Mercoledì 25 aprile 2012: a volte la bici è strana e quasi inspiegabile. Un giorno stai benissimo, ti sembra di volare e il giorno dopo pensi di avere un telaio in ghisa e le gambe non girano … boh … Ma oggi addirittura, son salito ed ero ancora inchiodato dal problema muscolare dei giorni scorsi e dal dolore al ginocchio sinistro. Non erano solo sensazioni, quasi 3 minuti in più nel tratto pianeggiante o vallonato di 28 km da casa mia a Cenate Sotto e quasi un minuto in più nei 3 km di facile salita al Colle dei Pasta. La classica “giornata no”, con ancora male alle gambe e invece … la salita tranquilla a Selvino me le ha messe a posto e quando sono arrivato a casa dopo 7 ore e mezzo di pedalata stavo bene. Magari domani non riuscirò ad alzarmi dal letto, ma la bici è davvero strana … Vediamo come è andata …
Dovendo essere alle 7,15 a rendez vous sul Colle dei Pasta, la sveglia suona alle 4,55. Tutto regolare (cioè regolarmente lento) e alle 6:06:58 esco di casa e do il 1° colpo di pedale al mio King. Praticamente son già in ritardo, ma pur dovendo spingere per recuperare, le gambe proprio non girano e fanno male. Poco prima di arrivare a Cenate Sotto telefono a Giuseppe per avvertire dei 3-4 minuti di ritardo, ma scopro che anche per lui è la stessa cosa. Quando arrivo su sono mezzo cotto, ma trovo
Pier Luigi che con la sua chiacchiera mi regala un po’ di buon umore.

Un paio di minuti e arriva anche
Giuseppe. Ci siamo tutti e scendiamo a Nembro per affrontare la prima salita (vera) del giorno: il Selvino. Pur distando circa 39 km da casa mia, il Selvino da Nembro è un’abitudine consolidata da quando vado assiduamente in bici. E’ soleggiata, le pendenze sono pedalabili, la carreggiata è magnifica, ci trovi sempre qualcuno e anche nella stagione fredda è perfetta. Oggi saliamo tranquilli, chiacchierando e godndoci la bella giornata caratterizzata da un sole piacevole e da un cielo incredibilmente azzurro.
Siccome Pier Luigi vuole rientrare a casa presto e pensa di unirsi a quelli della sua squadra che salgono a Miragolo da Zogno, l’idea è di arrivare da quelle parti per le 9,20 circa. Se scendessimo subito a Rigosa saremmo in anticipo, se andassimo fino a Costa Serina verrebbe tardi e allora saliamo ad Aviatico e a Sant’Erasmo e scendiamo dalla diretta per Ambriola e da lì, patendo un po’ il freddo, arriviamo a Spino al Brembo dove salutiamo Pigi che in perfetto orario raggiungerà Zogno per trovare i suoi compagni. Io e Giuseppe, invece, svoltiamo a destra e imbocchiamo la ciclabile della Val Brembana.
Bellissimo fare un salto indietro nel tempo, quando ad uscire assieme eravamo solo io e lui. La ciclabile me l’ha fatta conoscere lui e oggi a San Pellegrino Terme andiamo a prendere la salita per Dossena che finora ho fatto sempre e solo in discesa … anche 2 settimane fa. La salita è bella. Un po’ fresca nei primi 2 km in quanto coperta da bosco, ma da Antea in avanti è piacevolmente soleggiata. Io inizio a sentirmi bene e ogni tanto mi scappa una pedalata di troppo e torno a fianco di Giuseppe che in divisa invernale dove io ho patito il freddo stava bene, ma ora al sole soffre non poco. Gli regalo una perla di saggezza bresciana “An po per u in bras alla mama” che tradotto letteralmente significa “Un po’ per uno in braccio alla mamma”.
Pedalata dopo pedalata, attraversando prati verdi spesso meravigliosamente punteggiati dai gialli “denti di leone”, la strada sale e arriviamo a Dossena. Sosta alla fontana e brevissimo trasferimento al Passo di Zucca Trinità, a quota 994 mt, dove ci dedichiamo a foto, chiacchiere e alimentazione.
Quando ripartiamo ci attendono 10 km di discesa fino San Giovanni Bianco. Le parti tornano ad invertirsi … infatti, spesso in mio abbigliamento non mi ripara dal freddino. Quando siamo di nuovo in Val Brembana, puntiamo verso San Pellegrino e Zogno. Giuseppe accusa un po’ di stanchezza e opta per un rientro, mentre io lo saluto e salgo a Miragolo. Le prime rampe mi confermano che sto di nuovo benino: quando provo a spingere la bici è reattiva. Chiudo arrivando a Miragolo San Salvatore in 37’ e 7”. Appagato, mi fermo un minutino ad ammirare le Orobie innevate di fresco, prima di trasferirmi a Sambusita e iniziare quei 2,8 km che portano al Valico di Salmezza. I primi 700 metri nel bosco sono belli tosti, poi le pendenze si ammorbidiscono fino al bivio per il Santuario del Perello (al km 1,3) e da lì resta un km e mezzo di sofferenza: pendenze elevate, fondo stradale difficile, un po’ di stanchezza che esce … tengo duro e scollino.
Breve sosta per divorare l’ultimo panino con la marmellata e poi mi butto giù verso Selvino e da lì a Nembro.
Mi resta solo la piccola formalità del Colle dei Pasta … almeno penso che sia così. La formalità presunta passa senza alcun problema, ma i problemi quelli veri iniziano a Trescore Balneario: sono in Val Cavallina e soffia un ventaccio contrario. Sono convinto di dover resistere solo per quei 5 km circa fino a Gorlago, invece il vento mi soffia sul naso fino a casa rendendomi la pianura spesso più dura della salita.
Bella uscita, con una salita inedita e la grande compagnia di Pier Luigi e Giuseppe.
Tempo: 7h 32'
Distanza: 173,6 km
Battiti: 128/167 bpm
Cadenza: 75/110 rpm
Velocità media: 23,1 km/h
Dislivello: 2.865 mt
Calorie: 4.484 kcal
Temperatura: min +5°C/media +15°C
Ciao e buone pedalate a tutti