Ellis Island piange Don Gallo
e Franca Rame

Il Vaticano rappresenta
la più grande forza reazionaria esistente in Italia.
Per la chiesa, sono dispotici i governi
che intaccano i suoi privilegi
e provvidenziali quelli che,
come il fascismo, li accrescono.

Antonio Gramsci

Se vuoi postare su Ellis Island basta fare un saluto al Citofono
Gli avvocati estorsori sono invitati a leggere qua e cambiare idea,grazie

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La Lazio continua a fascistareLast Update: 4/4/2013 7:46 PM
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venerdì


2 pesi e 2 misure
I tg italiani hanno messo sullo stesso piano Hitler e falce e martello.
Sequestrato al Livorno striscione-Verità su Moby Prince e non le 2 svastiche
Poliziotti hanno pestato a sangue tifosi livornesi

4/12/2005 3:57 PM
 
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Eppoi nn po3i dire ke la pula è 1 banda armata
4/12/2005 7:35 PM
 
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Mi dài il link?
4/12/2005 7:35 PM
 
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venerdì

Una domenica lunga 48 ore
L'odissea dei tifosi del Livorno a Roma: 11 arrestati e 246 denunciati
TOMMASO TINTORI(da IL MANIFESTO)
Lazio-Livorno: una partita che è durata quasi 48 ore e che di calcio ha avuto poco o niente. Nella Nord laziale sono state lasciate entrare croci celtiche, tricolori repubblichini esvastiche. Cento metri più in là, nel settore ospiti, ai livornesi sono state sequestrate sciarpe, felpe e bandiere, strappate le toppe dai giubbotti, gli è stato impedito di far entrare allo stadio l'ormai usuale striscione «Fino all'ultimo bandito». Ma il fatto più grave e vergognoso è che non sia stato fatto entrare uno striscione dedicato alla tragedia del Moby Prince («Moby Prince: 140 morti senza giustizia. E i responsabili?»), della quale proprio domenica si celebrava il 14° anniversario. Gli ultrà livornesi, per protesta, hanno quindi effettuato una sorta di sciopero del tifo, limitandosi a cantare una sola volta Bandiera Rossa e a esporre una bandiera con falce e martello. Durante l'accesso nel settore, tre ragazzi toscani erano stati fermati e portati in questura perché privi di documenti identificativi. Al termine della partita, i livornesi sono stati portati in pullman alla stazione Termini, ma dopo essere partiti, hanno azionato il freno d'emergenza alla stazione di San Pietro, decisi a non ripartire fino a quando non fossero stati rilasciati i ragazzi fermati.

Scesi sul marciapiede del binario, sono stati caricati da circa 600 agenti. Gli ultrà hanno lanciato sassi raccolti dalla massicciata rompendo alcune vetrate, ma ben presto sono dovuti indietreggiare trovando riparo sul treno. All'interno degli scompartimenti, gli agenti hanno fatto uso di gas lacrimogeni e spray urticanti. Mentre molti svenivano per l'effetto del gas, ad alcuni veniva puntata la pistola alla testa, altri ancora venivano picchiati in maniera selvaggia. Portati fuori dal convoglio, i tifosi sono stati fatti sedere e sdraiare sul pavimento bagnato. Qua sono volati svariati calci al volto e minacce di ogni tipo. Dopo circa quattro ore, gli oltre 250 tifosi sono stati trasferiti negli uffici della polizia scientifica in via Patini, a due passi dalla stazione ferroviaria di Tor Sapienza. Qua, come testimoniano alcuni tifosi, sono stati lasciati per ore senza acqua, senza cibo, senza la possibilità di andare in bagno, alcuni perfino denudati. I pochi che sono riusciti ad addormentarsi sono stati svegliati a calci nel cuore della notte, il tutto mentre continuavano i pestaggi e le vessazioni (una ragazza racconta di essere stata accarezzata al seno col manganello al grido di «puttana e comunista di merda»). Neanche è possibile conoscere il numero esatto dei feriti, al contrario sembra che siano pochissimi gli incolumi. Ieri, con estrema lentezza, gli agenti hanno proceduto all'identificazione dei tifosi. Per undici di loro si sono aperte le porte del carcere di Regina Coeli. Quattro i capi d'imputazione a loro carico: violenza, resistenza, devastazione e attentato ai trasporti. Gli altri 246 sono stati denunciati e diffidati. Quindi, mano a mano che gli agenti procedevano con le identificazioni, sono stati rilasciati senza scorta. Feriti, affamati, assetati. Il tutto mentre alcune radio romane di ultrà laziali richiamavano ad una nuova adunata contro i livornesi che stavano uscendo dal commissariato. La cosa ha spinto il bomber del Livorno Cristiano Lucarelli (con la collaborazione del parlamentare livornese Marco Susini) a noleggiare tre pullman per riportare a casa, a sue spese, gli ultimi tifosi rimasti a Tor Sapienza







