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Ferisci o Demolisci? (OK)Last Update: 5/15/2012 12:21 AM
5/10/2012 12:14 AM
 
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RIASSUNTO E COMMENTO: Premetto che la giocata si è svolta in diversi giorni, anche distanti uno dall’altro. Dopo aver formulato a diversi pg la stessa richiesta, ed avendo ricevuto sempre risposte negative, se non nelle parole nei fatti, Dodaiux decide di tentare l’ultima carta, lasciando un messaggio cifrato in rocca per Azarim. Il silenzio da parte del mannaro è lungo, fino a quando deciderà di passare in Sanitarium per sentire cosa vuole da lui l’ospitaliera. Il resto è tutto nella giocata. Da molto non giocavo con Azarim, mi piace molto quello che questi due combinano, anche se diverso da quello che pensavo…

Motivo degli asterischi:

• richiedo approvazione per la ferita alla mano sinistra di Dodaiux, procurata su sua richiesta dal mannaro. Come da post, non sono stati intaccati tendini, ed è stato effettuato un primo tamponamento per arrestare l’emorragia. L'emorragia che non sarebbe molto fluente, curabile con pochi punti. Sarebbe lacerocontusa. Le eventuali infezioni, sono già in parte debellate, in quanto la bottiglia conteneva liquore al mirto, quindi alcool e mirto, che tra le sue proprietà vede anche quelle antisettiche.
Non credo ci sia altro da approvare, le richieste fatte da Dodaiux ad Azarim sono state dirette, così come le risposte, compresa quella inerente il buttar giù i muri del Sanitarium.

Buona lettura

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GDR
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AZARIM || Vicoli || Dai ciottoli del selciato, gli occhi gialli del tatuato si rialzano verso gli edifici grigi di Barrington. In silenzio, con sguardo dorato osserva il vicolo che sta percorrendo, proseguire serpeggiando fra le case fino a raggiungere la porta della città. Volta quindi il capo, verso la propria sinistra, soffermandosi qualche istante ad osservare quello che invece si allontana verso la periferia di Barrington; l'ha percorso più di una volta e sa bene dove porta... Con un movimento nervoso, il Tatuato riassesta il corpetto di cuoio che tiene fra fianco destro e l'incavo del gomito, non troppo distante dal fodero della Bastarda che la mano destra trattiene a metà della sua lunghezza. E' tempo per l'ennesimo cambio di residenza... ma prima di lasciare le mura della città, c'è una questione che ha lasciato in sospeso. Sbuffando e forse maledicendo la propria memoria, si incamminerebbe verso il Sanitarium...

DODAIUX (esterno sanitarium) seduta sui gradini all'ingresso della sua dimora, i capelli raccolti in una treccia, tenuta stretta dal nastro rosso. Nera la veste che indossa, il cui orlo è tenuto stretto nella mancina, mentre i pensieri si rincorrono, il naso all'insù, osserva il cielo, nell'aria si respira odore di primavera, e al momento, tutto appare sereno.

AZARIM || Esterno Sanitarium || Cammina con la testa bassa, quasi provata dal peso dei pensieri che vi si agitano all'interno. A quelli che già impietosi vorticano da qualche giorno, se ne uniscono ora di nuovi. Infondo non è lui ad aver chiesto di incontrare il Rettore; se è Dodaiux ad avere tanto bisogno di lui, perchè diavolo tocca al mannaro camminare per mezza Barrington per raggiungerla? Probabilmente sarà una perdita di tempo... un capriccio senza senso come quel nomignolo con cui si ostina a chiamarlo. Si è quasi convinto a girare i tacchi e a tornare sui propri passi, quando alzando il capo si accorge che i propri calzari hanno ormai macinato ogni metro che lo separava dall'edificio. E lì fuori, seduta sui gradini d'ingresso, pare proprio esserci la donna che lo cerca. Sbuffa, dicendo in silenzio addio anche all'eventualità di non trovar nessun ad attenderlo, evidentemente appena sfumata. Non avrà bisogno di presentarsi, visto il trambusto che ciò che si porta dietro aggiunge al consueto tintinnar di bracciali e ninnoli.

DODAIUX (esterno sanitarium) certo il cielo non può definirsi terso in questa giornata vede schiere di nuvole permettere al sole di giocare a nascondino e burlarsi di chi si ostina a cercarlo gettando improvvisi raggi sul volto. Una smorfia si dipinge sul volto del rettore, costretta a volger lo sguardo altrove, incrociando il tatuatto poco distante da lei. ''Mentis vivacitatem, avete dunque letto il mio messaggio'' direbbe sorridente mentre si appresterebbe a sollevarsi in piedi. ''avete visto? abbiamo uno splendido portone nuovo grazie... grazie a voi'' direbbe divertita mentre con la mandritta indicherebbe il nuovo acquisto degli ospitalieri. ''com'è la vostra memoria Azarim?'' domanderebbe infine puntando gli occhi in quelli dell'altro, dopo aver salito i gradini che le permettono di trovarsi ad un'altezza tale che possa consentirle di bearsi delle altrui pupille.

