20/07/2011
RIASSUNTO: Prima di partire per un viaggio che la vedrà fare ritorno alle proprie terre d’origine, la vampira decide di condurre Ashlar al cospetto di colei che le diede la vita, per raccomandare l’uno all’altra (come dire, raccomandare la pecora al lupo) vista la notizia ricevuta dal padre Sleiv circa la presenza di creature che mutano in lupo al bosco oscuro. Dopo le consuete presentazioni, la vampira lancerà qualche accenno sul proprio status, cercando di stimolare la fantasia della madre, piuttosto che di carpirne la conoscenza di quella leggenda che vede come protagonisti i figli di Caino. Eppur, proprio nel momento in cui il mistero potrebbe essere svelato, la coppia formata dall’immortale e dal succube percorre la via verso l’oscura torre, lasciando la suprema con mille domande e poche risposte.
COMMENTO: Mea culpa, come al solito. Questa giocata non è stata mai postata perché mi son proprio dimenticata. Ma siccome ha avuto una conseguenza on, allora anche in ritardo provvedo a postarla, così che i master possano esprimersi in merito.
MOTIVO ASTERISCHI:
- Ithilbor mette al corrente Ashlar e Alexandra della presenza al bosco oscuro di uomini che mutano in lupi
- Alexandra riceve dei segnali dai parte della figlia sulla sua nuova natura. Sa che è in grado di comunicare telepaticamente e che, come conferma il suo servo, i raggi del sole la ripudiano.
ITHILBOR[*§*esterno fortezza*§*] Fianco a fianco, come complici, come amanti. Due ombre che si muovono nella notte a loro così terribilmente affine; ecco come appari mentre incedi sicura e altezzosa con Ashlar accanto verso quella che è la dimora degli Ancestrali. Ed è silenzio il primo ad accompagnare i vostri passi, un silenzio che potrebbe essere interpretato come una sorta di meditazione, quasi ti stessi preparando a quell’incontro che ha sempre un certo fascino; oscuro, certo. Ma pur sempre fascino. Rapidamente ripercorri mentalmente il vostro primo incontro dopo 12 lunghi anni, quelle che furono le emozioni e i sentimenti provati, l’angoscia e la rabbia, la disperazione e la pallida felicità. E adesso cosa rimane di tutto ciò che è stato quella sera? Nulla in un corpo morto, che vuol rubar per sé la vita che ad altri appartiene, per illudersi che sì: il cuore può ancora battere. Eppure chi dovesse incontrarti in questo perfetto istante non esiterebbe a indicarti come appartenente alla razza umana, al clan nordico per l’esattezza. E sì, perché quei capelli neri e il viso appena roseo e le labbra scarlatte e gli occhi color dell’acciaio non potrebbero trasmettere altro. E nessuno potrebbe scorgere in te quel predatore che ognuno avrebbe il diritto e il dovere di temere, perché quel viso è il viso di un angelo. Le labbra si schiudono e vanno a infrangere quel silenzio che non è troppo gradito quando sei in compagnia **Conosci gli Ancestrali, mio adorato? Sai perché ti sto conducendo qui. Qui dimora colei che mi ha messo al mondo, prima che Morte mi strappasse a Vita.** E senza ancora indugiare, la mano sinistra andrebbe a battere tre colpi decisi sul portone, in attesa che quella serva venga a chiedere chi osa disturbare la notte dei Sapienti [tenebra I]
ASHLAR {Esterno}{F.u.} Lui la segue. Non sa dove dove né perché, ma in ogni caso la seguirebbe in capo al mondo. Cammina al suo fianco in silenzio, al fianco della sua padrona, facendosi geloso custo della sua non-morte, arbitrario protettore di quel corpo senza anima e senza vita. Che cos'è che dunque ama? La sua pelle in apparenza così calda e perfetta, i suoi capelli eternamente lunghi o i suoi occhi color della pece? Si può amare una persona priva d'anima. Lui di certo è capace di amare il suo corpo che è bello come pochi, come nessuno. In lui sente crescere, giorno dopo giorno, un istinto nuovo, un animo nuovo quasi, una parte di sé più forte di prima il cui solo scopo sarebbe quello di proteggere il suo adorato involucro di morte e desiderio. Eppure è ancora qualcosa di troppo sotterraneo per potersi esprimere, forse c'è bisogno ancora di uno stimolo più forte, fuori del normale, per fare uscire fuori l'animo selvaggio e guerriero di una Faina per ora troppo frenata. Il ceruleo si rivolgerebbe all'altra ora che le parole di lei andrebbero a spezzare il silenzio. ''So chi sono, e tempo fa vi incontrai una donna
