DONATIEN [s.c. – tavolo] Notte di impalpabile silenzio all’interno della biblioteca. La sala comune, snudata del proprio sapere, s’offre allo sguardo celeste di una gravida luna che tutto tinge di argento quando la cortina di nubi non ne offusca lo sguardo mentre il dorato tocco delle fiaccole, nonché del focolare, inonda di tinte dorate la vastità di quella stanza. Il Custode sosta in piedi accanto al tavolo, offre il fianco dritto all’accesso alla comune e la schiena al caminetto che da sé dista più d’un paio di metri. I palmi aderiscon alle assi del piano le braccia son completamente estese e il peso lievemente sbilanciato anteriormente su quei arti che ne sosterranno in parte il peso; ricurvo il capo, abbassato lo sguardo e nello spazio libero dall’ingombro delle mani son depositate le pergamene che Rhade dovrebbe aver lasciato, come preannunciato prima del congedo del vampiro, sul banco a dimostrazione del lavoro compiuto nonché, forse, dei progressi fatti. A lambire il corpo vesti di buona fatture, stoffe scure ornate solo di sottilissimi ricami porpora sull’orlo delle ampie maniche, braghe classiche ch’in basso si inguainano negli stivali lucidi. A dissimular la morte, che tutto domina in quel corpo, è l’illusione di vita figlia di una vitae eternamente dannata che inturgidirà le carni sotto quella cute opalescente riportando tonicità a muscoli fibrosi e decadenti. I sensi sospinti a ricercar lontano, verso l’accesso alla dimora, la presenza di colui che è atteso quanto bramato dal custode[tenebra I – veggenza I]
RHADE [ingresso - sala comune] E' il candore della luna piena che balugina tra nube e nube a ricreare l'inganno del candore della neve, lì ove essa è ormai sporca, solamente un mero simulacro della passata purezza eppure il giovane oggi più che sotto le ingiurie del fioccante manto o del vento gelido sembra avere difficoltà nell'avanzare lungo le vien cittadine e sospingere il portone dell'uscio di quello scrigno di sapere depauperato. un ansito mentre il cigolio del portone annuncia il passaggio dall'acciottolato esterno all'impiantito appena più tiepido dell'interno. La porta viene quindi lasciata chiudersi mentre il giovane avanza, a passo lento, infagottato più del consueto, la mano destra che fa capolino trattenendo ancora i lembi di quella cappa bruna. Si guarda attorno, il volto ancora fanciullesco più pallido del consueto, l'argento degli occhi messo in risalto da pesanti aloni scuri, occhiaie di stanchezza, una spossatezza che pare impregnare ogni fibra di quel giovane corpo, sebbene non riesca realmente a piegarlo. Si dilata il tempo in cui quell'avanzata porterà alla soglia della sala comune, il cuore che batte con un vigore notevole, a discapito dell'aria fragile del ragazzino. lascia la presa sul tessuto e ad essa s'unisce la mancina nello spingere il secondo battente e fare quindi lentamente il proprio ingresso all'interno della sala ove lo attendono le proprie incombenze. I capelli biondi che spiovono sulla fronte e sulle guance, dato il capo leggermente chino, in quell'ibrido d'oro e argento che par contesa dei due astri celesti.
