RHADE [pressi fontana] E' buia questa notte. Buia come le nubi che appesantiscono il cielo con i loro drappi plumbei. notte in cui le torce tremano leggermente e gli edifici affacciati sulla piazza paion splendere come fossero fatti di ghiaccio e oro, la neve ancora alta e morbida, solcata da una trina di sentieri di impronte che conducono ai vicoli, alla zona dove i banchi del mercato sonnecchiano ormai chiusi e alla fontana. E' presso di essa che sosta il ragazzino, su un pezzo della seduta in pietra pulita scrupolosamente e resa luccicante dai residuati cristalli di ghiaccio, le gambe flesse, così che i piedi nudi posino su di essa, le ginocchia accostate al petto che svaniscono sotto quel manto scuro che forma intorno al corpo così rannicchiato una sorta di cupola scura. la testa gettata indietro, scoprendo il collo pallido, la matassa di capelli biondo cenere sparsi sulla nuca e verso le scapole, gli occhi socchiusi, occhi da falco, limpidi e trasognati, velati di tristezza ora, una malinconia profonda come le ombre che disegnano i tratti androgini, tingendoli d'onice e alabastro quando i pochi barbagli distanti giungono a lambirli. Non c'è luna che possa guardare ma il nero stesso di un cielo senza nulla, un'oscurità indistinta che potrebbe promettere ancora il pianto vellutato della neve. Solo una mano emerge, scivola oltre il margine leggermente logoro della cappa, sfiorando con i polpastrelli la vibrante superficie dell'acqua sospesa tra la sua liquida mobilità e il lento cristallizzarsi là dove il gelo la unisce alla pietra.
DONATIEN [piazza, zona ovest]è ombra tra i vicoli, riflesso d’onice che tradisce la dinamicità del passo sol quando, di rado, la gravida luna vince la densa cortina di nubi e giunge a sfiorar il reale con la propria argentea mano; affusolate dita di gelido inverno fumosi sospiri che dai comignoli s’elevan investendo l’aria degli acri effluvi della quotidianità, della vita che dentro quelle dimore si consuma. Nero manto che informe discende ad improntar le larghe spalle occultando le membra, impedendo all’umano sguardo di spingersi a riconoscer sotto d’esso la buona fattura delle stoffe di tunica e calzoni, il cappuccio innalzato, richiamato fin sulla fronte ed oltre a negar la propria identità alle genti ch’in questa notte potrà incontrar lungo il proprio cammino. Procede, ad ampie falcate, fluide, lente nell’alternarsi regolari dei ginocchi in flessione e sotto quella pesante cappa i tratti del volto ostenteranno con sfrontatezza la morte che li domina ma che l’oscurità dovrebbe ben protegger dagli umani sguardi. Riflessi cerulei su quella cute di neve, cedevolezza d’ogni muscolo, sottili illividite strade di sangue in cui la vitae ristagna risalgon quel collo come angosciante oscuro decoro di morte e dannazione; il volto della bestia, di quell’eternità per cui il Custode, molto tempo addietro, ha sacrificato la vita. Tesi i sensi, taglienti, sospinti ad abbracciar la piazza verso cui par indirizzato, chiamati a ricercar presenze ed esistenze, impiegati nel naturale tentativo di percepire ed intuire affichè non vi sia mai sorpresa inattesa,nella notte, per colui che n’è figlio prediletto [veggenza I]
