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Ed eccoci nel 2013 (alla faccia di chi voleva che il mondo finisse prima - ma già si stanno preparando per maggio 2013 -). Anno nuovo, logo nuovo  (se non l'avete riconosciuta è Tsukimiya Ayu - uguu - di Kanon).
Anche se un po' in ritardo auguro a tutti voi un buon 2013

Suinogiallo


Hasta Luego
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Facebook   Teoria & poetica storica del "vaffa" attraverso i secoliLast Update: 2/21/2012 10:37 PM
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Junior User
2/21/2012 5:27 PM
 
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No, non è uno scherzo, è proprio una cosa scientificamente studiata e provata...
Ebbene sì
quella cara, dolce, vivace e colorita parolina, che pure compare spesso nel comune frasario dell'uomo volgare, in realtà affonda le sue radici indietro ( molto indietro e molto a fondo ) nel tempo e nel significato.
Prendiamo attualmente questa parolina:
"vaffanculo"
detta così, è un classico esempio delle più elementari espressioni volte all'offesa gratuita e alla villaneria bella e buona.
Ma è stato sempre così? Da sempre il "vaffanculo" secco ed esplicito assume il significato che tutti gli attribuiscono? Che cosa si cela dunque, oltre alla chiara allusione dell'ombroso posteriore altrimenti noto come "deretano?"
Ebbene no...
O meglio, sembrerebbe di no ( questione di punti di vista ), ma occorre fare un bel passo indietro.
Anzitutto ricordiamo che il grande commediografo greco Aristofane fu il primo a menzionare la cultura del "digitus impudicus" - ovvero la posizione del dito medio, sollevato verso l'alto con le altre dita ripiegate, allo scopo di "umiliare gli inferiori" ( il dito medio infatti, in quanto più lungo, sembra per natura sfottere le altre dita della mano per la sua superiorità ) - cosicché da semplice gesto offensivo quale è ancora oggi, pare che avesse inoltre un significato di "dominio" e "comando"...
ES.
Si dice che l'Imperatore Caligola fosse solito stendere il dito medio ai suoi sottoposti, facendosene baciare la punta come segno di rispetto e somma devozione... o altrimenti come dirgli tacitamente:
"io so' l'imperatore e voi un siete un cazzo" - frase ripresa anche dal mitico Alberto Sordi, nel film "Il Marchese del Grillo"...
In seguito la cultura del "digitus impudicus" assume varie forme.
Sempre ovviamente con l'intento più o meno "poetico" e "silenzioso" di umiliare tacitamente coloro la cui vista o semplice presenza rappresentava fonte continua di sommo disprezzo.
L'uso della parola da abbinare al gesto, secondo le fonti storiche ovviamente, pare ricondurre alla variante britannica delle famose "corna" ( quelle che noi siamo soliti fare con l'indice ed il mignolo )... Ebbene dal 400 D.C. circa, si hanno voci di un dato gesto volgare delle dita - nell'accezione precisa del medio e indice insieme - le quali erano volte a formare una "V" netta e precisa. E riferendosi teoricamente al fatto che le "corna", riconducibili all'altro gesto sopracitato, fossero una chiara allusione alla femmina del toro ( la vacca, dunque ) montata da più maschi alla volta, molti studiosi e storici intendono che il "vaffa" non sia altro che la storpiatura della parola "vacca"... Con tutto quello che di dispregiativo era legato alle note capacità di penetrazione ( anale e non ) per le quali questa era famosa.
La storia ovviamente procede con i "rafforzativi simbolici", peraltro sempre più evidenti in: Francia, Spagna, Italia e Grecia. Ma solo nella poetica del '200 la grande fantasia di gesti senza nome viene ripresa dall'arte della parola scritta. Ricordiamoci dunque degli artisti ( contemporanei di Dante, Boccaccio, ecc. ) che hanno in un certo senso "battezzato" il gesto digitale finora senza nome e lo hanno esaltato come:
"La forma sì clara esplicita, del muto pensier costante, che in cor s'aggiàce insìta e vuolge gridar lo simbiànte"...

In pratica oggi il "vaffanculo" semplice e schietto non ha certamente molto di poetico da offrire, personalmente però trovo quantomeno affascinante che da un gesto, da una parola che ha come scopo l'offesa bella e buona, vi sia anche un'interpretazione così storica e particolare...

