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Facebook   Divinita' IndianeLast Update: 7/4/2006 12:42 PM
ehm...mi son permesso...
Shiva dio della distruzione e della creazione...moooolto affascinante..ops..guardando bene l'immagine che ho trovato, e' seduto sopra ad una povera tigre!!!





Shiva - Nataraja

Shiva fra le deità del pantheon indiano è una delle più importanti, più antiche e più complesse. Trattare questa immagine del Divino in maniera esauriente è estremamente difficile, perché nei diversi culti assume diversi significati o aspetti. Pertanto se venisse trattato in maniera univoca vedremmo una serie di aspetti spesso in mutua contraddizione. In realtà la figura di Shiva è così importante in tutti i culti che riveste in ognuno di essi un'importanza non secondaria, portando quindi le diverse connotazioni in una analisi generale. Egli è insieme il distruttore e il restauratore, il primo degli asceti e il simbolo della sfrenata sensualità che turba le mogli degli asceti della foresta, è un benevolo pastore di anime e un pericoloso tentatore, è l'infanticida che uccide il figlio che la moglie Parvati ha creato dagli umori del proprio corpo, affinché ci sia qualcuno che tenga lontani i disturbatori, ma è anche quello che lo risuscita, una volta compreso l'errore, donandogli al testa di elefante e così la sapienza. Alcuni studiosi hanno visto nella sua figura la tipica tendenza nell'Induismo di racchiudere in un'unica figura ambigua delle qualità complementari.

Simbolismo
La cavalcatura di Shiva, nonché l'animale a lui dedicato è il toro, Nandi. In ogni tempio di Shiva, di fronte al santuario principale, esiste una scultura di Nandi. Di solito nei templi e negli altari domestici, Shiva è adorato nella forma del lingam. A seconda del culto in cui viene rappresentato Shiva, nella sculture e nelle immagini, è di color bianco o del biancastro colore delle ceneri, con il collo blu (perché bevve il veleno di Vasuki per evitare la distruzione dell'umanità). I suoi capelli sono arrotolati e raccolti (jatamakuta) sulla somità del capo, adornati con la luna crescente e il fiume Gange (per ricordare come attenuò la caduta del Gange sulla terra). Ha quattro o cinque o tre occhi, con il terzo a simboleggiare la conoscenza interiore, ma capace di distruggere col fuoco ogni cosa quando rivolge o sguardo verso l'esterno. Gli Shivaiti lo raffigurano con la fronte solcata da tre linee orizzontali. Indossa una ghirlanda di crani umani e un serpente circonda il suo collo. Ha due o quattro mani che impugnano un tridente, un piccolo tamburo, una pelle di daino, un mazza con un cranio all'estremità, un'ascia o un fulmine. Talvolta indossa dei serpenti come bracciali.
Shiva rappresenta nei vari culti vari aspetti del Divino attraverso molteplici forme: lo vediamo in un pacifico ambito familiare con la consorte Parvati e il figlio Skanda; come danzatore cosmico (Nataraja); come asceta nudo e solitario, come mendicante; come yogi; come unione androgina con la sua consorte in un unico corpo, mezzo femminile e mezzo maschile (Ardhanarishvara). Viene spesso identificato con la Divinità vedica Ruda: il Terribile. Egli è anche Hara ("Colui che ottiene", cioè il tempo, o Bharava: "lo Spavento" dai sessantaquattro aspetti.
Gli epiteti più diffusi per indicarlo sono: Shambhu ("Benigno"), Shankara ("Benefico"), Pashupati ("Signore degli Animali"), Mahesha ("Grande Signore"), and Mahadeva ("Signore Supremo").