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sezioni prima dopo elezioni non se ne fa un altro asia società politica mondo capitale/lavoro articolo intervista cultura visioni sport televisioni


Non è una questione di fede calcistica o di motivazioni politiche. E’ una questione di morale e civiltà. Nell’incontro di ieri tra Lazio e Livorno, quello che si è visto e sentito provenire dalla curva nord, è stato uno schifo ed un vergogna di una bassezza tale da far venire il voltastomaco. 90 minuti di cori inneggianti al duce ed al fascismo, contornati da striscioni che hanno fatto venire davvero i brividi per la violenza e l’inciviltà che denotavano: «Pentito e partigiano con i laziali sei sempre scappato» - «Compagno confidente con te lo Stato è sempre più clemente» - «L'Italia è nostra... Livorno fogna rossa!» - «Ieri in montagna, oggi in città, fare il verme è la tua rossa realtà» - «Lucarelli prima di parlare conta fino a 88» - «Lucarelli il tuo salario non è certo quello di un proletario» - «A Livorno ti ho cercato, babbo poliziotto mi hai mandato» - «Livornese verme rosso, il tuo posto è dentro il fosso». Queste le tematiche affrontate dagli striscioni in curva nord, accompagnati da croci celtiche e svastiche, brandite al coro di boia chi molla, inni al duce ed altri

motivetti sui quali forse è meglio sorvolare. Nella medesima curva, appare anche uno striscione inquietante che recitava: “Roma è fascista”. Ora, senza entrare nel merito dell’ideologia della città romana che comunque ha un’amministrazione comunale, provinciale e regionale affidata ad uomini del centro-sinistra, è stato uno schiaffo fortissimo sul viso di tutti quei romani che con grande amore per la città e dedizione, hanno permesso che nella scorsa settimana, con la città invasa dai fedeli per la morte del Santo Padre, tutto si svolgesse nella maniera più civile ed organizzata possibile. Una città elogiata da tutti i mass media, che ha aperto le proprie porte al mondo accogliendo milioni di pellegrini, relegata a semplice città fascista; un vero pugno allo stomaco.

Tornando alla partita giocata in campo e sugli spalti, il bilancio è stato di sei arresti e 250 denunce in seguito ai tafferugli sviluppatisi nel dopo gara, la cui natura, va sicuramente ricercata nella differente ideologia, ma non si può non pensare che le provocazioni e gli insulti non abbiano influito ad accendere ulteriormente un clima già incandescente di per se.

Quello che adesso questa redazione ed il sottoscritto si attendono è una multa “vera” ed una squalifica esemplare, per questa curva che da anni fa della violenza e dell’inciviltà verbale, quasi uno stile di vita. Si parla tanto di impianti all’Inglese, senza barriere, ma con tifoserie di così bassa levatura morale e civile, possiamo sicuramente dire che si tratta di una mera fantasia, irrealizzabile, almeno finchè saranno consentiti gesti del genere, senza che nessuno alzi un dito per evitarne il ripetersi. Certo, quando la tifoseria si rispecchia nel capitano che va sotto la curva a mostrare orgoglioso il suo saluto fascista, è difficile fare dei progressi, e la semplice multa inflitta al capitano biancoceleste, tra l’altro subito difeso da esponenti politici a lui vicini, non ha fatto che acuire l’impressione che ormai allo stadio tutto sia concesso.

