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Facebook   Il refluopetrolio:ossia come ottenere petrolio dai rifiuti con depolimerizzazione termica.Last Update: 6/16/2012 5:49 PM
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10/15/2011 10:41 AM
 
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http://technews.it/XIRYe
Fonte: technews.it/XIRYe

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Più di 30 anni fa un italiano laureato in filosofia, ma col pallino delle invenzioni, dell’energia e dell’ambientalismo, annunciò all’Italia e al mondo quella che sembrava essere una grande invenzione: un procedimento per ricavare petrolio e carbone dai rifiuti. L’uomo fondò un’azienda, la Petroldragon, che raccoglieva a basso costo scarti di produzione di varie aziende (tra cui ad esempio vecchi copertoni, visibili nella foto di apertura), per trasformarli poi, in futuro, in carbone e olio combustibile mediante il processo di depolimerizzazione termica.

Un’invenzione rivoluzionaria, un’azienda all’avanguardia… ma cosa ne è stato? All’azienda furono messi i sigilli dalla Guardia di Finanza, e l’inventore arrestato per illeciti sulla manipolazione di rifiuti tossici, quando il 30 agosto 1987 fu emanato con provvedimento di urgenza un decreto legislativo che ridefiniva appunto come “rifiuti tossici” i prodotti di scarto precedentemente noti legalmente come “materie prime seconde”.

Ma l’azienda produsse mai effettivamente petrolio e carbone in quantità industriali? Sul sito dell’inventore si parla di un’automobile propulsa mediante i prodotti di questo procedimento, ma non sembrano esserci fonti indipendenti. Molti giornali dell’epoca e successivi bollano invece l’imprenditore/inventore come millantatore e addirittura come delinquente, responsabile di aver inquinato chilometri quadrati di terreno.
Solo nell’archivio storico de “La Stampa” è possibile trovare articoli a favore di quello che a detta dell’autore fu battezzato all’epoca “refluo-petrolio”, anche se su “La Stampa” stessa non se ne fa menzione.

Sembra anche che l’inventore fu arrestato e tenuto in prigione per diverso tempo per commercio illecito di materiali preziosi: aveva fondato un’azienda che estraeva dai rifiuti oro e altri metalli preziosi. In seguito fu rilasciato e prosciolto dalle accuse, ma lo Stato spese parecchi miliardi di lire per bonificare i terreni circostanti la Petroldragon, inquinati dai prodotti fuoriusciti dagli impianti, probabilmente tenuti fermi, perchè sotto sequestro, per lungo tempo.

La vicenda sembra quasi un film di fantapolitica o di fantascienza: l’inventore fu davvero un perseguitato, o era solo un millantatore che lucrava sul traffico di rifiuti tossici? La sua invenzione era un fallimento… o un pericolo per gli equilibri petroliferi dell’epoca? Davvero furono create leggi con effetto retroattivo appositamente per impedirgli di continuare a raccogliere rifiuti e convertirli in petrolio? Davvero fu contattato da multinazionali americane interessate al suo brevetto, ma lui rifiutò per sviluppare l'invenzione in Italia? Fu veramente contattato da ENI e AGIP nel 1982 per una collaborazione? E realmente poi lo denunciarono perchè il suo "refluopetrolio" avrebbe danneggiato i loro impianti?

E cosa ne è stato di questo inventore? Dove si trova oggi, cosa sta facendo?

Sta facendo testare ed esaminare a scienziati di tutto il mondo una sua nuova invenzione, anch’essa riguardante il campo del risparmio energetico e dell’ambientalismo; un apparato che, sembrerebbe, è in grado di produrre energia, sotto forma di calore, consumando appena alcuni grammi di nickel e idrogeno per produrre centinaia di watt per molte ore. L’apparato, denominato “Energy catalyzer”, o “e-cat”, è stato presentato per la prima volta al pubblico il 14 gennaio 2011 a Bologna, e successivamente in diverse altre occasioni.
Finora nessuno è riuscito a dimostrare che sia una truffa o un imbroglio, sembra che la macchina funzioni davvero; ma nessuno sa come funziona, perché sembrerebbe violare alcune leggi della fisica. Questa volta però non siamo nel 1978: sono passati più di 30 anni, adesso tramite internet le informazioni possono essere diffuse gratuitamente tra milioni di persone senza il "filtro" operato dai mezzi di comunicazione "ufficiali", e chiunque può esaminare i dati dell'inventore, e, quando renderà pubblico il suo brevetto, addirittura riprodurre in casa propria l'invenzione e verificare se davvero funziona.

