Le Nebbie Di Thule

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Facebook   GUERRE 2012Last Update: 2/7/2013 4:54 PM
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4/15/2012 7:34 PM
 
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non vorei che io credo che ormai sia luogo comune al puntoi che tutti lo sanno,e poii scoprissi che molti non lo sanno
mi spiego,cosi come tutta la massa crede che gli osrvatiri onu siano ad osservare,mbe lo stesso e epr gli adetti ai lavori tutti sanno ma a livello di barzellette ormia che in questi contesti onu significa agenti segreti e cosi croce rossa secondop voi perche i libici mai eprmise che le navi umanitaie e delgi soservatori atarccassero a bengasi ed era un macello li bombardavano etc,perche sono spie e rifornisocno i ribelli,cosi come i giornlaisti davano in realta le cocordinate di cio che vedevano in linea sui cek point ,insomma il gioco e il solito l occidente buono che dice..vabbe almeno fate venire gli ossrvatori o quando ci sono morti e casini usano la croce rossa ,quindi spiamo che cio sia chiaro una volta per tutte cosi ohni colta che i media fanno gli increduli credendo che engare l accesso algi ossrvatori e a seguire croce rossa sia una cosa brutta ,a e tempo che queste cose siano sulla bocca o melgio testa di tutti

+VOS+ELEGI+E+ISEO+VENUS+VICTRIX+INVICTA+IMMORTALE+AETERNA+ [IMG]http://img149.imageshack.us/img149/939/824645520sc5.jpg[/IMG]

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www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201204151821-ipp-rt10034-afghanistan_talebani_scatenati_a_kabul_otto_attentati_...


[Edited by +lvdwig+ 4/15/2012 7:54 PM]

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4/15/2012 8:01 PM
 
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attenzione a fare analisi su queste cose ci vuole competenza,cmq prendiamo per buono cio che dice,giusto per iniziare a far capire alla gente,che alla protezione civile e melgio che gli si dia 5 euro al lt ma adesso a patto che inizi a prepararsi per salvare piu gente possibile da nubi nucleari vicine o lontane,a seguire copio incollo l articolo de-il manifesto-ma sono impreparati le cose sono molto piu complesse e sopratutto agghiccianti a riguardo,pero ripeto epr ora va bene anche cio che dice ..poi vedremo

Dopo l’analisi a tutto campo di Noam Chomsky (sul manifesto di domenica 18 marzo), vale la pena ritornare sulla domanda che molti si pongono: ma la minaccia nucleare dell’Iran è reale? Vorrei argomentare che questo è un falso problema. Non intendo legittimare le aspirazioni nucleari di Tehran (sono radicalmente contro il nucleare civile e militare), è plausibile che abbia aspirazioni militari, ma l’Iran non è certo il solo, e la sua eventuale acquisizione di una capacità nucleare non aumenterebbe a mio parere le minacce nella regione, dovute ad altri motivi.

Fabbricare la bomba oggi è relativamente semplice, almeno per uno Stato: il problema principale è dotarsi dei materiali fissili necessari (il Nord Corea lo fece in tre anni, ritrattando il combustibile di un piccolo reattore). Chomsky ricorda chi ha facilitato i programmi nucleari di India e Pakistan, gli stessi che oggi demonizzano l’Iran. Il Brasile ha realizzato l’arricchimento dell’uranio per centrifugazione senza che nessuno battesse ciglio. Il dual-use è intrinseco, ineliminabile nella tecnologia nucleare: che nacque e si sviluppò come militare, il civile è un sottoprodotto che da solo non si sarebbe mai sostenuto. Sono state prodotte nel mondo circa 1.500 tonnellate di uranio altamente arricchito, e altrettante di plutonio (principalmente dai programmi civili), è pensabile un controllo impenetrabile? Ne hanno decine di tonnellate Germania e Giappone, che potrebbero realizzare bombe in tempi brevissimi (Berlino le ha già fabbricate collaborando al programma militare del Sudafrica negli anni ’80). Le potenze nucleari non hanno mai voluto concludere un trattato che vieti la produzione di materiali fissili di uso militare (FMCT, Fissile Material Cutoff Treaty). Tutti i paesi che ne hanno avuto una minima capacità hanno avuto programmi nucleari militari, più o meno sviluppati o segreti, sorretti o ostacolati dalle potenze nucleari secondo i loro interessi geopolitici. Piccole monarchie del Golfo che galleggiano su un mare di petrolio ordinano reattori nucleari, di potenza sproporzionata ai loro ridotti sistemi elettrici: difficile non pensare che non nutrano almeno il retro pensiero che una volta acquisita la tecnologia nucleare . . .

Tentazione alimentata proprio dalle potenze nucleari, che mantengono quasi 20.000 testate intatte (malgrado Usa e Russia riducano a 1.550 per parte quelle operative, gli altri Stati ne hanno quasi un migliaio), dimostrando di non volerle eliminare, e possibilmente di usarle. La minaccia principale viene dai sistemi di difese antimissile, un salto tecnologico enorme che configura uno spaventoso sistema aggressivo, compatibile con un numero ridotto di testate. Il «segreto di Pulcinella» dell’arsenale di Israele è il vero fattore destabilizzante nella regione (e non solo).

Ovviamente tutto questo non è un buon motivo per «giustificare» che l’Iran faccia la bomba. Ma se anche l’Iran si dotasse di 10 testate, e fosse in grado di lanciarle, cosa se ne farebbe? Se attaccasse e distruggesse Israele, verrebbe cancellato dalla carta geografica da una risposta nucleare (Israele ha 5 sommergibili che ha dotato di capacità nucleare, indistruttibili). Quando la Corea del Nord esplose il primo test nucleare nel 2006 un giornale israeliano commentò eloquentemente: «Ora la Corea del Nord non può venire attaccata».