Shiva - Shakti
Come molteplici sono le forme di Shiva, così molteplici sono le sue divine consorti, specialmente se consideriamo i Purana. Esse rappresentano la potenza del determinato aspetto che di volta in volta Shiva incarna. Abbiamo così Uma, la benefattrice; Sati, la sposa che si getta nel fuoco durante il sacrificio officiato dal proprio padre, Daksha, reo di avere escluso Shiva dai sacrifici per il suo aspetto dimesso e da asceta; Parvati, figlia dell'Himalaya; la nera Kali, la distruttrice; la Bhairavi e Durga . Spesso viene indicata come sua consorte l'aspetto supremo femminile del Divino, Shakti. La coppia divina, insieme ai figli (Skanda dalle sei teste e Ganesha dalla testa di elefante), vive sul Monte Kailasa nel massiccio dell'Himalaya. Da Sati venne l'uso del "suicidio" rituale delle vedove che venivano immolate dai parenti del marito sulla pira funeraria del consorte, spesso perché la moglie poteva distogliere parte del patrimonio familiare sposando un altro uomo, o tornando presso la propria famiglia e conducendo con se la dote originaria.

Proto-Shiva
Nei famosi sigilli trovati negli scavi archeologici di Moenjodaro, uno ha colpito l'attenzione degli archeologi perché si ritiene che raffiguri l'immagine di un proto-Shiva circondato da animali.

Shivaismo
Lo Shivaismo è uno dei principali culti indiani e Shiva in tale ambito viene considerato anche il Signore Supremo, in ambito metafisico, col termina Shiva si indica la stessa Realtà Assoluta a sinonimo di Brahman. Nell'ambito della Trimurti, il Dio persona (Iswara), Shiva è il principio dissolutore, mentre Vishnu è il principio di mantenimento e conservazione, mentre Brahma è i principio creatore (distinto dal Brahman inteso come Realtà Assoluta).

Shiva - Shankara
L'intervento positivo di Shiva nel mondo manifesto, per uno Shivaita è continuo. Mentre i culti Vaishnava (i culti di Vishnu) prevedono la venuta diretta di Vishnu nel mondo attraverso delle incarnazioni divine che possono avere o meno la pienezza dei poteri solitamente appartenenti alla Divinità stessa, nello Shivaismo il guru stesso che dona l'iniziazione e l'upadesha (insegnamento) è una incarnazione di Shiva. Shiva è presenza attiva nella vita del devoto e dell'aspirante. Nella mitologia generale, Shiva come aspetto della trimurti è noto come aspetto positivo per l'episodio che lo fa raffigurare con la gola blu e che ha portato all'epiteto di Nilakantha che significa proprio "gola blu".
Il colore bluastro viene attribuito anche ad una delle più adorate incarnazioni divine (avatara) di Vishnu: Krishna. In alcune immagini l'intero corpo di Shiva viene raffigurato di colore bluastro. Alcuni studiosi associano la colorazione al fatto che i culti di Shiva e anche Krishna fossero comunque prevedici e precisamente dravidici, e pertanto fossero raffigurati con il colore scuro della pelle. E' lo stesso principio per cui il palestinese Gesù Cristo è stato rappresentato per secoli con la carnagione chiara, gli occhi chiari e i capelli castani se non biondi.
La gola di Shiva divenne blu in occasione della sconfitta dei Deva da parte degli Asura. Normalmente col termine Deva si intendono gli Dei, mentre col termine Asura vengono indicati i demoni. In realtà inizialmente gli Asura erano anch'essi degli Dei, ma appartenenti al periodo prevedico e durante il Bramanesimo furono trasformati in entità negative dal clero. Lo stesso termine "demone" aveva durante il periodo classico ellenico in Occidente era tutto fuorché un ente negativo. Fu trasformato a simbolo del male dal cristianesimo per cercare di debellare ogni preesistente culto, nell'opera di attento sterminio delle Divinità delle popolazioni conquistate al sorgente culto semitico. Alcuni sostengono che lo stesso Shiva in realtà all'inizio appartenesse agli Asura, e dato che la sua enorme diffusione ne rendeva impossibile la sradicazione, fu portato al rango di divinità principale.
Dopo la sconfitta degli Dei, questi si rivolsero al Divinità creatrice, Brahma affinché fosse ristabilita la pace, questi li indirizzò da Vishnu, l'aspetto conservativo, che stabilì la pace e propose di aiutarli a conquistare l'amrita, la bevanda dell'immortalità. Per recuperare la coppa contenente l'amrita, si decise di battere il mare di latte primordiale con un zangola. Come bastone della zangola fu usato il monte Mandara e in luogo della corda il serpente Vasuki fu avvolto attorno al monte Mandara. Vishnu prese la forma di una tartaruga gigantesca per portare il monte in fondo al mare di latte. Gli Dei e gli Asura presero il serpente rispettivamente per la testa e per la coda e iniziarono a tirare. Il monte Mandara iniziò a zangolare il mare di latte, quando all'improvviso Vasuki, tirato da una parte e dall'altra, vomitò un fiotto di veleno, così abbondante da sembrare un torrente e rischiando di sterminare tutti gli Dei. Il getto colpì la mano di Shiva che lo raccolse e lo ingoiò tutto, rimanendo sulla sua gola un segno bluastro. In quell'occasione dal mare uscirono Airavata, l'elefante bianco cavalcatura di Indra; il rubino Kaustubha che orna il petto di Visnu; la vacca Kamadhenu, simbolo dell'abbondanza; la bellissima Lakshmi circondata dalle Apsara, le divine cortigiane; Dhavantari, il dio dalla pelle scura che portava la coppa contenente l'amrita.

