Una domenica lunga 48 ore
L'odissea dei tifosi del Livorno a Roma: 11 arrestati e 246 denunciati
TOMMASO TINTORI(da IL MANIFESTO)
Lazio-Livorno: una partita che è durata quasi 48 ore e che di calcio ha avuto poco o niente. Nella Nord laziale sono state lasciate entrare croci celtiche, tricolori repubblichini esvastiche. Cento metri più in là, nel settore ospiti, ai livornesi sono state sequestrate sciarpe, felpe e bandiere, strappate le toppe dai giubbotti, gli è stato impedito di far entrare allo stadio l'ormai usuale striscione «Fino all'ultimo bandito». Ma il fatto più grave e vergognoso è che non sia stato fatto entrare uno striscione dedicato alla tragedia del Moby Prince («Moby Prince: 140 morti senza giustizia. E i responsabili?»), della quale proprio domenica si celebrava il 14° anniversario. Gli ultrà livornesi, per protesta, hanno quindi effettuato una sorta di sciopero del tifo, limitandosi a cantare una sola volta Bandiera Rossa e a esporre una bandiera con falce e martello. Durante l'accesso nel settore, tre ragazzi toscani erano stati fermati e portati in questura perché privi di documenti identificativi. Al termine della partita, i livornesi sono stati portati in pullman alla stazione Termini, ma dopo essere partiti, hanno azionato il freno d'emergenza alla stazione di San Pietro, decisi a non ripartire fino a quando non fossero stati rilasciati i ragazzi fermati.
Scesi sul marciapiede del binario, sono stati caricati da circa 600 agenti. Gli ultrà hanno lanciato sassi raccolti dalla massicciata rompendo alcune vetrate, ma ben presto sono dovuti indietreggiare trovando riparo sul treno. All'interno degli scompartimenti, gli agenti hanno fatto uso di gas lacrimogeni e spray urticanti. Mentre molti svenivano per l'effetto del gas, ad alcuni veniva puntata la pistola alla testa, altri ancora venivano picchiati in maniera selvaggia. Portati fuori dal convoglio, i tifosi sono stati fatti sedere e sdraiare sul pavimento bagnato. Qua sono volati svariati calci al volto e minacce di ogni tipo. Dopo circa quattro ore, gli oltre 250 tifosi sono stati trasferiti negli uffici della polizia scientifica in via Patini, a due passi dalla stazione ferroviaria di Tor Sapienza. Qua, come testimoniano alcuni tifosi, sono stati lasciati per ore senza acqua, senza cibo, senza la possibilità di andare in bagno, alcuni perfino denudati. I pochi che sono riusciti ad addormentarsi sono stati svegliati a calci nel cuore della notte, il tutto mentre continuavano i pestaggi e le vessazioni (una ragazza racconta di essere stata accarezzata al seno col manganello al grido di «puttana e comunista di merda»). Neanche è possibile conoscere il numero esatto dei feriti, al contrario sembra che siano pochissimi gli incolumi. Ieri, con estrema lentezza, gli agenti hanno proceduto all'identificazione dei tifosi. Per undici di loro si sono aperte le porte del carcere di Regina Coeli. Quattro i capi d'imputazione a loro carico: violenza, resistenza, devastazione e attentato ai trasporti. Gli altri 246 sono stati denunciati e diffidati. Quindi, mano a mano che gli agenti procedevano con le identificazioni, sono stati rilasciati senza scorta. Feriti, affamati, assetati. Il tutto mentre alcune radio romane di ultrà laziali richiamavano ad una nuova adunata contro i livornesi che stavano uscendo dal commissariato. La cosa ha spinto il bomber del Livorno Cristiano Lucarelli (con la collaborazione del parlamentare livornese Marco Susini) a noleggiare tre pullman per riportare a casa, a sue spese, gli ultimi tifosi rimasti a Tor Sapienza
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Non è una questione di fede calcistica o di motivazioni politiche. E’ una questione di morale e civiltà. Nell’incontro di ieri tra Lazio e Livorno, quello che si è visto e sentito provenire dalla curva nord, è stato uno schifo ed un vergogna di una bassezza tale da far venire il voltastomaco. 90 minuti di cori inneggianti al duce ed al fascismo, contornati da striscioni che hanno fatto venire davvero i brividi per la violenza e l’inciviltà che denotavano: «Pentito e partigiano con i laziali sei sempre scappato» - «Compagno confidente con te lo Stato è sempre più clemente» - «L'Italia è nostra... Livorno fogna rossa!» - «Ieri in montagna, oggi in città, fare il verme è la tua rossa realtà» - «Lucarelli prima di parlare conta fino a 88» - «Lucarelli il tuo salario non è certo quello di un proletario» - «A Livorno ti ho cercato, babbo poliziotto mi hai mandato» - «Livornese verme rosso, il tuo posto è dentro il fosso». Queste le tematiche affrontate dagli striscioni in curva nord, accompagnati da croci celtiche e svastiche, brandite al coro di boia chi molla, inni al duce ed altri
motivetti sui quali forse è meglio sorvolare. Nella medesima curva, appare anche uno striscione inquietante che recitava: “Roma è fascista”. Ora, senza entrare nel merito dell’ideologia della città romana che comunque ha un’amministrazione comunale, provinciale e regionale affidata ad uomini del centro-sinistra, è stato uno schiaffo fortissimo sul viso di tutti quei romani che con grande amore per la città e dedizione, hanno permesso che nella scorsa settimana, con la città invasa dai fedeli per la morte del Santo Padre, tutto si svolgesse nella maniera più civile ed organizzata possibile. Una città elogiata da tutti i mass media, che ha aperto le proprie porte al mondo accogliendo milioni di pellegrini, relegata a semplice città fascista; un vero pugno allo stomaco.
