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Ciorta e mole spontano 'na vota sola
Letteralmente: la fortuna ed i molari compaiono una sola volta. Id est: bisogna saper cogliere l'attimo fuggente e non lasciarsi sfuggire l'occasione propizia che,come i molari, spunta una sola volta e non si ripropone.  |
 2/24/2006 1:37 PM |
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Ll'arte 'e pate è mmeza 'mparata.
Letteralmente: l'arte del padre è appresa per metà. Con questa locuzione a Napoli si suole rammentare che spesso i figli che seguano il mestiere del genitore son favoriti rispetto a coloro che dovessero apprenderlo ex novo. Partendo da quanto affermato in epigrafe spesso però capita che taluni si vedano la strada spianata laddove invece al redde rationem mostrano di non aver appreso un bel nulla dal loro genitore e sovente la locuzione nei riguardi di tali pessimi allievi debba essere intesa in senso ironico ed antifrastico.  |
 2/27/2006 3:59 PM |
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Ogne gghiuorno è taluorno
Letteralmente: ogni giorno è una fastidiosa ripetizione; id est: insistere reiteramente su di uno stesso argomento, non può che procurar fastidio. Con la frase in epigrafe a Napoli si cerca di dissuadere dal continuare chi perseveri nel parlare sempre dello stesso argomento, finendo per tediare oltremodo l'interlocutore. Taluorno viene forse dal latino tal-urnus, ripetizione.  |
 3/1/2006 4:49 PM |
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Attaccarse a 'e felìnie
Letteralmente: appigliarsi alle ragnatele. Icastica locuzione usata a Napoli per identificare l'azione di chi, in una discussione, non avendo solidi argomenti su cui poggiare il proprio ragionamento e perciò le proprie pretese, si attacca a pretesti o ragionamenti poco solidi, se non inconsistenti, simili, appunto, a delle evanescenti ragnatele.  |
 3/2/2006 3:11 PM |
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Jì facenno 'o Ggiorgio Cutugno
Letteralmente: andar facendo il Giorgio Cotugno. Id est: andare in giro bighellonando, facendo il bellimbusto, assumendo un'aria tracotante e guappesca alla stessa stregua di tal mitico Cotugno scolpito in tali atteggiamenti su di una tomba della chiesa di san Giorgio maggiore a Napoli. Con la locuzione in epigrafe il re Ferdinando II Borbone Napoli soleva apostrofare il duca Giovanni Del Balzo che era solito incedere con aria tracotante anche davanti al proprio re.  |
 3/3/2006 3:10 PM |
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'Ncasà 'o cappiello dint' a 'e rrecchie
Letteralmente: calcare il cappello fin sopra alle orecchie ossia calcarlo in testa con tanta forza che il cappello con la sua tesa faccia quasi accartocciare i padiglioni auricolari. A Napoli, l'icastica espressione fotografa una situazione nella quale ci sia qualcuno che vessatoriamente, approfittando della ingenuità e disponibilità di un altro, richieda a costui, e talvolta ottenga, prestazioni o pagamenti superiori al dovuto, costringendo, sia pure metaforicamente, il soccombente a portare un supposto cappello calcato in testa fin sulle orecchie.  |
 3/6/2006 1:24 PM |
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Rompere 'o 'nciarmo
Letteralmente: spezzare l'incantesimo. A Napoli la frase è usata davanti a situazioni che per potersi mutare hanno bisogno di decisione e pronta azione. In quanto dette situazioni si ritengono quasi permeate di magia che, con i normali mezzi, è impossibile vincere e per cui bisogna agire quasi armata manu per venire a capo della faccenda.
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 3/7/2006 1:06 PM |
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'Ngrifarse comme a 'nu gallerinio
Letteralmente: arruffare le penne come un tacchino. Il tacchino o gallo d'india (da cui gallerinio), allorché subodora un pericolo, si pone in guardia arruffando le penne, segno, questo, per chi si accosti ad esso, che non lo troverà impreparato. La locuzione è usata a mo' di dileggio nei confronti di chi si mostri spettinato, quasi con i capelli ritti in testa; di costui si dice che sta 'ngrifato comme a 'nu gallerinio, anche se il soggetto 'ngrifato non sia arrabbiato o leso, ma solamente spettinato.  |
 3/8/2006 2:08 PM |
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Fà zite e murticielle e battesime bunarielle
Letteralmente: fare (partecipare a) matrimoni e funerali e battesimi abbastanza buoni. Id est: non mancare mai, anche se non espressamente invitati, a celebrazioni che comportino elargizioni di cibarie e libagioni, come accadeva temporibus illis quando la maggior parte delle cerimonie si svolgevano in casa, allorchè il parroco o prete del rione non mancava mai di rendersi presente a battesimi o matrimoni, per presenziare alla tavolata che ne seguiva. La cosa valeva anche per i funerali (murticielle) giacché, dopo la sepoltura del morto, i vicini erano soliti offrire ai parenti del defunto un pantagruelico pasto consolatorio spesso comportante gustose portate di pesce fresco.  |
 3/9/2006 2:09 PM |
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Vieste Ciccone, ca pare barone
Letteralmente: vesti Ceccone e sembrerà un barone. La locuzione napoletana stravolge completamente quella toscana che afferma: l'abito non fa il monaco. Il detto partenopeo, al contrario, afferma che basta vestire accuratamente un qualsiasi Ceccone (villano) per farlo apparire un barone...  |
 3/13/2006 3:12 PM |
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