AZARIM || Esterno Sanitarium || Inclina la testa verso la spalla, aggrottando la fronte d'innanzi ai modi del Rettore. Senza grazia nè delicatezza, mano e braccio destro si apriranno simultaneamente, facendo cadere accanto ai piedi del Tatuato sia la Bastarda nel suo fodero che il corpetto. Quando anche l'ultima eco di quel clangore si sarà esaurita, le labbra del Mannaro risponderanno alle parole>>
AZARIM || Esterno Sanitarium || Inclina la testa verso la spalla, aggrottando la fronte d'innanzi ai modi del Rettore. Senza grazia nè delicatezza, mano e braccio destro si apriranno simultaneamente, facendo cadere accanto ai piedi del Tatuato sia la Bastarda nel suo fodero che il corpetto. Quando anche l'ultima eco di quel clangore si sarà esaurita, le labbra del Mannaro risponderanno alle parole della donna. ''Abbastanza in forma da ricordarmi del vostro messaggio... e del vostro portone.'' Così dicendo, affonderebbe una mano in una tasca delle braghe, estraendone un sacchetto tintinnante che provvederebbe a gettare verso il petto della donna, incurante del fatto che lei lo afferri al volo o meno. Riportando poi il capo in asse con la schiena, attenderebbe lo schioccare di qualche vertebra mentre stiracchia schiena e braccia, per infine portarle ad incrociarsi davanti al petto. ''Dovrebbero bastare...'' mormora con la voce ancora impastata di fatica. ''Dunque?'' chiederebbe infine, per nulla intenzionato ad allungare il brodo di quell'incontro.

DODAIUX (gradini) lo osserva sorridendo nel vedere e ricordare i modi delmezzo. ''non c'è bisogno che...'' la frase spezzata da quell'ultimo gesto, il busto si piegherebbe un poco in avanti, cercando di avvicinarsi al sacchetto che viene lanciato, la mancina tesa pronta ad afferrarlo, più per evitare che la colpisca che per altro, tutto il corpo seguirebbe il volo del fagotto, accompagnando il gesto della mano pronta a stringerlo, ma la sorpresa e la precaria posizione dovrebbero far si che le dita riusciranno solo a schivare e deviare il colpo, lasciando cadere il sacchetto ai piedi della mediterranea verso sinistra. ''non è certo per questo che vi ho chiesto di venirmi a trovare'' annuirebbe divertita anche con il capo alle proprie parole. ''su entrate'', due colpi decisi con le nocche della mandritta, per poi abbassarsi e raccogliere 'l'obolo' che verrebbe riposto nella tasca della veste. ''non ce ne era bisogno, ma un dono non si rifiuta mai'' nel frattempo Athelstan sarebbe giunto ad aprire il sanitarium, permettendo ai due di entrare, sempre che il mannaro abbia intenzione di seguirla.
AZARIM || Ingresso || La pronta replica del Tatuato non tarderà a farsi strada fra le sue labbra scure ''E io non è per questo che sono venuto... ma quel che è giusto, è giusto... giusto?'' Si piega appena la sua bocca, come se trovasse divertente quel gioco di parole, pur senza riuscire a diventare un sorriso vero e proprio. Passando accanto a Grant, il Tatuato ne fisserebbe per qualche istante il volto, prima di puntare l'indice della mano destra sulla pergamena dove campeggia il nome dell'uomo e la sua mansione. Indi l'indice si ritirerebbe verso il palmo, lasciando fuoriscire dal pugno il pollice che prenderà ad indicare il corpetto e la spada lasciate a terra alle proprie spalle. ''Divertiti ragazzone.'' Infine seguirebbe la donna all'interno, non certo senza domandarsi cosa stia macchinando...