SALUTI TOSCANI
[Edited by telesette 2/21/2012 5:31 PM]

Madre Natura mi ha dato questa faccia, non è granché ma... Pazienza, a me va bene lo stesso!
^__^
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2/21/2012 5:48 PM
 
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Si dice che l'Imperatore Caligola fosse solito stendere il dito medio ai suoi sottoposti, facendosene baciare la punta come segno di rispetto e somma devozione... o altrimenti come dirgli tacitamente:
"io so' l'imperatore e voi un siete un cazzo" - frase ripresa anche dal mitico Alberto Sordi, nel film "Il Marchese del Grillo"...



La citazione corretta è:

Mi dispiace, ma io so' io e voi non siete un cazzo! (cfr: wikiquote)

Che poi sarebbe del Belli:

C’era una vorta un Re[1] cche ddar palazzo
mannò ffora a li popoli st’editto:
«Io sò io, e vvoi nun zete[2] un cazzo,
sori vassalli bbuggiaroni, e zzitto.
(cfr: wikisource).

Secondo il wikizionario:
Contrazione di "va' a fa' in culo", esortazione ad avere un rapporto anale ("fare" inteso nel senso di "avere un rapporto sessuale"); tale tipo di pratica sessuale era considerata offensiva e l'espressione era usata in senso spregiativo. Al giorno d'oggi l'intenzione spregiativa della pratica non è più intesa né sottintesa, ma resta comunque l'intenzione di invitare una persona a ritirarsi e avere un rapporto sessuale (o fare qualunque altra cosa) piuttosto che rimanere presente e disturbare con la propria presenza colui che ha rivolto l'insulto. "Vaffanculo" viene riconosciuto come termine nel 1953.
Ed io aggiungerei a questo anche il milanese "Va a dà via el cu!" che tradotto nell'italica lingua significa più o meno la stessa cosa.

C'è da dire, però, che un conto è il "vaffa" scritto ed un conto è il "vaffa" parlato che può farsi forza, o indebolirsi, a seconda del tono della voce e del contesto.

Interessante, comunque, come approfondimento.

Hasta Luego

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Junior User
2/21/2012 6:06 PM
 
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Accipicchia, non ti facevo così edotto...
A volte mi stupisci, positivamente intendo, non sapevo che ti interessasse l'argomento del modo di parlare scurrìle...

Comunque torno a ripetertelo ancora una volta, perché sembri dimenticartelo sempre, secondo De Filippo:

"Quando la parola nasce di testa e di petto, qualunque essa sia, è quello che si ha il bisogno di dire e ascoltare"...

Questo per precisare che non è la parola in sé ad essere volgare, bensì l'intento, perché ( ammesso che tu non mi voglia contestare anche questo ) Eduardo ha sempre difeso l'uso della parola come una manifestazione verbale della più genuina sincerità che nasce dal cuore... E se ad un certo punto si rende necessario, solo una parola bisogna dire!

SALUTI TOSCANI

P.S.
Infatti ho detto che la frase è stata "ripresa" da Alberto Sordi, non copiata uguale - tu fossi più attento quando leggi, eh - il significato è palesemente lo stesso, dunque il riferimento salta all'occhio perché si tratta non di una citazione vera e propria, bensì di un concetto che è appunto il medesimo.
[Edited by telesette 2/21/2012 6:22 PM]

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Master User
2/21/2012 6:37 PM
 
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Eduardo De Filippo (perché immagino ti riferisca a lui) era in primis un commediografo ed attore e quindi per lui la parola era più che altro parlata.
Nell'ambito della parola scritta (un romanzo o, in ambiti più moderni, chat o forum) la parola perde molto di spontaneità e diventa piatta perdendo, quindi, quel significato che l'intonazione della voce può dargli.
In un testo teatrale, quindi, magari verrà scritto che il personaggio dirà "vaffanculo" dandogli una intonazione canzonatoria o amichevole (il vaffa alla romana, ad esempio), o dispregiativa ed offensiva. E li starà poi all'attore interpretare il senso della parola.
Nella parola scritta e letta (non ascoltata, quindi) starà all'autore dirci come dovremo intendere il termine. Se colloquiale ed amichevole o offensivo dato che non potremo ascoltarla.

Ps. sulla citazione, io ho semplicemente riportato la citazione corretta ed estesa.