RHADE [fontana] Cosa vi sia dietro quegli specchi d'argento smarriti nel cielo è difficile dirlo, cosa nel profondo di quel petto magro, nascosto tra le pieghe di vesti un po' troppo grandi per lui, a parte il canto ritmato del cuore, forse non lo sa nessuno, forse nemmeno colui che ne è il possessore. le labbra rosate, appena dischiuse, screpolate nella sferzante aria notturna che par accanirsi su quella delicata pelle di fanciullo lasciano fluire in soffici nuvole di vapore, effimere spirali di condensa che si sfaldano a poco a poco quando l'aria che li accoglie li frantuma con i suoi artigli di freddo puntente. La mano che sfiorava l'acqua si leva per un istante, lentamente, le gocce che cadono dai polpastrelli, si staccan dalle unghie segnate da mezzelune livide come piccole lacrime di cristallo. L'acqua vibra al cadere di ciascuna stilla, mescolando onda ad onda e dopo qualche istante ecco che il semplice respiro muta in un sospiro più lento e profondo. un fremito, un brivido che parla di quelle giovani membra intirizzite e che lo spinge a iniziare a muoversi, stendendo un poco le gambe e ruotando il busto di circa 90 gradi così che le punte dei piedi, per posarne le punte sul selciato, un punto semi scoperto, in cui la neve si mescola al fango bigio. un altro brivio, e lo sguardo torna ad abbracciare i contorni della cittadina lì dove lo sguardo può espandersi secondo l'altezza cui ancora si trova, seduto. Il manto si schiude dinanzi al petto quando porta i palmi delle mani a premer sul bordo della vasca, lungo i fianchi, ma come un'onda si richiude subito dopo, riportando tepore al suo corpo. non ode, non vede nessuno ancora, forse nemmeno guarda, ma esita, apparentemente titubante a rimettersi in piedi a tornare davvero ora, alla concreta realtà tanto distante dal danzare del pensiero.
DONATIEN [piazza-zona ovest] crepita la neve sotto i propri calzari, scricchiola allorquando il passo portato dal custode giunge ad incrinarne ed infrangerne l’anima di cristallo cosicchè se all’umano sguardo il vampiro dovrebbe risultar indefinitamente perso nelle ombre che l’avvolgon, e che tanto invalidano la vista d’un mortale, probabilmente quel proprio avanzare potrebbe esser avvertito. Non più minaccioso d’altri che l’avran preceduto e che lo succederanno ma pur sempre il rivelarsi d’un nuovo giunto. Respiri rapidi, superficiali inizialmente il cui solo intento ora è di sondar l’aria, raccoglier percezioni, presenze ma quando il petto s’amplierà accogliendo l’aroma di miele di una giovane vita la gola si serrerà impedendo a quel respiro di sgusciar nuovamente lungo la gola per ritrovar l’aria gelida della notte. Sarà desiderio e brama quanto necessità ed imposizione per colui ch’è ancor fermo al rango di novizio e la cui cedevolezza è figlia d’un sangue giovane. Lo riconoscerà, impronta indelebile lascia ogni umano che venga in contatto col sangue dannato nei sensi del predatore che n’è dominatore o forse dominato .Il passo non si interromperà se non quando finalmente il custode sarà riuscito a lasciar quel budello di vicolo per affacciarsi alla piazza lontano dal ragazzo ancora diversi metri. Che sia stato o meno percepito da quest’ultimo poco importerà, egli muoverà un passo laterale trovandosi quindi con la parete di una delle dimore a sfiorargli le spalle e permetterà, guidandolo, al proprio pensiero di scivolar nell’aria lungo sentieri invisibili che uniran, o dovrebbero, la propria mente a quella del giovine entro cui riverseran un verbo che qui, e solo qui, si farà apprezzabile voce. Sottile, suadente, invadente probabilmente non riconducibile con chiarezza ed immediatezza a quella del custode. Quindi si concentrerà nel tentativo di divenir egli stesso parte di quelle ombre che l’attorniano, avvertendo le membra disciogliersi nel gelo evanescente di una notte cupa [tenebra II ½ - veggenza I – veggenza I]
DONATIEN Hai sussurrato a RHADE - *è pioggia?* ed il suono della voce sarà accompagnato da un ticchettare che emulerà perfettamente le gocce di pioggia che arrivano ad impattar sull’acciottolato, la neve, il ghiaccio.
