"Ho letto millanta storie di cavalieri erranti..."
Avevo ben 4 giorni da spendermi per il ponte del 25 Aprile. E avevo trascorso ogni minuto libero nei giorni precedenti cercando di interpretare l'umore volubile dei vari siti meteo. E alla fine mi sono decisa a partire, nuvole o non nuvole.
Alassio sarà la base delle mie spedizioni ciclistiche, alla scoperta di una zona dell'entroterra ligure che conosco ancora poco, pur sapendola affascinante.
Tutto sembra facile, come prendere un treno, già.... ma non quando c'è
sciopero dei treni!!!!!
Così la mia vacanza mi tocca raccontarvela da ancora prima che cominci, con un lungo prologo.
1° GIORNO - Domenica 22 Aprile
L'ANTEPRIMA
Ore 6.00 del mattino. In stazione scopro che il mio treno non c'è, il tabellone delle partenze sembra un cimitero.
Devo trovare una soluzione alternativa per arrivare ad
Alassio, dove ho l'albergo prenotato. Torno a casa, attacco internet, trovo l'orario delle corriere per il Ponente, che partono però da
Voltri: come ci arrivo? Non mi resta che cambiarmi, inforcare la bici e caricarmi sulle spalle lo zaino stracolmo: fare così i 20 Km. fino al capolinea non è proprio l'ideale, ma non ho molta scelta. Arrivo che la corriera sta lasciando il parcheggio, le taglio la strada e mi catapulto alla fermata successiva. L'autista non vuol farmi salire, dice di non avere spazio, in realtà è perché non ha voglia di aprirmi il portellone del bagagliaio per caricare la bici, ma poi cede alle mie rimostranze

. A
Varazze scendo, aspettando la coincidenza per
Savona.
Ma all'arrivo della seconda corriera vorrei piangere