ALEXANDRA {{ > Atrio }} § [[ Un mezz’occhio rischiara le tenebre notturne, ch’avvolgono nel loro gelido abbraccio le creature di quel piano materiale, di quella landa, di quella cittadina e dimora arcana. I figli dell’ars son probabilmente chiusi nella loro stanza, forse intenti a studiare qualche tomo dai complessi contenuti, o alla ricerca del silenzio, per meditare e raggiungere l’equilibrio interiore, difficilmente si saranno lasciati accogliere già dalle coltri. E lì, la signora dei Corvi e della Fortezza, alla sommità della ripida scalinata, a metà fra il Portone che conduce all’esterno e l’arco –alle sue spalle - che s’apre sul grande salone comune, ove vengono accolti ospiti e ambasciatori, più o meno graditi. Indossa un abito nero, il corpetto è di nera pelle, dal taglio orizzontale, la gonna invece di seta, dalla fitta trama ch’unisce il bianco ed il nero in un equilibrio perfetto di colori contrastanti, in lotta da un’eternità. Tre rintocchi richiamano l’attenzione della Suprema, ch’inizia subito a scender i gradini delle ripide scale, afferrando il tessuto della gonna fra l’indice ed il medio della mano destra. I capelli, dal color delle vive fiamme, son raccolti in un’acconciatura non troppo elaborata, ed incorniciano il pallido volto sul quale svettano due occhi d’un blu profondo, e le labbra tinte d’un cremisi piuttosto scuro, ma pur sempre nobile. Al fianco destro è appeso un pugnale, dalla testa di drago, mentre sul fianco opposto, nell’interno della cintola, quindi non adocchiabili, vi son appesi i veleni e le sue quattro pozioni alchemiche. Non se ne libera mai, preferendo girare armata perfino fra le fortificate mura della Sua dimora. Scende l’ultimo gradino, portandosi frontalmente verso il portone, subito spalleggiata dall’Anziana Dierna, in silenzio e ferma, in attesa di suoi ordini. ]] Chi bussa alla Dimora dell’Equilibrio e della Sapienza? [[ Domanda, con tono marcato, freddo e duro come l’acciaio. Se la donna si presenterà, col suo nome, inizierà subito sbloccar il portone, sollevando la maniglia e facendo scorrere la pesante sbarra, ben oleata, nelle profondità della pietra, spingendo subito dopo un'anta verso l'interno, così da crear uno spiraglio attraverso cui possa entrare. ]]
ITHILBOR[*§*-->atrio*§*] Ascolti le parole di chi ti accompagna, scrutando il suo volto, perdendoti nei suoi occhi pieni di vita e facendoti inebriare dal suo delizioso odore. Odore selvaggio, gusto ineguagliabile, ambrosia per i sensi tutti di chi alla vita più non appartiene. Storci un po’ il naso a sentir che egli ha usufruito dei servigi di coloro che secondo te prendono in giro se stessi tanto quanto gli altri, ma è fiducia quella che hai risposto in chi delle tenebre è servo e che a te è legato in maniera indissolubile. E poi quel suo odore si mescola a un altro che assume una gradazione più dolce, mi tenue: proprio come potrebbe apparire al neonato l’odore della madre che l’ha portato in grembo. E non puoi non riconoscerlo, non puoi non avvertire quella presenza al di là di quel portone: inconfondibile, proprio come conferma la sua voce. Sorridi appena, di un sorriso la cui natura non è dato discernere, non fino in fondo. E la voce melodiosa a lei va a rispondere, in tono secco e deciso, pronunciando un nome e quello soltanto. Quel nome da tutti dimenticato, quel nome sol da lei pronunciato **Ithilbor** Nulla di più. E lo sguardo andrebbe ancora a cogliere il viso del mutaforma, a cercare avidamente in esso le reazioni che si formeranno al sentir pronunciare come associato a te un nome che gli è sconosciuto. Non appena il portone si apre, un lieve chinarsi del capo al cospetto di chi è indecentemente bella nella sua perfezione, persino tra quelle mura che reputa sicure. E nella sua bellezza non c’è trucco e non c’è inganno, non è esaltata dal potere delle tenebre come lo è la tua. Ancora la voce si concede poche parole, screziate da quella consueta ironia, fedele compagna **Alexandra…chi altri poteva disturbare a sera inoltrata la pace degli ancestrali? Accompagnata da Colui che mai da me si separa** E se ti fosse concesso, muoveresti i primi passi all’interno di quella dimora confortante nella sua penombra [tenebra I; veggenza I]
