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Ho finito ieri di leggere il racconto di Connolly THE REFLECTING EYE.
Grazie ad Alberto per avermelo mandato e a la Simona per la splendida traduzione, non credo, dovesse mai essere pubblicato in Italia, che potrebbero fare di meglio, davvero brava, complimenti.
Connolly lo amo, l'anno scorso ho letto di fila tutti e quattro i suoi libri, TUTTO CIO' CHE MUORE, IL CICLO DELLE STAGIONI, GENTE CHE UCCIDE e PALUDE.
E' stata una vera immersione in un mondo lirico e poetico, fatto di immagini talmente suggestive da andare oltre i normali confini del genere thriller.
Ho letto tutto quanto è stato scritto in questo thread sull'autore e non mi sento ora di aggiungervi niente altro, ma prima o poi riprenderò in mano l'intera saga e lascerò ai miei ricordi molto più freschi il compito di scrivere parole più sensate di quelle che mi usciranno ora.
E' passato troppo tempo per scrivere qualcosa di decente su di lui, a me sono rimaste impresse come dolci cicatrici le emozioni che mi hanno lasciato le sue frasi, i suoi personaggi, quel viaggio esistenziale che parte dal più grande dolore, e che non a caso ha come simbolo la figura del Viaggiatore, e che arriva fino alla (as)soluzione finale dopo anni di tormenti, cadute e rinascite.
Mi ricordo che rimasi estasiato e scosso dalla violenza cruda e diretta di TUTTO CIO' CHE MUORE, dalla grande capacità di Connolly a disegnare colori di morte con una tale poesia che era ferita e cura allo stesso tempo, disgregazione e creazione insieme.
Usa delle immagini talmente evocative da fermare il tempo per la contemplazione di esso, sposta gli occhi in cielo a guardare l'animo umano con una delicatezza e una forza tali da non poterne rimanere indifferenti.
Poche volte ho visto una rappresentazione del MALE così diretta, spietata, efficace, pregnante ma al tempo stesso apparentemente così eterea.
IL VIAGGIATORE è una figura presente in ogni pagina con il suo spirito e con la sua essenza, aleggia nelle parole e nei pensieri ma comincia a prendere una sua forma solo nel finale del libro, anche se la sua figura simbolica sarà presente in tutti e quattro i libri.
TUTTO CIO' CHE MUORE parte dalla morte fisica e dell'anima, si conclude con la morte fisica e lascia sospesa l'anima.
In mezzo ad una marea di nomi, fatti, eventi è un lungo percorso alla ricerca di una luce, un viaggio a mani nude a trovare quei due bastoncini di legno da sfregare dopo che ti hanno tolto tutto quello che amavi. Un viaggio doloroso che prima di arrivare a quel piccolo fuoco porta ad esaudire ed esaurire un implacabile desiderio di vendetta e di comprensione degli eventi.
IL CICLO DELLE STAGIONI è poesia pura in movimento, il libro che mi ha fatto amare Connolly come scrittore dopo averlo amato come giallista nel precedente, un libro che sembra di passaggio nell'intera saga ma che ho trovato dolcissimo e struggente nella sua sospensione spazio temporale.
Il Maine, i suoi paesaggi, la sua storia, bellissime foto che Connolly riesce a sviluppare con una prosa e un lirismo a livelli assoluti.
E' un soggiorno nella malinconia, un quadro autunnale dei sentimenti, un cammino di schiena col bavero alzato sull'impermeabile delle emozioni.
Un libro da leggere per il solo piacere di farlo.
GENTE CHE UCCIDE e PALUDE ( brutto titolo, mi spiace, The White Road se lasciato com'era, anche in italiano, lo trovavo più adatto ) hanno concluso momentaneamente questa quadrilogia in maniera impeccabile.
Nel primo dei due c'è una rappresentazione del MALE forse addirittura più grande e terribile del VIAGGIATORE, ma abbiamo un Charlie Parker diverso rispetto agli altri due libri, in continua evoluzione, più responsabile e consapevole, e che si prende una netta distanza dal male che sta cercando di combattere.
Nei primi due episodi (soprattutto in TUTTO CIO CHE MUORE) "Bird" usa la sua stessa rabbia, la stessa violenza che cerca di combattere, come arma per vincere il suo nemico e le sue ombre.
In questo GENTE CHE UCCIDE comincia a rendersi conto del suo compito, comincia ad accettare l'inevitabile "dono" di sentire e vedere persone che sono morte, e comincia a distaccarsi da tutto quello che di marcio ritiene esserci o esserci stato nella sua vita; ogni cosa che aveva di negativo( l'alcool, la violenza e la morte come risposta a loro stesse...) viene sostituita lentamente dalla consapevolezza che può vivere una nuova vita, una nuova storia, senza tutto questo.
E per raccontarcelo Connolly usa tutta la sua abilità, descrizioni mirate, ambientazioni suggestive, una prosa evocativa che arricchisce di descrizioni storiche e filosofiche strumentali al racconto, una trama intrecciata che affonda le sue radici in un passato che riaffiora pagina dopo pagina con tutto il dolore che si porta dietro, una rappresentazione del male nel sig.Pudd che rimarrà nella memoria degli amanti del genere.
