Straordinaria recensione, Sergio.
Rispondo solo ora perchè volevo avere tempo per farlo.
Come ora hai potuto vedere, il mio entusiasmo per Connolly e la sua stupenda saga non era poi così astruso, visto che l'irlandese ha affascinato anche te. Il fatto è che, come dici anche tu, questi sono romanzi drammatici che superano il limite della narrativa di genere, annichilendola pur posando le fondamenta nello stesso terreno.
Partendo da storie a cavallo fra il giallo e il nero, Connolly usa i suoi personaggi e i suoi affreschi sociali per raccontare un sacco di cose, sulla morte, sull'odio, sui pregiudizi, sull'amore, sulla natura delle cose, e sulla circolarità del destino.
Ecco perchè io ancora oggi penso che lui sia un grandissimo ingiustamente misconosciuto al grande pubblico. Connolly è tutto,un artista che con le sue sole parole riesce ad essere artista poliedrico, magari non al massimo in nessuna voce ma ad alti livelli in tutti i casi: poeta romantico, scrittore barocco, pittore impressionista come Monet, musicista dark.
Le sue storie sono partite da un contesto quasi classicalmente poliziesco (la prima parte di TUTTO CIO' CHE MUORE) per terminare in una sontuosa sinfonia epico-drammaturgica (PALUDE).
E poi... che popò di personaggi ha saputo creare:
Louis e Angel sono una sorta di Oscar Perenne ai migliori attori non protagonisti.
I cattivi sono veramente cattivi, drogati di perversione e malignità fino al midollo, al punto da vivere alla grande per il loro fascino inequivocabile.
Libri da rileggere, perchè talmente densi che una seconda lettura sicuramente lascia dentro ancora qualcosa.
E poi quella circolarità, quel voler chiudere ogni cosa...con quella grandezza di destino che sembra quasi sovrannaturale, quei richiami all'acqua, alla palude, alla strada bianca, al senso della giustizia, della vendetta, della morte.
Per finire questa sorta di Ode, Sergio converrai con me che alla fine della lettura completa di Connolly si ricorderanno molte cose sopra la media:
- La perfida metafisicità del
Viaggiatore, protagonista delle pagine più violente che abbia mai letto, e nonostante ciò a suo modo un artista.
- La soave prosa romantica, che inaugura il new style Connollyano, de Il
ciclo delle stagioni, un notevole passo avanti dal punto di vista appunto dello stile rispetto al primo capitolo.
- La profondità di
Gente che uccide, con quelle splendide pagine sui Battisti di Aroostok e il loro intersecarsi con la vicenda moderna.
- Quel capolavoro di letteratura moderna che è il
prologo di Palude, veramente una delle più belle cose che abbia letto nella mia vita, e le fantastiche pagine dedicate al passato di Louis e Angel, ancora in Palude.
Qualche piccolo difettino minore c'è, ma davvero minuscolo.
Anzi
minuscolo.
Riferimento Assoluto per tutta la letteratura drammatica moderna.
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In qualche oscura forma, continuerò a esistere.
Amministratore di EmozionaliA...
parole che scaldano il Blu