RIASSUNTO: La Faina si reca nella stanza privata della sua padrona, in seguito a una missiva che quest’ultima gli aveva lasciato dopo l’incontro con Leia (
GDR DI RIFERIMENTO). Dapprima ci sarà quasi indifferenza da parte della non morta nel vederlo giungere lì, ignaro di quale grosso guaio abbia combinato. Eppure quando le carte verranno svelate, la Faina ancor tenterà di giustificarsi dicendo di aver preso delle precauzioni, di aver indossato una maschera per non farsi riconoscere, salvo poi toglierla dietro dritto ordine della Valchiria, giunta quella sera in bettola. Non sarà difficile, quindi, per la non-morta collegare quest’avvenimento con la missiva che il ductor aveva inviato a Leia in cui affermava di avere una pista. E si confermano le certezze della guardiana, che ben aveva capito che gli indizi avrebbero portato dritto ad Ashlar. Dopo aver messo in chiaro che simili leggerezze s’hanno da evitare, la vampira si concederà il gusto selvaggio del sangue del proprio succube, ricambiando il “favore” e facendo bere a sua volta Ashlar da lei. Legame rinsaldato, missione affidata: cercare notizie su Belsatan Duebestie, così come le è stato chiesto da Liandrin (
GDR DI RIFERIMENTO)
COMMENTO: Giocata in cui ci abbiamo messo un po’ di tutto: rimproveri, rappacificamenti, pseudo-tenerezza, bevute da una parte e dall’altra e missioni affidate. Grazie ad Ash come sempre: il suo modo di giocare il succube per me è fantastico :)
MODIFICHE PUNTEGGI:
- Ashlar: 1 turno di suzione -> -20 pt salute
- Ithilbor: beve per un turno, quindi guadagna 100 pt forza (4 pt sangue)
Ogni turno di suzione del Sangue da parte di un Vampiro comporterà la perdita da parte della vittima di 20 Punti Salute che si tradurranno in un incremento di 100 Punti Forza per il non-morto.
ma spende un punto sangue (25 pt forza) per rigenerarsi la ferita al polso. Con i punteggi al massimo, la forza dovrebbe rimanere immutata
- Ashlar beve per un turno da Ithi, con effetto di legame da succube rinsaldato
- Ashlar ha una missione da compiere: cercare notizie su Belsatan Duebestie
ASHLAR {Pian terreno}{F.u.} E' nei guai. Non ne sa ancora il motivo, ma è nei guai. L'ha capito quando a ricevuto la missiva della sua padrona e la percezione s'è fatta più forte, a tratti opprimente, quando ha letto quel messaggio in rocca. Finalmente qualcuno di loro è ricercato, non lui purtroppo, ma Dhalia e la Faina deve ancora capire come sia successo. Tutta colpa di quella bruttona bionda... Ma perché non s'ammazza? Scuote il capo il mutaforma prima di allungare la mano verso la superficie liscia della porta che da sulla stanza della sua donna. E' un grande atto di coraggio il suo, viste e calcolate quelle sparute briciole di orgoglio che ha. In altre occasioni se la sarebbe data a gambe, sa che il 'nemico' è molto più potente di lui. Ma non può, e in fin dei conti non vuole neppure fuggire dalla sua prigionia, quella che ormai da tempo non lo lega solo nel sangue ma anche e soprattutto nel cuore. Tre volte. Batte le nocche delle mani pallide tre volte sulla porta della vampira. Lo sguardo è basso, non ci riesce proprio a sfidare a testa alta le tenebre, la morte. Non lo sa fare, un ladro mai potrebbe... Attende silenzioso una risposta dell'altra che, anche se non si trova in quella camera, certamente saprà che il suo succube la sta cercando. Saprà sicuramente che il suo succube è, oltre che spaurito e in profonda apprensione, anche molto dispiaciuto. Non sa cos'ha fatto, ma è molto dispiaciuto.