ASHLAR {->Atrio}{F.u.} Ascolta la risposta della vampira a chi dall'interno interroga. Aggrotta incuriosito la fronte. E' dunque quello il nome originario della sua Melanie? Il nome che la madre a suo tempo le diede? Melanie è solo un inganno impiegato dalla non morta oppure è il nome che le tenebre e la sete di potere le hanno donato? Interrogativi che si dissolvono come la neve al sole nel momento stesso in cui lo sguardo si poserebbe sulla sua 'dolce' compagna. Che gli importa infondo? L'importante è poterle stare accanto e difendere quel corpo che cela mille e più meraviglie, un corpo che non ha un nome preciso per lui, corrisponde solo a un ideale, un sentimento. Effimero è il valore di nome pronunciato dalle labbra di un ladro. Subito dopo l'attenzione ricadrebbe sulla Prima Lady di una razza che il mutaforma ormai non riconosce più come la propria. Tuttavia chinerebbe anche lui il capo al suo cospetto. E' proprio lei la donna che gli ha venduto la preziosa pozione. Probabile che le si sia presentato con l'appellativo di Clow. ''Sid vobis milady'' si limiterebbe a proferire attendendo che sia la sua Padrona ad accedere per prima alla Fortezza e solo poi oserebbe accodarsi a lei.
ALEXANDRA {{ Atrio > Sala Comune }} § [[ Un solo nome: Ithilbor. Una parola capace di far schiudere, senza indugio, qualunque porta. Sua figlia, la sua Luna… È lì. Osserva quel viso, l’Eletta. Lo studia, ma non per scorgerne emozioni, quasi a cercare un riflesso, un segno su quella pelle che rifletta una parte di sé stesa. E’ lo sguardo di una madre, non altro. ]] Vieni, entra. [[ Mormora, con tono pacato, andando poi a studiar in volto l’uomo che la segue “che mai da lei si separa”. Il Compagno, forse? Nell’osservarlo stringerebbe appena le palpebre, cingendo con freddezza gli zaffiri incastonati in quei occhi dal palese taglio nordico, forse un po’ ingentilito da una discendenza mediterranea non del tutto chiara. Le labbra, tinte d’uno scuro cremisi, tendente quasi al castano, si stringono appena, si assottigliano con lentezza inumana in quell’espressione indecifrabile, forgiata con un codice troppo complesso da decrittare. ]] Dia Abar, ser. [[ Mormora, dopo lunghi attimi. Forse un po’ troppi in effetti, per sembrar ancora una padrona dall’elevata educazione e padronanza delle nobili maniere. Ma non è neppure sgarbata, avendolo salutato. Invero non è mai stata ne l’una ne l’altra. Lascia che siano le donnicciole inutili a seguire alla lettera il bon ton, puah. Quel viso ha un qualcosa di familiare. Ah, sì. Dev’essere l’uomo a cui ha venduto delle pozioni, mesi or sono. Ricorda tutti quei volti, per motivi ovvi. ]] Prego, seguitemi. Di certo la Sala Comune è più adatta. [[ Aggiunge, dopo pochi attimi, facendo cenno a Dierna di richiudere subito il portone. Inizia quindi a risalir i gradini, lanciando di tanto in tanto delle occhiate verso sua figlia ed il compare, mentre risale i gradini di marmo, attraversa il corridoio flebilmente illuminato dalle torce ed infine fa l’accesso nel grande e maestoso salone. ]]
