Il Signore degli Anelli -Le Campagne di Eriador-
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Facebook   BattaglieLast Update: 9/14/2006 2:32 PM
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Come moderatore di questa cartella, non potevo non restare senza stare niente... ... ecco a voi la descrizione delle grandi battaglie del Beleriand:


La Battaglia delle Potenze

Prima guerra affrontata nel Beleriand. Dopo che Melkor scappò da Valinor per cercare di realizzare i suoi piani malvagi cessò la pace nella Terra di Mezzo: riuscì a corrompere dei Maiar (come Sauron) per farne i suoi servi più fidati nell’opera di diventare Signore di Arda. Con l’arrivo dei Figli di Ilúvatar (Elfi), Melkor riuscì ad irretire alcuni di questi trasformandoli nell’orrenda razza degli Orchi. I Valar preoccupati dalle azioni di Melkor tennero consiglio e decisero di muovere guerra aperta contro il loro nemico: fecero una cavalcata verso il Nord dove Melkor risiedeva in una fortezza sotterranea chiamata Utumno. Le prime vittorie dei Possenti dell’Ovest furono molto facili perché gli eserciti degli Orchi fuggivano intimoriti davanti a tanta maestosità e potenza. La forma della Terra di Mezzo fu mutata, il Grande Mare sì ampliò e si formarono una gran quantità di golfi e di baie. Duro e lungo fu l’assedio di Utumno a causa dei grandi eserciti che Melkor opponeva ai Valar; alla fine però la fortezza venne espugnata e distrutta, Melkor fu costretto a un combattimento contro Tulkas, il più forte e il più abile nella guerra di tutti i Valar, nel quale fu sconfitto.

Successivamente venne legato con Angainor, una catena indistruttibile appositamente prodotta da Aulè, e condotto a Valinor dove venne sottoposto al giudizio dei Valar: fu imprigionato per tre ere del mondo nelle aule di Mandos da dove nessuno era in grado di fuggire. I Valar però, dopo la distruzione di Utumno, non giunsero fino alle aule più profonde e segrete nelle quali si celavano ancora innumerevoli creature immonde desiderose di aspettare un’ora più propizia per compiere i loro malvagi propositi; nemmeno Sauron venne trovato. Alla guerra gli Elfi non presero parte né vennero mai informati direttamente dai Valar.

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I Battaglia del Beleriand

La prima battaglia del Beleriand venne combattuta dalle schiere dei Teleri. Nel Doriath, la regione centrale del Beleriand, era posto il regno guidato da Re Thingol e da Melian, una Maia che decise di lasciare Valinor per sposare il Re. Questa, essendo come tutti i Maiar molto previdente, consigliò al Re di costruire una dimora che fosse forte e sicura nel caso in cui il Male nella Terra di Mezzo si fosse risvegliato. Così Thingol, con l’aiuto dei Nani che già da tempo si inoltravano per tutte le regioni del Beleriand, costruì Menegroth: un’imponente opera d’aule per la maggior parte sotterranee celate alla vista di tutti che però distava solamente centocinquanta leghe dalla fortezza di Melkor. Questo era stato lasciato libero dai Valar con la promessa di aiutare gli Elfi (cosa che in un primo momento si verificò) ma successivamente fuggì da Valinor e si rifugiò nella sua vecchia fortezza che incominciò a ricostruire. Le previsioni di Melian si rivelarono giuste: infatti grandi schiere di Orchi guidati da Melkor piombarono nel Beleriand e attaccarono Thingol.

L’attacco venne sferrato da entrambi i lati di Menegroth tagliando fuori un possibile aiuto da parte di Círdan: Thingol fu costretto a chiedere aiuto agli Elfi guidati da Denethor, i quali riuscirono a cacciare gli invasori compiendo grandi carneficine; gli Orchi fuggirono e andarono ad attaccare il regno di Círdan . Thingol, rientrato a Menegroth, radunò un esercito col quale andò ad aiutare Círdan liberandolo dall’assedio. Così si concluse la prima delle battaglie del Beleriand ma non senza sofferenze: infatti Denethor era rimasto ucciso durante gli scontri e il suo popolo andò diviso: alcuni andarono nella regione dell’Ossiriand e vennero chiamati Laiquendi cioè Elfi Verdi mentre la maggior parte della popolazione si stanziò nel regno di Re Thingol entrando a far parte del suo popolo
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II Battaglia del Beleriand - Battaglia sotto le stelle o “Dagor-Nuin-Giliath