Hasta Luego

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Junior User
2/21/2012 7:23 PM
 
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Scusa se te lo dico...
Ma secondo te, quando leggi un testo dove le parole sono appunto scritte ( senza indicazioni, avvertimenti o altro ) la tua testa non ti suggerisce automaticamente come interpretare "il modo di leggere"? Ovviamente no, e non solo tu credo, visto che altre persone continuano a ripetere che non è possibile "leggere le interpretazioni vocali"... Ma signore e signori, nemmeno un attore può leggere il modo "corretto" di pronunciare una determinata parola o un discorso - per questo, se troviamo scritto un "vaffanculo" o qualunque altra cosa, probabilmente occorrerà interpretarlo, no?
Com'è possibile che delle persone intelligenti non riescano ad interpretare correttamente il modo di leggere determinate frasi o discorsi, quando anche l'ultimo tra le teste di rapa ( il sottoscritto! ) prende in mano un libro, un romanzo, una rivista, una "dichiarazione riportata sul giornale"... e riesce tranquillamente a leggerla ed intenderla non come una scritta "piatta", bensì secondo l'uso di interpretazione di determinate parole e discorsi.
In altre parole, affermare che un testo scritto risulta essere "piatto" a prescindere è un concetto: fuorviante, inesatto e offensivo nei confronti dell'intelletto umano, che consente appunto di comprendere e dare vita al vero significato della parola scritta!

P.S.
Se proprio vogliamo fare le dovute precisazioni, vediamo un po':

-L'interpretazione "volgare" del gesto di Caligola ( ovvero la famosa frase che ho sopracitato ), è stata attribuita ironicamente più o meno verso il 400 D.C.
- Giuseppe Gioacchino Belli è nato nel 1791

Quale dei due è più probabile che abbia tratto la fonte e il concetto dall'altro: un villano vissuto nel 400 o un poeta italiano vissuto circa millequattrocento anni più tardi?

SALUTI TOSCANI
[Edited by telesette 2/21/2012 7:33 PM]

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Master User
2/21/2012 7:44 PM
 
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P.S.
Se proprio vogliamo fare le dovute precisazioni, vediamo un po':

-L'interpretazione "volgare" del gesto di Caligola ( ovvero la famosa frase che ho sopracitato ), risale più o meno ad un periodo che gli storici datano attorno al 400 D.C.
- Giuseppe Gioacchino Belli è nato nel 1791

Quale dei due è più probabile che abbia tratto la fonte e il concetto dall'altro: uno studioso del 400 o un poeta italiano vissuto circa millequattrocento anni più tardi



Tu hai citato una battuta di un film (errata), io ho riportata la battuta corretta e la sua fonte.
Cosa c'entra il gesto di Caligola e chi ha detto cosa e quando con tutto questo non lo capisco.
Ma stiamo travisando ciò che volevi dire con il topic e quindi suggerirei di lasciar perdere.



Ma secondo te, quando leggi un testo dove non ci sono altro che le parole scritte ( senza indicazioni, avvertimenti o altro ) la tua testa non ti suggerisce automaticamente come interpretare "il modo di leggere"



Ipotizziamo che ci sia scritto da qualche parte:

Amy disse guardando Jock:
"idiota"

come frase pronunciata da un personaggio nei confronti di un altro personaggio.
L'autore la utilizza come intro per la sua storia lasciandosi andare poi ad un lungo flashback in cui ci presenta Amy e Jock e da cui, dopo una mezza dozzina di pagine, ci fa capire che i due sono amici e che Amy si riferisce spesso, amichevolmente, a Jock con il termine idiota.
Alla fine della sesta pagina noi sapremo che quell'idiota è detto con amicizia ma prima cosa andremo a pensare?
Che Amy odia o comunque prova antipatia per Jock? Dando quindi una interpretazione errata della situazione.
Diverso sarebbe stato se quello fosse stato un testo da recitare con precise indicazioni sul tono e sull'atteggiamento.
La mia testa può anche dare una interpretazione, ma senza indicazioni, l'interpretazione potrebbe essere errata. Ed è questo quello che intendevo dire (forse non mi sono spiegato bene).

Hasta Luego

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Junior User
2/21/2012 9:19 PM
 
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Allora proviamo a capirci...
Se io avessi detto testualmente:

"Cito la frase di Alberto Sordi, tratta dal film comico - Il Marchese del Grillo - del 1981 per la regia di Mario Monicelli ( che se mi consenti, penso di conoscere un po' più di te )...