ITHILBOR[*§*Atrio-->sala comune*§*] E quegli occhi chiari non sanno dove dirigersi, a quale delle due figure dedicarsi maggiormente, optando per un ritmico oscillare dall’una all’altra, scrutando il volto di colei che fu madre e di colui che è quanto di più vicino all’umanità tu possa ormai permetterti. Le espressioni di Alexandra ti strappano diversi sorrisetti; è quasi divertente osservarla mentre indaga il volto di chi è stato presentato come compagno, seppur con altre parole; vedere come quella che vuoi identificare come una sorta di gelosia, piuttosto che di umano senso di protezione, sorga sul suo splendido viso. E mentre come ombra segui i suoi passi verso quella sala comune che s’è resa protagonista del vostro primo rincontrarvi, la mente vorrebbe cercare un ponte invisibile con quella del mutaforma, violare l’etere e parlare con la bocca chiusa, donando parole che solo da Ashlar dovrebbero essere udite, nella maniera più intima immaginabile [veggenza II] oO° Non prestare troppa attenzione ai suoi sguardi. Vuol fare la cattiva e l’arcigna, ma è un agnello travestito da lupo. Vuole solo sapere, scoprire, conoscere chi riesce a tenermi testa. Credo che potrebbe persino provare ammirazione nei tuoi confronti. E poi sei così piacente, mio adorato, che è normale che una donna ti guardi. Lei è mia madre, ma augurati che nessuna lo faccia in mia presenza °Oo E ridacchi adesso, in maniera forse anche poco educata, fino a quando non avrai raggiunto la meta e, senza attendere ulteriori indicazioni, ti dirigeresti verso una delle poltroncine, sedendoti quasi come se volessi riposarti dopo chissà quale sforzo, quasi stramazzando in maniera sgarbata su quella seduta **ho bisogno di riposo** annunceresti all’improvviso, ancora ridendo di quella affermazione **mi aspetta un lungo viaggio** [tenebra I]
ASHLAR {->Sala comune}{F.u.} Se lo sente addosso, pressante e pesante, lo sguardo della capocongrega, una sensazione che non gli piace affatto, che è anche peggio di quando ci sono dei giustizieri della legge nei paraggi. Quelli infatti sono facili da imbambolare e ingannare, ma una madre severa può essere anche peggio di un intero esercito di guardiani, o peggio, caotici. Si farebbe un pò rigido il fare della Faina, che con tutto se stesso cercherebbe di mostrare i modi che il suo buon sangue gli impone e che le abilità di ladro gli avrebbero ulteriormente accentuato grazie all'arte dell'inganno. Non riuscrebbe comunque a essere troppo disinvolto, per quanto pure voglia. E allora lascerebbe ruotare ogni cosa attorno al suo centro di gravità: Ithilbor. Il ceruleo la seguirebbe e s'inteccerebbe nello sguardo di lei nel momemto in cui la voce dell'altra s'andrebbe ad imporre su ogni altro pensiero dell'uomo. Non le risponderà, limitandosi a mostrarle un sorriso intimo. Un pò più incoraggiato la seguirebbe presso la sala comune senza però accomodarsi, rimanendo in rispettosa attesa della regina di casa. Le mani si congiungerebbero all'altezza dell'addome e solo il dire della vampira ghiaccerà, come la paura, tempo, aria e sangue. Il ceruleo si fissa nuovamente su di lei, impietrito. Dove se ne andrà? Chi l'accompagnerà? Come farà lui senza di lei? Ma la domanda più importante sarebbe un'altra, perché comunicarglielo in presenza della madre? In questo luogo in cui le suppliche non possono essere espresse così come la disperazione e lo spaesamento nel quale d'improvviso cadrebbe il fedele succube. Cerca quindi di non crollare, non nelle apparenze, sebbene sia palese che è rimasto quantomeno colpito dalla comunicazione della non morta.{Skill sotterfugio liv 3}
ALEXANDRA {{ Sala Comune }} § [[ Avanza, oltrepassando in silenzio le cinque scure colonne che cingono il pentacolo dall’occhio fiammeggiante – emblema della potente gilda a cui è capo - riprodotto come mosaico sul pavimento. Le poltroncine sono lì, son poste in semicerchio attorno ad un focolare, ove il fuoco persegue a divorare e frantumare spicchi di legna, seppur sia una fiamma molto esile, non molto lontana dalla sua estinzione. Non servirà far cenno a sua figlia di sedersi, lo fa per prima, ridacchiando fra sé, come se quella fosse, in un certo senso, anche casa sua. Non indaga sui motivi che possono averla portata a quel soffocato e delicato risolino, non crede d’averla sentita ridere le ultime due volte, è qualcosa di strano, quasi innaturale, dopo tutta l’ostilità che le ha rivolto durante il loro primo incontro dopo dodici anni di silenzio, proprio lì, in quella sala, mesi or sono. S’adagia quindi sullo scranno imbottito alla destra di quello della Farfalla