Un’ultima considerazione la faccio su Roma, città splendida e che mai si potrà ridurre a semplice espressione di un’ideologia politica, avendo dimostrato, con i fatti, di essere la culla della civiltà e dell’integrazione, che qualcuno ha ribattezzato “capitale dell’umanità”; una città così non può essere ridimensionata in questo modo, da un gruppo di teppistelli ignoranti, che evidentemente non conoscono nemmeno la storia e la costituzione del paese dove vivono.


Fabio Miraglia - www.famirasport.it


Lazio-Livorno, dagli spalti cori fascisti e striscioni ignobili
di red.

Per 90 minuti sugli spalti dell'Olimpico si è giocata un'altra partita, quella a sfondo politico tra i tifosi di Lazio e Livorno che hanno ostentato la loro diversità (alcune frange sono notoriamente da un lato di estrema destra, mentre la curva toscana è di sinistra) con striscioni, slogan e canti. Ma stavolta i cori fascisti dei laziali hanno pesato molto.

«Pentito e partigiano con i laziali sei sempre scappato», uno dei primi pezzi di stoffa apparsi in curva Nord. E ancora: «Compagno confidente con te lo Stato è sempre più clemente»; «L'Italia è nostra... Livorno fogna rossa!». La risposta da parte dei circa 200 tifosi livornesi è stata solo tirar fuori una bandiera rossa con falce e martello, cantando «Bandiera rossa». «Ieri in montagna, oggi in città, fare il verme è la tua rossa realtà», un altro striscione di stampo politico apparso nel settore della curva Nord. Ad essere preso di mira dai tifosi laziali è stato anche il giocatore del Livorno, Lucarelli, assente per squalifica. «Lucarelli prima di parlare conta fino a 88», e ancora: «Lucarelli il tuo salario non è certo quello di un proletario».

«Lotito, il popolo laziale ti ringrazia», è lo striscione apparso quando il presidente Claudio Lotito si è presentato sotto la curva per ricevere l'applauso dei sostenitori laziali. «Grazie presidente» è un altro striscione steso in curva mentre dalla Curva Nord si è levato distintamente il coro «Duce! Duce!», quando il presidente Lotito è sfilato sotto la curva.

I sostenitori di fede biancoceleste, sempre dal settore della curva Nord, hanno esposto altri due striscioni con sopra scritto: «Boia chi molla» e «Me ne frego». Sempre dallo stesso settore sono state chiamate in causa le foibe, con un pezzo di stoffa che recitava così: «Foibe: Togliatti criminale di guerra». Infine gli ultrà biancocelesti hanno esposto altri striscioni, inviando messaggi trasversali ai tifosi livornesi. «A Livorno ti ho cercato, babbo poliziotto mi hai mandato»; e ancora: «Livornese verme rosso, il tuo posto è dentro il fosso». Il tutto si concludeva con un «Roma è fascista» il grande striscione apparso sempre nel settore della curva Nord. Da sottolineare che sempre dallo stesso settore c'erano diverse croci celtiche e una bandiera con una svastica.

Al termine della partita, carabinieri e polizia si sono fronteggiati per diversi minuti all'esterno della curva nord dove le forze dell'ordine erano intervenute per identificare alcuni tifosi laziali. Il lancio di oggetti e bottigliette verso gli schieramenti delle forze dell'ordine ha reso necessario l'uso di lacrimogeni per disperdere i tifosi. Poco dopo anche in piazzale della Farnesina un gruppo di tifosi, sempre della Lazio, ha lanciato oggetti contro gli agenti di polizia, carabinieri e guardia di finanza che hanno usato i lacrimogeni.