La seconda battaglia del Beleriand venne combattuta dalle schiere dei Noldor guidati da Fëanor. Fëanor, il più possente di tutti i Noldor, nell’epoca in cui viveva in Aman, costruì grazie all’aiuto dei Valar i Silmaril: tre gemme che riflettevano la luce dei Due Alberi di Valinor. Dopo che Melkor venne liberato ritornò nella Terra di Mezzo bramando vendetta contro i Valar e contro gli Elfi: pur non avendo questi partecipato direttamente alla Guerra delle Potenze , Melkor mai si dimenticò che questa era avvenuta per amore di Ilúvatar e dei Valar verso i Primogeniti; così aspettò il momento propizio e grazie all’aiuto di Ungoliant, un grosso ragno, si recò a Valinor dove uccise Finwë padre di Fëanor, i Due Alberi e rubò i Silmaril. Fëanor allora giurò vendetta contro Melkor e salpò dai porti d’Aman volgendo verso la Terra di Mezzo dove dare la caccia al suo nemico. Le sentinelle del Nemico però stavano all’erta e riferirono a Melkor dell’arrivo di Fëanor e così decise di attaccarlo all’improvviso, prima che il suo campo fosse perfetto e preparato alla difesa.

Malgrado fossero inferiori di numero e colti alla sprovvista i Noldor respinsero con facilità gli Orchi e presto si trovarono a inseguire le schiere di Melkor. Fëanor e la sua schiera, mossi da grande ira e gioia per l’esito della guerra inseguirono gli orchi fino alle porte di Angband: qui però Melkor fece uscire dalla sua fortezza numerose creature mostruose e una grande schiera di Balrog. Fëanor si trovò accerchiato ma continuò a combattere con grande impeto nonostante le numerose ferite: sarebbe in ogni modo stato ucciso se non fossero arrivati i suoi figli a salvarlo. Poco dopo, nel tentativo di trovare riparo sulle montagne, Fëanor morì maledicendo il nome di Melkor ed esortando i suoi figli a mantener fede al giuramento fatto; fu così che fini il più possente di tutti i Noldor e nelle ere successive non apparì nessuno come lui. Così, dopo dieci giorni di dura lotta, terminò la Dagor-Nuin-Giliath, la Battaglia sotto le Stelle così chiamata perché si svolse quando la Luna non era ancora sorta.
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III Battaglia del Beleriand - La Battaglia Gloriosa o “Dagor Aglareb”
La terza battaglia del Beleriand venne combattuta dalle schiere dei Noldor guidati da Fingolfin (Re Supremo dei Noldor) e da Maedhros (uno dei figli di Fëanor) . Dopo la fine della Seconda Battaglia, nelle terre del Beleriand giunsero numerose schiere di Elfi guidati da Fingolfin e da Finrod figlio di Finarfin e s’insediarono in diverse zone del Beleriand. Tra queste casate non scorreva buon sangue dovuto all’incendio delle navi da parte di Fëanor nella loro dipartita da Aman nel tentativo di giungere nella Terra di Mezzo. Una volta ritrovati, per mettere fine agli antichi contrasti, Fingolfin diede una festa che venne chiamata Mereth Aderthad ovvero Festa di Riconciliazione: vi parteciparono i maggiori sovrani del Beleriand e così la festa, oltre ad avere funzione per la riconciliazione, servì per stringere nuove alleanze e accordi. Melkor, credendo che i Noldor girovagavano tranquillamente per la Terra di Mezzo dimenticandosi della guerra, trasse delle errate conclusioni sulla forza e sulla preparazione dei suoi nemici e decise di attaccarli. Ovviamente tutti i Noldor erano pronti ad un eventuale attacco da parte di Melkor e quando questo si verificò, Fingolfin e Maedhros fermarono l’avanzata degli Orchi facendone strame e li inseguirono fino alle porte di Angband. Così terminò la Dagor Aglareb, la Battaglia Gloriosa.