Ebbene non avrei certo scritto, come invece ho fatto:

"frase ripresa anche dal mitico Alberto Sordi, nel film "Il Marchese del Grillo"...

il fatto che "l'irriverente interpretazione storica" del gesto di Caligola ( ovvero quello che io ho scritto e che tu puntualmente hai travisato, citando la frase del film mentre io citavo invece tutta un altra frase il cui concetto è "riconducibile" ma non vincolante a quello espresso dal personaggio Onofrio Del Grillo ). Infatti, essendo Caligola un Imperatore Romano, la frase non può che recitare:

"Io so' l'imperatore e voi un siete un cazzo"...

Ebbene, modifiche a parte, tale concetto era una battuta in uso nel medioevo, quando si narrava di questo particolare... chiamiamolo "baciadito" perché "baciamano" non mi sembra corretto. E nel succo del mio discorso iniziale, intendevo sottolineare come dall'interpretazione di un gesto possono nascere le parole ad esso collegate. Ti è chiaro fin qui, o devo provare a ri-spiegartelo un'altra volta?

Veniamo ora alla tua domanda

***

Ipotizziamo che ci sia scritto da qualche parte:

Amy disse guardando Jock:
"idiota"

come frase pronunciata da un personaggio nei confronti di un altro personaggio.
L'autore la utilizza come intro per la sua storia lasciandosi andare poi ad un lungo flashback in cui ci presenta Amy e Jock e da cui, dopo una mezza dozzina di pagine, ci fa capire che i due sono amici e che Amy si riferisce spesso, amichevolmente, a Jock con il termine idiota.
Alla fine della sesta pagina noi sapremo che quell'idiota è detto con amicizia ma prima cosa andremo a pensare?
Che Amy odia o comunque prova antipatia per Jock? Dando quindi una interpretazione errata della situazione.
Diverso sarebbe stato se quello fosse stato un testo da recitare con precise indicazioni sul tono e sull'atteggiamento.
La mia testa può anche dare una interpretazione, ma senza indicazioni, l'interpretazione potrebbe essere errata. Ed è questo quello che intendevo dire (forse non mi sono spiegato bene).