La minaccia che terroristi possano realizzare ordigni nucleari è stata strumentalizzata. Senza sminuire il problema, le difficoltà sono enormi, almeno per un gruppo «non statale». Se anche ottenessero il materiale fissile (la massa critica per U arricchito a più del 90% sarebbe 50-60 kg, ma con un arricchimento del 50% sarebbe 160 kg, del 20% 800 kg) la realizzazione di una testata anche rozza porrebbe molti problemi: ad esempio, per ottenere l’esplosione è cruciale ottimizzare i tempi al livello delle decine di nanosecondi (miliardesimi di secondi). Ma forse il problema più grande sarebbe come trasportare o lanciare una testata che non sarebbe miniaturizzata come quelle delle potenze nucleari. La minaccia nucleare diminuirà solo quando verranno eliminati tutti i programmi nucleari, militari e civili: non scomparirà finché esisteranno materiali fissili, cioè per migliaia di anni. É l’Era Nucleare, bellezza!

Angelo Baracca
Fonte: www.ilmanifesto.it
14.04.2012

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4/15/2012 8:51 PM
 
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Iran: Netanyahu, un regalo a Teheran i negoziati di Istanbul

Gerusalemme, 15 apr. - (Adnkronos/Dpa) - Sono un ''regalo'' all'Iran i negoziati di Istanbul con il grippo di paesi '5+1', secondo il premier israeliano Benjamin Netanyahu che critica senza appello l'incontro di ieri in Turchia. ''La mia prima impressione e' che all'Iran sia stato fatto un regalo. Ha cinque settimane per proseguire l'arricchimento dell'uranio senza alcun limite'', ha dichiarato prima di incontrare a Gerusalemme il senatore americano Joe Lieberman. ''L'Iran deve fermare immediatamente tutti i programmi di arricchimento, portare fuori dal paese tutto il materiale arricchito e smantellare il sito di Qom'', ha aggiunto il premier.
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4/17/2012 12:37 AM
 
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Siria: Monti, intervento militare? Prima esito missione osservatori Onu

16 Aprile 2012 - 15:51
(ASCA) - Roma, 16 apr - ''L'Italia e' a sostegno della posizione espressa all'unanimita' dal Consiglio di sicurezza Onu e dalla Lega Araba'', che hanno stabilito di ''inviare per ora osservatori'' internazionali in Siria. E' quanto afferma il premier Mario Monti, durante la conferenza stampa a Villa Pamphilj, al termine dell'incontro con l'Emiro del Qatar, Sheikh Hamad Bin Khalifa Al Thani.

''L'Italia - aggiunge Monti, dinanzi alle telecamere - ha gia' segnalato la propria disponibilita' a inviare propri osservatori, e ci muoviamo in questo in stretto collegamento, per esempio, con il Qatar, con il quale abbiamo un'indentita' di vedute''.

In merito a un eventuale via libera all'intervento militare, il presidente del Consiglio rimarca che ''siamo pragmaticamente orientati a verificare quali risultati ci saranno in questa fase, prima di considerarne di successive''.

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4/17/2012 1:01 AM
 
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Servizio shock di Channel 10 sull'ipotetica guerra all'Iran: "Il momento della verità è vicino"

La maggiore stazione televisiva d'Israele ha trasmesso un report dettagliato su come lo Stato ebraico effettuerà l'attacco contro gli impianti nucleari iraniani nel caso in cui la diplomazia e le sanzioni dovessero fallire nel far retrocedere Teheran dal proseguire il suo programma nucleare che Tel Aviv ritiene sia diretto a raggiungere le capacità necessarie per costruire un'arma atomica.

Il breve documentario, trasmesso durante il telegiornale della sera di Channel 10, ha stupito per le enormi concessioni che i militari israeliani hanno fatto al giornalista autore del reportage al quale è stato permesso di trascorrere settimane insieme ai piloti dell'IAF - Israel Defence Force.

Secondo il giornalista, Alon-Ben David, autore del servizio, l'ordine di attacco non sarà quasi certamente dato almeno fino a quando non finiranno i colloqui tra l'Iran e le principali potenze mondiali che s'incontreranno nuovamente a metà maggio. "Ma la prossima estate rischia di essere non solo calda, ma anche molto tesa", ha detto il reporter.

Nel caso i negoziati fallissero e Israele decidesse di dare ordine all'IAF di effettuare un attacco contro le strutture nucleari della Repubblica Islamica, "dozzine se non più aerei" prenderanno parte alla missione: jet d'attacco e di scorta, aerei cisterna per le operazioni di rifornimento in volo, aerei per la guerra elettronica ed elicotteri di soccorso, secondo quanto riferito dal rapporto.

Ben-David ha affermato che Israele non "ha la capacità di distruggere l'intero programma nucleare iraniano". "Non assisteremo ad una replica degli attacchi decisivi sul reattore di Osirak in Iraq nel 1981, o su quello siriano nel 2007". "Il risultato non sarà definitivo". Il reporter ha aggiunto che se i negoziati tra l'Iran ed il gruppo dei 5+1 falliranno e se l'Iran muoverà parti fondamentali del suo programma nucleare nell'impianto sotterraneo di Qom, "è probabile che sarà dato l'ordine all'aviazione israeliana di intraprendere il lungo viaggio verso l'Iran". "Anni e anni di preparazione potrebbero essere messi in pratica", ha detto, aggiungendo che "il momento della verità è vicino".

Ben-David ha potuto intervistare diversi capi squadriglia, piloti e altri ufficiali durante il suo soggiorno insieme alle truppe dell'IAF. Egli ha osservato che i piloti israeliani sono consapevoli del fatto che molti di loro "non torneranno vivi dalla missione". Un ufficiale di nome Gilad ha detto che è "ingenuo" pensare che non ci saranno perdite tra i militari.

L'IAF appare molto preoccupata dagli avanzati sistemi anti-aerei che la Russia ha venduto ai paesi della regione. Tra questi i sistemi SA 17 e SA 22 in dotazione alle forze armate siriane ed iraniane rappresentano una vera sfida per i piloti israeliani.

Secondo il rapporto l'aereo destinato a ricoprire un ruolo preminente nel possibile attacco all'Iran sarebbe l'F-15. Un pilota ha ammesso che il caccia in questione "è un aereo con una vasta gamma di qualità" per quanto riguarda armi e capacità di volo. Particolare fiducia viene data anche al gigantesco drone senza pilota, "Eitan" che si dice sia in grado di volare fino in Iran.