Monarca della sua stirpe, volgendo verso di lei il capo, quasi istantaneamente. L’uomo non viene più di tanto considerato, non ancora. ]] Viaggio? Dove vuoi recarti, Ithilbor? [[ Le domanda, curiosa, temendo per qualche istante che desideri allontanarsi da quelle terre, che la sua visita a Barrington sia agli sgoccioli, all’ultimo atto. No. Una celere occhiata verrebbe indirizzata verso l’uomo, che sembra essere rimasto sconcertato dalle parole di sua figlia, simbolo che non è –apparentemente- coinvolto nella decisione della sua Luna. ]] Sedetevi. [[ Mormora, in indirizzo d’ei, tornando ad osservare poi la figlia. Quantomeno è educato, il ragazzo, pensa fra sé, avendone osservato i modi. ]]
ITHILBOR[*§*sala comune*§*] E ancora come un pendolo lo sguardo oscilla tra Alexandra e Ashlar e per quanto tu stessa sia disposta ad affermare che ti duole allontanarti da chi aveva aperto un nuovo spiraglio nella tua vita, non puoi fare a meno di intraprendere quel viaggio, di ripercorrere a ritroso quella strada che ti ha condotto a Barrington, e poi verso l’eternità. Riprendere i tuoi passi, rivivere e guardare con occhi diversi quelli che sono i luoghi di un’altra vita, l’ennesima, messa da parte. Quante volte hai cambiato direzione, bambina? Forse troppe. Però quel sogno ad occhi aperti…quell’apparizione, quell’incontro ultraterreno che si è consumato alla torre oscura, proprio nella stanza del tuo servo e compagno, ha solo rafforzato quella che era già volontà: vedere qual destino è toccato a chi era stato parte della tua famiglia, quando una madre non l’avevi più. E c’è il timore, che si fa certezza, che anche loro verrebbero visti come meri involucri che custodiscono vita che brami, sangue che è la tua ossessione, ma nemmeno questo riesce a scalfire la tua determinazione. È un’altra sfida che non contempla la paura di affrontare un viaggio nella tua nuova natura, essendosi amplificato quel senso di onnipotenza divina che ti ha sempre contraddistinto. Sospiri e ti concedi quell’aria di cui non hai alcun bisogno, carezzando con lo sguardo Ashlar **odio ripetere le cose due volte, così ho decido che una visita ad Alexandra non poteva essere poi così drastica. Certo, il suo sguardo alle volte appare severo ed è indagatore. E dice di aver dalla sua un potere che io non capisco e a cui non credo. Credo molto più nelle tue capacità, mio adorato. Ed è per questo che ti ho condotto qui stasera. Un…amico, sì un amico mi ha detto che ci sono delle creature strane al bosco oscuro, lupi che si trasformano in uomini. Si dice che siano pericolosi, ma io non li temo. Come potrei mai? Ma se durante la mia assenza voi foste in grado di prendervi cura l’uno dell’altra, non sarebbe poi cosa così malvagia. Alexandra mi serve viva. Basta già una morta in famiglia** Lo sguardo si sposta sulla Suprema, a voler scrutare la sua reazione, cercando ancora di creare parole che saranno silenziose all’esterno e percepibili solo da lei [veggenza II] oO° La tua magia ti permette di parlare alla mente delle persone, Alexandra? La mia sì…°Oo [tenebra I]
ASHLAR {Sala Comune}{F.u.} All'imperativo della maga la Faina risponderebbe in maniera piuttosto meccanica, quasi come se il corpo fosse divenuto improvvisamente privo di una volontà propria. Volontà che si dissolve alla notizia dell'allontanamento della sua adorata. Cosa è lui senza la sua padrona? Abbassa lo sguardo, preoccupato. Non è niente. Sgrana lo sguardo fissando il suolo mentre le mani pallide prenderebbero a tormentarsi. Sebbene lo stato in cui versa si avvicini molto alla catalessi, le parole della vampira gli giungerebbero in ogni caso chiare e preziose come sempre. Non le comprende molto bene inizialmente, forse perché è decisamente scosso, ma ciò che dirà poi, sebbene il contenuto sia piuttosto sbillino, gli apparirà più chiaro. Certo, sì, farà tutto ciò che la sua adorata desidera, ma il pensiero che gli strangola la ragione è un'altro. Il ceruleo si rialzerebbe cercando il volto della ragazza ''Avete idea di quando potrò sperare di rivedervi?''