Riuscirà questo sfortunato inventore a produrre su vasta scala e vendere questa nuova invenzione, riscattandosi dalle accuse del passato?
Difficile: già sembra che il brevetto gli sarà rifiutato, perché una macchina simile sarebbe già stata brevettata anni fa da un certo Piantelli.
In ogni caso, non tenterà la fortuna in Italia: memore delle tristi vicende passate, ha deciso di cercare miglior fortuna all’estero. A novembre 2011 con la Defkalion, in Grecia, costruirà una centrale elettrica da 1MW basata sulla sua invenzione: la persona che da alcuni mesi sta lasciando a bocca aperta scienziati di tutto il mondo con la sua invenzione destinata forse a rivoluzionare il mercato energetico, infatti, è la stessa che nel 1978 rischiò di rivoluzionare il mercato petrolifero.
Andrea Rossi: imbroglione o imbrogliato? La vicenda merita sicuramente ulteriori approfondimenti.

Sito dell'inventore
"Laureato in filosofia inventa il modo per trasformare la spazzatura in petrolio" - "La Stampa" 13 ottobre 1978
"Spremi i rifiuti, trovi il petrolio" - "La Stampa" 25 gennaio 1980
"Mago del petrolio abbandona l'Italia perchè perseguitato dal fisco" - "La Stampa" 21 febbraio 1981
"ENI e AGIP si sono accorte del petrolio fatto in casa" - "La Stampa" 26 gennaio 1982 - Storia della nascita degli impinanti di produzione del "refluopetrolio"

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Saluti da Semiasse

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10/15/2011 3:12 PM
 
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Ma quanti problemi ci risolverebbe? Ricicleremmo le immondizie che INQUINANO a favore di una produzione di petrolio fatta in "casa". E' vero, il petrolio inquina ma siccome cmq lo compriamo e a caro prezzo, fantastico sarebbe liberare la Terra dalla immondizie a favore di energia a basso prezzo. Peccato che anche questo italiano ingegnoso e geniale, sia stato stroncato da un sistema che favorisce i monopoli.
[Edited by simple.barbi 10/15/2011 3:13 PM]





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6/15/2012 12:22 AM
 
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Il problema maggiore che ha dovuto affrontare lo scienziato è stato il fatto di non aver prodotto una singola goccia di refluopetrolio, questa cosa dell'e-cat non so, la fusione fredda io credo si possa fare, non so se l'apparecchio di Rossi sia un reattore a fusione o una bufala, lo vedremo quando uscirà in commercio.
6/16/2012 5:49 PM
 
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re:
Mah! eppure pare sempre strano.Se dovessi fare del traffico illecito con rifiuti tossici,non mi aprirei una partita iva,per giunta con il pretesto di inventare il "petrolio 2" così da farmi puntare i riflettori addosso e incuriosire finanza,compagnie petrolifere,ecc.. .Nemmeno mi azzarderei a chiamare in un mio capannone scienziati,ingegneri e giornalisti per prenderli in giro.Potrebbe semplicemente fare una scatola farlocca e venderla,senza cercare troppe complicazioni.
La mano sul fuoco non la metto più per nessuno,ma fin a prova contraria,secondo me non mente.Se mentisse sicuramente sarà per altri scopi.
Credo però che abbia prodotto qualcosa,tanto che la eni si era lamentata perchè gli incasinava i macchinari.


Petroldragon

La Petroldragon è stata una società nata alla fine degli anni 70 dello scorso secolo per lo sfruttamento di un brevetto che si affermava fosse idoneo a trasformare i Rifiuti Solidi Urbani (RSU) in petrolio, gas e carbone.


Gli inizi
Il presunto processo inventato da Andrea Rossi, chiamato, causa questa sua invenzione, lo Sceicco della Brianza, sarebbe una variante del processo di Thermal Depolymerization, che permette di ottenere il craking delle grosse molecole organiche, provenienti dalle plastiche, composti vegetali, animali, gomme ecc. riducendole nella forma di carbone-petrolio-gas. Il processo avviene in assenza di ossigeno, inizialmente ad una bassa temperatura (250 °C), ma elevata pressione (4 MPa) per un tempo di circa 15 minuti, in questa fase i composti organici si trasformano in composti ricchi di idrocarburi, ma fisicamente simili ad una cenere nera ad alto contenuto carbonioso, questa cenere viene successivamente fatta passare in un processo di trasformazione a media temperatura (500 °C) che romperebbe le lunghe catene aromatiche craking, facendola diventare, affermava l'inventore, in una certa percentuale, petrolio.