Il report conclude prendendo in esame le possibili rappresaglie che potrebbero seguire ad un attacco israeliano verso l'Iran. Il blitz, dice il rapporto, scatenerebbe presumibilmente una guerra nel nord d'Israele con attacchi missilistici da Hezbollah dal sud del Libano. "Non ci sarà né pace né tranquillità in ogni parte d'Israele", ha detto Ben-David.

Il report che è stato seguito da milioni di telespettatori israeliani potrebbe essere un tentativo del governo di Tel Aviv di preparare la popolazione dello Stato ebraico alla possibilità che la leadership israeliana decida di ordinare un attacco militare contro l'Iran. Il rapporto, reso pubblico soltanto 24 ore dopo la fine dei colloqui tra l'Iran e le potenze mondiali, potrebbe inoltre esser stato pensato per esercitare pressioni sugli alleati occidentali d'Israele che hanno chiesto più tempo per far lavorare la diplomazia e la pressione economica sulla Repubblica Islamica.

Una cosa è certa, anche a Teheran qualcuno avrà guardato il servizio di Channel 10. "Il momento della verità è vicino", dice Ben-David.


it.ibtimes.com/articles/28841/20120415/israele-iran-guerra-iaf-teheran-bomba-atomica-channel-10-...
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4/19/2012 10:48 AM
 
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e te pareva???
www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-04-19/kimoon-damasco-rispetta-cessate-092939.shtml?uuid=...

ma dico io ma non lo vedete che sono tutti passi rpedetti qui?ma cosa atendete epr cpaire e credere che le cose stanno veramente cosi,e quindi andando avanti poi tutto rimane piu facile da capire...insomma ma cosa atende la gente di toccare il fondo?non dico che deve fare qualcosa tanto ma deve imepgnarsi come noi qui se lo facessero tutti ,mbe poi lo vediamo cosa acade e difatti cosi daia daia sta acadendo trane la nichcia di bestie che cosi rimarranno

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4/20/2012 4:04 PM
 
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mi dispiace che per capire una cosa semplice il mondo ha dovuto vedere un olocaustoi che continua in libya menomale qui ormai tutti iniziano a cpaire


Inviato: Ven Apr 20, 2012 1:54 pm Oggetto: la Siria aggredita dal filoamericanismo

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LA SIRIA AGGREDITA DAGLI ZELOTI DEL FILOAMERICANISMO
Di comidad (del 19/04/2012 @ 01:55:07, in Commentario 2012, linkato 155 volte)