ITHILBOR [*§*Stanza Privata*§*] Sogni…possono davvero essere considerati tali? Quelle immagini che si susseguono nella tua mente mentre ti lasci cullare tra le braccia della morte, immagini nitide che, però, non fanno altro che farti ripercorrere quanto avvenuto solo la sera prima, come se la tua mente non fosse in grado di creare altro. Di immaginare altro. E di solito quei sogni sono privi di sensazioni olfattive, ti fanno avvertire solo il desiderio della Bestia, senza che la sinfonia della vita suoni solo per te. Eppure stavolta tutto è diverso, eppure un odore forte e fortemente noto si intrufola, stuzzica la tua essenza dormiente, la strappa a forza da quelle rievocazioni del passato, gettandola al cospetto del presente. Gli occhi si schiudono, in un solo istante sei già in piedi, dinanzi allo specchio a rimirar quell’immagine a suo modo perfetta persino quando la maschera della finta umanità non copre i tratti della bestia. Tre rintocchi, poi il silenzio. E ancora quell’odore cui associ il più sublime dei sapori – seppur non dagli effetti più devastanti – quella presenza che perfettamente percepisci fuori dalla tua porta. Le mani passano sulla veste nera in un gesto che cede mollemente alla vanità, che persino oltre la morte ti ha accompagnato. I capelli sono lasciati sciolti e un lieve accenno roseo colora adesso le guance, mentre il color del sangue scaccia via quello livido dalle labbra. Lasci scorrere secondi in cui ti godi ogni suo respiro, ogni suo battito, immaginando qual sia la sua espressione in questo preciso istante. E poi la mente andrebbe a cercar un collegamento con la sua, si farebbe spazio tra i suoi pensieri e una sola parola reclamerebbe un’attenzione totale [veggenza II] oO°Entra°Oo [tenebra I; veggenza I]
ASHLAR {III Piano}{F.u.} Attende. Un'attesa che un pò lo fa sperare nel fatto che questa sera verrà risparmiato, che può vivere ancora una notte in più. Ma poi la solita voce gli si pianta nella testa. Chiude gli occhi con rassegnazione. Difficile decifrare le sensazioni che si rincorrono fra mente e cuore. L'una dice una cosa e l'altro poi la nega. Chi è più forte? Chi vince? Non sono questioni che generalmente lo riguardano. La sua risposta è sempre stata una: il denaro! Stranamente il denaro questa volta non fa parte dell'equazione. Che si fa? E' confuso. Apre la porta e fa qualche passo. Non alza lo sguardo da terra. Richiude la porta e cerca i piedi della sua padrona, l'unico angolo di paradiso che al momento la sua posizione traboccante di vergogna gli permette. ''Sid'' Mormorerebbe appena. Le mani vengon giunte appena sotto il ventre, intrecciate l'una all'altra. Tradisce tutta la sua paura. Alza finalmente lo sguardo. La osserva mentre si scruta allo specchio. Non riesce a sorriderle. ''Sono mortificato mia signora...Io...'' Vacilla appena non solo con le parole ma anche con gli occhi chiari come il mare, non riesce a star quieto, tranquillo. ''...Io non L'ho fatto di proposito, qualunque cosa io abbia fatto, sappiate che non l'ho fatta di proposito.'' Fa un passo avanti portandosi la dritta al petto. La guarda in viso. Sa che non ci troverà pietà, sa che sta andando incontro a qualcosa di molto brutto, ma sente l'impellente necessità di giustificarsi, una giustificazione fine a se stessa in effetti, ma proprio per questo sincera. ''Voi lo sapete che io non vi metterei mai in pericolo... Lo sapete, vero? Io non potrei mai...'' Non completa la frase, non vuole essere ripetitivo né dare a intendere che non creda l'altra capace di capire a perfezione ciò che lui va dicendo. Si ferma allora, attende che sia l'altra a decidere. E sarà certamente la cosa più giusta.
ITHILBOR[*§*Stanza Privata*§*] Rimarresti dritta davanti lo specchio a fissare la tua immagine, apparentemente del tutto incurante della paura che tutta la vita del mutaforma urla a gran voce, delle sue parole di scuse che sai essere sincere, perché è il sangue a imporlo. Eppure rimarresti in silenzio a cederti ancora alla vanità, passando le mani tra i capelli, avvicinandoti allo specchio per meglio osservare i tuoi occhi, senza guardare lui nemmeno di sfuggita, curandoti solo e solamente di te stessa. Non esisterebbe altro che te, come nell’incontro con la guardiana. È vero, hai salvato anche lui, ma più che altro per fare un dispetto a quella rossa insopportabile. Solo dopo istanti che non ti prendi più la cura di contare, la tua voce si leverebbe al cospetto del succube, dolce, melodiosa persino, priva di qualsiasi sfumatura minacciosa *§*C’era una volta la signora della torre, una donna molto potente che camminava verso l’eternità e che aveva scelto un…compagno. Un ladro. E l’aveva scelto perché pensava che fosse dotato di una mente perfida e sveglia, pronta ad affrontare qualsiasi situazione nel migliore dei modi. La donna aveva molta fiducia nelle capacità dell’uomo, ma aveva sbagliato a giudicarlo*§* rimarresti in silenzio e sposteresti lo sguardo su di lui, senza girarti, limitandoti a guardare la sua immagine riflessa sullo specchio, a gettarti in quel mare che sono i suoi occhi, a nutrirti della sua paura e della sua devozione *§*Aveva sbagliato perché, se la mente della signora della torre non fosse stata abile, un errore dell’uomo avrebbe condotto entrambi alla morte certa*§* Muterebbe in un solo battito di ciglia il tono della voce, che vorrebbe cedersi in pasto all’ira che ha preso pieno possesso di te nell’ascoltar la storia della guardiana, una rabbia che le notti non avevano di certo sedato *§*In bettola? Nella sala comune della bettola a fare il ritratto del prigioniero? Davanti gli occhi di tutti? In quella stessa bettola dove hai raccattato quel rifiuto umano???*§* Domande su domande, che richiedono una spiegazione. E sarebbe stato bene se fosse stata quantomeno plausibile [tenebra I; veggenza I]
