|
Bedoin, 23 luglio 2003 Ore 6,15. Mi sveglio ancora mezzo addormentato pronto per tentare la mia prima impresa in una salita VERA: il Mont Ventoux. Preparo il vestiario, mi metto la maglia rosa della Mercatone Uno del Tour 2000 per scaramanzia(proprio quello della vittoria del Pirata sul Ventoux), controllo per un'ultima volta la bici che sia tutto a posto e alle 7,00 parto. A quell'ora il caldo(una costante di quella bollente estate)era terrificante. Speranze di arrivare in cima = poco più di zero. Avevo già scalato l'Alpe D'Huez dieci giorni prima(1h e 20 min) in corrispondenza della tappa del Tour vinta da Mayo, però il Mont Ventoux era davvero un'altra cosa rispetto all'Alpe e soprattutto agli strappetti della mia Romagna. Inoltre non ero molto sicuro della mia tenuta in una salita che mi avrebbe impegnato più di due ore, pensavo che uno che aveva iniziato a pedalare in bici solo da 5 mesi non ce la poteva assolutamente fare. I primi 6,5 Km affrontati in 20 minuti scorrono via tranquilli, dico: "dai, non può essere così facile". Non finisco la frase che dopo un tornante la strada inizia a salire in maniera terribile, 9, 10 e poi 11% di pendenza, tutto rettilineo senza mai un tornante, una curva. Monto da subito il 39x26, ma la salita sembra eterna e non finire mai, salgo attorno ai 9 Km/h, fortunatamente dopo 9,5 Km terribili in cui ho impiegato quasi un ora a farli e in cui ero ormai al limite dello sforzo, la strada spiana di botto e diventa improvvisamente larghissima. Siamo allo Chalet Reynard. Il paesaggio nel giro di poche centinaia di metri cambia totalmente aspetto: dalla fitta foresta, si passa a una pietraia mista a cespugli e poi al vero e proprio paesaggio lunare caratteristico di questa salita. Il falsopiano e anche due zollette di zucchero mi danno l'energia giusta per gli ultimi 6,5 Km di scalata. Dopo 1,5 Km di salita non durissima, la strada ai 5 dall'arrivo si impenna di nuovo in maniera mostruosa. Sono ormai le 8,30, nonostante i 1500-1600 m di quota l'aria è irrespirabile per il caldo, il mio volto diventa rosso tendente al viola, ma cerco di non mollare. Salgo sù del mio ritmo, attorno ai 10 Km/h con il 39x26 di rapporto(il più agile che avevo). A 400 m dalla cima ho una crisi terribile, le zollette di zucchero hanno finito il loro effetto, la velocità scende paurosamente: 10, 8, 6, 4 Km/h, inizio a zigzagare, ultimo tornante micidiale, ormai sono diventato mezzo cianotico, dico "dai, Roberto, un ultimo sforzo ancora, mancano solo 100 m". Sfinito arrivo finalmente in cima e cerco la prima panchina per potermi riposare un po'. Il paesaggio da lassù è meraviglioso. Il tempo totale di scalata è stato 2 ore esatte(810 di VAM). Non credevo davvero di riuscirci senza mettere mai i piedi a terra. |