L'atteggiamento tenuto dalla Russia in queste ultime settimane sembra, per il momento, aver allontanato la prospettiva di un attacco della NATO contro la Siria. La risoluzione appena approvata dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU per l'invio di una commissione d'inchiesta in Siria, può infatti essere considerata un successo dell'azione diplomatica russa. Si tratta di un successo specialmente se si considera che lo scorso anno il governo della Libia aveva richiesto inutilmente la presenza di osservatori ONU sul terreno, così che a far testo furono i servizi dell'emittente Al Jazeera, che ha sede in Qatar, cioè in un Paese legato ad un accordo di collaborazione con la NATO. La risoluzione attuale riconosce invece che esistono in Siria due parti armate in conflitto, e quindi si offre una sponda a quegli osservatori che non siano disposti ad avallare semplicemente la fiaba occidentale, che descrive il dittatore mentre reprime la sua inerme popolazione assetata di democrazia.
Già dal dicembre scorso vi erano stati segnali che indicavano che le forze armate russe stavano facendo pressione sul proprio governo per indurlo a non replicare il copione di passiva complicità tenuto in occasione dell'aggressione alla Libia. La Siria non confina con la Russia, ma vi è pericolosamente vicina, quindi l'integrità della Russia è direttamente minacciata dalla NATO. Purtroppo Putin ci ha abituati a clamorosi cedimenti sin dal 1999, quando, appena chiamato a capo del governo dal presidente Eltsin, abbandonò al suo destino la Serbia, ritirando quella presenza militare russa che, per quanto esigua, costituiva un argine all'occupazione del territorio serbo da parte della NATO. A causa di quell'atteggiamento di Putin, la NATO fu in grado di impadronirsi della Serbia, e di sbarazzarsi di Milosevic, senza aver mai conseguito una vittoria militare sul terreno.
La posizione russa non dà quindi al momento alcuna garanzia di linearità e continuità, perciò la guerra costituisce una minaccia ancora incombente. D'altra parte in quest'ultimo anno non sono mancati altri clamorosi sbandamenti nella politica di vari Paesi. All'inizio dell'aggressione NATO contro la Libia, era sembrato che il governo turco intendesse defilarsi o addirittura assumere un atteggiamento contrario. Ancora un anno fa la Turchia appariva come l'unico Stato della regione intenzionato a fronteggiare l'aggressività di Israele; mentre oggi la Turchia aggredisce la Siria per conto degli Stati Uniti ed in collaborazione con Israele. La Turchia risulta infatti come il principale aggressore nei confronti della Siria, poiché è dal territorio turco che si infiltrano le truppe dell'Esercito Libero Siriano, cioè mercenari del Qatar e degli Emirati Arabi Uniti (altro Paese coordinato con la NATO), finanziati anche dall'Arabia Saudita. Da anni circolano notizie sulla presenza negli Emirati Arabi Uniti di contractor dell'agenzia XeServices (ex Blackwater).[1]
La linea del Segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha segnato un aumento dell'aggressività e dell'espansionismo coloniale statunitense. Haiti, Libia e Sudan del Sud sono stati già annessi all'impero coloniale statunitense, ed ora si trovano sotto tiro la già massacrata Somalia, il resto del Sudan, la Siria e l'Iran. Va notato che ciò è stato ottenuto dalla Clinton mettendo da parte la linea del cosiddetto unilateralismo di Bush. La Clinton ha seguito invece la tattica del lasciar fare ai filoamericani.
In Libia l'iniziativa dell'aggressione è stata addirittura presa da Sarkozy, che oggi vede la multinazionale francese Total sotto inchiesta da parte di un'agenzia federale statunitense - la SEC -, per aver collaborato col regime di Gheddafi. La Total è sotto inchiesta insieme con l'ENI, che si è trovato sloggiato dal suo ruolo preminente in Libia anche per opera delle forze armate italiane, che hanno collaborato all'aggressione contro la Libia. Il fatto che la SEC non abbia nessun titolo legale per compiere inchieste del genere sembra un dettaglio irrilevante, infatti il nuovo vertice dell'ENI si è dichiarato pronto a collaborare con le indagini che lo riguardano. [2]
La repentina messa in soffitta degli slogan del "pericolo islamico" e dello "scontro di civiltà" ha determinato per gli USA dei vantaggi immediati sia in campo strettamente militare che sul piano politico generale. Il risultato militare più evidente è stato quello di sdoganare e riciclare la galassia delle milizie pseudo-islamiche. Negli Emirati Arabi stazionano da più di trenta anni una serie di campi di addestramento per "miliziani islamici", che erano stati usati dagli Stati Uniti per contrastare l'invasione russa dell'Afghanistan. Si tratta di miliziani "reclutati" (o prelevati) presso le loro famiglie in giovanissima età e sottoposti ad un addestramento militare, ma anche ideologico, che li abitua a considerare come nemico non gli USA, ma i regimi arabi laici. Questi regimi vengono fatti odiare non perché sono corrotti e dispotici, ma per la loro unica caratteristica positiva, cioè di rappresentare una prospettiva diversa rispetto al legame tribale.
Si tratta di quell'area di milizie pseudo-islamiche che viene etichettata sotto la sigla di comodo di "Al Qaeda", e che negli anni di Bush era stata pretestuosamente spacciata come la nuova minaccia per l'Occidente che avrebbe sostituito quella sovietica. In Libia, in Sudan ed in Siria queste milizie stanno svolgendo un ruolo decisivo per la colonizzazione USA, in quanto fanno da battistrada e da copertura per le milizie mercenarie vere e proprie, assicurando una copertura ideologica ed un alibi missionario a tutta l'operazione. In effetti il confine tra la milizia "islamica" e la truppa mercenaria non è poi così netto come si potrebbe pensare. L'integralismo islamico, confezionato nei decenni scorsi dalla psicoguerra della CIA, non consiste infatti in un mitico "fanatismo", e neppure in un richiamo identitario ad una presunta tradizione. Si tratta semplicemente del discredito gettato su ogni forma di cittadinanza o di socialità evoluta, perciò alla fine non rimane altro che la fedeltà al denaro dei reclutatori, in questo caso gli emiri e la famiglia reale saudita. Proprio l'esperienza storica statunitense dimostra che il fondamentalismo religioso si risolve praticamente in religione del denaro.
Le milizie "islamiche" non sono altro che gang, ed il loro integralismo religioso non è altro che autorazzismo. Come ogni forma di razzismo, anche il filoamericanismo non è un "pregiudizio", ma rappresenta la falsa coscienza di forme di gangsterismo; ed il razzismo è sempre una strada a due sensi, perciò per i colonizzati diventa la persuasione della propria irrimediabile inferiorità.
Attorno all'immaginaria minaccia islamica paventata dalla presidenza Bush, l'apparato ideologico "Neocon" aveva confezionato altri slogan come la "esportazione della democrazia", la "guerra preventiva", ecc., che non potevano evitare di causare delle frizioni con l'area del filoamericanismo ambiguo, spesso connotato di un alone di "sinistra" o, addirittura, di pacifismo. Era accaduto così che il filoamericanismo ambiguo venisse etichettato dai "Neocon" come antiamericanismo; e nel periodo della presidenza Bush ciò ha creato l'illusione di un esplodere dell'antiamericanismo, che in realtà non si è mai verificato.
Nel momento in cui il filoamericanismo era rappresentato da un Magdi Allam o da un Giuliano Ferrara, era inevitabile che il filoamericanismo stesso ne venisse gravemente screditato; ma questo discredito non c'entrava nulla con l'antiamericanismo, che, come soggetto politico, non esiste. Lo scontro ideologico non è tra filoamericanismo ed antiamericanismo, ma tra le varie sfumature del filoamericanismo.
Oggi il Dipartimento di Stato USA ha sostituito l'esportazione forzata della democrazia con una fiaba più suggestiva, cioè con l'immagine mediatica di una serie di spontanee rivolte per la democrazia represse ferocemente dai dittatori. Se l'unilateralismo di Bush toglieva spazio di manovra ai filoamericani, l'approccio multilaterale della Clinton lascia invece campo libero al protagonismo ed allo zelo dei filoamericani. Al Jazeera ha svolto un ruolo davvero creativo in questo campo, ed il Qatar è diventato l'avanguardia militare ed ideologica del colonialismo statunitense. Il suo nuovo protagonismo ha suscitato invidie ed emulazioni, tanto che persino il presidente turco Erdogan - sino a due anni fa enfant terrible all'interno della NATO - si è messo ora ad imitare l'emiro del Qatar.
La disinvoltura con cui l'area del filoamericanismo di "sinistra" ha sposato le fiabe mediatiche confezionate dall'emiro del Qatar, indica appunto che l'espansionismo statunitense ha bisogno di "multilateralismo", cioè di far leva sulle infinite risorse degli zeloti del filoamericanismo. Si può sostenere nei fatti una guerra coloniale anche dichiarandosi contrari alla guerra. Se si avalla la fiaba ufficiale del dittatore che sta sterminando il proprio popolo, allora ogni dichiarazione contraria alla guerra diventa pura enunciazione retorica, un alibi utile ad alimentare un finto dibattito attorno a delle aggressioni militari che l'opinione pubblica viene indotta a considerare non solo inevitabili, ma anche giuste.

[1] www.repubblica.it/ultimora/esteri/eau-nyt-800-mercenari-di-blackwater-contro-dissidenti/news-dettaglio...
[2] borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=977743...

www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=482

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...e bingo...
www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic...

