Faccio una premessa.
Non so se il mio giudizio su come scrive Connolly derivi anche in parte dal fatto che appena prima de Il ciclo delle Stagioni ho letto Wilbur Smith…
Dopo 30 pagine di questo capolavoro, ero già pentita di aver perso tempo con altre cosucce!!!
Comunque.
Il modo che ha di scrivere è davvero stupefacente. Non ho gli strumenti adatti per giudicare se la sua prosa sia veramente perfetta o no, ma credo che il suo punto forte sia di avere il dono di riuscire a trasmettere al lettore sensazioni, odori, temperature. Non è sicuramente una cosa che si può imparare. Avevo già avuto questa impressione leggendo Tutto ciò che muore, ma qui, a far da spalla a tutto questo c’è una storia davvero impressionante.
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NON LEGGERE PRIMA DEL CICLO DELLE STAGIONI.
L’orribile che c’è in questo libro è davvero tanto. Tutto quel freddo e quel gelo…e quei boschi.
E quel male antico, quel male che”trasforma la vita in morte e i vetri in specchi, creando un’immagine di se stesso in ogni cosa che tocca”.
E’ un male che fino ad un certo punto mi è sembrato astratto, tanto era opprimente. Un male un po’ rassicurante se vogliamo, perché in fondo uno pensa che potrebbe anche non esistere. Mi hanno fatto davvero rabbrividire certe descrizioni di quelle foglie, di quei rami, di quelle ombre, di quei morti che chiedono giustizia al tormentato Bird.
Quelle visioni, che fino ad un certo punto, dentro di me, continuavo a chiamarle semplicemente incubi. Fino a quando Bird mi spiega: “Nel mio caso si univano due mondi, ma non erano quelli del sonno e della veglia. In quei mondi nessuno dormiva e nessuno riposava.”
E di colpo mi sono resa conto, (ingenua come sempre), che il male era reale, terreno. Umano. Un Male Vero.
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Angel e Louis in splendida forma, divertenti e irriverenti nei loro battibecchi, spesso mi hanno fatto “tirare il fiato”, staccare un attimo la testa dal cupo, dal dolore. Una scelta dell’autore che ho molto apprezzato.
Come mi è molto piaciuta l’analisi di una storia d’amore che torna dal passato, descritta in modo perfetto, analizzata in maniera struggente.
E mi piace anche molto questo modo di scrivere in prima persona.
Un racconto di una cosa successa tempo fa, non nel presente.
Non so se riesco a spiegarmi.
Connolly spesso anticipa quello che succederà buttando qua e là frasi del tipo: “Questo sarebbe stato il mio primo errore”. Oppure “Quella era l’ultima volta che lo vidi in vita”, obbligandomi, (accidenti a lui) a non mollare il libro finchè non scoprivo qualcosa di più. :Sm14
Ci credete che certe sere ho letto fino alle 3 di notte?
Poi, letture così prima di dormire… non vi dico…
Scusate sto andando fuori tema.
Comunque tutto questo per dire che SI, mi è proprio piaciuto un sacco.
Mi insaponò il seno e tra le gambe. Mi lavò le cosce e i piedi. Mi lavò anche i capelli.
Infine mi asciugò, assicurandosi che fossi ben asciutta sotto le braccia, tra le dita dei piedi, e intanto mi esaminava. Mi sentivo come un'opera d'arte e come una prostituta.
(Dolce e crudele - Nicci French)