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beh ma poi avresti una cultura di napoletanità assolutamente invidiabile!!!
anche il Boss è un assiduo frequentatore della rubrica e ha imparato tutti i proverbi a memoria! - buon tanga non mente -
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 7/19/2006 10:03 AM |
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Scritto da: ValeRyo Saeba 19/07/2006 10.03
beh ma poi avresti una cultura di napoletanità assolutamente invidiabile!!!
anche il Boss è un assiduo frequentatore della rubrica e ha imparato tutti i proverbi a memoria!
uahahah a me si è attaccata solo l'espressione "mi sono scassato la uallera"
ormai in ufficio la usano tutti!
Darest thou now O soul,
Walk out with me toward the unknown region,
Where neither ground is for the feet nor any path to follow? |
 7/19/2006 10:05 AM |
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 7/19/2006 10:12 AM |
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aaahahahhahahahhhaha  |
 7/19/2006 10:19 AM |
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Farne cchiù 'e Petro Bialardo
Letteralmente: farne più di Petro Bialardo. Con l’espressione in epigrafe si vuole bollare il comportamento scorretto di qualcuno che abbia commesso numerose e gravi malefatte al punto di esser ritenuto esecutore di scorrette azioni, tali da superare per numero e qualità quelle commesse da un tal Petro Bialardo.
Non v’è identità di vedute circa la vera identità del suddetto Bialardo. Opinione corrente è quella che identifica Petro Bialardo con l’astrologo salernitano Pietro Bailardo, vissuto nel XII secolo ed arso sul rogo nel 1149, accusato di magia. Secondo quando tramandato dal poeta Luca Pazienza, si vuole che al momento del trapasso, il Crocefisso della Chiesa prossima al luogo del rogo abbia compiuto un grande miracolo, ma trattandosi di storie sorte in ambito medioevale, periodo incline alla nascita di leggende, è difficile credere che il suddetto mago si sia veramente macchiato di azioni così riprovevoli tali da diventare pietra di paragone per altrui misfatti.
Altra tesi ravvisa in Petro Bialardo nient’altro che la corruzione del nome di Pietro Abelardo (1079 – 1142) filosofo e teologo vissuto a Parigi dove insegnò e dove conobbe in casa del teologo Fulberto, che lo ospitava, la di lui nipote Eloisa e se ne innamorò pazzamente, diventandone l’assiduo amante e sollevando lo sdegno del Fulberto, che, per vendetta, lo fece evirare. Il comportamento libertino e licenzioso di Abelardo fu ritenuto in epoca medioevale esempio di azioni riprovevoli, di talché non è errato ipotizzare che il Bialardo della epigrafe sia proprio il suddetto Abelardo. - buon tanga non mente -
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 7/19/2006 2:15 PM |
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Fà 'a spina 'e pesce
Letteralmente: far la spina di pesce. Id est: non portare a compimento un'operazione qualsivoglia, tentando di rimandarne il compimento e la conclusione sine die, tentando in questo modo di riceverne il maggior beneficio possibile, beneficio che verrebbe meno qualora si portasse a compimento l'operazione principiata. La locuzione che vien riferita a chiunque truffaldinamente cerchi di guadagnare attardandosi nel portare a buon fine ciò che ha principiato.
Il proverbio nacque a ricordo di ciò che avvenne ad un povero pescatore che, lavorando, si ferì ad una mano nella quale s'era conficcata una spina di pesce. Per esser medicato, il pescatore si recò presso la casa di un medico al quale portò in omaggio una spasella (cestello) di pesce fresco. Il medico, operò una sommaria medicazione e congedò il pescatore invitandolo a ritornare dopo un paio di giorni. Il pescatore ritornò dopo alcuni giorni recando altro pesce freschissimo e la scena continuò a ripetersi parecchie volte fino a che un giorno il pescatore non trovò in casa il medico, ma un figliolo di costui che esercitava la medesima professione paterna. Ebbene, il giovane medico, resosi conto che la mano non sarebbe guarita fino a che la spina fosse rimasta infissa nella ferita, riuscì ad estrarla dalla mano, che, medicata, fu avviata a guarigione. Tornato a casa il vecchio medico, il giovane figlio, pensando di essere complimentato, gli comunicò che aveva liberato il pescatore della sua maledetta spina. Al che il disonesto genitore lo redarguì violentemente dicendogli: Stupido, comportandoti come ti sei comportato hai perduto il beneficio di ricevere ancora gratuitamente del buonissimo pesce fresco! - buon tanga non mente -
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 7/20/2006 2:43 PM |
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Se fruscia Pintauro d''e sfugliatelle jute acito
Letteralmente: si pavoneggia Pintauro di sfogliatelle inacidite. Id est: gloriarsi a sproposito di situazioni che più che dimostrare la propria valentia, mettono in mostra risultati scadenti delle proprie azioni. Pintauro è un antichissimo pasticciere napoletano famoso produttore di sfogliatelle, dolce tipico partenopeo inventato a Napoli dalle monache del convento della Croce di Lucca e diffuso poi in tutto il mondo. - buon tanga non mente -
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 7/24/2006 2:41 PM |
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Dà zizza 'e vacca pe tarantiello
Letteralmente: dar mammella di mucca per tarantello. La locuzione ha una doppia valenza a seconda del significato che si dà al termine tarantello. In una prima accezione tarantello è un pezzo di carne dato come aggiunta vicino a della carne più pregiata, al fine di sistemarne il giusto peso. Usandola con tale accezione, figuratamente, la locuzione significa che colui contro cui è rivolta, non si è impegnato molto nel dare il giusto dovuto, ma ha rabberciato la prestazione portandola a compimento con l'uso di materiali di scarto.
Nel caso che con la voce tarantello si voglia indicare la pregiata pancetta di tonno, figuratamente vuol significare che colui contro cui la locuzione è diretta, si è comportato da gran mistificatore ed imbroglione come chi abbia conferito vilissima mammella di mucca in luogo della dovuta, costosa pancetta di tonno. - buon tanga non mente -
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 7/25/2006 4:14 PM |
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Mantenimmoce pulite, ca ce stanno 'e ccarte janche!
Letteralmente: manteniamoci netti perché son presenti le carte bianche! Id est: Non affrontiamo argomenti scabrosi; teniamo a mente che ci sono dei bambini che ci ascoltano ed in loro presenza è sconveniente toccare argomenti che potrebbero provocare domande a cui sarebbe difficile rispondere. Esattamente come la carta bianca si lorda immediatamente in presenza di poca pulizia... - buon tanga non mente -
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 7/26/2006 5:20 PM |
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Facimmo ammuina!
Letteralmente: facciamo confusione. E' l'invito a creare il disordine nel quale si possa mestare al fine di conseguire dei vantaggi. La locuzione in epigrafe, dai soliti disinformati e bugiardi storici postunitari, si ritiene essere addirittura il titolo di un articolo di un preteso regolamento della marina borbonica del 1841, articolo nel quale si sarebbero indicati i vari modi di fare ammuina al fine di far apparire una ciurmaglia pigra ed indolente come uno splendente ed indaffaratissimo manipolo di eroi; si tratta chiaramente di una voluta sciocchezza tesa a denigrare l'organizzazione e la valentia della marineria di Francesco II Borbone...
- buon tanga non mente -
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 7/27/2006 2:42 PM |
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