DODAIUX (ingresso/corridoio) ''giusto, è giusto!'' risponderebbe continuando quel gioco di parole, lasciando che entri prima il tatuato ed esca Grant per recuperare le armi del loro ospite. Una volta dentro, si porrebbe al fianco sinistro del mezzo, così da condurlo verso le cucine. ''Dunque, la vostra memoria è viva... allora ricorderete anche la prima volta che ... mi presi cura di voi... '' direbbe parlando serenamente, cercando gli occhi dell'altro... ''vorrei ... vorreste bere? mi è venuta una gran sete, abbiamo dell'ottima birra nanica, ma anche del vino... e se avete fame'' i passi ora si arresterebbero proprio sulla soglia della cucina. ''una vita... per una vita... andrebbe bene anche a modo mio?'' domanderebbe quasi in sussurro sollevando anche le punte dei nudi piedi per avvicinarsi di più all'altro.

AZARIM || Interno || Segue la donna lasciando che lei lo affianchi e poi lo guidi all'interno. Il nodo delle braccia davanti al petto così si scioglierebbe e il tintinnare dei bracciali riprenderebbe, questa volta chiaro e cristallino e senza il disturbo del clangore del resto del suo bagaglio. Annuisce alle parole della donna... come dimenticarlo? All'offerta di qualcosa da bere, il Tatuato valuterebbe per qualche secondo se azzardarsi a chiedere alla donna, se per caso non abbia fra le sue scorte un po' di quel liquore straniero che il buon Aspis... ''Vino.'' Taglierà infine corto, giudicando il Rettore decisamente poco avvezzo a quel genere di vizi. Quindi riprenderebbe il discorso da dove l'ha lasciato la donna ''C'è un solo modo in cui potrebbe andare bene... e immagino non ci sia bisogno di spiegarvelo.'' Resta serio in volto, distendendolo solo impercettibilmente poco dopo: ''Volete provare a dirmi qual è quello a cui avete pensato?'' ironizza, attendendo la sua replica mentre fa spallucce e torna a incrociare le braccia, cercando il contatto con lo stipite della porta, con la spalla destra.

DODAIUX (cucina) lascerebbe che il mannaro scelga il posto in cui sedersi, per poi dirigersi alla credenza e prendere una brocca con del vino rosso, acquistato dai mercanti, e due coppe, e far ritorno al tavolo. la mancina porrebbe sul ripiano la brocca, mentre la mandritta disporrebbe il resto di fronte al mezzo. Prima di sedersi, regalerebbe uno sguardo veloce alla credenza ''avete mai assaggiato del mirto? è una bevanda della mia terra, ogni tanto mi diletto a preparare qualcosa, marmellate, liquori... ma se volete carne essiccata... il vino andrebbe meglio'', quindi si accomoderebbe spostando lo sguardo verso ciambelle e biscotti riposti in un vassoio di legno che troneggia al centro del tavolo. ''dal mio punto di vista, modesto e poco pratico di queste cose'' direbbe facendo si che la propria voce torni a diventare simile a sussurro ''una vita potrebbe anche non esser presa completamente... potrebbe esser messo in conto che questo accada... ma non dovrebbe avvenire necessariamente... ORSU''' tornerebbe la mandritta ad afferrar la brocca per versarne il contenuto nei due bicchieri, mentre la mancina ne prenderebbe uno per iniziare a bere un poco, la mandritta riporrebbe al tavolo la brocca con il restante vino. ''vorrei mi insegnasse a duellare... non avete paura di ferirmi, mi ricucirei da sola, ho bisogno di sapere meglio come intervenire, cosa poter fare sui corpi di chi arriva qui e non è in grado di parlare e spiegare... capire dalla forma della ferita con cosa possa esser avvenuto un taglio... una mezza vita, vi chiedo questo'' le parole pronunciate con la giusta sicurezza, gli occhi fissi in quelli dell'altro, le braccia ben disposte, non chiuse, ogni atteggiamento nel corpo della mediterranea verrebbe posto in maniera tale che tutto possa apparire nel modo più logico e naturale, come se fosse scontato. (persuadere 3), e con la stessa naturalezza riprenderebbe a sorseggiare il vino.

AZARIM || Interno || Piano si muoverebbe verso il tavolo, scegliendo una sedia a caso e prendendovi posto. Con le dita che tamburellano nervosamente sul piano di legno attenderebbe di veder servito il vino e poi, senza invece attendere alcun brindisi o invito da parte della donna, afferrerà la coppa portandola alle labbra. Mentre sorbisce avido il suo contenuto, da sopra il bordo del bicchiere osserverà Dodaiux proseguire nel suo discorso. Il sorso che segue la sua richiesta di imparare a duellare scende con una certa fatica nella gola del Tatuato... il successivo invece non ha alcuna speranza di riuscirci. Si ferma a metà strada, prendendo la via sbagliata e risalendo verso le vie respiratorie del Mannaro che posando maldestramente la coppa sul tavolo, tossirà fuori dalle labbra e dalle narici quel nettare rosso. ''Pfffff... Che cosa??'' riesce a commentare fra un colpo di tosse e il successivo, usando il dorso della mancina per ripulirsi mento e labbra. Con gli occhi inumiditi da lacrime dense e ancora provato dal quasi annegamento, cercherà di rispondere mentre prova a riprender fiato ''Ma che volete tutti da me? Duellare è diventato d'un tratto così interessante su queste terre?'' Altri colpi di tosse, poi gli occhi umidi del Tatuato si sposteranno sulla credenza che poco prima anche gli occhi del Rettore osservavano. Vi accennerebbe col mento: ''Credo sia il momento di assaggiare quel Muirto, se è anche soltanto appena più forte di questo...'' Con un sospiro poi, cercherebbe di rimettersi composto sulla sedia. ''Avete battuto la testa? perchè non vi fate dare una controllata da Lady Edave?''