ASHLAR {Stanza}{F.u.} Percepisce, ad ogni battito che si fa vanti nel suo cuore tentennante, un senso di vuoto quasi nauseante. La osserva mentre quasi incurante della presenza del suo servo si ammira allo specchio. Un piccolo pensiero ha il coraggio di farsi spazio nella mente della Faina, un pensiero che tradisce l'attaccamento morboso che ha a quella creatura. Qualcosa che, incredibile a dirsi, va ben oltre la vanità e l'egocentrismo di per le quali la Faina è nota. La ammira pure lui, ne apprezza il profilo facendosi consapevole del fatto che entrambi potrebbero passare eterne notti a guardare lei e soltanto lei. Eppure... La voce della vampira torna a tormentarlo. Non gli piace affatto la piega che sta prendendo il discorso e quando finalmente l'altra avrà finito di parlare le idee si saranno appena schiarite nella mente del mutaforma. Ma la rabbia che gli piove in testa, quella lo farebbe ancora vacillare, e non poco. Trattiene fra le labbra sottili le parole trasudanti di paura che vorrebbe regalarle. Sa che non apprezzerebbe tuttavia. Cercherebbe quindi, prima di tutto, di calmarsi un pò, di riaversi in qualche modo proprio ora che le cose si fanno più difficili, proprio ora che sente quel loro rapporto incrinarsi. Le minacce non troppo velate dell'altra suonerebbero devastanti all'orecchio sensibile della creatura che più d'ogni altra darebbe la vita pur di non perdere la compagnia eterna della sua Sposa. Si gonfia i polmoni d'aria e attende qualche istante prima di rispondere. Peccato che l'aria non gli entri pure nel cervello, gli si schiarirebbero un pò le idee così. ''Non credevo di aver commesso una leggerezza del genere. Ho preso tutte le precauzioni che mi sembravano opportune... Mi sono sempre presentato col volto coperto... Avevo addosso anche armi diverse e ho avuto anche cura di adottare atteggiamenti diversi. Solo voi sareste stata in grado di riconoscere la stessa persona sotto le mie maschere.'' Questa volta la guarderà in viso, cercando di scrollarsi di dosso ogni incertezza, cozzando duramente, tuttavia, con le minacce messe in piedi dall'altra {Skill volontà ferrea liv 1}. Piega da un lato il capo. ''Chi mi avrebbe riconosciuto?''
ITHILBOR[*§*Stanza privata*§*]Ascolti le sue scuse, gli argomenti che porta alle tue domande, e finalmente ti gireresti con l’intento di avvicinarti a lui, sì da portarti a mezzo metro di distanza. Non sembrerebbe, visto l’espressione infuriata che il tuo volto non tenta nemmeno di nascondere, ma stai ponderando le sue parole, oltre a goderti la vicinanza con quel corpo e quella vita che è in assoluto e senza discriminanti la più desiderata. *§*Leia, Ashlar. Chi altri? Eppure te l’avevo detto…l’avevo detto sia a te che a quella stupida che ti porti dietro come un cagnolino. Ve l’avevo detto che non andava sottovalutata, che sapeva il fatto suo. Ha interrogato l’oste, che ha riconosciuto in te l’uomo con cui il prigioniero s’è allontanato e colui che sedeva al tavolo con i mercanti a fare…un ritratto. Sai quanto le sarebbe bastato per tornare da Ricard con un artista e tirare fuori il tuo ritratto? Sai quanto le sarebbe bastato per darti la caccia?*§* La mano sinistra si leverebbe verso il suo volto, vorrebbe posarvi una carezza leggera, appena accennata prima di cercar di scendere verso il suo collo, dove la stretta vorresti si facesse appena più stretta, ma non in senso offensivo, solo a sottolineare la tua presenza lì *§*Leia pensava che io fossi tua complice, che tu avessi commesso il furto. Saremmo morti tutti e due, se non avesse creduto alla storia che le ho raccontato dopo, ovvero che il prigioniero, follemente innamorato di Dahlia, l’abbia aiutata a compiere il furto, salvo assumersi tutta la colpa per salvare lei. Voleva un nome: gliel’ho dato. Qualcuno diceva°°Mors tua, vita mea°°*§* Ancora vorresti rimanere nella stessa posizione, con la mano sul suo collo se ti venisse precedentemente concesso *§*e giusto per esseri ancora più chiari: non tollero che lei venga qui a fare piazzate come quelle dell’altra sera*§* dando per scontato che egli sia a conoscenza dell’incontro con l’irlandese [tenebra I; veggenza I]
ASHLAR {Stanza}{F.u.} Ascolta con attenzione il dire dell'altra. Ora che l'altra s'avvicina per la Faina risulterà un pò più difficile rimanere concentrato. Quel che lei ha da dire è terribilmente importante, però è da troppo tempo che non si parlano e avrebbero da scambiarsi solo cattive notizie. ''Ricard.'' Ripeterebbe scuotendo il capo con aria seccata. Non credeva che l'oste fosse stato tanto attento, specie il pomeriggio ventoso in cui la Faina aveva avvicinato la vittima sacrificale. E la seconda volta si era invece ritrovato a parlare con una maschera d'ottone in volto, possibile che quel sempliciotto sia riuscito a collegare a distanza di settimane la voce della Faina? Possibile che abbia pensato proprio a lui, fra tutte le persone che potevano far fare un ritratto di un assiduo frequentatore della bettola? Scuote di nuovo il capo con rassegnazione. ''Dahlia non la prenderanno mai.'' Mormorerebbe convinto. ''Con la sommaria descrizione che ha Leia sarebbe impossibile, tra l'altro la rossa si fa chiamare così soltanto da noi, quindi non rischia nulla.'' Riflette ad alta voce più che altro e avrebbe una pessima notizia da dare alla sua bella, ma preferirà temporeggiare ancora un pò, almeno finché la vampira avrà la mano poggiata sul proprio collo. ''Mi spiace che tu ti sia trovata invischiata in una situazione del genere. Quella Leia non è buona come guardiana, ha avuto solo fortuna... Il fato l'ha molto aiutata, su questo non ci piove.'' Sorride amaramente allungando con lentezza la mano destra di in direzione del volto dell'altra. Vorrebbe accarezzarle il viso, tuttavia si muoverà senza alcuna fretta, sebbene le sue membra stiano fremendo all'idea di averla. ''Non ci prenderà mai...'' Abbassa brevemente lo sguardo. ''Vi ringrazio per avermi coperto le spalle. Credo che la cosa dovrebbe rassicurarmi sul fatto che non mi considerate ancora roba da buttare, o sbaglio?'' Nel pronunciar le ultime parole le iridi cerulee tornerebbero a guardare in volto la compagna. Attende una risposta.