: niente bagagliaio, divieto assoluto di trasportare la bici. E adesso? Se riesco ad arrivare almeno a Savona, posso chiedere a mio fratello di venirmi a prendere da Loano, dove abita. E così per la seconda volta riprendo a pedalare, è il caso di dirlo, a pieno carico. Sono talmente zavorrata che non riesco neanche a sentire le forti raffiche di vento che imperversano sull'Aurelia: il vero "bisonte della strada" da oggi sono io!
A Savona riesco finalmente a contattare mio fratello
Giorgio: "Ok, vengo a prenderti, ma devo prima scaricare la macchina, tu continua a pedalare verso Ponente, che prima o poi ci incrociamo lungo l'Aurelia".... già, prima..... o POI.... a
Borgio Verezzi, per la precisione.
E così all'una, dopo l'avventuroso trasferimento da Genova, riesco finalmente a mettere piede in albergo ad
Alassio: dei 100 Km. che separano le due città, 60 li ho percorsi in bici con 15 Kg di zaino sulle spalle.
Bene, adesso la vacanza può cominciare per davvero!
Distanza Km. 57,81 - Dislivello m. 298
IL POMERIGGIO
Non posso certo pensare di essermi giocata così il primo giorno di "biciclettata", in albergo ci sto appena il tempo della registrazione e di depositare lo zaino : sono le 2.00, la possibilità del giro programmato originariamente è ormai sfumata, devo rinunciare all'ambito anello Colle Caprauna/Garessio/Colle S. Bernardo, ma mi metto comunque sulla strada alla volta del
Colle San Bernardo di Garessio.
Un assaggio di mare prima di puntare verso i monti
Prima
Albenga, poi
Cisano sul Neva, fino a
Zuccarello, dove il mio stomaco (sono le 3 passate) mi ricorda prepotentemente che non ho più mangiato dopo la colazione alle 5 del mattino e due barrette: d'obbligo la sosta panino.
Da qui la strada inizia a salire. Bellissima. Erano anni che desideravo farla, e oggi finalmente è arrivato il momento. Qualche ansia per dei nuvoloni minacciosi che si ammucchiano lassù, in qualche momento temo di dover fare dietro front. E intanto le grandi pale eoliche in fila lungo il crinale si fanno sempre più vicine.
La conquista dei mulini a vento è ormai prossima
Sono contenta, le difficoltà e gli intoppi di stamattina sono cosa ormai lontana, come le nubi dissoltesi improvvisamente nel cielo sopra di me: i grandi "mulini a vento" in cima al Colle sono miei!
Lo spartiacque sembra segnare il confine tra due mondi: dietro di me, laggiù,
Albenga e il blu del mare. Davanti le montagne innevate, incappucciate dalle nuvole. Ma si fa tardi, devo rientrare alla base, pienamente soddisfatta per aver "raddrizzato" la giornata.
L'arrivo al Colle San Bernardo di Garessio (m. 957)
Dalla cima uno sguardo verso i monti....
.... e uno verso il mare
Sulla strada del ritorno la vista su Castelvecchio di Rocca Barbena
Distanza Km. 73,20 - Dislivello m. 1200
Il giro
Totale giornata:
Distanza Km. 131,01 - Dislivello m. 1498
***
2° GIORNO - Lunedì 23 Aprile
Sapevo che in questi giorni non avrei avuto il meteo dalla mia e sarebbe stato improbabile programmare giri a lunga gittata senza rischiare sonore bagnate, cosa che volevo evitare. Così, dopo l'avventurosa giornata di ieri, anche questa mattina ero rassegnata a ridimensionare l'ambizioso itinerario, vista la massa nuvolosa che si addensava sui rilievi.
Così inizio il mio giro con la salita al
Passo del Ginestro, attaccata proprio dal centro di
Alassio. Lungo la strada scambio due chiacchiere con due ciclisti locali, che mi offrono pure un caffé prima di separarci e mi consigliano prudenza per non osare troppo in una giornata così incerta.
Si salvi chi può!!
Scollino da sola al Passo del Ginestro e risalgo in breve al
Colle San Bartolomeo, diretta a
Pieve di Teco, da lì deciderò come proseguire, anche se in realtà non c'è molto da decidere: come si fa a pensare di inerpicarsi a 1600 m. di quota quando già a 300 è tutto bigio?
Dovrei puntare lassù.... ma oggi non è giornata
A Pieve di Teco mi fermo a mangiare e a girovagare per i portici medievali, quando mi arriva la telefonata di mio fratello: "Ci volevi tu a portare la pioggia, qui a Loano sta diluviando!". Abbandonati i programmi bellicosi, resto sulla provinciale per rientrare da
Albenga, per oggi basta salite: puntando in direzione mare vedo la massa di nubi e acqua preannunciatami da
Giorgio. La strada si fa bagnata, l'aria gonfia di goccioline in sospensione, ma non piove. Man mano che mi avvicino alla costa però, il cielo si apre, la pioggia sembra essersi scaricata prima del mio arrivo. Così, giunta ad
Ortovero, poco prima di Albenga, vedo una deviazione indicante
Vendone, 8 km.: il richiamo "selvaggio" per la salita si fa sentire e la bici quasi svolta da sola, sarebbe un delitto non inseguire lo squarcio di azzurro che si sta aprendo nel cielo.
Sono premiata, la strada sconosciuta sale piacevolmente ad ampi tornanti, alzandosi sulla piana di Albenga e regalando panorami sempre più aperti.
La chiesetta di Vendone aspetta il mio arrivo, guardandomi da lassù
La strada scende sul versante opposto, ma lungo la salita io avevo visto un'altra allettante diramazione
A Vendone scendo a ritroso di qualche km. e imbocco la strada che prosegue tenendosi in quota per una bellissima panoramica e toccando diversi paesi dell'entroterra, tra i quali
Arnasco, da dove la strada ridiscende infine su
Albenga.
Panorama su Albenga
La strada panoramica di Arnasco
L'ulivo, incontrastato protagonista di queste colline
Intanto si è alzato un vento furioso che mi costringe a lottare per tenere l'equilibrio lungo i 10 km. di Aurelia che mi separano da
Alassio.
Anche oggi il programma iniziale è stato stravolto, ho dovuto rinunciare al giro "nobile", ma in fin dei conti non ho preso acqua e ho comunque visto, scoperto e pedalato per lunghi e piacevoli chilometri.
C'è un po' di vento.....
Distanza Km. 93,63 - Dislivello m. 1365
Il giro
***
3° GIORNO - Martedì 24 Aprile
Il meteo di oggi prevede pioggia, e poi non posso esagerare, domani mi aspetta il giro clou della vacanza in compagnia di una... "guest star"