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ovviamente i media che c eun fronte di paesi che sta denunciando un attacco alal siria ewrttc insomma mi raccomando leggete perche solo cosi si rmane informati e quindi atatccati al carro visto che se non fosse per alcuni eravamo ancora a pensare che in siria le cose stanno in altro mondo perlomeno la discusisone che c eintorno


Reportage dalla Siria. 1 – Una delegazione internazionale contro l’ingerenza e per la pace

24 aprile 2012
Cuba, Venezuela, India, Mozambico, Sudafrica, Turchia e altri: una delegazione internazionale in Siria contro l’ingerenza e per la pace

di Marinella Correggia

Sono convinti che in Siria ci sia una cospirazione internazionale e non credono ai media, ai governi di mezzo mondo e all’opposizione siriana cHe parlano di oltre diecimila persone uccise dall’esercito e da milizie filogovernative. Sono 29 organizzazioni, provenienti da 24 paesi soprattutto non occidentali (fra cui Turchia, Venezuela, Cuba, Mozambico, Sud Africa, India, Nepal, Giordania, Libano, Brasile, Russia, e anche alcuni paesi europei) e aderenti alle due organizzazioni internazionali World Peace Council (Wpc) e World Federation of Democratic Youth (Wfdy) che si trovano attualmente in delegazione in Siria (che il 7 maggio va a votare per il nuovo Parlamento). Una “missione di solidarietà e accertamento dei fatti”:

I delegati

La dichiarazione preparatoria della delegazione spiegava: “Salutiamo i milioni di amanti della pace e giovani in Siria ed esprimiamo la nostra sincera solidarietà alle proteste pacifiche, sociali e genuine e alle giuste richieste di cambiamenti economici, sociali e politici nel paese affinché il popolo sia padrone del proprio futuro. Non accettiamo nessuna delle interferenze politiche o militari in Siria, da parte di Usa, Israele, Nato, accompagnati da Turchia e paesi del Golfo, per la presunta protezione della popolazione civile e dei diritti umani. Chiediamo che non si ripeta il modello libico. Solo il popolo siriano ha il diritto sovrano di decidere sul futuro della Siria”.

Ho chiesto e ottenuto di far parte della delegazione su questa condivisibile base e considerando la presenza di attivisti e giovani da mezzo mondo, che in sé potrebbero veicolare nei rispettivi paesi elementi più precisi circa la propaganda mediatica che ostacola fortemente la ricerca della pace e della riconciliazione in Siria e “giustifica” l’interferenza estera.

E’ parso subito evidente che nella volontà dei partecipanti (in seguito alcune interviste agli stessi) la solidarietà antimperialista è preponderante rispetto all’accertamento dei fatti. Gli incontri, organizzati dalla sezione locale della Wfdy (la Nuss, Unione studentesca siriana), si stendono su soli quattro giorni, si soffermano maggiormente su considerazioni geopolitiche, sono con attori qualificati e riguardano pochi luoghi: Damasco e Lattakia.

Ma quando il bus dei “delegati” si ferma da qualche parte, si avvicinano persone (come all’università di Damasco e a quella di Lattakia) per dire “vi chiediamo di dire la verità nei vostri paesi, basta menzogne”.

A Damasco, primo giorno

Verità è una parola grossa e impegnativa. Più facile cercare di smantellare certe menzogne e notizie fabbricate e distorte. Il primo giorno a Damasco, di mattina, di pomeriggio e di sera abbiamo visto una città normale, tranquilla (secondo chi c’era già stato c’è meno traffico del solito) e senza presenza militare. Eppure Diago, giovane delegato portoghese, chiamando a casa viene avvertito che l’esercito sta “bombardando Damasco”, perché così riferisce la tivù portoghese. Anche in Italia pare circoli la stessa notizia, relativa ai sobborghi di Damasco. Interrogati, gli accompagnatori locali dicono che probabilmente si tratta dei soliti scontri con “gruppi di terroristi”.

Un ragazzo della Nuss che fa da traduttore (si chiama Petros, più o meno, è di famiglia cristiana) ci fa notare che nei quartieri dove siamo passati, il suq, la medina, prima della crisi c’erano più turisti che locali. Adesso nemmeno uno.

I siriani incontrati tengono tutti a condannare la “strumentalizzazione politica della religione” che accompagna la cospirazione internazionale contro la Siria. Ecco brevi resoconti.

Il Gran muftì della Siria, Ahmad Bdrddin Hassoun, nel marmoso e dorato salone della moschea parla di “ingerenze estere che fabbricano la guerra invece di favorire la riconciliazione fra tutte le parti. C’è gente che uccide per denaro, denaro che viene da fuori. Ditelo. Sono armati e ricevono molti soldi. Ma un regime va cambiato in modo pacifico, non con l’uccisione di tante persone in cambio di denaro”. Gli chiedo: “Ma diversi gruppi armati in Siria – e altrove – hanno sempre il nome di Allah sulla bocca”. Risposta: “E’ un uso politico della religione che non si giustifica in alcun modo. La vediamo in Arabia Saudita, in Afghanistan, in tanti posti”. Aggiunge: “E poi come si può uccidere così in nome di Allah?”. Suo figlio è stato ucciso a Lattakia, fuori dall’università, mentre era in macchina.

Il Presidente della Nuss Ammar Saadé ricorda anche che la Siria ha accolto oltre un milione di rifugiati iracheni, per non dire dei palestinesi e libanesi.

Fuori dall’università, tre ragazze con il velo (sono pochissime a Damasco, soprattutto fra le giovani) ci fermano: sono furenti con Al Jazeera e Al Arabyia, dicono che “anche molti siriani si fanno influenzare da questi bugiardi invece di guardarsi intorno”:

In una confusissima riunione dalla pessima acustica peggiorata dal fatto che molti i delegati stavano mangiando (purtroppo in queste delegazioni si dà sempre troppa attenzione al cibo, salvo sprecarne tanto), l un esponente del Partito Comunista (unificato) ha detto fra l’altro che si mira a creare in Siria delle zone tipo Kosovo o Bengasi, dalle quali gruppi armati possano portare attacchi.

