Dama del Lago?”

Amon.
3/21/2008 5:37 PM
 
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Seconda Parte.

Nel Passato

Erano 7 giorni e 6 notti che viaggiavano concedendosi poche soste se non quelle necessarie per far rifocillare i cavalli e riprendersi fisicamente. Non avevano tempo da perdere, era evidente.
Garavin era esausto, se ne stava poggiato ad un tronco con il suo fedele arco a tracolla ed un volto scurissimo traversato da ombre minacciose. Era nervoso. Ed anche lui lo era, non poteva farne a meno. Mancava poco ormai ad Avalon. Finalmente avrebbe rivisto Earendil, gli avrebbe spiegato tutto, avvisandolo del pericolo. Dannazione che serataccia! E’ affamato, sudicio, avrebbe bisogno di un bagno caldo e di fermarsi un momento dallo scappare in quel modo assurdo. Rinald lo guardava con lo sguardo di chi deve aver seguito e compreso fino a quel momento il filo dei suoi pensieri.
“Sei preoccupato?” proferì in un sospiro.
“Abbastanza per non volerne parlare” replicò Gherard guardandosi di riflesso intorno.
“Ormai siamo vicini…non turbarti fratello…presto ogni cosa sarà compiuta”
“Lo sarà quando avremo avvisato il Principe…LUI potrebbe averci seguito…non possiamo fallire…non sappiamo nulla dei suoi piani…ma se è tornato… vorrà dire che starà tramando qualcosa…qualcosa di terribile…”
Gli vennero i brividi. Non era una semplice sensazione quella che aveva avvertito negli ultimi giorni. Qualcuno li stava seguendo. Qualcuno in grado di ucciderli facilmente in pochi secondi.
“Andiamo…ne ho abbastanza di questo posto…Garavin prepara i cavalli…Rinald seguimi…Rinald?” se ne stava immobile come se non volesse smuoversi per nessuna ragione al mondo “Alzati vecchio mangia bacche di un elfo…dobbiamo spegnere il fuoco…controllare che non vi sia nessuno…e part…” Non proferì le ultime parole. Gherald si stranì nel vederlo ancora ammutolito. Rinald era di certo un pelandrone ma non si tirava mai indietro quando c’era da fare sul serio. Poi si avvicinò ancora e vide una macchia di sangue all’altezza dell’addome. Capì tutto.
Ma era già troppo tardi.

Verità sepolte

Teneva il capo mozzato di Garavin per i capelli, grondanti di sangue. Gli occhi spalancati ed inerti dell’amico lo costrinsero in un’immobilità assoluta.
Lui si avvicinò con un sadico sorriso sul volto, completamente storpiato dalle ustioni dell’incendio nella parte destra. Un essere orribile, di cui avrebbe fatto a meno di conoscerlo, sebbene negli anni passati vi sia stato costretto solo per combatterlo. Ma inutilmente a quanto pareva.
Continuava a ridere soddisfatto mostrando il suo nuovo trofeo.
Si era mosso come un vero assassino,silenzioso ed invisibile, persino per le orecchie e per gli occhi di un figlio del Fiume d’Argento.
“Cosa…Cosa vuoi?” proferì Gherald con un nodo in gola.
“Qualcuno…Qualcuno mi ha detto che volevate avvisare il mio caro fratellino di come io sia riuscito a fuggire dalle prigioni di Arengard…ammetto…che in un primo momento volevo concedervelo…ma poi mi sono detto…perché rovinargli la sorpresa?” il tono era rauco e velenoso allo stesso tempo. Da vero bastardo, se fosse stato il caso di confermarlo.
“Qualunque cosa ti passi per la mente…sappi che per te è finita Radiak. Il Principe porrà per sempre fine alla tua vita. Fu troppo benevolo quella volta. E sbagliò ad immaginare una tua possibile redensione… Non potrai mai cambiare Radiak… Sarai sempre un infame assassino! Ogni sforzo è stato inutile…!”
“Ahah… AHAHAH… Farmi marcire in una cella è stato forse un gesto …caritatevole? Mutilarmi la faccia è stato… generoso? E rendermi la vita un INFERNO avrebbe dovuto CAMBIARMI?” Radiak fissò Gherald con odio, con un gesto fulmineo della destra gli cinse il collo, iniziando a stringerlo furiosamente “Adesso PAGHERETE!…Pagherete tutti per le mie sofferenze! Mio Fratello morirà...e ciò che Egli inconsapevolmente difende…sarà MIO!!” poco dopo gli spezzò il collo, aveva sentito abbastanza.
Non si curò di sotterrare i cadaveri, il pensiero di saperli li a marcire mangiati dai lupi gli diede un brivido di piacere sulla schiena.
Nascose il viso deforme con il cappuccio del mantello nero. Proprio mentre pensava che sarebbe stato difficile compiere l’impresa da solo. Gli servivano uomini disposti a tutto, tagliagole affamati di gloria.
Ma non ebbe dubbi che li avrebbe facilmente trovati una volta disvelato il segreto, il mistero che custodiva con assoluto ardore.