Shiva - Linga
Il linga o fallo, è il simbolo per eccellenza di Shiva, venerato come emblema dell'energia creativa. Il linga è il maggior oggetto di venerazione nei templi Shaiva e domestici in giro per l'India. Le raffigurazioni antropomorfiche di Shiva sono meno venerate. La yoni, che è il simbolo dell'organo sessuale femminile (e quindi della Divinità Suprema femminile Shakti, consorte di Shiva), spesso costituisce la base del linga eretto. I due vengono venerati insieme per ricordare ai devoti che il principio maschile e quello femminile sono comunque inseparabili, e che solo insieme possono rappresentare la totalità della manifestazione nel molteplice. Molti studiosi sostengono che il culto del linga fosse già in uso dalle popolazioni non ariane in India sin dall'antichità così come in uso in occidente, ne troviamo ampie tracce nei culti etruschi e presso le antiche popolazioni della Sicilia; nei siti archeologici della cultura Arappa sono stati trovati dei corti pilastri cilindrici dalla sommità rotondeggiante. Sembra che gli Ariani Vedici, siano stati contrari la venerazione dei linga, ma i riferimenti della letteratura e dell'arte mostrano come fosse stabilmente diffusa nel I e II secolo AD. Il passaggio da una forma con un realismo fallico ad un simbolismo convenzionale è datato nel periodo Gupta.
La venerazione del linga viene officiata attraverso l'offerta di fiori freschi, acqua pura, infiorescenze, frutta, foglie e riso essiccato al sole. Gli officianti pongono particolare attenzione alla purezza delle offerte e alla pulizia personale degli officianti. Esistono diversi tipi di linga: gli svayambhuva linga sono quelli naturali che sono venuti in esistenza all'origine dei tempi (svayambhuva significa auto-originati), in India ne sono venerati circa una settantina; i linga sono possono essere fatti a mano con i materiali più svariati, in legno di sandalo, in argilla per riti particolari in cui possono venire distrutti, ma anche elaborati, in legno metallo, pietre preziose, pietra. Esistono dei precisi canoni di scultura che descrivono le precise proporzioni per l'altezza, lo spessore e la curvatura superiore. Esiste poi il mukhalinga che è scolpito raffigurando da una a cinque delle facce di Shiva sui lati o sulla sommità. Un altro linga molto comune nell'India del Sud è il lingodbhavamurti, che mostra Shiva che emerge dal linga. Questo linga fa riferimento al mito shivaita, molto diffuso nel Sud, che narra come un giorno Vishnu e Brahma discutessero su chi dei due fosse il più grande. In quel momento apparve un enorme pilastro (in alcuni racconti si tratta di una colonna di luce) e una voce affermò che il più grande sarebbe stato colui che avrebbe trovato la fine del pilastro. Brahma prese la forma di un cigno e volò in alto alla ricerca della sommità, Vishnu prese la forma di un cinghiale e iniziò a scavare con lo stesso scopo. Ma per quanto faticassero il pilastro era senza fine. A quel punto dovettero ammettere che Shiva, fattosi nel frattempo riconoscere, era il più grande.