ITHILBOR[*§*Stanza privata*§*]All’udir che la rossa non rischia nulla comparirebbe un’espressione di stizza sul tuo volto, fugace, è vero, eppur ci sarebbe. La possibilità di veder salvata la propria testa e veder una spada pendere sulla sua svanisce nel nulla, eppur le successive parole del succube ti costringono a ripeterti, ancora una volta: e non è che la cosa ti vada particolarmente a genio *§*Ti ho già detto di non sottovalutarla. È un’ottima spada e non è affatto stupida, tutt’altro. Avete commesso delle leggerezze: riconoscilo e impara dai tuoi errori*§* severa, quasi come un insegnante che rimprovera il proprio allievo, eppur le parti sono invertite, perché è vero che tu sei padrona e lui è servo, ma lui è anche a capo di quel gruppo di delinquenti cui ti eri unita e cui tutt’ora lo sei, sebbene come esterna piuttosto che come membro “ufficiale”. Ancora la voce porterebbe parole che a Leia si rifanno, anche per metterlo a parte di quelli che sono i tuoi piani *§*La guardiana è intoccabile, Ashlar. Ha ipotizzato tante volte la possibilità di un attacco alla torre, affermando senza remora alcuna che sarà al mio fianco a combattere. E a tal proposito ho chiesto a colei che a vita mi condusse di mettere delle protezioni magiche a questa dimora. Ben presto verrà e tutto sarà fatto, quindi se dovessi cercare di aprire il portone e non dovesse cedere sotto la tua spinta, non forzare. Abbi cura di aspettarmi*§* Non ti sottrarresti a quel suo gesto, prendendo per te quel calore che ancor gli appartiene e che si scontra col gelo della morte che tutta ti avvolge. La Bestia urla a quella stimolazione, a quel contatto solo effimero con la vita. I tuoi occhi si socchiudono, la mano sul suo collo ruberebbe il battito martellante del suo cuore, così in corsa, così…vivo! Andresti alla ricerca delle sue labbra con l’intento di posarvi un bacio e su esse infierire quasi con bramosia di lussuria, sebbene la soddisfazione di quel desiderio sia differente per te e per lui *§*No, Ashlar, non sei da buttare. Sei mio…tutto mio…solo mio…e ho bisogno di legarti a me ancora di più, di rinsaldare il nostro legame…dammi un po’ di te, e ancora di me avrai…sempre e per sempre*§* Schiudi gli occhi, guardandolo con fervente passione, con ritrovata complicità, attendendo che egli confermi la decisione presa quasi un intero anno fa, quando ancora giovane cainita alle seduzioni umane cedevi [tenebra I; veggenza I]
ASHLAR {Stanza}{F.u.} Storce un pò la bocca al dire dell'altra. Non gli piace che gli si venga a dire che una guardiana è più brava di lui. ''Saper usare una spada non è tutto, lo sapete. Starò ancora più attento in futuro e così che non dobbiate avere a che fare con quella sfigurata...'' Non sopporta nemmeno che la sua padrona si mostri tanto rispettosa nei confronti di un'altra umana, di un essere vivente che non si lui. Poi l'altra dice qualcosa che, certo non è una novità, stuzzica la sua curiosità. ''E chi dovrebbe attaccarci?'' Non a caso si esprime come se fosse lui stesso, in prima persona, coinvolto nella cosa. Glielo vuole far capire, non vuole essere tagliato fuori, non vuol sentire vacillare ancora il loro rapporto. Però c'è una cosa che deve dirle. Sente le labbra dell'altra poggiarsi sulle sue e chiuderebbe gli occhi, concentrato a imprimersi sulla pelle quel ricordo. La guarda, a distanza ravvicinata, e chiede pietà, in un fremito lieve, in una sfumatura di sguardi. ''Subito, ma prima c'è una cosa che devo dirti.'' Temporeggia ancora, conscio di essere sul ciglio di rinunciare a qualcosa che sta aspettando da troppo tempo. ''C'è la possibilità di mettere questa Leia che, per inciso, non credo che smetterà presto di darci la caccia, contro Raine?''