***

Robert, se io e te ci sedessimo uno di fronte all'altro, mi mostreresti cortesemente come sei abituato a leggere?
No, perché ti giuro, io leggo le tue osservazioni e mi sorprende che sia tu a farle:
Da che mondo e mondo, la gente in grado di leggere e scrivere di per sé sviluppa una sorta di "naturale abitudine alla lettura e all'analisi del testo"... Una cosa che si apprende a fare nelle antologie delle scuole: leggere tutto un testo, dall'inizio alla fine, ri-leggerlo ( in modo da assimilarne il contenuto ) e dentro di noi cercare di interpretare il contenuto di quanto si è letto. Tale interpretazione non può mai essere né assoluta né uguale per tutti, anche perché ( correggimi se sbaglio ) su un unico testo, autore o poeta, possono sussistere chiavi di lettura ed interpretazioni completamente diverse una dall'altra.
Comunque, tra parentesi, nessuno mi dice come devo leggere o interpretare in modo corretto una frase o un discorso: quella è una cosa che viene naturalmente, proprio durante la fase di lettura... O almeno, per me e per tutti quelli che conosco è sempre stato così.
Che senza saperlo, a Firenze fossimo tutti alieni ?!?
Tu dici che all'inizio hai l'impressione che una determinata frase o un discorso vogliano dire una cosa che invece, poche pagine dopo, scopri essere completamente diversa...
Benissimo, analizziamo questo punto allora
Io non penso che tu abbia aperto il libro e trovi subito scritto "Amy dice a Jock idiota"... Suppongo ci siano dietro anche un'introduzione o una descrizione, ma mettiamo tranquillamente il caso che il vaffanculo sia secco. Ebbene, almeno ti dico quello che farei io al tuo posto:
- Apro il libro ( o la pagina ) a caso
- leggo la frase "Amy dice a Jock vaffanculo!"
- ovviamente mi stupisco ma vado avanti, oppure torno indietro per rivedere dei passaggi che evidentemente mi sono sfuggiti
- una volta capito, o quantomeno compreso, di cosa parla il testo e a cosa si riferisce l'azione, la mia reazione può essere pari o meno alla tua di perplessità... Ma devo leggerlo, per sapere come reagirò in quel caso.
Prendiamo un altro esempio
"i libri di scuola"
Quanti e quante si sono rotti i cosiddetti, nel leggere un libro di storia... E allo stesso modo quanti hanno polemizzato contro Tolkien, sostenendo che la descrizione della parte "storica" della Terra di Mezzo sia "fumosa", "pesante", "noiosa" e "opprimente" ?!?
Eppure Tolkien costituisce una sorta di Bibbia per gli scrittori e i lettori del genere fantasy, e allora qual'è il problema?
Forse che, per comprendere ed apprezzare Tolkien, occorre avvicinarsi con particolare attenzione a ciò che si legge ( come per la chiave di lettura analitica di un pesante e noioso libro di scuola ) e solo dopo saremo in grado di apprezzarne o quantomeno comprenderne la reale essenza!
Il fatto che, secondo alcuni, Tolkien possa essere bellamente paragonato al piattùme e alla pallosità di un testo scolastico non vi fa girare un attimino le scatole?
Con rispetto parlando, ovviamente.
Beh, io sono dell'idea che, qualunque sia la parola scritta che abbiamo di fronte, il nostro dovere come lettori sia quello di avvicinarsi al testo da leggere con la mente sgombra da ogni altro pensiero:
- apri il libro
- non hai idea né di cosa parla né di cosa c'è scritto
- all'inizio hai solo la tua capacità di leggere quello che c'è scritto dentro e, man mano che procedi, il senso si fa via via più chiaro o meno
Il punto è che, se una persona si annoia dopo le prime venti o trenta pagine del "Signore degli Anelli" ( con tutta la parte introduttiva, le descrizioni, eccetera ), interromperà la lettura dopo un po' e dirà: "questo libro fa schifo, perché l'autore ci mette troppe descrizioni e io non mi diverto!"
Se una persona pensa veramente questo da un semplice "pezzo" di un libro come il "Signore degli Anelli", pensate che riuscirà mai a comprendere il fascino dell'opera nella sua interezza?

Tornando a noi, Robert, probabilmente è anche colpa mia che non riesco a capire a quali difficoltà di comprensione tu stia alludendo - e forse dovresti farmi leggere qualcosa di più specifico, per capire il tuo discorso - ma il mio punto di vista, purtroppo temo, non fa testo perché... avendo ipoteticamente in mano una lista della spesa, sarei capace di leggertela a mo' di filastrocca. Quando e se anche tu sarai in grado di leggere qualunque cosa, mettendoci quella naturale vivacità personale, forse sarai in grado di capire il modo in cui io sono abituato a leggere da sempre.

P.S.
Ho cercato di evitare l'uso del maiuscolo/urlato, anche se ho dovuto rileggere questa pagina venti volte, spero che apprezzerai il mio sforzo...

SALUTI TOSCANI
[Edited by telesette 2/21/2012 10:04 PM]

Madre Natura mi ha dato questa faccia, non è granché ma... Pazienza, a me va bene lo stesso!
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Master User
2/21/2012 10:01 PM
 
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Io non penso che tu abbia aperto il libro e trovi subito scritto "Amy dice a Jock idiota"... Suppongo ci siano dietro anche un'introduzione o una descrizione, ma mettiamo tranquillamente il caso che il vaffanculo sia secco. Ebbene, almeno ti dico quello che farei io al tuo posto:
- Apro il libro ( o la pagina ) a caso
- leggo la frase "Amy dice a Jock vaffanculo!"
- ovviamente mi stupisco ma vado avanti, oppure torno indietro per rivedere dei passaggi che evidentemente mi sono sfuggiti
- una volta capito, o quantomeno compreso, di cosa parla il testo e a cosa si riferisce l'azione, la mia reazione può essere pari o meno alla tua di perplessità... Ma devo leggerlo, per sapere come reagirò in quel caso.