: meglio conservare le energie.
Al mattino faccio la turista a piedi, visitando per bene il centro storico di
Albenga. Salendo in cima alla Torre Civica e guardando il panorama a 360° con un cielo "blu-emiliano®" mi domando dove abbiano visto le nuvole i vari siti meteo e rimpiango un po' di aver lasciato la bici in albergo, ma poi ripenso a cosa mi aspetterà domani e cerco di convincermi che è meglio così.
Albenga e le sue torri
Albergo, un trancio di pizza e sono di nuovo fuori: oggi pomeriggio ne approfitto per incontrare
mio fratello, che sta a Loano.
Lui mi propone un giro di prova in
Mtb, che lui preferisce alla corsa, sul suo abituale "terreno di caccia". Io, a dirla tutta, non sono del tutto convinta, e non lo nascondo, ma mi spiace deluderlo e accetto di buon grado. Ci portiamo più in quota con la macchina e poi scarichiamo e prepariamo le bici, sotto un cielo che si sta via via coprendo di nuvoloni grigi.
Pronti, via.... sì.... per modo di dire, perché non sono proprio a mio agio sulla mia nuova cavalcatura. Troppo contratta e tesa, fatico ad assecondarne i movimenti, mentre
Giorgio mi elargisce preziosi consigli.... che io non ascolto, presa come sono dal terrore di farmi male e di compromettere il giro di domani. Lui mi incoraggia, mi dice che non sono poi così scarsa, ma è dura credergli

. Però sono contenta di poter trascorrere la giornata insieme a lui, non capita spesso.
Raggiungiamo (io in parte a piedi

) una cima sormontata da una cappelletta, spazzati da raffiche di vento gelido e con nuvoloni neri che promettono pioggia. Considerando quanto sono stata imbranata oggi, ancora mi domando come ho fatto nel 2006, senza alcuna esperienza di mtb, a conquistare i 3000 m. del Colle Sommeiller!
Un classico "nero-grigua®"
Foto di vetta a Poggio Ceresa
Ed ecco il mio fratellone!
***
4° GIORNO - Mercoledì 25 Aprile
"Salta in piedi Sancho è tardi, non vorrai dormire ancora, solo i cinici e i codardi non si svegliano all'Aurora."
Avevo da tempo parlato a
Massimo del progetto della mia breve vacanza in quel di Alassio e gli avevo proposto di raggiungermi per il giro dell'ultimo giorno.
Detto, fatto.
Dopo i piani forzatamente ridimensionati dei giorni precedenti, ci tenevo veramente a realizzare per oggi il giro completo, anche per non deludere il mio socio venuto apposta da Genova.... ma chissà se le mie gambe reggeranno fino in fondo!
Ci troviamo ad
Alassio con buon anticipo sull'orario concordato, salvo perdere tutto il tempo guadagnato con lo spogliarello di
Massimo che, poco poco indeciso, si è messo e levato 4 (DICO, 4!!!!) volte la sottomaglia prima di decidere di lasciarla definitivamente in macchina (e poi dicono delle donne...)