DODAIUX (tavolo) la reazione del mezzo non se l'aspettava proprio, non in quei termini quanto meno. si avvicinerebbe allo stesso, dandogli una sonora pacca sulla schiena con il palmo ben aperto della mandritta, per aiutarlo a respirare meglio e riprendersi prima da quel quasi autosoffocamento. ''guardate le formichine'' suggerirebbe sperando che l'ascolti. Tornerebbe verso la credenza per far ritorno con la bottiglia di mirto ancora intonsa. ''io sto benissimo, credetemi'' direbbe sorridendo apertamente, lasciando i denti ben visibili per qualche istante più del necessario, rendendo così più sicure le proprie parole. ''a me non interessa duellare per duellare, voglio imparare a trattare le ferite che provocano i duelli. se preferite potrete tagliarmi direttamente, come si chiama? aspettate un momento... squa.... squalembro?'' verserebbe quindi del mirto nella coppa del tatuato, dopo aver versato il resto del vino ivi contenuto in una ciotola vuota poco distante. ''zac... partite con un... squalcoso, e poi mi ricucio, oppure vi presterei il mio pugnale e me lo piantate sul lato esterno del braccio, prendete un poco di carne, di pelle... da sola non riesco a ferirmi, questo lo capite no? possibile che nessuno sia disposto ad insegnarmi? vi permetterei di buttare giù una parete ogni tanto se accetterete... una nuova dimora non sarebbe male, abbiamo bisogno di rendere il sanitarium più adatto ai tempi in cui viviamo'' concluderebbe in attesa del dire dell'altro.


AZARIM || Cucina - Tavolo || Il vino non si è ancora completamente asciugato dal dorso della mano con cui Azarim si è pulito e già la stessa mano afferra il calice colmo di liquore e lo porta alle labbra. Questa volta starà ben più attento a sorbirlo, scoprendosi tuttavia costretto a strizzare gli occhi come se quel gesto lo aiutasse a tener lontani i deliri del Rettore. Non l'ha mai considerata completamente sana di mente... ma questo va decisamente oltre le sue peggiori aspettative. ''Aaaah...'' esclamerà ineducatamente dopo essersi nuovamente pulito le labbra col dorso della mano. ''Sgualembro.'' aggiungerà poi. ''Si chiama, sgualembro... e qui finisce tutto quel che ho intenzione di insegnarvi.'' Proseguirà acidamente. Risollevando il volto verso la donna non avrà timore di mostrarle per l'ennesima volta la durezza dei propri lineamenti, deformati e confusi da quella marea di disegni rossi. ''Non ne trattate già abbastanza di ferite? Questo posto non è già pieno di poveracci che hanno vinto una coltellata al fianco tirando il numero sbagliato ai dadi in bettola? Voi non sapete davvero quel che state chiedendo...'' di scatto, spingerebbe col palmo delle mani sul bordo del tavolo, allontanandolo da sè per potersi così alzare in piedi e coprire Dodaiux con la propria ombra.

DODAIUX (tavolo) attenta ascolterebbe ogni parola del tatuato, prima di pronunciare qualsiasi risposta. ''il mio è concetto strano, una richiesta strana, di questo sono consapevole. Ma voi avete idea di cosa possa significare per me non essere in grado di capire? ho rispetto della vita, di ogni vita e in ogni forma... a chi potrei chiederlo? chi se non voi? mi sono fidata di voi dal primo istante che i miei occhi hanno incrociato i vostri'' l'ombra del tatuato sarebbe sopra di lei, ma quella è una situazione che ha già vissuto, non la spaventa, per qualche strano gioco del destino, più che spaventarla il mezzo l'ha sempre attratta, così non smetterebbe di comportarsi naturalmente, continuando a spiegargli le sue motivazioni. ''vi siete mai chiesto perché vi chiamo sguardo? sono certa che se dedicaste un solo istante a questa domanda, trovereste in voi stesso la risposta. Con i polli non funziona, quando si è morti le armi danno vita a reazioni diverse, e da vivi non sarei capace di colpirli... vanno benissimo per insegnare agli studenti come ricucire una ferita, ma non servono ad altro. Comunque sia, accetto il vostro volere, rimanderò questa mia follia ad un altro tempo, chissà... potrei trovarmi nel mezzo di una rissa e venir colpita senza apparente motivo. posso almeno chiedervi, Azarim, di non dimenticarvi di me? potreste buttar giù una parete alla volta ed aiutarmi almeno a rendere più adatto questo luogo'' direbbe sorridendo verso il mannaro.