«Mi auguro che venga fatta una valutazione cum grano salis, perché da parte del club non c'è alcuna responsabilità oggettiva», ha cercato di scusarsi il presidente della Lazio, Claudio Lotito, intervenuto a Stadio Sprint. Il presidente ha insistito sulla non colpevolezza della società a chi gli faceva notare che il club ora potrebbe anche subire una squalifica. «La società ha dimostrato anche con il minuto di raccoglimento per il Papa - ha detto Lotito - che non ha una posizione politica, ma anzi ha dato vita a un processo di moralizzazione e alla riscoperta di valori autentici e spirituali. La responsabilità oggettiva c'è se la società non fa nulla per impedire certe cose: noi non possiamo mettere un carabiniere per ogni tifoso».







Editoriale

Mauro Zani
La via europea contro la povertà



Nicola Tranfaglia
Spettri nazi fascisti






Le interviste de l'Unità

Fabio Mussi
Un’assunzione di responsabilità necessaria



Felice Casson
Punto su valori e programma






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sopravvissuto
.. paolo di canio ha fatto oggi durante e dopo la partita livorno - lazio per tre volte il saluto romano ..
.. che demente ..
12/11/2005 7:41 PM
 
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si l'ho visto.....

che stronzo irresponsabile....

cmq certe immagini si commentano da sole




LUCARELLI FOREVER







nell'oceano dei sogni perduti ho visto gli angeli imparare a volare


Butterò questo mio enorme cuore tra le stelle un giorno,
giuro che lo farò,
e oltre l'azzurro della tenda nell'azzurro io volerò.
- Nessuno può mettere Baby in un angolo -


12/11/2005 7:58 PM
 
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Re:

Scritto da: sperminator 11/12/2005 19.41
.. paolo di canio ha fatto oggi durante e dopo la partita livorno - lazio per tre volte il saluto romano ..
.. che demente ..

MA come si può?
12/11/2005 8:00 PM
 
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Però
mettono Lazio e Livorno sullo stesso piano
Non sono d'accordo
12/11/2005 11:50 PM
 
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oci celtiche e inni al Duce dal settore degli ospiti
Livorno-Lazio, la politica in curva
Di Canio esce e fa il saluto fascista
E la Comunità ebraica romana chiede provvedimenti a Lazio e Figc

Livorno-Lazio, la politica in curva
Di Canio esce e fa il saluto fascista




Il saluto fascista di Di Canio


LIVORNO - E' cominciata con le croci celtiche da una parte e i cori di "Bandiera rossa" dall'altra ed è finita con Paolo Di Canio che usciva dal campo salutando la curva dei suoi con il saluto fascista. Partita da sempre considerata a rischio ordine pubblico Livorno-Lazio, non è finita con scontri e cariche ma ha riproposto il tema del derby politico delle curve: di estrema sinistra quella toscana, di estrema destra quella laziale.

La partita non era ancora incominciata: nel settore a loro riservato gli ultrà laziali hanno esposto decine di bandiere raffiguranti croci celtiche e scandito slogan inneggianti al Duce. Dall'altra parte i tifosi livornesi hanno risposto intonando "Bandiera rossa".

Quando il pullman che trasportava la squadra della Lazio ha raggiunto la zona dello stadio, un gruppo di tifosi livornesi ha accolto la formazione biancazzurra con insulti e fischi: un fumogeno lanciato dai sostenitori amaranto ha sfiorato il pullman senza provocare danni.

Nella curva livornese i tifosi amaranto hanno poi esposto sulla balaustra due striscioni che si rifanno all'attualità. Uno con la scritta: "8/12/2005: ancora. No Tav", a sostegno della protesta delle comunità della Val di Susa contro l'Alta velocità. Un altro della Fiom Cgil con la scritta: "Mettiamo a posto le cose: a noi il contratto, a Berlusconi lo sfratto", riferito alla vertenza dei metalmeccanici. Tafferugli con la polizia sotto la curva toscana, ferito un agente.

I laziali avevano lo striscione con la scritta "Boia chi molla": dall'altra parte in risposta agli slogan di stampo neofascista dei tifosi romani, i livornesi hanno trascinato tutto lo stadio a saltare al grido di "Chi non salta è fascista".