ITHILBOR[*§*Stanza privata*§*] Parole e ancora parole, quando sarebbe altro che vorresti: vorresti il silenzio e il suo sapore sulle labbra, vorresti che il cuore trovasse ancora la forza di battere all’unisono col suo, che il suo respiro entrasse dentro te come una ventata di aria gelida. Saresti infastidita da quel temporeggiare, sebbene quel nome non può che riportar l’attenzione a ciò che non è sangue *§*Leia ha un grandissimo difetto: agisce e vive nell’onore. Mi ha dato la sua parola che la caccia finisce qui, non farà altro. a meno che voi non combiniate troppo presto qualche altro guaio…E no, Leia non esiterà a puntare la sua spada contro il ductor, Ashlar. Se solo questa osasse avvicinarsi troppo a me. Perché me lo chiedi? Cosa sta disegnando la tua mente, mio eterno compagno?*§* E ancor lo terresti vicino a te, con la mano destra che cercherebbe di intercettar la sua sinistra per condurla a cingerti la vita, come a non volerlo far scappare, come a non voler distogliere la sua attenzione da quell’istante che, lentamente, si va consumando. E sono ancora battiti e respiri; ed è ancora profumo e seduzione [tenebra I; veggenza I]
ASHLAR {Stanza}{F.u.} Che disgusto la giustizia, così come l'onore. Il ladro proprio non le comprende, perché morire per qualcosa di tanto astratto quando si potrebbe vivere nel lusso del denaro tutta la vita? ''Mi ha visto quella sera in bettola, assieme ai mercanti mentre facevo il ritratto. Si è messa a parlare col capo dei mercanti della guarnigione e credo che si conoscano piuttosto bene... Ad ogni modo siamo rimasti soli, sono sicuro che l'oste non ci fosse, però mi ha chiesto di togliermi la maschera e l'ho dovuto fare. Non mi ha lasciato molta scelta.'' Chiude qui il suo racconto. Non può sapere se il ductor possa collegare un nome al suo volto, ma molto probabilmente se volesse saperlo le basterebbe chiedere ad Apsis, il genio del crimine che se bendato da una sciarpa non viene beccato... Chissà, forse le sue sciarpe sono migliori, reggono meglio di quella che si è procurata la Faina. Ironie a parte, il mutaforma resterebbe a guardare la sua compagna, quasi certo di aver condannato a morte la promettente atmosfera che si era venuta a creare. Attende, pronto a essere nuovamente e meritatamente redarguito. Punta gli occhi verso il basso. ''Credo sia giunto il momento di spostare la sede dei nostri affari... Anzi magari di trovarne una...'' C'è amarezza nella sua voce. Ci sono stati alti e bassi ultimamente, tutto sommato il suo gruppo non se la sta cavando male, tuttavia proprio questa sera è dovuto scendere giù, raschiare il fondo tutto in una volta. Non è stato bello. Ma forse la felicità di un ladro non potrà mai essere del tutto appagata, ci sarà di fondo sempre una sete incolmabile di qualcosa, qualsiasi cosa che possa elevare sempre di più la feccia che non sono altro lui e la sua gente.
ITHILBOR[*§*Stanza Privata*§*]Annuisci al suo dire, poiché ben ricordi che la guardiana aveva parlato del ductor e della sua fantomatica pista. Ecco dove portava: dritto a lui. Non mentiva la guardiana che aveva visto oltre, che sapeva benissimo che se non le avessi fornito un nome e una descrizione, avrebbe avuto un volto da ricercare. E se solo fossi vestita ancora di umanità, adesso ci sarebbe un forte sospiro nel veder quell’atmosfera perfetta rovinata solo da un nome: lei e sempre lei. La voce si trascinerebbe, sarebbe quasi un sussurro mentre cercheresti di tener ancora a bada quel desiderio che ogni senso va ad esaltare *§*Non serve una sede fissa, Ashlar. Serve solo ad attirare maggiore attenzione, serve a sapere dove, eventualmente, trovarvi. Vi serve solo un posto sicuro dove discutere dei vostri affari, possibilmente che non sia la sala comune della bettola. Andate in foresta su quella dannata isola, alla baia, al bosco…in posti dove non ci sono orecchie indiscrete, dove non c’è gente che possa riconoscervi. E se dovesse incappare un malcapitato, uccidetelo senza remore ed eliminate ciò che a voi può ricondurre*§* Non ci sarebbero più parole, le ultime pronunciate in un soffio, con gli occhi che si chiudono e le labbra che rimangono appena staccate l’una dall’altra. Brutta storia, il risveglio [tenebra I; veggenza I]
ASHLAR {Stanza}{F.u.} La reazione controllata dell'altra lo stupisce, credeva fosse stata più grave la sua condotta in questo caso che nello scombussolamento dei piani della vampira che, alla fine, è riuscita comunque a salvare il salvabile. Dovrà stare più attento, come lei dice, a calcolare le prossime mosse. Dovrà studiarsele bene coi suoi compagni ma forse a una soluzione sono già arrivati. ''Nonostante siano passati tanti anni mi pare di essere ancora alle prime armi.'' Ma forse va bene così, almeno questo vuol dire che qualcosa la stanno muovendo. Hanno mosso un bel pò di gente per il furto all'accademia. Hanno scomodato tanti didietri... ''Abbiamo un nuovo progetto fra le mani, ma potremo parlarne un'altra volta.'' Una richiesta più che una decisione la sua. Ovvio che se l'altra dimostrerà di voler sapere di più adesso la Faina non glielo negherà. La mano che prima aveva posato sulle guancia in apparenza vive della vampira adesso si sposterà con delicatezza. Si allontana appena dalla pelle dell'altra salvo poi ripristinare il contatto sfruttando il dorso della mano. Le dita leggere toccherebbero il volto della compagna. ''Adesso, non ho più nulla da dirvi. Adesso non interferirò più coi vostri... Piani.'' E si abbandonerebbe finalmente a un sorriso più spontaneo e lieve di quelli mostrati fino ad ora. Un sorriso malizioso e che tradisce il desiderio inappagato e che difficilmente verrà soddisfatto questa notte. Tuttavia non gli dispiacerebbe assecondare la libido dell'altra nell'unica maniera che conosce.