RHADE [pressi fontana] E' il suono di quei passi a fungere da sprone, quel ticchettare nella neve, il rintocco molto umano che sancisce l'avanzata di qualcuno che lo sguardo non sembra riuscire a cogliere. Fa forza sulle gambe magre su quelle braccia che fungono d'appoggio raddrizzando il corpo smilzo in tutta la sua parca statura e ruotando il busto con una certa fretta proprio in quella direzione. Cerca, cerca fra le ombre e gli scintillii delle torce lontane la figura di chi dovrebbe avvicinarsi, ma non c'è nulla per i suoi occhi di mortale, solo illusioni, movimenti dati dal baluginio delle fiamme, palpitio di roditori nascosti tra gli anfratti. Un ansito smorzato, la tensione che par salire in quelle membra sottili a mano a mano che si rende conto che non è realmente in grado di coglierne nemmeno il più vago profilo. Deglutisce a vuoto, iniziando quindi a muovere qualche passo, i piedi che sprofondano nella neve fredda, uno strato macchiato, la parodia del candore e della purezza che ancora si annida negli angoli meno frequentati. Passa la punta della lingua sulle labbra, un baluginio nello sguardo che diviene terrore vero e proprio quando nella sua mente si fa largo quella voce. non la riconosce, non al momento, ma sa, sa con una certezza assoluta ed annichilente che quelle parole non vengono dall'esterno ma violano una parte privata di lui, insinuandosi all'interno a distanza, senza che lui le desiderasse senza nessun tramite esterno. Sgrana gli occhi, le pupille che si dilatan ulteriormente mentre porta una mano alla tempia, come potesse in qualche modo coprire la falla da cui devon essersi insinuati quei suoni, le dita affondano ed artigliano i capelli mentre ansima ed il cuore accellera sempre più, una corsa insistente. Muove un passo, poi un altro, non segue una direzione precisa sembra più che altro incespicare,, muoversi in circolo così da cercar di abbracciare ed esaminare tutta la piazza, così spaventosamente deserta deglutsce ancora, il nodo angoscioso che monta e stringe la gola quindi le labbra si aprono nuovamente maggiormente [no... non è pioggia non è... reale... non può essere reale. Non c'è pioggia, non c'è niente. Non..] e si interrompe come se solo in quel momento si rendesse conto di rispondere ad alta voce.
DONATIEN [pizza zona ovest] non lascerà spazio ad altro nella propria mente che al desio di divenir l’impalpabile essenza di tenebre che domina il proprio spirito dannato così come ogni anfratto di quella cittadella or che la spessa cortina di nubi nasconde con rigore il volto diafano della gravida luna. S’il sangue risponderà alla propria accanita richiesta allora, delle proprie membra, nulla più sarà rilevabile nemmeno qualora il ragazzino gli si approssimasse quanto necessario al mortal sguardo per portar nitidezza alle percezioni in un ambiente così mal illuminato. Sarà ombra, parte di quel mondo oscuro che gli scivolò nell’animo per avvicendarsi a quella vita che scorreva via. Solo ora tornerà ad indirizzare la propria attenzione al giovine scoprendo così che, anche se di poco, gli si è approssimato. Lo udirà, ancor tesi sono i sensi del predatore e la distanza o la forza con cui quel verbo verrà espresso non muterà il fatto ch’egli possa udire, tutto, dalle parole al battito accelerato di quel cuore al gorgogliare imperioso del sangue lungo le giovani vene. Silenzio per un lungo momento poi ancor ricercherà quel contatto. In equilibrio precario sul baratro del fallimento minacciato dalla giovinezza del suo sangue novizio egli si protenderà per raggiunger, attraverso il silenzioso ovattato vuoto, la mente dell’altro e lì il pensiero si farà di nuovo voce. [tenebra II 2/2 – veggenza I – veggenza II]
DONATIEN Hai sussurrato a RHADE - *forse è solo vento…* ed anche quelle parole saranno accompagnate da una folata di sottile brezza, udibile ma non certo percepibile con altri sensi che non sian l’udito della mente.