DONATIEN [s.c. –tavolo] l’avverte, distintamente. È essenza, prima ancor che presenza, è vibrar nell’aria di quel sapore metallico che, anche se per poco, ha saputo saziarlo. Si dilata la pupilla nel mare di giada dell’iride costringendo quest’ultimo a divenir marginale cercine d’argento contro l’opalescente lucore della cornea..l’istinto della bestia prende il sopravvento, scavalca la ragione ed invade la coscienza rapendo sensi e desideri, ridestando brame che il vampiro non è solito fomentare lì tra le mura della propria dimora ma che nel non trovar mai soddisfacimento pieno son facili prede del proprio indisciplinato istinto. Nessun altro movimento, il capo permane reclinato, il busto adagiato in parte sulle braccia lo sguardo che insiste su quelle pergamene, vacuo, come se non fosse nulla di materiale ch’egli va fissando ma ciò che v’è oltre. Solo quando il giovane lascerà il corridoio per palesar la propria presenza nella comune il capo ruoterà verso sinistra, senza alzarsi, senza che quella posizione leggermente sbilanciata in avanti trovi alcun mutamento che non sia l’inclinazione laterale della testa. Le palpebre si socchiudono…sguardo di rapace quello con cui il custode andrà a constatare che il fanciullo non ha ancora riacquisito totalmente le forze. Il silenzio abbraccerà come pesante coltre i due per un lungo momento, forse più gradito al vampiro che all’umano, quindi il custode gli rivolgerà verbo – Rhade…mi sembri indisposto…- piatto il tono, privo d’inflessione non per desiderio ma per obbligo imposto dalla propria natura di Dannato Eterno. Un cenno del capo da sinistra verso destra, fugace, che dovrebbe risultare come un invito, nei confronti del giovane, ad avvicinarsi – approssimati a me…stavo giusto controllando il tuo compito- detto questo riporterà lo sguardo su d’egli con l’intento d’incrociare i suoi occhi e verificare così il risultato del potere del proprio sangue[tenebra I – veggenza I]
RHADE [sala comune -> vs Donatien] Un passo all'interno e anche la seconda porta viene lasciata chiudersi lentamente alle sue spalle con un lento piagnucolio di cardini poco oliati. lo sguardo che vaga per un istante intorno, per la stanza, come a verificar che ogni cosa sia al suo posto prima di puntarsi in direzione del Custode del Sapere. Un breve cenno di diniego mentre già un primo piccolo passo in sua direzione, gli occhi chiari che accarezzan quella figura slanciata partendo dal basso, prendendosi il tempo di trovare l'energia di raddrizzare il capo mentre la vista abraccia le lunghe gambe, la vita le mani quindi il torace e le ampie spalle del cainita per finire quindi sul viso, il mento sollevato e i capelli liberi di scivolare indietro rivelando la purezza dei propri lineamenti [non è nulla... devo avere preso freddo quando mi sono assopito in piazza, posso...] ma la frase andrà a spezzarsi nell'istante preciso in cui il grigio nube dei suoi occhi si specchierà nella limpida giada del vampiro. Un tuffo al cuore, ed ai sensi di Donatien esso sarà avvertibile chiaramente, come se un battito si smarrisse, muto e il cuore cercasse quindi di riprendersi accellerando il proprio pulsare in una corsa affannata dapprincipio che va quindi regolarizzandosi in un battito accellerato ma non per questo meno intenso. Una vampata di calore che risale dal giovane petto affluendo alle gote in una sfumatura rosata mentre l'espressione tradisce probabilmente senza difficoltà, nello sgranarsi degli occhi e schiudersi lieve delle labbra, quello stupore e smarrimento che rivelano come riconosca ed insieme non comprenda quella sensazione e quel legame. Disorientato ma non per questo meno attratto, come falena dalla fiamma che possa arderla. nessuna esitazione quindi, nell'avanzare proprio come egli gli ha richiesto [l'ho portato a compimento come avevate chiesto] mormora. il passo che non andrà ad arrestarsi alla consueta distanza di cortesia ma cercherà invece una vicinanza sempre maggiore, sguardo fisso al suo fino a che, se gli sarà concesso, non giungerà a meno di un passo da lui. solo a quel punto il ragazzino volterebbe il viso verso i fogli, fingendo di interessarcisi [queste credo siano venute meglio... ] accennando alle ultime col volto e protendendosi con la mano destra a cercar di sfiorare ''casualmente'' quella del Dannato.