ITHILBOR[*§*Stanza privata*§*] Si sente la sua desolazione, si sente quell’umano senso di scoraggiamento che, tuttavia, cede il passo a una risatina che fa scorgere il barlume di una forza che non facilmente si piega agli scherzi del destino. Non l’hai scelto a caso, Sposa. Seppur qualcuno potrebbe avanzare l’ipotesi che sia stata la tua parte ai tempi ancora dannatamente umana, così attaccata alla mortalità piuttosto che all’eternità, a volerlo, sai che non è così: sai che era stata la Notte a reclamato a sé, forse con l’intento di strapparlo al culto della sua Dea. Sentiresti la sua mano adesso sfiorare un’umanità che egli ben sa non essere reale, eppure apparirebbe al suo cospetto quasi noncurante, come se non importasse il tuo aspetto, come se il fatto che il cuore ancor batta solo per mera finzione non sia poi così determinante. Si schiudono gli occhi e se solo egli fosse un attento osservatore potrebbe scorgervi quel desiderio irrefrenabile, quella voglia che al risveglio sa ancor far sentire la propria incombenza. Non potrebbe di certo sentir le sollecitazioni che vengono dall’interno, dall’indole selvaggia della predatrice che cerca di prendere il sopravvento, eppur forse di essa vi sarebbe il sentore in quel tocco che si poserebbe sulla sua mano, in quella bocca che ancor più si schiuderebbe mentre il capo verrebbe gettato indietro, quasi volessi far appello a quel briciolo di resistenza che ancor rimane, che ti fa beare di quell’istante in cui il desiderio sta per essere appagato, ma che ancora non lo è. E poi sussurri a lui perfettamente udibili grazie alla complicità del silenzio *§*Voglio che ancora tu beva da me, Ashlar. Voglio che niente e nessuno faccia più vacillar quel legame suggellato dalle tenebre, che va oltre il tempo e l’insulsa e umana concezione…*§* Null’altro mentre, col volto ancora rivolto al soffitto, comincerebbe a sciogliersi la maschera di cera, abbandonando quasi fossero stracci le vestigia umane in favore di quelli della Bestia [veggenza I]
ASHLAR {Stanza}{F.u.} Sono vicini. Lo sguardo azzurro della Faina è tutto rivolto alla creatura che ha imparato ad amare e apprezzare nonostante il paradosso della sua stessa esistenza. Ormai lui si fa più domande, ormai la morte mascherata fa parte del suo mondo e anzi è ciò che lo fa ruotare. Sostiene il contatto con la pelle dell'altra e solletica ancora un pò con le dita la guancia della non morta. Osserva le sfumature nel suo modo di esternare la un'umanità che non le appartiene. Lui lo sa, lui l'ha vista la vera natura della sua compagna, e il desiderio che gli batte in petto è quello di essere l'unico ad avere questo privilegio, a poter ricordare cosa si cela dietro la maschera. Solo lui. Ascolta poi la sua richiesta e sorride con amarezza. Non gli piace l'idea di dover rinnovare quel legame, non gli piace perché vorrebbe che l'altra non ne sentisse il bisogno. ''E sia.'' E così s'abbandonerebbe al volere della vampira. Attende e scruta con muta ammirazione la sua vera natura, la potenza che si manifesta, che si dissolve e muta forma. Stupefacente. Non riuscirebbe a smettere di guardare, per lui quello è un vero e proprio miracolo, nulla a che vedere con le mutazioni che a lui sono state imposte. Lei ha vinto la morte, lei ha reso incerta anche l'unica certezza che si ha da quando si nasce. L'ombra di sorriso, del tutto inconsapevole, si farebbe infine spazio fra le labbra sottili ora dischiuse.