Prendersi il Mondo.

“Ora mi è tutto più chiaro…” Sir James si carezzava il mento, non avrebbe mai pensato di venire a conoscenza di una simile vicenda “Farò quello che dite mio Sire, è essenziale che Barrington rimanga sotto il nostro controllo…andrò a parlare con i Governatori della cittadina e proporrò loro il nostro insediamento al potere, in cambio di agevolazioni e ricchezze. Con le buone o con le cattive otterremo quel presidio.
Nel frattempo, inizieremo le ricerche. Se è vero ciò che le mie orecchie hanno sentito, non vi è più tempo da perdere.
Il Potere di cui stiamo parlando è grande, immenso. Forse una nuova Roma sorgerà dalle macerie. Un Impero che la storia ricordi in eterno. Più forte, più longevo, più ricco di quelli passati. Per la fiducia che avete riposto in me…non fallirò Maestà” il Conte di Notthingam portò il pugno all’altezza del petto, prima di defilarsi definitivamente oltre l'uscio.

Il Re d'Inghilterrà restò per alcuni istanti a considerare le sue parole. Aveva fatto bene a fidarsi di quell’uomo? Forse.
Ad ogni modo sarebbe intervenuto personalmente quando le ricerche fossero finite.
E’ tempo di prendersi da Avalon ciò che gli è dovuto in quanto liberatore dai Normanni e dal loro misero esercito.
Prendersi il Mondo, dopo, sarebbe stato un piacevole, stuzzicante,e tuttavia banale dettaglio.

Amon
[Edited by SirGuybrush 3/21/2008 5:38 PM]
4/24/2008 11:59 PM
 
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{Memorie di Barrington}
{Un ragazzino lascia una piccola busta in pergamena gialla sul primo gradino della Biblioteca. Nell’esatto centro di essa un sigillo in ceralacca, su cui è calcata il simbolo di una casata. Due spade che si incrociano ed uno scudo dietro di esse}


Memorie di Barrington

Capitolo primo.

Uno strano fenomeno sociale.

“Signori, inutile aggiungere letterari sofismi a realtà lampanti, chiunque avesse dimestichezza con queste terre dimenticate dalla storia ,conosceva certamente la famiglia Kiplings e la particolarità dei suoi componenti.
Io oggi li voglio ricordare, perché a noi che siamo Semplici cronisti rinchiusi in torri d’avorio, memoriali di racconti popolari, questo duplice omicidio pare inspiegabile.
Ma ve lo ricordate, diamine, Arthur Kiplings?
Io non riesco a credere che sia Morto in quel modo. Avrei pensato, nell’ovvietà, che sarebbe stata sua moglie l’artefice. Ma poi come spiegare la morte di Rebecca a sei metri da casa sua?
E’ forse Barrington divenuta un covo di folli dove si uccide, si piange per aver ucciso e ci si suicida pochi secondi dopo?
Rebecca Kiplings aveva gli stessi atteggiamenti di un Leone nelle vicinanze di un Cerbiatto, entrambi rinchiusi nella stessa gabbia. Non ho modi univoci per definire un animo così irascibile, iroso, belligerante. Sapete bene come io non riesca proprio a comprendere come sia possibile odiare in quel modo Arthur Kiplings. Non avrebbe mai fatto male ad una mosca e per di più non aveva vita sociale. E sarebbe solo un affronto all’intelligenza ritenerlo capace di meschini adulteri.
Fra di Noi tutt’ora ci si chiede, senza plausibili risposte, come fosse stato possibile un amore di tal genere. Forse, nella Notte, quando il silenzio cala nel manto d’ombra anche per quei cuori così diversi… era possibile amarsi.
Ricordiamoli allora.
Perché qualcuno nel futuro rammenti che d’impossibile per l’umano sentimento non vi è nulla.
Si può esser nell’estremità dei nostri vizi, nel punto di non ritorno, ed esser eppur capaci di curar la nostra amata o di perdonarla, quando il cuore ha bisogno del silenzio.
Vostro,
David De la Crois, della Casata dei Withegard.”