AZARIM || Cucina - Tavolo || La osserva in silenzio, soppesando le sue parole. ''Capire...'' ripete scuotendo il capo, senza staccare da quelli di Dodaiux gli occhi dai quali la donna è tanto attratta. ''Volete capire... e sareste anche in grado di farlo... è questo il problema.'' Inclinerebbe il capo da un lato avvicinandosi di un passo a Dodaiux, mostrandogli il palmo aperto della mancina. Gli occhi dorati del Mannaro, scenderebbero verso la mancina del Rettore, per poi tornare sul suo volto come a chiedere licenza di stringerla nella propria. Se la donna accettasse, la accompagnerebbe verso il piano del tavolo stringendone delicatamente il polso.

DODAIUX (tavolo) il silenzio che è sceso lentamente tra i due sembra avere più respiro delle molte parole che si sono detti. gli occhi della mediterranea seguirebbero il tatuato, spostandosi dallo sguardo dell'altro alla mancina, ne accompagnerebbero fiduciosi il movimento, lasciando che le dita aderiscano al polso del rettore in una dolce stretta. In silenzio, si lascerebbe guidare dal tatuato, senza smettere di guardarlo.

AZARIM || Cucina - Tavolo || Con delicatezza quasi innaturale, farebbe accomodare la donna sulla sedia accanto alla propria, rimanendo a sua volta in piedi dal lato opposto del tavolo, ma chinandosi su di esso come volesse spiegarle qualcosa con calma, come in effetti farà. Distenderebbe la mancina aperta della donna sul piano del tavolo con la propria che le tiene il polso senza foga; L'indice della destra scorrerebbe sull'avambraccio del Rettore. ''Capireste come trattare una piccola ferita qui... e poi pensereste che in fondo non era che una piccola ferita... e che forse è di una ferita più grande che avete bisogno per capire.'' All'indice della destra si unirebbe il medio e le due dita disegnerebbero un solco più profondo nella carne della donna. ''Così chiederete una ferita più ampia e profonda... e sono certo capireste come trattare anche quella...'' Sarebbe ora l'intera mano destra a disegnare un ipotetico lungo squarcio attraverso il braccio del Rettore. ''Qualcosa del genere...giusto?'' Ne osserverebbe lo sguardo, cercandone le reazioni ma già sapendo di trovare il solito sguardo determinato e sicuro di sè. ''E dopo di questa, forse chiederete quello sgualembro di cui parlavamo prima...'' E con l'avambraccio mimerebbe un colpo di spada che vorrebbe separare il collo della mediterranea dal resto della spalla sinistra. Ormai è chiaro il punto a cui vuole arrivare il Tatuato... ma è in quel momento che la presa della mancina sul suo polso si intensificherebbe e come un fulmine a ciel sereno, occhi e mandritta del mannaro si sposterebbero sulla bottiglia di liquore, che verrebbe afferrata saldamente al collo come fosse una clava. Un istante dopo, il suono dei cocci rotti che accompagnano l'infrangersi della bottiglia sul bordo del tavolo, giungerà all'orecchio di entrambi e forse anche di Grant. Tutto accadrebbe con la rapidità che è propria dei movimenti del Tatuato [Agilità +2], forse senza dare possibilità alcuna di reazione a Dodaiux, anche lo volesse, vista la salda stretta del Mannaro sul suo polso [Combattimento Animale 2 + Combattimento Disarmato 1]. Azarim avrebbe bisogno giusto di un'occhiata al collo rotto di bottiglia che sta nella sua destra, per scegliere la giusta angolazione con cui farlo calare verso il dorso della mano della donna, con forza sufficiente a far penetrare la parte più aguzza di quell'arma improvvisata nella carne fra indice e medio di quella mano delicata ed esperta. La destra colpevole di tale atto scellerato rimarrebbe lì, a tenere la bottiglia conficcata fra muscoli e tessuti, mentre gli occhi del Tatuato, impietosi e feroci, osserverebbero il viso del Rettore. Se davvero lo conosce quanto dice, non avrà difficoltà a vedere un'esitazione in quello sguardo, forse una muta richiesta di perdono. Eppure nessuna delle due mani, pare voler mollare la presa... come se attendesse il momento giusto per spiegare alla donna la morale di tutto questo, se davvero ce ne è una.