ALEXANDRA {{ Sala Comune }} § [[ Si lascia accogliere, nel silenzio assoluto, dallo schienale del purpureo seggio, senza staccar lo sguardo dal viso di Ithilbor, un riflesso sfumato e più giovanile del proprio. Le labbra si tendono appena, mentre le palpebre si schiudono, rivelando gli occhi in tutta la loro bellezza. Sembra stupita, ma forse non è nemmeno il termine più adatto per definire quell’espressione che và dall’incredulità alla gravità. Non ha motivo di dubitare delle sue parole. ]] Strani uomini che mutano nel Bosco Oscuro. [[ Sussurra, quasi fra sé, ma di certo entrambi potranno ben udire i sibili che serpeggiano dalle labbra scure e piene, come pesche mature. Sta ripetendo una frase dettale dal Norreno, preda di quello strano senso di Déjà vu. Ma non ci rifletterà più del dovuto, giacché le parole della Farfalla Monarca la richiamano a lei, come calamitata. ]] Morta in famiglia? Qualcuno vi minaccia, Ithilbor? [[ Risponde così, con tono serio, intriso d’una freddezza e senso di protezione che, di certo, non potrà sfuggire. Non può minimamente immaginare qual siail reale senso di quella frase, no, forse addirittura non vuole pensarlo. Poi, all’improvviso, un sussurro sinuoso sfiora la sua mente, un tocco leggiadro e freddo, eppure perfetto. Solo gli apprendisti veterani riescono ad avere una padronanza simile della telepatia. E’ per caso diventata una maga a sua insaputa? No, impossibile. Una sacerdotessa? No, non ne ha segno. Una druida invece? Non riesce a vederla, col suo animo impetuoso, a venerar piante ed animali. Ed allora chi? Chi le ha insegnato una simile arte, che sol un’umana dedita all’arte magica può detenere – ma non tutti, forse, non lo può sapere -. Una miriade di ipotesi sbocciano nella sua mente: congreghe segrete, oggetti magici, pozioni che amplificano le capacità mentali. Pensa a tutto, o quasi. E’ difficile, in questo frangente, far vuoto nella sua mente. Eppure respirerà, lentamente, accostando appena le palpebre, per focalizzar l’attenzione sulla sua creatura, ignorando –non per offesa- la presenza del giovine, che non sembra sconvolto per le cose dette da sua figlia. Tsé. Cercherebbe di far scorrere via ogni pensiero, estirpare ogni emozione dal suo animo, sia in superficie che in profondità, sol poi modellerebbe un pensiero, con la fine abilità d’un ragno che tesse la sua ragnatela, spedendolo nel centro pulsante della mente di Ithilbor. °.o.O. “Sì, questo ed altro. Ma chi ti ha insegnato l’Arte della telepatia, figlia mia? Come ci riesci? Solo gli Elfi e poche altre creature ne son capaci.” .O.o.° ]] – {Telepatia lvl.5}
ITHILBOR[*§*sala comune*§*] E le parole di Ashlar sono come melodia, quel suo senso di devozione assoluta non solo aumenta a dismisura un ego già di per sé troppo vasto, ma va a far scorgere un’ombra di sentimento in quel corpo morto, sentimento dettato da quel legame oscuro, da quella perversa unione nella catenasse delle tenebre, un vincolo che solo tu potresti infrangere, se solo lo volessi. Ma no, non è quello che desideri, non è quello che ricerchi: esigi la sua vicinanza e vorresti che fosse tale pure nel viaggio che ti accingi a intraprendere **Presto, molto presto. Non passeranno che poche notti, non ti accorgerai nemmeno che non ci sono** E menti, menti spudoratamente, ben sapendo che ciò non può corrispondere a verità **ti direi di venire con me, di fare ritorno assieme a me nelle terre che mi hanno visto crescere e diventare ciò che mi ha condotto a te, ma tu qui hai da fare. Tu devi rimanere a Barrington o Avalon che sia, per quanto io odi quella dannata isola. Tu devi portare avanti il tuo progetto, per cui avrei anche delle novità. Ma se ne parlerà al mio ritorno**E poi la mente viene invasa da quella voce che vuol sapere, che chiede spiegazioni, che appare quasi frastornata. E lo sguardo tornerebbe di nuovo su di lei mentre ti alzi da quella poltrona, ponendoti frontale ai due **Nessuno osa minacciarmi, Alexandra. O almeno, lo fanno e trovano la loro fine. Non c’è pietà in questo corpo, non c’è vita: né battito, né respiro. Intrappolato nell’abbraccio di quella che non è esistenza, ma non è nemmeno morte. Io non sono più la tua bambina, Alexandra. Diglielo tu, mio adorato. Dille cosa mi permette di vivere e calcare queste terre solo col favore della notte. Dille perché la luce del sole mi ripudia…** E il tuo volto rimarrebbe sempre lo stesso, ma adesso che ti concedi un sorriso più ampio qualcosa potrebbe vedere la maga brillare tra le labbra: appena due canini più pronunciati [tenebra I]