RHADE [pressi fontana] Ancora, ancora solamente buio e riflessi fallaci, ancora il rombo soffocante del suo cuore che accellera affannosamente, quasi dolente nel suo continuo frullare nella gabbia d'ossa che lo trattiene nel petto. Torna a guardarsi intorno in fretta, mentre la mano che non affonda tra i capelli che emerge a sua volta per stringere i lembi del mantello e chiuderlo con gesto bruscocosì da infagottarsi meglio, coprirsi con quelle stoffe che non fermano in alcun modo un affondo che non ha nulla di corporeo, reale ed insieme totalmente astratto, quasi immaginifico. Stringe i denti, continuando a muovere qualche passo pressocchè nella stessa zona quindi si blocca di colpo, al nuovo sussurro. Stringe più forte le labbra, sino a farle sbiancare e gli occhi si puntano nel buio, non vede il vampiro ovviamente, e la direzione scelta per quello sguardo è solamente quella da cui ha udito provenire i passi e mentre quella nuova violazione gli strappa un brivido violento ringhia [no, non è vero... non è il vento, è un inganno... è solo un inganno] lo dice di nuovo a voce alta e sebbene sia ancora spaventato ed il cuore batta con affanno sempre più intenso, tanto che nel freddo una vampa di calore riesce a riscaldare il collo e il volto provocando un leggero ronzio alle orecchie egli sembra restio a piegarsi. Scuote la testa, la scuote con forza quindi con un solo ulteriore respiro profondo inizia a muoversi, a passo spedito, proprio in quella direzione.
DONATIEN[piazza zona ovest]inteso piacere, penetrar quella mente di mortale per depositare nell’innocenza del fanciullo i propri pensieri. Che sia questo il modo con cui il Custode si riscatta da quell’eccessiva perdita d’autocontrollo avuta proprio con il ragazzino in biblioteca notti addietro? O che sia quello il tentativo di valutarne la tempra nonché la capacità di mantenersi vivo in queste terre? Immobile, ancor parte di quelle ombre che tutto dominano, attenderà ch’egli s’approssimi e se la distanza lo permetterà ora (8-10 metri?) il custode affiderà al reale verbo l’onore di vibrar nell’aria, profondo, basso, ruvido – e tu non ti lasci ingannare Rhade…vero?- non aggiungerà altro ma per quanto invisibile agli occhi la direzione in cui dovrebbe trovarsi verrà tradita dall’origine di quella voce [tenebra II attiva – veggenza I]
RHADE [piazza - zona ovest] Avanza ancora, a passo spedito, a testa alta nonostante il timore renda i movimenti rigidi, meno curati, meno agili, un procedere quasi meccanico. passo che al passo s'incatena come non potesse, non accettasse d'arrestarsi per il semplice fatto che non è facile comprendere se nuovamente sostasse se riuscirebbe poi a riprendere a muoversi o l'ansia riuscirebbe a vincere l'orgoglio e l'avventatezza di puntare l'ignoto. un ignoto che si frantuma come una vetrata sotto i colpi di una pietra nel momento in cui finalmente l'aria vibra, vibra scossa da qualcosa di più che non sia il suo respiro e la sua voce che parla coi fantasmi, ma una voce nota, una voce che egli non ha alcuna difficoltà a riconoscere ed identificare come quella del Custode del Sapere e che una volta di più, ha il potere di farlo vacillare nella suasicurezza, un sottile scudo che è in fondo solamente una facciata, una corazza ora particolarmente fragile, come il ghiaccio sottile a primavera. L'incedere rallenta, la falcata si fa più corta, il posarsi del piede scalzo in terra più cauto mentre riprende a scrutare nella massa di tenebre che circonda gli edifici tra fiaccola e fiaccola, cercando nel buio la direzione di quella voce e deviando, inevitabilmente, proprio verso di essa, anche se in modo del tutto approssimativo [Lord Lancaster... siete voi? Che cos'è questo? Com'è possibile] lo domanda, con più sicurezza ora che sa con chi va parlando, sebbene il timore non si sia dissolto, la confusione, quel percettibile senso d'instabilità.