Shiva - Nataraja
Il culto di Nataraja, così come tutti gli altri, ha due significati, uno essoterico che ricorda la vittoria sul demone Tripura e la selvaggia danza (la Tandava) che Shiva fece sul suo corpo. Ma insieme questo episodio ha un altro significato, esso rappresenta l'intera ciclicità della manifestazione. Viene immaginato danzante nell'eterno presente, è la sua danza che manifesta l'universo, lo preserva e lo dissolve, e all'interno di questo ciclo Shiva manifesta anche il ciclo samsarico, dove i singoli jiva discendono sino alla definitiva liberazione. Vediamo come lui è il centro, la sorgente di ogni movimento nel cosmo (rappresentato dall'arco di fiamme). Lo scopo stesso della danza è la liberazione dell'uomo dall'identificazione col mondo della percezione (ignoranza metafisica o avidya), e il luogo dove questa danza deve compiersi, Chidambaram, chiamato il centro dell'universo, è proprio il cuore, il centro dell'uomo, la sua interiorità. I gesti della danza di Nataraja simboleggiano le cinque attività di Shiva (pañcakrtya): la creazione è rappresentata dal tamburo, la protezione dal gesto di rassicurazione della mano, la distruzione dal fuoco, l'incarnazione del jiva nel mondo dal piede saldo in terra, e infine la liberazione dal piede sollevato.
Nei templi Shaiva dell'India del Sud è rappresentato in metallo o in pietra (sono famosi i bronzi del periodo Cola del X-XI secolo AD), con quattro braccia e con i capelli all'aria mentre balla su un nano, Apasmarapurusa, che è il simbolo dell'ignoranza umana (purusa significa "uomo", mentre apasmara privo di memoria o sordo) . La mano destra inferiore di Nataraja regge il dammaru (un piccolo tamburello), la mano destra superiore è nella posizione del abhaya-mudra (il gesto di rassicurazione, con il palmo in fuori e le dita che puntano in alto). La mano sinistra inferiore regge il fuoco, agni, in un piccolo contenitore o direttamente nel palmo della mano. Mentre la mano sinistra superiore attraverso il petto nella posa gajahasta (busto di elefante), con il polso molle e le dita puntate verso il basso in direzione del piede sinistro alzato. Le ciocche dei capelli di Nataraja sono proiettati verso l'esterno nella violenza della danza e si confondono con figure che rappresentano il Gange (il fiume Gange è una divinità femminile), dei fiori, un teschio e la luna crescente. La sua figura è circondata da un anello di fiamme, il prabhamandala. Questa forma di danza, che è la più comune forma di rappresentazione di Nataraja, è chiamata, nei classici trattati sanscriti sulla danza, bhujangatrasa (tremore del serpente).
Le sculture e le immagini rappresentano Shiva anche in altre danze, la selvaggia tandava che balla sui campi di cremazione insieme alla moglie Devi, e la danza serale che Shiva effettuava sul Monte Kailasa, prima dell'assemblea degli Dei, alcuni dei quali lo accompagnavano con vari strumenti.




Rey...

[Modificato da Shagon Rey 29/06/2006 13.43]

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6/29/2006 1:36 PM
 
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bella shaggoneeeeeeeeeee

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6/29/2006 2:08 PM
 
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Ganesha
...ed ecco Ganesha, uno dei piu' famosi dal punto di vista iconografico... e guardate che bella foto ricordo di famiglia..Ganesha con papa' Shiva e mamma Parvati/Shakti.. ;) da notare il simbolo del sole nel palmo della mano..che poi verra' ignobilmente ripreso dalla svastica nazista!!





Ganesha

A dispetto della sua forma che, al profano può apparire persino mostruosa, l'origine ed il significato di Ganesh rappresentano quanto di più umano vi possa essere, per lo meno in quei destini nei quali gli dei e le altre figure semi divine stravolgono, e il più delle volte, sconvolgono con leggiadra disinvoltura le leggi della natura umana.