DONATIEN [s.c. –tavolo]molto avrebbe detto quell’espressione del volto al custode quando, tempo addietro, anche nel proprio corpo scorreva la vita ma ora è con ben maggiore facilità che leggerà lo stupore e lo smarrimento nell’irregolarità momentanea di quel cuore, nell’implementar freneticamente, da parte di quest’ultimo, la rapidità e fors’anche intensità dei battiti mentre il gorgogliar del sangue in quelle vene si farà crudele canto tentatore ed il rinnovato rossore sulle gote diverrà tepore che dissolverà nell’aria l’aroma di una vita a cui il vampiro non può e non vuole sottrarsi. Lo osserva riabbassando lo sguardo sulle pergamene solo quando il verbo del giovane farà ad esse riferimento, annuendo lentamente a labbra premute tra loro ed appena protese in avanti in un’espressione contratta e concentrata che tornerà freddo muro di marmo quando la mano del ragazzino sfiorerà la propria repentinamente ritratta. Affiderà alla gemella il compito di sorreggere così il corpo lievemente sbilanciato in avanti, senza per altro alcuna fatica, mentre l’altro arto verrà portato a rilassarsi lungo il fianco di già privo di quella tensione fugace che ne aveva decretato il repentino allontanamento dal fanciullo nonché il distacco dalla superficie del tavolo – capisco…- inizierà senza alzar lo sguardo dal foglio. Fermo il tono, privo d’inflessione, un basso e calmo, ruvido sussurro – sono buone…il tratto è apprezzabile…la grafia- un lieve sbuffo nasale- necessiterà di molta pratica ma per quello non ti serve un mentore … ora siedi e prima di iniziare parlami dell’incontro avuto in sanitarium…sempre che tu sia riuscito di già a recartici- si rizza ora, sguardo che elude quello del ragazzo a cui, ruotando, darà le spalle per dirigersi verso i divanetti e recuperare un tomo depositato su d’uno dei braccioli [tenebra I – veggenza I]
RHADE [ sala comune - tavolo] Indugia, per un istante smarrito al repentino ritrarsi del vampiro, a quel contatto forse effimero, così breve da rischiar d'essere solo frutto di un'immaginazione troppo fervida di ragazzino. Deglutisce a vuoto, alzando nuovamente il viso verso di lui mentre ancora una vampa di calore che gli scalda le gote. Cercherà di muoversi con solerzia, testardo nei suoi intenti così da cercar ancora una volta di sfiorarlo, nella concomitanza del suo spostarsi per consentirgli di prendere posto. un altro contatto fugace, lo sguardo che torna a cercar il suo volto per un istante con una scintilla di febbrile aspettativa in quegli occhi maledettamente chiari contro le occhiaie che li incornicialo in una sorta di trina di ombre che ne appesantiscono lo sguardo. Che quell'atto sfacciato gli riesca o meno egli eseguirà comunque l'ordine del custode, adagiandosi sulla seduta quasi con gratitudine, la schiena che si piega come un giunco mentre i gomiti vengono lentamente puntellati ai lati del foglio, le braccia flesse così che le mani riunite a coppa possano consentirgli di adagiarvi il mento [e se volessi che voi restaste... il mio mentore... quale sarebbe il prezzo?] domanda, la punat della lingua che scivola ad umettare le labbra rendendo quel rosa tenue per un momento lucido come un fiore in boccio rorido di rugiada. Lo segue con lo sguardo nel suo spostarsi [il colloquio è andato bene... sembra che pagheranno bene per la mia collaborazione... per accudire gli animali in loro possesso...] esita, evidentemente restio a rivelare quanto confidenziale e richiesto come segreto [potrebbero tuttavia richiedere la mia presenza ''sull'isola'' in un qualche periodo, e sebbene mi sia parso di comprendere che essa non sia lontana... ogni tanto potrei avere qualche impiccio] uno sbuffo leggero [ho anche ricevuto una proposta da ddei mercanti, mi hanno dato un incarico da portare a termine e la loro strada... le prospettive sono interessanti, ma il loro capo non mi piace... non mi piace per nulla]