ITHILBOR[*§*Stanza Privata*§*] Due parole, due semplici parole che forse si potrebbero persino portare dietro il peso di un’accondiscendenza, di un qualcosa che non si fa di propria sponte. Eppur poco importerebbe, poiché egli non ne conosce il motivo, ma tu ben sai che quel legame ha bisogno di essere nutrito e coltivato, che non può essere semplicemente affidato al Tempo e allo spazio, a sguardi e carezze, piuttosto che a baci, siano essi mortali o non. Sai che ci sono stati dei sentori, delle avvisaglie, piccole crepe in quella roccia solida che sembrava indistruttibile, non suscettibile alla corrosione del tempo. Piccoli campanelli d’allarme che ti hanno fato dubitare della sua fedeltà, del tuo potere e dell’ascendente che avevi su di lui. E no, Sposa: non puoi permetterti di perderlo. Non puoi permetterti il venir meno di chi ha proclamato il suo giuramento solenne: ogni notte al vostro fianco, ogni giorno ove custodite la vostra morte. e or che è l’istinto a graffiare, ad arrampicarsi con i suoi artigli nella tua essenza, fino a montarla e dominarla, abbasseresti il capo, ti faresti ammirare in tutta la tua Morte, col gelo che ti avvolge quasi fosse un abito nuziale, le ombre raccolte attorno a te a formarne il velo; con le labbra livide, i canini in bella mostra, i tratti del viso più rilassati e gli occhi iniettati di quella linfa che vorresti passasse da lui a te e poi di nuovo a lui. Non ci sarebbero remore né esitazioni, ti avvicineresti al suo collo, rubandone ancora l’odore, il calore della vita, i battiti misurati di chi non è vittima della paura o del terrore, di chi è solo ammaliato dinanzi a tale prodigio. Le labbra si poggerebbero lì dove la vena pulsa al ritmo dettato dal cuore e ti beeresti di quelle palpitazioni sussurrando *§*Da te a me e da me a te*§* prima di cercar di affondare senza foga le zanne su quel collo che per prima hai privato della propria verginità. Ci sarebbe un abbraccio a cingerlo, ma che non contemplerebbe l’impiego di quella forza sovrannaturale che ti appartiene: no, sarebbe quasi un gesto di pura passione, che a lui potrebbe apparire come umana, ma che di essa sarebbe sol relitto, affondando le proprie radici in una sensazione di piacere più forte, meno fallace [I turno di suzione]
ASHLAR {Stanza}{F.u.} I battiti del cuore aumentano di respiro in respiro. Sa cosa sta per accadere e la cosa lo eccita molto. Lo eccita sapere di star facendo qualcosa che renderà felice la sua compagna, le donerà quell'inconfondibile sorriso colmo di piacere e lussuria che solo il Suo sangue può darle. Immerso com'è nel suo egocentrismo il mutaforma è pienamente convinto del fatto che il proprio sangue sia non solo più buono, ma anche afrodisiaco, irresistibile per la sua padrona che finalmente può godere di quella delizia. Ne è felice. Sente le mani orribilmente sottili della non morta decidere per lui e si abbandona a quell'abbraccio senza che, però, venga colto da qualche istante di stupore. Incredibile quanta forza possa nascondersi anche dietro delle membra decrepite. Butta indietro il capo per facilitare alla non morta la suzione. Chiude gli occhi e non reprime il sospiro, quasi liberatorio, che l'oppressione delle sue invisibili catene di succube gli fan credere di potersi concedere ora che la sua compagna si sta beando della linfa vitale del mutaforma.
ITHILBOR[*§*Stanza privata*§*]Suono di tamburi, il suo cuore. E il tuo, quasi invidioso, spinto da quell’incoraggiamento adesso ritrova la forza di battere ancora, uno, due, tre battiti, a uniformarsi al suo, a diventar un tutt’uno. Qualcuno che direbbe che il piacer della caccia risiede nel costringer le vittime a cedere a un’imposizione dagli immortali dettati, eppur tu diresti che il vero piacere risiede nelle fasi di conquista che portano alla vittima stessa, che infine si dona senza reticenza alcuna, preda di quel fascino irresistibile che la morte esercita su chi di posseder vita ancor si vanta. Ed eccola lì, la Faina: pronta ad affrontar l’oblio, a lasciarsi condurre dalla sua Sposa in quel vortice che vanta sensazioni che un altro essere umano mai potrà donare, una miscela perfetta di dolore e piacere, di estasi e terrore. E a forza ti staccheresti dalla vita, abbandoneresti il suo collo, indugiando sui buchi con la lingua, una e più volte, sì che nessun marchio possa profanare quella perfezione che lui incarna; sì che il suo godimento possa essere accompagnato e amplificato dal profumo di una mortalità ormai irrimediabilmente perduta. Ancor il volto si porterebbe verso l’alto, donando al silenzio un gemito di piacere che ancor ti prende prima di azzannare vorace le tue stesse carni, sul polso destro, lasciando colare il sangue immortale lungo il braccio. Su esso cercheresti di attirare la sua attenzione, avvicinandolo alla sua bocca, in una muta incitazione a rinsaldare quel legame malato che vi tiene stretti l’uno all’altro