ASHLAR {Sala Comune}{F.u.} Le parole della vampira hanno la priorità su ogni altra cosa, e per quanto possa stupirlo il fatto che la madre della giovanissima non sappia nulla riguardo la vera natura della non-morta, passerà tutto in secondo piano. Le sole parole che vuol sentire sono proprio quelle che la sua padrona pronuncerà. Non avrebbe potuto chiedere di meglio. E' indubbio che la mcancanza della dama si farà sentire, ogni istante e ogni notte... Più per la consapevolezza della sua assenza che per altro, in effetti i due non trascorrono ogni notte insieme, tuttavia lo fa star bene sapersi vicino a lei e a lei utile in ogni momento della notte. Tentenna qualche istante quando gli verrà chiesto di dire la verità, un pò perché non è abituato a farlo, un pò perché ha sempre creduto e sperato che quello fosse un segreto fra loro due e nessun altro. ''La luce del sole vi ripudia perché sa che la vostra bellezza oscurerebbe anche l'astro più brillante di tutti.'' Comincerebbe, serio, come se davvero credesse in ciò che va dicendo, e in effetti un pò è così. La ragione tecnica non la saprebbe spiegare, ma prende per certe le proprie deduzioni che, in quanto tali, non possono che essere infallibili. Si rivolge poi ad Alexandra ''La morte ha donato a vostra figlia il dono dell'eterna giovinezza e dell'eterna bellezza. Quella che vedete è solo illusione di una vita che ormai ha abbandonato il delizioso corpo che il vostro stesso ventre ha partorito. Non è né viva né morta, lei è quanto di più prezioso possa esistere, lei è Tutto.'' Per la Faina certamente quel bel corpo che adorna la sala comune è quanto di più straordinario possa esserci, per molti invece potrebbe essere nient'altro che un'aberrazione, immonda creatura delle tenebre. Crede profondamente in quel che dice e il fervore che guiderà le brevi e concise frasi del ladro non potranno che trasmettere quali siano le dimensioni dell'ammirazione che il succube nutre per la sua Melanie.
ALEXANDRA {{ Sala Comune }} § [[ La osserva ergersi, porsi davanti a lei, in tutta la sua bellezza giovanile, coronata con la sua chioma nera, come le ali dei Corvi e gli occhi di acciaio e vetro, che son l’eredità avuta da suo padre. Ascolta le parole di Ithilbor, della sua Farfalla e Luna Rossa. Se non fosse che le labbra son celate da una tinta scura, si noterebbe di certo ch’ogni traccia di colore và svanendo, facendole divenire talmente pallide da lottar col candore del viso, che sembra acuirsi maggiormente nel mentre che le palpebre si schiudono, in quell’espressione sbigottita che non penserà neppure di tentare di oscurare, dietro veli di impassibilità o altro. Diamine, è sua figlia e le sta dicendo che è morta, o meglio non-morta! Come quei cadaveri e scheletri dell’armata di Kubren, sebbene siano stupidi ed incapaci di discorrere con chicchessia. Ma lei no, è diversa, lei parla, lei vive, lei è Ithilbor. La stessa creatura delicata e dall’animo selvaggio di quand’era una bambina, dalla pelle calda e morbida che fremeva al vento, calore che aveva avvertito la notte in cui la raggiunse in Fortezza, mesi prima. Era tutto un imbroglio? E quei canini, però, quei denti affilati, quelle zanne candide che fino a pochi attimi non c’erano, sembrano accrescere il caos in cui è immersa ora la sua mente, oltre che il peso del fallimento come madre e guida che le và curvando le spalle e lacerando l’anima.. E le parole dell’uomo non fanno altro che farla barcollare di più, da colonna portante ed indistruttibile qual’era prima di quell’incontro inatteso. Il respiro è appena accelerato, il