DONATIEN [s.c. – poltroncine –> tavolo]il contatto forse avverrà e sarà fugace o forse il vampiro sguscerà via prima ch’esso si compia poco cambierebbe giacchè egli raggiungerà comunque la poltroncina recuperando il tomo per poi riapprossimarsi al giovine stringendolo tra le proprie mani. L’ascolta, ma ancora non vi sarà alcun diretto sguardo, e giunto nei pressi del tavolo su d’esso aprirà il libercolo, apparentemente su di una pagina a caso, portando il polpastrello del proprio indice a scivolarvi su con fare analitico mentre con leggera disattenzione si dedicherà alla replica –molto bene…il messaggio in rocca sta dando ottimi risultati, oltre le mie previsioni…sono stato sull’isola una volta sola ma è una terra davvero gradevole inoltre si dice, e lo posso confermare per quanto riguarda quella mia unica visita, che vi sia eterna primavera- un sospiro, la ricerca che si prolunga sulla pagina del tomo mentre lui riprenderà – mercanti?e cosa avrebbe questo capo di così poco apprezzabile? -e puntato il dito su di una bella e tonda a alzerà finalmente lo sguardo – per quanto riguarda le lezioni, invece, il costo come puoi immaginare varia secondo l’argomento che è tuo interesse approfondire. Sono uno studioso ma non eccello ancora in ogni campo e quelli che più m’appartengono li vendo malvolentieri nonché a caro prezzo.- si solleva l’angolo delle labbra nel profilo acuto di un sorriso piuttosto enigmatico – riconosci questa lettera?- domanderà infine ritirandosi quindi nel silenzio dell’attesa [tenebra I]
RHADE [sala comune - tavolo] Un respiro profondd, lo sguardo che permane su di lui ancora per qualche istante come trasognato per poi volgersi ad abbassar lo sguardo sul foglio dispiegato dinanzi a sè, i suoi vecchi esercizi sembrano zampe di gallina che lentamente mutan in cigni. molto lentamente [sì... davvero grandi risultati, non mi attendevo tanto, e non intendo rinunciar a saggiare qualsiasi di essi per giudicare quale mi si addica meglio... e mi porti profitto] una pausa [non solo insenso di denaro, naturalmente... non sono un avido Lord Lancaster... e non mi sembrate esserlo nemmeno voi.] umetta le labbra nuovamente [e se volessi quanto vi è di più prezioso e caro per voi... se volessi affondare le mani nella fonte delle vostre conoscenze più profonde... cosa mi chiedereste? cosa per esserne degno... cosa per ripagarle? Non credo sia il denarro ad attirarvi... ] tornerà a guardarlo per poi osservare come egli apra il libro e glielo ponga innanzi, segue il moto del suo dito sulla pagina aperta e si protende istintivamente per meglio scorgere quanto vada indicando [io... io credo che si tratti di una O... sì, di una O] annuisce appena per poi alzare su di lui uno sguardo velato d'ombre [sembra essere un ubriacone... ]una smorfia di fastidio a deturpare il giovane volto prima ch'egli torni a distoglierlo dalla figura del cainita, quasi provasse pudore per un'ammissione non fatta o forse solamente accennata, lasciata filtrare tra quelle parole cariche di significati probabilmente troppo occulti per essere compresi.