DONATIEN [piazza zona ovest]inebriante dolce essenza di timore e riscossa, ribellione. Il petto del vampiro ne verrà saturato ora che il giovane gli si approssima ed ogni nervo spento dall’assenza di vita parrà tornare a vibrare esortato dalla contagiosa energia che il fanciullo sta dimostrando di possedere. Un fremito sotto la pelle diafana, la sete che si fa strada tra le gelide carni per giunger ad esploder all’altezza del diaframma in un inudibile bestiale ringhio. Freme il labbro superiore, arcuandosi, snudando invisibili lunghi canini che sormontano l’inferiore improntandolo lievemente ed il pomo d’adamo scivola sotto lo strato sottile di cute lungo la gola come già il custode pregustasse il sapore di quel giovane sangue c’ha tormentato ogni risveglio notturno da che egli decise di negarselo notti addietro. Non replicherà, non ancora, ma se nell’approssimarsi l’umano avrà ridotto a meno di 7 metri lo spazio tra i loro corpi scatterà con la rapidità che il proprio sangue gli permette per natura [celerità I] per giunger alle di lui spalle. Non dovrebbe aver difficoltà alcuna a scorger nitido il profilo del ragazzino tra le ombre, giacchè il proprio sguardo non le teme, cosicchè, distanze permettendo, la posizione finale che il vampiro tenterà di assumere sarà col proprio petto-addome, visto il divario in altezza, contro la schiena del mortale ed entrambe le proprie braccia chiuse sul corpo d’egli a mantener i sui arti superiori aderenti ai fianchi. Da questa posizione, se il tentativo riuscirà, parlerà – cosa dovresti avere tu più di un qualsiasi altro umano?perchè la tua vicinanza istiga la mia bestia al punto da far vacillare il mio autocontrollo…- proferirà in un ringhio basso e ruvido, mal articolato per via di quei canini allungati che potrebbero, e lo faranno se la distanza lo permetterà, premere sul collo dell’umano, sul versante sinistro col solo intento di graffiar la cute e trarne minuscole stille vermiglie ch’in fretta satureranno l’aria [veggenza I]
RHADE [piazza - zona ovest] Occhi sgranati nel buio. non lo vede nonostante lo cerchi, si volge, un movimento lento, ruota appena il busto prima in una direzione poi nell'altra nel tentativo di poter ampliare il suo campo visivo. Un gesto con ogni probabilità del tutto inutile. il cuore che batte veloce, ancora, il calore che pulsa attraverso le vene scacciando in qualche modo il freddo che ricopre le membra come un sottile strato di brina. Nel buio le guance appariranno forse chiazzate di rosso, un colore imperfetto, dato dall'ambivalenza termica e forse un poco dall'affanno che ancora appesantisce il respiro. Attimi di silenzio, in cui egli sembra attendere risposta, attimi in cui il peso del corpo viene spostato da una gamba all'altra e il movimento torna ad essere abbozzato con un ulteriore mezzo passo avanti inziato ed abortito nell'istante in cui il cainita gli piomba addosso alle spalle. non lo sente arrivare, quasi sicuramente, e la sua celerità non gli permetterà in ogni caso di evitarlo, lasciandolo inerme tra le sue braccia, fremente come un passero catturato e avvolto dalle mani del cacciatore. Le sue parole, quel tono deformato dai canini scivolano al suo sfiorando la mente con la stessa intimità con cui prima l'aveva fatto il pensiero e anche attraverso le vesti il nuovo sobbalzo del cuore e il suo accellerare ancora la corsa appena di poco placata sarà ben udibile così come il furioso pulsare del sangue in quel reticolo di vene azzurrine che giace coperta dall'effimera difesa d'una cute delicata come quella d'ogni fanciullo dovrebbe essere e che ancora si conserva intatta, là dove la vita non è giunta ancora ad infierire [ non lo so. Forse perchè... nonostante tutto... nonostante non capisca... nonostante questo... non vi temo abbastanza da umiliarmi. Forse perchè... non ho cercato la vostra pietà, nè prima nè ora... forse... dovreste dirmelo voi il perchè] e tremerà senza dubbio al tocco di quei canini ma non vi sarà solo paura in quel fremito, non solo atavico timore nell'ansito che l'accompagnerà.