L’incontro con il patriarca Hazieem della chiesta mariana avviene in una sala disadorna tipo oratorio, che mi rinfranca per la sua modestia (ma la chiesa che vedremo dopo è invece rilucente ed enorme). Il patriarca ricorda la storia di Paolo sulla via di Damasco e il fatto che qui si radicarono la religione islamica e quella cristiana e che tutte le religioni nelle loro varie suddivisioni qui hanno convissuto per secoli e secoli, e “a Pasqua i musulmani sono venuti a pregare da noi, lo fanno sempre ma quest’anno di più, in segno di solidarietà e pace.

Venendo al dunque, parla anche lui di cospirazione, si dice certo che la Siria unita vincerà. “Anche perché abbiamo l’appoggio di paesi amici, i Brics (ndr: tutti qui sembrano contare molto su Brasile Russia Cina India Sudafrica…chissà se hanno ragione), e l’Iran, che non occupano né fanno la guerra a nessun altro paese come invece hanno fatto le potenze occidentali”. Sottolinea che lui le bugie dei media, soprattutto di Al Jazeera e Al Arabiya e dei loro paesi del Golfo “dove non c’è democrazia e pretendono di insegnarla agli altri”. Aggiunge che “la visita del patriarca russo in novembre ci ha molto incoraggiati”. Un delegato chiede “qual è il segreto di questa pacifica convivenza fra religioni in Siria mentre in Libano si sono scannati?”. “In Libano e Giordania la società è, come da noi, multireligiosa, ma alle varie religioni non sono riconosciuti gli stessi diritti”:

Che messaggio vuole dare al Vaticano (al quale ha scritto l’altro patriarca, della Chiesa Zaitoun)? Ovviamente non si sbilancia: “Il Baba –papa – si è pronunciato a Pasqua per la pace in Siria. Speriamo che la sua voce sia sempre più decisa contro la cospirazione occidentale. La Siria è la nostra madrepatria, senza la Siria noi cristiani perderemmo tutto”.

www.sibialiria.org/wordpress/?p=261

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La guerra democratica: noi ipocriti, i peggiori assassini

Con un profetico bestseller, Giulietto Chiesa la battezzò “la guerra infinita”: era l’incubo che doveva metter fine al breve sogno della pacificazione globale, dopo il lungo inverno della guerra fredda. I Grandi si promisero una pace duratura, ma mentivano: appena l’Urss abbassò le armi, l’America ne approfittò per assediarla e conquistare posizioni in tutto il mondo. «Da quando è crollato il contraltare sovietico – dice oggi Massimo Fini – le democrazie occidentali, Stati Uniti in testa, hanno inanellato otto guerre in vent’anni». Così, la “guerra asimmetrica” di cui parlava Giulietto Chiesa – potenti eserciti super-tecnologici contro sparute armate di miliziani irregolari e vaste stragi di civili – è ora la “guerra democratica”, nella traduzione di Massimo Fini: oggi il boia siamo noi, l’Occidente “umanitario” e ipocrita, che uccide a distanza, rifiutandosi di guardare in faccia le vittime dilaniate, a migliaia, da missili-killer che cadono lontano dalle nostre case.

Otto guerre in vent’anni, dalla Jugoslavia alla Libia: «Forse solo la prima aveva una qualche giustificazione, il primo conflitto del Golfo, perché Saddam Hussein aveva aggredito il Kuwait; le altre sette sono tutte guerre di aggressione», dice Massimo Fini a “Passaparola”, il format video del sito di Beppe Grillo, presentando il suo volume sulle “guerre democratiche” che i nostri governi – più o meno sottobanco – hanno fatto digerire ai Parlamenti, forzando la Costituzione, con la scusa della crociata contro il terrorismo internazionale. Risultato: una vera e propria infamia, senza neppure la tragica consolazione della verità: «Una volta, quando le potenze volevano una cosa, mandavano le cannoniere e se la prendevano. Adesso pretendiamo di fare la guerra per il bene di coloro che bombardiamo, uccidiamo, assassiniamo o devastiamo. E’ una specie di Santa Inquisizione planetaria, ed è questo che è intollerabile: l’ipocrisia di queste guerre».

La “guerra democratica” è un conflitto-fantasma, non dichiarato, negato persino dal nome bugiardo che lo nasconde: peacekeeping, missione umanitaria, difesa dei diritti umani. Prima conseguenza: «Il nemico è sempre un criminale o un terrorista, e quindi di lui si può fare carne di porco: non valgono le leggi di guerra neppure per i prigionieri, e Guantanamo ne è un esempio clamoroso». Nella “guerra democratica”, le democrazie possono colpire ma non possono subire: «È legittimo uccidere i soldati del nemico, ma se il nemico uccide i nostri allora è una vigliaccata, una porcata, qualcosa di indecente e di intollerabile». Siamo killer di una specie strana, che ha orrore della vista del sangue: ormai la “guerra democratica” la si fa solo con le macchine, con gli aerei, con i droni – robot senza equipaggio, teleguidati da migliaia di chilometri di distanza. Il più sleale dei videogame: chi preme il pulsante, è al riparo da qualsiasi ritorsione. Alla vittima non resta che la morte o la disperazione, la rabbia impotente che poi qualcuno coltiverà sotto forma di terrorismo.

Un’altra caratteristica delle “guerre democratiche”, aggiunge Massimo Fini, è che manca l’essenza della guerra, e cioè il combattimento: «Gli occidentali non sono più in grado di affrontare il combattimento, la vista del corpo a corpo gli fa orrore, lo ritengono immorale; ritengono invece morale colpire con un missile da 300 chilometri di distanza e uccidere duemila persone». E così, missile dopo missile, la democrazia diventa una sorta di totalitarismo: «Non siamo più in grado di accettare il diverso, l’altro: la concezione è che siamo una cultura superiore». Che poi è la moderna declinazione del razzismo, dopo quella “classica”, di Hitler. «E quindi abbiamo il diritto e il dovere di portare le buone maniere agli altri popoli» Un totalitarismo «tanto più pericoloso perché inconscio: il pericolo non è Bush, ma Emma Bonino: cioè chi crede davvero che noi siamo possessori di diritti assoluti, validi per tutti».