DONATIEN [s.c. – tavolo]l’ascolta con manifesto interesse per quanto nulla di quanto inizialmente espresso sia capace di condurre i tratti del volto a contrarsi nell’esibire un qualche tipo di emozione assente sul viso così come nell’animo eppure quella particolare richiesta toccherà nervi ancora vivi sotto la cute gelida. Si socchiudono le labbra fin a rivelare il profilo niveo dei denti e tra essi scivolerà, basso e roco, un accenno di risata – oh giovane Rhade…- un’inflessione quasi di generosa indulgenza nel tono –tu non hai idea di cosa mi stai domandando…non sai fin dove possono giungere le mie conoscenze ed in merito a cosa ed io non ho una risposta da fornirti giacchè mai mi sono posto la domanda che tu ora fai a me…- le labbra tornano a serrarsi l’un sull’altra la gelida assenza riafferma il proprio predominio ed il custode prenderà a far scivolare nuovamente il dito lungo la pagina fermandosi ad indicare una ricurva R prima di riprendere –ritengo che a questo tipo di sapere si debba giunger attraverso un’ardua e lunga strada…-un sospiro interrotto bruscamente da uno sbuffo- in ogni caso non si può aspirare alla raffinatezza quando ancora non si conoscono le basi…dunque…che lettera è questa?- proseguirà non lasciando subito spazio alla replica del giovine bensì concludendo – il vizio del bere…è una debolezza comunemente accettata tra gli uomini, non ne condivido la gradevolezza ma posso comprenderne l’esigenza da parte di taluni…- sguardo abbassato sul foglio ed ora sì sarà solo attesa [tenebra I]
RHADE [sala comune - tavolo] Lo sguardo si punta intenso, ancora una volta, sulla figura del Custode mentre egli s'apre in una di quelle rare esternazioni emotive che proprio per il loro affacciarsi sporadico hanno il potere di lasciare il giovane interdetto per qualche istante, forse persino leggermente infastidito, nel caso contingente. Stringe le labbra infatti, il ragazzino, il colorito roseo d'esse che sbiadisce inevitabilmente a causa della pressione e scuote il capo con fermezza salvo poi essere costretto a serrare le palpebre e spostare la destra ad aggrapparsi al bordo del tavolo per fermare la veritgine suscitata da quel gesto avventato [è vero Lord Lancaster, io non ne ho idea... ma se l'ignoto mi avesse fermato non sarei qui a parlare con voi oggi. Ogni uomo, anche il più stolto sa muover i passi sino al confine di ciò che conosce, ma ciò non basta, non a me] un istante di pausa in cui gli occhi si riaprono lentamente mettendo a fuoco il libercolo dinanzi a lui e rialzandosi poi, solo essi a cercar di scrutare l'interlocutore tra l'intrico di ciocche bionde e spioventi [ora forse... la mia domanda porterà anche voi ad interrogarvi] l'angolo destro delle labbra che si contrae dando vita ad un sorriso storto e furbesco, sfacciato forse [e non mi trovo d'accordo su quanto asserite. Per quanto lunga ed ardua sia la strada - ed io intendo percorrerla - se non si punta lontano non vi si giungerà mai. Nessuno che pensi solo a raspar tuberi in terra ambirà mai all'immensità del cielo. Un obbiettivo, per quanto grande e distante sia, spronerà nelle difficoltà delle tappe da percorrere, un obbiettivo modesto porterà solo a crogiolarsi della soddisfazione del proprio successo una volta ch'esso, dopo pochi passi, sarà raggiunto.] lo afferma con serietà e convinzione, un luccichio nello sguardo chiaro, il respiro profondo, il battito del cuore leggermente accellerato, ma forte e regolare. L'attenzione che torna quindi realmente al libro che ha davanti, ma l'esitazione nella nuova lettera par decisamente minore che nella prima [è una R... sono sicuro]