Gli assedianti però non fecero ritorno nelle loro terre ma tennero Angband sotto assedio e questo durò per più di quattrocento anni: durante quel lungo periodo nessuno dei servi di Melkor osò metter piede fuori dalle porte a causa dalla paura suscitata dalle schiere dei Noldor. Dopo cento anni di assedio Melkor provò a far uscire Glaurung padre dei Draghi ma grazie all’abilità di Fingon, figli di Finarfin, venne ricacciato all’interno della fortezza. Grande era l’esercito dei Noldor e difficile da sopraffare e come disse Fingolfin “solo in caso di tradimento l’assedio può essere spezzato”. Con l’assedio ci fu un lungo periodo di pace in cui i Noldor accrebbero il loro numero e la loro arte e grazie alla loro unione con i Sindar formarono un grande popolo assai abile sia in guerra quanto in arte.
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IV Battaglia del Beleriand - La Battaglia della Fiamma Improvvisa o “Dagor Bragollach”
La quarta battaglia del Beleriand venne combattuta dalle schiere dei Noldor e dagli Uomini della casa di Bëor. Dopo un lungo periodo di pace e tranquillità che fece seguito alla Battaglia Gloriosa, Fingolfin, Re Supremo dei Noldor, avendo constatato la grandezza del suo popolo e il valore degli Uomini, ritornò a considerare l’idea di un assalto ad Angband. L’idea venne però rifiutata perché molti sovrani, all’idea di porre fine alla pace che da molto tempo regnava e al pensiero delle innumerevoli vittime che il conflitto avrebbe provocato, si dichiararono contrari all’assalto. Melkor, dopo tanti anni passati sotto assedio a organizzare tutte le sue truppe, decise di compiere un attacco improvviso: dal Thangorodrim (parte superiore di Angband formata da grandi torri) eruttarono grandi fiumane di fuoco che andarono a colpire tutte le zone circostanti, accampamenti dei Noldor compresi; così ebbe inizio la Dagor Bragollach, la Battaglia della Fiamma Improvvisa.

Insieme alle fiamme dalla fortezza di Melkor uscì Glaurung il drago giunto nel pieno delle sue forze e molto più terribile rispetto alla precedente battaglia, e con lui molti Balrog e una gran quantità di Orchi. Le fortezze dei Noldor vennero prese d’assalto e in breve tempo l’assedio di Angband fu spezzato; da quel momento in poi la guerra non cessò mai del tutto nel Beleriand. La guerra non ebbe una durata ben precisa ma si fa terminare con la diminuzione dell’intensità degli attacchi da parte degli eserciti di Melkor. Riportarono gravi perdite sia le schiere di Fingolfin sia quelle di Finrod sia quella dei figli di Fëanor; i superstiti si sparpagliarono e molti si recarono nel Doriath nel regno di Thingol e altri ancora si recarono a Nargothrond nel regno di Finrod. Allora Fingolfin, mosso dalla previsione di sconfitta dei Noldor e dalla rovina di tutte le sue casate, decise di partire da solo verso Angband e di sfidare Melkor in persona. La sua cavalcata era talmente potente che venne scambiato per Oromë in persona e arrivò alla fortezza senza ostacoli, facendo fuggire sgomenti tutti i servi del Nemico. Allora Melkor uscì dalla sua fortezza e sfidò il suo nemico in un duello terribile: da una parte Fingolfin con la sua spada Ringil e dall’altra parte Melkor con Grond, il Martello degli Inferi. Numerose volte l’Elfo sfuggì a Grond riuscendo a ferire il nemico ma, alla fine di un duello sfiancante, venne schiacciato dallo scudo di Melkor; però, prima di morire, con un’ultima stilettata tagliò un piede a Melkor che da quel giorno andò sempre saltellando su un piede solo e non uscì mai più dalla sua fortezza. Così cadde Fingolfin, il più fiero e valente tra tutti i re degli Elfi dell’antichità e il suo regno venne affidato a suo figlio Fingon.
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V Battaglia del Beleriand - Battaglia delle Innumerevoli Lacrime o “Nirnaeth Arnoediad”
La quinta battaglia del Beleriand venne combattuta dalle schiere degli Eldar (ovvero gli Elfi delle Tre Stirpi che si recarono nella Terra di Mezzo: Noldor, Teleri e Vanyar) , dagli Uomini e dai Nani. Maedhros, il maggiore dei figli di Fëanor, essendosi avveduto che Melkor non era invincibile (grazie alle gesta di Beren e di Lúthien) e sapendo che presto tutti i Noldor sarebbero stati tutti sterminati, decise di dar vita ad una nuova serie di alleanze e adunanze che presero il nome di Unione di Maedhros. Delle schiere degli Elfi però, pochi si unirono a causa del giuramento di Fëanor e del modo selvaggio di comportarsi dei suoi figli; i Nani e gli Uomini (soprattutto quelli della casa di Hador) invece diedero un gran contributo alla guerra. All’inizio la guerra prometteva bene grazie all’abilità delle tre razze e grazie all’abilità dei figli di Fëanor e di Fingon, figlio di Fingolfin, Re Supremo dei Noldor. Le schiere nemiche, guidate dal Capitano di Melkor, compivano azioni con l’intento di non fare unire i due eserciti. Questi puntarono contro Angband e una volta sbaragliati molti dei nemici la vittoria sembrava essere loro in pugno ma proprio in quel momento Melkor fece uscire il grande del suo esercito.