DODAIUX (tavolo) lascerebbe che Azarim imprima sul proprio braccio ogni piccola o grande supposizione diferita. Certo il dire dell’altro è semplice e diretto, gli occhi dell’ospitaliera si sposterebbero alternativamente dalla propria pelle alle labbra del tatuato, lasciandosi guidare nel ragionamento, fino a quando la presa del mannaro si farebbe più forte, Rapidamente vedrebbe infrangersi i vetri sul ligneo ripiano e sparpagliarsi in terra e sul tavolo: tintinnio preciso che catturerebbe persino l’attenzione del mulo costringendolo a ragliare bruscamente. Anche il custode farebbe il suo ingresso nella cucina “tutto sotto controllo, potete andare” direbbe digrignando i denti nello sforzo di mantenersi calma, il vetro rotto lentamente penetrato nella carne della mediterranea, come richiesto, del resto. Se non fosse stretta dal mezzo, tirerebbe indietro il braccio, facendosi sicuramente più male. Il labbro superiore mordicchierebbe quello inferiore, mentre gli occhi sarebbero puntati in quelli dell’altro in cerca di un segno, che non tarderebbe a notare. I muscoli dello stomaco verrebbe contratti nel tentativo di tenere a bada il dolore che prova, ma caparbia e cocciuta com’è non proferirebbe alcun grido che possa trapelare la sofferenza che prova. Quella è la risposta ad una sua richiesta. "Vi sono diversi tipi di saggezza e tutti sono necessari. Ora, la vostra si alterna alla mia… vi prego… continuate” con tutta la cocciutaggine che ha in corpo tenterebbe di dominare il dolore e modulare la voce con calma, aiutata anche dal fatto che la bottiglia, o quel che ne resta, è appena entrata a far compagnia ai muscoli, più tardi, quando continuerà a scendere sabbia dalla clessidra, sarà più difficile tenere a bada il tutto.

AZARIM || Cucina - Tavolo || Il sangue prende a scorrere, ma il Tatuato non sembra volerlo degnare di uno sguardo, come qualcuno che lascia a metà uno spettacolo perchè ne conosce già il finale. Gli occhi di Azarim, stanno fissi su quelli di Dodaiux, mentre la mancina che le stringe il polso aumenta di poco la presa non appena percepisce il ritrarsi istintivo della donna: ''Non farlo... non credo di poter minimamente avvicinarmi alle tue conoscenze, ma non ci vogliono libri o anni di studio per capire che un movimento brusco non sarebbe una buona idea in questa situazione.'' La voce del Mannaro è la stessa di sempre, profonda e impostata su un tono piatto e conciliante. ''Fa male, vero?'' annuisce e forse un tempo avrebbe anche sorriso e goduto di quella constatazione. ''Hai un semplice pezzo di vetro nella mano... eppure fra poco inizierai a sudare e il cuore ti martellerà in testa come volesse uscirti dalle tempie.'' Non sono i libri ad aver raccontato queste cose al Tatuato e le cicatrici che i tatuaggi in parte coprono e in parte esaltano, parlano per lui. ''Puoi immaginare cosa sia la lama di una un pugnale o il filo di una spada?'' domanderebbe ancora, stringendo meglio la presa della destra sul collo della bottiglia, per premere ancora un po' e andare un poco più in profondità nella carne del Rettore. ''Dolore, mia cara... è una bestia dai tentacoli rossi che una volta svegliata è difficile rimandare a dormire... ci pensi mai quando ricuci uno dei tuoi ospiti?'' Di nuovo un po' di pressione, abbastanza perchè l'orecchio del Trekidnoo percepisca le fibre muscolari della mano di Dodaiux gemere. Non si spingerà oltre, riprendendo invece a parlare calmo e pacato ''Immagino di no... altrimenti non saresti così brava a fare quel che fai. Ora però lo senti eccome... sei sempre così convinta che riusciresti a rimanere lucida e a riparare questo disastro da sola?'' Accenna appena con il mento alla mano lì sotto, senza abbassare il proprio sguardo. Se Grant sia davvero comparso o meno, non sembra importargli. Infine si sporgerebbe in avanti, avvicinando il viso a quello della donna, al punto da sentire quasi l''odore della sua adrenalina. ''Voglio che tieni bene a mente il dolore che stai sentendo ora, Dodaiux... E che pensi a cosa diresti al poveretto che venendo qui in cerca del tuo aiuto... con questo stessa bestia rossa a rovistargli nelle viscere... ti trovasse incapace di aiutarlo, perchè hai giocato alla guerra con me.'' Così dicendo, con gesto rapido e deciso quanto il precedente, estrarrebbe senza indecisioni il vetro dalla mano della donna, gettando i cocci sanguinanti sul pavimento e abbandonando le contempo la presa della mancina sulla mano della donna.