DONATIEN [s.c. – tavolo] l’ascolta con intensa e ravvivata attenzione, non ch’essa si fosse mai sopita in fronte a quel giovincello arguto, ma sicuramente l’attuale argomento favorisce il ridestarsi d’un interesse più profondo forse anche del sangue – Rhade…- inizierà allontanando il dito dal tomo e flettendo il gomito mancino così che la mano possa giunger a prender contatto con fianco. Dall’alto lo osserverà prolungando l’istante di silenzio venutosi a creare successivamente a quel verbo, durante quel gesto – i confini esiston per un motivo..anzi… molteplici ragioni e tra queste preservare la vostra natura intonsa, risparmiare la vostra innocenza- proferirà in un verbo che apparirà enigmatico o forse addirittura folle ed in cui quel “voi” potrebbe identificare il ragazzo, verso cui il custode alterna tu e voi, così come tutta la razza umana – questo non significa che niuno debba provare a sconfiggere i propri limiti per tendere alla perfezione ed oltre ma che chi lo fa senza cognizione di causa potrà ritrovarsi incapace di contrastare la forza dell’ignoto- voce bassa, roca, ruvida mentre il braccio dritto s’eleverà e l’indice insisterà su di un’altra lettera allungata una L. Non vi sarà esplicita richiesta ma il ragazzo potrà comprendere ciò che il vampiro si attende segua al termine del proprio verbo – ed è saggio ciò che dici, acuto…ma sappi che per quanto si proceda in fretta lungo la strada che porta all’orizzonte ad esso non si potrà giungere perché non è che il riflesso di ambizioni ingannevoli. Vuoi rincorrere per la vita una chimera?- e lui lo sa ciò che questo significa, lui ch’è appena tornato da un fallimentare viaggio di ricerca sul proprio passato – ti sarà sicuramente utile…ti spingerà lontano…ti permetterà di compiere imprese che pochi umani posson vantare di aver anche solo veduto completarsi nella propria vita. Ma ti riempirà della frustrazione dell’incessante insuccesso quando, stanco, rialzerai gli occhi verso quella meta che ti troverai a bramare come l’aria…- non aggiungerà altro. Il postrello dell’indice ticchetterà sulla pagina del tomo per attirare l’attenzione del fanciullo mentre il proprio sguardo permarrà a fissar quel volto [tenebra I]
RHADE [sala comune] Il viso non si rialza a quel primo richiamo, la sua voce che riecheggia nelle orecchie ma lo sguardo che permane basso sulla pagina di pergamena ingiallita con un'intensità che rivela in verità quanto poco egli la stia effettivamente guardando [credo ormai vi sia ben poco da risparmiare] lo dice in un soffio, con una punta di amarezza che forse il cainita non percepirà, ma avvertirà nuovamente quel leggero tuffo al cuore, ora molto meno intenso del precedente e non seguito da alcuna vampa, alcun calore che si dipana, anzi, il giovane par leggermente rattrappirsi, fremendo come un brivido di freddo gli percorresse la schiena. Un lungo respiro, profondo, pesante, quindi [non è senza cognizione di causa... o meglio, non proprio. So perchè lo faccio, e so quali confini voglio oltrepassare. Non so cosa vi sia oltre... ma questo direi che è normale. Non vado cercando come un folle di oltrepassar qualsiasi confine per il gusto di farlo, o di dimostrarmi capace. Non avrebbe senso. Non so se potete comprendere] e solo in quel momento cercherebbe risolutamente di incontrar i suoi occhi, direttamente, uno sguardo in qualche modo diviso tra brama ed ansia per qualcosa di ignoto che pure risuona come familiare e che, ora si, colora le guance e riscalda le membra togliendogli per un istante il respiro [bramare come l'aria... sì... ma sono meglio le chimere che le carote... meglio continuare a inseguire l'orizzonte che stendersi ad attendere la morte] asserisce La punta della lingua ad umettare quelle labbra morbide dandovi nuova idratazione un inclinarsi leggero del capo [Ella sopraggiungerà comunque... ma prima che arrivi, voglio avere ottenuto il più possibile di ciò che desidero... il più possibile...] la voce che si smorza nel pronunciare quelle parole e tornerà a guardare il libro, in fretta. La fronte aggrottata mentre egli soppesa la lettera che ha davanti [una L... o forse una I...] qui sembra incerto.