DONATIEN [piazza]la presa non è costrittiva ma ben solida [vigore I – passivo] ed il ragazzo incontrerà una buona dose di contrasto se tenterà di svincolarsi, in caso contrario quelle braccia – gelide- l’avvolgeran solamente, quasi con leggerezza. Non vi saranno altre parole, per ora, nessun’altra spiegazione a quel successivo atto che condurrà i canini ad affondar nelle carni per poi ritrarsi quanto necessario a lasciar che sia il cuore a pompar la linfa di vita nella propria gola. l’inghiotte avvertendo, già da quel primo sorso, l’impellenza di saziarsi completamente, l’urgenza di abbandonarsi a quel bacio che nulla ha di carnale ma ch’è piacere e vita, nutrimento, necessità. Le palpebre si stringon tra d’esse, cancellando anche il profondo baglior d’umanità che giace riflesso nel vitro iride di giada. Che la bestia voglia prendere il sopravvento è un’evidenza, che la volontà tentenni è il vero timore [suzione 1]
RHADE [piazza] Non v'è tempo per null'altro, nulla se non qualche pensiero confuso e non ci sarà lotta ad obbligar il predatore a trattener la preda, non ci sarà resistenza solo il sussulto iniziale e un gemito quando la carne verrà lacerata dai suoi denti, gli occhi che si serrano con forza mentre i lineamenti vengon percorsi da uno spasmo di sofferenza, che tale è, uno spasmo e nulla più. Ciò che viene dopo, quando il sangue scivola dalla ferita sospinto dal suo stesso cuore, quando il suo calore inumidisce la pelle e va a riempire la bocca del vampiro è solo un confuso senso di piacere, una sensazione che si spande, opposta alla ferita, come se da essa penetrasse e prendesse possesso di ogni fibra del suo corpo mescolando al suo respiro ansiti sommessi, leggermente arrochiti e se non gli sarà concesso data la posizione, alcun movimento delle braccia, ciò nondimeno la sua schiena andrà ad inarcarsi, cercando di premersi meglio contro il gelido corpo del vampiro, il capo ad inclinarsi di lato, leggermente riverso all'indietro spargendo le ciocche bionde sul tessuto scuro del manto dell'altro in un'offerta di sè priva d'ogni pudore che molto dista e insieme molto s'accomuna con la giovanil innocenza.
DONATIEN [piazza] inghiottirà nuovamente, vitae che la forza del proprio petto richiama in gola e poi giù lungo i visceri gelidi che parran bruciare quando investiti della calda linfa di vita. Urente sensazione d’onnipotenza potersi appropriare di quel sangue e la volontà ancor di più tentennerà facendosi cedevole. Le palpebre, già chiuse, meglio si premeran tra loro mentre la fronte si aggrotterà a tradire uno sforzo che non può esser fisico ma che comunque giunge a coinvolger muscoli ed ossa ora c’ha saturato mente e spirito. Avvertirà quell’abbandono, quell’innocente, genuina replica all’Oscuro Bacio e sarà forse proprio questo a richiamar alla mente ricordi sopiti, di una vita passata ma d’una umanità non ancora completamente cancellata. Non è senza fatica che si distaccherà da quelle carni, le mani fremeranno sul petto del giovane scivolando in dietro ed esternamente nel tentativo di si stringersi sulle braccia del fanciullo. Un movimento irregolare, incerto, teso e quando il custode si troverà a doversi chinar nuovamente su quel collo per richiuder la ferita esiterà come se avvicinarsi ad esso significasse ancora troppo ricader nella trappola d’un istinto che lo vorrebbe Predatore, Assassino, Parassita di vite, disgustoso mostro della notte. Lo farà, con la sessa incertezza, emettendo un animalesco basso ringhio, richiuderà i lembi della ferita affinchè non ve ne rimanga traccia sulla perfezione di quella cute ed infine tenterà di ruotar il ragazzo in fronte a sé cosicchè la distanza resti la stessa ma egli si trovi col petto rivolto verso il proprio mentre la mano dritta del custode stringerà il braccio mancino del fanciullo ed il sinistro il destro di quest’ultimo, sotto l’ascella, con l’intento forse più di sorreggerlo che di trattenerlo –guardami- sussurrerà infine [suzione 2]