Nato dal desiderio materno di generare; soppresso dal sentimento che, forse in quell'unica occasione, fa di un dio il più comune dei mortali, accecato da gelosia omicida; ricomposto per merito della idilliaca riconciliazione di due amanti, Ganesh sembra racchiudere nella sua storia l'eterno avvicendarsi degli eventi che scandiscono la precarietà della condizione umana.

La figura è descritta prevalentemente dalla letteratura puranica. La sua presenza fuori dell'India, tuttavia, sembra risalire ad un periodo anteriore all'anno 300 in numerose aree del Sud-est asiatico, con una popolarità inferiore rispetto a quella presente all'interno del pensiero religioso indù.
Il nome varia a seconda del contesto:

* Vinayaka (colui che rimuove gli ostacoli)
* Vigneshvara (Signore degli ostacoli)
* Gajanana o Hastimuka (faccia di elefante)
* Ekadanta (con una sola zanna)
* Vakratunda (con la proboscide arrotondata)
* Lambodara (dal grande ventre) ecc.


Ma il nome più noto e familiare anche a coloro che, stranieri, non condividono gli stessi sentimenti di devozione, è: Ganesha.

Ganesha Ganesha e Ganapati hanno lo stesso significato: Signore delle schiere, ma mentre nel secondo le schiere sono quelle dei metri del RigVeda [2.23.1] (per cui viene assimilato a Brihaspati o Brahmanaspati), nel primo le schiere sono, effettivamente i Gana al servizio di Shiva, suo padre putativo.
Questo ultimo appellativo nasce quale "ricompensa" al torto subito.

L'origine puranica lo descrive come figlio di Parvati, nato dai rivoli di pelle della Dea la quale, abbandonata da Shiva - suo consorte - per uno dei suoi ritiri sul monte Kailash, decide di procreare unilateralmente.

Ganesha verrà posto a guardia della camera nuziale della madre per cui, al ritorno del Grande Asceta, non riconosciuto, gli verrà mozzata la testa dai Gana di Shiva stesso.
Conosciuta la drammatica realtà, il padre putativo cercherà di rimediare, attribuendogli la testa del primo essere che passerà di lì: un elefante, nominadolo, poi, capo dei Gana (Gana Isha). Così lo Shiva Purana.

Ma la storia di come Ganesh viene creato varia a seconda dei differenti Kalpa (cicli di esistenze).
Solamente in casi eccezionali è Shiva a creare Ganesh come, ad es., in Linga Purana [1.104-5] dove, dietro pressante insistenza di Ambika e degli altri dei, i quali vengono minacciati dai daitya, viene creato il condottiero dei Gana.
Oppure in Varaha Purana dove, sempre dietro insistenza degli dei, viene creato un essere dalle potenti risate di Shiva.
In generale, comunque, è Parvati che cerca di convincere Shiva ad avere un figlio da Lei. Ed a questo proposito il pensiero di Shiva è chiaro ed inequivocabile:

"Io non sono soggetto alla morte, per cui non ho necessità di un figlio, o Devi.
Quando non vi sono malattie, che bisogno c'è di prendere medicine?"

In realtà, secondo la tradizione indiana, i figli sono necessari alla esecuzione dei riti per il genitore defunto; Shiva non è un comune capo famiglia, Egli è immortale.

In Vamana Purana Shiva ricorda alla sua adorata consorte che Ganesh è esclusivamente suo figlio, tant'è che si chiama Vinayaka ossia Nayakena vina, creato senza l'intervento del marito.
Ma Vinayaka significa anche "colui che crea gli ostacoli" per cui Shiva, allietato dalla vista del divino pargolo, subito dopo affermerà:

"Vinayaka creerà migliaia di ostacoli sia agli dei che agli umani ed i mondi,
sia mobili che immobili, saranno costretti ad adorarlo per propiziarsene il favore."


Rey...