I supporter livornesi hanno anche ripetutamente scandito slogan contro Di Canio che ha risposto a modo suo. Quando il giocatore laziale è uscito dal campo sostituito da Rossi, si è rivolto alla curva biancoceleste mostrando il braccio destro teso nel saluto romano.
Immediata la reazione dello stadio di parte livornese che ha sonoramente fischiato Di Canio, mentre dalla curva amaranto si sono levati cori contro di lui e lo slogan "Piazzale Loreto". Di Canio è recidivo, aveva fatto lo stesso gesto dopo un derby con la Roma.

E anche questa volta il suo gesto ha sollevato una pioggia di reazioni di condanna. La prima in campo è di Lucarelli che lo guarda e poi sussurra "guarda che testa di...". L'episodio non è piaciuto neanche al portiere amaranto Amelia, un ragazzo cresciuto a Roma e nella Roma. "E' un gesto stupido, non è la prima volta che lo fa, esiste un regolamento e credo che la federazione debba prendere provvedimenti".

I tifosi hanno aspettato Di Canio al pullman a fine gara. Sfottò, offese e lancio di oggetti, con lui che mentre sale le scalette per andare a sedersi fa sberleffi.

In serata, la presa di posizione di esponenti della Comunità ebraica. "Il gesto odierno di Di Canio è un ulteriore smacco alla città di Roma. E' ora che chi può porre fine a questa vergogna prenda le giuste decisioni". Lo chiede Vittorio Pavoncello, presidente della Federazione Italiana Maccabi. "Non è possibile che Di Canio - ha aggiunto - si richiami continuamente ad ideologie che appartengono ad un nefasto passato. Chiediamo provvedimenti alla Lazio e alla Figc".
(11 dicembre 2005)
Rep
12/12/2005 12:34 AM
 
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12/12/2005 12:37 AM
 
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i tifosi laziali non si smentiscono, sono TUTTI fascisti e razzisti
12/12/2005 8:33 AM
 
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Re: Però

Scritto da: ales il ternano 11/12/2005 23.50
mettono Lazio e Livorno sullo stesso piano
Non sono d'accordo



Ti quoto, Ternano... non è la stessa cosa! Non mi pare che i giocatori del Livorno, in particolare Lucarelli, che vengono da radio e tv, accostati a quelli della Lazio ed a Di Canio, in particolare, si siano comportati allo stesso modo!!!


12/12/2005 8:36 AM
 
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Re:

Scritto da: sperminator 12/12/2005 8.33
i tifosi laziali non si smentiscono, sono TUTTI fascisti e razzisti

Nn tutti,pensa a Vento nei Capelli
12/12/2005 9:29 AM
 
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Re: Re:

Scritto da: g 12/12/2005 9.29
Nn tutti,pensa a Vento nei Capelli






eh no, si comincia cosi' e poi si perdona tutto .. in questo caso, e' proprio il caso di dirlo, e' giusto fare di ogni erba un .. fascio
12/12/2005 10:53 AM
 
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Re: Re: Re:

Scritto da: sperminator 12/12/2005 10.53





eh no, si comincia cosi' e poi si perdona tutto .. in questo caso, e' proprio il caso di dirlo, e' giusto fare di ogni erba un .. fascio

Ma Vento è di RC
12/12/2005 11:41 AM
 
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Non credo che tutti i tifosi della Lazio siano fascisti e razzisti.
Zappinguccia, ad esempio, non lo è.
Il punto è un altro:
è "essere tifosi della Lazio" il vero dramma....




12/12/2005 1:11 PM
 
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Re:

Scritto da: gabriel62 12/12/2005 13.11
Non credo che tutti i tifosi della Lazio siano fascisti e razzisti.
Zappinguccia, ad esempio, non lo è.
Il punto è un altro:
è "essere tifosi della Lazio" il vero dramma....