ASHLAR {Stanza}{F.u.} E' un costante e inevitabile indebolirsi questo loro rapporto. Il piacere di quel bacio sfuma via e con prepotenza vi si sostituisce un forte annebbiamento dovuto alla spossatezza che la mancanza di sangue gli provoca. Gli gira un pò la testa, se la sente un pò più fredda, così come tutte le altre membra. E' come se fosse un lungo, interminabile capogiro. Cerca tuttavia di restare in piedi, di non mostrarsi debole agli occhi di colei che fra tutti ha scelto proprio una Faina sfortunata come sua compagna. Cerca di riaprire gli occhi e di rinsaldare i suoi sensi. Vuole vederla. Vuole cogliere i suoi gemiti di piacere e vuol cogliere quel sorriso beato e compiaciuto, Reale, che lui è riuscito a ottenere. Cerca di raddrizzare un pò la testa -che è tanto pesante- e di incontrare lo sguardo dell'altra. Un fremito e poi l'attenzione labile del ladro verrebbe attirata dal polso offeso della non morta. Dischiude le labbra e le appoggia sulla ferita. Beve. Sente il sapore del sangue vivo invadergli la bocca, così come era successo con Torihander, così come era successo tanto, tanto tempo fa, quella notte in bettola. Un paio di sorsi e poi butterebbe indietro il capo. Ne ha abbastanza, non ne vuole più, vuole dimostrarle che non ha bisogno di quel liquido per starle accanto. Fa uno sforzo immane a non abbandonarsi al sonno che con prepotenza batte alle porte della sua coscienza. Stringe le palpebre. ''Siete fiera di me, vero?'' {Skill volontà ferrea liv 1}
ITHILBOR[*§*Stanza privata*§*] Lo senti: senti la sua bocca lì, dove il tuo polso sanguina. Senti che ruba dal tuo corpo la linfa immortale e ti abbandoni a quella sensazione che l’atto del succube ti dà, quel piacere continuato quasi fossi ancor tu a nutrirti. E la bestia urla, e la bestia graffia adesso che hai quasi del tutto ripreso il pieno controllo dei tuoi istinti, adesso che non ha più lei le redini della tua essenza. Lo vedresti allontanarsi e faresti appello a tutta la tua volontà per sanar quella ferita, limitandoti a rispondere solo al richiamo della natura [spesa di un punto sangue per rigenerazione]. Dovrebbe essere solo questione di un umano battito di ciglia: e la ferita che sanguinava dal tuo polso lascerebbe il posto a pelle perfettamente integra. La sua voce…la sua voce che cerca conferme si limita a porre una domanda, cui farà seguito una risposta un po’ più articolata di quanto forse si possa aspettare chi vorrebbe solo rassicurazioni *§*Certo che lo sono, Ashlar. Quel guaio alla bettola è acqua passata…ma lo sarà ancor di più se tu, con le tue indubbie doti, con la vita che conduci al di fuori di questa torre riuscissi a trovarmi delle informazioni su una persona…*§* Ancor cercheresti di eliminare le distanze tra voi, di posar una carezza fugace e gelida sul suo volto, gettandoti in quegli occhi così dannatamente pieni di vita *§*Faresti questo per me, vero? Cercheresti di scoprire se qualcuno sa che fine abbia fatto Belsatan Duebestie, ex ductor del Caos?*§*
ASHLAR {Stanza}{F.u.} Cerca di rimettere la testa di dritta. Si impone di dare ascolto a ciò che la compagna va dicendo. Deve riuscire a capire ma soprattutto a memorizzare le importanti informazioni che lei gli da. Stringe le palpebre cercando di rimanere almeno con la testa vigile nonostante la debolezza. Ripete nella sua testa le parole che la non morta gli dice. Fa cenno di sì con la testa lasciando che questa sprofondi nel suo stesso collo. ''Belsatan Duebestie.'' Fa una smorfia di disgusto. ''Ex ductor del Caos.'' Non sarà facile. Ci deve riuscire. Già una volta ha disatteso una richiesta della sua padrona. Non fu capace. Ora deve ritentare. Deve farcela. {Skill volontà ferrea liv 1}
ITHILBOR[*§*Stanza privata*§*]Sorrideresti alla sua accondiscendenza, al suo ripetere quelle informazioni importanti che riguardano una precisa missione che gli viene affidata. E lo guarderesti nella sua testarda resistenza alle seduzioni dell’oblio che colgono gli umani non dotati di una certa resistenza. La mano sinistra cercherebbe di intercettar la sua destra e, se ti fosse concesso, la stringeresti e lentamente lo tireresti verso te, prendendo a camminare verso il letto pressoché inutilizzato che la stanza ospita. Lì vorresti condurlo, invitandolo col braccio destro a stendersi, sussurrandogli appena *§*Riposati, Ashlar. Il riposo notturno è fatto per gli umani, quello diurno per chi cammina verso l’eternità. Prenditi il tuo meritato ristoro, mio eterno compagno. Domani comincerai le tue ricerche, quando sarai in grado di farlo*§* e sì, gli permetti persino di occupare per quella notte la tua stanza, perché il sangue ha bisogno di incoraggiamenti per creare legami davvero indissolubili: ci sono i rimproveri, ma anche e soprattutto gli incoraggiamenti. Attenderesti che egli si sarà disteso, ripetendo ancora quel nome *§*Belsatan Duebestie*§* prima di lasciar il succube al suo meritato riposo e donare a te una nuova notte di caccia. la maschera della finta umanità calerebbe nuovamente sul tuo volto, nascondendo la morte che lo possiede, e i sensi ancor si estenderebbero alla ricerca di presenze più o meno gradite in torre, accompagnandoti nella tua via lungo il corridoio e poi ai piani inferiori [tenebra I; veggenza I]
ASHLAR {Stanza}{F.u.} Accoglie con un sorriso sornione l'invito della padrona a mettersi a dormire. Buona idea. E' soddisfatto. Ha reso felice la sua compagna, l'ha rassicurata sulla solidità del loro rapporto e ha addirittura una nuova cosa da fare, una cosa che lei ha voluto affidare alla Faina e non alla guardiana sfigurata. Che poi, oltre a essere sfigurata è pure bionda... Una scema insomma, probabilmente pure un'invertita. Lui no invece. Lui è furbissimo e li fregherà tutti. Perché il futuro è loro e di nessun altro. Con un ultimo atto di forza e di volontà il ladro farebbe quei pochi passi che lo separano dal tanto agognato letto. Poi si abbandonerà al sonno. Il nome del mannaro saranno come una ninnananna, certo non sarà il massimo, ma di certo non se lo potrà sognare la notte. Non l'ha mai visto.
I knew all the rules but the rules did not know me
guaranteed..