Recensione di L'ANGELO DELLE OSSA
E' noto come John Connolly sia sempre stato il mio scrittore preferito di crime-story. Secondo me è anche lo scrittore europeo più sottovalutato in assoluto, ma qui si apre un campo di discussione infinita.
Dirò solo che se questa non è Letteratura, allora non capirò mai nulla di libri.
L'analisi del Male, del senso di colpa, del peccato e di una certa circolarità degli eventi e del destino fatta da questo irlandese con la faccia che più irlandese non si può è a parer mio assolutamente eccezionale.
Cinque romanzi di grande impatto emotivo, ambiziosi e voluminosi, scritti con un calore da coperta + camino e al contempo con una glaciale penna acuminata che strappa i fogli del cuore: possono lasciare insoddisfatti soltanto i prevenuti o i lettori superficiali.
Connolly è uno scrittore totale.
Quasi ogni aspetto dello scrivere è su grandi livelli: trame, linguaggio, descrizioni, dialoghi, conoscenza e approfondimenti di contesti storico-sociali e ambientali.
E poi quel che le pagine trasudano: humour, sarcasmo, romanticismo, malinconia, tristezza, paura.
Emozioni che si completano o si bastano.
Connolly è uno scrittore massimalista, e questi tempi minimali probabilmente lo guardano storto. Beh, che lo guardino pure, intanto noi godiamo di questo stupefacente revival del grande romanzo classico.
Connolly non ha paura di elaborare trame che richiamano testi sacri, leggende, paure ancestrali, guerre passate e miserie odierne. Non ha paura di descrivere a lungo ambienti e personaggi secondari (ma non inutili) e di sbilanciarsi sui temi dell'esistenza con monologhi o riflessioni dall'alto; non ha paura perchè non ne deve avere: è tutto grandioso.
Sia che maneggi testi apocrifi ed eventi bellici reali, sia che manipoli puttane e picchiatori, J.C. si trova a proprio agio e non sbrocca mai.
In questo libro, tanto per volare basso, fa il Dan Brown e fa il James Ellroy.
Avevo qualche timore di trovare, tre anni e molte esperienze tecnico-formative dopo, qualche crepa nel modo di narrare del mio idolo. Nei libri passati c'era un pizzico di prolissità, a volte, e situazioni paranormali quasi al limite del consentito (dalla mia concezione, s'intende).
Ebbene, paure fugate.
L'angelo delle Ossa è in assoluto il suo romanzo scritto meglio. Complesso ma veloce, profondo e accurato. Non ho trovato, in 550 pagine, nessuna cosa che non andasse più che bene.
Anzi, dirò di più: la capacità tecnica di raccontare una storia così difficile è veramente da fuoriclasse. Lui è proprio uno che riesce a inquietarmi, a farmi percepire il Male assoluto(l'altro è McCarthy), e poco dopo a farmi ridere di sorpresa e meraviglia per una riga di dialogo o una descrizione di persona.
E poi che capacità stupefacente di tenere assieme i fili di una saga che ormai consta di più di 2000 pagine!
Sembrava tutto finito con Palude, e invece questo libro chiude di nuovo un cerchio che racchiude anche l'inizio.
Difficile mollarlo, questo romanzo. Proprio difficile.
Ti prende sia la storia sia i personaggi.
La prima persona narrante di Chalie Parker lascia spesso il posto a un narratore onnisciente che svaria e vaga per l'America e l'Europa, e persino nel tempo. Non c'è alcuna differenza di qualità, siamo sempre al top.
Ogni libro di Connolly è un romanzo di formazione: i protagonisti alla fine della storia non sono più quelli dell'inizio, sono segnati, incisi, o morti.
Connolly è teatrale, Connolly è sacrale, Connolly è animale.
Connolly, quando narra, è Dio.
Anche la gestione delle parti più delicate, quelle dove l'arcano e il sovrannaturale si uniscono e scivolano nella storia, è gestito alla grande. Mi sono anche divertito nel cercare di coglierlo in fallo almeno qui, ma non c'è quasi stato nulla da fare: un pizzico di mormorìo credo sia possibile solo per il finale della parte più thrilling, ma in fondo lì è anche questione di gusto.
Per togliere ogni minimo rumore da un disco clamoroso basta però l'ultima emozionante pagina.
In buona sostanza, John Connolly è il solo vero erede del primo (grandissimo) Stephen King - quello di Shining e Pet Sematary e L'ombra dello scorpione, per intenderci - e del Thomas Harris creatore di Hannibal e rappresentatore di un male assoluto e melodrammatico. Di entrambi ha i punti di forza senza avere le piccole pecche.
Aggiungiamo una spruzzatina di James Lee Burke e il gas dei mitici colossi dell'hard-boiled anni 40-50.
La miscela è incandescente, sulfurea, d'ineccepibile efficacia.
Quest'uomo ha 38 anni. Provo un brivido soltanto a pensare a cos'ha già fatto.
Ciao John, ciao splendidi sovrumani eroi di carta e sangue. Spero di ritrovarvi presto perchè assieme a voi sento qualcosa di potente che mi chiama dentro.
VOTO: 9,5.
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Amministratore di EmozionaliA...
parole che scaldano il Blu
Non esiste altro Dio che la meraviglia (J. Ellroy) [Modificato da Bad Desire 06/11/2006 22.29]