[Modificato da Shagon Rey 29/06/2006 14.31]

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6/29/2006 2:29 PM
 
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che belli!
ueh metti pure Ashura, eh?


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Re:

Scritto da: Sasuke Kid 29/06/2006 14.30
chissà che spavento l'ostetrica : : :



infatti!!!!

è un tipetto alquanto..." particolare"


6/29/2006 2:35 PM
 
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Kalì
ecco a voli...la terrificante Kali'!!!





Parvati, Shakti, Kalì: sono alcune delle differenti denominazioni con le quali la mitologia hinduista identifica princìpi divini femminili, caratterizzati da attributi di grande potenza e capacità di dominio sulla vita e la morte.
La Divina Madre e i suoi umani figlioli sono legati da una relazione d'amore esclusivo. Kalì, la Madre Oscura, è una delle divinità per le quali i fedeli riservano un particolare affetto, nonostante il suo aspetto terrificante. Kalì è l'aspetto feroce e spaventoso della dea Durga, il cui nome significa l'inaccessibile, la quale impersonifica l'energia divina, la Shakti, del dio Shiva, di cui Kalì è la consorte. Ma a sua volta Shakti rappresenta la furia poderosa di tutte le divinità maschili, la furibonda protettrice del giusto e distruttrice del malvagio.
Kalì assume la forma e la popolarità di poderosa dea nel V-VI secolo d.C., con la composizione del testo Devi Mahatmya, nel quale si narra come nacque dal sopracciglio di Durga, durante una terribile battaglia di questa contro il demone Raktabija.
Kalì se lo mangiò, ma fu coinvolta nella furia distruttrice fino al punto di trucidare e distruggere tutto ciò che le si presentava d'innanzi. Per fermarla il dio Shiva si gettò sul suo cammino; scossa dalla situazione, la dea restò a bocca aperta e interruppe il massacro.
L'iconografia, che la vede sempre con una enorme lingua a penzoloni e almeno un piede sul corpo di Shiva, fissa questa immagine mitologica.
Kalì è rappresentata probabilmente come la più feroce divinità del mondo: 4 braccia, nelle mani spade e teste recise di demoni. Teste che spesso sono anche i suoi orecchini, sostituite a volte da cadaveri di neonati, una ghirlanda di teschi la sua collana, un gonnellino di braccia umane il suo unico vestito. La lingua estroflessa, gli occhi rossi, il viso e i seni coperti di sangue e la posa nella quale calpesta Shiva, la rendono particolarmente temibile alla vista.
Ma queste caratteristiche sottintendono simbologie positive; la sua carnagione scura indica la sua natura trascendentale e omnicomprensiva. " Come tutti i colori spariscono nel nero, così tutti i nomi e le forme spariscono in lei", recita il Mahanirvana Tantra. La sua nudità è primordiale e trasparente come la Natura, perchè Kalì è libera da illusorie coperture, da false consapevolezze. La ghirlanda di 50 teschi rappresenta le 50 lettere dell'alfabeto sanscrito, simbolizzando infinita sapienza. Il gonnellino di braccia tranciate rappresenta il lavoro e la liberazione dal ciclo delle rinascite, i bianchi denti la sua purezza interiore, e la rossa lingua indica la sua natura onnivora per "tutti i sapori del mondo", che le farà ingoiare il male e i pensieri negativi dei fedeli.
La sua spada distruggerà le illusorie consapevolezze, taglierà i legami degli umani col karma. Shiva, prostrato sotto i suoi piedi, ricorda che, senza Shakti, anche Shiva è inerte. I suoi tre occhi rappresentano passato, presente e futuro ed il suo nome deriva da Kala, Tempo, in Sanscrito un eufemismo per Morte.
Kalì è conosciuta con diversi nomi e altrettanti aspetti, tra cui Bhadra Kalì dall'aspetto più gentile e Shyamashana Kali, che vive nei luoghi di cremazione dei defunti. I riti hinduisti prevedono una importante celebrazione per Kalì, la festa di Navaratri, durante la quale i fedeli si dedicano a pratiche penitenziali ma anche a festeggiamenti in onore della dea. La particolare devozione di una società segreta, i Thug, ha creato una specie di leggenda nera intorno alla dea: i banditi Thug praticavano infatti sacrifici umani da offrire a Kalì.
Kalì rappresenta l'ambivalenza della divinità, che si manifesta, secondo la tradizione hinduista, nell' incessante ciclo di vita e morte, creazione e distruzione. La dea nera trancerà l'ingannevole ego dei fedeli se sollecitata in tal senso, ma non garantisce che il processo sarà indolore.