Ho scritto (e l'hai anche citato quindi immagino tu l'abbia letto):

L'autore la utilizza come intro per la sua storia



Riferendomi alla frase su detta. Se l'ha usata come intro (come inizio, come incipit, come inizio della storia) non posso di certo andare indietro e leggere qualcosa che mi sono perso (il titolo, la data di stampa, il codice isbn) e non posso quindi capire che il "idiota" detto a Jock è pronunciato con tono amichevole.
Tutto il resto del tuo discorso, sinceramente, mi sembra che non c'entri davvero nulla con il discorso che stiamo facendo (differenza tra un testo parlato e un testo scritto).


ma il mio punto di vista, purtroppo temo, non fa testo perché... avendo ipoteticamente in mano una lista della spesa, sarei capace di leggertela a mo' di filastrocca.



Ma stiamo parlando di testo scritto non di parlato.
Potresti anche leggere l'elenco del telefono come se stessi recitando l'Amleto ed io potrei salmodiarti il bugiardino del lasix ma il discorso è sempre quello. Se l'autore non ti da le coordinate (non ti dice in che modo la frase X va detta) tu la puoi interpretare, darle il significato che ritieni debba avere, ma questo non vuol dire che le hai dato il corretto significato. Questo potrai saperlo solo dopo che l'autore ti avrà spiegato che l'idiota è detto con tono amichevole. Prima quell'idiota è solo un idiota che può voler dire qualunque cosa.

Hasta Luego

Post: 295
Junior User
2/21/2012 10:37 PM
 
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Ma nel momento in cui leggi, il testo scritto diventa mentalmente testo parlato...
Se la storia "comincia" effettivamente con:

"Jock, sei un idiota!"

Ebbene, non ci rimane altro da fare che leggere e capire in quale modo interpretare quel termine, ai fini della comprensione analitica del testo nella sua interezza...
dov'è il problema?
Infatti, se hai letto la mia risposta, io non mi esprimo sulla prima frase che leggo ma sul contesto preciso dell'azione in cui compare - e questo posso farlo solo andando avanti man mano nella lettura.

Ancora una volta, ripeto:
il testo scritto, in termini di narrazione dei fatti, equivale ad un testo le cui parole hanno un preciso significato... Ma proprio in quel momento, ovvero quando il testo scritto viene letto e decodificato non come semplice mucchio di lettere dell'alfabeto messe a caso, io lo vedo tranquillamente come la "trasposizione scritta" di un "linguaggio parlato".
L'uso della parola scritta, dei vocaboli e della pronuncia dei vocaboli, deriva dall'uso della voce - pensi che saprei distinguere la differenza che sussiste fra l'acca muta, per esempio, e il "ch" se prima non avessi studiato le nozioni basilari di fonetica alle elementari?
Non so te ma, per quanto mi riguarda, io posso tranquillamente leggere una storia che comincia con una parola ( un insulto o quello che è ) con un bel punto esclamativo e capisco che si tratta di un'affermazione secca:
Amy che dice a Jock che è un idiota - all'inizio certo, è solo un'affermazione vuota ma, man mano che leggo e tutto diventa via via più chiaro, dov'è la difficoltà?
Anche la poesia, se seguiamo il tuo discorso sulla differenza tra "scritto" e "parlato", risulterebbe a un primo impatto come una pagina piena di parole... Se il lettore non si mette nell'ordine di vivacizzarne la lettura autonomamente ( non perché c'è scritto come deve leggere ma perché lui/lei stesso/stessa sente autonomamente come deve fare ). Ma la poesia scritta viene comunque intesa, secondo gusti e interpretazione, dal modo individuale di leggerne il determinato contenuto.
Ponendo:
io scrivo "vaffanculo" sul muro della scuola ( in rosso e con tre punti esclamativi ), ebbene quale sarà mai l'allusione?
Paradossalmente:
mi piazzo davanti ai cancelli e urlo "vaffanculooo"... ebbene, il risultato è esattamente lo stesso - sia per chi lo legge che per chi lo ascolta - e la reazione che ne può derivare è un sorriso... o un rapporto diretto alla presidenza!
A costo di ripetermi, per l'ennesima volta:
il bello del saper leggere e scrivere è proprio la capacità con cui ognuno riesce a dare la propria interpretazione di ciò che ha davanti agli occhi... Questa capacità nasce dalla lettura e vive nella mente, nel cuore e nella "voce" ( se preferisci ).
Altrimenti leggiamo pure Tolkien come se fosse la Treccani della Terra di Mezzo... e buonanotte al secchio!

SALUTI TOSCANI
[Edited by telesette 2/21/2012 10:40 PM]

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