DODAIUX (tavolo) “non temere” direbbe prendendo confidenza improvvisamente con il tatuato, tornerebbe a mordicchiare le labbra per aiutarsi a tener fermo il polso e la mancina sul ripiano. Le orecchie sempre attente alle parole del mezzo, e gli occhi puntati in quelli di Sguardo, senza badare al sangue denso che comincia a bagnarle la manica della veste che indossa. Lo stomaco comincerebbe ad aumentare gli spasmi, donandole un’improvvisa voglia di rigettare quanto resta della cena. “saresti un ottimo curatore” sussurrerebbe rispondendo alle affermazioni del mannaro. Certo che fa male, ma questo lo sapeva già, quello che non sapeva è cosa esattamente avvenisse nel corpo di chi quel colpo lo subisce. “per quanto diverso, questo tipo di dolore lo conobbi tempo fa, quando ancora bambina posai il mio nudo piede sul culo di una bottiglia rotta, ricordo ancora la sensazione, dolore, giramento di testa e un colpo secco alla stomaco… come ora… non sai quanto vorrei vomitare, ma passerà” direbbe come se fosse un’altra a parlare, come se non fosse lei ad avere il vetro ben intarsiato il vetro nella sua carne. La voce atona a tratti, in altri velatamente ironica, senza smettere di osservarlo riprenderebbe a parlare, intorno a loro nessun rumore che non siano i loro respiri e le loro parole “suppongo che una lama possa essere diversa, forse più simile ad un bisturi, e anche i danni dovrebbero esser diversi. Al dolore che provano penso sempre… penso alle cicatrici che lascia anche nella testa…sai le notti che sogno quella bambina e la sua pancia aperta? Sai come mi guardano i suoi occhi? Quando sono lì… no, non penso a nulla, ci sono le mie mani e la ferita, la mente cerca di isolare tutto il resto… o avrei pietà, e il medico pietoso fa la piaga puzzolente” per alcuni istanti, gli occhi si stringono per poi riaprirsi, controllerebbe anche il respiro, cercando di fare tutto quello che mille volte ha consigliato agli altri per tenere a bada il dolore. “non provo piacere nel dolore Azarim, ma gli occhi di quella bambina che non parlava, quelli mi chiedono di capire, perché se fosse giunta sola, forse non sarei stata in grado di curarla… se non vuoi ferirmi… spiegami che ferite può fare uno squalembro… spiegami gli altri colpi… dammi la possibilità di intervenire meglio… questo” direbbe abbassando per la prima volta lo sguardo verso la propria mano “potrò ricucirlo, parlo… non hai toccato i miei tendini o sarei svenuta a quest’ora. La tua saggezza è più grande della mia, ma sono una persona che deve toccare con mano” direbbe tornando ad osservarlo sgranando gli occhi quando quell’arma improvvisata verrebbe estratta dalla propria mano, il sangue zampillerebbe più di prima e la carne comincerebbe a pulsare facendole sentire il battito del cuore in ogni dove. Allungherebbe la mandritta afferrando un canovaccio, che prontamente passerebbe intorno alla mancina, ad ogni giro stringerebbe forte, aiutandosi anche con i denti (trattare ferite 3). “mi aiutarai?” domanderebbe dopo aver finito, guardando dritto negli occhi il mannaro. “mi insegnerai la differenza?”