Precedentemente, all'invenzione di Andrea Rossi (Ottobre 1977), questo tipo di processo era piuttosto dispendioso, in quanto l'energia prodotta era inferiore a quanta ne veniva consumata per sostenere il processo stesso. Tramite gli studi empirici e i successivi sviluppi avvenuti, negli anni successivi, soprattutto negli Stati Uniti, il processo ha prodotto rese sempre migliori. Ad esempio alla fine degli anni 70 dello scorso secolo, la Petroldragon dichiarava una efficienza di conversione in peso dell'RSU a prodotti combustibili in ragione dell'80%. Recentemente sembra aver fatto meglio la Changing World Technologies con un rendimento dell'85%.

Il vantaggio del processo DTP rispetto a quello di pirolisi risiede nella possibilità di utilizzare basse temperature di impianto (al massimo 250-500 °C) e nel maggior rendimento energetico dello stesso. Di contro vi è una elevata produzione di carbone (60%) di cui solo in parte utilizzabile per la combustione, rendendo lo sfruttamento dei residui del processo piuttosto onerosa in quanto genera problemi nello smaltimento dei fumi prodotti dalla combustione. Un altro problema è la presenza all'interno della massa liquida di composti acidi che, se non trattati in modo opportuno, possono portare a danneggiare, per effetto della corrosione, alcune parti dei motori a combustione interna.

[modifica] Il fenomeno mediatico
Sin dall'inizio (1978) l'invenzione della Petrodragon era andata in prima pagina sulle cronache dei giornali quotidiani e dei settimanali scandalistici. Tale rapidità è giustificata dal fatto che erano gli anni della profonda crisi energetica italiana dovuta a vari cause quali:

Il vertiginoso aumento del petrolio, innescato dalla guerra del Yom Kippur
La pesante crisi politica e sociale in atto che bloccava la possibilità di avviare concrete iniziative politiche ed industriali, ad esempio il 9 maggio 1978 sarà ricordato come il giorno dell'assassino dell'On. Aldo Moro.
A quell'epoca nessun giornalista, politico, scienziato fece una attenta analisi della reale portata dell'invenzione ed ai problemi ancora da risolvere ad essa legati.

Qualcosa del genere, anche se su scala mondiale, si ebbe il 23 marzo 1989 per l'annuncio, da parte dei chimici Martin Fleischmann e Stanley Pons della fusione fredda. Anche in quel caso il comportamento dei media, degli scienziati, delle autorità, fu del tutto simile a quanto avvenuto dieci anni prima. Il paragone con il caso dei due scienziati appare comunque irriverente, visti i disastri generati dallo "sceicco della Brianza" relativi all'abbandono di rifiuti a Lacchiarella, Caponago, Piossasco e ai vertiginosi costi di bonifica a carico della collettività.

[modifica] Inizio della produzione del petrolio dai rifiuti solidi urbani
Quando nel 1977 Rossi comunica la sua invenzione, asserendo di riuscire a far sgorgare dalla sua torre di trasformazione una certa quantità di petrolio, nasce un caso nazionale che da un lato vede favorevolmente coinvolta l'opinione pubblica e quindi anche parte della stampa sulla veridicità delle sue affermazioni, dall'altro lato una parte dell'establishment universitario e politico si arrocca su posizioni fortemente negative nei riguardi dell'inventore come affidabilità e della invenzione come realizzabilità pratica.

Nel 1979 l'inventore riesce ad ottenere da un grosso gruppo finanziario svizzero un consistente finanziamento (circa 7,5 Milioni di Euro) per la realizzazione di un complesso industriale capace di produrre almeno 10 t di petrolio al giorno. Le cose però non vanno per il giusto verso fin dall'inizio, in quanto il gruppo finanziario, dopo aver dato la prima tranche di denaro, improvvisamente retrocede dal suo impegno in quanto ottiene, da parte di una commissione di studio, un rapporto del tutto negativo sul processo.

Solo dopo alcune settimane, quando oramai per l'inventore sembra tutto finito, il gruppo finanziario viene in possesso di un secondo documento denunciante la non attendibilità del primo per presunta alterazione del giudizio dovuta a pressioni esterne. Questo stato di cose, anche se piuttosto confuso, rigenera la fiducia dell'investitore alla qualità dell'invenzione, permettendo la conclusione del progetto di costruzione del complesso industriale.

[modifica] La produzione di petrolio
Attualmente le fonti che citano l'effettiva capacità di produrre petrolio (detto anche Refluopetrolio) tramite il procedimento della Petroldragon sono difficili da valutare in quanto quasi sempre di parte, questo ha fatto si che sia rimasto un effettivo dubbio sulla efficacia pratica del processo. Va fatto notare che il processo di thermal depolymerization anche se sulla carta è assai conveniente, ha mostrato vari elementi negativi, non ultimo dei quali il problema della forte variabilità di prodotto in funzione delle caratteristiche del rifiuto utilizzato e della presenza, a fine processo, di abbondanti ceneri ricche di carbonio (circa il 30% della massa trattata), elemento negativo spesso portato in risalto dai detrattori di tale tecnologia.