RHADE [piazza] Un ansito ancora e il tremito di un corpo che inizia piano a risentire della perdita ematica. le ginocchia paion farsi deboli, mentre quella sensazione obnubilante di piacere diviene una mescolanza di percezioni confuse, suoni, emozioni e percezioni fuse in un caleidoscopio capace di generare un'indubbia vertigine in quel fanciullo che ora potrebbe forse apparir a chi lo stringe ancora più leggero, più delicato. Non v'è traccia di sofferenza su quel volto, se non quando quel misto di desiderio ed estasi si interrompono lasciandolo momentaneamente confuso, disorientato, inerme ancora una volta tra le braccia del vampiro di cui avvertirà il freddo come fosse un brivido sulla pelle nuda. Difficile si orienti nel comprender come egli sposti le braccia per stringerlo e sostenerlo ma nella mente che faticherà senza dubbio a snebbiarsi resterà comunque qualcosa di quel bisogno, tanto che sebbene con un languore che renderà il suo movimento più lento e certo privo di qualsiasi forza una volta ruotato verso il petto del cainita egli cercherà di allungar le braccia quel tanto che basta da cingergli la vita e stringersi a lui nuovamente. Liquido lo sguardo di quegli occhi chiari che si leveranno su di lui con calma cercando nella penombra di mettere a fuoco il volto del Custode. Non è dato sapere che cosa veda, ma ciò che gli rivolgerà sarà un sorriso morbido [siete stupendo... non avrei mai creduto fosse possibile...stare così bene] non certo del tutto corretta la frase, più un'accozzaglia smozzicata di pensieri. [grazie] un bisbiglio ancora, il cuore che vacilla in quella corsa sempre più arrancata ora che la stanchezza par farsi largo nelle sue membra, il respiro ancora affrettato, ma più superficiale, più lieve, meno gravato dall'affanno.
DONATIEN [piazza] non si sottrarrà a quell’abbraccio. Innocente, acerbo incapace di suscitar umano desiderio ma bastevole a spronare la bestia a fatica tacitata. cercherà il suo sguardo, in silenzio. Punterà i suoi occhi di giada su quelli grigi del fanciullo e quando il contatto sarà avvenuto scaverà in quell’animo puro alla ricerca del profondo vincolo tra realtà e irrealtà, verità e menzogna per scinderlo, plasmarlo, trasformarlo secondo quella che sarà la propria volontà. La pupilla si dilata inghiottendo completamente l’iride ed anzi quasi trasbordando verso il fondo opalescente come baratro senza fine, voragine che presto inghiottirà la mente del ragazzino se nulla interromperà il contatto visivo tra i due. Nessuna risposta l’umano riceverà ne quei verbi parran giunger all’udito del vampiro or ch’è travolto dal flusso di potere della vitae oscura si mostrerà come involucro vuoto eppur essi verranno uditi e presto riceveran degna replica.Non v’è battito nel corpo del vampiro, ne respiro, il cappuccio sarà probabilmente ricaduto sulle spalle a disvelar i mostruosi tratti d’una razza che sopravvive nella morte ma le sue membra appariran intiepidite dal calor c’ha appena sottratto all’umano. Attesa, silenzio e sinergia di sguardi. [dominio II ½]
RHADE [piazza] Forse ancora intontito, forse semplicemente irretito dallo sguardo del vampiro il giovane rimane così, immoto, avvinto a quel corpo morto col la lascivia degna di un amante appagato e l'innocenza del ragazzino che effettivamente è, il proprio petto che s'alza e s'abbassa, irregolare ma via via più lento mentre in qualche modo ogni sensazione par via via andar a placarsi e sulle sue labbra permane ad aleggiare solamente l'ombra del sorriso di poc'anzi. Deve tenere il capo reclinato per guardarlo, sollevato verso l'alto, gli occhi sono socchiusi, ma non per questo la vista sarà inficiata. non a tal punto le palpebre e l'arco scuro delle ciglia son calate a velar iride e pupilla. Lo vede, lo vede per quello che la sua natura è, implacabile, indubbia e ancora non ha la lucidità o la volontà di constatar in essa una qualche ripugnanza. Sembra studiarlo, nei barlumi di lucidità che ancora possiede mentre la mente cede alla nuova invasione di quella del vampiro che ancora una volta difficilmente troverà ostacolo a penetrarvi e prenderne possesso. un tremito delle labbra morbide, appena dischiuse e nulla di più che la semplice e banale attesa.