//Nota: Questo messaggio può essere trovato ON dal primo che posta un automastering (ben strutturato) dove descrive il ritrovamento. ---> La pergamena è in possesso di Nataniel.

Amon.
[Edited by SirGuybrush 4/25/2008 2:30 PM]
9/5/2008 10:00 AM
 
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Il sapore della sconfitta.


“Ero ad un Passo dalla vittoria … Ad un passo … dannazione!” fece calare il suo destro chiuso a pugno sul tavolo in mogano facendo sobbalzare i calici d’oro e d’avorio colmi di vino. Di rabbia ne aveva tanta, se avesse potuto incenerire con le fiamme del suo sguardo il mondo intero lo avrebbe fatto senza attendere oltre. Curiosamente non era il solo a volerlo. Ed in realtà, solo, non lo era mai stato, sin dall’inizio di quella vicenda. Il suo interlocutore sorrise al gesto furente dell’elfo, quasi fosse ormai abituato a simili esternazioni di ira. Era anche un sorriso accomodante, consapevole della forza di Radiack, che Egli stesso aveva permesso di liberarsi dalle catene della prigionia.
“Non è il caso di demoralizzarsi, amico mio, non è ancora tutto finito. Siamo in gioco, il piano è semplicemente saltato per l’imprevedibilità stessa dell’indole umana, oserei dire. Voi non avete colpe. Dovete solo trovare un'altra via per raggiungere l’obbiettivo”
“Non potevo immaginare che De la Crois si suicidasse, interrompendo il rito proprio sotto i miei occhi.” Ribadì Radiack tranquillizzandosi, o almeno cercando di farlo “ Ma potevo prevederlo. E’ stato un grave errore di valutazione.” Il sapore amaro della sconfitta era ancora palpabile, non facile da accettare. Ritornò a fissare il suo Sire, mostrando lui totalmente la parte sinistra del suo volto, orribilmente ustionata “ Avete ragione. Il Magiliot è sempre al suo posto. E prima o poi, sarà mio.”
“Nostro, vorrete dire.” Il sorriso sul volto del Sire si era improvvisamente spento. Era chiaro che non avrebbe ammesso divergenze su quel punto. A costo di scatenare contro il traditore tutto l’esercito della Bretagna. L’elfo oscuro si trovò solo per pochi attimi spiazzato, quasi si fosse scordato per chi stava lavorando e a chi doveva la sua liberazione.
“Tornerò a Barrington” replicò secco, lasciando che le parole del Re non trovassero conferma, o perlomeno lasciassero adito al dubbio. Del resto non vi era apparente pericolo che il loro rapporto di fiducia si incrinasse. Ed almeno per il momento, non era nel suo interesse. “Avrò bisogno del Vostro supporto, s’intende. E di danaro.”
“Li avrete.” Fece il Re, congedandolo “Fate attenzione a quel James Ellroy, potrebbe mettervi i bastoni fra le ruote”
“Lo ha già fatto. Chi credete che abbia avvisato De la Crois del mio arrivo?” si fermò sull’uscio, voltandosi verso il trono per l’ultima volta “Sarà lui la mia prossima vittima”.

Amon
10/5/2008 2:22 PM
 
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Il racconto di una notte.

Il lago è appena increspato dal soffio persistente di una brezza molto fresca. Le nubi si sono allontanate ed adesso il cielo è sereno. Si sente ancora l’odore della pioggia.

“E’ una storia lunga..sei sicura di volerla sentire davvero?”

“Si lo voglio, c’è una splendida serata … ed il tempo di certo non mi
manca … dai, raccontami “

“Sei molto curiosa … non so se sia più divertente tenerti sulle spine … o dirti tutto … ed osservare il tuo piglio interessato mentre mi ascolti … devo decidermi … sei incantevole in entrambi i casi.”

Lei non rispose. Lo guardò e poi prese le sue mani.

“Sono passati due giorni, ma è come se fosse ieri, come se tutto mi fosse rimasto impresso nella mente ed io ricordassi, alla perfezione,ogni dettaglio di ciò che mi è successo, secondo dopo secondo … Sono sensazioni che tornano e ritornano come onde emotive che si abbattono sulla spiaggia … . E credo che non le dimenticherò mai, che questa storia mi abbia segnato, in qualche modo imprevedibile. Inatteso.”