MA al- tu me lo spieghi xké a RM il peggiore insulto è À lazziaaaaleeeee
12/12/2005 1:23 PM
 
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Reazioni e polemiche dopo il gesto del capitano della Lazio a Livorno
E poi insiste: "Grazie ai tifosi che portano in giro i nostri ideali"
Di Canio: "Orgoglioso dei miei valori
Non ce la faccio a non salutare così"
La Russa: "Ognuno saluta come vuole". Cossutta: "Provocatore fascista"
Di Canio: "Orgoglioso dei miei valori
Non ce la faccio a non salutare così"





Il saluto di Di Canio

ROMA - "Non ce la faccio a non salutare così...". Paolo Di Canio interviene ai microfoni della trasmissione radiofonica La voce della Nord dopo le polemiche scatenate dal suo saluto romano ai tifosi della Lazio presenti sugli spalti dello stadio di Livorno. Un gesto che ha sollevato ieri la rabbia della curva toscana, politicamente orientata verso sinistra all'opposto di quella laziale, e oggi solleva polemiche non nuove, visto che Di Canio è recidivo. E nell'intervento di oggi non arretra di un passo.

"Attenti a mettere in onda la canzone 'La camisa negra'... Siete penalmente perseguibili", dice riferendosi alla colonna sonora scelta dalla trasmissione. E poi: "Ieri a Livorno hanno tirato un razzo verso il nostro pullman quando stavamo entrando allo stadio. E' stato un gesto vigliacco, il bersaglio ovviamente ero io. Il fatto è stato minimizzato".

Infine: "Siamo orgogliosi di essere obiettivo di gente che non incarna i nostri valori. Voglio solo ringraziare di cuore tutti i tifosi della Lazio che ieri erano a Livorno. Portano in giro valori e civiltà, ci mettono sempre la faccia e non si nascondono. Li abbraccio, così come abbraccio quelli che non sono potuti venire in una piazza rossa che ogni volta manifesta volgarità nei nostri confronti. Sono orgoglioso di far parte di questo popolo laziale. Quando si hanno valori veri, si è sempre nel giusto".

Intanto dal mondo politico Ignazio La Russa, presidente dei deputati di Alleanza Nazionale, difende Di Canio: "Se anche avesse fatto un saluto romano, è ora di piantarla con queste esagerazioni. Ognuno saluti come vuole. Non mi pare sia un gesto violento, e non c'è nulla di drammatico. Se poi è vietato dai regolamenti lo puniscano ma non facciamone un dramma".

Armando Cossutta, presidente del Pdci, ribatte che chi in quello "stadio fa un saluto verso il pubblico di cui conosce gli orientamenti" lo fa "provocatoriamente". Inoltre, aggiunge Cossutta "un saluto fascista è proibito dalla nostra Costituzione".

Livorno-Lazio, finita 2-1 per il Livorno, è una di quelle considerate a rischio ordine pubblico proprio per la decisa connotazione politica delle due tifoserie. Lo conferma anche un retroscena svelato oggi dal presidente della società toscana Aldo Spinelli che rivela che prima della gara l'arbitro Tombolini aveva chiamato i rispettivi capitani Di Canio e Lucarelli (il giocatore simbolo dei livornesi che condivide con la curva la stessa passione politica) chiedendo di evitare gesti che aizzassero le curve. "Lasciate perdere quel che si gridano sugli spalti - avrebbe detto Tombolini - cerchiamo di minimizzare qualsiasi spunto".

Invece il gesto del capitano della Lazio è andato in tutt'altra direzione. Tanto che Mario Pescante, sottosegretario ai Beni culturali con delega allo Sport, dichiara seccato: "Non c'era bisogno di assistere ad uno spettacolo di questo tipo. Valeva la pena che qualche persona avveduta e di buon senso prevenisse il fatto. Sono cose che sconfinano con la seria professione di ideologia. Vorrebbero essere goliardiche ma non possiamo giudicarle tali". Ma poi ammette: "Le abbiamo cercate tutte, le misure da adottare, alcune le abbiamo trovate, altre no".

Anche il vicepresidente della Federcalcio, Giancarlo Abete censura l'ennesimo gesto di Di Canio: "La politica deve restare fuori degli stadi: commetteremmo un errore grave a trasformare gli impianti in teatri per esternazioni di culture che non appartengono a quella calcistica".

(12 dicembre 2005)
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