DONATIEN [piazza]lo avvertirà, il punto cedevole proprio d’ogni mente umana, il confine tra coscienza ed incoscienza sottile quanto alcun mortale potrebbe immaginare e su d’esso inciderà per modificar i ricordi che il fanciullo fisserà riguardo questa serata – allora ricorderai. Ricorderai d’esser stato bene, ricorderai questa sensazione e saprai ricondurla ai miei occhi, l’ombra di questa serenità ti investirà quando punterai il tuo sguardo nel mio…non te la sottrarrò ma non rammenterai quanto realmente accaduto. Penserai d’esserti addormentato sul bordo della fontana e d’aver sognato la pioggia ed il vento, incolperai il freddo della stanchezza che avvertirai nel corpo al risveglio. Null’altro potrai richiamare alla mente, nessun volto, nessuna voce…solo uno sguardo ricordo d’un sogno e questa profonda sensazione di piacere. Non posso lasciare che tu ricordi Rhade…ma ricorderò io per entrambi.- ed è così che deciderà di tentar di legarlo a sé pur cancellando dalla sua memoria ogni scomodo ricordo. Detto questo scorterà il ragazzo fino al bordo della fontana e lì l’adagerà. Richiamerà il cappuccio sul capo ed in parte sul volto per poi allontanarsi verso uno dei vicoli ma ancora non farà ritorno alla biblioteca, si tratterrà lì fino a poco prima dell’alba per vigilare sul giovine o comunque fino a che quest’ultimo, svegliatosi, non lascerà la piazza [dominio 2 2/2- veggenza I]
RHADE [piazza] Ascolta quelle parole, e le parole diventano fatti, immagini oniriche, parte di lui, la realtà diviene sogno e poi svanisce, proprio come i sogni al risveglio, mentre l'illusione diviene sogno, e il sogno s'inspessisce acquisendo la forma e la sostanza del reale. Le palpebre sono pesanti, e con il calo dell'emozione e dell'adrenalina la stanchezza si fa sempre più pressante, tanto che si lascia condurre senza sforzo alcuno sino alla fontana e lì coricare, come una bambola, un balocco dimenticato da qualche bimbo. Il sonno non tarderà a sopraggiungere, un'incoscienza mielata che durerà probabilmente non più di un paio d'ore, il tempo perchè il freddo divenga così acuto e molesto da spronar anche quel corpo indebolito a risvegliarsi dal proprio torpore così da poter cercare riparo al caldo e nella comodità d'una dimora e di un letto degno di tale nome. Un letto vero, ove continuare a sognare.
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†.Una statua dallo splendore del marmo di luna
e una bellezza straziante
da fare desiderare anche l’Inferno per poterla vedere ancora.
L’aveva distratta per un istante,
emergendo sul terrore folle che le invadeva il cervello.
Né morto né vivo,
una creatura del sangue che cammina per l’eternità
su quella soglia che agli umani è consentito varcare una volta soltanto,
senza ritorno.†
[YOUTUBE 480]http://youtu.be/WC-KSGWvMLg[/YOUTUBE]
Grazie Serafin per lo Splendido e Divertentissimo Video *.*