Abitudini.

La spada è di fianco al letto. Un po’ troppo distante in effetti per essere impugnata subito, nell’evenienza. Rimane tuttavia una presenza confortante ed illusoria allo stesso tempo. Prima o poi dovrà pur succedere, sopravvivrà chi la avrà usata meglio, come sempre .
Dalle finestre filtra offuscata la luce arrossata del tardo pomeriggio. Si sentono delle voci, il mercato sta chiudendo, le prime carovane stanno lasciando la cittadella.
Sono disteso sul letto di una squallida locanda qualunque, mia dimora abituale ormai da più di un mese. Le pareti sono scrostate, il legno della pavimentazione marcio, infracidito dall’umidità e divorato dalla pazienza dei roditori.
Alzarsi è un’impresa di non poco conto. Ogni giorno più difficile, drammatico.
Nascondersi o essere prigioniero non fa più alcuna differenza. Tant’è che non so più in cosa si stia riducendo il mio futuro, indefinibile in questa attesa snervante, eccessiva.
Il Nemico non ha mai fallito due volte. Ciò pone tante ed incessanti questioni, e la risposta a cui do più credito è la mia morte, in tempi molto ristretti.
Mi ucciderà ed io avrò fallito. O forse, adempiendo ai miei doveri, avrò futilmente dilatato la distanza temporale che mi separa da mio figlio.
Sul comodino c’è una bottiglia di Rum, due bicchieri, di cui uno ancora pieno, ed un tozzo di pane preso dal fornaio l’altro ieri. Mi scolo il bicchiere e decido di radermi. Cammino barcollando, ma la strada e molto breve, anche se colma degli ostacoli del disordine.
No, non sono in buone condizioni fisiche.
Sullo specchio si intravede il volto di un uomo stanco che a conti fatti non ha mai creduto di avere alcun scopo predominante nella vita. Per essere precisi ne aveva uno, ma lo ha perso. Nella chiara evidenza di essere per prima cosa un assassino, egli stesso. E poi vi era la consapevlezza che una qualche vergogna lo inducesse ad espirare le proprie colpe, come se fosse soltanto lontanamente possibile.
Dopo il ritorno dalla guerra è rimasto solo un accavallarsi di interessi, la ricerca del prestigio, della fama, della gloria ed infine del potere.
La Vendetta, nondimeno, mi ha spinto a curarmi di vicende in cui è saggio non lasciarsi coinvolgere.
Lo so e continuo a ripetermelo. Molto presto, morirò.
E non c’è nulla di più atroce dello specchiarsi pensando che potrebbe essere l’ultima volta, l’ultima riflessione d’ un uomo con se stesso, l’atto finale di verità, con la coscienza che si misura con la propria storia, quando si è soli, indifesi.
Gli anni sono passati, passano per tutti. Ma inutile pensarci, il senso malinconico che se ne trae mi da fastidio. E sopratutto non è il momento di pensare al passato, giacché perfino le prossime ore mi sono incerte.
Il punto è che non mi servirebbe a nulla fuggire. Devo affrontarlo oltre quella porta, una volta per tutte.
Mi vesto.
Una volta uscito da questa stanza sarò semplicemente la prossima vittima. Una delle tante.
E sia, dunque.
Il mio futuro non può più attendere.

Senza Respiro.