.
Finalmente partiti, affrontiamo la salita al
Passo del Ginestro e poi al
Colle San Bartolomeo, che io avevo già percorso lunedì.
Eccoci al Colle San Bartolomeo, guardando verso la valle Impero
Dopo 3 giorni in prevalente solitudine, la parlantina di
Massimo ha l'effetto di un tornado e, non so perché, mi vengono in mente i versi di una canzone...
"Questo folle non sta bene, ha bisogno di un dottore; contraddirlo non conviene, non è mai di buon umore..." sarà un caso??
Continuiamo a salire alla volta del
Colle San Bernardo di Conio, addentrandoci su strade sconosciute. Nessun rumore di "civiltà", niente macchine, case e paesi lontani, solo noi, le nostre bici, il bosco e una strada tortuosa che si inerpica e che di quando in quando apre scorci sorprendenti sulle montagne innevate: stiamo salendo ai
1387 m. del Passo Teglia. Stupendo. Spettacolare anche il paesaggio lungo la discesa, sorprendentemente degno di un "duemila".
Al Passo Teglia, lo spettacolare panorama sui 2000 liguri (sulla sinistra gli inconfondibili Toraggio e Pietravecchia)
E la discesa lungo il versante opposto ha un aspetto a tutti gli effetti alpino
Facciamo una breve sosta a
Molini di Triora, percorrendo poi un tratto della
Valle Argentina battuta dal vento, dove
Massimo vorrebbe guadagnare tempo mettendosi davanti a tirare, ma io non sempre riesco a tenergli la ruota e lui non manca di farmi notare quanto sono imbranata, ma ormai ci sono abituata ai suoi "complimenti".... del resto non ha tutti i torti.
A
Montalto (315 m.) riprendiamo a salire, questa volta verso la
Colla d'Oggia (1187 m.). Io salgo al mio solito ritmo - lento! - e quasi in cima
Massimo allunga per non rischiare lo stallo. Ma proprio in quel momento un gregge invade la strada e devo forzatamente dare la precedenza, staccandomi ulteriormente dal mio socio.
"L'altro giorno quando ha visto quelle pecore indifese le ha attaccate come fossero un esercito di Mori...."
Lo raggiungo allo scollinamento, giusto per commentare insieme la bellezza del panorama intorno a noi: siamo in un paesaggio dall'aspetto spiccatamente alpino, ma laggiù c'è il mare, con Imperia e le colline coperte di ulivi: tutta l'essenza della Liguria in un solo colpo d'occhio. La discesa non è facile, su un asfalto abbastanza ruvido e sconnesso, inoltre un bivio mancato ci fa allungare di qualche chilometro il percorso, aggiungendo pure qualche decina di metri di dislivello.
L'arrivo alla Colla d'Oggia
Siamo finalmente sulla strada principale.
Massimo contava di rientrare prima (io no, conoscendo il mio passo), e volendo potremmo tagliare l'ultima salita, ma sarebbe un peccato. A
Pontedassio, quindi, puntiamo di nuovo all'insù, verso la collina di
Diano Aretino. Io sono al lumicino e la salita, sottovalutata da entrambi, visto che l'altimetria al cospetto delle precedenti appariva un innocuo "dentino", sembra non finire mai. Ma nonostante la stanchezza riesco ancora a intuire la dolce bellezza di questa strada collinare serpeggiante tra gli ulivi. Dopo parecchi "scherzi", la strada si decide finalmente a scendere definitivamente verso il mare a
Diano Marina.
Siamo sull'Aurelia.
Massimo ancora una volta si mette davanti, sfidando il vento e mi "ordina" di stargli incollata, ma io non ne ho più

. Non gli dò neanche un cambio

, e questo un po' mi avvilisce in aggiunta alla stanchezza, perché va bene la cavalleria, ma non mi piace fare da peso morto

. Reggo fino ai 36-37 all'ora, ma appena
Massimo dà una pedalata in più mi stacco e lui deve "ricalibrare" il passo su di me.
Siamo alla macchina.
Sono quasi distrutta, anche considerando gli intensi giorni precedenti, come sempre avviene nelle mie ciclo-vacanze del resto, ma contentissima.
Il giro è stato impegnativo e spettacolare nella sua varietà di paesaggi. Indimenticabili il
Passo Teglia e la
Colla d'Oggia. Una giornata perfetta.
Sulla piacevole compagnia di
Massimo, sui commenti di meraviglia rubati l'un l'altro al cospetto degli splendidi panorami, sulle nostre agguerrite schermaglie non posso aggiungere niente che non abbia già detto. E come sempre i suoi reiterati sforzi nel cercare di farmi acquisire una mentalità "da ciclista vera", con scarsi risultati a dir la verità.
In più questa volta un
ringraziamento speciale, perché il lungo giro di oggi non sarebbe stato possibile senza il rientro a Genova in macchina insieme a lui...... e la sosta in pizzeria a metà strada è stata la piacevole conclusione di questi 4 giorni.
Distanza Km. 149,82 - Dislivello m. 3429
Il giro
Ciao!!
[Edited by grigua 5/1/2012 3:09 AM]
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Un'emozione in più è terra conquistata,
non possiamo chiedere certezze a questa vita (R.Z.)
E' il tempo, sai, che ci misura,
che ci fa uomini o soltanto frenesia (R.Z.)