Una ferita anche antropologica, molto dolorosa: perché alle nostre spalle, oltre alla tradizione giudaico-cristiana, c’è l’immensità della cultura greca, la prima nella storia a riconoscere il diritto di esistenza e di dignità dell’altro: «Quando Erodoto parla dei persiani li descrive come crudeli e barbari, ma non si sognerebbe mai di applicare i costumi greci ai persiani: i persiani sono persiani, i greci sono i greci. Invece noi abbiamo la pretesa di omologare l’intero esistente alla nostra way of life». In realtà, viviamo immersi nella menzogna, e i nostri leader sono in perfetta malafede: «Queste guerre hanno ragioni economiche: essendo i nostri mercati saturi, abbiamo bisogno di conquistare sempre nuovi mercati, per quanto poveri». Miserabili pretesti, per nascondere «interessi imperiali». L’Afghanistan: «C’era Bin Laden, ma sono passati 11 anni e Bin Laden non c’è più da tempo». In Libia «c’era il dittatore, peraltro corteggiato fino al giorno prima». E la Siria? Ci proviamo anche lì, ma non oseremo: per ora, non ci conviene.

«La Siria non la attacchiamo – dice Massimo Fini – perché è protetta in qualche modo dalla Russia e dalla Cina: e questo dice che i nostri interventi umanitari in realtà non sono tali. Noi interveniamo laddove non ci sono rischi, dividiamo il mondo in figli e figliastri: alcuni devono essere puniti, e altri – che ne fanno di peggio – invece la passano liscia». Esempio: «Chi attaccherebbe la Russia per il genocidio ceceno», che ha fatto 250.000 morti e cioè un quarto della popolazione della piccola repubblica caucasica? «Qui viene dimostrata tutta l’ipocrisia di questa storia dei diritti umani», che alla fine sono soltanto «un grimaldello per intervenire nei Paesi in cui ci interessa intervenire». L’Iran, per esempio, attorno a cui rullano tamburi di guerra: anche qui, «con giustificazioni che non hanno alcun senso», dato che Teheran rispetta il trattato di non-proliferazione nucleare e accetta regolarmente le ispezioni dell’Aiea, l’agenzia Onu che regola le produzioni atomiche. L’Iran non ha mai superato il 20% di arricchimento dell’uranio, mentre per costruire una bomba atomica ci vuole il 90%, però è sotto scacco in continuazione. Mentre Israele, che la bomba atomica ce l’ha, invece viene lasciato assolutamente tranquillo.

Due pesi e due misure: una partita sleale, che incita anche i più pacifici a radicalizzarsi: «Alla fine uno diventa anche terrorista, data la violenza che noi esercitiamo continuamente». Ma se la Siria è l’anticamera dell’Iran, allora è il caso di dirlo: stiamo scherzando col fuoco. «Se si attaccherà l’Iran sarà la Terza Guerra Mondiale», dice Massimo Fini: «E’ molto rischioso per le democrazie attaccare l’Iran, perché saltano anche tutte le alleanze più o meno forzate che hanno con i paesi cosiddetti moderati, che poi moderati spessissimo non sono», dalla Giordania all’Arabia Saudita, fino all’Egitto. Da una parte i micidiali armamenti dell’Occidente, dall’altra popolazioni deboli ma numerose, ricattate dalla legge del più forte: «E’ abbastanza grottesco che paesi seduti su arsenali atomici incredibili facciano la voce grossa con l’Iran perché ipoteticamente può fare l’atomica». D’altronde, siamo specialisti nel disordine: inseguendo un pericolo immaginario, l’Afghanistan armato in modo antidiluviano, abbiamo destabilizzato il Pakistan, creando un pericolo vero, perché Islamabad dispone dell’atomica: «Se gli integralisti prendessero il potere in Pakistan, allora sì che sarebbero cazzi acidi per tutti».

Che fare? L’unica arma che ci resta, aggiunge Massimo Fini, è provare a fare pulizia innanzitutto a casa nostra: la “guerra democratica” non nasce da sola, ma viene sempre fortemente sostenuta, anche se quasi di nascosto. Nel nostro caso, «da una classe dirigente che da trent’anni ha commesso abusi, soprusi, ruberie: il sacco del paese». Oggi attaccano il “grillismo” e la cosiddetta “antipolitica”? E’ logico: hanno paura, finalmente, di essere spazzati via. Per questo «demonizzano Grillo e anche chi non va a votare». Grillo o non Grillo, «c’è in giro una collera notevole, da parte della popolazione, che alla fine si è resa conto che questa democrazia dei partiti non è affatto una democrazia, ma un sistema che ha privilegiato una classe dirigente indecente che ha impoverito il paese», con la corruzione ma anche con la guerra sporca, la “guerra umanitaria”: come quella che ancora si combatte contro gli afghani. Una strage: 65.000 vittime civili, in 11 anni di occupazione. Costo: «Un miliardo di euro all’anno, per tenere inutilmente i nostri soldati lì, per ammazzare e farsi ammazzare».

(Il libro: Massimo Fini, “La guerra democratica”, Chiarelettere, 289 pagine, euro 14,90).

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4/25/2012 6:36 AM
 
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praticamente gli americanoi hanno di punto in bianco inventatorsi un conflitto,hanno diviso cosi come fossero i padroni del mondo il sudan e si sono tenuti un piccolo pezzo di sudan fantoccio dove ci sono i pozzi petroliferi,
mbe cosa ha fatto bheshir?ha bombardato i pozzi che fino a pochi mesi fa erano suoi,ora lasciamo perdere dettalgi etc,ma vi rendete conto che li sta portando al punto di autobombardarsi i proprio pozzi come dire se me li levi nulla a me e nulla a te fanculo ..

www.repubblica.it/esteri/2012/04/25/news/bombardamenti_sul_sud_sudan_16_morti_ingenti_danni_agli_impianti_petroliferi-33898...