DONATIEN [s.c. –tavolo] annuisce, tanto alle sue parole quanto in merito al compito di riconoscimento dei caratteri del tomo finora ben portato a termine dal ragazzo. Non potrà forse percepire l’espressione che accompagna il suo primo verbo, quell’amarezza, no, ma la frase sarà per logica intimo varco verso un passato che il vampiro può immaginar esser stato ben più complesso del proprio. Angusto passaggio che però il custode non intende varcar ora cosicchè, passando oltre, solo s’imprimerà la via che li conduce, sicuro che vi sarà tempo, nell’eternità della propria esistenza, per ritornarvi a bussare – posso comprendere, certamente..anche se conosco gente che è per il gusto di potersi vantare delle proprie conquiste che..vivono ed operano- un fiotto d’aria lascia le narici, un lieve sospiro prima che il custode riprenda – non v’è nulla di giusto o sbagliato Rhade…procedi lungo la tua strada e persegui i tuoi obiettivi. Se saranno nobili, se ne sarai degno..allora giungerai…se le tue intenzioni si dimostreranno fragili quanto effimero è un capriccio allora fallirai…- e su ciò non aggiungerà altro scuotendo lievemente il capo – hai buono intuito Rhade, affidati ad esso anche quando ti trovi ad operare su d’un campo che non è quello tuo dell’atto…della pratica. È una L, non hai sbagliato…- voce gelida, priva d’inflessione ma pacata. Richiuderà il libro, avvicinerà a se un pezzetto di pergamena e afferrato con la mancina il pennino, eliminato l’inchiostro in eccesso, prenderà a vergare qualche parola su d’essa – trattieniti ancora un poco…esercitati nel riconoscere queste lettere così che la prossima volta che ci incontreremo io possa insegnarti come legarle assieme a produrre suoni di senso compiuto- la piuma ricade a fianco del calamaio, la punta gocciolante protesa oltre il bordo così da non imbrattar d’inchiostro il tavolo – ho un’ultima questione di cui parlare con te Rhade e riguarda il tuo lavoro presso la dimora delle guide. Tempo addietro mi fu detto che in essa potevano trovar rifugio i viandanti, per un certo periodo di tempo, che tu sappia è ancor così?- e spingerà la pergamena, coi polpastrelli delle dita che la premon contro il tavolo ed un lento distendersi del braccio, al davanti del ragazzo [tenebra I]
RHADE [sala comune - tavolo] Annuisce appena ma par parco di parole ora, quasi la stanchezza fosse giunta a rapirle dalle sue labbra o qualcosa, in quanto detto dal Custode, l'avesse spinto a scegliere di lasciar scivolare via l'argomento come sabbia tra le dita. Nuovamente stringe le labbra, il volto tenuto chino sul foglio che ora viene inclinato per meglio appoggiare sulla sola mano destra mentre l'altro braccio va a ripiegarsi mollemente sul pianale ligneo poco antistante illibro. Un sospiro pesante, le palpebre che si abbassano leggermente mentre continua ad ascoltare le parole che vengono pronunciate a suo indirizzo, gli occhi che seguon ora il movimento della sola mano del vampiro nel redigere quelle lettere sul foglio scelto per le sue esercitazioni [certamente, lo farò Lord Lancaster] la voce che s'è fatta più sottile e ovattata, pregna di una stanchezza che nel procedere delle ore s'è mischiata al sonno e che ora solamente inizia a dare le proprie effettive avvisaglie rimarchevoli solamente ora. Scuote leggermente il capo, e gli occhi tornan ad aprirsi completamente e sollevarsi lesti verso l'interlocutore [so che c'è una pergamena affissa alla porta, ed il suo significato m'è ignoto... ma lady Antair pare molto benevola e da quel che ho compreso vi sono parecchie stanze disponibili... quindi credo di sì, che sebbene vi sia un minimo di controllo i viandanti vengano ancora accolti all'interno della torre. Tuttavia posso chiedere conferma se lo desiderate... come mai vi interessa?]