Fuori fa freddo, si gela. Le strade sono finalmente vuote e quindi più sicure. E’ chiaro che è drammaticamente più difficile difendersi da un assassino che si mimetizza fra la gente ed aspetta paziente, come l’ultima volta al mercato. James crede di essere stato molto più che fortunato quella volta. Il Destino ha voluto che fosse salvato da una donna, della quale si è dovuto fidare sin da subito, senza le imbarazzanti attese del primo incontro. E tuttavia ha fatto più che bene e, per molto tempo, si è lasciato cullare dal sorriso che solo per un istante è riuscito a strapparle. Le ha scritto una lettera, spiegandole tutto ciò che a parole, per una qualche inspiegabile vanità della propria indole, non le era riuscito a dire. Tutte le sue ricerche, i suoi sospetti, le sue paure. Il problema è che si tratta comunque di una donna che non conosce, potrebbe non tornare più alla biblioteca, ma è li che ha lasciato il messaggio, nascosto sotto la poltrona nella quale era riuscito a dormire per poche ore, in assoluta serenità. C’era l’alta probabilità, ad ogni modo, che quanto scritto fosse trovato prima da qualcun altro. Ma non importava, poiché sapeva che ci sarebbero state buone possibilità che quell’altro fosse il bibliotecario o lo scriba, persona reputabile fidata e con il quale aveva condiviso parte di quella storia.
Radiack non ha mai lavorato da solo. C’è la Corona d’Inghilterra dietro la sua liberazione dalle prigioni di Arengard. Nessun dubbio, anche se gli risulta ancora difficile comprendere perché il Re abbia assegnato lo stesso compito a due uomini diversi, diversissimi. E forse proprio in questa distanza sta il significato ultimo di quella scelta. Un Divertimento, perché no. Alla stessa stregua di una tragica commedia in cui si muore e si continua a sorridere. Un vezzo, un assurdità degna di chi è gonfio del proprio Potere. Sarebbe prima o poi arrivato il momento in cui il teatrino sarebbe divenuto banale, ed allora probabilmente sia Predatore che Preda sarebbero stati uccisi da una mano terza, lontana eppur presente, forse inconsapevole di cosa sia successo, di cosa sarebbe potuto succedere.
Quella mano, quell’uomo adesso ha pure un nome ed un paese di provenienza: Araglas del Deserto.
Ancora una volta James si ritenne fortunato. Il caso vuole che i suoi agganci con il regno d’Inghilterra non si siano del tutto fossilizzati. Le ultime voci parlano del Sovrano intento a discutere con Araglas, con quel suo solito sorriso strafottente, tra una bistecca di carne rossa da sbranare e del buon vino con cui dissetarsi. C’è da scommettere che l’argomento principe del discorso sia stato proprio lo stato dei fatti a Barrington, di quell’incapace di Radiack e del Conte di Notthingam, dei suoi sospetti, della necessità della sua morte.
E’ sempre stato un gioco e James sa bene di non potersi fidare più di nessuno.
Si dice che Araglas sia partito per la sua nuova missione, i dettagli ovviamente sono sconosciuti. James sorride. In quella notte, fredda come il suo cuore, probabilmente Predatore e Preda potrebbero subire uno stesso Destino. Il Sovrano da, il Sovrano toglie. E lui è sempre stato una pedina, un insignificante, debole, fragile pedina.
C’è però la consapevolezza che la storia la fa il Popolo, non i suoi Re, i suoi Sovrani. Ed Egli, James il Conte di Notthingam, si sente parte del Popolo. E’ lì, in quel luogo in cui si lavora duramente la terra, tra le case distrutte ed invecchiate, le locande lorde e piene di chiasso, che avviene la vera Rivoluzione.
La Piazza è deserta. Decise di abbandonare Barrington, quella notte stessa. Stava per raggiungere i portali sorvegliati dalle guardie, poi vide una muraglia di sabbia alzarsi dalla terra e venirgli incontro come si trattasse di un onda di diversi piedi d’altezza, scaturita da un maremoto. Rimase rigido, immobile, incapace di muoversi, mentre quella massa informe di sabbia lo raggiungeva e lo travolgeva, mozzandogli il respiro, bloccandogli gli arti, annullandogli i sensi.

Un nuovo giorno.

“Poi un vortice d’aria ha iniziato a spazzar via ogni cosa … quel mare di sabbia che aveva inizialmente sommerso l’intera piazza … svanito … Tutto risucchiato in un punto imprecisato vicino alle mura … ma c’era buio … e non ho visto altro … incredibile … davvero incredibile … ”

“E quell’uomo?”

“Credo che il suo corpo sia ancora lì oppure che sia stato spostato … dopo quella scena terrificante sono fuggito … e devo ritenermi fortunato, probabilmente, se sono in grado di raccontarti tutto di quella notte”

“Che storia terribile, ed adesso? Cosa hai intenzione di fare? “

“Non lo so … potrei informare il Governo di Barrington"

"… ma c’è da fidarsi? E poi pensi che credano, così, ad una storia simile? ”

“Non penso … ma una cosa è chiara. Siamo in pericolo, avviserò il rappresentante del popolo. Sarà il vecchio a decidere cosa farne di queste informazioni. Adesso andiamo, si è fatto tardi.”

“Ancora un attimo, stringimi a te Elvin, ho bisogno di sentirti vicino a me…”

“Vieni qui … aspetteremo l’alba … al resto ci penseremo con calma, con il nuovo giorno.”