Poi i soliti Parker, Angel e Louis (leggermente più defilati, anche se presenti, del solito), e una narrazione in prima persona che ti fa sentire il racconto come una seconda pelle, creando una immedesimazione nel lettore che ha pochi uguali al mondo.
PALUDE l'ho letto e divorato come quarta parte di un unico intero viaggio, il cui finale ha subito, a mio parere, qualche lieve cedimento alla stanchezza.
Talentuoso Connolly, ma in questo libro ho avuto la sensazione che le sue impeccabili descrizioni, i suoi riferimenti storici, abbiano avuto anche il compito di riempire dei buchi nella trama, di completare pagine che altrimenti non sarebbero state riempite con il solo succedersi degli avvenimenti.
Fino a 200 pagine circa non succede moltissimo, se non per un significativo incontro tra Parker e il reverendo Faulkner in prigione.
Avrei preferito un maggior coinvolgimento anche di Angel e Louis.
E' vero, c'è un intero (seppure breve) capitolo dedicato a loro, ma per il resto non sono molto presenti, tranne che per un piccolo antefatto riguardante una vendetta consumata a freddo risalente ad un episodio del passato dei due personaggi.
Soprattutto mi sarei aspettato una maggiore evoluzione del personaggio di Angel dopo i danni inflitti al suo corpo nel precedente Gente che Uccide, ma a parte un dolore soffocato e una vendetta collettiva e liberatoria del suo carnefice nel finale, rimane un pò defilato.
Forse è stato giusto così, forse sto cercando il pelo nell'uovo, ma leggere di un reverendo Faulkner in fuga come un povero vecchio ridotto alla sua futile umanità in una corsa contro niente, per avere tre pallottole in corpo mi ha lasciato un pò l'amaro in bocca, mi aspettavo una resa dei conti anche verbale, di valori, di giustizia, ma tutto si compie in un irreale silenzio, quasi in maniera distaccata.
E dopo aver ucciso il reverendo, dopo aver trovato giustizia per due donne violentate e uccise, dopo aver fatto in modo che le anime di tutti coloro che ha incontrato avessero una loro collocazione in un mondo che non è quello terreno, anche Charlie Parker ha trovato per ora la sua, di pace, la possibilità di ricominciare laddove la sua prima vita era stata spezzata, con una donna che ama e un figlio in arrivo.
Voto complessivo all'intera saga : 9 ( con una nota particolare per IL CICLO DELLE STAGIONI, forse quello con la trama meno complessa ma quello che più mi assomiglia in alcuni momenti, ad ognuno le sue chiavi di lettura, le mie si incastrano in serrature un po' del cazzo..)
THE REFLECTING EYE si colloca subito dopo questi libri, è un racconto veloce, che si legge bene, ottimo per non rimanere troppo lontani dai personaggi che tanto si amano.
Mi ha lasciato un po' di tristezza l'ammissione del tempo che passa, il grigio che comincia a disegnare gli anni in modo più marcato su protagonisti che tanto mi sono mancati, ma è una rassegnazione inevitabile, uno scorrere del tempo che forse il prenderne atto con un po' di ironia riesce a stemperare in maniera divertente e delicata.
Io trovo molto interessante l'uso che , metaforicamente, Connolly fa degli specchi.
E' presente in ogni suo libro questa metafora, anche se in maniera velatamente diversa in ognuno di essi.
Non sempre ci vediamo riflessi la nostra persona, a volte vediamo pure cose che non ci piacciono, che sembrano appartenere ad altri, ma che sono in fondo un' altra parte di noi, della quale possiamo non averne più bisogno ma dalla quale non possiamo distaccarci come se niente fosse.
Charlie Parker non è il Viaggiatore, non è Caleb Kyle, non è Pudd, non è il reverendo Faulkner, non è John Grady, ma anche nel suo passato e nella sua vita ci sono atti di violenza, di crudeltà, di danni inflitti agli altri e a sé stesso; si può sempre obiettare che lui sia una persona diversa e che le circostanze l'hanno portato a fare quello che ha fatto, ma ciò non cambia che il MALE nella sua essenza, per chi lo riceve, non ha tante sfumature, non distingue le diverse facce che lo infliggono, arriva sempre diretto allo stesso modo.
E l' idea che finalmente cominci a staccarsi dalle pareti dell'anima di Bird, che cominci a puzzare da far girare la testa, che abbia un odore non sopportabile per più di qualche attimo l'ho trovata in questo racconto liberatoria e consolatoria.
Chi ne è rimasto invischiato a lungo ne subisce ancora le conseguenze, compie azioni che rispondono al lato oscuro del cuore anche se una parte di esso reclama perdono e assoluzione.
Nella purezza del cuore di un bambino sta forse la risposta, quella purezza che è stata tolta agli occhi di Parker qualche tempo prima ma che ora il destino ha deciso di ridonargli, una rinascita, una redenzione, forse solo e semplicemente amore, l'unica e più umana risposta al tempo che passa e ai segni che lascia.
Lo rileggerò Connolly, magari dopo aver cambiato le chiavi od oliato qualche serratura, dopo aver cambiato lo sguardo o aver girato gli occhi in direzioni diverse, ma lo farò, e non sarà mai come la prima volta.
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