DONATIEN[s.c. –tavolo] ritira le braccia riportandole entrambe lungo i fianchi, annuendo alla replica del giovine – ieri sera ho trovato una bambina fuori dalla mia dimora…ha potuto godere del riparo offerto dalla biblioteca per una sola notte poiché questo è ciò che le ho concesso ma ritengo che lady Antair si dimostrerebbe molto più benevola, come tu ben dici…- un sospiro nasale lo sguardo che scivola oltre le spalle del giovine prima di ritornar su di lui-sì gradirei ti informassi in merito alla possibilità di trovarle una momentanea sistemazione presso la torre delle guide ma invero ti chiederei di più…- s’infila la mano destra nella tasca traendone 10 monete lustre -gradirei tu la incontrassi qui tra un paio di giorni e se la suprema conoscitrice avrà acconsentito ad ospitarla la condurrai alla tua dimora, in caso contrario è mio desiderio che tu la scorti in bettola pagandole la stanza per quanti giorni il compenso dato all’oste lo permetterà- allungherà i denari al giovine e s’egli li accetterà inizierà già a muovere qualche passo verso l’uscio-il suo nome è Libeth Alice Liddell…e s’accetterai saprà già del vostro incontro dunque sarà proprio qui ad attenderti-. Movimenti lenti che manifesteranno l’intento di congedarsi ma che ancora gli permetteranno di udire e nel caso replicare a quanto il ragazzo avrà da rispondere in merito a tutto ciò [tenebra I]
RHADE [sala comune - tavolo] Annuisce nuovamente alle parole del Custode, le labbra arricciate leggermente mentre ascolta quanto egli va dicendo a suo indirizzo. Un istante di esitazione [una bambina ha dormito qui?] domanda apparentemente sorpreso, un'ombra di qualcosa che passa nello sguardo, forse un atavico senso di possesso comunque lestamente ricacciato in fondo all'animo del giovane. OsservA quindi i gesti del vampiro, ascolta, con rinnovata attenzione le sue parole [provvederò affinchè ella possa essere alloggiata alla torre... lady Antair ha una figlia, sono certa sarà felice ch'ella abbia una graziosa compagna di giochi] uno sguardo quindi a quelle monete che vengon offerte e nuovamente sarà la perplessità ad affiorare sul quel volto insieme ad una vena di fastidio [sembrate tenere molto a questa bambina... ad ogni modo farò ciò che chiedete.. accetto l'incarico che mi affidate. E mi auguro di potervi riportare i vostri denari in breve assicurandovi la riuscita del primario intento] un cenno del capo in sua direzione quindi, vedendolo già allontanarsi [la notte vi sia benevola Lord Lancaster, a presto] concluderebbe quindi accennando un breve inchino col capo e tornando poi, una volta egli sia uscito, a rimirar lo scritto, probabilmente sino ad assopirvisi su
DONATIEN [s,c – tavolo -> esterno] si tratterrà il tempo d’udir quella replica, di assicurarsi che il ragazzo accetti i soldi offerti e di proferire, a sua volta– sì Rhade, la biblioteca non è luogo d’alloggio per i viandanti ma non nega, almeno non spesso, ospitalità a chi se ne dimostra degno quanto rispettoso…ciononostante non sono più benevolo di chi acconsente a liberarsi dei propri avanzi lontano dall’accesso della propria dimora…-duro in quel tono, freddamente invaso dall’assenza d’umanità che è figlia della propria dannazione – tuttavia la bambina s’è dimostrata sveglia, ha saputo risvegliare il mio interesse e data anche la sua giovane età ho ritenuto che supportarla nella ricerca d’un posto dove ristorar le membra rientrasse nel compito che ricopro in questa biblioteca nonché cittadella. Ti ringrazio dunque per l’aiuto …- null’altro se non un cenno del capo come risposta a quell’ultimo saluto ed ecco che scivolerà all’esterno della dimora, sparendo nell’oscurità [tenbra I]
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†.Una statua dallo splendore del marmo di luna
e una bellezza straziante
da fare desiderare anche l’Inferno per poterla vedere ancora.
L’aveva distratta per un istante,
emergendo sul terrore folle che le invadeva il cervello.
Né morto né vivo,
una creatura del sangue che cammina per l’eternità
su quella soglia che agli umani è consentito varcare una volta soltanto,
senza ritorno.†
[YOUTUBE 480]http://youtu.be/WC-KSGWvMLg[/YOUTUBE]
Grazie Serafin per lo Splendido e Divertentissimo Video *.*