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4/25/2012 7:08 PM
 
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ma guarda un po,che sorpresa,cioe il solito assassino di libici cioe alen juppe´dice che il piano di pace in siria sta miserabiömente fallendo
ma dai su basta ma non si puopiu vedere un copione detto rpedetto e ridetto e ora in admepimento nei suoi dettalgi,ma dico io ma non lo vedete che acade semrpe un film gia visto quando ,molto prima,o poco prima qui ne analizziamo e deduciamo gli eventi

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4/26/2012 6:37 AM
 
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ci siamo il 5 maggio iniziera l inferno in m.o.
il tg1 addirittura dice che in siria lesercito continua ad amazzare etc(ovviamente tute caxxate casomai come i libya e lö opposto semmai)cmq udite udifte le aprole del tg1 e cioe francia inghilterra ,hanno detto che il 6 maggio si uniranno e prenderanno in considerazione altre cose tra cui l intervento militare [SM=g10081] [SM=g8180] [SM=g10081]
avete cpaito???-
basta fare migliaia di morti a londra e avranno anche l apoioggio del popolo bestielae occidentale ,tra intervento in siria e masscro a londra come false flage ,piu cio che acadra da adesso fion li e il gioco e fatto-ma non lo vedete che ormai gli articoli in rete sono tutti sulla falsa riga dei concetti espressi da anni qui
vedi epr esempio larticolo che sto epr portarvi in economia su monti e finalmente si inizia aparlare di verita e convinti ora il grosso dlela folla sa che cosa e monti cosa sta fanbcedo etc

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già sembra proprio che per maggio si apriranno le danze e facendo due conti diciamo che l'attacco dovrebbe esserci nella seconda metà di maggio..

Siria, Parigi: "Serve un intervento militare"

Il ministro degli Esteri incontrando gli oppositori di Assad: "Se l'Onu fallirà, sarà guerra".

20:07 - Se la mediazione sulla Siria fallirà, la Francia e i suoi partner si muoveranno per una "risoluzione in base al capitolo 7" della Carta Onu, che prevede anche l'intervento militare, in caso di minaccia alla pace. Lo ha affermato il ministro degli Esteri francese, Alain Juppè, incontrando a Parigi i rappresentanti dell'opposizione siriana.
Per Juppè il piano per la Siria dell'inviato di Onu e Lega Araba, Kofi Annan, è "gravemente compromesso" e per questo è necessario che l'invio di 300 osservatori internazionali nel Paese arabo avvenga al massimo "entro 15 giorni".

www.tgcom24.mediaset.it/mondo/articoli/1044223/siria-parigi-serve-un-intervento-milita...

e leggete un po qui..

Siria: Tarpley, governo Usa ha mandato ‘squadroni della morte’

WASHINGTON – Il noto analista ed accademico statunitense Webster Griffin Tarpley ha rivelato che gli Stati Uniti hanno inviato ‘squadroni della morte’ in Siria che hanno colpito ed ucciso civili. Intervistato da Press TV, Tarpley ricorda che “la principale forza a causare problemi in Siria sono proprio questi squadroni della morte”. Secondo Tarpley non c’e’ alcun dubbio che gli Stati Uniti hanno deciso di attaccare la Siria e l’invio degli squadroni della morte per uccidere la popolazione ed addossarne la colpa all’esercito avviene per gettare le basi per l’intervento militare diretto. Secondo Tarpley, geopoliticamente la Siria e’ unita all’Iraq e quindi gli Usa hanno gia’ iniziato l’offensiva ai danni della Siria al tempo dell’invasione dell’Iraq ed oggi stanno solo sviluppando cio’ che hanno iniziato da tempo. Tarpley ha spiegato che per agevolare il proprio intervento armato, la NATO sta cercando di creare “una guerra civile” nel paese arabo.

italian.irib.ir/notizie/mondo/item/106081-siria-tarpley-governo-usa-ha-mandato-%E2%80%98squadroni-della-morte%...

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4/27/2012 2:22 PM
 
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MondoPercorso:ANSA.it > Mondo > News
Iran, Israele pronto a attacco
Capo Stato maggiore, speriamo non essere costretti a usare forza

27 aprile, 14:20

(ANSA) - TEL AVIV, 27 APR - Oltre a Israele, ci sono altri Paesi pronti ad un ipotetico intervento militare per bloccare i progetti nucleari iraniani laddove Teheran non dovesse fare un passo indietro. Lo ha affermato il capo di stato maggiore israeliano, generale Benny Gantz. ''La nostra forza militare e' pronta. E non solo la nostra, ma anche altre'', ha detto in un'intervista. Israele spera di non essere costretto a ricorrere a quella forza ''ma e' importante - ha ribadito il generale- che essa sia credibile''

www.destinazionethule.com


Luca 12,54

54 Diceva ancora alle folle: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: Viene la pioggia, e così accade. 55 E quando soffia lo scirocco, dite: Ci sarà caldo, e così accade. 56 Ipocriti! Sapete giudicare l'aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo?



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4/27/2012 8:29 PM
 
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ascoltate bene le parole che ha detto il tg1 sulla siria
allora mi raccomando sentirte bene
-in sirya la violenza non si ferma ,esplose due bombe con mnmorti etc etc.ma il repsosnsabile della nato dice che le violenze continuano ma non interveniamo militarmente
ora un dormiente sente e crede che le bombe le ha messe il governo e qundo dice cointinua le violenze deducono che e il governo che continua mentre sappiamo tutti giornalisti in primis che quando si parla di bombe sono al 100% i ribelli o melgio chiamarli ribelli si fa il gioco loro sono i ocntarctor e i ratti mandati dai soliti "ignoti"
quindi uan news che dovrebbe dire che i terroristi che giustificano le difese al popolo siriani d aaprte dlesercito vengono travisate pe rl oposto -quindi e chiaro che ce un "ufficio2che manipola tutte le news e da le linee a tutti i media e dico tutti
lo dicevo latro gg l apparato stampa media in generale e il rpimo che e arrivato ad avere los cneario da nwo orwelliano e gia pornto il gg che il nwo sara ufficiale ,i media da oggi non cambieranno pe rnulla perche e gia cambiato e pornto viviamo in un mondo dove il nwo e gia qui ma non lo dicono charo solo epr convenenza ,e i emdia sono gia messi al punto da nwo

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4/27/2012 9:50 PM
 
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queste cose devono divenire luogo comune
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