Dal 1995 sono stati fatti dei progressi molto importanti per queste tecnologie di trasformazione. Ad esempio le tecnologie definite con il termine generico di dissociazione molecolare, hanno permesso la riduzione della quantità di ceneri prodotte a non più del 5% della massa dei rifiuti trattati. Tali tecnologie, svolgendosi a temperatura ancora più basse ed in tempi assai più lunghi (24 ore), non permettono la generazione di idrocarburi liquidi, ma solo di elementi volatili, quali idrogeno e gas metano, energeticamente interessanti, ma difficili da stoccare e trasportare.

[modifica] Fine della attività e problemi giudiziari
Negli anni 80 dello scorso secolo, la società accumula una ingente quantità di rifiuti (circa 56.000 t) ceduti da circa 300 aziende attratte dai bassi costi di smaltimento. Nonostante spesso tali rifiuti siano di natura industriale e di alto livello inquinante, la Petroldragon li stoccherà in varie aree che non risulteranno quasi mai idonee, generando una situazione che porterà a ben 11 indagini da parte di altrettante procure.

Questo stato di cose farà si, che agli inizi degli anni 90, l'allora assessore dell'ambiente della Regione Lombardia, revocherà alla Petroldragon la licenza di smaltimento dei rifiuti e di conseguenza avverrà la chiusura dell'azienda.

Successivamente la società viene messa in stato di accusa e processata per vari reati. Viene condannata e quindi avviato un procedimento di risarcimento dei costi di smaltimento, ammontanti a quasi 50 milioni di euro, sostenuti dalla Regione Lombardia e dallo stato. Nell'autunno 2001 viene fatta una transazione che accorda alle 300 aziende e a Petroldragon un risarcimento complessivo di circa 5 milioni di euro.

[modifica] L'assoluzione
Nel 2004 Andrea Rossi è assolto dalle accuse di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio di rifiuti tossici e nocivi per insussistenza del fatto. Si tratta della terza assoluzione dopo quelle ottenute nei processi tenuti presso i tribunali di Monza e Ariano Irpino dove erano stati precedentemente trasferiti alcuni tronconi dell'inchiesta.[1]

[modifica] Procedimenti giudiziari in corso
In appello pende ancora il processo per la bancarotta fraudolenta legata al crac finanziario della Petrodragon.[2]

[modifica] La difesa
Da parte sua l'interessato ha basato la sua difesa dichiarando che alla base dei problemi giudiziari subiti dalla Petroldragon ci fosse un motivo giuridico piuttosto semplice: fino alla fine degli anni 80' tutti i rifiuti usati dall'azienda per la realizzazione del prodotto finale venivano considerati materie prime seconde e veniva considerato olio combustibile il prodotto finito; con questi presupposti tutto il processo produttivo era fin dall'inizio monitorato dalla Pubblica autorità (Guardia di Finanza) ed era fin dall'inizio soggetto al regime fiscale e normativo previsto per la produzione e raffinazione di questo tipo ti sostanze.

Da un certo momento in poi a tutte le materie prime seconde alla base del processo di trasformazione dalla Petroldragon, venne attribuito il titolo di rifiuti speciali e, come conseguenza, rimase tale titolo anche per tutti i prodotti derivati. Il trattamento dei rifiuti speciali necessita di particolari autorizzazioni e concessioni, nonché di procedure di lavorazione molto particolari. Chiunque non possieda tali presupposti agisce nella totale illegalità.

Il gruppo Omar-Petroldragon non possedeva nulla di tutto ciò e tutto il prodotto già lavorato e pronto alla vendita, nonché tutto il prodotto in attesa di lavorazione, essendo considerato rifiuto speciale e non più prodotto commerciale, venne immediatamente bloccato e posto sotto sequestro; stessa sorte toccò alla fabbrica ed a tutti i clienti che da essa si rifornivano poiché né la prima né i secondi possedevano le autorizzazioni necessarie.

Andrea Rossi venne incarcerato e subirà 56 processi che lo impegneranno per circa 17 anni. Di tutti questi processi, tutti quelli più gravi, quelli per i quali viene incarcerato, finiranno con l'assoluzione. Dei rimanenti processi, aventi esclusivamente motivazioni fiscali, provocate dalla bancarotta delle aziende interessate, 5 finiranno con condanne, gli altri finiranno con assoluzioni e prescrizioni.



fonte: www.finanzaonline.com/forum/small-cap/1311370-davvero-trento-la-benzina-costa-meno-6-pr...
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