petto s’alza e s’abbassa seguendo la melodia d’un valzer dalle note scombinate. Com’è diventata così? A quale blasfemo rituale l’hanno sottoposta? Sa di magie capaci di intaccare carni ed anima, che sia stato qualcosa del genere? Accresce la rabbia, ma viene dominato da quel cieco dolore che le sconquassa lo spirito ed il corpo. S’erge in piedi, con movenze più meccaniche che umane, fredde, calcolate, di chi non ha più basi reali sul quali appoggiarsi, ma vive nell’illusione che ci siano ancora. La mano destra, fiocamente tremante, vien sollevata e, se Ithilbor glielo permetterà, verrà appoggiata sul suo petto, al limitar della scollatura. E’ calda? E’ vita? Percepisce dei Battiti? E’ mai possibile che quello non sia altro che uno scherzo crudele, ai suoi danni? ]]
ITHILBOR[*§*sala comune*§*] Ed è orgoglio quello che accende i tuoi occhi, orgoglio per quell’uomo che, seppur legato a te, ti è stato strappato troppo presto. È stato strappato via l’amore che andava nascendo, trasformato in qualcosa di corrotto cui non sai dare un nome ben preciso. Eppure lui è lì ed è con te, a mettere in atto quella piccola vendetta che ti stai prendendo nei confronti di chi aveva troppe cose da farsi perdonare. Sei partita dalla tua terra determinata a trovarla, a mettere fine alla sua vita, a punirla con la morte. Eppure quel gelo che sembrava circondare il tuo cuore è nulla rispetto a quello che domina tutto il tuo corpo adesso; solo ai tempi il suo fuoco, quell’elemento che non sai essere a lei sì caro tanto da dominarlo, ha sciolto il ghiaccio. Ma adesso nuova via di fuga ha trovato quel senso di rivalsa, quel volerle causare almeno una traccia del dolore che alla te bambina fu inferto dalla sua partenza. E sono melodia il martellare del suo cuore e la corsa dei suoi respiri, concerto di tamburi e flauti, che vanno a infrangersi nel tuo silenzio. Non ti scosti al suo tocco, no. Rubi il suo calore che viene smorzato dal tuo freddo e sollevi appena il capo verso l’alto, emettendo come un sordo rantolo, aprendo appena la bocca, lasciando che la Bestia invochi il suo tributo. La mano sinistra andrebbe a posarsi sulla sua, quasi a volerla bloccare in quella totale mancanza di segni vitali, tornando poi a guardarla. Il tono della voce non è più armonioso, no. Tuona come minaccia **Fanne parole anche solo con te stessa dinanzi allo specchio e non ti basterà correre, perché sarò più veloce di te. Non ti basterà la tua magia perché la tua energia verrà risucchiata via assieme al tuo sangue. Non osare, Alexandra. Non osare donare ad altri ciò di cui ti ho reso partecipe questa sera o per te dalla morte non ci sarà ritorno…** E poi ti allontaneresti da lei, spingendoti come un fulmine verso Ashlar, facendo ricorso a quella nuova velocità che il sangue immortale ti ha conferito [celerità I] come a voler dimostrare che non erano parole di superbia, ma che tutto corrisponde a verità. La mano sinistra andrebbe a sfiorare il volto del mutaforma cui sussurreresti **andiamo adesso. Il resto della notte è nostra** [tenebra I]
ASHLAR {Sala Comune}{F.u.} Osserva con attenzione il fare della sua adorata padrona e quel suo modo di fare così deciso e incisivo lo farebbero qualche istante fremere su quella poltrona ora troppo vuota senza di lei. Pian piano le tenebre e il gusto per l'orrore prenderanno anche lui, lo inghiottiranno a poco a poco così come il suo cuore viene sempre di più attirato al centro di quell'universo perverso e oscuro che è Ithilbor. S'alzerebbe dunque e, pur mantenendosi fedele agli ordini della vampira, chinerebbe il capo in direzione della Prima Lady della razza umana. ''Grazie per l'ospitalità.'' Proferirebbe con un velo d'incertezza, colto in difficoltà nel dover decifrare la reazione precisa che la valanga di novità che ha investito la maga ha suscitato in lei. S'accoderà quindi alla sua Alba notturna per uscire fuori della fortezza ancestrale, fuori di lì per vivere la loro ultima notte insieme prima della Terribile separazione.
I knew all the rules but the rules did not know me
guaranteed..