Le schiere di Fingon e di Húrin (membro della casa di Hador) iniziarono a vacillare e sarebbero stati sconfitti se non fosse stato per l’arrivo di Turgon, fratello di Fingon, che portò forza e speranza alle schiere amiche. Gli assedianti riacquistarono nuovo vigore e Melkor decise di scatenare le sue ultime forze: lupi, Balrog e i draghi guidati da Glaurung che in breve tempo spazzarono via buona parte dell’esercito di Fingon Maedhros. Nonostante tutto gli eserciti alleati erano troppo forti per essere sconfitti ma proprio in quel momento si verificò il tradimento di molti Uomini che o scapparono o si unirono alle schiere di Melkor provocando la sconfitta dell’Unione: Gli ultimi a resistere furono i Nani che intrapresero grandi lotte contro i draghi e Glaurung e, quando riuscirono a ferirlo e a farlo scappare, altre numerose creature fuggirono insieme a lui. Un grande esercito guidato da Gothmog, Signore dei Balrog e supremo comandante di Angband, respinse Turgon e Húrin e accerchiò Fingon dando vita ad un durissimo combattimento: alla fine Fingon ebbe la peggio e venne ucciso. La battaglia era perduta: i figli di Fëanor riuscirono a fuggire grazie ad una disperata ritirata, Turgon, diventato Re Supremo dei Noldor, riuscì a salvarsi grazie al sacrificio di Húrin. Così terminò la Nirnaeth Arnoediad, la Battaglia delle Innumerevoli Lacrime, chiamata così a causa delle innumerevoli sofferenze che costò.
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La Caduta di Gondolin - Gli schieramenti dei Gondolindrim

Nel Silmarillion, la terribile battaglia in cui la città nascosta di Re Turgon dovette soccombere alle orde di Morgoth è riassunta nelle poche righe di seguito riportate (p. 305):

"Degli atti di disperato valore che vi si compirono da parte dei capi delle nobili casate e dei loro guerrieri, e da Tuor non certo tra gli ultimi, molto si narra ne La Caduta di Gondolin: dello scontro tra Ecthelion della Fonte con Gothmog, Signore di Balrog, nella stessa piazza del Re, dove ciascuno dei due uccise l'altro, e della difesa della torre di Turgon per mano dei suoi familiari, finchè la torre stessa non venne abbattuta; e risonante fu la sua caduta e Turgon trascinato nella sua rovina."