AZARIM || Cucina | °°Homid°° || ''Sgualembro, dannazione!!!'' sbotterebbe in risposta il Tatuato, facendo di nuovo calare con forza la mano destra, questa volta dirigendola con il pugno chiuso verso il piano del tavolo, che risponderà con un tonfo sordo e uno scricchiolìo percepibile forse soltanto dall'orecchio fino del Mannaro (//Udito Sviluppato). L'espressione del Sanguemisto appare tirata, segno dell'esasperazione a cui la donna l'ha portato o forse soltanto di una sconfitta imminente, almeno sul fronte della sua caparbia testardaggine. Gli occhi dorati di Azarim si riabbasserebbero ora verso la ferita che zampilla sangue e sulle mosse con cui Dodaiux sembra gestire la situazione al meglio. Sorpresa, forse, striscia ora sotto i disegni che ricoprono il viso del Licantropo: che dell'esasperazione a cui la donna l'ha portato o forse soltanto di una sconfitta imminente, almeno sul fronte della sua caparbia testardaggine. Gli occhi dorati di Azarim si riabbasserebbero ora verso la ferita che zampilla sangue e sulle mosse con cui Dodaiux sembra gestire la situazione al meglio. Sorpresa, forse, striscia ora sotto i disegni che ricoprono il viso del Licantropo: che ''Questo non vuol dire che ti tagliuzzerò un pezzo alla volta...'' Accenna con il mento alla mano ferita della donna, mentre strappa letteralmente dalle mani dell'appena giunto custode, le proprie cose. ''Forse potrei venirti incontro in qualche modo... prima sistemati quel disastro, poi torna a cercarmi... Sempre che tu non sia mancina.'' Così dicendo si allontanerebbe ad ampie falcate verso l'ingresso, anche questa volta lasciandosi alle spalle roba rotta.

DODAIUX (tavolo) un cambiamento di rotta nel mannaro? no, forse no... lo guarda sorridente, senza pensare a cosa l'attende una volta che Sguardo avrà lasciato il sanitarium. ''sentirai presto parlare di me, mi vedrai presto, contaci, Mentis vivacitatem Azarim'' direbbe con voce dolce e sorridente in direzione del tatuato, attendendo poi che Grant faccia il suo dovere e che l'ospite lasci la dimora. solo quando sarà certa di esser nuovamente sola, si alzerebbe con calma, passi decisi verso la porta della cucina che verrebbe chiusa, non prima di aver sbirciato bene lungo il corridoio. quindi, tirerebbe un lungo respiro, mordicchierebbe il labbro inferiore, e poi strizzando gli occhi ed allargando la bocca lascerebbe che la propria voce abbia libero sfogo: ''FAAA UN MALEEEE BESTIAAAAAAAA'' urlerebbe con tutto il fiato che ha in gola, per poi ricomporsi ed iniziare a prendersi cura di quella ferita.



Dodaiux Malaspina

Rettore degli Ospitalieri di Avalon

















§ Siate come la piccola supposta, che quando è chiamata a fare il suo dovere, lo fa fino in fondo, e senza mai guardare in faccia nessuno. Si mette subito in cammino, cercando la propria strada. E se qualcuno le si para davanti, dicendole con presunzione ed arroganza: "lei non sa chi sono io" intimamente sa già che non può essere altro che uno stronzo § - Proverbio cinese
5/13/2012 9:15 PM
 
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Master Apprendista CELTICO

5/15/2012 12:21 AM
 
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Motivo degli asterischi:

•richiedo approvazione per la ferita alla mano sinistra di Dodaiux, procurata su sua richiesta dal mannaro. Come da post, non sono stati intaccati tendini, ed è stato effettuato un primo tamponamento per arrestare l’emorragia. L'emorragia che non sarebbe molto fluente, curabile con pochi punti. Sarebbe lacerocontusa. Le eventuali infezioni, sono già in parte debellate, in quanto la bottiglia conteneva liquore al mirto, quindi alcool e mirto, che tra le sue proprietà vede anche quelle antisettiche.




Vero ciò che dici, ma vera anche un altra cosa, una ferita subita in uno scontro esula la mente dal verificare l'esecuzione stessa, tradotto la mente non si attende la ferita, in questo caso la mente segue paso dopo passo il taglio e di conseguenza per sincronismo del corpo predispone una immediata reazione, facendo si che aumenti il dolore, provare nella realtà per capire ... io, grazie al mio lavoro, periodicamente ( diciamo 15/20 gg ) subisco dei tagli più o meno profondi sulle mani o braccia, ma sono inattesi e inconsapevolmente li subisco, fanno male dopo perchè il corpo li sente, ora prova ad immaginare un taglio fatto vedendolo con i propri occhi, anche se eseguito da altra persona, senza anestesia ... il dolore è più forte ...
Non sono un medico, ma con i tagli ... ho una certa esperienza XD





FAAA UN MALEEEE BESTIAAAAAAAA




ecco appunto che ti dicevo ?


GDR APPROVATO


DODAIUX : S = -20 M = -10 in funzione della spiegazione soprascritta


Un role di cure ( o autocure ^^ ) da postare nella sezione specifica alla mia attenzione, varrà anche per il recupero dei punti mente ( forse ahahah ) , Grazie



Ad un Ufficiale il proseguo dell'Iter.




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