Benzinaio ucciso, si cerca l'arma
Lecco, pistola gettata nel lago
Arrestati i colpevoli dell'omicidio del benzinaio di Lecco, ora gli inquirenti cercano l'arma del delitto. Secondo il racconto dei due giovani la pistola usata per uccidere Giuseppe Maver è stata poi gettata nel lago nel capoluogo lariano. Davide Ciancaleoni, il killer maggiorenne, avrebbe acquistato l'arma a Milano da un extracomunitario. Il minorenne invece ha detto di non sapere che al momento della rapina l'amico era in possesso della pistola.
I genitori dei due rapinatori chiedono perdono
"Chiediamo perdono, non possiamo fare che questo". Così la madre di Davide Ciancaleoni, uno dei due killer. E' disperata come la madre di D.E., 17 anni, che ha accompagnato il figlio dai carabinieri per farlo confessare. Poi i genitori di Davide hanno lasciato la città, pare per qualche giorno, trasferendosi da alcuni parenti ad Oggiono. "Mi spiace - dice una vicina - vedere questa sorta di accanimento nei loro confronti: la colpa del figlio non deve ricadere su di loro. E' giusto che quel ragazzo paghi il debito alla giustizia, ma non si può puntare il dito contro la sua famiglia".
Intanto dalla confessione di Ciancaleoni emerge che Maver è stato scelto come obiettivo della rapina perché vecchio: quindi un bersaglio facile.
Secondo gli inquirenti, l'"ampia confessione" del ragazzo è frutto della pressione investigativa messa in atto dal giorno dell'omicidio con un'indagine classica: domande e ricerche insistenti nei luoghi abitualmente frequentati dai giovani del lecchese, i bar del lungolago di Lecco, i centri commerciali. I nomi, sostengono gli investigatori, erano certi da alcuni giorni, poi sono arrivati gli elementi che hanno incastrato i due: in particolare l'impronta del maggiorenne, Davide Ciancaleoni, è stata scoperta e riconosciuta sul caricatore della semiautomatica trovato sul luogo dell'omicidio: una sorta di firma del delitto.
Il ragazzo, maggiorenne dal marzo scorso, in aprile era stato denunciato dagli agenti della Questura per spaccio di hashish davanti alle scuole e fotosegnalato. Il suo cartellino segnaletico è partito in tutta fretta alla volta di Parma, dove già i Ris, con una tecnica innovativa, avevano ricavato l'impronta dal caricatore della semiautomatica perso sul posto. Dal confronto tra le due impronte l'evidenza della prova. Il 17enne, è stato fermato dagli stessi carabinieri ai quali aveva fatto le ammissioni, mentre Ciancaleoni ha confessato davanti al pm Paola Dal Monte.
"Che cosa ho fatto!", avrebbe detto più volte Ciancaleoni nel corso della confessione. Poi ha raccontato il giorno che gli ha cambiato la vita. Il colpo sarebbe stato ideato da entrambi e la pistola era già in possesso di D.E.. A bordo dello scooter di Ciancaleoni sono arrivati alla fermata dell'autobus nei pressi del distributore. Secondo il racconto del maggiorenne, solo lui è entrato nel distributore, mentre il diciassettenne è rimasto fuori, a pochi metri. Maver gli è andato incontro cercando di disarmarlo e Davide Ciancaleoni ha cominciato a indietreggiare fino ad uscire dal gabbiotto. Nel piazzale, il dramma: parte un colpo che fredda il benzinaio. "Ma non so come è partito, non volevo uccidere!" avrebbe detto il giovane. A inchiodarlo, oltre alla chiamata in correità del minore e all'impronta, anche il riconoscimento della moglie di Maver, avvenuto qualche giorno dopo il delitto, attraverso una foto segnaletica.
I due avevano cercato di mascherarsi maldestramente, ma di fatto erano a volto scoperto. L'obiettivo del colpo era stato scelto perché le persone che gestivano la pompa di benzina erano anziane e i due avevano bisogno di soldi, ma pare che negli interrogatori non abbiano spiegato a che cosa servissero loro.
Ora Ciancaleoni si trova nel carcere del Bassone di Como, D.E., invece, è stato portato nel centro di prima accoglienza del Beccaria di Milano. In molti, a Lecco e nei paesi vicini, avevano sperato che i due rapinatori diventati assassini non fossero di qui. Invece la realtà è quella che più si era temuto. I mostri erano tra di loro, non criminali incalliti, ma due ragazzi che hanno spezzato tante vite: quella del benzinaio, la loro e quella dei genitori che non riescono a farsi una ragione di quanto successo. Il padre e la madre di Davide Ciancaleoni, tra le lacrime, dicono, rivolti ai famigliari del benzinaio ucciso: "Chiediamo perdono, non possiamo fare che questo". La madre di Davide sembrava essersi accorta che nei giorni scorsi suo figlio aveva qualcosa che non andava, "ma non avrebbe mai immaginato che fosse stato coinvolto in questo", racconta il legale di Ciancaleoni, Luciano Bova, che lo ha assistito nell'interrogatorio.
La madre dell'altro rapinatore, D.E. di 17 anni, è una donna sola e tormentata. Il padre del minorenne e disoccupato è morto una decina di anni fa.