Vi è dunque, nel Silmarillion, un vero e proprio rinvio, per quanto attiene alla descrizione dell'assalto a Gondolin e della battaglia che ivi si compì, a quella narrazione (La caduta di Gondolin, appunto) oggi contenuta nel testo I Racconti Perduti; narrazione che risulta di conseguenza, per quella parte, pienamente compatibile con l'assetto finale della cosmogonia tolkieniana. Oggetto degli approfondimenti relativi alla Caduta di Gondolin sarà quindi unicamente la parte del Racconto relativa alla battaglia (quella, cioè, pressochè completamente assente nel Silmarillion) mentre, per tutto ciò che riguarda la fondazione della città di Gondolin, gli anni del suo splendore, l'avvento di Tuor e la vicenda di Maeglin, si fa espresso riferimento al contenuto del Silmarillion, peraltro ampiamente illustrato nell'approfondimento a cura di Gil-galad denominato "Gondolin". Questa prima sezione è dedicata alla descrizione delle undici casate (oltre alla dodicesima, quella di Tuor) schierate a difesa di Gondolin, ai loro stemmi ed armamenti.

L'assalto di Melko si annunciò con terribili rossi bagliori d'oltre i colli e le montagne, durante la notte di Tarnin Austa (le Porte dell'Estate) la grande ricorrenza in cui dalla mezzanotte fino al sorgere del giorno nella città nascosta non veniva pronunciata parola, ma l'alba veniva salutata con canzoni antiche. Presto, tutte le grandi casate e stirpi dei Gondolindrim accorsero in piazza per organizzare la difesa della città.

La possente schiera della Casa Reale aveva come emblema il cuore scarlatto e i suoi colori era il bianco, l'oro ed il rosso.

La truppa di Meglin (qui ancor più infido traditore) portava armature nere senza simbolo né emblema, tondi copricapi d'acciaio coperti di pelle di talpa ed era armata di asce a due lame simili a zappe.

La stirpe della Rondine aveva sull'elmo un ventaglio di penne ed era abbigliata di bianco, blu scuro, porpora e nero; sugli scudi recava una punta di freccia ed il signore di quella casata era Duilin, il più veloce tra i Gondolindrim a correre e spiccare balzi ed il più sicuro degli arcieri su un bersaglio.

La stirpe dell'Arco Celeste era di smisurata ricchezza: i suoi uomini vestivano di in un tripudio di colori e le loro armi erano intarsiate di gemme. Gli scudi erano azzurri come la volta celeste ed ognuno di essi era borchiato con un gioiello di sette pietre preziose. Erano guidati da Egalmoth, unico dei Noldoli (i Noldor del Silmarillion) ad utilizzare una spada ricurva, cui preferiva però l'arco, con il quale sapeva colpire più lontano di chiunque altro. Alla Rondine e all'Arco Celeste appartenevano i migliori arcieri di Gondolin.

Da Pengolodh (qui nominato Penlond), il più alto dei Noldor, erano comandate le genti del Pilastro e della Torre di Guardia.

Galdor era considerato il più valoroso dei Gondolindrim dopo Re Turgon e guidava la grande casata dell'Albero, i cui appartenenti vestivano di verde e combattevano con mazze borchiate e fionde.

La casa del Fiore d'Oro portava sullo scudo un sole raggiante ed il suo capo, Glorfindel, indossava un mantello ricamato con fili aurei come i suoi capelli; anche le sue armi erano damascate in oro fino.

Dal sud della città giungeva il popolo della Fonte, comandato da Ecthelion, amante dell'argento e dei diamanti. Le loro spade erano assai lunghe, luminose e pallide. Solevano andare in battaglia al suono dei flauti.

Di seguito procedeva la schiera dell'Arpa, adorna di nastri d'argento e d'oro: un'arpa argentea brillante in campo nero era il loro stemma. I guerrieri dell'Arpa erano gente intrepida, ma il loro capo, Salgant, era invece un codardo ed un adulatore di Meglin. Il suo corpo era greve e tozzo ed egli era l'unico tra i Gondolindrim a recarsi in guerra a cavallo.