Amon.

1/25/2009 11:55 AM
 
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Morgana.

La stanza è buia. Una donna, vestita di bianco, siede di fianco al figlio, disteso sul letto. Dolcemente carezza i suoi capelli ramati. Egli trema. E le parla.

“… Vedo … Vedo tutto attraverso … Sabbia Rossa … E …. Deserto … . Sento che il Momento è Vicino. Sabbia Rossa. E Nuvole E Fulmini purpurei cadono nell’anima … Ho sete ...… Ho sete di te, che non sei qui ...”

“… Io sono qui … Araglas …”

“ … Madre … Domani … Ucciderò l’Elfo … Domani … Avrai … il Primo Cristallo … “

“ … Figlio mio … Mi rendi … Felice …”


Scontro inevitabile.

Giorni e giorni di ricerca. Tutta fatica sprecata.

“Dannato James di Notthingan … Dove diamine avrà nascosto il suo Cristallo?”

Radiack non ci vede più dalla rabbia. La vicenda non si è più sbloccata da quando ha ottenuto la prima Strale del Potere da De la Crois.
Inoltre, Araglas è sulle sue tracce. E presto riuscirà a trovarlo.
Bisogna prendere una posizione, bisogna agire, trovare il resto dei Cristalli e poi assicurarsi il Magiliot. Non può permettersi di impossessarsi subito della Reliquia si da concedere, in seguito, che qualche sprovveduto lo neutralizzi con le Strali.
Sarebbe un rischio che solo un ingenuo commetterebbe. Ed è lo stesso motivo per cui Araglas sta agendo esattamente allo stesso modo.
E’ inevitabile. Incroceranno le loro strade, prima o poi.
Deve essere più veloce di lui, deve estendere le ricerche a tutta Barrington, trovare il secondo manufatto e spostarsi alla Baia dove, secondo le indicazioni, si troverebbe il terzo.
Poi sarà il turno di Avalon, la battaglia finale contro il Passato e la conquista del Potere indiscusso sul Mondo.

“… A noi due Araglas del Deserto … E’ finito il tempo delle Attese … Leverò di mezzo Voi e la vostra Sabbia … Definitivamente …”.


Il ponte di sabbia.

Radiack è riuscito a distanziarlo di qualche metro, saltando con un faticoso balzo sul tetto della casa a lui frontale.
L’equilibrio tuttavia è precario, sente mancare la presa sul piede destro che scivola verso il basso. E’ immediatamente costretto ad usare la Spada Gemella nella destra per ancorarsi ad un sostegno, sfondando con fendente inverso le travi in legno. Ansima.
L’inseguimento si protrae incessantemente da svariati minuti. Araglas ha sorpreso l’Elfo oscuro nei pressi della Biblioteca, quand’ancora stava cercando di introdursi.
Radiack sentiva di essere ad un passo dalla meta, quando un pugno di sabbia per poco non lo centra in pieno.
Solo dopo esser rotolato lontano dal Artiglio di Seth, si rese conto di esser stato salvato dal proprio Istinto e dal Riflesso della figura del ragazzino sulla finestra.
Sorpreso, Radiack ha cercato subito la fuga nella zona del mercato, che conosceva ormai bene.
Araglas lo ha seguito senza particolare fatica, muovendosi con un agilità assolutamente sorprendente per un ragazzino.
Tale consapevolezza, spinse ben presto Radiack a cambiare strategia. Egli era pur sempre un Predatore della Notte. E con l’eleganza di un Felino, non gli risultò difficile raggiungere il tetto di un’ abitazione e distanziarsi dall’inseguitore.
Se il primo balzo non aveva destato problemi, il secondo lasciò ad Araglas il tempo di recuperare.
Quello che stupì l’Assassino non fu tanto la velocità del nemico, quanto il suo ingegno.
Con una perfetta contezza dei suoi limiti, il ragazzino ha considerato impossibile raggiungere il nemico con un proibitivo salto da cornicione a cornicione. Ed ha creato un Ponte di Sabbia tra i due tetti.
Radiack vede quei due occhi rossi come l’Inferno avvicinarsi progressivamente, ed una stalattite di roccia prender forma sul pugno destro di Araglas.
Mentre cerca di sfilare la sua spada e riprendere l’equilibrio, per la prima volta, avverte la sensazione primitiva della Paura.

(… Continua in On …)

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