Tornando alla partita giocata in campo e sugli spalti, il bilancio è stato di sei arresti e 250 denunce in seguito ai tafferugli sviluppatisi nel dopo gara, la cui natura, va sicuramente ricercata nella differente ideologia, ma non si può non pensare che le provocazioni e gli insulti non abbiano influito ad accendere ulteriormente un clima già incandescente di per se.
Quello che adesso questa redazione ed il sottoscritto si attendono è una multa “vera” ed una squalifica esemplare, per questa curva che da anni fa della violenza e dell’inciviltà verbale, quasi uno stile di vita. Si parla tanto di impianti all’Inglese, senza barriere, ma con tifoserie di così bassa levatura morale e civile, possiamo sicuramente dire che si tratta di una mera fantasia, irrealizzabile, almeno finchè saranno consentiti gesti del genere, senza che nessuno alzi un dito per evitarne il ripetersi. Certo, quando la tifoseria si rispecchia nel capitano che va sotto la curva a mostrare orgoglioso il suo saluto fascista, è difficile fare dei progressi, e la semplice multa inflitta al capitano biancoceleste, tra l’altro subito difeso da esponenti politici a lui vicini, non ha fatto che acuire l’impressione che ormai allo stadio tutto sia concesso.
Un’ultima considerazione la faccio su Roma, città splendida e che mai si potrà ridurre a semplice espressione di un’ideologia politica, avendo dimostrato, con i fatti, di essere la culla della civiltà e dell’integrazione, che qualcuno ha ribattezzato “capitale dell’umanità”; una città così non può essere ridimensionata in questo modo, da un gruppo di teppistelli ignoranti, che evidentemente non conoscono nemmeno la storia e la costituzione del paese dove vivono.
Fabio Miraglia -
www.famirasport.it
Lazio-Livorno, dagli spalti cori fascisti e striscioni ignobili
di red.
Per 90 minuti sugli spalti dell'Olimpico si è giocata un'altra partita, quella a sfondo politico tra i tifosi di Lazio e Livorno che hanno ostentato la loro diversità (alcune frange sono notoriamente da un lato di estrema destra, mentre la curva toscana è di sinistra) con striscioni, slogan e canti. Ma stavolta i cori fascisti dei laziali hanno pesato molto.
«Pentito e partigiano con i laziali sei sempre scappato», uno dei primi pezzi di stoffa apparsi in curva Nord. E ancora: «Compagno confidente con te lo Stato è sempre più clemente»; «L'Italia è nostra... Livorno fogna rossa!». La risposta da parte dei circa 200 tifosi livornesi è stata solo tirar fuori una bandiera rossa con falce e martello, cantando «Bandiera rossa». «Ieri in montagna, oggi in città, fare il verme è la tua rossa realtà», un altro striscione di stampo politico apparso nel settore della curva Nord. Ad essere preso di mira dai tifosi laziali è stato anche il giocatore del Livorno, Lucarelli, assente per squalifica. «Lucarelli prima di parlare conta fino a 88», e ancora: «Lucarelli il tuo salario non è certo quello di un proletario».
«Lotito, il popolo laziale ti ringrazia», è lo striscione apparso quando il presidente Claudio Lotito si è presentato sotto la curva per ricevere l'applauso dei sostenitori laziali. «Grazie presidente» è un altro striscione steso in curva mentre dalla Curva Nord si è levato distintamente il coro «Duce! Duce!», quando il presidente Lotito è sfilato sotto la curva.
I sostenitori di fede biancoceleste, sempre dal settore della curva Nord, hanno esposto altri due striscioni con sopra scritto: «Boia chi molla» e «Me ne frego». Sempre dallo stesso settore sono state chiamate in causa le foibe, con un pezzo di stoffa che recitava così: «Foibe: Togliatti criminale di guerra». Infine gli ultrà biancocelesti hanno esposto altri striscioni, inviando messaggi trasversali ai tifosi livornesi. «A Livorno ti ho cercato, babbo poliziotto mi hai mandato»; e ancora: «Livornese verme rosso, il tuo posto è dentro il fosso». Il tutto si concludeva con un «Roma è fascista» il grande striscione apparso sempre nel settore della curva Nord. Da sottolineare che sempre dallo stesso settore c'erano diverse croci celtiche e una bandiera con una svastica.
Al termine della partita, carabinieri e polizia si sono fronteggiati per diversi minuti all'esterno della curva nord dove le forze dell'ordine erano intervenute per identificare alcuni tifosi laziali. Il lancio di oggetti e bottigliette verso gli schieramenti delle forze dell'ordine ha reso necessario l'uso di lacrimogeni per disperdere i tifosi. Poco dopo anche in piazzale della Farnesina un gruppo di tifosi, sempre della Lazio, ha lanciato oggetti contro gli agenti di polizia, carabinieri e guardia di finanza che hanno usato i lacrimogeni.
«Mi auguro che venga fatta una valutazione cum grano salis, perché da parte del club non c'è alcuna responsabilità oggettiva», ha cercato di scusarsi il presidente della Lazio, Claudio Lotito, intervenuto a Stadio Sprint. Il presidente ha insistito sulla non colpevolezza della società a chi gli faceva notare che il club ora potrebbe anche subire una squalifica. «La società ha dimostrato anche con il minuto di raccoglimento per il Papa - ha detto Lotito - che non ha una posizione politica, ma anzi ha dato vita a un processo di moralizzazione e alla riscoperta di valori autentici e spirituali. La responsabilità oggettiva c'è se la società non fa nulla per impedire certe cose: noi non possiamo mettere un carabiniere per ogni tifoso».
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