L'ultimo battaglione era quello del Martello d'Ira, composto dai migliori fabbri ed artigiani; l'intera stirpe venerava Aule più di tutti gli altri Ainur. Avevano braccia assai forti e combattevano con grandi mazze, simili a martelli, proteggendosi con pesanti scudi. Erano comandati da Rôg, il più forte tra tutti i Noldor ed appena secondo, per valore, a Galdor dell'Albero. Il simbolo della gente del Martello d'Ira era un'incudine colpita da un martello che le sprizzava scintille tutt'intorno i colori erano l'oro rosso ed il ferro nero. Grandi furono le loro gesta nella terribile battaglia di Gondolin e nessun altro come loro seminò morte e terrore tra i Balrog; ma la sorte gli fu avversa e nessuno di quella stirpe sopravvisse e tutti caddero intorno a Rog, così molta arte e maestria si persero per sempre assieme a loro.

Queste erano le undici casate di Gondolin e come già si è accennato, la guardia del corpo di Tuor, la gente dell'Ala Bianca, era considerata la dodicesima. Nel mezzo si ergeva Tuor con la sua cotta d'argento e vicino a lui i suoi valorosi, con ali come di cigno o gabbiano sull'elmo e lo stemma dell'ala bianca sullo scudo.

Tutti erano ormai schierati, mentre il terrore di fuoco si avvicinava sempre di più alla bianca città nascosta di Re Turgon.

NOTA: nei Racconti Perduti vi sono alcune differenze per quanto riguarda i nomi. "Gondolindrim" era inizialmente nei progetti di Tolkien, "Gondothlim"; i "Noldor" erano "Noldoli". Qui queste differenze sono state eliminate per usare gli stessi termini del Silmarillion.
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La Guerra d'Ira

Questa guerra venne combattuta dalle schiere dei Valar, dai Vanyar e dai Noldor rimasti ad Aman guidati da Finarfin. Eärendil , preoccupato per la sorte del Beleriand, decise di cercare la terra di Valinor dove andare ad invocare l’aiuto dei Valar in modo da metter fine al potere di Melkor. Eärendil , con l’aiuto di Círdan il Carpentiere, costruì Vingilot: questa era una barca capace di solcare anche i venti del cielo. I suoi tentativi fallirono ma, quanto decise di tentare un’ultima volta, grazie all’aiuto del Silmaril consegnatogli dalla moglie Elwing, riuscì ad arrivare ad Aman, primo tra gli Uomini mortali. Qui venne accolto da Eonwë, araldo di Manwë, e portato davanti al Consiglio dei Valar al quale era intervenuto anche Ulmo: Eärendil raccontò i fatti delle Due Stirpi, chiese pietà per i Noldor e chiese aiuto contro Melkor. Questo non si aspettava un attacco da parte dei Signori dell’Ovest e infatti rimase molto turbato alla notizia della guerra. L’esercito dei Valar si apprestava alla battaglia e con loro erano le schiere dei Vanyar e dei Noldor rimasti in Aman guidati da Finarfin. Melkor fece uscire tutte le armate ma queste non bastarono per fermare l’avanzata dell’Ovest:i Balrog furono annientati salvo quei pochi che fuggirono e si nascosero in angoli remoti della Terra di Mezzo;gli Orchi spazzati via e gli Uomini che avevano tradito subirono la vendetta degli Elfi.

Melkor allora tentò un’ultima disperata difesa:fece uscire i terribili draghi alati guidati da Ancalagon il Nero ma venne Eärendil su Vingilot insieme alle Aquile e sbaragliò tutti i draghi:la battaglia era vinta. I Valar distrussero definitivamente la fortezza di Melkor al quale vennero tagliate le gambe e successivamente venne gettato fuori dalle Mura del Mondo perennemente vigilato da Eärendil. Le schiere dell’Ovest fecero ritorno in Valinor dispiaciuti per la perdita dei due Silmaril. Infatti Maedhros e Maeglor (gli unici due figli di Fëanor rimasti in vita) rubarono le due gemme sottratte dalla corona di Melkor ma, a causa della rottura del giuramento fatto da loro padre, furono ustionati al contatto coi Silmaril. Maedhros si gettò in un baratro infuocato con una delle gemme, Maeglor gettò il suo in Mare mentre l’altro rimase custodito da Eärendil in cielo.

Così terminò la Grande Guerra o Guerra d’Ira e con essa il potere di Melkor.

Ed io ho finito.
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9/13/2006 11:58 PM
 
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Conte della Contea
Ramingo
Mitico Teo !!! Fantastico approfondimento !!!




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