ed ecco come nacque...una sorta ti trasformazione Berserk di Durga



Durga (in Sanskrito: "l'Inaccessibile"), nella mitologia Indù, è una delle molte forme di Shakti, spesso identificata come moglie di Shiva. Viene raffigurata mentre cavalca un leone o talvolta una tigre, con otto o dieci braccia ognuna delle quali porta una delle armi degli altri dei che glieli cedettero per la battaglia contro il bufalo-demone.
Durga fu creata come dea guerriera per combattere il demone Mahishasura. Grazie ad intense preghiere a Brahma, Mahishasura ebbe la grazia di non poter essere sconfitto da alcun uomo o essere celeste. In virtù di questo potere, attaccò i Deva che andarono in aiuto della Trimurti (Brahma, Vishnu e Shiva), ma Mahishashur sconfisse tutti gli dèi compresa la triade stessa. Scatenò un regno di terrore sulla terra, in cielo e negli inferi. Infine, dal momento che solo una donna avrebbe potuto ucciderlo, gli dèi e la triade crearono un abbagliante raggio di energia dal quale nacque Durga.
La sua forma era di una bellezza accecante, con il viso scolpito da Shiva, il busto da Indra, il seno da Chandra (la Luna), i denti da Brahma, il sedere dalla Terra, le cosce e i ginocchi da Varuna (il vento), e i suoi tre occhi da Agni (il fuoco). Ogni dio le diede anche la sua arma più potente: Shiva il tridente, Vishnu il disco, Indra la folgore





fonte: da internet

Rey...

[Modificato da Shagon Rey 30/06/2006 15.10]

[Modificato da Shagon Rey 30/06/2006 15.14]

[Modificato da Shagon Rey 30/06/2006 16.11]

[Modificato da Shagon Rey 30/06/2006 16.12]

[Modificato da Shagon Rey 30/06/2006 16.23]

[Modificato da Shagon Rey 04/07/2006 12.40]

6/30/2006 3:10 PM
 
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Bella Shaggo, vuoi raggiungere il Nirvana?

Ma scusa...e la teoria del "risparmio energetico taoista"?

non vorrai mica tradirla??? hahahahahahahaha


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7/1/2006 2:19 PM
 
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Re:

Scritto da: - Stupishinji - 01/07/2006 14.19
Bella Shaggo, vuoi raggiungere il Nirvana?

Ma scusa...e la teoria del "risparmio energetico taoista"?

non vorrai mica tradirla??? hahahahahahahaha






eheh..no no...non tradisco la grande teoria del risparmio energetico!! ma scherzi??!! analizzo le altre teorie per far notare le grosse falle e discrepanze energetiche assolutistiche!! ps: tra poco dobbiamo mettere giu' la teoria principale...ma sempre molto economica eh ;)


Rey...

7/1/2006 6:10 PM
 
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Re: Re:

Scritto da: Shagon Rey 01/07/2006 18.10



eheh..no no...non tradisco la grande teoria del risparmio energetico!! ma scherzi??!! analizzo le altre teorie per far notare le grosse falle e discrepanze energetiche assolutistiche!! ps: tra poco dobbiamo mettere giu' la teoria principale...ma sempre molto economica eh ;)



Giusto, bisogna smascherare le teorie farlocchie!!

devo ammettere però che queste divinità indiane danno molti spunti interessanti hehehe

Bhè...hahahahaha...tengo sempre a mente la tua ascetica espressione: C'è la luna piena, perchè è così piena? Svuotiamola!



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7/2/2006 2:33 AM
 
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